dialettiche amArgine: Claudio Borghi e Davide Inchierchia su La Metafisica della Luce (part one)

Il dialogo che segue è nato da riflessioni di Davide Inchierchia sulla metafisica della luce in Dante, innescate dalla lettura dell’ultimo libro di Claudio Borghi L’anima sinfonica, presentato in questo blog il 22 aprile scorso. Sono ispirate ad un tema molto frequente nei testi di Borghi: la ricerca del senso, al confine sempre mutevole – ma sempre nuovamente ridefinibile – tra poesia, filosofia e scienza, che costituisce un elemento di innegabile suggestione e novità nei suoi testi poetici, da cui possono scaturire interessanti spunti circa una possibile sintesi tra metafisica e scienza, cosmologia dantesca e cosmologia relativistica, medioevo e contemporaneità.

SULLA METAFISICA DELLA LUCE
(dialogo tra Davide Inchierchia e Claudio Borghi)

Davide
Questa riflessione, oltre che dalla mia passione per la poesia metafisica dantesca, mi è stata ispirata dalla lettura de L’anima sinfonica: è un testo complesso e articolato, decisamente in sintonia col mio interesse per il pensiero spirituale (in accezione teoretico-filosofica). Se è vero che la cosmologia dantesca nel «Paradiso» riflette una concezione fisica e astronomica (quella di matrice aristotelico-tolemaica) che oggi noi consideriamo scientificamente inaccettabile – l’ordine gerarchico dei pianeti e delle sfere celesti come entità sovrannaturali – ciononostante è possibile oggi, forse più che in passato, riconoscere il valore e il significato specificamente allegorico e speculativo di tale cosmologia, per nulla inficiati dalla suddetta cornice tradizionale cui comunque essa rinvia. Il «Paradiso» può essere inteso, in effetti, come una grande opera architettonica dello spirito, fondata su una altrettanto grande esperienza metafisica della luce. L’identificazione cara a Dante tra cieli cosmici e cieli angelici, per noi apparentemente così problematica, può invece diventare nuovamente intellegibile se riconsiderata a partire dall’idea della luce come principio ontologico costitutivo della realtà tutta. È acquisizione del nostro secolo la natura elettromagnetica delle strutture più profonde che compongono la materia: dopo la sintesi epistemologica einsteiniana, col nuovo paradigma relativistico e la connessa riconfigurazione energetica della meccanica galileiano-newtoniana, sappiamo che al di sotto dei fenomeni spazio-temporali vi è la dinamica “immateriale” della luce. A prescindere dalle diverse implicazioni (anche confliggenti) che rendono non certo univoca l’interpretazione offerta dalla comunità scientifica odierna alla teoria della relatività generale, un punto è senz’altro dato per condiviso: la luce è il centro assoluto del pur policentrico universo conosciuto.

Claudio
Trovo stimolanti queste riflessioni, il cui oggetto specifico sono Dante e la cosmologia dantesca, ma anche le connessioni tutt’altro che avventate con la fisica moderna, in particolare con la cosmologia relativistica. La luce in relatività ha in effetti uno status privilegiato, la sua velocità è limite e invariante, per cui risulta quasi anomalo pensarla come una sua proprietà, visto che non si compone con le altre velocità ed è, il principio della sua invarianza, il fondamento logico-teoretico dell’intero edificio relativistico. La metafisica della luce, a cui è ispirata L’anima sinfonica, in cui ogni riga risuona dell’armonia meravigliosa inquietante del Tutto emanato dall’Uno, era un’intuizione che avrei poi ritrovato ed esplorato in forma diversa nei miei studi scientifici, scoprendo, per quanto i profani siano poco propensi a crederlo, che ogni teoria, per quanto strutturata razionalmente, è fondata su postulati metafisici, che possiamo solo accettare, senza poterli spiegare. Non esiste risposta alla domanda sul perché hanno una certa forma: possiamo solo ammetterne la verità e testarne le conseguenze logico-empiriche. Ovviamente nessun edificio teorico è inconfutabile e una nuova teoria può essere costruita su postulati più fondamentali della precedente, ma occorre riconoscere che la razionalità, nella sua essenza ultima, si fonda sul miracolo dell’essere le cose come sono, sulla luce del Logos che risplende in sé, in cui la Fonte, del tempo, del pensiero, della molteplicità diveniente delle forme, si presenta come inaccessibile e inconoscibile per l’intelletto finito. In un certo senso il mio cammino, inizialmente mistico-metafisico, si è saldato con la consapevolezza sorprendente dell’essere metafisica anche la scienza nei suoi fondamenti ultimi, cosa che, come ogni profano, prima di studiarla non sospettavo nemmeno.

Davide
In effetti, laddove riteniamo la luce, in termini abituali, come una sorta di ‘contenitore’ percettivo dei corpi con cui interagiamo nell’esperienza quotidiana, la stessa luce intesa in termini relativistici non è qualcosa che possa ‘aggiungersi’ dall’esterno ad una materia di per sé già esistente e compiuta. Al contrario, la luce costituisce l’essenza primaria della materia, la sua costante fonte generatrice, la materia essendo non altro che il “correlativo oggettivo” della luce medesima. Superato il limite della superficie percettiva del mondo, quando si raggiunge il nucleo più intimo della realtà, luce e materia si trovano di fatto in un rapporto rovesciato rispetto al comune riscontro empirico: qui infatti è la luce per così dire a ‘contenere’ la materia dall’interno di sé (cfr. i recenti studi sulla gravitazione quantistica proposti in C. Rovelli, “La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose”, 2014). Analogamente, nel Paradiso Dante, oltrepassato il limite sub-lunare del mondo terrestre, inizia un percorso di salita preceduto da un ‘rovesciamento’ della realtà materiale reso possibile proprio dalla attrazione della, o meglio, nella luce. Aspetto decisivo, a caratterizzare l’ascesa di Dante attraverso i cieli che lo condurranno fino all’Empireo, è infatti lo “spirare” luminoso delle anime susseguenti: non, si badi, nel consueto senso (aristotelico-scolastico) che le anime si troverebbero già in una luce preesistente in cui sarebbero assorte in statica contemplazione; bensì, tutt’al contrario, nel senso dinamico – assolutamente originale dantesco – che le anime sono chiamate a “trasmettere” in libertà la luce che ricevono, ciascuna in una diversa intensità di rifrazione corrispondente alla peculiare “qualità” interiore del loro spirito. La materia, la sostanza di questi «spiriti costellati» – come Dante suggestivamente li definisce – si rende dunque progressivamente intuibile, visibile agli occhi e alla mente del poeta-profeta, in ragione della minore o maggiore ‘trasparenza’ alla luce. Un’unica e sola luce determina qualitativamente le distinte “singolarità” delle anime: ne costituisce l’“identità” essenziale, come risposta alla vocazione di quella «alta gravità» dell’Uno che Dante (attraverso il linguaggio neoplatonico di Bonaventura) illustra con lucida razionalità teoretica, quasi geometrica, senza nulla concedere al dogmatismo della sua epoca, ad una religiosità ormai irrigiditasi in categorie vuote di pensiero.

Claudio
La luce è una sintesi metaforica della comunione tra l’Uno e le anime-corpi: l’intuizione originale di Dante consiste nel percepire la materia e lo spirito sullo stesso piano, superando lo sterile dualismo che vorrebbe il corpo una forma transeunte e l’anima la sola essenza vitale permanente. L’esistenza individuale, nelle sue contraddizioni, nella sua multiforme provvisorietà e contingenza, intellettuale ed esperienziale, si configura come una necessità interna all’Uno, che in un certo senso si invera nella autenticità della dimensione, sospesa tra pienezza sensibile e privazione, estasi e dolore, in cui si risolve e si manifesta la vita delle creature. Una chiave fondamentale di lettura della metafisica dantesca è il rigenerarsi poetico dell’emanatismo plotiniano, in cui Platone e Aristotele trovano una sintesi necessaria e vivente di altissima profondità. L’intuizione poetica vivifica il pensiero, lo accende, lo rende pulsante, ed è in questa ottica che l’arte può diventare, in ogni tempo, oggi come allora, decisiva nello sviluppo della cultura, non nell’ottica riduttiva di essere un mero corollario formale di scoperte, filosofiche o scientifiche, che vengono prodotte altrove, ma di essere il luogo in cui la rapsodia intellettuale ed emozionale in cui è immersa l’esistenza umana, pur nella sua occasionalità e fragilità, assume una valenza trascendente.

DAVIDE INCHIERCHIA è nato a Mantova il 7 giugno 1983, risiede a Curtatone, si è laureato in Scienze Filosofiche a Bologna nel 2008, è libraio (mestiere che francamente gli invidio) presso il palazzo Ducale di Mantova.

color malva

assisto silenzioso
all’avanzata del crepuscolo:
tutta la meraviglia
è lo sconfino di una piccola stella.
Un anno è trascorso,
già un anno
tornerai domani?

Non c’è più nulla,
un ritratto da sentire
la bellezza della gatta
che riuscivi a imitare,
stringo in mano indecifrabile
un libriccino color malva

Dall’irripetibile arena
di emozioni del tuo cuore
riporta la mia fragilità

(inedito 1995)

ho un brutto grafoma (testo inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

Scusandomi per il ritardo
proverò a rigettare un grafema,
ho un brutto grafoma
mi tormenta fin dal mattino
quando non so che fare
delle cose che vorrei fare,
le altre scadano pure
non m’importa come e quando,
scadano, sono scadenti
e non mi va oltre
di parlarne, innamorati di che?
Metrica o centimetrica
non fa molta differenza,
com’è noto l’isteria liscia l’arte
anche contropelo
e non va oltre il baricentro
della democrazia dei soldi
della ragioneria in versi.
L’ufficio chiude alle Cinque.

I HAVE AN UGLY GRAPHOMA

Fogive my delay
I’II try to reject a grapheme,
I’ve had an ugly graphoma
pestering me since this morning
when I didn’t know what to do
of the things I would like to do
the others can stay not payed
it won’matter when or how,
let them be late, they are scarce
and I wish not to talk about them
anymore, In love with what?
Metrics or centimetrics
matter so little,
it is known that hysteria smoothes
out art even against the grain
and won’t go beyond the baricenter
of the democracy of money
of accounting in verses.
The office closes at Five.

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
HO UN BRUTTO GRAFOMA, by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

letture amArgine: Franco Cavallo, tre poesie da Fètiche (1969)

La poetessa

Emma Paltrinieri, di Cantù,
una ragazza bruna con le ciglia
alte, ondeggianti come una pineta,
e una smania pazza di cavalla
nel sangue per la poesia…
venuta a Roma con l’unica
arma del suo corpo e l’occhio
di cleopatra malinconica, pescò
la sua prima vittoria letteraria
in fondo a un letto decrepito
del vecchio quartiere Flaminio.
*
Epigrafe

Ebbe una sposa, una foce,
un dramma solitario
come mula del Molise,
e la sua buona parte
di destino contrario…
Di se stesso disse poco
o nulla; gli
rimase tutto nel gozzo
come una ghiandaia fucilata.
*
La nostra legge

Mister W. H. Auden
assorto e taciturno,
col volto segnato di rughe
come le sponde cretose del Nilo
(la conquista dell’Atlantide
esige sempre le sue vittime)
da questa roccia grigia
rosicata dai venti
guardando il mare pensava:
«Entro questi cancelli
comincia ogni principio.
Nulla è dato: dobbiamo
trovare la nostra legge…»
Un uccello planò da un verde ramo
d’araucaria; volò basso
attorno alla sua fronte,
trillò sorrise approvò
poi dolcemente si dileguò
in una botola d’aria.
*

Franco Cavallo (Marano di Napoli, 3 gennaio 1929 – Cuma, 15 maggio 2005) è stato uno scrittore e poeta italiano, soprattutto si dedicò alla poesia, raccogliendo i propri versi in diverse raccolte da Fétiche (1969) a Nuove frammentazioni (1999, Premio Montano nel 1999 e Premio Feronia nel 2000), fino a Nuvole e angoscia (2001), qualche traduzione dal francese e a qualche libro di prose.

Portatori sani (con traduzione di Adeodato Piazza Nicolai)

Clelia ha ancora
bellissime gambe d’amore,
lavandaia diligente
le tiene ripiegate nelle grucce.

Alessio ha genitori ultracattolici
ma si sente donna.
Iris poteva essere sua madre,
ma morì a cinque anni.

Féfè guida la pattuglia,
ma è sempre molto esaurito.
Gino mette incinte le slave,
ma piuttosto paga un avvocato.

Gennaro è un voltagabbana,
viene dal popolo che non lo vota
e pesca la verità
da un fiume di scolorina.

Alessia adesso è donna
però vorrebbe fare il militare.
Iris non ha avuto figli,
chiacchiera spesso con Adelina
e se ne assume la paternità

il condominio è complemento oggetto.
La guardia smonta
dopo essersi commossa
al levar splendente del sole
dietro il Vesuvio.
*
SANE CARRIERS

Clelia still has her lovely
legs for love-making,
a diligent clothes-washer
she folds them in the crutches.

Alex has radical catholic parents
yet thinks she’s a woman.
Iris could have been her mother,
but she died at fifty.

Fefè leads the squadroon
but is always exhausted.
Gino impregnates Slaves,
preferring to hire a lawyer.

Gennaro changes parties, he comes
from the working class who don’t
vote for him and he grabs the truth
from a dissolving river.

Alessia now is a woman
but would like to be a soldier.
Iris has no children,
she often talks with Adeline
assuming her fatherhood

the condo is the sole subject.
The guard goes away
after being touched
by the fabulous sunrise
behind the Vesuvius.

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
PORTATORI SANI by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

letture amArgine: Gatti di Dario Jaramillo con versione spagnola e versione inglese di Adeodato Piazza Nicolai

Stati della materia.
Gli stati della materia sono quattro
liquido, solido, gassoso e gatto.
Il gatto è uno stato speciale della materia,
anche se sorge qualche dubbio:
è materia questa voluttuosa contorsione?
non viene dal cielo questo modo di dormire?
E questo silenzio, non proviene forse da un luogo
senza tempo?
Quando lo spirito gioca a essere materia
allora si trasforma in gatto.

Gatos

Estados de la materia.

Los estados de la materia son cuatro:

líquido, sólido, gaseoso y gato.

El gato es un estado especial de la materia,

si bien caben las dudas:

¿es materia esta voluptuosa contorsión?

¿no viene del cielo esta manera de dormir?

Y este silencio, ¿acaso no procede de un lugar sin tiempo?

Cuando el espíritu juega a ser materia

entonces se convierte en gato.

CATS

The states of matter are four:
liquid, solid, gasses and cats.
The cat is a special condition of matter,
even if some doubt arises:
is it voluptuous contorted matter?
Is it not heavenly this mode of sleeping?
And this silence, does it not come
from a place without time?
When the spirit plays at being matter
then it becomes cat.

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
GATTI by Dario Jaramillo, All Rights Reserved.

letture amArgine: quattro Poesie di Sandro Pecchiari

la P maiuscola posta nel titolo al termine “Poesia” non è posta a caso. Pecchiari è un Poeta nel vero senso del termine, le cui letture sanno giungere a tutti e, sorprendentemente il che non è mai facile e scontato, anche ai bambini che hanno avuto la fortuna, come me, di sentirlo. (Flavio Almerighi)

*
Chi dispone le macchine
le verdure dentro le vetrine
il prezzo della vita?

permane il bar il ristorante
la signora all’angolo
oltre le tinte dei capelli
i giornali di ogni ieri

questo posto è un gommone
da troppi anni al largo
– siamo gente
da cui bisogna andare –

la via è questa
se non ci sono passi

cosa sogni la notte?

*
in ogni fortuna c’è l’abisso
d’una mano di traverso
una schiena che goccia nel venire

la finestra inclina
una strada di fiato stretto
di scarpe rifiutate –
l’affrettarsi della sera incespica

ma prenderemo sostegno dal pietrisco
che s’appoggia al cielo
se già svanisce il prato
e la soglia e il letto
e già li pretendo tra le braccia

mi fai strada
con un pugno
non nel cuore

*
le braccia sudate dei moli
su navi tese come cani
su di noi la calura
perpetuata misericordia
della vita –
la rete esplode l’aria in lotti
il gabbiano slitta e s’immerge
e s’infilza come lama
dentro il pesce

la città assente presta le vene
e si dissecca addosso
e poi ti ruba
nel trattenersi del traffico

il mare alza l’enorme corpo
e ti chiede tregua dal riviversi
e sempre domandare
che ci sia una tregua al sangue
una tregua ora
dal gettare via il passato
di ciò che si diventa

fiorire ignoti
come fiori di geranio
sull’albero di giuda.

*
ABENTEUER

l’esserci stati riparte dai racconti
fino a voler vedere
vecchie mappe dipanano visioni
e scambi
misurando il tempo in viadotti e gallerie
e gli scarni bocconi della via che resta

nel sentore di ferro tutt’intorno
nello scarso schioccare di sterpaglie infrante

sovrappongo le carte scolorite sulle schegge
d’un silenzio sbarrato o dipanato
spintonando un’ansia di velocità
dentro a una direzione che desideri –

si confondono tutte ormai
in un vasto, confortante labirinto

Monrupino, Trieste

Sandro Pecchiari è laureato in Lingue e Letterature Straniere, con una tesi sull’opera poetica di Ted Hughes.
Ha pubblicato tre raccolte per Samuele Editore di Fanna, Pordenone: Verdi Anni, Le Svelte Radici, L’Imperfezione del Diluvio. Le sue raccolte sono state presentate all’interno del programma televisivo “Le Parole Più Belle”, Telecapodistria, Slovenia, nel 2014 e 2015. Suoi lavori sono apparsi in numerose antologie (fra cui la Collana dei Poeti Contemporanei 2013 e 2014, lʼAlbanian Antologjive Poetike Universale Korsi e Hapur – Open Lane 2014) e sono stati presentati al New York City Poetry Festival 2014 e alle Residenze Estive 2014 presso il Castello di Duino. Alcuni suoi scritti sono stati tradotti in inglese, in albanese e sloveno. Alcune sue traduzioni dall’inglese sono visibili nel sito della casa editrice Caitlin Press: http://caitlin-press.com/al-rempel-in-translation/ È membro della giuria della Festa della Letteratura e della Poesia di Duino e collabora continuativamente con la rivista di settore “Traduzionetradizione” (Press Point, Milano) e con la rivista “L’almanacco del Ramo d’Oro” (Trieste).