Del perdono di Darwin

Vestaglia, pagine di giornale
fischiate nel vento.
Una sequela di epifanie,
infiniti d’abitudini,
memoria in amori da ricordare
una volta l’anno.

Untori di parole tacciono tutti
in attesa del cenno di bacchetta.
I vicini si svegliano,
i primi odori di cucina
richiamano sapori e appetito.

Siamo bene attrezzati
contro i fattori esogeni:
testa bassa, sguardo da combattimento.
Sugli endogeni l’unico sollievo
è attesa del perdono di Darwin.

A noi crostacei
il guscio crea imbarazzo.

gli specchi sono caduti

gli specchi sono caduti,
piccoli, irregolari frammenti,
vetrate di pose in frantumi.
guarda Orione lassù.
siamo sepolti sotto la neve
ancora non ha smesso.
irride ognuno di noi
che non sappiamo fermare sbadigli
figuriamoci una guerra

gli unici, inespressivi
a parte gli occhi, sono animali.
alcuni allo specchio
pensano si tratti di un rivale,
è soltanto anima.
costituente di minor peso.
chi la conosce sa
del detonatore, sa cos’è
vegliare senza sintomi

spezza ogni dito
a chi te lo punti contro;
se sai dire culo in latino
sappiamo entrambi cos’è.
fotti la strega senza ritegno,
e non tornare sugli stessi passi.
la sala degli specchi non c’è più.
partite le nebbie
cacciati gli amici

Penso all’estate

Cadranno mille petali di rose…
E forse un po’ di pace tornerà
(Bruno Martino/Bruno Brighenti)

Pensa all’estate,
il cervello è sempre uguale.
Il cuore sta nel suo cassetto
con qualche grumo in più.

Il ricordo più bello,
un bambino suona Bella Ciao
sul piano dimenticato
dentro una hall solitaria.

Nemmeno l’ATM funziona,
ma su di giri
improvvisa è la commedia
delle porte girevoli.

Fuori, il gelo non ha voglia.
Regala nel buio
alibi e vapori stagnanti,
meraviglia dell’alba a venire.

d’amore

il mio tempo è sempre stato allora
quante persone non ci sono più

ogni passo fatto per andare verso Altrove,
da bambino ritenevo si trattasse
del nome di una località

in un luogo o in un altro tornano i desideri,
il coraggio dell’equilibrio sul braccio di una gru

non pensarla poesia,
lanciale contro il tuo sasso migliore,
cada ingloriosa l’impunità del tempo!

amati soprattutto. chi non si vuole bene
non può guardare un altro per coprirlo d’amore

di tanta acqua

è bello alto il Po quest’anno.
accarezza di fango le sue sponde
e le mie.
non è più ospite svogliato d’isole.
a volte è preso dal desiderio,
la sua donna si chiama Nebbia

che apostasia ogni amore!
vaga senza sorvegliante su corridoi
tutta velata di bellezza.
corre verso friabili amanti
a goderne sospiri da brandelli d’abiti
gettati, come loro, gli uni sugli altri

chissà,
vedremo nubi meno nere sulla Bassa
e forse ben prima
delle carezze bianche dell’anno a venire.
eppure, di tanta acqua
brillano gli occhi

Lost man

Seduta accanto alla bottiglia del tè

Lunghissima gugliata di margherite,
ognuna legata all’altra.

In direzione opposta
file quadrate e infinite di guerrieri
senza più casa.

Seduta accanto alla bottiglia del tè,
assorta in quel che porti,
un lato delle labbra nascosto
nel bavero, poco prima di Forlì.

Tanta pioggia, deriva ovunque sia
a polverizzare un videogioco.
Raggiungere il punteggio minimo
per vincere un’altra vita.

Non sia deriva, spero,
nemmeno un letto in sassi
dentro il torrente inaridito.