Un’occhiata al cielo

la prima tendina smossa,
l’occhiata premonitrice al cielo
dice: i vetri sarebbero da ripulire,
niente uccelli o camini in volo
,
aprissi il vetro,
un’aria brutalissima azzannerebbe

ogni mattino disturba il sonno
malgrado non faccia giorno,
gocce pendono dal filo del bucato
senza voler cadere, si farebbero male

ruminare inutile di preghiere e parole.
tutto quanto manca al mio mulino a vento
è lontano,
grazie del capire di aver capito niente

Sanguinoso bisogno

Sanguinoso bisogno
di un reddito mensile
per far fronte
alla spesa alimentare,
alle esigenze di casa,
all’educazione dei figli,
per pagare le rate,
ogni mese è sempre più corto

sarà sogno
il giorno in cui il figlio
prenderà la laurea
per non rimanere inchiodato
a una macchina, dentro un cantiere
quando c’é così bisogno
della proprietà intellettuale,
saper far di conto
come i nostri politici non fanno,
e i sindacalisti non sanno più fare

ciò che rimane andrà a risparmio,
c’é una vecchiaia per tutti
oltre la silicosi e i tendini rotti
pensavo fosse dura ma possibile
la vita,
fino al giorno in cui
hanno delocalizzato il cuore

è bastato un televisore,
un telefono,
per dividere noi altri
figli di un secolo finito,
morti, sepolti,
al posto della croce
la defunta coscienza di classe.

il punto di vista

Il punto di vista
dentro un androne vuoto,
sopra il parquet la pioggia,
la femmina in calore
non è figlia di donna.
vuoto il parcheggio sotterraneo,
dove sono finiti tutti?
giusto per proseguire l’umore
non pensare oltre,

il punto di vista
incoerente, confuso
dal colore dei capelli
cedessero tutti
per sentire minor peso sulla testa,
qualcuno talmente anonimo
da non essere notato
nemmeno dandosi le fiamme;
tutti a furoreggiare adesso!
riapre il vaudeville
della Grande Riforma

A fil di spada

Spandi il verbo,
tenendo bene in mostra il culo
sfinito dalla stanchezza
di tante sedute.

Nulla risarcirà la storia,
né il mancato talento
per quanto usato male,
del non essere nato dio
e aver sbattuto la faccia
contro una somma di vasche
fin da sempre.

Ancora ammiccano
orli di palpebre,
le loro chiese saltate.
I porci barbuti urlanti
dio è grande!

Gli schizzi di sangue
affievoliscono
dopo il primo oltraggio,
scrivono sulle piastrelle
che non c’é amore.

Tempo di tempesta

di questa Italia
bella e vissuta
nei panni della donna
invidiata
da tante altre donne
rimangono muri

caduti i più recenti
porte e scale mobili
sforzi e lettere
di chi non è più artista

chi l’abita
ha perduto ogni voce
ma parla parla
confuso nell’impossibilità
e dai vetri

la finestra ha due sguardi
acceso dentro, alla luce
e al calore degli abbracci,
fragile fuori
dov’è tempo di tempesta
col suo dannato bussare

moneta spiccia

Godetevi la guerra, perché la pace sarà tremenda.
(Léon Degrelle)

allora dico a voi, parlate
dalle vostre chiese senza dei,
di orpelli soltanto
dove consumare sacrifici altrui,
d’infedeli spendibili, moneta spiccia

oggi taglieremo il terrore.
domani l’amore e poi la pianura.
faremo navi e campi dei vostri alberi.
sarete nuova moneta da fondere
per tagliare miserie

nel frattempo rimanete là
inutilmente a raccontarvi meraviglie
ostinati a seguire il vuoto
e non dubitate, questa pace sarà orribile

suono fuori corso di moneta sbattuta
non sei melodia destinata a rimanere,
ma lo sconcerto straniante
di un giorno senza sole né calendario.
un’impronta per terra poco più

dentro il nulla di lettere non scritte

caldo in montagna, autunno dentro casa
sempre pronto a infliggere lievi ferite
a chiedere un cassetto per duettare abbandonato

stagione a tempo perso
dentro il nulla di lettere non scritte
da qui al destino insolito

dilungato per sentirsi amati,
qualunque sia stato il nome attribuito.
ovunque radichi o si dimetta sarà sempre altrove

che non è amore

l’attico interrato, sfuggente
dentro un baratro di buone maniere:
musica da camera per adulti incontinenti
ritrovato il silenzio dietro borchie di ghiaccio,
espedienti sterili alzare tono e volume
dimenticata alla svelta la lunghezza delle note,
plagiato il senso d’eterno
dove tutto termina

il traffico corre tracciando luci bianche
è spezzettata sensazione il movimento.
la pista si riempie di cavalli nervosi,
conteremo fino a cento per essere a casa
prima del tramonto

si svolge l’implacabile battaglia,
collo e faccia anneriti da guerrieri illusi
che siano abiti nuovi le uniformi a brandelli.
chi l’indossa torna cambiale,
riscossione coatta di un debito
che non è amore

memorabili momenti di gioia

è fatica immonda essere,
insistere, mai diventare.
qualcuno vive nell’incerto
di gas o sapone,
treno, autostrade in ora di punta,
memorabili momenti di gioia

qualcuna sceglie l’amore
con cui andare a dormire
imbarazzata dalla scoperta del sonno

una cagna ha subito il rito
del sacrificio sull’Emilia,
urtata da un pirata sul rettilineo
e, tanto è stato violento,
ha espulso il feto.
inspiegabile è il cancro
di tante ninne nanne mancate

l’acqua

certi blues lenti
sanno di cose ritrovate,
dicono non siamo più bambini,
navighiamo normalmente a vista
tra scogli a pelo d’acqua,
persino le luci dei porti
ingannano i lungomare

l’acqua non ha più lo stesso colore
di pioggia appena appena turchese,
l’umanità forte e fiera
ha preso anni d’aspettativa,
qualche cosa rimane,
fora le chiglie,
ci riporta all’acqua