Il sapore della rosa

Non so di cosa sapesse
forse era soltanto rosa,
navigazione e viaggi
sull’infinito oceano salato
.
per quanto valga spostarsi
nel cercare musica nuova,
sapere inedito,
armi e imprese,
ci si ferma sempre
alla stessa cassa,
il conto lievita,
il cuore non si muove
pulsa e mormora
dalla stessa parte del petto
sangue tuttora caldo.
.
Cominciò nella ricerca
di un posto ardente,
terminò nel freddo tiepido
di un marmo
addolcito dal ricordo.

*

Gli amici

Gli amici parlano, scompaiono
riappaiono e parlano ancora,
intimi estranei  rassicurano
non è successo niente,
a parte una luna brillante
sempre più grande
anche per chi non vuol vedere,
ricordano il grillo
che ogni anno a fine estate
viene qui a cantare e poi morire.

*

Via Paradosso

Le calze a rete tutte forate
diceva lei
alla vigilia di un’altra sfida
a occhio di ferro.
.
In principio la diva
si vede ed è riconoscibile
solo da lontano,
infine ci si abitua a tutto:
ai tonfi sordi d’ancore
sul pavimento,
anche a un ripostiglio
pieno di passi e vecchie scarpe.
.
È volutamente strano
innamorarsi di buone qualità,
l’intuito è paradosso
un corridore senza piedi.
.
In lascito la mancanza
quando non è più tempo.

*

La rete e la medusa

Tolse la rete e la medusa
impigliate tra i capelli,
ma si accorse di non averne più
che anche la voce era smarrita,
tentò di dare un pugno al cielo
non aveva forza per scuoterlo.
.
Lottò pur di fare onesta sconfitta
una zuffa senza rumore,
si afferrò a qualsiasi appiglio
non ne trovò,
la luce com’era arrivata
se ne andò.
.
Non lo conobbi.
Tutto rinacque
com’era prima lui.

*

Quale cielo navigare

Quale cielo navigare
se non c’è acqua
per sciogliere il sapone:
spesso le case
assomigliano a loro lontane parenti
dove si va per funghi senza patentino,
i giorni buoni generano speranze
incendiate da frotte di giorni cattivi 
che allungano il calendario,
volevo gridare come lo scrittore
affrancato dalla propria anima,
tutto sommato le scuse sono superflue
quando l’estraneo
ammutolisce il Don Chisciotte
pronto a battagliare anche con Dio.

*

Ho pensato a una sirena

Summer 1929 di Leo John Meissner
 
Non coglie margherite,
guarda l’attimo
chiudendo vetri e finestre
in un andante di tachicardie,
nostalgia e dolcezze.
Vuota l’anima
anche nelle ore di luce,
e non concede armistizi
nemmeno a volontari e affetti.
.
È un movimento delle dita
tra i capelli,
parole dette sotto voce
per fingere di non farsi sentire,
e ancora albe, albe, albe
date in pasto al giorno che viene
per aggiungere
.
vedi, sono qui,
col mio indomito bisogno umano
che vorrebbe sputare fumo
cantando al microfono
purché te ne accorga
e veda.

*

Vita sosia

È dubbio, strazio
rapportarsi allo specchio
per ferire la fronte
col primo bacio.
.
A volte una carezza
produce essenze 
percepibili soltanto
dagli Dei
.
[ho messo la d maiuscola
per distinguerli
da tutti gli dei
appassiti, appartati,
che non possono uscire
dall’ordinario]
.
sembra così strano,
scatole metalliche
per biscotti
di decenni prima, contuse
vuote, ma così belle
da non volerle gettare.
E’ vita sosia
bagnata irretita.

*

Sete all’amore

Photo by Samad Deldar
Preti di qualsiasi religione
misurano il peso dell’abito
durante notti mai trascorse,
consumate in brevi primavere
.
banchi appiccicosi
di preghiere e fedeli sconosciuti
dell’antica martire romana
la cui reliquia è ricordata
nei mesi di siccità
.
viene portata in processione
per dare sete all’amore,
l’assoluzione chissà, forse domani.

*

Tenaci

Colla tenace
quando una goccia cade sull’indice
lo salda all’osso.
.
Mattina presto, il fabbro inizia
a battere il suo metallo
chi si sveglia lo maledica,
in strada il netturbino
diventa magistrato
iniziando a sputar sentenze
tra sproloqui da primo pelo.
.
I fortunati parleranno di calciomercato
i dirimpettai d’amore,
l’impeto estremo di un colpo di vento
porterà via tutti
anche i panni stesi a dormire
per asciugare in sogno
.
la polvere,
e un senso bieco d’inappartenenza.

*