parabola

dai banchi dell’umanità
qualcuno grida
bisogna finirla! getta benzina
e un cerino acceso

violare i termini del coprifuoco
è il peggiore dei crimini,
tutti a casa dunque
gli eguali a ritenersi pezzi unici

mentre la parabola riposa sul tetto,
tra millenari, sterco di rondine,
polvere morta e un ribollire
in stagioni mai mezze

pregate rimanga là,
non precipitino colori stinti
dai quadri, e non provarci
che non sai della mia vita

e tutta la vita sangue,
corsi di taglio e cucito.
Crudele nel cancellare,
appallottolare e gettar via.

un senso di addio

La verità è che lassù
c’ero andato per vedere
se riuscivo a provare
un senso di addio. (J. D.Salinger)

Cos’è, oltre tende chiuse
palpebre abbassate,
non è dato sapere.
Quando sia giorno
oppure s’è notte.
Contraccambio la prospettiva.

I giorni, tutti coscritti
schiumanti, su tavoli verdi
di belle speranze:
tempo gettato ovunque.

Il corpo tace, insegue l’anima
che, con lo sguardo di fuori,
specula in continue,
sguaiate, genuflessioni.

Portami con te, dice,
portami via.

La diva sei sempre tu,
aggiunge, trascorrere
è stato un lungo addio.

La Terra vista dalla Luna

La Terra vista dalla Luna
durante le tante notti, città accese
puntini chiari e sconosciuti
prima d’imparare a volare

Nemmeno si sapevano tante stelle
imprigionate dentro la testa,
che il male minore era contarle tutte?
Scommettere ogni giorno sul rosso,
quando esce sempre il nero?

Serve più decisione per un’ora
diversa dall’alba, le mani legate,
e tanto freddo da sentirlo dentro.

Infine riapparirà il mistero
di vita, sempre ovunque in corsa,
senza bene mai sapere
quale follia riporterà.

Ilva

Conoscemmo Ilva ch’era giovane,
già strana,
non si dava facilmente, stancava.
Portava occhiali e denti in fuori.
Possedeva molto zelo,
fede nel cambiare, sapeva come.

Fu perfetta, bruciò la terra,
fece d’acqua polvere,
fabbrichino di colore azzurro
come il manto delle madonnine.
Finì per ritirarsi,
facendo voto di silenzio.

Nessuno parlò più di lei,
ammutolirono anche i bar.
Finito il tempo della formazione
e delle copertine.
La celebrità è cinque minuti soltanto,
è furore popolare.

Ilva scomparve nel deserto.
Noi, informati dei fatti,
morimmo senza obbligo di resurrezione.
Scagliammo lontano le cornee ingiallite,
credendoci di nuovo liberi.

un paese vivo

Vè laggiù:
si può immaginare il mare,
ricordare la terra arancia.
C’è una collina, a destra,
da far invidia agli Etruschi.
Andrà tutto bene.

Cade Sileo,
ma tu pensa un paese vivo,
michetta senza proci.
Donne e uomini pronti
a fare vite decorose,
a curare il cancro
mai sopito.
Pensa i Greci assolti
prima di ricevere l’assoluzione.

Troveremo un sentiero
in questo vivere di fiumi
un tronco via l’altro.

dimmi tu, invece

dimmi tu, invece,
teca di pudori elastici,
della carne morta che spingi
ogni giorno, senza meta,
augurandole altra morte:
credi nelle tue licenze
solo perché femmina?

dell’incapacità di vivere
sfornata a coppie,
il doppelganger giace
dove la pietà non duole,

sulla tua seduttività passita,
altrimenti incapace
di raccattare debolezze?

parla, ma non apparire,
parla senza pontificare
delle tue tante parrucche
mal digerite, impara a scriverne,
non desidero gettare
altro tempo, altra vita,
nel sussiego di una fogna

senza filtro

Sì, grazie:
spezzala, butta via il filtro.
mettilo tra i capelli,
gettalo al primo di passaggio.
preferisco fumare senza;
non ci saranno tenui alibi
dell’evitare un cancro:
ovunque voglia cominciare,
sia dalle parti dei polmoni
che in prossimità dell’anima.
i campi santi sono pieni
di belle speranze.
solo Dio sa cosa vorrebbe.
non la prenderò male,
meglio così: le lucertole,
prima di addormentarsi
non preferiscono il sole
alle nebbie?
Le cose molli e tiepide
non mi sono mai piaciute.