Il non detto

avvinghiati, nessuna pietà,
afferrano per i capelli
e mordono
con materna ferocia
di felino coi cuccioli.
assaggiano sangue
sporco di semi e terra

continua la zuffa
senza perdente o vincitore,
entrambi sanno:
uno di loro,
senza misericordia,
morirà, insepolto
entro luoghi abbandonati

l’uomo diavolo cerca moglie,
ma il dolore chiude
una a una tutte mille
le porte,
il non detto
arrugginisce in serrature
fatte di sgomento

c’è Dio dietro i cancelli,
gli orologi fermi,
i terremoti, la fame,
la violenza di un mattino
battente di pioggia,
non so chi sia
preferisco pensarlo dio

dopo tanto strazio,
l’unico superstite,
perché cantare una rosa
quando posso divorarne mille?

Vorrei un verso,
scriverne uno solo,
capace di contarle tutte

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Ascolta e leggi: … a proposito di culo (con Diaframma, Carlos Drummond De Andrade, Franz Krauspenhaar)

IL CULO, CHE MERAVIGLIA

Il culo, che meraviglia.
E’ tutto un sorriso, non é mai tragico.

Non gli importa cosa c’é
sul davanti del corpo. Il culo si basta.
Esiste dell’altro? Chissà, forse i seni.
Mah! – sussurra il culo – quei marmocchi
ne hanno ancora di cose da imparare.

Il culo sono due lune gemelle
in tondo dondolio. Va da solo
con cadenza elegante, nel miracolo
d’essere due in uno, pienamente.

Il culo si diverte
per conto suo. E ama.
A letto si agita. Montagne
s’innalzano, scendono. Onde che battono
su una spiaggia infinita.

Eccolo che sorride il culo. E’ felice
nella carezza di essere e ondeggiare.
Sfere armoniose sul caos.

Il culo é il culo,
fuori misura.

di Carlos Drummond De Andrade

*

LA POESIA E’ UN CULO

La poesia è un culo.
Un semicerchio attorno alla cravatta del signore
giovedi, al centro, che ha finito di scavarsi i vermi
dal culo.

La poesia è un culo. I vermi si staccano, arbitrari
pensieri che prevendono parole silenziose,
alberi dove soffrire mentre la nostra morte
attira i vermi. Nel culo. Anche nel culo depositano
i vermi le ali delle loro fatiche, la bellezza strana
del definirsi per un povero privo, avio, avioprivo,
come fosse saltato su una mina, al vecchio formicaio.

E la poesia, soprattutto negl’istanti cucinati,
e la ventola spaccata e l’odore delle mense
degli ospedali che spiccano voli derratici:
ebbene, lì la poesia è un culo. Che fa rumore
sul cesso e che si bagna in un bidet stanco
ma levigato, prima di salire il nostro culo su,
alla vestizione della nostra giornata.

E la poesia è sempre più un culo, sempre più
essa viene coperta dai vestiti, dalle fodere
che ci fanno civili, timorati, cittadini onorati.
E’ come un morbo, perversione rattusa;
e più il culo è coperto da pantaloni e gonne
e jeans e tute ginnastiche, più è poetico.

Il viaggio del culo da una quasi prosa alla poesia
è compiuto soprattutto sui tram. Nelle nostre
malsane voglie di misurare tutto, stabiliamo
metri e misure con la strettezza del tessuto,
l’aderenza sul culo. La poesia più alta si rileva
in un culo femminile pieno di tonda grazia
preso a sé, come in abbraccio, da stoffa di seta.

di Franz Krauspenhaar

*

tempo demanio

finite le scuole,
la vecchia e il cracker delle Cinque
osservano il traffico

una coppia trasloca:
lui già stanco, lei già grassa
i bambini chiusi dentro i cassetti

non si sa cosa farà il tempo
nell’imminente fine settimana.
certo passerà

tempo demanio

Ascolta & Leggi: Brad Mehldau e Anna Leone

A me è rimasto un cantare,
una manciata di speranza alla vista
della verità, che conosce soltanto me e
non può essere la verità di nessun altro.
(Mariella Mehr)

Chiariamo subito, Anna Leone ha una scrittura capace, fluida, emotiva, ma non è poeta nel senso più conclamato e formale del termine. Infatti non se la tira semplicemente perché scrive poesie, e per fortuna. Il mondo non ha bisogno di poeti in alamari, ha bisogno di buoni versi e buone letture, tutte caratteristiche precise e preziose nella scrittura di questa Donna “prestata” alla Poesia. D’altra parte Anna Leone, autrice totalmente inedita su libro, vive una vita come tante, con la sua famiglia, il suo lavoro, a volte ha bisogno di poesia e scrittura. Certamente Anna non è una letterata, malgrado la sua formazione culturale e il suo bagaglio di letture dicano esattamente il contrario. Il riserbo che la trattiene non le impedisce tuttavia di condividere il suo sentire attraverso un’ottima scrittura in versi. Quando ne ha necessità, quando qualcosa le esce, prepotente, e non vuole rimanere dentro. Una poesia di carne e sangue, che non insegue estetiche o scuole finalizzate al vuoto e all’omogeneità, e che spesso regala a chi la legge attimi unici di vera profondità ed emozione.

Il suo blog:
https://vocisottili.wordpress.com/

Poesia

Lasciami scivolare
lungo i pensieri
lascia che io vada
nei sogni.

Per te dò ombra
alle mie illusioni
e trasparenza
a cristalli sbiaditi
d’incanto.

Sei il fiato
in questa vicinanza
di specchi,
il respiro che risuona
nel delirio di un soffio.

Lascia che mi perda così,
mentre mi sopravvivi negli occhi
senza domanda.

*

Da lontano

Sembra quasi bastare un verso per far dimora da
scrivanie di disordini, senza fogli.

Viaggiare dietro retine sole con un’aporia d`orizzonti,
ma, d`amblee, farsi fronte di baci, palmi scoscesi in
tenerezze.

Come tutto fa ampolla
da lontano e si tira dentro luna e stelle e sussulti di
maree

Come da vicino è uno squittio di carenze necessarie,
mentre il cuore duole.

*

*

Oltre l’Ultima Thule

È stato nella notte,
non ancora di maggio,
una voce, forse una Luce,
mi chiamava.

Mi rividi con tutti, voi tutti,
e già mi sognavo sogno.

Mentre tornavo dalla culla
al ventre di mia madre
che non sa, non può saperlo, e mi piange.

Schiuso nel tepore di Lei
sono già, oltre l’Ultima Thule,
carezza tra rossi baleni d’immenso.

*

Pesah (Passaggio)

Sicuro oro il triduo raggio:
grigio pesah di nubi meste santifica giorni
parimenti bestemmiati.

Brunito il bronzo muto dell’ultimo rintocco.
Rosso anemico il labbro al bacio dei giuda, già dopo colazione.
Verde ulivo, più bandiera, la mano, tesa al giubilo,
per l’ultimo venuto senza mulo.

Rosa frammisto all’avorio le bocche aperte nell’osanna .
Chiaro scuro d’ala, spiegata al presagio di morte.
Pellucido l’ocra punteggiato di rosso vivo,
combinato alla polvere, man mano, suppurando, per tanto blu
precipitato, rapprendersi; crosta d’obbedienza
su ginocchi pesti.

Ebano di lignea corona allo scherno proclama.
Certo , violaverde la pelle abrasa
nel breve grido di orgasmo animale.

Grigio opalescente che irrora, non irida,
irride innocenza.
Vero nera la fame, alabastrino il freddo, diamantina
la sete, più buia del buio la notte sola.

Ditelo, almeno, ai poveri cristi,
che sarà un graduale liquefarsi nel fiato di fiele,
giallo di bile la fine.
Trasmutazione lenta, lenta, fino al bianco dell’osso,
mentre ancora e ancora acclameranno il risorto.

*

Nuda così

E’ mostrar la grazia
che non esibisce; in similitudine di voli leggeri
di ampiezza e profondità.

Per te sarò nuda così,
come il trasparire dell’aria.

Ad entrarti negli occhi,
piano, senza fretta,
maggiormente nel cuore.

***************************************************

Pillole di felicità

Anche le onde non hanno storia.
Vivono del solo momento in cui spirarono.
Non rimane più nulla,
oltre il piede sulla battigia,
mano a mano sepolto nella sabbia.
Avanza il ricordo, avanzano gli anni,
tralasciati da un vivere senza memoria.

Molti avvoltoi campano
puntando ai tempi di prescrizione,
squalo mangia uomo. L’uomo mangia avanzi:
concede eternità solo alla plastica,
a giudizi sputati in favore di vento.
L’essenziale è tutto quanto perduto,
inaspettatamente, prima non era.

Ci si accorse di Battisti non più giovane
soltanto il giorno della sua morte.
Si torna alla disperata felicità del mondo
con bravura, adulti in balia delle correnti,
confidando nei silenzi radio.

Gioielli Rubati 45: Gentilino Cipriano – Alessandra Solina – Matt Taggart – Rosario “Sarino” Bocchino – Cristina Bove – Roberto Nicolini – Marco G. Maggi – Pier Maria Galli.

LUCIANA

Nel nome del tuo dio consueto
e dei tuoi figli non contemplati
degli spiriti furtivi nel grembo,
con mani arrugginite tenti specchi
frastagliati dei tuoi volti e denti
vuoti sorridono ebeti alle scarpe
rattoppate, ai libri lisi al testardo
orgoglio tarlato dei padri futili, e
mi allucini ad ogni Natale per un
figlio già nato e non lo sapevamo.
E così sia.

ⒸCipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2019/06/05/luciana/

*

Potere femminile

Siamo donne dell’attimo.
Ci inchiniamo al sole del mattino,
alla luna che sorge.
Lo sguardo indietro
solo
per non dimenticare.
La nostra energia è al domani,
al vento
che odora di cambiamento.
Non siamo ferme al crocevia,
ma protese
al divenire,
allo scorrere rapido del torrente
che con pazienza e determinazione
si disperde
nelle turbolenze marine.
Siamo onde noi,
così vicine da
abbracciare
l’energia che fa palpitare
l’universo.
Siamo forza che crea,
che disvela l’arcano.
Non calpestare
quel minuscolo fiore di donna.
Racchiuso in lui
l’amore che muove il mondo.

di Alessandra Solina, qui:
https://alessandrasolina.wordpress.com/2019/06/05/potere-femminile/

*

REGOLARE

Sono stato inadeguato con Gavin questa mattina.
Stavo pensando a ciò che dovevo
realizzare durante il giorno
invece del suo miglior interesse.
Quando me ne resi conto, mi voltai
verso Gavin e dissi: “Gavin,
sei arrabbiato con me?”
Gavin annuì, sì.
Poi ho chiesto: “Sei arrabbiato con me?”
Lui scosse la testa, sì.
Gli ho detto che ho capito perché.
Poi ho detto che mi stavo
calmando, parlando più dolcemente
e che mi dispiaceva.
Ho chiesto se gli piacerebbe sedersi sul
divano con me per qualche minuto.
Gli piace sedersi accanto a me e posare
la testa sulla mia spalla mentre bevo il
caffè. È la prima cosa che facciamo ogni mattina.
Mi resi conto che avevo bisogno di resettare la mattina,
mettere a margine ciò di cui avevo bisogno e concentrarmi su Gavin.
Credo che il modo migliore per migliorare la
nostra vita sia riconoscere quando è il momento di
guardarci allo specchio e adattarci.

di Matt Taggart, qui:
https://mtaggartwriter.wordpress.com/2019/05/29/adjust/

*

Si potrebbe stare in un momento

si potrebbe stare in un momento
senza nemmeno il tempo tra le mani
con qualche splendore in terra
e probabilmente lasciando tutto

come promesse di rose stanche
o per la luna sofferta in luce,
ancora nel dipinto di una sera
a tratteggiare il giallo senza meta

e solo per essere lì,
con tutto il mondo indietro
di traverso alla notte
magari in ogni frase sul mare in odore

ma le parole sono qualcosa senza più usanza,
leggende di un’alba insonne
per questo viaggio che teme la scadenza
e la fotografia fatta di silenzio

forse con qualche eternità al vento
si potrebbero difendere le porte,
più o meno in discesa gettando altrove
gli anni che non danno tregua

e anche se nati in solitudine
dentro tutti i passi salvati alle ruote,
di ogni verso almeno il barlume nella voce
e della vita un frastuono di radici

di Rosario Bocchino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2019/06/04/si-potrebbe-stare-in-un-momento/

*

Alter ego dell’alter ego

Venire ai versi corti
con me che mi tampino
in terza persona
_mi faccia i complimenti il revisore_
lei è una bozza di poesia incompiuta
direi malriuscita
lei si defila
sostiene il rogo senza fumo
la fossa del cestino

a me non resta che una via di fuga
assenteismo da mancata voce
un foglio vuoto

lei finge di collaborare
chiude persiane e porte
_guarda i miei piedi andare via da soli_
le strofe non asfaltano la strada
fosse per loro andremmo a farci vivi
da un’altra parte
lei annuisce
io per addormentarmi prendo un libro
e mi faccio sparire tra le pagine

di Cristina Bove, qui:
Alter ego dell’alter ego

*

INIZIO

Nell’ora della nascita
freddo
sulla pelle calda
contrasto con la vita,
già lotta inquieta
contro il tramonto del senso.
L’inizio c’è mai stato?
Si appare e scompare,
si viaggia,
si costruisce nel senso
un percorso che cammina
nel nulla
e la meta… fine sospesa
nel vuoto del reale\irreale
eppure…
chiudo gli occhi
e non c’è più il buio
del divenire incessante,
chiudo gli occhi e vedo,
vedo me stesso pulsare nel tutto
un enorme cuore
che scandisce la vita
e si stringe
e freme
e piange
e ride d’amore.

di Roberto Nicolini, qui:
Inizio

*

Porto Maurizio

Siamo scesi dai colori tenui
oltre la morbidezza degli angoli
a questo bar di Borgo Foce
col suo poggiolo sul mare
-la pretenziosa “terrazza”-
nel lancinante riverbero
il primo sole di giugno
dischiude nuovi orizzonti.

Ricorderai questo giorno
lo sfavillio sulle onde
quando sarò tra le ombre?

Oggi, Alberto, quasi mi manchi
come se io già fossi nell’oltre
ma se, per un fato improbabile,
potessi donarti l’immortalità
non rinuncerei a rincontrarti

di questo egoismo io mi cruccio
e di non avere molto da darti.

Porto Maurizio (Imperia) 1 giugno 2019
di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2019/06/06/porto-maurizio/

*

questa mattina di pioggia il giardino è un tremato di seni,
foglia a foglia, o se preferisci magre spogliarelliste in bilico
che somigliano a qualcosa di bach che ora non ricordo.

(solo per dirti che
artisticamente è il cielo fuori luogo, quel cielo che corre incontro alle cose
quando tu smetti la mattina e ti rivesti senza scrivermi perché)

di Pier Maria Galli, qui:
https://piermariagalli.wordpress.com/2017/05/10/702/

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