ascolti amArgine: The Ghost of Tom Joad – Bruce Springsteen (1995)

“La storia di Furore, per chi non l´abbia mai letta o l´abbia dimenticata, è l´epopea della biblica trasmigrazione della famiglia Joad, assieme ad altre centinaia di poveracci, dall´Oklahoma attraverso il Texas Pandhanle, il New Mexico e l´Arizona, lungo le famosa Route 66 che conoscerà altre storie letterarie (Kerouac, fra gli altri), fino alla California, «il paese del latte e del miele», in cerca di un modo di vivere. Ci troveranno solo il modo di sopravvivere: paghe da fame, padroni terribili, lavori da schiavi. Sono gli anni della Grande Depressione, e, se non vogliamo ricorrere a John Ford, possiamo immaginarci i Joad con gli stessi volti dei disperati ritratti da Dorothea Lange e da Walker Evans, cotti dal sole e dal vento della Dust Bowl – come vennero soprannominate una volta per tutte, anche quando tornarono alla quasi normalità, quelle zone, dopo le spaventose siccità di quegli anni, che le aveva rese un deserto di polvere e di tempeste di sabbia – , smagriti da un regime di lavoro che non bastava neanche lontanamente a nutrirli, e non si dica a farli vivere.” (Irene Bignardi, da La Repubblica) Capito Trump? E nonostante tutto chiederai soldi ai messicani per innalzare quel tuo muro di merda?

IL FANTASMA DI TOM JOAD (trad. Alessandro Portelli)

Uomini a piedi lungo i binari
diretti non si sa dove, non c’è ritorno;
elicotteri della stradale che spuntano dalla collina,
minestra a scaldare sul fuoco sotto il ponte,
la fila per il ricovero che fa il giro dell’isolato:
benvenuti al nuovo ordine mondiale.
Famiglie che dormono in macchina nel Sudovest
Né casa né lavoro né sicurezza né pace.

La strada è viva stasera
ma nessuno si illude su dove va a finire
sto qui seduto alla luce del falò
e cerco il fantasma di Tom Joad.

Tira fuori un libro dal sacco a pelo
il predicatore accende un mozzicone e fa una tirata
aspettando il giorno che gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi
in uno scatolone di cartone nel sottopassaggio
ho un biglietto di sola andata per la terra promessa
hai un buco in pancia e una pistola in mano
dormi su un cuscino di sasso
ti lavi nell’acquedotto municipale.

La strada è viva stanotte
ma dove va a finire lo sappiamo tutti;
sto qui seduto alla luce del falò
e aspetto il fantasma di Tom Joad.

Diceva Tom: “Mamma, dovunque un poliziotto picchia una persona
dovunque un bambino nasce gridando per la fame
dovunque c’è una lotta contro il sangue e l’odio nell’aria
cercami e ci sarò.
Dovunque si combatte per uno spazio di dignità
per un lavoro decente, una mano d’aiuto
dovunque qualcuno lotta per essere libero
guardali negli occhi e vedrai me”.

La strada è viva stasera
ma nessuno si illude su dove va a finire
sto qui seduto alla luce del falò
assieme al fantasma del vecchio Tom Joad.

TESTO ORIGINALE

Men walkin’ ‘long the railroad tracks
Goin’ some place, there’s no goin’ back
Highway Patrol choppers comin’ up over the ridge
Hot soup on a campfire under the bridge
Shelter line stretchin’ round the corner
Welcome to the new world order
Families sleepin’ in their cars in the southwest
No home, no Job, no peace, no rest

The highway is alive tonight
But nobody’s kiddin’ nobody about where it goes
I’m sitting down here in the campfire light
Searchin’ for the ghost of Tom Joad

He pulls prayer book out of his sleepin’ bag
Preacher lights up a butt and takes a drag
Waitin’ for when the last shall be first and the first shall be last
In a cardboard box ‘neath the underpass
Got a one way ticket to the promised land
You got a hole in your belly and a gun in your hand
sleeping on a pillow of solid rock
Bathing in the city aqueduct

The highway is alive tonight
Where it’s headed everybody knows
I’m sittin’ down here in the campfire light
Waitin’ on the ghost of Tom Joad

Now Tom Said; “Mom, wherever there’s a cop beatin’ a guy
Wherever a hungry new born baby cries
Where there’s a fight ‘gainst the blood and hatred in the air
Look for me mom I’ll be there
Wherever there’s somebody fightin’ for a place to stand
Or decent job or a helpin’ hand
Wherever somebody’s strugglin’ to be free
Look in their eyes mom you’ll see me.”

Well the highway is alive tonight
But nobody’s kiddin’ nobody about where it goes
I’m sitting down here in the campfire light
Searchin’ for the ghost of Tom Joad

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ascolti amArgine: Je T’aime…. Moi Non Plus – Nick Cave e Anita Lane (1995)

Versione lisergica del classico di Serge Gainsbourg e Jane Birkin che compie quest’anno cinquant’anni (nome in codice “La Sospirona” ai tempi delle prime radio libere in Romagna) da due artisti australiani che non hanno bisogno di presentazioni.

TI AMO … NEMMENO IO (trad. di Daniele Benedetti)

Io ti amo, ti amo
Oh si, ti amo!
Nemmeno io
Oh amore mio

Come l’onda irrisoluta

Io vado, vado e vengo
Tra i tuoi fianchi
Vado e vengo
Tra i tuoi fianchi
E mi trattengo

Io ti amo, ti amo
Oh si, ti amo!
Nemmeno io
Oh amore mio

Tu sei l’onda, io l’isola nuda

Tu vai, tu vai e vieni
Tra i miei fianchi
Tu vai e vieni
Tra i miei fianchi
E io mi unisco a te

Io ti amo, ti amo
Oh si, ti amo!
Nemmeno io
Oh amore mio

Come l’onda irrisoluta

Io vado, vado e vengo
Tra i tuoi fianchi
Vado e vengo
Tra i tuoi fianchi
E mi trattengo

Tu vai, tu vai e vieni
Tra i miei fianchi
Tu vai e vieni
Tra i miei fianchi
E io mi unisco a te

Io ti amo, ti amo
Oh si, ti amo!
Nemmeno io
Oh amore mio

L’amore fisico è senza speranza

Io vado, vado e vengo
Tra i tuoi fianchi
Vado e vengo
E mi trattengo
No! Adesso vieni!

Je t’aime… moi non plus
Jane Birkin, Serge Gainsbourg

Je t’aime
Oh, oui je t’aime!
Moi non plus
Oh, mon amour
Comme la vague irrésolue
Je vais, je vais et je viens
Entre tes reins
Et je
Me retiens, je t’aime, je t’aime
Oh, oui je t’aime!
Moi non plus
Oh mon amour
Tu es la vague, moi l’île nue
Tu vas et tu viens
Entre mes reins
Tu vas et tu viens
Entre mes reins
Et je
Te rejoins, je t’aime, je t’aime
Moi non plus
Oh, mon amour
Comme la vague irrésolue
Je vais, je vais et je viens
Entre tes reins
Et je
Me retiens
Tu vas et tu viens
Entre mes reins
Tu vas et tu viens
Entre mes reins
Et je
Te rejoins, je t’aime, je t’aime
Oh, oui je t’aime!
Moi non plus
Oh mon amour
L’amour physique est sans issue
Je vais et je viens
Entre tes reins
Je vais et je viens
Et je me retiens
Non! Maintenant
Viens!

Festa di Compleanno

Festa di Compleanno:
Dov’è il festeggiato?

forse era davvero figlio di Dio
e dell’unica ragazza extra vergine

ascesa al cielo
con l’asino a guardare in su

intanto trinciamo giudizi
senza avere mai assistito

a cosa poi? Alla stella
on the rocks voluta dai ricchi

per illudere i poveri, senz’altro
non ci sarà mai rivoluzione

tutti chiusi in casa a ingollare
cibo, dall’antipasto ai corvi, sì

ci vorremo bene almeno oggi,
e chissà per quante ore ancora

poi, tante noci rotte sulla testa.
nel quindicinale dei più poveri

i miserabili festeggeranno lieti,
tutti gli altri zitti a dar la neve.

Coi miei migliori auguri. Almerighi

ascolti amArgine: Corporal Clegg – Pink Floyd (1968)

Il padre di Waters morì nello sbarco ad Anzio nel 1944. Roger lo ha cantato tutta la vita. Cinquant’anni fa poteva trattare l’argomento con sarcasmo giovanile, poi assunse toni più grevi. Dichiarò:
“Corporal Clegg tratta di mio padre e del suo sacrificio nella seconda guerra mondiale. È sarcastica l’idea della gamba di legno vista come vinta nella guerra, come un trofeo.”

Tra la cacofonia di voci verso la fine si sente un ufficiale che dice al suo uomo con una gamba sola: “Clegg! Volevo parlarvi riguardo a quella vostra gamba. Siete esentato dalle parate d’ora in poi!” e alcuni membri della band che ridono nel ritornello.

IL CAPORALE CLEGG trad. di Riccardo Venturi

Il caporale Clegg aveva una gamba di legno
l’aveva vinta in guerra, nel 1944
Il caporale Clegg aveva pure una medaglia
arancione, rossa e blu.
L’aveva trovata allo zoo.
Cara, cara, erano davvero tristi per me?
Cara, davvero rideranno di me?
Signora Clegg, devi essere fiera di lui.
Signora Clegg, un altro goccio di gin.
L’ombrello del caporale Clegg, sotto la pioggia
non è mai stato lo stesso
Nessuno è da biasimare
Il caporale Clegg ebbe la sua medaglia in sogno
da Sua Maestà la Regina
i suoi stivali erano pulitissimi.
Signora Clegg, devi essere fiera di lui
Signora Clegg, un altro goccio di gin.

TESTO ORIGINALE

Corporal Clegg had a wooden leg
He won it in the war, in 1944.
Corporal Clegg had a medal too
In orange, red, and blue
He found it in the zoo.
Dear, dear were they really sad for me?
Dear, dear will they really laugh at me?
Mrs. Clegg, you must be proud of him.
Mrs. Clegg, another drop of gin.
Corporal Clegg umbrella in the rain
He’s never been the same
No one is to blame
Corporal Clegg received his medal in a dream
From Her Majesty the queen
His boots were very clean.
Mrs. Clegg, you must be proud of him
Mrs. Clegg, another drop of gin.

Il fratellone di hitler

da uno scambio di impressioni con Nadia Alberici a latere di un suo lavoro in versi

Avevo un labrador molto intelligente,
Augusta poneva la questione
del suo morso velenoso,
ma non è mai stato un serpente
di quelli che sogni e riesco
a catturare con una coperta.

La prosa che non ho serve a poco,
serve sui libri, nelle poesie,
a commentare la settimana.

Gli imprevisti provocano francesismi,
ne basta un po’, senza pieghe,
fanno meglio del ferro da stiro,
sappiamo bene chi si contorce
sotto la coperta. Vai dal parrucchiere
fatti una nuova messa in piega,
sai, quelle pettinature cotonate
molto in voga negli Ottanta.

No, non li ho ancora ottanta,
ma chi sia più vecchio tra me
e il siamese, è un gran calcolo
tutto da rivedere.
E’ roba moscia la democrazia.

Durante notti buie e tempestose,
queste, basta un caposquadraccia
a scandire tutte le balle che vogliamo;
e il mio labrador siamese
così intelligente, è facile
venga confuso col fratellone di hitler.