Acqua alle spine

Camminiamo sulla Luna
inciampando sulla Terra.
stupendo!
Il sorriso muore quasi subito
tra i denti. E
ho paura, sono triste.
Ho fame… Cosa ti andrebbe?
Niente.
Subito dopo,
stanotte non dormo qui.
Non lontane dal cuore
vivono parole chiare.
Indubbio il senso
che tutto avvizzisce
l’indefinita urgenza di felicità.

e diamo acqua alle spine

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Ascolti amArgine: Still crazy after all these years – Paul Simon, 1975.

Una canzone d’amore di Paul Simon fresco reduce dalla separazione da Art Garfunkel. Ricordo della mia antica adolescenza. Perché in fondo in fondo sono un vecchio, inguaribile, romanticone.

Ancora pazzo dopo tutti questi anni.

Ho incontrato il mio vecchio amore
In strada la scorsa notte
Sembrava così felice di vedermi
Mi ha sorriso
E abbiamo parlato dei vecchi tempi
Abbiamo bevuto qualche birra
Ancora pazzo dopo tutti questi anni
Oh, ancora pazzo dopo tutti questi anni

Io non sono il tipo di uomo
Che tende a socializzare
Mi sembra di appoggiarmi
A vecchie abitudini familiari
E non vado pazzo per le canzoni d’amore
Che sussurrano nelle orecchie
Ancora pazzo tutti questi anni

Quattro del mattino
Fuori, sbadigliando
Voglia di vita a modo mio
Non sarò mai preoccupato
Perché dovrei?
Lo so che è tutta dissolvenza una gonna

Ora mi metto alla finestra
E guardo le macchine, e passano
Temo che farò qualche danno
Un bel giorno
Ma non sarei condannato
Da una giuria di miei coetanei
Ancora pazzo dopo tutti questi anni

Oh ancora pazzo dopo tutti questi anni

TESTO ORIGINALE

I met my old lover
On the street last night
She seemed so glad to see me
I just smiled
And we talked about some old times
And we drank ourselves some beers
Still crazy after all these years
Oh, still crazy after all these years

I’m not the kind of man
Who tends to socialize
I seem to lean on
Old familiar ways
And I aint no fool for love songs
That whisper in my ears
Still crazy afler all these years
Oh, still crazy after all these years

Four in the morning
Tapped out, yawning
Longing my life a–way
I’ll never worry
Why should I?
I know it’s all gonna fade

Now I sit by my window
And I watch the cars go by
I fear I’ll do some damage
One fine day
But I would not be convicted
By a jury of my peers
Still crazy after all these years
Oh, still crazy
Still crazy
Still crazy after all these years

Paul Simon

Estranei

Infine onde concentriche,
acqua ovunque giacciano estranei;
non li vorrò mai vedere
nemmeno per interposta persona,
i resti saranno divisi equamente
tra sensi di colpa e rancore.

In tanta calma sintetica
da lasciarsi credere normalità,
la stessa dove affogano gattini,
rimpicciolisce ogni ricordo,
che il tempo allontana.
Vera unica virtù.

Penso agli stranieri,
nuotano disposti a morire
pur di venire qui a farsi odiare.
Allora qualcosa, qualcuno
è peggio di noi ottusi ignoranti,
disposti al lamento e niente più!

Alla fine ci si amerà morti,
questo paese n’è pieno.
Le parole non crescono grano,
non scaldano l’acquavite
gli sgomberi, le soffitte,
qualsiasi altra memoria.

Signor Qualcuno

Un Dio che può essere compreso
non è un Dio (W. S. Maugham)

Ogni giorno Dio fa il mio lavoro,
io faccio il suo. Ogni giorno baci,
pochi abbracci, tanta asprezza,
e il tempo, beh… non si sa mai.

Sperso capriccio di Venere e Marte,
Troia giace sottosuolo dimenticata.
I compiti assegnati con ordine:
tu fai Dio, io faccio l’uomo.

Macchino, nego, resisto un po’.
Capire una donna o un figlio, credi,
è molto più semplice, ma sono certo,
sono nato da una sua scelta di vita.

Tutti e due in tanto sconfino
manchiamo, la tua natura non è mia,
siamo soli insieme. Not so far.
E ci facciamo compagnia.

Il fascino sfinito del tempo

Ritratto non ritratto
di un ricordo in sua assenza,
un libro per passare indenne
altre mura.

Ogni condizione d’estorsione
è disonesta, tempo sfinito
senza sfogliare un’agenda.

Esistono case senza futuro.
Al netto del male, l’umano
non sarà mai più lo stesso.
Il melograno sembrò tutto spine,
lunghe come chiodi di Cristo.
La primavera mescolò i colori
col fosco nitido da Due Novembre.

Vorrei non tagliarmi le mani,
indossare una camicia nuova.
Guardala, bellissima la mia camicia,
disegno originale, il segno
sulla mano sinistra arrossa.

Primo giorno di una nuova esistenza

Sembra ieri, nessun divisorio,
qualche ragione, poca,
insegue la noia che precede:
imprendibile deretano di topo.
Tutti, allo stesso modo,
lavorano in banca, fanno la guerra,
operano, cantano, si disoccupano,
coprono morte fresca
nel più o meno
che la contraddistingue.
Politici, guardoni, insegnanti,
vogliono attaccar discorso purché sia;
il treno per Castello è carico
di ritardo e portoghesi a salve.
La violenza sulle donne,
sui bambini troppo presi
a impararla, solita follia. Stanca.
Prima di dormire l’assillo,
un dubbio rode ogni certezza.
Morirò domani?

Regina d’Egitto

L’eterna penisola è al risveglio.
Torniamo all’opera.
Abbiamo tutto il necessario per frignare.
Momenti da non scalfire l’attimo.
Uscire dal solco è distorsione.

Smarrito il senso circolare delle cose.
La carne non è melma,
è forma transitoria in ognuno di noi.
Molestie all’ordine del giorno.
La squadra ha recuperato bene.

Il tempo non cambia.
La rabbia tramortisce,
non lascia possibilità di logica e voce:
inventa un finale, riscrive, elabora il lutto.
Salutala, Regina d’Egitto, sparale addosso.

I carabinieri squadreranno storto.
Guardano in faccia a nessuno.
Perduti tra portici ed emozioni,
mancano soltanto alcune rondini,
navigano ancora per aria. Chissà dove.

L’eterna penisola si flette,
affondiamo anche questo addio.
A un passo, ancora furibonda,
vorrebbe gridare viva la vita!
Perché non lo fa?