molti

molti, sereni e tranquilli,
si sbattezzarono
pensando di essere liberi,
fu divertente, un esperimento sociale.
essere liberi migliorava l’aderenza.
a ogni terreno. pieni d’aria
indiscussi i fondamentali:
nasci, cresci, rapina, vattene a casa

Fiandre, Calvinisti, Ugonotti;
vegani, mistici indiani, danaro:
faranno lume ogni anno,
in pugno l’invitta fiaccola
della democrazia.
Marzo non verrà, maggio li troverà
incompiuti specie al mattino

liberi di cadere, essere pioggia,
l’ombrello non ancora inventato,
disumani, falliti, troppi.
ascari di qualsiasi banderuola,
ai morti anzitempo non furono
liquidate pensioni d’oro,
tutti gli altri non meritano assoluzione

(a tutti quelli col cuore a sinistra e il portafogli a destra)

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Morlacco

Un tempo al bar o dal prete
si parlava volentieri di fica,
si parlava molto, ma non si praticava.
Qualche volta erano calci al pallone
in sfide epiche con gambette
rosse di freddo e botte fresche.

C’era chi esagerava, finiva dritto
nel mastello dell’acqua piovana
già piena di bucato.
Durante i lunghi silenzi in chiesa,
meditabondo e inginocchiato
tra severe navate oscure e sante,
il pensiero scivolava da biscia
dentro il solito buco.

Oggi si parla solo di pensioni,
quando andare, come andare,
a quale biglietteria rivolgersi.
Qualche ardito ha pensieri di rivolta.
Tutti lo amano, nessuno lo segue.

Resta poco, anche le scritte
tra non molto saranno bilingui,
ma non farà male. Resta poco.
Il tempo accelera doppio, e noi giovani,
malgrado tutto resta poco.

Qualche tributo a Pindaro,
il sonno con le serie preferite.
Senza Poesia non avrei mai
incontrato il Morlacco:
dei vecchi castellani
si è persa pure l’ombra.

Spesso ci si conosce poco,
e non basta trattenere uno sputo
la mattina davanti allo specchio,
basta così.

Ascolta & Leggi: una poesia di Kurt Tucholsky una canzone di kuTso

Guerra alla guerra di Kurt Tucholsky
(trad. Riccardo Venturi)

Siete stati quattro anni nelle trincee.
Tanto, tanto tempo!
Gelando fra i pidocchi, e avete,
a casa, una moglie e due bambini.
Via, via!

E nessuno che vi dica la verità.
Nessuno che osi ribellarsi.
Mese dopo mese, anno dopo anno…

E quando una volta uno era in licenza
vedeva, in patria, tutte quelle pance grasse
mangiare a strippapelle, ballare
e ostentare lusso, i trafficanti d’armi.
E l’orda dei pennivendoli pantedeschi strepita:
„Guerra! Guerra!
Grande vittoria!
Vittoria in Albania e vittoria nelle Fiandre!”
Tanto morivano gli altri, gli altri, gli altri…

Vedevano cadere i compagni.
Di quasi tutti era la sorte:
Ferite, penare come bestie e morte.
Una piccola macchia rossa sporca,
lo si portava via e lo si sotterrava.
Chi sarà il prossimo?

E il grido di milioni di persone saliva alle stelle.
Gli uomini non impareranno mai?
Esiste qualcosa per cui ne valga la pena?
E chi è quello che troneggia lassù
infarcito di decorazioni dalla testa ai piedi,
e che comanda sempre: Uccidere! Ammazzare! –
Sangue, ossa stritolate e merda…
Poi all’improvviso si disse che la nave faceva acqua.
Il capitano ha fatto i saluti
e poi se l’è filata a nuoto alla chetichella.
E i grigioverdi non seppero più che fare.
Per chi è stato tutto questo? Per la patria?

Fratelli! Fratelli! Serrate le fila!
Fratelli! Non deve accadere mai più!
Ci danno la pace dell’annientamento,
e lo stesso destino è deciso
per i nostri figli e per i vostri nipoti.
E ancora dovranno innaffiare di rosso sangue
i fossati dei campi e l’erba verde?

Fratelli! Dite qualcosa ai ragazzi!
Non deve, non può andare ancora così.
Lo abbiamo visto tutti, tutti quanti
dove porta una simile follia.

Ardeva il fuoco che vi incenerisce.
Spegnetelo! Gli imperialisti,
quelli che nidificano lassù in cima,
ci mandano ancora nazionalisti.
E ancora una volta, dopo vent’anni
eccoli tornare con nuovi cannoni.
Non sarebbe pace,
sarebbe una pazzia.
La vecchia danza sul vecchio vulcano.
Non uccidere!, ha detto uno.
E l’umanità lo ha sentito, l’umanità piange.
Non vorrà mai essere altrimenti?
Guerra alla guerra!
E pace sulla terra.

Essere completato

Ogni segna ore è resoconto,
musica ferma, ore in affitto
fino al fondo della civiltà,
la speranza è una sporca rima:
l’estate arriverà.
Tutto in cambio, niente cambia,
siamo incorreggibili padano veneti
intolleranti fino alle ossa:
che quei negri là ci portano via
il sacro mestiere di rondini,
l’Essere completato finito da tempo,
senza donne perché
non abbiamo mezzo di capirle.
Ci mandavano in montagna
a respirare aria buona;
partigiani paranoici da irrobustire
con ferite d’amore e cicatrene.
La stagione rock finisce qua,
Clint sembra tagliato col flessibile,
la speranza cercata in chiesa
è musica ambient da cimiteri.
Gli estremi onori avranno luogo
in aeroporti deserti, inagibili,
la classe politica meritatissima
fino all’ultimo: ignorante,
trasformista, figlia di padre ignoto.

Caro Flavio

Il consuntivo dice basta,
affrettiamoci a riguadagnare il cielo,
sempre lo stesso coi suoi oroscopi
sulla superficie del nulla
per due sovrane a rigo.

C’è chi parlò di effemeridi,
vagabondi, libri allerta.
Come mai mi trovassi sul suo tappeto
con lei addosso, mi chiedo ancora.
Continuo a non rispondermi.

Mi addormentai,
quando, sveglio di soprassalto,
vidi che era sera, maledissi
il tempo gettato in sonno.

Farò il pensionato da grande,
ho tenuto in serbo questo conforto
tutta la vita. Caro Flavio,
smetti di guardare il culo alle signore
e impara a far di conto.

Il terreno è fangoso,
ieri notte ha piovuto di nuovo.
Però che bello
fumare col vento in poppa,
il destino tende la mano e scrocca
un’altra sigaretta.

Per me, oggi fanno Sessanta ed entro ufficialmente nella vecchiaia. Ho due volte trent’anni, tre volte vent’anni ed è tutto dentro una persona sola. Meglio quattro volte quindici anni, sei volte dieci, dodici volte cinque.

Tabacco boliviano

Trovo immondo lo spettacolo dello sbarco in Italia del latitante Cesare Battisti, “accolto” dai becchini della democrazia.

Hanno montato un gioco di luci.
Gli appaltatori di regime,
allenati al soldo – chi meglio di loro?
Il Macellaio è stato catturato,
messo a nudo. Tutto è bene
quel che finisce bene: il porco
avrà quello che si merita, e del maiale
niente va gettato.
A scuola ci insegnarono
l’imperfezione del buio.
Un finale felice non è trionfo del bene.
La smisurata dolcezza nascosta,
assieme a piccoli fiori appassiti,
dentro le pagine dei libri.
Leggemmo romanzi, capimmo
quanto fosse dignitoso vivere
dentro questo Paese.
Ancora crediamo sia così,
malgrado tutto, malgrado i torti
e l’ibridazione della democrazia.
Sappiamo tutti che il tabacco boliviano
non fa bene e fuma troppo.
Siamo vivi, distinguiamo il maiale,
e da che parte sta.

ascolti amArgine: The Ghost of Tom Joad – Bruce Springsteen (1995)

“La storia di Furore, per chi non l´abbia mai letta o l´abbia dimenticata, è l´epopea della biblica trasmigrazione della famiglia Joad, assieme ad altre centinaia di poveracci, dall´Oklahoma attraverso il Texas Pandhanle, il New Mexico e l´Arizona, lungo le famosa Route 66 che conoscerà altre storie letterarie (Kerouac, fra gli altri), fino alla California, «il paese del latte e del miele», in cerca di un modo di vivere. Ci troveranno solo il modo di sopravvivere: paghe da fame, padroni terribili, lavori da schiavi. Sono gli anni della Grande Depressione, e, se non vogliamo ricorrere a John Ford, possiamo immaginarci i Joad con gli stessi volti dei disperati ritratti da Dorothea Lange e da Walker Evans, cotti dal sole e dal vento della Dust Bowl – come vennero soprannominate una volta per tutte, anche quando tornarono alla quasi normalità, quelle zone, dopo le spaventose siccità di quegli anni, che le aveva rese un deserto di polvere e di tempeste di sabbia – , smagriti da un regime di lavoro che non bastava neanche lontanamente a nutrirli, e non si dica a farli vivere.” (Irene Bignardi, da La Repubblica) Capito Trump? E nonostante tutto chiederai soldi ai messicani per innalzare quel tuo muro di merda?

IL FANTASMA DI TOM JOAD (trad. Alessandro Portelli)

Uomini a piedi lungo i binari
diretti non si sa dove, non c’è ritorno;
elicotteri della stradale che spuntano dalla collina,
minestra a scaldare sul fuoco sotto il ponte,
la fila per il ricovero che fa il giro dell’isolato:
benvenuti al nuovo ordine mondiale.
Famiglie che dormono in macchina nel Sudovest
Né casa né lavoro né sicurezza né pace.

La strada è viva stasera
ma nessuno si illude su dove va a finire
sto qui seduto alla luce del falò
e cerco il fantasma di Tom Joad.

Tira fuori un libro dal sacco a pelo
il predicatore accende un mozzicone e fa una tirata
aspettando il giorno che gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi
in uno scatolone di cartone nel sottopassaggio
ho un biglietto di sola andata per la terra promessa
hai un buco in pancia e una pistola in mano
dormi su un cuscino di sasso
ti lavi nell’acquedotto municipale.

La strada è viva stanotte
ma dove va a finire lo sappiamo tutti;
sto qui seduto alla luce del falò
e aspetto il fantasma di Tom Joad.

Diceva Tom: “Mamma, dovunque un poliziotto picchia una persona
dovunque un bambino nasce gridando per la fame
dovunque c’è una lotta contro il sangue e l’odio nell’aria
cercami e ci sarò.
Dovunque si combatte per uno spazio di dignità
per un lavoro decente, una mano d’aiuto
dovunque qualcuno lotta per essere libero
guardali negli occhi e vedrai me”.

La strada è viva stasera
ma nessuno si illude su dove va a finire
sto qui seduto alla luce del falò
assieme al fantasma del vecchio Tom Joad.

TESTO ORIGINALE

Men walkin’ ‘long the railroad tracks
Goin’ some place, there’s no goin’ back
Highway Patrol choppers comin’ up over the ridge
Hot soup on a campfire under the bridge
Shelter line stretchin’ round the corner
Welcome to the new world order
Families sleepin’ in their cars in the southwest
No home, no Job, no peace, no rest

The highway is alive tonight
But nobody’s kiddin’ nobody about where it goes
I’m sitting down here in the campfire light
Searchin’ for the ghost of Tom Joad

He pulls prayer book out of his sleepin’ bag
Preacher lights up a butt and takes a drag
Waitin’ for when the last shall be first and the first shall be last
In a cardboard box ‘neath the underpass
Got a one way ticket to the promised land
You got a hole in your belly and a gun in your hand
sleeping on a pillow of solid rock
Bathing in the city aqueduct

The highway is alive tonight
Where it’s headed everybody knows
I’m sittin’ down here in the campfire light
Waitin’ on the ghost of Tom Joad

Now Tom Said; “Mom, wherever there’s a cop beatin’ a guy
Wherever a hungry new born baby cries
Where there’s a fight ‘gainst the blood and hatred in the air
Look for me mom I’ll be there
Wherever there’s somebody fightin’ for a place to stand
Or decent job or a helpin’ hand
Wherever somebody’s strugglin’ to be free
Look in their eyes mom you’ll see me.”

Well the highway is alive tonight
But nobody’s kiddin’ nobody about where it goes
I’m sitting down here in the campfire light
Searchin’ for the ghost of Tom Joad