Letture amArgine: Appunti sulla poesia italiana della Shoah Di Stefano Carrai.

Ho reperito qui:

https://www.francobuffoni.it/files/pdf/carrai.pdf

questi importanti appunti sulla poesia della Shoah curati da Stefano Carrai.

Il famoso pronunciamento di Adorno che scrivere poesie dopo Auschwitz equivaleva a una barbarie è stato abbondantemente disatteso dai poeti del secondo Novecento, alcuni dei quali, a cominciare da Paul Celan, hanno scritto per giunta proprio sull’olocausto, a dimostrazione di come fosse necessario che anche il linguaggio della poesia ne rendesse testimonianza attuando così l’unica vendetta possibile. Nella letteratura italiana il tema ha dato vita a capolavori ben noti sia nella memorialistica, da 16 ottobre 1943 a Se questo è un uomo, sia nel romanzo, dal Giardino dei Finzi Contini a La storia, cui fanno riscontro film come Kapò o come la La vita è bella. Meno valorizzata risulta la poesia. Tuttavia i testi poetici italiani ispirati allo sterminio – anche solo quelli raccolti nella bella antologia allestita da Valeria M. Traversi – non sono pochi né di poco spessore e dunque reclamano uno studio specifico. (Primo paragrafo dello studio di Stefano Carrai) …

Vista l’imminenza del 27 Gennaio, lascio qui sotto lo Studio in pdf, che offre molti più spunti di riflessione.

Stefano Carrai Appunti sulla poesia italiana della Shoah

Ascolta & Leggi: Giovanni Truppi e Paola Febbraro

Poesia e civiltà non si danno il braccio. Anzi spesso Poesia non ha a che fare con civiltà, ma con molto, molto più. Meglio così, non è vero?

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e forse io chiamo amore qualsiasi cosa che si muova
anzi che cade

se camminiamo l’amore è venuto prima è tramontato
tramonta dietro ai corpi e noi lasciamo che i nostri corpi
non siano sempre persone

*

Queste stanze che diventano locande
sono le mie poesie

le lascio con una leggerezza tale
da farmi godere

perché non si dice mai che si gode a sparire

*

il mio era come
un ritrarmi attorno
a fondi di bicchiere ad angoli di carta
i pugni nel cassetto

*

sono presa dalla voglia di lasciarmi attraversare
dalla nebbia mattutina della tua morte
a volte è questo il refrigerio
del ferro incandescente dentro l’acqua

*

Se s’avvicina ciò che di me è stata
senza differenza tra chi ci fa nascere e chi ci abbandona
non è di poco conto una domanda
se non è di muoversi di stanza in stanza
ma occupar le stanze dire
non cerco strade non voglio camminare ma stare
in casa a più piani a più riprese d’ossigeno e di rose
dire: ce l’ho da fare.

II

Se s’avvicina ciò che di me è stata
interrotta
allora mi allontana la sconfitta
come se non fossi stata io
convertita

ho fretta
voglio invecchiare
come la terra che sotto ha l’animale.

*

mi sono lavata i capelli

mi sono lavata la testa i capelli la testa mi sono lavata la testa
i capelli e ho detto:

sono della specie femminile che piange

22 aprile 2000

*

7 gennaio 1997

bisogna imparare di nuovo
dove poggiare le cose dentro e fuori di noi

e bisogna imparare ad allontanare e ad avvicinare
sia cosa ci fa bene sia cosa ci fa male

e bisogna imparare ancora
ad avvicinare e ad allontanare

sia chi ci dà del bene che chi ci dà del male

*

PETTINE

si dovrebbe poter rimanere più a lungo senza
sapere che fare
far cadere la testa nel grembo
lasciare che il ciclo si compia
forse è questo il grande impedimento il male del secolo
non poterci restare troppo a lungo
senza sapere che fare

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Paola Febbraro nata a Marsciano il 9 gennaio 1956 è scomparsa a Roma il 22 maggio 2008, all’età di 52 anni.
Ha partecipato nel 1979 al Festival di Castelporziano come ideatrice e redattrice di Quotidiana di Poesia. Con la silloge “Turbolenze in aria chiara” è stata finalista del Premio Laura Nobile nel 1994. Sempre nel 1994 ha curato per la rivista Galleria, “Lezioni e Conversazioni” con Amelia Rosselli, nel numero monografico a lei dedicato. Paola Febbraro è stata una poetessa dalla raffinata sensibilità che ha cercato nella poesia le forme di una scrittura universale capace di essere compresa da tutti e intuitivamente interiorizzata.

25 Novembre: basta con la retorica sulla violenza di genere

Mi è capitato di leggere l’articolo di una madonnina che stigmatizza la violenza degli uomini contro le donne, quando lei stessa, secondo quanto disse, picchiò il marito rompendogli un timpano. Detto questo, ho cercato di documentarmi e ho scoperto cose su cui il dibattito si dovrebbe accendere per andare nella giusta direzione.

Invito pertanto tutti quanti a leggere e a scaricare il seguente studio documentale curato da Barbara Benedettelli, di cui citerò alcuni passi:

http://barbarabenedettelli.it/wp-content/uploads/2018/06/I-numeri-oltre-il-genere-indagine-omicidi-nelle-RIS-2017.pdf

La presente indagine ‘Violenza domestica e di prossimità, i numeri oltre il genere, anno 2017’ ha lo scopo di mostrare un quadro d’insieme delle morti violente causate da chi avrebbe dovuto proteggere, amare, o anche solo accompagnare per alcuni tratti il tortuoso cammino della vita. Mettendo insieme gli omicidi avvenuti nelle relazioni più significative si è rilevato che uomini e donne vengono uccisi nello stesso numero e spesso per le stesse ragioni.

Questa indagine, che forse per la prima volta comprende le Vittime maschili e quelle femminili trattando i casi con gli stessi criteri di analisi, va vista come un punto di partenza che invita ad approfondire lo studio del fenomeno, con strumenti idonei e una prospettiva allargata. Senza tralasciare, come invece si fa, sfere mai prese prima in considerazione nello stesso contesto. Si rilevano infatti anche i suicidi da separazione, e degli omicidi-suicidi si tiene conto sia della Vittima sia dell’autore. Lo scopo è quello di individuare le politiche e le strategie più idonee a fermare una strage che ha più protagonisti legati tra di loro da una relazione. E in una relazione, specie se dura nel tempo, i ruoli non sono mai fissi. Le persone non sono pietre.

I numeri che seguono non sono il risultato di proiezioni statistiche che si basano sul calcolo delle probabilità. Sono numeri di persone reali, con nome e cognome. Sono fatti e i fatti, per dirla con Hannah Arendt, sono ostinati. Il numero totale può essere semmai in difetto, perché alcuni delitti possono non essere stati ripresi dai media.
………….

Secondo gli ultimi dati del Viminale (Marzo 2018) nell’Italia del 2017 sono state uccise 355 persone, il numero più basso di sempre. Di queste ben 236 sono state ammazzate in famiglia, in coppia, tra amici, vicini di casa, colleghi di lavoro: le vittime femminili sono 120, le vittime maschili sono 116, 120 se consideriamo anche i 4 italiani uccisi all’estero dalle loro partner.

………….

Però solo la Vittima femminile è al centro dell’attenzione sociale, politica e mediatica. Solo l’uccisione di una donna suscita sdegno, scandalo, orrore. Solo delle donne si pubblicano liste tragiche con nomi e cognomi. Degli uomini che muoiono ammazzati all’interno delle stesse relazioni e per gli stessi motivi sappiamo poco o nulla. Per loro niente piazze, niente piethas né phatos, niente nomi.

…………..

DETTO QUESTO INVITO A LEGGERE L’INDAGINE E A FARLA FINITA COI LUOGHI COMUNI, E SI CONDANNI LA VIOLENZA SULLE PERSONE DA QUALUNQUE PARTE QUESTA ARRIVI. BASTA CON LA RETORICA!

Ascolta & Leggi: Achtung Banditen di Alberto Rizzi e una canzone di Sergio Endrigo.

… considerando che non si può “fare resistenza” se non si ha ben chiaro un progetto da contrapporre a quello che non ci sta bene. (Alberto Rizzi)

Alberto Rizzi, artista oltremodo poliedrico, è un autore che si sa ben districare tra realtà e sperimentalismo. La sua bibliografia è importante, nutrita. Una di queste sue raccolte, Poesie dell’uccidere in volo, è a parer mio uno dei migliori e più importanti contributi alla poesia italiana degli ultimi anni. Anche Achtung Banditen, titolo ispirato al quasi omonimo film di Carlo Lizzani, lo è, per gli ottimi momenti di poesia che contiene, oltre che per lo spirito con cui è stato scritto. Secondo Rizzi, compito del poeta non è soltanto la denuncia di quanto vede attorno (e di cose storte ve ne sono fin troppe), ma anche di saper indicare soluzioni e vie d’uscita. Scrive l’autore nella nota introduttiva:
C’è solo la presa di coscienza, che si è fatto ormai abbastanza per gli altri: i quali hanno tutto il diritto di morire con le loro belle fette di prosciutto sugli occhi. “Decrescita felice” o no, solo chi è disposto a rinunciare a questo modello di sviluppo e a costruirne uno nuovo, basato su autosufficienza e mutua assistenza (fra simili), avrà qualche speranza di restare a galla; soprattutto se saprà coagulare attorno a sé altre persone di pari sensibilità.
Francamente, un ritorno alle Società di Mutuo Soccorso di cent’anni fa, tanto presenti nel nostro tessuto sociale in pianura padano veneta? Qui mi piacerebbe che l’autore scendesse dal generico e spiegasse meglio. Restano in ogni modo un pugno di poesie, alcune ottime, degne di varie letture, oltre alle soluzioni ortografiche e sintattiche, vere e proprie innovazioni nel linguaggio, che l’autore propone. Fossi in voi, questo libro me lo procurerei. Mi scuso con voi e con l’autore per la scarsa qualità grafica con cui ho riprodotto i suoi testi a tutta pagina, ma non ho saputo fare meglio. Buona lettura.

il suo sito internet con nota biografica

http://www.seautos.it/curriculum.html

PER LO SCIOPERO NEI TRASPORTI A MILANO, 1/12/2003

“Fu così anche nel Quarantatré…”
(il nonno ancor-luce-negli-occhi)
“…anzi si rischiava peggio; adesso i fascisti si sono fatti furbi: ti piangon di diritti, per fregarci meglio, l’un contro l’altro ad azzannarci a sangue.”
—–
Ma non preoccupatevi
——————–mafiosi dei palazzi alti
io qui proclamo non è rivoluzione

‘st’infelici li compri sempre col prosciutto

vedon disperazione nel non più legare
il pranzo con la cena ma
————————coglioni
cosa ne sanno di causa con l’effetto…

Resti a noi almen consolazione
—————————— nel veder quant’energia
ancor rimane nella massa doma e bruta
——————————- da scatenar nella bufera tanta
qualora le nostre mani sia di conto
di bènsporcàrle per lavar fondo il tutto

*

DISPOSIZIONI, 1

Pensa a ciò che ti darebbe a tatto più piacere
e dalla mente rimuovilo con fretta

“guerra” è far ciò che va fatto
—————————————- null’altro vi ci conta

anche l’udire il pianto dei parenti
per i nemici loro cari estinti

——————(se piacer questo ti porta)

è fuori dal confronto

Coltiva dunque tuoòdio
———————- dagli spazio in cuore ed indirizzo
ma non verso colui che a specchio
ti mostran lerci i miserabili al timone

scoprir dovrai il nervo più scoperto
————– il ganglio ipersensibile
————– il vero portatore del potere
che dietro a chi appare
———————– bene a tutti sta celato

e al quale questa maggioranza fàtt’idiòta
prostituisce ógnimoménto il suo consenso

Scoprir dovrai l’esatto luogo
—————————- il volto più disguiso
seguire il flusso del denaro
—————————– più che le immagini fuorvianti
da servi prezzolati bèndiffùse

fa attenzione alle strette di mano
———— a come si guardano negli occhi
———— a chi frequenta chi
———— alle cene fuori dai palazzi
lontano dai telegiornali vili

Coltiva il tuo odio ma
——————— freddo
dagli le ali dell’indagine più acuta
———————————– del calcolo di ciascuna conseguenza
prima di tutto dentro a te
————————– quando che segni il colpo
E se la conseguenza del colpire
gioia ti porterà nel cuore
————————–allora sia la rinuncia l’unica tuo agire
soddisfazione e vanto
estranei sono a qualsivoglia guerra

solo senso e unico timone
sia il capire ciò che vada fatto

e prèstoebène farlo

*

TRANSUMANZA

Questo comprendemmo un giorno

d’essere indispensabili a nulla
————————a nessuno

se non a noi stessi

tutti noi
——– la minoranza sana d’una qualùnquecittà
come per un caso improvviso
——- illuminazione dentro

tutti i sensibili
—- i timidi
—- gli splendidi per fori di chiodi
e non solo a mani e piedi
— i figli-alla-terra per vocazione
— i raminghi per scelta

i raminghi al migrare
da un oro rubato
————– che secca le anime
a chi non ama il suo cuore

Tutti i diversi

—————(nel bacio, nello sguardo, nel cuore)

i migliori scherniti dai più
————————— quei molti felici di spalare letame
non certo a proteggere un fiore

i migliori al servizio
di ogni vita che valga

Ci fermammo e guardammo

ci fermammo e andammo

un gruppo da cui nascevano gruppi

—————- si staccavano gruppi
—————- crescevano affinità
gruppi che rimanevano sul sentiero
dicendo “alabama”
mentre altri continuavano il sentiero
——————————— più certi che il restàrlóro
li attendesse là oltrecrinàle
—————————–ciascuno in cuòrcèrto di non dover restare
fra una maggioranza vile

Dalle pozze d’umanità lasciate sul sentiero
magmava la vita più pura

le ombre di chi andava
tenevan per mano un silenzio
————————— che sapeva d’antico ritrovato nel giusto
la città lasciata ai dementi

Arma contro follia non serve

le luci nel buio dei colli lontani
compagnavano i passi a seguire la strada
e quella certezza d’andare
concresciùta nel cuore

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Ma una società nella quale le adolescenti si prostituiscono per la ricarica del telefonino (credendosi magari più emancipate delle loro madri) e gli adolescenti di entrambi i sessi assumono allegramente sostanze, con le quali si bruceranno il cervello entro i primi venticinque anni di vita, non ha più nulla da dire, né da fare: perché ha scelto di suicidare se stessa attraverso i propri figli. (Alberto Rizzi)

Ascolta & Leggi: Beatles una Canzone e Danilo Dolci poesie

Ciascuno cresce solo se sognato

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

*

Tutti insieme

Le serate più belle le ho passate piccolino,
quando eravamo in casa tutti insieme
e mio nonno, mio padre raccontavano
storie belle, o le loro esperienze:
pure fino alle undici
– si schiacciava due mandorle –
mezzanotte, ascoltavo a bocca aperta,
me ne stavo d’inverno
vicino allo scaldino di mia nonna
tanto saggia che mai aveva un bisticcio
con le sue nuore.
Ci piace la famiglia tutta unita:
uno ha un problema, sa dove appoggiarsi
per discuterlo e avere consigli,
i migliori argomenti risultano.

*

Eguali

Sono eguali due rondini
se non sei rondine:
due occhi eguali non esistono.
Due alberi eguali non esistono,
fiori eguali, due petali –
due canti eguali,
due toni.
Due albe eguali non esistono,
tramonti eguali, due stelle,
ore eguali,
attimi.

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per saperne di più su Danilo Dolci:
https://it.wikipedia.org/wiki/Danilo_Dolci

9 agosto 1945 – 9 agosto 2019: Nagasaki, musica di Ultravox!, poesia di Gregory Corso

La mattina del 9 agosto 1945 l’equipaggio del Boeing B-29 Superfortress, il bombardiere designato per la missione, si alzò in volo con a bordo la bomba atomica soprannominata “Fat Man”, alla volta di Kokura, l’obiettivo iniziale della missione. Tuttavia le nubi non permisero di individuare esattamente l’obiettivo e dopo tre passaggi sopra la città, ormai a corto del carburante necessario per il viaggio di ritorno, l’aereo venne dirottato sull’obiettivo secondario, Nagasaki.
Poco dopo, alle 11:00, l’osservatore del bombardiere, creduto aereo di ricognizione, sganciò degli strumenti attaccati a tre paracadute: questi strumenti contenevano dei messaggi diretti al professore Ryokichi Sagane, fisico nucleare dell’Università Imperiale di Tokyo che aveva studiato all’Università di Berkeley assieme a tre degli scienziati responsabili della bomba atomica, perché informasse la popolazione dell’immane pericolo che stavano per correre. I messaggi vennero ritrovati dalle autorità militari, ma non furono consegnati al destinatario.

Effetti della bomba atomica su Nagasaki.
Alle 11:02, alcuni minuti dopo aver incominciato a sorvolare Nagasaki, il capitano avvistò visivamente, così come era stato ordinato, il nuovo obiettivo, che era ancora una volta nascosto dalle nubi. Dato che non era pensabile tornare indietro e rischiare un ammaraggio dovuto alla mancanza di carburante con un’arma atomica a bordo, il comandante decise, in contrasto con gli ordini, di accendere il radar in modo da individuare l’obiettivo anche attraverso le nubi: così “Fat Man”, che conteneva circa 6,4 kg di plutonio-239, venne sganciata sulla zona industriale della città. La bomba esplose a circa 470 m d’altezza vicino a fabbriche d’armi; a quasi 4 km a nord-ovest da dove previsto: questo “sbaglio” salvò gran parte della città, protetta dalle colline circostanti, dato che la bomba cadde nella valle di Urakami.
Tuttavia il computo delle vittime rimase drammaticamente elevato. Le stime sul numero dei morti all’istante variano da 22.000 a 75.000 persone. Secondo la maggior parte delle valutazioni, almeno 35000-40 000 dei 240 000 residenti a Nagasaki vennero uccisi all’istante e oltre 55 000 rimasero feriti. Il numero totale degli abitanti uccisi viene comunque valutato intorno alle 80 000 persone, incluse quelle esposte alle radiazioni nei mesi seguenti. Nei mesi successivi alle esplosioni, il numero complessivo di vittime nelle città di Hiroshima e Nagasaki superò le 200 000 persone.

BOMBA

INCALZATRICE DELLA STORIA FRENO DEL TEMPO TU BOMBA
GIOCATTOLO DELL’UNIVERSO MASSIMA RAPINATRICE DI CIELI NON POSSO ODIARTI
FORSE CHE L’ODIO IL FULMINE SCALTRO LA MASCELLA DI UN ASINO
LA MAZZA NODOSA DI UN MILIONE DI A.C. LA CLAVA IL FLAGELLO L’ASCIA
CATAPULTA DA VINCI TOMAHAWK COCHISE ACCIARINO KIDD PUGNALE RATHBONE
AH E LA TRISTE DISPERATA PISTOLA VERLAINE PUSKIN DILLINGER BOGART
E NON HA S. MICHELE UNA SPADA INFUOCATA S. GIORGIO UNA LANCIA DAVIDE UNA FIONDA
BOMBA SEI CRUDELE COME L’UOMO TI FA E NON SEI PIÙ CRUDELE DEL CANCRO
OGNI UOMO TI ODIA PREFERIREBBE MORIRE IN UN INCIDENTE D’AUTO PER UN FULMINE ANNEGATO
CADENDO DAL TETTO SULLA SEDIA ELETTRICA DI INFARTO DI VECCHIAIA DI VECCHIAIA O BOMBA
PREFERIREBBE MORIRE DI QUALSIASI COSA PIUTTOSTO CHE PER TE IL DITO DELLA MORTE È INDIPENDENTE
NON STA ALL’UOMO CHE TU BUM O NO LA MORTE HA DISTRUTTO DA UN PEZZO
IL SUO AZZURRO INFLESSIBILE IO TI CANTO BOMBA PRODIGALITÀ DELLA MORTE GIUBILEO DELLA MORTE
GEMMA DELL’AZZURRO SUPREMO DELLA MORTE CHI VOLA SI SCHIANTERÀ AL SUOLO LA SUA MORTE SARÀ DIVERSA
DA QUELLA DELLO SCALATORE CHE CADRÀ MORIRE PER UN COBRA NON È MORIRE PER DEL MAIALE GUASTO
SI PUÒ MORIRE IN UNA PALUDE IN MARE E NELLA NOTTE PER L’UOMO NERO
OH CI SONO MORTI COME LE STREGHE D’ARCO AGGHIACCIANTI MORTI ALLA BORIS KARLOFF
MORTI INSENSIBILI COME UN ABORTO MORTI SENZA TRISTEZZA COME VECCHIO DOLORE BOWERY
MORTI NELL’ABBANDONO COME LA PENA CAPITALE MORTI SOLENNI COME I SENATORI
E MORTI IMPENSABILI COME HARPO MARX LE RAGAZZE SULLA COPERTINA DI VOGUE LA MIA
PROPRIO NON SO QUANTO SIA TERRIBILE LA MORTEPERBOMBA POSSO SOLO IMMAGINARLO
EPPURE NESSUNA MORTE DI CUI IO SAPPIA HA UN’ANTEPRIMA COSÌ BUFFA PANORAMO
UNA CITTÀ LA CITTÀ NEW YORK CHE STRARIPA A OCCHI DESOLATI RIFUGIO NEL SUBWAY
CENTINAIA E CENTINAIA UN PRECIPITARE DI UMANITÀ TACCHI ALTI PIEGATI
CAPELLI SPINTI INDIETRO GIOVANI CHE DIMENTICANO I PETTINI
SIGNORE CHE NON SANNO COSA FARE DELLE BORSE DELLA SPESA
IMPASSIBILI DISTRIBUTORI AUTOMATICI DI GOMMA MA 3° ROTAIA PERICOLOSA LO STESSO
RITZ BROTHERS DEL BRONX SORPRESI SUL TRENO A
LA SORRIDENTE RÉCLAME DEL SCHENLEY SORRIDERÀ SEMPRE
MORTE FOLLETTO BOMBA SATIRO BOMBAMORTE
TARTARUGHE CHE ESPLODONO SOPRA ISTANBUL
LA ZAMPA DEL GIAGUARO CHE BALZA
PER AFFONDARE PRESTO NELLA NEVE ARTICA
PINGUINI PIOMBATI CONTRO LA SFINGE
LA CIMA DELL’EMPIRE STATE
SFRECCIATA IN UN CAMPO DI BROCCOLI IN SICILIA
EIFFEL A FORMA DI C NEI MAGNOLIA GARDENS
S. SOFIA ATLETICA BOMBA SPORTIVA
I TEMPLI DELL’ANTICHITÀ
FINITE LE LORO GRANDIOSE ROVINE
ELETTRONI PROTONI NEUTRONI
CHE RACCOLGONO CAPELLI ESPERIDI
CHE PERCORRONO IL DOLENTE GOLF DELL’ARCADIA
CHE RAGGIUNGONO TIMONIERI DI MARMO
CHE ENTRANO NELL’ANFITEATRO FINALE
CON UN SENSO DI IMNODIA DI TUTTE LE ILIO
ANNUNCIANDO TORCE DI CIPRESSI
CORRENDO CON PENNACCHI E STENDARDI
E TUTTAVIA CONOSCENDO OMERO CON PASSO AGGRAZIATO
ECCO LA SQUADRA DEL PRESENTE IN VISITA
LA SQUADRA DEL PASSATO IN CASA
LIRA E TUBA INSIEME CONGIUNTE
ODI E WURSTEL SODA OLIVA UVA
GALASSIA DI GALA USCIERE TOGATO
E IN ALTA UNIFORME O FELICI POSTI A SEDERE
APPLAUSI E GRIDA E FISCHI ETEREI
LA PRESENZA BILIONE DEL PIÙ GRANDE PUBBLICO
IL PANDEMONIO DI ZEUS
HERMES CHE CORRE CON OWENS
LA PALLA LANCIATA DA BUDDHA
CRISTO CHE PICCHIA LA PALLA
LUTERO CHE CORRE ALLA TERZA BASE
MORTE PLANETARIA OSANNA BOMBA
FA SBOCCIARE LA ROSA FINALE O BOMBA DI PRIMAVERA
VIENI CON LA TUA VESTE DI VERDE DINAMITE
LIBERA DALLA MACCHINA L’OCCHIO INVIOLATO DELLA NATURA
DAVANTI A TE. LI PASSATO RAGGRINZITO
DIETRO DL TE IL FUTURO CHE CI SALUTA O BOMBA
RIMBALZA NELL’ERBOSA ARIA DA TROMBA
COME LA VOLPE NELL’ULTIMA TANA
TUO CAMPO L’UNIVERSO TUA SIEPE LA TERRA
SALTA BOMBA RIMBALZA BOMBA SCHERZA A ZIG ZAG
LE STELLE UNO SCIAME D’API NELLA TUA BORSA TINTINNANTE
ANGELI ATTACCATI AI TUOI PIEDI GIUBILEO
RUOTE DI PIOGGIALUCE SUL TUO SCANNO
SEI ATTESA E GUARDA SEI ATTESA
E I CIELI SONO CON TE
OSANNA INCALESCENTE GLORIOSA LIAISON
BOMBA O STRAGE ANTIFONIA FUSIONE SPACCO BUM
BOMBA FA L’INFINITO UNA IMPROVVISA FORNACE
DISTENDI IL. TUO SPAZZARE CHE ABBRACCI MOLTITUDINI
AVVIATI ORRIBILE AGENDA
STELLE DEL CARRO PIANETI CARNAIO ELEMENTI DI CARCASSA
FA’ CADERE L’UNIVERSO SALTA CIUCCIANTE COI DITO IN BOCCA
SUI SUO DA TANTO DA TANTO MORTO NEANCHE
DAL TUO MINUSCOLO PELOSO OCCHIO SPASTICO
ESPELLI DILUVI DL CELESTIALI VAMPIRI
DAL TUO GREMBO INVOCANTE
VOMITA TURBINI DI GRANDI VERMI
SQUARCIA IL TUO VENTRE O BOMBA
DAL TUO VENTRE FA’ SCIAMARE SALUTI DI AVVOLTOLO
INCALZA COL TUOI MONCHERINI STELLATI DL IENA
LUNGO IL MARGINE DEL PARADISO
BOMBA O FINALE PIED PIPER
SOLE E LUCCIOLA VALZEGGIANO DIETRO LA TUA SORPRESA
DIO ABBANDONATO ZIMBELLO
SONO LA SUA RADA FALSO-NARRATA APOCALISSE
LUI NON PUÒ SENTIRE LE UN-BEL-GIORNO
PROFANAZIONI DEL TUO FLAUTO
LUI È ROVESCIATO SORDO NELL’ORECCHIO PUSTOLOSO DEL SILENZIATORE
IL SUO REGNO UN’ETERNITÀ DI CERA VERGINE
TROMBE TAPPATE NON LO ANNUNCIANO
ANGELI SIGILLATI NON LO CANTANO
UN DIO SENZA TUONI UN DIO MORTO
BOMBA IL TUO BUM LA SUA TOMBA,
CHE IO MI CHINI SU UN TAVOLO DI SCIENZA
ASTROLOGO CHE GUAZZA IN PROSA DI DRAGHI
QUASI ESPERTO DL GUERRE BOMBE SOPRATTUTTO BOMBE
CHE IO SIA INCAPACE DI ODIARE CIÒ CHE È NECESSARIO AMARE
CHE IO NON POSSA ESISTERE IN UN MONDO CHE CONSENTE
UN BIMBO ABBANDONATO IN UN PARCO UN UOMO MORTO SULLA SEDIA ELETTRICA
CHE IO SIA CAPACE DI RIDERE DI TUTTE LE COSE
DL TUTTE QUELLE CHE SO E QUELLE CHE NON SO PER NASCONDERE IL MIO DOLORE
CHE DICA DI ESSERE UN POETA E PERCIÒ AMO OGNI UOMO
SAPENDO CHE LE MIE PAROLE SONO LA RICONOSCIUTA PROFEZIA DI OGNI UOMO
E LE MIE NON PAROLE UN NON MINORE RICONOSCIMENTO,
CHE IO SIA MULTIFORME
UOMO CHE INSEGUE LE GRANDI BUGIE DELL’ORO
POETA CHE VAGA TRA CENERI LUMINOSE
COME MI IMMAGINO
UN SONNO CON DENTI DI SQUALO UN MANGIA-UOMINI DI SOGNI
ALLORA NON HO BISOGNO DI ESSER DAVVERO ESPERTO DI BOMBE
PER FORTUNA PERCHÉ SE LE BOMBE ML SEMBRASSERO LARVE
NON DUBITEREI CHE DIVENTEREBBERO FARFALLE
C’È UN INFERNO PER LE BOMBE
SONO LAGGIÙ LE VEDO LAGGIÙ
STAN LI E CANTANO CANTI
SOPRATTUTTO CANTI TEDESCHI
E DUE LUNGHISSIMI CANTI AMERICANI
E VORREBBERO CHE CI FOSSERO ALTRI CANTI
SPECIALMENTE CANTI RUSSI E CINESI
E QUALCHE ALTRO LUNGHISSIMO CANTO AMERICANO
POVERA PICCOLA BOMBA CHE NON SARAI MAL
UN CANTO ESCHIMESE IO TI AMO
VOGLIO METTERE UNA CARAMELLA
NELLA TUA BOCCA FORCUTA
UNA PARRUCCA DI GOLDILOCKS SULLA TUA ZUCCA PELATA
E FARTI SALTELLARE CON ME COME HANSEL E GRETEL
SULLO SCHERMO DI HOLLYWOOD
O BOMBA IN CUI TUTTE LE COSE BELLE
MORALI E FISICHE RIENTRANO ANSIOSE
FIOCCO DI FATA COLTO DAL
PIÙ GRANDE ALBERO DELL’UNIVERSO
LEMBO DI PARADISO CHE DÀ
UN SOLE ALLA MONTAGNA E AL FORMICAIO
STO IN PIEDI DAVANTI ALLA TUA FANTASTICA PORTA GIGLIALE
TI PORTO ROSE MIDGARDIAN MUSCHIO D’ARCADIA
RINOMATI COSMETICI DELLE RAGAZZE DEL PARADISO
DAMMI IL BENVENUTO NON TEMERE, LA TUA PORTA APERTA
NÉ IL GRIGIO RICORDO DEL TUO FREDDO FANTASMA
NÈ I RUFFIANI DEL TUO TEMPO INCERTO
IL LORO CRUDELE SCIOGLIERSI TERRENO
OPPENHEIMER È SEDUTO
NELLA BUIA TASCA DI LUCE
FERMI È DISSECCATO NEI MOZAMBICO DELLA MORTE
EINSTEIN LA SUA BOCCAMITO
UNA GHIRLANDA DI PATELLE SULLA TESTA DI CALAMARI LUNARI
FAMMI ENTRARE BOMBA SORGI DA QUELL’ANGOLO DA TOPO GRAVIDO
NON TEMERE LE NAZIONI DEL MONDO CON LE SCOPE ALZATE
O BOMBA TI AMO
VOGLIO BACIARE IL TUO CLANK MANGIARE IL TUO BUM
SEI UN PEANA UN ACMÉ DL URLI
UN CAPPELLO LIRICO DEL SIGNOR TUONO
FAI RISUONARE LE TUE GINOCCHIA DI METALLO
BUM BUM BUM BUM BUM
BUM TU CIELI E BUM TU SOLI
BUM BUM TU LUNE TU STELLE BUM
NOTTI TU BUM TU GIORNI TU BUM
BUM BUM TU VENU TU NUBI TU NEMBI
FATE BANG VOI LAGHI VOI OCEANI BING
BARRACUDA BUM E COGUARI BUM
UBANGHI BANG ORANGUTANG
BING BANG BONG BUM APE ORSO SCIMMION
TU BANG TU BONG TU BING
LA ZANNA LA PINNA LA SPANNA
SI SI IN MEZZO A NOI CADRÀ UNA BOMBA
FIORI BALZERANNO DI GIOIA CON LE RADICI DOLORANTI
CAMPI SI INGINOCCHIERANNO ORGOGLIOSI SOTTO GLI HALLELUIA DEL VENTO
BOMBE-GAROFANO SBOCCERANNO BOMBE-ALCE RIZZERANNO LE ORECCHIE
AH MOLTE BOMBE QUEL GIORNO INTIMIDIRANNO GLI UCCELLI IN ASPETTO GENTILE
EPPURE NON BASTA DIRE CHE UNA BOMBA CADRÀ
SIA PURE SOSTENERE CHE IL FUOCO CELESTE USCIRÀ
SAPPIATE CHE LA TERRA MADONNERÀ IN GREMBO LA BOMBA
CHE NEL CUORE DEGLI UOMINI A VENIRE ALTRE BOMBE. NASCERANNO
BOMBE DA MAGISTRATURA AVVOLTE IN ERMELLINO TUTTO BELLO
E SI PIANTERANNO SEDUTE SUI RINGHIOSI IMPERI DELLA TERRA
FEROCI CON BAFFI D’ORO.

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Ascolta & Leggi: David Bowie & Platone.

Atene 370 A.C.

Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità; quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?

In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde; in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte; in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici; in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?

Ecco, secondo me, come nascono le dittature.
Esse hanno due madri.
Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia.
L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi,
precipita nella corruzione e nella paralisi.
Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è
pronuba e levatrice.
Così la democrazia muore: per abuso di se stessa.
E prima che nel sangue, nel ridicolo .

Tratto da: Platone, La Repubblica – Cap. VIII.