spesso il pensiero

spesso il pensiero
agita carne altrimenti morta
e pronta alla pietra,
ovunque sia è inaspettato:
so cos’è lo spirito,
so cos’è non esercitarlo,
ricacciarlo, ignoto
in profondità
aspettando il padre,
una madre, l’origine
pronta a ridare slancio
a un apparente vivere

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Lo specchio e il mare

Scherza qualcosa, ma non è bellezza
lo specchio muto abbandonato
alle correnti cieche, maldisposte
e pronte a trascinare
ogni tratto abbiano placcato,
e ricordo di qualsiasi occhio,
in fondo al nero
del mare aperto
dov’è silenzio nudo, non c’è parola.

Non esiste ritornello,
chi ne scrive ancora sia ghigliottinato.
Perché fatica non è nome di persona
ma ogni giorno è qui.
Quando il mare è biondo
qualcosa non è andata bene,
e non fingete innocenza
che la coscienza si sfonda:
c’eravate, c’eravamo eccome!

La veglia non ha quadrante
data e ora sconosciute.
Temo tuttavia
sia necessaria puntualità.
Trascorsa ogni marea,
infranto ogni specchio,
l’appuntamento è al mare:
ed è obbligo essere vivi.

il reduce

Mai un tappeto volante
quando c’è bisogno.

Vedo Enrico affrettarsi all’ultimo,
lercio di sangue e fuoco amico,
nulla lo distingue dall’austriaco:
la direzione è comune, il fine opposto.
Salvare la vita correndo a perdifiato,
e la divisa ha perduto ogni colore.

Non c’è pudore nell’artiglieria furente.
Carne contro metallo vince il secondo.
Lo rivedo col cuore in gola,
lo sento votarsi a una fine imminente,
pregare la Madonna della Concezione,
la ferita copiosa con l’ordigno dentro
fare male al mutare
di tutti i tempi a venire.

Raccontava il suo tempo nato vecchio,
sempre orgoglioso di sentirsi reduce
da mille vicende tutte fuggite.
Le poche parole sciolte col vino.
Rivedo Enrico, lo porto dentro.
So di essere Il suo unico insuccesso.

(a mio nonno Enrico, eroe)

Ascolta & Leggi: Enrico Ruggeri & Marco Amore

In questo caso posso esprimere la mia perplessità sui lavori di Marco Amore facendo mie le parole di Mario Lunetta, scritte per commentare certa poesia nostrana di trent’anni fa. In questo caso è poesia molto più recente, purtroppo.

«La stupidità organizzata è volgare, ci fa orrore. La ideologia attualmente diffusa in gloria di quella recentissima specie zoo(il)logica che sarebbe il poeta da spiaggia o da stadio […] che ‘canta’ al grado zero le sue passioni le sue frustrazioni le sue esaltazioni in versi intrisi di ‘incantevole’ primitivismo semianalfabetico, è l’ultima invenzione del mercato delle lettere (insomma, del mercato) perfettamente omologa al presente del gusto medio radiotelevisivo/rotocalchesco. È l’ultima mistificazione in letteratura, in poesia».

Le poesie sono tratte dal libro Farragine per Samuele Editore
http://www.laboratoripoesia.it/marco-amore/

Calembour

Prescelto dal sogno, ti vedo ruzzolare nel fango della lizza;
lo stendardo piegato, reciso da un colpo di lancia
mentre muore inerme sulla fronte
Come una triste epigrafe d’argilla
si sgretola ai raggi della noia
spiando il sole liturgico,
ammanetti le gioie sulla leggenda più falsa
alla maniera degli artisti
Non per scolpire il marmo con le gesta
in onore dell’unificazione a fin di bene,
sperperando un mondo altrui
dove i cibi saziano vendette
attuate alla luce dell’inganno,
ma per il piatto pronto col fiorito di menta
e l’ossatura chiassosa in cassoulet

*

ore ventitré in punto. Manca poco a mezzanotte e tre quarti

Al centro del suo ufficio legale appese il quadro con le ninfe
di Jan Vermeer: quelle intorno a Diana, col manto in tinta
unita, sembravano sorelle accapigliate

«Testa o croce», disse la sorella maggiore
Non erano convinte di niente né pronte a farla finita
ma purtroppo il fucile
regalò una martire alla notte
senza che nessuno disse addio

*

mentre tesseva le ninfe dei boschi la fissavano
celate dalle piante arbustive

si liberava delle proprie passioni
con l’ingegno,
le fragili mani sulla tela creata di recente
non producevano niente di nuovo

Il filo del discorso
un proverbiale coltello nella piaga
un fiore sul filo del rasoio
elettrico
(una colpa che non mancheresti di cogliere,
se avessi intenzione di trovarla)

scendendo al Terminal
ogni giorno per sempre
si ripeteva mai più.

*

sul pullman non poteva stare in piedi
né poggiare i piedi sulla sbarra

era un bozzolo metallizzato in cui mutare
per un percorso di vita limitrofo

la ragazza immaginaria
sparsa nel cortile
aveva l’abbonamento mensile
per studenti

aveva il lucidalabbra di Estée Lauder

*

Farràgine

Fuori le fronde degli alberi aggrovigliate su se stesse da un
vento ferino d’estate
(le foglie svolazzanti da parte a parte realizzavano vortici
vivaci, variopinti)
Accompagnata da un adulto
che interrogava i declivi durante uno spettacolo Tv,
la ragazza bruna con gli occhi in orbita
per la luna piena che seguiva lo stesso itinerario

Allora la ragazza bruna con gli occhi in orbita
non si poteva cogliere
dentro l’urlo di una bambina supina con le mani esili
protese a difendersi la testa
Il suo grido era il patatrac abbastanza chiaro
di una brocca in frantumi

Per cui tre volte al mese gli accadeva di essere in pigiama. la
luna che maculava gli alberi le friniva ininterrottamente tra le
trecce
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per saperne di più:
http://www.laboratoripoesia.it/marco-amore/

sassi appuntiti

domani sto bene, lo prometto

in mezzo a due versi corre
un fiume di ricordi, d’assenze,
e i tanti errori lo seccano
mettendo a nudo sassi appuntiti
addormentati sul fondo,
quelli che giovani,
quando era bagno
dentro un’acqua piena di creta,
ferivano i piedi
e non se ne trovava mai uno:
cosa vuoi che sia,
a meno che non arrivino
altri motivi per essere felici,
tutto quanto è un ergastolo
tra bidoni della spazzatura,
a fare i ratti non protagonisti,
occhi e faccia martellati
gonfi da non riconoscersi
e la sera per nascondersi,
non essere predati
da felini di taglia molto larga,
bastano le zanzare

facciamo una vacanza, oggi

ancora mare

Avrò tempo di riflettere
sull’infinita concia del pensiero,
che la mia vita non vale l’altra

sibila ogni steccato,
il passato emozionato dimentica
ossida ogni argento

sul mio bagaglio di fragori vuoti
differenza con quel che sono,
avrò tempo di riflettere

ancora mare, il mare
indimenticato rigurgito di spine
mi dà il braccio.

fine carriera

cretino a fine carriera,
ho speso la vita a detestare ogni fatica
fingendomi portatore d’armonia,
amato dai colleghi
malgrado il disordine delle carte

versificatore modesto,
ho fatto il ragioniere convivendo
d’amori provvisori,
lontani quelli veri

il tempo rimasto urla un gran recupero,
i ricci sempre ribelli,
l’Etna è di gran lunga più tranquillo ma
forse per neve, si macchiano di bianco

vieni primavera,
treno senza più ritardi, portami con te
dov’è amore il bimbo sciolto tra i fiori,
lo sguardo delle cose ancora vive,
uguale ogni giorno nel tempo che verrà