i senza peso

Giornata nuova,
luoghi abusati e spazio infinito,
la corrente alternata tira
dalla parte sbagliata.
Ogni mattina, scarpe sulla soglia,
dice: dammi la cura, passami il sale!
Con tutto quel calicanto, confuso
con parole dorate e lingue morte,
m’inghiottisca la Terra piuttosto!
Commossa, per rivoltarsi contro
il giorno peggiore del pessimo anno:
cadranno anche i senza peso.
Intanto piovono rospi, non è chiaro
se questa sarà giornata di Saluto.
Nemmeno una mappa a svelare
dove sia adagiata la Principessa.

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corrispondenze

La melodia sfuma,
rialza un’ottava.
La strada sarà bella
tra bagliori di passato
non passato, trascorso

divaricatore di ricordi
tra le dita, sulla pelle:
la stessa da lupi,
quando dicono: va bene,
ma a pelle è un’altra cosa.

Non si colmano
le cunette sulle spalle,
non riesce nemmeno
il grigiore di ogni giorno.
Intanto esci.

Soffiano baci di comete,
il cuore arride in petto
pronto a riscaldare;
questo inverno preannuncia
tonda e balletto.

Majakovskij

Troppo difficile disimparare
quel che il corpo insegna, rimanere
in cima aggrappato per le mani.
I polsi svitati di chi
non si vorrebbe mai fermare.

È stato un giorno altrove,
e, dicono, nemmeno Majakovskij
potrebbe farmi rinsavire.
Coerente, come sono sempre,
all’idea di non dover essere mai
inquilino nel mio io.

Affittando braccia, lacrime, cervello
al primo di passaggio, tanto all’ora,
in cifra fissa, meglio pensare
quant’è pari diventare dispari,
anche il motore sfiatato dell’amore.

Splendono gli occhi, avverrà,
o solo troppo pigro per riflettere
una fine avvicinata di un giorno:
anche altrove, ovunque sia.
Disoccupate le strade dai sogni.
Qualcuno cantò prima di spegnere.
Farò in fretta, senza voltarmi.

nella calma di specchi d’acqua

C’è qualcosa
nella calma di specchi d’acqua,
brutta cosa,
da far ripensare, ripercorrere.
Intanto gli uccelli cantano.
Sembra, ma in realtà litigano,
parlano, contendono
le spose, i rami, il sole.
Luoghi migliori dove fare casa
e deporre le uova, dopo baci,
un cuculo verrà a gettarle fuori,
al ritorno ne troveranno uno solo
più grosso, la colpa
rimasta dentro insoluta.
Respiri, inghiotti,
chiedi ordine nel vociare e l’acqua,
indifferente,
sembra dorma,
eppure sotto piangono, ridono,
si accoppiano i pesci
fino al plenilunio successivo,
e i figli non assomigliano,
non li ricordano, dormono altrove.

ascolti amArgine: Bellissimo – Ilya

Ilya è un duo di Bristol composto da Joanna Swan e Nick Pullin. Probabilmente questo è il loro pezzo più famoso, parole molto poche, atmosfere notevoli e suggestive: probabilmente il canto del cigno del Bristol Sound.

BELLISSIMO

Nuove lenti alla moda, cittadina luce del giorno
Nella mia stanza tu dolcemente versi
E io credo nell’amore, io credo nell’amore

Bellissimo, mon amour
Bellissimo, mon amour
Mon amour, mon amour

Amore è confuso tra i passeggeri di un database
Panico e soggiorno, la forma del tuo
E io credo nell’amore, credo nell’amore

Bellissimo, mon amour
Bellissimo, mon amour
Mon amour, mon amour

TESTO ORIGINALE

New pop
Glasses
Citizen daylight
Into my room, you softly pour
And I believe in love
I believe in love
Bellisimo – mon amour
Bellisimo – mon amour
Mon amour mon amour

Love is shpoatz scattered
Database passengers
Panic and stay
Form of your
And I believe in love
I believe …

Ipotesi d’indifferenze

Corda nera, luci spente,
palpebre calate in coppia,
ancora in cerca di recapiti
per evitare corrispondenti.

Ex farfalle di fede granitica
occhieggiano irregolari
luce che è stata buio,
ipotesi d’indifferenze.

La somma affatica il cuore,
la misura è cifra
da possedere per vivere,
quando vuoi sparire ti spogli.

Solo per questo il tramonto
stupisce qualunque giorno
trascorso con tanti occhi
che rimediare è male.

Infine ogni luce fonda un Essere
rivela nuove eccezioni,
ciascuna replica è inedita
nuova stoccata per aria.

Che svanisce.

notti da lupa

poi la notte insiste
vuol portare ancora i pesi del giorno,
troppo premurosa per abbandonarli.
Guarda fuori:
si vedono soltanto rumori senza origine,
voci dette non dette
senza lingua e gola.

Allora lasci tenda e vetri
per poter dormire, ma no
sembra impossibile persino
ogni vivere più elementare,
rovesciarsi le tempere sul braccio,
ricordare di bere,
ogni giorno, ogni ora
fin dai ricordi
dove non eri preferita,
ma volevi la tua parte.

Insisti ancora
ma non fa mai giorno in questa città?
nemmeno a mezzogiorno;
potrà mai esistere
l’ora del pranzo
dopo notti da lupa?