la solitudine del Bianco

letti i resti di Bowie
mentre Biancaneve si sposa:
la solitudine del Bianco
spinge oltre margine il Nero,
coi pezzi già mangiati
riposano tutti al Cimitero degli Eroi

morto anche il lascito
in tracce fresche e durature,
riconoscibili soltanto
poche precoci illusioni
da ego scomponibili, ben presto
faranno i conti
con la volubilità di sabbie
contrapposte a violente mareggiate

tutto sommato ama dire io c’ero
per un posto importante nel Walhalla,
quando tutti invece
non vedevano l’ora
di andare via

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aforismi peripatetici

nei 5 anni di governi targati pd la questione del Mezzogiorno è stata sempre e soltanto l’ora del pranzo

*

Macron è un impiegatuccio di banca manovrato da una babbiona, che è salito troppo in alto per demeriti altrui, quindi soffre visibilmente di vertigini e di un notevole complesso di Edipo.

*

Jovanotti cita Terenzio? Rimane comunque un impedito, mi preoccuperei molto di più se qualcun altro citasse lui.

*

Conosco donne, visibilmente scadute, che si credono ancora in garanzia.

*

adoro il termine “mona” perché definisce due categorie di opposti che si attraggono

*

Signor Catone

Irrilevante come tu solo sai essere,
dopo la svendita dell’ultima idea
all’incanto di pochi paraculi senza dote
per questo disposti a seguirti,
a farsi prendere il polso e la manina
per scrivere come vuoi tu,
che non guardi in faccia a nessuno
e smussi gli angoli alle piramidi
per dimostrare di avere ragione,
(dica caro Pasolini, come fu davvero
la seduta spiritica, cosa le fecero dire?)

pur di cavalcare giganti per te
sconosciuti, ma che assicuri
di avere conosciuto, e le prove
del movimento date in pasto
ai creduloni sembrano vangelo
non so secondo chi, ma secondo te
che sei nessuno per i pochi in buona fede,
quando porti a spasso l’ostensorio
con la mummia rinsecchita
di chi serve alla bisogna
per mostrare i tuoi bei bargigli
ohitè mai stati rossi
a buffoni che t’ignorano e continuano;
racconta, l’incidente come avvenne?
Senza parlare di uova con due tuorli
o tre, di quel riflusso gastrico
che seguiti a spacciare assoluta novità,
sintesi estrema di sei sette donne
che te la diedero per fare opera buona:
ipercritico nell’iper strazio
mettesti il posteriore all’asta
senza trovare straccio d’acquirente.

dedicata

poesia presa a calci

a volte prometto
ti porto al mare
ma le spalle cedono,
il sorriso asciuga,
il mare fermo
a rigirarsi in petto

portacenere pieni,
il siamese mente
che non mangia da giorni,
strano, dico,
pensando agli amici
andati lontano a deporre

i telefoni chiusi,
nessuna cartolina,
qui e là
insalate di domanda
senza troppa cortesia,
chissà qual era il bar

se le squadre sbiadite
ancora accendono emozioni,
poesia della buona notte
presa a calci.
Quando serve

letture amArgine: ricordo di Ubaldo De Robertis a un anno dalla morte

Ci sono almeno tre Ubaldo De Robertis, il fisico nucleare, il poeta, il narratore, e sono la stessa persona. C’è un infinitamente grande e un infinitesimalmente piccolo nelle visioni di viaggio e di vita di questo grandissimo misconosciuto della poesia italiana contemporanea. A me la poesia di De Robertis piace molto, la sento vicina e affine al mio modo di sentire. Non sempre c’è bisogno che dentro una poesia “accada qualcosa”, l’unico accadimento vero debbono e possono essere le vibrazioni (termine obsoleto ma efficace) che possono o non possono produrre in chi le ha lette. Io ci trovo splendide vibrazioni, ma anche la concretezza di chi nella poesia trova rifugio. Per questo non intendo dilungarmi oltre, ma desidero sia la penna di Ubaldo a parlare per me.

Flavio Almerighi

da Diomedee Edizioni Joker 2008
Io che ho spiegato..le vele tutte

Io che ho spiegato le vele tutte finché la riva scompare,
esplorato ogni terra invisibile, ogni visibile mondo,
sfidato correnti, mostri marini, e gli uccelli indomabili della tempesta,
per tornare, di nuovo, come il vento, ogni volta, a mio piacimento,
dove posso scovare strumenti di analisi per sondare il mondo che è in me,
e che non conosco, trovare un’unità, un ordine nel pensiero, una linea di neutralità,
idee che siano chiare e concrete come le pietre delle strade,
non come le impervie, intricate vie che portano a me.
Come posso trovare un’identità, energie connettive
se ciò che d’incoerente si agita dentro, vive le mie stesse, indistinte, emozioni.
Come posso comporre le dissonanze interne, le diffidenze, le contrapposizioni,
le opposte sensazioni, i dissidi, i molteplici istinti.
In certe anime che s’agitano dentro sta il segno che naufragare è il mio destino,
diffido del loro modo d’agire, paure dentro paure più fonde, tentazioni continue, di tradire.

Fuori di me una realtà esiste, assoluta, illuminata da un calore unico,
una corrispondenza compiuta tra forme e sensazioni,
una mobilità tanto varia regolata da immutabili leggi cosmiche.
Dinanzi ad un più vasto divenire, fuori di me, fuori dagli affanni inconsci,
tento di sopravvivere ai tormenti, agli indicibili e improvvisi morsi della crisi.

*

da: Sovra il Senso del Vuoto, Nuovastampa, 2009
Credevo fosse…

Credevo fosse un fiore
tutta luce, colore
e la incontro al giardino d’autunno
quando è il vento a trascinare le foglie
e la nebbia ad offuscare il fumo delle stufe.

E’ sera.
Tra gli alberi barcollano ombre indecifrabili,
intabarrata la sua figura velata.

Passarle accanto, trasalire,
risalire insieme il viale, per un attimo,
e la mura sulla strada ferrata.
separarsi un istante prima
del passaggio del treno
fingendo d’aver condiviso
un lungo tratto.

Tutto è andato, tutto s’è avverato
secondo la profezia.

E la vedrai avvolta nel maturo velo
d’autunno,
udrai il suo respiro, i suoi passi,
ma nessuna confluenza,
niente riempirà il vuoto.
Dovrai lacerarti perché non potrai
toccare il cielo.

*

da: Se la Luna fosse…. un Aquilone Limina Mentis Editore, 2012
Per balzare col cuore in tumulto

(a Gesualdo Bufalino)

Per balzare col cuore in tumulto
talvolta non basta
un fischio addolcito di treno
appendere i nostri fantasmi
e tutto il bottino di nuvole
all’uscio la notte di Halloween
dar vita a pon pon di accesi colori
annodare in serti di fronde
diademi di fiori e a Sera
ammiccare alla Luna

A volte ci tocca varcare
la cruna dell’ago

*

da: Sovra il Senso del Vuoto, Nuovastampa, 2009
Da lontano

Da lontano
molto da lontano immensamente verde l’infanzia
rovesciata sull’erba a rubare immagini
visto che nessuno si prende cura di te

frutto che cade frettoloso prima d’essere colto

cortili bisacce unte
arrotini affila coltelli temperini
grembi di donne occhi marroni
fazzoletti bianchi
impastate di terra da capo a piedi
panieri brocche di terracotta
vino asprigno che trabocca

Quasi a sfiorare l’azzurro
alberi altissimi ombre lunghe
ombre molto più grandi di te
treni settecarrozze attraversano la pianura
piccoli mondi di storie silenziose

No. Non voglio che la clessidra sii vuoti
Non voglio rientrare in quei mondi
Ma neppure che mi escano dalla mente
Mi basta un solo attimo per ritornare
Per restare in vettura
All’inizio aria pura
Tutto era connesso e… verde
Misteriosamente…immensamente verde

*

da: Parti del Discorso (poetico) del Bucchia Editore, 2014
Commiato

Mettermi in viaggio
finché sarò vecchio (di affanni)
verso il confine
che lo sguardo prolunga
all’infinito,
per scovare sentieri,
virtuosi pensieri,
l’invito a ritrovare
me stesso.
Poi,…stanco,
il paltò consumato,
tornare sui gradini
della vecchia casa
e sedermi consolato.
Accogliere
l’indifferenza dei vicini
come fosse
un nuovo addio.
*


è stata una di quelle persone che raramente si incontrano
nel deteriorato e opportunista ambiente poetico:
anzitutto un uomo vero, schietto e senza doppi fondi
sarà per questo che io Ubaldo non lo dimentico

Presagio

Fuori del mare
alberi svestiti di vele
la sferza dei venti che scompiglia
drizze di randa ed amantigli
schiume increspate
fremono in muraglie

Sarà il nocchiere
creatura senza nome
uomo dello scandaglio
non l’opera morta
non l’immersa carena
ad aprirsi in squarci
a cedere per primo

*

ma poi no

verrà la notte in cui
ogni portacenere sarà vuotato,
ogni tavolo perderà le gambe,
bacio dopo bacio
mani piene di certezza
senza altre carezze

ma dovremo comunque accorgerci
di quanto sta succedendo
dentro ogni cripta
col suo buon chierichetto
tra molti trapassati silenziosi
inespressi

di quale imboscata siamo figli
e di quale attrice senza replica
accompagnata in cucina
per onorare mia madre
dopo che lei mi aveva portato,
ma poi no

verso l’alba, calata la follia
per quei capelli accorciati
pieni di grazia corvina,
ogni sogno fugge
rispedito al mittente
per compiuta giacenza

Alfie

il week end è normale,
poche tante nubi qualche goccia
un domani senza domani,
oggi già finito:
i nostri figli così fragili
anche tu

non facciamoci promesse,
magari ci ritroviamo oltre confine
dove spendono meno,
due risate senza allegria
e qualcuno sempre pronto
a pensarle lacrime