Una donna. Flavio Almerighi. Lei sa essere nuda come una parete. Poesia appassionata su Prospektiva.

Prospektiva

Una donna mentre lava lo slip
del giorno seguente, cuore sfitto
giugno l’asciugherà.
L’aspetto vedovile
non tragga in inganno, una donna
sopravvive sempre a sua madre.
Qualcuno la frequenta specie di notte,
un angelo di vetri rotti dice che l’ama
mettendola via.
Una donna sa nascondere
l’occhio sinistro dietro la pertica,
essere nuda come una parete,
la sua finestra è inizio di un bacio
del cielo coperto,
di una canzone dopo la musica.
Un uomo non ha visioni sul futuro
così a lungo raggio,
ingovernabile com’è d’intemperie.
La sua debolezza si misura in piedi,
un tutto finito che non sa risciacquare
mutande e calzini.

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l’ora vuota

stellata come prima
meraviglia a scomparsa
incombente minaccia.
Conosci le ragazze?
Le ho dimenticate a tal punto
da crescerne una
nella scatola degli spilli.

Sono l’uomo sull’atrio
urtato per caso,
amo l’intervallo di un cono da passeggio,
mi accorcio
svellendo parole insolite.

Mulini senza pane volati via,
passata un’ora tornano
con impazienza curvilinea di rondini.
Laika per evitarmi
si nascose nell’androne
fece carriera e diventò una stella,
ma il mondo non aspetta
l’ora vuota ritorni,
ha voglia di mettersi in affari
rientrare nelle medie stagionali.

Nero stellato badante di chimere
alzo la fronte dalla mia stanza
verso la premura più illesa mai scoperta,
sala parto di ogni teologia,
meraviglia e panno steso
alla mercé di un respiro
arrugginito in gola

brevi considerazioni su lavoro, estetica, arte

1. “la divisione sociale del lavoro” poteva essere analizzata in un momento in cui il lavoro si stava evolvendo in una vera “civiltà del lavoro” con le prime conquiste della classe che “eseguiva il lavoro in cambio di un salario”, la lenta abolizione dello sfruttamento del lavoro dei fanciulli e delle donne, le prime casse mutue, eccetera. Ora il lavoro non ha più alcun valore sociale, l’unico reale è il profitto, quindi la dignità del lavoro, la sua stessa civiltà, è in corso di cancellazione. Altrimenti si non spiega che in un paese come il nostro venga fatta una riforma del lavoro almeno una volta l’anno, in senso restrittivo per le classi più deboli, quelle che in realtà lavorano per alimentare la burocrazia parassitaria, la corruzione e diminuire lo spread. La conseguente distruzione della classe media, vero motore anche culturale di ogni società occidentale, oltre al regresso comporterà l’estinzione di molta espressività artistica ed estetica o quantomeno un radicale mutamento di concetti e di ruoli.

2. democrazie parlamentari che si sono evolute in oligarchie partitiche e nel tentativo di prevaricazione di un potere sugli altri due in cui si suddivide la divisione dei poteri in una democrazia occidentale (legislativo, esecutivo, magistratura), dimostrazione lampante che la civiltà occidentale di stampo democratico non è basata sulle istituzioni ma dal potere che un qualsivoglia Craxi, Berlusca o Renzi riesce a mettere nelle sue mani, direttamente o attraverso sodali. Io sono convinto che non vi sia nessuno di più solitario, elitario, divo, egocentrico di un artista: l’arte non è e non può essere una produzione sociale, quella si chiama artigianato, l’arte è una vetta, l’arte è il prodotto di un talento unico o al massimo elitario, infatti nei momenti migliori dietro un Virgilio c’era un Mecenate, dietro la Cappella Sistina un sistema di papi corrotti, lascivi e moralmente riprovevoli. Io ammiro papa Francesco non perché abbia paura di rimanere con la bottega vuota, ma perché é l’unico che parla e si muove in favore di classi sociali depauperate non dico della rappresentanza politica o sindacale, ma addirittura private della voce, imbestialite perché fa comodo al potere che retrocedano e campino di carità pelosa (pubblica o privata). L’arte dicevamo, sotto qualsiasi forma è il prodotto del genio e del talento di uno. Per quanto afferisce la fruizione e l’educazione all’arte, quella può e deve essere un processo di qualificazione sociale e collettivo. L’arte non serve in quanto la puoi mangiare o ti ci puoi vestire, fa parte dello spirito e della capacità di pensiero dell’uomo, proprio quella cosa che si intende estirpare in un modello sociale individualista senza individuo.

Ho vinto il premio Napoli Cultural Classic

Bologna Centrale

Seduto sotto una pensilina assolata

aspettando l’autobus mi rendo conto che

a Bologna Centrale

sono sempre le Dieci e Venticinque.

stralcio del verbale di giuria ricevuto poco fa:

SEZIONE SMS
1° classificato: “Bologna Centrale” di Flavio Almerighi – Castelbolognese (RA)
2° classificato: “Silenziose verità” di Adriana Valenza – Caltanisetta
3° classificato: “A mio padre” di Sofia Iacobucci – Altavilla Irpina (AV)

MENZIONI D’ONORE
“Piange Parigi” di Angela Arresta – Erice Casa Santa (TP)

SELEZIONATI per la pubblicazione in Antologia
“Pioggia silente” di Mario Renzone – Lucera (FG)
“I sogni” di Patrizia de Luca – Pratola Serra (AV)

Un vero ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito accordandomi la preferenza. Grazie di cuore.

vuoto di scambio

pagate un po’ meglio le vostre puttane,
sbranatene a baci il fiero make-up
nemico giurato della camicia bianca,
sventurati che non avete cura
dei vostri figli migliori, ma coccolate
nutrite al meglio la peggior feccia
in realtà milano è solo mal di pancia
capitale di binari morti,
morale dalla vita in giù,
dai baldi commercialisti tutti intenti
a fare prima l’inganno, la norma poi,
dove eravate voi sindacalisti mafiosi,
augurare buon lavoro è maledirvi,
fate vuoto di scambio
nei cortei allestiti coi pensionati
vostri ultimi clienti, morirete tutti
assieme alle chiese in cancrena,
dove l’unico normale è santo
gli altri già morti nella spazzatura
assieme ai loro cani incappottati,
in tutto il bel paese unico petrolio
franare con le idee più stupide
case pound del profitto da cui
nemmeno una mozzarella si salverà,
impiegate con dieci lauree
solo per diffondere, mezzo euro all’ora
il cinguettio dell’uomo forte,
rimanere ignote e non lasciare macchie
sulle belle camicie bianche delle salme
che già le indossano

altro non mi interessa

Per me la poesia è valvola di sfogo per una vita altrimenti peggiorata, se si potesse, ma l’articolo non va, cercherei di trarne fica e profitto. Rendite in questi tempi purtroppo acquisibili soltanto attraverso la politica o la criminalità organizzata. Quando leggo qualcun altro mi avvicino con rispetto, cercando di leggere quel testo non il testo come vorrei che fosse. Purtroppo non posso ammutolire il temporale dentro, ma i miei giudizi non risentono di nessun condizionamento, solo da quel che ho dentro altro non mi interessa. Trancio, lodo a seconda di me, mi concedo questa libertà, e non mi interessa la persona che c’è dietro quei versi. Se son belli bene, se son brutti male, generalmente mi attardo settimane anche mesi nella lettura di una plaquette, proprio perché voglio gustarla e suonarla fino in fondo. Rispetto le opinioni altrui, non cerco in alcun modo di convincere altri a pensarla come me, non sono una scuola di pensiero o un partito politico.

Premio Napoli Cultural Classic

A voi che mi seguite chiederei un favore. Sono in finale al premio Napoli Cultural Classic, che affianca alle scelte della giuria anche il voto popolare tramite facebook. Per poter vincere ho bisogno dei vostri voti. Accedendo tramite questo link

http://www.culturalclassic.it/html3/dettaglio_news.aspx?iddettaglio=3746&myband=47

potete votarmi con il “mi piace” e condividere coi vostri amici la pagina in modo che mi votino anche loro. Ringrazio chiunque vorrà darmi la propria preferenza. Il voto scade il 21 marzo. Un saluto a tutti.