Gioielli Rubati 129: Elisa Falciori – Yves Bergeret – Franco Bonvini – Chiara Marinoni – Daniela Cerrato – Fleurose – Daniele Barbieri – Ferdinando Giordano.

COMUNICO CHE DAL PROSSIMO NUMERO DELLA RUBRICA RIPRENDERA’ LA COLLABORAZIONE CON DANIELA CERRATO

Pietre Cave

Ho sognato la guerra.
Invece di combattere
mi nascondevo in pietre cave.
Da lì, immobile come un dente
appena spuntato
ascoltando la voce degli spari
spiavo il nemico

che alla fine se ne andava
col fucile in mano
e un mezzo sorriso
incredulo per la mia scomparsa

Io, mentre il verde si allargava
ero solo una pietra grigia, fredda
una donna con un bambino
stavano come me, con me
accucciati e zitti.

di Elisa Falciori, qui:
https://elisafalciori.wordpress.com/2020/09/12/pietre-cave/

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La nuvola e l’alba

Ho posato la testa sulle tue ginocchia
e la tua veste è andata a fuoco.
E ti ho presa
per mano come le fiamme
che afferravano il mare e i suoi scogli
e li tiravano verso l’alto in montagne celesti
di cui noi scalavamo gli strati.

Ho posato la testa sulle tue ginocchia,
tu eri seduta sull’unico vento.
_

Tu eri seduta sull’unico vento
che ti trasportava dalla marea oscura dei soldati
alla marea chiara dei bambini più piccoli.
Ho posato la testa sul vento sibilante.
Dei cani sono accorsi e tu non c’eri più.

Ho posato la testa sulle fiamme
e mentre i miei capelli bruciavano
le ho ingoiate una ad una.
_

Esse mi hanno sollevata fino alla testa
e deposta, ebbra di gioia, nella tua ombra
che ha fatto rotolare la mia memoria
fino all’istmo di sabbia tra gli scogli:
era la frase che cantavo.
_

E’ la frase che canto.

di Yves Bergeret (trad. Francesco Marotta), qui:
https://rebstein.wordpress.com/2021/01/03/la-nuvola-e-lalba/

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Hands

Sono io queste strade disegnate sulle mani
tendini a vista e vene gonfie.
Stanno sparendo anche i calli sulla punta delle dita
ma con le zeronove non è un gran problema.
E poi ancora tengo sogni nel palmo.
D’altronde che noia un corpo che non cambia mai.
Come un cielo immutevole senza stelle cadenti.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2021/01/19/hands/

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Se fossi un foglio

Se mai ci fossero parole
vorrei catturarle
non per me, carne
per il mio animo
che di sete vive
e si alimenta.
Bere di quel nettare
scorrevole
impressionante, che scalfisce
rimanendo puro agli occhi
in rughe di gioia e pazzia
…se ci fossero
avrei millenni in più da vivere
beata tra le nuvole e sassi
in un mare di tormenti
sostare tra i grandi
in terzine mai perse
e vivere armonicamente
in un prato di solitudine
con la gente che passa
cercando.

di Chiara Marinoni, qui:
https://chiaramarinoni.wordpress.com/2021/01/20/se-fossi-un-foglio/

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Mi chiedi come sto

vedi come si sta? Ogni due passi
un pensiero solleva dal suolo,
a piedi scalzi su nuvole in terra
che piangono solo per gioia.

Nessuna noia riempie i silenzi,
fertili gemme di fine inverno
nascondono segreti di vita.
Si sta con anima pulsante,
l’origine di Courbet allo specchio
riflette il senso di ali aperte
spalancate al volo di meraviglia.

[…] sorridono iridi color rumenite […]

e poi dai, sai bene come si sta, poco fa
una foglia m’ha detto che le hai sorriso.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2021/01/26/se-mi-chiedi-come-sto/

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Volo Number One

Un nido le parole
intrecciate tra paglia,
ossa mute, battiti perduti.
Tepore, ogni parola avvolge,
consola, nutre, lenisce.
Fino al prossimo volo.
Il primo.
Le ali forti, il cuore impavido.
Intorno il cielo, spaventa ombre.
In alto fino alla prima corrente,
vento che accarezza sogni
e infiniti frammenti di realtà.

di Fleurose, qui:
https://fleurerose.wordpress.com/2021/01/27/volo-number-one/

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Vento che muove

vento che muove le falde dell’ombrellone da spiaggia
mentre sul fuoco la carne sfrigola e il fumo si sparge
attorno e l’odore chiede di essere un po’ immaginato

perché siamo controvento lontani ma il quadro è semplice
bambini giocano sulla spiaggia ed è semplice il quadro
dopo ci sarà il banchetto ed è semplice tutto questo

vento che muove le falde mentre la carne sul fuoco
promette un altro piacere il sole è ancora incerto ancora
un po’ indietro la stagione quasi al suo punto la carne

chiede il sapore di essere un po’ immaginato la spiaggia
è una realtà compressa

di Daniele Barbieri, qui:
https://ancoraunaltrome.wordpress.com/2021/01/29/vento-che-muove/?fbclid=IwAR3O9U005042ReRWbXolrmYVcm8it-92jXzyEu-hG18gD18LFV5bdZADuKg

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Ti vedo incurata

In una casa sola, ho una stanza sola.
Tra una parete e l’altra c’è abbastanza spazio
per il corpo non per la mente
malamente
corre dove il corpo non reggerebbe.
La finestra si rivolge a nord-est denigrando
il mezzogiorno appena adesso.
Il mezzogiorno è per ora
solo un punto del panorama. Qui
la punta della pena
scrive la sua pagina di conseguenza.
La posizione ingombrante vizia
il fabbricato e lo lega alla sua età
come dovrebbe
un uomo maturo ai suoi piedi.
La loro vita si regge sulle pietre
alla faccia del sole quando vi pioggia a sbafo.

Da bambino credevo di udirle gemere
nelle mura a mezzogiorno.
È una debolezza che ritrovo
in ogni solitudine. La stanza nella casa
nel condominio nel quartiere dove la luna
si mostra a pezzi e talvolta neppure, si lamenta.
I mobili vibrano
se in soprassalto indovino la porta
ed esco in pensiero: siamo uomini, accidenti,
non solo spiritosi ma corpulenti.
Ti vedo incurata, cittadina
che non sei di aiuto ai ruderi
rimasti, e qui, a cadere.

di Ferdinando Giordano, qui:
https://ferdigiordano.blogspot.com/2021/01/ti-vedo-incurata.html?fbclid=IwAR2fz3mZWQbJXl0tG0i46sy4zVgJy-gKOL8QGW1S0Ct-7W4nB_yqXua_jO8

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Il Vaccinone 21

La domanda è una sola e percorre, squarcia, questi giorni della Merla: ma il Vaccinone ‘ndò cazzo stà? Questo non si sa, ma vatti a fidare delle multinazionali farmaceutiche, che fanno tutto per soldi e niente altro! L’ultima volta che ho preso informazioni su una possibile data, all’Asl mi hanno guardato come fossi vestito da bajadera, e mi hanno parlato dell’estate, senza però specificare di quale anno. Ho dato una botta di conti, ho consultato Mago Agone, che a denti stretti mi ha detto … 2034. Forse però il pronostico è molto ottimista.
L’unica soluzione diventa quella del sacrificio umano per rabbonire gli dei. L’antica usanza era questa, in caso di epidemia, o siccità, o sventure varie, che i capi tribù venissero sgozzati e fatti a pezzi, così gli dei si scazzavano e tutto tornava come prima. Dunque perché non sacrificare sull’Altare della Patria the Repellent e the Immond, ovvero i due vitelli grassi e omonimi della politica italiana? Poi li facciamo a tocchetti e li disperdiamo ai quattro venti, vedrete, l’Italia tornerà potente come ai bei tempi dell’Impero Romano.

Ascolta & Leggi: Jocelyn Pook con una poesia di Franco Bonvini

Ci sono testi che non possono lasciare indifferenti fin dalla prima lettura, e per questo vanno riletti, smontati, rimontati, come un tempo facevano i bambini con i loro giochi. Qui, un Franco Bonvini in forma smagliante.

https://bonvinifranco.wordpress.com/2021/01/28/non-allamore-ma-al-sesso-2/

chi sia interessato all’intera raccolta, può reperirla qui:

Non all’ amore ma al sesso

Non all’amore ma al sesso

Unicorno rosso.
Forse i narcisi piangono, di notte, senza carezze
quando solo la luna li vede
la luna che entra da queste finestre storte
e disegna i narcisi sui muri.
Ma c’è una donna che li vede, disegnati sui muri,
una piccola donna che una volta spargeva colori sui prati
seguendo fili di invisibili sogni.
E sulla rugiada dell’ erba i suoi sogni diventavano fiori
poi qualcosa le sfuggì di mano e fu presa tra bianche lenzuola
furono mura e ombre alle finestre e ai muri
ma i fiori non muoiono mai,
rinascono sempre folli di sole e rugiada.
La piccola donna abita il passato,
sul confine tra il visibile e l’invisibile
ma ancora regala fantasie di seta
cavalcando il suo poderoso unicorno rosso.
Scrivere di lei è ciò che resta.
La piccola donna abita il futuro
sul confine tra il visibile e l’invisibile
un immaginato futuro di stanchezze
e di mura e finestre
e non muore mai.
Rinasce nella fantasia indimostrabile
e ancora cavalca l’unicorno rosso nelle sue camere con vista
ma è così muta di indicibili parole
così muta che non ne ricordo la voce e il viso.
Scrivere di lei è ciò che resta.

E’ di notte, quando tutto dorme che ti trovo,
che ti prendo, immaginata, tra le braccia.
E lì ti possiedo
sostituendo la tua mano penetrante nel sesso già umido
e ti sento, tremante, gioiosa nell’impudico ancheggiare,
ti sento, sollevare il bacino e inghiottirmi il sesso.
Chissà se una volta almeno siamo morti così,
nello stesso fantastico istante
per poi scoprirci lontani ma vivi.
E nuovi.
Pronti per un’ altra prima e unica volta.

Facile.
Sarebbe stato facile un tempo venirti a trovare
portarti tutta la giovinezza
e i muscoli forti per prenderti ai fianchi
e denti buoni per morderti i capezzoli.
Sarebbe stato facile
col drago nei pantaloni appoggiarmi al tuo corpo ancheggiante
sentirne il calore e il profumo
porti un desiderio tra i glutei
e girarti e poi rigirarti
e di nuovo girarti per appoggiarmi tra i seni giovani e sodi.
Sarebbe stato facile venire così, a ogni giro e rigiro.
Invece sono venuto oggi
e ho portato la stanchezza e la vecchiezza delle rughe
i pochi denti rimasti e il drago è solo un’ etichetta sull’ intimo.
Sono venuto oggi e mi son seduto sulle tue panchine
per cercare la permanenza dei corpi e delle cose.
Sono venuto oggi
a vedere l’ effetto che fa sperare che tu non mi veda.

Fuochi sul lago.
La ragazza era lì
era la notte dei fuochi,
sulla riva del lago
lei li guardava brillare.
La ragazza era lì
seduta accanto al suo dolore
nel cono d’ ombra del salice amico
che le sussurrava parole.
Tutti quanti eran lì
illuminati dai fuochi
e ogni botto un desiderio stupito
ogni botto una meraviglia.
La ragazza invece in disparte
nelle ombre di luna
tra i rami del salice
nascondenti le mani.
E ogni botto un tremito di foglia
un affondo di dita
un fremito al seno.
Come un salmerino sinuoso
che brilla le sue squame alla luna.
Seguendo rotte e voli sconosciuti
riaffonda poi nell’acqua dolce di lago.
L’ ultimo colpo la fece tremare
fino al profondo del cuore.
Non se ne accorse nessuno
ma la ragazza sparì per eterni istanti
confusa all’ acqua dolce del lago
in un invisibile abbraccio tra terra e cielo.

E sale e scende, il bosco
come scosso da un movimento tellurico,
tremante e ondulatorio.
Appare e scompare, ondeggiando
e a ogni onda la fiera appare nel nero tra rami
la fiera con la bocca spalancata
la bocca abituata a inghiottire,
la bocca calda e umida.
La fiera che subito scompare
fino alla prossima onda.

Catena alimentare

seni ardenti sopra un letto di spine
il tempo addolora, lungo e stretto.
il Principe sfornò un sogno
in base al quale aumentò
la tassa sui ginocchi, gli innamorati
dovettero pagare ogni volta in cui
volevano la mano, la vita
da impegnare con chiunque, in chiesa
o al municipio, non al monte di pietà.
l’incasso fu molto alto inizialmente,
ma il mondo, col trascorrere del tempo
si vuotò, le anime gelarono,
fu allora un luogo ampio e freddo

Il Vaccinone 20

Certi politici sono come i cani di piccola taglia, più son piccoli e più fanno casino, meno voti hanno e più rompono le balle all’intera nazione, specie quando dorme. Prendiamo un partito a caso: er Piddì (Porelli Dormono), il partito più perdente della storia repubblicana. A qualsiasi elezione il Piddì si sia presentato, le ha perdute, e se per caso (a volte è capitato pure) le ha vinte, chiede la riperdita, o anche il riconteggio dei voti perché ai dirigenti piddini paiono un po’ troppi. Insomma, pur di perdere farebbero i brogli al contrario. Solo loro potevano scegliersi un segretario che gli ha svuotato le casse per propagandare un referendum scritto da un’agenzia di rating estera, perderlo, e lasciare a casa oltre un centinaio di dipendenti per mancanza di fondi. Solo il PD (Partito Desertico) poteva farsi turlupinare parlamentari eletti coi loro voti e trovarseli contro. Insomma il PD non ha anima, ma Italia viva ne ha tante, soprattutto un’animo rinascimentale. Matteo d’Arabia è stato categorico: l’Arabia Saudita sarà location di un nuovo rinascimento. Infatti là tagliano la testa agli assassini, avvelenano gli oppositori, frustano busoni e adulteri donne, tagliano le mani ai ladri, non c’é libertà di parola, e le donne valgono tot cammelli. Insomma, come nell’Italia del Cinquecento, al tempo del Rinascimento. Don Matteo tiene in ostaggio un intero paese con un partito che non è mai stato votato da nessuno, frangia di opportunisti che alla prima tornata elettorale sarà cancellata, ma il PD esisterà ancora per perdere nuove mirabolanti elezioni. Ancora si martellano gli zebedei per la vittoria alle europee del 2014, chiedendosi come possa essere accaduto.

Ascolti amArgine: R.E.M. (dieci anni dopo)

I R.E.M. hanno rappresentato molto per me, fin dal 1983 quando con un po’ di ritardo iniziai a scoprirli. Sono passati quasi dieci anni dal loro scioglimento, avvenuto senza alcun clamore, con un semplice scarno comunicato diffuso il 21 settembre 2011. Fin qui hanno avuto il buon gusto di non riformarsi per velleitarie operazioni nostalgiche e milionarie. Vi lascio qui sotto tre loro pezzi, nell’ultimo compare il grande poeta americano John Giorno venuto a mancare poco tempo fa, buon ascolto.

Impronte indelebili

sveste, riveste il ruolo protagonista
se ne percepisce a lungo la voce fuori campo
che non dice all’estero, parla al cuore

percuote dentro una gragnuola di gioie
da commuovere lasciando
fonti e impronte indelebili; ovunque
sbocciano piccoli florilegi di lacrime

a grappoli la felicità riga uscendo
fino a cadere per terra al termine della propria
odissea

intanto in strada,
l’indifferenza forma angoli acuti
contro portoni chiusi, dietro
un tempo tutti s’abbracciavano

Ascolta & Leggi: Eluvium con poesie di Ezra Pound

Quello che veramente ami rimane

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala!
Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
Dominati, e gli altri ti sopporteranno
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità. Avere, con discrezione, bussato
Perché un Blunt aprisse
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.
Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.

*

Soffitta

Vieni, compiangiamoli quelli che stanno meglio di noi.
Vieni, amica, e ricorda
che i ricchi han maggiordomi e non amici,
e noi abbiamo amici e non maggiordomi.
Vieni, compiangiamo gli sposati e i non sposati.
L’aurora entra a passettini
come una dorata Pavlova,
E io son presso al mio desiderio.
Ne ha la vita in sé qualcosa di migliore
Che quest’ora di chiara freschezza,
l’ora di svegliarsi in amore.

*

Francesca

Venivi innanzi uscendo dalla notte
recavi fiori in mano
ora uscirai fuori da una folla confusa,
da un tumulto di parole intorno a te.
Io che ti avevo veduta fra le cose prime
mi adirai quando sentii dire il tuo nome
in luoghi volgari.
Avrei voluto che le onde fredde sulla mia mente fluttuassero
e che il mondo inaridisse come una foglia morta,
o vuota bacca di dente di leone, e fosse spazzato via,
per poterti ritrovare,
sola.

*

L’albero m’è penetrato nelle mani

L’albero m’è penetrato nelle mani,
La sua linfa m’è ascesa nelle braccia,
L’albero m’è cresciuto nel seno –
Profondo,
I rami spuntano da me come braccia.
Sei albero,
Sei muschio,
Sei violette trascorse dal vento –
Creatura – alta tanto – tu sei,
E tutto questo è follia al mondo.

*

A lume spento

Rendi forti i vecchi sogni
Perché questo nostro mondo non perda coraggio
A lume spento

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Per saperne di più:

https://it.wikipedia.org/wiki/Ezra_Pound

Cronaca medusa

A volte la bici cade da sola,
ogni fermo immagine
prepara l’inevitabile tonfo.
Dio Superuomo Indivisibile,
la stanchezza è visitar musei
credere alla terra perché prona
sotto i piedi, finché
una buca fa perdere la fede

seduta a osservare un quadro
all’unica parete
nel centro del deserto
ricco di grafie incerte,
e ricordare una fame
lunga tutta la vita.

Intollerabile vita impietrita
su quanto le accade intorno,
non c’é secolo di grinfie
impreparate ai ventri molli
alla vittima di turno che,
già in caduta,
non offre minima resistenza
al cane alzato.