Senza più tepore

Qualche passo in semioscurità
senza arrogarsi responsabilità per tutto
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in ogni caso qualcosa rimane dentro:
somme, le cose arruffate dalla vita,
sensi sovvertiti.
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L’orafo compone un gioiello
sarà attimo di gioia per una forestiera
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già da porte chiuse e finestre rotte
s’intravede il disarmo
dentro una casa senza più tepore.
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I fiori sono similitudini, che
recise già profumano della propria morte
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cimiteri, storie d’amore e compleanni
tutti pieni d’abbagli,
chi entra spegne di colpo la musica.
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Un bosco nasce per volere dell’uomo
un altro cade per sua stessa volontà
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rimpiattino, quant’era bello quel gioco,
ora è semplice scampagnata
lungo i contorni di una terra goffa.

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Ripartenza 132

Ricordo che nella primavera del 1979, l’eroico Battaglione Valles di cui facevo parte non per mia scelta fu spedito sui Colli Euganei per un’esercitazione. Avessi fatto il firmaiolo e fossi ancora militare oggi sarei il terzo braccio del Generalissimo (quello di gomma per le vaccinazioni) e, appostato dietro l’angolo, punturerei senza pietà ogni no vax renitente alla leva, pardon al vaccino (sì, quella robaccia inutile che ci doveva immunizzare, invece al massimo in caso morte ci da il green puzz per il paradiso). Invece mi tocca star qui col mio quokka, con le bollette alle stelle, sotto minaccia del belloscone presidente, rigurgiti di fascismo, crisi economica da far paura, vicini teste di cazzo, e siccome è gennaio a volte ho pure freddo. A tal proposito scrisse Saramago nel 2007: ” Io credo che ci sia la possibilità che il fascismo stia aspettando di tornare in Europa. Non verrà con le camice nere, né brune, né cose simili [ ….] Ma il fascismo non si nasconde più. E’ lì, è uscito in strada, è arrivato anche sui media. E può succedere che ci troviamo in una situazione politica prefascista senza rendercene conto. E che improvvisamente il fascismo arrivi a governare. E noi continuiamo a non rendercene conto. Perché la facciata si mantiene. E la facciata è l’illusione democratica.” E allora mi stringo al mio quokka, come fosse una copertina di Linus.

E Dio mi fece donna di Gioconda Belli

Gioconda Belli (Managua, 9 dicembre 1948) è una poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense.
Ha al suo attivo quattro libri di narrativa, nei quali vengono esplorati alcuni temi ricorrenti, come le vicissitudini politiche del suo paese e la lotta sandinista, il femminismo e l’emancipazione della donna, il rapporto tra l’America precolombiana e il Sud America attuale, e un certo livello di misticismo. È anche autrice di diverse raccolte di poesie, caratterizzate da una poetica sensuale e femminile.

E Dio mi fece donna,
con capelli lunghi,
occhi,
naso e bocca di donna.
Con curve
e pieghe
e dolci avvallamenti
e mi ha scavato dentro,
mi ha reso fabbrica di esseri umani.
Ha intessuto delicatamente i miei nervi
e bilanciato con cura
il numero dei miei ormoni.
Ha composto il mio sangue
e lo ha iniettato in me
perché irrigasse tutto il mio corpo;
nacquero così le idee,
i sogni,
l’istinto
Tutto quel che ha creato soavemente
a colpi di mantice
e di trapano d’amore,
le mille e una cosa che mi fanno donna
ogni giorno
per cui mi alzo orgogliosa
tutte le mattine
e benedico il mio sesso.

*

Il giorno chiaro

Pantaloni chiari e camicia di lino
color aviatore
le maniche lunghe tirate su:
eravamo, chi più chi meno,
già morti non per scelta.
Un impiegato dell’ufficio anagrafe
saprebbe spiegare meglio.
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Il giorno chiaro
induce un ottimismo senza veli,
il sole è quello di luglio
basta aprire la finestra
per saggiarne inesattezze e difetti.
Il mondo è sveglio, informato,
semi addormentato.
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L’Isola del Tesoro ha acceso i fari,
la mappa è dispiegata
sul bagnasciuga dentro un bar
dove l’affluenza (ignoti per scelta)
è pari alle opinioni.
Tirar giù le maniche,
abbottonare i polsini.
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Ripartenza 131

L’unto dal Signore

Questa è la settimana di vigilia dell’elezione del nuovo capo dello stato. Tutti noi auspichiamo si tratti di una persona adamantina, simbolo dell’unità nazionale, carica di umanità e competenza nell’adempiere al proprio ufficio di garante della Costituzione. Insomma dev’essere una persona di altissima statura politica. Vediamo un po’ i numeri: Vittorio Emanuele III (detto sciaboletta) era alto 1,53 (ineleggibile perché schiattato per nostra fortuna), Renato Brunetta (detto er pugnetta) è alto 1,54 (adatto al massimo a fare la controfigura di Renato Rascel) il belloscone coi suoi 1,65 metri di statura, invece al confronto è un vero gigante, ma che figura dimmerda farebbe passando in rassegna i Corazzieri? Giorgina e Servino (dopo avere ingollato una bella montagna di merda) hanno indicato mr. Hardcore come candidato del loro schieramento. Capisco quanto abbiano bisogno in qualche modo di pensionarlo e poi giocarsela tra loro due (ed eventualmente col panzone di rignano) per la leadership della destra. Intanto il centrosinistra si limita ad esprimere qualche perplessità circa la candidatura del nano. Un tris di domande sorgono spontanee: che colpa abbiamo noi? Siamo consapevoli o no che il sonno della sinistra genera mostri? Possibile che non riescano a trovare un candidato nemmeno sull’app di wollapop?

Senza un’immagine di Cees Nooteboom

Cornelis Johannes Jacobus Maria Nooteboom, detto Cees Nooteboom (1933), è uno scrittore olandese. La sua opera comprende lavori di poesia, narrativa, drammaturgia, commedia e cronaca di viaggio tradotti in più di trenta lingue, per i quale ha ricevuto riconoscimenti di valore fra cui più d’una candidatura al Nobel.

Senza un’immagine appare una poesia, forma che ancora deve generarsi dal territorio delle parole, ereditata da chi non ho mai conosciuto. Linguaggio, levigato nei sogni, sui pulpiti, impastato nei letti, in camere solitarie, da usarsi in vita e in morte, arma nella lotta contro il caso, astuzia del destino. Chi eravamo, il nostro cammino attraverso l’enigma sta scritto nelle parole, scrittura come figlia della lingua, sussurro, lamento, il midollo dei pensieri, testamento di un’emozione svanita, suono di decreti per il futuro quando la folla si disperderà dirigendosi alla sua muta casa.

*

Tornano bambini

Sul bagnato stamani
è diventata pazienza infinita
poi bianca.
L’oro di qualcuno è fame per altri.
Il freddo non concede tregua
alle menzogne;
la rabbia si scioglie
guardando il gatto amoreggiare
col riscaldamento acceso.
Le campane di Dio
suonano sorde, involute
come per tutti gli altri dei.
Oggi non c’è sole,
tutto quello che luce è neve.
Tornano bambini anche i vecchi.

*