Nessuno sa misurare

Il telo bianco
steso ad asciugare
impazzito paralizzato
da una strana brezza estiva
che non porta pioggia né figli,
fa ombra al prezzemolo
quasi con sentimento
con la stessa coerenza
dell’amore gettato in pasto
all’affettuosa dentatura del cane
che, quando ha fame
nessuno sa misurare
quanto sia profonda,
guarda con occhi umani
da sembrare veri,
non parliamo di politica
o di insetti pieni di sete
pronti a entrare in casa
e farne sacco, 
i pochi minuti di vita, questi,
teniamoli stretti.

*

Un disco per l’estate

Giorni insieme, isole,
portano attorno
la solita cintura di scogli,
come ogni estate che si rispetti
domanda sempre se sarà
mal d’Africa o nostalgia
di un disco per l’estate
cui tutti abbiamo lasciato
spalle e vigore, 
eri proprio tu
che così dolcemente amavo?

(dedicata a Paolo Morelli)

Mai na gioia 68

È così iniziata la quarantena di Carolina, allegro mancano solo sei giorni alla fine e magari non te lo becchi pure te. Da oggi la bambina sarà tenuta a indossare il burqa e a igienizzare l’Adrianone ogni volta che metterà piede in cucina. Maccheppalle però dovermi sorbire pure i maccheppalle di mia figlia! Mi chiedo cosa abbiamo fatto tre vaccini a fare, per l’anima del cazzo suppongo. Oppure non chiamiamoli vaccini, cure preventive palliative sarebbe il termine migliore. Prima dicevano che il vaccinone ci avrebbe resi invulnerabili ed eterni, poi che era obbligo farlo, poi che forse era utile farlo per non avere un contagio grave: insomma, alla fine le multinazionali del farmaco hanno fatto utili da capogiro smerciando la loro broda, ma gli effetti veri e le controindicazioni a lungo termine non si conoscono. Oggi ho un po’ di mal di schiena, ma credo che col vairus non c’entri, casomai vado a bermi un bicchiere di amuchina, così, alla Trump.

Mai na gioia 59

Buon D Day a tutti. Gli inglesi hanno festeggiato il giubileone della Regggina per quattro giorni, a Castelbolognese noi la Pentecoste per sei, da mercoledì a oggi compreso: a noi gli inglesi fanno un baffo. Loro hanno Elton John, noi Paolo Belli che stasera suonerà aggratis in Piazza. Inutile dire quanto mi mancano i bei tempi del covid, quando tutta questa merda era inibita con decretazione apposita e d’urgenza. Questa notte si è dormita una beata minchia grazie agli avvinazzati che hanno fatto casino fino alle quattro del mattino. Un capitolo a parte meritano le campane di San Francesco. Per i non castellani dirò che San Francesco è una chiesa che si affaccia sulla piazza principale, distrutta dagli eventi bellici è stata ricostruita senza campanile. Mortacci della banca che decenni fa regalò alla chiesa un concerto di campane all’aperto e alla portata di tutti. Non che qualcuno abbia mai avuto la brillante idea di togliere o legare i batacchi, operazione facile e logica, dunque i suddetti giovani avvinazzati (cui auguro una morte lenta e dolorosa) stanotte ci sono andati a nozze, e ci andranno anche la prossima, alla facciaccia dei due templari che un paio di giorni fa presidiavano l’ingresso della chiesa.

Sul suo seno

Pace e nessun ferro arrugginisce
sul suo seno, così vicino e lontano
a tal punto arriva nostalgia 
da cedere sui limiti dell’ovvietà;
ogni giorno Edith è sale
per l’attimo in cui cedette curiosa,
la stessa con cui vorrei chiederle
quanto posto occupa il suo cuore.

*

Mai una gioia 53

Ohhhh contro chi gioca l’Inter oggi? Gobbi maledetti e altrettanto stronzoni biretrocessi, anche oggi avrete pane per i vostri denti cariati! Io sono Interista e l’Interismo può essere paragonato a una legge matematica, con i suoi assiomi, i teoremi e i corollari. Il primo, unico e universale assioma dell’Interismo afferma che: una squadra che vince con l’Inter ha rubato la partita. Una squadra che ha perso con l’Inter ha perso e basta. Vediamo dunque contro chi giochiamo oggi: ma, ma, ma, ma che succede? L’Inter non gioca? Che succede? Ah… il campionato è finito e lo ha vinto Milan. Noooooooo, voglio morire! Adesso come passerò le mie domeniche? Senza nessun gobbo o zozzonero da insultare a dovere? Senza niente che non siano passeggiate, gite al mare, caccia alle gnocche e belle passeggiate in Altopiano? Omioddio, mi ci dovrò adattare, ma senza Inter sarà l’ennesima estate di merda.

Le ricordiamo

Rendevano belle le donne
gli sguardi, i tratti, gli zigomi,
la compassione struccata
di cui ci innamorammo ogni giorno
come stupidi soldati
rinchiusi in caserme ermetiche
dove si entra, ma non si esce.
Sapevano reggere con grazia
i manici della borsa sull’avambraccio,
la borsa non conteneva pietre verdi
solo poche cose, tutto quanto
non dovesse andare bruciato;
le ricordiamo eleganti e adulte
come non sanno più essere.

*

Tra primo e secondo tempo

Foto Gisella Canzian
Dio soffierà via
le minacce di pioggia di un giorno
che si farà notte
in attesa del successivo,
sempre lo stesso
mai disposto ad arrivare;
col tempo, non te ne accorgi,
ogni piccola cosa si fa sabbia
per le onde che la portano via
scivolare inavvertito,
tutto non termina rapido
è concerto suonato in ombra
dove gli astanti non fanno che pregare
incapaci,
impoveriti come uranio
dentro il deserto soffice
dove l’ascolto è inibito
tra primo e secondo tempo.

*