Giorni Iblei di Angela Greco versione inglese di Adeodato Piazza Nicolai

A long poem or micro “poema” it doesn’t need categorizing. The writing of Angela Greco is rich, exaustive, but avoids excessive richness/length in its lines, attaining fascination and musica-lity. “The Iblei Days” is the telli of a summer vacation in Sicily, a short vacation. The heat, the fires, the rugged beauties of the Iblea area of Sicily. It is filtered through the eyes of the woman poet, alsays a sharp and accurate trasmutating into poetry. On the other, hand if her creativity did not pass through the eyesight, for the person behind that look we would have a product and not an art work. I invite you to reead this poem, listen to the assonance,to the powerful verses, so lovely to read beause devoid of dried-up branches and dead-end rail tracks. Angela Greco ha chosen very strong and suggestive verses for each stanza openingso so that the reading is not only fascinating but also self-aware. I think that poetry draws new lymph, because in its way this is a renewed style of writing. (Flavio Almerighi)

Iblei Days – inedited by Angela Greco (August 2017)

An owl flies over the awakening. Few cars
behind the glass; another age rises with the sun
from the stone. Voices from the tiny window barely open
instill in the ears absences and dissonance.
Beams seen far away and deep physiological drops
on the involuntary meridian; the zeroed shadow laughs
of the silence behind green reflectors barely slanted.
The parapet aligns the road and shopping bags; get on,
we have time to disinfect our own habits. Little else
rests waiting for us, the hibiscus and his white petals.

Each house has dead fixtures on the outside wall.
The bridge cuts the eyeview in diagonal, we proceed
parallel to the driedup river. On the right side, the wound
of the last recovery opens her eyes on the hillside
burn by August. We live with grasses left to the choice
of a huge, pityless sun. A crack moans un the road;
an olive tree anchors the earth and a agrasshopper
also awaits the sort at three o’clock in the afternoon.
The first floor is on sale held up by mouths that bluff
the muted eye of the nobles left to guard the collapse.

The sun “barocca” [1] the heat; on the circle carved on the door
echoes a distant train towards nord-east.
The old man next door has cane and white hat
to use for morning shopping. On the tilted tile a nest
and a carrub tree sing. The light is blinding. We enter,
there are still dark corners talking to us. Night clings
with the cricket and the last star of an unberable August.
The crack on the wall and the eye far away; in the absence
of rain, a dryness unwanted. Walls without mortar
lie upon cut-down breasts. There is no shade and the road
is marked by one number only. An indication uprooted
like teeth biting lost feet along this place.

The ibean night has eyes of the plains far from the sea.
Outside it seems we can still survive. The corner
of light invests a bridge with many stumps; a river
rises to the south and swallows the earth, making us equal
and gives back transparencies known to your mouth. The morning
then, is a new climax. The wind narrows both eyes and breath;
shakes up the noons, ruffles the tea hour.
Absences ruminate. Here one doesn’t smoke. The breath
is laboring in your direction. The knots undone,
we are trempests beginning to form, waiting for rain.
The way is marked by small cemeteries; brief pauses
among almond fires and August. Time of one flower.
We’ll dry up at the next station ready for Veronica
to wipe away sweat and the road. The sea at our side
until the return.

[1] NOTE: In Italian the verse begins: “Il sole barocca l’afa”—it is na image that offers no translatable alternatives, hence the translator used “barocca” as in the original. The word is a neologism in Italian, from the adjective “barocco”, meaning baroque. (NdT).

© 2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of GIORNI IBLEI written by Angela Greco.
All Rights Reserved both for the original and its translation.

BIOGRAPHICAL NOTE


ANGELA GRECO was born on May 1, 1976, in Massafra (Province of Taranto). She lives there with her family. In prose she has published Portraint of a Girl at theMirror (Stories, Lupo Editor, 2008); Arabesques Carved by the Sun (Terra d’Ulivi 2013); Personal Eden ( La Vita Felice, 2015, Intro by Rita Pacilio), Crossing me ( Limina Mentis, 2015), with a photography cycle realized with Giorgio Chiantini and an introductive note by Nunzio Tria. Anamorphosis Culture Project, Rome, 2017, Introduction by Giorgio Linguaglossa. Ready for September 2017, Contrary Currents (Ensemble ed. Rome). (© American translation by A. P. Nicolai. All Rights Reserved).

Annunci

letture amArgine: Giorni Iblei di Angela Greco

Poemetto, micro poema poco importa incasellare. La scrittura di Angela Greco qui è ricca, esaustiva, evita però un’eccessiva ricchezza/lunghezza nel verso, assume fascino e musica. Giorni Iblei è resoconto di un viaggio estivo in Sicilia, una breve vacanza. Il caldo, i fuochi, le bellezze asperrime della zona iblea della Sicilia, filtrati dallo sguardo dell’autrice, sempre attento e minuzioso nel registrare e renderli poesia. D’altronde se la creatività non passasse per lo sguardo, per la persona che c’è dietro quello sguardo, avremmo prodotti e non opere d’arte. Invito alla lettura di questo pezzo, alle sue assonanze ai suoi versi forti, bello da leggere perché privo di rami secchi e binari morti. Angela Greco ha scelto versi molto forti e suggestivi a ogni apertura di strofa, sì che la lettura ne sia affascinata ma anche consapevole. Penso che la poesia tragga ristoro, perché a suo modo questo è contribuire al rinnovamento della scrittura. (Flavio Almerighi)

Giorni iblei – inedito di Angela Greco (agosto 2017)

Una civetta sorvola il risveglio. Poche auto
dietro il vetro; un’altra epoca spunta con il sole
dalla pietra. Voci dalla finestrella appena aperta
insinuano all’orecchio assenze e dissonanze.
Travi a vista sulla distanza e cali fisiologici a picco
sull’involontaria meridiana; l’ombra azzerata ride
del silenzio dietro deflettori verdi appena inclinati.
La balaustra riga strada e buste della spesa; sali,
abbiamo tempo per disinfettare l’abitudine. Rimane
poco altro che attendere, l’ibisco e i suoi petali bianchi.

Ogni casa ha morti affissi al muro esterno.
Il ponte taglia l’occhio in diagonale; si procede
paralleli al fiume in secca. Sul fianco destro il livido
dell’ultimo ricovero apre occhi sulla collina
arsa d’agosto. Abitiamo pendii di erbe lasciati al caso
di un impietoso solleone. Raglia un’apertura sulla strada;
un ulivo àncora la terra alla resa ed anche una cicala
attende la sorte alle tre del pomeriggio.
Il primo piano è in vendita sorretto da bocche che beffano
l’occhio muto della nobiltà rimasta a guardia delle cadute.

Il sole barocca l’afa; al giro intagliato sulla porta
fa eco una lontananza di treno verso nord-est.
L’anziano dirimpettaio ha bastone e cappello bianco
per la spesa mattutina. Sulla tegola in bilico tubano
un nido ed un carrubo. La luce acceca. Entriamo,
abbiamo angoli di buio ancora da dirci. La notte s’appella
al grillo e all’ultima stella di un agosto insopportabile.
La crepa sta al muro e l’occhio alla lontananza; nell’assenza
di pioggia si scongiurano sterilità peggiori. Muretti a secco
giacciono su seni mietuti. Non c’è ombra qui e la strada
è segnata solo da un numero. L’indicazione malmessa
evoca denti che mordono il passo perso in questo posto.

La notte iblea ha occhi di pianura lontana dal mare.
Fuori accade anche che si possa sopravvivere. L’angolo
di luce investe un ponte dai molti salti; un fiume
che sale a sud e ingoia la terra, ci accomuna e
restituisce trasparenze che la tua bocca sa. Il mattino,
poi, è nuovo amplesso. Assottiglia occhi e respiro
il vento; scompagina pomeriggi, squaderna l’ora del tè.
Assenze ruminano. Non si fuma qui; il respiro è
impegnato nella tua direzione. Sciolti i nodi
siamo tempeste in formazione in attesa della pioggia.
La via è punteggiata da piccoli cimiteri; brevi soste
tra roghi di mandorlo e agosto. Il tempo di un fiore.
Appassiremo alla prossima stazione pronta di Veronica
a tergere sudore e strada. Ci affianca il mare
fino al ritorno.

*

Notizia sull’autrice: Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la
famiglia. Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo Editore, 2008, prefazione Michelangelo Zizzi); in poesia: A sensi congiunti (Edizioni Smasher, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015, prefazione di Rita Pacilio); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015, con ciclo fotografico realizzato con Giorgio Chiantini e nota
introduttiva di Nunzio Tria); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017, prefazione di Giorgio Linguaglossa); per le Edizioni Ensemble di Roma esce, nel settembre 2017, Correnti contrarie. E’ presente in diverse antologie e su diversi siti e blog nazionali. È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello
stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Commenti e note critiche sono reperibili all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/ .

Un inedito di Giovanni Sagrini (1965) con traduzione di Adeodato Piazza Nicolai

tra brevi rossori di rosa

L’impeto della pazienza
rivede una per una le tue carezze,
i veli lasciati scendere
tra brevi rossori di rosa,
attende un giorno appeso in cielo
dov’è l’occhio primitivo del sole?

Mentre vive non sa smentire
illusione e ricordo
*
Among brief redness of rose

The fury of patience
again sees one by one your caresses,
the veils left falling
among the brief redness of rose,
awaiting one day hung in the sky
where’s the primitive eye of the sun?

While it lives it cannot cancel
illusion and remembrance.

Copyright 2017 for the translation by A. P. Nicolai of the original poem by Giovanni Sagrini. All Rights Reserved.

Giovanni Sagrini nacque a Casola Valsenio (RA) il 21 gennaio 1939. Studente liceale, fu costretto su una sedia a rotelle dall’età di diciott’anni a seguito di un investimento stradale avvenuto sulla provinciale casolana/riolese. Poeta mai pubblicato, i suoi quaderni sono stati ritrovati dopo la morte, avvenuta per complicazioni cardiache nel 1966.

Apriti il colletto (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Apriti il colletto,
è ora di respirare da solo
e della frottola
di un evidente desiderio
passata a malinteso
per non dimenticare.
Risparmia fiato
per nuova incoerenza,
non convincerti che il cuore
possa indurire come pane
da baciare poi gettare
inutile e indigesto,
il pane duro e nero
porta dentro i rudimenti
della terra.
Scalciamo più del dovuto,
siamo uomini in coda
sorpresi dall’agguato
dei martelletti bene allineati
dentro un pianoforte.

*

Open your shirt collar

Open your shirt collar,
it is time to breathe by yourself
and of the lie
of an obvious desire
missunderstood
so as not to forget.
Save your breath
for a novel incoherence,
don’t convince yourself that the heart
can harden like bread
to be kissed then discarded
as useless and undigested,
bread hard and black
carries inside the rudiments
of the earth.
We kick more than is needed,
men lined-up
surprised by the trap
of the strikers well aligned
inside a pianoforte.

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem “Apriti il colletto” of Flavio Almerighi.
All Rights Reserved for the original poem and its translation.

BATTISTI E PANELLA: LA CONVERSIONE DELLA CANZONETTA

9 settembre, ciao Lucio!

Controcoerente

lucio-battisti-pasquale-panella

E non davvero a portata di mano, ma in nessun luogo ha scelto di rifugiare i verbi: per darci da piangere o da ridere, o ancora meglio la possibilità di escluderci da questa realtà; per arrivare fino ai tempi più lontani, inibiti all’accesso della comune immaginazione, quelli che lacerano le nostre lampade vitali, e anche premono per giungerci nelle costole, o in mezzo agli occhi, come fossero saette avventurose.

Ogni verso di quelle opere è una battaglia, data per l’indipendenza della parola.  Non ho mai visto altra ricerca onesta e più coraggiosa, mai nulla che fosse così immortale, così intenso e profondamente laico.

Quelle opere non hanno niente a che vedere con i regolamenti della composizione testuale, perché Panella ha insanguinato il piano musicale di Battisti, lo ha reso adulto, per sua scelta incomprensibile, come si consente a una vera vena dell’avanguardia.

Battisti e Panella sono stati l’uva, il vino…

View original post 411 altre parole

Sticazzi 3.0

Dunque, ricevo un sms con un punto di vista o una citazione sul vero valore dei poeti. Dice, “chi sa fare poesia può avere eventualmente maestri, ma guai a seguire qualcuno. Il vero poeta è in testa, mai gregario”, e penso di essere stato d’accordo fin da quando ho iniziato a leggerlo. In effetti un mix tra parola dell’ennesimo dio minore, ipersalivazione e continui rapporti semi incestuosi tra contigui, provoca un profondo abbattimento della specie, soggetti deboli, scritti grigini poco belli e tutti dello stesso colore. Il sistema che si auto genera e rigenera è perverso e apparentemente indistruttibile. Mediocri, direbbe il Professor Jim Bennett, il cui talento inutile fa male alle lettere: sopravvivono scrivendo buone recensioni in cambio di buone recensioni. E’ ovvio che un sistema che si gonfia e si basta, può produrre letteratura del déjà vu, niente altro. Oltretutto “letteratura” è tutto quanto già stato, quando sei letteratura come minimo sei morto. Un poeta non è un accademico, un critico, un cantautore, può essere un prete o un fabbro: denti aguzzi e mani sode. Voglio leggere da ora in poi solo Poeti, gli altri li lascerò intonsi dentro le loro madrasse a farsi un altro po’ di selfie prima di sparire.
In quanto alla posizione del “fottiti”, sarebbe altro argomento di possibile conversazione, magari ne riparliamo.