ce la siamo fatta 47

Cobra si è ingollato 14 squacquerelli di nonno nanni, risalenti più o meno alla scorsa estate, e adesso ha lo squaraus. Un disastro, non riusciamo a contenerlo, a un punto tale che Monnezza si è gettato nella differenziata al grido: – Portateme in discarica che se respira mejooooooo! – Il problema è che la compattatrice non perdona, glielo abbiamo anche spiegato, ma si è rifiutato di uscire dal bidone dell’umido. Poi dice che vuole fare come Sarvini, annare ar Papeete e tuffarsi in mare. Ecco, anche questa cosa di Salvini non la capisco. Se Salvini si è tuffato nel nostro mare, avrà dovuto camminare a lungo per trovare un punto dove tuffarsi, viste le spiagge basse che abbiamo. E poi se tutti i rinviati a processo si tuffassero là, quel pezzetto del Mare Adriatico diverrebbe una specie di cimitero dai piedi affioranti che, speriamo, non puzzino come quelli del Cobra. Paese che vai, usanza che trovi! Poi c’è la Meloni furiosa, talmente incazzata l’altro giorno in parlamento che ha scordato di farsi fotoscioppare, col risultato di dù borse sotto gli occhi che sembrano due fasci littori. Ideologocamente parlando tutto molto chic. Un po’ meno il destino di questa nazione, dilaniata dal vairus, dalle teste di cazzo e dagli effetti devastanti dello squacquerello: mi raccomando, non fate l’onda, non fate l’onda!

Slot

Lo spettacolo riprende ogni ora.
Fin dal proemio è un tripudio in prove
di abiti e nuove parole.

L’indigente e l’indigeno osservano
il nulla cui appartengono, impigliati
in sala d’attesa per il tritacarne.

I fascisti hanno stabilito posti di blocco
sulle arteria principali della beatitudine.
Siamo tutti caldi.

I giovani normalmente esibiscono
ragazze snelle che montano tette grosse
prive di latte.

L’apparenza inappetente insegna
a gettare gli ultimi dentro slot
che non si staccano.

ce la siamo fatta 46

Negazionista Covid dà una festa: tutti ammalati, muore la suocera.
– Anvedi che culooo! – Ha mormorato Monnezza, mentre leggeva il notiziario alla pagina 666 di Teletette.
I ragazzi stanno tutti bene, anche se ogni tanto l’imperterrito Cetto Riccardi suona il campanello, ma noi manipolo di eroi, facciamo finta di non essere in casa anzi in moschea.
Qui il caldo è immane e immondo, Cobra poi ha deciso di dar corpo a una singolare forma di protesta: non si lava i piedi da una settimana. Aleggia nelle stanze un pesantissimo lezzo, pensavamo si trattasse di Agone, invece sono i piedi di Cobra.
Agone zompetta come un grillo, si è risvegliato e ha chiesto subito una fiorentina, con un po’ di insalata verde per mantenersi leggero.
Noi stiamo cercando di autoconvincerci che fa freddo, dopo che il pinguino (vedi sopra) si è rivelato del tutto inutile.
Dunque lo stato d’emergenza è stato prorogato per decreto fino a ottobre. Noi invece siamo in emergenza perenne, qualche volontario andrebbe a sgridare Cobra a vedere se si lava quei piedacci immondi?

Ascolta & Leggi: Lounge Lizards e poesie di Liliana Casadei

La pagina letteraria di oggi è dedicata a un’autrice mia conterranea: conobbi Liliana Casadei una decina di anni fa, ai tempi del suo esordio editoriale; entrambi pubblicammo per l’Editore Tempo al Libro di Faenza, e prendemmo parte ad alcune iniziative organizzate da Mauro Gurioli, tra cui una trasmissione presso una TV privata di Imola. La sua poesia con l’andare del tempo si è evoluta pur non snaturando la spontaneità potente che ne è caratteristica peculiare. Liliana ha capito quanto sia importante evitare l’arzigogolo e la scarsa comunicativa; il lettore non si stupisce, se ne va. Questa è buona poesia epigrammatica a volte, aforistica in altri casi, ma sempre di piacevole lettura e notevole risonanza. Ringrazio l’autrice e auguro a tutti buona lettura.

SOLE

Anche questa lunga ombra,
che chiamiamo notte,
mi racconta di te.

*

ICEBERG

Aveva l’inferno dentro quella testa,
ma da fuori non si vedeva quasi nulla,
una lieve malinconia.
Come quando da qualche parte imperversa il temporale
e tu vedi solo qualche bagliore all’orizzonte.
Ecco,
quello era il suo inferno.

*

FIESTA

La fiesta alle spalle.
Il miglior mojito è in ogni bar di Cuba.
E mi chiedi perché
sto lontana dalla fiesta.
Perché io amo la foschia delle 6 di mattina
sui colli di Vinales.
Perché il mio silenzio
vince quasi su tutti gli argomenti.
Perché conosco gli occhi più veri
e lì mi fermo.
Davanti alla fame sincera
di un cane di strada.
Perché io desidero la pioggia.
E perché ora non cambierei con nessuna fiesta
queste pagine d’oro,
a navigare nella notte
di chi mi insegnò a vivere
anni fa.

*

TRUE LOVE

A volte
pensavo che la amasse così tanto
che le sarebbe bastato anche solo pensarla,
anche solo per il resto dei suoi giorni.

*

LACKY

Ci sono notti
in cui non dormirei mai
e giorni in cui non vorrei nemmeno esistere.
Tra salvezza e distruzione.

Eppure sei così bella,
anche quando piangi,
ma ancora di più quando trovi una ragione
e ti rialzi.
Sei bella
con tutti i tuoi ricordi
e anche con quelli che non trovi più,
perchè le foto non bastano.

È ora di vivere,
immagino.
E, per fortuna,
c’è ancora tempo.

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Liliana Casadei, laureata in Scienze Antropologiche nel 2009, è nata il 17 maggio 1984 in
provincia di Bologna. Autrice dei romanzi “Come i binari” (2014), “Le Imperfezioni” (2017), “Agnese” (2019) e
delle raccolte di poesie “Oltre le prigioni del corpo” (2010), “Visioni oniriche” (2017), “Oceano di stelle” (2018), “L’isola che non c’è” (2019).

ce la siamo fatta 45

Non si vede come si possa terminare quest’accidente di querelle scatenata contro Andrea Bocelli, lo abbiamo prenotato per cantare al funerale di Agone, nel giro di una settimana dovrebbe raggiungere i verdi pascoli, ma ha detto che non può, perché appena mette il naso fuori di casa lo cecano. In fin dei conti, porello, dall’alto dei suoi miliardi, ha detto solo di essersi sentito limitato nella sua libertà. e allora? Provate voi a stare confinati per due mesi in un villone con piscina, rubinetti d’oro, prateria annessa e piena di fica, certo, vi sentireste molto limitati nella vostra libertà.
Cobra, dopo dozzine di telefonate, alcune erotiche, ha trovato un ripiego in Keith Richards. Quello del vairus non ha certo paura, anzi con una fiatata lo stende. Il problema si è manifestato quando Keith ha fatto un sopralluogo per concordare i canti col morituro. C’é stato un gigantesco equivoco, alla nostra porta si è presentato un neo melodico napoletano il cui vero nome è Cetto Riccardi. Quando Monnezza gli ha chiesto come mai avesse il nome inglese, il tizio ha risposto:
– Guagliù, rende rende! –
A quel punto Agone è guarito di colpo al grido:
– Eh no, io questo non lo voglio! Piuttosto resuscito! –
Ed è asceso al cielo avvolto da una nuvola rosa, centrando il soffitto della moschea e tornando subitamente in coma a causa del trauma cranico.

Ascolti amArgine: Mesopotamia – B52’s (1982)

I Sumeri, inventori della politica e delle leggi erano sexy? Seguiamo attentamente questa lezione di storia antica dei B52’s. Per me erano dei genietti, e si sa che i genietti sfiorano la demenza. Buon ascolto.

MESOPOTAMIA

Ruota l’orologio, riporta l’orologio indietro,
Circa centomila anni.
Centomila anni.

Ci vediamo alla terza piramide
Ah andiamo, è quello che voglio, ci incontreremo
In Mesopotamia.

(Scendiamo per incontrarci) Non sono uno studente,
(Senti quelle vibrazioni) della cultura antica
(Conosco uno scavo pulito) Prima di parlare
Dovrei leggere un libro.
Ma c’è una cosa che so,
Ci sono molte rovine in Mesopotamia.

Sei o ottomila anni fa
Hanno stabilito la legge.

Ci vediamo alla terza piramide
Ah andiamo, è quello che voglio, ci incontreremo
In Mesopotamia. Oh oh oh

Sei o ottomila anni fa
Hanno stabilito la legge.
Sei o ottomila anni fa
Hanno stabilito la legge.
In Mesopotamia.
Hanno stabilito la legge.
In Mesopotamia.

TESTO ORIGINALE

Turn your watch, turn your watch back,
About a hundred thousand years.
A hundred thousand years.

I’ll meet you by the third pyramid
I’ll meet you by the third pyramid
Ah come on, that’s what I want, we’ll meet
In Mesopotamia. oh oh oh

(We’re goin’ down to meet) I ain’t no student,
(Feel those vibrations) of ancient culture
(I know a neat excavation) Before I talk
I should read a book.
But there’s one thing I do know,
There’s a lot of ruins in Mesopotamia.

Six or eight thousand years ago
They laid down the law. Ah ha ha ha ha ha ha ha haa
Six or eight thousand years ago
They laid down the law. Ah ha ha ha ha ha ha ha haa

I’ll meet you by the third pyramid
I’ll meet you by the third pyramid
Ah come on, that’s what I want, we’ll meet
In Mesopotamia. oh oh oh

(We’re goin’ down to meet) Now I ain’t no student,
(Feel those vibrations) of ancient culture
(I know a neat excavation) Before I talk
I should read a book. (Mesopotamia, that’s where I wanna go)
But there’s one thing that I do know, (Mesopotamia, that’s where I wanna go)
There’s a lot of ruins in Mesopotamia.

Six or eight thousand years ago
They laid down the law. Ah ha ha ha ha ha ha ha haa
Six or eight thousand years ago
They laid down the law. Ah ha ha ha ha ha ha ha haa
In Mesopotamia. Ah ha ha ha ha ha ha ha haa
They laid down the law. Ah ha ha ha ha ha ha ha haa
In Mesopotamia. Ah ha ha ha ha ha ha ha haa

le acque tornano

ogni sera
ogni giorno
ogni mattina

raccontare vite
e poi la mia, addosso,
l’amore fa miracoli
doppelganger aggressivo

perché ogni attimo cambia,
le acque tornano
dopo lunghe parabole sentimentali

per rimanere fresche
si tuffano negli anfratti carsici
e riemergono intatte

dove le rondini potranno bere
e portarne una goccia al sole

lo stesso
vedi?
è lo stesso!

ce la siamo fatta 44

Veleggia l’estate, arriva il mega caldone e ovviamente si rompe il condizionatore, mentre il ventilatore non lo troviamo più. In moschea la situazione è tragica, Agone si sente male in continuazione causa colpi di calore. Ha persino cercato di farsi passare per l’ottavo carabiniere della stazione di Piacenza pur di farsi portare al fresco, ma non è stato creduto. Ora stiamo cercando di rianimarlo sventolandogli sulla faccia foto di Roberto Bettega e Beppe Furino. Sembra abbia inciso molto l’ennesima vittoria juventina in serie A, per cui le coronarie gli sono saltate come al bowling.
Abbiamo telefonato al presidente delle Lombardia Jimmy Fontana per chiedergli qualche camice e qualche set sanitario in regalo per giocare al dottore con la first lady (mica per curare Agone, per lui abbiamo già chiamato il cassamortaro), che è ancora qui e non sappiamo più a chi sbolognarla. Non porta la mascherina, neppure le mutande, non cucina e non fa nulla. L’unico che riesce un attimino a tenerla calma è Cobra, ma non capiamo cosa si dicono, parlano in americano stretto. Jimmy ci ha risposto telefonicamente che in Lombardia non c’è più niente da rubare, e che è meglio gettare il bambino assieme all’acqua sporca.
Che situazione!