Ascolti amArgine: The Falconer – Nico (1970)

Nico, pseudonimo di Christa Päffgen (Colonia, 16 ottobre 1938 – Ibiza, 18 luglio 1988), è stata una cantante, attrice e modella tedesca. Conosciuta anche con il soprannome di “Sacerdotessa delle Tenebre”, per le atmosfere gotiche e decadenti dei suoi brani, unite alla sua inconfondibile voce profonda, è considerata la progenitrice del gothic rock. In campo musicale raggiunse i primi riconoscimenti come collaboratrice del gruppo The Velvet Underground, partecipando all’album The Velvet Underground & Nico come cantante dei brani Femme Fatale, All Tomorrow Parties e I’ll Be your Mirror. La sua avventura con i Velvet ebbe vita breve, e nel 1967 si avviò alla carriera solista. I suoi album più celebri sono The Marble Index del 1968 e Desertshore del 1970, spesso considerato dalla critica il suo capolavoro, entrambi prodotti da John Cale.

IL FALCONIERE

Il falconiere siede
Sulle sabbie del suo deserto all’alba
Aprendo gabbie d’argento sommerse
Con una rivelazione argentea tutti gli amabili volti
Tutte le amabili tracce d’argento cancellate
Le mie pagine vuote

Il falconiere siede
Sulle sabbie del suo deserto all’alba
Sotto le sue brillanti onde argentate
E la sua danzante corsa ribelle
Composta prima del tempo eterno
Un suono nella mia notte illuminata da candela

Padre figlio
Angeli della notte
Una cornice d’argento alla mia notte di candela

TESTO ORIGINALE

The falconer is sitting on
His summersand at dawn
Unlocking flooded silvercages
And with a silverdin arise
All the lovely faces
And the lovely silvertraces erase
My empty pages

The falconer is sitting on
His summersand at dawn
Beside his singing silverwaves
And his dancing rebelrace
That compose ahead of timeless time
A sound inside my candle light

Father child
Angels of the night
Silver friend
my candlelight

Father child
Angels of the night
Silver friend
my candlelight

The falconer is sitting on
His summersand at dawn
Unlocking flooded silvercages
And with a silverdin arise
All the lovely faces
And the lovely silvertraces erase
My empty pages

lettera d’amore

le tue bocche
e il tuo cuore da tenere con me,
specie quando è notte fonda
e tutto profondamente nudo,
indifeso, lasciato a noi stessi
dopo un parto difficile
che lancia lontani i propri cuccioli
avidi di latte, affamati di tutto
in un estremo, inevitabile, rosso

anche un cannibale vuole amore,
pensando di poterlo masticare

Ce la siamo fatta 82: Sono così annoiato (suca)

Sono uno di quelli che non ha remore a dire la sua. Se si accorge di avere avuto torto sa anche chiedere scusa. Un paio di settimane fa un ragazzo di 25 anni, cui la poesia è scoppiata in mano, è deceduto. Umanamente mi dispiace, ancor di più perché poteva essere mio figlio (anagraficamente parlando). Questo ragazzo possedeva talento che, se avesse saputo e avesse avuto il tempo di coltivare, poteva dire qualcosa alla poesia di questo paese. Purtroppo, la fame, il bisogno di emergere, di fare librini, di essere sempre al centro dell’attenzione, fa dei giovani poeti italiani (non tutti) dei casi umani più che dei poeti in erba. Sarà anche colpa dei social, dell’acqua, degli omogeneizzati, ma purtroppo molti di loro scrivono tutti allo stesso modo e si incazzano se glielo dici. La cosa peggiore di questo fenomeno, legato all’episodio, è stata la claque, che si è scatenata: della serie, più gridi forte il tuo dolore e meglio sarai notato. Tutto questo fa molto Nord Corea. Dalla claque sono stato insultato, minacciato. Qualcuno ha detto la sua in altro modo e correttamente, ma quelle sono state eccezioni. Una signora poi, ha persino scritto una poesia appositamente per me, e un coglione l’ha ripresa sul suo blog. Alla luce del sole sembrava una signora piena di ironia, in privato mi ha inviato una decina di sms carichi di insulti volgarissimi. Signori, se questa è la poesia italiana, io me ne vado in Nord Corea.

Canzoni di sole

L’estate se ne va, da oggi l’autunno (stagione che non sopporto) avete qualche canzone col sole dentro?


Always the sun – Stranglers (1986)


Si è spento il sole – Vinicio Capossela (2003)


Asciuga i tuoi pensieri al sole – Riccardo Cocciante (1973)


Don’t let the sun go down on me – Elton John (1974)

La prima meta

La prima meta è un balletto classico,
tempo invaghito
da una lunga processione di equinozi,
l’incoerenza disconosce
frastagliata in mille coste dalmate,
durante e dopo terremoti
imprevedibili, com’è loro natura

quando il mosto sarà aceto
e il ricordo confuso alla memoria
sapremo che farne?

acqua da insalata, tigri e gatti,
mille bolle e puntini di sospensione,
mangiatori d’uomini in Malesia:
c’è poco da raccontare
e mille parti da sostenere,
fronde in cerca d’autore.

Ce la siamo fatta 81

E’ ovvio che sia finita così: vince il sì con buona pace dei no. Licio Gelli starà esultando. Permettetemi però di spezzare una lancia di simpatia per il povero Arturo Lorenzoni. Molti nemmeno sanno chi sia, ma trattasi dell’uomo di centrosinistra che si è candidato contro Zaia in Veneto. Poveretto, mi fa simpatia, non soltanto ha accettato l’onere di candidarsi per venire doppiato due volte, oltretutto si è beccato pure il vairus e non ha nemmeno potuto fare campagna elettorale. A lui, il detto “a volte la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo” calza meglio di un mocassino su misura. Però c’é un limite a tutto: a Paperopoli Lorenzoni sarebbe stato un magnifico Paperino e Zaia il solito Gastone. Dunque, cari Positivi e care Positive, non lagnatevi troppo, perché il povero Lorenzoni il giorno in cui finirà la quarantena e si recherà, nel suo ruolo di oppositore a Gastone Zaia, in consiglio regionale, sarà sicuramente polverizzato da un asteroide già in agguato.
Intanto, è notizia appena battuta dalle agenzie, il vairus ha subito un nuova mutazione, un po’ come i piduisti, ora si chiama Camillo il Bacillo.

Isa

Cerchi trottole, porzioni di mare
da invaghire bimbi a bocca aperta,
meraviglia ponta da ricevere
particole da rigettare:
una goccia di sorriso fa buon sangue.

Parti Isa, parti dai tuoi colori.
Una camicia sorridente
fino a un sabato di spilloni
e insetti avanguardisti.
Inutile cercare
fragole fresche fuori stagione
dopo aver spaiato parole.

Preferibile è il restante in strumenti,
la ritrosia giusta prima delle armi.
Alla prossima scendo. Ci vediamo

Gioielli Rubati 110: Mary Piscicelli – Carla Viganò – Carmine Mangone – Luca Gamberini – Nadia Alberici – Michele Obit – Maria Allo – Frankie Fancello.

Marynconia

Maledetto
quel vuoto che mi assale
nella carezza che il vento mi porge
nel caldo afoso di Bologna,
nel verde vivo dei viali,
nelle foglie che si lasciano cadere,
nel freddo che mi punge il viso,
nel sole pallido,
nella piazza di Scaravilli,
nel 25 che passa e non si ferma,
che in fondo la sua corsa non so mica qual è.
E poi nel pezzo in radio,
Nella stazione di G.,
nei segui già,
nel letto, troppo grande per me.
Quel vuoto che mi pervade quando la meta è quella di casa,
Come questi pensieri sparsi,
Cosi la mia mente
Ogni
FOTTUTO
GIORNO
!

di Mary Piscicelli, qui:
https://marynconica.wordpress.com/2019/10/13/marynconia/

*

C’è ritrosia nel toccarsi
a buccia d’arancia
più erosa dell’età
quando amato il sogno
trasognati non si è.
Muta la citazione
l’approdo al superficiale
e se consolidato a un tempo
il sospetto dell’occhio
è una massa di polimeri
dismessi da bambini.
Ed è feroce questa foce
tradisce e è croce. In certe ore
a cono di luce, perline
nelle lische epidermiche
l’acquasanta
ha rovesciato la fonte.

di Carla Viganò, qui:
https://www.facebook.com/carla.vigano.391

*

Covo in me il desiderio di lambirti,
di toccarti,
senza la nausea della poesia,
senza la necessità puerile di far pace con l’amore.
Un fuoco gentile assume tutta la
chiarezza del possibile
e lascia le tue labbra dentro un
calore nuovo.
La notte è gravida,
io respiro le stelle,
la corteccia del cuore protegge anche il sangue smarrito.
Nell’eternità stronza della materia,
siamo sempre in ritardo d’un corpo.

di Carmine Mangone, qui:
https://www.facebook.com/carmine.mangone
e qui:
Senza la nausea della poesia

*

PICCOLE INCOMPRENSIONI TRA MORTI

Vi sono morti che pare stiano dormendo
tra la gente che dorme e che pare morta.
La terra ghiacciata imprigiona l’erba, che
vorrebbe crescere nuda, colorare posticci
giardini dove si vedono i polli allo spiedo.
Se penso a quanto orgoglio buttato viene
da ridere al mio cuore di solenne plastica.
Nella povera casa è d’uso fucinare la cena
alitare nel bicchiere vuoto, ridestare brevi
accoramenti svenduti al peggior offerente.

di Luca Gamberini, qui:
https://www.facebook.com/luca.gamberini.7

*

TRA UN SOLE E L’ALTRO

Approdare in una notte azzurra
E svegliarsi
Leggendo i sogni da lontano
Ieri annusavo il vento alle piante
come fosse una tempesta chiara d’aquile
Oggi
Tra un sole e l’altro
Cado nelle lacrime del fosso
Che trattiene dolce le caviglie
Il divenire è solo peso d’aria
Il resto è strato solido e costante
E un impercettibile scomposizione.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/09/08/tra-un-sole-e-laltro/

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(Ricordarsi del privilegio) (inedito)

Di essere stati molto di più
dell’equivoco di un pensiero
di essere nati in autunno
le prime ore di un giorno ventoso
di aver incontrato Kafka
tra i canali e le edicole di Venezia
di aver imparato a scrivere
mentre i compagni giocavano a biglie
di essere stato zattera e approdo
almeno per le poche persone che ho amato
di aver visto ombre di alberi secolari
inchinarsi al passo di un bambino
di aver pensato spesso alla Mesopotamia
quando le scarpe si riempivano di sabbia
di aver creduto in un dolore più tenue
e nelle ore immutabili dell’attesa
di averti avuta sempre accanto
sola nella latitudine dei miei ricordi.

di Michele Obit, qui:

Michele Obit | Ad alcuni piace la poesia 2020

*

Non c’è altra parola

Occhieggia l’alba in mezzo al porto.
Il silenzio infranto delle onde
le rauche lingue dei gabbiani
implodono lontane in mezzo al mare
tagliano a colpi d’ascia
dolore sopra dolore.
Io da qui vedo impronte diradarsi
vedo cose e mi lascio attraversare
con una distanza sempre più lieve
dal candore feroce delle tue mani.
Si tocca il fondo di tanto in tanto
per il troppo bene e non c’è
altra parola tra il vento e l’acqua
più forte e chiara come l’amore.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2020/09/06/non-ce-altra-parola-2/

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per quelli che sono e non sono più

Naturalmente i ricordi non sono
qui per consolarci, vengono a noi
come da una riva stretta, da un palmo
rivolto verso l’alto, indispettito,
parlando una lingua minuta, acerba;
ma è solo un percuotersi comico
un tutti contro tutti devastante
un gioco da bambino senza sonno

i migliori si sgranano le vesti
entrano silenti in aggiornamento:
questo buio feroce è qui per loro:
eccoli, infine, a sillabarsi interi

seduto con la polvere negli occhi
mi sembra di amare tutto da una vita
e un altro tempo e un altro tempo ancora
in altro posto e un altro posto ancora.

di Frankie Fancello, qui:
https://fancello.wordpress.com/2020/09/09/535/

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ce la siamo fatta 80

Oggi, tra uno spago aglio e olio e il ritorno al lockdown in alcune zone del mondo, abbiamo giocato a X Factor. Agone si è subito fatto avanti proponendo Non si può morire dentro di Gianni Bella, alla domanda ma come mai hai scelto questo pezzo, la risposta è stata immediata, – Perché voglio morire sopra un grande prateria mentre la Luna Comanche mi guarda negli occhi. – Il bravo Agone teme un nuovo lockdown. La seconda proposta è stata quella der Monnezza, che ha sfoderato tutte le canzoni di Lando Fiorini e si è beccato subito quattro NO! L’Orbettino, noto intellettuale organico, ha proposto M’innamorai del Giardino dei Semplici, e mentre solfeggiava lo abbiamo preso di peso e gettato nell’umido. Alla fine toccava a me e ho proposto Liù degli Alunni del Sole, tutti mi hanno guardato strano, poi mi hanno consegnato una lucidatrice e per punizione ho dovuto lucidare tutti i pavimenti della moschea. Ha vinto Agone, che si è beccato quattro Sì, e ci ha spiegato che Luna Comanci è un puttanone balcanico di origini lucane che la da via con la fionda. Credo che lasceremo perdere questo X Factor.