Senza retorica

Gli ospedali sono pieni di greci,
aspettano doni prima del passaggio
di medici nei loro camici 
in tinta con l’anima.
.
Senza retorica siamo quello che scriviamo:
sogni flessibili, dimenticabili.
E’ noto che i serpenti non hanno odore,
i veleni in circolo lasciano intravedere
lumi inesistenti.
.
Infine paletti bene allineati,
tutti alla stessa altezza,
lasciati seccare tra ombra e sole.

*

Le Tre Sorelle

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Sorella Morte, Sorella Fame, Sorella Malattia,
da inseguire con lo sguardo, le tre sorelle,
in lontananza senza pensare al presente
tra un baccanale e una rapina:
di doman non c’è certezza,
lavoro inutile per maghi e regnanti prezzolati.
.
I giusti nascosti nel fosso
della Bisanzio perduta in partenza
a disegnare vene con la penna
pensando di sfuggire ai turchi.
.
Le mani piene di silenzio o, al massimo
di una professione, gli occhi intonati alle mani,
convinti di un’opinione o validi motivi
per non mollare prede ormai sfiancate.
Certo non provate pudore
nemmeno di fronte agli dei che ostentate.

Non c’è tempo

Non c’è tempo per vuoti
epigrammi eleganti, mostrare denti
facendo finta di sorridere.
Nelle ore maggiormente fragili
quando il pensiero è febbre,
la nostalgia riempie fino a scoppiare.
Il vento mette a nudo radici
scalza quelle meno robuste.
Dante non dipinge piu’.

Similitudine

… come gatto che gioca al diluvio
dentro oceani di fioriere secche
torna cucciolo sotto lo sguardo dell’uomo,
ricambia soltanto nella certezza di averlo ingannato,
torna a pancia in su
per qualche morso d’affetto, già progetta
a stomaco pieno
un’altra cervicale da spezzare 
preda omaggio per chi non gradisce

Ci si domanda

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I capelli strinati d’umidiccio:
sorelle, amiche, compagne, insieme
faranno poco più la metà dei miei anni,
non ho voglia di fare il biografo.
Ci si domanda sempre come siano,
se sappiano trarre piacere sedute sulle caviglie.
.
La luminosità dell’aria lascia farneticare,
porta voci sconosciute, urla sconsiderate
di bambini cui piace gridare. Ci si domanda
se siano monete d’oro quelle sul pelo dell’acqua,
luci che sottolineano ogni movimento;
la mia casa non ha più muri e vetri
.
preparati in fretta, è inverosimile pensare
di poter restare qui.
 

Durante i temporali

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l’aria corre durante i temporali
l’orizzonte ammutolisce sfidato
dalle sfumature di troppi fantasmi
.
le tende dentro casa
hanno voglia di ballare, così pare,
una finestra audacemente sbatte
.
per chi s’innamora è sollievo
mentre rinverdisce la gramigna
e l’acqua al fiume
torna a galleggiare
 

Statico

Rimango come sono, lasciatemi dormire,
i giorni accorceranno ben prima di me.
Mentre il mondo prende aria,
vivo perenne senso da re mida al contrario:
tutto quanto sfioro è ruggine.
.
Il perbenismo scarica vergogne,
arma dei consimili non ancora scoperti;
fossi nato prima, avrei dovuto inghiottirmi
l’accusa di avere invaso la Polonia.
.
Statico è il continuo, inarrestabile comico
lamento, fate bene a non volerlo sentire più.,

Due piccole luci

Luci piccole sotto i piedi,
nessun gatto, qualche mistero
oltre alberi e prati
non è detto quale sia la soluzione,
quanta pace!
La terra si raffredda al buio
con calma immobile da giocatore:
il suo volto minerale non tradisce
il peso dei quattro assi.
L’orizzonte non è ghiaccio, ghiaia
o acqua in caduta libera, i lumi sanno
non dicono. Un silenzio esteso
fin dentro la coscienza spinge
a guardare in su due piccole luci.

Al mio tempo

Essere vecchio, logoro,
serbatoio di passi acquistato da una ditta
prossima a chiudere i battenti, 
pronto a scivolare a valle
addormentato in grembo a un rigo d’acqua.
Qualcuno chiederebbe a chi sia appartenuto. 
Invece qui non si vede mai nessuno.
I pomeriggi sono epifanie perdute a scacchi,
i pezzi mangiati lasciati agli avvoltoi.
I cani abbaiano tra loro senza vedersi,
marcare il territorio non include conoscenza.

 

Cos’è

Cos’è dietro la cipria su fronte e guance,
oltre il deserto, l’acqua
e il frammento di dio difficile da trovare
dentro uno stomaco goloso da iena
.
domando chi sia al momento del buio,
quando si vedono soltanto anime e occhi
di fiere, ma tutti sono disposti
a ritenerle lucciole.
.
Ai lumi seguirà buio, poi altra luce
che non sarà possibile nominare, specie
quando il pitale tracimerà
e nessun’altra dolcezza potrà vuotarlo.