LOmbra delle Pinzillacchere: NOE’S Greatest Hits

almerighi
Il tuo commento deve ancora venire moderato.
20 giugno 2017 alle 11:30
Io voglio fare a TUTTI una domanda pura e semplice, anche se questo commento non passerà la censura, se Claudio Borghi AVESSE ENTUSIASTICAMENTE E COME UN SOL UOMO ADERITO ALLA NOE, i vostri commenti sarebbero stati gli stessi? la presentazione uguale? Vi sarebbe venuta l’alitosi o avreste ruttato qualche commento entusiastico? Meditate, perché la bellezza non ha bisogno di far parte di un plotone, tanto meno di esecuzione.
cito:
“Un elemento qualificante della ricerca di Borghi è la considerazione dello spazio della poesia come realtà immaginaria che il pensiero poetico deve attraversare: il pensiero vivifica poeticamente lo spazio che, di per sé, sarebbe uno spazio morto.” (Giorgio Linguaglossa, settembre 2016) qui:
https://lombradelleparole.wordpress.com/2016/09/22/claudio-borghi-poesie-scelte-da-la-trama-vivente-effigie-2016-poesia-metafisica-tra-fisica-e-poesia-non-ce-discontinuita-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa/

Giuseppe Talìa
20 giugno 2017 alle 23:08

Borghi è un furbone. Testimone ne è quest’ultimo post in cui cerca di dividere il gruppo della Rivista fra maschietti, a dir suo prepotenti, e femminucce (non offensivo né sessista il mio) a dir sempre suo, morbido e accondiscendente, musicale. Questo è vero sessismo.
Ho studiato parecchio la personalità del Borghi. Borghi non ha mai commentato nessun post della rivista che non fosse per un suo precipuo interesse. Un sorta di merce di scambio. Commenta solo, ed esclusivamente autrici e autori che poi, in qualche modo lo ospitano nei loro blog. Inoltre, difende solo se stesso e la sua visione della poesia. Parla solo di se stesso, come davanti ad uno specchio, fingendosi vittima, trovando qui una sorta di alcova in cui attuare meccanismi difensivi e disfunzionali, gettando sempre la colpa sugli altri. Che sia Linguaglossa che come critico non lo elogia, anzi, peggio, lo ha tradito, perché col cambio di rotta della NOE, il baricentro del bignami della filosofia e della scienza, ha perso di validità, di certificazione. Con Mario M. Gabriele che lo avversa sulla spiritualità, come se il nichilismo, Gott ist tot, lo facesse sentire senza più radici, senza quell’Uno di plotiniana memoria che puntualmente ritorna nei suoi versi. Così riversa speranze nella NOE al femminile.
Mi farò un altro nemico, lo so, ma Borghi è un furbone, Borghi è il bignami della filosofia in poesia.

giorgio linguaglossa
21 giugno 2017 alle 14:19

caro Claudio Borghi,

Spesso leggendo tanta encomiastica poesia contemporanea mi assilla il dubbio che un eccesso di armonia, un sovrappiù di lucidatura del pavimento, dell’argenteria e degli stivali di pelle non comporti anche il sospetto, in chi osserva dal di fuori, che dentro l’appartamento profumato e lindo con deodorante da supermarket non si nasconda, in qualche armadio, il cadavere messo sotto naftalina di qualcuno di famiglia. Insomma, se questo eccesso di deodorante non serva che a nascondere il lezzo ingombrante e intollerabile di un cadavere.

E allora mi viene voglia di indagare oltre la cortina di nebbia profumata del deodorante, al di là delle lucidature dell’argenteria per scoprire l’innominabile cadavere che si cela da qualche parte, nascosto in qualche latebra del soggiorno di casa. Allora, apro le finestre, voglio far entrare un po’ di aria fresca. Mi viene il sospetto che tutta quella modanatura, quella lucidatura non sia altro che Kitsch, ottimo, metallico, rassicurante Kitsch.

Oggi che va di moda la poesia encomiastica e inaugurale, penso che dovremmo chiederci, ogni volta che scriviamo una parola, se quello che scriviamo non sia in qualche modo sottile macchiato dalla pronuncia dell’encomio e dell’augurio

ANNA VENTURA
21 giugno 2017 alle 18:05

Caro Giorgio, grandi poeti sono stati macchiati “dalla pronuncia dell’encomio e dell’augurio”.Perchè camminiamo tutti sulla terra,e dobbiamo imparare ad adattarci; l’oro è il più prezioso dei metalli perchè è il più duttile;noi resisteremo fino all’ultimo su certe nostre posizioni granitiche,ma dovremo pagarne il prezzo; finiremo con l’accettare almeno in parte certi compromessi, magari continuando a dire,come Galileo,che “eppur si muove”.

Mariella Colonna
21 giugno 2017 alle 11:36

Ma quale attacco alla Rivista, Mario Gabriele…dov’è il “diabolico scardinamento dei principi su cui si fonda il blog”? Borghi parla delle sue liriche presentate da Giorgio Linguaglossa di propria iniziativa..E noi donne abbiamo il cervello destro che funziona molto bene, nonostante a lei non piacciano le emozioni. Smettiamola di parlar male degli altri e parliamo di POESIA CON I TESTI ALLA MANO. Basta con le prese di posizione teoriche, prendiamo i testi e analizziamoli. La poesia è fatta di parole che si organizzano intorno a pensieri e intuizioni come i pianeti nel sistema solare. E’ lì che bisogna andare per comprendere. Chiedo perdono a tutti per i troppi interventi, ma chi non è interessato può fare a meno di leggerli. Grazie.

Mario M. Gabriele
21 giugno 2017 alle 17:29

Vada a farsi una passeggiata.o si fermi a Medjiogourie. Lì troverà la poesia e la Madonnina.. La prego di non replicare o rispondere e abbia più rispetto verso uno che le può essere padre!

Salvatore Martino
21 giugno 2017 alle 18:13

Ho letto appena ieri dei testi di Borghi, non ho avuto il tempo né forse il desiderio di intervenire. Oggi appare già sostituito. Ho scorso frettolosamente i commenti, il libro lo possiedo da tempo, con malcelata amarezza, e un certo fastidio. Il tono generale mi ha davvero sorpreso, in Talia per esempio, non certo in Gabriele , del quale ormai conosciamo bene gli apprezzamenti per me e per Borghi con il sapore delle farmacie( supposte e tranquillanti )e della patologia (alitosi ) Suona davvero strano che un uomo della sua età, che si considera un poeta, e da tanti stimato, scenda verso un linguaggio che non oso definire. Ma va bene così.Concordio appieno con quanto afferma Mariella Colonna nei suoi molteplici interventi, anzi la invito , se le farà piacere, a fornirmi i suoi recapiti per un approfondimento conoscitivo. Quanto alla NOE mi sembra stia scivolando sempre più verso il Nucleo dei Carabinieri, come fa balenare ironicamente Antonio Sagredo, con un atteggiamento sempre più fondamentalista, con dettature di decaloghi restrittivi. Tra l’altro tutto è diventato così prolisso nel blog da impedire una rapida fruizione, dato anche il vertiginoso cambio che avviene a ritmo incalzante. Certo se poi la NOE partorisce i versicoli banali e squallidi, di Francesca Dono o i suoi incantevoli tentativi di pornografia (Tavolta può essere persino eccitante sia per immagine o attraverso le parole, ma certamente difficile da realizzare) osannati con più di cinquanta commenti allora siamo proprio del gatto come si dice in Toscana.
Venendo al poema di Borghi nonostante certe lungaggini, il tono eccessivamente intellettualistico-filosofico (d’altra parte perfettamente annunciato) ci troviamo di fronte ad un poema che tenta scalate nell’abisso dell’anima, nella vertigine dei “cieli” e della Natura,quasi alla maniera di Parmenide e di Lucrezio, con un orecchio attento a Zarathustra e al Crepuscolo degli idoli. Il linguaggio è alto, teso, una sintassi vertiginosamente controllata. Sulla strada del Monte Carmelo e di Juan de la Cruz quindi Borghi cerca la sua strada in ascesi rispetto alla palude del quotidiano, che ci circonda, ritorna a qual concetto tanto caro ai rappresentanti del nostro Umanesimo con l’Uomo al centro del quadrato e del cerchio come l’aveva costruito Leonardo. In questo lungo poema in prosa il Nostro di avvale di ritmi e cadenze, che conservando la musica conservano la poesia.L’angoscia,il dolore, la beatitudine, il coraggio di esserci e di tentare, la consapevolezza del limite, e il tentativo illusorio forse di superarlo, un confrontarsi virile con la realtà.Saluto con piacere questo nuovo “regalo” che un filosofo della natura poeticamente ha voluto regalarci.

Mario M. Gabriele
15 giugno 2017 alle 20:03

Caro Giorgio,
hai aperto un problema molto serio. L’ombra ha bisogno di poesia è vero, ma anche di apporti economici per aprire un discorso più ampio, se non simile a quello organizzativo delle Grandi Case Editrici, ma almeno starci vicino.Occorre chiedere contributi per attività culturali al Comune di Roma (ahahahah immagino già la Raggi in fremente e voluttuosa attesa n.d.r.) e alla Regione. Trovare un aggancio con qualche mecenate. Istituire un Premio di Poesia con la Rivista dell’Editore Progetto Cultura. Agganciarsi con la TV locale, con le piccole e grandi Riviste e perchè no? chiedere un piccolo contributo di 10 euro al mese a chi frequenti il Blog. Non mi vengono altre idee. Se ve ne sono altre, che ben vengano. Vediamo come va a finire!

CONTINUA(NO)!!!

giorgio linguaglossa
22 giugno 2017 alle 9:38

cari amici e interlocutori,

devo dire grazie a tutti Voi perché ieri le visualizzazioni sono schizzate a 3347, ciò vuol dire che quando c’è un interlocutore come Claudio Borghi si scatena una dialettica che genera nuove idee e nuovi stimoli. (omissis)

letture amArgine: Giuseppe Panetta detto Talìa

“Non è questa la sede per tentare di rintracciare nella personalità di Giuseppe Panetta l’origine delle paure che hanno attraversato l’infanzia e forse la giovinezza: a noi il compito di individuare il senso di questa repulsione e il valore metaforico attribuito a questo piccolo animale che si nutre di insetti e trascina la propria esistenza ignaro di quello che possono pensare o credere di lui gli umani, siano essi poeti o non.” (la salamandra, non l’autore)
Giuseppina Amodei dalla prefazione di Salumida.

da Thalia

Acquafredda

Come una rosa rossa che nelle carni
Dei petali matura foglie e spine
Scempiaggine della brina che scende
Sul tarlo acquoso per turiboli
Sulla brace del silenzio condito
Di pulviscoli che prendono il consenso
Delle parti smosse a bottarga e tranci
Di mattanza sullo scalino del tordo

*

Ecco i pampini della spremitura
Aria saccarina tramonto ciaccino
Ruta del dirupo imbuto amaro
Zolla d’alpaca vanga di velluto
Polpa spugnosa del cuoio capelluto
Grasso frutto senza più colore
Fusto genitale d’afidi e zanzare
Falangi come burro e tasti misti
Ecco il bricco rotto ortaggi urtati
La palpebra crepa secca goccia
Di umore segaligno in grana grossa
Spezie cirri fittoni umani
L’azzurro stratosferico d’imberbi
Cumuli di stelle sparse perigliose
Panegirici redatti a pegola
Fratina da mangiare a due palmenti

*

In questo mondo di cazzo cedimento
Di figa asciutta e bande magnetiche
Un’occhiata alla glassa marron ingagé
Cubetti di ghiaccio in lavatrice
Mugghio torcitura strizzatura
Gargarismi di vino al vetriolo
Pere cotte nel refolo di legge
Cioccolatini cuor di nocciola

da Salumida

Ho smesso di uscire di casa
Proprio mentre si bucano montagne
Lotti e lotte un gioco al lotto

Non sono più nemmeno benestante
Proprio mentre tutto è commercio
Lotti e lotte un gioco al lotto

Ho smesso di manifestare in piazza
Proprio mentre in piazza si muore
Lotti e lotte un gioco al lotto

Ho smesso di interessarmi al calcio
Proprio mentre si frantumano le ossa
Lotti e lotte un gioco al lotto

Giuseppe Talìa (pseudonimo di Giuseppe Panetta), nasce in Calabria, nel 1964, risiede a Firenze. Pubblica le raccolte di poesie: Le Vocali Vissute, Ibiskos Editrice, Empoli, 1999; Thalìa, Lepisma, Roma, 2008; Salumida, Paideia, Firenze, 2010. Presente in diverse antologie e riviste letterarie tra le quali si ricordano: Florilegio, Lepisma, Roma 2008; L’Impoetico Mafioso, CFR Edizioni, Piateda 2011; I sentieri del Tempo Ostinato (Dieci poeti italiani in Polonia), Ed. Lepisma, Roma, 2011; L’Amore ai Tempi della Collera, Lietocolle 2014. Ha pubblicato i seguenti libri sulla formazione del personale scolastico:LʼIntegrazione e la Valorizzazione delle Differenze, M.I.U.R., marzo 2011;Progettazione di Unità di Competenza per il Curricolo Verticale: esperienze di autoformazione in rete, Edizioni La Medicea Firenze, 2013. È presente con dieci poesie nella Antologia Come è finita la guerra di Troia non ricordo a cura di Giorgio Linguaglossa, Ed. Progetto Cultura, Roma, 2016.

difficile da trattare (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

L’interesse per la Liguria
non è facile a trattare,
nessuna relazione logica,
il sonno viene senza parlare
e gli uccelli tacciono
perché si è fatta notte,
i giocatori già pensano
al giorno dopo
alle igieniste dentali
che smettono di lavorare,
brillano le date
di anniversari, piangono
gli occhi non per insetti
o colpi d’aria
è la réclame, onnipresente
sempre con noi,
prima o dopo si va oltre.
Morta un’epoca
se ne fa un’altra.

DIFFICULT TO DEAL WITH

An interest for the Liguria
is difficult to deal with,
no rapport with logic,
sleep comes without talking
and birds are silent
since night has fallen,
players already think
of the day after
of the dental assistants
who quit working
and the anniversary
dates shine,
eyes that cry not because
of insects
or air flows
ut of the pubblicity, everpresent
always near us
before and after, going beyond.
One era is dead
another is born.

©2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem
DIFFICILE DA TRATTARE by Flavio Almerighi, All rights Reserved.

ascolti amArgine: Nichilismo, la verità è un dedalo

Ascoltiamo e leggiamo questo brano di Mezzosangue, hip hopper maledetto.

la Verità esiste, ma è stata talmente incasinata da essere impossibile da trovare. La società è incontestabile perché non esiste più. Ora c’è la non società, esistono informazioni (l’informazione ha cessato da tempo) potere danaro e armi. Tutto è acquisibile con tutti i mezzi. E vince il più forte non il migliore. Una vita concepibile come dopo il secondo dopoguerra del secolo scorso, basata su rispetto, libertà e democrazia, è diventata inconcepibile. L’uomo ha cessato di esistere come valore, è una merce qualsiasi, al massimo una risorsa. I nichilisti di ritorno, radical chic che superata da decenni la soglia della prostata, dopo aver provato tutto, goduto tutto, apprezzato i benefici della democrazia, sfruttato lo stato sociale, si annoiano (cocchi di papi) e si danno al nichilismo, sputtanateli tutti, e dopo averli sputtanati abbatteteli! Questi costruttori abusivi di dedali non meritano altro, e ancora cercano autorevolezza, ma autorevolezza è coerenza non panza. I bastardi vi prendono bambini e vi rendono bambini soldato, con armi o senza. Vi anestetizzano, paralizzano con ogni sostanza possibile (le porte della percezione ve le hanno chiuse col catenaccio e l’antifurto, i bastardi). Cosa aspettate a toglierveli di torno? No, non è un paese per giovani…, ma Voi ragazzi rendetelo tale, costi quel che costi (e vi costerà caro)

(si ringrazia Carolina Almerighi per il contributo)

letture amArgine: Tre Allegri Ragazzi Morti

Qui tre poesie di altrettanti autori, su un dio insolito, la morte, lo stesso che l’uomo crede di incarnare a suo modo e somiglianza. (Flavio Almerighi)

REMO PAGNANELLI

Non è presuntuoso pensare
di aver attirato l’attenzione
di un dio? Forse nessuno si
interessa alla nostra storia
e lo stato sconnesso in cui versa
e sembra che voglia concludersi, compete solo noi.
Ma finire nella dimenticanza,
nell’appiattimento più totale
non ci piace e così inventiamo
l’odio di un nume che illumini
almeno l’ignominia
con cui l’abbiamo seguita.
Questa punizione è sicuramente abbastanza.

Da Le poesie, il lavoro editoriale, Ancona 2000 , p. 77

GIOVANNI SAGRINI

Sarà buio per tutti
presto o tardi, salvo rimandi
e successive proroghe.
Guardatevi da fratelli
da sorelle.
Guardatevi dalle famiglie,
mirano a spartire
dividersi il nulla.

A un certo punto assenti
si diventa nessuno
per taluni memoria,
nemmeno sufficiente
per riempire un minuto
di silenzio

(inedita)

FERRUCCIO BENZONI

La casa sul mare

– è da tanto che non lo vedi?
– Tre anni dopo che…
– Dopo la mia morte?
– Tre anni

Il tempo s’era fatto immobile.
Quieta risciacquava un’infelicità
stordita, senza struggimento.

– E tu?
– Oh, io, ma sparuta nebbia tu…
– La neve mi fodera che riposa
algida sul mio ghiaccio come
una sposa, una colomba senza desideri.
Ricordami, tu che mi ascolti
di là da un vetro, di un altro
inverno in attesa per sognarli
monologanti comunque
vivi i tuoi numi.

– Non esiliarmi dalla tua foschia.
Prendila questa mia supplica
estrema. Prendila, ripetila
(non esiliarmi…)
lentamente con me, ripetila.
Come una giovanetta fulgente
piegando a una culla le ginocchia.
Quante (arrossendo) nuvole nei
venti d’inverno avrai
amato torbide scavallando.

Con labbra
velate di notte accennai
increscioso un addio che era
sognava un brillìo sui capelli
radi (ricordo) falcidiati.

da Sguardo dalla finestra d’inverno, Ferruccio Benzoni, All’Insegna del Pesce d’Oro

un disco per l’estate

Betta, caotica serie di chiazze
sull’abbronzatura perfetta,
ridacchia al telefono,
ha un’agenzia di traslochi
un marito, ma il treno è in ritardo
poi è piccola, ha un bel corpo
ma la pelle screziata
autorizza a pensar male.

Domani è sabato
a Riccione parte un disco per l’estate,
le acque asfaltabili,
sudamericane e spagnole mimetiche,
portaerei al largo.

Roversi le riteneva dune,
rifugi antiaerei
l’Adriatico è bello.
Poco più giù gli arabi, uno sull’altro
pronti a conquistare l’Impero,
noi al solito impegnatissimi
a invecchiare.

L’estinzione dei cavallucci marini
è stata in nome di dio e del progresso,
penso ai pantaloni corti, ma no
non penso che a te.

il nemico vi ascolta (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

Parla, il nemico ti ascolta.
Tua moglie era bionda, ubriaca.
Tace si riveste e se ne va,
la stessa ora, ogni giorno
lo stesso suono
niente che sappia respirare fermo.

Ti chiamo domani,
il nemico ti ascolta,
la hall una selva piena
di sguardi e nessuno
uguale all’altro.
Qui la sceneggiatura
allibisce, cambia tono.

Scusate il ritardo,
il nemico vi ascolta,
il tempo ripete ogni singolo atto,
il fantino è una fionda,
la donna si riveste
e chiude la porta.

THE ENEMY HEARS YOU

Talk, the enemy hears you.
Your wife was a blond, a drunk.
Silent she dresses again and goes,
the same hour, every day
the same sound
nothing that knows
how to breathe when still.

I will call you tomorrow,
the enemy listens,
the hall a wilderness full
of stares and no one
looks like the other.
Here the scenery
frustrates, changes tone.

Forgive the lateness,
the enemy hears you,
time repeats each single act,
the jokey is a sling,
the woman dresses again
and shuts the door.

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the
IL NEMICO VI ASCOLTA, by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.