In Onda

Già che sono, disprezzo il deserto
lo prendo alla gola e lo alzo
con tutte le forze
della mia botanica criminale
di pianta carnivora

ma in tanta aridità
cresco e invecchio fino a quando
da inutile stuzzicadenti
verrò consegnato
all’inconsapevole eterno
ingrediente qualsiasi
assieme a miliardi di vecchie anime

l’attesa tonifica i sensi
acutizzati dal continuo mancare,
l’intolleranza rende bipedi,
vivo in onda.

Tutto a parte le suole
non tocca terra.

strana corda

strana corda ripensando dove
i sospiri sono folate di vento,
e fa freddo,
nel risveglio il petto trema
muscoli dapprima insospettati

l’intollerabile salva.
qualcuno, qualcosa, la forbice
insufficiente a tagliare legacci.
ancora questa corda spessa
pesante sul petto

oltrelibero

a gennaio, una domenica
può diventare luglio,
unica differenza è la luce

nelle ultime ore
un senso oltrelibero monta
a calmare un po’
la velocità del cuore

senso deluso
per uno sguardo mancato
o poco allegro
mentre s’incontrano

alla penombra è preferibile
il pieno riflesso;
essere qui forma un’isola

Nella scrittura

Nella scrittura il riparo,
la dolina incolore dove, nascosto,
nessuno potrà riconoscermi,
qualcosa difficile da trovare
che spenga l’amaro asciutto
nella mia bocca, calmi la lingua
grossa di sete, un bagno
dove poter riavviare capelli
e pensiero.

Il piccolo inquieto
perché rimasto a lungo in posa,
la sua camicina
color della neve il primo giorno
che non c’é più.

Ventitre Gennaio

Non ho mai amato
come amo te,
essendo riamato.

L’attitudine non ha mistero,
addolora la mancanza
che è pioggia vista dall’interno
a infondere sicurezze
fin qui molto volatili.

Lunghissimo inganno l’attesa,
vale la pena,
quando ogni giorno
riempie uno spazio.

l’amante

Lascia che l’amante
si ricopra e trovi
il suo nesso
dentro una porziuncola
libera e stretta.
Il passaggio dei lupi
non lo sacrificherà
ai loro denti.

Sembra non si possa
trovare rifugio,
tutto va via:
il sangue dalle ferite,
il sudore dalla pelle,
i pensieri s’incistano
in una progenie d’insulti
che, mai nati, crescono.

Cronaca medusa

A volte la bici cade da sola,
ogni fermo immagine
prepara l’inevitabile tonfo.
Dio Superuomo Indivisibile,
la stanchezza è visitar musei
credere alla terra perché prona
sotto i piedi, finché
una buca fa perdere la fede

seduta a osservare un quadro
all’unica parete
nel centro del deserto
ricco di grafie incerte,
e ricordare una fame
lunga tutta la vita.

Intollerabile vita impietrita
su quanto le accade intorno,
non c’é secolo di grinfie
impreparate ai ventri molli
alla vittima di turno che,
già in caduta,
non offre minima resistenza
al cane alzato.

gioco di carte

mi piace l’onestà
che si ritrae in tempo
prima di sorprendersi invecchiata

raccattare oggetti e soggetti
di stanchezze buttate
nel magazzino delle ripetizioni ossesse

per inseguire un tempo di ciliegie
sepolto assieme agli ossi che,
non sanno crescere
altri alberi e non c’é niente
su questa pianura,
nemmeno un sogno lungo il giorno

che sappia sprimacciare
con mano insolita
un nuovo ciclo di stagioni,
iniziare vincendo un gioco di carte