Sì na gioia 276

A cosa pensavano quei coglioni che poco meno di tre anni fa scrivevano sui muri o esponevano striscioni con la scritta andrà tutto bene? Forse al teorema seguiva il corollario: tanto, peggio di così…, certo che quando siamo troppo felici o infelici, diventiamo estremamente superficiali, nulla sembra poter scalfire una certezza. Dunque pensavano che saremmo usciti migliorati dalla pandemia covid, oppure ci saremmo estinti? Vista dalla parte dei cinghiali e dei serpenti quell’Andrà tutto bene risuona come estinzione del genere umano. Epperciò dalla pandemia siamo usciti per decreto, prima i banchieri poi i fasci hanno preso il potere in questo paese, e non lo molleranno facilmente. Percettori cari del reddito di cittadinanza, rassegnatevi dunque per primi all’estinzione. Ciao povery!

Sì na gioia 272

Zely, il sicuro vincitore del prossimo festival di Sanremo cui parteciperà con una cover di Mettete dei fiori nei vostri cannoni dei Giganti, oggi compie gli anni. I tedeschi gli hanno regalato i carri armati Leopard dopo finto titubare. Putin da Mosca gli ha inviato una pernacchia. Giorgina merdoni un paio delle sue mutande tattiche rigorosamente usate durante lo sciopero dei benzinai e dopo una battuta di caccia al cinghiale a Centocelle. Ignazio l’ucraina, suo fan fin dai tempi di Babi Yar, una copia autografata del Mein kampf. Macron un buono cuccata gratuito da utilizzarsi presso una qualsiasi rsa francese. Certo non è facile fare un regalo a chi ha già tutto. Il regalo più gradito glielo ha fatto il presidente americano Bidè, vedere foto sopra.

Mai na mafia 267

No scusate, ma il capo della mafia arrestato pochi giorni fa di cui non trascriverò il nome per non far pubblicità, pur latitando non poteva avere una vita tra un’ammazzatina e l’altra? Non poteva avere una seconda, terza, quarta casa, com’è diritto di ogni abbiente, e tenere nei cassetti il viagra da usare solo in caso di incendio? Non poteva suonare lo scacciapensieri nella pubblica piazza all’ora di punta, o commentare l’ultimo match di calcio del Castelvetrano? Ma in che mondo vivete? In verità vi dico, sarà molto più facile che un cammello passi per la cruna di un ago rispetto a un elefante. Lo stordimento procurato da una miriade di piccole menzogne e l’induzione a falsi bisogni per cui sbattersi ci hanno fatto perdere di vista quel che in realtà conta ed è necessario: la democrazia è diventata roba da ricchi e noi viviamo oggi una democrazia svuotata e riempita di tante lobbies e mafie dove non siamo più tra pari. I furbi e i potenti ci fanno ingoiare di tutto. Noi serafici deglutiamo chiedendoci ancora come sia stato possibile.

Sì na gioia 266

Oh come mi sono divertito ieri sera a vedere l’Inter strapazzare i cugini poveri a pallonate. Una delle poche partite interiste della stagione in cui ho evitato di fare la solita lavatrice di mutande cagate e puzzose. Cosa mi è rimasto più impresso di questa serata? Il volto cereo dell’allenatore bylanista Pio Pio (voto 1-)? Noooo. Il golasso di DiMarco (voto 8)? Nooo! Il golasso di Dzeko (voto 8)? Nooo! Il golasso di Lautaro Martinez (voto 8)? Nooo! Più che altro ricorderò con un ghigno il tifoso saudita sugli spalti con indosso la maglia dell’Inter che tifava Milan. Esempio di sportività? Noooo! Semplicemente ‘sti terroristi sauditi pieni di petrodollari precettano qualche povero sfigato per riempire gli stadi del loro immenso deserto, costoro poverini vengono gettati allo sbaraglio senza sapere nulla di calcio, e c’è da ridere per quanto è grottesco.

Sì na gioia 264

Amore mio non devi stare in pena, questa vita è una catena qualche volta fa un po’ male … (Lucio Dalla, Attenti al lupo)

Che botto ragazzi! Alla notizia del suo pensionamento tutti si sono precipitati a Palermo a festeggiare. Giorgina merdoni è stata raggiunta dalla notizia mentre eviscerava a mani nude un cinghiale per spremergli la merda sul muso, è partita così com’era in veste da camera. Ai sensi delle legge fornero, anche il sanguinario boss Matteo Messina Denaro se ne è andato in pensione e lo attende un sontuoso resort, tutto pagato dai contribuenti dalle parti dell’Asinara, all’Aquila o a Martellate sul Membro, caldamente raccomandato dal nuovo capo della mafia, che non si sa ancora chi è. Una vita di lavoro tra stragi, omicidi, reati finanziari, grassazioni, ma dopo il raggiungimento della pensione la vita diventa un ergastolo senza più stimoli, purché l’ambientino sia confortevole e i secondini ossequiosi.

Sì na gioia 263

Rosa Luxemburg, la famigerata gatta del Petrarca.

Cari miei, Dante se era di destra mi fa un baffo anche se ho provato che in realtà era democristiano doroteo. Io so, e ho le prove, che Petrarca era del Piddì. Uomo di lontane ascendenze operaie, gli antenati del grande poeta ai tempi dell’antica Roma erano schiavi e parteciparono alle rivolte di Spartaco, tanto che il grande poeta già ai suoi tempi era iscritto al Pcus (la versione latina del Piccì). Aveva però preconizzato che il suo glorioso partito avrebbe fatto una tristissima fine trasformandosi in Pdus, e per metterci in guardia compose una strofa in tre versi degna di Nostradamus. Eccola:

Veggio senz’occhi, e non ho lingua, e grido;
e bramo di perire, e chieggio aita;
e ho in odio me stesso, e amo altrui.

Vedete com’è delineata bene con molti secoli di anticipo la tragica figura di Ricky Lecca, colui che fece di tutto per far vincere giorgina merdoni lo scorso XXV settembre?

Sì na gioia 260

La situazione politica italiana assomiglia molto a quel poveretto che, col proprio bracco al guinzaglio porta a spasso il cane in un giorno di pioggia. Il cane non vuole saperne e il povero proprietario è già rassegnato all’idea che il bracco farà pipì a casa sul finto tappeto persiano in salotto. Prendiamo esempio dal piddì, senza dubbio il partito più perdente di tutta la storia patria. Fondato nel 2007, è un partito ondivago, una mousse senza sapore, che ancora si chiede cosa farà da grande. Poi passa un cinquestelle qualunque, che gli sfila da sotto il culo l’identità di sinistra tenuta così gelosamente nascosta, e scoppia lo psicodramma. Siamo a tre mesi abbondanti dalla sonora sconfitta alle politiche del 2022 e ancora si congratulano tra loro per la batosta, poi discutono su chi sarà il nuovo segretario e con quale rito eleggerlo. Abbiamo quattro candidati, la prima è tale Paola De Micheli, ex ministra nel secondo governo ducaconte di cui dobbiamo scoprire ancora le capacità ben nascoste. Poi il mitico Gianni Cuperlo che è il classico perdente per tutte le stagioni. Elly Schlein che è un nulla travestito da donna. Infine il più accreditato Stefano Bonaccini, renziano in sonno come tanti che occupano poltrone in Emilia Romagna che, per vincere le ultime regionali, ha dovuto appoggiarsi a una lista autonoma di sinistra (Lista Coraggiosa capeggiata da Elly Schlein) altrimenti, lui che di sinistra non è ma è sufficientemente sinistro, avrebbe perso la regione. Il piddì è come i dodo, quelli che si sono estinti gettandosi da un precipizio.

Mai na gioia 257

La banda merdoni è sempre dalla parte di alcuni itagliani, quelli più ricchi ovvio. Hanno lasciato colpevolmente scadere il calmiere sulle accise voluto dal governo grisù (a questo punto, di diritto, il secondo peggior governo della storia patria, non più il primo) e i costi dei carburanti corrono liberi e belli. Tutto questo, sommato all’aumento dei tassi voluto dalla BCE, vedrete come raffredderà l’inflazione galoppante, di sicuro congelerà gli itagliani. Ora, per far valere la propria vocazione al populismo, hanno sguinzagliato GdF, gestapo e legionari antico romani per andare a rompere le balle ai gestori di distributori, che sono una delle classi di lavoratori più sfruttate e maltrattate in assoluto. Il prezzo del carburante alla pompa, ma questi non avendone un’idea non lo sanno s’intendono soltanto di pompe, non lo fanno i benzinai, ma le compagnie e i grossisti, lo stato si cucca il 60% dell’intera torta: i dettaglianti hanno un margine di manovra limitatissimo. Dunque i benzinai, oltre che intossicarsi di piombo e vedersi riconosciuta una magra percentuale a calare se le vendite aumentano, avranno il piacere di ritrovarsi in casa GdF, gestapo e legioni romane con cui brinderanno a un nuovo anno di merda.

 

Sì na gioia 253

Ricevo e pubblico (!):

Almerighi, non le dico caro perché lei è un bastardo, omosessuale, finocchio, figlio di madre ignota tutt’al più nota in tutti i bordelli d’Italia isole comprese, merdaccia, sozzone. Mi chiamo Marcia Merdoni e sono arcistufa di vedere il mio cognome perennemente accostato a quello storpiato della premier fascistella. È ora di fare basta, Almerighi, con la sua satira da quattro soldi del vecchio conio. Io ‘ssò communista cosììì! Già ai miei tempi ho avuto problemi col mio nome di battesimo perché mi bullizzavano e mi chiamavano marcia su Roma, ma dopo aver invalidato sei o sette di quei bulletti sono stata lasciata in pace, ora ne vuole anche lei? Io le spezzo tutte le ossa se non la smette di citare la banda Merdoni accostandola a quell’infame governo che ci sta massacrando. Da quando lei la cita, la banda di cui sono titolare e in cui suono il controfagotto, non trova più nemmeno da andare a suonare ai funerali. Dunque la smetta e la diffido dal continuare. Chiudo senza salutare, anzi augurandole una morte lenta e dolorosa, (non) sua, Marcia Merdoni.