L’ultima estate

Tutti puntano a Est
per baciare l’ultima estate
e un bagnino compiacente
disposto ad aprire l’ombrellone
tra mare e nulla
che già è vuoto.
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L’Emilia è in grande spolvero,
le bestie ruggiscono romantiche
anarchiche alle code
tra comuni mortali,
una minaccia di pioggia
rende più avvincente la gita.
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Facendo finta sia ancora caldo,
quelli dal sudore in playback
rimangono piantati sul molo
a guardare fino all’ultima sigaretta
donne dall’utero sconfitto
ancor prima della guerra.
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Valentino prepara
la penultima corsa
già maturo e lieve
per la prossima vita.
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Torna Billy Idol e tutto sommato non delude

Nelle strofe e nell’attacco di Bitter taste domina un’acustica sensuale a tinte noir che ricorda tanto il Chris Isaak di “Wicked Game”, prima di un refrain orecchiabilissimo che non si stacca più dalla testa. Circola in radio già da un paio di mesi, e dopo la première mondiale dell’11 agosto è stato presentato dal vivo in un mini-tour di dodici tappe tra Stati Uniti e Messico che verranno replicate a partire da ottobre.

Ripartenza 14: Il Nastro Bianco

Uno dei migliori modi per riaprtire è quello di recuperare buon cinema durante la prima vera domenica di pioggia da molto tempo a questa parte. Il film di Haneke, vincitore di una marea di premi, è del 2009 e merita la visione.

Un villaggio protestante nel nord della Germania. Anni 1913-1914. La vita si presenta con i ritmi delle stagioni e con la sua monotona ripetitività. Fino a quando accade un fatto inspiegabile: il medico si frattura gravemente una spalla in seguito a una caduta da cavallo dovuta a un filo solido ma invisibile teso sul suo percorso. A raccontare gli avvenimenti è la voce di un anziano: all’epoca dei fatti era l’istitutore arrivato in loco da un paese non troppo lontano. L’attentato al medico però non resta isolato. Altri eventi si susseguiranno sotto lo sguardo attento e misterioso dei bambini delle varie famiglie. Le relazioni tra gli adulti e tra questi e i bambini sono quanto di più algido e privo di un senso di umanità vera si possa concepire. Nei personaggi del Medico, del Pastore e del Barone si concretizzano tre modi di esercitare l’autorità e il sopruso (in particolare nei confronti della donna) che forniscono un modello da amare/odiare per i più piccoli. I quali finiscono con l’introiettare la violenza che domina la società, per quanto apparentemente celata dalle convenzioni. Il nastro bianco che il Pastore impone ai figli più grandi dovrebbe simboleggiare la necessità, per loro, di raggiungere una purezza che dovrebbe coincidere con l’acquisita maturità. Di fatto in quel piccolo mondo, in cui solo l’istitutore e la sua timida e consapevole innamorata, sembrano credere nella positività della vita il disprezzo domina. Non passeranno molti anni e quei nastri bianchi si trasformeranno in stelle di Davide. Ad appuntarli sul petto delle nuove vittime saranno proprio quegli ex bambini.

Gioielli Rubati 162: Gisella Canzian – Rosario “Sarino” Bocchino – Fausto Torre – Chand – Giorgia Meriggi – Giuseppe La Mura – Davide Morganti – Nadia Alberici.

Quante lettere
minuscole, nate nude
d’inchiostro, si fanno
parola e salvezza, sutura
ad opache assenze
mai riposte
nell’indifferenza del cuore.
Lo sguardo si socchiude
cerca riposo.
Si plachino le bocche
e il verbo si faccia odore.
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di Gisella Canzian, qui:
https://www.facebook.com/gisella.canzian.75
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mille volti
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si raccontano all’alba
le storie conosciute al buio
e si aggiungono senza posto ai fiori sottili
come un bacio d’infinita tristezza
e sfiorano l’aria stanca di ogni foglia
sotto un miscuglio di tetti interrotti
per alcune gracili cornici luminose
che s’inseguono, tra lisce impalcature
e urla sommesse
.
assomigliano al vento
di poche lune silenziose, in lontananza,
quando si raccolgono sulle panchine
intorno alla polvere di mille volti inascoltati,
lentamente, un po’ alla volta,
con la ruggine di alcune rose
che riempie questo cielo all’ultimo lampo,
e scivolano, invenzioni d’ombre
sui marciapiedi della gente
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di Rosario Sarino Bocchino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2021/09/01/mille-volti/
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Il tempo della soprastanza
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neanche i libri vogliono più saperne
non così diverso il nulla, inflazionato nulla delle cose
da poco, o disparate
una secchia di fifa, una ringhiera dalle cui sbarre forzare il cranio
questo è il mondo
la parola, se non altro, ha le mutande grosse e, come adesso, se ne frega
degli oggetti – sparsi? o chiedono
una mano onesta; ma cosa di quelle
tempeste, di quella avventatezza d’avvio
e il furterello un gioco di provetti insurrezionalisti
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di Fausto Torre, qui:
https://faustotorre.wordpress.com/2021/07/16/il-tempo-della-soprastanza/?fbclid=IwAR2I2jK-LcCkkdf1m-m62yOq_N9VTYxKJfGGw7WvuO3Kz25LWY47fFW8Spw
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Deliri desideri e distorsioni
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E se parto ti lascio la mia chiave, una denuncia sul comodino

e il mio ritratto da bambino …

Esiste solo questo sangue senza padroni,
questa roma puttana e spogliata
che non smette di succhiare
e di lasciarsi immortalare nell’era della fotocrazia…

Il tonfo sordo di uno strumento invisibile,
ciò che avanza non è quel che resta,
per i parassiti dell’emiciclo una dignità svenduta in banca,
un cristo senza croce che fa free climbing sui grattacieli
per essere in altezza compatito:
è una legge naturale – dal male si sale al bene dal bene all’odio –
dalla luce il temporale,
quanti chiodi lubrificano questi calendari,
cinquecentotrentasette giorni,
a contarli non ci metto niente,
i tuoni nascosti nella memoria
e la storia non siamo noi,
echi di millantata indispensabilità,
nelle braccia forti e in questo cuore proteso,

non fu lei che disse Ancora,
non fui io che dissi Ora,
le onde mi vengono a cercare,

infilo lettere in bottiglie così da farmi ricordare,
con un coltello potrei tagliarti gli occhi o perlomeno farti paura,
i casquet per farti girare la testa
e ogni angolo è un riparo
aspettando il summerico happy hour…

E non ho più l’età per fare sogni col righello,

cercare gli aquapark,
pettinarmi convinto,
oramai sono nel produci consuma crepa fotti responsabilmente style…

Quando vieni a trovarci,
quanti fazzoletti e bottiglie scoleremo,
se il tutto è più della somma delle sue parti,
se il ritmo in salita non lo tengo più
ma quel pomeriggio di marzo in via roma io ti ho staccato,
chiamami scemo fallito terrone ma è stato il giorno più bello della mia vita,
e ancora notte pesa come il gottardo
e poi canzoni come soffi di ribellione,
nascondere un principio di tristezza in fondo all’anima,

non riconoscersi quando ci si tocca,

tendopoli a tor bella monaca,

la mia vita, una sola,
le tue parole, centomila,
un trofeo alla memoria di chi ci ha visto senza difese,
i tuoi blue jeans diventati tendine da soggiorno,
i prati in terra battuta,
i coraggiosi del giorno dopo
e la fila ordinata sull’aurelia per i pompini da 20…

I cani latrano nel ferro spinato,
raggiungo e spingo ma non ricordo il motivo,
continuo a sognare shannon woodward sul divano travestita da robin sul divano svestita sul divano che gioca con .. le mie labbra,
e poi loda la mia puntualità,
i bordi della camicia,
il passo veloce e verticale,
fammi stringere gli occhi e non lasciarmi più solo…

Esiste un lucidalabbra gusto liquirizia?

Lo so che in effetti in coerenza vado male:
tu la vita non la scrivi ma la vivi
e io la scrivo ma non la so campare …

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di chand, qui:
https://chand13.wordpress.com/2021/09/02/deliri-desideri-e-distorsioni/
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Ricordati di santificare
i fraintedimenti
la grandine creduta
viva
perché cade e grida
il catrame
creduto mare
per stregoneria del sole.
Se qualcosa nel baratro
emana bagliore
ti guarda
con i tuoi occhi.
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Talvolta è il regno
dei cieli: un vetro,
tu la rondine.
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di Giorgia Meriggi, qui:
https://www.avampostopoesia.com/inediti/giorgia-meriggi
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Passammo dall’estate all’autunno
E il tempo fu quello di un sospiro.
C’era già il grano dorato,
Bagnato dal sole al tramonto,
C’erano i cani che abbaiavano al vento,
Le donne stanche che rincorrevano sogni,
Bambini gioiosi e chiassosi giù per le strade.
Arrivammo puntuali alla fine del giorno,
Ci guardammo negli occhi,
I libri aperti accanto al letto
I vestiti dismessi per l’età.
Ci guardammo l’anima,
Ci spogliammo e restammo nudi
Ad accarezzarci,
Sfiorarci,
Baciarci le ferite sul Cuore,
Imparammo l’uno dall’altro,
Cosa c’è nella parola Amore.
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di Giuseppe La Mura, qui:
https://giuseppelamura.wordpress.com/2021/09/09/26743/
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PRIMA STAZIONE
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Gesù è condannato a morte
.
E, Cristo, facciamola finita con te!
Ca si’ tavuto apparicchiate!
Mò statte zitte e muorte!
Restano nel pianto padri e figli
mentre i cortili
sono lenzuola che provano
a coprire il cielo
che non può consolare.
Dio è una casa vuota da tempo,
non ci abita più nessuno
finestre crepate dal freddo
stanze larghe pozzanghere scure.
Eppure lo spazio manca
manca pure l’amore,
l’amor che nulla muove,
duro e secco
corteccia d’albero
scarsa igiene del cuore.
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di Davide Morganti, qui:

Bruciaccristo

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Tolto lo spessore dei corpi
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Un altro mondo ti dico
Giorni che scendono a caso dalla notte
al di là di questa città. Tolte le edere
tolto il plumbeo che soggiorna nelle borse degli occhi
tolto lo spessore dei corpi
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e, sai, la fatica di scappare arrugginisce i polsi
Intuisco che non sono più sorgente
Sono una vena ferrosa sul sasso
.
E mi vien da pensare: stai con me
stammi dentro
con la tua ancora d’unghia
Come la speranza che stilla la sua goccia
Sul dolore che sta per finire.
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di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2021/09/10/tolto-lo-spessore-dei-corpi/
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Ripartenza 13

Mi piace ‘sta storia dell’istituzione, da parte dei talebani mozzamani, di un Ministero per il Mantenimento della Virtù in Afghanistan. Loro sì che ci sanno fare con le donne, già le vedo poverette ogni giorno a far la fila davanti al ministero per la verifica dell’imene. Le altre saranno come sempre costrette a matrimoni combinati e senza amore, perché è questo il destino di quelle donne, vivere infelici e vendicarsi sulle giovani affinché siano infelici anche loro. E’ così in tutto il mondo, anche in occidente, pensiamo a tutti i femminicidi, maltrattamenti e mercimonio cui le donne vengono sottoposte ogni giorno. Castigate nel mondo islamico, mercificate e costrette a essere carine in paesi che si considerano civili, stuprate e uccise fin da bambine in molti paesi dove la guerra è endemica come fame e malattie. Mi sa che siamo tutti talebani in un modo o nell’altro, e siamo già ripartiti, sempre ammesso che ci si sia mai fermati.

Breviario di bravo ragazzo 1958 di Massimo Ferretti.

Massimo Ferretti, poeta, scrittore, giornalista (1935/1974)

Tra l’incubo della pagina bianca
e la pena della pagina nera, cosa c’era:
C’era l’illusione di parlare
di qualcosaltro di diverso
dal “qualcosa” che sono io
e che è la sola cosa che so e che debbo fare:
e ritorno ai morsi delle belve
che sdentate m’aspettano nel circo
per esibire un appetito magro
più arido della mia monotonia.

L’autunno ci separa già dal sole
e qui nell’impassibile città
gusteremo la nuova passerella
delle belle dell’avanspettacolo;
ritornano le ignote compagnie
con le soubrettes che costano una cena
mangiata insieme nella trattoria-
corpi di ragazze in movimento
la cui Bellezza appartiene alla Platea
che l’ha pagata nel prezzo del biglietto.

Ma è successo qualcosa d’importante:
ho imparato a guidare l’automobile
e ho saputo per la prima volta
che la felicità viene dai piedi,
i miei piedi sospesi ad altalena
tra la frizione e l’acceleratore:
sì, è morto per sempre lo stupore.

E nel pantano di questa mia campagna-
percorsa per non entrare nel circuito
con stivali da terra di nessuno-
dove credevo che fosse possibile
soltanto morire
invece ci si può anche vivere.
Qui non ho gli abbagli intermittenti
delle luci dei lampi al magnesio,
ho soltanto i fuochi artificiali
delle feste annuali dei conventi.

Tra i miei illustri colleghi decadenti
lividi di gesta sovrumane,
e la serenità del mio squallore
è scattata una luce di saggezza:
posso guardarlo in faccia il mio dolore,
non ho bisogno di vestirlo a lutto
con l’alta gloria della santità.

Cito il Vangelo parlando del governo
cito Marx consumando un pasto
cito Freud nella cronaca d’un ballo.
I conoscenti mi trovano cambiato:
e sono solo diventato un po’ tarchiato;
e l’antica carica di rabbia
ho imparato a comporla in un silenzio
esatto tellurico opprimente:
se esplodo e mi svelo interamente
mi dicono che sono un animale
scottato da piccolo nel fuoco
ma che ormai alla mia età dovrei capire
che una stufa fa comodo d’inverno.
Sto imparando le Tattiche del Branco,
io che ero fuggito della folla
per scoprire la logica dei sogni?

Dalla folla attratto dalla folla respinto,
dagli eletti attratto dagli eletti respinto:
ragazzo-massa e intellettuale,
sono un fiume che ha raggiunto il mare.

Sono caduto anch’io dentro la ruota,
troppo giovane per non sentire niente
e troppo vecchio per sperare di scappare.
Nessuno ha conquistato l’orizzonte:
ogni orizzonte è un raggio della ruota,
giunti ad uno se ne scopre un altro
e si continua fino all’infinito.

Dovevo uccidere per essere coerente?
svaligiare una banca? possedere un re?

II mio dolore è una cambiale in bianco.

Mezzogiorno

Campanelli scossi
rincorrono la propria eco;
le donne si rifocillano
con una pasta veloce;
uomini più anziani
fingono di leggere:
anche i giornali hanno occhi;
indignati in similpelle
dominano la scena;
Elisa Sansovino sorride
mentre afferra un granchio;
i bambini, quei pochi,
urlano e sembrano
molti di più;
sarebbe tempo di vivere
ma quasi tutto
non è come prima
è mezzogiorno,
anche in terra di nessuno
finirà all’incanto.

The Stranglers – And If You Should See Dave… (nuovo di zecca)

Ok, i Sex Pistols mi piacevano. Erano grandi alle feste. E i Clash erano fantastici dal vivo. Ma gli Stranglers erano la mia punk band preferita, anche se tutti sapevano che erano vecchi e che fingevano per la maggior parte del tempo.
(Robert Smith)

Il primo e commovente singolo “And If You Should See Dave…”, tratto dal nuovo album appena uscito “Dark Matters”, omaggia il tastierista (“He didn’t fear death/ Because he knew death was on his rounds/ But no one told him I was waiting/ With a glass at the bar”), omaggio all’ex tastierista Dave Greenfield morto lo scorso anno di covid. Bel disco, buon ascolto.