Mai na gioia 161

Giggino, è stato esempio di ascensore sociale da bibbitaro si è trovato parlamentare, poi vicepresidente del consiglio, poi ministro del lavoro (sic!) e ministro degli esteri. Purtroppo per lui (e bene per noi) all’ultimo giro elettorale è stato trombato, voi che già lo vedete in fila alle mense della Caritas a chiedere il sussidio di disoccupazione o il reddito di cittadinanza: poveri illusi! In primis è stato nove anni in Parlamento e ha tirato circa due milioncini di euro, poi ha maturato il vitalizio chessò sordi. Insomma per baby face, uomo senza qualità, si prospetta un avvenire mica male, potrà campare con circa 3500 euro al mese, somma che non permetterà chissà quali lussi, ma con la quale si può vivere bene, eh camperà di rendita e non gli toccherà tornare a vendere brustolini e pop corn allo stadio di Napoli. Aveva proclamato dal balcone l’abolizione della povertà, eccerto la sua! E indovinate un po’ chi pagherà tutti questi soldi?

Avviso di Jenny Joseph

Questa è la poesia più nota della poetessa britannica Jenny Joseph (1932 – 2018), venne scritta nel 1961. Pubblicata per la prima volta su The Listener nel 1962, Warning venne successivamente inclusa nella sua raccolta del 1974 Rose In the Afternoon.

Quando sarò vecchia mi vestirò di viola
con un cappello rosso che non si intona e non mi sta bene.
Spenderò la mia pensione in brandy, in guanti estivi
e sandali di raso, e poi dirò che non abbiamo soldi per il burro.
E mi siederò sul marciapiede quando sarò stanca
e arrafferò gli assaggi nei negozi e premerò i campanelli degli allarmi
e farò scorrere il mio bastone lungo tutte le inferriate
e compenserò la sobrietà della mia gioventù.
Uscirò in pantofole sotto la pioggia
e raccoglierò i fiori nei giardini degli altri
e imparerò a sputare.

*

Allattiamo il vento

Allattiamo il vento
con punti di domanda
sempre più simili
alle code dei gatti
quando dicono perplessità,
mentre un sassofonista
senza invito sparge assoli
per incentivare la questua
tra convenevoli di gente
pronta a salutare e ignorarsi
in circostanze uguali
a giochi di pazienza
con tanti pezzi
da non poterli contare.
.
Il vento sulla Via Emilia
lascia, porta, sporca.

*

Nascer, Viver, Morrer – Tim Bernardes

Nascere – Nascere di nuovo nel bel mezzo della vita, in effetti svegliati e guarda ogni giorno, le cose esistono con forza e magia, e io sono cosciente di quel che sono, voglio e amo e posso e lo farò
Vivere – Vivere, in realtà è possibile, a volte senza nemmeno rendersi conto di essere vivo, a volte al bar, a volte nel bene, nel mondo, nella mente, nel sogno e nell’essere, in quel raro infinito momento da vivere
Morire – Morire della propria essenza, presenza dell’inesistente, del silenzio con il suo spazio enorme, che limita l’imprevisto e la fortuna, ciò dimostra che c’è la vita prima della morte, che unisce e separa il tutto.
Nascere, vivere, morire.

Una poesia di Dina Basso

Dina Basso è nata nel 1988 ed è cresciuta a Scordia, in provincia di Catania. Con la sua opera prima, Uccalamma – Bocca dell’ anima (Le voci della Luna edizioni, 2010) ha vinto per la sezione “Autore Giovane” il premio Gozzano 2010 e la IX edizione del Premio D. M. Turoldo, sezione under 25.
Ricordati di prendere
la pastiglia per il cuore
ricordatene caro
potrei non arrivare
in tempo per il pasto
restare a festeggiare
all’hotel frontemare
coi militari sfatti
gli storpi e gli avvocati;
potrei addormentarmi
sul tavolo di marmo
a mo’ di resto umano,
restare imprigionata
nell’animo inventato:
chiamarti al mio soccorso
a cosa servirebbe?
non senti il terremoto
figurati un sussurro!
Ricordati soltanto
dell’aqcua alle mie piante
[stando fuori per un anno
potrebbero soffrirne]