Quarantena 9

Sacca scrotale in decisa e continua dilatazione: non esco da quasi tre giorni. Io sto in casa per te: ma che cazzo dici? Se stai in casa lo fai soprattutto per te non per me. Questa cosa mi ricorda la cerimonia del trionfo dei condottieri romani di buona memoria. Sul loro carro c’era un menagramo professionale che ripeteva in continuazione al povero condottiero “ricorda che devi morireeee”. A Castello la situazione sembra stazionaria, gli otto contagiati sono rimasti otto e, volesse il cielo diventassero sette, poi sei, fino a completa e definitiva guarigione. La Carolina sta bene, mentre il vorace Adrianone stamani, dopo avere mangiato in stile bidone aspiratutto ha vomitato per bene. E io a seguirlo e pulire. Ottima attività fisica. Per il resto credo che inizierò dialoghi filosofici cor Monnezza, il mio mentore, seguiterò con le domande esistenziali, e a ogni domanda risponderà sana e rumorosa scorreggia. E nessuno rida: perché so che siete tutti a casa (quando non uscite, birbantelli!) e, specie le donne, ventilate tutti alla grande!

Appunto

Mi rivolgo a questo luogo,
sanguinando qui, al punto
già di vedermi spazientire
il giorno dopo
a cancellarne macchie.

Mi rivolgo in questo luogo
per rivolgermi a ogni luogo,
dove il tempo a sua insaputa
corre a fiorire
e appassire le rose:
lascia spine, sopraffazione,
l’inutile che serve
a millantare di aver battuto
il tempo.

Il mare luce, pare di vedere,
se è notte, un lamè di donna
pronta all’amore:
dissimula ogni apparenza
e tiene dentro, con tiene,
il cristianesimo in relitti,
il ricordo della madre
ben più bello
perché di lei sopravvissuta.

Ora, il legno secco aiuta
ogni carta, ogni incerto,
a bruciare senza pudore
torna sangue
a secretare il cuore.

Dentro o fuori

L’ombra sa
cosa riflette,
ma non ha occhi
per portare sconcerto,
verità o calore.

Termina qualcosa,
altro inizia,
vorrei sapere
chi sia quella ragione
pronta a ignorare.

L’ombra insiste finché
il tramonto non l’inghiotte:
dentro o fuori
quando è notte, rimarrà
nelle braccia.

Ascolta & Leggi: Lounge Lizards e Variazioni sulla donna attenta di Leopoldo Attolico.

In questa epoca di palloni gonfiati e dirigibili pronti a esplodere, Leopoldo Attolico è la prova vivente, la pistola fumante, che dimostra quanto il talento, unito a un pizzico di genio e a una lacrima di autoironia, sia capace di sopravvivere benissimo anche senza prendersi troppo e maledettamente sul serio.

VARIAZIONI SULLA DONNA ATTENTA

I

Piace
la donna attenta, vigile, presente
e mai fuori posto, con quel suo senso della posizione
che la colloca nel punto giusto al momento giusto
alla Franz Beckenbauer per intenderci
ma senza muscoli tirati ed impeti tappabuchi
bensì col suo esserci moderatamente engagé
ancorché intransigente, ortodosso, responsabile
cosciente che i piedi hanno una punta
e bisogna attivarli-alla bisogna-tempestivamente
senza incertezze, con un occhio a Carla Fracci
e l’altro ben attento a produrre, se necessario
un dinamismo disadorno e pedestre
ma altrettanto efficiente, perfettamente funzionale
ai risultati pratici da conseguire

II

Piace
questa presenza rassicurante
quando da interlocutoria si fa perentoria
nel declinare la puntigliosa precisione della sua intraprendenza
-peraltro mai gratuita ed esorbitante
ma spassionatamente professionale,
connotato che la colloca a buon diritto
in un ambito di prestigioso protagonismo
facendone sicuro punto di riferimento
ed elemento felicemente destabilizzante
nel mare magnum brulicante e disarticolato
becero e spoetizzante
del nostro vivere disastrato

III

Piace dunque, ed ha successo
questa limpida figura di donna
distaccata e intrigante al contempo
solare, terrestre ma antropologicamente imperscrutabile,
che si direbbe miracolosamente nata
dai veleni metropolitani per lapsus biologico
o sortilegio astrale, proveniente forse
dal prelogico imponderabile o da chissà
quale insondabile momento umano
distruttivo/creativo a prova di sociologo,
frutto maturo di un raziocinio azzerato e rilanciato
nel dopodiluvio inquietante d’un postmoderno
performativo e smagato,
stagno asfittico scalzato dal terreno
e diventato costellazione, guida del navigante
cometa di Natale, occhio febbrile asservito
alle strategie di un Ordine superiore e irrinunciabile…

Questa -succintamente- (?!) è la donna attenta
vigile, efficiente
che solo l’invernocattivo riesce a far sparire dalla circolazione

E’ la donna vigile che scrive.
E’ la Vigilessa

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Leopoldo Attolico (Roma, 5 Marzo 1946) è autore di sette titoli di poesia e di quattro plaquettes in edizioni d’arte. Suoi testi ed interventi critico/teorici sono apparsi sulle principali riviste letterarie.
Numerose le sue letture nelle università e nei licei, e le sue presenze in festival e reading nazionali ed internazionali.
Una nutrita scelta delle sue poesie è stata pubblicata negli USA , presso Chelsea, NY,
per la traduzione di Emanuel di Pasquale, 2004.
Il testo presentato è tratto da Si fa per dire, Tutte le poesie, 1964-2016, Marco Saya Edizioni, 2018, Premio Speciale Camaiore Belluomini; Segnalazione Speciale-Una vita per la poesia- al Lorenzo Montano; Finalista Premio Città di Como .

Vinceranno i pesci

Atene è caduta, Pechino non sta bene;
Teheran è una somma di omicidi;
Roma annega, Londra chiama;
Perth brucia, Buenos Aires resiste;
Piove su Los Angeles, a Rimini no

gli amministratori unici
sfidano i pesci
a chi grida più forte:
vinceranno i pesci.

Un passante porge un largo sorriso,
sfila la mano dal polso
per porgerla in segno di resa.
Uh, avessi visto la tua faccia!

Il volume delle grida
non accresce in proporzione la ragione.

Adoro avere il raffreddore
in giornate in cui non fa giorno,
adoro i medicinali
che mettono in comunicazione con gli dei.
E un pezzo di cazzo a chi è morto stanotte.

La verità

La verità è dentro
la sottoveste mai tolta,
una somma di onde, colonne
d’acqua pesante e annerita
dalla furia degli elementi.

Rocce, le uniche vele sporgenti,
non si comprende la destinazione.
In seno alla memoria
l’unico campare per aria.
Dormire, per non sognare.

Sarà questo
poter riagguantare i desideri?
C’è un Infinito da colmare.
Prendimi la mano,
bacerò il tuo sorriso.