L’Asino

Somaro di un asino
senza lumi senza tempo,
bestia, altra vita non c’è
da portare a spasso
assieme agli urti
di un’intera biografia.
.
Uno schiaffo di pioggia
bagnerà le croste, che
ammorbidite, saranno
cibo di mosche avide
e polvere
su altra polvere.
.
Discetteranno a lungo
sapienti senza sapere
sull’anima di un somaro
impassibile a ogni colpo.
Brucia la mia indole,
e mentre brucia, scalda.
,
 

Sulla strada

Ottobre strada pronta
a riempirsi mano a mano
che la luce sale:
una foglia già verde
è senza più proprietario,
un colombo addormentato
ha smarrita l’arte di volare,
un cane lasciato là
da abbaglianti di passaggio.
.
Quanta luce fresca
pronta a bagnare ossa
e vecchie foto acriliche.
.
Ditemi, voi verseggiatori
sempre a tavola
per condire portate
di sentenze,
come sia possibile
crocifiggere così la vita,
ognuno è stato gesto d’amore
che le parole non sanno
riportare al sole.
*

Riscriveremo la storia

Opera di street art di artisti sconosciuti su un edificio abbandonato che era sede di una pompa d’acqua nei pressi del fiume Giordano, nella valle del Giordano, Israele 22 giugno 2016, con sullo sfondo la barriera di confine tra Giordania e Israele. (Foto di Atef Safadi / EPA)
Noi, legulei politici, uomini e donne di stato,
nutrie blindate in abiti di firma e sartoria,
grandissimi scrittori di cambiali in bianco,
poeti del falso e del sondaggio
governiamo in letizia stalle di buoi affamati,
troppo inclini al lamento e alla libertà di parola
per essere pericolosi. Stabili e perenni alfieri
sibilanti giustizia, libertà, democrazia,
ideologie carsiche fatiscenti,
con lo stesso ritegno di una banconota arrotolata.
Riscriveremo la storia che non ci soddisfa
e non risalta l’eroismo congenito
sempre dalla nostra parte, le colpevoli vittime
hanno i pregi del maiale di cui niente è buttato.
 

Nessuna Giulietta

Giù in strada
molti Romeo
nessuna Giulietta
cui annusare il cuore,
sembrano tutte partite
senza arrivare
nel luogo del
non si sa dove.
.
Tutto tarda
qualcosa rallenta.
Siamo lattanti
già stati bambini
la nostalgia dell’utero
e del seno fertile
fa parte di noi,
dice Romeo.
E via
a costruire case,
fondare imperi
negare certezze,
perché l’unica plausibile
non c’è.
.
Giulietta tace, possiede
la capacità femminile
di saper contenere
silenzi anche sui mari
più remoti. Là gonfiano
vele sottili.

Duecento anni

Il prezzo è buono,
la malinconia si ripete
mille e mille volte.
Così la notte si fa nera,
il vento contrario, crolli
cui scampare.
Ora è paesaggio di luna
con anello a doppia spirale.
Duecento anni e nessuno
ricorderà più infinite veglie,
lo stato di grazia spuntato
dopo un temporale
e subito avvizzito con realismo.
Illusioni senza precedenti
lasciate dentro un banco dei pegni
da chi è passato prima
senza insegnare
o lasciar detto qualcosa.

Eppure oggi sembra chiaro

.

Dal sottobosco si alza
profumo di mattino,
abbiamo mancato l’appuntamento
di mille anni circa
eppure oggi sembra chiaro
nonostante rami e fiori,
nel cielo limpido
non si intravede chi canta.
.
Dolcezza è sentirsi soli
dentro un capolavoro
quando un sorriso goccia dagli occhi
e scopre le labbra.

Sabato è oggi

Dopo l’origliare di mezzanotte
sabato è oggi,
da quella sorta di fenditura
piena di luce si può
mirare alto, volare basso.
Oltre il crepaccio e la foschia
qualcosa splende sotto:
una valle frenetica di attività
e molte passività, riempita
dalle formichine del traffico
dove non c’è spazio per la pietà.
I trasporti viaggiano puntuali
col nuovo regime.
Restituito il sabato agli ebrei,
si vorrebbe ridare la domenica
in pasto ai centri commerciali
dove i bambini splendono
ma pochi vorrebbero ballare.
Un tango, nessuno sa cosa sia,
e così sia direbbe un prete
pieno di fede angusta
ammutolita dalla vita.

Sembra aspettino Dio

La vita oscilla
tra il sublime e l’immondo
(Eugenio Montale)
.
Spiaggiati sui tavolini
a parlare di niente,
l’universo nella tazzina
ruota per addolcire
.
il sorso d’acqua è prassi
dopo un’intera conferenza
sul calciatore ceduto
un tanto al chilo.
.
Sembra aspettino Dio
purché sia color terra,
qualcuno impartisce
lezioni private.
*
 

Sotto il tappeto

S’accavallano, confluiscono, fondono
dietro la montagna di zuccheri che li ha generati
e nessun mare potrà incontrarli, inconsistenti
dentro la tranquillità di qualcosa che non c’è.
.
Gli ultimi sono stati anni rapidi e stupidi
da confondersi con autostrade nell’unico rischio
di poter investire un operaio della manutenzione,
tant’è stata l’ebbrezza della velocità.
.
Stupiti, riaprono gli occhi dentro una pozza
di finte certezze, barba malfatta e vero sudore
in un luogo dove soltanto le madri potrebbero
perdonare i ritardi nei figli, non si fossero perdute.

Monte Cengio

Il Monte Cengio è una montagna dell’Altopiano dei Sette Comuni (Asiago) alta 1.354 m s.l.m.; fu teatro di una feroce e sanguinosa battaglia tra austriaci e italiani, questi sulla montagna persero complessivamente, assieme ai fanti delle Brigate Catanzaro, Novara, Pescara e Modena, tra morti, dispersi e feriti, 10.264 uomini fra il 29 maggio e il 3 giugno 1916.
Gli Immortali sono stati spinti oltre 
per cadere dopo aver divorato il Monte
con buche, gallerie e camminamenti.
.
Eroismo è non sapere dove sei,
cosa farai e perché,
se con scarpe buone o di cartone,
se il dirimpettaio dorme o è all’erta.
.
Nessuno andrebbe all’inferno
per ammazzare i diavoli.
Quando saprai di cadere,
abbraccia forte il tuo nemico.
.