Dentro o fuori

L’ombra sa
cosa riflette,
ma non ha occhi
per portare sconcerto,
verità o calore.

Termina qualcosa,
altro inizia,
vorrei sapere
chi sia quella ragione
pronta a ignorare.

L’ombra insiste finché
il tramonto non l’inghiotte:
dentro o fuori
quando è notte, rimarrà
nelle braccia.

Pettinatrici su pattini

Falciato il timbro al pianoforte,
il progresso non è dato sapere.

Sellino e manubrio uniti per sempre
da una saldatura.

Le donne non saranno bianche,
nemmeno più donne: monili senza cuore
pettinatrici su pattini.

Svegliandoci ore dopo le scuole serali;
vedremo nebbia e qualche raro passante
tornato cacciatore/raccoglitore.

Anche il gelo precedente sarà ottimista
purché in silenzio.

Ascolta & Leggi: Inediti di Sabastiano A. Patanè Ferro con musica di Karl Jenkins

C’è molto dramma nelle poesie di Sebastiano, un uomo che con la penna riesce a rivoltarsi le interiora, a farne uscire, nel bene e nel male, la sincera verità. Una poesia, la sua, calata nella sua terra, somma di bellezza e infinite contraddizioni. Preferire all’inferno le dalie, è un grande atto di speranza e infinito coraggio personale. Una poesia che apprezzo profondamente e vi porgo, ringraziando l’autore per la sua disponibilità.

*
il rosario ha perso un grano
di nuovo il costato trafitto
e in basso -succede spesso-
una bocca salterà il pasto

la preghiera s’inceppa si confonde
diventa scura e cade
quasi come una bestemmia
appena sotto l’altare

ha perso un grano il rosario
tra le cosce e il seno
forse lungo i corridoi sottopelle
delle collaudate menzogne

non riescono le dita
ad aggirare il fosso
e ripetono una vecchia pietà
nemmeno più in cartellone

mentre si muore di freddo
sotto un piumone e un bimbo cade
accanto alla pietra di un colone
ancora calda

*
la mente della sera
superati gli occhi
si ferma a ridosso
di un rimpianto
ci provi vuoi scansarlo
lo spingi fuori dal cerchietto
lo annebbi
con piccole indecenze
o cucchiaiate di nutella
ma lui sempre lì
convesso e concavo
concavo e convesso

lo schivi poi lo scalci
accendi il fuoco
sotto il gelsomino
dell’ultima poesia
apri la finestra
lo lanci nel tuo vuoto
senza alcun ritorno
nell’abisso di richiami
pieno fino all’orlo
l’abisso concavo
della schiena curva
della poesia schiena
della schiena muro

*
il passo reale eppure era gesso
quasi un sagittario da innamorare
come l’avanzante di Pompei

era, perché rimane passato
bellezza espressa in una compressione
tanto che il cuore batteva forte
una volta al mese
quando il pullman non era troppo pieno

aristocratica bella
affascinante ossessione dell’archeologo
un passo dietro l’altro
nel foyer del Massimo Bellini
proprio dove esplodevano tutte le misure

ma la mano, quella mano così regina
breve e fredda come un bassorilievo
senza alcun sacro e spiegata poi da un dottore

*
una somma di incantesimi
nasconde porte strade occhi
persino ponti e sotterranei
contorti dall’incoerenza:
si lancia una corda per salvare
e finisci impiccato al ramo basso
davanti a un pubblico ciclope
e con un solo orecchio

l’anima è ridotta a una discarica
putrescente tentativo di riciclo
di bocche marce fino alla parola
protetta dalle lacrime di Giuda
e c’è un seme oltre la ringhiera
che sembra voglia germogliare
ma è oltre la parola stessa e
preferirei morisse

*

Sciarada

all’inverno preferisco le dalie
che trasformano in sorrisi
le spiagge ormai chiuse
e i passi che non trovano la via del ritorno
lasciano gli ultimi arcobaleni
perdendosi nel ricordo

sono altari le labbra
per preghiere inascoltate
sull’orlo di un’estranea sottana
immacolata
come una colata di fango
federa di falsa aristocrazia
sugli orinatoi di luridi bordelli
coperti da profumi di cipria e colonia
e qualche sigaro alla vaniglia

vorrei la scopa della strega
o il suo disagio per la verità
ma, all’inferno preferisco le dalie

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Sebastiano A. Patanè-Ferro nasce a Catania nel 1953 sotto l’acquario di Febbraio. Fin da giovanissimo coltiva la passione delle lettere che comincerà a sviluppare con impegno negli anni ‘80 quando fonda il centro culturale e d”arte “Nuova Arcadia” salotto di poesia e sede di numerosi reading.
Numerose le pubblicazioni in riviste e giornali del periodo, sia nazionali che internazionali.
Nel 1994 pubblica la raccolta poetica “Luna & dintorni”. Nel 2011 la Clepsydra Ed. pubblica le “poesie dell’assenza”. Nel Giugno 2013, esce con la silloge di poesie “gli angoli (aprono i loro acuti per ingoiarci)” datata 2010, introdotta da Anila Resuli, per conto della Smasher Edizioni e, sempre per la Smasher nel Febbraio 2014, il racconto “Ho incontrato un angelo”.
Nel Giugno successivo esce “Il pescatore di fiori” per la Onirica Edizioni, introdotto da Daniela Cattani Rusich.
Presente in diverse antologie tra cui Metamotphosis, Fragmenta, No job, Il cielo di Lampedusa e Kronos editi rispettivamente da Versinvena, Smasher, Smasher, Rayuela e Onirica Ed.

Ascolti amArgine: No man’s land – Syd Barrett (1970)

Secondo me è uno dei più grandi, buon ascolto.

TERRA DI NESSUNO

Vorresti tenere la testa alta
Ci provi pure
Vorresti tenere un ‘altra mano
Oh capisco!
Mi hanno anche visto sotto chiamata
Noi sotto tutto
Noi tremendi,tremendi,striscianti
Sentire la mia ora
Guardarmi piangere
Solo cercandoti anche provandoci
Potrò farti sorridere
Se è laggiù ci andrai anche tu?
Quando vivo muoio!
Mi hanno anche visto sotto chiamata
Noi sotto tutto,noi tremendi,tremendi,striscianti
A causa tua,per vedermi essere
L’ultimo verso più garbato…
Ma non puoi suonare a orecchio,dimmi
Dimmi yippie e anche :pesantemente spaziato

TESTO ORIGINALE

You would hold your head up high
you even try
you would hold another hand:
oh understand!
They even see me under call
we under all,
we all follow foot crawl
to hear my hour
come see me cry…
Just searching you even try
I can make you smile
if it’s there will you go there too?
When I live I die!
They even see me under call
we under all, we all follow foot crawl
because of you, to see me be.

(last verse mostly garbled….but you can pick out Tell me, Tell me, Tell me Yippee and also: Heavily Spaced. According to legend, this verse was originally meant to be understood, but when they f**ked it up in the studio, Syd liked it and kept it that way…) – Psycho

SYD BARRETT

coglionevirus

Come ebbe a dire il mai troppo compianto Roberto Freak Antoni, di cui il 12 febbraio scorso NON si è ricordato l’anniversario della scomparsa, Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti. Le cause sono coeve, concatenate e diverse. Siamo un popolo di santi, poeti, navigatori, ct della Nazionale di calcio, mafiosi, permalosetti, e da qualche giorno virologi. Tant’è che anche il sommo virologo Franco Arminio è stato costretto a pontificare dalle pagine del Fatto Quotidiano di lunedì scorso il suo decalogo per combattere il coronavirus. Prendiamo atto, andiamo avanti, e starnutiamo nell’incavo del braccio (ma quale, il destro o il sinistro?) se per caso ci pizzica il naso. Stamani, ho incontrato un monatto cui ho chiesto come andassero le cose, mi ha risposto stropicciandosi gli occhi per la commozione, che nemmeno lui credeva, dopo secoli di disoccupazione, a un ritorno così repentino di lavoro. E mi ha congedato con uno sbrigativo regazzì, lasseme lavorà!

Altri doni, poesie di Gisella Canzian

Da tanti frammenti ottengo una suite intera, quando Gisella Canzian mi manda qualcosa la propongo a voi lettori, con la stessa onestà con cui mi viene proposta dall’autrice.

Cammino e leggo – scrivo di me – di un dentro che non esce – Quell’orrore di sasso – macigno che soffoca e
spreme.

Senza sostegno la schiena si curva.
Il passo rallenta il piede che annaspa e s’increspa.

Sono così dolente che la primavera stenta – è abisso che non mi apre al Sole – si rivela a sé come Lune
riflesse in laghi di verde.

E ora vado – ero ed erro da questa terra che non m’appartiene – migro
dove il cuore non duole.

Il dolore ha preso radici che se tiri – stanno – avvinghiate alle pietre come edera silente.
Scorgo zampilli di sangue – parole scassate e incassate che non vanno.

Corazza molle – pietra che ferma tace – non mente, ma corre – sfida il dente e
scivola – dentro. Fuori fa freddo.

Corro – scorro e srotolo giorni. Torno
dove il cuore nasce, alla fonte di sensi pervasi e perversi.

E quando il melo piega le fronde, il tronco si spezza – spazza – polvere e nebbia – nubi di spine che spiano i
passi – e il cuore tace – si spegne e saluta un sole al tramonto.

Sono e resto

Gisella Canzian è nata a Valdobbiadene (Treviso). Ora vive a Lamon (Belluno). Tutta la sua biografia è raccolta tra i versi che scrive.

in batteria

viene il giorno in cui
rimane niente da dire
e i capelli arrivano
fin sotto gli occhiali

vattene, stammi fuori,
preferirei morire, piuttosto
che vederti in vita

tutto senza scosse,
ma ne basterebbe una soltanto,
a meno che non salti
un antifurto in strada

cambia mai la domenica
passi in altre stanze,
il solito sole sorseggia
tutto d’un fiato:
poeti nuovi subito dimenticati

si vive in batteria,
non ci raccontiamo più
a parte qualche tic,
finché sarà ora di servirci
un gemello a colazione

Ascolti amArgine: Lovesong – The Cure (1989)

Dopo molti anni ho ritrovato questa canzone nei titoli di coda del film Disobedience. Buon ascolto

Canzone d’amore

Ogni volta che sono solo con te
Mi fai sentire a casa di nuovo
Ogni volta che sono solo con te
Mi fai sentire di nuovo integro

Ogni volta che sono solo con te
Mi fai sentire di nuovo giovane
Ogni volta che sono solo con te
Mi fai sentire ancora bene

Per quanto molto lontano
Ti amerò sempre
Per quanto a lungo rimango
Ti amerò sempre
Qualunque parola dica
Ti amerò sempre

Portami sulla luna

Ogni volta che sono solo con te
Mi fai sentire di nuovo libero
Ogni volta che sono solo con te
Mi fai sentire integro e pulito

TESTO ORIGINALE

Whenever I’m alone with you
You make me feel like I am home again
Whenever I’m alone with you
You make me feel like I am whole again

Whenever I’m alone with you
You make me feel like I am young again
Whenever I’m alone with you
You make me feel like I am fun again

However far away
I will always love you
However long I stay
I will always love you
Whatever words I say
I will always love you
I will always love you

Fly me to the moon

Whenever I’m alone with you
You make me feel like I am free again
Whenever I’m alone with you
You make me feel like I am clean again

However far away
I will always love you
However long I stay
I will always love you
Whatever words I say
I will always love you
I will always love you

Ascolta & Leggi: Lounge Lizards e Variazioni sulla donna attenta di Leopoldo Attolico.

In questa epoca di palloni gonfiati e dirigibili pronti a esplodere, Leopoldo Attolico è la prova vivente, la pistola fumante, che dimostra quanto il talento, unito a un pizzico di genio e a una lacrima di autoironia, sia capace di sopravvivere benissimo anche senza prendersi troppo e maledettamente sul serio.

VARIAZIONI SULLA DONNA ATTENTA

I

Piace
la donna attenta, vigile, presente
e mai fuori posto, con quel suo senso della posizione
che la colloca nel punto giusto al momento giusto
alla Franz Beckenbauer per intenderci
ma senza muscoli tirati ed impeti tappabuchi
bensì col suo esserci moderatamente engagé
ancorché intransigente, ortodosso, responsabile
cosciente che i piedi hanno una punta
e bisogna attivarli-alla bisogna-tempestivamente
senza incertezze, con un occhio a Carla Fracci
e l’altro ben attento a produrre, se necessario
un dinamismo disadorno e pedestre
ma altrettanto efficiente, perfettamente funzionale
ai risultati pratici da conseguire

II

Piace
questa presenza rassicurante
quando da interlocutoria si fa perentoria
nel declinare la puntigliosa precisione della sua intraprendenza
-peraltro mai gratuita ed esorbitante
ma spassionatamente professionale,
connotato che la colloca a buon diritto
in un ambito di prestigioso protagonismo
facendone sicuro punto di riferimento
ed elemento felicemente destabilizzante
nel mare magnum brulicante e disarticolato
becero e spoetizzante
del nostro vivere disastrato

III

Piace dunque, ed ha successo
questa limpida figura di donna
distaccata e intrigante al contempo
solare, terrestre ma antropologicamente imperscrutabile,
che si direbbe miracolosamente nata
dai veleni metropolitani per lapsus biologico
o sortilegio astrale, proveniente forse
dal prelogico imponderabile o da chissà
quale insondabile momento umano
distruttivo/creativo a prova di sociologo,
frutto maturo di un raziocinio azzerato e rilanciato
nel dopodiluvio inquietante d’un postmoderno
performativo e smagato,
stagno asfittico scalzato dal terreno
e diventato costellazione, guida del navigante
cometa di Natale, occhio febbrile asservito
alle strategie di un Ordine superiore e irrinunciabile…

Questa -succintamente- (?!) è la donna attenta
vigile, efficiente
che solo l’invernocattivo riesce a far sparire dalla circolazione

E’ la donna vigile che scrive.
E’ la Vigilessa

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Leopoldo Attolico (Roma, 5 Marzo 1946) è autore di sette titoli di poesia e di quattro plaquettes in edizioni d’arte. Suoi testi ed interventi critico/teorici sono apparsi sulle principali riviste letterarie.
Numerose le sue letture nelle università e nei licei, e le sue presenze in festival e reading nazionali ed internazionali.
Una nutrita scelta delle sue poesie è stata pubblicata negli USA , presso Chelsea, NY,
per la traduzione di Emanuel di Pasquale, 2004.
Il testo presentato è tratto da Si fa per dire, Tutte le poesie, 1964-2016, Marco Saya Edizioni, 2018, Premio Speciale Camaiore Belluomini; Segnalazione Speciale-Una vita per la poesia- al Lorenzo Montano; Finalista Premio Città di Como .