La birreria delle cose

Ci facciamo le spine migliori con spavalda tristezza,
alle cose inutili in penombra offriamo altrettante imprecazioni.
Ogni tanto è strana voglia di libri, di verità pronte da asporto,
ad affogare dentro silenzi dove non saprebbero mai nuotare.

In realtà vero terrore è quello delle sei del mattino,
quando la primavera si mozza sotto il telefono della doccia.
Abbiamo tutti qualche buon numero in agenda e donne imbastite.
Vite di lavoro il cui ricavato suona, ma dà sempre occupato.

Comporre una poesia, mentre in Slovenia le piantagioni di luppolo
sembrano non finire mai, i Romani non essersene mai andati.
Quanti inverni passano senza lasciare nemmeno un biglietto!
La birreria delle cose chiude, presenta il conto, non dà resto.

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Concorso di poesia La Staffetta: vincitori e cerimonia di premiazione

Anzitutto un sentitissimo ringraziamento ai membri della Giuria, i Professori Leonardo Altieri, Bruno Bartoletti, Annalisa Rodeghiero e Francesco Sassetto, che, con il loro lavoro così serio e puntuale, hanno reso possibile e credibile l’ottima riuscita della Prima Edizione di questo premio. Un ringraziamento al Presidente della Sezione Anpi di Castelbolognese, Lucio Borghesi, e a tutta l’Anpi per l’interesse e l’entusiasmo con cui hanno seguito e valorizzato l’idea di questo Concorso di Poesia.

Riepilogo qui sotto i nominativi dei vincitori per singola sezione ma non in graduatoria:

Sezione A (Dialoghi di Resistenze): Roberto Ragazzi, Filippo Fenara, Pietro Catalano, Mariangela Ruggiu, Enzo Bacca, Maria Grazia Iriti.

Sezione (Tema Libero): Enzo Bacca, Serenella Menichetti, Veronica Agnoletti, Roberto Ragazzi, Pietro Catalano, Rosario Bocchino.

La graduatoria finale sarà comunicata durante la cerimonia di premiazione che si svolgerà sabato 27 aprile alle ore dieci presso la Residenza Municipale di Castelbolognese (Palazzo Mengoni) in Piazza Bernardi, alla presenza del Sindaco, dei Giurati, e della stampa.

 

 

Sposta il carrello.

Sposta il carrello. Spegni le luci
dopo aver letto. Il letto è lontano,
impellente la voglia di scriverci sopra,
tornare in cantina, rompere due bottiglie,
ma le bottiglie non ci sono,
e il tuo letto è lontano, nubi nerastre.
Le rondini usano prudenza. Sette rondini,
autorizzano a dire è primavera!

Ricordati i piedi nella riconquista
della posizione eretta,
quando gli spiccioli cadono a terra
e non c’è voglia di abbandonarli al destino,
non ce n’è peggiore
nel pezzetto di rame inutile,
del barbone morto di freddo e cherosene
nel tirarlo su da terra.

Lo so, tanta paura in giro, che non si sa mai
quando verranno giorno e ora.
Il mercato non fornisce vuoti a rendere,
soltanto indurite pigne cadute.
Odiami, tieni la boccetta in borsa.
Sposta il carrello. Il binario è fisso.

Gioielli Rubati 34: Flavia Tomassini – Savina Dolores Massa – Milli Graffi – Daniela Cerrato – Bozhidar Pangelov (bogpan) – mimi – Franz – Matt Taggart.

Pimiento

Esemplarmente
soffriggo in tegame peperoni capperi e cipolla,
indecisa se aggiungere due foglie di basilico;
sono già molto profumati.
Vi rovescio un tanto d’acqua.
I peperoni di solito ne rilasciano, ma questi no.
Si vede che sono freschi.
Al Sud o in Spagna la stagione potrebbe essere
avanti. Forse sono di serra. Acqua non ne fanno.
Si vede che sono sodi.
Non esemplarmente
sto sul discrimine invisibile
che separa senso e non – senso, così come
sul fuoco ci stanno i peperoni,
Umberto Bindi canta nelle orecchie
una prosa monotona e sentimentale.

di Flavia Tomassini, qui:
https://flaviatomassini.wordpress.com/2019/03/07/pimiento/

*

Capirsi così

Macerare nel vino e nell’insonnia
capirsi mosto velenoso
e andare avanti
spaventati di sé quanto ammaliati
frugare con le unghie il proprio sangue
per berlo dai polsi un poco aperti
immaginarsi corvo su una lapide
fuggire dal pensiero
in riso roco, poco.
Capirsi così, indisponenti e odiosi
godere dell’allontanarsi dei sobri
dei maestri equilibristi
sulla corda dell’esistenza,
le corde sono cappi
per altri che domandano perdono
della loro ebbrezza malcelata
patetico urlo strozzato nella pancia
gonfia per avvoltoi incalliti
pronti nelle zanne.

Divorate pure gli epitaffi
stampati sulle fronti disperatamente vive:
facile nutrirsi della debolezza degli inferni.

di Savina.Dolores.Massa.,qui:
https://www.facebook.com/savina.massa

*

Per alzarsi.
Kreuza non sollevò le coperte.
Non si appoggiò sul gomito.
Non si drizzò sulla schiena.
Non allungò le gambe fuori dal letto verso il pavimento
sul tappeto i piedi
e prima aperti gli occhi per alzarsi.

Per alzarsi.
Kreuza cambiò in definizione della posizione orizzontale.

Una mente che demenzialmente mente.
Mentire per carenza di virtù tutte riconducibili alla mente.
Una mente mentisce.
Mentiscente. Demenza mentiscente.
Mentisce chi è sano di mente. Robusto. Corazzato.
Il mentiscente corazzato mente per eccesso di vizi tutti riconducibili
alla mente.

E chi è così debole da non saper mentire?

di Milli Graffi, qui:
http://www.archiviomauriziospatola.com/prod/pdf_archivio/A00213.pdf

*

binario precario

Fabbricati dismessi di rimpianta produzione
fantasmi di salari e casse integrazione
l’operaio dilsocato, l’indotto s’è impiccato,
in periferia imperano sale giochi dove impegnano
anche il quinto di padre o nonno pensionato,
dignità suicida, lavoro contingentato
appeso a un filo interdentale usato,
oscillante da sincope come vuole il mercato.
Regna l’impero di capitali digitali
s’investono a moscacieca bitcoin, moneta fittizia,
mentre qualcuno ravana nei bidoni d’immondizia
in cerca di scarti per poter sopravvivere,
è un mondo involuto con nostalgia del passato
all’epoca del dopoguerra dove i padri han sudato
per costruire un benessere che ben poco è durato.
Recessione, si o no? al posto giusto va la crocetta
se non hai l’occhio ricoperto di suina fetta
il lavoro l’han ridotto come il pane a borsa nera,
al Grande Tavolo non se ne parla da anni
twittano e presenziano sul corriere della sera
con l’ultimo selfie in posa ghignante e idiota
indegni d’esser chiamati alla guida italiota,
e mentre i colossi finanziari ingrassano in giornata
ascolto con nostalgia la gucciniana avvelenata.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/03/31/binario-precario/

*
CON UN SOFFIO DI LORCA

Quando tornerò, Belen,
la luna sarà piena.

Salterò oltre il recinto,
di fronte alla porta,
con il cuore in mano.
Cuore pazzo, cuore pazzo
di notte per aver bruciato.
Uscirai, Belen, uscirai,
la
mia pelle è bianca,
gli occhi sono neri.
Il mio cavallo batte gli zoccoli
sul selciato. Lasciali battere.
Un’onda batte sulla riva.
Lasciala battere.
Trecento persone stanno piangendo.
Trecento persone piangeranno
per il mio sangue rosso.
Cuore pazzo, cuore
bruciato di notte bruciato.

Torno, Belen.
E nessuno mi riconosca!

di bogpan, qui:
https://bogpan.wordpress.com/2019/03/29/with-a-waft-of-lorka/

*

Nell’ora della terra

mi ritroverai:
quando tutto nella notte sembrerà tacere.

Sarà nel soffio che spegnerà il fiammifero
nel sospiro che muoverà la fiamma
nella brezza che arriverà dal mare
fino a fluttuare la tua tenda

il mio pensiero.

di mimi, qui:
https://lepaginestrappateadisegnare.home.blog/

*

Canto dell’amore perduto Blues

I’ vaco sbarianno,
‘o ssaje ca vaco sbarianno
e so anne, assaje anne ca me danno
(lamento in sax)
N’ata notte senz’ammore
senza nu ciato de calore
comm’è fredda chesta stanza
e ‘a cervella fora danza
(Sax in ottave a salire)
Senza ‘o schiocco e’ nu vaso
è na schiumma stu travaso
nu sudore senz’ammore
friddo e scuro dinto ‘o core
(lamento in sax)
N’ata notte senz’ammore
senza nu ciato de calore
dinto’a stanza grigia e scura
pure’a speranza mme fa’ paura.
(chiusa in cascata di note dolorose ad libitum)

di Franz, qui:
https://infinitis8.wordpress.com/2019/04/03/canto-dellamore-perduto-blues/

*

Fa male provare ad aprirlo.
Così, ho fatto come sempre,
sono andato al pub a leggere un libro.
Questa volta ero nel libro.
Il bar era pieno, così sono rimasto in piedi nell’angolo
e ho preso una birra scura.
Il rumore delle molte conversazioni
sbiadì, come succede sempre quando leggo,
ma quando ho toccato il libro sembrava elettrico.
“Eccomi,” pensai. ”
Sto per leggere la mia storia”.
Ma non potevo farlo. Ho aperto il libro a pagina 62.
Diavolo, ho persino fatto una foto.
Ma non ho potuto leggere la mia breve storia.
Non potevo nemmeno andare oltre la seconda riga.
Non sono sicuro del perché. Non so cosa sia successo.
Molto probabilmente leggerò tutti gli altri e non leggerò mai il mio.

di Matt Taggart, qui:
https://mtaggartwriter.wordpress.com/2018/08/13/poem-78/

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Ascolti amArgine: Still crazy after all these years – Paul Simon, 1975.

Una canzone d’amore di Paul Simon fresco reduce dalla separazione da Art Garfunkel. Ricordo della mia antica adolescenza. Perché in fondo in fondo sono un vecchio, inguaribile, romanticone.

Ancora pazzo dopo tutti questi anni.

Ho incontrato il mio vecchio amore
In strada la scorsa notte
Sembrava così felice di vedermi
Mi ha sorriso
E abbiamo parlato dei vecchi tempi
Abbiamo bevuto qualche birra
Ancora pazzo dopo tutti questi anni
Oh, ancora pazzo dopo tutti questi anni

Io non sono il tipo di uomo
Che tende a socializzare
Mi sembra di appoggiarmi
A vecchie abitudini familiari
E non vado pazzo per le canzoni d’amore
Che sussurrano nelle orecchie
Ancora pazzo tutti questi anni

Quattro del mattino
Fuori, sbadigliando
Voglia di vita a modo mio
Non sarò mai preoccupato
Perché dovrei?
Lo so che è tutta dissolvenza una gonna

Ora mi metto alla finestra
E guardo le macchine, e passano
Temo che farò qualche danno
Un bel giorno
Ma non sarei condannato
Da una giuria di miei coetanei
Ancora pazzo dopo tutti questi anni

Oh ancora pazzo dopo tutti questi anni

TESTO ORIGINALE

I met my old lover
On the street last night
She seemed so glad to see me
I just smiled
And we talked about some old times
And we drank ourselves some beers
Still crazy after all these years
Oh, still crazy after all these years

I’m not the kind of man
Who tends to socialize
I seem to lean on
Old familiar ways
And I aint no fool for love songs
That whisper in my ears
Still crazy afler all these years
Oh, still crazy after all these years

Four in the morning
Tapped out, yawning
Longing my life a–way
I’ll never worry
Why should I?
I know it’s all gonna fade

Now I sit by my window
And I watch the cars go by
I fear I’ll do some damage
One fine day
But I would not be convicted
By a jury of my peers
Still crazy after all these years
Oh, still crazy
Still crazy
Still crazy after all these years

Paul Simon

Amarti

Amarti la bocca, gli occhi.
Il collo proteggerlo.
Amarti la vita, il seno,
i fianchi con pazienza.

Ogni giorno.
Amarti le spalle, il cuore,
la schiena. I capelli
contarli uno a uno.

Amarti donna e uomo.
Appartenere.
Amarti più giù, dov’è
emozione: ogni attimo
sentirti viva dentro
ogni tua stilla.

Amarti il sangue, le vene,
la pelle fino alla radice
dei passi.
Amarti all’infinito,
senza tempo e luogo
in milioni di mondi.

Amarti. Amarti. Sei tu.
L’amore è uno solo.

Ascolti amArgine: Do You Know Where You’re Going To? – Diana Ross (1975)

Do You Know Where You’re Going To è un brano scritto da Michael Masser, Gerry Goffin e Lee Holdridge, inciso originariamente nel 1973 da Thelma Houston. La versione più nota è quella incisa nel 1975 da Diana Ross per la colonna sonora del film, diretto da Berry Gordy, Mahogany (con il titolo Theme from Mahogany), che si guadagnò una nomination al Premio Oscar come miglior canzone; oltre a essere uno di quei lenti strappa mutanda che spopolavano nei festini casarecci anni Settanta (secolo scorso, ohimè).

SAI DOVE STAI ANDANDO?

Sai dove stai andando?
Ti piacciono le cose che la vita ti sta mostrando
Dove stai andando
Lo sai?

Hai capito?
Cosa speri
Quando ti guardi indietro
Non c’è nessuna porta aperta
Cosa speri
Lo sai?

Una volta ci fermavamo in tempo
Inseguendo le fantasie
che ci riempivano le menti
Sapevi quanto ti amavo
Ma il mio spirito era libero
Ridi alle domande
Che una volta mi hai fatto

Adesso ripensando a tutto ciò che abbiamo progettato
Lasciamo tanti sogni
Scivolare tra le mani
Perché dobbiamo aspettare così tanto
Prima vedremo
Quanto potranno essere tristi
le risposte

Hai capito?
Cosa stai sperando
Quando guardi dietro di te
Non c’è nessuna porta aperta
Cosa speri
Lo sai?

TESTO ORIGINALE

Do You Know
Where you’re going to?
Do you like the things?
That life is showing you
Where are you going to?
Do you know?

Do you get?
What you’re hoping for?
When you look behind you
There’s no open doors
What are you hoping for?
Do you know?

Once we were standing still, in time
Chasing the fantasies and feeling all nice
You knew how I loved you, but my-spirit was free
Laughing at the questions
That you once asked of me

Now looking back at all we’ve had
We let so many dreams just slip through our hands
Why must we wait so long, before we see?
How sad the answers to those questions can be

Do you get?
What you’re hoping for
When you look behind you
There’s no open doors
What are you hoping for?
Do you know?

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