Noccioline & banane: La posizione del fottiti (da The Gambler)

Non sarà una rubrica fissa, ma, mano a mano che me ne ricorderò, vi riproporrò spezzoni di buon cinema a mero fine formativo. Questo frammento a sfondo filosofico è tratto è tratto da The Gambler, film del 2014. La visione integrale del film e l’ascolto della magnifica colonna sonora sono consigliati a tutti.

Per sapere di più sul film:

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Gambler_(film_2014)

Noccioline & Banane: occhio alle palle!

Il vecchio James la sapeva lunga, e con tutto quanto ha fumato, bevuto, scopato, sicuramente non sarebbe più tra noi se, nell’interpretarlo, non si fosse alternata almeno una mezza dozzina di attori.

Anche voi, occhio alle palle! Mi viene riferito di una personcina, che su questo blog per quasi un annetto ha fatto il buono e il cattivo tempo, pretendendo addirittura di selezionare chi mi potesse essere amico o meno, che continua a diffamarmi e ad alludere alla mia persona in toni sprezzanti e oltraggiosi. Questo non mi fa star bene, ma ho deciso di ignorare completamente. Quando la suddetta farà basta – e soprattutto chiederà scusa, non soltanto a me – non sarà mai troppo presto.

Nella valigia metto

Tengo, metto via,
nella valigia aggiungo
le tue deformità in persona,
pensiero, parole,
belle invidie, finestre sfatte:
non correggerai mai
il tuo pessimo afrore
nemmeno con la pomice.

che mi insultasti, minacciasti,
mi augurasti di crepare,
prima che ti dessi egual moneta:
accentuare i miei difetti
non correggerà mai i tuoi

Lisa in abiti e dentro l’anima,
tengo, metto via,
le contorsioni finte
nei tuoi autoritratti
col tentativo di sedurre,
il tuo editore a pagamento.
Le tue gelosie da fogna,
sempre pronte all’emersione.

Tengo, metto via,
Percorrenze verso il Nulla,
quel tuo non voler sembrare,
costi quel che costi,
lo stagno putrido che sei.
Fatti un ditalino e dormi.

Credetemi, esisto

Voce fintamente sveglia
di chi vuol penare un altro po’,
unire nuovi grani di compassione.
La testa soffre, fa male, gira.
Stropicciata se ne infischia,
vorrebbe riuscire a spacciare
il vuoto per non detto.
Credetemi, esisto.
Non sono quel che leggete:
sono altro, un maiale coi denti marci,
il ventre è un barile.
Guardo il culo alle donne
con intensità da guastarli
e subito scordare con tre Ave Maria.
Se visto, distolgo gli occhi
poi li getto a terra.
Forse sono fascista.
E quando dormo, russo, sbavo.
So mentire, fingere, unica mia arte.
Puzzo, non mi lavo, rubo anche,
mi masturbo, tanto da stupirmi
di non essere ancora cieco.
A volte provo a scappare,
ma annodo male le lenzuola
peggio di un albatro con ali triturate.
Vedete? La bellezza non è mia parente
nemmeno alla lontana.

Esploratore o avventuriero
del linguaggio e anche ladro,
il tuo compito
come segno distintivo
sarà quello di carpire
nel labirinto, le parole
piegandole con dolce violenza
al tuo volere
con umiltà orgogliosa
rapinandole
del senso misterioso della vita.

(Gianni Fucci)

Artisti

Falena misteriosamente
attratta dal luccichio
di ogni luce, anche fredda.
Il desiderio apra le braccia.
Frattanto è nessuno e nulla.

L’Artista vero pensava
bastassero carte in regola.
Prima di sparire giocò e perse,
aprì le finestre, chiuse le quinte,
nascose il telefono in frigo.

La memoria prospera veloce,
non per egoismo, ma
ogni ricordo è fuori luogo.
Potesse staccare con baci e denti
ogni timore.

Oggi inutili artisti sorridenti
se la cavano fissati a un muro
sotto un divieto di affissione.
La mia fiaba è apparire,
il mio desco proseguire.

Sembrano dire
ma non in mio nome.

Ascolta e leggi: … a proposito di culo (con Diaframma, Carlos Drummond De Andrade, Franz Krauspenhaar)

IL CULO, CHE MERAVIGLIA

Il culo, che meraviglia.
E’ tutto un sorriso, non é mai tragico.

Non gli importa cosa c’é
sul davanti del corpo. Il culo si basta.
Esiste dell’altro? Chissà, forse i seni.
Mah! – sussurra il culo – quei marmocchi
ne hanno ancora di cose da imparare.

Il culo sono due lune gemelle
in tondo dondolio. Va da solo
con cadenza elegante, nel miracolo
d’essere due in uno, pienamente.

Il culo si diverte
per conto suo. E ama.
A letto si agita. Montagne
s’innalzano, scendono. Onde che battono
su una spiaggia infinita.

Eccolo che sorride il culo. E’ felice
nella carezza di essere e ondeggiare.
Sfere armoniose sul caos.

Il culo é il culo,
fuori misura.

di Carlos Drummond De Andrade

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LA POESIA E’ UN CULO

La poesia è un culo.
Un semicerchio attorno alla cravatta del signore
giovedi, al centro, che ha finito di scavarsi i vermi
dal culo.

La poesia è un culo. I vermi si staccano, arbitrari
pensieri che prevendono parole silenziose,
alberi dove soffrire mentre la nostra morte
attira i vermi. Nel culo. Anche nel culo depositano
i vermi le ali delle loro fatiche, la bellezza strana
del definirsi per un povero privo, avio, avioprivo,
come fosse saltato su una mina, al vecchio formicaio.

E la poesia, soprattutto negl’istanti cucinati,
e la ventola spaccata e l’odore delle mense
degli ospedali che spiccano voli derratici:
ebbene, lì la poesia è un culo. Che fa rumore
sul cesso e che si bagna in un bidet stanco
ma levigato, prima di salire il nostro culo su,
alla vestizione della nostra giornata.

E la poesia è sempre più un culo, sempre più
essa viene coperta dai vestiti, dalle fodere
che ci fanno civili, timorati, cittadini onorati.
E’ come un morbo, perversione rattusa;
e più il culo è coperto da pantaloni e gonne
e jeans e tute ginnastiche, più è poetico.

Il viaggio del culo da una quasi prosa alla poesia
è compiuto soprattutto sui tram. Nelle nostre
malsane voglie di misurare tutto, stabiliamo
metri e misure con la strettezza del tessuto,
l’aderenza sul culo. La poesia più alta si rileva
in un culo femminile pieno di tonda grazia
preso a sé, come in abbraccio, da stoffa di seta.

di Franz Krauspenhaar

*