IBM (terza parte)

pazNon sempre Betta
allieta le pinne allo squalo
con calore molle impotente
quasi obbligatorio
da letto coniugale,

delle cose umane, aridità a parte
tutto passando si allontana
quand’è mentre affoghi
dice, ripasserò.

Madame tacco dodici,
capelli grondanti miele,
colleziona push up
li dedica al vento,
è sempre sulle sue
per questo le vogliamo tutti bene,

parodie della parodia
dolore autocompiaciuto
assieme dentro un sogno erotico
interrotto alla sveglia,

lei se ne andrà, ha comprato casa
in località non si sa dove
da nessun bivio segnalata.

Il professor coroncina
porta uno zainetto sgonfio
molto pendant
con le scarpe da tennis.
Oggi farà scuola agli assenti
senza sentirsi il rudere
che ha dato Lou Reed
quale compito a casa.

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Flavio Almerighi DIECI POESIE SCELTE da “Caleranno i vandali” (Samuele editore, 2016, pp. 108 € 12) con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

bello femme in un interno

Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesia Allegro Improvviso (Ibiskos 1999), Vie di Fuga (Aletti, 2002), Amori al tempo del Nasdaq (Aletti 2003), Coscienze di mulini a vento (Gabrieli 2007), durante il dopocristo (Tempo al Libro 2008), qui è Lontano (Tempo al Libro, 2010), Voce dei miei occhi (Fermenti, 2011) Procellaria (Fermenti, 2013), Caleranno i Vandali (Samuele, 2016). Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati da prestigiose riviste di cultura/letteratura (Foglio Clandestino, Prospektiva, Tratti).

Bello Giacomo Costa città immaginaria Giacomo Costa, città immaginaria

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Nella poesia di Flavio Almerighi la tradizionale struttura gerarchica dei parametri compositivi (la concatenazione paratattica, quella ipotattica, la metafora, la metonimia, il parlato, il ready made, il commento, il discorso, il meta discorso etc.) che pone al primo posto per importanza, ad esempio, il «parlato» e che relega a un ruolo secondario tutto il resto, va a farsi benedire. Ad…

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Il cerchio e la botte: FLAVIO ALMERIGHI

LIMINA MUNDI

Proseguiamo con la rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti; le interviste sono pubblicate qui su LIMINA MUNDI in linea di massima il lunedì (non è un’indicazione rigida, ma orientativa).

Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano. Attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia.

Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre…

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La Scalinata di Maggio

Un Posto di vacanza

Caltagirone_scalinata santa maria del monteScalinata di Santa Maria del Monte, Caltagirone

Nove Maggio 1978 , di Flavio Almerighi

Facevo la Quinta quand’è morto Impastato,
maggio e già era rigido inverno,
stavo abbracciato a un grembo di rose
finendo per pungermi e sanguinare

di tutte le lettere scritte per niente,
sono la più lunga, messo in bottiglia
affidato al mare dal guscio di ceralacca,
arrivo oggi che sono spaccato e vecchio

e voglio per me un po’ d’infinito.

***

di Miriam Bruni

*
Prendimi
come fa il sole
quando possiede la siepe
e ne muta finanche il colore

*
Ci incontriamo fra i non nati
– Quanti siamo! –
Fra il segno e il senso. I sensi
e il mondo. E scambiamo
nell’ombra parole, lasciamo
sfiorire le rose (gli amori
fuori tempo – fuori campo)
Gettiamo nuovi fili
oltre la cruna – Forse ami –

*
Nove ore nei sandali nuovi lungo le strade
e…

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buchi neri

evitate di spegnervi in stecche di balena,
orinate sugli occhi di chi senza guardare
vi sentenzia silfidi in menopausa
occhi che inizierete a detestare,
cui tagliare senza sconti le palpebre

a chi ha falsato ogni parola per tentata gelosia
in nome di Dio cucite la bocca col fil di ferro,
un giorno sordità e udito si ricomporranno
oggi no, lanciate i vostri estratti conto
in faccia ai mittenti

lasciateli affondare nelle sabbie,
coprirsi di palude,
mentre muoiono ripiegati all’ombra
di buchi neri dov’è tutto daccapo

litalia

L’Italia è il paese degli appelli, del così fan tutti/e, del tutti sanno ma non dicono, degli apprendisti stregoni (sinonimo di leccaculo?), del “se non vai in televisione o sui giornali sei nessuno”, dei girasoli, do ‘o sole-pizza-spaghetti-mandulino, dello stellone patrio, dei santi poeti navigatori e della mamma sempre incinta di figli di puttana, del tutto ciò che fai non è illegale fino a prova contraria, delle tasse dalla culla alla tomba per chi le paga, dei forti coi deboli, dei deboli coi forti, de la mafia non esiste ma lo stato ci tratta, delle crociate in palestina deviate a Costantinopoli a loro totale insaputa, dei figli ‘so piezzi ‘e core ma li trombiamo col compressore, dell’olio che unge tutti gli ingranaggi, dei figli delle stelle, dei ducetti di turno da crispi e renzi, del basta crederci, del si mangia bene-si vive bene-si sta yeah yeah, dei selfie: dalla poesia alle fotografie-passando per le seghe, è paese alieno a ogni compromess/dov’è tutto un cess, degli analfabeti di ritorno, dei colpevoli mai condannati perché le carceri sono già piene di innocenti, dell’equo solidale e bim-bum-bam, dei condoni degli scudoni, dell’indignazione, delle liste di proscrizione, di mamma giustizia, dei segreti di pulcinella, dello spendo ieri i soldi che risparmierò fra tre anni, di Juve/Roma, dove senza denari son cazzi amari, dei bordelli chiusi a chiave che fuori c’è fin troppo casino, di chi vuole ammazzare il presidente e sbaglia mira, dell’annunciazione morbosa, dei curricula, del si può dare di più e avere sempre meno, del “tanto ebola non arriverà mai”.
Massì, sottoscriviamo l’ennesimo appello per denunciare qualcosa, qualcuno disposto a pulircisi il culo lo troveremo!