pedissequa

Ci si invaghisce dei propri figli
dei propri genitori
di un verbo o una parola
urtati per caso in una scorribanda,
ci si sente fortunati di averli incontrati
e subito dimenticati

Ci si invaghisce di un gatto
del proprio io riempito di buchi,
durante gli anni migliori
di tutto quanto si può comprare,
esibire agli amici o a chi per essi
ci si invaghisce a volte di una vedova

poi di un paio d’occhi
poi di un tramonto
della minuziosità del proprio amore
sperando di ritrovarlo così com’era,
invece si è fatto adulto
ed è partito anche lui.

Parole molto importanti

Gentile signore, sono state
dette parole molto importanti
su declino e ideologia
mentre preti addestrati
spandono unicamente vanità,
l’indirizzano ebbri di strazio
a noi, naufraghi come siamo
di un battello immenso
invasi, sicuri di non tornare.

Certo non le chiedo come
il sonno di Dio generi religioni
notti vigili e dogmi secondari.

Caro signore,
questo parco è sole entrate
dove anni vegliano
l’ombra rimasta sotto i piedi.
Un giorno qui
saranno altre strade
senza asilo, esito,
speranze fresche di divorzio.

Rimanga incupito allora,
osservi il suo presepio
ridursi a nucleo orfanile
di sorprendente longevità.

prendi un’altra pala, ragazzo

Libertà non è qualcosa cui appellarsi se le cose vanno male o fanno orrore più del solito.
I miasmi di questo mondo degli Zero Virgola ci impestano, li abbiamo inventati noi. La crisi ci abrade e allora non più sazi ci ricordiamo che esiste la Libertà.
C’è chi è morto perché potessi scrivere liberamente le mie cazzate su questo blog.
Arriva il settantesimo Venticinque Aprile dal giorno in cui ci hanno detto di essere liberi. Non diamolo per scontato, stiamo svegli e ogni giorno inventiamoci Partigiani di noi stessi per la civlltà, che non è questa.
Prendi un’altra pala ragazzo, lavora di buona lena, costruisci il tuo futuro, subito, nel presente.

blues a imitazione

Spaiata, tutta presa
dalla cruna di un ago.
Il tempo perdendo tempo
tra dire fare
fa finta di niente.

Tutti beati aforismi,
un bell’addome
cambia moto e mode,
chi è stato amato non sa.

Chi è partorita ogni giorno
grida, arriva al termine
per dose eccessiva.

Tace il cortile
un cane smette di abbaiare
chiude la stazione.

Cosa aggiungere,
per chi non merita riposo
e a dir poco tace
robusto come la corda
della speranza, niente

(in morte di Erla per overdose)

Flavio Almerighi SEI POESIE INEDITE SUL TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO con un Appunto critico di Giorgio Linguaglossa

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

pappagallo del Costa Rica pappagallo del Costa Rica

(Invitiamo tutti i lettori ad inviare alla email di Giorgio Linguaglossa glinguaglossa@gmail.com per la pubblicazione sul blog poesie edite o inedite sul tema proposto)

L’isola dell’utopia è quell’isola che non esiste se non nell’immaginazione dei poeti e degli utopisti. L’utopia (il titolo originale in latino è Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia), è una narrazione di Tommaso Moro, pubblicato in latino aulico nel 1516, in cui è descritto il viaggio immaginario di Raffaele Itlodeo (Raphael Hythlodaeus) in una immaginaria isola abitata da una comunità ideale.”Utopia“, infatti, può essere intesa come la latinizzazione dal greco sia di Εὐτοπεία, frase composta dal prefisso greco ευ– che significa bene eτóπος (tópos), che significa luogo, seguito dal suffisso -εία (quindi ottimo luogo), sia di Οὐτοπεία, considerando la U

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le cose funzionano

le trasmissioni proseguiranno
fino alle sei del mattino
con il Notturno dall’Italia.
Il vento non si abbasserà,
stanotte foglioline appuntite
secche scavalcheranno i nidi,
le donne dormiranno nude
ma non troppo,
lasciate senza amore,
passere sui rami che non si sa
dove vadano a dormire
dopo l’arroganza del giorno.
Il buio profumerà di viola
galleggiando fino al soffitto
dove i sogni scoprono
la propria vertigine
e i soldati, le caserme
resteranno sveglie.
I commercianti per l’inventario
le troie per saldare il debito
fino a che avranno gambe per amare,
interessi in crescita come gramigna
nessuna protezione
ai monchi a mani giunte
ai ragazzi liberi di nessun futuro
agli inventori scarichi
del genio italico.
Qualche portiere di notte
forse, uscirà vivo

signore e signori
vi auguriamo una buona notte