quasi sull’orlo

le stelle brillano per assenteismo,
ogni pausa è conquista, finisce che
Igor si compra tre chitarre
per esercitare pubbliche virtù
suona di tutto non canta
per la gioia di cameriere
sempre pronte a tirare dritto,
larghe di fianchi
seguono la musica
quasi senza accorgersene,
le madri fingono di tutto
con mariti e figlio
quando non hanno cani siberiani,
i più giovani annusano l’aria
sempre pronti a seguire
parole mai dette dalle loro ragazze
bionde e angolose,
mangiano pizze
attizzatoi per la sete,
qualcuno ogni tanto si alza, sparisce
riappare
per la gioia di una sedia vuota,
finisce come nel pallone
il Maribor pareggia con l’Hapoel,
Igor suona come nemmeno Steve Howe,
finisce che Nagatomo è in panchina,
siede quasi sull’orlo,
ma poi scende sempre in campo

buona fortuna

attraccherà forse a Udine
l’ennesimo barcone, il peschereccio
del pescatore d’anime
sempre pronto in piscina,
la democrazia sfilata di mano
che invochiamo dai giovani,
talmente indignati
da non interrogarci più,
dove accadrà che Lisa
mostri di nuovo le sue grazie
senza attendere un’altra vita,
ripensare il bimbo coi pantaloni corti
è il posto che cercavo,
siamo la prima cosa
passata in mente al primo incrocio,
fai il disinvolto
guarda chi hai intorno,
scegli qualcuno
col suo bel vestitino rosa
agitabile prima dell’uso,
quando sarà tornare qui
candido gentile
dove il mare non si sposta
e non è giudizio,
se ami il mare
ti verrà a cercare,
buona fortuna,
il tempo il luogo
la carezza giusta

club

strumentazione adeguata
ma pesante di carattere,
il cielo al tramonto,
i feriti tutti d’accordo
niente di meglio,
un canto di sirene
per ammazzare l’agonia
la convinzione, un’abbronzatura
se ne va con poche docce
è la ritualità del destino,
mia figlia inventa
un uomo che l’ami
e mi lasci libero,
sarò una bicicletta prestata
mai più restituita
in questo paese onnivoro
dall’aria piena di canzoni
dove le catene vanno giù
non qui, sarà un altro club
nuovi riferimenti, forme e tracce,
stesse innate meraviglie
che dicono tutto in poco spazio
finché la musica tace

sotto la pelle pensosa

Donami qualcosa di più bello.

Aprì le braccia, ogni suo accesso
erano aperte campagne,
congetture e irruzioni,
colate di gelosia sempre in agguato,
la polvere si alza al momento giusto,
miele in cambio di capelli,
penombre di luce fuggite alle foglie,
e tutto l’armamentario dolce infinito:
un solo bacio esitante,
“purché tu stia bene mio re”,
e non si dette ragione, ma desiderio
fantasie a mani nude
sotto la pelle pensosa
tutto fuorché noia, neppure l’assenza
sarebbe stata fuori luogo,
è certo che il conquistato
viene a noia al conquistatore;
ma attese, fu una lunga attesa, sapeva,
attese a lungo prima di spegnersi,
fece così quando fu certa
di essere necessità infinita.

Casalborsetti


I genietti s’intrufolano ovunque
prediligono seni minuti e coppe splendenti,
ti si vede ancora piccola
con cappelletto bianco e sottogola
scontare ogni debolezza futura,
e una piccolissima valigia a mano
quelle di una volta in cartone
piene di speranza.

A Casalborsetti suonano Santo & Johnny,
vendono cocco sempre più bello,
la spiaggia libera è irraggiungibile
come accumulare danaro
per i venditori di elastici e meraviglia.
Cancellerò tutto con agosto
specie questa umanità che fa orrore,
tutti gli altri bacerò senza memoria.

Vertebre, strade che accostano,
il tentativo di gridare, senza volere
si fa cura per mesi.
Ogni voce esterna è polvere di strada,
sabbia sui piedi da slacciare
una volta raggiunta la passerella in cemento,
ne rimarrà sempre un po’
da riportare a casa.

Bologna, 2 agosto 1980 MAI dimenticare

Angela Fresu anni Tre

ci mancammo di un giorno

faccio progetti, ricognizioni
cerco un posto a buon mercato
per mangiare, brutto anno
per sorrisi, fragoline e gambe magre
in posa davanti al rosso parete
di ruggine e materiali rotabili
l’odore, campassi mille anni

dov’è la stanza delle coccole

sull’estate rimangono stelle cadute,
frutta a chilometri zero
la bomba in stazione
di non si sa chi
l’inizio è onda, una fase

di noi butteranno via tutto
sta serena, unico vizio è ricordare
gli uomini preferiscono le bionde
*

il tempo non esiste

Petroliere puniche al largo della Sirte
trascinano natanti sfondi che
solo un miraggio terrebbe sull’acqua,
all’altro capo del disinganno
bambini giocano sulla spiaggia
persi in tripudi di altoparlanti,
poche le bionde utilizzabili
dall’agenzia delle sembianze.
Eri bambina nell’epoca
della mia felicità più vera.

Pronti i menu, pronti i commensali
al gran banchetto del delitto,
pronto un altro Due Agosto
così, tanto per ricordare
il miracolo di vacanze negate,
la vita salva per un no.
Dovevi nascere, tu
col cuore pieno d’ombra
sulla mia paternità dolente
è stato un tempo, il tempo non esiste.

Taddeo al bagno

Centocinquantamila euro di fontana
Taddeo può fare il suo bel pediluvio,
quando, la mattina presto
l’estate è in vacanza.
Non m’incazzo no, Taddeo
il passato breve che hai alle spalle
è il tuo miglior diritto.
Un dente sì, un dente no, sorridi un po’!
La piazza nuova non è per il traffico,
come si dice se ti mozzano i piedi:
se tagliare la testa è decapitare,
se cavare gli occhi accecare.
Come si dice per i piedi?
Ora già non ci sei più.
Mi basta saperti felice sulla fontana
il tuo talento parla per te, e io sono
l’uomo vecchio da seppellire.