dentro un vecchio cinema

poltroncine in legno,
a ogni passaggio
scattavano in piedi,
dentro un vecchio cinema
rimasto là senza luce

non toccarmi non mi fido
dimenticati gli occhi
d’ignote inghiottite dal buio,
a ogni bacio gettato
vuoto perduto

durante la storia
proiettata sul lenzuolo
dalla lanterna magica
oramai fuori uso,
fuori discussione

ratti in biglietteria.
staccate le strisce
dell’ultima festa
a rinnegare il passato
di tante figure,
in carriera e non,
dentro sorrisi passiti

sulla via

qualcosa si allontana,
sfiorarsi in piedi
sulle lame di nessuno,
trafiletto in cronaca

spesso il vento trasforma
carta di giornale
in vittima dei passi di qualcuno

la notizia vola di bocca in bocca
senza tralasciarne alcuna, sotto
una foto in bianco nero grigio

sentimento? stato d’animo,
quello dei tanti in cui frigge
una morte leggera e senza odori

dapprima sindrome di solitudine
e poche dita sul legno di fortuna
in balìa della tempesta

tutto era bellissimo
ora non ha più pensiero, secco
passa sotto tacchi incuranti
d’estranei sulla via

è buio

al farsi sera, dopo
la stagione inclemente,
i giusti sui selciati
a inorgoglirsi di generazioni
e generazioni di errori,
a maledire inutilmente
tutto quanto è umanità

verso il confine, ostinati
incessanti controllano volti
di chi entra ed esce.
la parola spetta ancora
alle ombre dell’antico regime.
la pazienza erosa da fortune
a dir poco cattive, gemelle

per una donna
trattenere il proprio sangue;
per un uomo e per la terra
trattenere i propri semi

impossibile rimanere
per sempre, è buio,
somma di ogni ombra,
ovunque si stanno baciando,
la scorsa primavera fu sterile,
la prossima porterà bambini

l’impossesso

le strade non hanno padrone
accelerano bruscamente i passi

duole l’anima dov’era bella la pioggia
almeno all’inizio

verso sera l’impossesso
evita ogni altra complicazione

più semplice osservare l’acqua
spaccare violenta il suo torrente

e l’alveo, spiccato il volo,
dirle tra i rami non una fiaba, ma

sei tu, cui mai
regalerei una porzione di mimosa

ma una pianta intera
perché la sai coltivare

Non è già più inverno

con questo bel cielo,
ospite delle migliori correnti
tra risvegli notturni,
nessuno sospetterebbe tanta turbolenza

l’abbaglio sul cuscino di testa e mani,
il profumo non intende dileguarsi

fuori nevica, piove, canta,
nessun passante, ma qualche animaletto notturno
beve in riva al lago
non visto si dilegua

i sogni, le mani ora sotto le coperte,
le stanze vuote abitate
dai resti del giorno prima, il calore avanza,
prende e porta a sé

non è già più inverno

in batteria

viene il giorno in cui
rimane niente da dire
e i capelli arrivano
fin sotto gli occhiali

vattene, stammi fuori,
preferirei morire, piuttosto
che vederti in vita

tutto senza scosse,
ma ne basterebbe una soltanto,
a meno che non salti
un antifurto in strada

cambia mai la domenica
passi in altre stanze,
il solito sole sorseggia
tutto d’un fiato:
poeti nuovi subito dimenticati

si vive in batteria,
non ci raccontiamo più
a parte qualche tic,
finché sarà ora di servirci
un gemello a colazione

torna a settembre

torna a settembre,
gli occhi riposeranno
sotto un cielo vergine
ore prima dell’equinozio,
e ogni uomo dirigerà
passi inconsapevoli
verso l’ultima stagione

fiori d’arancio, frantumi
di spose rimaritate
per lasciare ricordo;
qualcuno ancora si allena
per improbabili rivincite,
una pioggia ingenerosa
lascerà buon vino