Preparate i balconi 34

La sanità è un bel tegamone di ragù che cuoce a fuoco lento e gorgoglia, gorgoglia…, e tutti attorno famelici e con pezzi di pane per fare la prima scarpetta di giornata.
Sembra un catino di lava più che un tegamone di ragù a fuoco lento. , ma non si chiamava Servizio Sanitario Nazionale? Un calabrese non avrà mai le possibilità di salute e cure di un emiliano romagnolo, eppure entrambi sono italiani.
Così, mentre anche il cantante Tiziano Ferro, l’attrice Ambra Angiolini e e lo show man Renzo Arbore, hanno declinato l’invito a rivestire la carica di Commissario Straordinario alla Sanità in Calabria, si pensa seriamente di prendere, estraendolo a sorte, un disoccupato per catapultarlo a Catanzaro col miraggio di un contratto di tirocinio.
La parola d’ordine è sempre la solita, Italiani state sani! Altrimenti son cazzi.

dove il tempo non passa

dove il tempo non passa
sulle rondini eterne, e le strade
non portano in centro, lontano
si vede dall’alto la felicità
urlando terra

navigatori, dal capitano al mozzo,
interpretano vaghi segnali,
raccontando storie
ai serpenti marini, leggendari,
insistenti nel non farsi vedere

sia il tempo a dire
di questo farsi e scomporsi
in mille dannati rivoli suoni
cos’é amore,
dov’è terra

senza casualità

so bene cosa farei,
è scritto sui diari tra le stelle,
sul retro di un negozio
o nella saletta di prova,
ai mercati generali, nei vicoli
sconosciuti e allarmanti,
dentro un cinema buio
dove non si può più andare,
sulla tua sedia di cui ho il piacere,
lo so bene e tra mille mani
tante bocche, profumi
lanciati senza casualità,
capiresti l’amore così ineffabile
che tiene, non ossida,
non scorda, rimane acceso è lume
da scorgere e avvicinare
per non morire di scogli
e soglie devianti

La prossima stagione

L’erba secca sul binario morto
strato pronto per fondare
la prossima stagione

nascerà per noi, vivi in attesa,
mentre qualcosa dice
non fatevi più vedere

e quanto sia necessario
un rinvio alla maleducazione
delle nubi di passaggio

sempre pronte a giurare piogge
e baci, abbracci,
senza saper trattenere
brevi sussurri di felicità.

Preparate i balconi 15

Uno due sei nove, prova, prova, prova …
scusate ma sto provando l’ampli dolby surround sul mio balcone, in modo che il mio amico Djangor, un profugo momentaneamente qui travestito da fico d’India e qui installato in attesa di espatriare in Francia per andare a tagliare un po’ di gole, colga ogni sfumatura delle mie nuove bestemmie appena inventate, mentre sta lavorando alacremente steso sul divano con russate degne di Rousseau.
Ho deciso, ispirato dal positivo Rocco Siffredi di aprire sul mio terrazzo un cinema all’aperto, così prima delle fiondate potremo guardarci qualche film, e non sempre il solito I cannoni di Navarone, che narra la storia di un gruppo di strafatti di fumo e delle loro peripezie per procurarsi altra erba spinella durante l’ennesimo lockdown. Ho telefonato ad Agone che mi ha portato un due tre titoli di film molto interessanti:
1) Il vairus suona sempre due volte (una torbida storia tratta da Corna Vissute)
2) Torino impestata (un poliziottesco al passo coi tempi)
3) Agente Zero Zero Tette Operazione Vairus (un’agente segreta italiana con una prima di reggiseno, affronta il vairus a tette nude)
Per il prezzo del biglietto ci mettiamo d’accordo.

La prima immagine

Fuori capinere, qui pagine
di un libro aperto che,
per una corrente lieve,
imitano movimenti d’ali
e spettacolari sorrisi.

Poco è bianco
dentro il difficile a dirsi
in primavere trascorse.

Pare sempre troppo
il vuoto da riempire
tra un freddo e l’altro.

Il cuore sa come
potrà contenere il nudo
della prima volta.

La sigaretta accesa,
già spenta per distrazione.
La cenere mai caduta.

Questa è la prima immagine
che ho di te.