La carta della sera di René Char

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Una volta ancora l’anno nuovo ci confonde gli occhi.
La veglia è di alte erbe che non hanno amore
se non col fuoco e la prigione che mordono.
Poi saranno le ceneri del vincitore
e il racconto del male.
Saranno le ceneri dell’amore.
La rosa selvatica
che sopravvive a presagi di morte.
Saranno le ceneri,
immaginarie, di te, della tua vita immobile
sul suo cono d’ombra.

*

Notizie dall’Amiata di Eugenio Montale

Notizie dall’Amiata

Il fuoco d’artifizio del maltempo
sarà murmure d’arnie a tarda sera.
La stanza ha travature
tarlate ed un sentore di meloni
penetra dall’assito. Le fumate
morbide che risalgono la valle
d’elfi e di funghi fino al cono diafano
della cima m’intorbidano i vetri,
e ti scrivo da qui, da questo tavolo
remoto, dalla cellula di miele
di una sfera lanciata nello spazio
e le gabbie coperte, il focolare
dove i marroni esplodono, le vene
di salnitro e di muffa sono il quadro
dove tra poco romperai. La vita
che t’affabula è ancora troppo breve
se ti contiene! Schiude la tua icona
il fondo luminoso. Fuori piove.

da © Eugenio Montale, Le occasioni (1939)

come ai Nuotatori

Creature di pancia
non di sostanza,
anche se donne s’offrono
in suggestivi primissimi piani
per nascondere ai credenti
la prematura sconfitta
nella lotta contro la gravità.
.
Apparenze, come ai nuotatori
che, malgrado il cloro
fissano da sotto
il pelo dell’acqua
e tatuano in mente
l’illusione ondivaga
di un mondo perfetto.
.
I poeti aprono le vene
senza perdere sangue.

Bivacco globale

La realtà è una tendopoli
dove tutto, ogni giorno,
aumenta di prezzo
nel nome del sacrosanto
diritto al profitto,
alla santa fede che tutti
mette in ginocchio
al puro scopo di creare servi
e ammaliatrici,
dove il sole potrebbe
tramontare a Est,
come accadde:
quel giorno tutti credettero
nella vittoria dell’uomo,
ma immediatamente
avvertirono l’impossibilità,
e si risvegliarono
dentro il bivacco globale.

Non ho piu’

con la pelle scavata d’inverni,
mi sento giovane alle soglie del seno:
quello che non ho mai avuto, avrò,
sulla pelle che profuma di sangue
non si sente urlare,
pensando sia gradevole il suo profumo
e altrettanto lo scricchiolio
di alberi fottuti dal vento;
le unghie guardano senza interferire,
gialle di anni e amici
che non ho piu’

Figura

Un tale scrisse prima di morire
dove stanno le tue mani prima dell’accapo,
e come ti senti dopo: fingi
o sai di non sapere che le strade
non vanno mai accapo, casomai riprendono
o interrompono lunghe parti e discorsi,
volutamente del meno,
come fosse prevedibile una piazza,
lo stato di umidità dei panni appesi a un filo:
questo sì è destino!

 

L’alloggio del giardiniere

Mattinale, addensamenti pomeridiani,
assilli serali
poi di che si parlerà?
Tutto è domenica pomeriggio:
niente dice, nemmeno le finestre.
La pace pare vera
ed è scandita dal cuculo, che
ha fatto il nido nell’alloggio del giardiniere.
.
Il mondo tace ordinariamente,
sembrano tutti al mare
ma non spediranno cartoline d’auguri.
.
I saluti non cancellano la storia,
malgrado l’invenzione della scrittura
sia ancora a venire.

 

Risorgive

 
 
immagina muscoli
che ritieni di non avere ma ci sono,
scoprili sotto il genio della pelle
così ben tessuta da tua madre,
non sono mai stato bravo coi disegni
.
lasciati sciogliere:
spunteranno ali per prenderti al volo,
superate le frasche
dove il nido era prigioniero, lo so
non ti rivedrò mai piu’

Fluire senza pensare

Pentecoste, alludo a Hegel:
oggi fanno ventisei anni
da quella bella pelle
di bolla infranta
al primo battito di ciglia.
 
Dimenticata l’epigrafe
costruita con pazienza
senza paura del buio
dalle belle unghie nere.
 
È qui, ti trovo in veste d’acquerello,
del più e del meno raccontare
il maggio anomalo,
come non bastasse un tenero fruscio
a sistemare tutto.
 
Tutto uguale in prima linea
salvo il colore amato
per eccitare leggerezze al senso
quand’è plurale.