ascolti amArgine: Fool To Cry – Rolling Stones (1976)

Fool to Cry è una ballata tratta dall’album del 1976 “Black and Blue”. A mio avviso il loro album più nero, sporco, sensuale. Fu registrata nel mese di dicembre ’74, Mick Jagger e Keith Richerds gli autori. Mick Taylor, il secondo chitarrista che a sua volta aveva sostituito il leggendario Brian Jones, aveva appena lasciato la band.
La registrazione di Black and Blue venne anche utilizzata come una sorta di casting per un nuovo chitarrista, in questo brano è Wayne Perkins a suonare la chitarra. Jagger suona il piano elettrico, Nicky Hopkins si esibisce al pianoforte e al sintetizzatore.
Venne lanciato come primo singolo dall’Album Black and Blue il 20 aprile 1976. E’ un bel blues torrido, elettrico, elettrizzante come tutto il resto dell’album, uno dei migliori nella sterminata discografia degli Stones.

SEI MATTO A PIANGERE

Quando torno a casa
E ho lavorato tutta la notte
Prendo mia figlia sulle ginocchia, e lei dice
Papà cosa succede
Sussurramelo all’orecchio
Così so quello che dici

Papà sei matto a piangere
E mi fa spiegare perché
Papà sei un pazzo

Sai, ho una donna
Vive nella parte povera della città
E vado a trovarla a volte
Facciamo l’amore così bene
Metto la testa sulla sua spalla
Lei dice, dimmi tutti i tuoi problemi
Sai quello che dice? Dice

Sei matto a piangere
E mi fa spiegare il perché
(Ti amo così tanto piccola)

Anche i miei amici me lo dicono a volte
E capiscono come non li capisco
Sai quello che dicono
Dicono
Papà sei matto a piangere

Sì, sono matto a piangere
Sono un pazzo certificato, piccola
Dai
Sì, sono un pazzo

TESTO ORIGINALE

[Verse 1]
When I come home baby
And I’ve been working all night long
I put my daughter on my knee, and she says
Daddy what’s wrong
She whispers in my ear so sweet
You know what she says

[Chorus]
Daddy you’re a fool to cry
You’re a fool to cry
And it makes me wonder why
Daddy you’re a fool
[Verse 2]
You know, I’ve got a woman (Daddy you’re a fool)
And she lives in the poor part of town
And I go see her sometimes
And we make love, so fine
I put my head on her shoulder
She says, Tell me all your troubles
You know what she says? She says
Hooooo

[Chorus]
Daddy you’re a fool to cry
You’re a fool to cry
And it makes me wonder why
Daddy you’re a fool to cry
(I love you so much baby)
Daddy you’re a fool to cry
Daddy you’re a fool to cry

Yeah she say
Daddy you’re a fool to cry
You’re a fool to cry
And it makes me wonder why

She say
Ouuuuh, daddy you’re a fool to cry
Ouuuuh, daddy you’re a fool to cry
Ouuuuh, daddy you’re a fool to cry
Ouuuuh, daddy you’re a fool to cry

Even my friends say to me sometimes
And make out like I don’t understand them
You know what they say
They say

Ouuuuh, daddy you’re a fool to cry
You’re a fool to cry
And it makes me wonder why

[Outro]
I’m a fool baby ay ay ay
I’m a fool baby ay ay
I’m a certified fool, ay ay ay
I want to tell you
I’m a fool baby ay ay
Ouuuuh
I’m a certified fool ay ay ay
C’mon
Yeah I’m a fool yeah
Yeah I’m a fool yeah
Yeah I’m a fool

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letture amArgine: Poesie, graffi e mareggiate di Savina Dolores Massa

“Perché questa sorte di essere donna?”
“E che cosa volevi essere?”
“Nuvola.”

Pubblicare la mia poesia sarà un denudarmi totale e quell’inconscio di cui parlo sarà esposto ai venti. Ho paura? Ne ho. Non per critiche malevole messe in conto. Ho paura solo perché scoprirete quanto magro è il mio vivere, così perennemente sveglio. Una magrezza ingestibile, quindi chiassosa, direi, grassa.
Savina Dolores Massa

Certo che trovare tra tanti cassetti pieni di elastici, appunti vuoti e raccomandazioni inutili, una poesia come questa, rialza il morale. Fa pensare che in fondo la Vecchia Puttana Ingiallita (amo definire così la Poesia) ha ancora tante frecce al suo arco e tante continuerà ad avere. Perché la poesia fa parte della natura umana, e chi ci sta dentro lo sa bene. Vi offro quindi la lettura di versi anche un po’ spiazzanti, ma scritti e concepiti in forza ed emozione. La poesia del Sud Italia, isole comprese, è probabilmente in questo particolare momento storico il traino dell’intero movimento poetico italiano. Insomma, qui ci sono fatti, non pugnette.

La creazione di me

Ma ti baciò almeno?
Non te l’ho mai chiesto e adesso,
Ma ti baciò almeno?, che insania pensarci.
Ma ti baciò, almeno, almeno
a pochi salti dal Natale?
Fu notte lunga o una veste appena scostata
da fiato ebbro di uva pestata?
Ti ha baciata! Dimmelo, o fu silenzio di mosse scomposte
Un gemito un voltarsi un ripulirsi
accanito
un pianto un sonno un lenzuolo
le impronte
di respiri soli, o provasti a pisciarmi alla terra?

Provasti
a pisciarmi
alla terra

raschiando la rosa
pur sempre fiore
perfino in dicembre.

*

Seta rotonda

E allora mangeremo fiordangelo
e venderemo i gioielli degli amori
come fece Bellanna del fortino sul fiume,
la ricordate?, la puttana musa dei pittori,
dei mezzadri, degli avvocati mascherati da ladri
non si sapesse in giro che godevano
a saccheggiare la femmina delle malinconie.
Se straripava il fiume la donna affacciata al ponte
chiamava i pesci per compagnia,
afferrava alle corna i naufragi delle vacche
per raccontare loro i suoi aborti di maggio,
…di una cagna perduta tra sterco di cavallo…
quanto l’aveva pianta
non vista dalla nonna paralitica alle gambe
che fracassava sedie
chiedendo vino, cioccolata americana
e seta rotonda dal cielo
caduta a un aereo.
La ricordate, Bellanna?
Era quella che nei carnevale si pitturava la faccia
con gli avanzi del fuoco e il piumaggio
del gufo coinquilino
odiato uccellaccio sveglio nel buio a spiarle gli amplessi
i piaceri affogati nella fogna sgualdrina
ma che squittisca che squittisca la donna pagata per farlo
che illuda ancora la spinta canuta del fallo.
Solo a carnevale si pitturava riflessa nel fiume
i fritti lontani, la bolgia incoriandolata,
ogni donna puttana in famiglia.
Lei sola aspettava
l’unico orgasmo dell’anno:
tre colpi di tuono
e il piovasco.

*

Agosto finendo

Frusciano scirocchi bastardi
e maestrali orfani di madre a tre mesi
finendo agosto
in principio d’arancio.
Spostati dai venti
I cieli di Norvegia sulle Antille, delle Antille su Mosca,
di Kabul sull’Andalusia, di Seattle sui ciliegi di Pechino.

*

Il cortile

Lo splendore è qui nella foresta dietro casa.
Il limbo non sa purificare peccati ma accentuarli sì
munendoli di zanne ali scure foglie.
Ha la terra molto vecchia per trenta passi piccoli di donna
e ombre d’alloro di palme di limone di ginestra di lillà
ho sepolto le vesti del mio bambino
sotto la terra della felce in cortile
un indomato gelsomino si insinua nella mia ragione
ricordandomi di non addomesticarmi per nessuno
ho appeso le sue mani
sul nido disordinato della tortora
così come è stato nel passato per le donne della mia razza
libere puttane e pazze.
Ci si consola tra margherite e rose
ci si cuoce al sole insaporendosi di rosmarino e salvia
si abbandona la metrica giusta nei binari
se è meglio un treno deragliato di cui non sono autista
ma svestita passeggera sola
so che è lì
solitario e assente.

***

Savina Dolores Massa (Oristano, 16 settembre 1957) è una scrittrice, poetessa, attrice e drammaturga italiana. Vive a Oristano. Viene comunemente considerata una delle voci più interessanti della cosiddetta “nuova letteratura sarda”.Il suo esordio avviene con “Undici”, romanzo che risulta finalista al premio Calvino nel 2007. Il suo romanzo “Mia figlia follia” è tradotto in francese. Le opere di Savina Dolores Massa sono oggetto di studio e di analisi critica, tra le altre cose, per le soluzioni narrative e l’introspezione intima dei personaggi. È autrice di 5 romanzi e una raccolta di poesie. Numerose le sue partecipazioni ad antologie e raccolte di racconti e poesie. Tutti i suoi libri sono editi da Il Maestrale di Nuoro.
Savina Dolores Massa è attrice e coautrice degli spettacoli della compagnia Hanife Ana Teatro Jazz di cui è cofondatrice. (fonte Wikipedia)

ascolti amArgine: Gracias a la Vida – Violeta Parra (1965)

Forse il più bell’inno alla vita in forma di canzone che sia mai stato scritto. Una canzone che dice già tutto da sé, e una canzone che va dritta al cuore. Fu composta nel 1965 per una delusione d’amore; a quella delusione Violeta Parra volle comunque dedicarla per ringraziare la vita. Nel 1966 la incise a Santiago, fu poi inserita nell’album intitolato Las últimas composiciones, l’ultimo pubblicato in vita prima del suicidio (5 febbraio 1967). Con il golpe fascista di Pinochet, nel 1973, divenne praticamente un inno internazionale contro la dittatura, un inno alla vita contro la morte. Anche quella nel cuore.

GRAZIE ALLA VITA (trad. Riccardo Venturi)

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato due stelle che quando le apro
perfetti distinguo il nero dal bianco,
e nell’alto cielo il suo sfondo stellato,
e tra le moltitudini l’uomo che amo.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato l’ascolto che in tutta la sua apertura
cattura notte e giorno grilli e canarini,
martelli turbine latrati burrasche
e la voce tanto tenera di chi sto amando.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il suono e l’abbecedario
con lui le parole che penso e dico,
madre, amico, fratello luce illuminante,
la strada dell’anima di chi sto amando.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi,
con loro andai per città e pozzanghere,
spiagge e deserti, montagne e piani
e la casa tua, la tua strada, il cortile.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il cuore che agita il suo confine
quando guardo il frutto del cervello umano,
quando guardo il bene così lontano dal male,
quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto,
così distinguo gioia e dolore
i due materiali che formano il mio canto
e il canto degli altri che è lo stesso canto
e il canto di tutti che è il mio proprio canto.

TESTO ORIGINALE

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió dos luceros, que cuando los abro
Perfecto distingo, lo negro del blanco
Y en el alto cielo, su fondo estrellado
Y en las multitudes, el hombre que yo amo

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el oído, que en todo su ancho
Graba noche y día, grillos y canarios
Martillos, turbinas, ladridos, chubascos
Y la voz tan tierna, de mi bien amado

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido, y el abecedario
Con el las palabras, que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha de mis pies cansados
Con ellos anduve ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió el corazón, que agita su marco
Cuando miro el fruto del cerebro humano
Cuando miro el bueno tan lejos del malo
Cuando miro el fondo de tus ojos claros

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Así yo distingo dicha de quebranto
Los dos materiales que forman mi canto
Y el canto de ustedes, que es el mismo canto
Y el canto de todos, que es mi propio canto

Gracias a la vida, que me ha dado tanto.

pietre

nessuna attenzione
alla maternità consapevole dei rami
al collocamento ottobrino
delle foglie. non si arrabbiano
stanno dove sono senza tradire
emozioni, sarà forse
il metabolismo lentissimo
di generazioni di costruttori,
rondini senza luce, farfalle

fino allo spintone
di nuovi eventi sismici a smuovere
porte, memorie:
insolito destino di chi,
ritenuto immortale,
preferisce sparire,
ricordano ancora e per sempre
quanto erano belle, commoventi.
pietre

Gioielli Rubati 6: Maria Allo – Yoklux – Anna Maria Curci – Daniela Cerrato – Claudio Pozzani – Antonio “Il Barman” Bianchetti – Rosario “Sarino” Bocchino.

QUESTO POST E’ DEDICATO AD ANNA MARIA CURCI, PER L’AMORE INCONDIZIONATO E LA SERIETA’CON CUI DIFFONDE OGNI GIORNO POESIA.

CHIUNQUE TU SIA

La riva del disamore cresce se non si costruisce
il coraggio che unisce le due rive.
Sul lungomare di Torre la luce
incrocia l’ombra tra ciottoli sconnessi
increspata fino al mare.
Chiunque tu sia non parlarmi con parole oscure.
Non c’è vita sulla terra
solo uniformità senza stagioni
mentre il treno corre sempre più veloce
e la notte attraversa il giorno come la luce
dall’alto in verticale.
In altro luogo il foglio si schiude
erompe la parola
chiunque tu sia in questo alfabeto
lascia una traccia nella quale riconoscersi.

© Maria Allo qui:
https://nugae11.wordpress.com/2018/10/02/chiunque-tu-sia/

*

canto abbandonato

già l’autunno mal digerito
non per fiori e colori
nemmeno per odori
lievi tepori, ovattati suoni
ma per tendenze
pochi sguardi liberi
cenni e dolori
l’autunno delle chiuse
finestre, del cader degli steli
pochissimi fiori di fuori.
l’autunno della cucina sui fuochi
ciambelle, torte
tagliatelle, lasagne, tortellini
sughi, burro e salvia
manicaretti complici, piccini
dualità di quest’età malinconica
preda della confusione
derisione d’uccelli
che sol per campare
ti desiderano, tra le persiane
scrutano sui rami ed armonia dei canti
per ora abbandonano inani.

di Luca Parenti (Yoklux), qui:
https://yoklux.wordpress.com/2018/10/07/canto-abbandonato/

*

Landays

I

Non scaglia, ma leviga i sassi
la parola assaltata, li affila di luce.

II

Tempo benigno di stupore
non ti eclissare adesso che non so cercarti.

III

Non so come ignorai il suo grido:
ha smesso di brillare l’occhio che fu vago.

IV

Le ragionevoli illusioni
per gli anni in precipizio prendi sottobraccio.

Anna Maria Curci
giugno 2013 – aprile 2015, qui
https://ws081amcu.wordpress.com/2017/12/19/landays/

*

mi piace il caffè senza petalo aggiunto

Di certo non basta un petalo nel caffè
per edulcorare un risentimento scuro,
per riscaldare il gelo che è divenuto muro,
l’ipocrisia che galleggia non va lontana,
esce dalla tazza del fortuito incontro
e l’arabico resta potente, come sempre
lo sorseggio senza zucchero e va giù liscio,
diretto come un fuso, e sul tuo muso
rimane una smorfia inconcludente.
Certo era meglio un saluto semplice,
dopo tanto tempo chissà che hai creduto,
che in pochi minuti il veleno del passato
me lo sarei per tua faccia tosta bevuto?

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2018/10/08/mi-piace-il-caffe-senza-petalo-aggiunto/

*

GENOVA, SAUDADE E SPLEEN

Genova nemica degli ombrelli
la pioggia ed il vento cateti
di un improbabile scaleno
Genova pianta carnivora
con le scalinate-fauci
golose di mamme con la spesa
Genova dalle spore di mare
Abbiamo salsedine anche nel cuore
abbiamo salite e discese
anche nelle strade dei nostri sogni
Genova samba di onde
col mare tenuto lontano coi gomiti di diga
o attirato da calamite rocciose
Genova coi pendoli in cucina
che battono ore
di velluto a coste larghe
Genova ronzio di mosche
che sfuggono ai pugni sulla tovaglia
ai cerchi di vino e alle briciole stanche
Genova saudade e spleen…
Guardo la torre
che nessuno visita e conosce
fra una lacrima e l’altra
della mia finestra salata.

di Claudio Pozzani, qui
https://rebstein.wordpress.com/2018/10/08/nota-a-spalancati-spazi/

*

LA VITA E’ UN’IPOTESI BELLISSIMA

Non è la sera
che respira d’ombra
un solitudine diversa
ma luce che non tramonta
dentro
negli angoli di un mondo
dove cercarti è sogno
aria
e altro ancora
E sono tanti i nomi
che daremmo al buio
se il nostro sole
non si fosse
fermato per essere nel cuore
un alto mattino da ricostruire.

La vita è un’ipotesi bellissima

tutto il resto
è amore che ci sfugge
e sorge ancora
dentro

di Antonio Bianchetti, qui
https://antoniobianchetti.wordpress.com/2013/04/28/la-vita-e-unipotesi-bellissima/

*

le parole si raccontano a gesti

le parole si raccontano a gesti
quando un’altra notte si aggiunge al tempo
come le nuvole che cambiano soffitta
per qualche stella in ritardo

sulle macchine l’acqua cade
con le righe prese di taglio
e l’insegna della pioggia finge
un mestiere a memoria

mentre in pochi passi
le settimane si colorano a lampioni
e non c’è nessuno da prendere sul serio,
solo la signora di fiori batte le mani

dietro l’angolo un autobus
ruba la luna chiudendo le porte
in lontananza ad un uomo
che si separa dall’ombra come uno qualunque

quando Mary scelse di andare via
piccole vite di candele
domandarono un po’ di vento

di Rosario Bocchino, qui
https://rosariobocchino.wordpress.com/2018/10/07/le-parole-si-raccontano-a-gesti/

******

vergogne amArgine: i tanti casi Cucchi (parole forti e altrettanto inutili)

Questi politici, gracchianti, mediocri e tutti uguali, rapaci anche quando gridano “onestà”, sono l’immagine specchiata di chi li ha nominati e poi fatti eleggere. Le istituzioni sono pur sempre fatte da uomini malgrado la Costituzione più bella del mondo. Questi uomini sono “recuperatori” mandati in giro dalla finanziaria UE a tormentare chi ha sospesi. Forti coi deboli, assai deboli coi più forti di loro. Si chiama ragion di stato, giusto? Casi come quello di Stefano Cucchi, massacrato di botte, e morto per averle prese dentro una stazione dei Carabinieri, ce ne sono stati eccome. Vogliamo parlare dell’anarchico Pinelli e di tutti quelli successivi? Emerge la verità dopo quasi dieci anni, solo perché uno degli imputati ha ceduto a quel minimo di coscienza che ha, e quindi ha confessato. Non preoccupatevi, è stato un incidente, le cose torneranno esattamente come prima: quasi tutti riprenderanno a farla franca. E’ risaputo. Ripropongo un brano di alcuni anni fa, spero che qualcuno abbia voglia di pensare e riflettere su come stiano veramente le cose, e si metta con qualcun altro per tentare di cambiarle.

nomi comuni di cosa

tecniche pionieristiche
fanno sembrare moderni
fogli autunnali già morti,
lasciati alla bontà degli archivisti
alle ante dei loro armadi
riempiti a nomi comuni di cosa

Cucchi, Aldrovandi, Bianzino,
si voglia in caso accertare
se siano morti davvero

(certi bastardi sono poliziotti)

mediocrità è perdersi all’ombra
di un crollo, più giovani i corpi
e più flessibili sono, guariscono
incassano meglio l’offesa
fanno rabbia quei recuperi
e non ci si diverte più

(certi poliziotti sono bastardi)

serve maggior fermezza,
più giusto è un solo colpo,
colpire al cuore risparmiando
sul monte straordinari
sui preventivi e le assoluzioni
perché il fatto non sussiste, poi
alette di pollo e coca cola

ascolti amArgine: In Every Dream Home a Heartache (Roxy Music) – Jane Birkin (2004)

Originariamente brano dei Roxy Music più tosti, venne inserito nell’album For your pleasure del 1973. Dal punto di vista testuale, la traccia è un sinistro monologo, in parte critico della nullità dell’opulenza, in parte bizzarra canzone d’amore dedicata ad una bambola gonfiabile. Questa versione, interpretata da Jane Birkin, è inclusa nell’album Rendez Vous del 2004

In ogni casa da sogno un’angoscia

In ogni casa da sogno un’angoscia
E ogni passo che faccio
Mi porta più lontano dal cielo
C’è un paradiso?
Mi piacerebbe pensarlo
Gli standard di vita
Stanno migliorando ogni giorno
Ma casa, oh dolce casa
È solo un modo di dire
Dal gocciolio del rubinetto
Nell’appartamento razionale di città
Il cottage è carino
La casa principale è un palazzo
Perfezione dell’attico
Ma cosa succede
Cosa fare lì
Meglio pregare lì

Spazio aperto abitabile
Bungalow in stile ranch
Tutti i comfort
Sembra così essenziale
Ti ho ordinata per posta
Il mio semplice involucro baby
La tua pelle è come il vinile
Compagna perfetta
Per galleggiare nella mia nuova piscina
De luxe e deliziosa
Bambola gonfiabile
Il mio ruolo è servirti
Tesoro usa e getta
Non posso buttarti via ora
Immortale per dimensioni e vita
Il mio respiro è dentro di te
Ti vesto ogni giorno
E ti terrò fino alla morte
Bambola gonfiabile
Amante ingrata
Ti Ho fatta esplodere
Ma mi hai lasciato impazzire

Oh queste angosce
angosce da casa da sogno

TESTO ORIGINALE

In every dream home a heartache
And every step I take
Takes me further from heaven
Is there a heaven?
I’d like to think so
Standards of living
They’re rising daily
But home oh sweet home
It’s only a saying
From bell push to faucet
In smart town apartment
The cottage is pretty
The main house a palace
Penthouse perfection
But what goes on
What to do there
Better pray there

Open plan living
Bungalow ranch style
All of its comforts
Seem so essential
I bought you mail order
My plain wrapper baby
Your skin is like vinyl
The perfect companion
You float my new pool
De luxe and delightful
Inflatable doll
My role is to serve you
Disposable darling
Can’t throw you away now
Immortal and life size
My breath is inside you
I’ll dress you up daily
And keep you till death sighs
Inflatable doll
Lover ungrateful
I blew up your body
But you blew my mind

Oh Those Heartaches
Dreamhome Heartaches