Quarantena 47

Maròòòòò quando inizi a scambiare la foto di un polpastrello per quella di una coscia avvolta in una calza a rete, la situa, già grave, è al limite. Per fortuna Agone (nella foto, in uno dei suoi più riusciti travestimenti) mi ha promesso una copia di Lando, ma conoscendolo… , se non mena c’è da fidarsi. D’altra parte il ragazzone vive pericolosamente, rinchiuso nella sua edicola 4 X 3 ha continuato fin dall’avvento del vairus a dispensare Chi, Co Fu Tivù, Libero, Cruci puzzle e altre amenità giornalistiche: Agone è un benemerito. Se poi volesse cambiare attività, gli ho proposto una serie di nuove professioni che stanno emergendo di pari passo col vairus.
Organizzatore di pigiama parties in Parlamento: dopo il primo, organizzato questa notte molto alla buona dai legaiuoli, ci sarà bisogno di un vero maestro di cerimonie ed esperto in catering.
Il Filantropo: viste le file da Ebrei che attraversano il Mar Rosso, dall’inizio della fase due, molte donne e uomini in carriera (o in corriera) non potranno più perdere ore per entrare nei supermercati. Tanto vale affittare qualcuno che, per poca peseta, faccia la fila per gli interessati. Per l’estate, il professionista potrà richiedere un supplemento “coppertone” per evitare ustioni gravi.
Fica (o paracarro) a chilometro zero: Il ragazzo non avrà problemi a travestirsi per allietare le serate di singoli e singole.
Congiunto in leasing: Fratello, zio, cugino, figlio, suocero senza discriminazione alcuna. Disposto anche a trasferirsi.
Insomma, qui bisogna fare di necessità virtù, essere flessibili come giunchi, perché l’Uccello Padulo vola sempre ad altezza di …

Joyce Mansour tradotta da Emilio Capaccio e una canzone di Jacques Brel

https://www.youtube.com/watch?v=E7zgNye6HTE

Lavoro prezioso e gigantesco questo di Emilio Capaccio, già gira poca roba tradotta di questa poetessa immensa, incrementarlo è meritorio

Neobar

Non ci sono parole
solo peli
sull’aridezza del mondo
J.M.

Joyce Mansour

Traduzione di Emilio Capaccio

HO RUBATO L’UCCELLO GIALLO


Ho rubato l’uccello giallo

Che vive nel sesso del diavolo

Mi insegnerà come sedurre

Gli uomini, i cervi, gli angeli dalle ali doppie,

Toglierà la mia sete, i miei vestiti, le mie illusioni,

Dormirà,

Ma io, il mio sonno corre sui tetti

Mormorando, gesticolando, facendo l’amore violentemente,

Con i gatti.

J’AI VOLÉ L’OISEAU JAUNE


J’ai volé l’oiseau jaune

Qui vit dans le sexe du diable

Il m’apprendra comment séduire

Les hommes, les cerfs, les anges aux ailes doubles,

Il ôtera ma soif, mes vêtements, mes illusions,

Il dormira,

Mais moi, mon sommeil court sur les toits

Murmurant, gesticulant, faisant l’amour violemment,

Avec des chats.


(Cris, 1953)


NON VOGLIO PIÙ


Non voglio più il vostro viso assennato

Che mi sorride attraverso i veli vuoti dell’infanzia

Non voglio più le mani tese…

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il passo è breve

metti una giornata nuova
senza voglia di ricominciare

con passo indeciso
telefonare sbagliando numero

nessun coraggio di vento
eppure ne corre tanto

talmente da rendere esemplare
una carezza sbagliata

non abbiamo tempo per vivere
troppo occupati a scriverne

da soggetto a complemento
il passo è breve

Quarantena 46

A Monnè, che famo? Posso compilare l’autocertificazione e scrivere che siamo congiunti? Eddai conosco tutti i tuoi film a memoria. Ti potrei citare esattamente ogni passo a partire da La banda del Trucido ai nostri giorni. E nun mé guardà male, gnaa faccio più a stare compresso tra queste quattro mura. Ni sol, ni amor, ni dinero. Non posso finire i miei giorni ad sniffarmi le scurregge che, a forza d’annusamme, pare che assumano sempre più il bouquet di certe nuvole che ai tempi belli uscivano dal petrolchimico. E dunque ci si sveglia, si va al bagno, chiudo il gatto in cucina perché fin dalle prime luci dell’alba vuol mangiare, faccio una telefonata, mi vesto, mi ricordo che è ora di farmi un caffè e poi mi metto a compilare il menù e l’autocertificazione del menù. Monnè, qui se more senza Corna Vissute! Alla fase due seguirà la fase uno bis è un avvitamento inavvitabile. Domani mi vado a consegnare, darò un bacio alla vigilessa sempre appostata e sarò arrestato per oltraggio a pubblico ufficiale. Pensa Monnè se poi mi danno i domiciliari… insomma, andate avanti fino al via! La fase 84 è lontana, … e se mi comprassi uno yacht?

Ascolta & Leggi: Glenn Gould e Anna Maria Bonfiglio

Ringrazio Anna Maria Bonfiglio per la gentile concessione di alcuni suoi testi. I primi due brani sono inediti, quindi ancora più preziosi. Una poesia che ho apprezzato fin dalle prime righe. Poesia onesta, di stampo novecentesco, senza infingimenti o eccessivo bla bla. Un lento osservare, osservarsi che si traduce in versi, con un linguaggio lirico semplice, capace di dipingere in poche parole paesaggi infiniti. Una poesia che dice dell’autrice: prima vive, poi scrive. Buona lettura.

RESILIENZA

Dateci il silenzio del quieto
proseguire – piede dietro
piede -sul sentiero radente
i cigli dei costoni.

Non abbiamo paura

Sappiamo scansare le tagliole
anche con gli occhi in alto
verso il cielo.

*

RAGAZZE D’ESTATE

D’estate le ragazze si siedono
sulle scale di pietra
che salgono su per la collina.
Hanno sorrisi e sandali lucenti
gonne lunghe piegate
fra le cosce floride
e braccia che s’allungano all’ignoto.

L’attesa che brucia la carne
le fa calde e smaniose
di tuffarsi in quel mare
che le invita alla vita.

Oh, provare almeno una volta
ad essere uguale a loro:
leggerezza e atterraggio
– fra infantili risate-
su leggero piumaggio

*

A RICOMPORRE IL CERCHIO

Più triste sulla pietraia
il passo
dopo la canzone degli abbracci
e la parola ombra sul filo
dell’assennata verità

(dell’indagata geometria
alga segreta
nei discoperti contorni)

Non basta a ricomporre
il cerchio
la misura del volo
il cappio sciolto
il ramo di ginestra
ad infiorare il seno.

(dalla raccolta Di tanto vivere, Caosfera Edizioni, 2019)

*

DAL MORMORIO SEGRETO

Esci dal mormorio segreto di quest’ora
lasciando perle d’uomo
a navigare sopra l’ombelico
Sono nuvole d’aria le parole
silenziosa ricchezza
che resta tatuata sul cuscino
Nel lungo corridoio della sera
stazionano le ombre di noi due
strette nel cerchio chiuso dell’abbraccio
Sarà notte fra poco
e i nostri passi andranno ad altre vie
a raccontarsi la vita d’ ogni giorno

(dalla raccolta Per tardivo prodigio, Ed. Fondazione Thule Cultura, 2006)

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Anna Maria Bonfiglio è nata a Siculiana (AG) e risiede a Palermo dove svolge attività culturale nell’ambito letterario. Ha collaborato con settimanali del gruppo Rizzoli e GVE , con i mensili SiciliaTempo e Insicilia ,con la rivista Silarus e con molti altri periodici per i quali ha redatto recensioni e articoli. Ha curato un corso di analisi ed interpretazione del testo poetico presso l’Istituto Professionale CEP di Palermo ed un laboratorio di scrittura creativa presso la sede regionale ENDAS Sicilia. E’ stata per alcuni anni presidente dell’Associazione Scrittori e Artisti e ha diretto il periodico Insieme nell’Arte e il giornale online Quattrocanti. Sue poesie e articoli di letteratura sono reperibili in vari siti web. Per il suo impegno in campo letterario le sono stati assegnati i premi Città di Monreale, Giacomo Giardina, Salvator Gotta e Telamone 2014.

Pubblicazioni

Poesia:
Le parole non dette (Thule,1978); Le voci del silenzio (Thule, 1979); Uguali dimensioni (S.S.C 1981); L’insana voglia di ardere (Gabrieli, 1982); Nell’universo apocrifo del sogno (Il Vertice, 1985); La Marna e l’Arenaria (poesie inserite nell’antologia del Novecento Gli eredi del sole, Il Vertice, 1987); La donna di picche (Il vertice, 1989); Album – Sedici dediche (Insieme nell’arte, 1991); Spinnu (Pubbliscoop, 1996); D’ombra e d’assenza (Issimo, Il Vertice, 1999); Le voci e la memoria (Gabrieli, 2000); Tra luce ed ombra il canto si dispiega -5 poeti per Palermo (Ila Palma, 2002); Per tardivo prodigio (Fondazione Thule Cultura, 2006); Il miele amaro (CFR, 2013); D’amuri e di raggia (Agemina, 2017); Di tanto vivere (Caosfera, 2018). Sue poesie sono state inserite in molte antologie fra cui Stagioni (Lietocolle), Cuore di preda (CFR), Poesia erotica contemporanea (ATI), Il corpo, l’eros (Ladolfi)

Narrativa:
L’ultima donna (Pubbliscoop, 1994)
La verità nel cuore (Confessionidonna, 2006)
Scelta d’amore (Confessionidonna, 2006)
Il profumo del mandorlo (Di Felice Edizioni, 2019)
Saggistica
Il mito nella poetica di Cesare Pavere (Insieme nell’arte, 1990); Maria Messina in Figure femminili del Novecento a Palermo (ULITE, 2000); A cuore scalzo-La vita negata di Antonia Pozzi (CFR, 2012)
La vicenda di gioia e di dolore nell’opera di Camillo Sbarbaro (CFR, 2012 )

annbonf@inwind.it
annbonf@gmail.com

quanto manca il mare

Quanto manca il mare?

Non sappiamo calcolare
l’acqua e il sale necessari
al nostro. Il cuore,
più loquace da sempre, sa
di lui e della sua costituzione
fatta per mancare.

Ora, senza pensare, dimostra
a questo soggetto
che esiste, e non trema,
se un brivido di vento
lo percorre, inedito, usuale,
omicida.

Quanto manca il mare?

Ogni volta il ricordo
gira attorno, la sensazione
è di volere un po’ male
cui rifarsi per star bene.
Il sangue è come il mare
ma non ha il suo colore.

Resta mistero tutto
come un tempo anche qui
fosse mare che, sconfitto,
si è ritirato urlando
di un suo prossimo ritorno.
Non so. Non so

quanto manca il mare.

Quarantena 45

I contagiati a Castello sono diventati 22, ma stamani ero in tutt’altre faccende affaccendato. Ho affrontato Agone, e ne è scaturita un rissa che rimarrà negli annali del paese. Alla fine però ho ottenuto quello che volevo, mentre mi era sopra e mi trasformava la faccia in una pizza margherita, ho sfilato ad Agone la copia di Corna Vissute che mi nega da molti giorni e che custodiva nella tasca dietro. Poi ho fatto finta di resuscitare e me ne sono andato. Ora sto leggendo il bellissimo articolo “di sfondo” che apre il numero della rivista: Ritrovarsi per incularsi. Molto formativo ed educativo, fa previsioni in merito a quanto potrebbe accadere dal prossimo 4 maggio in poi: sarà così la Fase Due?
Un tempo “farsi un culo così” significava lavorare sodo, sodomia, adesso a furia dé magnà… , dice Er Monnezza, too fai, too fai! Cosa rimarrà di questa fase uno, se mai usciremo? Lievito, balconi, fionde, e un girovita improponibile a futura memoria. Poi c’è la questione “congiunti”, ma rischiamo di incasinarci troppo.

Ascolti amArgine: So Far Away – Carole King (1971)

Tapestry, album di Carole King del 1971, è stato un successo immenso. Per molto tempo fu l’album più venduto di tutti i tempi, prima dell’arrivo di The dark side of the moon dei Pink Floyd e Thriller di Michael Jackson. Da Tapestry, uno dei brani più rappresentativi: una tipica ballata semiacustica in pieno stile Carole King.

COSI’ LONTANO

Così lontano
Qualcuno vive ancora in un solo luogo?
Sarebbe bello vedere il tuo volto vicino alla mia porta
Non mi aiuta sapere che sei lontano solo per poco tempo
Tanto tempo fa venni da te e tu eri là
Solo tenerti stretto potrebbe farmi bene
Oh, come vorrei poterlo fare
Ma sei così lontano

Ancora una canzone che parla della vita “on the road”
Non posso dire molto di nuovo
Se solo riuscissi a cambiare vita
Vorrei trascorrerla vicino a te

Viaggiare tanto mi ha reso triste e sola
Nient’altro da fare che rinchiudermi in me stessa
Spero proprio di non diventare prigioniera della strada
Ho ancora tanti sogni da ritrovare

Ma sei così lontano
Qualcuno vive ancora in un solo luogo?
Sarebbe bello vedere il tuo volto vicino alla mia porta
Non mi aiuta sapere che sei così lontano

TESTO ORIGINALE

So far away
doesn’t anybody stay in one place anymore
it would be so fine to see your face at my door
doesn’t help to know you’re just time away

Long ago I reached for you and there you stood
holding you again could only do me good
oh, how I wish I could
but you’re so far away

One more song about moving along the highway
can’t say much of anything that’s new
if I could only work this life out my way
I’d rather spend it being close to you

But you’re so far away
doesn’t anybody stay in one place anymore
it would be so fine to see your face at my door
doesn’t help to know you’re so far away

Traveling around sure gets me down and lonely
nothing else to do but close my mind
I sure hope the road don’t come to own me
there’s so many dreams I’ve yet to find

But you’re so far away
doesn’t anybody stay in one place anymore
it would be so fine to see your face at my door
doesn’t help to know you’re so far away.

Nel tumulto ideale

Nel tumulto ideale la mente dilegua,
i lavandini gocciolano insistentemente,
sembra non vi sia altra forza
oltre quella di gravità.
Necessario non perdere l’ultima frase,
ch’è più vera prima di terminare
coi coltelli nel cuore
e l’impeto di una risata folle.
Pensando le poche, ultime ciocche
resistere ardimentose
sul terminal dell’inguine
con dispiacere rivedere i trascorsi.
Vaste chiese al tempo dell’anticristo:
comodi loft, uffici direzionali,
carcasse di vampiri sussurrano
sconcezze e ringraziamenti al dollaro.
Dunque, strade piene di illusi
da primavere al neon;
tre volte vent’anni e basta sorvoli,
tutto è meno che una manciata di fango.
Ai crocicchi il miserere e l’ammissione:
volevo solo essere voluto bene;
e non c’è notte pronta a succedere
perché si crede stelle.

Quarantena 44

E’ un dato di fatto, oramai sono più gli esperti che i contagiati dal vairus. Gli esperti sono immuni a qualsiasi tipo di verità. Vuoi fare il pugile? Chiama l’esperto. Vuoi saperne di più sul vairus? Chiama l’esperto e capirai sempre meno. E’ questa situazione di alla Soldati di ungarettiana memoria a renderci ancora più grassi e infelici. Allora è molto meglio, visto che sono un esperto, che vi dia anch’io la mia ricetta. Occorrente: un pentolino, tre patate, un fiammifero e acqua a volontà. Dopo esservi procurati il pentolino non dimenticate di riempirlo d’acqua, va bene qualsiasi acqua purché sia bagnata. Premuratevi anzitutto di accendere il gas col fiammifero, mettete il pentolino sulla fiamma e, quando l’acqua inizierà ad andare in ebollizione, aggiungete le patate (anche non sbucciate). Il tempo di cottura delle patate solitamente varia a seconda della grandezza dei tuberi, dunque prima di scolarle, assicuratevi che siano cotte infilzandole con una forchetta. Solitamente per le patate più piccole ci vogliono solo 15 minuti, mentre quelle grosse ne richiedono almeno 30. Una volta cotte, le pigliate e ve le magnate. Non subito per via delle ustioni di terzo grado che potreste procurarvi. Continuate a seguirmi per nuove mirabolanti ricette …