Vetrine chiuse

Pare sia tutto vero,
già migrate il Ventotto
le rondini del XXV Aprile,
saziati anche i frutti,
e certe rose
non hanno forza di resistere
al troppo
le più grintose emozioni,
voglie e vendetta,
affidate al reliquiario
di saggezze da vetrine chiuse
che l’anima trattiene.

In lingua ignota

Gialli in autunno
più verdi in primavera
fino al rosso
bisbigliare sotto la neve
una notizia,
chissà chi è stata
tanta bella scrittura,
forse qualcuno da Marte
senza nome
è venuto quaggiù,
prima di tutti
per andarsene prima,
a dire qualcosa
in lingua ignota.

Il bel gioco

Il tempo è molliche e poche crosticine
scosse dalla tovaglia per sfamare gli uccelli.
Quando tutto cade sulla strada: cose, parole,
persone, la vista si perde a cercarne qualche particolare.
Quanto gettato non torna e non si distingue più;
intanto una campana spiega le ore, sottolinea le mezze ore.
Nessuno sembra poter trovare il tempo, la pelle impolvera
il bel gioco, ogni particolare nodo del legno.
Polvere ritornerai?
Sono già, e così non mi vedevo, non mi volevo.

Tra maiuscole e minuscole

Notizie dalla landa solitaria?
Amo quel sottobosco di rose
ignorato e selvatico, silenzio
pestato da zoccoli di cervo
timidi, incapaci a non disertare
.
non c’è mare per galere
dai rematori stanchi,
non c’è bussola
e le frecce possono deviare,
cambiare corso,
portare dove l’ombra accarezza,
sospira, senza mani
né fiato
.
nessuno rimane là
a trascorrere la notte per amore,
a conversare
tra maiuscole e minuscole,
a mordere,
niente e nessuno.

Canto dell’ignoto

Punti rovesciati, ami di domanda,
come ogni momento addosso
in questa parte della storia
ci libereremo del sangue duro
attraversando acque non sicure
un giorno, ma non domani
che è già oggi: gli sfregi all’epifanie
non si contano più, la faccia
è rimasta a casa per averne un’altra,
sono Ulisse
muratore senza casa
e non ho trovato mano pronta
ad afferrarmi nel momento in cui
sono nato cibo per i pesci.

Il Silenzio

Il silenzio non ama essere interrotto
o forse sì, dentro un Louvre lasciato
al genio di artisti morti, promettenti
un’Europa pronta a spogliarsi e cose
tutte abbandonate all’oscurità nera
mai veramente vissuta, solo descritta
senza coraggio e con naso delicato,
noi siamo quelli abbandonati, pronti
a descrivere noia, incapaci a schizzare
il pur minimo silenzio.

Conforto

Conforto è un giorno
di pace e di pane
coi forni chiusi, e via
le metastasi dello spirito
coperte da sapori caldi,
nessuna donna offesa
da chi uomo non è,
le puttane al mare in ferie
assieme agli operai
a far pace col mondo
e con l’acqua, i fermenti,
i buoni pasto;
montagne senza più bisogno
di epigoni dei partigiani
perché sono finiti
nazisti e usurai europei;
dicono in giro,
pochi illusi in verità,
che le mani di chi ama
siano dolci, e il conforto
un diritto.

riscrivere

una linea a demarcare risveglio ufficioso
da risveglio ufficiale, le due Berlino,
ma ricordare il sogno in cui
al risveglio resta la sfumatura
di avere fatto un sogno, non si sa quale

chiusi in casa coi ferri caldi
a fare pieghe morte al pensiero;
complemento scettico per giorni inutili

l’atmosfera punge per troppe coperte
sotto tutto è molle
e nessuno parla per dire
qualcosa che assomigli a un buongiorno
per chiedersi oggi chi sparerà?

Quante risatine soffocate
dal cestino della carta straccia:
riscrivere.

Dedica a un giorno freddo

Nessuno ha duecento anni
e non ci sono isole
disposte ad accoglierlo
dentro fotogrammi astiosi
di libertà e abbandono
adusi agli amanti
durante il loro circolo di perdizione
 
con una punta scarsa di umorismo
il bagnato cade sull’umido,
i baci vengono attratti
dalla caparbietà bella e giovane
dello sfrontato disposto
a nulla
pur di averne
 
fa freddo fin dal sonno,
e giù in strada
superata metà cammino
il sobbalzo,
non ho chiuso la porta a chiave.

Ostili

Il pensierino s’incista
allarga la crepa, non è edilizia
ma soldato pronto a sparare
verso qualsiasi cosa si muova
dietro linee ostili,
credute tali.
 
Tutto accade in fretta
senza pubblicità o esecuzioni,
le voci s’accavallano
circostanti e interne,
affetta un’afflitta cipolla
bene attenta alle dita.
 
Una donna, fascio di legna fresca,
terminati i lavori, prima di uscire,
porta un dito alla bocca
per provare il sapore
delle sue ultime faccende
ostili.