Rosa Pierno: “Istoriato” da La Dimora del Tempo Sospeso

A mio avviso una delle voci migliori, e più discrete, della poesia italiana. Un articolo tutto da leggere e un libro da procurarsi.

La dimora del tempo sospeso

di Marco Ercolani

Istoriato (Asola – Mn – Gilgamesh Edizioni, 2020) è un poema narrativo per frammenti, dove l’autrice afferma di non avere una storia da raccontare. «Qui si narra una storia d’amore senza capo né coda, col suo furente delirio e la serena contemplazione, l’accorato anelito e il sordo rancore…Le storie sono tante, mai universali. Amore è al singolare. E non ha storia. È doppio e non ha fondo, né inizio né fine, nessuna variazione». Ma intanto Rosa Pierno viaggia in questo “doppio che non ha fondo”, viaggia nell’eterna storia di due amanti, sempre sul confine della dicibilità, fra realtà, finzione e immaginazione. La storia è vissuta, dipinta, evocata, e lascia nel lettore quella che potremmo definire una scia di parole evocanti, antiche, attuali, gentili, preziose, dove tutto accade mentre potrebbe non accadere. Il tema della “scia” è potente in questo libro, che mette in scena il labirinto di…

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a che ora la fine del mondo?

Telegiornali tutti uguali, anche nella grafica, notizie le stesse: il mondo trasmette oramai a reti unificate. Notiziari utilissimi che ci dicono che fa freddo in inverno e caldo in estate. Cosa sta succedendo? Dalla generale e bieca oppressione delle popolazioni più deboli e indifese fa capolino il mostro-spettacolo. Cos’è? Una specie di spauracchio, da dimenticare quando sarà uscito quello nuovo. Ricorderete tutti a inizio 2020 quando fu assassinato il generale iraniano Suleimani. Un drone americano lo uccise e per qualche giorno fummo portati a credere che il mondo fosse sull’orlo di una guerra mondiale. Guerra spettacolo mai dichiarata e mai combattuta per le opinioni di analisti all’amatriciana. Poi, nelle settimane successive è arrivata l’epidemia spettacolo, il così detto Coronavirus. Un morbo venuto dal nulla e conclamato in una “cittadina” cinese di undici milioni di abitanti. Ogni giorno da allora notizie sempre più inquietanti sul morbo misterioso e maligno, sui morti e sui contagiati, ora i primi contagi anche in Italia. Tutto il mondo è paese si diceva un tempo, ora in piena globalizzazione planetaria ci viene quotidianamente propinato lo spauracchio di cui aver paura. Nel frattempo finanza e multinazionali fanno i loro sporchi affari e le popolazioni sono sempre più indifese dal drenaggio continuo di ricchezza, diritti e salute appannaggio di pochi. Una semplice domanda: cui prodest?

Secondo Concorso Nazionale di Poesia La Staffetta (bando da scaricare e invito a partecipare)

Archiviata la prima edizione del Concorso, e vista la bellezza che ha prodotto, riproponiamo anche per il 2020 una nuova edizione del Premio. Invito a scaricare il bando e invito i lettori di questo blog a partecipare. Il Monumento alla Staffetta partigiana è sorto anche per merito dei Poeti. Io stesso mi faccio garante della regolarità e dello spessore del premio, essendone, oltre che l’ideatore, il segretario senza diritto di voto.

Il Bando è scaricabile qui:

BANDO LA STAFFETTA premio nazionale di poesia seconda edizione-convertito

Ai poeti preferisco gli autori

Non basta scrivere poesie per essere poeti. Ci si confonde parecchio su questo argomento. In tempi in cui alla poesia mancano drammaticamente lettori, i sedicenti poeti cercano disperatamente una visibilità difficile da trovare. Alcuni esibiscono palmarès di premi da fare invidia a un olimpionico. Altri stringono improvvisate alleanze coi loro simili, e si scambiano all’infinito recensioni in cambio di recensioni. Poi ci sono quelli che si mettono sotto la protezione di qualcuno più noto, altri ancora che costruiscono il personaggio spendibile per ottenere un posto al sole. Non vale la pena perder tempo con simili squallidi.

Gli autori sono tanti, operai, casalinghe, immigrati, professionisti, pensionati, emarginati. Alcuni di loro sono dotati di buon talento e soprattutto di umiltà. Prima di scrivere, sanno anzitutto leggere. Evitano come pestilenza le così dette scuole di scrittura, e fanno bene: tanto da quelle madrasse escono figuranti che scrivono tutti allo stesso modo. Per non parlare dei più giovani, su cui è bene stendere un velo pietoso: in genere non hanno talento, oppure lo stanno formando, ma traboccano di loro stessi. Gli autori invece si lasciano trovare, basta cercarli, si confrontano, producono spesso buona poesia, basta leggerli.

Quando diventano poeti, non li troverai più. La loro scrittura si fa standard, perde smalto, i più diventano tuttologi, o si improvvisano critici. Giusto per fare qualche nome, Davide Rondoni, Maria Grazia Calandrone, Franco Arminio.

Per i poeti vale lo stesso adagio coniato per il nemico in guerra. L’unico buono è il poeta morto.

Letture amArgine: Appunti sulla poesia italiana della Shoah Di Stefano Carrai.

Ho reperito qui:

https://www.francobuffoni.it/files/pdf/carrai.pdf

questi importanti appunti sulla poesia della Shoah curati da Stefano Carrai.

Il famoso pronunciamento di Adorno che scrivere poesie dopo Auschwitz equivaleva a una barbarie è stato abbondantemente disatteso dai poeti del secondo Novecento, alcuni dei quali, a cominciare da Paul Celan, hanno scritto per giunta proprio sull’olocausto, a dimostrazione di come fosse necessario che anche il linguaggio della poesia ne rendesse testimonianza attuando così l’unica vendetta possibile. Nella letteratura italiana il tema ha dato vita a capolavori ben noti sia nella memorialistica, da 16 ottobre 1943 a Se questo è un uomo, sia nel romanzo, dal Giardino dei Finzi Contini a La storia, cui fanno riscontro film come Kapò o come la La vita è bella. Meno valorizzata risulta la poesia. Tuttavia i testi poetici italiani ispirati allo sterminio – anche solo quelli raccolti nella bella antologia allestita da Valeria M. Traversi – non sono pochi né di poco spessore e dunque reclamano uno studio specifico. (Primo paragrafo dello studio di Stefano Carrai) …

Vista l’imminenza del 27 Gennaio, lascio qui sotto lo Studio in pdf, che offre molti più spunti di riflessione.

Stefano Carrai Appunti sulla poesia italiana della Shoah

Ascolta & Leggi: Giovanni Truppi e Paola Febbraro

Poesia e civiltà non si danno il braccio. Anzi spesso Poesia non ha a che fare con civiltà, ma con molto, molto più. Meglio così, non è vero?

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e forse io chiamo amore qualsiasi cosa che si muova
anzi che cade

se camminiamo l’amore è venuto prima è tramontato
tramonta dietro ai corpi e noi lasciamo che i nostri corpi
non siano sempre persone

*

Queste stanze che diventano locande
sono le mie poesie

le lascio con una leggerezza tale
da farmi godere

perché non si dice mai che si gode a sparire

*

il mio era come
un ritrarmi attorno
a fondi di bicchiere ad angoli di carta
i pugni nel cassetto

*

sono presa dalla voglia di lasciarmi attraversare
dalla nebbia mattutina della tua morte
a volte è questo il refrigerio
del ferro incandescente dentro l’acqua

*

Se s’avvicina ciò che di me è stata
senza differenza tra chi ci fa nascere e chi ci abbandona
non è di poco conto una domanda
se non è di muoversi di stanza in stanza
ma occupar le stanze dire
non cerco strade non voglio camminare ma stare
in casa a più piani a più riprese d’ossigeno e di rose
dire: ce l’ho da fare.

II

Se s’avvicina ciò che di me è stata
interrotta
allora mi allontana la sconfitta
come se non fossi stata io
convertita

ho fretta
voglio invecchiare
come la terra che sotto ha l’animale.

*

mi sono lavata i capelli

mi sono lavata la testa i capelli la testa mi sono lavata la testa
i capelli e ho detto:

sono della specie femminile che piange

22 aprile 2000

*

7 gennaio 1997

bisogna imparare di nuovo
dove poggiare le cose dentro e fuori di noi

e bisogna imparare ad allontanare e ad avvicinare
sia cosa ci fa bene sia cosa ci fa male

e bisogna imparare ancora
ad avvicinare e ad allontanare

sia chi ci dà del bene che chi ci dà del male

*

PETTINE

si dovrebbe poter rimanere più a lungo senza
sapere che fare
far cadere la testa nel grembo
lasciare che il ciclo si compia
forse è questo il grande impedimento il male del secolo
non poterci restare troppo a lungo
senza sapere che fare

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Paola Febbraro nata a Marsciano il 9 gennaio 1956 è scomparsa a Roma il 22 maggio 2008, all’età di 52 anni.
Ha partecipato nel 1979 al Festival di Castelporziano come ideatrice e redattrice di Quotidiana di Poesia. Con la silloge “Turbolenze in aria chiara” è stata finalista del Premio Laura Nobile nel 1994. Sempre nel 1994 ha curato per la rivista Galleria, “Lezioni e Conversazioni” con Amelia Rosselli, nel numero monografico a lei dedicato. Paola Febbraro è stata una poetessa dalla raffinata sensibilità che ha cercato nella poesia le forme di una scrittura universale capace di essere compresa da tutti e intuitivamente interiorizzata.