Preparate i balconi 34

La sanità è un bel tegamone di ragù che cuoce a fuoco lento e gorgoglia, gorgoglia…, e tutti attorno famelici e con pezzi di pane per fare la prima scarpetta di giornata.
Sembra un catino di lava più che un tegamone di ragù a fuoco lento. , ma non si chiamava Servizio Sanitario Nazionale? Un calabrese non avrà mai le possibilità di salute e cure di un emiliano romagnolo, eppure entrambi sono italiani.
Così, mentre anche il cantante Tiziano Ferro, l’attrice Ambra Angiolini e e lo show man Renzo Arbore, hanno declinato l’invito a rivestire la carica di Commissario Straordinario alla Sanità in Calabria, si pensa seriamente di prendere, estraendolo a sorte, un disoccupato per catapultarlo a Catanzaro col miraggio di un contratto di tirocinio.
La parola d’ordine è sempre la solita, Italiani state sani! Altrimenti son cazzi.

Ascolta & Leggi: Michael Kamen con un omaggio ad Annamaria De Pietro

lunga è la vita, brevissima è l’arte.

Un piccolo, tardivo, omaggio alla memoria di Annamaria De Pietro, poetessa schiva, gentile, selvatica. Ricordo di averla incrociata qualche anno fa su un blog con il quale all’epoca collaboravo, e fui colpito dalla bellezza della sua poesia. Cara Annamaria De Pietro, la terra le sia lieve.

Prosopopea della parlante ninfa Eco

Voi che parlate in voi che è a voi la voce,
non ramo estremo di ramoso bosco,
non fretta e via che segue ala veloce
delle ultime parvenze in specchio fosco

– voce di fronte che in sé parla e svela,
volto di fronte d’acqua, e sia Narciso
la voce nella bolla che apre e gela
– volto d’acqua di specchio, finta e viso.

Oltre la mezzeria niente rivela
voce battente di salto diviso,
niente fra gli usci liquidi trapela.

Ed io non so dove si pone il posto
che dopo i passi spalanca la foce
– il senso del mio dire io non conosco

*

La perfettissima madre

Da lei accompagna i cani chiusi fuori,
i gatti che alla porta
aspettano, alla figlia dei suoi amori,
al suo sguardo che ascolta
fole di volpi, di rane racconta,
leggende di castori.

Così era mia madre, Carla occhi di nebbia.

*

Di spalle

Rapido è il giro del sole. In istanti
pochi si sposta sul tavolo la linea d’ombra
in progresso che anticipa gli esitanti
progressi di tramonto contro l’ora che sgombra.

È mia abitudine seguire sul campo di gioco del tavolo della cucina, che è molto
accostato alla finestra, progrediente e regrediente con il ciclo delle stagioni la linea
di sole e d’ombra, la sua carriera di conquista e perdita a cadenza lentissima del
territorio strategico del tavolo di cucina. È come giocare coi soldatini, Washington,
Kutuzov, Napoleone nel loro quartier generale; i maschi lo fanno da piccoli, le
femmine da grandi.

*

La discesa

Alla prima transenna la supplente
chiese il lasciapassare. Non lo avevo.
Tentai l’imbroglio di una carta bianca.
Lei si volse di fianco, e fu evidente
che era quella la carta, che potevo.
Così passai alla terra di nessuno
esca di una transenna, che si allarga
a coltivi selvaggi e a gigli d’acqua
fra prode asciutte che palude sfianca.
E tutto il verde sfinito vedevo,
e gli specchi dei serpi a umido fumo
doppi altamente in fermissima targa –
e il passare tardante di un canale
di costa dal fogliame in trita placca
riversa da una patria naturale –
e il filare avversario alla corrente
di alti pioppi seguaci che urge e ranca
per l’acqua lenta in celeste rilievo.

Alla seconda transenna la spia
finse di non conoscermi. Io sapevo
che era un trucco segreto, un gioco d’anca
in danza di curiale prosodia,
e a quella curia io fui sagace allievo
al passo per la terra di qualcuno.
Entrai passando una feroce marga
che pascolavano pecora e vacca,
che inverdivano piante a ricca branca
e vigne vaste d’impianto longevo,
e a cinque petali ventava il pruno.
Era dolce passare quella larga
fascia di pausa da ogni avaro male,
dove la mela e la mora di macchia
diversamente di un giardino uguale
erano sconfinata sagrestia.
E me ne andai per quella terra franca
finché la notte impose il suo prelievo.

Alla terza transenna il bracconiere
mi chiese caccia, ma io non volevo
perdere penna e sangue di vivanda,
unico patrimonio, unico avere
secco dal tempo che fuggí leggero,
per quella terra dubbia di digiuno,
per quella notte non decisa parca.
Fitta al fucile gli mostrai la tacca
che la mia sola preda segna e vanta,
e gli bastò per negare il diniego.
La terra era un tristissimo raduno
di baracche sottili come carta,
sole a ridosso di croci di scale,
pallide come neve e come biacca –
e luce non passava davanzale,
e voce non batteva le ringhiere.
Dentro la notte filava una stanca
bava di vento un labile sentiero.

Alla quarta transenna quattro cani
molossi rigiravano il severo
giro delle catene per la lanca
umida di confine. Le mie mani
sguardo quadruplice di acuto spiedo
guardava, e dalle lingue scolo bruno
gocciava fame come il cuore squarta.
Non avevo che l’offa di una bacca,
e in guerra l’uno e l’altro latra e scianca,
di me perduta rabbia di pensiero.
La terra era le strade a cerchio, e uno
era il centro del centro per cui varca
unica strada di spina radiale,
ma non di qua, ma non di là si stacca
dalla circonferenza equatoriale.
Al mezzo sta la casa dei divani
e del grammofono acceso che canta
un canto che potrebbe essere vero.

*

LA BRICIOLA

Fu di una parte la minima parte,
fu il fallimento di un coltello, e il dente
non ne avrà parte mordendo, né il cuore
della fame profonda alla sua fiamma
accenderà il camino. Nel diagramma
dell’alimentazione è fatuo errore,
è scheggia persa a canone eccedente –
lunga è la vita, brevissima è l’arte.

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dove il tempo non passa

dove il tempo non passa
sulle rondini eterne, e le strade
non portano in centro, lontano
si vede dall’alto la felicità
urlando terra

navigatori, dal capitano al mozzo,
interpretano vaghi segnali,
raccontando storie
ai serpenti marini, leggendari,
insistenti nel non farsi vedere

sia il tempo a dire
di questo farsi e scomporsi
in mille dannati rivoli suoni
cos’é amore,
dov’è terra

Preparate i balconi 33

Lo sapevo che avreste barato! Nell’ultimo balcone party organizzato ieri, in occasione del 327mo giorno di capodanno di quest’anno di mierda, eravate molti più di sei e, addirittura, qualcuno si è travestito da geranio. Poi è arrivato anche l’esperto di rock con alcuni vinili dei Led Zeppelin per fare ascoltare alcuni criptici messaggi rovesciati ad alto contenuto satanico, per provare che i Led Zeppelin erano cultori del demonio. Le solite due palle, in mancanza di giradischi Agone è stato scagliato sulla strada ed è dovuto andare a casa a prendere il suo giradischi personale. E’ tornato dopo sei ore, perché ha dovuto seminare alcune volanti della polizia che hanno tentato di intercettarlo, una Prinz è sempre mooolto vistosa. Insomm,a a sole tramontato da un pezzo, con la temperatura scesa a livelli polari, è stato assai deludente ascoltare i messaggi subliminali alla rovescia contenuti nei vinili dei Led Zeppelin: cose sapute, risapute, trite e ritrite. Sostanzialmente i messaggi subliminali erano due, ve li riporto:
zuoɹʇs ɟo ǝɯɐƃ ıp ɐʇsıuoƃɐʇoɹd lı è ıuısǝuɐıƃ oɹpuɐssǝlɐ
¡ɐpɹǝɯ ǝʌnɾ

Tanta fatica e tanto rischio per ascoltare ovvietà.

Ascolti amArgine: Everyday di Asap Rocky (feat. Rod Stewart, Miguel, Mark Ronson) – 2015

A volte le cover in chiave moderna che mia figlia Carolina mi propone, sono autentici stupri. In questo caso no, direi che si è trattato di un ottimo lavoro sulla In a Broken Dream di Rod Stewart.

OGNI GIORNO

Ogni giorno passo il mio tempo bevendo vino
sentendomi bene
aspettando qui di trovare un segno
che dovrei interpretare con calma

oh dimenticalo, è andato
in un’altra dimensione della mia mente…
del mio corpo, della anima, imprigionato nel mio occhio
probabilmente diventerà balistico, ma ascolta
sto perdendo un paio di vite
non hanno mai sognato il vero, tu sorseggi il vero
ma oltre la saggezza io faccio faccio faccio
faccio andare, premendo gli interruttori, avanzando verso i fossi, soffiando baci
alle puttane, tieni i biscotti, qual è l’affare che
bippa il sistema, imputati a freddo
soffia i sintomi, vai in prigione
vai in chiesa, prega per il padre, Signore perdonaci
e solo Dio può giudicarmi
e non gli piace niente di brutto
sto così fottutamente bene, le più grandi dighe mi fotteranno amico
si sono un pezzo di merda
so che invoco il quinto
le ho detto: “Holla se hai bisogno di un po di cazzo”
la devozione sta diventando disperazione
guarda, sono sempre più vicino
la mia anima sta vedendo fantasmi
un assolo è ora un poeta
un’overdose di ipnosi su pozioni
adeguando i movimenti
e scacciando tutte le emozioni

ogni giorno passo il mio tempo bevendo vino
sentendomi bene
aspettando qui di trovare un segno
che posso capire
si, io posso

ogni giorno passo il mio tempo bevendo vino
sentendomi bene
aspettando qui di trovare un segno
che dovrei prendere con calma

questo tipo di merda, fa il negro, vuole colpire da settembre ad agosto
questo tipo di merda li ha fatti scappare via dal gancio nel centro dell’ufficio
e un messaggio per i dirigenti
il nuovo completo per disadattati è sulla bloglist
zappe raffinate, continua a dire che costano
per la Porsche che li sta nausando
in più non sono neppure ancora matto, i n*gri mi hanno preso di buon umore
i paparazzi vogliono infastidire un negro spaventando al controllo della borsa
mi vogliono mostrare nelle mie belle scarpe
quando papino ha ottenuto il marchio della nuova borsa
pubblicizza il nuovo marchio di stracci ottenuto
queste sono buone notizie
di solito non piaci ai ragazzi col cappuccio
come finalmente riuscirò a fare un affare e tornare e tutto il cappuccio ti assomiglia
gridando pimp squad mettila a terra
non puoi guidare, puttana sono legalmente cieco puttana
se me ne andrò o morirò, tocca a me deciderlo
n*egri di merda catturano pistole siccome è legale comprarle
l’unica soluzione per sopravvivere è diventare un pezzo della torta
è essere molto d’accordo con loro o semplicemente credere nella facciata, p*uttana
e starò bene solo bevendo il mio vino, p*uttana

ho avuto l’amore degli uccelli che cinguettano fuori dalla finestra
ma non ho bisogno dell’amore, non più
starò bene
sorseggiando vino
passando il tempo lentamente

ogni giorno passo il mio tempo bevendo vino
sentendomi bene
aspettando qui di trovare un segno
che posso capire
si, posso
prendendo il mio tempo con calma

TESTO ORIGINALE

Everyday I spend my time
Drinking wine, feeling fine
Waiting here to find the sign
That I can understand
Yes I am

So everyday I spend my time
Drinking wine, feeling fine
Waiting here to find the sign

That I should take it slow

Off again did he go
To another dimension my mind
Body, soul imprisoned my eye
Probably going ballistic but listen
I’m missing a couple of screws
They ain’t never do dreaming true, you been sipping away at the truth
But besides the wisdom I do-do-do
Rolling do, hitting switches, rolling ditches, blowing kisses
To the bitches, hold the biscuits, what’s the business
Beat the system, cold defendants
Blow the symptoms, go to prison
Go to church and pray to father Lord forgive us
And only God can judge me
And he don’t like no ugly
I look so fucking good most dykes’ll fuck me buddy
Yeah I’m a piece of shit
I know I plead the fifth
I tell her holla if ya need some dick
The devotion it’s getting hopeless
Behold it I’m getting closest
My soul is I’m seeing ghosts
A solo is now a poet
Hypnosis overdose on potions

Adjusting to the motions
And getting out all my emotions

Everyday I spend my time
Drinking wine, feeling fine

Waiting here to find the sign
That I can understand
Yes I am

So everyday I spend my time
Drinking wine, feeling fine
Waiting here to find the sign
That I should take it slow

This type of shit make a nigga wanna flip September through August
This type of shit got ‘em busting off the clip in the middle of the office
And a message to the bosses
The Misfits new outfit is on the bloglist
Gorgeous hoes, keep the saying that they cost it
For the Porsche’s get em nauseous
Plus I ain’t even mad yet, niggas caught me in a good mood
Paparazzi wanna nag a nigga chillin’ at the bag check
Wanna show me in my good shoes
When papa got the brand new bag
Flacko got the brand new rag
That’s good news
Hood dudes usually don’t look like you
How I’m finna get a deal and come back and the whole hood look like you
Screaming “Pimp Squad, hold it down!”
Can’t drive, bitch I’m legally blind bitch

If I leave or die, it’s up to me to decide
Shit niggas copping guns like they legal to buy
The only key to survive in getting a piece of the pie
Is to agree with them a lot or just believe a facade bitch
And I’ll be fine just drinking my wine bitch

I got the love birds chirpin’ out the window
But I don’t need love no mo
I’ll be fine
Sipping wine
Taking time slow

I got the love birds chirpin’ out the window
But I don’t need love no mo
I’ll be fine
Sipping wine
So everyday I spend my time
Drinking wine, feeling fine
Waiting here to find the sign
That I can understand
Yes I am

Everyday I spend my time drinking wine
Feeling fine
Waiting here to find the sign

I don’t care if I ever know

I got the love birds chirpin’ out the window
But I don’t need love no mo
I’ll be fine
Sipping wine
Taking time slow
I got the love birds chirpin’ out the window
But I don’t need love no mo
I’ll be fine
Sipping wine
Taking time slow

Sto bene

Ogni passo è calmiere d’erba,
scivola il dolore dalla carne
che suda, si lamenta affaticata
senza aver modo di capire
quanto sia importante confonderla
con sfide incompiute.

Sto bene
dentro radure dai riflessi taglienti,
tra canti di uccelli
appartati in risacche lontane
che non sono date vedere
nemmeno a chi potrà.

Unici asporti
alcune sigarette storte,
una borraccia di metallo graffiato,
e nessun luogo
dove poter nascondere
i resti di un incontro.

Preparate i balconi 32

Questa incredibile e mirabolante scoperta ci proietta dritti nel futuro. Incredibile ripeto!
I due erano in coda, una coda piuttosto lunga in realtà, mentre attendevano il vaccino anti vairus. Purtroppo i tempi si sono allungati e i due malcapitati hanno deciso di fare un sonnellino, i tentativi per risvegliarli sono stati inutili e il vaccino gli è stato inoculato sul posto. A rendere ancora più tragica la vicenda, si trattava di due dosi (grazioso omaggio del presidente Putin all’Italia) dell’oramai leggendario Sputnik, che ha provocato un curioso effetto “calco pompeiano”. E va beh, si è trattato di un errore, sbagliando s’impara, che ci ha privato di due tra i più talentuosi rapper italiani: Fedez e Sfera Ebbasta.
Non so se rammaricarmi o sentirmi sollevato.

Gioielli Rubati 119: Luca Parenti – Biagina Danieli – Nadia Arnice – Fernando Lena – Dino Veniti – Franco Bonvini – Catia Dinoni – Daniela Cerrato.

LE AUTO

le auto poche scivolano
nelle vie sgombre e le sirene
anomale nell’aria come api.
ci cercano in casa
uno per uno
si stanano così
i nemici. non c’è patria
né dignità
né un novembre sereno:
chiuse i negozi e le fabbriche
il reddito un contentino
e la poesia se la sono portati via
o non c’è mai stata
non c’è mai stata un’era
di guerra non dichiarata.
è il progresso dei popoli liberi.

di Luca Yoklux Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2020/11/08/le-auto/

*

Tutto passa

Ma non c’è niente da fare
Vorresti urlare?
Hai il bucato da stendere
Un mucchio di panni da piegare
C’è una vita normale da vivere
Pieghe dello stesso foglio
ogni giorno più sottili
fragili
E nemmeno il dolore fa la differenza
tanto prima o poi passa
Tutto passa

di Biagina Danieli, qui:
https://biadoit.wordpress.com/2020/10/27/tutto-passa/

*

La Cattedrale e l’Essere

Nella buia notte d’inverno
la nebbia è fitta
questo tempo è un inferno.
In lontananza c’è una cattedrale
una luce traspare
è un monumento medioevale.
Mi avvicino alla chiesa,
un senso di pace passa nel mio corpo
la mia anima rimane sospesa.
L’Essere mi accompagna in volo
in un’altra esistenza astratta
io aleggio leggera come un usignolo.

Copyright Nadia Arnice, qui:
https://gioiaperilibri.wordpress.com/2020/11/11/la-cattedrale-e-lessere/

*

(Pasqua)

È quello dei vicini il rumore
di una sega elettrica che divide
in due un agnello per Pasqua.
Il sangue come una mitragliata
di rosso cade sulla tela del cemento
tutto viene preparato con cura
come da tradizione mentre
tra il cortile e il mattatoio
c’è la curva del figlio
che pedala come un invasato
e forse va incontro al suo destino
o verso una primavera di starnuti biblici.
Dalla mia voce eppure
arriva lo sguardo di un estraneo
che cerca un’isola e vede
una croce di parole

di Fernando Lena, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2020/11/11/il-nero-la-sicilia-la-parola/

*

Ancora Al Chiuso

Attesa, nella gravità ch’è assente
nel qui, bambagia grigia che, sospetta,
così, m’adagi, bigia, ma sei infetta;
ottusa, dell’oscurità servente.

Ripresa di speciosità, si mente
a chi, qui, indugia ligio, ma rifletta
al dì che già al prestigio s’erge eretta
la resa alla viltà, ad un espediente.

Chiudici a chiave, docente vigliacco!
Hai tra le mani dei nastri di seta,
intento, mozzi le gole a conigli,

unici schiavi, lo ostenti e dai scacco;
sia mai il domani, siam mostri di creta,
ordente, insozzi le suole ai tuoi figli!

di Dino Veniti, qui:
Ancora Al Chiuso

*

Sul sentiero, inaspettata

Un giorno andrò al bosco
lasciando questo divano comodo
andrò al bosco cercando nuovi sentieri
come sempre nei miei soliti giri.
Ci saranno curve sul sentiero
e dopo l’ultima il buio tra gli alberi si farà di un bianco luminoso e invitante.
La vedrò apparire piano in tutto quel bianco
come sbucasse dalle nebbie.
Le previsioni dicono che farà un gran caldo quel giorno
o un gran freddo
e che pioverà se non c’è il sole.
Di sicuro quel giorno saprò che lì finisce il sentiero
mentre quello percorso frana silenzioso nel lago.
Non si può tornare.
Dovranno venirmi a cercare dietro le curve.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2020/11/13/sul-sentiero-inaspettata/

*

Verso Nord

Sulla via del pettirosso
liscio una ruga con la prima
brina sull’erba che riceve il canto.
Piccoli nidi di Cristallo
e nessuna scadenza
per questo continuo
venire al mondo,
l’incedere della lametta
rasa le nebbie fino a mordere
la terra dei sogni, lì giace l’attesa,
tienimi presente. Tienimi al riparo
nel tronco dove passa la luce.

di Catia Dinoni, qui:
https://geografiadellanima.wordpress.com/2020/11/13/verso-nord/

*

Tulipani Gialli

Tulipani gialli abbracciando il sole
aspettavano fuori. Amori e affanni
nello spessore di mura e secrete,
altalene di boccoli e stretti corsetti.
Mani esili fanciulle, misurati sorrisi,
la fanciullezza ceduta al matrimonio,
combinata la dote di vuoto d’amore.
Varcata la soglia un busto di donna
calco riuscito della rassegnazione.
Il tempo stinge le tappezzerie, reca
intatta l’infelicità d’anima sfregio.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/11/16/tulipani-gialli/

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Preparate i balconi 31

… fu così che ai 2/3 (o 4/5) del cammin di mia vita, sempre se ho culo, m’addormentai mentre guardavo l’ennesima puntata del mio show televisivo preferito, dopo il monoscopio Rai, “La Pekarna nella Prateria. Fui guidato nell’arduo cammin da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia che mi condussero in un mondo ultraterreno e impossibile; un mondo denominato “Italia”, dove ci si accingeva al Natale, festa che commemorava la nascita del Duca Conte.
L’usanza era quella di costruire una rappresentazione, tutta fatta di tappi a corona, della natività del Duca Conte in una clinica privata di lusso e nel contempo di decorare un albero denominato “albero di Natale”, con lucette e piccole palline colorate. Le palline erano strane perché erano tutte a forma di vairus e avevo il terrore anche solo a guardarle.
Per lo spavento mi sono svegliato, in Italia, col Duca Conte che parlava alla televisione e coniava lo slogan Salviamo il Natale.

Noccioline & Banane: La TV con la T maiuscola.

C’era una volta la televisione, quella con la T maiuscola, dove ognuno parlava un linguaggio corretto, senza maleducazione, parlava e diceva senza sovrapposizioni o volgarità e senza un pubblico che applaude ogni due secondi.
La bellissima presentatrice che introduce Pasolini è Anna Salvatore, nata a Roma nel 1923 e morta tragicamente nel 1978. Artista, era considerata esponente importante della pittura neorealista di Guttuso.

La famiglia in questa era non serve più, diventa un nucleo di consumatori. La famiglia si sta dissolvendo. Il potere farà in modo di avere dei buoni consumatori, non dei buoni figli.
Pier Paolo Pasolini