armi segrete

sorrisi cicatrici astiose
armi segrete ingombrano
l’ultimo giorno d’estate.
Colette ai primi d’autunno
forse è stata
ben più di un uomo,
virtù e castità
chiuse a due mandate
e un solo servizio
rimasto in penombra
Voglio una calza
che tratteggi circi
e altri ospiti, sotto
una veranda di alberi alti
per oscurare il tempo
e una lama vigliacca.
La sigaretta accesa
a ingannare allarmi
dove l’ho messa?
Chi ha già vissuto
per piacere si allontani

Il fronte interno

Potrai andare al video tra 3 – 2 – 1.
La strada è dentro, marciano i tamburi
la cadenza del passo
tra rovine vetrine tenute insieme
da polizze cristalli,
nessuna ragione per odiare
più di quante già ne abbiano.
Giovani senza futuro,
case di riposo affari loro
per anziani senza memoria.
I senatori ladri si salvano la vita,
soldati senza uniforme
indossano mimetiche, nemmeno le madri
li riconosceranno.
Il museo di Buchenwald fa orario continuato,
vuoi provare l’emozione? Farai la doccetta?
Il fronte interno barcolla
dentature affamate di modelle pronte
ad altra fame per placare la propria.
Sarà una bellissima vacanza.
Portami verso l’estate
ci diremo tutto
il semenzaio sputerà vite nuove,
il vento le porterà, il caso è prezioso.
Le imposte e il danaro mantengono
ottima la piega ai pantaloni.
Troppe domande, il romanticismo non è
una scienza esatta.
E’ finita non fai più parte della mia vita.
Posa la mano troverai che sono un uomo.

letture aMargine: Salvatore Martino

Attenzione a manipolare i poeti, scottano. Attenzione a volerli per forza incastrare in un puzzle cervellotico, che nulla ha a vedere con la Poesia. Le acque sonnacchiose della poesia italiana, incapaci di incutere rispetto, non hanno bisogno di uomini della medicina. C’è bisogno di gente ispirata, e il nuovo troverà disponibilità di menti aperte.
In questa ottica possiamo godere leggendo un poeta che non è secondo a nessuno e la cui libertà di pensiero incute naturalmente rispetto.

La voce freddamente si addormenta da Avanzare di ritorno 1980-1984

Con l’anima vagando a quella mèta
mormorio che sconfigge ogni dolore
l’inafferrata leggiadria dell’essere
e il labbro misterioso della luna
incautamente intreccia le caviglie
laccio annodato per nuove migrazioni

Digradano armonie per quanti implorano
marcire o disseccare avanti l’alba
confondersi alla notte alla paura
alla botola gonfia di escrementi
lungo il bianco crinale che ci ossifica
immensa vela che dilata ai venti
verso una terra ormai disabitata

La barca dell’amore s’è spezzata
contro il quotidiano della vita

Abitiamo con l’Altro una cella circolare
e l’infinito muro si assottiglia
Se a un tratto vi penetra la luce
il nome forse rammento
come l’avessi già dimenticato

Tutto nell’imbuto si restringe
Tutto cade in prescrizione

Come uccelli votati alla deriva
vagammo sull’onda meridiana
e non c’era palude che non ci appartenesse
detriti s’addensavano all’uscita
colmando le bocche di rifiuti

Continuammo
A cadere
Nell’orrore

Questa lunga scoperta di cadaveri
gonfiava le narici
di una insopportabile letizia
Le mani che ci assalivano
chissà a quali donne appartenute
uomini avanti noi precipitati
nell’unica voragine
che al prodigio divino ci confonde

E risalire non sarà possibile
la traccia perfino dell’amore
nel gorgo diluita
il nome cancellato dai registri

Una sudicia luna sopravvive
per ispirare bugiardi cantastorie
sulle loro chitarre eterneranno
quest’epopea di eroi massificati

Dalla linea intoccabile dell’ombra
un canto dolcissimo si leva
presto cancellerà nel vuoto
tutto l’indescrivibile clamore

*

Il messaggio dell’imperatore da Libro della cancellazione 1996-2004

L’avanguardia macedone avanzava
a fatica
dimenticato il clamore
dell’ultima battaglia

Cercavano Dario che fuggiva

All’estremo orizzonte
d’improvviso
appena visibile
poi sempre più vicino
quello che restava
dell’esercito persiano

E staccato da esso
ancora più lontano
un solitario carro trascinato
da due vacche ferite

Un anonimo soldato si avvicina
a quello che era stato
il Re dei Re
disteso e morente
il suo cane soltanto
lo guardava
Immagino che l’uomo
in un sacro silenzio
abbia accostato alle sue labbra
un bicchiere di vino
un ultimo segno di follia
e accarezzando il cane
nel gesto antico della fedeltà
abbia ascoltato
le ultime parole del sovrano

– Ti prego
di al tuo Re
che mi incontrasti
nell’ultimo bagliore della vita
ti prego
devi dire ad Alessandro
quando una sera di giugno lo vedrai
disteso e morente a Babilonia
che il suo impero di sabbia
si scioglierà nell’acqua

Quello che fu il mio impero
ritroverà il passato splendore

Così nella mia morte
il mio sogno ritorna
nella sua discende nell’oblio-

*

La maschera e gli specchi da La metamorfosi del buio 2006-2012

Sei salito alla mèta del tuo divenire
davanti allo specchio
che lacera ogni tua parola
Cerca allora nel labirinto
che disorienta i tuoi passi
la maschera appoggiata sopra il letto
che aspetta il suo mattino da indossare

Forse riconoscendo quel giardino
dove le rose fioriscono d’inverno
e gli uccelli si attardano a scovare
briciole dimenticate di una festa
incontrerai le voci che hanno sillabato
l’incastro del tuo nome

Era un crepuscolo d’inverno
ignaro di promesse e tradimenti

*

L’oscura perifrasi dell’esistenza da La metamorfosi del buio 2006-2012

La quercia a picco sopra la mia casa
la bianca solitudine del mare
quell’albero cresciuto in Amazzonia
la tolda spaventosa di una nave
che trascina nel fondo la sua storia
i castelli di pietra in Arizona
l’impagabile amore del mio cane
il grido di un uccello inascoltato
una notte di luna ad Agrigento
il tucano che vidi in un mattino
traversare il Rio Dulce in Guatemala
quel crepuscolo rosso in Normandia

Il dolcissimo sguardo di mia madre
che mi accarezza dalla sua finestra
se ancora parto e chissà mai se torno
il clamoroso agguato dell’insonnia
un bacio che non so dimenticare
il calcolo perfetto e mai trovato
l’insidia incorruttibile del sesso
il corpo che dispero di tradire
l’oscura trama ordita nella sabbia
il cavaliere senza la clessidra
l’incontro casuale con la morte
il grande falco che ci porta via

Tamerlano che veglia nelle steppe
e medita il potere e l’universo
un giovane studente in Palestina
e nel suo sogno viaggia per pregare
sulla spianata di Gerusalemme
il coraggio e la forza d’Israele
un uomo disperato in Babilonia
che lotta per cacciare l’invasore
il ragazzo partito dal Nebraska
e certamente ignora le ragioni
di questa sciagurata spedizione
Ulisse che disegna il suo cavallo
Cesare e Bruto e tutti i congiurati
Giuda che scopre di essere un destino

Traducono una cifra questi eventi
la frammentaria trama della realtà?
O sono il vago racconto di un aedo
le immagini speculari dell’Idea
che sopravvive all’insulto del tempo
verso il Nulla verso l’Eternità?

Salvatore Martino è nato a Cammarata, nel cuore più segreto della Sicilia, a mezza strada tra Palermo e Agrigento, il 16 gennaio del 1940. Attore e regista, vive in campagna nei pressi di Roma.
Ha pubblicato: Attraverso l’Assiria (1969), La fondazione di Ninive (1977), Commemorazione dei vivi (1979), Avanzare di ritorno (1984), La tredicesima fatica (1987), Il guardiano dei cobra (1992), Le città possedute dalla luna (1998), Libro della cancellazione (2004), Nella prigione azzurra del sonetto (2009), La metamorfosi del buio (2012). Nel 2015 esce l’Opera Completa del poeta in Cinquant’anni di poesia (1962-2013).

Ha ottenuto numerosi riconoscimenti: i Premi Ragusa, Pisa, Città di Arsita, Gaetano Salveti, Città di Adelfia, il Premio della Giuria al Città di Penne e all’Alfonso Gatto, il Premio Internazionale Eugenio Montale e il Premio Sikania per la poesia inedita.
Nel 1980 gli è stato conferito il Davide di Michelangelo.
Nel 2000il premio internazionale Ultimo Novecento-Pisa nel Mondo per la sezione Teatro e Poesia.
Nel 2005 il Premio della Presidenza del Consigliuo

È direttore editoriale della rivista di Turismo e Cultura Belmondo. Dal 2002 al 2010 ha tenuto un laboratorio di scrittura creativa poetica presso l’Università Roma Tre, e nel 2008 un Master presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli

fuck the system: lettera aperta alla lettrice di una rivista letteraria internazionale

Cara Signora, il suo intento è ammirevole, parte dall’umiltà, che tutti dovremmo avere, di chi si ritiene nella condizione e nella curiosità di volere imparare qualcosa da chi ne sa più di noi. Anch’io mi avvicinai a questo luogo e a questa gente con la stessa volontà, e in effetti per un lungo tempo ho appreso. A volte si sono verificati malaugurati incidenti, dovuti più che altro all’incomprensione o all’eccessiva franchezza, ma nel complesso, quando si vuole imparare, quando si vogliono allargare gli orizzonti non si fa molto caso a qualche inciampo, si prova a riprendere il cammino considerando il valore aggiunto che può essere l’esperienza di uno SCAMBIO con determinate persone di cui hai soprattutto stima e per le quali, con l’andare del tempo e della condivisione, inizi a nutrire persino affetto. Questo gruppo è formato da alcuni maschi alfa, preparati, e come tutti i creativi pieni di se stessi, poi c’è una piccola corte dei miracoli che, pensando di trarne qualche vantaggio, gira intorno. Quello che molti non capiscono, o non vogliono capire, è che un contributo fattivo non si può e non si deve limitare a un semplice “trarne qualcosa, trovare l’occasione per auto promuoversi o farsi promuovere”, il tutto deve essere un libero scambio: “io ho questa idea ve la sottopongo”, “io conosco questi autori, cosa ne pensate?”. Finché ha girato così andava bene, ora per una svariata serie di motivi, e qualche marchetta di troppo, il giocattolo sembra essersi inceppato. Se posso permettermi un consiglio, la prego, tragga da questa frequentazione il meglio e per il resto non si occupi troppo delle sindromi o delle idiosincrasie che qualcuno ogni tanto lascia inavvertitamente affiorare. Qui c’è stato molto da imparare, vada a ritroso negli anni, questo blog è un’autentica miniera. Ora è un po’ ripiegato a rimirarsi l’ombelico, ma non è detto che l’impasse, grazie all’interscambio con persone intelligenti, come suppongo Lei sia, possa essere superato. Questo è quello che auguro a Lei, e a tutti quanti. Il resto è scorie, è velleità, autoreferenzialità, maleducazione, incapacità nel saper gestire al meglio un luogo aperto al pubblico se pur virtuale. Un saluto.

Flavio Almerighi

solo le macchine non soffriranno

siamo stati europei
figli a vita nominati da Pertini
nipoti, pronipoti
clienti utenti

siamo stati piccoli e grassi
poi grandi

siamo diventati padri
abbiamo perso treni
sopportato ritardi
smarrite chiavi e ombrelli

qualcuno ha trovato un bel musetto
altri no

solo le macchine non soffriranno
più che una doccia
servono due belle tasche:
una per il thermos
l’altra per il Candido di Voltaire