un gatto rosso

l’orizzonte addormentato
aria pulita
un gatto rosso
fuggito a un dipinto di Van Gogh

questa è la mia terra,
ovunque amore
mi dorma a fianco
perché è tanto freddo
io sono poco

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Il dominio della gravità

Il miele di lei traslato
dall’insenatura ai pozzi,
gli stessi dentro cui
bambino
gettavo pietre
per riabilitare
il dominio della gravità
godendomi il tonfo.

Vidi il mare disossare
fiero di labbra nuove
conchiglie acustiche
sulla spiaggia libera
i nostri figli
prima della fabbrica,
un eccellente piumaggio
poté ripararli dal freddo.

La stanza è immensa
gli intonaci appesi
dopo ondate di spine
finalmente accolte
e molti anni
di grafica esistenziale
per interposta persona,
dormirò sul mio letto.

con audaci silenzi

ho vissuto, lo ammetto
non insensibile a mille storture,
soprattutto cercando
di capire la storia
per poterla cambiare

uscita senza parlare,
ora il bagno è vuoto,
schiva piangeva
sull’orlo della vasca
dove arrampicava come vite
una crisi di nervi

ovunque sono
so di non esserci più

come questo paese
alterno disastri a imboscate
cui rispondo
con audaci silenzi

visione di cose al femminile

Va beh dai non siamo esatti,
ribalto un apostrofo in accento
scofanando una palude intera
con tutti i cavalieri d’italia,
distratto da lavori in corso:
digestione molto impegnativa,
ragionamenti molto complessi,
ho lasciato in disparte l’essere.

Nessuno più pensa il padre
un uomo cui tutto pesa,
ho scelto di nuovo la tesi
che dio c’è
perché ho bisogno di abbracci,
solo lui sa quanto.

Il notturno dall’italia
mi ha svegliato dolcemente,
sono andato a dormire
specie di rettile,
il sangue adeguato all’ora.
Mia figlia sa di essere speciale.

orazione funebre di carnevali

All’estragon trentennale degli Avvoltoi
molta carne vecchia, parecchia birra
la stessa indecifrabile felicità.
Estremisti islamici e di sinistra
uniti nell’odio contro la noia,
tutte le tinte tenui dell’universo
presto saranno giù di moda,
tanto fanno male agli occhi.

Bologna è all’epilogo non lo sa,
come Alice avvinghiata ai gatti
che conversano fuori dal locale
la carraia è stretta e non si può passare,
cercato a lungo mai trovato
alibi è lo strascico da sposa
segna strade dove non è mai caduto,
e non ti trovo.

Le tue parole sono libri abbandonati,
qualcuno li ha sepolti
l’umidità ha fatto il resto
la terra è rimasta incinta, ma non ti trovo.
Quando lavoravo in fabbrica
me ne andai subito dopo, il mio lavoro
le mie bellissime lettere, come le tue
sono terra

Umberto D non ha futuro

Indosso una camicia vuota
neve sole non importa
a un uomo sporco

che non crede agli onesti
al buon padre di famiglia
col cappotto rivoltato,
Umberto D non ha futuro.

Fuori è molto buio,
costretta la vita su altri ferri,
nasconde foglie secche
nel calduccio di un tappeto,

e cani alla fonda,
vetro gli occhi assenti
su carrelli della spesa
cui manca solo una parola.

“Addestrati a resistere,
ma non a sere dolci
nel paso doble la morte è una stella,

a urtare un mondo
che non ti vuole
e adotta a distanza
figli altrui”