Gioielli Rubati 15: Chiara Marinoni – Nanni Cagnone – Giovanni Luca Asmundo – Gio Ferri – Maria Do Rosario Pedreira – Tríccia Araújo – Franco Bonvini – Marco G. Maggi.

in memoria di Gio Gerri (1936 – 2018)

QUANTO FA PRIMAVERA UN SORRISO?

Dolci occhi di pura armonia
seducono il silenzio
mutevoli le parole dell’ultimo baluardo
uno sguardo e si fonde
nel sublime respiro di un attimo.
Nulla neppure la goccia
che sgorga dalla fontana
è attenta alla melodia
che passa dalla carezza della sera
alla flebile luce di un petalo
che si chiude al profumo del vento.
È lì, che il silenzio si fa voce.

di Chiara Marinoni, qui:
https://chiaramarinoni.wordpress.com/2018/12/04/quanto-fa-primavera-un-sorriso/

*

XIX

A piedi nudi verso le fornaci,
e lustro del suolo
ove briciole di vetro, radicate.
Assai lentamente far ritorno,
una storia già scritta da riscrivere
ché senza noi fece rasura il tempo,
avaro servitore della quantità
che cela ancora il biasimo,
i persuasi malori, le troppo stimate
insofferenze, e specialmente
che si fu scarsi di compassione.

Non era nei patti
la terracotta in frantumi,
non era tempo che ritornasse,
estranea, alla sua cruda terra.

di Nanni Cagnone, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2018/11/27/poetiche-cognizioni/#more-92532

*

POESIA CONTRO L’ABOLIZIONE DELLA PROTEZIONE UMANITARIA

Stavolta smetterò con le metafore
di ragli d’uomo e antichi porti:
voltarsi di profilo è irresponsabile
se c’è chi taglia a fette le coscienze
parla di “bianchi e neri”, punta il dito
ergendosi a pilota delle masse
divide e reintroduce a tavolino
l’idea sottile e ferma del diverso
impera alimentando dissapori
accende intolleranze per squallore
di propaganda e osceno tornaconto
in sì massicce dosi d’ignoranza.
È così necessaria una parola piana, aperta
per rifondare questo quotidiano.
Lontano, in piccole aule di confine
c’è chi riallaga oasi nel deserto.
Chi mesta una fanghiglia deteriore
è da sottrarre ai toni viscerali
e ricondurre a limpida ragione.

di Giovanni Luca Asmundo, qui:
https://peripli.wordpress.com/2018/12/03/179-poesia-contro-labolizione-della-protezione-umanitaria/

*

Fantasmi d’Arcadia

Io mi vorrei che queste tue mèmori storie
di pètrule levighe e sparse fossero in una sola mano
raccoltie così unque eddove diversi prolifici semi
segni arsi e vitali infinitesimi d’ore dolenti e felici
et oracoli di spemi rupestri eppur ancora carezzevoli
così ancora sulla rupe teniamoci – che tu non temi
ed io non m’abbandoni ad astanze colpevoli narcisi egoismi
dolcezze effluvii d’abbondanze inusiti ai sensi comuni
sprecati e disutili ai bàratri inviti ai volupti richiami
e canti vani e manieristiche nautiche peregrinazioni.

Scorrono pètrule – appunto – per queste stanze
carnali e cercano i tuoi spazi minuscoli d’un giorno
d’un’ora ond’io orora m’appresto a sfiorare le impronte
a rimirare il fermo ricordo qui là dove stai e come sai
una ciottolina il bicchiere una seta un sedile un
libercolo smarrito sìmule traccia di sguardi dolcidui
e lontani e inani risorse d’amore.

Le bateau s’amuse sciaborda indefinite istanze
ansioso àlbatro ivre ai bagliori sènsili crede immagini
prènsili alla carne consuma residui d’angosce e non
prova – risente quantunque il canto di quella attenzione
tua sottile umana tanto quanto disumana d’assenza –
quanto lontano è questo giorno – oggi – questo mormorìo
d’acque prolifica rivelazione d’istinti unici – noi –
quanto – io – rivoglia un poco totale disponibile la tua
inobbligata fedeltà così che si disvelino à rebours
meraviglie oceanine feste sull’acque giovinette grida
e lasciti generosi rigeneranti quand’io più
che segnali pretenziosi e immeritevoli altro non dia.

Ma tu uccello-donna pacatamente ascolti generosa
risposta proponi e ciascun dimentica il dolore
invano poiché il volo ampio è muto finché non lascerà
insincere fredde captive classiche scenografie
finchè alle improbabili rive d’Arcadia non s’arresterà
atona e silente la notte degli archi.

di Gio Ferri, qui:
http://rosapierno.blogspot.com/2011/06/gio-ferri-quattro-poesie-inedite.html

*

Quando morirò, non dire a nessuno che eri tu.
Copri il mio corpo freddo con uno di quei fogli
che abbiamo inondato di baci quando erano altre ore
negli orologi del mondo e non c’erano nemmeno quelli che sapevano
di noi; e poi ti
porto al mare, dove potrebbe essere solo un altro poema, come quelli che ho scritto
mentre la notte cadeva sui vetri e avevo
paura di stendermi con la tua ombra. spunto

che tra le mie braccia poi gli uccelli (che, come me,
portano tra le loro piume il desiderio di un’estate piena
di passioni). E piante intorno a me una fila di rose
bianche che chiamate dalle api, e una fila di alberi
che squarciano la notte – perché la morte dovrebbe essere chiara
come il sale sul l’orlo delle onde, e la cecità sempre
paura di me (e ho accecato Ma non
dire a nessuno che eri tu. Quando morirò, lasciami

vedere il mare dall’alto di una roccia e non piangere, né
toccare con le labbra la mia bocca fredda. E promettimi
di strappare i miei versi in pezzi piccoli
come piccoli sono sempre stati il ​​mio odio; e che dopo
le lance nella solitudine di un arcipelago e le parti senza guardare
indietro in qualsiasi momento: se qualcuno vede brillare
la polvere, fai attenzione, sono fiori che il vento ha spogliato, stelle
che sfuggivano al buio, gocce di luce, lacrime di sole,
o piume di un angelo che ha perso le ali per amore.

di Maria Do Rosario Pedreira, qui:
https://poesiaimpublicavel.wordpress.com/2018/12/06/por-maria-do-rosario-pedreira/

*

Se tutto non dovesse essere così veloce …

Forse consumerà la luce di gennaio, il
suo raggio crudele tutto il mio cuore,
privandomi della chiave del silenzio,
in questa storia solo io morirò,
e morirò d’amore perché ti voglio,
perché voglio che tu ami,
sangue e fuoco.
[Pablo Neruda]

Con la punta delle dita, i
vertici, le perdite, gli angoli retti,
un danno. Incroci.
Trampolini e ali,
una scintilla di speranza.
Mi butto e abbraccio le rocce.

Oh, se avessi ascoltato i ponti.
Se avesse provato il polline
dalla bocca di una farfalla blu.
Se tutto non dovesse essere così veloce.
Se la vita fosse adesso.
Se avessi ancora la certezza del tuo amore …

di Tríccia Araújo, qui:
https://poesiaimpublicavel.wordpress.com/2018/11/29/se-tudo-nao-tivesse-que-ser-tao-depressa/

*

Il mio taschino

Vi ho già detto del mio taschino?
Non di quelli per orologi che non ho,
un qualunque taschino
di una maglietta estiva
o di una giacca pesante,
dentro ci puoi mettere i plettri
o gli occhiali
o tutto quello che desideri.
Ci puoi trovare qualche capello corvino,
palline di polvere e peli,
un pezzo di stoffa profumato
scontrini dimenticati.
Nel mio taschino
c’è tutto quello che va conservato per non andar perduto.
E ogni tanto una donna diventa un fiore
con la corolla all’ Ararat

Una bimba ci ha guardato l’ altro giorno,
era una bella giornata di sole
si giocava a io apro le braccia
tu prendi una bella rincorsa
da là in fondo
e ci corri dentro
io ti prendo e non cadi.

Così l’ ha visto.
Cos’è?
Un taschino!
Ma è vuoto!
Vero.
Ma ci puoi mettere gli occhiali
e quando li togli c’è il ricordo degli occhiali.

(ora la bimba corre veloce da sola, e salta, e gira)

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2018/12/07/il-mio-taschino/

*

Al pronto soccorso

Nella corsia del pronto soccorso
perché questo vecchio lasciato solo
gettato nel delirio della demenza
non la smette di lamentarsi?

Con la sua litania di aiaiaiaiaia
proprio non si rende conto
di farmi crescere un’ansia
che oramai è del tutto inutile?

Lo so che ci si attacca a tutto
e vorrei tendergli una mano
che lo aiuti a sopportare la follia

c’è che a volte ci si sente così stanchi
da aspirare al gelo di un loculo
come alla pace d’un letto morbido.

di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2018/12/03/al-pronto-soccorso/

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ascolti amArgine: Dear God – XTC (1987)

Già a partire dalla copertina scelta per il singolo (una mano crocefissa con una stilografica al posto del classico chiodo, grafica del mitico Tricky) sono evidenti i temi della canzone, una lettera immaginaria che l’autore Andy Partridge scrive a Dio. I primi e gli ultimi versi sono cantati da una bambina di 8 anni, Jasmine Veillette.
A causa anche del suo testo accusato di ateismo, in cui Partridge esprimeva forti dubbi sulla benevolenza se non proprio sull’esistenza di Dio, il singolo è stato rifiutato in Inghilterra e negli Stati Uniti in molti negozi che temevano ritorsioni religiose. Ha suscitato infatti tante e tali controversie che la Geffen Records decise di ritirare il singolo dal mercato, che comunque raggiunse la posizione nº 37 della Billboard Mainstream Rock Tracks.
Ma sì dai, tra poco viene Natale.

Caro Dio

Caro Dio,
spero che tu abbia ricevuto la lettera e
prego affinché tu faccia andare meglio la situazione quaggiù
e non intendo un drastico calo del prezzo della birra
ma il fatto di vedere tutte le persone da te create a tua immagine e somiglianza
morire di fame per conto proprio perché non ottengono abbastanza per mangiare da Dio.
Io non posso credere in te

Caro Dio
mi dispiace darti disturbo ma
ho la sensazione che dovrei essere ascoltato forte e chiaro
Noi tutti necessiteremmo di un drastico calo della quantità di lacrime
ma per il fatto di vedere tutte le persone da te create a tua immagine e somiglianza
combattersi nelle strade poiché non hanno opinioni convergenti su Dio
io non posso credere in te

Hai creato la malattia ed il blu riflesso dei diamanti?
Hai creato l’umanità dopo che noi creammo te?
E pure il diavolo!

Caro Dio,
non so se l’hai notato, ma…
il tuo nome ricorre molto in questo libro.
Lo scrivemmo noi pazzi uomini, dovresti buttarci un occhio
e tutte le persone da te create a tua immagine e somiglianza tuttora credono che quella robaccia sia vera
Beh, io so che non lo è, tu pure.
Caro Dio,
in cui non posso credere, in cui in effetti non credo.

Non crederò nel paradiso e nell’inferno,
niente santi e peccatori, nessun diavolo per buon conto,
nessun cancello con le perle, niente corona di spine,
tu lasci sempre noi umani nelle peste
le guerre che porti, i bimbi che anneghi,
i dispersi del mare mai ritrovati, e accade così ovunque nel mondo intero,
le ferite che vedo aiutano a capire che Padre Figlio e Spirito Santo sono la truffa ad opera di qualcuno non certo sacro
e se tu sei lì in alto percepirai che sto parlando col cuore aperto
Se c’è una cosa in cui io non credo
Sei tu… Caro Dio.

(traduzione di Fabio Bello)

TESTO ORIGINALE

Dear God, hope you get the letter and
I pray you can make it better down here
I don’t mean a big reduction in the price of beer
But all the people that you made in your image
See them starving on their feet
Cause they don’t get enough to eat from God
I can’t believe in you

Dear god, sorry to disturb you but
I feel that I should be heard loud and clear
We all need a big reduction in amount of tears
And all the people that you made in your image
See them fighting in the street
Cause they can’t make opinions meet about God
I can’t believe in you

Did you make disease and the diamond blue?
Did you make mankind after we made you?
And the Devil too!

Dear God don’t know if you noticed but
Your name is on a lot of quotes in this book
And us crazy humans wrote it, you should take a look
And all the people that you made in your image
Still believing that junk is true
Well I know it ain’t, and so do you
Dear God
I can’t believe in
I don’t believe

I won’t believe in heaven or hell
No saints, no sinners, no devil as well
No pearly gates, no thorny crown
You’re always letting us humans down
The wars you bring, the babes you drown
Those lost at sea and never found
And it’s the same the whole world ‘round
The hurt I see helps to compound
That Father, Son and Holy Ghost
Is just somebody’s unholy hoax
And if you’re up there you’ll perceive
That my heart’s here upon my sleeve
If there’s one thing I don’t believe in

It’s you
Dear God

gli spazi tra le virgole

Bob Altman coi suoi film
ha descritto molto bene
gli spazi tra le virgole,
la vita ha bisogno di commedia.
Dopo la fine, calato il sipario,
il pubblico scorre
verso le uscite, alcuni
spalancano le porte di sicurezza
dopo aver imitato
tre, quattro volte almeno,
i vent’anni;
in strada accendono fumi
mancati per tutto lo spettacolo,
non sappiamo sia stato l’ultimo,
a casa il silenzio è paziente.

ascolti amArgine: My Wild Love – The Doors (1968)

Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all’uomo com’è: infinita (William Blake). Jim Morrison è stato un poeta posseduto, poi il cantante dei Doors, una rockstar delle prime, infine un mito. Questo pezzo si avvicina molto alla poesia. Jim capiva che sotto la realtà apparente, quella percepibile con i sensi, ce n’è un’altra più profonda e misteriosa, a cui si può giungere solo per mezzo dell’intuizione poetica. Purtroppo cercò nei modi più empirici e sbagliati, finì distrutto. Qualcuno dice che è ancora vivo, scrive poesie e se la ride. Sicuramente è nei suoi testi, il resto è a Père Lachaise.

IL MIO AMORE SELVAGGIO

Il mio amore selvaggio se ne andò al galoppo
Cavalcò tutto il giorno
Le scrisse il diavolo
e chiese di pagare
Il diavolo era più saggio
È tempo di pentirsi
Le chiese di restituire
i soldi che aveva speso

Il mio amore selvaggio se ne andò al galoppo
Cavalcò fino al mare
Le raccolse
alcune conchiglie per la sua testa
Cavalcò e poi cavalcò ancora
Cavalcò per un po’
Poi si fermò per una sera
e appoggiò la testa

Cavalcò fino a Natale
Cavalcò verso la fattoria
Cavalcò fino in Giappone
e entrò in una città
Ma questa volta la temperatura
era cambiata di un grado
Lei chiese alla gente
di lasciarla andare libera

Il mio amore selvaggio è pazzo
Grida come un uccello
Fa le fusa come un gatto
quando vuole essere ascoltata
Il mio amore selvaggio se ne andò al galoppo
Cavalcò per un’ora
Cavalcò e poi si riposò
E poi continuò a cavalcare
Cavalca, andiamo

TESTO ORIGINALE

My wild love went ridin’
She rode all the day
She wrote to the devil
And asked him to pay
The devil was wiser
It’s time to repent
He asked her to give back
The money she spent

My wild love went ridin’
She rode to the sea
She gathered together
Some shells for her head
She rode and she rode on
She rode for a while
Then stopped for an evenin’
And lay her head down

She rode on to Christmas
She rode to the farm
She rode to Japan
And we entered a town
By this time the weather
Had changed one degree
She asked for the people
To let her go free

My wild love is crazy
She screams like a bird
She moans like a cat
When she wants to be heard
My wild love went ridin’
She rode for an hour
She rode and she rested
And then she rode on
Ride, c’mon

Papaveri ovunque

il forno in mattoni
riscalda un campo di grano
apparentemente infinito.
poco oltre il fuoco di giugno
fruscia l’acqua nel torrente,
così chiara, impigrisce ancor più
il rosso vivo, papaveri ovunque

tra spighe, legni,
il cinguettare assente
di tutti gli uccelli, i corvi
dentro un cielo tanto vigile
da lasciar perdere gli uomini.

donne dal seno spensierato
lavorano fuoricampo tutto il tempo.
mentre l’orologio fa acqua
un forestiero stanco siede,
riposa sull’aia

prima o poi farà tardi
e non ci sarà altro da scrivere,
basterebbe oggi un sorso d’acqua
per fare di quel forestiero
un uomo

ascolti amArgine: The Mercy Seat – Nick Cave & The Bad Seeds (1988, nel trentennale)

Tender Prey è stato uno dei miei più grandi amori in vinile, ne ricorre quest’anno il trentennale: e in radio mi agitavo alla grande mentre lo trasmettevo. Quel che è il trono del dio “misericordioso” dei cristiani diventa qui la sedia elettrica per il condannato in attesa dell’esecuzione nel braccio della morte…

LA SEDIA DELLA MISERICORDIA
da http://www.nickcave.it

Cominciò quando vennero a prendermi a casa
E mi portarono al braccio della morte
Eppure sono quasi completamente innocente, sai
E lo voglio ripetere ancora
Non… ho… paura… di… morire

Ho cominciato a provare caldo e freddo
Davanti agli oggetti e ai loro contorni
Una tazza sbreccata, un panno attorcigliato
Il volto di Gesù nella zuppa
Quelle cene sinistre
Le crudeli ruote del carrello dei pasti
Un osso curvo che spunta dal cibo
Ogni cosa buona o cattiva

E il trono della misericordia attende
E credo che la mia testa bruci
E in un certo senso ho una gran voglia
Di farla finita con questa prova della verità
Occhio per occhio
Dente per dente
E comunque ho detto la verità
E non ho paura di morire

Interpreto i segni e li classifico
Un dente annerito, una nebbia scarlatta
I muri sono spaventosi. Neri. Degni di un tugurio
Sono il respiro malato dietro di me
Sono il respiro malato dietro di me
Sono il respiro malato dietro di me
Sono il respiro malato che cresce dietro di me

Dalla sala giungono racconti
Dicono che Cristo sia nato in una mangiatoia
E che, come un pezzente senza nome
Sia morto sulla croce
E vorrei dire che in un certo senso fu inevitabile
Di mestiere faceva il falegname
O almeno così mi è stato detto

Una delle mie mani è buona
Ho tatuato M.A.L.E. sul pugno di suo fratello
Quelle cinque dita schifose!
Non han fatto nulla per lottare o resistere

Nei cieli il Suo trono è fatto d’oro
E l’arca del Suo testamento è ben custodita
Da quel trono, mi è stato detto
Discende tutta la storia
Quaggiù ci sono soltanto legno e cavi
E il mio corpo va a fuoco
E Dio non è mai lontano

Al trono di misericordia io ascendo
La testa è rasata, la testa è piena di fili
E come una falena che cerca di penetrare
L’occhio luminoso
Esco dibattendomi dalla vita
Solo per nascondermi un poco nella morte
E comunque non ho mai mentito

La mia mano assassina si chiama M.A.L.E.
Porta una fascia nuziale che è B.E.N.E.
Sono i ceppi dell’eterna sofferenza
Che incatenano tutto quel sangue ribelle

E il trono della misericordia attende
E credo che la mia testa bruci
E in un certo senso ho una gran voglia
Di farla finita con questa prova della verità
Occhio per occhio
Dente per dente
E comunque ho detto la verità
E non ho paura di morire

E il trono della misericordia attende
E credo che la mia testa sia incandescente
E in un certo senso spero
Di farla finita con questo esame della verità
Occhio per occhio
Dente per dente
E non ho più niente da perdere
E non ho paura di morire

E il trono di misericordia è incandescente
E credo che la mia testa fumi
E in un certo senso spero
Di farla finita con questi sguardi stupiti
Occhio per occhio
Dente per dente
E comunque non c’erano prove
E nemmeno un movente

E il trono di misericordia fuma
E credo che la mia testa si stia sciogliendo
E in certo senso contribuisco
A farla finita con questa distorsione della verità
Menzogna per menzogna
Verità per verità
E non ho più niente da perdere
E non ho paura di morire

E il trono di misericordia si sta sciogliendo
E credo che la mia testa stia bollendo
E in un certo senso sto rovinando

Tutto il piacere di questa verità e tutto il resto
Occhio per occhio
Dente per dente
E comunque ho detto la verità
E non ho paura di morire

E il trono di misericordia attende
E credo che la mia testa bruci
E in un certo senso ho una gran voglia
Di farla finita con questa prova della verità
Vita per vita
Verità per verità
E comunque non c’erano prove
Ma non ho paura di mentire

E il trono di misericordia attende
E credo che la mia testa bruci
E in un certo senso ho una gran voglia
Di farla finita con questa prova della verità
Occhio per occhio
Dente per dente
E comunque ho detto la verità
Ma ho paura di avere mentito

TESTO ORIGINALE

It began when they come took me from my home
And put me in Death Row,
Of which I am nearly wholly innocent, you know.
And I’ll say it again
I… am… not… afraid… to… die.

I began to warm and chill
To objects and their fields,
A ragged cup, a twisted mop
The face of Jesus in my soup
Those sinister dinner deals
The meal trolley’s wicked wheels
A hooked bone rising from my food
All things either good or ungood.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I’m yearning
To be done with all this measuring of proof.
An eye for an eye
A tooth for a tooth
And anyway I told the truth
And I’m not afraid to die.

Interpret signs and catalogue
A blackened tooth, a scarlet fog.
The walls are bad. Black. Bottom kind.
They are sick breath at my hind
They are sick breath at my hind
They are sick breath at my hind
They are sick breath gathering at my hind

I hear stories from the chamber
How Christ was born into a manger
And like some ragged stranger
Died upon the cross
And might I say it seems so fitting in its way
He was a carpenter by trade
Or at least that’s what I’m told

Like my good hand I
tatooed E.V.I.L. across it’s brother’s fist
That filthy five! They did nothing to challenge or resist.

In Heaven His throne is made of gold
The ark of his Testament is stowed
A throne from which I’m told
All history does unfold.
Down here it’s made of wood and wire
And my body is on fire
And God is never far away.

Into the mercy seat I climb
My head is shaved, my head is wired
And like the moth that tries
To enter the bright eye
So I go shuffling out of life
Just to hide in death awhile
And anyway I never lied.

My kill-hand is called E.V.I.L.
Wears a wedding band that’s G.O.O.D.
`Tis a long-suffering shackle
Collaring all that rebel blood.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I’m yearning
To be done with all this measuring of truth.
An eye for an eye
And a tooth for a tooth
And anyway I told the truth
And I’m not afraid to die.

And the mercy seat is burning
And I think my head is glowing
And in a way I’m hoping
To be done with all this weighing up of truth.
An eye for an eye
And a tooth for a tooth
And I’ve got nothing left to lose
And I’m not afraid to die.

And the mercy seat is glowing
And I think my head is smoking
And in a way I’m hoping
To be done with all this looks of disbelief.
An eye for an eye
And a tooth for a tooth
And anyway there was no proof
Nor a motive why.

And the mercy seat is smoking
And I think my head is melting
And in a way I’m helping
To be done with all this twisted of the truth.
A lie for a lie
And a truth for a truth
And I’ve got nothing left to lose
And I’m not afraid to die.

And the mercy seat is melting
And I think my blood is boiling
And in a way I’m spoiling
All the fun with all this truth and consequence.
An eye for an eye
And a truth for a truth
And anyway I told the truth
And I’m not afraid to die.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I’m yearning
To be done with all this measuring of proof.
A life for a life
And a truth for a truth
And anyway there was no proof
But I’m not afraid to tell a lie.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I’m yearning
To be done with all this measuring of truth.
An eye for an eye
And a truth for a truth
And anyway I told the truth
But I’m afraid I told a lie.

Il fratellone di hitler

da uno scambio di impressioni con Nadia Alberici a latere di un suo lavoro in versi

Avevo un labrador molto intelligente,
Augusta poneva la questione
del suo morso velenoso,
ma non è mai stato un serpente
di quelli che sogni e riesco
a catturare con una coperta.

La prosa che non ho serve a poco,
serve sui libri, nelle poesie,
a commentare la settimana.

Gli imprevisti provocano francesismi,
ne basta un po’, senza pieghe,
fanno meglio del ferro da stiro,
sappiamo bene chi si contorce
sotto la coperta. Vai dal parrucchiere
fatti una nuova messa in piega,
sai, quelle pettinature cotonate
molto in voga negli Ottanta.

No, non li ho ancora ottanta,
ma chi sia più vecchio tra me
e il siamese, è un gran calcolo
tutto da rivedere.
E’ roba moscia la democrazia.

Durante notti buie e tempestose,
queste, basta un caposquadraccia
a scandire tutte le balle che vogliamo;
e il mio labrador siamese
così intelligente, è facile
venga confuso col fratellone di hitler.