Estasi di Carol Ann Duffy

Foto Mariapina Ciancio

Nei tuoi pensieri tutto il giorno, tu nei miei.
Gli uccelli cantano al riparo di un albero.
Sopra la preghiera della pioggia, un blu sterminato,
non il paradiso, che non va da nessuna parte, senza fine.
Perché mai le nostre vite si allontanano
da noi stesse, mentre rimaniamo intrappolate nel tempo,
in fila verso la morte? Sembra che nulla possa mutare
lo schema dei nostri giorni.

Sto al riparo

Sto al riparo nel cuore
dei tuoi pensieri come il vagabondo
emerso dal mare, che nessuno ama
o vorrebbe incrociare
prima di una mattinata fredda,
gli abiti spruzzati di sale
un tutt’uno da rivedere,
rivivere e smacchiare
nel più profondo dei tuoi occhi
quando la luce risale e trova pace
dentro un’ansa appartata nel tempo.

Ripartenza 37

A Eugenio Montale nell’anniversario della nascita. La ripartenza ogni mattina è sempre la solita: cerimonia del bacio della pantofola di Adrianone che, non contento, ulula come un lupo preso dentro una tagliola fintanto che non vede la sua ciotola colma di ogni ben di Dio da divorare e, se nel caso, sboccare. Poi riprende a ululare. I gatti sono così, sei la loro mano del cibo, delle coccole, l’idropulitrice della loro cassetta quando è colma di ogni tipo di gioielli puzzanti, e tu aspirando ti purifichi le vie aeree e nessun vairus ti potrà mai aggredire. Quindi devi pure ringraziarlo. Infine da quando ha scoperto che sono un ottimo sopra divano, è stata la morte mia. Non avete idea di quanto sia piacevole un gatto di quasi dieci chili che ti si assesta addosso con le zampe puntate sulla bocca dello stomaco. L’Adrianone è così, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Ora se ne sta immoto perché, come ogni gatto che si rispetti, dopo avere trascorso almeno una mezz’ora a rigovernare e tenere al loro posto i suoi umani di riferimento, stanchissimo deve riposare.

Ripartenza 35

Anzitutto mi scuso per l’immagine con cui ho aperto questa pagina di diario, nemmeno io amo la pornografia, ma volevo trasmettere un po’ di sensazione (de vomito). Eccoli qua due dei tanti pornodivi della politica italiana, che prima si fanno eleggere nelle file di un partito, per poi uscirne e farsi il partitino personale: è proprio vero, il sonno della democrazia genera mostri. Genera anche e soprattutto rigurgiti e scorregge di fascismo. In una democrazia troppo pressata tra autoconservazione dei posti di potere, compromesso e finanza, succede questo. Gentaglia come roberto fiore e giuliano castellino possono guidare l’assalto alla sede di un noto sindacato (vediamo quanto stanno al gabbio sti due crick e crock del neofascismo e non alludo a ciccio renzi e ciccio calenda), oramai votato ai caf e alle tessere dei pensionati ma pur sempre un sindacato che diamine! Infine, a latte oramai versato, tutti a esprimere genericamente solidarietà e profonda indignazione. Come scrisse Karl Marx nell’incipit del “18 brumaio di Luigi Bonaparte”, la storia si ripete due volte, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Fascisti carogne vi spaccheremo il culo pure a sto giro, statene certi.

La Luna

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La Luna,
dannato fiore d’arancio,
vuole attribuire senso a ogni suo verso
ovunque vadano le maree,
i tetti latini non spiovono
e dalle orbite si alza uno zigomo
sempre pronto a concedersi il chiarore
verso qualcosa talmente imprendibile
forse assente.
.
Non saremo, siamo già
libretto e consolazione,
ma se la luna trova e rende forma
immagina sapore di latte,
l’ira si spegne
sepolta in ampia bellezza,
l’armonia è un capitello d’artista dimenticata
in tanta estasi
nel quotidiano macello.

Problemi

Non ho un cane incognito,
è un delfino che miagola baritono
con certi orari e abitudini da delfino,
spesso spiaggiato sul letto della sua cara,
altre volte in piena agitazione
di fronte a una porta chiusa,
lui non varca la soglia è un semplice
volersi allargare orizzonti sempre al limite;
non ho un delfino ma una figlia
col suo filo d’Arianna
travestito da nodo gordiano
inestricabile come un dono;
e mi fanno male le ossa, anche quelle
invisibili nell’anima,
poi c’è l’autunno dentro il caffè nero
con cui fare i conti,
e l’amore lontano
a sciogliere le ultime resistenze estive.

Ci troveremo ancora

Le “scale” di Escher
Stupisce la singolare capacità
del coltello nel cuore
di saper entrare e uscire.
.
Ci troveremo ancora
con lance e pugnali, integri
nell’irrealtà e quanto contiene
per abusare della pazienza
e del destino.
.
Il Sud dove tornare
non è questo insipido nord
dov’è smarrito il senso chiave
d’ogni possibile innocente.
.
Sarà indispensabile
per non cadere
il sostegno di un muro
con due finestre vista mare;
ricordi com’eri piccola
sulle strade di Gatteo 
durante i giorni di mercato?
 
*

.

Dietro le quinte

Immobile dietro le quinte,
infastidito il manovratore,
quello delle luci
spinge poco più in là,
non c’è bisogno di suggerimento:
le parti sono già assegnate
.
la giovane attrice
riceverà un fascio di rose rosse
in camerino, finito lo spettacolo, 
tra strucchi e dialoghi che,
per ben riuscire, è necessario
conoscere anche le ultime parole
della battuta precedente
o di sua madre o di suo figlio
.
il pensiero s’intravede
a ogni cambio d’abito,
generalmente fa caldo
sotto la seconda pelle creata
dai visagisti, ben sottolineata
perché l’espressione sia visibile
anche dal loggione
.
amo le tavole nascoste
tra baci e occhiate, è tutto
quanto si può vivere tra una luce
e l’altra.