Noccioline e Banane: la poesia secondo Renato Pozzetto

Renato Pozzetto, nei panni del Professor Ceciotti, uomo insignificante, professore di lettere perennemente oppresso da un preside corrotto, da una morosa da evitare e da una classe di criminali travestiti da bambini, per sbaglio si cura il raffreddore con un fumento a base di cocaina, nascosta dal fratello scapestrato nel contenitore dell’eucalipto, con effetti devastanti (per gli oppressori). Spassosissimo.

Gioielli Rubati 111: Franz Cortese – Luigi Paraboschi – Luca Gamberini – Daniela Cerrato – Catia Dinoni – Gianfranco Isetta – Anna Elisa De Gregorio – Sotirios Pastakas.

Un dente di leone

E quel che resta del giorno
danza sulle ali di un dente di leone.
E’ un pensiero lieve, stupendo
portato sino a me dal vento.
Oh, le tue mani a coppa
ne catturano la diafana essenza,
aprile, soffia! Dammene presenza.

di Franz Cortese, qui:
https://infinitis8.wordpress.com/2020/09/15/un-dente-di-leone/

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Tra muri color panna di corsia e nelle prove
del giorno che si compatta con perseveranza
un quarto d’arcobaleno s’inarca fra la pioggia
e il condominio arancio pallido, dilavato.

Si fa corpo così l’attesa della tua epifania
e la parola assenza è scritta sopra un libro
dalle pagine ancora da tagliare, ma pure si forma
sulla lingua e sfugge come miraggio di carovane.

E’ dei nudi la speranza d’un inverno mite
ma io ho solamente gesti dalla crosta indurita
visto troppe maree, cavalcato lune,
dondolato sopra le stelle, per pronunciare
il mio “ fiat” senza deludere le campane
che domandano una fede priva di scorie

di Luigi Paraboschi, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100018279588942

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IL CUORE GRANDE DEL MARE

Oggi il mare ha portato a riva
una cagnolina morta.
L’ho percepita femmina
dalla dolcezza dei suoi interi resti.
Ho pensato molto sul da farsi.
Ho chiesto aiuto alle mie lacrime
mentre la accarezzavo, la mia poca
mobilità è diventata un impaccio
grande per queste cose, mi ha preso
una disperazione angelica, tipica
dell’incapace, sono andato a cercare
dei bastoni. Avrei voluto costruire
una barella, di più inutile solamente
il mio pensiero. Ho camminato
qualche metro sulla mite sabbia
senza trovare nulla di valevole.
Sconsolato, sono ritornato sui miei
incerti passi, un’onda se l’era ripresa.
Mi sono sentito sollevato, vederla
tra le braccia del mare mi ha ricordato
quando, bambino, mi lasciavo cullare
in braccio a mia madre. Tutto ha una fine
che non finisce se la morte sa essere dolce.

di Luca Gamberini, qui:
https://www.facebook.com/luca.gamberini.7

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Lo sconcio

Coniugando privati desideri
farsi palpare seni e natiche
non è oltraggio né peccato,
sconcio è farsi toccare
nei segreti più intimi
permettere il furto di un passato
reliquia, aprire il tabernacolo
dei sogni e idolatrati affetti,
sporcare candori sepolcrali
laddove I fiori non sono
di Baudelaire e si scaldano
al calore più sacro della vita.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/09/14/lo-sconcio/

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Ouverture d’automne

Si apre una botola,
inghiotte il fiato dell’estate.

Un brivido è la rugiada
che veste
la radice del mattino

sulle cicatrici della terra
si prepara ad inumidire un seme.

Del raccolto il ricordo
si fa setaccio di linfa da spartire
per un pasto di gaudio,

mentre l’offertorio delle foglie
abbandona il linguaggio del verde
e si appresta al silenzio.

di Catia Dinoni, qui:
https://geografiadellanima.wordpress.com/2020/09/22/ouverture-dautomne/

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CAMBIO STAGIONE

“muoverli, ogni tanto,
spostarli,
i vestiti nell’armadio
Non ci possono essere
futuri sempre uguali.
Anche la polvere
si può conservare
fino al disgelo
che reclama piegature
fresche, orizzonti aperti
su piumoni riposti
Un confine da passare
L’intero domani”

di Gianfranco Isetta, qui:

MOMENTI DI-VERSI. CAMBIO STAGIONE

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I soccombenti

Mani d’incomparabile fascino quelle dei falsari d’arte, eppure mani d’ombra.
La rivalsa per questi uomini tristissimi e geniali prima di morire sarà la coscienza d’aver condotto un’esistenza d’inganni senza essere scoperti. Ma sarà l’unico indennizzo: davanti a loro, infatti, il vuoto di non essere stati.

Han Van Meegeren ebbe l’accortezza di creare i suoi falsi con soggetti originali e quindi non comparabili, e sarebbe stato uno di quei mai esistiti se non avesse scelto di confessare il suo crimine dipingendo davanti agl’increduli giudici uno dei suoi perfetti Vermeer. Azzurri oltremarini e tela invecchiata da lievi craquelures…

Il crepacuore del carcere in cambio di memoria.

di Anna Elisa De Gregorio, qui:

L’ombra e il davanzale | Anna Elisa De Gregorio

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SECONDO GIORNO, 18/12

Piccolo corallo e corallo piccolino;
nascono le idee più grandi
dalle asperità:
un delta di fuoco sbuffa.
Miasmi irrespirabili
grotte sottomarine,
regno di sardella liquida
una moneta sotto la lingua
vene pronte ad esplodere
sudore grondante
dalla mia fronte al tartaro
polpo treppiede e alla stella
marina a cento braci.
Getti subacquei
gas vulcanici,
visione caleidoscopica,
tappeto trapuntato in volo
la spugna da cucina in spugna,
barriera corallina, pesce rana, pesce pietra,
tanti giorni sul fondale,
cavallucci marini, radici sotterranee,
fondo sabbioso il pattino
nel fango e un gambero cieco
sporcizia, sabbia e terra, borse
borse cinture e scarpe spaiate
ombrelli di pesce gatto pneumatici.
Bava bava bava
bolle:
Quindi questa è la morte?
Mare fuori e mare dentro di me?
Sono un naufrago
nel regno liquido
dove si muove un genio come me:
il campo d’azione comune in piena
inattività, come elabora
il guscio di un’ostrica
la perla. Lo scroto
gli spermatozoi l’osso del cranio
le grandi decisioni,
i pensieri criminali
le associazioni libere
fa ondeggiare le spighe
germogliare il mare
il ferro viene versato in stampi.
Penios si versa a Kouloura;
una costa che sta per ospitare
a pochi metri dal molo,
i mostri che ha dato alla luce
Il mio cervello navigato.
Il mare non si stanca
spingendo. Le onde spingono
il corpo nel sonno.

di Sotirios Pastakas, qui:
https://www.culturebook.gr/metafrasmeni-poiisi/all-ombra-di-athos.html?fbclid=IwAR3VCxk3hVPdGvpZNByJuCM8JQducE2_mcHpbIVAIINI1fLPLl4Xl3jHaMY

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ce la siamo fatta 86

Ricordo la quarantena dall’otto di marzo tutta Italia di colpi arrossì, la parure di autocertificazioni, il carabiniere che ti fermava e chiedeva dove stessi andando. L’Emilia vuota con qualche piccione che beccava l’asfalto, i serpenti che entravano in paese. La contabilità di ogni giorno, la paura, gli intubati, e anche, sì, qualche caccia alle streghe. Ricordo i politici che non ci stavano capendo più niente, e non è che anche adesso… Le mascherine da mettere obbligatoriamente, ma introvabili, la prima mascherina al prezzo di undici euro iva compresa.
I duecento metri attorno a casa li ricordo ancora, il divieto di uscire dal paese, i cretini sui balconi, il tutto chiuso a parte le ferramenta. E soprattutto quello stato d’ansia e noia che prendeva durante le file bibliche davanti agli ingressi presidiatissimi dei supermercati. Ricordo il bisogno di protezione di mia figlia, che mi guardava grata ogni volta che le portavo i pacchi d’acqua. Ricordo un sacco di cose, pochissime le belle: ricordo soprattutto, di quei mesi, il non avere mai ricevuto un abbraccio.

Ascolta & Leggi: Ennio Morricone con poesie di Grace Paley.

Grazie a Dio non c’è nessun Dio

Grazie a Dio non c’è nessun Dio
o saremmo tutti perduti

se fosse Lui che ci fa gridare
di angoscia feroce di fronte alla tortura
all’odio tre o quattro volte per generazione
non ci sarebbe speranza e seppure Lui permettesse
alla pace di apparire allora un giorno grandi lastre
di pietra sotto i frutteti e il mare potrebbero
muoversi piano una contro l’altra terremoto

se fosse stato Lui a costruire così stretto il ponte
su cui siamo esortati a passare
senza paura mentre intorno a noi
i vecchi gli zoppi i maldestri i
bambini scalpitanti ruzzolano giù
e a volte vengono spinti nell’orrido
precipizio se fosse Lui certo saremmo perduti

se fosse Lui a offrire il libero arbitrio ma
solo ogni tanto strano dono
per un popolo che abbia appena distinto
la mano destra dalla sinistra
ma se siamo noi i responsabili
consideriamo il nostro assiduo amore uno per l’altro
perché questo è il giorno d’oggi ora possiamo
guardarci negli occhi
a grande distanza questo è il tele-
fonico elettronico digitale giorno d’oggi
celebre per il denaro e la solitudine ma noi

abbiamo sconfitto Babele accettando parole
straniere in gloriose traduzioni se

sappiamo essere responsabili se siamo
diventati responsabili

*

Alternativa episodica del poeta

Stavo per scrivere una poesia
invece ho fatto una torta ci è voluto
più o meno lo stesso tempo
chiaro la torta era una stesura
definitiva una poesia avrebbe avuto
un po’ di strada da fare giorni e settimane e
parecchi fogli stropicciati

la torta aveva già una sua piccola
platea ciarlante che ruzzolava tra
camioncini e un’autopompa sul
pavimento della cucina

questa torta piacerà a tutti
avrà dentro mele e mirtilli rossi
albicocche secche tanti amici
diranno ma perché diavolo
ne hai fatta una sola

questo non succede con le poesie

a causa di una inesprimibile
tristezza ho deciso di
dedicare la mattinata a un pubblico
ricettivo non voglio
aspettare una settimana un anno una
generazione che si presenti il
consumatore giusto

*

Avevo bisogno di parlare con mia sorella

Avevo bisogno di parlare con mia sorella
parlarle al telefono intendo
come facevo ogni mattina
e anche la sera quando i
nipotini dicevano qualcosa che
ci stringeva il cuore

Ho chiamato il suo telefono ha squillato quattro volte
potete immaginarmi trattenere il respiro poi
c’è stato un terribile rumore telefonico
una voce ha detto questo numero non è
più attivo che meraviglia ho
pensato posso
ancora chiamare non hanno assegnato
il suo numero a un’altra persona malgrado
due anni di assenza per morte.

*

Certe volte adesso quando dormo sola

Certe volte adesso quando dormo sola
mi do un’annusata
e mi chiedo in tutti questi anni è questo
l’odore che ti è stato familiare
e se è così ti piaceva davvero non
sembra gradevole tu stranamente
sudi poco per un uomo tanto attivo ma sai
di dolce quando ti abbraccio di questi tempi
(o tu abbracci me) o appoggio la testa sul tuo
cuscino nel letto so che sei tu
un delicato odore di camino e ti
respiro un po’ non sono sorpresa
ti ricordo sempre delizioso

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La nostra idea era che i bambini, scrivendo, buttando giù parole, leggendo, iniziando ad amare la letteratura, con l’inventiva di ascoltarsi a vicenda, potessero iniziare a capire meglio il mondo e a crearne uno migliore per sé. Mi è sempre sembrata un’idea così naturale che non ho mai capito perché sono state necessarie così tanta aggressività e tempo per avviarla!

Grace Paley, nata Grace Goodside (New York, 11 dicembre 1922 – Thetford, 22 agosto 2007), è stata scrittrice, poetessa e attivista statunitense. Nata da una famiglia ebrea di origine ucraina, Grace Paley è considerata una maestra delle short stories, dimostrando grande talento con la sua scarna carriera di scrittrice, 45 racconti in 40 anni per un totale di 370 pagine. Autori del calibro di Philip Roth e Saul Bellow lodarono la singolarità della sua voce nella narrativa americana.

Canto bianco

consumate lettere, pronunce indefinite,
malgrado tutti i sinceri artisti
mossi e presi nella voluttà d’apparire
dai profumi di rosa e giarrettiera:
quel che conta è non essere

stupire nell’illusione d’essere primi,
in realtà beati gli ultimi,
gli inapparenti, le loro briglie contuse
fanno schiocco e musica
senza svendite di partitura

hanno il canto bianco, il meglio,
non bisogno d’altro in glorie

le loro lettere dicono,
non esigono tributo

ce la siamo fatta 85

Intervista a un parlamentare di un partito (già molto arrivato) a proposito degli esiti del referendum.
– Allora, hanno vinto i sì.
– Eccerto, questo si traduce in un bel risparmio.
– Parlano di 8 centesimi a testa…
– Preferiva un calcio sulle gengive?
– Certo che no, dunque cosa farete adesso?
– La Grande Riforma, già i nostri Navigator stanno scoprendo nuovi continents senza scie chimiche dove realizzeremo la società perfetta e…
– Scusi, ma il vostro mentore e fondatore un tempo diceva che i parlamentari erano nostri dipendenti, licenziarne più di 300 non è indice di cattiva salute in un’azienda?
– Ma che dice? Noi siamo quasi treciento che è la metà di seicento, e …
– Ma scusi, non ci saranno prima nuove elezioni?
– Ops…

Ascolta & Leggi: Leonard Cohen con inediti di Renzo Piovesan

Poesia lirica, struggente, un petto che si leva a tentare di parare le storture e le inesattezze di una umanità che non sa dove va. L’eterno che è in ognuno di noi sembra spingere verso una violenza bestiale, inaudita, che tutti condanniamo spesso solo a parole o esprimendo formale solidarietà o sdegno. Si disse: mai più Auschwitz, ma pochi decenni dopo arrivarono le atrocità dei killing fields e non solo. Trovo questi brani molto sofferti, interessanti, soprattutto sentiti nella loro forte, pudica, denuncia, buona lettura.

AI BAMBINI PERDUTI

La vostra tomba, bambini, sarà candida
come la rosa e sarà un eden intorno
e l’incantata armonia d’un usignolo.

Dolce il suono che lasciavate al sole
quel cernere i sassi di quarzo e al colore
trovar azzurra e rosa intorno la sera.

Ora, che sia la luna e il suo vento,
lasciate più solo il mondo, ci sembrerà
d’udir nella breccia il vostro lamento.

Era vostro il grido al seno dell’infanzia,
per inventare un senso alla morte,
in un gioco infranto riparato dalla sorte.

Al macero i vostri disegni di braghi
e di pianto. Ogni giorno che passa
ricade brullo nel buio che c’inghiotte

Irrompete in scena a testa bassa nel ridere,
fanciulli, devastateci la cupa quotidianità
e un’altra volta vivete.

*

LO SPARO

Chiedo al piombo e alla radica
perché si sono lasciate
fondere e modellare in pistola?
Chiedo alla polvere da sparo
perché s’è lasciata svariare
dai fuochi d’artificio?

Chiedo al rame
se si è scordato degli alchimisti
perdendo la speranza d’essere oro?

Nessuno mi risponde.
hanno scelto il sonno eterno.

*

LA SHOAH

Con Auschwitz si suicidano i crismi della fede.
Si levi pure il fumo dai camini domestici
dei Reich, segale di libagioni e calore
mentre dalle fornaci dei campi si leva fumo nero,
segnale che gli dèi han tradito le promesse.

Ad Auschwitz D-o è morto.
Le cifre impresse sulla carne degli imprigionati
per l’olocausto enumeravano la sostanza di D-o
e ora, a uno a uno, sono bruciati, gassati
scomparsi e con loro il vero numero di D-o.

Dopo Auschwitz c’è una nuova teologia:
degli ebrei morti nella Shoah, la memoria
che ha immagine corporea e corpo
il mio e il vostro.

*

MANCATA SEPOLTURA

Nella non tomba giace in taglia al mare
con le gambe divelte tra due fluttuanti
spiri aspidi dell’affondato gommone.
Di ciò ch’è stato vien bottino ai pesci
e alle maree l’avoriata carne del diniego
d’accoglienza l’orrida bandiera.

Geo indicato da voli ai Paesi indifferenti
il sedere arso dal raggio e dal gasolio
non verrà servo ai calci dell’istigata paura.
Dalla raccolta dai Centri alle piantagioni
già respinto. L’eco volti la truce sorte
e dell’ignoto si dia pia sepoltura.

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Renzo Piovesan è nato a Tel Aviv nel 1970. Dopo aver zigzagato tra Italia e medio oriente, ha accettato l’adozione dell’isola di Murano. Si è diplomato sia al Liceo classico (al mattino) che al Liceo artistico (la sera) per intifada genitoriale. Si è laureato con il vecchio ordinamento in Filosofia, Lettere Moderne indirizzo Giornalismo e Giurisprudenza. Per tre anni, per bontà del Prof. Botta, ne è stato assistente al Bo di Padova.
Nel 1999 pubblica per Einaudi il primo libro che è una revisione integrale del saggio su Ludwig Wittgenstein precedentemente steso dal Prof. Trinchero. Ha ripreso tutti i testi originali del filosofo e li ho ritradotti. Oggi è testo fondamentale per la laurea in filosofia.

Ricerche filosofiche

bibliografia:

– Ricerche filosofiche Ludwig Wittgenstein Collana: Biblioteca Einaudi, 1999 e 2009.
– Oltre Autore: Renzo Piovesan Collana: Collezione di Poesia Einaudi, 2011.
– La Dea Dispersa, uscita prevista per il 2 Ottobre 2020 per Einaudi.
– Cristina e il freddo, collana: L’Arcipelago Einaudi, 2016.
– Astrisia, Collezione di Poesia Einaudi, 2016.
– Donna Venezia, Collezione di Poesia Einaudi, 2018.
La Dea Dispersa, Collana I Coralli. Pubblicazione prevista per il 2 Ottobre 2020.
Santo Stefano (trilologia Chi non parla) Collana I Coralli. Pubblicazione prevista per il 04-12-2020.

Risi

Fini
Lisci
Perfettamente affinati da carezze
di correnti violente
Chicchi di riso gli Ebrei
nella risiera
dimenticati i fiori del sole,
attendono avidi le risurrezione
dentro odori privi
dell’Umano Necessario,
senza che i primi pallori di settembre
possano scalfirne
il disperato amore alla vita

Gli slavi da oriente
premono per liberare altri slavi

Dentro salotti bene
un’aristocrazia nero frecciata attende
il compiersi: fascisti,
semplice minuteria siderurgica,
non furono mai vittime
ma idioti ritorni di fiamma

ce la siamo fatta 84

La situa vairus (per gli intimi Camillo il Bacillo) non è che sia lusinghiera, il vairus c’è e non c’é, ma c’é. Bisogna stare attenti, son cazzi altrimenti: vedasi quel che sta succedendo in Britannia, Francia e Spagna. Appurato che non esiste l’immunità di gregge, tanto cara a Boris, dobbiamo affrontate con rispetto e consapevolezza la situa. Oggi la Carolina ha iniziato un nuovo lavoro, sarebbe bello se il vairus non facesse chiudere per sempre anche questo negozio. Poi ci si mettono pure i calciatori, tra Suarez che pur avendo masticato l’italiano (leggasi Chiellini) già da anni non ha superato la prova d’ammissione a Perugia, e il povero Ibbra che è positivo al vairus. Un macello. Non bastasse tutto questo ci si mettono anche le scadenze fiscali. Gli unici in regola sono Monnezza e Orbettino, il primo perché fantasma, il secondo perché non guadagna. Io e Agone siamo invece impelagati. Agone ha ancora problemi con Lara (oramai chiama così l’aragosta con cui ieri ha tentato di fare toeletta) e si trova a Vladivostok prigioniero dei russi. Io, dopo essere stato un tot di volte all’Agenzia delle Entrate, ne sono uscito cacciato in malo modo. Poteva andare peggio, magari pioveva pure.

Ascolta & Leggi: Johann Sebastian Bach e Savina Dolores Massa, “Lampadari a gocce”. Nota di lettura di Maria Allo

Un’ottima lettura recensione di Maria Allo su Lampadari a Gocce di Savina Dolores Massa.

Poetarum Silva

Savina Dolores Massa, Lampadari a gocce
Il Maestrale editore 2020      

E appena dico
è reale,
svanisce.
Così è più reale?
(Octavio Paz)

Savina Dolores Massa, affabulatrice ricca d’inventiva, ha la capacità di operare una sorta di corto circuito nell’interiorizzare fantasticamente i personaggi di questo romanzo che sconfina di continuo dal piano della rappresentazione verosimile a quello dell’invenzione fantastica, sorretta da un preciso e lucido vigore intellettuale. Da ciò un pathos che è al tempo stesso denso e controllatissimo. Libera dai vincoli di obbedienza alle principali correnti letterarie, l’autrice non sembra assillata dall’ossequio alla realtà, ma trova il modo di parlare del proprio tempo attraverso la realtà in un microcosmo chiuso che si trasforma in una vasta metafora dell’esistenza. Potremmo dire che all’autrice non interessa la realtà come fine bensì come mezzo per tentare di cogliere l’interiorità dei personaggi. In questa prospettiva la prosa diventa poetica, mentre la poesia…

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