dove il tempo non passa

dove il tempo non passa
sulle rondini eterne, e le strade
non portano in centro, lontano
si vede dall’alto la felicità
urlando terra

navigatori, dal capitano al mozzo,
interpretano vaghi segnali,
raccontando storie
ai serpenti marini, leggendari,
insistenti nel non farsi vedere

sia il tempo a dire
di questo farsi e scomporsi
in mille dannati rivoli suoni
cos’é amore,
dov’è terra

Il Deserto

Il deserto fa schifo
tranne le stelle.
Stalingrad, 1992

Un rivoluzionario etico
non parla di crisi, ma
la gode tutta fino in fondo.
Come il poeta decaduto
si bea di meriggi albume
facendo sì che siano lunghi
il giusto.

Non sappiamo esattamente
cos’è il deserto,
come mai si muova immobile
fin qui,
eppure ci viviamo dentro
con l’infinito irregolare
di lucciole.

Ai fratelli, siamo figli unici,
diciamo
Sei mio fratello
abbiamo vissuto assieme,
già tra un’ora non sapremo
se siamo ancora qui.

Degli amici l’opinione
ci attraversò la vita.

Osservanza

Non avrò altri denti,
non per Dio, addio:
le fioriture sono indifferenti.

Alla luce dei fatti
questo è scorie,

dico, guardando a terra
il sudore di tutta la vita,
conti così pesanti
che tutta matematica
non può contenere.

La mente arretra.
Il resto, non più capace,
ossida senza tripudio
inversamente in proporzione.

(Dachau, 16 Agosto)

Clark Kent

osservo il passaggio dei treni
fin da bambino, non si fermano,
non riesco a scorgere le facce
ai viaggiatori

treni di anime veloci
tese a fine corsa,
sconosciute, destra o sinistra
non importa, relative,
a seconda e dove non mi trovo

ultimo,
il calore è tra i vetri
di una cabina telefonica

miti e uniti

flutti essenziali
su ricordi ricoperti
di licheni, o alla peggio
sulla dimenticanza sporca
a strati del qualsiasi
poco alla volta

miti e feriti vagano
tra il buio nelle profondità
per ritrovarsi senza trovarsi
negli oggetti cui mai
hanno rinunciato,
miti e uniti
nella nuda proprietà

del mutismo figlio di
silenzi incolti
perché è facile capire
se il canto degli uccelli
sia migliore del nostro

oh quanto non sappiamo!
Non so mai cosa sia
questo andare avanti
per tornare indietro

una sola

avevi l’oro nei capelli più radi,
hai ferite nel sangue mai guarite
potresti cantare senza colpire
o rinnegare un tempo mai vissuto,
lasciato ai cani pronti in contesa
a dividerne il resto
come ai dadi la tunica, una sola,
rossori che sapevano sorridere
sotto spoglie di donna

lettera al passato

Così va la vita (Kurt Vonnegut)

tanto varrebbe sputare un po’ il dolore
in patetici richiami al passato,
dare al foglio bianco un altro colore:
la sibilla del mattino dice pioverà, c’é il sole

la bestia piange non per altri
è tutto quanto può sottrarre
non all’amore al cibo o al caldo,
quel che manca è un utero rosso sangue,
e si appiattisce quieta sulle sue paternità

Lettera da nessun posto

Notte rosso lacera
osservarla rapisce,
rincorsa, afferrata,
promette e giura, se ne va
senza salutare.

Il cuore pensa
sia un altro Gobi nel desiderio
di trovare l’altra piazza,
ma l’euforia produrrà
una decisiva fata morgana

meravigliosa, affilatissima
su cui rivivere il passeggio,
rincuora, affiancata saluta,
e quando va via aggiunge

sono stata qui
in nessun posto

Disneyland

terminato l’inventario degli attori,
non una spolveratina di sale
secondo l’uso in casa,

minestra di maschere da sbollentare
quasi pensando all’artefice della razza,
regge in mano una rosa
stringendone lo stelo intinto nel sangue

nessuna lettera fu scritta quel giorno

prosegue il ghigno dei petali
mentre arrossiscono,
l’attesa è in altri oggetti
affidati al mare, affilati a estremi mali
presi in prestito e mai restituiti

dentro la casa vuota

E’ la vita stessa, un’agenda,
a ricondurre l’assassino
sul luogo del delitto:
dentro la casa vuota
il trascorso scivola nell’apatia
verso tutto quanto è stato

silenzio
è il fascino dei vinti

gente oramai cara a Dio,
scolorito ogni restante d’anima
eri viva, eri là, i tuoi figli
divelti nell’arsura
di un vuoto non scandito

giorni coperti di sale
tra mille piaghe è ritrovarsi,
pensare cosa faremo
di tanto caporalato
criminale e triste.