ascolti amArgine: la poesia cavalca i media con Dario Zumkeller

Ho sognato che io e Dario Zumkeller vincevamo XFactor 2017 in barba a (grif)Fedez, (irri)Levante, Manuel Aniello, e Mara Maionki. Poi per sopravvenuti impegni non sono andato ai provini, Dario sì, e ha vinto. Poeta scorreggiato dai puristi per il suo linguaggio figlio dei social e dei media, quest’uomo ha saputo cavalcarli, ha preso per il culo tutti, trasformandosi in un Battiato/clone che l’ha fatta in barba a tutti. Ha vinto Strafactor e questa sera si è esibito davanti a 10.000 persone al Forum di Assago. Antonio Sagredo, assieme a tutte le cariatidi di Milano, ai poetini esangui e anemici della nouvelle vague, e ai fumati della noe, invece se ne sta per sempre chiuso nel suo trullo. Un altro Flavio Oreglio? Forse, ma meno cretino.
Il suo libro “La calce di Ulkron” con postfazione di Eugenio Lucrezi è scaricabile qui

https://eulalia.nazioneindiana.it/uploads/default/original/2X/3/340fad877956e9147422e835169651f3d552750a.pdf

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Basilicata amArgine:intervista a Mimì Burzo


Alcune domande a una lucana doc su un territorio, la Basilicata, che sembra la periferia di un’altra periferia. Ma, … l’Italia non dovrebbe essere una e indivisibile?

1) Storicamente la Basilicata è stata ed è, dall’unità d’Italia, terra periferica e di forte povertà. Sembra che dalla Basilicata tutti vogliano andarsene. Davvero questa regione è così priva di risorse economiche?
Non credo ci sia una sistematica volontà di abbandonare la propria terra. Credo si tratti piuttosto di fornirsi una occasione di vita. E’ una terra spopolata, in evidente fase di invecchiamento e l’economia, povera di per sè, mero supporto alla sopravvivenza, risente di grosse intrusioni che lungi dal rilanciarla l’affossano ulteriormente. Mancano le infrastrutture, i collegamenti pubblici, in molte zone ancora manca l’acqua di irrigazione; questo si abbatte su una popolazione autoreferenziale, preda dell’analfabetismo , e composta da un numero esiguo di giovani. Si investe poco nelle piccole aziende agricole o nelle piccole e medie realtà turistiche e manca una visione imprenditoriale che conti sul rischio d’impresa. Il ricatto occupazionale la fa da padrone e il tessuto sociale è sgretolato in micro realtà mancanti di un ordinamento cooperativo e competitivo.

2) In quale modo si potrebbero realmente qualificare l’economia lucana e il suo tessuto sociale?
Prioritariamente con una politica sana, che assicuri un radicale e innovativo piano di risanamento nell’agricoltura e nel turismo; un walfare mirato sui giovani con ulteriori incentivi per le giovani coppie e una università maggiormente sviluppata che non costringa agli esodi. Questo vorrebbe dire, in prima battuta investire nelle energie rinnovabili, salvaguardare il territorio ed incentivare le novità.

3) Quali benefici concreti all’ economia lucana ha portato la scoperta del petrolio nella regione?
Una tessera idrocarburi di circa un centinaio di euro pro-capite per fare benzina e una manciata di posti di lavoro. Numero poco o per nulla ufficiale ma abbastanza arbitrario. Per esempio, al 10.04.2016 il Manifesto riporta quanto segue: […] L’impianto della Total, dopo la perforazione di 6 degli 8 pozzi autorizzati, sta ad oggi impiegando (dato del febbraio 2016) meno di 2 mila unità, di cui 144 dipendenti diretti della compagnia (di cui solo 100 di origine locale) e poco più di 1.700 nelle aziende addette alla costruzione dell’impianto e delle infrastrutture di viabilità e di altra natura, di cui solo il 57% originario della Basilicata. Siamo, dunque, ben lontani dai 10 mila addetti dichiarati […] […] Sempre per restare ai dati del 2014, il 35% della forza lavoro dell’indotto aveva un contratto a termine (il 40% se si considera quella di origine locale) e più in generale la metà dei dipendenti (tra Eni e indotto) non era originario della Basilicata[…] […] Ciò non vuol dire che non sia stato creato lavoro, ma siamo significatamene al di sotto dei livelli indicati e con pochi benefici per la forza lavoro locale più scolarizzata (l’Eni impiega solo 60 laureati in Basilicata, di cui 30 di fuori regione)[…].

4) L’ultima volta in cui si è parlato di Basilicata è stato a proposito dello scandalo Tempa Rossa e delle successive dimissioni del ministro Guidi. Davvero in Basilicata sono anni che non succede nulla?
L’ultima volta in cui è si parlato di Basilicata è stato nelle ultime settimane e giorni, ma l’imperfezione della tua domanda conferma il distacco istituzionale e il conseguente silenzio mediatico. Prima di procedere, credo sia necessaria una piccola premessa.
L’inchiesta alla quale ti riferisci, riguarda la Total e il suo lavoro sul giacimento di petrolio chiamato Tempa Rossa sito nella Valle del Sauro. Alla Total (proprietaria in parte del noto giacimento) si aggiunge una più prestigiosa attività di trivellazione e estrazione on shore da parte di Eni, nel sito che contiene il più grosso giacimento di petrolio dell’Europa continentale.
Presso il Centro Oli Val D’Agri (COVA), avviene il trattamento dell’olio prodotto dai pozzi della Concessione “Val d’Agri”. Il petrolio estratto viene inviato alla raffineria Eni di Taranto, il gas immesso nella rete Snam e l’acqua residua (acque industriali / acque di strato) viene iniettata nel pozzo di re iniezione Costa Molina 2 ed, in parte, trasportata presso un centro di trattamento – Tecnoparco – ubicato in Val Basento, in provincia di Matera . Per esempio, Striscia la Notizia se ne è occupata a proposito di cosa abiti ed inquini la diga del Pertusillo .
All’inizio erano alghe, poi pesci morti per una disfunzione nel processo riproduttivo, poi macchie nere che vedevano solo pochi esaltati ambientalisti. L’ARPA Basilicata non trova nulla e smonta tutto. Alla fine è ufficiale la presenza di idrocarburi e metalli pesanti e viene imposta una sospensione dell’attività del Cova, ad aprile quando vengono ritrovati dei serbatoi non adeguatamente incamiciati. E’ notizia di maggio la dichiarazione di Eni:- sversamento di 400 tonnellate di petrolio con seimila metri quadri contaminati.
Non si parla dei fiumi, per esempio, che emettono acque rossastre e di tutti i corsi d’acqua contenenti improbabili sostanze oleose, puzzolenti, di color ruggine, in alcuni casi infiammabili (tipo geyser). Delle profondità aperte per le perforazioni orizzontali, della terra che crepa e mentre crepa, ributta altro residuato di petrolio. Questo è solo la punta di un iceberg
In Basilicata le cose accadono ed è un mondo esattamente e spaventosamente orwelliano. Non se ne parla. Punto.

5) Quali problemi socio ambientali hanno portato le trivellazioni petrolifere?
– Il trend dei tumori aumenta. Questo è avvalorato dalle sporadiche indagini fatte in proposito. E’ noto lo studio Sentieri e da qualche giorno sono stati diffusi i dati della Vis – Valutazione di impatto sanitario. Uno studio sull’intera popolazione di Viggiano e Grumento, ha osservato eccessi di mortalità e di ricoveri per malattie cardiovascolari superiori alla media, e in misura minore anche respiratorie correlabili all’esposizione agli ossidi di azoto, assunto come marcatore di altri inquinanti come il biossido di zolfo e l’acido solfidrico. Non manca l’attenzione per i composti organici volatili emessi dall’impianto, e tra questi gli idrocarburi non metanici, una classe di inquinanti poco studiati e neanche normati a livello europeo e nazionale .
– Rischio aumento sismicità
– Inquinamento delle falde acquifere
– Contaminazione da idrocarburi e metalli pesanti della filiera alimentare nelle zone Sin
Il tutto radicalizzato in un sistema in cui il controllato è il controllore.

6) Cosa sta realmente succedendo in Basilicata oggi?
Disastro ambientale e smaltimento illecito di rifiuti

7) Perché non se ne parla?
v. Sopra!

8) Come sta reagendo la società lucana ai soprusi che si stanno consumando ai suoi danni?
Non reagisce. Non so se sia una mia percezione, al momento pare si siano alzati i livelli di guardia e si cominci a ragionare su… in termini di…
Tuttavia non manca un vivace mondo ambientalista che vanta alcune risorse davvero preziose per la storia della Basilicata, le prime a rompere il silenzio facendo sapere in giro che c’è ancora qualcuno, che ragiona ad alta voce, di cose invisibili.

Note:
________________________________________
1.L’11% dei lucani è analfabeta e il 40% rientrano nell’ “analfabetismo di ritorno” – Fonte: La gazzetta del mezzogiono 08/09/2017
2.Atlante italiano dei conflitti ambientali
3.Lago artificiale che fornisce acqua potabile alla Basilicata e alla Puglia
4.Arpa ad oggi non accreditata ACCREDIA
5.Andrea Spartaco – Storie di pozzi 1,2,3;
http://analizebasilicata.altervista.org/blog/quel-fiume-rosso-sangue/
6.Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento
7. – https://www.scienzainrete.it/articolo/nuovi-dati-su-petrolio-e-salute-val-d%E2%80%99agri/luca-carra/2017-09-22
http://www.nuovadelsud.it/primo-piano/primo-piano-news/cronaca/12413-val-d-agri,-i-risultati-della-vis-indici-di-mortalit%C3%A0-pi%C3%B9-alti-della-media.html
8. Sin – Sito di interesse nazionale, ossia segnalato come territorio altamente inquinato destinato a bonifica
9. – Relazione Direziona Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, 2016

letture amArgine: Mariangela Ruggiu (trad. Adeodato Piazza Nicolai)


Gentilissimo Flavio, rifletto in questi giorni sul mio modo di vivere la poesia e la scrittura, io sono un po’ orso, un po’ lupo solitario, ho un’idea personale della poesia per cui penso che il poeta sia solo un tramite che ha recettori per scrivere poesia, e credo che la poesia esista di per sé e che un bravo poeta sia quello che la lascia fluire senza ingabbiarla tra le maglie dell’io.
Certo il suo contributo è determinante per rendere intellegibile la poesia, ma una volta scritta è alla poesia che va l’attenzione, la lettura: per questo non amo comparire… nel libro non c’è foto né note biografiche, solo il nome perché non siano poesie orfane. Quando mi si chiede di comparire con foto o con notizie di me provo sempre un certo imbarazzo, lo confesso, per questo vorrei chiederti se posso lasciarti solo le poesie, per il tuo blog… e non so se questo possa essere un inconveniente perché forse segui una linea nelle tue pubblicazioni e io non vorrei essere un bastian contrario. Ho scelto di limitare le mie attività al mio profilo fb, e non so bene i criteri di gestione di altri siti, per cui potrei risultare magari anche indisponente con questa mia richiesta… spero che traspaia che è solo un senso di rispetto verso un mondo a cui mi sembra di appartenere così poco. Ti ringrazio tanto della tua attenzione e ti lascio in allegato le poesie che ho scelto, ma tu sentiti libero sempre di non accogliere questi miei desideri. Ancora grazie

siamo cibo uno per l’altro
questo mescolarsi di carni
non è peccato nel gesto dell’offrirsi
se fossi roccia mi frantumerei al sole
mi scioglierei nell’acqua e diventerei te

scorrerei nelle tue vene
abiterei il tuo cuore
accudirei i tuoi pensieri
se fossi terra mi farei umida
mi scalderei al sole
mi farei utero per ogni seme

potrei coltivare figli di specie diverse
e lascerei nel sangue tentativi d’amore,
o una mappa da seguire

in questo viaggio per ricomporci

da Il viaggio Terra d’ulivi editore 2016

*

inediti

io danzerò come la polvere
quando incontra un raggio di luce

danzerò con me sul filo del tempo
e porterò sorridendo
questo corpo stanco tra le mani

danzerò
dentro gli occhi come la pioggia
scorrerò danzando come le lacrime

tu puoi dirmi che ho gli occhi ciechi
che non vedo il brutto del mondo, il suo male

danzerò anche sul fuoco della guerra
sul filo delle lame
sullo scintillio del sangue

danzerò sul tuo pianto

nella cenere che resta, danzerò
sopra il fumo, con piedi di paura danzerò

e invocherò, Madre del dolore,
apri le tue mani, lascia libere le parole
dimmi che mi ami

ed io danzerò per te
sulle tue parole d’amore

danzerò con te

*

quando il mondo era diviso in luoghi distanti
e le montagne custodivano una bellezza straniera

quando avevo scelto un’isola per coltivare i fiori
e proteggerli dal calpestio delle folle, e il silenzio
si stendeva tra voci di madri col grembo vuoto

io aspettavo che calasse il sipario

dopo l’inutile esercizio della compassione
tutta l’erba secca nel tempo dell’autunno
crepe anche nel cuore

Ho incontrato la saggezza dei costruttori di ponti
li ho visti misurare le distanze, percorrere le scarpate
far scorrere la terra fra le mani, cercare le rocce solide

li ho visti
unire con lo sguardo i bordi dei precipizi
calcolare il peso dell’uomo e dei suoi peccati
stendere compassione e pazienza

ho incontrato la saggezza dei coltivatori di grano
li ho visti ridere della fatica con l’oro dentro gli occhi
e le mani piene del sorriso dei bambini sazi

e poi ho visto
la saggezza delle mani di mia madre
che sa del pane e di ogni fame,
lei, il primo ponte che ho attraversato

*

aspetto che diventi una poesia
questo senso gravido del silenzio

non mi aspetto che sia una cosa buona,
neanche che illumini, che salvi qualcuno
che curi una ferita e, ancor meno, che faccia
di me un poeta

sarà scandaloso anche il nome di poesia
ma non so come chiamarla, questa voce che viene da lontano
e mi attraversa come il sangue
scortica ogni mia parola, e la mia pelle

ed ogni volta è solo un tentativo

non so con quali parole raccontare, non so se ce ne sono
per questo brivido
quando tocco l’Essere delle cose semplici
e suona, come scorre l’acqua nei ruscelli

*******************

MARIANGELA RUGGIU, POEMS TRANSLATED INTO ENGLISH

Dear Flavio, these days I am reflecting about my mode of living poetry and writing: I am a bit bear a bit a lonely wolf. I have a personalized idea of poetry so that I think the poet is only a bridge whose structures facilitate the flow without trapping it in the webs of the ego.Of course his/her contribution is determinant to render the poem comprehensible, but once it is written all attention must be directed to thepoem, to the reading ofi: for that reason I do not like to appear in person. In the book there are no photos nor biographical notes about me, only my name so as not to show the poems as orphans. When it is asked that Iappear with photos and biographical notes I always experience a certain embarassment; for that motive I ask that you only print the poems, and I hope this does not cause problems because maybe you folloow a partricular format of presenting your pubblications in your blog. And I don’t want to be one who creates difficulties. I chose to limit my activities on the Facebook profile and I do not properly know what are the rules to follow for other web sites. Maybe I might seem one not very flexible with a request like this. I pray it might be obvious that the only reason for such request is due to my a sense of respect twoard a world to which I seem to belong so little. I thank you for your attention and send you, as an attachmen. the poems I selected; however feel free not to follow my wishes. Thanks again.

We are food for one another
such mixing of flesh
this mode of offering isn’t a sin
were I not rock I woud break up in the sun
would melt in water and become you

would flow in your veins
inhabit your heart
take care of your thoughts
if I were soil I would be wet
would warm up in the sun
would become woumb for every seed

could cultivate sons of different species
and would leave in the blood attempts to love,
or a map to be followed

in this trip to recompose each other

(from The Trip, Land of Olives Editor, 2016)

***

Inedited

I will dance like dust
when it meets a ray of light

I will dance with myself on the filament of time
and willo laughingly carry
this tired body between hands

I Will dance
inside the eyes like rain
I will flow dancing like tears

you can tell me my eyes are blind
I don’t see the bad in the world, its evil

I will also dance on the fire of war
on the thread of blades
on the blood shining

I will dance on your tears

in the cinders that remain, will dance
on the smoke, with frightened feet I will dance

and invoke you, Mother of sorrow,
open your hands, let the words free
tell me you love me

and I will dance for you
on your words of love

I will dance with you

*

When the world was split into faraway places
and mountains protected foreign beauty
when I had chosen an island to grow flowers
and protect them from the steps of the crowds, and the silence
spread out among voices of mothers with empty womb

I was waiting for the curtain to drop

after the useless attempt at compassion
all the dry grasses in autumn’s time
even cracks in the heart

I met the wisdom of the constructors of bridges
I saw them measure deistances, walk upon hillsides
make the land flow between their hands, find solid rocks

I saw them
with their eyes joining the edges of a precipice
measure the weight of man and his sins
distribute compassion and patience

I met the wisdom of the weat sowers
saw them laugh about tiredness with gold in their eyes
and hands filled with smiles of well-fed children

and then I saw
the wisdom of my mother’s hands
that smell of bread and of every hunger,
she, the first bridge I crossed

*
I am waiting for it to become poetry
this pregnant sense of silence

I expect it will be a good thing,
giving no shine, that I save somebody
who cures a wound and, even less, it might
make a poet of me

even poetry’s name could cause a scandal
but I don’t know what to call it, this voice coming from far away
and flowing across me like blood
striping bare each of my words, and my skin

and every time it is just a trial

I don’t know with what words I should tell,
I don’t know if there exists such a chill
when touching the Beingness of simple things
and it gurgles like water in streams

© 2017 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of Poems and an introdction by Mariangela Ruggiu, posted on the blog Letture amArgine of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

all’orto botanico

mi piace guardare
morire, spuntare,
e tempo dopo, rinata
adoro imparare da te
che ogni spina ha un nome
e un posto dove stare,
mentre la tua risata,
divagazione di un attimo,
attraversa l’aria d’eucalipti
fino alla punta dei capelli
della palma di Goethe,
intatta come l’autunno.
Adoro il disappunto breve
sui lucchetti chiusi in serra,
e andare via senza neanche
sfiorare l’orchidea.
La passiflora invece cresce
e non ricorda quanto,
solo passione che sfugge
ai vetri e li infrange lenta,
violenta, pensandosi già a casa,
dal piano superiore al tetto,
e nelle aiuole sfilate e antiche
dove aspetto da un momento
all’altro di rivedere Linneo,
senza per altro
incontrarlo mai.
*
(da qui è Lontano, Tempo al Libro Faenza, 2010)
*

ascolti amArgine: John Barleycorn, Traffic (1971)

Ballata le cui parole risalgono al XVII secolo, riprese dai Traffic nel loro album del 1971 John Barleycorn Must Die

There were three men came out of the West, their fortunes for to try
And these three men made a solemn vow
John Barleycorn must die
They’ve plowed, they’ve sown, they’ve harrowed him in
Threw clods upon his head
And these three men made a solemn vow
John Barleycorn was dead
They’ve let him lie for a very long time, ‘til the rains from heaven did fall
And little Sir John sprung up his head and so amazed them all
They’ve let him stand ‘til Midsummer’s Day ‘til he looked both pale and wan
And little Sir John’s grown a long long beard and so become a man
They’ve hired men with their scythes so sharp to cut him off at the knee
They’ve rolled him and tied him by the way, serving him most barbarously
They’ve hired men with their sharp pitchforks who’ve gripped him to the heart
And the loader he has served him worse than that
For he’s bound him to the cart
They’ve wheeled him around and around a field ‘til they came onto a barn
And there they made a solemn oath on poor John Barleycorn
They’ve hired men with their crabtree sticks to cut him skin from bone
And the miller he has served him worse than that
For he’s ground him between two stones
And little Sir John and the nut brown bowl and his brandy in the glass
And little Sir John and the nut brown bowl proved the strongest man at last
The huntsman he can’t hunt the fox nor so loudly to blow his horn
And the tinker he can’t mend kettle or pots without a little barleycorn

C’erano tre uomini che venivano da occidente, per tentare la fortuna
e questi tre uomini fecero un solenne voto
John Barleycorn (1) deve morire
loro avevano arato, avevano seminato, loro avevano dissodato
e avevano gettato zolle di terra sulla sua testa
e questi tre uomini fecero un solenne voto
John Barleycorn era morto
lo lasciarono giacere per un tempo molto lungo, fino a che scese la pioggia dal cielo
e il piccolo sir John tirò fuori la sua testa e lasciò tutti di stucco
loro l’avevano lasciato steso fino al giorno di mezza estate (2) e fino ad allora lui era sembrato pallido e smorto
e al piccolo Sir John crebbe una lunga lunga barba e così divenne un uomo
loro avevano assoldato uomini con falci veramente affilate per tagliargli via le gambe
l’avevano avvolto e legato tutto attorno, trattandolo nel modo più brutale
avevano assoldato uomini con i loro forconi affilati che avevano conficcato nel (suo) cuore
e il carrettiere lo trattò peggio di così
perché lo legò al carro
e andarono con il carro tutto intorno al campo finché arrivarono al granaio
e fecero un solenne giuramento sul povero John Barleycorn
assoldarono uomini con bastoni uncinati per strappargli via la pelle dalle ossa
e il mugnaio lo trattò peggio di così
perché lo pressò tra due pietre
e il piccolo Sir John con la sua botte di noce (3) e la sua acquavite nel bicchiere
e il piccolo sir John con la sua botte di noce dimostrò che era l’uomo più forte dopo tutto
il cacciatore non può suonare il suo corno così forte per cacciare la volpe
e lo stagnaio non può riparare un bricco o una pentola senza un piccolo (sorso) di grano d’orzo.
*

Note

Il testo originale è tratto dalla raccolta di H. Gorson (1600).
(1) Letteralmente John Grano d’Orzo, personificazione del whisky e della birra.
(2) Il giorno del solstizio d’estate, il giorno delle fate e degli incantesimi (vedi la commedia di Shakespeare “Sogno di una notte di mezza estate”, “A midsummer’s night dream”).
(3) La botte di legno di noce o di rovere usata tutt’oggi per invecchiare il whisky.

sempre caro mi fui

è moda sostenere
soffre tanto, è poeta

ma quali siano argini,
barriere tra amore fisico
e cotte letterarie,
rimane da chiarire

sempre caro mi fui
e tutto quanto il resto

molto meglio riavere
un bel cesto di uova
ancora calde, le più belle
e boschi che non ci sono più

suonano, debbo aprire

******

il magnetismo del dittatore

Tutto il nuovo decrepito
è abbandonato in strada
non ha storia, complice vittima
dell’ultima guerra a venire.

Varsavia qualunque, Ebrei qualsiasi:
pietre d’amore fredde.
Quarant’anni dopo invecchiano
la polizia a cavallo in strada,
il magnetismo del dittatore.

Tutta robaccia da disfare,
incapace a produrre
a non essere triste, così
come siamo nati.

Sillabando bellezza il cui fascino
non sta nel significante amore
da mietere su fianchi di donne
o colline, ma vertebre scosse
controvento e sotto sole.
*