Tutto irrompe

Riminescente lungo mare
a corto di idee, la pelle rosata
al buon vino:
si direbbero parole circostanti
da Narciso figlio del diluvio
che l’ha inghiottito.
.
Allora nostro malgrado
siamo lo stabile risultato 
del duale di entrambi i genitori?
Poco o niente diversi
dall’effetto in chiare lettere
di un piano ben fisso a terra.
.
La stessa adoperata
a mandar giù chi già fu
nel dolce tramestio
di risentimenti e vermi,
ma dimentichi del silenzio dove
tutto irrompe.

*

Le unghie brillano

I signori della guerra hanno pelle dura
morto uno spuntano altri dieci e il conflitto
diventa motivetti estivi, li porteranno
fino a settembre di un anno da fissare.
Non so altro, già stanco non ho voglia
di dissentire col destino,
il Tu è leggenda noi qui a viverlo in stallo
con la fortuna di mangiare ogni giorno,
moto che sfrecciano poi tacciono
rapite nello stesso scrivere alla Montale.
Le unghie brillano molto più del mio futuro.
Nonostante tutto è vivere,
portarsi dietro ferite infette
ma con classe.

*

 

Nei foglietti

Tra spine, in mezzo agli strumenti,
religioni sempre più sterili,
in tiepidi avamposti e molte edicole,
tra chiodi e copiose vivande scadute,
ho trovato foglietti vergati in fretta,
la calligrafia sudata non prometteva
facili letture, non erano liste,
appunti scritti con cuore di cemento,
misture o vangeli apocrifi.
.
Contenevano il sangue di Teodorico,
l’intramontabile struttura
dell’acquedotto romano,
medaglie da insignire un petto,
una rondine pasticciata sul piancito
distratta nel muovere le ali.
A quanto pare ci si può stringere
al presente.
.
Rifarla volare non riuscì,
una poesia non vuole stare
tra le pieghe di giorni grigi.
Dorme tranquilla nei foglietti.

*

Esordì

Esordì con un colpo d’occhi
da tendone aperto e svolto.
Gira, gira, sembrava non finire mai 
tanta affinità e bellezza 
sempre pronta a risparmiare 
dai raggi di un sole cocente. 
Luoghi talmente ampi e non comuni 
da vedere e rivedere mentre l’attesa
continuò sotto un portichetto 
in presenza di estranei.

*

In alto

Il cielo turchese
è amico delle rondini, 
un piacere saperlo, guardarlo, 
esserne riamato.
.
Le strade pulite
i giardini dello stesso colore
ogni cosa è in perfetto equilibrio,
e là in mezzo
c’è qualcuno disposto
a non guardar male.
.
Il glicine 
profuma ogni distanza
ogni vicinanza
in qualunque senso vadano. 
.
Perfette amanti
da sposarsi,
fare figli, 
tanto stanno bene.
*

Vele

Parlassi la lingua dei Feaci
eccitando le correnti
del primo scorcio di stagione
sugli specchi di vetrine unte
di sporco e fallimenti
.
dentro il mondo burrascoso
dove domani e disattese
svolgono il loro sporco lavoro
che il tempo non rimedia
.
parlassimo la stessa lingua
nessuno capirebbe
il nostro protagonismo
sulle vele in altri mari.

*

La voce umana

Il colore degli occhi,
l’odore sulla pelle,
ognuno possedeva
una propria tonalità
di voce.
Alcune le ricordo
profonde o acute
poco importa,
incancellabili
dalla gola in giù
arrivano al cuore.
Il modo unico
di accigliarsi,
la luce negli occhi,
una lieve traccia
dietro i passi.
A volte ricordare è
un profondo sospiro.

*

Il caos non ha tempo

Il caos non ha tempo,
obelischi di cera
innalzati a onore e gloria
dell’orgoglio in scadenza
avvicinandosi al sole
piegano molli le punte
.
lingue confuse
diventano legna secca
che si scalda nella stufa
consumata con violenza
fino alla cenere
e le stelle confinano
.
con teorie impossibili
e rancori di passaggio
ruzzolati in fondo
al ripido di una scalinata
divisa fra chi scrive
e chi leggerà.

*

Fuori libro

Fuori libro l’abito sfilato
s’infossa a terra sprigionando
un po’ del tepore che l’indossava
assieme al suo profumo,
ho amato il maltempo
chiuso a doppia mandata
dentro ogni nome e ogni gonna
.
ricordi senza storia a colazione
da imburrare e zuccherare
per condire nostalgie,
la scadenza sul calendario
mai segnata,
neppure a punto croce
.
quando vanno via è perdere
volume importante da non smarrire,
il cognome ben scritto
a pagina uno:
resta il vuoto tra due libri
che non si sa quel che dicono.

*