Gioielli Rubati 154: Lidia Grimaldi – Khan Klynski – Federica Simionato – Anna Maria Bonfiglio – Loredana Semantica – Daniele Barbieri – Andrea Ponso – Silvia Maria Molesini.

Prosegue il Domenicale, da questo numero curato esclusivamente da me. Grazie per l’attenzione.
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Fammi sbirciare nel retrovisore
stavolta non sarà per timore né per prudenza
non sarà neanche quel guardare senza darlo a vedere
del detective al lavoro
o dell’attempato signore
al passaggio di una bella ragazza
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sarà soltanto per stampare
il documento spaziotemporale
dell’esserci qui ed ora
il ritratto di un tuttoinsieme
che gli occhi non possono fermare in un unico battito
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un tutt’intorno da mettere in valigia
senza spiegazzature
da esibire ai giorni piegati
a vedere solo ciò che serve
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di Lidia Grimaldi, qui:
https://www.facebook.com/lidia.grimaldi.5
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ho pianto di muri portanti,
dei cieli a volte errate l’essenziale,
di davanzali,
una vecchia soffitta,
dove s’impresti ogni stagione a un solo ordito,
l’attrito sollevato dalle arterie,
ogni espediente,
ogni edificio demolito,
disamina che vagabondo naviga
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e ho pianto un nido rotto
da una scusa,
gli amori pronunciati alla rinfusa,
quel che i randagi alle discariche non dicono,
le lacrime aggrappate alla gola,
gli effetti d’un conflitto per la noia
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e ho pianto l’alba che sa scioglie l’orrore,
il primo fiore
nell’espormi un’emozione,
quell’uso impertinente del colore,
la luce calda che il crepuscolo riveste
d’un paio di mutande,
le tempeste
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e ho pianto ancora
perché posso lacrimare,
una canzone liberata dall’altare,
ciò ch’è eccessivo,
di ogni porto ripulito,
la libertà che mi sussurra,
un nuovo rigo
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di Khan Klynski, qui:
https://www.facebook.com/groups/47501437748/user/1531982951
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ASSAGGI
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Apparecchiami la tavola del mare
calmo dell’estate,
conchiglie vuote da riempire
e vento caldo
da bere in due tutto d’un fiato.
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E mentre ti chiedo
di passarmi il sale di un sorriso,
si schianta in un morso
un’onda umida di
baci

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Un ultimo assaggio di noi
prima che l’alba ci sparecchi via.
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di Federica Simionato, qui:
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=323687126057913&id=100052498847136
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L’INFINITO SONNO
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Non ti svegliare.
Lascia che le stelle di questo agosto
in agonia cadano su noi
che le sirene soffino malie
fra le pieghe dei nostri corpi nudi.
Stretti nel cavo delle nostre braccia
lascia che scivoli tutta la sabbia
del deserto mentre scorre infinito
il sonno dell’amore.
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di Anna Maria Bonfiglio, qui:
https://www.facebook.com/anna.m.bonfiglio
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Tutti insceniamo qualcosa
il grande caldo ad esempio
oppure la direttrice
imploriamo tutti un po’ di luce
ascoltando inutili
discorsetti introduttivi
che non aggiungono nulla
all’espianto alla deriva.
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di Loredana Semantica, qui:
https://www.facebook.com/loredanasemantica
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Nel cuore, nel mare, nell’osso duro che mi contiene
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nel cuore, nel mare, . nell’osso duro che mi contiene
mentre tesso il filo . del senso e di tutta la sua mancanza,

nel mare, nel cielo . duro che mi attraversa sotto il sole
brutale, nel cuore duro che non capisce, io non capisco

non capisco mai quando il senso si interrompe di un discorso
d’amore, sono . così bravo con le parole e

le persone sfuggono . con tutto il loro senso, il cuore,
il mare rimangono . apparati imperfetti, che l’osso

che protegge questa . fragilità non può impedire
che le cose scorrano . attraverso i sensi per uccidere

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di Daniele Barbieri, qui:
https://ancoraunaltrome.wordpress.com/2021/07/13/nel-cuore-nel-mare-nellosso-duro-che-mi-contiene/?fbclid=IwAR0YlLQJZjV0HantiEW1bzWmuDTI1ok1CeZTyl4GiaKeXboei0FZ01cSqwo
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Dalla rupe pernici, e uno sciame
d’api che oscura i cieli. L’ultimo
giardino delle Esperidi in fiamme.
Retorica e bucce di mandarini
lentamente bruciate sulla stufa: la
mano scorre note a margine
che fioriscono come passiflora …
non significa niente, questo?
è ormai troppo stretto il basto?
Togli la lama dal cassetto e,
tagliandole, inventa nuove vene.
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di Andrea Ponso, qui:
https://www.facebook.com/andrea.ponso.9
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hanno un bel dire che non li facciamo leggere
ma vengono lì col microfono in mano aprono
un foglietto con sopra scritto qualcosa che
chiamano tutti intenti si rivolgono ad altro
come i preti
sono preti magri e hanno una chiesa vuota
provano a riempirla con noi i sdraiati sull’erba
le nostre canne sottili le nostre magliette la
libertà grassa quanto la nostra musica
come gli idioti
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di Silvia Maria Molesini, qui:
https://www.facebook.com/silvia.molesini
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Zone Bianche 31

Cazzo, questo signore qua è sempre piu’ inquietante, ha lo sguardo del serial killer e siamo solo all’inizio. Ora vorrebbe essere ricordato come Salvatore (da qui il detto oh mio bello Salvatore che mi salvi l’euro a tutte l’ore), ma verrà ricordato come Grisu’. Popolo italiano esisti ancora o ti sei perso nell’ennesima polemica in cui tutti i nonsouncazzologi si scatenano a reti unificate per il bene della patria? Questo individuo è a mio avviso pericoloso assai, mi spaventa a un punto tale da auto definirmi vax agnostico, sì grisuttino bello ho fatto il vaccinone, ma non cambio abitudini: specialmente da quando mi hai fatto notare che è piu’ pericoloso un non vaccinato rispetto a chi circola in strada col colpo in canna.

Brian Eno con tre poesie inedite di Maria Allo.

Della terra e del mare
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Cercare gli dei della terra e del mare
nel sole che sorge o nel chiarore lunare
in ogni fenditura o in una pagina vuota
quando da una gioia nasce sulle gote
una piega musicale da assaporare
nel fumo azzurro delle lontananze.
Cercare gli dei della terra e del mare
sulle sabbie ardenti nel deserto
[mai quanto avrei pensato]
o nella luce fredda di una casa.
Mettersi alla prova quando la nebbia
si infittisce e dopo un poco ci si accorge
che chi possiede  il tuo cuore
si è fermato nel lungo labirinto
con l’infinito alle spalle
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Follia umana
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Un più grande silenzio regna
poco lontano dalle coste.
Mani screziate di vene volteggiano
come ceneri contro onde
indifferenti e un’occhiata fugace
rimuove la preziosità della vita
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Declino
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Tutti proveniamo dall’acqua ma non tutti apparteniamo all’acqua.
Il silenzio e il vento mi appartengono
sono  vene innaffiate di sale
in ogni suono muto incoraggiano
il biancospino a resistere
come il mio corpo di mirtillo selvatico
con gli stessi gesti di quando si resta
mentre gli occhi hanno guizzi di gabbiani
e ricordi inaspriti nel mare di corallo.
C’è il riverbero di terra incolta
di un parco in abbandono con la bocca secca
della fontana del Nettuno in ogni nome
stagliato contro la siccità dei rovi
sabbia e cenere tra rami e pietre
Intanto cigolano scaglie di bacche
                                                        [sulla pelle.
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visitate il suo blog:
https://nugae11.wordpress.com/

Senza retorica

Gli ospedali sono pieni di greci,
aspettano doni prima del passaggio
di medici nei loro camici 
in tinta con l’anima.
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Senza retorica siamo quello che scriviamo:
sogni flessibili, dimenticabili.
E’ noto che i serpenti non hanno odore,
i veleni in circolo lasciano intravedere
lumi inesistenti.
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Infine paletti bene allineati,
tutti alla stessa altezza,
lasciati seccare tra ombra e sole.

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Zone Bianche 30

Cari intercettati e care intercettate un caro saluto a tutti, come state? Dopo lo scandalo dell’intercettazione di Macron (durante una telefonata intercettata ha fatto pesantissimi apprezzamenti di stampo machist/sessista sulla regina Nefertiti, giudicando l’attrice italiana Paola Borboni troppo giovane per lui; le ambasciate di Roma e del Cairo a Parigi sono in subbuglio) scopriamo di essere intercettati e catalogati in base alle nostre frequentazioni telematiche e social. Ti interessi di poesia? Beccati un bel bannerino con l’invito all’acquisto dell’ultimo mattone della Calandrone. Ti piacciono i pomodori San Marzano? La Cirio ti torchierà fino alla morte. Non hai fatto il vaccino? Sei un tapino. La miglior vendetta è dare risposte a cazzo se ti interrogano per un sondaggio, e dire che sei già cliente al prossimo operatore gas/luce/telefonia che ti rompe le palle.

I tuoi occhi brillavano ancora per me di Ralph Waldo Emerson.

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I tuoi occhi brillavano ancora per me,
anche se vagavo solitario per terra e mare;
come quella lontana stella che vedo,
ma che non vede me.
Stamattina sono salito sulla collina nebbiosa,
ed ho percorso tutti i pascoli,
come brillava la tua forma lungo la mia strada
fra la rugiada dagli occhi profondi!
Quando l’uccello rosso spiegò le scure ali,
e mostrò il suo fianco acceso:
quando il bocciolo maturò in una rosa,
in entrambi io lessi il tuo nome.

L’uomo bianco

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Impallidì dopo aver perduto
le ciglia nel bosco, consultò guru e sciamani:
l’algebra non fu conforto.
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Sorrise senza comprendere
spirito e tono della boutade
del tutto assorto dalle previsioni del tempo.
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Non seppe interpretare l’acqua a mezza scarpa,
fosse stato per lo scioglimento dei ghiacciai
o semplicemente un rubinetto guasto.
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Gli animali da compagnia simulavano affetto,
sotto casa un cespuglio di fragole
si piegò in favore di vento.