ascolti amArgine: Celebrate the bullet – Selecter (1981)

Continuiamo in ska. Questa canzone sembra molto adatta ai politici che, seguendo i sondaggi, istigano odio e i risultati si vedono.

Celebra il proiettile

Celebra il proiettile,
metti il ​​dito sul grilletto,
ma non tirarlo,
Perché sai
non tornerà indietro.

Celebra il proiettile,
Ma fai per scherzo,
Hai detto a tutti di premere,
Perché sai
che non ti rimbalzeranno addosso.

Celebra il proiettile

Celebra il proiettile,
metti il ​​dito sul grilletto,
ma non tirarlo,
“Perché sai
che non si torna indietro.

Celebra il proiettile,
Tutto diventerà molto più grande,
Devi davvero dimostrarlo,
Perché sai che non ti colpirà.

TESTO ORIGINALE

Celebrate the bullet,
Put your finger on the trigger,
But you don’t have to pull it,
‘Cos you know it won’t bring them,
Back to you, back to you.

Celebrate the bullet,
But you have to snigger,
You told ‘em all to shove it,
‘Cos you know it won’t bring them,
Back to you, back to you.

Celebrate the bullet, bullet, bullet, bullet, bullet, bullet.
Celebrate the bullet, bullet, bullet, bullet, bullet, bullet.
Celebrate the bullet, bullet, bullet, bullet, bullet, bullet.
Celebrate the bullet, bullet, bullet, bullet, bullet, bullet.

Celebrate the bullet,
Put your finger on the trigger,
But you don’t have to pull it,
‘Cos you know it won’t bring them
Back to you, back to you.

Celebrate the bullet,
It all seems to get much bigger,
Do you really have to prove it,
‘Cos you know it won’t bring them,
Back to you, back to you.

Celebrate the bullet, bullet, bullet, bullet, bullet, bullet.
Celebrate the bullet, bullet, bullet, bullet, bullet, bullet.
Celebrate the bullet, bullet, bullet, bullet, bullet, bullet.
Celebrate the bullet, bullet, bullet, bullet, bullet, bullet.

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l’indicibile che manca

La pioggia penetrò le scarpe, annientò ombrelli.
Fu Capodanno bagnato di un anno poco propizio.
Spesso si torna in angoli belli la prima volta,
mentre la neve protesta di doversi sciogliere,
entrare nel tombini, arrivare sfinita in mare:
quel mare abisso sempre pronto e nero
restituisce conchiglie morte, scuote la chiesa,
là dov’è sempre la punta coraggiosa, inerme.
La natura non si fa mancare nulla, candele
pronte a rinfocolare preghiere mute:
sempre lo stesso mare, malgrado il buon pasto,
non lascia mai doma l’inquieutudine sottile
pronta a riprendersi nel tempo e con esso
l’indicibile che manca.

Lunedì su Neobar: Intervista Senza Domande ad Alberto Rizzi (di Flavio Almerighi)

Come alcuni sapranno, da un paio d’annetti faccio parte della Redazione di Neobar, blog che invito tutti a frequentare più spesso. Questa intervista risale a un anno e mezzo fa: non rinnego una parola di quanto scrissi per Alberto Rizzi e le sue Poesie dell’uccidere in volo.

Neobar

“Poesie dell’uccidere in volo”: raccolta di poesie per niente accomodanti, per niente celebrative e per niente nostalgiche, scritte attraverso gli occhi di un pilota d’aereo della I Guerra Mondiale, un libro che si distingue. Anzitutto per la figura anticonvenzionale dell’autore. Alberto Rizzi è anzitutto uomo libero poi poeta. Libero da ogni obbligo e da ogni convenzione nei confronti del mondo asfittico della poesia italiana. Un autore in grado di contribuire a renderla più dignitosa restandone fuori. Le poesie si stendono sulla pagina, su tutta la pagina, creando gli stessi vortici d’aria e parole che un aviatore di cent’anni fa poteva sentire e scorgere dal suo biplano di stoffa e legno più pesante dell’aria. Cronaca delle visioni di un aviatore dal suo arruolamento al suo congedo. Traggo la sequenza di una poesia non ripiegata su sé stessa, per niente autoreferenziale, ma ben viva. L’autore piega, aggrega, storpia le parole come materia…

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puntate di seconda mano

L’Illuminismo creò tinte spente
puntate di seconda mano.

Sonia ebbe tre figli,
morì per prima.
Tutta la vita stese panni bianchi,
raffreddò crostate sul davanzale,
mentre tutto attorno le fu
devastazione e tradimenti.

Gli uomini penetrati nel suo ricordo,
ebbero altre vite:
incontrarli
non implicava disibernazione,
risveglio alcune volte sì.

La folla di cui fu parte, diminuì
sotto gli occhi di tutti, nessuno
se ne accorse per fuggire in tempo.

Oggi è leggenda, fantasia capovolta,
le troverai fra fiori appassiti
dentro l’erba alta, pochi
ricordano ancora dove.

Gioielli Rubati 14: Riccardo Mattii (Sin Apsi) – Aglaja Veteranyi – Mario Benedetti – Brigida Liparoti – Sotirios Pastakas – Lance Sheridan – Bianca Bi – Daniela Cerrato.

Riccardo è stato una persona bella, sincera, ironica e urticante oltre tutto. Ricordo scontri epici con Lui, ma mai oltre il limite: e pur non avendo una lira, volle partecipare al crowdfunding di Caleranno i Vandali, la sua morte è stata una vera perdita. La sua presenza mi fa capire, una volta in più, quanto sia importante vivere la vita nel migliore dei modi, senza pentirsi di un solo istante vissuto, ma anche l’irrequietezza confusa e contusa, giusto per tentare l’ossimoro col silenzio. Pensando che, malgrado tutte le merde pestate ogni giorno, il mondo è bello perché ci sono e ci sono state persone belle come Lui. Ripartiamo da qui, nonostante la voce sia ancora poca e qualche dolore di troppo persista.

Alla cara memoria di Riccardo Mattii, gli amici non ti dimenticano.

Allo stato terminale di te stesso
i pensieri sono grosse formiche nere
che richiamate dal crepuscolo
procedono seguendo una linea irregolare.
Allo stato terminale di te stesso
comprendi che uno solo è il tempo,una sola la morte,
poche le ossessioni,poche le notti d’amore,
poche le poesie,
poche le strade che portano fuori da te stesso.
Allo stato terminale di te stesso
attendi la nuova miseria
del prossimo istante.

di Riccardo Mattii, qui
https://www.facebook.com/SIN4p

*

La fuga

La bambina mette la bambola nella valigia.
La madre mette la bambina nella valigia
Il padre mette madre e casa nella valigia

Il paese straniero mette il padre con valigia nella valigia.
Rispedisce tutto indietro

Si nascondono nel bosco:

1 bambola
1 bambina
1 madre
1 padre
1 casa
2 valigie
1 fuga

(traduzione di Anna Maria Curci)

di Aglaja Veteranyi, qui:
https://ws081amcu.wordpress.com/2018/02/03/aglaja-veteranyi-la-fuga/

*

TEORIA DEGLI INSIEMI

Ogni corpo ha
la sua armonia e
la sua disarmonia

in alcuni casi
la somma delle armonie
può essere quasi
stucchevole

in altri
l’insieme
delle disarmonie
produce qualcosa di superiore
alla bellezza

di Mario Benedetti tratto da: Viento del exilio, 1981, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2018/11/24/teoria-degli-insiemi/

*

PAGAIE

passa il velluto umido
carezza sui seni
e poi, fino in giù
.
sei,

nel mio velluto ti ho passato
nella sofferenza del momento
e maturandoti, ho maturato
.
forti le gambe nel prenderti
e lasciarti
senza lasciarti andare
.
sostenermi su di te ed affondare
nel mio fondo
duro quanto basta
.
se vuoi dirmelo non farlo
ora
le parole sono lingua e denti
.
è animale che annusa,
questa pelle è
match di pugni di abiti scivolati
.
nei reni l’atto sacro
scandisce un orologio
anni di attimi in dissolvenza
.
pagaie appaiate di un kayak
fendono schiume
per raggiungere placide acque

di Brigida Liparoti, qui:
https://haimaiprovatoapettinareilvento.wordpress.com/2014/11/10/pagaie/

*

UN POSTO NELLA STORIA

Jack Daniel’s da via Benakis, dentici
da via Themistokleus, entrambe parallele
di via Trikupis, tutte e tre perpendicolari
a via dell’Accademia: è degno forse di sconcerto
che in queste quattro strade entri tutta la nostra vita?
Ogni cosa che vola o nuota o striscia
nel quartiere di Exarchia rivendica il suo posto
al sole: inventa la sua epopea quotidiana,
sfida la propria odissea, perché
ognuno di noi accompagna l’anima
di un adolescente che gli batte nel petto.
Qui intorno, ogni azione anonima
con molta reverenza si appella alla storia
ed in ogni istante attende di essere definitivamente assolta.
Dov’era ieri o l’altro ieri quando la polizia
ha ucciso un quindicenne?

di Sotirios Pastakas, qui:
http://www.labottegadelbarbieri.org/sotirios-pastakas/

*

SONO IN PIEDI

Preferirei rimanere coi piedi per terra.
Non sono una siepe con le mie radici che corrono
nel terreno, risucchiando acqua di pozzo artesiano
con derivati ​​minerali e resti del cimitero
in modo da poter brillare ogni primavera come una foglia verde;
Nemmeno io sono l’incarnazione di un giardino arato
attirando la mia giusta parte di larve e cornacchie,
sapendo che presto dovrò fermarmi.
Rispetto a me, una siepe è immortale,
e una testa d’ortaggio è più corta ma più meritevole,
insisto per avere una lunga vita e il portamento dell’altro.

Questa notte, nel chiarore infinitesimale della luce del vicino,
la siepe è andata a dormire
Eppure, rimango in piedi su questa scala di legno che sputa moccio e un colpo di tosse
ho un aspetto piuttosto penoso, ma nessuno sembra accorgersene.
Tra i brividi, sogno un bel letto caldo,
qui fuori, al freddo, dormire è piuttosto difficile,
assomiglio più che altro a un grande procione con occhiaie;
i miei processi mentali si stanno affievolendo.
Non è naturale per me essere in piedi su una scala alle tre meno un quarto del pomeriggio.
Ho persino preso l’abitudine di iniziare una conversazione con un gufo celeste.
Quindi, per l’amor del cielo, qualcuno venga a darmi un lazo!

Copyright © 21/07/18 Lance Sheridan® , qui:
I am vertical

*

SAI DI PIETRA E DI PAPAVERO

ci svegliavamo tra gli strazi dei maiali
i vecchi ci mandavano a chiamare
per macchiare le lenzuola
di tutti i papaveri pazienti, arresi
alla pietra
e tu ora sai di pietra e di papavero.
mi sussurri cantilene e grilli
mi carezzi e pungi
con rossi melograni e fichi d’india e neri
drappeggi di austere vedovanze.
l’anima m’hai seminato fra i sassi
tuoi dagli occhi fissi
e le mura maldicenti
e la litania degli alberi
sterili,
tu sai di pietra e di papavero.
cacciavamo il sole via dalle persiane
ci mischiavamo alle rane con le carni secche
tra i campi rubavamo i calli
ai contadini
giocavamo a palla con le buste
e si era nudi, nudi eravamo e tutto intorno
sbucciate le cose
come lingue di porco mozzate.
sai di pietra e di papavero, denso papavero pulsante
tu mi chiami, terra crollata
radice storpia,
mi urli e mi spalanchi.

di Bianca Bi, qui:
https://biancabiblog.wordpress.com/2018/11/21/sai-di-pietra-e-di-papavero/

*

Montmartre nell’inizio novecento

Parigi in fantasmagorica notte
sentori d’amore e follie
groviglio di buio che s’accende
per i boulevards d’insegne e bugie,
delusioni affogate nella verde fata
stroboscopiche illusioni lungo la strada
ricca di musiche e bordelli di lusso,
il novecento dei primi vagiti
è libertà sprigionata addosso
curiosità appagata a vario prezzo.
per ogni tasca c’è un amore comprato
qualcuno s’è innamorato, accasato
giurando fedeltà e amore eterno,
altri hanno continuato il loro inferno
mentre la Senna scorreva ogni giorno
tra il calpestìo delle orme creative
di Pablo, Amedeo, Renoir e Utrillo,
pennelli di classe del noto quartiere
tra due secoli cuore pulsante del bello.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2018/11/25/montmartre-nellinizio-novecento/

************************

Ascolta & Leggi: Toto & Roberta Dapunt

Non è vero che nessuno ne parla, in web ci sono pagine su pagine che parlano di questa autrice. Rifiutando comunque di essere preda di facili entusiasmi… leggiamo ascoltando

A chi pensa che io non sia di oggi,
io dico che il mio stare ad ascoltarlo è oggi.
Non è ieri, non sarà domani la mia attenzione,
bensí oggi. Oggi sono e sto qui davanti al foglio di carta,
sente forte il graffio di ogni mia parola.
Che da esse parte l’intimità quotidiana del mio corpo,
il suo nudo guardarmi è aderenza indubitabile alla realtà.
Da lui soltanto la mia vista, da lui il mio udito,
nelle sue mani l’umido nero degli orti in questo luogo
e sotto i piedi il fruscio verde e nel dicembre
il freddo a mostrare chiare le stelle.

Dunque, so di non errare. Non mi perdo,
finché posso tenermi forte a questo.

Le beatitudini della malattia (Einaudi, 2013)

*

Poesia dolce

Due volte in vita mia
ebbi l’amore dentro il corpo,
viscerale più di qualunque altro sentimento.
L’utero accoglieva per tempo e desiderio,
ciò che più avrei curato dopo.
So per certo, non vi è quiete più giusta
di un ventre materno,
dentro, infatti, vi cresce il paradiso in carne e ossa.
Ogni volta lo chiamai per nome
dopo averlo partorito
e per questo, mi era dato piangere di contento.

Questo scrivo ed è uguale il sentimento ora
per le figlie che a lungo mi abitarono dentro.
Come un tabernacolo le ho conservate,
talmente sacra per me è la loro vita,
che non esse sono mie,23
ma io appartengo a loro,
che sono il seme e il germoglio,
la gettata e la primavera
di ogni volta che mi rivolgono in viso
il loro sguardo per incontrare il mio.

*

Delle solitudini I

Eppure lo vedo, resisitente rimanermi accanto,
il delirio di personalità è una catena di montaggio
tra la condizione di chi è solo e il bisogno di comunicazione.
è voce persa la mia, che si trasforma in emozione
anche quando non è richiesta.

Curato ciò che appare e lì dietro le incisioni nel volto,
nell’universo dei discorsi e delle parole scritte
la solitudine non è isolamento, non è isolamento la solitudine,
che potrà essere espansione del verso
ma rimane capitolazione dello spirito,

Sincope I

lì in fondo ad ogni ultimo verso
improvvisa è la perdita di coscienza.
Lettore, io emetto suoni su tempi deboli,
così l’alcol, così l’amore e la morte.
Sono queste le mie verità,
lasciano le visioni accese persino al gelo notturno.
Che nella notte, io le rumino,
ma nel giorno, io di loro mi alimento.

(da Sincope, Einaudi 2018)

***

Roberta Dapunt è nata in Val Badia nel 1970. Ha pubblicato le raccolte di poesia OscuraMente (1993), La carezzata mela (1999), La terra più del paradiso (Einaudi, 2008) e Le beatitudini della malattia (Einaudi, 2013). Presso l’editore Folio (Vienna-Bolzano) è uscito un altro suo libro di poesie con traduzione tedesca a fronte dal titolo Nauz, in ladino con traduzione in tedesco a fronte (2012), ora ripubblicata anche con traduzione in italiano (Il ponte del Sale, 2017). Sempre per Einaudi, nel 2018, ha pubbilcato la raccolta di poesie Sincope.

I Toto sono un gruppo musicale rock statunitense formatosi a Los Angeles nel 1976, famosi per uno stile musicale che combina elementi provenienti dalla musica rock, in particolare progressive rock, hard rock, con pop, soul, funk, R&B e jazz, che li ha fatti apprezzare da un pubblico molto variegato. In più di 35 anni di carriera hanno pubblicato 28 album e venduto complessivamente più di 40 milioni di copie.