per coincidenza

Ognuno avvolto
dalla propria noia,
mani stropicciate
nere, bianche
tendenti al giallo

che, si sa
quando non puoi guidare,
esaurite letture
musica e argomenti,
rimane un gran silenzio

terminati orti e campi
alternati a frutteti,
stazioncine tra fermarsi e il nulla,
e altri campi arati
senza alcun motivo.

Tutto finito
tanto vale dormire,
svegliarsi di tanto in tanto
per coincidenza
e per non perderla.

Annunci

dopo Teutoburgo

Noi addestriamo dei giovani a scaricare napalm sulla gente, ma i loro comandanti non gli permettono di scrivere “cazzo” sui loro aerei perché è osceno. (Col. W.E. Kurtz Apocalypse Now)

(Ottaviano)
Varo, rendimi le mie legioni!

(Varo)
Non posso, Principe
il mio cranio vuoto
è ricettacolo di osceni brindisi
alle aquile disciolte
sotto radure sconosciute.

(Ottaviano)
La Belgica è assediata,
il Principato scricchiola
del tradimento di ventotto egoismi,
polveri nascoste
sotto gli artifici contabili
di una moneta.

(Varo)
Liberami mio Principe
dal continuo guaire di bambini
sepolti in fosse comuni!

(Ottaviano)
Varo, rendimi le mie legioni!
Le donne sterili
non partoriscono più
soldati al loro principe.
L’apocalisse quotidiana
mi ha reso vecchio e non saggio.
Guance scanalate di lacrime
piante e spente sull’altare della pace,
immolano al cielo
sguardi cupi, inutili olocausti.

(Varo)
Possano i tempi, mio Principe
volgere a oriente, donarti albe nuove.

La tua vita sarà più lunga della mia.

Possano i tuoi figli,
ottimi principi, un giorno regnare
come Traiano!

paesi apocrifi

da tanti inverni coperte gelate
attendo fiorire
il versante contrario,
pure ai lupi talvolta
è concessa tenerezza

perfino nel randagio più fine
scorre sangue di maiale
ogni donna lo sa,
ma si lascia incantare
da chi non merita

non ho mai capito se
del viaggio sia più importante
il resoconto, la fatica
o scoprire l’ultima meta
dove conficcare l’anima

Piccolo omaggio ad Alfredo De Palchi

alfredo-de-palchi_1

Le domeniche tristi a Porto di Legnago
da leccare un gelato
o da suicidio
in chiusura totale
soltanto un paio di leoni con le ali
incastrati nella muraglia che sale al ponte
sull’Adige maestoso o subdolo di piene
con la pioggia di stagione sulle tegole
di ‘Via dietro mura’ che da dietro la chiesa
e il muro di cinta nella memoria
si approssima ai fossi
al calpestìo tombale di zoccoli e capre

nessuna musica da quel luogo
soltanto il tonfo sordo della campana a morto

22 giugno 2009

Io sono del parere che gli omaggi e le segnalazioni vadano fatte per i vivi, quelle postume sono pelose. Alfredo de Palchi (1926) è il poeta più bravo e più rimosso d’Italia. Forse per ragioni politiche, forse geografiche (vive negli Stati Uniti dal 1956), forse perché in Italia la sua voce implacabile non è facilmente ascrivibile a una linea poetica tranquilla e novecentesca. E questo disturba i circoli saccenti.

paginetta sul silenzio

L’unico silenzio che apprezzo e in cui riesco a ritrovarmi è quello nei cimiteri poco frequentati, ed è quel silenzio a irrobustirmi dentro. Esiste il silenzio inerte, ma è un’altra cosa, completamente inutile, il classico tappeto sotto cui si nasconde ogni cosa o sotto cui ci si nasconde. Ogni cosa, materiale o immateriale, esiste nella misura in cui riusciamo a percepirla, e non è detto che esista altro per noi attualmente impercettibile. Resta la possibilità dello spirito, della trascendenza, che non mi nego.