Sposta il carrello.

Sposta il carrello. Spegni le luci
dopo aver letto. Il letto è lontano,
impellente la voglia di scriverci sopra,
tornare in cantina, rompere due bottiglie,
ma le bottiglie non ci sono,
e il tuo letto è lontano, nubi nerastre.
Le rondini usano prudenza. Sette rondini,
autorizzano a dire è primavera!

Ricordati i piedi nella riconquista
della posizione eretta,
quando gli spiccioli cadono a terra
e non c’è voglia di abbandonarli al destino,
non ce n’è peggiore
nel pezzetto di rame inutile,
del barbone morto di freddo e cherosene
nel tirarlo su da terra.

Lo so, tanta paura in giro, che non si sa mai
quando verranno giorno e ora.
Il mercato non fornisce vuoti a rendere,
soltanto indurite pigne cadute.
Odiami, tieni la boccetta in borsa.
Sposta il carrello. Il binario è fisso.

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Amarti

Amarti la bocca, gli occhi.
Il collo proteggerlo.
Amarti la vita, il seno,
i fianchi con pazienza.

Ogni giorno.
Amarti le spalle, il cuore,
la schiena. I capelli
contarli uno a uno.

Amarti donna e uomo.
Appartenere.
Amarti più giù, dov’è
emozione: ogni attimo
sentirti viva dentro
ogni tua stilla.

Amarti il sangue, le vene,
la pelle fino alla radice
dei passi.
Amarti all’infinito,
senza tempo e luogo
in milioni di mondi.

Amarti. Amarti. Sei tu.
L’amore è uno solo.

Stessa ora

Stessa gente, stessi impicci,
non m’importa se non credi
segui la tua strada io vado per la mia.

Ogni giorno, stessa ora, trovo te,
cuore sorprendente e semplicissimo,
ridi mia cara,
il tuo argento vivo
placca ogni durezza, le stesse,
lasciando dentro buon sapore d’infinito,
semplici porticati le cui colonne lievi
nascondono nidi di rondine:
abbandonati in inverno a nuovi ritorni,
e nuotatori, artisti esperti
nell’arte sottile delle maree.
Luoghi ideali per confessare
la sortita di una carezza,
così sottile da farne campanelli
e posate e binari
in direzioni opposte senza orario,
ovunque sia tempo.

Cenozoica

incubi da salotto,
concause sconosciute,
sei necessaria:
nessuno e niente
ti abbaglia

senso di mare affondi,
nella marea tiepida
improvvisa e gravida
dove pesci dorati
sfuggono a qualsiasi
mano, rete

naso e collo perduti
dal Colle Infinito
fino alle scie di lassù

fortissima emozione
inventa un sole inedito
sulla pelle
altrimenti smarrita

i capelli tirati a sorte
ondeggiano sul cuore
e monta, elementare
il bisogno di un bacio,
che non sparirà

ovunque sottile

Il diaframma di due strati
è tanto sottile
da non lasciare strazio al pensiero.
Altra è passione, ovunque sottile,
congiunta nell’assiduo spasimo
di ogni carezza nuova e sincera,
donata, mare sciolto e buonanotte
al centro tavola della vita.
Così allagato, che da te
è talmente nero da piovere,
forse.
Sento, nell’altra stanza
l’oscillare indolente,
armeggiare con amore
ogni offerta ai riposti desideri.
Fingendoti addormentata,
puoi rivestirti d’amore.
E quanto ce n’è dentro quelle calze
tutt’uno con la pelle,
rinvenuta la destinazione.
Senza l’istante breve
nulla può essere sincero,
nulla in cuor mio potrebbe dirti
sono già qui.

Monto su

Madonna Santa,
ho appena scelto
casa nuova per mamma.
Mentre aspetto il treno
ne passa un altro,
sparato, che a momenti
mi si rovescia la bici.

Un merci stipato di auto nuove,
furgoni tutti bianchi.
Mi chiedo chi
comprerà tanta roba,
quanti sacrifici, cambiali,
discussioni da morirci la sera
anziché cenare.

Bestemmie da quantificare,
donne da lavorare sui sedili dietro.
Qualcuno, magari,
vorrà cambiar colore.

Arriva il mio treno.
Una giovane canta muta
con gli auricolari
conficcati in testa.

Avrei voglia di cioccolata,
di dormire, non di squadrare
tutte quelle facce indebitate.
Va bene dai, facciamo giornata!
Monto su altri pensieri.

Marzo a fine settembre

L’allungo a riguadagnare marzo
dalla mia fine settembre, la tua
è magia di stagione indefinita.

Un tempo temevo ti urtassero,
ora so di coscienti ossa lunghe.

Figlia, il temporale nelle tue vele
è vento a favore. Itaca, ovunque
sarà, si lascerà incontrare.

Imbastita, la donna dentro,
imprendibile, volerà oltre le maree.

Tra i sassi addormentati in riva
sbocceranno fiori; saranno fiori
e poche spine d’ordinanza.