La prima meta

La prima meta è un balletto classico,
tempo invaghito
da una lunga processione di equinozi,
l’incoerenza disconosce
frastagliata in mille coste dalmate,
durante e dopo terremoti
imprevedibili, com’è loro natura

quando il mosto sarà aceto
e il ricordo confuso alla memoria
sapremo che farne?

acqua da insalata, tigri e gatti,
mille bolle e puntini di sospensione,
mangiatori d’uomini in Malesia:
c’è poco da raccontare
e mille parti da sostenere,
fronde in cerca d’autore.

Isa

Cerchi trottole, porzioni di mare
da invaghire bimbi a bocca aperta,
meraviglia ponta da ricevere
particole da rigettare:
una goccia di sorriso fa buon sangue.

Parti Isa, parti dai tuoi colori.
Una camicia sorridente
fino a un sabato di spilloni
e insetti avanguardisti.
Inutile cercare
fragole fresche fuori stagione
dopo aver spaiato parole.

Preferibile è il restante in strumenti,
la ritrosia giusta prima delle armi.
Alla prossima scendo. Ci vediamo

l’ombra di un pronostico

fumare fuori
dopo avere affrontato il giorno
con un paio d’occhi scuri
e ancora non s’intravede
l’ombra di un pronostico

improvviso ritrovare il centro
dell’universo inesistente.
è già domani
e la necessità di esistere
un paio di calzini da gettare

allora si capisce quanto e come
sia utile ritrovarsi al centro
e il nero del buio una merendina
da scartare fuori orario,
che non fa bene

Viabilità

sono piene le strade
di miele gettato ai fossi,
basterà trovare forza
per non rimanerne sedotti
e scarpe necessarie
a ricordare
la via della Capitale

non fidarti del navigatore
le sue isole cambiano posto
in sequenza molto rapida,
a ogni piccola caduta
le ginocchia lacere e confuse
sapranno buttare qualcosa
che non sia dolore

cecità infinita
nel respiro trattenuto
di quanti non sanno
di essere nuotatori all’alba,
camminatori ogni notte,
quando lo strascico più nero
intravede un’altra vita

sotto la pelle

un piccione stirato
sventola poche piume ai barlumi
dei lampioni nella brezza serale

penso a non gettare cenere sul balcone,
agli infiniti destini
sempre pronti ad attraversare la piazza vuota
e al restante senso di niente
sotto la pelle

ai problemi insoluti dell’umanità
penserà la nettezza domattina

lettera mai spedita

notte di sangue e legacci
di che ti preoccupi?

basterebbero dita da buon pianista
per distillare acqua da un foglietto
appallottolato ad affrontare l’incuria,
lettera mai spedita,
tra avvenimenti acuiti e sradicati.
una tempesta perfetta non fa prigionieri

arriva la notte tanto attesa
per chiudersi dentro a doppia mandata
e correre irrequieta
da un luogo all’altro senza parole,
le migliori sono quelle non trascritte

Metà Estasi

Metà Estasi quasi metastasi
fuoco, inizio e fine, lunazione
tra gli altari di San Francesco
chiusa perché è freddo
o troppo caldo.

Il tempo inventato spunta
e si fa sera, qui, altrove,
un susseguire di fini.
Nessuno pensa il silenzio,
il moto degli astri
e degli abbracci.

Ripetersi. Insetto sotto vetro
da regalare al ritorno
da un luogo dov’è comune.
Passata la strada
diventa esotico.

scartato
gettato
senza voce

non più terrestre

ispirata a storie vere, piscinette bucate.
l’acqua da risata sguaiata in mille rivoli
si perde per congiungersi al maltempo,
racconta buona musica

raccomandando, genitrice buona e premurosa,
di non trascurare ogni singola zolla
e niente polvere sui gemelli profumati
dentro il cassetto della biancheria

pioverà di nuovo fino a noia,
lasciando acquitrino viscido ogni sentimento.
annullando slanci nati piantati
da una gravità non più terrestre

Un’isola

un’isola a tutti scomoda
confitta nel mare, rocca,
fortilizio inespugnabile di soldati ombra
in vista dell’imminente macello
quando le storie diventano ignote
e le scorie affliggono
sempre più alte, fino al pensiero
dell’impossibile zattera
malgrado mille tronchi lasciati morire
dall’infinita tempesta
cui sospiro non è dato