ascolti amArgine: Green is the colour – Pink Floyd (1968)

Musicalmente parlando, CR7 alla jummerda è come se Jimmy Page andasse a suonare coi Cugini di Campagna, ma torniamo alla musica seria. L’album Soundtrack from the Film More è del 1968, terzo album dei Pink Floyd, il primo dopo l’abbandono definitivo del migliore di loro. E’ la colonna sonora di un film che porta il titolo omonimo (in italiano More – Di più, ancora di più) ed è stato diretto da Barbet Schroeder. Chi ha visto questo film per favore alzi la mano, che gliela stringo.

Verde è il Colore

La pesante volta celeste restava sospesa
proteggo i miei occhi dalla luce e posso vederti
bianca è la luce che risplende
attraverso la veste che indossi

Lei giaceva nell’ombra di un’onda
indistinte erano le visioni sovrapposte
la luce del sole nei suoi occhi
ma il chiaro di luna la accecava
ogni volta

Verde è il colore di quelli come lei
la velocità dell’occhio inganna la mente
l’invidia è il legame tra quelli che sperano
e quelli che sono dannati.

Green is the Colour, testo originale

Heavy hung the canopy of blue
shade my eyes and I can see you
white is the light that shines
through the dress that you wore

She lay in the shadow of a wave
hazy were the visions overplayed
sunlight in her eyes
but moonshine made her blind
every time

Green is the colour of her kind
quickness of the eye deceives the mind
envy is the bond between the hopeful
and the damned

per testo e traduzione si ringrazia:

https://www.fabiosroom.eu/it/canzoni/green-is-the-colour/

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letture amArgine: Pier Maria Galli qualche appunto

A me piace da anni la scrittura di Pier Maria Galli, esempio vivente (ogni tanto sparisce però) di quanto sia liquida l’arte poetica. Lo aspettiamo e nel mentre leggiamo assieme qualche suo vecchio appunto: il suo blog è qui, scavatelo che merita
https://piermariagalli.wordpress.com/

(trattato breve sul possibile)

potremmo riscrivere l’appuntamento. insomma fissarlo, se credi,
in un verso a tua scelta.
qui le pagine non contano più nulla.
o malvolentieri aggirano chimicamente le mani e tutto quello che si è detto e l’avvenuto evento.
forse dovremmo anteporre l’idea al concepimento. quella pienezza quella voracità
dei fieni dentro l’erba
nel suo verdissimo nome d’erba.
finire lì, in quell’agguato che placa. dove non c’è più giardino ed il latrato della rosacanina stana l’aprile delle faine.
ecco, dovremmo riscriverci così,
con le bocche di un’annata di vitigni sbagliati sull’orlo del bicchiere. intenti a sparire
in uno sguardo e incontrarci senza andare daccapo. come ogni parola fosse e che sia,
sino ad impaginarci su mani credute e diverse

*

ci sono luoghi inespressi.

il silenzio di un lavandino, i capelli in cima alle scale, l’asfalto nel nulla
del pomeriggio, lo studio serale delle onde, un nome proprio ad ogni stanza, una scena muta, diverse scene mute,
un timbro di voce nello sguardo, uno sguardo culminato nella voce, le labbra ricavate
in tutte le ore, un rumore di fragole dietro le spalle, nessun bosco più in là, l’idea assoluta che non esista la parola bosco, l’insistenza delle foglie sino all’infanzia, l’infanzia che è bosco, la pronuncia sfiorata di un movimento tra tanti, l’orbita segreta
di due caviglie, una stanza a mano a mano, i seni bambini ed una vetrina, la tela
su una scena muta, una scena muta priva
di tela, lo spazio della cronaca, la mancanza d’aria in uno spazio tra due parole, le parole che si aprono
perché qualcuno esca, le parole che si aprono e basta, il fragore di una sillaba in una poesia, la poca poesia in tutti
i giardini di una vita, l’atto unico di una vita, un compito scritto, l’ultima parola che si apre in tutte,
i due lati di una strada e lì ci innamoriamo

*

prima i tuoi seni smontati sul comodino. poi le singole parti di una caffettiera questa mattina alle 6.45.
come una trama a parte,
occorrerebbe ricostruire pezzo per pezzo in cima ai tuoi capelli il viso e

la distanza esatta tra il mio letto e la cucina, e l’occorrente per fare
la tua molteplice bocca.

(quasi spiegarsi a gesti per farsi capire
dalla parola amore)

*

[nell’oscurità di persiane] (ennesimo appunto)

facendoti nuda sotto la camicetta, disponi le sedie più recenti
su un lato della stanza, poi sul lato opposto
le sedie che sedevi un attimo fa. sarebbe una felicità priva di luoghi aggiungere altri 2 lati
dove metterci la mia scrivania
e sull’altro la mia figura che si perde in fondo ad una strada deserta,
e farci una stanza

*

[appunto n. 0 sulla mia metafisica]

mi turbano solo
le cose di questo mondo, oggettive e narrabili. l’incapacità delle mie parole
a dirle, ed uno squarcio nel peso

presero a dirsi una cosa. poi ne seguirono altre, fino a quando le parole
ebbero il sopravvento sulle cose. rimasero i corpi come una cosa che non era sospesa
ma nemmeno atterrata, come un leggero disordine tra i significati, nel dubbio, come una cosa che non c’era

Pier Maria Galli è nato nel 1962 e risiede a Orta San Giulio (Novara).
Ha pubblicato su diverse riviste tra cui Fiera, Il Segnale, Bloc Notes, Alla Bottega, ecc. e nell’antologia Discorso Diretto (Ed. Canova).
Le raccolte: Indizio (Ed. TAM TAM, 1987), Dilogia (Ed. del Leone, 1987), La parola, oltre i segni (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1988), L’istinto delle cose (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1989), Basso paesaggio (Quaderni di Poesia del Gruppo Fara, 1989), La trattoria modesta (in proprio, lulu.com), Di un tu e quasi noi (Ed. del Leone, 2005) , Ottanta piccoli studi da lavandino (Ed. I figli belli, 2005), Prima che sia autoritratto (Editrice Zona, 2008), Gli uomini belli ed altri cortometraggi (2009).

Volumi disponibili:

– Ottanta piccoli studi da lavandino (Ed. I figli belli,
2005)

ascolti amArgine: Taking it all too hard – Genesis

Da uno dei peggiori album in assoluto dei Genesis dell’era Collins, una delle loro più belle ballate. Il brano è tratto dall’album Genesis del 1983, un disco altrimenti da dimenticare; Mama, il singlo apripista dell’album, il brano più noto del disco, fa letteralmente schifo.

No, non è di nuovo confuso
No, non gli stessi errori di nuovo.
Stai prendendo tutto a cuore
Stai prendendo tutto troppo sul serio

Perché non riesci a vedere cosa sta succedendo?
So che non lo ammetteresti mai
Tu vorresti non essere mai stato da biasimare
Tutto è un gioco per te
I vecchi tempi se ne sono andati
Ed è meglio lasciarli andare
Non posso aiutarti, è troppo tardi

C’è sempre una ragione per cui è successo
Non hai mai fatto nulla di sbagliato, ma è così
E’ appena successo di cadere a pezzi
Stai prendendo tutto troppo sul serio

Ora che è buio, tutte le tue paure,
Come ombre che strisciano intorno.
Sei troppo spaventato per guardare in basso
Ed è solo per conto tuo

Ma mi manchi ancora
Lo tengo per me

Testo originale

No not this confused again
No not the same mistakes again.
You’re taking it all to heart
You’re taking it all too hard

Why can’t you see what’s going on?
I know you’d never admit
You would ever be to blame
Everything’s a game to you
The old days are gone
And they’re better left alone
I cannot help you, it’s much too late

No not this confused again
No not the same mistakes again.
You’re taking it all to heart
You’re taking it all too hard

There’s always a reason why it happened
You never never did anything wrong, but it
It just happened to fall apart
You’re taking it all too hard

Now that it’s dark, all of your fears,
Like shadows creeping around.
You’re much too scared to look down
And it’s lonely out on your own

The old days are gone
And they’re better left alone
But I still miss you
I keep it to myself

Oh no not this confused again
Oh no not the same mistakes again
You’re taking it all to heart
You’re taking it all too hard

Oh no not this confused again
Oh no not the same mistakes again
You’re taking it all to heart
You’re taking it all too hard
You’re taking it all to heart
You’re taking it all too hard

ascolti amArgine: Glory Box (1994) Portishead

Nel 1994 il Brasile vinse la Coppa del Mondo , Kurt Cobain si suicidò con un colpo di fucile e venne aperto il Tunnel della Manica. Era il 1994 e in Inghilterra predominava l’esuberanza del Brit-pop che aveva puntato i riflettori sui popolarissimi Blur e Oasis. Era il 1994 e dai sobborghi di Bristol nasceva un nuovo movimento, una sorta di antidoto all’euforia di quel genere che iniziava a stancare. Era il 1994 e incominciarono a formarsi i primi gruppi Trip-Pop. Un genere figlio di molti generi. Musiche che spaziavano dal Soul all’HipHop, dal Jazz al Rock Psichedelico, dalla musica elettronica al Dub, dal Funk all’House inglese.
Tutto confluiva a creare un’atmosfera cupa. Perfetta colonna sonora a quelle grandi e ormai decadenti città post industriali. Era il 1994 e nella classifica dei migliori album di tutti i tempi al 419° posto spunta “DUMMY” dei Portishead col suo singolo apripista Glory Box.

Sono così stanca di giocare
Con questo arco e freccia
Devo dare il mio cuore
Lascia giocare le altre ragazze
Perché sono stata una tentatrice troppo a lungo

Dammi una ragione per amarti
Dammi una ragione per essere una donna
Voglio solo essere una donna
Da questo momento, senza catene
Stiamo tutti guardando un’immagine diversa
Attraverso questo nuovo stato d’animo
Potrebbero sbocciare un migliaio di fiori
Spostati e fai un po ‘di spazio
Dammi una ragione per amarti
Dammi una ragione per essere una donna
Voglio solo essere una donna

Quindi non fermarti, sii un uomo
Basta dare un’occhiata da parte tua quando puoi
Semina un po ‘di tenerezza
Non importa se piangi
Dammi una ragione per amarti
Dammi una ragione per essere una donna
È tutto ciò che voglio esserti donna
Per questo è l’inizio dei secoli dei secoli
È ora di andare oltre

Dammi una ragione per amarti
Dammi una ragione per essere

Testo originale

I’m so tired, of playing
Playing with this bow and arrow
Gonna give my heart away
Leave it to the other girls to play
For I’ve been a temptress too long
Just
Give me a reason to love you
Give me a reason to be, a woman
I just want to be a woman
From this time, unchained
We’re all looking at a different picture
Through this new frame of mind
A thousand flowers could bloom
Move over, and give us some room
Give me a reason to love you
Give me a reason to be, a woman
I just want to be a woman
So don’t you stop, being a man
Just take a little look from our side when you can
Sow a little tenderness
No matter if you cry
Give me a reason to love you
Give me a reason to be, a woman
It’s all I want to be is all woman
For this is the beginning of forever and ever
It’s time to move over
I’m so tired, of playing
Playing with this bow and arrow
Gonna give my heart away
Leave it to the other girls to play
For I’ve been a temptress too long
Just
Give me a reason to love you
Give me a reason to be

Perdendo la vita (trad. in spagnolo dal Centro Cultural Tina Modotti, Venezuela)

E’ proprio bello quando arrivano cose inaspettate, ringrazio tanto il Centro Cultural Tina Modotti di Caracas per la traduzione in spagnolo di questo pezzo.

Perdendo la vita di Flavio Almerighi(Italia)ita/espa

Tempo, pover’illuso,
appaltato a mitraglieri scelti.
Cunicoli camminano il monte sacro
sonde spine ispezioni
senza rendere atto, ai pover’ignoti,
del fortunatissimo caso odierno:
siamo semplici visitatori.

L’asta degli idioti è vinta da tempo
possono gioire gli sconfitti,
pensare alla cristianità nei loro costumi:
hanno porto l’altra guancia
e quella successiva perdendo la vita.
Nome, cognome, figli,
futuro, nazionalità, pensiero.

*

Perdiendo la vida de Flavio Almerighi(Italia)espa/ita

Tiempo, pobre iluso,
contratado para fusileros de primeras.
galerías caminan el monte sagrado
sondas espinas inspecciones
sin homenajear, a los pobres desconocidos,
del afortunadísimo asunto hodierno:
somos simples visitadores.

la subasta de los idiotas he ganada por el tiempo
pueden alegrarse los derrotados,
pensar a la cristianidad en su hábitos:
ofrecieron la otra mejilla
y la sucesiva perdiendo la vida.
Nombre, apellido, hijos,
futuro, nacionalidad, pensamiento.

Traduzione: cctm
Foto: Flavio Almerighi
http://cctm.website/?s=dicono+di+noi

qui la pagina del Circolo Cultural Tina Modotti:

https://cctm.website/

vivo

spesso arriva il dolore improvviso
una vecchia frattura,
la traccia lieve in agguato
a un cash dispenser

l’incrocio incustodito
dopo la parata della Vittoria,
respirare farraginoso,
la spiaggia estinta, esitante
tornerà l’inverno, l’inferno

un giorno storto in autostrada,
quando il dritto stordisce
sembra andare tutto bene

Dossena diceva di trovare Dio
oltre il parabrezza,
pagava il pedaggio in contanti
senza sapere per quanti anni ancora,
nessuna voglia di contare
ma arrivare fino in fondo, vivo