Ascolta & Leggi: Una canzone di Lana Del Rey e tre piccole storie d’amore di Giuseppe La Mura.


Ripropongo questo autore, perché molto verace e perché sincero. Sono tre nuove piccole storie d’amore. Forse qualcuno storcerà il naso, ma Giuseppe La Mura è cosi: prendere o lasciare.

il suo blog:
https://giuseppelamura.wordpress.com/

È bello così
Imperfetto
Un cielo che non è terso
Un mare che non è calmo.
È bello così,
Un disegno non finito
Una casa senza tetto
Anzi, senza una casa
Senza un domani
Senza né vinti né vincitori
Senza odi né rancori
Senza veli
Senza illusioni e disillusioni
Senza gioie e dolori
Senza egoismi
Nudo, crudo
Forte, cinico.
Un amore,
Senza più amore.

*

Sentirsi inzuppati
Come pioggia fin dentro le ossa
Come sabbia dal mare
Come straccio con l’acqua
Come amore nel cuore e nel sangue
Come solitudine che stagna silenziosa in casa.

*

Settembre
Coi suoi alberi ancora verdi
Colorati e aperti
Come ombrelloni di fine estate.
E nelle ore più calde
Il tempo s’agita dolcemente
E la sabbia cade lenta
Sul fondo del mare,
In un bicchiere mezzo vuoto
E mezzo pieno di speranze.
Settembre
Le cicale
Friniscono musiche antiche
Malinconiche e stanche.
Cantano degli amori
Rinchiusi tra ricordi e fotografie
Consumati su spiagge al tramonto
Quando i baci e i desideri
Infiammano le rosse labbra
Di vino e gelosie.
Settembre,
Io con Lei
Ti penso e ti vorrei,
Si, con tutto l’amore rosso d’un tramonto,
Ti vorrei.

******************************************

Libri amArgine: Per certi versi di Anna Leone. (e book non più disponibile)

Questa breve nota per dire cosa? Semplicissimo, la Poesia c’è o non c’è: senza mezze misure o mezzi termini. Ritengo che in queste pagine ve ne sia tanta. Per tale motivo nessun altro, ho pensato e poi insistito con l’autrice affinché la sua Poesia meritasse un riordino e una raccolta. Poesia che emerge spettacolare come gli sbuffi d’acqua in precipizio della cascata di Peričnik, Slovenia. Là, l’acqua spunta imprevedibile dalle rocce, non si sa quali vene sotterranee si sia scavata per arrivare in tutta la sua potente fascinazione. Il lirismo, l’emozione quasi spartana, giungono puntuali ai sensi di chi la legge. Prendere o lasciare, è così: sia ricordo, reazione ambientale, riordino della propria femminilità. L’obiettivo dell’autrice è stato anzitutto quello di soddisfare l’urgenza in chi scrive, e ha creato, coniugandola con quel “qualcosa”, stessa soddisfazione nella condivisione, che resta nei lettori. Non intendo dilungarmi in questioni di stile o di metrica, se cosa sia o cosa non sia, stiamo per leggere poesia che ci coinvolgerà; e simile alchimia non è mai scontata. Soprattutto è un’interazione rara. Anna Leone emerge dal web con precisi connotati e una sua riscontrabile originalità, che rende la sua voce degna di attenzione e approfondimento.

L’e book non è più disponibile. Grazie comunque a Massimo Sannelli e a Silvia Marcantoni Taddei, che tanto hanno messo del loro.

Buona lettura.

ascolti amArgine: Alchemy – Joe Jackson (2019)

Ecco un arista che non si è mai scordato la propria arte e su di essa non ha mai mercanteggiato. Fool, ultimo disco di Joe Jackson, uscito una manciata di mesi fa è, a parer mio fin qui, uno dei migliori del 2019. Un anno con troppi finti giovani, altrettante finte voci e ritornelli nauseabondi per quanto ripetitivi. Alchemy, col suo incedere pigro, a tratti indisponente, è il brano che chiude l’album. Fateci caso, Joe Jackson e i ritornelli vanno poco d’accordo.

Alchimia

Tende di velluto rosso
Aperte senza rumore
Amanti e bambini
Tendono il collo per vedere
Una figura nel buio
Ora quasi rivelato
Un turbinio di mantello di velluto
Che ora è scomparso

Alchimia

Primo piano sulle labbra
Rosso lucido brillante
sussurrio
Cos’ha detto?
Un lampo
Una silhouette improvvisa
“Chi è là?” – “Un amico”
Una sigaretta riluce

Alchimia

Emozione – ai segreti mai raccontati
Sapore: l’amaro si è trasformato in dolce
Vedi – le scorie si trasformarono in oro
Ascolta: una lettera B trasformata in C

Bellissime ballerine
Volano in aria
Incantate da una melodia
Non è proprio là
La bestia selvaggia
Si è trasformata in uomo
Le tende si chiudono
Per riaprirsi a comando

Alchimia

TESTO ORIGINALE

Red velvet curtains
Open noiselessy
Lovers and children
Strain their necks to see
A figure in the dark
Now almost revealed
A swirl of velvet cloak
And now he’s disappeared

Alchemy

Close up on the lips
Shiny shiny red
Whispering
What was that she said?
A lightning flash
A sudden silhouette
“Who’s there?” – “A friend”
A glowing cigarette

Alchemy

Thrill – to secrets never told
Taste – the bitter turned to sweet
See – the dross turned into gold
Hear – a B sharp turned to C

Beautiful dancers
Fly into the air
Enchanted by a melody
That isn’t really there
The savage beast
Has turned into a man
The curtains close
To open on command

Alchemy

che è ancora buio

la mano fino a sfiorare un muro,
il silenzio è piccolo sgomento
se paragonato alla viltà
del letto vuoto:
allora qualcosa s’accende,
la sveglia, la luce,
un mal di testa, come ottobre
soltanto sa recare in dono,
una sigaretta ad attirare
il cecchino, sempre appostato
in fondo all’anima.
qualcosa poi si stacca
a mendicare spiccioli di sonno
per il caffè al mattino,
che è ancora buio

Ascolti amArgine: Where do the children play? – Cat Stevens (1970)

In epoca di rock sinfonico e barocco, Cat Stevens fu alfiere di una semplicità melodica con pochi paragoni in quegli anni. Ho amato la sua musica, semplice e toccante, prima dell’imprevedibile svolta islamica.

Dove giocheranno i bambini?

Beh, credo vada bene costruire aerei giganteschi
o fare una corsa su un treno cosmico
Accendere l’estate da una slot machine
Sì, prendi quello che vuoi,
perchè puoi avere tutto

So che siamo venuti da lontano
Cambiando giorno dopo giorno
Ma dimmi, dove giocheranno i bambini?

Beh, avete rovesciato strade su freschi prati verdi
per i vostri autocarri stracarichi, avete estratto petrolio
E li costruite grandi e resistenti
Ma loro continuano ad andare e voi
non sembrate in grado di fermarvi

So che siamo venuti da lontano
Cambiando giorno dopo giorno
Ma dimmi, dove giocheranno i bambini?

Beh, avete spaccato il cielo, grattacieli riempiono l’aria
continuerete a costruire
fino a che non ci sarà più spazio lassù?
Ci farete sorridere, ci farete piangere?
Ci direte quando vivere, ci direte quando morire?

So che siamo venuti da lontano
Cambiando giorno dopo giorno
Ma dimmi, dove giocheranno i bambini?

TESTO ORIGINALE

Well I think it’s fine, building jumbo planes
Or taking a ride on a cosmic train
Switch on summer from a slot machine
Yes, get what you want to if you want,
‘cause you can get anything

I know we’ve come a long way
We’re changing day to day
But tell me, where do the children play?

Well you roll on roads over fresh green grass
For your lorry loads, pumping petrol gas
And you make them long, and you make them tough
But they just go on and on,
and it seems that you can’t get off

Oh, I know we’ve come a long way
We’re changing day to day
But tell me, where do the children play?

Well you’ve cracked the sky, scrapers fill the air
But will you keep on building higher
till there’s no more room up there
Will you make us laugh, will you make us cry?
Will you tell us when to live, will you tell us when to die?

I know we’ve come a long way
We’re changing day to day
But tell me, where do the children play?

Letture amArgine: inediti di Sandro Pecchiari

Tra autori non ci si deve mai leggere in amicizia e/o per uno scambio di favori. Perché la Poesia, come sempre c’è o non c’è. Sandro Pecchiari è un ottimo autore, per questo ho insistito con lui perché mi facesse avere qualche suo inedito da proporre ai lettori del blog. L’attesa è stata in breve premiata. La poesia di Sandro Pecchiari è tutta di petto, come sempre: e sotto il petto c’è il cuore. Poesie forti e asciutte, in cui il dolore è in continua elaborazione e gioca a rimpiattino con la vita di ogni giorno. Eppure non è un farsene travolgere, è un continuo resistere, e guardarsi sulle vetrine cui camminare rasente per non cadere. In questo caso, però, la forte, caratteristica, salvifica ironia, è più forte di qualsiasi accidente, malattia, momento no. Il tutto in sintesi negli ultimi versi di uno di questi inediti:
sto con te oggi
come se non ci fosse tempo
ma ieri domani
sul mio petto c’eri
ci starai?
nelle scialuppe
ci chiederanno ancora?

Un continuo proporre, rispondere provvisoriamente, riproporre, i temi esistenziali che fanno l’uomo: rialzarsi, salire, trovare posto, fino alla caduta successiva, in una rara e caratterizzante potenza lirica. Qui, è la grandezza della poesia di Sandro, che ci dice insomma: siamo provvisori di giorno in giorno come l’alzarsi e lo sfumare del canto.

e se avanzo senza disertare
il garbuglio è trincea
imbastita con aghi grossi

guardare a strozzo lacerato
come attracco in corsa
così le mattine il caffè
(le torme delle cure
le bollette, sbarbarsi)
l’odore intrecciato nella biancheria
stanno nella sapienza
del gioco dell’oca

io non imbroglio se passo il vento
busso sul terreno
colgo un cibo che non vedo

*
alba a Winnipeg

questa è terra che tieni
sottoneve –
senza si imbarazza
e arrossisce di fiori sterminati

la piena sgocciola
in esplosione di lastroni
quello che non so io con te

e rientrando dove mi depongo
la parete termica
avvolge i movimenti
in svestizione
le scarpe si fanno ferme
sulla soglia

tu vieni nel mio giorno pieno
nel primo inclinarsi
della luce attorno ai grattacieli

la mattina è stata una fionda
nell’ora del pasto di una sedia
e di un solo calice

*
parole traccianti
come fiati freddi
per non dirti dopo
il rosso del contatto
nessuna storia
per calmare le tue mani
sta nell’assemblaggio
errato degli abbracci

il corpo una foglia
rivela anni
macellati
il cuore se batte impaurito
percuote solamente

*

trattenere un lago
in briglie armate
prevede un disastro
l’azzerarsi nel fango dell’azzurro

e tu vuote le occhiaie
in un racconto
che si slaccia

saranno poi silenzi
di rovi a casaccio
l’apparente morte
che riaffiora cocciuta
una vita che non è mai
definitiva

*

siamo oltre ai mesi della febbre
tracotanza del buio
si riducono ad un suono ampio
di giacche aperte.
che si chiuda il tempo è un bene
la pace è buia
silenziosa e guarda
in sé sperando
in nessuna direzione

vieni ora nella sosta
c’è il passato davanti
come una fila di husky
l’abbiamo visto e
sappiamo come pista

il resto è un ammasso
di persone che sanno tutto
da dietro quello che non serve

senti come si inchina
la traiettoria
in questo tiro
alla fine dell’aria

^

le soste sono sempre
colpi di gole in schiarimento
mani a tamburello
quasi si dovesse dire fare
al di là degli altri

seguendo le risposte
a domande mancanti
rispondendo a noi stessi

una battaglia navale
in cui si può affondare
in una sola mossa

sto con te oggi
come se non ci fosse tempo
ma ieri domani
sul mio petto c’eri
ci starai?
nelle scialuppe
ci chiederanno ancora?

************************************************************************
Sandro Pecchiari ha pubblicato diverse raccolte di poesia, tutte per la Samuele editore: Verdi Anni, Le Svelte Radici, L’imperfezione del Diluvio – An Unrehearsed Flood (bilingue) e Scripta non manent. Suoi lavori sono stati tradotti in albanese, inglese, sloveno, francese e spagnolo e sono visibili in numerose antologie. Insieme a Alessandro Canzian e Federico Rossignoli cura il ciclo di poesia Una Scontrosa Grazia (Trieste, Libreria Ts360). Collabora con le riviste Traduzionetradizione e L’Almanacco del Ramo d’Oro.