Al Cabaret-Vert di Arthur Rimbaud

Jean Nicolas Arthur Rimbaud (1854 – 1891) è stato un poeta francese.

cinque della sera
Da otto giorni laceravo i miei stivali
Sulle pietre dei sentieri. Entrai a Charleroi.
– Al Cabaret-vert: chiesi dei crostini di burro
E del prosciutto che fosse mezzo freddo.
Beato, distesi le gambe sotto il tavolo verde:
Contemplai i soggetti piuttosto ingenui
Della tappezzeria. – E fu adorabile,
Quando la ragazza dalle enormi tette, gli occhi vispi,
– Quella, non era certo un bacio a spaventarla! –
Sorridente mi portò i crostini imburrati,
E il tiepido prosciutto, in un piatto colorato,
Prosciutto bianco e rosa profumato da uno spicchio
D’aglio, – e mi riempì un boccale immenso, con la schiuma
Che un raggio di sole tardivo indorava.

*

L’uomo che piangeva a rovescio di Romano Battaglia

Romano Battaglia (1933 – 2012) è stato un giornalista e scrittore italiano

Era un uomo
dal viso secco come un sasso
che non versava lacrime
neanche quando soffriva.
La gente
diceva che era un duro
qualcuno lo chiamava “pietra”.
Era un uomo
che diceva poche parole
e non aveva amici
neanche nei giorni di festa.
Era un uomo
con la pelle scura
e gli occhi come l’acqua di mare.
Nessuno lo vide piangere
neanche quando partì.
Ma ora che non c’è più
dicono che era un uomo
che piangeva a rovescio
e mandava le lacrime
giù per la gola.
Dicono che un giorno
le lacrime lo annegarono
e morì con la faccia secca
come un sasso.

*

Il posto di una donna di Imtiaz Dharker

Imtiaz Dharker (1954) è una poetessa, artista e videomaker britannica nata in Pakistan.

Devi stare attenta alla bocca, soprattutto
se sei una donna. Un sorriso
va soffocato con l’orlo del sari.
Nessuno deve vedere la tua serenità incrinata,
neppure dalla gioia.
Se ogni tanto hai bisogno di urlare, fallo
da sola, ma di fronte a uno specchio
dove puoi vedere la forma strana che prende la bocca
prima che la strofini via.

*

dedico questa poesia a Saman Abbas, scomparsa a Novellara il 30 aprile 2021, vittima della violenza di genere

Autunno di Vicente Huidobro

Vicente Huidobro (Cile, 1893 ‑ 1948). Padre del creazionismo e uno degli autori più rilevanti della poesia ispanoamericana del secolo XX.

Porto negli occhi
Il calore delle tue lacrime…
Le ultime.
Ormai non piangerai più.
Sui sentieri
Giunge l’Autunno
E porta via tutte le foglie.
Oh, che stanchezza!
Una pioggia di ali
Copre la terra.

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(Traduzione di Gabriele Morelli)

Supplica a mia madre di Pier Paolo Pasolini

La poesia “Supplica a mia madre” fu scritta da Pier Paolo Pasolini il 24 aprile 1962 e fu inserita nella prima edizione del libro “Poesia in forma di rosa” pubblicato nel 1964, nella prima sezione “La Realtà” della quale è la poesia numero quattro.

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

*

Primo autunno di Elisa di Margherita Guidacci

Margherita Guidacci (Firenze, 25 aprile 1921 –Roma, 19 giugno 1992).

Che dirti, amore mio, che dirti?
Che l’uva è vendemmiata
ed ogni succo disfatto in dolcezza?
Che ragnatele di nebbia
hanno striato la terra? Nel bosco
tutte le bacche sono ormai cadute,
rimane il legno bruno e lucido
e l’anno corre alla sua foce
lungo le vene dell’ultima foglia.

Che dirti, amore mio, che dirti?
Le parole hanno un senso
soltanto se le nutre la memoria.
Ma tu non hai ricordo di stagioni,
tanto meno ricordo di ricordi:
sei nuova e fresca, intatta dal declino
che rattrista lo sguardo di tua madre
mentre fissi serena
questo tuo primo autunno.

*

Lagonegro 54 di Pino Mango

Mango, all’anagrafe Giuseppe Mango (1954 – 2014), conosciuto anche come Pino Mango, è stato un cantautore e poeta italiano.
Aspetto, intuisco,
ti leggo, respiro e abitudini.
Santuario del vivere,
dondolio d’amaca
nel sonnolento sole d’agosto.
Se sorridessi conterei i tuoi denti,
scintillio di buonumore.
Così di cuore ti ragiono
e di viaggiare ti viaggio,
barca poggiata su uno squarcio di cose
o sulle viole d’autunno che garbano
le piogge sottili.
Traversare l’abbraccio inventato daccapo,
carezzevoli passioni
anch’esse inventate di fresco,
mano di bianco sulla parete,
come una nuova prima volta. Infinita!
Castagne infornate
compagne d’Aglianico,
di canto sensibile all’eco invisibile del cuore.
Di mani ti sento
e rinnovo il gesto abusato
di tango e di tempo.
Domenica di novembre e vaniglia
e di One-step,
uno di quegli “anni Cinquanta”
addormentati su una sedia
in un rosolio smarrito nella gola di mio padre,
e urla di madre nell’aria,
sento urla di madre
che regalano alla vita un nuovo percorso.
*

Amo tutto ciò che è stato di Fernando Pessoa

Fernando António Nogueira Pessoa (1888 – 1935) è stato un poeta, scrittore e aforista portoghese. È considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, e per il suo valore è comparato a Camões. Il critico letterario Harold Bloom lo definì, accanto a Pablo Neruda, il poeta più rappresentativo del XX secolo.

Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.

*

Poeta, nel tramonto

Antonio Machado (1875 – 1939) è stato un poeta e scrittore spagnolo, tra i maggiori di tutti i tempi, appartenente alla cosiddetta generazione del ’98.

Nuda è la terra, e l’anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?
Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,
e la notte che giunge, e l’amarezza
della distanza… Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;
sopra i monti lontani sangue ed oro…
Morto è il sole… Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

*