Cose belle e strane

tese come filari
nubi pronte ad aggredire
l’alba fin dentro i visceri,
lo sbranatore latente
stiracchiandosi sfiora la bava
stupito da tanta umidità

non a caso
la gente non muore
insiste a spargere indizi,
sulle strade sporche, piene
di segreti inconfessati,
con candore tollera l’omicidio

Iole si accoppia col selciato
scoppiata in più punti,
sorride, tira,
non si preoccupa di noi
solamente di passaggio
nell’alveare senz’api

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Madre santa

viene un tempo
in cui sarà difficile
rinvenire ogni traccia
in questo lungomare

mestiere da matti è scriverne
senza scriverti mai
nel diario dei giorni
successivi alla partenza

l’epigrafe disperata,
si apra e ti accolga a nuova vita
la vagina dell’Eternità,
è sempre qua dentro

fuck the system

Quello che fa veramente schifo è il mondo letterario o presunto tale. Più in basso vai e peggio è, più in alto vai ed è uguale! Un mondo di leccaculo talmente stratificato da fare impallidire persino gli strati rocciosi. E più si credono alternativi e anti sistema, più sono leccaculo. Ci arrivi, ci stai per un po’, ti dici, ma è tutto qui? E te ne vai di corsa a cercare un po’ di xamamina.

nota amArgine: 27 Gennaio

No, ma io sono stufo della retorica di questa storia della Shoah, mica hanno massacrato solo gli ebrei nei lager, c’erano anche zingari, omosessuali, dissidenti politici, prigionieri e di loro non si parla mai. No, ma io sono stufo di questi ebrei santificati, quando a Gaza si comportano peggio dei nazisti. No, ma io sono stufo che si parli solo di Ebrei nei lager, insomma cioè dunque, e le stragi dei boat people morti per arrivare in Europa? E Aleppo allora? No, parliamone. Perché non se ne parla mai?

Figlio mio non hai capito un cazzo.

letture amArgine: Adeodato Piazza Nicolai su Flavio Almerighi

Ricevo da Adeodato Piazza Nicolai una sua nota che mi ha particolarmente colpito. Lo ringrazio sentitamente e pubblicamente.

FLAVIO ALMERICHI e la Beat Generation Bolognese

If Fernarda Pivano was alive now, she would be announcing to the entire world that she had discovered a new Italian Beat poet: Flavio Almerighi.

In che senso Almerighi è un poeta Beat? Prima di tutto per il suo coraggio di fare violenza alla lingua essiccata, spesso logorroicamente vacua, fuligginosa, mortalmente stanca. Secondo perché il suo timbro individuale batte ritmi pluri dodecafonici, con note che rispecchiano la musica delle sfere (e anche della Dea Bianca nella terra dell’isola che non c’è.) Certamente è un paradosso che identifica l’esistenza bipolare figurata dall’urlo di Münch, dall’autoritratto di Van Gogh; dello scrittore che si esprime Raymond Carver, Allan Ginsberg, ecc., ecc.
Almerighi ha letto, auscultato e approfondito le sue ricerche poetiche ai banchi di Verlaine e Rimbaud, (forse di Walt Whitman e Hart Crane, ma questo non lo so per certo), e sicuramente dei poeti italiani “minori”, cioè quelli che non hanno mai fatto parte del canone ufficiale italiano “laudato” dai critici moderni e post moderni. Non c’è bisogno di fare i loro nomi tanto sono rinomati. Lasciamoli dormire in pace. Desidero ora risuscitare Larry Ferlinghetti, poeta ed editore di “City Lights” Casa editrice Beat che ha pubblicato il meglio di quella generazione e di altri che giravano attorno ai Beats. Voglio accennare le poetesse afroamericane come Gwendolyn Brooks, Nikki Giovanni, Wanda Coleman, Alice Walker, Rita Dove e Elisabeth Alexander, poetesse che hanno rivoluzionato il paesaggio della poesia statunitense, particolarmente puntando i loro micro/macroscopi poetici nei ghetto, nella povertà e violenza sofferti dagli ex schiavi africani mai integrati pienamente nella “melting pot” americana.
Alcune poesie di Almerighi vivisezionano il clima psicotico e asfissiante delle città, il disgregamento degli affetti familiari, dei rapporti fra amici e colleghi; la superficialità dei rapporti sensuali/sessuali.
La fugacità fragilità e/o superficialità delle amicizie. Proprio le tematiche
originalmente scavate dallo scabroso pozzo del puritanesimo (sempre portare una maschera, mai svelare i segreti nascosti negli armadi privati, specialmente gli scheletri rivelatori …ecco il loro primo comandamento). Quanto è raro incontrare una persona onesta, vera, profonda, coltivata, sensibile. Una persona (non importa il “gender”) aperta al dialogo, non schiava dell’egoismo ma dedicata all’altruismo, alla beltà della natura e della vita. Le poesie di Flavio s’intrufolano in tutti questi anfratti: nelle ali in volo di gabbiani e aironi, come pure di jet planes che squarciano i timpani con i loro motori che esplodono come bombe. Il soffice incanto di una piuma che scende come una lacrima sulle foglie autunnali. Ricordi di una notte d’amore seguita da memorie e nostalgia. Attimi di dolore privati che sanguinano sempre, senza mai guarire. Dialoghi con amici scrittori, scambi di idee, di speranze, di ideali, di sentimenti elettivi
Così Matteo Persivele (“L’America scese on the road”, LA LETTURA, Corriere della Sera, Domenica 22 gennaio 2017, p.14-5) riassume: “… la Beat Generation è stata fonte costante di ispirazione (anche al di fuori dei libri — dice McInerney — “hanno creato il modello di quel che è cool, il modo giusto di comportarsi, di vedere il mondo, vestirsi.” Anche se Almerighi non ha la barba folta, stile Walt Whitman, di Allen Ginsberg, senza dubbio — nella sua etica, estetica, poetica e vita quotidiana – è fratello gemello (anche se nato circa 30 anni dopo) di questi figli della Beat Generation. Vi invito a scoprire le sue variegate, indimenticabili, originali poesie.adeodato-a-venezia

© 2017 Adeodato Piazza Nicolai
Vigo di Cadore, 23 gennaio 2017, ore 23,35

buongiorno Caorle

sarà per le molte conchiglie
rese a caso dalla bassa marea
sempre nuove e morte bene,
o per le poesie murate,
una ogni anno, lasciate
in eredità al lungo mare,
sarà quel silenzio cattolico
dentro le chiese
spesso confuso con
l’armonia dei luoghi in inverno,
o nelle calle l’aroma di fritto,
per la neve attesa invano
arrivata dopo la partenza,
sarà per il piccolo cimitero
dimenticato dietro
gli ombrelloni, quando
rimetteranno le foglie,
sarà per il piccolo bacio
abbandonato laggiù,
buongiorno Caorle
caorle

quattro quarti di realtà

realtà, gemella del sentire,
di cui son fatti i sogni veri
più vivi nel crepuscolo
dato a bere ogni santo giorno.
In premio la bellezza,
un mondo nuovo

ma l’inconveniente,
spesso, è la morte.
Spogliato della sua armatura
l’eroe omerico diventa
il fantaccino colpito a fianco.
Ce ne andiamo tutti.
Rimasti soli ce ne andiamo

ricordo Alma e sua sorella,
imbellettate, zitelle gaudenti,
i dolci (io bambino)
sulle ginocchia a punta.
Nessuna lorica salvò
quegli attaccapanni secchi.

Sulle spalle, pesa
con molto decoro,
la porpora cardinalizia,
i piccoli, è noto
tirano baci, educandi
per diventare isole
non tesori. Si sa
poi ce ne andiamo tutti