Gioielli Rubati 110: Mary Piscicelli – Carla Viganò – Carmine Mangone – Luca Gamberini – Nadia Alberici – Michele Obit – Maria Allo – Frankie Fancello.

Marynconia

Maledetto
quel vuoto che mi assale
nella carezza che il vento mi porge
nel caldo afoso di Bologna,
nel verde vivo dei viali,
nelle foglie che si lasciano cadere,
nel freddo che mi punge il viso,
nel sole pallido,
nella piazza di Scaravilli,
nel 25 che passa e non si ferma,
che in fondo la sua corsa non so mica qual è.
E poi nel pezzo in radio,
Nella stazione di G.,
nei segui già,
nel letto, troppo grande per me.
Quel vuoto che mi pervade quando la meta è quella di casa,
Come questi pensieri sparsi,
Cosi la mia mente
Ogni
FOTTUTO
GIORNO
!

di Mary Piscicelli, qui:
https://marynconica.wordpress.com/2019/10/13/marynconia/

*

C’è ritrosia nel toccarsi
a buccia d’arancia
più erosa dell’età
quando amato il sogno
trasognati non si è.
Muta la citazione
l’approdo al superficiale
e se consolidato a un tempo
il sospetto dell’occhio
è una massa di polimeri
dismessi da bambini.
Ed è feroce questa foce
tradisce e è croce. In certe ore
a cono di luce, perline
nelle lische epidermiche
l’acquasanta
ha rovesciato la fonte.

di Carla Viganò, qui:
https://www.facebook.com/carla.vigano.391

*

Covo in me il desiderio di lambirti,
di toccarti,
senza la nausea della poesia,
senza la necessità puerile di far pace con l’amore.
Un fuoco gentile assume tutta la
chiarezza del possibile
e lascia le tue labbra dentro un
calore nuovo.
La notte è gravida,
io respiro le stelle,
la corteccia del cuore protegge anche il sangue smarrito.
Nell’eternità stronza della materia,
siamo sempre in ritardo d’un corpo.

di Carmine Mangone, qui:
https://www.facebook.com/carmine.mangone
e qui:
Senza la nausea della poesia

*

PICCOLE INCOMPRENSIONI TRA MORTI

Vi sono morti che pare stiano dormendo
tra la gente che dorme e che pare morta.
La terra ghiacciata imprigiona l’erba, che
vorrebbe crescere nuda, colorare posticci
giardini dove si vedono i polli allo spiedo.
Se penso a quanto orgoglio buttato viene
da ridere al mio cuore di solenne plastica.
Nella povera casa è d’uso fucinare la cena
alitare nel bicchiere vuoto, ridestare brevi
accoramenti svenduti al peggior offerente.

di Luca Gamberini, qui:
https://www.facebook.com/luca.gamberini.7

*

TRA UN SOLE E L’ALTRO

Approdare in una notte azzurra
E svegliarsi
Leggendo i sogni da lontano
Ieri annusavo il vento alle piante
come fosse una tempesta chiara d’aquile
Oggi
Tra un sole e l’altro
Cado nelle lacrime del fosso
Che trattiene dolce le caviglie
Il divenire è solo peso d’aria
Il resto è strato solido e costante
E un impercettibile scomposizione.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/09/08/tra-un-sole-e-laltro/

*

(Ricordarsi del privilegio) (inedito)

Di essere stati molto di più
dell’equivoco di un pensiero
di essere nati in autunno
le prime ore di un giorno ventoso
di aver incontrato Kafka
tra i canali e le edicole di Venezia
di aver imparato a scrivere
mentre i compagni giocavano a biglie
di essere stato zattera e approdo
almeno per le poche persone che ho amato
di aver visto ombre di alberi secolari
inchinarsi al passo di un bambino
di aver pensato spesso alla Mesopotamia
quando le scarpe si riempivano di sabbia
di aver creduto in un dolore più tenue
e nelle ore immutabili dell’attesa
di averti avuta sempre accanto
sola nella latitudine dei miei ricordi.

di Michele Obit, qui:

Michele Obit | Ad alcuni piace la poesia 2020

*

Non c’è altra parola

Occhieggia l’alba in mezzo al porto.
Il silenzio infranto delle onde
le rauche lingue dei gabbiani
implodono lontane in mezzo al mare
tagliano a colpi d’ascia
dolore sopra dolore.
Io da qui vedo impronte diradarsi
vedo cose e mi lascio attraversare
con una distanza sempre più lieve
dal candore feroce delle tue mani.
Si tocca il fondo di tanto in tanto
per il troppo bene e non c’è
altra parola tra il vento e l’acqua
più forte e chiara come l’amore.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2020/09/06/non-ce-altra-parola-2/

*

per quelli che sono e non sono più

Naturalmente i ricordi non sono
qui per consolarci, vengono a noi
come da una riva stretta, da un palmo
rivolto verso l’alto, indispettito,
parlando una lingua minuta, acerba;
ma è solo un percuotersi comico
un tutti contro tutti devastante
un gioco da bambino senza sonno

i migliori si sgranano le vesti
entrano silenti in aggiornamento:
questo buio feroce è qui per loro:
eccoli, infine, a sillabarsi interi

seduto con la polvere negli occhi
mi sembra di amare tutto da una vita
e un altro tempo e un altro tempo ancora
in altro posto e un altro posto ancora.

di Frankie Fancello, qui:
https://fancello.wordpress.com/2020/09/09/535/

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Gioielli Rubati 109: Marco Di Pasquale – Vincenzo Calò – Andrea Magno – Daniele Beghè – Catia Dinoni – Letizia di Cagno – Biagina Danieli – Silvia Maria Molesini.

IL GIUSTO UMORE

all’angolo della luce friabile in cui
scompare ogni saldezza il cuore
sgrana nel dubbio procedendo
per allusione, seguendo un piano
d’allerta tracciato con le pareti
ancora fresche

la sequenza nitida
degli angoli avrebbe impedito
qualsiasi taglio che rubasse
il giusto umore
restano invece gesti rauchi
seminati per le stanze

di Marco Di Pasquale, qui:
https://marcodipasquale.wordpress.com/2020/07/10/il-giusto-umore/

*

“Condoglianze intese come arte terrena
han rubato gli occhi ai gatti che
annusano pezzetti d’asfalto
il dono della sintesi che abbiamo dimenticato reagendo alle richieste di recensione
dei nostri passi, che ci accerchiano
mentre la farfalla collezionatrice di perché
dando un calcio al tifoso della storia del diritto, stana la nostalgia
cose che la vita ci destina
messaggiate da Settembre
giusto per uscire fuori, nudo
sbagliato, come tutte le coverband all’ombra di un personaggio
del talento preso in ostaggio e sgrassato dalla felicità di un momento.”

di Vincenzo Calò, qui:
https://www.facebook.com/vincenzo.calo.58

*

BIANCO NEUTRO

Così sia,
nel ricordo che sfuma
tra pieghe
che nascondono desueto,
amniotico annaspare
di un andare
che non mette fine all’erta,
e adesso che tocca a me,
è un tradimento di soppiatto
Il rumore dell’acqua,
un malinteso
che liquida memoria di una voce,
arsura
che berti non placa,
in questo libero arbitrio
che non voglio.

di Andrea Magno, qui:
https://www.facebook.com/andrea.magno.7587

*

LA PERIFERIA DI LATO

Qui le periferie erano sovietiche,
facciate esemplari, da manuale,
eppure ci vive la gente, ora
omologhe nella sconfitta
alle altre periferie del mondo.
Il cielo assume tonalità morali
di facile consumo,
i vicini extracomunitari, per non turbare
l’uniforme cromia, sono ucraini.

A queste latitudini si dà grande importanza
alla vigoria fisica. Allora complessi sportivi
ben tenuti, si nota
maestria nelle tecniche di innaffiamento,
e poi, nei parchi, campi da calcio, uno in fila all’altro,
che sembra ancora di vedere sulla fascia
la corsa della freccia polacca*.
Capocannoniere ai mondiali del ‘74.

*Grzegorz Bolesław Lato

di Daniele Beghè, qui:
https://www.facebook.com/daniele.beghe.5

*

Al tempo stesso

Qualcosa nell’aria
preme sul ricordo;
un suono si inoltra
sotto uno scialle di stelle,
si rovescia la fronte
all’indietro,
liberando nella notte
un sorriso finora nascosto.

di Catia Dinoni, qui:
https://geografiadellanima.wordpress.com/2020/09/02/al-tempo-stesso/

*

Io salgo un cimitero di baci
che si scorda i pronomi nelle lettere,
rimango qui, la brocca che
crepa fiotti di virgole e se n’è andata,
non eravamo cartapesta o vimini
noi, la censura a rallentatore,
crescere salutare panini al gas
dietro ai fogli, un padre si è
strozzato in cucina
era giusto vederlo morire chiedo
da chi resta, ora dentro
una seppia di sonno. Ed eccola
un’arma che non scarterà Cristo:
il sole chiama la mezzanotte.

di Letizia di Cagno, qui:
https://www.facebook.com/letizia.dicagno

*

APOCRIFO AMORE

apocrifo amore
che vive di ripudio
anatema dei perbenisti e dei superbi
che di sezioni del cuore fanno virtù
umilmente ammetto
non so cosa sia
non enuncio teoremi
ne recito preghiere
lo sento lo vivo e taccio

di Biagina Danieli, qui:
https://biadoit.wordpress.com/2020/09/04/apocrifo-amore/

*

non ci vedevi niente, mi ricordo che
guardavi nel trasparente
con i tuoi occhi cavi e una specie di altrove
in regioni non remote prossime imperfette
ma molto dritte
cercavi un simile senza curiosità
per apparentarti all’amore necessario
che quel tuo stare lì voleva ah

non ci vedevi niente! tutto incasellato
nello schema dell’utile che per te era
il vasto artistume o l’opposizione o
qualunque cosa afferrasse
un tuo vero pressapoco, la tromba,
il compasso, l’ordine precipuo o
quello rotto: ti importava la figura,
la luce boia nel disegno cieco

di Silvia Maria Molesini, qui:
https://www.facebook.com/silvia.molesini

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Gioielli Rubati 108: Anna Maria Curci – Gisella Canzian – Sebastiano A. Patanè-Ferro – Elena Milani – Marco G. Maggi – Maria Natalia Iiriti – Barbara Auzou – Angela Greco.

Asphaleia

a Otello Guidi, viandante e amico

Un passo dopo l’altro hai insegnato
di una via che tu sai aspra e succosa.
Che foggia hanno i tuoi sandali-scarponi?
Non paventano sdrucciole o altri suoni

pregressi, già scanditi o risuolati,
magari in lingue irte di sentieri.
Fitta la mappa ne disegni ancora
della solidità, tu che precedi.

di Anna Maria Curci, qui:
https://ws081amcu.wordpress.com/tag/asphaleia/?fbclid=IwAR142EEXHz8LvhxWXqPbXHdwDJVtVvDMFHua3NZ6sK7qM_XH9W3zq13Zifs

*

Non sono un granello di sabbia
se non per il tempo in cui le mosche ci si appoggiano –
convinte di albergare su feccia
cospargerla di saliva
e succhiarla.

E’ nella decomposizione
la gestazione di nuove larve – l’ecosistema resiste
e gli uccelli non perderanno il loro trono.

di Gisella Canzian, qui:
https://www.facebook.com/gisella.canzian.75

*

[i poeti muoiono prima della quiete
senza il conforto di quella parola
che hanno cercato da sempre
quel suono mai definito che voleva dire amore
ma era un’altra cosa]

di Sebastiano A. Patanè Ferro, qui:
https://www.facebook.com/patane.casa

*

Ho fatto tutto nuovo
ogni giorno.

Dai nostri anni
è nato l’oggi
Una torta di trentanove piani
senza ascensore
ci porta al belvedere.
Sembra ieri il giorno dei confetti,
la sua vigilia già abitata da noi.
Gli amici in casa da giorni,
la cucina profumata di maionese
e il bimbo che gattonava da un giorno.
Mia madre faceva avanti e indietro dal negozio
ora partecipando,
ora ostacolando.
Mio padre con il Grand Marnier in mano
e un viva la vita in tasca.
Beppe aveva il divieto di farsi un goccetto
ed io ero carica di bigodini.
Tu eri indifferente, ma sorridevi,
mi avevi già sposata anni prima,
dal primo momento,
le nozze erano una festa più grossa
per il tuo compleanno .
Assi e cavalletti ,tovaglie prese in prestito.
Don Abbondio chiuso in canonica
stava per sciogliere la scomunica.

Due ragazzi nel sole
e un bimbo in volo da un braccio all’altro.

30 agosto 81
mi sposavi.

di Elena Milani, qui:
https://www.facebook.com/elena.milani.54

*

Anna e Mario

Sembrava quasi ritornato il silenzio
forse non tutto viene per nuocere:
almeno c’è più tempo per pensare
e nel cielo ho rivisto un’azzurrità
come non incontravo da ragazzo

Con Mario nell’orto mettevamo canne
per far crescere fagioli e tümàtic*
adesso anche Anna lo ha raggiunto
e poi dicono che c’è una sola madre

Siamo cresciuti soli nella tempesta
senza riuscire a trattenere il vento.

*di probabile provenienza austroungarica, nel mio dialetto sta per pomodori.

di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2020/08/17/anna-e-mario/

*

Non so cosa fare di questa notte di luna piena, lucida come un metallo prezioso.
Non esiste morale in notti come questa, ma un finale scontato.
Agosto è finito e nemmeno io mi sento in forma smagliante.
Non so cosa farmene di questa ultima notte di agosto.
E tu, ottavo mese dell’anno, feroce e crudele, sei arrivato fino in fondo ai tuoi giorni.
Testardo e tenace come una tartaruga che riesce a diventare adulta,sopravvivendo agli ami e alla plastica tossica, viene a deporre il suo bottino sulla stessa spiaggia che ha conosciuto nascendo.
Magari la notte era la stessa, di fine agosto, di luna piena.Di poca gente e una lunga fila di ombrelloni spenti.
Il finale della storia è a sentimento. Gli ingredienti li lascio sulla sabbia: perplessità, fragilità, nostalgia, sale e peperoncino a occhio e croce. Prego, servitevi, pure.
Non esiste morale in notti come questa, ma un finale banale.
Stanotte non dormirò: veglierò sull’inizio di una nuova storia.

di Maria Natalia Iiriti, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100006446444907

*

Di nuovo

Sono tornati nello stomaco e negli occhi
tutti i sogni dal più furtivo al più profondo
Non conosco altri modi per esistere e alimentare la mia guerra
tutto ciò che è aperto fiorisce in tutto ciò che è chiuso
racconto ancora i sorrisi incespicati della margherita
cento volte respinti dalla sua vita ieri, dimmelo di nuovo
mentre balla fino all’ultimo passo nonostante
la lancia del vento che l’attraversa

Barbara Auzou.

di Barbara Auzou, qui:
https://lireditelle.wordpress.com/2020/09/01/encore-2/

*

S’insinua un pensiero

Un caprifico veglia
sulla soglia di casa,
sulla ferocia e sulla rovina
dell’ultimo ruggito di agosto.
.
Col trascorrere dei chilometri
s’insinua un pensiero.
Sassi e ossa conoscono
il tempo e il suo procedere.

di Angela Greco, qui:
https://ilsassonellostagno.wordpress.com/2020/08/30/sinsinua-un-pensiero-di-angela-greco/

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Gioielli Rubati 107: Giovanni Perri Agua – Marina Raccanelli – Cinzia Suraci – LaPoetessaRossa – Luca Yok Parenti – Roberto Ingle – Vincenzo Di Toma – Carlo Becattini.

Grazie a Daniela Cerrato che per luglio e agosto ha collaborato scegliendo metà dei brani, la rubrica è pubblicata in contemporanea qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

***

Riconosco il paese dal colore dei muri
e dai mattini di dura mollica
dal volgere lento arabesco dei figli
che guardano i padri e dalle nuvole
che fanno strade nell’ombra,
da poche sedie in cui si accampa la morte
o forse dall’acqua che scola per sempre
nei vicoletti come nell’anima dei gatti
che si ripetono.
Riconosco e imparo a memoria
il canto dell’attesa
delle finestre dove il sole dardeggia
e dentro, nel fondo, il dente nero
l’oracolo ubriaco, fumo di bagolaro e origano,
la bambina di novant’anni
che cade dal tuppo cantando.

di Giovanni Perri Agua, qui:
https://www.facebook.com/aguaplano.gp?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAGnpO7wcWtcYf3jZGtEcRlkkYxmWz4x1aqt-OZN0yHC1dFGIz2rJ6mmnvfh6cHxfoBG4tKhGow3TKO&hc_ref=ARSm3twXusKkjxlLOKa5_UYPXXksDky4WYobUJa7dhfmk4HTBiZmLZMqIZvcISBRx74&fref=nf

*

Non so come andrà a finire
in questo mondo di scompensi
le parole non sono più chiave
ostinata le cerco
troppe e insignificanti
o svanite in un pozzo
di nulla

meglio sarebbe nascere pittore
e mischiare i colori con gusto
illuminare gli occhi di chi guarda

meglio sarebbe diventare cuoca
nutrire con cibo nuovo chi ami

le parole servono soltanto a me
le perdo e sono
vestito sfilato gettato al suolo
corpo lontano e solo
vagante fra ombre
perse

se trovo un filo di parole torno
corpo vivo, bordato di perle

di Marina Raccanelli, qui:
https://www.facebook.com/marina.raccanelli.7?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAqvTQJ5qnxtKgyEiRTuDcsT4t908kgbGExkITd2Goz5jT1-u5mgT3zAbJjUjSVGMw5rYnp4j93LMwf&hc_ref=ARTJodgENyc2Fk_YkcV5znhQVGLeXxPYh_9nyeZVViHHBKjifOuIf2qzm01hg9v7zKY&fref=nf

*

Le parole della sera
hanno il peso del respiro,
si aprono sul fascio d’ombra
del muro mentre il buio
ricama abilmente la sagoma
riflessa nella penombra,
nel lungo corto istante
che precede la fine
di un sogno vissuto a metà.

di Cinzia Suraci, qui:
https://www.facebook.com/cinzia.suraci?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAO5cvxTfIJHQi49w9-5GSesd1X-z1uDH9YkmW2B3Vew5HpidiowvoBoLiidHPYTigaJ0tUPPYh9Qbb&hc_ref=ARTaSpd0Y3PzyV8t9xIf1AdcMP0dEDnE4xa70sHORBGyc-A47CgKAMWbejEs2Gs74ag&fref=nf

*

4 ESTATI

una stanza abitata dal silenzio
un giorno di pioggia
ma potrebbe esserci il sole
la nebbia fumosa sui campi
forse sono solo i vetri appannati
un sasso per romperli tutti
le città vuote
una strada che conosco a memoria
mio padre alla guida
io che gli dico di fermarsi
perché devo vomitare

non esistono ancora
quelli che ieri notte
hanno fatto baldoria
bevendo gin tonic
e birra
le bottiglie vuote
in fila sul tavolo
tante etichette
per un’unica sbronza

ho mal di testa
voglio un caffè una doccia e ancora caffè
in questo ordine
mia madre mi tiene la testa
non mi piacciono le strade con le curve

non mi piacciono i rettilinei le pianure gli orizzonti definiti

la salita è parole spezzate
desideri abortiti
vuoti da riempire
con invenzioni estive
sono diventata grande
con una canzone che non mi va

sto improvvisando
va in scena il primo giorno dell’anno
è agosto
la quinta stagione ha inizio
non ho studiato la parte
non trovo le mutande rosse
andrò in scena nuda
anche questa volta

di LaPoetessaRossa, qui:

4 ESTATI

*

non bastano le parole
né più e né meno delle foglie
dopo la burrasca. astratte
e contorte come la vigna.
troppo linde, trasparenti
alla goccia di vino rosso
dopo la bevuta: non basta
il bicchiere a contenerti
non basta il vetro freddo
a distinguere due mondi.
la parola è un esile ponte
fra questi due diversi dentro.

Di Yoklux (Luca Parenti), qui:
https://yoklux.wordpress.com/

*

Sopra al mio letto c’è un Cristo appeso alla parete, ogni notte mi chiede consigli, credo voglia salvarsi.
I consigli dei poeti sono i più preziosi.
Tra un orgasmo e una preghiera dispenso consulenze sbagliate.
Il tempo va di fretta, la pazienza sa aspettare e si fa chiamare santa.
Siamo tutto santi.
Nessuno mi protegga dalla tempesta di poesie che a salvare qualcuno si muore spesso in due.

di Roberto Ingle, qui:
https://www.facebook.com/roberto.ingle

*

LA MIA MALSANA IDEA DI POESIA
_______________
…) è il dirugginìo di un segreto, il polso
in esilio di uno scrivano cieco,
il tetto di una casa ancora scheletro
di calli, rughe e insulti, il morganatico
del mare ai passi incerti d’alghe a sera
del vecchio-rete-pesce-boia in lacrime
riondose che s’argillano ai castelli
rimasti incustoditi, è il dissidente
andare incontro della pioggia al vetro
scarabocchiando l’insensato al naso
infisso del bambino, il fiato suo
e l’algida espansione del silenzio
se anche dare un la si fa amusìa (…

di Vincenzo Di Toma, qui:
https://www.facebook.com/vincenzoditomapoesia

*

Gioco pubblico

Non poco tempo fa
eravamo mandrie al pascolo
per le vie delle città,
poi ci siamo spezzati
come cristalli rilucenti,
ci siamo piegati
come duttile metallo.
Non poco tempo fa
eravamo alla ricerca
di una ragione, di un motivo,
ed ora che ignoriamo
la totalità delle esigenze personali,
giochiamo con le personalità,
con i personaggi pubblici e privati.
Tutto questo fastidio ci contamina,
ma circondati da scorie televisive
brilliamo di radioattività intensa,
intesa come attività interiore e personale,
interpersona – intesa – intercalare – calare.
Abbassate gli indumenti intimi
e mostrate le vostre intimità
nell’intimismo di un attimo privato
nell’eccitazione di una platea affacciata
tra le fessure del gioco pubblico.

di Carlo Becattini, qui
https://poesiestralciate.wordpress.com/2020/08/23/gioco-pubblico/

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Gioielli Rubati 106: Mariangela Ruggiu – Felice Serino – Nayana Nair – Giovanni Frau – Giovanni Baldaccini – Marianna Bindi – Erospea – Massimo Botturi.

Ringrazio Daniela Cerrato per il forte impegno.
La rubrica è reperibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/category/poesia/

e sei Maria
seduta sui gradini dall’inizio del tempo
con un sorriso dimenticato sulle labbra

ti sono cresciute intorno erbe selvatiche
e fiori profumati e nelle mani ancora senti
il cuore dei figli mancati, e di quelli partiti
che dicono ti voglio bene da una cartolina

Maria, con la tua carne in cielo a smentire
la fragilità dell’umano e gli occhi persi
in questo tempo che non sa più il tuo nome

e conservi nelle mani il segreto dell’amore
che si perde nella voce e gemma dalle tue dita

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARD9ycAmY81EmFl4E3Z11KLKITBQCPnwXjlSeJgby7lAMvrCVQEQsb_dkab2KQKSRfdQwhLCX_fF8vGH&hc_ref=ARQ1NUCj-moBxbkU0lAQyGhz9661xBgxOIfHmunfBep78pTVGLVuCPoCjCyW-RCJFXs&fref=nf

*

Spleen (2)

lo scoglio
e tu
come un tutt’uno
quasi sul ciglio
del mondo avvolto
in una strana luce

labbra di cielo
questo
contatto di sole

vedi nell’aria
marina
un gabbiano planare
su una solitudine
che ti lacera
all’infinito

di Felice Serino, qui:
https://questallumaredanima.wordpress.com/2020/08/17/spleen-2-2/

*

Sulla strada di primavera

Gli alberi che fioriscono
possono tendere le mani a noi pietose
e chiederci di camminare con loro,
apprendere un po’ più sulle origini
su quelli che dobbiamo eventualmente diventare.

Dimmi, in quei momenti di speranza
cosa posso volere?
Cosa dovrei fare con le persone
che ho abbandonato, per le cose per le quali
non posso essere perdonata?

Sulle nuove strade,
posso mantenere il cuore che avevo una volta?
Come posso diventare qualcuno
che non deve sforzarsi di essere gentile,
che può sorridere senza sensi di colpa?
Me lo merito anche io?

di Nayana Nair, qui:
https://itrainsinmyheart.wordpress.com/2020/08/18/on-the-road-to-spring-nayana-nair/

*

Alla ragazza che leggeva Baudelaire

All’inizio non capivo bene,
intrecciavo filo per filo
abete e ulivo, canna e rovo
con lo sguardo rivolto verso il vento.
Ne nacque comunque un arco
carico di frutti autunnali,
una freccia calda e profumata –
la scagliai contro la tua tana
per tessere uno spazio
che si estendesse segretamente
dalla fronda dell’albero di cachi
fino al tuo cuore –
cercavo le tue attenzioni,
che per qualche ragione
coincidevano con quelle dell’universo
e attendevo, attendevo
la venuta del Demone
nascosto fra le rose.
Sporco di terra e radici mi sollevai
ed erano passati degli anni,
ma amavo ancora il fango e l’erba,
correvo fra le carote e gli asfodeli
desideravo pinoli e more,
e una nuova freccia per il mio arco
già secco e impolverato,
ormai custodito da mia madre.
Amavo il fango e l’erba,
li amavo in solitudine, greve di pensieri,
mentre le mie impronte digitali mutavano,
sfigurate da una scalata senza significato.
Con la faccia attaccata alla roccia salata
leccavo avidamente i sali minerali
dilavati e consegnati
dal sudore di qualcun altro prima di me.
“sali, sali”
Le concrezioni amorfe del mondo,
tempestate di borracina azzurra,
crescevano sul mio dorso, accumulandosi
e il mondo su di me cresceva,
con forza, appesantendosi,
mentre io dentro di lui
rimanevo piccolo, nascosto
come un uovo.
“sali, sali”
Quando aprii gli occhi
ero capovolto.
Osservai le mie unghie
sporche di terra, radici e succo di bacca
e sapendo di dover alzare lo sguardo
guardai attorno a me –
“Non puoi vedere niente
niente che non sia la tua paura
niente che non sia la tua fragilità,
solo quel grumo di morte quieta
che hai accudito dentro di te,
il tuo teratoma”
All’inizio non capivo bene,
ma mi voltai, già stanco
verso il giardino che avevo abbandonato
e con un filo di voce
mi rivolsi alla figura sbiadita
chiedendole perché,
perché debbano essere
proprio i fiori come me,
quelli incapaci di crescere.

di Giovanni Frau, qui:
Alla ragazza che leggeva Baudelaire

*

La casa in fondo

La sera
quasi
si tocca
verso il fondo
di questa casa immersa
ed il suo incerto dove va il rimosso
e allora sai mi domandavo dove
siano finiti
e mi tenevo in mano la domanda
rigirandola come un’altra terra
dove non c’è una sponda e non dicevo
che fa paura il buio
ai bambini
ai vecchi
ed ai dispersi.

di Giovanni Baldaccini, qui:
https://scrivereperimmagini.wordpress.com/2020/07/11/la-casa-in-fondo/

*

Il giardino pensile

Ed è passata la tempesta.
Non si sentono neanche quasi
più le onde a naufragare.

Da questo giardino pensile,
arroccato barricato sul crinale.
Un pino soldato come quelli
che si vedono arrivando
dall’autostrada.

Lontano dalla vita
che scorre e cambia luogo.
Oltre un bosco nascosto
un giardino a pendolo.

Sospeso, appeso per un filo
ad un cielo di cometa.
Dove tutto può succedere,
anche l’arrivo di un profeta e
un’anima che ti cammini il corpo.

Dove il tempo non trova più spazio
da dominare. E si sente reale e
vicino l’odore di legna a bruciare.

di Marianna Bindi, qui:
https://ilcoccodrilloblu.wordpress.com/2020/08/13/il-giardino-pensile/

*

6/6/2020

L’estate è senza odori. perché non estate

ancora. Le ginestre mettono a tacere tutti. un

profumo d’assoluto acceca le orecchie, si

dischiudono i canti nell’altezza bruna un tempo fuoco

fuori corpo sul corpo alla terra. L’acqua è più buona

in essenza a un cerchio di nubi. nubilare assorto. quanta lirica a

tornarsi. arsi di sete come neve ai pollini; come neve.

di Erospea (Dora), qui:
https://erospea.wordpress.com/2020/06/06/6-6-2020/

*

LA POESIA E’ COME IL VINO

Ci vuole il tempo giusto,
il palato un po’ allenato. Sensibilità alle dita
e l’olfatto sopraffino. Bisogna amare l’uva
e lasciarla maturare, tentarla appena un poco sui fianchi
e dirle brava, sei diventata adulta con spirito bambino
adesso fammi un poco l’amore, fino al giorno
all’usignolo e al canto del gallo.
Poi soffrire, sentire la mancanza di qualche amore andato;
lasciare che le lacrime scorrano, un po’ idiote
oppure fare lunghe risate come i matti.
Bisogna dichiararle incondizionato amore
di quelli che fin morte separi, e poi provare
dapprima un sorso lento e minuto, da allagare
i piccoli pertugi del gusto e del piacere.
Scoprire poi che il fuoco non brucia, allappa
scoppia, come i tizzoni dopo le streghe.
E infine andare, nel lago di lussuria del rosso
nuda gola, in nuda contrazione di sé.
Poi riposare, dormire il necessario per dare del giudizio
la giusta e più sincera tua prova. E dire, ovvia!
Cos’è questa cazzata mai scritta? E ritappare.

di Massimo Botturi, qui:
https://massimobotturi.wordpress.com/2020/08/17/la-poesia-e-come-il-vino

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Gioielli Rubati 105: Lucia Lascialfari – Maria Pina Ciancio – Carmine Mangone – Alice Salvo – Loredana Semantica – Franca Alaimo – Enzo Catania – Nicola Leonzio.

Come sempre, grazie a Daniela Cerrato.

La rubrica è anche qui:

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

L’uccellino ferito

Si pratica della presenza del mondo
in quell’ala sanguinante
si negozia del generale
levare
dalla vita
il superfluo come Michelangelo
dal marmo
riportando alla verità solo
l’indispensabile.
Qui come a Tabriz
qui come a Palawan.
Il gatto
gioca
col moribondo
ferale ironia.

di Lucia Lascialfari, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100000166383194&__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBRc2fp8B_1Iu_rx3asLHTvGKGepishORCb57vJ_LB2VKTKLTtWPiDARDzzuU8ePYLtlRB4RFk_sTnI&hc_ref=ARRoJbK26l46DWRg3_Al_xOnEhNrsF7gPDMm7ZEzBhPY-SwUva_Iw3ecegoLSKsvvwg&fref=nf

*

Arrivava sempre qualcuno
di notte
a curarle l’asma e l’insonnia
a ricopiarle in bella i suoi versi
ma il silenzio di Marta
è un sentiero di bosco
un grido di terra
che sverna tra i campi
che inciampa e ricade
poi s’alza

tra fuochi fecondi
assetati di luna

di Maria Pina Ciancio, qui:
http://www.noidonne.org/articoli/raccogliendo-ciottoli-nel-torrente-della-vita-02875.php?fbclid=IwAR2CDgseByac1YDYZMn1_QBPK62yNbBx5G6SGx3Bt1fDOnNpQE41Ei7bGRo

*

In una poesia circondata dal
mare,
chi è che circonda a
sua volta l’acqua?
Il paese della tua bocca
mi accoglie nella
scienza dove frana ogni voce.
Il cielo sbadiglia.
La luna mi sveste fino a farmi
cantare ogni più piccola foglia.

[ agosto MMXX. dedicata. ]
di Carmine Mangone, qui:
https://www.facebook.com/carmine.mangone?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBVYh1AFrpFJioxJdaMdS3htBWyoRseoW6Zot5fQPKtFNtQxajkdsa5JxjCJyPM-eAb4KPqF9GtpHOS&hc_ref=ARR4Bk95FUp985JNIXF-KDNylEBtAlKCMLHsOSlLsHou37b3EEsX5v2-XMUqnfzyGRk&fref=nf

*

L’attimo

L’attimo fugge
mai sarà come prima
e se torna
avrà un altro sapore
tanti attimi incontrati
e poi portati via
il tempo è ora
né prima né dopo

di Alice Salvo, qui:
https://lafigliadipascoli.wordpress.com/2020/08/09/lattimo/

*

Le ombre bisogna vederle
altrettanto i colpi di luce
la profondità è accoglierli
nel proprio grembo
come fossero rose raccolte
nel giardino di maggio
foglie secche d’autunno
una nidiata appena schiusa
di pulcini.

di Loredana Semantica, qui:
https://www.facebook.com/loredanasemantica?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBVOdQa7duNUgl2a7Czmc4kdzh8_QOcCr3HLCOcjwxjCp6ydF3sMRxY8ByUQpTojxP8G0KPTU29uuCv&hc_ref=ARS-sn0Yx-5_IbtB-AZ76wEVHK-AWsbo9LUwVT3ZrEtgBJdXnizQLEQwhy_cfixyBWc&fref=nf

*

Raschiare il pericarpo del linguaggio
trattenerne sotto l’unghia l’aroma
trarne fuori il seme e metterlo a dimora
nel buio del proprio inverno,
nel letargo della memoria, nel sogno,
aspettando che arrivi la stagione
in cui il dolore si alza su uno stelo
tutto dipinto di colori,
clessidra del cuore capovolto.

di Franca Alaimo, qui:
https://www.facebook.com/franca.alaimo.96?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARC2e7sn3KTvKA55TvDC_J5dZ-VhVrePmNceiPD4x9bHPlH3gQMT_9LLwHqLlKT0MqR_G7KuM497Jn1s&fref=nf

*

APRIRO’

Lascio il mio tempo,
questo tempo in salita,
il vivere in silenzio,
questo momento senza gloria,
tempo senza storia.
Aprirò il cuore ai disegni incisi
sulla pelle, dentro la carne,
dentro gli occhi,
sulla scia di balocchi.
Aprirò me stesso al riflesso
della luce
che arpiona e si staglia
negli incanti della bellezza.
Aprirò la mente alle assonanze
degli amori in cui trovo
il punto di collisione
nella pienezza del mio sangue:
specchio del mio essere

di Enzo Catania, qui:
https://www.facebook.com/enzo.catania3

*

CANZONE DEL CONFINE

profili di mura sul tramonto
e una terra distesa a margine del fuoco;
sabbia si avvita al vento
e l’occhio del turbine racconta:
è uno straniero

passo che affonda nel torpore
orme che il mare intride
e colma con le nenie di un ritorno;
dita leggere che carezzano
un corpo arreso
un sogno percorre i fili d’erba
fruscio dell’invisibile
di un’aria trasparente che sussurra:
è uno straniero

è uno straniero e deve separarsi
perché quel che gli accade
è il libro bianco del mattino
sfogliato dalla stella silenziosa
che brilla sul porto senza vele;
è il libro nero della notte
che narra le madide sartie
e la tolda che cigola
e il timone che ha perduto la rotta
in un mare di stelle senza porto

di Nicola Leonzio, qui:
https://www.facebook.com/nicola.leonzio.7

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Gioielli Rubati 104: Laura Segantini – Andrea Ponso – Luca Gamberini – Serenella Menichetti – Rosa Mannetta – Antonella Fragnito – Tommaso Di Dio – Italo Testa.

Quante volte, come adesso, mi è stato greve
questo sentire.
L’inquietudine che bisbiglia,
e mi racconta la nostalgia,
di ciò che non ho conosciuto.
I paesaggi che vivono in me,
eppure non conosco.
Attraversano mari e città,
si perdono nel clamore
azzurro di cieli ignoti.
I tuoi occhi mi giungono
da un altro tempo.
Si quieta il sole,
sorge la luce chiara della luna.
Lentamente, la mia anima
pare che si dissolva.
In un filo, sottile, di fumo.

di Laura Segantini, qui:
https://www.facebook.com/laura.segantini.96?__tn__=%2CdCH-R-R&eid=ARBuxHYC6Vv5LrphDou0a1ykL16U-guq1cXRL3GyPnkWKbpYTQVN_PcZGAVzNrGLbry_DtScaHin0gFF&hc_ref=ARSU02zTXPGMKe5b3zj-DFT61Xwy4apSzFmyVF4JRfCkNkHFSvmXlccUm6PwB3GPnPE&fref=nf&hc_location=group

*

Poca l’aria, nei ventricoli; e resina
nera; ora nell’occhio come nell’acqua
grumi di verderame: un azzurro terso
e velenoso, come paradiso. Il ferro
che falcia e uccide è docile, preciso.

di Andrea Ponso, qui:
https://www.facebook.com/andrea.ponso.9?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARCyXN9fSO8Y3NeTG5r_fzbXEVtHCksWR4h0XezBuLmuTqaktQ6mbx19jsJ-5L6hsuifCd7ybmgy–I0&hc_ref=ARTgEcseHx1Zwu8R82yObMy1BD9km1L-WR1_UII0yWwCYvTqXJKkp4TdAdfkNOhgIfM&fref=nf

*

Ma chi è la banca?

Oggi le campane suonano
a morto, ma chi è la banca?
Perché lì mi reco, con aria
da funerale, devo risolvere
una questione burocratica.
Porto loro un documento
tre mesi, oramai, che giro
avanti e indietro, soprattutto
dietro -mi fa male- dicevo
oggi consegno ma non c’è
il preposto, lasci tutto qua
– non mi fido- ci pensiamo
noi, no – ma – non mi fido
guardi non è colpa nostra
è la banca! Scusi, ma chi è
la banca? Io vedo solo voi.
Oggi le campane suonano
a morto, un po’ come vedere
programmi di intrattenimento
alla televisione, balli, musiche
e richieste di donazioni, come
prendere lezioni di vita dai vivi.
Fuori un grigio, giallo, polvere
e io qua seduto ad agitare la
mente. Sì, ma chi è la banca?

di Luca Gamberini, qui:
https://www.facebook.com/luca.gamberini.7?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARB_Km69LZ2wvSTjFvZZl-F-8G-esKcUPgTYFC-VMYg1dLRuWlnb7SidXYyc3QIo_ScGXyGui3BCCm9o&hc_ref=ARQ606q3cURt9I-8Oi3SjZjZhZHJho0yA_0PghQsmJ9_gw9bqRb9y-BpjpDXfS6hEXA&fref=nf

*

PARETE CON IMMAGINI

Immersa in un silenzio bianco il nulla mi pervade.
Chiodi mi trafiggono, immagini mi percorrono.

Adesso che l’essere copre lo spazio del nulla
sono essere e nulla. Presenza e assenza.

Fermo immagine: La donna tiene le redini delle mucche.
L’uomo a terra, ferma il giogo. La strada scende spudoratamente.

Dalla corona di alloro scendono gocce di sudore.
La ragazza che la porta sulla testa tira un sospiro di sollievo.

Dal vaso di cristallo spuntano bianche calle
Più in basso i lunghi steli verdi li sorreggono fieri.

di Serenella Menichetti, qui:
https://www.facebook.com/dadanipote?__tn__=%2Cd-%5D-h-R&eid=ARD4OepyZC0F5c886DTvoSS5lovf-RaZKuKAVL6HcPf3WcSo1759JjkF1RoGJxCUeOjT5exibcE5Nuab

*

Il ricordo chiude
la valigia
scaglia pietre di parole
un cerotto ringhioso
ottura le labbra
languide
il regno decadente
sovrasta
il cielo in lacrime.
Il sole obnubilato sorregge
i teschi
Efesto forgia
i sentimenti.

di Rosa Mannetta, qui:
https://www.facebook.com/rosa.mannetta.5

*

Mamma abbracciava l’ aria
La preghiera serale
Mamma sbiancava il bucato morso dalla macchia
Mamma intrecciava i capelli
Li ungeva d’olio per ammansirli
Di mamma so che piangere era il suo umano talento
L’ unico tratto di debolezza
Io spiavo di continuo quel suo abbracciare la sopravvivenza

di Antonietta Fragnito, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100013367204106

*

Palos de la Frontera
3-8 Agosto

Partiamo. È venerdì. Alla barra
dalle otto del mattino. Andammo
con forti vele di mare e vento verso sud
poi sud-ovest e poi a sud quarta di sud-ovest.

Il timone uscì di posto e dissero
che dava gemiti d’acqua
che qualcuno fu sorpreso a tramare.

Chi scrive qui conosce
che ci furono inganni, macchinazioni. L’ammiraglio disse
che la nave era insicura, ma è l’uomo
davanti al vento quello
più esposto al vero.

di Tommaso Di Dio. qui:

Verso le stelle glaciali

*

ma la luce non avrei visto

ma la luce non avrei visto
se non avessi bruciato le carte
un giorno, uscendo per strada
ho sentito di essere nudo.

ma la folgore non mi ha colpito
ho continuato a camminare in silenzio
sulla piazza, già sterminata
al primo sguardo sarei caduto.

e la vita che punge nel vento
scorticandomi vi ha vendicato
quando gli occhi mi ha aperto il canto
di tutto quello che non ho amato.

di Italo Testa. qui:

Note su L’indifferenza naturale di Italo Testa

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Gioielli Rubati 103: Gary J. – Anna Maria Bonfiglio – Marianna Bindi – Sussukandom – Giovanni Sepe – Franzpoeta – Franco Bonvini – Smeralda Fagnani.

Quaranta anni fa, alle 10 e 25, la stazione di Bologna Centrale e l’Italia intera subirono un oltraggio terribile e tuttora impunito per quanto riguarda i mandanti. Anche con la poesia intendiamo onorare le vittime e i loro familiari.

Un grazie a Daniela Cerrato per la sua collaborazione, questo numero dei Gioielli Runati è reperibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

autoritratto innamorato

senza empatia non c’è onore
senza onore non c’è dignità
senza dignità non c’è amore
senza amore non c’è niente

di Gary J. (Australia), qui:
https://steele646.wordpress.com/2020/07/27/self-portrait-in-love/

*

UN TRENO DI CANZONI

Lupo con la cravatta stretta a cappio
soffocherai nel letto della sera
per cercare di me l’odore e il sesso.
Caveranno la luna con le lame
dal tuo petto scarnito e dai tuoi piedi
fuggiranno i rantoli dei passi.
Mi troverai fra le carezze graffiate
sulla pelle per venire con te –
gioia e dileggio
ombra della tua ombra e conversione.
Andremo con un treno di canzoni
sopra di noi voli di colombi.

di Anna Maria Bonfiglio, qui:
https://www.facebook.com/anna.m.bonfiglio?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARC9wcQ_UTpzZTyTVb_BYrkSbaOcmrllHkmRtjAypAmToondseelm1q7ErYYeSRY3cs4Mf463CkfhE8I&hc_ref=ARSEvAnCRLI0KdxTaiLgrwDCWUu9j1gU24zQ6-jz157obanNqVSYI1sckwGzPaKCPA0&fref=nf

*

IL CAVALLO A DONDOLO

Oh sì che ti ho sentito.
Forte e chiaro e

lento
lento

lento
da fare male.

Da chiedere venia.
Un dondolare instancabile
da far piangere e pregare.

E non è neanche questione di fisica
(e di incastri), non è questione di chimica.

È che sono felice
quando mi cammini dentro;
perché si fa primavera.

E amore mio bellissimo,
amore mio chimera.
Sì che mi sei passato dentro;

ed è stata primavera.

di Marianna Bindi, ricevuta via mail)

*

Nero

Il nero
profondo
sono
come schermo
spento
come lago
rinchiuso
tra monti
nessuna trasparenza
nessuna parvenza
puro splendore
sommerso
senza
una possibile appartenenza.

di sussukandom, qui:
Nero

*

Sulla tua bocca milioni di parole
balbuzienti nascono
come fiori in autunno.
Come un fioraio li attendo
dove la morte è un ramo secco
e un solo petalo mi salva
come una sillaba matura

di Giovanni Sepe, qui:
https://www.facebook.com/giovanni.sepe3

*

La rouille

Diamo forma d’infinito agli attimi,
ai lampi sparpagliati dal contatto,
ove emergono templi d’Artemisia.
Dentro foreste intricate
elici abbracci ricomposti,
addobbano stanze d’attesa.
Il tempo, inspira, espira più forte,
potente abbatte colonne di carta,
su assi di legno resiste l’intaglio.
Le parole portano la tempesta,
l’inchiostro impiastra i silenzi,
il tutto intorno frastuona e sorride.

Esistono flutti su tele d’oblio.

(Siate sogni che navigano su oceani di tenerezza.)

di franzpoeta, qui:
https://wordpress.com/read/feeds/15885078/posts/2818146610

*

Ma tu non chiudere gli occhi

Ma tu non chiudere gli occhi
si chiudono sempre gli occhi quando è il momento dell’ oblio
si chiudono gli occhi per non vedere il buio di un mia che mia non è
per restare soli
per non vedere un tuo che tuo non è.

Del buio ricordo una strada tutta curve
che segue la costa, fredda,
questo tratto non ha case, nè luci
solo il faro che esce verso il lago a ogni curva.

Ma tu non chiudere gli occhi
del buio ricordo anche un sentiero, che scende al lago,
il faro spento, l’ acqua nera come il cielo
e il silenzio
hai mai sentito il silenzio farsi nido contro la paura?

Resta solo l’ acqua,
acqua che si infila come lingua tra i sassi
acqua che segue le curve del lago
acqua nera come il cielo.

Ma tu non chiudere gli occhi
ho bisogno che mi prendi la testa tra le mani
e che mi porti ancora al sonno,
con una ninnananna d’acqua,
come io prenderei la tua, per farla mia.

Un mia che mia non è.

di Franco Bonvini, qui:
https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=59533

*

Non so come si possa scrivere l’amore,
quel lento pellegrinaggio tra le rughe .
Poi penso che non sia feroce il tempo.

Un’abitudine nel ridestarsi tardi
o un’altra scusa per diluire
tutto quello che non abbiamo
mai aspettato.

Così ci mutiliamo nel’embrione
della nostalgia,
immobili e sospesi come giunchi
che la sorte scuote.

Fosse per me –
io fuggirei dove si placa il mare,
dove le onde sputano la vita.

di Smeralda Fagnani, qui:
https://www.facebook.com/smeralda.fagnani?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAhP368lt0bYsc-NrRDLzuQhDDeTRvqB8uzINihZ8ScIskwIZmDgvWGqgV96Sklw7ULv7PhPL5z8jFr&hc_ref=ARSzZ4fSSThV-G_iRL25n157TzXSzAEHaggAjX-hvNTblojrcpueNYOjVaqHWSSW0ww&fref=nf

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Gioielli Rubati 102: Luigi Paraboschi – Juan Terenzi – Cristina Bove – Raffaella Lanzetta – Davide Morelli – Nievdinessuno – Nina Sadeghi – Mario Banella.

Si ringrazia Daniela Cerrato per la preziosa collaborazione, potete trovare la rubrica anche qui:

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

Segmenti

Sai come succede, no ? Passi dal Vetril
all’alcool, cerchi l’ammoniaca, prendi
uno strofinaccio appena ruvido, ma
quella macchia resta e non la togli,
sembri un picchio che, dopo due beccate,
corre dall’altro lato per vedere se ce l’ha fatta

alla fine afferri che quel segno non se ne va
dal vetro perché è stigma di fabbricazione
un vizio interno e non c’ è mano che possa fare
piazza pulita dei residuati di guerre perse.

Non erano trattini di sospensione
i segmenti che ho sparso per mesi
ma pezzi di vita stesi sul terreno
speranze di ritrovare la via persa
ma troppi erano i passaggi a livello
incustoditi, ed è bastata un distrazione,
il non capire che talvolta i gatti hanno
crisi d’astinenza e s’arruffianano
per due crocchette, e allora i segmenti

si sono fatti più minuti, segni ( o sogni)
microscopici privi di spazio per respirare
bagliori senza luce riflessa, lucciole
sopraffatte dall’inquinamento.

di Luigi Paraboschi, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100018279588942&__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBjG6f3uXkTUjKLGKmQBi5YCGQmWI4Jg9P3KwpAE2TPG_2IC23JGg1pzDk0gvwLTrpjJDtp8ABUdUI2&hc_ref=ARQsZF54oBz_hiK4rDQx72TB9k4eYQtple7_TqzxZQyI6iZTfb-90x2_umH4SEyypAU&fref=nf

*

Due dubbi

un telefono
squilla
una mano
risponde
una voce
sono io
l’altra
ciao
un’appuntamento
tocco
tocca
bagno
bagna
si accoppiano
un’addio
labbra
labbra
occhi
occhi
la strada
fissa la traccia
delle ruote
i corpi
pungono
il dubbio

di Juan Terenzi, qui:
Juan Terenzi, Tre poesie (autotradotte)

*

Cominciò da lontano

Il tempo: un trampolino per il salto
una lunga caduta all’incontrario
e nel precipitare verso l’alto
volava capovolta
e invece d’atterrare attraversò
galassie e stelle

con anime faville
accesero le luci d’un salotto
che s’affacciava sopra la via lattea
_ in un abbraccio ch’era sospensione _
un ritrovarsi nell’immenso

la musica diceva
il coro delle voci accompagnava
e per un po’
fu il cielo a soggiornare nella stanza

di Cristina Bove, qui:
https://tragicoalverman.wordpress.com/2020/07/23/cristina-bove-la-simmetria-del-vuoto/?fbclid=IwAR1_Ioq95hEU2o-ohM4MHMiNaUJltutLRlO6a-Tg6-Oq1XSS9oN4OJZCAXs

*

Mi agguanti il cuore
ogni volta che sei quella musica,
ti vedo dipinto in ogni nudo.
Spegni un nuovo “ti amo”
se mi rubi ogni addio.
Il ciglio con piglio afferra
il sorriso stropicciato
ad ogni rimpianto.

di Raffaella Lanzetta, qui:
https://www.facebook.com/raffaella.lanzetta.9?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDKRN3nKf-1r4qqom3dMiaUC1IVFMWcop9y5P5yENmTpxOdMXGoFk7C6vfEInCuqXOExfp5R31Bu1HL&hc_ref=ARQw7kt8HO39nLyAovhs2Nhb76QRifm3jkwjbMSKC32SjcyK_cAw5Xy8Mh0BnDrG_34&fref=nf

*

Due simboli

Non è più tempo di vagheggiare.
Abbiamo bisogno solo di due simboli:
lo specchio per l’identità e la falce per la sorte.
Se ogni rintocco non fosse un presagio,
se il salice non si piegasse alla tempesta,
se le mille porte socchiuse che ho aperto
non mi avessero mostrato un misfatto,
se la luna avesse il volto di una donna
potrei ancora essere un sognatore senza sogni,
potrei ridere degli inganni dell’esistenza,
degli occhi e delle mani che mi daranno la morte.

di Davide Morelli, qui:
https://www.poeticous.com/davide-morelli/due-simboli?locale=it

*

L’ECO

Nei paesaggi dei pensieri
mi viene in mente
l’elastico che hai usato
per appuntarti i capelli
quell’ultima volta.
Era il gesto perfetto
nella tua imperfezione,
la splendida devozione delle dita
che si promettono un tocco.
Oggi ho raccolto da terra
il suono dei tuoi passi
che si allontana
ed ho sentito ancora
il rintocco dei tuoi battiti
avvicinarsi al mio orecchio
come la voce di ritorno
che si è fermata ed appesa
sulla porta che hai sbattuto
dietro le paure dei tuoi drammi.
Ricorda che fra quei drammi
c’ero anch’io, sottoforma di un passo,
un battito, un eco.

di © Nievdinessuno, qui:
https://www.rossovenexiano.com/blog/nievdinessuno/leco-0

*

Immobilità mobile

Nell’immagine dell’immobilità
tremano respiri arsi
della poetessa
assediata
dal penetrante flusso della vita
con i seni gonfi di intimi baci
e i capelli inquieti
lasciati alle torbide acque
incurante della limpidezza
dell’immagine immobile
nello specchio.
La poetessa è tornata
come un sogno che sfugge
dal controllo
ed io
l’ho incontrata nel mio ventre
l’ho guardata negli occhi
e quel triste legame tra me
e la castità del mio amore
divenne un canto
estraneo ai miei versi,
ero sull’orlo dell’ignoto
scese una lacrima straniera
e poi
null’altro!
lei se ne va
e lascia nelle mie mani
l’incertezza della libertà
come un caro dono,
e alle mie labbra una memoria
per costruire il frastuono dei baci
nell’immagine dell’immobilità
dello sguardo
colmo d’amore!

di Nina Sadeghi, qui:
https://collettivoalma.wordpress.com/2015/03/30/immobilita-mobile/

*

Ci sono ancora
le domeniche d’un tempo
con quel cielo mezzo sbronzo
attraversato da nuvole empatiche
arrivano all’improvviso
occhi spiritosi
dietro angoli smussati
puoi raccoglierle tra le dita
lanciarle in aria
e ritornare ciò che eri
passando per il presente.
Non è proprio
un giorno qualunque
con il suo passo lento
ci rammenta
l’attesa
il dondolio
il dormiveglia dell’anima
e il sole che non vuole andarsene
perché l’amore
non apprezza il lunedì.

di Mario Banella, qui:
https://www.facebook.com/mario.banella

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Gioielli Rubati 101: Nadia Alberici – Alexandra Bastari – Catia Dinoni – Massimo Botturi – Mauro Contini – Luca Parenti (Yok) – Rita Frasca Odorizzi – Giovanni Sepe.

TROVATE QUESTA RUBRICA ANCHE QUI
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

*

Ora che sono tornata solitudine

È qui che scrivo
Agguantando pensieri che scendono dal soffitto
Ora che l’anima mia (o meglio l’insieme fisico del sentire)
si ricompone nel suo sapere
ora che i rumori si accorgeranno che la luce è spenta e che tutti sono andati via
e anche il tuo sfogo pieno di ghiaia (che qualche sassolino è ancora nei miei capelli)
è defluito in un torrente
E che ogni cosa ha riacquistato le sembianze conosciute (che comunque qualcosa cambia sempre e noi non percepiamo)
Ora che tutto decanta come la pioggia nei tombini
Ora che sono tornata solitudine

spolvero le spalle che
l’inutile
e sistemo le belle cose
sul velo delle nostre parole.

di Nadia Alberici, qu:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/07/09/ora-che-sono-tornata-solitudine/

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IL PRIMO MORSO

Mandar giù il boccone
con acqua e sale
– è insapore ora l’interesse
per il dolce
spento il gusto sull’ultima
papilla in punta.

Il primo morso
il più goduto:
il resto è stato solo
divorare.

di Alexandra Bastari, qui:
https://alexandrabastariscrive.wordpress.com/2020/07/09/il-primo-morso/

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3.7

Ricominciano gli schiaffi dei soffitti
mentre misuriamo le scale
in base ai gradini,
senza più accorgerci che il suolo
chiama rispetto
e nella sordità le crepe
sembrano decori di un chiasso
che non ci riguarda;
fino a quando la luce in strada
rammenta il settantasei,
buttando ombre anticate
sul ciglio erboso della memoria.

di Catia Dinoni, qui:
https://geografiadellanima.wordpress.com/2020/07/14/3-7/

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FANTASMI

Ci sono sere modeste, un poco fiacche.
Un film messo su a caso per fottere la noia.
Ancora più distante di noi è quel temporale
che accende i suoi cerini alla fine del paese.
Non sa anche lui se piovere o altro, e intanto aspetta
vuole vedere come finisce, insieme a noi;
che intanto abbiamo perso le scene più importanti
fumando come tazze di latte sul divano.
In queste sere cala il sipario: tu hai dolore
ma fingi sia soltanto stanchezza. Io rimbalzo
come una mosca al vetro che crede sia un giardino
e alberi da frutto fioriti tutto l’anno.
Quando poi decidiamo di spegnere, lui arriva:
il gusto un po’ d’aceto della malinconia.
Nel buio rammendiamo distanze con le mani
fin quando il caldo non ci separa, e tutto tace
tranne la gioventù che ci tira per i piedi
come un fantasma bianco di notte.
E lì è paura.

di Massimo Botturi, qui:
https://massimobotturi.wordpress.com/2020/07/12/fantasmi/

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NON HO MAI SMESSO D’INCONTRARTI

Non ho mai smesso d’incontrarti,
è più di una pagina d’amore,
di un programma politico,
di una fede dietro un altare,
si riempie di avvenimenti la nostalgia,
nell’abbandono, nella perdita
il ritrovare, la riconquista,
si dissimula la tua visione dentro la notte,
avanza la tua anima fino all’apparire
di una sconfitta che non è ancora perdita,
è un fantasma che depista
il dio che ci ama,
nell’esilio scrutare la distanza,
la grazia e l’inquietudine,
è possibile che tu sia nelle pause
che costellano le ore,
una scia di lampioni
rischiara il mare,
tra le nuvole e la luna
un molteplice vociare
tesse la trama dell’inganno,
mi educhi a una matematica
che confina con la saggezza,
la stoltezza dentro le certezze,
immagine sfuggita
all’agguato del tempo,
mia ferita favorita,
fingo il non ricordo
per mantenerti accanto
lieve e attenta a trascendere
le trappole del destino,
mi catturano le tue tracce
tra gli alberi disposti all’imbrunire,
il tuo segreto sussurrato tra le ombre.

di MAURO CONTINI, qui:
https://www.facebook.com/mauro.contini1

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la notte affranta
la notte affranta
goccia di mistero.
la tentazione sta
nei battiti: uno due
uno due. uno due.
né un valzer
né una salsa
è un tempo di primordi
pesanti ricordi
frivoli antenati
risvegliati di senso
o perduti nel nero.
chiamano le stelle
una considerazione.
chiamano. assorbono.
quel silenzio disumano.

di Yok Lux (Luca Parenti), qui:
https://yoklux.wordpress.com/2020/07/13/la-notte-affranta/

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L’ULTIMA ONDA..

Con la saggezza.
di un albero centenario,
sentiva arrivare
l’ultima Onda..
Quella più potente e infernale:
Quella, che ti strappava
le ossa dal corpo,
ti frantumava la carne,
e sviscerava,
semi, piante e linfa,
per piantarne cadaveri..
e di Lei sarebbe rimasto,
solo un cuore orgoglioso, e ricco di passione,
tumefatto dai colpi di vita,
che un essere senza dignità,
le aveva imposto,
con l’arroganza del più forte,
Oppure , solo il più debole,
davanti all’universo,
che ci rende tutti
ugualmente..
Polvere di infinito.

Di Rita Frasca Odorizzi, qui:
https://www.facebook.com/ritafrascaodorizzi

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Mai seppi del vero che alimenta,
se mai non è esso
la cima furibonda
dell’abete,
ciascuno o nessuno
dei testamenti.
Seppi, con modica misura,
rassegnare una ad una
le forme tese, le altre concave
in cui luce dimora e si ritrae allorché
vi balza un cruccio, un dettaglio
infinitesimale che solo pianure
infinite può dissipare.
Ecco è dentro un arco
il nervo delle parole:
non ha radici:
in groppa va alla mira
e nel tragitto acquista la sua forma.
Mai seppi la catenaria
che dalla retta dissimila di una freccia.

di Giovanni Sepe, qui:
https://www.facebook.com/giovanni.sepe3

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