Il lago

Il lago non parla
non commenta, scava,
riposa fanghi sul fondo.
L’intorno, altrettanto silenzioso,
si scopre una brina fredda
in attesa che il sole la rifugi
dentro curiosi disegni in ombre.
Poco più in là passi d’uomini
hanno sognato riscatto
non ancora trovato.
Chiusi nei boschi, poco lontano,
animali di ogni specie proseguono
estemporanei dialoghi con la vita.
I predoni in paziente attesa
di sopravvivere a chi
si affaccerà sul lago.

Sienna Miller

Mio Dio, com’è stanca
la ricerca della bellezza!
(da Novecento pt.1 di B. Bertolucci)

Sienna Miller agita lo strascico
nel tripudio di un sogno erotico
dove anche i bambini muoiono
e i dannati piantati, a materializzare
incubi come catene di tappi a corona,
e i politici fanno a gara
per ingraziarsi gli imbecilli
con cifre fasulle,
mentre il mare si rivolge al crematorio
non sapendo più
a quale prete votarsi,
non certo alla fragile personalità
dell’ignoto d’occasione
capace di esprimere inorridito
un’opinione pronta alla sputacchiera,
a offrire due monete di carità pelosa
per tacitare l’incubo,
dare alibi alle incoerenze in nero
di una diva a caso.
Non c’è futuro dopo la fine del tempo,
Greta apri la partita iva!
Il sogno erotico libera
un semi respiro altrimenti mozzo,
vite da pesci ingrassati anzitempo
nella speranza di libertà
che solo l’oppressore sa promettere.

Voglia di domani

Passi affrettati sopra
e sotto un tempo cattivo,
la strada non ha pensiero,
s’accartoccia tutta
per coprirsi di indefinito.

Mancano le canzoni desertiche
con il loro basso contenuto
di umidità. Non c’è profondo
in tanto grigio, solo valli
di cicche spente.

Voglia di domani
mai lasciati giorni peggiori.

Seguono silenziosi cortei
di muratori senza casa,
pini marittimi fuori posto.
Segnaletica e buche pronte
per nuove tornate elettorali.

Tutti hanno mani spaccate
e il pudore di tenerle in tasca.

un senso di addio

La verità è che lassù
c’ero andato per vedere
se riuscivo a provare
un senso di addio. (J. D.Salinger)

Cos’è, oltre tende chiuse
palpebre abbassate,
non è dato sapere.
Quando sia giorno
oppure s’è notte.
Contraccambio la prospettiva.

I giorni, tutti coscritti
schiumanti, su tavoli verdi
di belle speranze:
tempo gettato ovunque.

Il corpo tace, insegue l’anima
che, con lo sguardo di fuori,
specula in continue,
sguaiate, genuflessioni.

Portami con te, dice,
portami via.

La diva sei sempre tu,
aggiunge, trascorrere
è stato un lungo addio.

Il pezzo mancante

Non ero
l’edificio di stanotte,
soltanto il raggiro
di essermi pensato tale.
Insofferenza e omicidio
sono nati col genere umano,
si stimano, e molto
sessualmente attratti.

Solitudine è saperla vivere,
poterla scampare.
Chi sa bastarsi è perduto
sulla strada dritta
nel deserto tagliato in due,
dove l’autista
tiene alto il volume
e le due parti non si trovano.

In un primo momento
entrambe si chiedevano
dove l’ho già vista?

un paese vivo

Vè laggiù:
si può immaginare il mare,
ricordare la terra arancia.
C’è una collina, a destra,
da far invidia agli Etruschi.
Andrà tutto bene.

Cade Sileo,
ma tu pensa un paese vivo,
michetta senza proci.
Donne e uomini pronti
a fare vite decorose,
a curare il cancro
mai sopito.
Pensa i Greci assolti
prima di ricevere l’assoluzione.

Troveremo un sentiero
in questo vivere di fiumi
un tronco via l’altro.

Dal fondo

Con quale compassione
Povero bambino – dicevano,
figlio dello sciagurato di suo padre,
dal pulpito di un pensiero pigro
d’ossa bianche?

Vissute vite indigenti,
colpevoli, da soggetto smarrito,
non buone, dal fondo
di un romanzo verista ma,
come tutti,
ho saputo ammalarmi, crescere,
diventare uomo sbagliato
di ogni donna incontrata.

Fin dal capire,
ho amato il mio bel nome
così ben definito,
facile da storpiare;
ma non ho mai detto quanto fosse bella,
vero abbraccio,
questa città durante il dopoguerra.