ce la siamo fatta 25

Ieri pomeriggio, un caldaccio da ricordare, mentre scendevo dall’auto del mio personal trainer, a momenti mettevo il piede su un rettile. Non so se fosse una biscia o una vipera, ma ha effetto rinfrescante, anche un po’ raggelante, ritrovarsi core a core con certe creature. Ha alzato la testolina, penso non per le coccole, ho notato che era ferita, ho richiuso lo sportello e ho aspettato che sgombrasse il marciapiede. Anche il mio p.t., che non se n’era accorto, appena l’ho avvertito si è cagato addosso. Gli effetti nell’abitacolo dell’autovettura sono stati devastanti. Rettili e rettiliani portano ugualmente sfiga. Forse la rettilona era appena fuggita da un comizio di Salvini, o forse era Salvini stesso in uno dei suoi più riusciti travestimenti. Anvedi er capitone come se trasforma! Il mondo si sta facendo un’abbuffata di casini e di vairus, e noi ci prendiamo paura per un aspide che, poverello, non stava facendo altro che il suo lavoro! Cobra se la sarebbe fatta in due e due quattro, tra l’altro mi giungono dalla moschea notizie inquietanti, ma ne riparleremo.

Prova: tre inediti e un suono di Frankie Fancello.

Musica e parole di Frankie Fancello. Visitate il suo blog

esercizi arbitrari

In questo articolo provo ad aggiungere ai testi una musica che possa accompagnare la lettura. I tre testi qui presenti sono degli inediti e la musica l’ho composta io stesso.
É una prova per vedere se questa formula mi convince, così da riproporla, migliorandola, altre volte (anche nella speranza di trovare un player audio, almeno esteticamente, migliore).
Quindi, alla fine della fiera, premete play e lasciatevi accompagnare durante la lettura.

Leggere la crudeltà
immaginando il mare al di là della strada.
Percorriamo un sentiero in metastasi.
Palazzi ricurvi ci riparano,
sono il limite della nostra esperienza.
Sopra, un fulgore di neon, un odore agreste.

Siamo tradotti ma da cosa?
Ci conosciamo solo affamati.

Un vento giovane ci punta con fraseggi ostili.
Disobbedisce all’armonia naturale
per contrastare le nostre pulsioni – poi la sera,
custoditi da un tono laconico,
restituiamo le armi alla terra,
veniamo a patti coi nostri maestri.

*

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non torno

i suoni al mattino sono pochi,
campana, uccelli, notizie della notte,
qualche oggetto scivola
da una vita presa a calci.
il gatto vuole il suo cibo
e attenzioni poste a riguardo,
le pretende e ogni tanto si gira
per verificare il mio stato dell’arte,
tradisce impazienza.
la casa è zitta, ferma,
qualcuno le chiama immobili ed è così.
le pareti, la pelle,
si accingono a nuovi colori,
qualcuno dice non torno
e per fortuna, non desidero ritorni

ce la siamo fatta 24

Tempo di denuncia dei redditi 730, 740, 750, 760, 770! Ve le scontate voi le spese per l’Uomo non è di Legno, oppure non sono detraibili? E voi donne mettete su le fatture da vibratore per lockdown? (a no, vanno su il prossimo anno). E l’affitto della mansardina arredata a garçonnière, si scaleggia? Insomma i dubbi sono mille, e ci vuole un buon commercialista per uscirne indenni. Quando vado in tabaccheria mi dicono che il costo delle mascherine è detraibile, di conservare lo scontrino, ma se compro una mascherina di Prada me la posso detrarre? Ah questo 730 è lunare! Capisco quel commercialista che, dopo essersi legato un macigno al collo, era talmente confuso che anziché gettarsi nel Po, si è gettato sotto un intercity facendolo deragliare e uscendone praticamente illeso. Ora, per morire, ha messo un annuncio su Scemus cercando disperatamente una Prinz! (vostraaaa!!!!!). Sciolti tutti i dubbi fiscali, resta la scelta di destinazione del 5 e dell’8 per mille.
Voi a chi lo destinate?
Io avrei pensato di destinare il 5 per mille all’Ente per la protezione degli orfani dei garibaldini.
L’8 per mille invece lo destinerei a un ente religioso di importanza nazionale: “‘ndrangheta is love” siete d’accordo? I suggerimenti sono ben accetti. Grazie.

Ascolti amArgine: Raptus – Piero Ciampi (1976)

Piero Ciampi, Pino Pavone e Gianni Marchetti, un team eccellente per un pugno di brani che hanno fatto la storia della canzone italiana. Omaggio all’arte della buona musica, buon ascolto e un caro saluto a Pino, che da poco ha compiuto gli anni.

Avvocato, ti aspettavo, mi affido a te, tirami fuori.
Capisco che è molto grave,
Cercherò di essere preciso,
Cercherò di ricordare…

La sabbia era fresca sulla riva del mare,
La spiaggia deserta, la voglia di amare.
Distesa felice mi tendeva la mano,
Io senza pensieri guardavo lontano,
Guardavo sottocchio il suo seno scoperto,
Le sue gambe nude
L’attesa un tormento.

Distratto lo sguardo in un placido volo
Catturai nella luce l’ombra di un uomo.
Scattai come un arco, la morte nel cuore,
Sicuro di perdere tutto per amore…

Un colpo preciso nel centro degli occhi.
Lo vidi cadere, sembrava una statua.
Il sole era caldo, di colpo svanì.
Non so come avvenne, è stato così.
Mi raccomando a te, tirami fuori.

E se incontri Maud
Dille che è proprio e veramente nel mio cuore.

un altro soltanto

non siamo maghi del destino,
ma sappiamo di averne uno
e poterne vivere un altro

un altro soltanto
da crescere con la pioggia di marzo
sotto il sole di giugno

sappiamo dei grappoli gustosi a settembre

sappiamo che si nasce
a novembre,
quando tutto sembra dormire
l’amore sogna e cresce:
per questo siamo vivi

ce la siamo fatta 23

Sono stato rimproverato di essermi messo a ridere da mesi sopra una tragedia che ha mietuto solo in Italia 35.000 morti, come se mezza Faenza e più, la città in cui sono nato, fosse venuta a mancare. In realtà non ci ho riso e non ho dileggiato i morti e tutte le vittime, perché di vittime non ci sono stati soltanto morti e contagiati. Vittime siamo stati tutti noi, privati di elementari libertà, ogni giorno sempre più poveri, vittime di un aumento generalizzato e ingiustificato dei prezzi, vittime di ansie e paure di stampo medievale, disinformati, vittime di classi politiche impraticabili . Già prima questo non era un paese per giovani, ora non lo è più del tutto. Dovevo stracciarmi le vesti? Urlare? Fare il fariseo? No, checché qualcuno ne pensi, non fa parte del mio Dna. Io ho visto la Stazione la mattina della domenica del giorno dopo, e un cazzo di niente mi fa più paura. Solo tristezza. Per questo ho preferito l’ironia, anche la risata di grana grossa, piuttosto che maledire, inascoltato, per cui tiro dritto coerente, alla faccia degli incoerenti non richiesti, che giudicano e mentono (soprattutto a essi stessi) ogni giorno. E a culo tutto il resto.

Gioielli Rubati 98: Antonio Bianchetti – Enrico Barbieri – Mariangela Ruggiu – Dulce Maria Loynaz – Alexandra Bastari – mimi – Barbara Auzou -Augusto Roa Bastos.

IO SONO IL TUO UOMO

“… e se vuoi divorare la strada in solitudine
io scomparirò per te…
Io sono il tuo uomo”
(Leonard Cohen)

Coprimi
con la tua voglia di esistere

riempimi di vita
e poi lasciami solo
se vuoi
dove possiamo ritrovarci
anche nello spazio dimenticato

Ci basta poco prima di morire
prima di soffrire
quando ci si perde
in un solo momento

Possiamo toccarci
ripetutamente
e poi abbandonarci
dove le ipotesi del nulla
fingono di scomparire
Ma noi ci rivedremo
per ridare al buio
la forma qualunque di una stella
prima di gioire

È come aprire
la porta di una cella

Rivederci prima di fuggire

di Antonio Bianchetti, qui:
IO SONO IL TUO UOMO

*

Potevo nominare tutti i fiori
poi ho visto il corpo scheletrificato
di un cucciolo già parte della
terra, tra formiche e farfalle,
scendendo per i campi
con gli stormi in uno schema
così educato al ritmo
della misura e del bisogno, giù
c’era la mascella fossile
mangiata e risorta alla roccia,
così anche le zampe
e le orbite vuote, nessun odore
di morte e nessuna nausea,
come dicono che al ritorno
si possa trovare l’ombra
sempre intatta, tra i capillari che
tremano negli occhi dell’uomo,
dove il bianco o il nostro volto
corrono per sempre tra i rami
dei mondi rossi al principio.

di Enrico Barbieri, qui:
https://www.facebook.com/groups/825958347522180/

*

le parole della notte
vengono da un metro di distanza
c’è un silenzio infranto
come se la voce fosse caduta
su questo pavimento duro di ciottoli

la poesia ha lasciato pagine bianche
c’è un senso nella distanza, guardarsi
da lontano e sentire che abbiamo avuto
tutto il possibile, ora è tempo di restituzioni

ora si può lasciare il corpo distendersi
nello spazio vuoto, accarezzare i tagli
che lascia il tempo, lasciare agli occhi
il senso dell’acqua e alle dita la sete

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDAQhBvCSCw4p-0pNdIvfSRjSOy6BYQKBzjFpRZ35TSkMzouPOwk-OmsVoohmzNDmlnO6FsDM8BExUB&hc_ref=ARQrhMQWfbskNSRnwTpKXOCPpICY-XkaB80x9TlnA2ClWGNK1D7yCMjGHBtLaJegRf0&fref=nf

*

Se mi ami, amami tutta

Se mi ami, amami tutta:
non per zone di luce o d’ombra.
Amami giorno;
amami notte…
È alba alla finestra aperta!
Se mi ami, non mi ritagliare:
amami tutta…
o non mi amare.

di Dulce Maria Loynaz, qui:

Dulce Maria Loynaz – Se mi ami, amami tutta

*

LA COSTELLAZIONE DI QUALCHE OSSO

I pianeti che mi ruotano in testa
hanno i chili delle voglie
delle partorienti.
Puntuale ogni mattina alle
sei e un quarto getto
la scorza: al lavaggio con le mani
mi snodo gli occhi – mi prendo
e mi porto in città.

Aspettavo carne:
è ancora la congiunzione
la costellazione di qualche osso.

(Bologna, 29 maggio 2020)
di Alexandra Bastari, qui:
https://alexandrabastariscrive.wordpress.com/2020/06/11/la-costellazione-di-qualche-osso/

*

Nella sera

E’ così fragile la vita talvolta
come il bocciolo con lo stelo che si inarca al vento
come la foglia piegata al temporale
il ramo spezzato dal peso della neve

mentre il germoglio squarcia il marciapiede
l’onda erode la scogliera
e mentre ancora è il respiro
questo respiro

(le rondini in circolo).

di mimi, qui:
Nella sera

*

MATTINE (IV)

Non sono le sette
inventi le pose
qualcosa di infinitamente essenziale
e sottile che prende forma tra l’interno del fiore
e lo spazio lasciato tra il pizzo

Ma è una santa follia
il mio reciproco
per srotolare la scia di sangue
inserendovi parole assolute
e tutte le piume del rituale
quando il prete al momento del rito
conversa ancora nella sua chiesa sconsacrata
con l’eterno tutto nudo e di legno
rosa!

di Barbara Auzou, qui:
https://lireditelle.wordpress.com/2020/06/25/matines-iv/

*

Margine

Sul margine interno
della pagina, nel bianco
sabbioso che costeggia
la selva di ciò è scritto
qualcuno attende
rannicchiato
con sguardo da sordo
con ansia da miope
che la parola dica
in futuro arcaico
in un suono, con la sua voce
qualcosa
che somigli al canto
naturale degli uccelli
o almeno al rumore di uno spillo
che cade di punta sulla cresta
del mondo.

di Augusto Roa Bastos, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2020/06/24/margine/

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ce la siamo fatta 22

Ho imbroccato un gratta e vinci epocale, alla facciaccia del vairus, eppertanto dichiaro ufficialmente: oggi GIORNO SABBATICO. Cobra, Agone, Ragno Vargas e Monnezza hanno preso un pezzo di spiaggia libera a Punta Marina Beach, con il pretesto di verifiche a campione sulla sabbia hanno affittato un camion ribaltabile, giusto per prenderne un po’ da portare al primo laboratorio anti vairus disponibile. In moschea è rimasto di guardia Adrianone, vigile come sempre almeno cinque o sei ore al giorno, pare che la first lady abbia un gran debole per i siamesi. Notizie della ragazza delle pizze? E che Baal ce la mandi buona!

ce la siamo fatta 21

Provateci voi a non avere jella. Francamente da quando ho fondato il Manipolo di Eroi anti Covid 19, non me ne va più bene una. Ho abbandonato Agone in discarica, mentre si danneggiava la vista in attente osservazioni scientifiche delle chiappe di Michelle Hunziker. Ho poi appreso che ha ritrovato la Prinz (vostra la sfiga della Prinz!) ed è tornato in moschea con due carmelitane scalze. Mentre vagavo in preda alle allucinazioni, dietro di me ho sentito un campanello di bicicletta, era Daniela l’ormai arcinota ragazza delle pizze, quella che passa per l’Armenia per arrivare a Castello. Ho accettato volentieri un passaggio sul cannone della sua bici, anche e soprattutto perché il vairus non è che sia sparito, quel che sta succedendo tra ieri e oggi a Bologna la dice lunga. Il guaio è che la ragazza non è organizzata bene, e sfiga ha voluto che i freni si rompessero simultaneamente. Fatto sta che la discesa era ripida, ed è stato così che abbiamo scoperto il nuovo modo di infrattarci… insomma il burrone era profondo. Scrivo dal reparto ortopedico del reparto grandi traumatizzati, la ragazza, vistosamente ingessata, si lamenta e bestemmia senza soluzione di continuità.