l’eterno

pigsPassano molti camion
quando manca l’acqua.
Ripartono stipati all’inverosimile
di maiali impreparati e nervosi,
trasferiti vivi verso un macello
impensabile a Hollywood.

Céline descrisse la scena.
Appuntava tutto di notte,
valicando i resti della Germania.
Primavera Quarantacinque
il fosforo chiariva,
le cose finivano.

Orecchie arrossate,
occhi bassi, nessuna pietà
per quelle portate arrendevoli.
Seguire attentamente
le istruzioni sotto elencate.

Rimanga cosa ignota ai maiali,
non lo sappiano fino alla fine
all’eterno non piacciono nervosi
potrebbe cambiare fornitore.

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sei lezioni di recitazione

recitazioneOcchiali scuri d’ordinanza,
abitino fucsia e pelle d’oca
su cosce diversamente levigate.
La gente si muove soltanto
per poterti dire – cercami!
Dalle panchine i marziani,
unici soqquadri pericolosi,
coi pantaloni bagnati
guardano non si sa cosa.

Abituatevi a pensare
tipo – vivo sul fondo
di una ciotola di morenti
non – tanto a me non capiterà
oppure – prego lasciate prima
che si laureino i miei figli.
Un percussionista acustico
sottolinea discreto parole
di Ray LaMontagne, chitarra.

Copiare la realtà, farne l’autopsia
non è bellezza – certo fa caldo,
giusto per conversare
vista la malapolitica,
i campionati finiti
i prossimi lontani,
e nella calma, contratto in prova,
la barba cresce,
tacciono i ricordi di famiglia.

Mi sposerò presto, ma se gradite
il mio culo è un’acquasantiera,
molti morenti cercano
posti in piedi pur di restare fermi.
La cosa migliore
è inaugurare la stagione
cercando di azzeccare
il colore degli incisivi
dietro labbra ermetiche,
farci su la scommessa
vincerla.

In questo momento nidiate di attori,
fitte come cavallette in tour,
stanno osservando fondamenta
appena riportate in luce
di un’antica torre civica.
Fingono stupore – ma mioddio
pensavo fossero più in là,
ripetono all’unisono,
poi – passami un’acciuga.

Concludendo.
Il metodo Stanislavskij,
il tanto un tempo in voga
actors studio,
hanno confuso più di una troupe
a un punto tale da far sentire
protagonisti i figuranti, e poeti
gli analfabeti di ritorno.
Una colf sa lucidare il tramonto
molto meglio del poeta
che non sa dove torna.

Così deve essere.
Quando il mondo è un’ostrica
e tu il tenero armadillo.

due poesie di Giovanni Sagrini

oltre ringhiera 1964

Sono così stanco, così stolto
andato a male
mesto linguaggio metafisico

Cicale, uniche compagne
si stringono, spose fedeli
al loro canto tagliente

Già occhi, asole
inutilmente in cerca
d’abbracci oltre ringhiera

sei tu, luna 1963

teste consapevole
sulla linea deviante
del mio vigore

il tuo pensiero è mio
sei tu, luna
che un po’ rischiara

Giovanni Sagrini nacque a Casola Valsenio (RA) il 21 gennaio 1939. Studente liceale, fu costretto su una sedia a rotelle dall’età di diciott’anni a seguito di un investimento stradale avvenuto sulla provinciale casolana/riolese. Poeta mai pubblicato, i suoi quaderni sono stati ritrovati dopo la morte, avvenuta per complicazioni cardiache nel 1966.

una poesia di Giovanni Sagrini

mi mancherebbe troppo
questo destino manomesso,
laddove analisti e crociati
hanno fallito la morte perde
ogni dignità

non funziona così il futuro,
nemmeno le edicole
dove qualcuno ferma
per chiedere carità, e tutti
fingono di non sapere

apparentemente
l’ammasso è casuale,
l’ingranaggio perfetto,
qualsiasi figlio prezioso
gracchia, figlio di puttana,

gracchia

la pietà pesa le coscienze
corre via ubriaca
come un ramarro fatto di sole
su pietre tombali, se il destino
alza il vestito

(Giovanni Sagrini, Casola Valsenio, 1964)

il nuovo inizio

sembra morta
o in procinto di tagliar gole al traguardo,
guerrigliera di sguardo illeso
valorosa, senza nemmeno il labbro spaccato

onore ai censori
animo ai maldestri,
sentitosi in trappola il cuore batte contro il petto
non ha occhi non può vedere dov’è stato amato.

l’acqua vorticando discende lo scarico
dopo averla fugacemente toccata,
scende liscia delle sue asperità.
Semplicemente

sembra morta quando alza la testa
senza essere mai caduta,
il mondo è piccolo (oh quanto manca l’ospite!)
finisce in bianco come sempre il nuovo inizio

tipico topic

Poeti e filosofi si sono dannati l’anima negli anni della guerra fredda perché Auschwitz non si ripetesse, il tentativo di esorcismo si è rivelato un’ottima e riuscitissima evocazione (gulag, killing fields, pulizia etnica nell’ex Jugoslavia tra i casi più eclatanti). Certo che alla “fine della storia”, deliberata all’unanimità dopo il 1989, potrebbe anche corrispondere una “poesia senza memoria” dal momento che il fosforo serve oramai soltanto per fabbricare ottime bombe.