scosse strumentali

ora il vento tira a tardi
sull’onda mite di passi, tanti,
da sembrare terremoto:
in realtà solo impronte,
scosse strumentali

e beato chi le percorre tutte,
senza paura di indietreggiare
calpestando di nuovo orme
lasciate a terra, timbri di vita
smossa da rinnovare

pasti coscienti e nudi,
ovulazione in cerca di:
qualcosa digradante verso il mare

questo è il sale della Terra
perenne movimento, affaticato,
eppure negli occhi luce
abituata a rientrare in grembo:
di là
veniamo tutti, partendo
per tornare

alla madre dimenticata, presente
dov’è rassicurante asciutto,
mentre indomato il vento
ancora tira a tardi

d’acque dolci

cenare?
Ho già cenato,
fa un caldo greve su tutta la Romagna
immobile, sempre in cerca
di un ritmo popolare da affrontare

noi non perdoniamo, ma
invochiamo misericordia ogni giorno
ballando con piedi presi a prestito
da marinai sgomenti e d’acque dolci

sereni omicidi, sappiamo
di non poter fare a meno di aprire
gole, e prima di sera
vivremo trafitti
un tramonto pazzesco

Resta intesa

Guardo i tuoi occhi sorridere,
che ti sorridono,
i tuoi sorridono ai miei
è una mappa d’occhi il nostro amore
dalle toponimie volute e tracciate,
lasciate al continuo correre e rincorrere
dentro l’attraverso, i piedi sprofondi
nella sommità di baci bagnati
dove la sorgente carsica si arrende.

Resta intesa la prora, ovunque sia,
del mare oceano senza sfoci in mare.

atti irredimibili

atti, circolari,
assedio di creditori del quadruplo obbligatorio:
a volte il mondo si copre di nubi
e idee svanite

i campi, oceani in tempesta,
saziati a pane e legni perduti,
sono pronti a papaveri e girasoli
mentre le zanzare danno buoni esempi

ma non da scandalo
il sangue versato per inutili apparecchi
o un marchio di lusso

nelle notti occidentali cadono i balconi,
portando segni nascosti d’amori e sensi di colpe
irredimibili

a risalire

Proviamo, riproviamo, senza Dio
dopo avere ritrovato un foglietto
col numero di telefono dell’Ade.
Scritto in fretta e quasi gettato via.
Lo spazio è una vasca d’acqua
riempito coi fondi
di tante bottigliette,
emerge la testa da naufrago
sempre pronta a ogni giorno di sole
o di pioggia,
una panca battuta di sole
per lasciarsi macchiare
dell’abbraccio appiccicoso e moschicida
d’umore al tiglio
già rapito dal presente, dalle piogge.
Gli Ignoti
non sono formule di Einstein,
nemmeno le lacrime calde di Edith Stein.
La sensazione è perfetta.
Assimila al desiderio di unicità
il bisogno di essere pioggia,
a risalire.

Quindici secondi

abbiamo tutti quindici secondi da protagonisti
dei invitti e invincibili.
quel tempo brevissimo riassume la forbice
tra realtà e sogno irripetibile.
lo sceneggiatore include tutto
snello, giovane, ispirato, formidabile.
l’aria tersa, profumata, avvolge luoghi incantevoli.
si ama una volta sola, ma
ci si specchia tra amanti straordinari.
scaduto il tempo,
succede un risveglio di fine novembre

si dice che maggio

si dice che maggio non abbia voglia di fiorire,
preso com’è nei propri profumi disperati

lenta meraviglia
molto volatile sul complesso di un’umanità
perduta in appetiti spaventosi di sangue e danaro

le donne sanno di miele,
asprigne necessità da prender fuoco e spegnersi,
i giorni non hanno nome, la toponomastica
è scivolata a terra in mille pezzi

si dice che maggio indossi l’uniforme nemica,
porti silenzi anonimi, assoli di vento
entrano dai vetri

i sacrifici stringono il cuore fino a dilatarlo,
primavera è inverno travestito
dov’è tutto in balia del caso

comunque sia, ogni gradino è lento,
non mi spetta decifrare
la croce in cima che non si svela

colloquio muto

Desiderio illune, notte profonda,
colloquio muto compiuto,
ogni momento è salpare.

Si sa, non esistono
sinonimi in vita, bensì forbici
tra essere e sembrare.
A volte si crede donna,
il gatto rosso, pancia bianca,
che è di notte nella piazza vuota,
mastica silenzi, si siede, guarda,
non ha curiosità né interesse
oltre al vuoto da assaporare,
prende tempo e auto parcheggiate,
guarda ancora, si dilegua
con la stessa velocità
dello sguardo.

Prima di vuotare i cassetti
prendere qualche vestito, romanzi,
bruciare le lettere. Non servono più.

Tutto si allontana, muti,
in cerchio sorseggiamo acquavite
mentre la prua incontra l’orizzonte.

un altro

un altro, mani vecchie, guanti da giardino
per tirare su spine allungate in siccità,
tenaci da morire

odio, amore pentito datosi assente
in un tripudio d’addii a rigirarli
durante ogni notte

pronti a risalire l’unica salita,
senza alcuna logica la verità mai detta

sfiora il mare fino al centro disabitato
dove, cocciuto, qualcuno ancora balla