si gioca con barbie in menopausa (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

c’è troppa carne sul pianeta,
vero fallimento
si gioca con barbie in menopausa:
piove, ci scansiamo

amore, tramestio di ricordi,
siamo là e nel contempo sul colle
a studiare ruderi di un impero
sciolto per nebbia.

Barbie non parla,
le fa orrore il bianconiglio
che ha nuotato fin qui.
doverlo aprire, mangiare

dopo aver fraternizzato
essersi detti il nome,
il grande attimo di silenzio
contiguo, vale l’impero.

Traduzione di Adeodato Piazza Nicolai, che ringrazio pubblicamente

Playing with barbies at menopause

There is too much meat on the planet,
real failure
playing with barbies at menopause
it is raining, love,

we avoid it, a chaos of memories,
we are there and equally on the hill
to study the ruins of an empire
dissolved in the mist.

Barbie does not talk,
horrified by the whiterabbit
swimming near her
having to slice it open, eat it

after having fraternized
having exchanged names,
the great moment of contiguous
silence is worth an empire.

Translation copyright 2017
Adeodato Piazza Nicolai

Lo smoking

Caro Steve, lo smoking è un tocco di classe. Sei sempre stato l’artista di famiglia, l’uomo dei grandi avvicinamenti. Persino con quel tuo papà che nemmeno ti ha dato il cognome. Persino con tua madre bellissima anche nel nome, Zoe, lei il cognome te lo ha dato. Se ne è andata all’Est, pronta a far strage di cuori a nutrirsi di uomini, te compreso. E tu, che hai passato la vita ad avvicinarti con discrezione a chi ti allontanava. Ogni volta che ti sei innamorato, spero tu sia stato felice e corrisposto. Prendi su quella tabaccheria intera che ti sei fumato, certe partenze tranciano, specialmente quelle senza prenotazione. Invoco il mio diritto al preavviso, cazzo! I caratteri sono diversi, ognuno ha tanta storia e la propria riservatezza. Ti ringrazio per essere partito ridendo, dicono non si senta male, ma niente è tornato per raccontare. Ora chi può avvicinarti più? Mi lasci e mi sento come chi le ha prese forte. Solite contusioni, abrasioni e cazzo no! Aggiungere altre parole è velleitario, patetico. La fiamma sia lieve al tuo smoking. Ti ricorderò, tuo cugino Flavio. (a Steve Almerighi, artista, 1943-2017)

due ragazzi gratis

molto tempo è passato
molto non ne abbiamo,
rondini in cielo, passeggiatrici
nemmeno una lupa
potrà salvarle

fossero qui ora,
farei un bagno nella tinozza
mi consegnerei
fino a farmi prendere,
ma non sono qui

dopo simili incidenti
rimanere in vita
è una bestemmia,
rende capaci di tutto.

Andate a pagina due,
due ragazzi in vendita
nessun acquirente
due ragazzi gratis

nota amArgine: Giovanna Sicari Gennaio riscalda già l’aprile

Inorridite, dite quel che volete, ma questa donna ha scritto non da meno e meglio del celebratissimo marito.

Ogni brindisi commuove, ogni anima tradisce
ogni viaggiatore rompe l’argine per sempre
e i fuochi alle finestre attendono
ciechi l’aprile.
Fosse rabbia fosse caldo questo continuo
sentirsi rapinati: ladro alle spalle
magazzino superfluo
e noi così superbo aspettando
l’ora di una comparsa
avremmo da dire
da fare, nelle mani
fretta, desiderio
fosse questo giorno chiaro di gennaio
il perno degli anni che non danno pace.

(da Epoca Immobile – Jaka Book 2004)

Giovanna Sicari (Taranto, 15 aprile 1954 – Roma, 31 dicembre 2003) è stata poeta, scrittrice e critico letterario.

Raccolte poetiche
Viaggio clandestino, Siena, Quaderni di Barbablù, Collettivo di poesia n. 1, 1984.
Decisioni, Siena, Quaderni di Barbablù n. 30, 1986.
Ponte d’ingresso, Roma, Rossi & Spera, 1988. Premio Brutium Città di Tropea.
Sigillo, Milano, Crocetti, 1989.
Non solo creato (insieme a Milo De Angelis), Milano, Crocetti, 1990.
Uno stadio del respiro, Milano, Scheiwiller, 1995. Premio Dario Bellezza e premio Ceppo.
Nudo e misero trionfi l’umano, Roma, Empirìa, 1998.
Roma della vigilia, Roma, Il Labirinto, 1999.
Epoca immobile, Milano, Jaca Book, 2004.
Naked Humanity. Poems 1981-2003, Stony Brook, NY, Gradiva Publications, 2004.
Poesie 1984-2003, a cura di R. Deidier, Roma, Empirìa, 2006.

Prose
La moneta di Caronte. Lettere e poesie per il terzo millennio, a cura di G. Sicari, Milano, Spirali, 1993.
La legge e l’estasi, Porretta Terme, I Quaderni del Battello Ebbro, 1999.
Milano nei passi di Franco Loi, Milano, Unicopli, 2002.

A mia madre

gli uomini cedui non chiedono conto.
in base alle leggi gravitazionali
cadono insolenti come finimondi
facendo scempio di vetri smerigliati.
Gli anniversari vanno composti
inscenati più volte, giorno e notte
sillaba per sillaba, silenzio per silenzio
fermati e disposti senza deviazioni
dentro l’aria chiusa di camere oscure,
tenendo ben saldi i polsi all’acropoli
di ogni desiderio pratico. L’avevi detto,
sembra un gioco a dadi e sponda
su un tappeto verde che arrossisce
prima di aver rilanciato l’addio.
Il torto è dalla parte del soldato,
pagine sciatte di gerundi avvoltoi
incontinenti e subito dimenticate
rivelano un tardivo volerti bene
intessuto d’improvvisazioni, sai
ora è molto tempo fa e mi sento
stazionarti in grembo

riLetture amArgine: Beppe Salvia, I begli occhi del ladro

La realtà è, oggettivamente estrema, che poi a una certa età, forse per stanchezza o bisogno di non sentirci soli crediamo di uscirne indenni pur scendendoci a patti, è una questione molto, molto opinabile e dibattibile. Non esiste un’età dell’impulsività, esiste un’età della forza anche quando le forze calano, e allora diventa coerenza. Per quanto riguarda la questione Poesia, è talmente imprendibile che, quando credi di averla afferrata rimani sfigato come o più di prima, perché non l’afferri. Lei ti afferra e ti sbatacchia. E chi si vuole autopromuovere attraverso di essa, merita che qualcuno o tutti scrivano la parola “cazzo” su tutte le pagine delle sue belle riviste nette e pulite per modo dire. (Flavio Almerighi)

Beppe Salvia, I begli occhi del ladro

E’ presa la vena, carezzala, fa
arco col braccio, appanna il lume, luce
celeste brilla una febbre sul braccio;
scalda l’anima copri lo specchio, fa
che una coltre allontani le voci, la
lamina d’argento s’è scaldata, è
la bianca fiamma che adesso mescola
a una gocciola che tersa traspare
la bianca bianca eroina, la vena
è radice il laccio stringe l’ago
riluce brilla buca il braccio, brina
scioglie che sulle ciglia brillava, va
in vena, è il momento del mantice, la
misura di sidro che versa dal calice,
son chiusi i begli occhi del ladro.

Beppe Salvia

stravaganza

pensavo fosse la corriera di Riolo
invece è un’ambulanza
ho alzato il dito
e ho finito per grattarmi,
cupa l’Ardeatina figuriamoci l’Emilia
ci confondono, ci confondiamo
sarà la nebbia forse il vino
le puttane che non fanno più la vita
limitandola al servizio
di chi le ha fatte schiave,
pensavo fosse strada
invece è un debito a portare lontano
senza dire dove, perché è segreto.
Talvolta mi venderei per un bacio
altre volte no, è solo un morso