Gioielli Rubati 143: Chiara Marinoni – Catia Dinoni – Della Valle Alessandro – Nadia Alberici – Anna Maria Scopa – Ravindranath Kunnath – Sabyr Poetry – Giovanni Perri Agua.

Come sempre grazie a Daniela Cerrato per l’ottima collaborazione, la rubrica è reperibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/
.
Ti scrivo
.
Ti scrivo qui
nei solchi di ieri
disegnati dal tempo.
Un verso di fiato
per scacciare agonia
una parola muta
per ridare vita al silenzio
qui nelle valli oscure.
La foto rimane impressa
nel vento di semina
tra la brughiera
e l’odore umido del muschio
infilatosi sotto pelle
come tatuaggio di ricordi
a memoria il viso
di chi è vissuto alle messi.
Ti scrivo qui
così, poi rimarranno
i miei petali
dal profumo intenso
adagiati su steli
dal sapore fresco
e tu vita mia sei l’essenza
di ogni grappolo di silenzio
nello scorrere del fiume.
.
di Chiara Marinoni, qui:
https://chiaramarinoni.wordpress.com/2021/04/24/ti-scrivo/
.
*
.
Riverbero
.
Poiché è l’insieme a sollevarsi,
.
combacia con le stelle sopra i fuochi di Beltane dichiarando l’intento;
.
torniamo
alla legge dell’intaglio
che richiede mano paziente
e profumo sulle dita
.
un’alchimia sul frantoio
alla frontiera d’oriente
.
là dove io ti vedo
sul filo della luce.
.
di Catia Dinoni, qui:
https://geografiadellanima.wordpress.com/2021/04/30/riverbero/
.
*
.
Non sei arrivato primo,
ma non sei un perdente,
le onde non
scordano il coraggio,
anche se ti allontani,
come sempre ritorni.
Conviene restare
e combattere.
Conviene provarci e
Non vivere di rimpianti.
.
di Della Valle Alessandro, qui:
.
*
.
Tutti quei pensieri
.
Abbiamo imparato
Di riflesso in riflesso
A granulare gli incontri
A toccare di lontano le cose
E il timore
Scappando
di annegare in un altro
.
E in un corpo solo
stupisci
Tutti quei pensieri
Come un arrembaggio di nuvole ovatta
A sfogliare
La tua muta di biscia
.
di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2021/05/05/tutti-quei-pensieri/
.
*
.
C’è un contagio sotto la terra
d’erica e trifoglio
che si ostina a restare
così come il nome che mi diedero
da bambina che ancora innaffio
la calvizie della gramigna mi lega
ad un ora ad un luogo
come chi muore e non lo sa
eppure qualcosa
gli cresce dentro che altri non vedono
come me e il mio mondo di sbieco
che scosta una dose di sonno
e non finisce del tutto
Come quando t’addormentano
ma poi ti svegli
Sono una di due questo lo so
Oggi ho visto un uccellino morto
sul davanzale
e non è stato nessuno
che per amore c’è un nido sempre
troppo alto
ed io ho legato una corda al tuo tetto
ed ho lasciato indietro le mani
Ho messo quella nube dove deve stare
e forse non sembra ma è una poesia
una poesia d’amore.
.
di Anna Maria Scopa, qui:
https://www.facebook.com/annawrite79
.
*
.
Conversazioni…
.
Notturni momenti di silenzio e quiete
Un pizzico di luce del sole estivo
Caduta..
Nella saggezza morente…
Sei vivo e risvegliato…
Inizia così la ricerca infinita di nuove verità.
Questa è luce..
Se sei così,
Non lo so.
Questa è la luce, può essere la guida verso la morte..
Qual’ è poi la morte..
È  la conoscenza della luce
Ma ma…
Non ci credo.
Morte
È una fede stagnante..
Se sì, di cosa si tratta..
È l’ignoranza, la non-conoscenza della fine.
Morte
È la filosofia non conosciuta?
Ma ma…
Noto
È la conversazione illusoria dietro un incantesimo mistico.
Se è così, continuerà per sempre.
.
Di (C) Ravindranath Kunnath, qui:
https://www.facebook.com/ravindranath.kunnath.1
.
*
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Cercando ninfee nello stagno
pozzi i pensieri
fango denso sulle dita bianche
dov’è il loto immortale
che resiste alle paludi del cuore?
Vorrei visitare i giardini dell’immenso
fuori dalle prigioni di terra morta
dove anche il cielo sembra duro
Vorrei trovare ali dove le piume
non siano diventate pietre
a causa di una maledizione
e acqua piovana buona da bere
a dissetare la mia pelle di sabbia
e la mia bocca secca d’amore.
Mi accorgo impotente che il mondo sta spirando.
.
Di Sabyr Poetry, qui:
https://www.facebook.com/sabrina.leupin.3
.
*
.
Vorrei veder tramontare ad oriente
sul breve canale delle canne addormentarmi
sopra una scia di spari cacciatori
fuggire gli alberi a ritroso
e la notte incendiaria sentire
l’annuncio dei cani arancioni
vorrei nascondermi nel fieno di maggio
nell’ampia volta del cielo che pende
sorridere per un ricordo
invertir l’ombra mia stessa
di lividi e dimenticanze
e d’anni che non ritrovo più.
Ma d’ore numinose è fatta
l’anima mia riflessa e d’archi e frecce,
portami il cuore nella luce a planare
sopra un acquaio di malinconie
saltami allegramente sulle sponde
della mia vena d’oro e scrivimi
col vento ogni ferita
degli occhi e della lingua
io ti sono nel canto padre e figlio
e fratello dei cocci lunari
allora fammi terra
fammi profumo di terra e di stalla
oppure scovami nella campagna ramata, raggiungimi
fin dove tocca l’erba la parola
e non v’è peso
né formula dei miei destini accumulati.
.
Di Giovanni Perri Agua
https://www.facebook.com/aguaplano.gp
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Gioielli Rubati 142: Daniele Corbo – Carla Viganò – Giorgio Galli – Massimo Botturi – Franco Bonvini – Massimiliano Moresco – Mario Pizzolon – Italo Bonassi.

i:Come sempre grazie a Daniela Cerrato per la collaborazione, la rubrica è visibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/
Indecisi
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Indecisi come il tempo di aprile
convinti che il tramonto sia solo nostro
ignoriamo i sospiri altrui
rimandiamo il tempo delle scelte
appagati da un sorso di vita,
arresi all’abitudine di fingere
moriamo lentamente senza accorgercene
nella paura di non farcela siamo già sconfitti,
la pazienza di aspettare il bello non ci appartiene
ma in fondo l’eterno è dentro di noi
ed arriverà con un bocciolo di rosa,
in fondo maggio presto busserà.
.
di Daniele Corbo, qui:
https://ormesvelate.com/2021/04/17/indecisi/
.
*
.
è che non accade più niente di straordinario in questi giorni
anche i buongiorno e buonasera
sostituiti dal ciao sono sempre più rari
Sembra che tutti abbandonata la città
con questo bel cielo piastrellato di bianco come le cucine di una volta
hanno lasciato a pochi il silenzio e che
i rimasti si siano buttati sul computer
a scrivere qualche brutta poesia .
Anche alle corse dei cavalli niente di speciale
gare di routine e nemmeno il conforto di grosse quote
anche se per vivacizzare
avrei giocato “Pensieri e parole”
con il rischio di perdere ma con la gioia
di scommettere sui nomi
Una signora grassa sventola il biglietto vincente
si regge a malapena sui tacchi alti
lei sì che sa vivere ,va sul sicuro.
Sui sassolini dei viali dell’ippodromo è facile
inciampare ma sui prati no
una donna ha un cappello curioso
fuori tema superstite
della monotonia di questi giorni
un cane randagio l’hanno cacciato
.
di Carla Viganò, qui:
https://www.facebook.com/carla.vigano.391
.
*
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Netturbino, blues
.
il gattino schiacciato a bordo strada
animale notturno come me
le bottiglie degli ubriachi che festeggiano
degli ubriachi che bevono
perché non c’è più nulla da festeggiare
l’alba impastata di sonno
il sonno dei porci del mondo
.
la bava delle emozioni seccate nel buio
l’anima fuori dal baricentro
l’odor di piscio dei morti festosi
che modellano con l’aria la parola “vita”
l’alba impastata di tubo di scarico
e a bordo strada accanto al gattino
dormono i porci del mondo
.
di Giorgio Galli, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2021/03/25/canzonacce/
.
*
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Fino alla fine del mondo
.
La libertà era una cosa mica chiara
se in mezzo ai campi poca istruzione e niente scarpe.
Il tuono del fucile cessava coi vitelli
quando del fieno seccato gli si dava.
Di certo mille morti sono bastati allora
ma non i fazzoletti per piangerli: i villani
hanno le lacrime povere in sale. Puoi anche berle
così che non si sprechi più l’acqua del padrone.
La libertà è una monella sempre sveglia
si arrampica sugli alberi, si getta dentro un fiume
devi seguirla con tutte le molliche
salvarla quando rovi di spine ha sul cammino
ed insegnarle il fuoco che mente, mille volte.
Mio padre ha sventolato bandiere solo un’ora
all’ombra del richiamo gridato dalla terra;
il proletario mica c’ha patria, solo braccia
e il prato non conosce confini, l’erba è verde
da qui fino alla fine del mondo, tutta uguale.
.
di Massimo Botturi, qui:
https://massimobotturi.wordpress.com/2021/04/25/fino-alla-fine-del-mondo/
.
*
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Tempo mio
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Questo è il mio tempo:
sono così tanti i miraggi, e le visioni che il cuore finge
così tanti da ingannare gli occhi.
Donne stese sul profilo dei monti
capezzoli d’albero eretti al cielo e inguine d’acero rosso
sembrano vere
invitano a tornare sulle rive del lago a cercarle
per rivederne le bellezze.
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di Franco Bonvini, qui
https://bonvinifranco.wordpress.com/2021/04/20/tempo-mio/
.
*
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Amo scorrere
.
Amo la Pasqua,  la santa risurrezione,
amo scorrere, l’acqua, la santa inquisizione delle nuvole,  la creazione tutta, il glicine, la foglia di rovere caducifoglia che incornicia il bosco,  amo la potenza
del sottobosco,  il brulicare,  l’operatività delle api e delle formiche, la saggezza delle lumache che schiudono le antenne, amo il falco che svalica la gravità, la forza amorevole delle mani dei nonni che accarezzano i nipoti, il risveglio,  il controcanto del gallo, amo galleggiare in un cumulonembo che mi allontana sempre più dalla distruzione globale, sebbene ci provino coloro che ci vogliono agghindare una prigione senza sbarre, distraendoci dal reale.
.
di Massimiliano Moresco,qui:
https://www.facebook.com/MorescoMassimiliano
.
*
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Sei saturo di vita quando canti
e quando sull’uscio di casa cadi
deriso, senza riuscire ad aprire
la porta aperta sulla strada.
Sei saturo di vita quando leggi
il giornale, quando ti torna in mente
il tempo in cui sei stato violentato
e sei offeso da un lume nero.
Sei saturo di vita quando abbracci il mondo
e ti afferra il mondo con tutte due le mani.
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Di Mario Pizzolon,qui:
https://www.facebook.com/mario.pizzolon.35
.
*
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Io giungo a te con le mani vuote
.
Io giungo a te con le mani vuote
e coi piedi che camminano nel fango
come un mendicante stanco
di avere sempre fame. Scende intanto
il sole oltre l’orizzonte,
la sera è ormai prossima.
Il mio passato sta nei sogni,
il mio presente sta nella veglia,
tutto ha per tutti inizio e fine,
solo per me non c’è che inizio.
Io sono il filo d’erba che non smette
mai di crescere nel buio e nella luce,
la luce di lassù. Io un giorno
non sarò più che un pallido ricordo
non di tutti, ma di Dio. Un suo ricordo.
.
Di Italo Bonassi, qui:
https://italobonassi.wordpress.com/2021/04/02/i-fuoriusciti-del-passato/
.
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Gioielli Rubati 141: Lucia Triolo – Giuseppe Blandino – Silvia Maria Molesini – Agostino Resta – Antonio Corradi – Vincenzo Ditoma – Gianni Bianchi – Lucia Piombo (poetella).

Come sempre grazie a Daniela Cerrato per l’ottima collaborazione, la rubrica è reperibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/
.
l’ultima terra
.
l’ultima terra, la mia
di chi sarà?
.
soffrire di fedeltà sconosciute:
sconosciute mete che
mi chiamate
all’altro
.
nel paragone perdo:
cieco è lo sguardo
con cui mi cerco
inflessibile
infame
e non mi trovo
.
ciò che scorge un cieco
é desiderio
.
di Lucia Triolo, qui:
https://poesiesemiserie.com/2021/04/17/lultima-terra/
.
*
.
UN’ALTRA IDEA
.
Giorno dopo giorno
il tempo passa e lascia
un foglio bianco.
È tutto una caterva di fogli,
una storia sferzata
da ogni tempesta,
poca umanità, poco amore
in incessante discordia
la terra ed il cielo,
senso e bellezza
sono lontani
e non si fanno capire.
Era un’altra idea,
si resta muti, la genialità
può parlare col tempo:
grazie lo stesso
se le pagine si possono
rileggere e sfogliare ancora.
.
di Giuseppe Blandino, qui:
https://www.facebook.com/giuseppe.blandino.94
.
*
.
Ho imparato che il dolore non arriva, prima
c’è uno spaventamento, è lento vede
le cose che scompaiono una una
come su schermo volendo vede,
ha tutto lo svolgersi e sta lì che sente
non solo l’immagine, il volto, ma un
muoversi solenne verso qualche fine
si muore sì ma non completamente
e ci andiamo un po’ a parlare ancora:
c’è uno spazio ancora anche quando
degenera e non somiglia più al dio e
quello che vuole, assurdo, stordito
sempre intero infinito stanca sempre
si ripete fino a nessuna chiusa un loop
semilucido sbanda e su lui continua
ritorna, imperterrita, l’eterna mente:
quando il dolore arriva l’eterno si arrende
ai femori in frattura santi, delicati, sarà
bello poi ammettere
dove fa male a sere.
.
di Silvia Maria Molesini, qui:
https://www.facebook.com/silvia.molesini
.
*
.
Odore d’asfalto
.
e mi sfugge
per un secondo
il solito treno
dove sei salita al volo
nascondendo le parole
in quello sguardo perso,
cielo grigio
adesso
con piccole gocce di pioggia
sull’asfalto
della mia delusione
e illusione.
.
di Agostino Resta, qui:
https://pensieriepoesie.home.blog/2021/04/18/odore-dasfalto/
.
*
.
Per il 25 aprile
.
Ti ho vista nuda
e solitaria,
come un pesce
sulla riva.
Vestita solo di domande,
e di carezze, e dei tuoi occhi.
Ed il resto era penombra.
La tua pelle mare aperto,
le mie mani l’orizzonte.
Ti ho vista nuda,
e senza stelle.
E ogni paura
diventava un niente,
e ogni filo della notte
si tesseva sul tuo cuore.
Ti ho vista nuda,
di pioggia e terra eri fatta,
e di limoni, e di un posto lontano.
Sull’altare della tua
nuca opaca,
ho lasciato le mie preghiere,
che del mondo
ero straniero, e ormai naufrago
del tempo.
Ti ho vista,
nuda, e m’eri tutto.
Il tuo piede greco, e la tua bocca.
Ho lasciato qualunque porto,
e la mia fronte sul tuo petto.
Ed un drappo
di capelli, ci nascondeva
ogni pudore.
.
(Ti ho vista nuda, Le api muoiono giovani)
.
di Antonio Corradi, qui:
https://www.facebook.com/AntonioCorradiOfficial
.
*
.
D’UN TRATTO
.
avevi mani capaci di guerra e di deserti,
poi un giorno il suono di un aprile
ancora sporco di neve, di quella
a tradimento, ha fatto il resto:
e ti ritrovi un disavanzo
d’esili speranze, un rimestare
i giorni, impari
a far di conto, un ragionare attento
a quelle imposte semichiuse, all’occhio
che si apre all’alba di un tramonto,
e invecchi
d’un tratto con le mani ancora in guerra
.
di Vincenzo Ditoma
https://www.facebook.com/vincenzoditomapoesia
.
*
.
Forse ritornerai
.
( ritorno contemplato
perchè desiderato,
di certo quando piove
e ancora un altro nonsense
ti stuzzica la mente )
e intrecceremo ancora
sottili e forti legami d’ amore
per costruire ponti improvvisati
di un sentire diverso e condiviso.
Vedrai una rosa con fiori di campo
sul tavolo vicino alla finestra
e i miei pensieri ti accompagneranno
con rispetto e sospetto
( perchè l’amore prende
ma a volte si confonde
a un altro bel respiro
e tu ti puoi distrarre
voltarti per fuggire,
perfino non capire )
quando cosciente
mi donerai un sogno,
un tuo credo frustrante
un muro fragile di incomprensioni.
Allora potrei prenderti la mano
mostrarti la bellezza di un’attesa
da tanto coltivata
e ti racconteró
la favola inventata,
che stupisca il tuo viso,
di bellezza infinita ,
sarà tua, per la vita.
.
di Gianni Bianchi
https://www.facebook.com/gianni.bianchi.739
.
*
.
quanto ci addolora…
.
Quanto ci addolora, quanto ci lega il cuore stretto stretto che parrebbe quasi espellere tutto il suo sangue lasciandoci sospesi in un vuoto malinconico di nebbia grigia, quanto ci fa sentire barchetta senza timone, senza vela, senza più remi alla deriva nel mare d’inchiostro seppia del nostro inesauribile smarrimento in solitudine.
.
Quanto ci riempie d’un sapore amaro, come di rabarbaro, di chiodo di garofano, d’erba velenosa che lega i denti e sfinisce il cuore questo, all’improvviso, rileggere quanto si scriveva nella nostra lontana, felice, indimenticabile stagione
.
quando l’amore… e la giovinezza. E tu.
(by poetella)
di Lucia Piombo, qui
https://poetella.wordpress.com/2021/04/17/quanto-ci-addolora/
.
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Gioielli Rubati 140: Carmine Mangone – Silvia De Angelis – Felice Serino – Manuela Di Dalmazi – Vito Sorrenti – Sonia Camagni – Nadina Spaggiari – Giancarlo Massai.

Come sempre grazie a Daniela Cerrato per la collaborazione, la rubrica è visibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/
.

28

La morte che non ti farei,
il pensiero a perdifiato che ti donerei,
il corpo mio
pieno di corpi tuoi senza fine.

– Che farebbe lei, mio caro signore,
se fosse stregato da una galassia dagli occhi verdi?
Farei ciò che faccio:
accarezzare cortecce e
contare stelle fino a perdere ogni
parola, ogni speranza.

di Carmine Mangone, qui:
https://carminemangone.com/2021/02/27/accarezzare-ogni-eternita-che-porti-il-tuo-nome-poesie-per-la-potatura-n-4/
.
*
DENTRO ME
.
Progredisco nel volto assorto.
Soliloquio a bocca chiusa
nell’inerzia di affiori lontani
germinati
da un concreto emblema di nostalgia.
Conche e passaggi fuggitivi
indugi ideali
mossi tra silenzi, parole e ironie.
Impalpabilità dell’istante
resa esistenziale d’un sussurro flebile
scivolato su un connubio improprio
sospeso lieve
a un fortunale arcano…
.
di Silvia De Angelis, qui:
https://www.facebook.com/groups/869147846432916

*

Cavalli di nuvole
.
i primi smarrimenti: quando ti sembrava
dovesse cascare il mondo
-disegnavi angosce o voli
pindarici nell’aria
.
da una feritoia ti guardava
un pezzo di cielo
-tu ragazzino -ricordi-
rifugiato in una baracca
a smaltire l’ “onta” di una derisione
non sapendola costellata di prove
la tua stella
.
intanto
cavalli di nuvole
a sequenza
dicevano la vita leggera
.
di Felice Serino, qui:
https://questallumaredanima.wordpress.com/2021/04/11/cavalli-di-nuvole/
.
*
.
Ho raggiunto la tua bocca
.
Ho raggiunto la tua bocca
con la mia
come fosse
fontana nel deserto,
da tenere chiusa,
per non sprecare
nemmeno una goccia d’amore.
.
di Manuela Di Dalmazi, qui:
https://manueladidalmazi.wordpress.com/2021/04/12/ho-raggiunto-la-tua-bocca/
.
*
.
LA SAGGEZZA DEL GIUNCO
​.
Saggia è la ginestra
che freme, fluttua e si flette
al vento di tempesta;
saggio è il giunco palustre
che resiste ai flutti avversi
dell’avversa sorte
per ritornare a testa alta
sui derelitti resti
dell’esausta burrasca;
saggio sei tu che ti adatti
​ti genufletti
e ripieghi i ginocchi
davanti ai signori del palazzo;
non io, nato per la lotta
la vittoria o la sconfitta.
.
Tratta dalla raccolta inedita “I versi dell’avversione”.
.
Di Vito Sorrenti
https://vitosorrenti.weebly.com/blog
.
 
*
.
il bianco degli occhi ha il colore
dei fiori di ciliegio
del passaggio delle nuvole al sereno.
Ci sarà un perché di questo vizio
che ha il tempo
di falsificare il centro.
Non è una stagione ma
la forma che stiamo vivendo,
la forma del bianco:
l’assenza
l’essenza
di tutti i colori
che sommati ne fanno il nulla:
nel bianco degli occhi c’è la primavera.
.
di Sonia Camagni
https://www.facebook.com/sonia.camagni
.
*
.
un segno d’occhi di palude: in branco
rimarrai quella bambina trafitta,
nel cerchio eterno della tua voliera /
con le piume nerastre dell’infanzia,
bene o male, se si sofferma l’onda
la mano sfiorata ancora si sottrae /
 
di Nadina Spaggiari
https://www.facebook.com/NadineSpaggiari
.
*
.
Esigenza di noi
C’è stato un tempo
dove abbiamo tremato
al solo immaginare di poterci
ancora una volta incontrare,
un tempo dove ogni addio
era l’inizio di un nuovo attendersi
impaziente e inquieto,
un tempo dove lo stare lontani
imprigionava i nostri sensi
in un’illusione di presenza
a disinnescare la distanza
tra i nostri luoghi,
un tempo dove lo stare vicini
era stato superato dallo starci dentro,
un tempo da orologi rotti
a tentare di ingannare le ore,
un tempo in cui litigare
per scoprire se fosse più grave
la mia colpa nel pensarti continuo
o la tua per avere invaso la mia mente,
un tempo dove ricordi,
pensieri e sogni mescolati e fusi
si trasformavano in esigenza di te,
c’è stato un tempo
che è stato il nostro tempo,
tu riportami là.
.
Di Giancarlo Massai
https://www.facebook.com/giancarlo.massai
.

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Gioielli Rubati 139: Grazia Denaro – Cipriano Gentilino – Marco G. Maggi – Elisa Falciori – Luigi Paraboschi – Gil Ferando – Massimo Botturi – Mauro Contini.

Grazie a Daniela Cerrato per la collaborazione, la rubrica è reperibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/
.
 
 
Osservando la notte
.
Penso
non ci sia limite all’emozione
quando si osserva la notte
ascoltandone il silenzio
che avvolge ogni cosa.
.
O respirare
il sentore dell’universo
nell’atto di porgere
le sue meraviglie e i suoi profumi
mente il cielo è una trapunta
di stelle brillanti
capitanate
dal diamante lunare
che nel suo stile specchiato
illumina
l’ombra occultata tra le pieghe del buio
accendendo meraviglia
da incamerare in un equilibrio
di occhi ed anima.
.
di Grazia Denaro, qui:
.
*
.
Da questa domenica all’altra
.
Un traghetto Grandi Navi Veloci
tiene in quarantena
gente d’Africa.
.
Piove,
il maestrale ha lasciato
ciuffi di nuvole da ponente.
.
Sulla tavola da sparecchiare
un gelo di arancia e
due dita di nero d’Avola,
.
una mail allo smartphone
per crociere a metà prezzo
da questa domenica all’altra.
.
di Cipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2021/03/30/da-questa-domenica-allaltra/
.
*
Oltre la linea
.
Potremmo attraversare laggiù
tra il leccio scortecciato
e quel filare di pioppi
adagiati sull’argine
la linea di questo tempo amorfo
.
.Avvertiremo qualche anno in più
forse un acciacco di troppo
sarà un fatto improvviso
e del tutto imponderabile.
.
Finché non ci rimarrà che sparire
.
come al solito.
.
di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2021/03/21/oltre-la-linea/
.
*
.
Quel piangersi addosso
.
Quel piangersi addosso
non lo sopporto più.
Stringono una maschera tra le mani
quando si dirigono tese, con scarsi sorrisi
verso grigiastri amori …
.
Chi sono? Donne che alzano bandiera bianca
ma hanno guanti di pizzo, e ombre da assecondare.
Mete da raggiungere, trattative
di vanesio trasgredire e libertà da legami.
.
Camminano su un ponte d’assi fragili.
A volte, spinte cadono in acqua
a volte si tuffano
e il pianto diventa mare.
.
di Elisa Falciori, qui:
https://elisafalciori.wordpress.com/2021/03/08/quel-piangersi-addosso/
.
*
Sei tu forse il giardiniere?
.
 
Amavo sopra di tutto le pause
nel tuo parlare e la mitezza
dentro il suo fluire lento
d’ acqua che scorre in fondo
ai fossi dopo la pioggia.
Ti rivolgevi a tanti
ed io sedevo tra loro,
non c’era nel tuo dire
una condanna,
tu eri un solitario solidale
venuto per testimoniare
ciò che si dovrebbe e non si fa.
Dicevano di me che ero adultera
il codice era chiaro: lapidazione,
ero di tutti per poca ricompensa
ma mi potevano prendere a sassate
anche se il mio non era vizio ma lavoro
E ti vidi solitario e contro un muro
mentre seduto a terra facevi segni
nella sabbia con il dito,
poiché nessuno scagliò la pietra
m’ ero salvata e cominciai a seguirti
in disparte tra le poche donne
con l’altra Maria e anche Marta.
Di certo so che amavo nel silenzio
quel tuo distacco dalla terra, c’era la pace
nella dolcezza dei gesti di benevolenza
ed ora sto accovacciata ai piedi
di questo sasso enorme abbandonato
davanti alla tua tomba scoperchiata
ma tu che vieni avanti, dimmi chi sei
sei forse il giardiniere? sei tu
che l’ hai portavo via?
dove potrò vederlo?
.
Di Luigi Paraboschi
https://www.facebook.com/profile.php?id=100018279588942
.
*
 
Avremo ancora l’odore del ferro nella carne
senza chiederci se quella violenza
fosse dell’uomo o quale demone
avrebbe goduto in perversione
o se anche quello spirito fosse straziato
dallo scempio dell’origine nell’icona di Dio.
La crudeltà conosce in sé solo la sete del sangue.
Attende la materia la fine dei tempi
perché riveli la mutazione dei segni
la Storia.
.
Di Gil Ferando
https://www.facebook.com/gil.ferando.7
.
*
 
Risorta
.
Come se pietra ti fosse questo lino
il bianco carapace dei sogni ora scostato.
Non sei figlia di Dio, ma femmina terrena
risorta come Lazzaro ai secoli, divina
nell’acqua e nelle messi degli inguini.
Loquace, come lo sono le foglie del ginepro.
Scomposta la mattina che un prato ora mi avviene
dove due scolaresche squittiscono per ore.
Se questa vita è calma lacustre, tu sei il tuono
la lama dell’estiva cicala nel canneto.
Ora risorta, attendi la tua prossima morte
me vicino, capace di umettarti le labbra
tale al putto, nel quadro della Vergine al muro.
Siamo grano, tu del colore acerbo
pur se non te ne avvedi. Io il fiore del papavero rosso
sì sottile, che puoi guardarmi dentro
quel che chiamiamo amore.
.
Di Massimo Botturi
https://www.facebook.com/massimo.botturi.5
 
*
 
IN UN’ALTRA EPOCA SONO STATO TE
.
In un’altra epoca
sono stato te,
immagine sfuggita
al ricatto del ricordo,
ombra di memoria negata
all’apritisesamo della trasparenza,
misuravo il tempo
in affetti e vicinanza.
” A quale geografia appartieni,
da quale desuetudine
affiora la gentilezza
sopravvissuta alla fragilità? “
Emergono le immagini
da incerti scampoli di sogni,
ritornano le estati schierate
a svelare scenari di bellezza,
la dissipazione nel dubbio,
la sua genesi diffusa nel divenire.
Sono tre i giorni dell’attesa,
è l’anima che si dedica al tuo volto,
sei tu che rinneghi la tua assenza
dentro l’anonimo fluire delle esistenze,
hai adempiuto,
hai condiviso l’inesatto,
il perdersi del giusto nell’opaco,
” tornerai, tornerai ancora
con passo di carezze,
oli profumati a circondare le caviglie,
a lenire assenze, affetti scampati dall’arena “,
tu, onda che aderisce al movimento,
spiaggia che si affanna a trattenere la corrente.
.
Di Mauro Contini
https://www.facebook.com/mauro.contini1
.
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Gioielli Rubati 138: Saania Sparkle – Federico Preziosi – Nicolò Luccardi – Andrea Magno – Beatrice Orsini – Elvio Cipollone – Rosario “sarino” Bocchino – Vicente “tin” Vives.

Nell’augurare una buona Pasqua in poesia a tutti, ringrazio Daniela Cerrato per la collaborazione, e ricordo che la rubrica è reperibile anche qui: 
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/
***
 
Il mondo sottomarino
.

Quando chiudo dolcemente gli occhi
comincio a ricordare la giornata
Il pomeriggio tropicale estivo che
ho trascorso facendo snorkeling vicino alla baia

L’acqua fresca turchese
mi tocca il viso
E proprio sotto di me si
dipana un luogo affascinante

Banchi di pesci vibranti
Nuotano tutt’intorno
In ogni colore possibile
Giallo, rosso o marrone

Un paradiso sottomarino
Formato da barriere coralline esotiche
Grandi strutture viventi che respirano
Sede di una pletora di esseri

Un mondo sconosciuto
Guardo il fondo dell’oceano
Uno scenario estetico
Un mondo mistico da esplorare

di SaaniaSparkle🧚🏻‍♀️, qui:
https://saania2806.wordpress.com/2021/03/21/world-poetry-day-2021/

*
 
Le evasioni
.
Mi prudono gli inganni nelle notti
se penso a come siamo andati oltre.
Malgrado le distanze non ci siamo
protetti per davvero dai misteri,
di giorno in giorno un’omissione ha aggiunto
un sotteso parlando un’altra lingua
a noi sentitamente alternativa.
Richiama il passo in vece tua, sospingiti
dove la perfezione di un incontro
fa la ferita inferta più profonda
e leccare non può sembrare un danno
nel verbo che aspettando la saliva
ha voglia di evasioni andando al largo
di un’onda che travolga l’esistente.
.
di Federico Preziosi
https://www.facebook.com/groups/507585066065935/permalink/1935168126640948

*

QUELLO CHE VIVE IN TE

.

Corri finché hai fiato
più delle nuvole
con le passioni confuse
nell’abbandono di nuovi amori.
Incrollabile fede è nel non morire
respira la tua eternità
quando la lontananza  del dolore
è negli occhi di sguardi sconosciuti .
Chiedi osa
senti l’odore della vita
che va via nel tempo stanco dell’età .
E tu l’amore
chiamalo sfioralo con i sogni
parla nessuno ascolta
chi era
poi di chi fu
se non quello che viveva in te .
Tu non tremare
siamo onde fragili di uno sguardo
che nella notte cerca di fermare quel buio
dove affonda la morte
il respiro e le offese della vita.
.
di Nicolò Luccardi
https://www.facebook.com/luccardin

.

*
.
Una gabbia

.

Accompagnando memoria
lungo questa strada
nessuna nostalgia di me,
sono onda
che il vento sospinge
nel reticolo relazionale
del paradosso del tempo,
una convenzione,
dove ho nascosto
– tra una lacrima e un sorriso –
parole su parole,
al sole che non riscalda,
non ho pace
per il tempo che non vedo
dal mio angolo cieco,
una dissonanza,
avevo scritto il futuro,
ma
non so più dove andare.
.
di Andrea Magno
https://www.facebook.com/andrea.magno.7587
.

*

Ti chiamo da una camera di motel.
I fenicotteri si sono stancati di camminare
e la donna dalle calze a righe ha una borsa
troppo piccola per infilarci i nostri guai.
Ti chiamo per non avere nulla da dire.
Le parole percorrono i polsi le vene
le infrastrutture del decoro (che non ho),
pulsano al ritmo di luci lente.
Scompaiono i muri e riappaiono altrove,
su gambe malferme
la malinconia d’agosto si fa strada in novembre.

.

di Beatrice Orsini

https://www.facebook.com/beatrice.orsini.1848

.

*

.
Migrante
.
Solitaria isola circondata di ghiaccio
ricevi la piccola fiamma straniera
che si aggira sospinta dal caso.
Invisibili nomi la sostengono
ergastolani maledetti romantici
e anch’io, puoi giurarci, con loro.
Mai sono entrato
assurda come la morte
nei tuoi porti
ma nelle rare escursioni sognate
eri l’unica triste felicità
dal rapido ritmo oscillante.
L’incantevole potere dei sentimenti
abbatta le misteriose porte
che eroiche ti celano ai vivi.
.
di Elvio Cipollone
https://elviocipollone.wordpress.com/category/isole/

*

Poi fu solo contrasto di resti
.
non si udirono parole
e nemmeno il rumore di un bacio,
due volti si toccarono
uno dopo l’altro come le stanze
che si lasciano al mattino
e quando venne il gusto aspro del silenzio,
venne come il vento indugiando
tra mille occhi sussurranti
e qualche lacrima buona
ma non ci fu tempo per le luci
solo la fuga docile di un verso
senza nessuna traccia
e sulle strade avvizzirono i passi
e come un respiro
che si acciglia con garbo
il sorriso divenne un fiume calmo
senza superficie,
poi fu solo contrasto di resti
e fu colpa inseguita il mare
di sana paura a restare umidi
come il volto d’acqua ceduto

a complicare un contorno

.
di Rosario Bocchino
https://rosariobocchino.wordpress.com/2021/03/17/poi-fu-solo-contrasto-di-resti/
 

*

Di ciò che finisce
.
Sbriciolata l’anima, rotto il cielo,
legato alla disgrazia dei miserabili
Continuo come se tutto sembrasse
verità che esiste tra i miei dubbi.
.
Affondando nei segmenti di un sussurro
che sembra credermi, anche se cerco
la ragione per aspettare o dimenticare,
come la terra dimentica le nostre voci.
.
Diviso in due e in due svelato
come un deserto solo fino alla morte,
Mi cerco tra il dolore e i ricordi.
.
E come se le mie mani mi stessero insultando
Inseguo quello che ero quando mi ritrovo
senza forza nemmeno per odiarmi.
.
di Vicente Vives, qui:
https://poesiainstante.wordpress.com/2021/03/26/de-lo-que-se-acaba/
.
*********************************************************************************************

Gioielli Rubati 137: Carla Viganò – Laura Segantini – Gloria Donati – Nadina Spaggiari – Sebastiano A. Patanè-Ferro – Abner Rossi – Maurizio Manzo – Doris Emilia Bragagnini.

Come sempre un sentito ringraziamento a Daniela Cerrato per la gentile collaborazione, la rubrica è visibile anche qui:

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

Provvedimenti

Ci saranno misure per il dopo
dicono alla radio
finchè almeno insieme
saremo sotto il segno dei miracoli
mentre stappo una birra calda
dimenticata in cucina
e mentre penso alla modella di Courbet
all’origine del mondo
e ad oggi che la storia ruota intorno
alla miseria dell’uomo
ai suoi ripari
confusi tra monete e salvezza
poi il meteo distrae l’etere
parla di cieli azzurri
e so che anche l’appartamento sopra
non guarda verso il mare
e sul tavolo penso che
tre milioni di anni fa
la caffettiera non l’avevano inventata
e c’è luce artificiale
in questo confondersi delle cose

di Carla viganò, qui:
https://www.facebook.com/carla.vigano.391

*

E poi, l’uomo che suonava il sassofono,
girò l’angolo.
Scomparendo nella notte.
Ed il cane a tre zampe,
rimase a fiutare le stelle cadute.
Noi aprimmo gli occhi, nel buio.
E scoprimmo di vederci molto più chiaramente.
Era stato il nostro sogno,
quella stupida canzone.
Ma, finita la musica,
non rimangono più scuse.
Quello che rimane,
assomiglia troppo
ad una lama nel cuore.

di Laura Segantini, qui:
https://www.facebook.com/laura.segantini.96

*

Giunchiglia

Come immersa in un verde dipinto,
timida reclini il bel volto.
Agli sguardi attratti dal tuo giallo incarnato, sorridi.
Armonia di petali e teneri sussulti.
Nella solitudine ti slanci fiera verso la celeste tela,
avvolta tra morbide ombre e brina.
Il mattino rischiari con la delicata figura, il sole pallida imitazione del tuo splendore.
Ma tu umile e muta chini la bella testa.
Quel mondo ti ammira.
E tu sorridi. Giunchiglia.

di Gloria Donati, qui:
Giunchiglia

*

In ogni creazione

Quella parola spoglia che ci narra
di terre seminate con fatica,
madri che rassicurano nei salmi
ogni creazione di umanità.
Luce che si muove nella vertigine,
la lunga tradizione del canneto,
l’oro nei cerchi d’acqua che si contano.
Un vecchio che riposa sulla sedia,
il rosso di Borgogna fra le mani,
si volta lentamente, s’alza e segue
la parola nuda, che si allontana,
come adagio di un violino, alle bacche
di ginestra, verso tenera morte.

di Nadina Spaggiari, qui:
https://www.facebook.com/NadineSpaggiari

*

vedi, adesso mi disseto
dei vecchi cieli trascurati
nelle fiere impreviste
e mi guadagno la vita
parola dopo parola
senza la fretta del tempo

raschio l’amore dai muri
sapessi quanto se ne lascia, eh

di Sebastiano A. Patanè Ferro, qui:
https://www.facebook.com/patane.casa

*

Sguardi

Sono lontani quei giorni pigri
anche nel cambio di luce
di quell’età fanciulla senza fretta
piena di domande e d’incertezze.

Inutile spingere il tempo
quel dittatore assoluto
impietoso nel trattenere l’alba
e rimandare il tramonto.

Far della notte sempre una nemica
quella del tempo perso inutilmente.

Secoli tra un bacio e un altro
e sarebbe bastata una lieve carezza
il lento caldeggiare di un abbraccio
una parola per arrossire in volto.

Ora le notti sono sempre brevi,
più popolate, rapide, nascoste,
l’alba è figlia di un rapido tramonto
tutto si smaterializza in anarchia.

E’ un tempo fermo che si fa valanga
ancora più impietoso e silenzioso
sceglie le strade che sono scorciatoie
per arrivare dove non c’è sbocco.

Per adesso c’è luce, giorno e notte,
sono rimaste inevase le domande
come le incertezze d’altra parte
però ho vissuto! Certo che l’ho fatto!

Come mi si legge sulla pelle.

di Abner Rossi, qui:
https://rossiabner46.wordpress.com/2021/03/22/sguardi/?fbclid=IwAR0IYQfbJL6zOx5BS3bjSYZwGH6YE8SWYHOJuMDA5Cyg1K6MLYdxKxVMbzA

*

Strategie

Qui, che pare sempre
pari ogni strategia e lascio
che in zone dispari sconfini
cerco di accorgermi
del buio che sfascia le tempie
e rimprovero il sole
che risentito brucia
gli aquiloni e polverizza
le loro tracce
non dico niente al vento
metto in tasca la pioggia
e qualche pugno
e ho sempre la luce da accendere.

di Maurizio Manzo, qui:

Maurizio Manzo: Strategie

*

Apnea del ticchettio
.
scende una mano sulla testa
tiene agitando la corolla del provare a vivere
e sbatte sbatte cerca lo stacco l’addormentamento netto
il krak che sia notturno rimanere subacqueo, respiro
senza bolle di speranza – ricordo lucine polveri nel sole
.
c’è un treno nell’orologio riga le guance da nord a sud
si ferma sull’orlo di un pudore fatto cometa
,
Continua a leggere

Gioielli Rubati 136: Mimi – Grazia Denaro – Paolo Fichera – Adriana Gloria Marigo – Enrico Barbieri – Acromorali – Franco Bonvini – Carlo Becattini.

Con un augurio di buona primavera e altrettanto buona giornata mondiale della poesia.
La rubrica è disponibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/
con un sentito ringraziamento a Daniela Cerrato per la collaborazione.

Siedo nell’angolo del tramonto

Siedo nell’angolo del tramonto
da quando non ci sei
guardo nel nostro riquadro di cielo

i rami sottili delle querce lontane
e la cima della montagna
e i rosa, e i viola, e gli azzurri
e le nubi
e la notte

e infine solo quella finestra accesa
nessuna stella
e una voragine di silenzio.

(per mimi)

di mimi, qui:
Siedo nell’angolo del tramonto

*

Morire alla deriva

Dove anche l’ombra di te
il mio essere
è stato linea di certezza
e ancora rifugio.

Unica via di unione simbiotica
la nostra onda circolare
che non disperse mai
il suo perimetro
ma si attivò a rinfoltire
sempre le radici
insite in noi.

Ricordo quando mi cantavi
la dolce ninna nanna
negli anni della mia soave giovinezza.

Mi accarezza
e mi consola ancora quella melodia
che nei momenti di disequilibro della vita
come una stella solitaria
rifulgente la sua luce
tende a lenire le mie pene
di quando esausta e vacillante
mi lascerei morire alla deriva.

di Grazia Denaro, qui:
https://graziadenaro.wordpress.com/2021/03/08/morire-alla-deriva/?fbclid=IwAR3MgtnbFhvJ9cVMp2pz8UI9LN4LVGxGRUUSpixOABVNgPEqa3TDepgzrTE

*

palazzo della ragione
francesca woodman
aquila nel rosso
“non manca niente”
tranne ciò che mancherà per sempre
che mancava e mai è mancato
stretto negli occhi,
senz’albe.

di Paolo Fichera, qui:

Figura di Paolo Fichera

*

Molti mi cercarono, trovarono
tra il nome e l’attributo
e lì stimarono la mia dimora.

Pochi scorsero
– per rara pazienza d’oro
e diamante filata –
il criterio dell’encausto
nella volta a tutto sesto fiorito.

di Adriana Gloria Marigo, qui:
https://www.facebook.com/adrianagloria

*

Forse dal perossido

Nel profondo delle Marianne
Sottili come i giorni
Potremo distillare i respiri,
Illuminati da pesci di vetro
E denti dorati, potremo
Scendere al nucleo,
Dove i genitori e prima
I nostri ceppi a spirale, in
Noi perdoneranno
La materia meschina, ora
E in ogni cupola del tempo.
Per gli annegati i suoni
Scoppiano, poi si stendono
Luci, pani eterni, luce.

di Enrico Barbieri, qui:
https://www.facebook.com/enrico.barbier

*

1142) SFINGE E SABBIA

Nel mio arso deserto tu stagli,
la sfinge di curve e sapori
fresca di desiderio
bagnato dal sole che soffia
sulle dune crescenti
tese all’oasi dei sensi.
Ad ogni fusione
perdiamo il contatto terreno;
tu sfinge senza gabbia del tempo,
mentre io non più sabbia,
rinasco dagli aridi passi
dell’immobile angoscia di prima.

di Acromorali, qui:
https://www.facebook.com/acromorali.poe

*

Piccolo bosco dimenticato

C’era lungo le mura un piccolo bosco
un piccolo bosco dimenticato dall’ asfalto e dai rumori
abitato da indiani e indianine
o pirati e perline
a seconda del sogno del giorno
perchè c’era il sogno un giorno.
Quasi non si vedeva l’ ingresso nella siepe
ma in un punto le foglie cedevano, e si aprivano
e dentro gli alberi erano così folti che potevi dimenticare il cielo
potevi farne uno nuovo al giorno
costruire capanne di liane di sambuco
e dentro potevi essere dimenticato
potevi dimenticarti
potevi essere il pirata o l’indiano.
Solo gli alberi ti riconoscevano sempre e ti coprivano, complici
chiamavano a raccolta gli uccelli più esotici
per un canto indimenticabile
solo lo scurire della luce ti chiamava
e una voce che sapeva
e sapeva il tuo nome dimenticato.

C’è lungo le mura una panchina sull’ asfalto
in bellavista
dove si siedono indiani e indianine
o pirati e perline
a seconda del sogno del giorno
perchè lì c’è il sogno.
L’albero che gli fa l’ombra ti conosce
chiama a raccolta gli uccelli più esotici
e puoi ancora dimenticarti ascoltandoli.

E’ ancora lo scurire della luce a chiamare
che non ho orologio
solo lo scurire della luce
i passanti non sanno il mio nome.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2021/03/16/piccolo-bosco-dimenticato/

*

Un mattino

Il nodo nel legno vortica oscuro,
imposte chiuse, paletti in ferro bruno,
d’ottone la maniglia mi osserva
come un punto esclamativo,
povera ballerina che ruota sulle punte;
c’è un galletto arzillo,
un albero da frutta in un cestello,
vicini ma irraggiungibili rimangono
staticamente appesi al cielo di ceramica.
La bocca del vortice giace silente,
la sua ombra è geometricamente impossibile,
due piccoli capezzoli bianchi attendono,
prima o poi, un polpastrello che li sfiorerà.

Il popolo dorme nelle pose più strane,
chi in piedi, chi di lato, a pancia sotto
o sotto sopra, nudi o vestiti,
sporchi o da lavare, oggetti lasciati
sull’acquaio rilucente d’acciaio.
Pigolano uccellini nel cesto della frutta,
dal nido le pere allungano il becco
chiamando il babbo…
si sa bene tutti che le pere non hanno
la mamma.

Sono bloccato in una pagina del calendario,
posso muovermi da una casella all’altra
solo una volta al giorno,
e così cambio umore e numero.
Tutti siamo numeri,
tutti proveniamo da una casella
di un calendario
e ce ne andiamo per la stessa via.
Oggi è un giorno rosso
come l’orologio che lo sovrasta,
il suo ticchettio è ingombrante,
fastidioso di monotonia e ossessività;
occhiali da vista mi guardano
tra tazze e biscotti
ed io vedo in loro trasparenza e inutilità
senza un occhio che gli appartenga.

Il gas sta fuggendo via
correndo veloce tra gli ingranaggi
del contatore,
la fiamma s’è accesa ancora una volta,
fuori è freddo, sono le sette,
la pendola canta con voce suadente
rintocchi ammalianti,
tutto è statico eccetto questa mano,
eccetto questa mente,
anche l’acqua della bottiglia ondeggia
al ritmo della penna che scrive
come se fosse la lunga onda del mare
che la luna sollecita
esercitando il suo potere occulto.

di Carlo Becattini, qui:
https://poesiestralciate.wordpress.com/2021/03/16/un-mattino/

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Gioielli Rubati 135: Daniele Corbo – Aljoša Curavić – Manuela Di Dalmazi – Ileana Zara – Ettore Massarese – Santo Aiello – Luca Parenti – Mauro Contini.

Come sempre grazie a Daniela Cerrato per la collaborazione, la rubrica è reperibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

Fiamma che non arde

Mi chiedo quando i vivi smetteranno di esser morti,
un ciocco che arde lentamente non riscalda
ma sta lì solo e non brucia
e neanche i legni secchi si infiammano,
chi è vicino non sente strepitare
dorme insieme al fuoco,
si abbandona ad un torpore lento
che sfuma in un pianto antico privo di amore.
Ricordo un treno che fischia in lontananza
che mi parlava di partenze e cambiamenti,
oggi anche il passero ha paura di cantare
e non annuncia più la domenica di festa,
il suo silenzio porta via le speranze di risveglio
di una società che va a rilento
e divora le opportunità di chi ancora non nasce,
ma io che a novembre guardo nelle case goloso di Natale
ho dentro di me luci ad intermittenza
che colorano anche l’angolo più buio e tenebroso
e aspetto sicuro che la vita si risvegli.

di Daniele Corbo, qui:
Fiamma che non arde

*

Istria. La nostra micragnosa storia
Convulsa come guati appesi all’ amo
E’ nata su banchi di arenarie marnose.
Ti odio e ti amo o carogna rossa
Di terra e carnosa per quel che in te
Non è storia ma ossa.

di Aljoša Curavić, qui:

Aljoša Curavić – Scadenzario minimo di un viaggio senza fine

*

Gli addii

Gli addii
non si annunciano
si compiono
in un battimano
la violenza
è inevitabile
bacile
esangue
come quando
si muore
e del silenzio
di ciò
che seguirà.

di Manuela Di Dalmazi, qui:
https://manueladidalmazi.wordpress.com/2021/03/02/gli-addii/

*

Adesso vivo in alto
in cinquantametri quadri,
troppi per una solitudine.
Mi manca il giardino l’orto
la terra da massaggiare
la cura che ogni pianta
dava al mio restare.
Sono nata di marzo
e la primavera mi nasce
tra le mani. I fiori in verticale
saranno il mio futuro
fino a raggiungerti.

di Ileana Zara, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100001877028070

*

Dei teatri e d’altri viaggi.

E continuerò a raccontare
d’antiche mura, d’ombre e suoni.
E viaggerò con sorpresi compagni
tra singulti di risa e teneri pianti.
Narrerò delle notti tra fuochi e balli
e di gradinate scoscese tra le valli.
E chiamerò l’eco lontana di melici cori
al battito unisono di sanguinanti cuori.
Oh,, dammi, divinità del cosmo,
di Dioniso la sfrenata ebrezza
del rituale antico…
fammi sacerdote con destrezza.

di Ettore Massarese (fu Franz), qui:
https://infinitis8.wordpress.com/2021/03/01/dei-teatri-e-daltri-viaggi/

*

Io vorrei morirti dentro
come un bisogno acceso
spegnermi nella notte
come una stella dietro le nubi
come un sipario rosso di pudore
vorrei morirti dentro come la luna
all’alba, nel silenzio delle ore
come un bacio nel buio
silenzioso
come un addio, uno sguardo furtivo
un sottile dolore.

di Santo Aiello, qui:
https://www.facebook.com/santo.aiello.52

*

18772

noia d’essere vivo
tra i morti. in piedi
forte tra deboli
di cuore e mente.
lo svilimento dell’infanzia
il coma surreale dei padri
il corto circuito dei credenti.
l’azzurro cielo ancora
canto degli uccelli
ed io silente attendo
quella gloria purificatrice
della luce -prima o poi
viene e l’aria delinquenziale
depura e cede: il branco
un’aberrazione ed il cielo
sopra e sotto -dentro
la morale con quel suo
dolce viso di fanciulla
il sorriso lieve, intelligente
che dalla mente viene
ed è il bene. prima o poi
vince -come una brezza
costante di buon senso.

di Luca Parenti (Yoklux), qui:
https://yoklux.wordpress.com/2021/03/09/18772/

*

DAL TUO ESILIO

Ci misura tutto il grande silenzio
che abbiamo attraversato,
i portoni socchiusi
nell’ora incerta del pomeriggio,
l’attesa esatta di un destino annunciato,
discontinuo il cielo sui luoghi raccolti
intorno alla discrezione di un privilegio,
– oscura la sua genesi,
scosceso il suo tragitto –
si alimenta la nostalgia
nei meandri della consapevolezza,
scandisce il ritmo delle ore meridiane
la campana del quartiere antico,
irrompe nell’enigma il paradiso
intuito tra le rughe,
nella sospensione delle epoche,
in una determinazione del sentimento
che accompagna il passo,
riposa una somma d’ombre
tra le aiuole di un giardino di memoria
che vide corse e grida di un’infanzia
disposta alla deriva della dimenticanza,
un tempo senza direzione
non ha lontananze da colmare,
tutto è fermezza e visibilità
nel barlume in cui coincidono
pensiero e rivelazione,
” scrutami, riconoscimi,
sono qui, in un sopravvissuto
luogo d’innocenza “,
dal tuo esilio emergono le ore,
per noi irrompe nel deserto
la tua voce nomade
tra pacificazione e bellezza.

di Mauro Contini, qui:
https://www.facebook.com/mauro.contini1

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Gioielli Rubati 134: Ginevra DellaNotte – Silvia De Angelis – Mariangela Ruggiu – Maria Natalia Iiriti – Roberto Ingle – Andrea Magno – Elvio Cipollone – Franz Poeta.

Questo numero della rubrica è visibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/
ringrazio Daniela Cerrato per la gentile, amichevole, collaborazione.

sorreggimi
prima che l’albume della memoria precipiti
nelle fogne
fa che dorma quel sonno promesso sull’orlo
della mano
accarezza ginocchia dalla testa china
che aprono la volta al cielo
espirando rosari gaudiosi
chi ricorda che una donna è nata bambina?
suturAmi l’aria che non respiro
suturAmi bocca al reato
suturAmi l’ala caduta di fianco
sutura – rami – ami
voglio addormentarmi
con il cuore imbastito

di Ginevra DellaNotte, qui:
https://www.facebook.com/ginevra.dellanotte.1

*

Tocco di fioretto

Su un’iperbole di nubi assorte
si muovono
in una realtà quasi sconcertante
le parole.
Assemblaggio di sillabe
forse
scontate
ma in grado di decodificare
impatti essenziale.
S’adagiano sul castello della mente
attenta al taglio colloquiale
e al suono allusivo
ma pronta al fine
a gestire un tocco di fioretto.

di Silvia De Angelis, qui:
http://silviadeangelis.scrivere.info/index.php?poesia=498057&fbclid=IwAR1VVtbxujht-aQxXZ6ML9O4cviPZlMfaFxWXFM23NNql3duIDcO1ZNn4-g

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sono straniero in questo mondo
dove tutti parlano una lingua diversa

come se fossi fuori posto mi guardano
mi controllano sotto i vestiti
il colore del sesso le iniziali incise

io non li conosco eppure hanno la mia stessa forma

chi mi ha fatto in questa colpa
chi mi ha chiuso in questa gabbia
chi scrive la legge sa dell’inganno

ho un corpo perfetto
ho un cuore perfetto
un desiderio d’amore

chi scrive la legge ha fatto l’inganno
così mi inchioda al suo errore
io che dell’amore non conosco la forma
non conosco la legge

io che rispondo al progetto
del pensiero perfetto di dio

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu

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Il mare che dovrai attraversare

Ho tre poesie da leggerti stasera
la prima è nella menta
che rinfresca il tuo ricordo.
La seconda nel mare
che dovrai attraversare.
Conserva tra le labbra il ruvido ricordo del miele:
ti aiuterà a proteggere dal sale le tue parole
e a rimuovere la rabbia
che colpirà gli scogli.
Diventeranno livide le tue labbra
come i petali di una rosa rara.
E sulla tua fronte
chicchi acerbi di sudore,
lacrime che non vogliono scendere,
ma salgono per ricordare le ragioni del viaggio.
Questa poesia, amore, profuma di mare.
quello che abbiamo conosciuto da piccoli
sulle barche di legno disposte in processione.
La verità non è nel mare
ma nel sale, che trasforma i pensieri
nelle decisioni di partire.
Lacrime e sudore si contendono il sale,
il viaggio
la fatica,
l’amore.
Immagina, fra le tue labbra,
il timido sapore dei miei baci,
forti, come il morso dell’onda.
Ti aiuterà a sopportare il mal di mare
che procura la nostalgia e il dubbio di restare.
E quando sarai esausto
di lottare coi fantasmi della ragione
e contro i mulini a vento della sopportazione
imparerai a memoria i racconti dei compagni di sventura.
Il mare, di notte, incontrerà la costa,
nella cronaca di un destino anteriore.
Non confondere le luci della piccola città
con le stelle che guidano i tuoi passi verso il tuo cammino.
Fa che il viaggio sia forte,
conservane la speranza e la memoria,
in attesa di altri mari da attraversare,
altro sale da inghiottire.
Ho tre poesie
da leggerti stasera.
La prima sa di menta.
La seconda di mare.
La terza di te.

di Maria Natalia Iiriti, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100006446444907

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IL CAMALEONTE

Dopo la tempesta torna sempre il sereno.
Il camaleonte
s’imbarazza e confonde quando si posa sull’arcobaleno.
Siamo mutevoli.
Sognatori seriali.
Esploriamo abissi
penetriamo anime e fondali.
Cambiamo pelle e voce
poi alla fine
si muore tutti in croce.

di Roberto Ingle, qui:
https://www.facebook.com/roberto.ingle

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UNA GABBIA

Accompagnando memoria
lungo questa strada
nessuna nostalgia di me,
sono onda
che il vento sospinge
nel reticolo relazionale
del paradosso del tempo,
una convenzione,
dove ho nascosto
– tra una lacrima e un sorriso –
parole su parole,
al sole che non riscalda,
non ho pace
per il tempo che non vedo
dal mio angolo cieco,
una dissonanza,
avevo scritto il futuro,
ma
non so più dove andare.

Di Andrea Magno, qui:
https://www.facebook.com/andrea.magno.7587

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Scarpe di tela

Nel vento secco di polvere e fieno
l’ombra indecisa d’un salice nano
le palizzate di filo spinato
e l’implacabile sole montano.

Una ragazza distesa sull’erba
attende l’uomo che le dorma al fianco
non ha regali se non un sorriso
donato con grazia e senza imbarazzo.

Avevo un’amica sull’alto piano
andavamo in giro coi piedi scalzi
ed era bello sbucar tra le canne,

ora che il tempo l’ha tutte piegate
vorrei coricarmi infine sull’erba
solo – al ricordo d’una notte acerba.

di Elvio Cipollone, qui:
https://wordpress.com/read/feeds/1124318/posts/2631810393

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Où la neige devient feu?

Le note dolcemente inconsuete
portano via gli ultimi demoni.

In un oceano di stelle
salpano mesti gli argonauti
nelle scialuppe di legno e spago.
In una movenza di onde
cola a picco il gran veliero,
si inabissa l’isola del tesoro,
urtando in un frastuno d’ali
le labili speranze dei sognatori.

Siamo in credibili coincidenze.

Il sole sorge fra le valli e le vette,
attraversando i boschi e le radure
sui sottili fili d’erba della pianura
e fin dentro le grotte d’oro e diamanti.

Siamo sempre motivo e mai causa.

Viviamo fra le pieghe d’un incanto,
uno stato d’animo immaginario,
un riflesso su uno specchio d’acqua,
l’artificioso lamento creato dal vento,
come giocolieri su trapezi d’argento,
fino alle ultime carezze dell’alba.

(Portiamo sprovveduti schiocchi di risa, sugli istanti lievi, e, sui grevi.)

di Franz Poeta, qui:
https://franzpoeta.wordpress.com/2020/10/18/ou-la-neige-devient-feu/

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