il coltello sotto il cuscino

Qui, anche un fosso
è più antico dell’America,
le nostre donne
prima del sonno
si concedono un sospiro
dopo aver consultato la sibilla
dentro lo specchio

qui, bestemmiamo come santi,
i nostri sogni brillano, mancano,
costretti e beati

al risveglio spuntano
girasoli incendiati tra l’erba
coperta di bianco:
anche una pietra focaia
comincia a sentir freddo

qui, vorremmo essere tutti uguali,
il coltello sotto il cuscino,
il cuore gonfio d’amore e rispetto

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Sorrideva

Sorrideva dall’alto
d’una menopausa ben portata.
Continua ridendo
per sottolineare forme nostalgiche
a lungo desiderate,
defilati gli ignoti.

Qualcuno l’ama ancora,
trovandone i segreti sussulti.
Andrebbe messa su libri
tascabili come veneri,
non c’è ragione
a darla perduta.

Faceva l’effetto
di rincorrere il pallone da bambini.
Lascia un po’ d’amaro
quando se ne va e non c’è più.
Afferrarla è perderla.
Lasciamola passare,
magari tornerà

Uomini

controllano la regolarità
delle proprie impronte,
senza sorriso o tristezza
imprigionati nel ruolo
cui sono condannati a vita

in principio è un bambino,
stesso fulmine,
ma perdita continua
nel tempo dell’energia
ricevuta in dote

talvolta negano
di voler essere donne,
invidiano rotondità
mai possedute, si negano
il diritto al pianto

padri, amici, chiunque,
rondini senza correnti
oltre il termine dell’agenda,
mostrano chi non sono
e non avrebbero mai voluto
essere

Credetemi, esisto

Voce fintamente sveglia
di chi vuol penare un altro po’,
unire nuovi grani di compassione.
La testa soffre, fa male, gira.
Stropicciata se ne infischia,
vorrebbe riuscire a spacciare
il vuoto per non detto.
Credetemi, esisto.
Non sono quel che leggete:
sono altro, un maiale coi denti marci,
il ventre è un barile.
Guardo il culo alle donne
con intensità da guastarli
e subito scordare con tre Ave Maria.
Se visto, distolgo gli occhi
poi li getto a terra.
Forse sono fascista.
E quando dormo, russo, sbavo.
So mentire, fingere, unica mia arte.
Puzzo, non mi lavo, rubo anche,
mi masturbo, tanto da stupirmi
di non essere ancora cieco.
A volte provo a scappare,
ma annodo male le lenzuola
peggio di un albatro con ali triturate.
Vedete? La bellezza non è mia parente
nemmeno alla lontana.

Esploratore o avventuriero
del linguaggio e anche ladro,
il tuo compito
come segno distintivo
sarà quello di carpire
nel labirinto, le parole
piegandole con dolce violenza
al tuo volere
con umiltà orgogliosa
rapinandole
del senso misterioso della vita.

(Gianni Fucci)

Vigna del Mar

Ricordo bene dov’ero.

Pioveva forte sulle dorature
di un’infanzia finita
e un’adolescenza da inventare:
bambino, ancora pensavo
d’incontrare il comunista
pronto a mangiarmi.

E non accadde.

Piuttosto, il palazzo fu assediato,
i militari si presero tutto,
cacciarono gli arbitri dagli stadi,
non sapevo fosse possibile
giocare così sporco.

Charles Horman
fu l’unico americano a pagare.

Ripresi a crescere credendo
in quel comunista sempre pronto
a mangiarmi.
Non ebbi tempo di ricredermi,
m’innamorai dell’impossibile,
e non raggiunsi mai
Viña del Mar.

Le cose migliori al mondo

Inguine bisognoso di calore,
perché sei così triste?

Tutti ricordano donne,
la madre, qualcun’altra,
con capelli a pagoda di lacca,
lenti a goccia
su occhi di Deanna Durbin.

Inutile star qui a sindacare
di poeti e cantanti morti
a sgranchirsi l’anima
coi loro rachitici annacqui:
siamo tutti dentro,
non possiamo opporci ai pianti
con vorticosi giri di valzer.

Dati opera e omicidio
all’ordine del giorno,
l’Italia è questa.
Vanta ascendenti speciali
ora del tutto estinti.
Vale forse più
una finestra aperta?

Tra qualche anno, poco più,
la mia generazione sarà morta.
Eppure si affaccia ancora
per gridare a canali
e isole vuote, tutta stordita
da tanta sfigurata bellezza.

Le cose migliori al mondo
si vedono solo da lontano.