ora d’aria

dell’ora d’aria dolcissimi
ricordi di passi strascicati,
la morte non insegna, raccoglie.
Misurato a naso il pavimento
senza fatica ci innamoreremo
della cima e di molte altre cose,
l’amore consegna, semina

e da tutto questo entrare
non so quanto sarà possibile uscire,
andare oltre come suore
la cui assunzione canta
tra campane a festa

Il tempo è incerto

e, sorridendo mi ritrovo
militare dal pollice alzato
ancor prima di respirare, prima
di qualsiasi altra cosa, tu.
Infinita attesa
dell’interlocutore
di tenere notti.

Si può vivere più a lungo
cavalcando la religione di turno,
lucidare i gradi
aprire camicie sul petto
per arrivare al cuore.

Pantaloni bianchi
ampiamente vissuti
dentro universi paralleli
molte copule, molto onore
è strano,

ma le calzature più antiche
sono disegnate da stilisti nuovi,
oggi il tempo è incerto
brutale il suo sguardo.

Lo smoking

Caro Steve, lo smoking è un tocco di classe. Sei sempre stato l’artista di famiglia, l’uomo dei grandi avvicinamenti. Persino con quel tuo papà che nemmeno ti ha dato il cognome. Persino con tua madre bellissima anche nel nome, Zoe, lei il cognome te lo ha dato. Se ne è andata all’Est, pronta a far strage di cuori a nutrirsi di uomini, te compreso. E tu, che hai passato la vita ad avvicinarti con discrezione a chi ti allontanava. Ogni volta che ti sei innamorato, spero tu sia stato felice e corrisposto. Prendi su quella tabaccheria intera che ti sei fumato, certe partenze tranciano, specialmente quelle senza prenotazione. Invoco il mio diritto al preavviso, cazzo! I caratteri sono diversi, ognuno ha tanta storia e la propria riservatezza. Ti ringrazio per essere partito ridendo, dicono non si senta male, ma niente è tornato per raccontare. Ora chi può avvicinarti più? Mi lasci e mi sento come chi le ha prese forte. Solite contusioni, abrasioni e cazzo no! Aggiungere altre parole è velleitario, patetico. La fiamma sia lieve al tuo smoking. Ti ricorderò, tuo cugino Flavio. (a Steve Almerighi, artista, 1943-2017)

La più precisa definizione di andare

Ciao Roberto, manchi, proprio ieri sera con Aurea abbiamo parlato di te.

è distruzione, noi non vediamo nulla,
nemmeno gli occhi spalancati ai gatti
sulle strade di un dopo guerra infinito,
allora è continuo schiacciare sassi
e sotto intesi, un dormire improvviso,
quando capita, se capita.

Poiché non sappiamo navigare
le nostre stesse lacrime, ecco arrivare
un sorriso – di convenienza,
circostanze in cui abbandono diventa
fertile terreno d’atterraggio per piani
di volo tuttavia mai partiti.
Accompagnamento è lo spartito
nato dalla cattura di lucciole vere,
brillante un momento solo il vetro
ermeticamente chiuso all’esterno.

Non vanno più via, inutili deviati
relitti di una notte insonne, finita
improvvisa in un bagno di sole,
la chiesa stipata fino alla strada.

(a Roberto Roversi, 1956 – 2008)