i senza peso

Giornata nuova,
luoghi abusati e spazio infinito,
la corrente alternata tira
dalla parte sbagliata.
Ogni mattina, scarpe sulla soglia,
dice: dammi la cura, passami il sale!
Con tutto quel calicanto, confuso
con parole dorate e lingue morte,
m’inghiottisca la Terra piuttosto!
Commossa, per rivoltarsi contro
il giorno peggiore del pessimo anno:
cadranno anche i senza peso.
Intanto piovono rospi, non è chiaro
se questa sarà giornata di Saluto.
Nemmeno una mappa a svelare
dove sia adagiata la Principessa.

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Majakovskij

Troppo difficile disimparare
quel che il corpo insegna, rimanere
in cima aggrappato per le mani.
I polsi svitati di chi
non si vorrebbe mai fermare.

È stato un giorno altrove,
e, dicono, nemmeno Majakovskij
potrebbe farmi rinsavire.
Coerente, come sono sempre,
all’idea di non dover essere mai
inquilino nel mio io.

Affittando braccia, lacrime, cervello
al primo di passaggio, tanto all’ora,
in cifra fissa, meglio pensare
quant’è pari diventare dispari,
anche il motore sfiatato dell’amore.

Splendono gli occhi, avverrà,
o solo troppo pigro per riflettere
una fine avvicinata di un giorno:
anche altrove, ovunque sia.
Disoccupate le strade dai sogni.
Qualcuno cantò prima di spegnere.
Farò in fretta, senza voltarmi.

Neve in Val Padana

Oggi neve in Val Padana, rimesto
appetiti da provetto cantautore.
L’effimero ha una certa durata,
dalla mano di Dio e giù per terra.
La neve è un pannicello caldo
se raffrontata all’uomo.
Nevica, o gli Ebrei stanno urlando?
Gli Omosessuali, i Dissidenti,
i Vagabondi, gli Arresi, gli Zingari,
i Matti, i Preti, invece?
Dirai tu.
Urlano insieme, polveri nell’aria,
ognuna dal suo triangolino.
Ricordo ancora il dolore a dachau.
Dopo il Carmelo un tedesco mi intimò
rauche nicht! Ero vicino al crematorio
di fronte alla baracca X.
Lo mandai, in perfetto italiano,
a cagare. Lui e tutti i suoi padri.
Se ne andò inseguito dalle Vittime.
Sono nell’aria, gridano tutte:
ognuna al proprio dio assente.

nella calma di specchi d’acqua

C’è qualcosa
nella calma di specchi d’acqua,
brutta cosa,
da far ripensare, ripercorrere.
Intanto gli uccelli cantano.
Sembra, ma in realtà litigano,
parlano, contendono
le spose, i rami, il sole.
Luoghi migliori dove fare casa
e deporre le uova, dopo baci,
un cuculo verrà a gettarle fuori,
al ritorno ne troveranno uno solo
più grosso, la colpa
rimasta dentro insoluta.
Respiri, inghiotti,
chiedi ordine nel vociare e l’acqua,
indifferente,
sembra dorma,
eppure sotto piangono, ridono,
si accoppiano i pesci
fino al plenilunio successivo,
e i figli non assomigliano,
non li ricordano, dormono altrove.

motrici del cuore

tutti vorremmo
la nostra sedia elettrica
da cui sorridere
guardando attraverso

giustizia per vendetta,
i vostri verdetti mai
miglioreranno un uomo

il tempo dedicato alla paura
in realtà è perdita d’energie,
se ne potrebbe fare a meno
per meglio oliare
le motrici del cuore

non c’è scampo,
la prima luce del giorno
non è mai quella vera
nel tempo inspiegabile

alcuni sono caduti

Dentro un variopinto d’ali
ogni albero ripone il vestito,
senza troppo esitare lo getta
sulle panche del viale.
Un volumetto giace dimenticato
con le sue pagine arricciate,
difese da una copertina stinta
ingrossata d’umidità.
Gli alberi contano ricordi
di vecchi tigli appassiti in anni
da cui una pace apparente
ha truccato le carte ai passanti.
Faccia a faccia, bianco e nero,
alcuni sono caduti,
altri impazziti di freddo
hanno cambiato nome, faccia no.
Non erano ali le foglie
cariche d’estate interminabile:
ognuna coerentemente diversa
alle vicende di chi l’ha preceduta.

Il fratellone di hitler

da uno scambio di impressioni con Nadia Alberici a latere di un suo lavoro in versi

Avevo un labrador molto intelligente,
Augusta poneva la questione
del suo morso velenoso,
ma non è mai stato un serpente
di quelli che sogni e riesco
a catturare con una coperta.

La prosa che non ho serve a poco,
serve sui libri, nelle poesie,
a commentare la settimana.

Gli imprevisti provocano francesismi,
ne basta un po’, senza pieghe,
fanno meglio del ferro da stiro,
sappiamo bene chi si contorce
sotto la coperta. Vai dal parrucchiere
fatti una nuova messa in piega,
sai, quelle pettinature cotonate
molto in voga negli Ottanta.

No, non li ho ancora ottanta,
ma chi sia più vecchio tra me
e il siamese, è un gran calcolo
tutto da rivedere.
E’ roba moscia la democrazia.

Durante notti buie e tempestose,
queste, basta un caposquadraccia
a scandire tutte le balle che vogliamo;
e il mio labrador siamese
così intelligente, è facile
venga confuso col fratellone di hitler.