Ovunque sia

rimango chiuso e appartato
fuori corre una moto,
appena terminato il caffé,
il palmo sinistro avvolge
il bicchiere ancora caldo:
se sono il tuo tappeto,
il tuo coltello,
sorriso e qualsiasi cosa,
chiamala per nome
e fatti bene ogni momento
fino al mignolo,
fino al limbo
ovunque sia è amore

Il Vaccinone 46

Ricevo e pubblico:

mi chiamo Lupo, ho 93 anni e sono accudito, o meglio ero accudito, da Dragomira la mia badante bulgara. Due giorni fa ho ricevuto la mia prima dose di Vaccinone, e la mia vita è cambiata. Pensavo di aver la febbre, invece ieri notte, preso da inenarrabili pulsioni, ho messo il sonnifero nella tisana di Dragomira, mi sono vestito da Elvis Presley, ho tirato fuori la mia vecchia Harley, ho inforcato i Ray Ban da sole e sono andato a cuccare a Villa Arzilla, dove mi sono fatto l’Andromaca, dopo averle ovviamente cantato Only you in versione rock, una ottantacinquenne sgarzolina che già più volte avevo notato a far la fila dal medico di base, in farmacia e far la coda per il vaccinone. E’ stato il più bel sesso di tutta la vita per entrambi, e ora pensiamo al matrimonio, anche perché Andromaca ha fatto il test e mi ha detto che è incinta.

Almerighi, ti prego aiutami, come faccio a dirlo a mia moglie Dolores e a mia figlia Dolores Jr? Soprattutto, debbo licenziare Dragomira? Cerco consiglio da te e dai tuoi lettori, meglio la fuga d’amore? Qui a Cuccate Brianza siamo in zona rossa, come fare? Qualche tuo lettore potrebbe consigliarmi al meglio? Tuo Lupo.

Caro Lupo, vedi cosa accade a fare sesso non protetto? Puoi sempre aprire una cooperativa.

Appesa a un quarto di luna

Sarai tu a farmi entrare
durante la prima notte in cui,
satelliti, sapremo congiungerci
e ritrovare sangue
di un tempo mai più diviso.

Rientrano i piccoli, timidi,
mammiferi nelle loro tane,
rientra la dolcezza
con un pianto di gioia,
rientra il grido lupo
lasciato scorazzare in montagna
coi denti bene in vista,
rientra l’uomo dopo avere a lungo
camminato le acque,
rientra l’avversario relitto,
rientra il non certo
confuso e condiviso.

Appesa a una quarto di luna
come nelle poesie,
mai più pallida,
riporrai le armi del desiderio
per fare pace.

Pettirossi nudi

Raccontava una Divina Commedia
condita a chiari di luna
che non sapremo se non vivendo

ovunque sono cadute foglie,
carezze e fuochi
hanno fuso il ghiaccio sull’erba

di nuovo si potrà camminare
a piedi scalzi e non vi saranno più
pettirossi nudi.

Nella scrittura

Nella scrittura il riparo,
la dolina incolore dove, nascosto,
nessuno potrà riconoscermi,
qualcosa difficile da trovare
che spenga l’amaro asciutto
nella mia bocca, calmi la lingua
grossa di sete, un bagno
dove poter riavviare capelli
e pensiero.

Il piccolo inquieto
perché rimasto a lungo in posa,
la sua camicina
color della neve il primo giorno
che non c’é più.

Quartetto d’archi

Mai visto un quartetto d’archi
suonare nella corte di un parcheggio,
un uomo d’aspetto indurito
tenere nel pugno chiuso un uccellino
dal capo reclinato
per accarezzarlo, chiedere il risveglio
da tutta la malinconia che stagna
silenziosa in città
nel mondo dell’impossibile comunicare,
riconoscersi e dire qualcosa
per niente infastiditi
dall’ombra o dall’altrui respiro,
l’uccellino fuggire
dal pugno dell’uomo indurito,
rinfrancato dal gesto d’affetto,
nessuno più ricorda il nome.

Le mie mani

Quando piove, uso ripararmi
la testa con una mano,
e alla fine
c’è un portoncino pronto
ad accogliere me
e le mie mani.

Tra il battente e il tocco
esiste forse l’immortalità?

Parlano, scrivono,
sanno tenere un ritmo, pulire,
sporcare ancora.
Spesso, oltre la scarsa visibilità,
so ricordarne altre
che sembravano ali.

Qualcuno le ha sognate,
costruite e me le ha prestate:
sono due cose prima o poi
da rendere.

Catena alimentare

seni ardenti sopra un letto di spine
il tempo addolora, lungo e stretto.
il Principe sfornò un sogno
in base al quale aumentò
la tassa sui ginocchi, gli innamorati
dovettero pagare ogni volta in cui
volevano la mano, la vita
da impegnare con chiunque, in chiesa
o al municipio, non al monte di pietà.
l’incasso fu molto alto inizialmente,
ma il mondo, col trascorrere del tempo
si vuotò, le anime gelarono,
fu allora un luogo ampio e freddo

Impronte indelebili

sveste, riveste il ruolo protagonista
se ne percepisce a lungo la voce fuori campo
che non dice all’estero, parla al cuore

percuote dentro una gragnuola di gioie
da commuovere lasciando
fonti e impronte indelebili; ovunque
sbocciano piccoli florilegi di lacrime

a grappoli la felicità riga uscendo
fino a cadere per terra al termine della propria
odissea

intanto in strada,
l’indifferenza forma angoli acuti
contro portoni chiusi, dietro
un tempo tutti s’abbracciavano