Il sapore della felicità

Cosa nascerà dalle uova lasciate dal destino?
Chi potrà prendersi cura dell’ospite pronto a uscirne,
quando in inverno il mare brontola e il destino è in agguato?
Non so interpretare la quiete tra due tempeste,
meglio sarebbe mettere i più piccoli in salvo: non c’è 
senso dentro un futuro che non ci vedrà presenti,
ma non venimmo fatti per strappare di bocca ai bambini
il sapore della felicità.
.
La gimnopedia prosegue esitante e cauta sui propri passi.
I giorni tradiscono l’assottigliarsi del tempo,
ma certuni rimangono qui
a demolire terre in dote altrui, o alberi
da cui tiriamo respiro non l’affanno di dovercene liberare
qui ora, tutti e subito.

*

Parole leggerissime

Photo by Alex Conchillos on Pexels.com
Vacilla ancora
prima che le luci all’alba riportino
l’obbligo di parole leggerissime,
stanchezza di un passeggio inutile
e novità annunciate
fino all’ultima pallottola.
.
Muoiono le città,
si alzasse il sole sarebbe bellissimo,
ancora non muoiono i potenti
nel soqquadro di un’Italia ignota
cui tutti vorrebbero sfuggire
salvo i disperati.
.
Qualcuno ancora crede alla bellezza
del cielo color marmo,
all’opacità dei vetri,
non sa della guerra in atto
nemmeno che, per questa,
l’immaginazione è già al potere.
*

La civiltà a questo punto

Vedo giorni impietosi.
L’assassino nella nebbia
torna a casa senza rischio.
Un essere così umano!
Non è la prima volta,
non sarà nemmeno l’ultima.
La speranza non ha numeri,
è crittogrammi da risolvere,
espone teorie sui salvati
in fondo al mare o dietro un muro.
Tutto questo è parte del mondo,
semplicemente accade,
offende le narici agli esposti
e nulla più.
 

Versi che non legano

Foto di Gisella Canzian
L’alba felice
recide papaveri e sorrisi
un po’ bambini, altri no,
nel dilungarsi di pene e piene
pronte a spazzare strade
per eserciti fantasma
addestrati ad esser pasto
della guerra mondiale.
.
Soffoca l’alba fino a tarda notte
anche i figli più prudenti
che durante il giorno
contano danaro plastica
in cambio di salario.
.
Oggi – dice il primo –
non so dove andare,
mi piacerebbe il mare,
ma è troppo lontano.
Risponde la seconda –
resta qui per un po’
e dormi finché non mi sveglierò.

*

Concetto di perdita

Morì senza gesto né parola,
sembrava fosse sveglia
ma lo sguardo da pesce scongelato
la tradì,
ogni giorno fu saluto mancato
.
venne lasciata senza esequie
dentro il primo buco di cuore
trovato lungo il cammino,
nessuno s’interrogò sull’epitaffio
o l’impresa che l’aveva sconfitta
.
la veglia fu tutta tra vecchie porte rotte
poi gettate dentro un fiume
verso il mare,
non una parola
a dare rilievo a tanta poesia.

.

L’età matura

Difficilmente copriremo
qualche altro errore,
i tappeti costano
e non tutti s’intonano
alle unghie dell’intruso
entrato per errore
con una folata di vento
o forzando un infisso,
la vita si perde in aria
lascia nuda pelle,
ma un astio profondo
la può trattenere.
 

Fatti di gente andata

La neve seguita a cadere
e si scioglie indifferente
nel fango della vita (Dino Campana)
.
Il vestito della festa verde grigio
è due taglie in più, non si adatta
alla stagione né al momento.
Ricorderà qualche domenica,
nessuna festa,
mentre sui piedi insiste l’ombra
di una guerra mai finita.
.
I ferri riposti sono tranquilli,
tacciono all’ombra del tramonto.
Mai stanchi di aver vissuto
In collera per aver vissuto cosi;
sembrano voler dire.
.
Selvatici come Dei erano risvegli
la domenica mattina presto
per far l’appello in tutto il corpo,
la conta dei denti, sperando
di non aver bagnato il letto.
Rimarranno troppi
anche dopo essersene andati.
.

Figliastri di Dio

Photo by Ben Mack
Mi svegliai dentro un’icona
piena di gente, troppi figliastri
in attesa di un miracolo,
una stella, pronti a scagliarsi
contro chiunque urlando
questo è un paese di merda!
.
Nessun poeta scrisse poesie,
solo versi confusi
di pesci combattenti aggressivi
contro uno specchio:
avrebbero venduto l’anima
al diavolo pur di divorarsi.
.
Le case vibrarono per abbracciare
inquilini, bimbi compresi,
l’inchino al potere
non consentì altre verità
solo retorica e politiche interrotte.
L’icona tornò al buio.

.

 

Inespressione

Parlano le mani 
dai mari chiusi dentro il letto:
salvami dal fortunale, salvami,
tu che hai compiuto vent’anni
di guardia all’armeria
e riesci ancora a rimanere sveglio!
Il baricentro si sposta continuamente
non so dove cadrò, nemmeno se cadrò,
gli occhi pieni di lacrime ermetiche
sotto un’inespressione senza cappello
da coccodrillo affamato,
che non ha fame e un bastone verticale
gli spalanca la bocca. Afona tra scintille
e denti, e uccelli nel riverbero
della stagione che passa e torna e ingoia
qualsiasi cosa passi.
Il fortunale è ricorrente,
ambasciatore senza credenziali
greve e riservato.

*