letture amArgine: VORREI

Un amico mi ha inviato questo testo, l’accompagnamento è umile e scabro come lui “Una delle mie stupide elucubrazioni, un abbraccio”. Ne sei sicuro? Io penso si tratti di desideri comuni, voglia di essere veri, parole vere in cerca di vere persone.

VORREI ! …

Vorrei poter percorrere in un attimo il cammino dell’infinito –
Vorrei in un attimo capire il pianto di un bimbo –
Vorrei avere il coraggio di stringere la mano che si protende verso di me –
Vorrei saper ridere di me e della mia ignoranza –
Vorrei aver la forza di gridare al mondo i miei limiti –
Vorrei non chiudermi, come spesso faccio, per aprire la mia anima al mondo –
Vorrei poter vincere la mia ipocrisia, paura e viltà –
Vorrei poter essere ciò che sono senza maschere e finzioni –
Vorrei poter esprimere liberamente ciò che il mio Sé profondo mi suggerisce con fievole voce-
Vorrei poter correre veloce senza temere che il vento mi accarezzi scorrendo sul mio viso scompigliandomi i capelli –
Vorrei spogliarmi di me mettendo a nudo le mie parti più vere, la mia anima –

VORREI !!! …

fauna amArgine: un calcetto al cosidetto ministro del Lavoro Poletti

Rimanga tra noi e i due o trecento che leggeranno. Poletti il presunto ministro, è appena normodotato nel senso che ha il pollice opponibile come tutti i primati e qualche bancario. Ha fatto carriera partendo dalla FGCI, facendosi un culo così a forza di chiudere cappelletti per i festival de l’Unità. Cosa lo distingueva dagli altri, a parte le non eccelse doti intellettuali? Una non comune capacità di maneggio (non dei cavalli) lo stare sempre dalla cosca, ehm… pardon, dalla parte che vinceva. Il PD (nelle sue varie sigle e declinazioni dal rossissimo al rosè al profondo renziano, governa la mia amata Emilia Romagna da 71 anni. Trovatemi un altro paese al mondo dove lo stesso partito tiene il potere da così tanto tempo. Finiti i galantuomini, come i dinosauri purtroppo estinti, e non dite Bersani, perché farebbe bene ad aprire una pulitintolavanderia per giaguari. Il PCI/PDS/DS/PD è diventato partito degli affari peggio della peggior DC, delle coop miliardarie della finanza. Tutta bella gente col cuore (forse) a sinistra, ma con la saccoccia ben salda a destra. Concludendo, in Calabria c’è la ‘ndrangheta, in Sicilia Cosa Nostra, in Campania Jenny ‘a Carogna. Cosa c’è in Emilia Romagna, chi fa sì che non si muova appalto che dio non voglia? Lo scrivo sanguinando lacrime di sangiovese. Glielo darei io un bel calcetto a costui, soch!

letture amArgine: due poesie di Lucia Gaddo Zanovello

Il libro “Consapevolvenze” di Lucia Gaddo Zanovello da cui sono tratti questi due brani è un fantastico cinema multisala, ma la sceneggiatrice è una sola, ed è una grande.

La via

Voglio stare dentro un’idea di mamma
nel sole di un sorriso
nel largo di un porto
chiuso ai marosi
e uscire sapendo
dell’attesa che tutto prepara.
Ma lo scheletro di Dio è come il mio
domanda l’immagine sua.
Certo che lo spirito animale
anima pelle e mirabili tegumenti ai viventi
a tutte le stirpi dei morienti semoventi.
So che a ragione nascono tutti
a buona ragione e giusta
e che il mistero grande di trovarla
è la via che cerco.

L’imbarazzo di essere felici

Come replicare a tanto aperte braccia
se non fiondandosi come di corsa
nel centro della disponibilità.
È che chi vede da fuori non capisce,
fatto certo è che pare come la gelosia
sensazione in sé di torto subíto.
La gioia a volte dà piú briga del pianto
perché mette a debito
in questo mondo fatto per patire.
La festa ingombra piú dell’amarezza
se traboccando urta
il vaso vuoto dell’altro.
Rimettere in pari il livello d’ansia
tarato sulla medietà della sopravvivenza
è impresa che richiede ingegno piú che doglia,
non per nulla si dice
che il sollievo del riso sia etico dovere.
È la ferita
materia di scambio all’apparire umano
arteria e raccordo
nodo e sbocco
nella stretta di essere al mondo.

Notizie biobibliografiche sull’autrice sono reperibili qui:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lucia_Gaddo_Zanovello

A mia madre

gli uomini cedui non chiedono conto.
in base alle leggi gravitazionali
cadono insolenti come finimondi
facendo scempio di vetri smerigliati.
Gli anniversari vanno composti
inscenati più volte, giorno e notte
sillaba per sillaba, silenzio per silenzio
fermati e disposti senza deviazioni
dentro l’aria chiusa di camere oscure,
tenendo ben saldi i polsi all’acropoli
di ogni desiderio pratico. L’avevi detto,
sembra un gioco a dadi e sponda
su un tappeto verde che arrossisce
prima di aver rilanciato l’addio.
Il torto è dalla parte del soldato,
pagine sciatte di gerundi avvoltoi
incontinenti e subito dimenticate
rivelano un tardivo volerti bene
intessuto d’improvvisazioni, sai
ora è molto tempo fa e mi sento
stazionarti in grembo

ascolti amArgine: cosa è successo alla Ragazza?

“ I testi di Panella sono vertigini linguistiche, le musiche di Battisti sono gli abissi adatti per precipitarvi.” ( cit. da http://cronachebabilonesi.blogspot.it/2013/08/battisti-panella-piccolo-preambolo-ai.html)

Penso sia necessario dar tempo alla poesia, anche a quella travestita da canzonetta. Tutti i più illustri critici musicali, dopo la sua inversione di rotta non a 360 gradi ma a 720, hanno affermato che Lucio Battisti abbia voluto scientemente distruggere la propria immagine dopo il successo con Mogol. Battisti non ha neppure risposto, non ne valeva la pena. Fosse stato per i tuttologi, il nostro avrebbe fatto la fine dei Dik Dik oppure si sarebbe ritirato a vita privata, fatto i cazzi propri e goduta la caterva di milioni/miliardi meritatamente guadagnati durante gli anni ‘70. Non lo ha fatto. Un artista nella sua condizione, invece, si è permesso il lusso che solitamente si concedono artisti disperati in cerca di un’ultima chanche, si è messo in gioco. Il risultato è stato uno dei migliori e più resistenti prodotti artistici in assoluto in Italia nell’ambito della cosidetta musica leggera dal dopoguerra a oggi. Le parole di Pasquale Panella, gli arrangiamenti di Battisti e uno staff di musicisti e produttori, non un italiano tra loro purtroppo, assolutamente in linea con tendenze musicali all’epoca avveniristiche, hanno prodotto 40 canzoni, 40 capolavori, 40 poesie. Luzzatto Fegiz, tiè! (Flavio Almerighi)

discografia essenziale:
Don Giovanni, Numero Uno, 1986;
L’apparenza, Numero Uno, 1988;
La sposa occidentale, CBS, 1990;
C.S.A.R. (Cosa Succederà Alla Ragazza) Columbia, 1992;
Hegel, Numero Uno, 1994.

roastbeef al sangue

by Georgi Andinov

“Sa che io per l’appunto
sono semplice, so scherzare.
Semplice da ferire
da guarire. E mi lascia fare
una coorte di errori
tenendomi per mano”

È stupido che, come noi
milioni di limoni
giudizi pressanti e diversi
rispettino casette
buone a nulla, allineate
dipinte dello stesso colore.

Ignobile tempo prestato
alla tranquillità dell’abbaglio,
non c’è retribuzione
nessun imponibile sufficiente
a saldare un conto, un
roastbeef al sangue.

Niente e nessuno è più grande
di noi. Tutti sappiamo,
spaccare teste non è bene
ma lo facciamo ugualmente.