sono così (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

sono così, amo le ossa le scale
causa/effetto, sono contento
molti si addossano alle pareti
per osservare principio e fine
o un mio sputo in traiettoria
ai loro occhi vuoti,
taluni vorrebbero riempirli
come il bulimico lo stomaco
per poi vuotarlo e tenerlo così
com’è con le pietre antiche

non c’è dignità
in tutto questo,
qualche brutta figura
goffa di chi cammina
con le scarpe strette,
prova improbabili accoppiamenti
con la costellazione di orione,
prima di finire al buio
come tutti, anche i finanzieri

e gettano con gioia
i loro ditali vuoti nel fuoco,
orgogliosi di un’acquavite
pessima come l’oscurità
e la mancanza di fama,
la conversazione prosegue
senza voglie poi sparisce,
l’acqua intorno a Ustica
li accoglie tutti senza amore

I AM THUS

I am thus, I love bones, stairways
cause/effect, I am happy
many stay glued to the walls
to watch beginning and end
or my spit in a trajectory
towards their empty eyes,
others would like to fill them up
like a bulimic his belly
then throwing up and keep it thus
as it is like ancient stones

there is no dignity
in all of this,
some crooked figure
of someone walking
with tight shoes,
trying an improbable match
with the Orion constellation,
before ending in the dark
like all, money-makers included

happily throwing
their empty thimbles in the flames,
proud of worthless
fire water like darkness
or the absence of fame,
the conversation goes on
without will then disappears,
the waves oround Ustica
enfold them all without love.

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem of
Flavio Almerighi, SONO COSI’. All Rights Reserved.

Sei rara direi

Solitaria, unica
riferente di me stesso.
Tette piccole, occhiali grossi
a rivestire lo sguardo fermo
da ritenere solitudine un’arte
di una cinquantina d’anni fa.
Sei rara direi
dopo essermi spinto oltre
luci passeggere
dietro ginocchia palladiane,
poi basta.
C’è il momento in cui
tutto è stato inventato
dal nulla al dimenticatoio.

Cane pazzo (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

Questa, è una scena che, sì,
è.

Potrebbe proseguire oltre,
essere qualsiasi altrove,
ma non prosegue.
Adesso il bagno è occupato,
un Belgio, un bello scambio.
Infatti al cane è necessario
un nome banale da affibbiare.
A chi scrive, un pedigree.

Cane pazzo
con la strada sulla faccia
e la bisaccia sfatta
è tutta un’altra scena.
L’oricalco riflette,
ci scusiamo per il disagio.

Non dissi mai “Parigi brucia”
perché non bruciò,
l’ordine non giunse in tempo
e grigliata non fu.
Turbano i primi bianco latte
delle signore,
sette giorni passato maggio.
Incendiano il tramonto,
il pomeriggio è un ricordo.

CRAZY DOG

This is a scene that, yes,
happened.

It could go beyond,
almost be elsewhere,
but it doesn’t go farther.
Now the bathroon si occupied,
a Belgian, a good exchange.
Indeed it is needed for the dog
a banal name to carry.
A pedigree for the one who writes.

Crazy dog
with the road on its face
and the whiskey flask a wreck
is another scene.
the brass is shining
forgive us the restlessness.
I never said “Paris is burning”
since it didn’t burn,
the order didn’t come on time
and there was no barbeque.
The first milk whites
of the ladies perturb,
seven days past may.
Let’s set the sunshine on fire,
afternoon just a memory.

©2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem
CANE PAZZO by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

il nemico vi ascolta (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

Parla, il nemico ti ascolta.
Tua moglie era bionda, ubriaca.
Tace si riveste e se ne va,
la stessa ora, ogni giorno
lo stesso suono
niente che sappia respirare fermo.

Ti chiamo domani,
il nemico ti ascolta,
la hall una selva piena
di sguardi e nessuno
uguale all’altro.
Qui la sceneggiatura
allibisce, cambia tono.

Scusate il ritardo,
il nemico vi ascolta,
il tempo ripete ogni singolo atto,
il fantino è una fionda,
la donna si riveste
e chiude la porta.

THE ENEMY HEARS YOU

Talk, the enemy hears you.
Your wife was a blond, a drunk.
Silent she dresses again and goes,
the same hour, every day
the same sound
nothing that knows
how to breathe when still.

I will call you tomorrow,
the enemy listens,
the hall a wilderness full
of stares and no one
looks like the other.
Here the scenery
frustrates, changes tone.

Forgive the lateness,
the enemy hears you,
time repeats each single act,
the jokey is a sling,
the woman dresses again
and shuts the door.

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the
IL NEMICO VI ASCOLTA, by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

di vent’una

Poesia scritta di getto
Poesia riscritta dal gatto
(si sa, ovvio che sia
il più grande poeta vivente)
Poesia scritta da un ratto
Poesia col seno rifatto
Poesia riscritta del tutto
Poesia più bionda di un rutto
Poesia ch’è bella di brutto
Poesia ammazzata in diretta
Poesia di tutte un po’ stretta
Poesia lasciata del tutto
Poesia messa un po’ sotto
Poesia di un pianto a dirotto
Poesia gettata di sotto
Poesia che mi sono un po’ rotto
Poesia rimessa un po’ a posto
Poesia da farci un esposto
Poesia che resto di sasso
Poesia ch’è solo un ammasso
Poesia vergata su un masso
Poesia che ha perso un riflesso
Poesia scritta da un fesso
(a spudorata imitazione di Bruno Munari)

dai primi di Giugno (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

per piangere e dormire
abbiamo tutto il tempo,
risolvendoci magari
nel tramezzo dei sogni.
Non siamo rapaci,
sappiamo che la vita
è altra vita, per questo
dai primi di Giugno
ci amiamo senza pensare,
esplodono ciliegio e tiglio
del dopo l’idea non sfiora,
strade larghe
portano ovunque.
Nicoletta cammina sui binari.
Basta frastuono in classe.
Liberazione è mai più.
Niente lebensborn,
niente più bambini
gettati in strada
da televisori guasti.
Tra rose
e lastroni di calcestruzzo
ci sono i loro nomi.
Torneranno dolci i cappottini,
teneri come libri
presi dal dorso, e basta crisi
asteroidi scaduti,
profughi e altri imperi.

FROM THE FIRST OF JUNE

maybe resolving ourselves
in the convolutions of dreams.
We are not rapacious,
we know that life
is another life, on this
first of June
we love each other without thinking,
explodes the cherry and lime tree
thoughts of tomorrows do not surface,
wide roads
lead everywhere.
Nicolette walks on railroad tracks.
Enough confusion in the classroom.
No more freedom.
No lebensborn,
no more kids
thrown on the roads
from faulty televisions.
Between roses
and large cement blocks
rest their names.
Small overcoats could return
soft as books
handled from the spines
and enough crisis,
fallen asteroids,
refugees and other kingdoms.

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem DAI PRIMI DI GIUGNO of Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

trilobiti

Comparvero prima i trilobiti,
nacquero si moltiplicarono
sparirono per trasformarsi
in tanti pavimenti lucidi.
Non lasciarono biglietti di scuse.

Ognuno di noi ha sempre negato
di averli calpestati durante visite
a luoghi di rispetto,
meta di maestrine innamorate
ancora prima di frequentarli,
respirata l’ombra necessaria
a domandarsi
quali siano stati i loro dei.

Incesto tra crostacei e cellule morte,
noi non veneriamo eroi omerici
ma i risvolti impeccabili
dentro un paio di pantaloni.