ce la siamo fatta 21

Provateci voi a non avere jella. Francamente da quando ho fondato il Manipolo di Eroi anti Covid 19, non me ne va più bene una. Ho abbandonato Agone in discarica, mentre si danneggiava la vista in attente osservazioni scientifiche delle chiappe di Michelle Hunziker. Ho poi appreso che ha ritrovato la Prinz (vostra la sfiga della Prinz!) ed è tornato in moschea con due carmelitane scalze. Mentre vagavo in preda alle allucinazioni, dietro di me ho sentito un campanello di bicicletta, era Daniela l’ormai arcinota ragazza delle pizze, quella che passa per l’Armenia per arrivare a Castello. Ho accettato volentieri un passaggio sul cannone della sua bici, anche e soprattutto perché il vairus non è che sia sparito, quel che sta succedendo tra ieri e oggi a Bologna la dice lunga. Il guaio è che la ragazza non è organizzata bene, e sfiga ha voluto che i freni si rompessero simultaneamente. Fatto sta che la discesa era ripida, ed è stato così che abbiamo scoperto il nuovo modo di infrattarci… insomma il burrone era profondo. Scrivo dal reparto ortopedico del reparto grandi traumatizzati, la ragazza, vistosamente ingessata, si lamenta e bestemmia senza soluzione di continuità.

lettera per niente

dov’è il poeta
quando Dio chiede all’uomo
di restituire una gamba;
o la conversazione, lontana,
perché vicino non c’è niente,
si arena sulle secche
di tutto quanto non si ha coraggio
a dire, misurare,
maledette volute in slanci
di autoflagellazione e ci si chiede
cosa facciano in solitudine,
maledetti per costituzione,
picchiettare che vibra
dentrofuori dentrofuori
ma non si vede,
sensibili e incapaci
di lasciarsi uscire dalle mani
qualcosa che non sia parole,
capaci di scorgere
tutto quanto è lontano,
inadatti alla prossimità

Identico strazio

Lettere firmate, anonime,
senza mittente, destinatari ignoti
mai rintracciati.
Singolare girotondo di lettere
gettate attraverso la fessura
di casse rosse senza ora di levata.
Lettere criptate che tu solo sai
che l’ho scritta per te, come
non ci fossero altri mezzi.
Lettere in forma di bolla,
piene d’aria, oscillanti
nell’apparente vuoto in calma di vento.
Lettere perché non so fare altro,
invece di spostare rocce,
viaggiare per lunghi tratti
a rivedere il nero vestito di notte.
I vigliacchi tremano
al sapore forte di lettere
impossibili da decifrare.
Identico strazio

Silvio

La branda sottosopra
col tuo lamentarti,
per il mio fumo eversivo:
già allora eri molto più a modo.
Anche oggi ti ricordo, Silvio,
certe domeniche con l’Appiani
riempito di tifosi urlanti,
non si dormiva a Prato della Valle.
Molte sere mai, bestemmie a parte,
si sapeva cosa fare.
Avere vent’anni nel Settantanove
era meno difficile.
I bagni con le porte da Far West,
le notti al centro trasmissioni,
nemici giurati e amici perduti
il giorno dopo il congedo.
La normalità è stata voglia
di tornare a casa, andarsene
verso la vita nuova,
donne, lavoro, figli,
la vita che è stata,
lontani da là dov’era obbligo
uccidere tempo e zanzare.
Anche oggi ti ricordo, Silvio.

Quarantena 48

… e dopo una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette settimane, anche la sacca scrotale più resistente può benissimo essere scambiata per una rete a strascico. Questo mix di ansia e noia è micidiale. L’unico veramente felice è il siamese, abituato in tempo normali a passare la giornata a casa da solo: ora sta vivendo un periodo di grazia, coccolato, riverito, si prende licenza di organizzare golpe col ragno Vargas, un aracnide guevarista piantato nel salotto buono che se ti avvicini ringhia. La Carolina sopporta, tollera, e di tanto in tanto va a farsi un bagno di sole, oggi di vento. A volte mi convinco che anche lei congiuri col gatto e col ragno per rovesciarmi. Questo è un mondo d’ombre dove si ha paura persino della propria ombra. E mi raccomando, in caso vogliate ascoltare buona musica evitate pezzi tipo Fever o Night Fever, (I got) The fever e compagnia cantante, rappresentano, per noi ipocondriaci da vairus che persino un occhio porrino ci angoscia, un sintomo assolutamente pericoloso. In realtà questo vairus è un gran figlio di puttana, ha una madre sola, ma moltissimi padri.

buona giornata

Tutto comincia tardi
da non voler consultare l’ora,
qualche orologio scarico
brilla sul comodino,
mette in risalto amnesie
di giorni e giorni.

Chiedessi il titolo
della canzone, o la forma
del portacenere là vicino
all’atto del mio concepimento,
non saprei dire, a volte
basterebbe un po’ di nebbia.

In attesa del risveglio
la casa è fredda, prova
il recupero della gioia di vivere
in atto estremo, eroico,
complicato dalla scarsa fantasia,
modesto, di amore in sé.

Quarantena 15

Cari stiliti e care stilite, buona domenica. Er Monnezza redivivo mi ha dato una splendida notizia, oggi la quarantena è di 23 ore soltanto. Una è gratis. Grazie Ora Legale, We Love You!

Andiamo per ordine, non facciamoci prendere da facili entusiasmi. Parliamo di grida.
Esistono grida di dolore, di rabbia, di giubilo, di piacere, manzoniane. Poi esistono bergamaschi e crucchi. Questi ultimi sono una bruttissima e tenace malattia della pelle, che ci affligge fin dai tempi di Caio Mario; quindi 2120 che rompono i coglioni. L’ideale è il crucco che su un balcone si metta a cantare O’ sole mio: fulminatelo con la fionda. Dessero le dimissioni da tedeschi una volta almeno, sull’esempio del buon vecchio Ratzinga alias Stramaledetto XVI.

Per quanto riguarda i bergamaschi, beh, vi rimando al filmato. Non facciamo come loro. Fate come me, smettetela con la caccia ai Pokemon!

https://video.corriere.it/bergamo/coronavirus-bergamo-non-si-ferma-video-la-canzone-pinguini/f956f214-5a3a-11ea-afa8-e7dfdde6e2a2

il mare adesso

gusci, conchiglie, molte vuote,
lasciate dalla marea in arretramento

granchi ardimentosi ancora combattono
l’infelicità fabbricata in serie

non ci sono i soliti passi
a dire degli innamorati stati qui

il distacco piumato degli uccelli
dice di gran lunga abbandono

Enrico vide il mare la prima volta
poco tempo prima di morire, felice

ovunque sia, il mare adesso
è ancora inverno

redenzione

benvenuti all’autobus
che non si sa dove cazzo va
(una recluta, dal film 1917)

manteniamo intatta la redenzione,
dovremmo farcela
alleando la ragione coi sensi

distinguere finalmente il bene dal male,
tutto quanto è bene
non è danaro, oro, potere,
tutto quanto è olio sulla testa
cade a gocce, muore in terra

al prossimo indigente
cui negheremo lo sguardo,
saremo trasferiti
al reparto incurabili
e di là, alle docce

Digitale per granchio violinista

Una cosa soltanto:
non siamo libero pensiero
senza pregiudizi.

Esseri voluti respinti,
quanto un verdetto schiavo
com’è d’oscurità e ferite,
che lunazione regola così,
illusione estiva di sogni
che paiono dolcezza.

Amanti, interpreti perplessi
di canoni dispersi, schermaglie
verbali e all’alba
rivedranno queste gli occhi,
rose bianche d’anniversari
senza vivere lampi d’acque,
eccitazioni e svaghi
su pelle imbevuta d’indole.
I cinque sensi ascoltano.

Ferita, tuttavia una ferita,
e Biancaneve il demone,
come girino è già rana,
ferita aperta.