Quarantena 14

guarda, è sabato
disse Venerdì,
lucertola coesa al proprio
divano occidentale

siamo all’età della pietra
sentenziai.
lanciato il primo sasso
tutto un fiorire
di vetri e cuori infranti

le faccende gemevano
in fondo a lavandini di passaggio
con uno spreco immondo
di sabbia da clessidra

inconcludenti!
ognuno rinchiuso
nelle agorafobie del proprio deserto
a sputare, deliberare, respirare,
diffondere

il mio avversario,
appeso allo specchio in bagno,
guardia alta
sguardo rigido e bellicoso:
ti voglio così,
maledetto!

Ascolta e Leggi: Mercury Rev e Blaga Dimitrova

Blaga Nikolova Dimitrova (Bjala Slatina, 2 gennaio 1922 – Sofia, 2 maggio 2003) poetessa bulgara e vicepresidente della Bulgaria dal 1992 al 1993.

FERRO DI CAVALLO

Un ferro di cavallo, perduto da tempo,
superstiziosa, comincia a mancarmi.
Lo prenderei in mano come diapason
che misurò il suono esatto
di ogni sasso,
di ogni incavo sul terreno,
di ogni orma che svanisce.
Lo alzerei al mio orecchio
col fiato sospeso, per sentire
l’eterno echeggiare delle strade
perdute per sempre,
e l’eco di una voce, sincera e spenta.
Potessi ritrovarlo,
prendere il la sulla mia fronte
e il tono mio misurare.

*

ARS POETICA

Ogni tua poesia
crea come fosse l’ultima.
In questo secolo in volo
supersonico e saturo di stronzio,
carico di terrorismo,
sempre più improvvisa arriva la morte.
Ogni tua parola invia
come l’ultima prima della fucilazione,
un grido impresso nel muro di prigione.
Non hai diritto ad una menzogna,
neanche fosse un piccolo bel gioco.
Semplicemente non avrai il tempo
di correggere da solo il tuo errore.
Laconicamente e senza pietà
ogni tua poesia scrivi col sangue
come fosse un addio.

*

ERBA

Nessuna paura
che mi calpestino.
Calpestata, l’erba
diventa un sentiero.

*

DONNA SOLA IN CAMMINO

Scomodo rischio è questo
in un mondo ancora tutto al maschile.
Dietro a ogni angolo ti aspettano
in agguato incontri vuoti.
E percorri vie che ti trafiggono
con sguardi curiosi.
Donna sola in cammino.
Essere inerme
è la tua unica arma.

Tu non hai mutato alcun uomo
in protesi per sostenerti,
in tronco d’albero per appoggiarti,
in parete – per rannicchiarti al riparo.
Non hai messo il piede su alcuno
come su un ponte o un trampolino.
Da sola hai iniziato il cammino,
per incontrarlo come un tuo pari
e per amarlo sinceramente.

Se arriverai lontano,
o infangata cadrai,
o diventerai cieca per l’immensità
non sai, ma sei tenace.
Se anche ti annientassero per strada,
il tuo stesso partire
è già un punto d’arrivo.
Donna sola in cammino.
Eppure vai avanti.
Eppure non ti fermi.
Nessun uomo può
essere così solo
come una donna sola.
Il buio davanti a te cala
una porta chiusa a chiave.
E non parte mai, di notte
la donna sola in cammino.
Ma il sole come un fabbro
schiude i tuoi spazi all’alba.

Tu cammini però anche nell’oscurità
e non ti guardi intorno con timore.
E ogni tuo passo
è un pegno di fiducia
verso l’uomo nero
col quale a lungo ti hanno impaurita.
Risuonano i passi sulla pietra.
Donna sola in cammino.
I passi più silenziosi e arditi
sulla terra umiliata,
anche lei
donna sola in cammino.

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A Mario Benedetti (R.i.p.)

E’ venuto a mancare ieri Mario Benedetti, poeta italiano. La terra gli sia lieve.

Che cos’è la solitudine.

Ho portato con me delle vecchie cose per guardare
[gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.
Ho freddo, ma come se non fossi io.

Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.

Che cos’è la solitudine.

La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non
[sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità
[grande.

L’ho letto in un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.

*

Quarantena 13

Er Monnezza dice che le bollette di aprile saranno più basse di oltre il 10% non tanto per il calo vertiginoso del barile di petrolio, quanto per l’enorme impennata nell’autoproduzione di scorregge che sta sommergendo il mercato dell’energia auto prodotta. Noi, quindi, molto meglio di Svizzera, Austria, paesi scandinavi. Almeno questa reclusione sarà servita a qualcosa, per cui #iostoacasaanchepertefalloanchetu merita un
#piantaladirompereicoglioniconsteariedaprimodellaclassealtrimentitiscorreggioinfaccia : stiamo in casa il più a lungo possibile e, forse, salveremo la ghirba. C’è poco da aggiungere, salvo l’atroce vendetta di Agone l’edicolante che mi ha ritratto in mascherina, messo in rete, mentre gli lanciavo addosso una manciata di vairus. Quel ragazzo è incorreggibile.

Ascolti amArgine: Through my sails – C.S.N. & Y. (1975)

Oggi ho bisogno di riascoltarla, perché ha un senso di libertà dimenticato nella malinconia: quella che doveva essere l’ultima canzone di Crosby, Stills, Nash and Young in studio assieme. Buone vibrazioni a tutti.

TRA LE MIE VELE

Ancora luccicante delle luci della città
Mi elevai al paradiso
Incapace di scendere
Per ragioni che non avevo considerato

Totale confusione
Disillusione
Nuove cose che sto imparando

Sono in piedi lungo la costa
È così bello là fuori
Partire con il vento che spira
Ma l’amore chiede cura

Conoscimi, conoscimi
Mostrami, mostrami
Le nuove cose che sto imparando

Il vento soffia tra le mie vele
Come se io me ne fossi andato
Partito con il vento che spira
Tra le mie vele

TESTO ORIGINALE

Still glaring from the city lights
Into paradise I soared
Unable to come down
For reasons I’d ignored

Total confusion
Disillusion
New things I’m knowin’

I’m standing on the shoreline
It’s so fine out there
Leaving with the wind blowing
But love takes care

Know me, know me
Show me, show me
New things I’m knowin’

Wind blowing through my sails
It feels like I’m gone
Leaving with the wind blowing
Through my sails

Ascolta & Leggi: Boston e tre poesie di Angeles Mora

Notte e giorno

Il giorno è finito quando viene la notte
lenta da cui non voglio
partire. Estenderlo
fino a quando chiudo gli occhi
è un ordine irresistibile
del mio essere tranquilla.
Forse rifiuto di lasciar passare la vita
o arriva la mattina e i suoi mandanti.

La casa è un disastro,
in cucina
i piatti dormono, pentole sfuse.
invece i libri da leggere mi chiamano
vivi dal tavolo,
pagine vuote.
Voglio solo che l’orologio dimentichi.
Ricordo le pagine in
cui mio padre scriveva lettere
di notte, anche mia madre le
firmava, lasciando per
un momento i pulsanti e il rammendo
o l’uncinetto delle serate muffe.

Non ho mai voluto lavorare all’uncinetto, ho
preferito leggere il giornale
o scrivere scarabocchi alla luce della lampada.
Ho imparato ad amare ancora, a possedere le mie notti.
I genitori non hanno spazzato la casa,
mio fratello è entrato in cucina da poco,
ho fatto la maionese
pulito la polvere per aiutare: durante il
giorno.

*

IN MORTE

Sono nata una vecchia notte
dal freddo di dicembre.
Nervi, corse a casa,
vapore caldo
fretta, lacrime, urla,
Sussurri e pannolini.
Le luci di quella stanza
sono andate via con le mie lacrime
durante la crescita
tra il ruggito della gente nelle strade.
Si calma dentro e fuori l’eccitazione,
ho ricordato mia madre come in sogno.

In quella discrepanza
-Tutto un presagio-
Ho vissuto per sempre.
Fuori dal mondo io,
quella stanza, quelle braccia,
quella culla

Sono arrivata molto tardi l’anno che stavo per partire
e quello che è arrivato mi ha trovato addormentata.

*

IERI

Ieri mi ha fatto questo.
Non so dove sia
colui che mi ha sciolta, sì:
è qui con me
Presente ogni giorno.

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Ángeles Mora (Córdoba, 1952) si è laureata in Filologia ispanica presso l’Università di Granada, città in cui risiede dai primi anni 80. Nel 1982 ha pubblicato il suo primo libro di poesie: Pensando che la strada stia andando dritta . Nel 1985, La canzone dell’oblio. Nel 89 ha vinto il “Premio Rafael Alberti” per la poesia col suo libro: The Thirty Years ‘War (1990 e 2005). Del 1990 è anche La signora errante. Altri suoi libri: Poetic Anthology (1995, a cura di Luis Muñoz); Camera soggettiva (1996); Calligrafia di ieri (2000); Le donne sono magiche? (2000). Con contraddizioni, uccelli(Visor, 2001) ha vinto il “Premio internazionale di poesia Ciudad de Melilla”, libro che è stato tradotto in italiano (Torino, Edizioni dell’Orso, 2005). Sempre nel 2005 una sua antologia poetica appare nella Biblioteca Virtuale Miguel de Cervantes. Ultimo libro pubblicato: Under the carpet , Visor, 2008. Attualmente collabora come editorialista d’opinione sul quotidiano Granada Hoy e con poesie e recensioni critiche in varie riviste letterarie.

Quarantena 12

‘fanculo al ventisei marzo, bruttissima giornata, questo poi è stato esemplare più che un ventisei marzo è un due novembre, ma pure i cimiteri sono chiusi. Preferirei andarmene a caccia di pokemon, piuttosto che starmene qui confinato come un lebbroso a leggere certe cazzate che circolano sui più disparati siti e sui social. Comunque quel #iorestoacasaperte o anche quel #andràtuttobene oppure #insiemecelafaremo sono molto più ridicoli e velleitari di quel #Vincere! di mussoliniana memoria. Piuttosto sarebbe molto più efficace una roba tipo #seuscitevifacciamoiltappone, un ottimo deterrente, anche più realista; da qui a luglio (di quale anno?) sarà molto lunga.