Zone Bianche 03

Giovedì scorso, a Vaccinone Janssen avvenuto, ho scoperto di avere una nuova amica: si chiama Spike, è americana ed è una proteina. Costei è una gran rompicoglioni, i manuali di medicina dicono che è utilissima a prevenire il vairus, il problema è che non sta mai zitta. Sei lì tranquillo che dormi, mangi, passeggi o ti vedi un film e questa attacca bottone con la variante delta, dicendo che al solo pensiero si caga addosso… mamma mia che rompiscatole! Tanto lo sappiamo tutti che non è ancora il momento di baciare passanti, frequentare cinema, ristoranti, palestre, piscine a tutte l’ore e come non ci fosse un domani. (Perché, c’é un domani?) E poi abbiamo la Lombardia, che è così carina: tutte le varianti e impestate se le beccano loro per primi, e Milano? E’ tutta da bere: fanculo Spike!

Gene Deer con poesie di Daniela Cerrato.

Infrango il tacito patto, infatti la rubrica Gioielli Rubati non include brani miei o di Daniela Cerrato, dunque oggi la derubo un po’ io.

Un foglio racconta
.
Un foglio bianco
raccoglie il pigolare
che stanzia sui tetti,
piazza di racconto
al centro e ai bordi,
spazio vuoto che resta
per ragionare silenzi,
in parentesi tonde
coriandoli di festa,
apostrofi e accenti
se opportuni. Qualche
ghirigoro per ricordare
che anche un foglio
è cuore, sa esser bambino.
.
*
.
Acqua terra e luce
.
Incisioni d’una lapide solitaria
riapparse a vista dopo la pioggia,
lacrime tardive han rimosso l’oblio
ridestando un nome emarginato.
L’identità si ripresenta
vestita di foglie gialle cucite a pietra
“eccomi son sempre qui – pare dica –
non scordate che esisto e resisto
tra le pieghe del tempo a dimora,
da tanto non coglievo attenzione
non posso dirvi quanto mi rincuora”
.
*
 

Il tuo Es (a un’amica)

.
Prova a non sopprimere per una volta
quella  parte di te che sempre fuggi
gradita o sgradita ti potrà apparire
ma non potrai di continuo oscurare
ciò che agli occhi altrui talvolta appare
non cercar pretesto, osserva l’ombra
che vive interagisce alberga in te
guarda il suo volto  ascoltane la voce
almeno per una volta non deluderla
asseconda il suo desiderio primario
chissà che tu non abbia sempre eluso
volontariamente la tua parte migliore.
.
*
.
Abbraccio
.
Sotto edicole di sospiri
sostano silenzi accomodanti
attese mai lasciate sole,
sui fianchi crescono rose
minute e profumate, bottoni
che aperti spogliano a vista
l’anima, offerta nuda
a mani ausiliatrici.
Benedici labbra adoranti
martiri del morso in entrata,
una scossa in scia vertebrale
apostola di eterno desiderio
spinge a declinare amore
nella forma meno grammaticale.
Nessun rituale è più dolce
del solleticare un fiore
appena schiuso alla vita.

.

*

visitate il suo blog:

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

 

Momenti d’amore

il rischio dello scrivere è uno solo: essere letti
(Pasquale Panella)
.
Non c’è morte,
mostri notturni a parte,
è la semplicità che divora,
offende, amalgama, stranisce
nel proprio tritacarne:
arriva alla vita,
smetti di urlare.

Poesie di Flavio Almerighi, da “Lettere”, edizioni Macabor, 2021

Con un grosso grazie a Daniela Cerrato.
Per chi fosse interessato, il libro è reperibile qui:
https://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-categories-listing/product/148-lettere

Il Canto delle Muse

Quartetto d’archi

Mai visto un quartetto d’archi
suonare nella corte di un parcheggio,
un uomo d’aspetto indurito
tenere nel pugno chiuso un uccellino
dal capo reclinato
per accarezzarlo, chiedere il risveglio
da tutta la malinconia che stagna
silenziosa in città
nel momento dell’impossibile comunicare,
riconoscersi e dire qualcosa
per niente infastiditi
dall’ombra o dall’altrui respiro,
l’uccellino fuggire
dal pugno dell’uomo indurito,
rinfrancato dal gesto d’affetto,
nessuno più ne ricorda il nome.

***

Signor Qualcuno

Un Dio che può essere compreso
non è un Dio (W. S. Maugham)
Ogni giorno Dio fa il mio lavoro,
io faccio il suo. Ogni giorno baci,
pochi abbracci, tanta asprezza.
Sperso capriccio di Venere e Marte,
Troia giace sottosuolo dimenticata.
I compiti assegnati con ordine:
tu fai Dio, io faccio l’uomo.
Macchino, nego, resisto un po’.
Capire una donna o un figlio, credi,
è molto più semplice, ma sono certo
di essere qui per scelta…

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Giorgio Moroder con poesie di Dario Bellezza

Forse mi prende malinconia

Forse mi prende malinconia a letto
se ripenso alla mia vita tempesta e di
mattina alzandomi s’involano i vani
sogni e davanti alla zuppa di latte
annego i miei casi disperati.

Gli orli senza miele della tazza
screpolata ai quali mi attacco a bere
e nella gola scivola piano il mio
dolore che s’abbandona alle
immagini di ieri, quando tu c’eri.

Che peccato questa solitudine, questo
scrivere versi ascoltando il peccatore
cuore sempre nella stessa stanza

con due grandi finestre, un tavolo
e un lettino di scapolo in miseria.

E se l’orecchio poso al rumore solo
delle scale battute dal rimorso
sento la tua discesa corrosa
dalla speranza.

*

Per sempre

Eri una emozione per vivere,
per stridere durante il pasto
serale. Era emozionante ricevere
posta. La mattina in fretta
le scale scendevo e lì
trovavo le ingiurie tue
alla mortale natalità.

Accuse per andare avanti.
Ma dopo ti rendevi inquieta
al delitto del non detto
se non rispondevo per le rime.
O rima che dirti non sapevo
senza la fuga in avanti 
di terzine squilibrate 
sul dolce stil vecchio della
Musa canterina a presiedere 
gli ozi di Sodoma. Dirti
che ero pieno di sonno .
se l’immortalità era un pio 
desiderio, lugubre sospiro
ti avrebbe annoiato.
Talvolta una stradina
mi risucchia indenne 
dove non alberga strepito di auto;
allora sciolto dai tuoi lunghi
sensi camminare ti vedo per sempre.

*

Dopo un anno, feroce giorno
in cui un poeta è caduto

Pasolini sparito, ucciso come un cane bastardo
in una sgomenta periferia di fango in un giorno di novembre
mai più ritornerai in questa Italia del miracolo
dove la tecnocrazia fra poco trionferà, il conformismo
dei nuovi padroni, laidi nazisti atei o cattolici di un dissenso
solo nominale che perseguita i diversi, distruggendo
ogni anarchia, ogni bellezza ideale;
vista mai dimenticata per te vivendoti accanto
per tanti anni ormai poeta dimenticato, incrostato
nelle tue menzogne radiose di poeta civile
sublime compagno di notti in terra ferma
parlando di libri e di amori.

Pasolini, ti hanno ucciso, non meritavi di morire
né di vedere lo scempio del tuo corpo sacro
mentre tutti i poeti ermetici neorealistici o avanguardisti
coprono con le loro poesie di fetore l’umile Italia
e il mondo, né sanno quando tutto prenderà la via dell’Eterno
e le morte stagioni sapranno l’odore della tua scomparsa
immedicabile ferita mi avanza per tutto il resto della vita
abbandono il sentimento e la fortuna vuole che io sappia
sopravvivere al lutto, ma è come fosse ancora il primo giorno
della tua partenza da questo unico consesso dei vivi.

*

Nella luce fioca mi lecco

Nella luce fioca mi lecco
le ferite mortali e la mia
anima foglia leggera va
in cerca del Padrone
Chi è nell’ombra solo sa
quanto il giorno è mortale
Bianca statua solare
che non incanta più la mia
morta anima.

*

Andiamo a rubare

Andiamo a rubare: il furto si addice a un poeta!
Nessuno veramente sa che cosa sia, intero,
un poeta! Un grande sapiente o veggente?
Magari! O soltanto un criminale! Un ladro
di lumi, di vite clandestine vissute
nel silenzio dei giorni tutti uguali.

************************************************

Dario Bellezza è nato a Roma nel 1944. Scoperto e lanciato da Pier Paolo Pasolini, si è imposto all’attenzione del grande pubblico con l’Innocenza, romanzo breve presentato da Alberto Moravia. Ha pubblicato, di poesia: Invettive e licenze (Garzanti, 1971), Morte segreta (Garzanti, 1976, Premio Viareggio), Morte di Pasolini (Mondadori, 1981), Libro d’amore (Guanda, 1982), Io 1975-1982 (Mondadori, 1983), Serpenta (Mondadori, 1987), Libro di poesia (Garzanti, 1990), L’avversario (Mondadori, 1994), Proclama sul fascino (Mondadori, 1996), Poesie (1971-1996), Milano, Oscar Mondadori, 2002). Di narrativa: L’innocenza (De Donato, 1970), Lettere da Sodomia (Garzanti, 1972), Il carnefice (Garzanti, 1973), Angelo (Garzanti, 1979), Storia di Nino (Mondadori, 1982), Turbamento (Mondadori, 1984), L’amore felice (Rusconi, 1986), Nozze col diavolo(Marsilio, 1995). Di teatro: Salomè (Libria, 1991), Testamento di sangue (Garzanti, 1992). Di saggistica: Il poeta assassinato. Una riflessione, un’ipotesi, una sfida sulla morte di Pier Paolo Pasolini (Marsilio, 1996). Per Garzanti ha tradotto l’intera opera di Arthur Rimbaud, suo poeta di riferimento soprattutto negli anni della giovinezza. Malato di AIDS, è morto nel 1996 a Roma.

 

Cratere

Illustrazione di Gary J Steele
La migliore posizione
sul pagliericcio si scorge
solamente dall’alto.
Luci, anime belle,
brillano in strada,
decorano la segnaletica.
Il mare non ha voglia
nemmeno di lui,
annerisce la riva
e i legni piantati sotto.
Il suo moto lambisce
urti e ferite,
gli anni non contano
e il cratere mormora
rosso al buio. 
.
Lentamente la trama 
imbocca un’altra strada,
nessuno se ne accorge.
 

Gioielli Rubati 148: Daniele Barbieri – Gisella Canzian – Annalisa Rodeghiero – Silvia De Angelis – Sulfureo – Giuseppe Salvatore – Cristina Bove – Andrea Magno.

Come sempre grazie a Daniela Cerrato per la collaborazione, la rubrica è visibile anche qui:

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

.

per portare fiori, per poter non piangere a portarli
.
per portare fiori, . per poter non piangere a portarli
che tutti i tuoi morti . azzurri stanno lì che ti circondano
come fiori strani, . li mastichi come per ingoiare
.
strani fiori morti . di tutto quello che è dimenticato
per poter non piangere, . pozzanghera seccata dal sole
.
come strani morti . che non mangiano e non piangono e non
ricordano più . nemmeno loro la tua dimenticanza
.
di Daniele Barbieri, qui:
https://ancoraunaltrome.wordpress.com/2021/06/01/per-portare-fiori-per-poter-non-piangere-a-portarli/?fbclid=IwAR35d00L0YcnQZL3JhDA96bn4JHcgujdDaB8fTzWBGSXl2CvTVt5LO2t59E
.
*
.
La ferita tinge le parole
di un travaglio impensato.
.
Solo la mano trema e
la penna si fa corpo.
.
di Gisella Canzian, qui:
https://www.facebook.com/gisella.canzian.75
.
*
.
Presentazioni
.
Presentarti ad ogni singolo ramo
d’abete curvo verso l’alto,
elevarti come un’ostia consacrata
sì che ogni apice si allarghi
a ricevere vocali di stupore.
.
Infilare
le tue piccole dita nella terra
bagnata passartela sul viso
sì da farti respirare a fondo
la radice di ogni tuo futuro
il porto sicuro per ogni tuo ritorno.
.
E vedere alzarsi intorno a te
i venti a salutare la purezza
già pronti a denudarti il capo
in ogni direzione (la tentazione
di oppormi con la mano è forte ma rinuncio)
.
Sentire le corolle
ad una ad una aprirsi,
ad uno ad uno gli stami
piegarsi al tuo passaggio,
l’accoglienza dell’ovario nei pistilli.
.
Là ti siedo come fosse culla
piccola femmina nel ginecèo in festa.
Bella resta tra le cose belle
fino a sera, fino a sentire
l’inchino silenzioso delle stelle.
.
di Annalisa Rodeghiero, qui:
https://www.facebook.com/annalisa.rodeghiero
.
*
.
PENSANDOTI
.
di soppiatto mi allontano
dal perimetro dell’emotività
ora che la luce non mi parla più di te
afflati inerti si fan strada d’ascolto
in circostanze inedite di svelata verità
nella linea inscindibile del tuo essermi amore
incredula nello spazio inabile a sanarsi
ascolto il fragore d’un rumore di parole
attutite dolcemente nel sottovoce
che plana d’incanto
ammainato dal senso sfocato nell’oblìo
.
di Silvia De Angelis, qui:
https://www.facebook.com/silvia.deangelis.54
.
*
.
La sera, lungo il lago,
ha i tuoi passi scanditi,
ritmati di innocente peccato.
La luna, la tua eleganza,
è un timido pudore
dal cuore agitato.
Sei qui nel caldo giugno,
il nostro letto è un campo di grano,
s’arriccia l’inguine, urlano le spighe.
La sera è viva e solo
noi capiamo il litigare di storni.
Domani ancora sole
la voglia ci ruberà baci.
.
Di Sulfureo, qui:
https://sulfureo.wordpress.com/2021/05/30/la-sera/
.
*
.
Ho rabbie, rivoluzioni
tempeste di malcontento.
Una grandiosità tale di speranza
da sembrare impossibile.
Si tratta di lavoro oscuro,
puro pensare
capace di scarto e visione.
Un poeta
lenisce dall’assenza di Dio,
s’incunea nelle ulcere,
che a leggerlo
pare quasi un medicamento.
.
di Giuseppe Salvatore, qui:
https://www.facebook.com/giuseppe.salvatore.31149
.
*
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Dal terrazzo si vedono altre cose
.
tra panni stesi
il vento che fa vela
cornacchie che volteggiano strafatte
di fumo e di eternit
_una tettoia sbracata nella polvere_
chiesi all’ufficio delle rimozioni
se fosse il caso di sanificare
risposero che come cittadino
avrei dovuto denunciare il fatto
poi si vedrà
intanto prego, le generalità.
.
Si profilò una sorta di timore
_piccole mafie crescono al riparo
di tetti e di mattoni_
e la salute è una giocata al lotto.
.
Tolto il camice
levati tocco e toga
la cartella di tasse non pagate
il bisturi
lo scranno
il forno, il banco, il vomere, il volante
la cattedra, i fornelli,
si torna alla routine
come panni lavati e rilavati
presi al mattino e consegnati a sera.
.
Di Cristina Bove, qui:
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https://ancorapoesia.wordpress.com/2021/06/01/dal-terrazzo-si-vedono-altre-cose/
.
*
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Alchimia
.
Dannati in questa ribellione
e in quel nero che è la notte
quando tempesta passava
eri ladra di sorrisi
nell’intimità di segreti
mai svelati, i tuoi fianchi
arma devastante, il tuo corpo
seduzione di un labirinto,
mentre nella solitudine
che declinava lo scorrere del tempo
egoismo di un attimo
ci toglieva giorni tra distanze
che non saranno più colmate,
e sguardi dietro maschere
che celavano lacrime consolando
amnesie dell’anima,
so quante rughe ho intorno agli occhi,
guardandoti quel riflesso nei tuoi
arredava la mia vita,
avevo parole da salvare
mentre ti vestivi di possibile
tra tramonti da inseguire
e albe da aspettare,
adesso, ancora
ti amo seduto sui gradini
nel silenzio di un tempo
che è passato.
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di Andrea Magno, qui:
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https://www.facebook.com/andrea.magno.7587
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