Passaggi del tempo

Tutto inverno è stato bollette,
travasi d’umore, visite frequenti.
La foto con Vincenzo da stampare,
mai stampata.

Le ultime estati, senza preavviso
annaspavano il respiro, scoprendo
interi centimetri di pelle nascosta
nell’altrimenti di maglie distratte
e occhiate a terra,
per evitare pozze e sbruffi d’auto.

E’ difficile in quei mesi
riordinare carte non più vicine
nello sforzo di dimenticarle.

Mi sono allontanato troppo,
perdendo di vista partenza
e approdo. Intanto torna, cattivo,
tempo di luce piatta:
stessi doveri e luci da accendere

e non vorrei.

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Svaghi

Giunge fastidio dal terrazzo
in forma di scalpiccio di voci,
ciascuno parla e non si capisce.

Non ho tempo per interpretare,
nemmeno questa mattina
che tutto invita a possederla.

Eppure sfugge ognuno in noi,
implacabili, impercettibili
nebbie di gente a passeggio.

L’Alsaziano

del mio diario osservo
pagine d’oro e macchie in nero:
oggi pare non dover mai finire
e quel mulo scalciava così forte,
sembrava avesse le corna

conto una per una le mie chiazze,
i denti caduti in battaglia
bestemmie e padroni di ogni giorno:
quello prima e il successivo
dentro un eterno presente

sono contuso, a breve
i miei occhi diverranno opachi,
potrei pensare a un gradino
dove riposare non visto
e lasciarmi alla mercé del passeggio

Malgrado ottobre

Ovunque, chiunque,
voglia partire, sale.

Dopo paziente attesa, saranno scesi
tutti gli altri viaggiatori.

Ci si perde,
solo il cuore sa dove andrà.

Grilli irriducibili, malgrado ottobre,
accordano e scordano.

A loro non importa
la distanza dalle stelle.

Sanno di tanta luce
nonostante l’inclemenza dei tempi.

La nebbia

La nebbia, già a settembre,
imbavaglia automobilisti
pronti a esibire,
tra acrobatici pagamenti a rate,
i loro piedini pesanti.

Confonde chi non vuole più uscire,
satelliti e schermi piatti
cari ammazzati, poi schianta
in acqua imbevibile
su finestre e porte a vetri.

Tutto è un po’ più stupido.
Il silenzio è suoni senza origine,
mentre i più ancora domandano
a cosa mai potrà servire
tutta questa nebbia.

Si fa buio

DIstrazione

Si fa buio

si fa buio inaspettatamente,
ogni volta è la prima

il cielo è senza estate senza stelle,
delle cicale l’ultima muta soltanto

par di dormire sopra un letto duro
in casa d’altri

pioviggina, per quanto il cuore si sprechi
il tormento non viene messo all’angolo

e per le scale vuote a quest’ora
s’incontrerebbero vampiri e illusioni

ora diluvia,
nessuna goccia finirà in mare

prego, non lasciarmi scadere,
fammi cadere piuttosto

fuori, poche foglie accartocciate
grattano ostinate il selciato

mentre s’approssima a terra,
il buio sa di cane bagnato

Vigna del Mar

Ricordo bene dov’ero.

Pioveva forte sulle dorature
di un’infanzia finita
e un’adolescenza da inventare:
bambino, ancora pensavo
d’incontrare il comunista
pronto a mangiarmi.

E non accadde.

Piuttosto, il palazzo fu assediato,
i militari si presero tutto,
cacciarono gli arbitri dagli stadi,
non sapevo fosse possibile
giocare così sporco.

Charles Horman
fu l’unico americano a pagare.

Ripresi a crescere credendo
in quel comunista sempre pronto
a mangiarmi.
Non ebbi tempo di ricredermi,
m’innamorai dell’impossibile,
e non raggiunsi mai
Viña del Mar.