ascolti amArgine: I Don’t Like Mondays – Boomtown Rats (1979)

Nel gennaio del 1979 Bob Geldof apprende la notizia di una sedicenne di San Diego, Brenda Ann Spencer, che si è resa protagonista di una sparatoria nella scuola di fronte a casa sua uccidendo due persone e ferendone altre nove. Alla domanda perché avesse fatto questo gesto lei risponde “I don’t like Mondays” (“Non mi piacciono i lunedì”); questa frase ispira il cantante dei Boomtown Rats a scrivere questa canzone.

Non mi piacciono i lunedì

C’è un chip nella sua testa
È andato in sovraccarico
E lei non ha nessuna voglia di andare a scuola
Lei vuole rimanere a casa
E il papà non capisce
Lui ha sempre pensato che fosse buona come l’oro
E non vede la ragione
Non ci sono ragioni
Perché tutto questo accadesse

Dimmi perché?
Non mi piacciono i lunedì.
Volevo sparare
Buttar giù tutta la giornata

La macchina telex è così pulita
Come si digita in un mondo in attesa
E le madri sono scioccate
Il mondo dei padri è scosso
E il pensiero va
Alle loro bambine
Dolci sedicenni non così appassionate
No, non è così pulito ammettere la sconfitta
Loro non vedono ragioni
Non ci sono ragioni
Perché tutto questo andasse mostrato

Dimmi perché?
Non mi piacciono i lunedì. …

Tutti hanno smesso di giocare ora
Lei vuole giocare un po’ con i loro giochi
E fuori dalla scuole presto sarà insegnamento
E la lezione di oggi è come si muore
E allora le corna di toro crepitano
E i capitani crepitano
E il problema è come e perché.
E lui non vide ragioni
Non ci sono ragioni
Che motivo hai per uccidere?

Dimmi perché?
Non mi piacciono i lunedì. …
Volevo sparare
Destabilizzare la giornata

TESTO ORIGINALE

The silicon chip inside her head
Gets switched to overload,
And nobody’s gonna go to school today,
She’s going to make them stay at home,
And daddy doesn’t understand it,
He always said she was as good as gold,
And he can see no reason
Cos there are no reasons
What reason do you need to be shown.

‘Tell me why
I don like Mondays’
I don like Mondays’
I don like Mondays’
I want to shoot
The whole day down.

The Telex machine is kept so clean
As it types to a waiting world,
And Mother feels so shocked,
Father’s world is rocked,
And their thoughts turn to
Their own little girl
Sweet 16 ain’t that peachy keen,
No, it ain’t so neat to admit defeat,
They can see no reasons
Cos there are no reasons
What reason do you need.

‘Tell me why
I don like Mondays’
I don like Mondays’
I don like Mondays’
I want to shoot
The whole day down.

And now the playing’s stopped in the playground now
She wants to play with her toys a while
And school’s out early and soon we’ll be learning
And the lesson today is how to die,
And then the bullhorn crackles,
And the captain crackles,
With the problems and the how’s and why’s
And he can see no reasons
Cos there are no reasons
What reason do you need to die..die

‘Tell me why
I don like Mondays’
I don like Mondays’
I don like Mondays’
I don like Mondays’
I don like Mondays’
I don like Mondays’
I don like Mondays’
I want to shoot
The whole day down.

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letture amArgine: Stefano Vitale “La saggezza degli Ubriachi” (2017)

Stefano Vitale ha sempre avuto il pregio della chiarezza: non quella banalizzante o didascalica di facile arredo, ma una chiarezza caparbiamente raffinata e secreta. Ha lavorato con tensione e attenzione sull’occasione poetica, sulla materia sorvegliata del verso, del suono, della parola. Ci conduce tra specchi deformati, vapori, ombre, disegni abbozzati, alla ricerca del Vero, che per noi tutti «eterni dilettanti della vita», «fatti della stessa materia dei nostri sbagli» è il naturale senso del viaggio stesso «passo dopo passo/ all’indietro/ verso la prima e ultima luce».
La forza di questi testi sorprende sia per la grande veemenza concettuale degli incipit, sia per l’eruzione dal fondale delle riflessioni e dei pensieri introspettivi, di improvvise e decisive aperture gnomiche («la voglia di sentenze»), che nulla hanno a condividere con il facile epigrammismo e la saccente sentenziosità che inaridiscono certa poesia contemporanea.
(dalla prefazione di Alfredo Rienzi)

Desideriamo soste felici di sospensione
nella congettura che gli altri hanno di noi
nell’illusione di presentarci intelligenti
perché silenti e talvolta sorridenti
anche un po’ distratti
eppure così affidabili e improbabili.
Ma non abbiamo imparato la lezione
così ci coglie in fallo la voglia di sentenze
e ci tiene in stallo il maldestro tentativo
di ridurre le distanze tra noi e la maldicenza.
Eterni dilettanti della vita
dovremmo camminare rasenti ai muri
per godere del silenzio
dei nostri pensieri nascosti e veri
nella segreta allegria, o meglio, allergia
al mondo che si rivela goccia dopo goccia
nella porosità del tempo.
Così temiamo e aspettiamo
che qualcuno se ne accorga
e nel dubbio ci dica:
ma tu, quella volta, c’eri?

*

Rubare i sogni delle piante?
Pensa, è solo acqua e luce quel che desiderano
senza sosta né errori fanno la spola
tra la terra e il vento.
Sembra una contorsione
ma è un volo perfetto
contro ogni disperazione.
Rubare i sogni delle piante?
È quel che mi dico la mattina
guardando nello specchio
il volto consumato
dalla notte appena abbandonata
al suo destino.

*

Contro l’ingarbugliarsi delle cose
vince la mente immobile
attenta a evitare trappole,
lacci, spilli e sabotaggi:
tacere è la verità della ragione
rende impermeabili allo sconnesso movimento
tiene al riparo dagli assalti del nemico
perché dentro di noi riposa
il senso dell’orientamento.
Gli occhi strizzati nel buio vedono
stelle evanescenti
perfette costellazioni di niente
nella nera calma che inonda il mondo.

*

Siamo in trappola
su questo dente di granito
tra un respiro e una bestemmia
affiorano gli istanti illuminati
così senza una ragione
come quando s’era bambini
e non conoscevamo né felicità né dolore
ma niente ora ricordiamo.
Oltre l’indicibile resta l’agonia
del tempo che intanto tutto allevia
anche il peso dell’errore
che noi stessi siamo.

*

La finestra sul terrazzo
è aperta sul teatro
di rose e gelsomini
trionfo innocente dell’allegria
di questa inquieta primavera
tremolante e timida carezza
sull’acero rosso di ruggine e di fuoco
sulla fiera idrangea ancora da fiorire
sulle pallide piccole mele
sulle tenere timide ortensie.
Il profumo del rosmarino
è un vortice di luce e mare
che protegge i piccoli bossi
accucciati ai suoi piedi:
il resto è verde in ogni possibile
sfumatura che avvolge l’aria
e ferma il tempo nell’istante
d’un eterno ritorno
forma dell’Essere
incomprensibile e chiarissima
Natura

*

Grande è il suono del silenzio
respiro sospeso di slanci
tra l’arco e il muro del tempo
ansima tra i vicoli dei volti sorpresi
pizzica la pelle dei morti
accarezza i pensieri più storti
e ritorna qui, al centro della terra,
dentro di noi, inermi creature
sedute sull’orlo di un cielo in tempesta
il gesto calmo del suono celato
nell’ossessione scomposta della vita che ci resta
pesta nel mortaio dell’inutile attesa
per poi sfumare nel pianissimo del Nulla
oltre il dolore
oltre una porta chiusa per sempre.

(Toru Takemitsu, Requiem per archi).
84

**

Stefano Vitale (1958), vive e lavora a Torino.
Nel 2003 ha pubblicato (con Bertrand Chavaroche e Andy Kraft) la plaquette Double Face (Ed. Palais d’Hiver, Gradingnan, Francia; nel 2005 Viaggio in Sicilia (Libro Italiano, Ragusa), Semplici Esseri (Manni Editore, Lecce). Per le Edizione Joker ha pubblicato Le stagioni dell’istante (2005) e La traversata della notte (2007, prefazione di Giorgio Luzzi)) che hanno dato vita a spettacoli di poesia e musica. Ha partecipato inoltre a diversi Festival e letture pubbliche, sue poesie sono pubblicate in riviste ed antologie (ricordiamo “Poesia in Piemonte e Valle d’Aosta” , Puntoacapo, 2013 e “Il fiore della poesia”, Puntoacapo, 2016). Nel 2012 ha pubblicato la raccolta “Il retro delle cose” (prefazione di Gabriella Sica) sempre per Puntoacapo. Nel 2013 “Angeli” presso l’editore Gribaudo nella collana “Disegno diverso” con le illustrazioni di Albertina Bollati. Dal libro è nato lo spettacolo omonimo di teatro-danza andato in scena al Teatro Astra di Torino nel 2014 e nel 2015 nel quadro di “Torino Spiritualità”.. Ha curato, con Maria Antonietta Macciocu, l’antologia di poesia “Mal’Amore no. Frammenti di un percorso amoroso” (prefazione di Bianca Pitzorno) per le Edizioni “SeNonOraQuando”? (2015). Nel 2016 ha scritto una silloge di 24 poesie per il catalogo e la mostra “La figura messa a nudo” di Ezio Gribaudo presentata all’Accademia Albertina di Torino. Nel 2017 pubblica presso “La vita felice” la raccolta di poesie “La saggezza degli ubriachi” (prefazione di Alfredo Rienzi). Giornalista pubblicista, è redattore della rivista “école”. Idee per l’Educazione (Como) dove cura la rubrica “Anni Verdi” e del giornale on line http://www.ilgiornalaccio.net con le rubriche “Fatti e Misfatti” e “Oggetti smarriti” dedicata alla critica letteraria e di poesia in particolare.

ascolti amArgine: Wuthering Heights – Kate Bush (1978)

E’ il fortunato singolo di esordio di Kate Bush, contenuto nell’album The Kick Inside (1978). l testo si ispira in maniera dichiarata ai sentimenti di Catherine “Cathy” Earnshaw, il principale personaggio femminile del romanzo Cime Tempestose di Emily Bronte, tanto da riprenderne i passaggi essenziali, sia nella parte corale in versi (Let me in! I’m so cold!) che in quella strettamente in prosa, come quando Cathy confessa alla domestica di aver avuto incubi notturni (Bad dreams in the night). La canzone parla dell’amore travagliato di Heathcliff e Catherine. Thrushcross Grange (una proprietà appartenente a Heathcliff) si trova nelle vicinanze di un’altra tenuta, Wuthering Heights.
Catherine si ammala e muore durante il parto di una bambina, chiamata con il suo stesso nome, ma soprannominata Cathy per distinguerla dalla madre. Prima di morire però Catherine e Heathcliff riescono finalmente a dichiararsi il loro amore infinito ed eterno. Quindici o sedici anni dopo Cathy visita casualmente Wuthering Heights, dove si stabilisce. Il romanzo si conclude con Heathcliff che muore. La superstizione locale dirà che Heathcliff e Catherine, finalmente liberi di amarsi, da allora vaghino per la brughiera tenendosi per mano.

Cime Tempestose (traduzione di Ermanno Tassi)

Fuori sulle tortuose brughiere battute dal vento
Ci rotolavano buttandoci nell’erba
Tu avevi un carattere come la mia gelosia
Troppo caldo, troppo bramoso
Come hai potuto lasciarmi
Dato che avevo bisogno di averti tutto per me?
Ti ho odiato e amato nello stesso tempo.
Brutti sogni di notte
Mi dicevano che avrei perso la battaglia
Andandomene dalle mie Cime, Cime
Cime tempestose.

Heathcliff, sono io, Cathy
Sono venuta a casa, ho tanto freddo!
Fammi entrare, sono alla finestra.

Ooh,si fa buio! Tutto si fa triste e desolato
Di fronte a te
Soffro molto, scopro che la sorte
Senza di te non mi riserba nulla.
Sono di ritorno, amore.
Crudele Heathcliff, mio unico sogno;
Mio solo signore.

Troppo tempo ho vagato nella notte.
Torno al suo fianco, per riparare agli errori
Vengo a casa alle Cime Tempestose

Ooh! Lascia che l’abbia.
Lascia che ti strappi via l’anima.
Ooh! Lascia che l’abbia
Lascia che ti strappi via l’anima.
Sai che sono io, Cathy

Testo della canzone (lingua originale)

Wuthering Heights

Out on the winding, windy moors
We’d roll and fall in green.
You had a temper like my jealousy:
Too hot, too greedy.
How could you leave me,
When I needed to possess you?
I hated you. I loved you, too.
Bad dreams in the night.
They told me I was going to lose the fight,
Leave behind my Wuthering, Wuthering
Wuthering Heights.

Heathcliff, it’s me Cathy
I’ve come home. I’m so cold!
Let me in-a-your window.

Ooh, it gets dark! It gets lonely,
On the other side from you.
I pine a lot. I find the lot
Falls through without you.
I’m coming back, love.
Cruel Heathcliff, my one dream,
My only master.

Too long I roam in the night.
I’m coming back to his side, to put it right.
I’m coming home to Wuthering, Wuthering,
Wuthering Heights,

Ooh! Let me have it.
Let me grab your soul away.
Ooh! Let me have it.
Let me grab your soul away.
You know it’s me-Cathy!

Qui sembriamo ai saldi

Insomma, siamo circondati.
Verso quest’ora
le cicale dicono di essere più numerose,
nessun treno le potrà fermare.

Sulla base si può arrangiare qualsiasi pezzo.
Il Messico è lontano.
Passi sudati fanno ombra,
qualcuno chiede una sigaretta, ma
nemmeno il fumo ha voglia di arrampicarsi.

Ci si perde in tanta quiete selvatica.
L’anima non trattiene annunci ripetuti.
A parti invertite ogni velleità
non sa più cosa sia,
nessuna libertà ha prezzo.

Qui sembriamo ai saldi.

letture amArgine: tre gioielli rubati (a Matteo, Cecil, Franco Bonvini)

A volte incontri in web poesie che non ti lasciano fermo il cuore, ne ho spizzicate tre, che vi propongo, sotto i singoli testi trovate l’autore e il link.

CRISTALLO

L’amore precipita,
l’amore
p
r
e
c
i
p
i
t
a,
poi scorre dappertutto,
guarda fuori,
ci chiede di bruciare/
La mia vita
è riflessa
sulla tua anima.
Raf Camora è la mia dimora.
Non trovo risposte.
La roulette russa è iniziata*
Sei il mio proiettile caldo.
Un raggio di sole che mi assorbe.
La strada è un velluto.
Tutto va in fumo.
Tutto fa male.
Voglio fuggire lontano/
voglio andarmene via…
Dove sognano le nostre ombre?
Dove fuggono i nostri temporali?
Il mondo si è piegato dentro di me.
Sento il cielo respirare appena.
Il metallo appassisce,
le lacrime cadono a picco.
Tu sei il mio sogno in bianco e nero/
non c’è nessun suono.
Nessuna parola.
Nessun dolore
ma sto tremando come una foglia, baby.
Ho perso il mio nome/
ho perso la testa.
Dimmi chi sei…
voglio averti.
Molestami/
Non conosco poesia.
Si spezzano i dialoghi in fondo a questo silenzio.
Per favore,
versa il mio dolore a terra.
Lascialo scorrere lontano,
poi guarda dentro di me…
vedrai la morte piangere.

DI MATTEO
https://ivressedesprofondeurs.wordpress.com/2018/06/22/cristallo/

*

PENSIERI DI NEVE E FESTE

Ha una vibrazione ovattata dicembre
un lascito di esigue malinconie
ma si appendono ai rami di resine e aghi
florilegi di buoni pensieri
speranzose euforie, sebbene clandestine.
Ardua la percezione della gioia
quasi fosse un bolide nel buio
questa luminaria di intenzioni
questa contentezza prorogata
esiliata dal giorno che ci scorre.
E se accadesse una mattina
di trovarla accanto
fuori fuoco per troppa vicinanza
quieta, inaspettata,
così come al risveglio la neve?

DI CECIL
http://descrivendo.com/viewtopic.php?f=7&t=391

*

MARY

E’ andata all’ incontro.
Gli hanno messo l’ abito più bello,
quello che non sa di avere,
e lo bruceranno.
Per un po’ non ci si crederà,
la si cercherà tra gli alberi in riva al lago
poi resterà qualcosa che non muore.
Mai.

DI FRANCO BONVINI
https://bonvinifranco.wordpress.com/2018/08/28/mary/

letture amArgine: Short stories (inedito di Stefanie Golisch)

Aveva lasciato sul tavolo della cucina
un biglietto in lingua straniera. Il suo
amore era senza pietà.

Hai amato abbastanza?
Avevo da fare, ho usato
il mio tempo per tante
cose.

Nell’attesa di chi non arriva mai
imparo attendere. (Non so se
servirà a qualcosa.)

Non aveva segreti.
La sua limpidezza era spaventosa.

Dove sei stato?
In viaggio.
E rimarrai?
Chi lo sa.

Viveva come un bambino,
senza pregiudizi. Era solo
una questione di tempo che
sarebbero venuti a prenderlo.

Dicono che siamo immortali
L’ho sentito anche io.
Ma sarà vero?

Il protagonista del quadro è
il coniglio in basso a destra.
Pazientemente attende il suo
posto nella storia dell’arte.

Ti piace la tua vita?
Non saprei.
La vuoi cambiare?
I’d prefer not to.

Volete sapere la verità, chiese la vecchia
volpe agli animali del bosco. Prima rimasero
un attimo in silenzio, poi fuggirono da tutte
le parti.

Sapeva a memoria tutte le poesie di un
certo autore austriaco. Era considerato
un uomo non come gli altri e all’inizio lo
lasciarono in pace.

Una volta, quando ci eravamo persi
e tu dicevi, andiamo sempre
avanti. E io ero indecisa se fidarmi di
te o meno.

Sul pont Mirabeau la storia di uomo
e donna inizia ora.

In questa famiglia ognuno prendeva
l’altro per ciò che non era, che non
avrebbe mai potuto essere.

Salva il tuo angelo!
Di che cosa stai parlando?
Della mia tristezza.
Non ti sento bene.

Siamo al sicuro?
Non credo proprio.

Ringrazio l’autrice per la concessione di questo splendido inedito sul tema dell’identità e dell’incomunicabilità delle e tra le persone, del tempo e del non tempo. Stefanie Golisch, germanista, scrittrice, traduttrice. Vive e lavora dal 1988 in Italia. Ultime pubblicazioni: Terrence Des Pres: Il sopravvivente. Anatomia della vita nei campi di morte (a cura di Adelmina Albini e Stefanie Golisch) Mimesis edizioni, Milano, 2013. Ferite. Storie di Berlino, Edizioni Ensemble, Roma, 2014. Fly and Fall. Culicidae Press, Ames, 2014. Filippo Tommaso Marinetti: Wie man die Frauen verführt (a cura di Stefanie Golisch) Berlin, 2015 (Matthes und Seitz) Anstelle des Mondes, Pop Verlag, Ludwigshafen, 2015. Postkarten aus Italien, Edition FZA, Wien, 2016. All of us can fly, Musca Press, Ames, 2018. Filippo Tommaso Marinetti: Die Manifeste (a cura di Stefanie Golisch), Berlin 2018 (Matthes und Seitz).

ascolti amArgine: Marquee Moon – Television (1977)

Quando Marquee Moon uscì la stampa parlò unanimemente di capolavoro e tuttora l’album viene considerato come uno dei lavori fondamentali del rock anni 70.
Sono d’accordo, dissento solo su un punto, è un capolavoro assoluto e non solo di quel decennio.

Mi ricordo
come le tenebre sono raddoppiate.
Ricordo
un fulmine che si colpì da solo.
Stavo ascoltando,
ascoltando la pioggia.
Stavo sentendo,
sentendo qualcos’altro.

La vita nello sciame arricciato nella notte,
il bacio della morte, l’abbraccio della vita.
Sono in piedi sotto al tendone della luna.
Aspetto,
esito…
Non sto aspettando.

Ho parlato con un uomo
giù ai binari.
Gli ho chiesto
come mai non si arrabbiasse.
Lui mi ha detto “Guarda qui figliolo, non essere così felice.
E per l’amore del cielo, non essere così triste.”

Una Cadillac
è spuntata dal cimitero,
è spuntata da me.
Tutto quello che (loro) hanno detto, entra in essa.
Poi la Cadillac è tornata nel cimitero.
E io,
sono uscito di nuovo.

TESTO ORIGINALE (Tom Verlaine)

I remember how the darkness doubled
I recall, lightning struck itself
I was listening, listening to the rain
I was hearing, hearing something else

Life in the hive puckered up my night
The kiss of death, the embrace of life
There I stand ‘neath the Marquee Moon
Just waiting

I spoke to a man down at the tracks
And I asked him how he don’t go mad
He said “Look here junior, don’t you be so happy
And for Heaven’s sake, don’t you be so sad”

Life in the hive puckered up my night
The kiss of death, the embrace of life
There I stand ‘neath the Marquee Moon
Hesitating

Well a Cadillac, it pulled out of the graveyard
Pulled up to me, all they said, “Get in”
Then the Cadillac, it puttered back into the graveyard
Me, I got out again

Life in the hive puckered up my night
The kiss of death, the embrace of life
There I stand ‘neath the Marquee Moon
I ain’t waiting

I remember how the darkness doubled
I recall, lightning struck itself
I was listening, listening to the rain
I was hearing, hearing something else

COURTESY OF MATTEO