ce la siamo fatta 24

Tempo di denuncia dei redditi 730, 740, 750, 760, 770! Ve le scontate voi le spese per l’Uomo non è di Legno, oppure non sono detraibili? E voi donne mettete su le fatture da vibratore per lockdown? (a no, vanno su il prossimo anno). E l’affitto della mansardina arredata a garçonnière, si scaleggia? Insomma i dubbi sono mille, e ci vuole un buon commercialista per uscirne indenni. Quando vado in tabaccheria mi dicono che il costo delle mascherine è detraibile, di conservare lo scontrino, ma se compro una mascherina di Prada me la posso detrarre? Ah questo 730 è lunare! Capisco quel commercialista che, dopo essersi legato un macigno al collo, era talmente confuso che anziché gettarsi nel Po, si è gettato sotto un intercity facendolo deragliare e uscendone praticamente illeso. Ora, per morire, ha messo un annuncio su Scemus cercando disperatamente una Prinz! (vostraaaa!!!!!). Sciolti tutti i dubbi fiscali, resta la scelta di destinazione del 5 e dell’8 per mille.
Voi a chi lo destinate?
Io avrei pensato di destinare il 5 per mille all’Ente per la protezione degli orfani dei garibaldini.
L’8 per mille invece lo destinerei a un ente religioso di importanza nazionale: “‘ndrangheta is love” siete d’accordo? I suggerimenti sono ben accetti. Grazie.

ce la siamo fatta 15

Giuseppe Conte è un grande, spendiamo i soldi del malloppo appena arrivano, ha detto e sottointende, prima che ci ripensino. Speriamo ci sia anche la possibilità di ottenere il bonus “moschea per manipolo di eroi” perché qua il piatto piange. Oltre al fattaccio che è successo oggi mentre Agone, di guardia, come sempre si è addormentato.
Cobra ha sfiorato col suo fiammifero da labbra, il gluteo destro della first lady. Il fiammifero si è acceso e ha dato fuoco al Resto del Carlino di oggi, dove viene riportata la notizia sul vairus per le vie di Bologna già da dicembre dello scorso anno. Il fuoco si è propagato alla tela con doppi servizi di Ragno Vargas, ha svegliato Adrianone e soprattutto ha incendiato le nostre ultime salsicce, tradendo la presenza di carne di maiale dentro una moschea islamica. L’imam si è incazzato come un crociato.
Pensare che avevo già pronto l’articolo con tutti i nomi dei responsabili della pandemia, ma il foglietto è rimasto sotto le salsicce in un barbecue memorabile. Tutto da rifare…

ce la f’aremo 5

Giovedì 7 maggio, ieri per prepararsi spiritualmente alla ripresa delle messe prevista a partire dal 18 maggio, i milanesi si sono riversati festosi sui navigli, luogo molto rinomato per i ritiri spirituali. Durante la Covida, abbiamo rubato qualche botta e risposta tra due simpatici imprenditori, uno di centro destra e uno di centro sinistra:
Uhè bauscia, in due mesi ho già perso 40.000 euro di fatturato!
Ma se lo scorso anno ne hai fatturati in tutto 15.000!
Uhè come si fa a vivere con 600 euro al mese, ma il Conte l’è matt?
Perché quanto paghi il tuo dipendente in nero?

E io che pensavo, come scrive Scerbanenco, i milanesi ammazzano al sabato! Invece no, ammazzano sette giorni su sette! Insomma, questi bravi ragazzi non sanno stare fermi!
Anche Agone mi ha tradito. Dopo avergli chiesto in sequenza Oltretomba, Corna vissute, OV, Le Ore… lui ha rilanciato con Il Cammino di Compostela, La Via Francigena, Beccacce che Passione e Famiglia Cristiana: certo che di questi tempi leggere Il Cammino di Compostela o La Via Francigena, equivale, dopo eoni di astinenza alla lettura di Corna Vissute. Tèl quèl! Un po’ come questi milanesi, così attivi, così infetti.

Quarantena 36

Ebbene sì, anche cani e gatti hanno ben capito che qualcosa non va, a prescindere da Adrianone e dal suo tentato golpe casalingo di qualche giorno fa in combutta col ragno Vargas. Eravamo soliti lasciarli soli a casa anche per intere giornate, alcuni telefonavano a Chi l’ha visto? per chiedere aggiornamenti sul rintraccio dei loro umani di riferimento. Ora, poverini, sono disorientati, anche infastiditi. Siamo sempre in mezzo, esageriamo in coccole non richieste, e, i cani soprattutto, vengono sottoposti a crudeli prestazioni da maratoneti cui non erano abituati. I gatti sono ancora più disperati, poveretti, del tutto refrattari alle lezioni di lingua canina cui vengono cinicamente obbligati. Gli unici a salvarsi, per il momento, sono i pesci negli acquari e gli uccellini in gabbia, anche se qualcuno inizia a guardarli con cupidigia pensando all’ultima ricetta di Cannavacciuolo. Altra cosa sono gli animali da cortile a da stalla, specie i somari, sembra ce ne sia stata una transumanza biblica verso il palazzo della regione Lombardia.

Lettera di Annie Ernaux al presidente Macron (dal blog di Barbara Auzou)

Cergy, 30 marzo 2020

Signor Presidente,

“Ti scrivo una lettera / Che potresti leggere / Se hai tempo”. Per lei che è appassionato di letteratura, questa introduzione probabilmente significa qualcosa. È l’inizio della canzone di Boris Vian Il Disertore, scritta nel 1954, tra la guerra in Indocina e quella dell’Algeria. Oggi, qualunque cosa lei proclami, non siamo in guerra, il nemico qui non è umano, non è il nostro prossimo, non ha né pensato né voglia di fare del male, ignora i confini e le differenze sociali, riprodotto alla cieca saltando da un individuo all’altro. Le armi, poiché si preoccupa di questo lessico guerriero, sono i letti degli ospedali, i respiratori, le maschere e i test, è il numero di medici, scienziati, operatori sanitari. Tuttavia, da quando guida la Francia, è rimasto sordo alle grida di allarme del mondo della salute e di ciò che leggemmo sul banner di una demo lo scorso novembre – Lo stato conta i suoi soldi, conteremo i morti– suona tragicamente oggi. Ma ha preferito ascoltare coloro che sostengono il disimpegno dello Stato, sostenendo l’ottimizzazione delle risorse, la regolazione dei flussi, tutto questo gergo tecnocratico privo di carne che annega il pesce della realtà. Ma guardi, questi sono i servizi pubblici che, per la maggior parte, assicurano il funzionamento del Paese: ospedali, istruzione nazionale e le sue migliaia di insegnanti, insegnanti che sono così mal pagati, società elettrica, uffici postali, metropolitane e Ferrovie dello Stato. E quelli che, una volta, ha detto che non erano niente, ora sono tutto, quelli che continuano a svuotare la spazzatura, a battere gli scontrini nelle casse, a consegnare le pizze, a garantire questa vita essenziale come la vita intellettuale e materiale .

Strana scelta rispetto alla parola “resilienza”, che significa ricostruzione dopo un trauma. Non ci siamo ancora. Si preoccupi, signor Presidente, degli effetti di questo periodo di confino, di sconvolgimenti nel corso degli eventi. È un buon momento per porsi domande. Un tempo per desiderare un nuovo mondo. Non il suo! Non quello in cui i decisori e i finanzieri ripetono già spudoratamente l’antifona “lavora di più”, fino a 60 ore settimanali. Molti di noi non vogliono più un mondo la cui epidemia rivela disuguaglianze eclatanti, molti, al contrario, vogliono un mondo in cui bisogni fondamentali, cibo sano, cure mediche, alloggio, istruzione, cultura, siano garantiti a tutti, un mondo la cui attuale solidarietà ne mostra, appunto, la possibilità. Sa, signor Presidente, che non lasceremo più che la nostra vita ci venga sottratta, abbiamo solo questa e “niente batte la vita” – canzone, ancora una volta, di Alain Souchon. Né limiti per lungo tempo le nostre libertà democratiche, oggi ristrette, libertà che consente alla mia lettera – a differenza di quella di Boris Vian, bandita dalla radio – di essere letta questa mattina sulle onde di una radio nazionale.

Annie Ernaux

Rosa Pierno: “Istoriato” da La Dimora del Tempo Sospeso

A mio avviso una delle voci migliori, e più discrete, della poesia italiana. Un articolo tutto da leggere e un libro da procurarsi.

La dimora del tempo sospeso

di Marco Ercolani

Istoriato (Asola – Mn – Gilgamesh Edizioni, 2020) è un poema narrativo per frammenti, dove l’autrice afferma di non avere una storia da raccontare. «Qui si narra una storia d’amore senza capo né coda, col suo furente delirio e la serena contemplazione, l’accorato anelito e il sordo rancore…Le storie sono tante, mai universali. Amore è al singolare. E non ha storia. È doppio e non ha fondo, né inizio né fine, nessuna variazione». Ma intanto Rosa Pierno viaggia in questo “doppio che non ha fondo”, viaggia nell’eterna storia di due amanti, sempre sul confine della dicibilità, fra realtà, finzione e immaginazione. La storia è vissuta, dipinta, evocata, e lascia nel lettore quella che potremmo definire una scia di parole evocanti, antiche, attuali, gentili, preziose, dove tutto accade mentre potrebbe non accadere. Il tema della “scia” è potente in questo libro, che mette in scena il labirinto di…

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a che ora la fine del mondo?

Telegiornali tutti uguali, anche nella grafica, notizie le stesse: il mondo trasmette oramai a reti unificate. Notiziari utilissimi che ci dicono che fa freddo in inverno e caldo in estate. Cosa sta succedendo? Dalla generale e bieca oppressione delle popolazioni più deboli e indifese fa capolino il mostro-spettacolo. Cos’è? Una specie di spauracchio, da dimenticare quando sarà uscito quello nuovo. Ricorderete tutti a inizio 2020 quando fu assassinato il generale iraniano Suleimani. Un drone americano lo uccise e per qualche giorno fummo portati a credere che il mondo fosse sull’orlo di una guerra mondiale. Guerra spettacolo mai dichiarata e mai combattuta per le opinioni di analisti all’amatriciana. Poi, nelle settimane successive è arrivata l’epidemia spettacolo, il così detto Coronavirus. Un morbo venuto dal nulla e conclamato in una “cittadina” cinese di undici milioni di abitanti. Ogni giorno da allora notizie sempre più inquietanti sul morbo misterioso e maligno, sui morti e sui contagiati, ora i primi contagi anche in Italia. Tutto il mondo è paese si diceva un tempo, ora in piena globalizzazione planetaria ci viene quotidianamente propinato lo spauracchio di cui aver paura. Nel frattempo finanza e multinazionali fanno i loro sporchi affari e le popolazioni sono sempre più indifese dal drenaggio continuo di ricchezza, diritti e salute appannaggio di pochi. Una semplice domanda: cui prodest?

Secondo Concorso Nazionale di Poesia La Staffetta (bando da scaricare e invito a partecipare)

Archiviata la prima edizione del Concorso, e vista la bellezza che ha prodotto, riproponiamo anche per il 2020 una nuova edizione del Premio. Invito a scaricare il bando e invito i lettori di questo blog a partecipare. Il Monumento alla Staffetta partigiana è sorto anche per merito dei Poeti. Io stesso mi faccio garante della regolarità e dello spessore del premio, essendone, oltre che l’ideatore, il segretario senza diritto di voto.

Il Bando è scaricabile qui:

BANDO LA STAFFETTA premio nazionale di poesia seconda edizione-convertito

Ai poeti preferisco gli autori

Non basta scrivere poesie per essere poeti. Ci si confonde parecchio su questo argomento. In tempi in cui alla poesia mancano drammaticamente lettori, i sedicenti poeti cercano disperatamente una visibilità difficile da trovare. Alcuni esibiscono palmarès di premi da fare invidia a un olimpionico. Altri stringono improvvisate alleanze coi loro simili, e si scambiano all’infinito recensioni in cambio di recensioni. Poi ci sono quelli che si mettono sotto la protezione di qualcuno più noto, altri ancora che costruiscono il personaggio spendibile per ottenere un posto al sole. Non vale la pena perder tempo con simili squallidi.

Gli autori sono tanti, operai, casalinghe, immigrati, professionisti, pensionati, emarginati. Alcuni di loro sono dotati di buon talento e soprattutto di umiltà. Prima di scrivere, sanno anzitutto leggere. Evitano come pestilenza le così dette scuole di scrittura, e fanno bene: tanto da quelle madrasse escono figuranti che scrivono tutti allo stesso modo. Per non parlare dei più giovani, su cui è bene stendere un velo pietoso: in genere non hanno talento, oppure lo stanno formando, ma traboccano di loro stessi. Gli autori invece si lasciano trovare, basta cercarli, si confrontano, producono spesso buona poesia, basta leggerli.

Quando diventano poeti, non li troverai più. La loro scrittura si fa standard, perde smalto, i più diventano tuttologi, o si improvvisano critici. Giusto per fare qualche nome, Davide Rondoni, Maria Grazia Calandrone, Franco Arminio.

Per i poeti vale lo stesso adagio coniato per il nemico in guerra. L’unico buono è il poeta morto.