La Belva

da far paura, il ruggito
compie tormenti già pronti
a rivedere luce non appena
la Belva si avvicina, carica,
cromata di felicità apparenti,
una bella donna stretta al pilota,
entrambi ignoti, nessuna mai
ha saputo far correre
tanta certezza e protezione
nell’abbraccio di guancia
e schiena, lungo l’infinito
aroma saturo di strada
e sassolini agitati, poi sollevati
tra due ruote e il vento.

L’attimo del ruggito
sibilante struscia sotto casa,
scoperchia sapori fastidiosi
di un’estate già pronta,
ancora addormentata e in cerca
del giusto motivo
di grande successo.

È passata.

Il ruggito, spento in fretta,
lascia un po’ d’ossido
e altrettanta solitudine.

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Sposta il carrello.

Sposta il carrello. Spegni le luci
dopo aver letto. Il letto è lontano,
impellente la voglia di scriverci sopra,
tornare in cantina, rompere due bottiglie,
ma le bottiglie non ci sono,
e il tuo letto è lontano, nubi nerastre.
Le rondini usano prudenza. Sette rondini,
autorizzano a dire è primavera!

Ricordati i piedi nella riconquista
della posizione eretta,
quando gli spiccioli cadono a terra
e non c’è voglia di abbandonarli al destino,
non ce n’è peggiore
nel pezzetto di rame inutile,
del barbone morto di freddo e cherosene
nel tirarlo su da terra.

Lo so, tanta paura in giro, che non si sa mai
quando verranno giorno e ora.
Il mercato non fornisce vuoti a rendere,
soltanto indurite pigne cadute.
Odiami, tieni la boccetta in borsa.
Sposta il carrello. Il binario è fisso.

Cenozoica

incubi da salotto,
concause sconosciute,
sei necessaria:
nessuno e niente
ti abbaglia

senso di mare affondi,
nella marea tiepida
improvvisa e gravida
dove pesci dorati
sfuggono a qualsiasi
mano, rete

naso e collo perduti
dal Colle Infinito
fino alle scie di lassù

fortissima emozione
inventa un sole inedito
sulla pelle
altrimenti smarrita

i capelli tirati a sorte
ondeggiano sul cuore
e monta, elementare
il bisogno di un bacio,
che non sparirà

Estranei

Infine onde concentriche,
acqua ovunque giacciano estranei;
non li vorrò mai vedere
nemmeno per interposta persona,
i resti saranno divisi equamente
tra sensi di colpa e rancore.

In tanta calma sintetica
da lasciarsi credere normalità,
la stessa dove affogano gattini,
rimpicciolisce ogni ricordo,
che il tempo allontana.
Vera unica virtù.

Penso agli stranieri,
nuotano disposti a morire
pur di venire qui a farsi odiare.
Allora qualcosa, qualcuno
è peggio di noi ottusi ignoranti,
disposti al lamento e niente più!

Alla fine ci si amerà morti,
questo paese n’è pieno.
Le parole non crescono grano,
non scaldano l’acquavite
gli sgomberi, le soffitte,
qualsiasi altra memoria.

non so cosa sia una montagna

Un tempo, prima di qualsiasi cosa,
fu spiaggia baciata di mare, oggi
non so cosa sia questa montagna.

In genere è orizzonte, cime bianche,
so cos’è una cima. E so
cos’è una vertigine.

In cima ti vedi già per terra.
Quando il fondo chiama, inevitabile
rispondere, precipitare naturale.

Quel ci vediamo a cena pura statistica.
Non so cos’è una montagna,
ma lo so, cenerò solo.

Signor Qualcuno

Un Dio che può essere compreso
non è un Dio (W. S. Maugham)

Ogni giorno Dio fa il mio lavoro,
io faccio il suo. Ogni giorno baci,
pochi abbracci, tanta asprezza,
e il tempo, beh… non si sa mai.

Sperso capriccio di Venere e Marte,
Troia giace sottosuolo dimenticata.
I compiti assegnati con ordine:
tu fai Dio, io faccio l’uomo.

Macchino, nego, resisto un po’.
Capire una donna o un figlio, credi,
è molto più semplice, ma sono certo,
sono nato da una sua scelta di vita.

Tutti e due in tanto sconfino
manchiamo, la tua natura non è mia,
siamo soli insieme. Not so far.
E ci facciamo compagnia.

siamo già morti

Torna il già visto,
l’accompagna forte un senso freddo.
Cosa sappiamo di guerre,
carestie, morti accatastati, schiavitù
donne irredente?
Cosa sanno i nasini fini degli astratti
di tanto lezzo?

Eppure scriviamo tutti per supponenza,
disprezzo, dannazione!
E non sappiamo un’acca.
L’infinito non è più qui.
Molti di noi
nemmeno hanno mai sudato nei container;
non una volta i deodoranti, i rossetti decisi,
li hanno traditi.

Su, mettiamo una bella greca,
giusto così, per confondere le acque,
sodomizzare l’ignoto lettore.
Andremo tutti assolti per insufficienza
di indizi, in realtà
siamo già morti.

I più furbi si lasceranno evirare
in nome di presunte identità
e per vendere qualcosa.
Spremiamo un’arancia
continuando a girare.