Quarantena 17

Purtroppo la lista si allunga, a Castello 17 contagi e un deceduto, il primo e si spera l’unico. La notizia è di ieri. Intanto, mentre qualche sognatore pensa che l’Italia ripartirà il 18 aprile prossimo (non si sa verso dove) tutti gli eventi sportivi importanti vengono rinviati. Le Olimpiadi e gli Europei di calcio al 2021, i francesi, come sempre bravoni, pensano di disputare un tour de France a porte chiuse? Il regolamento è molto semplice, tutte le strade francesi saranno transennate con porte, ovviamente chiuse. E il nostro amato campionato di calcio? Boh? I segni in cielo sono eloquenti. Inizio a convincermi che il diciassettenne Salvatore Esposito di anni 17, giovane talento d’attacco interista e promessa del calcio italiano, a fine campionato avrà 35 anni. Cristiano Ronaldo, a fine campionato porterà una quarta di reggiseno, mah… keep calm and juve merda!

Lettera di Annie Ernaux al presidente Macron (dal blog di Barbara Auzou)

Cergy, 30 marzo 2020

Signor Presidente,

“Ti scrivo una lettera / Che potresti leggere / Se hai tempo”. Per lei che è appassionato di letteratura, questa introduzione probabilmente significa qualcosa. È l’inizio della canzone di Boris Vian Il Disertore, scritta nel 1954, tra la guerra in Indocina e quella dell’Algeria. Oggi, qualunque cosa lei proclami, non siamo in guerra, il nemico qui non è umano, non è il nostro prossimo, non ha né pensato né voglia di fare del male, ignora i confini e le differenze sociali, riprodotto alla cieca saltando da un individuo all’altro. Le armi, poiché si preoccupa di questo lessico guerriero, sono i letti degli ospedali, i respiratori, le maschere e i test, è il numero di medici, scienziati, operatori sanitari. Tuttavia, da quando guida la Francia, è rimasto sordo alle grida di allarme del mondo della salute e di ciò che leggemmo sul banner di una demo lo scorso novembre – Lo stato conta i suoi soldi, conteremo i morti– suona tragicamente oggi. Ma ha preferito ascoltare coloro che sostengono il disimpegno dello Stato, sostenendo l’ottimizzazione delle risorse, la regolazione dei flussi, tutto questo gergo tecnocratico privo di carne che annega il pesce della realtà. Ma guardi, questi sono i servizi pubblici che, per la maggior parte, assicurano il funzionamento del Paese: ospedali, istruzione nazionale e le sue migliaia di insegnanti, insegnanti che sono così mal pagati, società elettrica, uffici postali, metropolitane e Ferrovie dello Stato. E quelli che, una volta, ha detto che non erano niente, ora sono tutto, quelli che continuano a svuotare la spazzatura, a battere gli scontrini nelle casse, a consegnare le pizze, a garantire questa vita essenziale come la vita intellettuale e materiale .

Strana scelta rispetto alla parola “resilienza”, che significa ricostruzione dopo un trauma. Non ci siamo ancora. Si preoccupi, signor Presidente, degli effetti di questo periodo di confino, di sconvolgimenti nel corso degli eventi. È un buon momento per porsi domande. Un tempo per desiderare un nuovo mondo. Non il suo! Non quello in cui i decisori e i finanzieri ripetono già spudoratamente l’antifona “lavora di più”, fino a 60 ore settimanali. Molti di noi non vogliono più un mondo la cui epidemia rivela disuguaglianze eclatanti, molti, al contrario, vogliono un mondo in cui bisogni fondamentali, cibo sano, cure mediche, alloggio, istruzione, cultura, siano garantiti a tutti, un mondo la cui attuale solidarietà ne mostra, appunto, la possibilità. Sa, signor Presidente, che non lasceremo più che la nostra vita ci venga sottratta, abbiamo solo questa e “niente batte la vita” – canzone, ancora una volta, di Alain Souchon. Né limiti per lungo tempo le nostre libertà democratiche, oggi ristrette, libertà che consente alla mia lettera – a differenza di quella di Boris Vian, bandita dalla radio – di essere letta questa mattina sulle onde di una radio nazionale.

Annie Ernaux

tutto sta

non scrivo,
siamo lontani e non viene bene.
sognata una strada di negozi
che, passeggiando, offre
conigli e topi,
oltre alla tentazione del seno.
i ladri sono denudati
e umiliati in pubblico,
pur essendo la strada vuota.
penso, oramai, sia il punto
dell’amore inutile, non è cura,
quanto bisogno di lontananze
negando per dirne il contrario.
addio è la barca in allontanamento
dal retrogusto del pontile,
a bordo nessuna mano
pronta ad afferrare.
tutto sta
nell’incavo del silenzio.

Quarantena 16

Crucchi cari, fratelli di sangue, metà di voi sono figli dei bagnini romagnoli, e ancora vi ostinate, recalcitrate! Orsù, non recalcitrate più! Voi, delizia del genere umano, avete dato i natali ai migliori campioni del genere umano, da Arminio ai lanzichenecchi, a Hitler e alla sua band, fino ad arrivare ai giorni nostri con la vostra impareggiabile culona inchiavabile: come disse il nostro altrettanto impareggiabile premier di allora in un raro momento di lucidità. E lo spread arrivò a 700. Pensare che quel cattivone di Baffone voleva ridurvi allo stato agricolo pastorale. Già vi ci vedevo con i vostri shorts in pelle umana a cantare Piccola Heidi su è giù per i pratoni fioriti di loffe in Baviera, dalle parti di Dachau. E vi ricordo ancora con affetto, quando la lira tracollò ai tempi del primo nanogoverno del berluska, un quarto di secolo fa, e veniste a ricomprarvi le vostre wolksvagen nei nostri autosaloni, perché più convenienti rispetto a quelle che sfornavate indefessi (senza inde) dalle vostre fabbriche. Ancora vi ricordo con affetto, quando truccaste i dati delle emissioni delle vostre auto, provocando più cancri ai polmoni voi che tutte le fabbriche di sigarette messe insieme. Vi amo fratelli, anzi fratellen! In fondo siete mezzi romagnoli anche voi: e vi amo ancora di più, perché il paziente zero (pazienten, pardon!) che impestò la lombardia era crucco come voi. Ordunque, andatevene affankulen, per il bene del resto dell’umanità. Stasera puntatona di The Walking Dead, il mio corso di aggiornamento.

Canzoni sui capelli

QUALCHE CAPELLO IN DISORDINE? VOI NE AVETE ALTRE DA PROPORRE?

Niccolò Fabi – Capelli (1997)

Brunori SAS – Tre capelli sul comò (2011)

Giorgio Gaber – Quei capelli spettinati (1961)

Francesco De Gregori – Belli capelli (1982)

Quarantena 15

Cari stiliti e care stilite, buona domenica. Er Monnezza redivivo mi ha dato una splendida notizia, oggi la quarantena è di 23 ore soltanto. Una è gratis. Grazie Ora Legale, We Love You!

Andiamo per ordine, non facciamoci prendere da facili entusiasmi. Parliamo di grida.
Esistono grida di dolore, di rabbia, di giubilo, di piacere, manzoniane. Poi esistono bergamaschi e crucchi. Questi ultimi sono una bruttissima e tenace malattia della pelle, che ci affligge fin dai tempi di Caio Mario; quindi 2120 che rompono i coglioni. L’ideale è il crucco che su un balcone si metta a cantare O’ sole mio: fulminatelo con la fionda. Dessero le dimissioni da tedeschi una volta almeno, sull’esempio del buon vecchio Ratzinga alias Stramaledetto XVI.

Per quanto riguarda i bergamaschi, beh, vi rimando al filmato. Non facciamo come loro. Fate come me, smettetela con la caccia ai Pokemon!

https://video.corriere.it/bergamo/coronavirus-bergamo-non-si-ferma-video-la-canzone-pinguini/f956f214-5a3a-11ea-afa8-e7dfdde6e2a2

Gioiellli Rubati 84: Ivanna Pedretti – Gisella Canzian – Franco Bonvini – Mauro Roversi Monaco – Maria Allo – Mary Barbara Tolusso – Barbara Auzou – Manuela Di Dalmazi.

DANZA

Lo sguardo, dove va?
dritto, sopra, al pavimento.
Basta che non sia su di me.
Pensiero che attraversa.
Chiudo gli occhi
cerco di sentire il punto di partenza.
Traccio linee e sento che
linee sono le mie ossa.
Andare mi fa sentire i muscoli pronti
tesi.
Sento la determinazione, il limite
confine del corpo:
le braccia, le mani
che spingono, agitano.
Provo piacere nel tagliare lo spazio in diagonale.
Il sopra, il sotto, lo stare nel mezzo.
A terra sento la superficie premere sulle ossa.
Famigliarità.
Stare nel mezzo, invece, mi fa sentire i muscoli contratti
sono scomoda.
E poi l’alto.
Lo misuro con l’aria che sposta le braccia.
Fresco sulle mani.
Vado verso un punto che ho scelto
chiudo le braccia al petto e poi le apro.
Sento l’elasticità del movimento
che allarga
allarga e poi stringe.
E’ ritmo netto, preciso.
La chiusura è il preludio a un’altra spinta.
Pulsazione.
Quando torno, raccolgo le braccia
la schiena un piccolo arco.
Le piante dei piedi non spingono il pavimento
lo scostano.
Cosa porto via?
Gli occhi, le braccia… il respiro.
Chiudo il mio spazio
mi ritiro.
Guardo la terra.
Mi sento protetta.

di Ivanna Pedretti, qui:
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2020/03/08/danza/

*

SOGNO PURO

Onde, capolavori del mare
Passano
Non tornano
Vorrei essere acqua
ascoltarne l’estensione.

di Gisella Canzian, qui:
https://www.facebook.com/gisella.canzian.75

*

MARZO

Dentro al silenzio
c’è come una sensazione di qualcosa che muore
come una ragazza che ha sentito un gran silenzio in grembo, un giorno,
o il ragazzo senza più una voce che lo sgrida.

Sì, la televisione suona, ma non vale.

Ti ricordi il rumore dell’acqua di lago?
dalla panchina in riva al tuo paesaggio
quella dove hai lasciato un segno
per ritrovarla,
per ritrovarti.

Intanto la televisione suona, ma quella non vale.

E ti ricordi l’ aria fresca, estiva,
e il chiaro di luna, che non è questo, a led bianchi
e le mani che salgono lungo le cosce
sulla stessa panchina
le mani che si infilano sotto la seta rossa
fino alle mutandine
e poi scivolano sui fianchi
per arrivare a sostenere il seno.

Intanto alla televisione c’è qualcosa di simile, ma quella non vale.

E ti ricordi i profumi?
dell’ aria davanti al lago
della pelle
della luna o del sole?

Quelli alla televisione non ci sono.

Ma è solo un assaggio, finirà il silenzio
e si arriverà fin davanti al lago.
un assaggio di giorni lontani
giorni di ti ricordi l’aria
e il sole, la pelle
giorni di televisione che suona
mentre fuori c’è un gran rumore di traffico e gente.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2020/03/21/marzo/

*

Annoverarsi in forma d’algoritmo
di cinque sensi, è biunivoco
sancimento di noi e del mondo;
e l’eone sanziona entrambi
con tempo e specchi,
tendendo all’uno per intelligenza
della necessità e del caso.
Alunno ripetente, a sua volta,
di Dio.

di Mauro Roversi Monaco, qui:
https://www.facebook.com/mauro.roversi1?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAHBWguZNY1fhacHNQwdr0YfK3NkralxVR886fsYqEgHXf-0HtzVGuaAItUV1YfKwJG2LjDas5pcyz9&hc_ref=ARQvwXFuecobOwkEdnH9QG27941-pqGVyxE1EcCvZOwwayibgy-mnYzdlMBKEmkdt90&fref=nf

*

La terra che rimane

Una nuvola gialla incide le vertebre del cielo.
Con il susseguirsi delle ore si sgretola
senza redenzione sul dorso di un gabbiano.
Dobbiamo avere memoria sulla pelle
anche delle cose che non abbiamo avuto
come roccia che divampa e non si ferma
come acqua che nasce dal silenzio
per la parola del tempo senza una vera meta.
Soffia un vento insolito che ci assedia
da duna a duna con la sete e l’acqua
che ci sorprende al risplendere dell’alba.
Dobbiamo avere memoria sulla pelle
per vangare la terra che rimane.

di Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2018/01/12/la-terra-che-rimane/

*

Tempismo esistenziale

in fondo è tutto qui
continuare a morire
mentre si vive all’insù di queste
cosce sollevate
continuare a vivere
mentre si guarda all’ingiù questa
poltiglia infilata da un ditale.
cader di bocca, sbattere le ali
su questa carne che pare incisa a metà
che inganna il tempo
fino a diventare identità.

di Mary Barbara Tolusso, qui:
http://www.vicoacitillo.it/almanacco/tolusso.html

*

COLTIVO LE ROSE

Superare le difficoltà
Coltivo le rose
Per combattere
E non voglio essere lasciata
A malapena abbozzata
Nelle dita della primavera
Con un divario tra le cose
Prendo la strada
L’ultimo gambo del vento

di Barbara Auzou, qui:
https://lireditelle.wordpress.com/2020/03/23/grossissent-des-roses/

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Come se niente fosse

In mezzo a questo oceano
di paure
sulla scialuppa
dell’umano sentire
me ne vado navigando
verso le distanze
pescando poesie
oltre le immagini
gridando a Te
che nulla finisce
perché creatura nacqui.

Abbracciami
come se niente fosse.

di Manuela Di Dalmazi, qui:
https://manueladidalmazi.wordpress.com/2020/03/17/come-se-niente-fosse/

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Quarantena 14

guarda, è sabato
disse Venerdì,
lucertola coesa al proprio
divano occidentale

siamo all’età della pietra
sentenziai.
lanciato il primo sasso
tutto un fiorire
di vetri e cuori infranti

le faccende gemevano
in fondo a lavandini di passaggio
con uno spreco immondo
di sabbia da clessidra

inconcludenti!
ognuno rinchiuso
nelle agorafobie del proprio deserto
a sputare, deliberare, respirare,
diffondere

il mio avversario,
appeso allo specchio in bagno,
guardia alta
sguardo rigido e bellicoso:
ti voglio così,
maledetto!

Ascolta e Leggi: Mercury Rev e Blaga Dimitrova

Blaga Nikolova Dimitrova (Bjala Slatina, 2 gennaio 1922 – Sofia, 2 maggio 2003) poetessa bulgara e vicepresidente della Bulgaria dal 1992 al 1993.

FERRO DI CAVALLO

Un ferro di cavallo, perduto da tempo,
superstiziosa, comincia a mancarmi.
Lo prenderei in mano come diapason
che misurò il suono esatto
di ogni sasso,
di ogni incavo sul terreno,
di ogni orma che svanisce.
Lo alzerei al mio orecchio
col fiato sospeso, per sentire
l’eterno echeggiare delle strade
perdute per sempre,
e l’eco di una voce, sincera e spenta.
Potessi ritrovarlo,
prendere il la sulla mia fronte
e il tono mio misurare.

*

ARS POETICA

Ogni tua poesia
crea come fosse l’ultima.
In questo secolo in volo
supersonico e saturo di stronzio,
carico di terrorismo,
sempre più improvvisa arriva la morte.
Ogni tua parola invia
come l’ultima prima della fucilazione,
un grido impresso nel muro di prigione.
Non hai diritto ad una menzogna,
neanche fosse un piccolo bel gioco.
Semplicemente non avrai il tempo
di correggere da solo il tuo errore.
Laconicamente e senza pietà
ogni tua poesia scrivi col sangue
come fosse un addio.

*

ERBA

Nessuna paura
che mi calpestino.
Calpestata, l’erba
diventa un sentiero.

*

DONNA SOLA IN CAMMINO

Scomodo rischio è questo
in un mondo ancora tutto al maschile.
Dietro a ogni angolo ti aspettano
in agguato incontri vuoti.
E percorri vie che ti trafiggono
con sguardi curiosi.
Donna sola in cammino.
Essere inerme
è la tua unica arma.

Tu non hai mutato alcun uomo
in protesi per sostenerti,
in tronco d’albero per appoggiarti,
in parete – per rannicchiarti al riparo.
Non hai messo il piede su alcuno
come su un ponte o un trampolino.
Da sola hai iniziato il cammino,
per incontrarlo come un tuo pari
e per amarlo sinceramente.

Se arriverai lontano,
o infangata cadrai,
o diventerai cieca per l’immensità
non sai, ma sei tenace.
Se anche ti annientassero per strada,
il tuo stesso partire
è già un punto d’arrivo.
Donna sola in cammino.
Eppure vai avanti.
Eppure non ti fermi.
Nessun uomo può
essere così solo
come una donna sola.
Il buio davanti a te cala
una porta chiusa a chiave.
E non parte mai, di notte
la donna sola in cammino.
Ma il sole come un fabbro
schiude i tuoi spazi all’alba.

Tu cammini però anche nell’oscurità
e non ti guardi intorno con timore.
E ogni tuo passo
è un pegno di fiducia
verso l’uomo nero
col quale a lungo ti hanno impaurita.
Risuonano i passi sulla pietra.
Donna sola in cammino.
I passi più silenziosi e arditi
sulla terra umiliata,
anche lei
donna sola in cammino.

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