sotto la carena

tumblr_no5wichxzt1rknkzeo1_500dal punto di vista climatico
è autunno
ma sotto la carena è delirio,
(verificare cosa sia un incesto
e cosa un furto d’arte
se le due azioni siano complementari
o antitetiche,
scoprire come mai
un cambio di stagione influisca
molto più sugli artisti
che sugli armadi,
vedere se è possibile fare pace
e con chi)
storia di truffe aggravate
l’impasto celeberrimo d’io
con me

il Crepuscolo degli Dei

il Crepuscolo degli Dei
avvenne nella platea fredda
di barbe mal fatte
con l’ultima camicia buona
prima dell’apocalisse

nell’imminente crollo
dell’incrollabile fede
nella Vittoria Finale
gli sguardi persi all’idea
di un fuoco cui lasciare
uniforme e tessera del partito

mentre Wagner drammeggia
il crepuscolo in atto
le donne fingono indifferenza
col nemico alle porte
carni finite e cuori smarriti
senza più petto
*
tutto compiuto, firmata la resa
un brindisi nelle sconnessioni
dell’ultimo bistrot

i pochi perimetri rimasti
sono posti in piedi
per i superstiti.

L’acqua è un bene necessario,
l’acqua è pace
la pace silenzio sulle rovine
di Sodoma e Berlino
berlino

nota amArgine: tardivo omaggio a Giovanni Nadiani

Piangere un poeta perduto è facile a botta calda. Poi tutto va nel dimenticatoio, i poeti, strane creature, tendenzialmente sono sempre sull’uscio a lucidarsi l’ego. Ecco il senso di questo tardivo omaggio, perché non manchi mai la memoria di un poeta importante.

” Il 27 luglio 2016 è morto Giovanni Nadiani, docente universitario di tedesco alla Scuola Superiore di Interpreti e Traduttori di Forlì. Nadiani aveva 62 anni ed è morto a Faenza dopo una lunga malattia. Era poeta, scrittore, germanista, intellettuale eclettico e poliedrico, grande conoscitore e studioso del dialetto romagnolo. “

Viaz

U n’gn’è gnît

al do e mez dla dmenga dochmezdè

gnît in sta stazion fura mân

u n’s mov gnît gnânch un pasarot…

(a pasaràl a n’pasaràl brisa

u n’gn’è étar vers che stê d’astê…)

j ufezi j è srê par sempar

i vidar dla sela d’atesa i t’taia

l’altoparlante cun i fil stech

l’è un pez ch’u n’dà la vos a la zent

i bigliet u i fa un automat

senza scorar cun incion

basta che t’epa di schembi

e s’t’si furtunê ch’u n’t’scapa brisa

d’pisê a no’ fêla tra l’asfelt carpê

d’un marciapì ormai privatizê…

u s’sent sól e’ tosaerba d’un pinsiunê

a mnunzêt nench j ultum pinsir

a ingavagnês ’t la litaneia

d’mer d’autostrê a vaion

tra nuval biânchi impiêdi…

sota a ste mel d’sól senza rimision

u n’gn’è gnît u n’smov gnît

gnânch ch’i fil d’erba seca inriznida

parchè chijcvel e’ chembia

u n’basta brisa e sunê impasì

d’una campanëla senza direzion

e’ ciöch ch’u t’ciapa a la mota

de’ scâmbi int un bineri

che va in dó’ ch’u j pêr a lò…

(da Eternità)

VIAGGIO – Non c’è nulla alle due e mezzo della domenica pomeriggio nulla in questa stazione fuori mano non si muove nemmeno un passero (passerà non passerà non c’è altra soluzione che stare ad aspettare…) gli uffici sono chiusi per sempre i vetri della sala d’attesa ti tagliano l’altoparlante coi fili staccati è da molto tempo che non parla alla gente i biglietti li fa un automat senza parlare con nessuno l’importante è che tu abbia degli spicci e sei fortunato che non ti scappa di pisciare a non farla tra l’asfalto crepato di un marciapiede ormai privatizzato… si sente solo il tosaerba di un pensionato a tagliarti finemente anche gli ultimi pensieri ad attorcigliarsi nella litania di mare d’autostrada a spasso tra nuvole bianche rapprese… sotto questo male di sole senza pietà non c’è nulla non si muove nulla neppure quei fili d’erba secca arrugginiti perché qualcosa cambi non basta il risuonare appassito di una campanella senza direzione il colpo secco che ti coglie di sorpresa dello scambio su un binario che va dove pare a lui…

nadiani

John Sturges

Oltre il tempo delle mele
il confine ipnotico del sax
lambisce John Sturges,
indomito guerriero immortalato
nell’atto di sedurre una cassiera,

trofeo da esibire
a ragazzine dai denti a sciabola
su uno slargo parigino
imbevuto di nebbia,
nemmeno fosse Londra
ristrutturata a colpi di V2

satura di polvere da muratore,
mentre il genere umano
fotte il suo tempo
tra venti di guerra
e ventuno grammi di spirito,

roba molto forte
se non bevuto on the rocks
prima che i poli
si sciolgano d’amore
e un pezzo di pack
affondi il Titanic
sturges

Signor Tempo

Lei non sa chi sono io
di me non parla,
ha troppa fretta.
Lei Signor Tempo
è un’insalatiera di primati.

Lei non sa il mio nome,
trascorre e imbianca
tutto quanto non può rubare.

La imploro Signor Tempo,
sia buon amico,
fin da bambino ho corso
verso i bagliori,
faccia qualche battuta
non sia così sottile.

Eternità ai minuti di recupero,
all’invocazione segue silenzio.

Siamo cose che cambiano,
nemmeno mia madre
si ricorda di me.

Abbia un sussulto di fede
prenda tempo,
e se non ci rivedremo
ci troveremo in Paradiso.
chiesa_di_santorsola_vigo_di_cadore

Esiste questo tempo?

L’aria ferma riposa
sopra il campo di battaglia
gonfia di foschia
dormirebbe un’eternità.
Esiste questo tempo?

Qui invece è resurrezione.
Incanto di calorie
gettate in bracciate
e schiume di mare apolide.

Il coltello nella doccia
monda dal peccato
poi si getta ferito sul letto
a sognare nuove lune.

L’Atalante corre da poppa a prua
sull’acqua non più giovane

mi irride al pensiero
di scendere e risalirmi
le spalle cariche di veli nuziali
e proscioglimenti
atalante