Gioielli Rubati 119: Luca Parenti – Biagina Danieli – Nadia Arnice – Fernando Lena – Dino Veniti – Franco Bonvini – Catia Dinoni – Daniela Cerrato.

LE AUTO

le auto poche scivolano
nelle vie sgombre e le sirene
anomale nell’aria come api.
ci cercano in casa
uno per uno
si stanano così
i nemici. non c’è patria
né dignità
né un novembre sereno:
chiuse i negozi e le fabbriche
il reddito un contentino
e la poesia se la sono portati via
o non c’è mai stata
non c’è mai stata un’era
di guerra non dichiarata.
è il progresso dei popoli liberi.

di Luca Yoklux Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2020/11/08/le-auto/

*

Tutto passa

Ma non c’è niente da fare
Vorresti urlare?
Hai il bucato da stendere
Un mucchio di panni da piegare
C’è una vita normale da vivere
Pieghe dello stesso foglio
ogni giorno più sottili
fragili
E nemmeno il dolore fa la differenza
tanto prima o poi passa
Tutto passa

di Biagina Danieli, qui:
https://biadoit.wordpress.com/2020/10/27/tutto-passa/

*

La Cattedrale e l’Essere

Nella buia notte d’inverno
la nebbia è fitta
questo tempo è un inferno.
In lontananza c’è una cattedrale
una luce traspare
è un monumento medioevale.
Mi avvicino alla chiesa,
un senso di pace passa nel mio corpo
la mia anima rimane sospesa.
L’Essere mi accompagna in volo
in un’altra esistenza astratta
io aleggio leggera come un usignolo.

Copyright Nadia Arnice, qui:
https://gioiaperilibri.wordpress.com/2020/11/11/la-cattedrale-e-lessere/

*

(Pasqua)

È quello dei vicini il rumore
di una sega elettrica che divide
in due un agnello per Pasqua.
Il sangue come una mitragliata
di rosso cade sulla tela del cemento
tutto viene preparato con cura
come da tradizione mentre
tra il cortile e il mattatoio
c’è la curva del figlio
che pedala come un invasato
e forse va incontro al suo destino
o verso una primavera di starnuti biblici.
Dalla mia voce eppure
arriva lo sguardo di un estraneo
che cerca un’isola e vede
una croce di parole

di Fernando Lena, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2020/11/11/il-nero-la-sicilia-la-parola/

*

Ancora Al Chiuso

Attesa, nella gravità ch’è assente
nel qui, bambagia grigia che, sospetta,
così, m’adagi, bigia, ma sei infetta;
ottusa, dell’oscurità servente.

Ripresa di speciosità, si mente
a chi, qui, indugia ligio, ma rifletta
al dì che già al prestigio s’erge eretta
la resa alla viltà, ad un espediente.

Chiudici a chiave, docente vigliacco!
Hai tra le mani dei nastri di seta,
intento, mozzi le gole a conigli,

unici schiavi, lo ostenti e dai scacco;
sia mai il domani, siam mostri di creta,
ordente, insozzi le suole ai tuoi figli!

di Dino Veniti, qui:
Ancora Al Chiuso

*

Sul sentiero, inaspettata

Un giorno andrò al bosco
lasciando questo divano comodo
andrò al bosco cercando nuovi sentieri
come sempre nei miei soliti giri.
Ci saranno curve sul sentiero
e dopo l’ultima il buio tra gli alberi si farà di un bianco luminoso e invitante.
La vedrò apparire piano in tutto quel bianco
come sbucasse dalle nebbie.
Le previsioni dicono che farà un gran caldo quel giorno
o un gran freddo
e che pioverà se non c’è il sole.
Di sicuro quel giorno saprò che lì finisce il sentiero
mentre quello percorso frana silenzioso nel lago.
Non si può tornare.
Dovranno venirmi a cercare dietro le curve.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2020/11/13/sul-sentiero-inaspettata/

*

Verso Nord

Sulla via del pettirosso
liscio una ruga con la prima
brina sull’erba che riceve il canto.
Piccoli nidi di Cristallo
e nessuna scadenza
per questo continuo
venire al mondo,
l’incedere della lametta
rasa le nebbie fino a mordere
la terra dei sogni, lì giace l’attesa,
tienimi presente. Tienimi al riparo
nel tronco dove passa la luce.

di Catia Dinoni, qui:
https://geografiadellanima.wordpress.com/2020/11/13/verso-nord/

*

Tulipani Gialli

Tulipani gialli abbracciando il sole
aspettavano fuori. Amori e affanni
nello spessore di mura e secrete,
altalene di boccoli e stretti corsetti.
Mani esili fanciulle, misurati sorrisi,
la fanciullezza ceduta al matrimonio,
combinata la dote di vuoto d’amore.
Varcata la soglia un busto di donna
calco riuscito della rassegnazione.
Il tempo stinge le tappezzerie, reca
intatta l’infelicità d’anima sfregio.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/11/16/tulipani-gialli/

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Gioielli Rubati 118: Brenda Davis Harsham – Lucia Lascialfari – Andrea Magno – Sara Capoccioni – Rosario “sarino” Bocchino – Carmine Mangone – Luciano Orlandini – Ettore Massarese.

Novembre nel cervello (November in the brain)

La prima neve sorpresa si scioglie.
L’evidenza di un anno strano
scompare in pozzanghere umide
e terreno fradicio, freddo e tetro.

Così anche le mie speranze di organizzare
calde feste al chiuso di amici,
familiari, vicini e compagni di classe,
allontanati dai rischi di contagio.

Per sconfiggere covid, la mia maschera quotidiana
costringe ogni giorno ad Halloween.
La vacanza in sé è deludente.
Entro metà novembre,

tra l’autunno e l’inverno,
tra disperazione e speranza,
tra movimento e stasi.
Ogni giorno, camminando sul filo del rasoio,

mentre un’elezione divisiva infuria, gli
acquisti di armi aumentano, le milizie si addestrano
e i social media danno voce ai troll.
Ho novembre nel cervello.

Copyright 2020 Brenda Davis Harsham, qui:
November on the Brain

*

Immergiti sulla dorsale spumosa
del resto che ci avanza
é filo di perla
è goccia di sudore che corre
scava il giorno.

Sorvola la cresta petrosa
del piano interiore
è filo d’erba
è goccia di miele che lucida
addolcisce la notte.

Resta in equilibrio sul filo aggrovigliato
del se e del ma
è pertica flessuosa
è tensione degli occhi sull’orizzonte
consola l’abbandono.

Avremo altri giorni e altre notti
anche io e te così soli.
E saranno smeraldi
fioriti come meli
dal lavoro che si prova con le parole
quando non sono più buone
ad emozionarci
e restano nell’aria
in attesa di passare il turno
per farsi comprese.

di Lucia Lascialfari, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100000166383194

*

SULLA SOGLIA

Ho vissuto nella solitudine
esponendomi,
strisciante sulla cattiva strada
non c’ero,
nessuna colpa,
ma adesso baciami,
nessuno specchio mi rifletterà
così come mi vedi,
una forza invecchiare
nel piacere di te,
chiudo occhi
e ti sento, mentre
in preda a questa ossessione,
deflorando passione
tutto ti permetto.

© Andrea Magno, qui:
https://www.facebook.com/andrea.magno.7587

*

Omaggio ai poeti

Avevi diciottanni
Un’età
Che poteva essere
Proclama di vita
Tra le mani
Negli interstizi stretti
D’una casa inesistente
Avevi carta e parole stampate
Avevi lumi febbrili
O già spenti
Lontani per spazio o per tempo
Con gli autori amati
Con l’alito di vita e morte
Da Cesare a Tadeusz
Il passo era breve ripetuto
La gioia l’angoscia
L’irrilevanza d’un attimo
L’eternità ricercata
Sul filo di quelle vite
Scorreva la tua
E di loro ti nutriva
Ogni parola

di Sara Capoccioni, qui
https://www.facebook.com/sara.capoccioni

*

di luoghi amati in tempo

e m’inseguo ancora fin dentro le ossa
d’ignote finestre adattate
e di luoghi appartati per un’edera perduta,
luoghi amati in tempo d’essere luci
di conseguenze malandate
e d’altezze mai arrivate

e se fosse almeno lacrima
il cielo intorno agli occhi
quella vita capitata raramente
sembrerebbe il vento di un attimo infinito
la grazia smarrita
di un fiore appena sorriso

e necessario sarebbe il sole d’inverno
per il silenzio dietro ogni passo
ma fuori piove e tutto sembra prenotato,
l’ultima folla si riduce triste
e sfoggia tutto il dolore di un perimetro
in coda all’ennesimo autobus concepito impreciso

ancora un po’ e si chiude,
un pomeriggio di sagome attraversate
il gusto incapace di un caffè,
nemmeno il solito cane

di Rosario Sarino Bcchino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2020/10/28/di-luoghi-amati-in-tempo/

*

Ho creduto in un noi,
quando bastava credere in un
nostro comune desiderio.

Un giorno
mi resterà
solo l’ombra
del tuo sorriso,
ma anche un ricordo assolato
di come t’ho
leccata con amore
alle sorgenti della mia morte.

di Carmine Mangone, qui:
Il corpo è un pascolo per la gloria dell’attimo

*

Sciarada

Immerso nella fretta della pioggia
in gocce luminose e fluorescenti
spante sul parabrezza in quest’uggia
del ritorno tra pensieri e lamenti

dopo una diagnosi di bieca forgia
d’improvviso questi occhi sonnolenti
“coda per incidente” nella bolgia
d’auto e tir, leggono freddi e furenti

Piangerei se potessi, arrivo stanco
a casa e triste esamino il referto
e mi sfogo contro l’autostrada

e i suoi istantanei ingorghi da sciarada
Poi la notizia di un morto ed è certo
m’accascio sul divano sotto scacco

di Luciano Orlandini, qui:
https://compensazioniequoree.wordpress.com/2020/01/28/sciarada/

*

Ammeschià …

S’arapesse na porta
na’ soglia e’ vita pure indecente
no sta stantia aria e’ niente.
Mmece s’arravoglia sta capa e’ vaghezza
stritolata…
e’ nu piseme e’ chiumme e stanchezza.
Vulesse scagnà nu sguardo e’ malinconia,
sai? Comme chelli sere ca staje triste
ma tiene affianco chi se sape ammeschià
ammeschià cu nu surriso gentile
comme sulo sape fa chi tene dentro aprile,
a primmavera e’ na bellezza ‘nteriore
pecché se porta ‘ncuolle ‘o culore e nu ciore.

di Ettore Massarese, qui:
https://infinitis8.wordpress.com/2020/11/07/ammeschia/

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Gioielli Rubati 117: Manuela Di Dalmazi – Marina Raccanelli – Lucia Triolo – Silvia De Angelis – Mariangela Ruggiu – Elena Milani – Matteo Rosko Rusconi – Claudio Maria Zattera.

Così è la coscienza

Fa una domanda di pane

il coltello che non taglia più
la carne

Apostasia di una lama
vinta dal peso del sangue.

Così è la coscienza
un fiato prima del trapasso,

chiede venia.

di Manuela Di Dalmazi, qui:
https://manueladidalmazi.wordpress.com/2020/10/28/cosi-e-la-coscienza/

*

Chiusa dentro di me

Chiusa dentro di me non come seme
sono veranda vuota, legna da ardere –
sono una vecchia casa sulla strada
a tornanti, in discesa lungo il fiume
degradato a rigagnolo
nero

vedo un fantasma dietro i vetri
e spariscono i corvi nella sera

di Marina Raccanelli, qui:
https://poesiedimarina.wordpress.com/2020/10/17/chiusa-dentro-di-me/

*

tenda da campo

“come la lingua del sole che liscia il pelo ai suoi nati
li sta salvando il desiderio” J. Riechmann, Elogio dei futuri amanti
da “Amo il tuo corpo imperfetto”

—–

[“uscirò dalla tua vita
senza neanche
esservi entrata”].

dove affonda la voce
che mi si scaglia dentro?

impennata complicità di desiderio:
tenda da campo
smarrita quasi agonica per costruire un arrivo

questa giornata randagia
aspetta solo il momento
in cui il tetto è volato via
e può mostrarsi indifesa e tenera
da accarezzare

.[“laggiù vendevano fiori
mi offristi una rosa e
un sorriso”]

e laggiù dove lo sguardo lucida le pietre aguzze
si stacca una vita con i piedi
in ritardo.
Adesso è da me come dono:
provo a chiamarlo essenziale
Per esempio: sei viva. Ti amo*

di Lucia Triolo, qui:
tenda da campo

*

In the rain

Vagheggiante gentilezza
di gocce piovane
sull’immobilità d’un piano
assorto nella mestizia plumbea
d’una malinconia nomade.
Farnetica remote evasioni
di languidi e sommessi occhi.
Riaccende
nel suono
il tocco di palmi
su strati di pelle
ch’esali
nell’estraneità del tempo
un menù trasognato
d’attimi perfetti.

di Silvia De Angelis, qui:
https://deangelisilvia.blogspot.com/2020/05/in-rain.html?spref=fb&fbclid=IwAR3r0KNCHXh-oR3vTjPW83gM48ftT7OdYhm0N2XmmcM5CL04plxOEarx-fM

*

coltivo un piccolo silenzio
incerta se basti ricordare parole usate
o cercarne nuove, in questa vita che si ripete
ma forse una parola nuova mi veste a festa
e forse porta un segno del senso che mi sfugge
perché sempre più la vita cresce dentro
e incontenibile diventa per il nostro guscio fragile
e ci spezza il fiato il gesto corto
le mani estranee su di noi, quell’odore sintetico
di pulito, mentre l’amore non ha più odore
dov’è la vita? risponde vuota ad ogni graffio
senza un saluto, senza un addio

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu

*

Dentro gli occhi chiusi lo stesso pensiero,
è un bambina di nome Domenica
che corre
legata a un aquilone ,
è un volo ,un salto
un’onda .
È una casa piccola ,
non ci sta nulla che ci porti via
dal nostro progetto.
La nostra musica ,
i morsi ai panini che ti ho portato,
quei baci messi a punto nella lontananza,
da provare e riprovare
È un anarchico amore
fra scritte sui muri
e affari di cuore.

di Elena Milani, qui:
https://www.facebook.com/elena.milani.54

*

Varcata la cancellata
siamo legionari che si conquistano il pane.
Le antinfortunistiche sono scudo
la chiave a brugola è gladio
la lima a denti grossi il pugnale dell’affondo.
Le nostre vite restano fuori
come cani fedeli
come l’amante che aspetta il suo turno.
Passiamo alla storia
con il nome inghiottito dall’azienda.

di Matteo Rosko Rusconi, qui:
Una domenica inedita #1: Matteo Rusconi, Poesia operaia

*

I VIVI E I MORTI

Seduto vicino all’angelo di marmo nero
riprendo identità sospetta di vivo, uomo
vivo come coloro che sono stati vivi,
e mi capiscono, mentre io non sono morto
e non comprendo, ma ascolto, tremante, e vi parlo.
Siamo uguali, cari morti, perché dall’invano
noi veniamo, ed esistiamo, e siamo nati, insieme,
figli del caso o di necessità, sacro inizio
di un bagliore che ha colto di sorpresa il niente.
Poso il cristallo sotto la luce della luna
e busso, incerto, al vostro lungo sonno d’argento:
quanto sarò incauto a raccontare, nel domani,
di avervi incontrato in sogno, aimè dimenticando
quanto siete veri e quanto sono io a sognare
voi morti come gli occhi d’un cieco, invece vivi
come lacrime accese da riflessi del cuore.
Legati attraverso la luce d’un filo d’amore,
sottile ed impalpabile, capace d’infiammare
anche la quiete in cui questa notte si finge,
pronunceremo con calma tutte le parole
scrivendo quelle necessarie sopra la roccia
che s’oppone allo spazio d’un pensiero incarnato.
Abbiamo tempo, sebbene voi lo abbiate speso
rifugiati nella colpa d’averci lasciato.
Nel bianco volo del risveglio, tra piume d’oro,
il cuore schiuderà, fragile uovo d’anima.

di Claudio Maria Zattera, qui
https://www.facebook.com/claudio.zattera.1

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Gioielli Rubati 116: Adriana Gloria Marigo – Alessandro Gianesini – Cipriano Gentilino – Isabel De Santis – Marco G. Maggi – Abner Rossi – Daniela Cerrato – Tito Balestra.

La stagione va alle prove dei giorni corti

Non ho mai visto un autunno
svagato e superbo
come questo novello –
lo sguardo si sperde nel verticale
mare amaranto che si rimesta
all’aria vivida.

Non c’è tra ieri e oggi segno
di cedimento, la stagione
si è vocata alla metamorfosi,
principia la via verso il gelo

compiaciuta del proprio andare
lento dissolve in terra
la materia vegetale della luce,
porge il cartiglio della melancolia
ora che va alle prove dei giorni corti.

di Adriana Gloria Marigo, da Dieci poesie per l’Autunno, qui:
https://www.facebook.com/adrianagloria

*

La fenice

Voglio essere fragile,
per andar in frantumi
e perdere i pezzi
della scorza colpita.

Voglio esser strappato,
per veder se all’interno,
lacerata la pelle,
c’è qualcosa di bello.

Voglio essere debole,
per poter affermare
che se ora non vinco,
non vuol dir che non valgo.

Voglio esser distrutto,
per poter riplasmare,
la materia mia informe
in qualcosa di meglio.

di Alessandro Gianesini, qui:
https://loscribacchinodelweb.wordpress.com/2020/10/21/la-fenice/

*

OGGI – 20.10.2020

Non avremmo potuto fermarci
immensi scivolavamo oliati
nei luna park all’ultimo scontro

e casse pettorute all’occasione
ci tracciavano laccati di vernice
screziata middle us.

Ora nel buio raffermo del silenzio
la pelle umida di affanno ti sente
e nell’abbraccio trattenuto
respiriamo.

Valderice 20.10.2020
di Cipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2020/10/20/20-10-2020/

*

Senza Amore

Bisogna che stanotte
io violenti
[senza amore]
la Poesia,
sin dentro il suo ventre.

[Perché mia
è la solitudine mentre mi spoglio dal dolore.
Mio
è questo cedimento che smuove
le chiome nere e voluttuose
della fragilità.
Mia
è questa dismissione dell’amore.]

Perché io possa
finalmente tornare padrona
della mia pelle e di questo letto
vuoto e disfatto
dal sudore della donna
che fui.

di Isabel De Santis, qui:
https://battesimaleferita.wordpress.com/2020/10/01/senza-amore/

*

Pawn Shop (Banco dei Pegni)

Le nuvole nere stipate sul mare
catturano il colore dalle tue iridi
lo inghiottono e fuggono via

Come il martin pescatore rapido
s’affanna in volo verso un nido
così svanisce l’azzurrità che
incontravo nel cielo dei tuoi occhi

Fa così freddo
la luce sempre più s’attenua
posata sul languore di altri giorni
l’inverno sopisce ogni speranza

Al banco dei pegni della vita
ogni avanzo di gioia è stato offerto
ma nessuno pare avere la certezza
di tornare a riscattarlo.

di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2020/10/25/pawn-shop/

*

Compagni di viaggio

Conosco più confini che trincee,
dei primi so che ne conosco tanti,
troppi, sospetto, per una vita sola.

Delle seconde mi fan paura i topi,
i ragni, gli incidenti e gli imbecilli.

Sembrano soltanto accadimenti
qualcosa che la vita ti presenta,
bestie piccole e grandi, compagni
d’avventura e di viaggio, allucinazioni.

Insomma personaggi, maschere,
stonature, immagini confuse
e ricorrenti.

©Abner Rossi (29 ottobre 2020), qui:
https://rossiabner46.wordpress.com/2020/10/29/viaggio/

*

luce del mattino

Luce del mattino imperla la risacca
serafiche le orme impresse sul cuore.
Ancora pallido e arruffato il giorno
stiracchia le prime voci innamorate.
Profumo d’unione sposa il lenzuolo,
s’ammala di solitudine al distacco,
ma il pieno d’amore dentro mi scalda
in me è il sublime insonne bivacco.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/10/27/luce-del-mattino/

*

Anna ho comperato un pezzo di terra
ho un cavallo, una frusta e sollevo la polvere
e chiamo il vicino e gli tocco la spalla
oppure un altro, un sogno più piccolo,
io e te insieme abbiamo una stanza
e abbiamo vetri contro il vento e la pioggia
e un cuscino un po’ grande che basta per due;
guardami in faccia ho gli occhi castani.

di Tito Balestra, qui:

Poesie ritrovate: Tito Balestra | L’Altrove

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Gioielli Rubati 115: Alfonsina Caterino – Nadia Alberici – Maria Allo – Biagina Danieli – Barbara Auzou – Antonio Del Camino Gil – Vernalda di Tanna – Daniela Cerrato.

CAUSA PROBLEMI DI CONNESSIONE INTERNET PROBABILMENTE NON POTRò INTERAGIRE O PUBBLICARE OGGI E NEI PROSSIMI GIORNI, SORRY

tra le pieghe sillaba accadimenti
che sperdono contrasti
accaduti sotto gli occhi
crocevia delle mine
disperse sui volti dei morti prima
di infrangersi silenzio e divenire spazio
·
E’ la distanza che succhia luce alla purezza
gioco metafisico dipinto da Dio di passaggio
nel tempo
per rinvenire le parole
scattando gli universi avanti
alle lancette
·
Nell’impronta il principio è calco
e la purezza respiro che rientra
sottolingua, un uomo violato
dal finale
dal sangue espulso cintura
da riscrivere al buio …
·
… LA PUREZZA E’ VOCE LONTANA
di Alfonsina Caterino, qui:
https://www.facebook.com/titti.barbato.3

*

Comete

Sono tua madre
Tengo i fili sottili dei tuoi capelli
Le mani li pettinano
E amano il liscio scorrere della seta

Voi due lontani ma non importa

Ho ereditato muti abbracci
da palmi larghi e callosi
E cerotti da tutte le mie cadute

Ogni segno mi tiene stretta
agli argini dei volti che mi hanno alimentata

E ora tutte quelle percorrenze
che sono matasse dense di nervi e vene

in questa stretta da me a te
singolarmente come foste uno solo

Le porgo a testamento
di anima e corpo
Nel prossimo futuro
Con o senza di me

(la punta leggera d’egoismo
non sapendomi svanire
chiede di farsi strascico nei pulviscoli
delle vostre comete).

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/10/11/comete/

*

La via del ritorno

[…] Hanno amputato gli alberi stamane.
Così le terrazze straripano di foglie
volteggiando mentre il vento le divide.
Come guardare a un simile massacro
Sai, sarà meglio lasciare lievitare
le parole affilate sull’asfalto del viale.
Voci dietro ricordi che divorano
corpi e pensieri del presente
lettere dentro la Storia
sempre più velate.
Ogni nuovo mattino ritrova
un motivo per tornare e
le foglie e le ombre guariscono.
Ma come ritrovare
nel punto in cui si spezza
la via del ritorno
sulle cicatrici della terra…

di Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2020/10/10/la-via-del-ritorno/

*

Correva

Correva sotto il peso della sua gobba e dei suoi anni.

Tutti i giorni mattina e sera.

Con il sole, con la pioggia.

Composto e determinato.

Mai una smorfia di stanchezza.

Mai un tentennamento.

Ritmo costante.

Ed io lo guardavo, dal balcone, rapita dalla sua caparbietà.

La stortura, le deformazioni e gli ostacoli della vita non lo avevano vinto, lui era il vincente ad ogni chilometro divorato, ad ogni spasmo muscolare.

Dopo qualche anno smise di correre e iniziò a camminare con passo veloce sempre sotto il peso della sua gobba e dei suoi anni.

Lo sguardo era il medesimo vincente sguardo di quando correva.

La stessa determinazione, la stessa abnegazione.

Da un giorno all’altro è svanito.

Non mi chiedo cosa gli sia accaduto.

Quel che conta è quel che ho imparato da questo uomo.

La mia anima lo vedrà correre indomito per sempre.

di Biagina Danieli, qui:
https://biadoit.wordpress.com/2020/10/11/correva/

*

Quale viaggio per la poesia? – Ripresa

Quale viaggio per la poesia
Se non quello di un corpo appassionato
Srotolato e disarmato in un nido di veglia?

Ritirati nel blu andremo molto lentamente
Siedi ugualmente nel cuore dell’attesa abolita
E guarda con gioia bruciare il grezzo basamento delle nostre anime

Nell’effimero che va avanti per sempre

di Barbara Auzou, qui:
https://lireditelle.wordpress.com/2020/10/12/quel-voyage-pour-la-poesie-reprise/

*

13 ottobre. Buongiorno. Alba.

L ‘ ombra va davanti. Indietro, il sole
proietta la mia silhouette sull’asfalto.
In cielo, incipiente, l’albero
Brucia la mattina, ancora inconcreta.
Un altro giorno inizia e non ce la faccio
a raggiungermi nell’ombra che inseguo.
L ‘ ombra e la mattina: tempo esatto
che fluisce senza sosta né svario.
Annoiato e silente abbassa il fiume,
e il paesaggio non è più quello, intatto.
Per questa geografia della mia infanzia
passa un altro me. Anche la sua circostanza.

di Antonio Del Camino Gil, qui:
https://www.facebook.com/antonio.delcaminogil

*

La distanza allatta ogni domanda,
spettina la pelle. E la tua lingua,
stiracchiata, sussurra una voce
disumana. Resta a galla una rete
spoglia d’acqua. Se ami il giorno,
rischi di fraintendere le stelle: il callo
della malinconia è la doppia
vita che sa fingere la nostalgia.

(Inedito)
di Vernalda Di Tanna, qui:
Vernalda Di Tanna | Nutrimento disumano | Poesia inedita

*

Davey

Angelo demone, sogno realtà
schianto di finezza androgina
salvi dai silenzi che affettano
l’anima. Saetta, botto sicuro,
l’attacco di batteria aggancia
il basso elettrico frenetico,
l’assolo estatico di chitarra
sogno che incastra i sensi
nel puzzle più armonioso.
Un bisogno il primo rewind
altri ne seguono a stordire,
la tua voce è un bel morire…

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/10/18/davey/

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Gioielli Rubati 114: Selenia Bellavia – Gary J. Steele – Luigi Paraboschi – Maurizio Manzo – Chiara Adezati – Abner Rossi – Manuela Di Dalmazi – Umeed Alì.

E poi ricontinuarono a succedere
le cose corazzate silenziose
o tu audace o tu rapita voce
orlata da un’anemone o forse

un impeto di spazio era chiarore
impresso da una formula bruciata
nei corridoi segnati dall’essenza
come una luce gialla della primula

sulle rovine grevi di quest’isola
già assurda pure per gli dei, vicino
o tu vicino al cielo più del sole

brado. Potrei giurarlo.

di Selena Bellavia, qui:
https://www.facebook.com/selenia.bellavia

*

paper rock scissors… (forbici sassi carta …)
.
un granello di sabbia su una spiaggia
una goccia d’acqua in un oceano
mai solo, solo un’esistenza solitaria
il mio tutto è niente
perché il mio niente è tutto
.
potrei leggere le stelle di notte
la verità non parla mai ad alta voce
ma nel cuore della mia ignoranza
unisce tutti i granelli di sabbia
tutte gocce di un oceano a cui aggrapparsi
.
mentre mi dissolvo in sogni e desideri
perfettamente imperfetto di pensieri
di amore, empatia, compassione
breve storia di un’esistenza

di Gary J. Steele, qui:
https://steele646.wordpress.com/2020/10/04/paper-rock-scissors/

*

Fammi riposare come il gatto

( da un malato di Parkinson )

Tu che puoi, distendi ora le mie ginocchia
e allunga questo corpo rattrappito
che per trent’anni si è contratto
e ha spasimato notte e giorno
come un pesce nella nassa,

distendilo come fa il gatto quando gode
al sole e si spancia a gambe lunghe
per godere il tepore delle foglie

così ch’io possa entrare nel Tuo regno
con indosso l’abito elegante che mi ero fatto
per l’unica occasione d’ incontro
quando ho desiderato anch’io una briciola
di quei gesti d’affetto che tutti
sognano e molti ricevono in regalo.

Ora sono qui, davanti a Te, rannicchiato
come un gomitolo e rotolerò ai piedi
del Tuo trono ma non avrò parole accusatorie,
né cercherò alcuna scusa, resto il gomitolo
addolorato che ero e che fa domande
e spera, spera ancora di capire
ciò che nel tempo non gli hai svelato :
perché a tanti è concesso troppo
ed a qualcuno tagli pure il necessario?

perché la santità è così dura da fare nostra,
e io sono stato foglia appassita prima
del mio tempo, quand’era ancora primavera ?
( in memoria di Silvano )

di Luigi Paraboschi, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100018279588942

*

Hai voluto dire di
aderire alla soluzione
del sole in semplici asserzioni
tra l’asse e le sciolte
lezioni offuscate –
chiedi acqua che evapora
tra e per le labbra
e la spora che annega
in questo anello
poco prima di un bacio.

di Maurizio Manzo, qui:
https://www.facebook.com/maurizio61manzo

*

Distintamente si propaga ovunque
l’odore del mare: sono arrivata.
Davanti filtra il sole fra le canne,
alle spalle dolce notte d’amore,

segreta. Qui il dio dell’orizzonte
ignaro accoglie lo scarso pubblico,
lascia si scruti la neve sul monte,
che è limpida l’aria, e isole.

Gradito punto d’approdo, in inverno,
come se, abbandonata dalle onde,
mi abbandonassi, prona, sulla riva;
come è limpida l’acqua, a testa vuota.

di Chiara Adezati, qui:
https://www.facebook.com/SittingOnTheDockOfTheBay2/

*

Del prima e del dopo

Non posso dirti del tramonto
chi del tramonto sa è perché tace.
Tace per dovere di cronaca
e perché notte arrivi senza suoni
dopo e infine
prendere in su per scale conosciute
lanciare lì un’ultima scommessa
per la prossima vita un altro suono.

di Abner Rossi, qui:
https://rossiabner46.wordpress.com/2020/10/07/del-prima-e-del-dopo/

*

Ma non è vero

Ma non è vero che si ama
solo una volta nella vita.
Ne la morte è una
poiché ogni giorno si resuscita.
Ma non è vero
che il cielo finirà mai
di specchiarsi sul mare,
né le onde potranno
far diventare verdi le sabbie.
Non è vero che esiste
un minuto
prima della morte,
prima […]

di Manuela Di Dalmazi, qui:
https://manueladidalmazi.wordpress.com/2020/10/07/ma-non-e-vero/

*

Nostalgia

Mia cara nostalgia rimani con me
non devi lasciarmi mai solo.
Perché senza di te non riesco più a vivere.
Questa è una città piena di indifferenti
nessuno ti vuole bene più.
IO ti conosco da quando ero bambino
neanche per un giorno siamo stati lontani.
Mia nostalgia rimani con me.
Se vuoi stasera andiamo insieme
in qualche luogo particolarmente bello,
dove prenderemo qualche birra fresca
per dimenticare alcuni problemi,
poi in tarda serata andremo a casa
dormiremo insieme abbracciati come sempre
e ti racconterò una bella poesia
dedicata a te, mia cara nostalgia.

di Umeed Alì, qui:
https://claudioperna.wordpress.com/2016/12/24/umeed-ali-il-poeta/

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Gioielli Rubati 113: Francine Hamelin – Franco Bonvini – Silvia Maria Molesini – Anna Lamberti Bocconi – Amina Narimi – Carmine Mangone – Andrea Casoli – Elisa Falciori.

TERRA DI MEMORIA

nella notte ardente di una stella-chimera
ascoltavo i venti che mi soffiavano nelle vene
mosaico indaco nel segreto del mio sangue
oh Terra, mio ricordo di infinite fioriture

geroglifici del tempo scolpiti nei miei palmi
ho allungato le mani nella loro nudità di carne
e i sogni MI hanno inciso il loro mistero nell’anima
O Terra, mia luce verso i vasti orizzonti

di Francine Hamelin, qui:
https://lenversdesjours.wordpress.com/2020/09/26/terre-memoire/

*

So dove sta l’introvabile

So dove sta l’introvabile,
e lo so perché un giorno mi sono perso,
perso nelle nebbie e ombre della malinconia
e lì si è fatto trovare,
accanto a un pozzo retinato di sole.

Allora, direte, che introvabile è..
È che da quel giorno ne ho le tasche piene
ne ho riempito tasche e taschini
e lì è fiorito, svelato e senza ombre
vestito di nuovi colori e pelli,
nuovi orli ai pozzi.

Come d’altro mondo lo sfondo.

Devi solo credere che esista,
e che di nuovo si farà trovare
facendosi subito introvabile
per poter così rifiorire.

Perché non è in quel mondo l’introvabile
né in questo.

È nel credere, con fede.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2020/09/25/so-dove-sta-lintrovabile/

*

Finalmente un’altra notte.
Campana attraversa il paese
nei trivi cerca le donne le
raccoglie come i fiori, rose
che sono gemme che sono rose in-
finite mentre l’alta notte

volge lo sguardo al tramonto spaccato
e per un momento tutto lo segue
così fa il pifferaio, dirige i moti
finché non incontra il Futuro
e lì Campana risente le botte
sorride per ultimo, rispacca il cielo,

e Genova ora diventa adesso
la scalza rossa puntuta della notte tirrena.

di Silvia Maria Molesini, qui:
https://www.facebook.com/silvia.molesini

*

Sono io

son io che non so più esistere
se non nel nero dei lividi
la fantasia che mi mutila
la mia giornata che zoppica
la tua pistola che scarica
accuse che non perdonano
quel che i ricordi mi dicono
tutto stipato in un angolo
dimenticata la musica
buttata all’aria la camera
con la violenza del sabato
il vuoto della domenica

son io che voglio ricevere
la tua memoria terribile
la medicina più acida
che ho avuto in gola perdendoti
i frutti del tuo miracolo
mortificati in pozzanghere
con la paura di vivere
e il cuore che non sa prendere
e tu lo sai che sarà così
che proverò finché morirò
a consolare fortissimo
la vita che non sa piangere.

di Anna Lamberti Bocconi, qui:
https://www.facebook.com/lambertibocconi?comment_id=Y29tbWVudDoxMDIyMzI5MjQ5NzIxMDcxMF8xMDIyMzI5MzYxMjM5ODU4OQ%3D%3D

*

Il suo respiro breve è un largo d’aria

Dove l’ora ha nascosto le vigilie
il suo respiro breve è un largo d’aria
e nuova pace sui chicchi luminosi.

Non c’è niente di magico che arriva
con questo primo freddo nella casa,
eppure spezza il pane quotidiano
fecondandolo con grazia e libertà.

Penetra così nel mio lavoro,
nello sforzo gentile del cuore,
che si apre e si allarga al ricordo
del myron, del crisma bollito
con tutti gli aromi del mondo,
dell’orecchio percosso dai sistri
e gli occhi pieni di fiori.

di Amina Narimi, qui:
https://aminanarimidotcom.wordpress.com/2020/09/26/il-suo-respiro-breve-e-un-largo-daria/

*

In una poesia circondata dal
mare,
chi è che circonda a
sua volta l’acqua?
Il paese della tua bocca
mi accoglie nella
scienza dove frana ogni voce.
Il cielo sbadiglia.
La luna mi sveste fino a farmi
cantare ogni più piccola foglia.

di Carmine Mangone, qui:
https://www.facebook.com/carmine.mangone

*

DI COSA

Di cosa si vantassero le stelle
in quelle notti nostre tormentate
ci chiedevamo spesso mentre in casa
sembravano sparire tutti i cieli
colorati prendendoci per mano.

Di cosa si nutrissero le rose
nei giorni grigi o a piogge interminate
ci chiedevamo spesso mentre in casa
sembravano tornare i temporali
abbandonati un tempo assai lontano.

Di cosa ci mancasse per volare
non parleremo mai, lasciamo stare.

di Andrea Casoli, qui:
https://www.facebook.com/andrea.casoli72

*

A pian terreno

Non è poi così grave
il rancore che agonizza
dal fondo delle scale
acceso tra le strisce rossastre
di questa malinconia autunnale.
Basta ignorarlo
con un gesto inatteso.
Un saluto a mano alzata
alla foglia esausta che cade
un like o un sorriso
tra la lingua che inciampa
in una preghiera.
Si potrebbe dire quasi scomparso
e finirò per riderne
ora che finzioni e realtà
vivono a pian terreno
e il tempo dalle alte vendette
ha perso vigore…

di Elisa Falciori, qui:
https://elisafalciori.wordpress.com/2020/09/26/a-pian-terreno/

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Gioielli Rubati 112: Olmo Losca – Matteo Rusconi – Marina Marchesiello – Irene Rapelli – Lucia Piombo – Anna Maria Bonfiglio – Daniele Cerva – Lucia Triolo.

NESSUN MANDATO

La libertà non ha bisogno di mandati

Non è nè democratica nè autoritaria
nè comunista nè fascista
nè credente nè agnostica
nè donna nè uomo

Nè ignorata nè studiata
nè violenta nè pacifista
nè inventata nè pianificata
nè glorificata nè abbandonata

Essa è il respiro stesso dei corpi
il motore principale del cuore
dei muscoli, dei tendini

E proprio perché inscindibile dai corpi
non può essere etichettata o incasellata
nè racchiusa in codici o tavole

La libertà è libertà
è calda e fredda
è vicinanza e lontananza
è sale e dolce nettare

È sguardo e cecità
è lacrime e gioia
è ferma e in movimento
è calma e rabbia

La libertà è libertà
è fratellanza e sorellanza
è sole e tempesta

Fate attenzione a chi delimita
il concetto di libertà
toccategli il petto

Se non si solleva
neanche di un battito
è uno dei tanti morti viventi

Morti che dimenticano i vivi
morti che ricordano morti
nemici della libertà.

di Olmo Losca, qui:

dell’Olmo, le poesie sociali per “scardinare l’indefinito e raccontarlo”.

*

Cose strane

Penso cose strane
senza peso.
Ti avrei voluta leccare
con un tocco assai leggero
ma ho sentito la paura di poterti rovinare
perché mi vedo
aggrappato ad un grattacielo.
Faccio cose strane, lo sai
da quando non ci sei:
mangio fiori a colazione
e fumo tisane di malinconia.

di Matteo “Roskaccio” Rusconi, qui:
Cose Strane

*

Dovevo arrivare a dire tutto
senza muovere bocca;
quando la mia bambina ha bisbigliato
nel sonno
“Di noi non sappiamo più nulla”
le mie parole erano già tutte scivolate
nel dirupo del ricordo.
Il mio molto accanto al suo poco.
A vegliarci c’era la nostra camera intatta
con le finestre appena aperte
e tutte le altre cose ben chiuse.
Ma il silenzio, ah quello -che canto-
ci attraversava a tratti di luce
le labbra addormentate che non dicevano
ma che di altre vite,
nel sogno,
meglio sapevano.
Dovevo arrivare a dire tutto
senza muovere bocca.
Dovevo arrivare a chiedermi tutto
senza rispondere niente.

di Marina Marchesiello, qui:
https://www.facebook.com/marina.marchesiello

*

Rosicchiare ossi

Iena, bevi il mio sangue. Per la strada
scintilla l’occhio all’urlo degli agnelli
sacrificati al branco. Fauna brada
percorre saltellando su mantelli,
maschere e smalti, così si dirada
la nebbia dal silenzio. Tra gli uccelli
l’avvoltoio mi scruta. Non accada
che rimasugli di note e acquerelli
recisi dalla carne siano persi.
Non rimanga che il vuoto nello sguardo
di cacciatori alla mercé di preda
che altri non è che l’ago dentro i versi
rigirando le carte nell’azzardo
di laghi in fiamme, senza che tu veda.

di Irene Rapelli, qui:

Rosicchiare ossi

*

Almeno adesso…

Almeno adesso, lo vedi che ha smesso?
Almeno adesso
anche se vedo un cielo nero nero da questa postazione
in cima a mille note
Bach, sempre Bach
questa postazione precaria
e se cadessi?
in cima a qualche speranza e qualche paura
tanta paura e poca speranza
almeno adesso che faresti, dimmi
se mi perdessi?

di Lucia Piombo, qui:
https://poetella.wordpress.com/2020/09/25/almeno-adesso/

*

Non c’è giro di chiave sufficiente
a segregare il tarlo
che rode l’interna impalcatura

Magari si potesse
con incollante rapido i guasti
riparare e le rotture

e credere che solchi e tarlature
siano preziosismi d’antiquario

di Anna Maria Bonfiglio, qui:
https://www.facebook.com/anna.m.bonfiglio

*

Ti sei presa
i miei anni migliori
Hai portato via
come premio ambito
il mio desiderio
il mio essere te
Hai lasciato vuoti
incolmabili
solitudini striscianti
immagini sbiadite
ed un ricordo
colmo di rimpianti
Meglio per me
dimenticare
cancellare il tuo viso
sorridente in fotografia
Ho giorni da vivere
e tempo
per annullare
un rimpianto
da troppo tempo masticato

di Daniele Cerva, qui:
https://www.facebook.com/aranlukas

*

Briciole di roccia

Briciole di roccia,
il mio lascito di felicità:
nel mio specchio non vidi
che il fiore del Nulla.
Mi accecò il sole
senza illuminarmi.
Che sia ora il vento
a giudicarmi,
lui cambia direzione
ed ho speranza.

La mia vita
è stata solo
il rossetto lucido
sulle labbra della luna
quella sera che tu eri con me
e lei per noi si fece bella.

di Lucia Triolo, qui:
briciole di roccia

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Gioielli Rubati 111: Franz Cortese – Luigi Paraboschi – Luca Gamberini – Daniela Cerrato – Catia Dinoni – Gianfranco Isetta – Anna Elisa De Gregorio – Sotirios Pastakas.

Un dente di leone

E quel che resta del giorno
danza sulle ali di un dente di leone.
E’ un pensiero lieve, stupendo
portato sino a me dal vento.
Oh, le tue mani a coppa
ne catturano la diafana essenza,
aprile, soffia! Dammene presenza.

di Franz Cortese, qui:
https://infinitis8.wordpress.com/2020/09/15/un-dente-di-leone/

*

Tra muri color panna di corsia e nelle prove
del giorno che si compatta con perseveranza
un quarto d’arcobaleno s’inarca fra la pioggia
e il condominio arancio pallido, dilavato.

Si fa corpo così l’attesa della tua epifania
e la parola assenza è scritta sopra un libro
dalle pagine ancora da tagliare, ma pure si forma
sulla lingua e sfugge come miraggio di carovane.

E’ dei nudi la speranza d’un inverno mite
ma io ho solamente gesti dalla crosta indurita
visto troppe maree, cavalcato lune,
dondolato sopra le stelle, per pronunciare
il mio “ fiat” senza deludere le campane
che domandano una fede priva di scorie

di Luigi Paraboschi, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100018279588942

*

IL CUORE GRANDE DEL MARE

Oggi il mare ha portato a riva
una cagnolina morta.
L’ho percepita femmina
dalla dolcezza dei suoi interi resti.
Ho pensato molto sul da farsi.
Ho chiesto aiuto alle mie lacrime
mentre la accarezzavo, la mia poca
mobilità è diventata un impaccio
grande per queste cose, mi ha preso
una disperazione angelica, tipica
dell’incapace, sono andato a cercare
dei bastoni. Avrei voluto costruire
una barella, di più inutile solamente
il mio pensiero. Ho camminato
qualche metro sulla mite sabbia
senza trovare nulla di valevole.
Sconsolato, sono ritornato sui miei
incerti passi, un’onda se l’era ripresa.
Mi sono sentito sollevato, vederla
tra le braccia del mare mi ha ricordato
quando, bambino, mi lasciavo cullare
in braccio a mia madre. Tutto ha una fine
che non finisce se la morte sa essere dolce.

di Luca Gamberini, qui:
https://www.facebook.com/luca.gamberini.7

*

Lo sconcio

Coniugando privati desideri
farsi palpare seni e natiche
non è oltraggio né peccato,
sconcio è farsi toccare
nei segreti più intimi
permettere il furto di un passato
reliquia, aprire il tabernacolo
dei sogni e idolatrati affetti,
sporcare candori sepolcrali
laddove I fiori non sono
di Baudelaire e si scaldano
al calore più sacro della vita.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/09/14/lo-sconcio/

*

Ouverture d’automne

Si apre una botola,
inghiotte il fiato dell’estate.

Un brivido è la rugiada
che veste
la radice del mattino

sulle cicatrici della terra
si prepara ad inumidire un seme.

Del raccolto il ricordo
si fa setaccio di linfa da spartire
per un pasto di gaudio,

mentre l’offertorio delle foglie
abbandona il linguaggio del verde
e si appresta al silenzio.

di Catia Dinoni, qui:
https://geografiadellanima.wordpress.com/2020/09/22/ouverture-dautomne/

*

CAMBIO STAGIONE

“muoverli, ogni tanto,
spostarli,
i vestiti nell’armadio
Non ci possono essere
futuri sempre uguali.
Anche la polvere
si può conservare
fino al disgelo
che reclama piegature
fresche, orizzonti aperti
su piumoni riposti
Un confine da passare
L’intero domani”

di Gianfranco Isetta, qui:

MOMENTI DI-VERSI. CAMBIO STAGIONE

*

I soccombenti

Mani d’incomparabile fascino quelle dei falsari d’arte, eppure mani d’ombra.
La rivalsa per questi uomini tristissimi e geniali prima di morire sarà la coscienza d’aver condotto un’esistenza d’inganni senza essere scoperti. Ma sarà l’unico indennizzo: davanti a loro, infatti, il vuoto di non essere stati.

Han Van Meegeren ebbe l’accortezza di creare i suoi falsi con soggetti originali e quindi non comparabili, e sarebbe stato uno di quei mai esistiti se non avesse scelto di confessare il suo crimine dipingendo davanti agl’increduli giudici uno dei suoi perfetti Vermeer. Azzurri oltremarini e tela invecchiata da lievi craquelures…

Il crepacuore del carcere in cambio di memoria.

di Anna Elisa De Gregorio, qui:

L’ombra e il davanzale | Anna Elisa De Gregorio

*

SECONDO GIORNO, 18/12

Piccolo corallo e corallo piccolino;
nascono le idee più grandi
dalle asperità:
un delta di fuoco sbuffa.
Miasmi irrespirabili
grotte sottomarine,
regno di sardella liquida
una moneta sotto la lingua
vene pronte ad esplodere
sudore grondante
dalla mia fronte al tartaro
polpo treppiede e alla stella
marina a cento braci.
Getti subacquei
gas vulcanici,
visione caleidoscopica,
tappeto trapuntato in volo
la spugna da cucina in spugna,
barriera corallina, pesce rana, pesce pietra,
tanti giorni sul fondale,
cavallucci marini, radici sotterranee,
fondo sabbioso il pattino
nel fango e un gambero cieco
sporcizia, sabbia e terra, borse
borse cinture e scarpe spaiate
ombrelli di pesce gatto pneumatici.
Bava bava bava
bolle:
Quindi questa è la morte?
Mare fuori e mare dentro di me?
Sono un naufrago
nel regno liquido
dove si muove un genio come me:
il campo d’azione comune in piena
inattività, come elabora
il guscio di un’ostrica
la perla. Lo scroto
gli spermatozoi l’osso del cranio
le grandi decisioni,
i pensieri criminali
le associazioni libere
fa ondeggiare le spighe
germogliare il mare
il ferro viene versato in stampi.
Penios si versa a Kouloura;
una costa che sta per ospitare
a pochi metri dal molo,
i mostri che ha dato alla luce
Il mio cervello navigato.
Il mare non si stanca
spingendo. Le onde spingono
il corpo nel sonno.

di Sotirios Pastakas, qui:
https://www.culturebook.gr/metafrasmeni-poiisi/all-ombra-di-athos.html?fbclid=IwAR3VCxk3hVPdGvpZNByJuCM8JQducE2_mcHpbIVAIINI1fLPLl4Xl3jHaMY

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Gioielli Rubati 110: Mary Piscicelli – Carla Viganò – Carmine Mangone – Luca Gamberini – Nadia Alberici – Michele Obit – Maria Allo – Frankie Fancello.

Marynconia

Maledetto
quel vuoto che mi assale
nella carezza che il vento mi porge
nel caldo afoso di Bologna,
nel verde vivo dei viali,
nelle foglie che si lasciano cadere,
nel freddo che mi punge il viso,
nel sole pallido,
nella piazza di Scaravilli,
nel 25 che passa e non si ferma,
che in fondo la sua corsa non so mica qual è.
E poi nel pezzo in radio,
Nella stazione di G.,
nei segui già,
nel letto, troppo grande per me.
Quel vuoto che mi pervade quando la meta è quella di casa,
Come questi pensieri sparsi,
Cosi la mia mente
Ogni
FOTTUTO
GIORNO
!

di Mary Piscicelli, qui:
https://marynconica.wordpress.com/2019/10/13/marynconia/

*

C’è ritrosia nel toccarsi
a buccia d’arancia
più erosa dell’età
quando amato il sogno
trasognati non si è.
Muta la citazione
l’approdo al superficiale
e se consolidato a un tempo
il sospetto dell’occhio
è una massa di polimeri
dismessi da bambini.
Ed è feroce questa foce
tradisce e è croce. In certe ore
a cono di luce, perline
nelle lische epidermiche
l’acquasanta
ha rovesciato la fonte.

di Carla Viganò, qui:
https://www.facebook.com/carla.vigano.391

*

Covo in me il desiderio di lambirti,
di toccarti,
senza la nausea della poesia,
senza la necessità puerile di far pace con l’amore.
Un fuoco gentile assume tutta la
chiarezza del possibile
e lascia le tue labbra dentro un
calore nuovo.
La notte è gravida,
io respiro le stelle,
la corteccia del cuore protegge anche il sangue smarrito.
Nell’eternità stronza della materia,
siamo sempre in ritardo d’un corpo.

di Carmine Mangone, qui:
https://www.facebook.com/carmine.mangone
e qui:
Senza la nausea della poesia

*

PICCOLE INCOMPRENSIONI TRA MORTI

Vi sono morti che pare stiano dormendo
tra la gente che dorme e che pare morta.
La terra ghiacciata imprigiona l’erba, che
vorrebbe crescere nuda, colorare posticci
giardini dove si vedono i polli allo spiedo.
Se penso a quanto orgoglio buttato viene
da ridere al mio cuore di solenne plastica.
Nella povera casa è d’uso fucinare la cena
alitare nel bicchiere vuoto, ridestare brevi
accoramenti svenduti al peggior offerente.

di Luca Gamberini, qui:
https://www.facebook.com/luca.gamberini.7

*

TRA UN SOLE E L’ALTRO

Approdare in una notte azzurra
E svegliarsi
Leggendo i sogni da lontano
Ieri annusavo il vento alle piante
come fosse una tempesta chiara d’aquile
Oggi
Tra un sole e l’altro
Cado nelle lacrime del fosso
Che trattiene dolce le caviglie
Il divenire è solo peso d’aria
Il resto è strato solido e costante
E un impercettibile scomposizione.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/09/08/tra-un-sole-e-laltro/

*

(Ricordarsi del privilegio) (inedito)

Di essere stati molto di più
dell’equivoco di un pensiero
di essere nati in autunno
le prime ore di un giorno ventoso
di aver incontrato Kafka
tra i canali e le edicole di Venezia
di aver imparato a scrivere
mentre i compagni giocavano a biglie
di essere stato zattera e approdo
almeno per le poche persone che ho amato
di aver visto ombre di alberi secolari
inchinarsi al passo di un bambino
di aver pensato spesso alla Mesopotamia
quando le scarpe si riempivano di sabbia
di aver creduto in un dolore più tenue
e nelle ore immutabili dell’attesa
di averti avuta sempre accanto
sola nella latitudine dei miei ricordi.

di Michele Obit, qui:

Michele Obit | Ad alcuni piace la poesia 2020

*

Non c’è altra parola

Occhieggia l’alba in mezzo al porto.
Il silenzio infranto delle onde
le rauche lingue dei gabbiani
implodono lontane in mezzo al mare
tagliano a colpi d’ascia
dolore sopra dolore.
Io da qui vedo impronte diradarsi
vedo cose e mi lascio attraversare
con una distanza sempre più lieve
dal candore feroce delle tue mani.
Si tocca il fondo di tanto in tanto
per il troppo bene e non c’è
altra parola tra il vento e l’acqua
più forte e chiara come l’amore.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2020/09/06/non-ce-altra-parola-2/

*

per quelli che sono e non sono più

Naturalmente i ricordi non sono
qui per consolarci, vengono a noi
come da una riva stretta, da un palmo
rivolto verso l’alto, indispettito,
parlando una lingua minuta, acerba;
ma è solo un percuotersi comico
un tutti contro tutti devastante
un gioco da bambino senza sonno

i migliori si sgranano le vesti
entrano silenti in aggiornamento:
questo buio feroce è qui per loro:
eccoli, infine, a sillabarsi interi

seduto con la polvere negli occhi
mi sembra di amare tutto da una vita
e un altro tempo e un altro tempo ancora
in altro posto e un altro posto ancora.

di Frankie Fancello, qui:
https://fancello.wordpress.com/2020/09/09/535/

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