letture amArgine: il nuovo libro di Claudio Borghi

Scrisse in una delle sue più belle canzoni/poesie Federico Fiumani dei Diaframma: “L’odore delle rose è una reazione chimica/se un giorno lo scoprissi non lo ameresti più? / Il senso delle cose è una coperta stesa/su un passato ancora vivo ma te lo ricordi tu ?”
Se un giorno scoprissi che la poesia può benissimo scaturire anche dalla mente di un fisico non la ameresti più? E’ singolare e stimolante la scrittura di Claudio Borghi, a dimostrazione che gli intellettuali completi, dediti sia alle scienze che alle lettere, esistono ancora. Claudio Borghi e l’indimenticato Ubaldo De Robertis ne sono fulgidi esempi.
Claudio Borghi è nato a Mantova nel 1960. Laureato in fisica all’Università di Bologna, insegna matematica e fisica in un liceo della sua città natale.
Oltre a essere noto per le pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate nazionali ed estere, ha dato alle stampe le due raccolte di poesie Dentro la sfera (2014) e La trama vivente (2016). Imminente l’uscita de L’Anima Sinfonica per Negretto Editore http://www.negrettoeditore.it/
Da questo libro, disponibile a breve, è tratto il brano Tema della rosa (prologo e versi). Buona lettura.

Tema della rosa

La rosa è il simbolo dell’increato. Apre un mare di strana confusione metafisica, di impotenza a capire. Principio terreno del nulla, porta dell’assenza e della contemplazione del vuoto, la rosa è un gioco mentale, un’immagine di verità incompiuta, di silenzio, sostanza che racchiude lo sgorgare dell’invenzione. La rosa è l’implicito.

Rosa e cigno. Il cigno splende come luce di rivelazione, emotività della parola intraducibile, della parola creata che esteriormente rivela la vita. Il cigno è la bellezza aperta, la rosa la bellezza chiusa. Il cigno è la bellezza risolta, la rosa lo stupore isolato. Ogni rosa nasconde un cigno.

La mente trova infine se stessa come rosa staccata da sé, rinata nella coscienza rapita, preludio al distacco inconcepibile in cui il sipario dell’essere si chiude, alla resurrezione della rosa fisica nella rosa eterna.

Il mosaico del tempo brilla di luce strana. Il pensiero si abbandona alla misera vicenda quotidiana, dimentica la musica insondabile e inudibile colta in un semplice bagliore d’estasi. Il cuore lascia che il segno confuso della luce prenda forma nell’io nascosto, come una presenza di mattina diffusa.

*

Si apre ingrandendosi come la rosa
la mente di chiarore accesa,
dal nero incessante trae linfa e sale,

sale la forma attesa, si forma
il coro delle cose, si apre
ingrandendosi come la rosa –

la nota dal centro si dilata,
fiamma d’erba, gemma elementare,
battito silenzioso, luce alata,

nell’intonarsi invisibile del volo
cede la notte, si arrende il buio,
l’assenza impallidisce rivelata

splende l’acqua

cade l’ombra

svariano consistenze, trasparenze,
minima la vita freme in batter d’ali,
in massa dilagano fitte presenze,

il tempo scocca del non detto,
formandosi il verbo si accende,
verde calmo solca l’aria, netto

il coro si colma, cresce lento,
per il velo della coscienza
la luce inoltrandosi si diffonde

fino a spegnersi nel basso
tremare oscuro, sfiora la mente,
nel centro la tocca e la invade piano

– dove finisce il cuore in eterno sollevarsi?

in alto beve il nulla, sospeso
nel chiaro flutto senza forma,
in bianca estenuazione senza futuro

– in alto dunque l’ultima presenza del palpito?

flash poetry: un freschissimo inedito di Adeodato Piazza Nicolai

è sempre più vero, dietro ogni poesia ci sono gli autori, uomini e donne con le loro crisi.
Crisi deriva dal greco krisis, che significa “scelta/decisione”. Il moto della poesia, ultima e inedita di Adeodato Piazza Nicolai, che ringrazio per le gentile concessione, è un moto di bellezza che lo racchiude tutto. Pregi, difetti, sogni, bisogni, tutto un uomo, tutto un mondo. Ti ringrazio Adeo.

IL NOSTRO GIARDINO SEGRETO

I.
Magnolia, bipolare e millenaria
con anima e cuore disgiunti
in perfetta simbiosi
per simboleggiare
l’amore fra uomo e donna.
Tu passione incondizionata,
fedele, libera, con dignità
senza misura; perseveri nel
giardino dell’unione segreta.
Comunione e sigillo di sinfonici
respiri condivisi fino al tramonto.
Tu illimitata dolcezza di
carezze donate e ricambiate
negli attimi più inattesi, quando
la luna sembra sfinita dal suo
vagare. E poi la sorpresa
dei baci sulle labbra assetate di
tenerezza, le guance infiammate
dal pudore. Vorrei regalarti
ogni magnolia sbocciata con
i pistilli come faville che salgono
nel camino del nostro tabià …

II.
Ho riempito la tua veranda
con pansé di vari colori:
bianco e giallo dorato, viola

con arancione. Vorrei
lanciarli in aria come aquiloni
quando tu, bambina innocente
e spensierata, correvi in bicicletta,
capelli al vento, gambe graziose
spingendo i pedali e tua la gonna
trapunta di margherite volava come
foglie dell’ippocastano appena
sbocciate. L’acacia è un bianco
tappeto sospeso nell’aria.
O mia tenera pansé, dammi
la mano e correremo lontano
lontano … … lontano …

III.
La verde foresta di rododendri
nella conca segreta del nido
dove cogliamo mirtilli fragole
margherite e rododendri appena
sbocciati, insieme ai funghi e fiori
selvaggi. Un’ape amica ti sfiora
le dita e tu con tenerezza la guidi
verso il petalo al tuo fianco. Arriva
il nipotino e ti sorride, poi scappa
di nuovo a gambe levate; vola fra
l’erba primaverile. Le mucche
lente, pascolano; si spostano
piano brucando ritmicamente.
Cade adesso la pioggia d’aprile;
guardiamo i rododendri vicini.
Alzano gli occhi ai raggi del sole,
bevono gocce di miele.

Copyright 2017 Adeodato Piazza Nicolai. 19 aprile,
Vigo di Cadore, ore 23:55.

Il tempo è incerto

e, sorridendo mi ritrovo
militare dal pollice alzato
ancor prima di respirare, prima
di qualsiasi altra cosa, tu.
Infinita attesa
dell’interlocutore
di tenere notti.

Si può vivere più a lungo
cavalcando la religione di turno,
lucidare i gradi
aprire camicie sul petto
per arrivare al cuore.

Pantaloni bianchi
ampiamente vissuti
dentro universi paralleli
molte copule, molto onore
è strano,

ma le calzature più antiche
sono disegnate da stilisti nuovi,
oggi il tempo è incerto
brutale il suo sguardo.

LOmbra delle Pinzillacchere

Contestare un ambiente letterario asfittico, stratificato di lecca culo e auto referente è cosa sacrosanta, in primis perché i baroni rendono la letteratura letteramorta. Volere però sostituire un establishment con un altro è disonesto e manipolatore, perché finisce che qualcuno almeno all’inizio ci crede, salvo gli opportunisti e i disperati cercatori di visibilità, quelli ci credono finché si può e poi spostano altrove la loro lingua a strascico. Succede così che un Luciano Nota, per aver definito “scolastica” una delle sue scolastiche traduzioni di un maledetto francese, finisce per censurarti. Finisce anche che un Linguaglossa, che giurava e spergiurava su pile di bibbie e corani che giammai avrebbe censurato nessuno, e che definiva “poveraccio” chi lo faceva, cerca e trova un “casus belli” per eliminare prima e censurare poi chiunque non possa più portargli utilità. Il caso “Letizia Leone” fu eclatante. Qui invece il contraddittorio si accetta, attenti però ai codici ID dei commenti, perché è già successo che qualcuno che voleva sembrare qualcun altro è stato sgamato.

La guerra di Troia è finita ormai da tanto tempo che il protagonista, Odisseo, non ricorda più chi l’abbia vinta. Il mondo è diventato ampio, talmente ampio che l’uomo ha perduto la concreta esperienza dello spazio («Dilatava lo spazio Poseidone») e del tempo («mentre laggiù noi perdevamo il tempo»), il ritorno è diventato problematico («la strada / di casa è risultata troppo lunga»). Non c’è più un «ritorno» poiché esso è possibile soltanto in un orizzonte dove il tempo e lo spazio possono essere conteggiati e vissuti, ma in un mondo debordante e ampio non è più possibile alcuna esperienza del tempo e dello spazio, e quindi della storia. La storia si è allontanata così tanto che la memoria vaga alla rinfusa alla vana ricerca di un appiglio, di un ricordo. Nel mondo di Brodskij la memoria ha perduto il contatto con la storia, e anche con la propria storia personale. (G. Linguaglossa)

Personalmente ritengo che la guerra di Troia e il suo esito finale per il Nostro non siano altro che una metafora della seconda guerra mondiale. I russi (soprattutto i baltici e gli ucraini) all’inizio videro i nazisti come liberatori dalla tremenda tirannide staliniana. Se i tedeschi fossero stati più accondiscendenti con le popolazioni di quei territori, anziché darsi al saccheggio e allo sterminio, avrebbero probabilmente vinto la guerra. Finita l’occupazione nazista, negli stessi sterminati e ancor più devastati territori (parliamo di mezza Europa, Ucraina, Bielorussia, paesi baltici, Caucaso, fino alle porte di Mosca) è tornò il terrore staliniano, sotto forma di rappresaglie persino contro i prigionieri di guerra tornati dalla Germania, persino contro i pochi ebrei scampati ai lager, uccisi o costretti a fuggire. Brodskij stesso fu considerato un “parassita sociale” perseguitato ed esiliato. Mi sembra chiaro che l’eminente critico non conoscendo affatto la storia o avendone perso memoria, imputi lo stesso handicap al povero poeta, che afferma di non ricordare chi abbia vinto la guerra, semplicemente perché non c’è stata nessuna liberazione, nessun dopoguerra, dopo Stalin Hitler, dopo Hitler di nuovo Stalin. Resta il fatto che, essendo morto nel 1996, Brodskij non è in grado di confermare o meno né il mio punto di vista (che non è vangelo) e nemmeno quello dell’eminente critico (che ha la pretesa di essere vangelo), che tra l’altro respinge, fino alla censura e con metodi squadristici ogni pensiero diverso. Ultimamente Borghi e Inchierchia (due fini e preparati intellettuali) ne hanno fatto le spese. Qui qualcuno si è ridotto a limare le pietre delle piramidi per provare che le “misure” si adattano alle sue teorie. Tralasciando per carità umana la mirabolante rivelazione della verità postuma pasoliniana sulla necessità di una NOE (c’è un medium nella redazione dell’Ombra delle Pinzillacchere?) dove anche qui si tira in ballo una altro defunto che non può più parlare.
Fortunatamente la puttana ingiallita si sa difendere molto bene da sola. E’ incontenibile, animalesca, epica, lirica, teatrale, se le tagli una testa, questa subito rispunta. E se ne fotte dei secoli.
Infine una domanda, cosa ha prodotto la Nuova Ontologia Estetica, a parte una decina scarsa di apostoli fanatici e deliranti, e roba tipo questa, che chiamarla poesia è darsi la zappa sui coglioni?

Si fa respiro il pianto

Contro i muri la resa dell’estate.
Batte in petto un tempo lento.
Il pianto reiterato della tortora sale
dalla grondaia al sonno d’alba.
Si fa respiro la stanza che rischiara
attutita di sogni.

*
l’oscillatore
con le ombre sul muro girevole.
Lo stesso ErgoSum ci passa
con l’alito del sidro patogeno. Dal mio sistro
lunare. Nell’incrocio scorza-buco-licantropo.
Nullamsolubitum.
___ L’ascia genetica.
Prendi l’usignolo senza rossiccio.
Alza quei pochi steliflorus verso gli amanti castigati .
Sotto il nostro fossile subanemico.
L’ultima spremitura delle vespe.
Alture d’autunno.
Fuhrergendarmen nel frantoio-ossidana.
Geyser.
Da qualche parte il nostro braccio metallurgico.
Di nuovo un altro fotonEleusino.
La zavorra di vetro.
>…>
Per gli Alberi-Mango.
Seimicentodiciassette bombole d’ossigeno.
Abiti-vetiver per farsi glutine
nel silenzio.
Mama Barack.
L’oboe dentro un tamburo.
Il taglio.
Lo shampo e il rimasuglio della lozione
sulla mensola- specchio.
Millesimicentenari.
La mia bottiglia d’acqua affollata
di biglie.
Calze vuote.
Ti guardavo per ricadere.
(a parte il fatto che si scrive shampoo, poesia o frasi gettate là ‘a la chezz?)

L’albero di Pasquale

Le feste sono aspettarle
sostare più a lungo sulla soglia
con l’unico pensiero di giorni
prossimi a salvarci.

Pasquale spolvera l’albero,
lo riempiranno di barlumi e allegria
lui i suoi figli e la ragazza serba
che fa le veci,
il credo non importa conta la luce
e cosa non si farebbe per riaverla.

Generazioni di domande e catinelle
per tirarlo su come si deve,
un assalto dell’Unno l’abbatte:
pochi secondi in cambio di un eterno,
Rai Sat rettifica. E’ la Settimana Santa
l’albero non serve più.

Passate le feste si torna ad aspettarle.
Pasquale getta gusci d’uovo,
diserbante alle ortiche
mette annunci sui giornali.

il mare in un bicchiere

Penso in fondo in fondo
che dopo ogni congedo o rivolta
restino un uomo e una donna
forse con qualche tema variato,
pur sempre due esseri, amante,
amato, isola in fondo al mare, che
riemergendo tutta bagnata
avvertirà per primo l’angusto
ronzio di una mosca, è strano
eppure anche gli esseri più bassi
si spingono al largo cercando
tratti di chi da sempre amano.