Il Pane

Il pane è ancora verde,
poi sarà crudo.
Daremo sangue a tanto cinema
senza altri doveri
verso i parapiglia del tempo
abbandonato a terra
fra torrenti di foglie senza nome
e il gorgogliare del bollitore.
Raccontiamo chi saremo,
la realtà non affondi la storia.

425 Dopo Cristo

Cassiano, preghi il Signore
dai carboni ardenti
o per quella rosa che, lenta,
ti si allarga in petto?

I giovani fuggivano
verso una Terra Santa judenfrei,
le ragazze consegnavano
il proprio sbocciare
a una chiesa già proprietaria,
tutti vollero espiare
l’imperialismo dei padri,
consegnarsi a una difficile vita eterna,
di cui ancora non conosciamo
la vera natura, se non dopo
avere varcato la soglia

oggi no, forse domani,
c’è un silenzio che rompe la linea
tra cielo e mare, sento i polmoni
saccheggiare aria e rilasciare,
anche il decadimento esige
attimi di respiro.

disfattista

Tieni lontana gemella morte.
Accarezza il primo culo di crocerossina
a portata di mano. Forse sarà l’ultimo.
Adeguati, bestemmia, ogni guerra è così;
a meno che quando la dichiarino
nessuno ci vada:
dovrai ogni volta rispondere alla cartolina,
catapultarti da un treno all’altro
verso luoghi se no sconosciuti,
lontano da mamma, sorella, morosa.
Provare a sopravvivere
nella babele di dialetti e sconfitte
continue, disperate. Scava disfattista,
tieni ben ferma la pagnotta prima di sparare
altrimenti si vedrà la bruciatura;
non è il popolo a trarre sangue
dalle guerre di popoli.
Altrimenti i generali liberano carabinieri
per obbligarti a correre contro la mitraglia,
senza eccessivi fronzoli patriottici,
dietro fucili spianati
col colpo già in canna.