ascolti amArgine: Girl – Beatles (1965)

Rubber Soul del 1965 è l’album dei Beatles che segna il passaggio dal genere “musica da ballo rituale per adolescenti” a un genere musicale di ben diverso spessore. Comunque senza Rubber Solu non ci sarebbero stati Sgt. Pepper e L’Album Bianco. Goal a porta vuota.

RAGAZZA

C’è qualcuno che ascolterà la mia storia
Tutto sulla ragazza venuta per restare?
È il genere di ragazza che vuoi così tanto da soffrire
Eppure non ti penti nemmeno per un giorno

Ah, ragazza, ragazza

Quando penso alle volte in cui ho fatto di tutto per lasciarla
Lei si girava verso di me e iniziava a piangere
Mi prometteva il mondo e io le credevo
Dopo tutto questo tempo non so perché

Ah, ragazza, ragazza

È il tipo di ragazza che ti fa stare zitto
Quando ci sono amici
Ti senti un pazzo.
Quando dici che è bella
Si comporta come se fosse scontato
E’ proprio forte, oh

Ah, ragazza, ragazza

Le hanno detto quando era piccola che il dolore conduce al piacere
Lo capiva davvero quando le dicevano
Che un uomo deve spaccarsi la schiena per guadagnarsi il giorno di riposo?
Lo crederà ancora quando lui sarà morto?

Ah, ragazza, ragazza

TESTO ORIGINALE

s there anybody going to listen to my story
All about the girl who came to stay?
She’s the kind of girl
You want so much it make you sorry
Still you don’t regret a single day
Ah, girl, girl, girl

When I think of all the times
I tried so hard to leave her
She will turn to me and start to cry
And she promises the earth to me
And I believe her
After all this time I don’t know why
Ah, girl, girl, girl

She’s the kind of girl who puts you down
When friends are there
You feel a fool
When you say she’s looking good
She acts as if it’s understood
She’s cool, ooh, oo, oo, oo
Girl, girl, girl

Was she told when she was young
That pain would lead to pleasure
Did she understand it when they said
That a man must break his back
To earn his day of leisure?
Will she still believe it when he’s dead
Ah, girl, girl, girl
Girl

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Morlacco

Un tempo al bar o dal prete
si parlava volentieri di fica,
si parlava molto, ma non si praticava.
Qualche volta erano calci al pallone
in sfide epiche con gambette
rosse di freddo e botte fresche.

C’era chi esagerava, finiva dritto
nel mastello dell’acqua piovana
già piena di bucato.
Durante i lunghi silenzi in chiesa,
meditabondo e inginocchiato
tra severe navate oscure e sante,
il pensiero scivolava da biscia
dentro il solito buco.

Oggi si parla solo di pensioni,
quando andare, come andare,
a quale biglietteria rivolgersi.
Qualche ardito ha pensieri di rivolta.
Tutti lo amano, nessuno lo segue.

Resta poco, anche le scritte
tra non molto saranno bilingui,
ma non farà male. Resta poco.
Il tempo accelera doppio, e noi giovani,
malgrado tutto resta poco.

Qualche tributo a Pindaro,
il sonno con le serie preferite.
Senza Poesia non avrei mai
incontrato il Morlacco:
dei vecchi castellani
si è persa pure l’ombra.

Spesso ci si conosce poco,
e non basta trattenere uno sputo
la mattina davanti allo specchio,
basta così.

finto oro

Dalla matita grassa
di uno scribacchino
scaturirono dieci stupidi centesimi.
Sembrarono oro al finto mendicante,
e li raccolse.
Una donna vestita di nero,
consapevole, mostrava la nuca bianca,
tenera, orgogliosa,
distratta dalle sue stesse parole.

Li chiamai Italia.
Corrosa dalle sue stesse parole,
perde ogni giorno un po’ di onore
e amor proprio. Fida nella legge del ciarlatano.
Sono certo che il suo violoncello
abbia ancora le mestruazioni.

Credimi, non si ama un uomo per lui stesso,
ma lo si ama contro un’altra donna.

Scrisse Nemirovski.

Credimi, non si ama il proprio paese
e il proprio dio, lo si ama contro
un altro paese e un altro dio.
Aggiungo.

Tutti i padri della patria, statisti,
i portaborse, da Camillo Benso a oggi
vengano trascinati in campi di lavoro
e rieducati, ai lavori forzati, condannati tutti
per assenza di lungimiranza.
Niente sogni, ma ricorrenti misure urgenti
a sostegno di, con cui hanno portato fin qui
il paese. Guarda le italiane come sono belle,
sterili, infelici. Continuano a essere giovani,
a non avere uomini.

Lo sono stati invece i padri del mendicante,
lo hanno concepito da soli, cresciuto,
assieme alla violoncellista con l’auricolare,
e alla monetina in finto oro.

nel limbo di lana e pelle

C’è tutta la prontezza in parole
pronunciate prima di pensare.
Tutto avviene per concretezza,
specie quando non si capisce.
La sintesi corre dentro piazze vuote,
partite per seguire altre strade.
Le ho messe ad asciugare
sotto la pioggia ogni giorno.

Dice Lei.
Le tengo sotto una gogna ben visibile
a tutti i passanti. Possano saziarsi.

Risponde Lui.
Quanto potranno essere sostenibili
due lampioni accesi di fronte?
Sono passato dalla libreria,
la scorsa estate, era chiusa.
Aveva il catalogo di tutta
una natura furiosamente umana.
Volevo acquistarlo, si è fatto inverno
nulla di nuovo, niente è cambiato:
immagine fredda, incastrata
nel limbo di lana e pelle.

Neve in Val Padana

Oggi neve in Val Padana, rimesto
appetiti da provetto cantautore.
L’effimero ha una certa durata,
dalla mano di Dio e giù per terra.
La neve è un pannicello caldo
se raffrontata all’uomo.
Nevica, o gli Ebrei stanno urlando?
Gli Omosessuali, i Dissidenti,
i Vagabondi, gli Arresi, gli Zingari,
i Matti, i Preti, invece?
Dirai tu.
Urlano insieme, polveri nell’aria,
ognuna dal suo triangolino.
Ricordo ancora il dolore a dachau.
Dopo il Carmelo un tedesco mi intimò
rauche nicht! Ero vicino al crematorio
di fronte alla baracca X.
Lo mandai, in perfetto italiano,
a cagare. Lui e tutti i suoi padri.
Se ne andò inseguito dalle Vittime.
Sono nell’aria, gridano tutte:
ognuna al proprio dio assente.

il Non è

Forse a casa c’è la vasca riempita,
ma nessuno ha fatto il bagno:
sarai felice e pulito fuori.

Mosche. Non meno di tante mosche
ad ampliare i colori stanchi
in domeniche cattive. Le troverai
tra l’erba, nelle necessità,
ritmate a un silenzio interminabile.
La carne dei rovi è fredda,
mosche ovunque, sgarbate
scadono dal sudiciume alle labbra
fin dentro il naso
in sponde mai scavate.

Dammi una mano.
La mozzò, gettandola
sopra il manto unto di neve
nello sprofondo lasciò
una striscia dello stesso colore
di buon vino rosé dannato.

Goditi la crisi.
Disse l’ancella ritenuta più fedele,
Nutrice in pasto a desideri
troppo terreni, dove ogni io è sepolto
da lanci violenti di cordoli,
capolavori di ingegneria,
gli stessi allenati al declino
sempre pronti a indicare il Non è.

Festa di Compleanno

Festa di Compleanno:
Dov’è il festeggiato?

forse era davvero figlio di Dio
e dell’unica ragazza extra vergine

ascesa al cielo
con l’asino a guardare in su

intanto trinciamo giudizi
senza avere mai assistito

a cosa poi? Alla stella
on the rocks voluta dai ricchi

per illudere i poveri, senz’altro
non ci sarà mai rivoluzione

tutti chiusi in casa a ingollare
cibo, dall’antipasto ai corvi, sì

ci vorremo bene almeno oggi,
e chissà per quante ore ancora

poi, tante noci rotte sulla testa.
nel quindicinale dei più poveri

i miserabili festeggeranno lieti,
tutti gli altri zitti a dar la neve.

Coi miei migliori auguri. Almerighi