Numero minimo quattordici di Irene Rapelli (nuovo e book scaricabile gratuitamente)

Irene Rapelli, la leggo minimo da un paio d’anni, ha saputo svecchiare e arricchire di contenuti un genere poetico, il sonetto, altrimenti ridotto a mero, sterile esercizio di stile.

Qui trovate il suo nuovo e book

Numero minimo quattordici

oppure qui:

Numero-minimo-quattordici_Irene-Rapelli_ebook-2

ne raccomando caldamente la lettura.

scosse strumentali

ora il vento tira a tardi
sull’onda mite di passi, tanti,
da sembrare terremoto:
in realtà solo impronte,
scosse strumentali

e beato chi le percorre tutte,
senza paura di indietreggiare
calpestando di nuovo orme
lasciate a terra, timbri di vita
smossa da rinnovare

pasti coscienti e nudi,
ovulazione in cerca di:
qualcosa digradante verso il mare

questo è il sale della Terra
perenne movimento, affaticato,
eppure negli occhi luce
abituata a rientrare in grembo:
di là
veniamo tutti, partendo
per tornare

alla madre dimenticata, presente
dov’è rassicurante asciutto,
mentre indomato il vento
ancora tira a tardi

ce la siamo fatta 30

Due giorni che che si lavora da negri qui in edicola, Agone ha finito la sua parte di malloppo prima che gli facessero il tetto. Un’edicola senza tetto, ma ditemi voi! Questa notte ha piovuto forte e siamo qui coi secchi a cercare di asciugare.
– Tanto in estate non piove! – Le ultime parole famose, ma vààà….
Qui, più che Sole e Luna, oppure Corna Vissute, sarebbe il caso di mettere l’insegna del Titanic.
Gli altri stanno spendendo i soldi più o meno allegramente.
Cobra è bravissimo, si limita a comprare armi sempre nuove e fantasiose, l’ultima è un violino spara vairus, e mentre suona Paganini infetta il nemico. Poi ripete la solita frase – Tu sei il male io sono la cura! – e procede con la chiusura pratica. Di Vargas sappiamo, ha donato metà della sua parte ai Comunisti Rossi e Rissosi, ha comprato un televisore mega schermo, dove passa le ore a guardarsi pornazzi aracnidi. Francamente non sapevo esistessero ragni così lascivi. Monnezza è scomparso da qualche giorno, si dice stia rilevando la Trattoria Pizzeria La Pernacchia, ma lo scopriremo solo vivendo. Adrianone ha nascosto la sua parte sotto il frigo e se la dorme 18 ore al giorno, per apparire un gatto insospettabile. La first lady se ne sta sempre a letto e non apre a nessuno, quindi è inutile che andiate a suonare alla porta della moschea spacciandovi per salafiti.
Resta questo senso di burla, barzelletta, alcuni pensano ancora che i tamponi siano anali, ma ho un presentimento…

Ascolta & Leggi: Poesie di Salvatore Leone, musica di Ennio Morricone

Ogni poeta che si rispetti sa essere nudo, ma col pudore di un pasto, con la forza decisa di chi sa di essere da sempre e ogni giorno un bersaglio. La poesia di Salvatore Leone vive una propria identità, commovente e destabilizzante, ed è raro in questo tempo di scommesse e raccomandazioni. Eccovi tre suoi inediti, buona lettura.

visitate il suo blog:
https://ssalvatoreleone.wordpress.com/

*

Con te era diverso,
agli altri mordevo un capezzolo
per sentirli gridare.
Non sai come ci si sente, addosso
e ti butti nelle braccia di Manolo, Francisco e Mohamed
senza distinguere i volti, pareti umide e salate.
Sai, mi alitavano sul collo
bestie a me sconosciute, lingue larghe e rosse.
Non ricordo tutti questi nomi, ho ancora in testa
il suono della cerniera che si abbassa, lo scintillio
della fibbia sganciata di fretta.
Agli altri mordevo un capezzolo, perché mi ero convinto
di una cosa, per ovviare alla tua mancanza
avrei dovuto mangiare un uomo, intero, iniziando dal petto.
Mi sono perso tra le cosce di Saber
come un maledetto ebreo.
Sai che in Chueca mi hanno stordito, con la droga
dello stupro nel bicchiere, senza una ragione?
Come se ti appartenessi ancora.
Mi sono svegliato in un letto barocco
pieno di addolorate e santi.
Non sai come ci si sente.
Ecco com’è andata in tutti questi anni,
mordevo, mordevo al capezzolo
e all’addome.

*

Mi sono improvvisato poeta

E adesso? Provo ribrezzo
per chi non ha la tua portata di strada,
la curva addolcita del tuo viso.
E il sapore al gomito è piuttosto acre.
Non ti ho detto di Aymen, che mi copriva
con un lenzuolo, non appena il canto si alzava
dai minareti, rinnegandomi a dio
almeno quattro volte al giorno.
Pregava nudo, rivolto a Est, fronte nel marmo freddo,
si piegava a mezza luna con l’alba sulla schiena.

Mi sono abituato alla solitudine
con la rivolta dei gelsomini, a porte sprangate
ho buttato giù due righe. Il vino c’era.
Mi sei venuto in mente quando gli sciacalli di Ben Alì
terrorizzavano grandi e piccoli nelle case.
Allora ho buttato giù due righe,
mi sono improvvisato poeta
nelle carceri argentee della luna,
in qualche modo tu dovevi sopravvivere.

Sono rimasto infantile
perché andavo per strada nelle ore di coprifuoco,
non per incoscienza, ma per sbadataggine
dondolando le braccia, scanzonato
e sorridendo al mio cecchino.

Ho rovinato le mie ossa in un hammam
non temo i tramonti ormai adulti sul ventre
non temo l’imbrunire, mi sono improvvisato guardiano
ai primi luminari delle tue scapole.

*

Kate Moss

Vivienne Westwood
non parlava con nessuno, aggiustava un ricciolo
allo specchio, incurante del via vai intorno, tra piume
e gonnelloni scozzesi. Per l’autunno inverno 94/95
decise di sfilare a Milano, chiamarono noi studentelli di moda,
come staff di vestilisti. Porgere gli abiti alle modelle
che non si reggevano in piedi, e vigilare sugli outfits,
poteva essere una gavetta.
Quel giorno Kate Moss arrivò piccola e più strabica del solito,
avrei voluto uno sguardo così divaricato,
per spiegare tutto il mare, da Capo a Capo in una sola volta.
Vivienne Westwood mi fissava da lontano
sorridendo teneramente come una madre.
Poi abbassò gli occhi, si infilò in un pesante abito
settecentesco, per andare lì fuori ad accogliere ovazioni e rose.
Camminai lungo il Naviglio Grande di notte
per anni, ero sempre piegato alle ringhiere.
Alla mia giovane età dovevo comprendere
se carezzare un metro di seta
ti avrebbe reso giustizia.

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Salvatore Leone è nato in Sicilia nel 1971. Dal 2012 raccoglie i suoi testi inediti nel blog Il vizio dell’aria.
Ha pubblicato Nero Femmina (libri amArgine 2019), ed è presente in antologie tra sui “I poeti dell’ovulo” di Paolo Castronuovo.

Per chi volesse scaricare Nero Femmina:
Libri amArgine 8 Salvatore Leone

d’acque dolci

cenare?
Ho già cenato,
fa un caldo greve su tutta la Romagna
immobile, sempre in cerca
di un ritmo popolare da affrontare

noi non perdoniamo, ma
invochiamo misericordia ogni giorno
ballando con piedi presi a prestito
da marinai sgomenti e d’acque dolci

sereni omicidi, sappiamo
di non poter fare a meno di aprire
gole, e prima di sera
vivremo trafitti
un tramonto pazzesco

Fiume plastico

Passo la vita
coltivando questa pianura immonda,
per accumulare derrate deperibili,
con pause la domenica mattina
per la Chiesa e il Partito,
che tanto non conta
la plastica fluviale gettata ai pesci.

Più facile non dire, denunciare altri
in nome del progresso, per il profitto,
inodore e incolore.

Sono l’approssimare di Modena
e superarla sparato,
veloce, insaziabile.

Lavoro dalle cinque del mattino,
m’indurisco alla luce del giorno,
e di notte non dormo.

Gioielli Rubati 99: Eletta Senso – Luciana Riommi – Maria Allo – Anna Maria Curci – Franz – Carlo Molinari – Enrico Tartagni – Italo Bonassi.

Da questo numero del Domenicale è doveroso il ringraziamento a Daniela Cerrato per l’entusiasmo, la freschezza e l’aria di rinnovamento che sta portando a questa rubrica. Grazie.

TROVATE LA RUBRICA ANCHE QUI:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

Temporale

Mi piace il temporale
per la forza e l’impeto
– nel carnato velo del cielo.
Perché colora
di livido scuro il vento
e s’abbatte così improvviso
con rombi e sobbalzi
sulla piana striata di freschezza.
Perché colora il buio
con lampi elettrici
e tremanti parole.
E smuove l’erba
– abbandonata e dolce nel corpo –
creando onde ritmiche.
Mi piace il temporale
come i baci strappati
che hanno
i brividi lunghi.
Perché è vitale
e rompe la stasi
e le soste del sonno.
Per come esalta il giallo
e il viola
in un alone d’echi.

di Eletta Senso, qui:
Temporale

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inverno

avvertimi se arriva un’altra estate
avvertimi prima che faccia sera.

per il viaggio
seguirò le tracce di un inverno.
io non ho mai pensato
che l’inverno fosse anaffettivo.

di Luciana Riommi, qui:
https://lallaerre.wordpress.com/2020/06/27/inverno/

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Come da un’altra terra

Non c’è riparo ai colpi
se nuda la vita con i piedi
nell’erba la senti slittare
tra le nebbie…
Se con occhi arrossati
annoti di silenzio la pelle
mentre sotto le dita
il pantano umano
ti inchioda spine sul petto.
Solo lo sguardo di rondine
in volo col fiato di un dio
oltre la notte
avanza con più calda luce
fino a saperti terra
come da un’altra terra
per troppo ardore.

di Maria Allo, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/06/30/come-da-unaltra-terra-di-maria-allo/

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τὸν καλὸν ἀγῶνα

Per ritrovare il senso
ermeneutica salda
senza affannarsi a orpelli
formulette orecchiate:

“critica militante”
“vera poesia civile”

Sciocchezze: è sempre agone
vita pensiero scelta.

di Anna Maria Curci, qui:
https://www.facebook.com/anna.curci.37?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAW8DvIMPQkq9rUR3__mxxCEtQeJyIuZ1Cc5CLLgonmBIRtRLBY7z-cOtVjPSHvSu5U3UkUloBR0j5B&hc_ref=ARR_NNHXb-U22Lu3VUnRoaI3QLDX0F4LBjHnsQqwibru5h_09wDtFw2BELnJGO2dReM&fref=nf

*

Un ritorno eterno.

Tu sola conosci la pelle del mio dolore.
Questa scorticata carne
che seppe rifiorire in amore…
Tu sola conosci
il contrappasso del mio cerchio infernale
tu sola sai che è dannazione
che fa male, assai male.
Ma a volte, lo sai, da questa Malebolge
vedo spicchi di cosmo
e a lui sereno il mio sguardo si volge.
Oh, dal chiuso chiuso del mio inferno,
scrivo versi
carezzando un ritorno eterno.

di Franz, qui:
da https://infinitis8.wordpress.com/2020/07/01/un-ritorno-eterno/

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DI RONDINI ZIGANE

Garrisce
questa nuova alba
al canto sfrenato
di rondini senza meta,
e il cuore fiorisce
e si mescola fiero
al verde dei tralci.
La notte s’è fregiata
di ceruleo e di pesca
e le nuvole s’incalzano
verso il cosmo tenero,
che non puoi palpare
ma che si fa decantare
tra papaveri e grano d’oro.
Ci si può smarrire
negl’impeti di luce
senza una preghiera.

di Carlo Molinari, qui
https://carlomolinariit.wordpress.com/2020/07/01/di-rondini-zigane/

*

E POI?

Dove
la mia ragione sanguina
ascoltando il male
che mi cresce
e i giorni gli anni le morti e poi…
e poi e poi…
e poi le storie le chiacchiere di dio
su tutte le nostre eucarestie
coi suoi giorni delle burle
antiritratti di se stesso
colorati con due soldi di ricordi
dal suo trono
vicino a cieli riempiti
con le parole della gente…
e non son stato io…

di Enrico Tartagni, qui:
https://wordpress.com/read/blogs/10014338/posts/54791

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L’ALTRA MELA

E Dio mi disse:
Guarda, questa è Eva,
quella con la mela, e questo è Adamo,
questo è il serpente,
e questo qui che vedi,
un po’ più a destra, è l‘albero del Bene
ma anche però del Male, e qui c’è un’altra
mela, mangiala,
è squisita.
Ma era un sogno, e fu che mi svegliai,
terrorizzato, ma mi ritrovai
tenendo in una mano
l’altra mela.
Accanto a me, Eva mi sorrideva.

di Italo Bonassi, qui
https://italobonassi.wordpress.com/2020/04/18/anche-le-lucertole-meditano/

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ce la siamo fatta 29

Eccovi, come sempre incoscienti, tutti al mare à mostrà le chiappe chiare! Siete una serie immonda di panze e culoni bassi da far raccappricciare il povero Edgar Allan Poe. Mi vengono chieste a più riprese notizie del presidente Fontana: lo abbiamo abbandonato, attaccandolo a un paracarro in autostrada. Si è rosicchiato il guinzaglio e ha ottenuto un passaggio da alcuni camperisti lussemburghesi. Fingendosi un lama dei Pirenei, li ha impietositi a un punto tale che, malgrado gli sputi con cui li ha colpiti e affondati, i poverini sono deceduti sul colpo chiedendo scusa. Si è eclissato, le ultime notizie lo danno a festeggiare il 4 luglio alla manifestazione di Trumpo a Monte Rushmore, dove interpreta il naso di Jefferson Davis.
Oggi però è un gran giorno anche per noi, c’è l’inaugurazione della nuova edicola di Agone: ha persino cambiato nome, non più il vecchio e obsoleto “Sole e Luna” da oggi, 120 metri quadri di giornali, doppi servizi, condizionamento dell’aria su entrambi i due piani, e soprattutto campeggia la nuova denominazione: Edicola Corna Vissute. Agone ha speso bene la sua parte di malloppo. Comunque non facciamo scherzi, andiamo tutti in mascherina (come da immagine in sovrimpressione)! E non fate i furbi, si mangia una volta sola, Ragno Vargas e Monnezza vi apporranno un timbro sulla fronte e non potrete barare. Buon lockdown a tuttiiiiiiiii.