eterna domenica

Al mare, l’ora più ampia,
il sole dappertutto
la pace è trasgressione ovunque:
eterna domenica senza santità
basta avere soldi,
tutto quanto non serve
è per terra ai predatori.

Vorremmo fosse caffè
il vociare inatteso e di altri
l’insufficienza di pensiero.
Tutti diventano contorno,
amori di passaggio, anatomia.
Tutti sono già dimenticati
ancor prima dello struscio.

Latita la ricerca in ognuno,
servirebbe appendersi
una taglia al collo, ma fa caldo.
Ovunque muoiono cicale,
quando invece converrebbe
stordirsi al loro canto
caraibico e svanito per sempre.

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Lettera dalla Terra Bruciata

La Germania, la Curlandia, l’Abissinia, ogni terra ha i suoi poeti e li custodisce gelosamente, perché ognuno sa quanto sia importante la loro esistenza. Quelle nazioni che bruciano i loro poeti si negano a priori il futuro, poco dopo smettono di far figli e verso sera chiudono anche i propri porti. La pioggia, poi, non è la stessa: ogni giorno ha la propria tempesta, questo i poeti lo sanno. In questo paese le poesie, per essere lette e destare attenzione, debbono avere le dimensioni di un francobollo, per adeguarsi all’atrofia di lettori e alle loro sempre più limitate capacità di lettura. I poeti non sognano più, fanno gli imprenditori, i relatori, i leccaculo, tutto fuorché poeti. Gestiscono i loro sudati quartini di potere con la stessa ferocia dei grandi felini nella savana. Non importa più creare, quanto invece importa contare. E per contare ci si spoglia di ogni dignità, nella speranza di ogni comune mortale di essere immortale. A questo siamo ridotti. L’odore acre di plastica bruciata, la diossina che sprigiona, rendono l’aria irrespirabile a chiunque. Cosa resterà di questi irresponsabili tra qualche decennio? Soltanto l’oblio che già li avvolge. Il prezzemolo è dappertutto, lo si da per scontato, si trova facilmente in corposi mazzetti, se sparisce eccone altro, ecco la rucola. In poesia più che mai vale la Legge di Gresham, “moneta cattiva scaccia quella buona”: questo gli editorucoli attuali lo hanno ben compreso, e alcuni di loro ci fanno molto bene la giornata. La poesia non salva il mondo, il mondo non salva la poesia: chi l’abbraccia e se la porta a letto è il vero cortocircuito.

La Germania, la Curlandia, l’Abissinia, ogni terra ha i suoi poeti e li custodisce gelosamente, perché ognuno sa quanto sia importante la loro esistenza. L’Italia no.

letture amArgine: la ricerca poetica di Irene Rapelli

Irene Rapelli scrive, lo fa cercando di lasciare uscire la musica che ha dentro, studiando, formandosi senza cercare protezioni o consorterie. Per sua stessa ammissione è nella fase della formazione, la sua ricerca stilistica specie sul sonetto mi sembra davvero a buon punto: il contenuto non diventa prigioniero della metrica. Penso sia questo il metodo migliore per crescere e imparare a saper dire e saper dare alla poesia, meglio autodidatta che partecipare a laboratori di scrittura dove tutti vengono appiattiti a scrivere allo stesso modo. Certo, il suo lavoro, è ancora un work in progress, una maturazione, ma merita di iniziare a trovare buoni lettori. Non voglio frappormi troppo, però una cosa mi sento di dirla con molta sincerità: continua così Irene!

Dimenticatoio

O notte, o lira degli usignoli,
dimmi: v’è l’ora sulla meridiana
il cui rintocco la morte consoli
e riavvolga i tempi e la vita strana?

O nave, o faro dei più storti voli,
parla: conosci la fatica vana,
il sangue e i versi degli uomini soli
e il gelo e la paura nella tana

e l’allerta al primo frusciar di serpi?
Quivi si brucia di fame in un campo
e votarsi non si sa a quali santi.

Conosci l’amore, che uccide tanti?
Quivi la quïete precede il lampo
e ossi non ci sono più fra gli sterpi.

*

L’ugola della luna

Inno blues – ora allegro, ora lento,
posa l’oro sulle foglie e s’infuria.
Il mio giardino tace nell’incuria,
la mia casa il giaciglio che non sento,

come naviglio d’una notte spuria
che vaghi – né le stelle, né il cimento
serale della quïete, né il vento
d’uno sbadiglio che dica « penuria ».

Io non so che diamine sia l’amore
del quale parla a vanvera la gente,
né riconosco il taglio di dolore

quando le spade dall’occhio lucente
pungono i ghiacciai che innervano il cuore
nel suo batter fra squame di serpente.

*

Viaggio di ritorno

I graffi sulla pelle
dicono di lotte, sotto le stelle
il pennino incide molle carne
senza saper che farne

e nel sangue di mondi
s’inargenta sopra profondi solchi
il manto delle mie ossa
spargendosi

in grani lucenti
per la celeste fossa.

*

L’uomo dietro il fanciullo

Su di lui dorme un lago di farfalle
e gocciola oro dentro il nero cuore
fiammato che volteggia sulle calle
iperteso a stratosfere d’amore,

poi scende d’improvviso dalla sedia
svitata per un gioco di rotelle
incastrate nella tragicommedia
cerebrale danzante fra le stelle,

calpestando orme tintinnanti esperte
di quest’azzurra musica alberata
in lotta con le cicatrici aperte
lui scherza con la propria fronte alata

– tirando radici, ai ciuffi acerbi
per ora aciduli limoni imberbi.

*

Irene Rapelli nasce in provincia di Torino nel 1987, lontana da tutto ciò che si possa definire arte, poesia, stimolo e nutrimento. Coltiva fin dalla tenera infanzia una passione letteraria che la spinge a osare, conscia dei propri limiti stringenti, sulle orme dei veri maestri, i grandi autori del passato e del presente. Inizia con il verso libero, ma s’interrompe all’inizio dell’adolescenza, per riprendere 15 anni più tardi, quando approfondisce da autodidatta la sua verve. A 27 anni s’iscrive a Giurisprudenza, iniziando a indagare il nesso causale che dalla verità fa discendere due branche specialistiche molto distanti e in apparenza slegate: la via della bellezza e la via del diritto. Scrivere questa breve nota biografica è per lei fonte di pena, in quanto si definisce una simpatica nullafacente con la testa fra le nuvole e forse ben oltre, fra vituperate stelle e in spaziosi dubbi amletici. Sogna di combinare qualcosa di buono nel mondo, cominciando dall’umiltà personale.

ascolti amArgine: Avec Le Temps di Lèo Ferré (1970)

Lèo Ferré (1916 – 1993) era un anarchico ed è un poeta. Riconoscibile, riconosciuto. Figlio di un monegasco (Joseph Ferré, direttore del celebre Casino), con una madre di origine italiana (Marie Scotto, sarta), Léo dimostrò una precoce vocazione alla musica. Aveva, per dire, soltanto quattordici anni quando compose una messa a tre voci intitolata Kyrie e la sua formazione, all’epoca, non era regolare, ma principalmente scolastica. Cresciuto, si orientò verso studi di tipo giuridico e nel 1939 conseguì un diploma in scienze politiche. La musica, tuttavia, restava parte imprescindibile della sua vita eLéo Ferré continuò i suoi studi da autodidatta appassionandosi al pianoforte. Il dopoguerra lo travolse e gli regalò ispirazione a volontà per composizioni legate alla sua ideologia anarchica (Gli Anarchici è il titolo di una delle su più famose canzoni). Molte di queste sono in lingua italiana e in effetti venne a vivere nel nostro Paese per ben vent’anni e qui morì. Nelle sue canzoni, che lo portarono successivamente a incrociare e a incanalarsi nei movimenti di pensiero e ribellione sessantottini, raccontava di amore, di lotte politiche, di sdegno, di sofferenza e, naturalmente di sogni anarchici. Tradusse in musica anche i poeti dell’Ottocento francese.
«…écoutez le tumulte Qui monte des bas-fonds comme un dernier convoi Traînant des mots d’amour avalant des insultes Et prenant par la main leurs colères adultes Afin de ne les perdre pas» (…ascoltate il tumulto che monta dai bassofondi come un ultimo convoglio che trascina parole d’amore che inghiottono insulti e che prendono con la mano le loro rabbie adulte per non perderle più ) – da «Madame la Misère».
Nel 1969 si trasferì in Italia e portò le sue canzoni in diversi tour mondiali. Fino a quel momento, aveva segnato il mondo della canzone impegnata politicamente con gli album Paris canaille (1953), Chansons de Léo Ferré (1954), Le Piano du pauvre (1954), Le Guinche (1955), Les Fleurs du mal – La Chanson du mal-aimé (1957). In Italia venne cantato anche da da Dalida, Patty Pravo e Gino Paoli (Avec le temps del 1972) e interpretato, in tempi più recenti, da Franco Battiato. Nel 1974 vinse il Premio Tenco. Risale al 1983 un altro suo capolavoro: L’Opera du Pauvre.

Col Tempo

Col tempo
Col tempo va tutto se ne va
Si dimentica il viso e si dimentica la voce
Il cuore che non batte più, non vale la pena d’andare
Cercare più lontano, bisogna lasciar perdere e va molto bene cosi
Col tempo
Col tempo va tutto se ne va
L’altra che si adorava, che si cercava sotto la pioggia
L’altra che s’indovinava da uno sguardo sfuggente
Tra le parole e le righe sotto il fard
D’un giuramento truccato che se ne va a fare una nottata
Col tempo tutto svanisce

Col tempo
Col tempo, va, tutta se ne va
Anche i ricordi più lieti che t’ha lasciato uno di quei tipi
Alla Galerie J’Farfouille fra i raggi della morte
Il sabato sera quando la tenerezza se ne va sola soletta
Col tempo
Col tempo va, tutto se ne va
L’altra a cui si credeva per un raffreddore per un niente
L’altra a cui si donava vento e gioielli
Per la quale avrebbe venduto l’anima per due soldi
Davanti alla quale si sarebbe trascinato come si trascinano i cani
Col tempo tutto va bene

Col tempo
Col tempo va, tutto se ne va
Si dimenticano le passioni e si dimenticano le voci
Che vi sussurravano le parole della povere gente
Non rientrare troppo tardi e soprattutto non prendere freddo
Col tempo
Col tempo va tutto se ne va
E ci si sente incanutiti come un cavallo sfinito
E ci si sente ghiacciati in un letto improvvisato
E ci si sente forse molto soli ma tranquilli
E ci si sente traditi per gli anni perduti

E quindi veramente
Col tempo.. non si ama più.

TESTO ORIGINALE

Avec Le Temps

Avec le temps…
Avec le temps va tout s’en va
On oublie le visag’ et l’on oublie la voix
Le coeur quand ça bat plus c’est pas la pein’ d’aller
Chercher plus loin faut laisser fair’ et c’est très bien
Avec le temps…
Avec le temps va tout s’en va
L’autre qu’on adorait qu’on cherchait sous la pluie
L’autre qu’on devinait au détour d’un regard
Entre les mots entre les lign’s et sous le fard
D’un serment maquillé qui s’en va fair’ sa nuit
Avec le temps tout s’évanouit

Avec le temps…
Avec le temps va tout s’en va
Mêm’ les plus chouett’s souv’nirs ça t’as un’ de ces gueul’s
A’ la Gal’rie J’Farfouill’ dans les rayons d’ la mort
Le samedi soir quand la tendress’ s’en va tout’ seule
Avec le temps…
Avec le temps va tout s’en va
L’autre à qui l’on croyait pour un rhum’ pour un rien
L’autre à qui l’on donnait du vent et des bijoux
Pour qui l’on eût vendu son âme pour quelques sous
Devant quoi l’on s’ traînait comme traînent les chiens
Avec le temps va tout va bien

Avec le temps…
Avec le temps va tout s’en va
On oublie les passions et l’on oublie les voix
Qui vous disaient tout bas les mots des pauvres gens
Ne rentre pas trop tard surtout ne prend pas froid
Avec le temps…
Avec le temps va tout s’en va
Et l’on se sent blanchi comme un cheval fourbu
Et l’on se sent glacé dans un lit de hasard
Et l’on se sent tout seul peut-être mais peinard
Et l’on se sent floué par les années perdues

Alors vraiment
Avec le temps … on n’aime plus.

Saluti da Castel Bolognese

L’eccesso necessario di essere
icona spavalda, amico ambito
ovunque sia falso d’autore, e
senso di giustizia sepolto
sotto chili di make-up retorico.

Oh certo, si stava meglio quando
si stava peggio, oggi sembra
si stia ancor peggio di prima.
Tutto quanto fuorviato è legale
omicidio per interposta persona

compagni, amici, fratelli Partigiani,
armata sepolta, dove siete?
Una lente di sole fa capolino
dopo un falso temporale, noi
tutti distratti a pensare ad altro.

Saluti da Castel Bolognese

ascolti amArgine: Mother’s Little Helper – Rolling Stones (1965)

Sono questi gli Stones che amo di più, quelli con Brian Jones. Il brano è del 1965 e uscì a 45 giri abbinato alla molto più conosciuta “Lady Jane”. Sarà poi incluso come traccia dell’album Aftermath uscito nel 1966, uno dei dischi migliori della band assieme al successivo Exile on Main Street, che è un’altra storia, Brian Jones già non c’era più. La canzone racconta di una casalinga che, per affrontare i problemi della vita di tutti i giorni, si affida a un “aiutino” sotto forma di una pillolina gialla: la sua dose giornaliera di barbiturici (all’epoca andava per la maggiore il Nembutal).

Versione italiana di Lorenzo Masetti
L’AIUTINO DELLA MAMMA

Che palle diventare vecchi!

“I ragazzi non sono più quelli di una volta”
sento dire a tutte le mamme
La mamma oggi ha bisogno di qualcosa per calmarsi
E anche se non è propriamente malata
c’è una pillolina gialla
e corre a cercare il conforto di un aiutino della mamma
che l’aiuta ad andare avanti, ad arrivare alla fine di una giornata piena di impegni.

“Oggi le cose non vanno come una volta”
sento dire a tutte le mamme
cucinare per il marito un piatto fresco, che palle…
Così compra una torta confezionata e brucia la bistecca surgelata
e corre a cercare il conforto di un aiutino della mamma
e sono due che l’aiutano ad andare avanti, ad arrivare alla fine di una giornata piena di impegni.

Dottore la prego, un altro po’ di queste
Fuori dalla porta, ne ha già prese altre quattro
Che palle diventare vecchi!

“Gli uomini non sono più quelli di una volta”
sento dire a tutte le mamme
Non riescono ad apprezzare la fatica che fai.
E’ così difficile farli contenti, la testa ha bisogno di tranquillanti
quindi corri a cercare il conforto di un aiutino della mamma
E quattro ti aiutano a passare la notte, ti aiutano a minimizzare i tuoi problemi

Dottore la prego, un altro po’ di queste
Fuori dalla porta, ne ha già prese altre quattro
Che palle diventare vecchi!

“La vita è troppo dura al giorno d’oggi”
sento dire a tutte le mamme
La ricerca della felicità mi pare una palla mostruosa
E se ne prendi ancora delle altre, finirai in overdose
E niente più corse a cercare il conforto dell’aiutino della mamma
Ti hanno proprio aiutato ad andare avanti, in questa mortale giornata piena di impegni.

TESTO ORIGINALE

What a drag it is getting old

“Kids are different today”
I hear ev’ry mother say
Mother needs something today to calm her down
And though she’s not really ill
There’s a little yellow pill
She goes running for the shelter of a mother’s little helper
And it helps her on her way, gets her through her busy day

“Things are different today”
I hear ev’ry mother say
Cooking fresh food for a husband’s just a drag
So she buys an instant cake and she burns her frozen steak
And goes running for the shelter of a mother’s little helper
And two help her on her way, get her through her busy day

Doctor please, some more of these
Outside the door, she took four more
What a drag it is getting old

“Men just aren’t the same today”
I hear ev’ry mother say
They just don’t appreciate that you get tired
They’re so hard to satisfy, You can tranquilize your mind
So go running for the shelter of a mother’s little helper
And four help you through the night, help to minimize your plight

Doctor please, some more of these
Outside the door, she took four more
What a drag it is getting old

“Life’s just much too hard today,”
I hear ev’ry mother say
The pursuit of happiness just seems a bore
And if you take more of those, you will get an overdose
No more running for the shelter of a mother’s little helper
They just helped you on your way, through your busy dying day

Rendi forti i sogni

Continuo poema di guerre
e traditori, neoliberismi, inibizione
e vili cortigiani sempre all’asta,
longevi, mentre il pane all’aglio
secca duro, è una carogna.
Avrà amato, ora è cibo di mosche,
lasciato morire per qualche giorno
sul ciglio della Provinciale,
lo saprà, lui non ricorda,
nemmeno protesta, tant’era abituato
povero figlio d’un cane.
Il destino concerta col nemico,
cancella banchi di memoria,
banchi di pesce da servire crudo,
taglia posti letto
per un posto al sole. Dicono
non potevamo fare meglio
parassiti impraticabili,
muli da portare in spalla
e risalire gli svelti gradini a chiocciola
di una torre campanaria.
Dalle analisi del sangue
risultano poco ferro, piombo ai limiti,
ossessioni di chi vive
e non sa dove;
la poesia non sa quanto,
sicura di aver perduto il mondo.