letture amArgine: inediti di Gisella Canzian

Scrive di sé Gisella Canzian: Mi chiamo Gisella Canzian. Sono nata un due di ottobre a Valdobbiadene (Treviso). Ora, vivo a Lamon (Belluno). Tutta la mia biografia è raccolta tra i versi che scrivo. Sono piuttosto schiva e amo la mia riservatezza, ma adoro pure la libertà delle farfalle. Poetare è un elisir per la mia anima, che ne esprime a parole intime immagini. Mi permette di sentire la Luce, ove regnano le ombre, e gliene sarò per sempre grata. GRAZIE –

Dichiarò Nanni Balestrini nel corso di un’intervista rilasciata a Repubblica nel 2000.
Balestrini, Internet è uno dei futuri possibili e più probabili della poesia?
“In un certo senso lo è già. Soprattutto per la crisi dell’editoria italiana e a maggior ragione dell’editoria di poesia. In Italia è molto difficile per un giovane riuscire a pubblicare. Le riviste di settore inoltre tendono a sparire e quindi la Rete sostituisce tutto questo”.
Perché?
“Internet non è costoso, è immediato, permette rapporti diretti e personali nonostante la distanza tra poeti e scrittori. Tutte funzioni che si vanno trasferendo dalla realtà alla Rete”.
Quali sono gli approcci della poesia alla Rete?
“Sono soprattutto due: il primo è semplicemente il mettere in Rete i propri scritti e cerca di risolvere il problema della diffusione e della circolazione. Il secondo è quello che considera la Rete con tutte le sue possibilità. Ma per fare questo il poeta deve essere interessato al mezzo”.
Parliamo di questo secondo aspetto: quali sono le possibilità che offre la Rete a un poeta?
“Devo dire che sul piano creativo si sono visti esempi piuttosto sconfortanti. Ho in mente quelle opere di narrativa in Rete in cui ognuno dei partecipanti all’iniziativa scriveva un nuovo capitolo di un romanzo. Esperimenti interessanti, ma banali. Il risultato finale faceva di quelle opere dei gadget. Insomma, una maniera un po’ superficiale di affrontare il mezzo. Le possibilità che invece vanno sfruttate sono la multimedialità, il movimento, la scrittura che può sparire e riapparire. Tutte caratteristiche che con la poesia hanno a che fare.”

La poesia e gli epigrammi di Gisella Canzian si possono inquadrare in questo fenomeno iniziato alla fine del secolo scorso con la diffusione di internet. Una poesia non mediata e non filtrata, che giunge quindi al lettore così come l’ha creata l’autrice. Poesia come sollievo, conforto e scrittura di sé. Può piacere o non piacere, desidero diffonderla perché mi sembra superiore alla media.

DISPERAZIONE

Il vuoto mi rincorre,
come ombra nell’ombra.

– 11 ottobre 2017 –

*

ECO INDELEBILE

Nel marasma del dolore
Il sisma pervade
i confini della mente
scuotendo fiumi di ricordi
arrancati in granitiche memorie .
Occhi di pietra
e bocche asciutte
mi rievocano verità nascoste .

– 21 febbraio 2017 –

*

FARFALLA INNOCENTE

Per ogni respiro trattenuto
nel guardarti dormire .

Per tutte le volte che mi vedevi
ma io non c’ero .

Per le parole in silenzio
che solo io udivo .

Per gli abbracci mai incontrati .
Per le lacrime sciolte in disparte .

E , per quelle carezze
che non ti han mai sfiorata .

Ricordati farfalla
sii sempre padrona del tuo tempo !

Io ti volo vicina ,
sono la tua mamma .

– 3 febbraio 2017 –

*

MADRE E DONNA

Vorrei ricolorare le stelle
nel buio di quella madre
pellegrina
tra le fiamme del dolore .
La Luna ammutolisce
scrutando quella donna
cancellata nei sogni di figli distanti ,
però mai privi d’ombra .
Forte
come un fiore di campo
irrompe
nei silenzi del mondo
disegnando distese di mani aperte
con le uniche tinte
del suo fragile cuore .

– 7 settembre 2017 –

*

TRACCIA DI UNA PREGHIERA

In un turbinio vorticoso di notti insonni
dondolando sull’amaca della Luna,
vedo sfiorire il tempo.
Abbraccio sogni
sguardi
e bianche lenzuola di lino,
custodi insaziabili di preghiere al vento.
Sento voglia di vivere
giungo le mani
accogliendo la forza del sorriso,
dono prezioso
in giorni color dell’ibisco.
E racconto al cielo
alle rocce
ai fiori
che non sempre
si vive il tempo della musica,
se non t’accorgi che esisti,
davvero.

– 31 maggio 2017 –

*

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letture amArgine: Nicanor Parra (1914/2018) testi originali con traduzione

TEST

Qué es un antipoeta:
Un comerciante en urnas y atáudes?
Un sacerdote que no cree en nada?
Un general que duda de sí mismo?
Un vagabundo que se ríe de todo
Hasta de la vejez y de la muerte?
Un interlocutor de mal carácter?
Un bailarín al borde del abismo?
Un narciso que ama a todo el mundo?
Un bromista sangriento
Deliberadamente miserable?
Un poeta que duerme en una silla?
Un alquimista de los tiempos modernos?
Un revolucionario de bolsillo?
Un pequeño burgués?
Un charlatán?
un dios?
un inocente?
Un aldeano de Santiago de Chile?
Subraye la frase que considere correcta.

Qué es la antipoesía:
Un temporal en una taza de té?
Una mancha de nieve en una roca?
Un azafate lleno de excrementos humanos
Como lo cree el padre Salvatierra?
Un espejo que dice la verdad?
Un bofetón al rostro
Del Presidente de la Sociedad de Escritores?
(Dios lo tenga en su santo reino)
Una advertencia a los poetas jóvenes?
Un ataúd a chorro?
Un ataúd a fuerza centrífuga?
Un ataúd a gas de parafina?
Una capilla ardiente sin difunto?

Marque con una cruz
La definición que considere correcta.

La camisa de fuerza, 1968

Test

Cos’è un antipoeta:
Un commerciante di urne e bare?
Un sacerdote che non crede in niente?
Un generale insicuro?
Un vagabondo che ride di tutto
Anche della vecchiaia e della morte?
Un interlocutore irascibile?
Un ballerino sull’orlo dell’abisso?
Un narcisista che ama tutti?
Un burlone sanguinario
Deliberatamente miserabile
Un poeta che dorme su una sedia?
Un alchimista dei tempi moderni?
Un rivoluzionario tascabile?
Un piccolo borghese?
Un ciarlatano?
Un dio?
Un innocente?
Un paesano di Santiago del Cile?
Sottolinei la frase che considera corretta.

Cos’è l’antipoesia:
Una tempesta in un bicchier d’acqua?
Una macchia di neve su una roccia?
Un vassoio pieno di escrementi umani
come crede padre Salvatierra?
Uno specchio che dice la verità?
Uno schiaffo al Presidente
della Società degli Scrittori?
(che Dio l’abbia in gloria)
Un avvertimento ai giovani poeti?
Una bara a reazione?
Una bara a forza centrifuga?
Una bara a gas di paraffina?
Una camera ardente senza defunto?

Barri con una croce
La definizione che considera corretta.

traduzione di Manuela Vittorelli

LA POESÍA TERMINÓ CONMIGO

Yo no digo que pongo fin a nada
No me hago ilusiones al respecto
Yo quería seguir poetizando
Pero se terminó la inspiración.
La poesía se ha portado bien
Yo me he portado horriblemente mal.

Qué gano con decir
Yo me he portado bien
La poesía se ha portado mal
Cuando saben que yo soy el culpable.
Está bien que me pase por imbécil!

La poesía se ha portado bien
Yo me he portado horriblemente mal
La poesía terminó conmigo.

Versos de salón (1962)

LA POESIA CON ME HA CHIUSO

Io non dico che metto fine a nulla
Al riguardo non mi faccio illusioni
Io vorrei fare ancora poesia
Ma l’ispirazione si è esaurita.
La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male.

Che ci guadagno nel dire
Io mi sono comportato bene
La poesia si è comportata male
Quando sanno che la colpa è mia.
E’ giusto: sono proprio un imbecille!

La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male
La poesia con me ha chiuso.

Traduzione di Marco Ottaiano

Cartas a una desconocida

Cuando pasen los años, cuando pasen
los años y el aire haya cavado un foso
entre tu alma y la mía; cuando pasen los años
y yo sólo sea un hombre que amó,
un ser que se detuvo un instante frente a tus labios,
un pobre hombre cansado de andar por los jardines,
¿dónde estarás tú? ¡Dónde
estarás, oh hija de mis besos!

Lettere ad una sconosciuta

Quando passeranno gli anni, quando passeranno
gli anni e l´aria avrà scavato un fosso
fra la tua anima e la mia; quando passeranno gli anni
e sarò soltanto un uomo che amasti
un essere che restò un istante di fronte alle tue labbra,
un pover´uomo stanco di camminare per i giardini,
dove sarai tu ? Dove
sarai, oh figlia dei miei baci !

(fonte: supereva)

TRES POESÍAS

1

Ya no me queda nada por decir
Todo lo que tenía que decir
Ha sido dicho no sé cuántas veces.

2

He preguntado no sé cuántas veces
pero nadie contesta mis preguntas.
Es absolutamente necesario
Que el abismo responda de una vez
Porque ya va quedando poco tiempo.

3

Sólo una cosa es clara:
Que la carne se llena de gusanos.

Versos de salón (1962)

TRE POESIE

1

Ormai non mi rimane niente da dire
Tutto quello che dovevo dire
E’ stato detto non so quante volte

2

Ho domandato non so quante volte
ma nessuno risponde alle mie domande
E’ assolutamente necessario
Che l’abisso risponda subito
Perchè ormai sta restando poco tempo

3

Solo una cosa è chiara:
Che la carne si riempie di vermi

trad. Carmelo Pinto

CAMBIOS DE NOMBRE

A los amantes de las bellas letras
Hago llegar mis mejores deseos
Voy a cambiar de nombre a algunas cosas.

Mi posición es ésta:
El poeta no cumple su palabra
Si no cambia los nombres de las cosas.

¿Con qué razón el sol
Ha de seguir llamándose sol?
¡Pido que se llame Micifuz
El de las botas de cuarenta leguas!

¿Mis zapatos parecen ataúdes?
Sepan que desde hoy en adelante
Los zapatos se llaman ataúdes.
Comuníquese, anótese y publíquese
Que los zapatos han cambiado de nombre:
Desde ahora se llaman ataúdes.

Bueno, la noche es larga
Todo poeta que se estime a sí mismo
Debe tener su propio diccionario
Y antes que se me olvide
Al propio dios hay que cambiarle nombre
Que cada cual lo llame como quiera:
Ese es un problema personal.

La cueca larga (1958)

CAMBI DI NOME

Agli amanti delle belle lettere
Faccio arrivare i miei migliori desideri
Cambierò il nome ad alcune cose.

la mia posizione è questa:
Il poeta non rispetta la sua parola
Se non cambia i nomi alle cose.

Per quale ragione il sole
deve continuare a chiamarsi sole?
Chiedo che si chiami Micifuz
Quello degli stivali delle sette leghe !

Le mie scarpe sembrano bare?
Sappiano che d’ora in avanti
Le scarpe si chiamano bare.
Si comunichi, si annoti, e si pubblichi
Che le scarpe hanno cambiato nome:
Da questo momento si chiamano bare

Bene, la notte è lunga
Ogni poeta che ha stima di se stesso
deve avere il suo proprio dizionario
E prima che mi dimentico
Allo stesso dio bisogna cambiargli nome
Che ognuno lo chiami come voglia:
Questo è un problema personale

trad. Carmelo Pinto

Nicanor Parra nacque nella provincia cilena di Chillán nel 1914. Sua sorella è la famosa Violeta Parra. Esordì nel 1937 con Cancionero sin nombre, con un linguaggio colloquiale e prevalenza di temi popolari. Parra si situa in una posizione antitetica rispetto alla consolidata tradizione poetica cilena, quella di Pablo Neruda, Vicente Huidobro e Gabriela Mistral. Con il termine antipoesia, da lui coniato, respinge ogni registro alto e situa la poesia nel quotidiano, inserendovi il lessico dei mass media, facendo uso dell’ironia e della parodia, e aprendo così una strada nuova, che si diffonde ampiamente nei decenni successivi, trovando seguaci come Ernesto Cardenal e Roque Dalton. Sono stati in molti a considerarlo in vita il più importante poeta vivente di lingua ispanica. E’ deceduto il 23 gennaio scorso.

la vita ne scrive

l’ansia quotidiana di ascoltarci
mantenere l’assedio, questioni di principio,
poteva essere e non è andata così:
vita che è fatta di nomi dimenticati, quasi tutta,
diversa se non ci fossero stati.
Figli con altri nomi, altri caratteri
anche in viso.

Ti guardavo ascoltare Billy Bragg
dentro quella casa senza bagno,
pensai subito alla figlia
che desideravi e non volevo.

Non sarebbe stata la stessa,
dal Cranio al Golgota
la diseguaglianza fa l’uomo ladro
nessuna piuma cade dagli angeli,
tutto pur di essere felici,
molte voglie rinchiuse si risvegliano all’alba
la vita ne scrive

letture amArgine: Idea Vilarino, una poesia

poteva essere, invece non è andata così: molta vita è fatta anche di nomi dimenticati. La vita sarebbe stata diversa senza quei nomi. I figli avrebbero avuto altri nomi, altri caratteri, anche in viso. Non sarebbe stata la stessa cosa (Flavio Almerighi)


YA NO
(da Poemas de amor / Poesie d’amore, 1957-1965)

Ya no será
ya no
no viviremos juntos
no criaré a tu hijo
no coseré tu ropa
no te tendré de noche
no te besaré al irme.
Nunca sabrás quién fui
por qué me amaron otros.
No llegaré a saber
por qué ni cómo nunca
ni si era verdad
lo que dijiste que era
ni quién fuiste
ni qué fui para ti
ni cómo hubiera sido
vivir juntos
querernos
esperarnos
estar.
Ya no soy más que yo
para siempre y tú ya
no serás para mí
más que tú. Ya no estás
en un día futuro
no sabré dónde vives
con quién
ni si te acuerdas.
No me abrazarás nunca
como esa noche
nunca.
No volveré a tocarte.
No te veré morir.
*
NON PIÙ

Non sarà più
non più
non vivremo insieme
non crescerò tuo figlio
non cucirò i tuoi panni
non ti avrò la notte
non ti saluterò col bacio.
Mai saprai chi sono stata
perché altri mi amarono.
Non riuscirò a sapere
perché né come mai
né se era vero
quel che hai detto che era
né chi sei stato
né cosa sono stata per te
né come sarebbe stato
vivere insieme
amarci
aspettarci
stare.
Ormai non sono altro che io
per sempre e tu ormai
non sarai per me
altro che te. Non sei più
in un giorno futuro
non saprò dove abiti
né con chi
né se ricordi.
Non mi abbraccerai più
come quella notte
mai.
Non ti toccherò più.
Non ti vedrò morire.

notizia:
https://es.wikipedia.org/wiki/Idea_Vilari%C3%B1o

Centro città (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

vidi un cavallo bianco
fuggire dal centro città
la nebbia, colpita
da fervida illuminazione,
virava tra viola e blu

vuote le strade
pieni di feste tutti i saloni:
le donne bianche erano belle,
con quell’aria ossigenata
da monumenti ai caduti
tornavano tutte le sere

gli specchi in frantumi
volarono via tagliando l’aria
assieme alle voci
allo spavento di Clara,
le grida mostrarono i denti
non una radio dette la notizia.

Centro città non c’è più:
si è salvato
solo quel cavallo bianco
*
CITY CENTER

you see a white horse
run from the center of the city
the fog, wounded
by bright illumination,
changed from violet to blu

empty the streets
the bars full of parties:
white women were lovely,
with their oxigenated air
of monuments to the fallen
returning each evening

mirrors flying in pieces
cutting the air besides the voice,
frightening Clara,
the screams showed their teeth
no radio giving the news.

the city center lives no more:
only that white horse
was spared

© 2018 Translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem Centro città, by Flavio Almertighi.
All Rights Reserved.

scoprì di essere buffo

scoprì di essere buffo
durante una fucilata
mentre mordeva chi lo baciava
dentro un armadio
dove non c’era più luce

ti debbo una fuga – disse
ma l’amore va bene
per quei pomeriggi nati e vissuti
in una sacca da marinaio
perduta tra mille ciottoli
senza fortuna

labbra sporche di rosso
contro altre piene di fumo

intanto molti pesci
osservavano le reti
per decidere il da farsi:
chi si lasciò andare morì
appena rivide la luce,
inutilmente

è un altro soldato
che non torna, e Clara
attese l’anno dopo
s’innamorò di un altro
già armato per partire

Maggio passa una volta sola

Ay sognatore balla!
Balla che la tua puttana non ha parole
ma ti si stringe forte al cuore,
ti bacia sudata sotto il vestitino nero
anzitutto una formalità.

Bacia fremente d’amore e riguardo,
non è puttana la tua donna,
partorita sotto nevi in agosto
e vino inebriante in settembre,
pronta a far dimenticare ogni dolore.

Baciala ribelle, mordila, è tua.
Maggio passa una volta sola
a profumarle la rosa tra i capelli.
Spingiti in lei non la lasciare.
E dalle figli

tutti quelli che hai dentro,
nel tempo orfanile non sarete soli
altri potranno ancora sbagliare
dopo di voi