Gioielli Rubati 99: Eletta Senso – Luciana Riommi – Maria Allo – Anna Maria Curci – Franz – Carlo Molinari – Enrico Tartagni – Italo Bonassi.

Da questo numero del Domenicale è doveroso il ringraziamento a Daniela Cerrato per l’entusiasmo, la freschezza e l’aria di rinnovamento che sta portando a questa rubrica. Grazie.

TROVATE LA RUBRICA ANCHE QUI:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

Temporale

Mi piace il temporale
per la forza e l’impeto
– nel carnato velo del cielo.
Perché colora
di livido scuro il vento
e s’abbatte così improvviso
con rombi e sobbalzi
sulla piana striata di freschezza.
Perché colora il buio
con lampi elettrici
e tremanti parole.
E smuove l’erba
– abbandonata e dolce nel corpo –
creando onde ritmiche.
Mi piace il temporale
come i baci strappati
che hanno
i brividi lunghi.
Perché è vitale
e rompe la stasi
e le soste del sonno.
Per come esalta il giallo
e il viola
in un alone d’echi.

di Eletta Senso, qui:
Temporale

*

inverno

avvertimi se arriva un’altra estate
avvertimi prima che faccia sera.

per il viaggio
seguirò le tracce di un inverno.
io non ho mai pensato
che l’inverno fosse anaffettivo.

di Luciana Riommi, qui:
https://lallaerre.wordpress.com/2020/06/27/inverno/

*

Come da un’altra terra

Non c’è riparo ai colpi
se nuda la vita con i piedi
nell’erba la senti slittare
tra le nebbie…
Se con occhi arrossati
annoti di silenzio la pelle
mentre sotto le dita
il pantano umano
ti inchioda spine sul petto.
Solo lo sguardo di rondine
in volo col fiato di un dio
oltre la notte
avanza con più calda luce
fino a saperti terra
come da un’altra terra
per troppo ardore.

di Maria Allo, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/06/30/come-da-unaltra-terra-di-maria-allo/

*

τὸν καλὸν ἀγῶνα

Per ritrovare il senso
ermeneutica salda
senza affannarsi a orpelli
formulette orecchiate:

“critica militante”
“vera poesia civile”

Sciocchezze: è sempre agone
vita pensiero scelta.

di Anna Maria Curci, qui:
https://www.facebook.com/anna.curci.37?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAW8DvIMPQkq9rUR3__mxxCEtQeJyIuZ1Cc5CLLgonmBIRtRLBY7z-cOtVjPSHvSu5U3UkUloBR0j5B&hc_ref=ARR_NNHXb-U22Lu3VUnRoaI3QLDX0F4LBjHnsQqwibru5h_09wDtFw2BELnJGO2dReM&fref=nf

*

Un ritorno eterno.

Tu sola conosci la pelle del mio dolore.
Questa scorticata carne
che seppe rifiorire in amore…
Tu sola conosci
il contrappasso del mio cerchio infernale
tu sola sai che è dannazione
che fa male, assai male.
Ma a volte, lo sai, da questa Malebolge
vedo spicchi di cosmo
e a lui sereno il mio sguardo si volge.
Oh, dal chiuso chiuso del mio inferno,
scrivo versi
carezzando un ritorno eterno.

di Franz, qui:
da https://infinitis8.wordpress.com/2020/07/01/un-ritorno-eterno/

*

DI RONDINI ZIGANE

Garrisce
questa nuova alba
al canto sfrenato
di rondini senza meta,
e il cuore fiorisce
e si mescola fiero
al verde dei tralci.
La notte s’è fregiata
di ceruleo e di pesca
e le nuvole s’incalzano
verso il cosmo tenero,
che non puoi palpare
ma che si fa decantare
tra papaveri e grano d’oro.
Ci si può smarrire
negl’impeti di luce
senza una preghiera.

di Carlo Molinari, qui
https://carlomolinariit.wordpress.com/2020/07/01/di-rondini-zigane/

*

E POI?

Dove
la mia ragione sanguina
ascoltando il male
che mi cresce
e i giorni gli anni le morti e poi…
e poi e poi…
e poi le storie le chiacchiere di dio
su tutte le nostre eucarestie
coi suoi giorni delle burle
antiritratti di se stesso
colorati con due soldi di ricordi
dal suo trono
vicino a cieli riempiti
con le parole della gente…
e non son stato io…

di Enrico Tartagni, qui:
https://wordpress.com/read/blogs/10014338/posts/54791

*

L’ALTRA MELA

E Dio mi disse:
Guarda, questa è Eva,
quella con la mela, e questo è Adamo,
questo è il serpente,
e questo qui che vedi,
un po’ più a destra, è l‘albero del Bene
ma anche però del Male, e qui c’è un’altra
mela, mangiala,
è squisita.
Ma era un sogno, e fu che mi svegliai,
terrorizzato, ma mi ritrovai
tenendo in una mano
l’altra mela.
Accanto a me, Eva mi sorrideva.

di Italo Bonassi, qui
https://italobonassi.wordpress.com/2020/04/18/anche-le-lucertole-meditano/

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Gioielli Rubati 98: Antonio Bianchetti – Enrico Barbieri – Mariangela Ruggiu – Dulce Maria Loynaz – Alexandra Bastari – mimi – Barbara Auzou -Augusto Roa Bastos.

IO SONO IL TUO UOMO

“… e se vuoi divorare la strada in solitudine
io scomparirò per te…
Io sono il tuo uomo”
(Leonard Cohen)

Coprimi
con la tua voglia di esistere

riempimi di vita
e poi lasciami solo
se vuoi
dove possiamo ritrovarci
anche nello spazio dimenticato

Ci basta poco prima di morire
prima di soffrire
quando ci si perde
in un solo momento

Possiamo toccarci
ripetutamente
e poi abbandonarci
dove le ipotesi del nulla
fingono di scomparire
Ma noi ci rivedremo
per ridare al buio
la forma qualunque di una stella
prima di gioire

È come aprire
la porta di una cella

Rivederci prima di fuggire

di Antonio Bianchetti, qui:
IO SONO IL TUO UOMO

*

Potevo nominare tutti i fiori
poi ho visto il corpo scheletrificato
di un cucciolo già parte della
terra, tra formiche e farfalle,
scendendo per i campi
con gli stormi in uno schema
così educato al ritmo
della misura e del bisogno, giù
c’era la mascella fossile
mangiata e risorta alla roccia,
così anche le zampe
e le orbite vuote, nessun odore
di morte e nessuna nausea,
come dicono che al ritorno
si possa trovare l’ombra
sempre intatta, tra i capillari che
tremano negli occhi dell’uomo,
dove il bianco o il nostro volto
corrono per sempre tra i rami
dei mondi rossi al principio.

di Enrico Barbieri, qui:
https://www.facebook.com/groups/825958347522180/

*

le parole della notte
vengono da un metro di distanza
c’è un silenzio infranto
come se la voce fosse caduta
su questo pavimento duro di ciottoli

la poesia ha lasciato pagine bianche
c’è un senso nella distanza, guardarsi
da lontano e sentire che abbiamo avuto
tutto il possibile, ora è tempo di restituzioni

ora si può lasciare il corpo distendersi
nello spazio vuoto, accarezzare i tagli
che lascia il tempo, lasciare agli occhi
il senso dell’acqua e alle dita la sete

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDAQhBvCSCw4p-0pNdIvfSRjSOy6BYQKBzjFpRZ35TSkMzouPOwk-OmsVoohmzNDmlnO6FsDM8BExUB&hc_ref=ARQrhMQWfbskNSRnwTpKXOCPpICY-XkaB80x9TlnA2ClWGNK1D7yCMjGHBtLaJegRf0&fref=nf

*

Se mi ami, amami tutta

Se mi ami, amami tutta:
non per zone di luce o d’ombra.
Amami giorno;
amami notte…
È alba alla finestra aperta!
Se mi ami, non mi ritagliare:
amami tutta…
o non mi amare.

di Dulce Maria Loynaz, qui:

Dulce Maria Loynaz – Se mi ami, amami tutta

*

LA COSTELLAZIONE DI QUALCHE OSSO

I pianeti che mi ruotano in testa
hanno i chili delle voglie
delle partorienti.
Puntuale ogni mattina alle
sei e un quarto getto
la scorza: al lavaggio con le mani
mi snodo gli occhi – mi prendo
e mi porto in città.

Aspettavo carne:
è ancora la congiunzione
la costellazione di qualche osso.

(Bologna, 29 maggio 2020)
di Alexandra Bastari, qui:
https://alexandrabastariscrive.wordpress.com/2020/06/11/la-costellazione-di-qualche-osso/

*

Nella sera

E’ così fragile la vita talvolta
come il bocciolo con lo stelo che si inarca al vento
come la foglia piegata al temporale
il ramo spezzato dal peso della neve

mentre il germoglio squarcia il marciapiede
l’onda erode la scogliera
e mentre ancora è il respiro
questo respiro

(le rondini in circolo).

di mimi, qui:
Nella sera

*

MATTINE (IV)

Non sono le sette
inventi le pose
qualcosa di infinitamente essenziale
e sottile che prende forma tra l’interno del fiore
e lo spazio lasciato tra il pizzo

Ma è una santa follia
il mio reciproco
per srotolare la scia di sangue
inserendovi parole assolute
e tutte le piume del rituale
quando il prete al momento del rito
conversa ancora nella sua chiesa sconsacrata
con l’eterno tutto nudo e di legno
rosa!

di Barbara Auzou, qui:
https://lireditelle.wordpress.com/2020/06/25/matines-iv/

*

Margine

Sul margine interno
della pagina, nel bianco
sabbioso che costeggia
la selva di ciò è scritto
qualcuno attende
rannicchiato
con sguardo da sordo
con ansia da miope
che la parola dica
in futuro arcaico
in un suono, con la sua voce
qualcosa
che somigli al canto
naturale degli uccelli
o almeno al rumore di uno spillo
che cade di punta sulla cresta
del mondo.

di Augusto Roa Bastos, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2020/06/24/margine/

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Gioielli Rubati: comunicazione di servizio, nuova collaborazione.

Comunico che, a partire dal numero di domenica 5 luglio prossimo, l’autrice Daniela Cerrato curerà assieme a me la rubrica, per renderla più ricca e possibilmente svecchiandola con nuove idee e nuove proposte. La rubrica sarà pubblicata in simultanea sia qui che su:

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

grazie e benvenuta, Daniela!

Gioielli rubati 96: Frankie Fancello – Salvatore Leone – Daniela Cerrato – Dino Veniti – Massimo Botturi – Jonathan Varani – Nadia Alberici – Liliana Zinetti.

Madama Tristeza

Quando piango
trema tutta la casa
e le pareti disperate si restringono
i vicini urlano
e le signore gemono
mentre bambini giocano
e gli uomini leggono Prévert
preoccupati degli affitti pazzi del quartiere.

Chissà che stai facendo adesso.

di Frankie Fancello, qui:
https://fancello.wordpress.com/2020/05/25/madama-tristreza/

*

Mi comporto da uomo
perché non ho doglie all’ombra di una palma,
trovo riposo nel fresco di giugno, martirio di cicale.
A voi non porto la dote, un corredo ricamato di sangue,
nell’inferno delle vostre anche non sono madre o ragazza.
Eppure mi chiedo chi sia peggio tra noi,
chi si arrenderà primo festeggiando le carni
la punta di coltello diventata acqua.
Il dolore che spinge dentro la notte
ė stato fin qui lancinante. Allora
non so per quale natura abbiano messo un grido
all’inizio delle rose, alle bocche degli amanti,
o perché le nuvole siano state concepite vergini.
Chi ha fermato il vento alla mia soglia?
Mi chiedo per quanti giorni ancora
ci consacreremo nel dolore della pioggia,
guardandoci bene dal demone che trova rifugio in una margherita,
a volte danza graziosamente.

di Salvatore Leone, qui:
https://www.facebook.com/salvatore.leone.1612?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDHnV-akYGXYCOn-0jfLspQ8XlGrY7geOE7wat_2k6v_nm04WvxTqsvxchN5j0civm95zNYiMrDfM-j&hc_ref=ARQp4mz9GOgtWBev1hBZMYFG0Q1IeWGCgrFOwJ2m2XLgUX3a75eflnN4TxGY9KKPgzY&fref=nf

*

dolci agonie

In quanti mi manchi c’è
costanza d’attesa, nessuna pretesa
ha l’amore. Rintoccano
ore di sospirate dolci agonie,
segregate nel riserbo del dubbio,
e nei sacri silenzi si fa preghiera.
Quando ogni chimera svanisce
si slacciano stringhe di penitenza,
il sospiro si fa respiro e nascono
i bucaneve sul pavimento d’ogni stanza.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/06/08/dolci-agonie/

*

Dai Colli il Sole

Sì forte spinge l’acqua sulla diga,
stagnante, pregna, e scura, di risposte,
intanto segni median forze opposte,
la tela intingon vacua e tutto intriga.

Sì lenta crea le crepe sulla pietra,
paziente, degna, e pura, d’esser spressa,
già monda ‘gegni e cure dà a chi in essa
sé merge, idea gli scopi, e non arretra.

Del gaudio il Lume alfin farà ritorno,
il fuoco infiammerà quel sangue nostro,
liquor proromperà, salso e bruciante.

Dai colli il Sole infin verrà un bel giorno,
nel cielo splenderà, quel pingue mostro
dolor più non darà, mia dolce amante.

di Dino Veniti, qui:
Dai Colli il Sole

*

UNA MELA

Quasi impossibile ritrarti nel dolore.
Fossi una statua, la mano in perfezione
e mille anni ancora di glutei e seni duri
turbata dalle tue oscenità; potrei tentare.
Ma la destinazione a noialtri è l’arte pura
del divenire come le piante: ogni stagione
il proprio malaffare, le sue tribolazioni.
Il nudo del risveglio se è tempo dell’amore
e l’acqua dei canali che intorbida, domani
a ricordare al corpo che ha spoglie da mortale.
Migliore dell’eterna poesia è il tuo sguardo d’ombra
quell’eco del pensiero che sale dentro casa
quando centrata su niente ti domandi:
se sia una condizione perenne il tuo soffrire
o il frutto occasionale veduto andare a male.
Come una mela che presto si matura
e cade non raccolta da alcuno.
Ecco la terra! Direbbe in quella lenta agonia
profonda, dura.

di Massimo Botturi, qui:
https://massimobotturi.wordpress.com/2020/06/07/una-mela/

*

[la messa della domenica]

Adesso devo ripiegare
con cura le cose
sgualcite dalla pelle
e riporre i denti
per il segno della
croce

lavare le impronte
profonde dove i muscoli
ancora si strappano.

Quando arriverà l’ora
dove tutto è sospeso
a metà, mi scardineró
tra i nervi e la carne,

divamperó
come una bestemmia
per nascondere il midollo
dalla spina di quel dorso.

© Jonathan Varani 07.06.2020, qui:
https://tremoridinchiostro.wordpress.com/2020/06/07/la-messa-della-domenica/

*

Aridità

Solo ti accarezzerei
La secchezza delle labbra
E le aridità
Calate come un’orda
Le cattività
Il dispiegarsi della ferocia
E la morbidezza dei colori

Ti accarezzerei
la fronte ambra
e il suo globo di luce
Sarei lanugine e pelliccia
Di gatto
Per i secoli a venire
Perché su di noi le stelle
Ancora.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/06/12/aridita-2/

*

Un luogo senza fantasmi senza
specchi nessun riflesso di quel che non sono.
Mi prendo il rischio
di un’ennesima alba
che torce il viso, dichiaro
il nulla del bianco, la neve.
Questo rimarrà. E l’aria trasparente.
Camminavo cancellandomi
porgevo il fianco cieco, abitavo nuvole
senza cielo, equilibrista tra vuoto e pieno.
Nessun luogo, un nulla desolato
il più difficile da dire
muffa e pareti bianche e rughe
pensavo casa ma franava
l’amore
oltre la soglia
lontano.

di Liliana Zinetti, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2020/06/08/i-giorni-del-sole-fermo/#more-101590

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Gioielli Rubati 95: LaPoetessaRossa – Irene Rapelli – Nino Iacovella – Renzo Piovesan – Nina Esposito – Marina Marchesiello – Daniela Cerrato – Biagina Danieli.

UN COMPLEANNO

Di un compleanno ricordo un litigio strano
e che poi persi il treno
Una mano ferita
Le conversazioni dentro una stanza la sera dopo
Confidenze come ragnatele
tessute da voci che non hanno più un volto
La notte era
un guscio di tartaruga dove nascondermi
Non c’erano ancora gli schermi
solo corridoi di specchi
dove non mancavano gli abbracci
Ci toccavamo la morte e l’amore
Ci strappavamo la vita e la ricucivamo con cura
Le vedo ancora tutte quelle porte da aprire
Le mille pagine studiate e un viaggio
Dovevo crescere, qualcuno diceva, senza dirmi quando
Adesso amo la salita il freddo
la resina
i silenzi
Tutto è lontano come la guerra sui libri

di LaPoetessaRossa, qui:

UN COMPLEANNO

*

Sulla poesia

Trema con la moneta che rigiro
fra i pollici l’idea
lucente ed abissale d’un sospiro
rubato al divino. Sepolta
nell’inconscio
senza contraddizioni vaga l’ombra
dentro l’abito mentale – un cappotto bianco
metafisico che accerchiando
l’infinitesimale
dà senso al movimento
universale.

Rompo la stoffa, m’assale il barbaro
onirico sciabordare
senza legge – nel cielo reale
che illumina l’ombra lo spaziotempo
s’incastra nella rete
binaria dell’uno inchiodato alla tesi
e nello zero il sogno
che rimane.

E poi
lanciando la moneta, delirando
e sparando al disco centro
l’una e l’altra probabilità – immanente
e trascendente, divino e mortale, adulto
e bambino, l’essere duale
di natura
virginale e sensuale.

di Irene Rapelli, qui:

Sulla poesia

*

La poesia non può cambiare l’ordine
del dolore

Quella polvere non si poserà altrove,
piuttosto ricuce addosso la presenza
delle lapidi, insinuando al funambolo
che osa lo sguardo oltre la corda
che sovrasta le proprie rovine

Cercare ricordi, tra i muri anneriti
e le case abbandonate, noi tra le notti ancorate
con le unghie che vanno a fondo
ai bordi del materasso, avessimo visto i volti,
le madri tra i vuoti delle stanze,
avremmo un taglio più vistoso al collo
e come parole un filo di voce

Per questo lanciamo solo segnali di fumo
da posti sicuri e abbandonati

e se apriamo nascondigli
nutriamo un vuoto di formaldeide,
un lascito di brace che toglie il respiro

Lasciamo tepore, ma con parole di cenere
dopo ogni bivacco

di Nino Iacovella, qui:
Nino Iacovella, La linea Gustav

*

CAPPIO

Non ha il genial maestro alcuna foggia
che un gelido calcare; tra i sé circuisce
il minimo ipercerchio, sol a quel arriva
la pugna che trasgredisce al pio criterio.

da OLTRE . Einaudi 2012 . Renzo Piovesan . qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100013303563739&sk=wall

*

LA CLESSIDRA

…coscienza d’ore e date
ogni Grazia uccide
appena un po’ indeciso
tra un eco e un ricordo scivola
un sorriso

rovescio la clessidra
malinconie_speranze
partenze_attese
gioie_dolori
nascite_dipartite
tutte nella sabbia
imprigionate ma anche custodite
gabbia di vetro intrappola il Tempo
corre
in silenzio così com’è partito
non fa fermate o soste
non rallenta

vitruviana_mente a testa in giù sul fondo
sospeso l’ultimo istante futuro
dal foro d’imbuto sprecando l’oggi
attendo
inesorabile discende…

di Nina Esposito, qui:
https://ninaesposition.wordpress.com/2020/05/19/1426/

*

Io sono quella che si prende cura
delle luci nei silenzi.
Quelle che con lame acuminate
indicano il punto esatto
dove la felicità ha già parlato.
Ho fatto tutto da sola mentre non c’eri:
ho riappaiato calzini, tolto chiodi ai piedi
e camminato ai bordi delle croci del buio
per dare io vita alle ombre.
Ho chiesto di commuovermi
ai cuscini che sanno stare da soli,
e alle finestre aperte sulla bella stagione.
A volte non c’è aria
che mi ritorna intera
come l’avevo ricordata.
È per questo che io sono condannata
(e benedetta)
a rimanere sempre la stessa
quando vanno via anche gli addii.

di Marina Marchesiello, qui:
https://www.facebook.com/marina.marchesiello?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDtjeoZBtio-A8D0IfGgRFCe9wIrsiPVuuzi_IuwKBOWumDcNltQj14C1Ykze6IixEjs-5aFrFvTHlV&hc_ref=ARS2Cm-yHmulG0Q2jsuUsKF0kg7wT_7fuhjCEp4LnXZuzc3Oe2hhjZtyePLaISXAx5c&fref=nf

*

Accanto

Difficile leggere le lacrime asciutte
il fazzoletto o la spalla non hanno
mestiere. Si offre l’esserci,
il sostegno dell’ascolto, pur certi
che si udrà la metà d’un fiato.
L’altra metà sarà pietrificata
nel silenzio residuo, in stanze
segrete imperscrutabili. Io ci sono
e so che tu per metà non ci sei
ma ti sono accanto lo stesso.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/06/05/accanto/

*

Mi faccio pioggia

Mi faccio pioggia
per la terra arsa

di trasparenti sostanze
la nutro

con la mia frescura
la rimescolo

così potente
così niente

verrà il sole
e m’asciugherà

ma nelle nuvole
continuo ad essere

potenza d’acqua
che attende di cadere.

di Biagina Danieli, qui:
https://biadoit.wordpress.com/2020/06/05/mi-faccio-pioggia/

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Gioielli Rubati 94: Lucia Piombo – Lucia Lascialfari – Luca Gamberini – Salvatore Leone – Filippo Fenara – Giuseppe La Mura – Barbara Auzou – Giovanni Baldaccini.

SPECIALE 2 GIUGNO 2020

E mentre diluvia pensare…

E mentre diluvia pensare

c’è troppo tempo che ci faccio
col tempo?
ci vorrebbe altro tempo diverso tempo
magari bel tempo

tempo pieno di

e quest’estate ancora non
ancora non trovo quel tempo non
ritrovo più quel tempo dov’è finito il mio tempo
nostro magnifico tempo di mani di labbra di occhi
affamati di giochi rubati
scatenati strapazzati scellerati
spettinati bambini d’estate al mare
hai presente, no?

Qui invece
niente.
Pozzo essiccato. Tutte le porte chiuse.
Casa svuotata. Solo in soffitta ricordi
e ricordi.

E si sente a tratti scricchiolare il solaio.

di Lucia Piombo, qui:
https://poetella.wordpress.com/2020/05/29/e-mentre-diluvia-pensare/

*

Abbraccia quegli alberi
quelli che ti fecero foglia
annusa quell’aria
che ti fece farfalla
assapora quel nettare
quello che ti fece frutto.
Poi canta coi piedi sull’erba
vestita di sole e trine di capelli bianchi
canta anima mia.
Hai abbattuto passaggi angusti
e librato vette predatrici.
Ora svuotata da ricercatezze
sai da dove proviene il mare
e ciò che contiene
sai da dove proviene la terra
e ciò che contiene.
Spoglia come una roccia arenaria
sazia come un cane di carezze
silenziosa come una nube alta e solitaria
canterai danzando la musica
che sprigiona il tuo respiro
e il mito che lo avvolge.

di Lucia Lascialfari, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100000166383194&__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBoTe8grESMrIwv8i1CFvLoW1Fn35V5Uql-3I4LpYvSbHQUaRlwju4D10eEC0lZAIJCk8R9ZM2pCaex&hc_ref=ARRzEHFDh2v_94Cm9-erViO9MW_UY2TAr5VPYvNHWfLz77teDBr812vXdwFZgvVNP3g&fref=nf

*

TRAMONTO DA UNA CASA DISABITATA

A Luca piace andare
a vedere il tramonto
in campagna. Prende
la sua bicicletta, pedala
lentamente perché adora
osservare le cose e le case.
Se è domenica si ferma
lungo il tragitto a guardare
la gente mangiare la pizza
all’aperto, sotto gli alberi,
su tavoli e panche di legno.
Luca sa che a respirare
il gelsomino non si muore
e poi ci sono fagiani, lepri,
qualche rondine, due tortorine
sempre sullo stesso filo, un gatto
bianco e grigio, un altro gatto nero
e bianco, i cani dentro il loro
recinto, una vecchia signora
che lo saluta tutte le sere
con lo stesso sorriso, ma
non guarda il tramonto, come
lui, da una casa disabitata.
A Luca piace rientrare prima
che faccia buio, quando i merli
ancora si chiamano a casa
e lui ritorna bambino, gli pare
di sentire la voce di sua madre
che lo chiamava. Sono le otto
è pronta la cena, vieni a casa
a mangiare, la scuola sta morendo.

di Luca Gamberini, qui:
https://www.facebook.com/luca.gamberini.7?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDavLEAnAkcvS3eNewu6BbSHRm2qTOxHpW2Ziy71keR_pQASN7tfO2ntfvldnqveH5zAsNrlY6E1a-P&hc_ref=ARSmfCunfI4r7Q0KH1xTbu_6x6hlUgVK5U8D2RfzxmqP_EwZZ_lSyYqx4HfhT3p5PfA&fref=nf

*

Il verso dell’aquila

Le mie parole, ah le parole
nuvole fustigate dal nerbo di cuoio nero,
a incitare bestie perdute in cielo.
Quanta grazia nel vento piega leggermente le schiene,
ma qui sono arrivati in tanti, coi pugni stretti e l’affanno
un comando che arrossa le gole.
Non mi affido neanche al sussurro che rovina il petto,
amo l’odore freddo alla cima, i prati silenziosi,
non temo il precipizio, aria che mette in croce le braccia,
mi hai insegnato il grido dell’aquila girando bene la lingua.
Io non parlo più, emetto suoni indicibili
avvisando il cielo.
Nessuno ha compreso cosa ci siamo detti finora,
è un segreto tra noi e la pioggia, tra noi e la neve
tra noi e il vento, tra noi e la luce maestosa
dell’alba.

di Salvatore Leone, qui:
https://www.facebook.com/salvatore.leone.1612?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBEQ9crCopedP0bd5onRmfqtmIP7q1SyoOeOxVUE2dO1fEy5tREM0vgGFKr0zEH4I8b7hd1Tch9Rz13&hc_ref=ARTb7cmRhNVVh0WukAffa1y3qhe1wg_zf3yYwddgyBi8CG8EIoOWbDW_QhWTacYXlZA&fref=nf

*

Smooth Operaio

Asseragliato
Nell’imbastitura
Di una pressappoco
Risorsa muscolare,
Arroccato
Nel mio camerino
Con la polo di scena
Rossa come un semaforo.
Scarpe grosse
Cervello finto
Di noi subalterni
Sogghignando dicono
Mentre scalzo passeggio
Sul filo della lama arrugginita
Di un cutter,
Esecranda katana.
Sono l’ultimo operaio
La piramide s’è capovolta
Ed ogni mia libertà
È indubbiamente insubordinazione.

di Filippo Fenara, qui:

Smooth Operaio

*

Sentirsi l’Anima sospesa nel Tempo
Mentre intorno la Vita scorre,
Attimi, rumori, voci, suoni.
Il Silenzio che scandisce i giorni,
Moto perpetuo tra luce e buio,
Tra tinte di rosso acceso e buio più nero.

di Giuseppe La Mura, qui:
https://giuseppelamura.wordpress.com/2020/05/30/21841/

*

La mia parte di effimero

Ti ho dato la mia parte di effimero
strappata dal labile di un’eternità
che perseguiamo come missione.

Dovrò curare la mia fatica alimentando il blu
di una vita solare.
Conduco una chiara lotta contro inutili crocifissioni.

Per molto tempo rendimi felice il cuore
e per intelligenza una luce
un mezzogiorno di desiderio e stupore che tutto irriga.

E il cerchio non è mai chiuso
Torna dal mio bozzolo, che lascio senza sosta verso te

di Barbara Auzou, qui:
https://lireditelle.wordpress.com/2020/06/01/ma-part-dephemere/

*

come si muove il giorno

Ci si ragiona un po’ tardivamente
ci si spezza le mani
si passeggia
tutto quello che è stato
ma per quanto ti giri
manca un punto di appiglio
né rifaresti nulla
nemmeno dietro pagamento di una somma totale dei tuoi anni.
Oggi si va come si muove il giorno
con direttive esatte da indicare
mentre i mondi finiscono
a volte.

di Giovanni Baldaccini, qui:
https://scrivereperimmagini.wordpress.com/2020/06/01/come-si-muove-il-giorno/

*****************************************************************************

Gioielli Rubati 93: Felice Serino – Biagina Danieli – Jonathan Varani – Greta Rosso – Alice Salvo – Anna Maria Bonfiglio – Nadia Alberici – Alessandro Chiesurin.

Luna Park

ride la piccola Margot
alle smorfie del papà che si rade
“suvvia ti porto alle giostre” e
lei s’illumina di gioia e
poi a cavalcioni sulle larghe spalle
nella fantasmagoria delle luci

un po’ ci si attarda
nell’aria ancora calda di fine settembre
riverbera una miriade di
stelle negli occhi innocenti
mentre le nasconde
il resto del viso una montagna
di zucchero filato

di Felice Serino, qui:
https://questallumaredanima.wordpress.com/2020/05/18/luna-park/

*

Tacita

Le ragioni delle mie rughe,
Nelle pieghe dello spazio-tempo,
Sono le parole urlate,
I dolori e i coltelli,
Morte e amore.
Ogni giorno più profonde
Scavano percorsi
Che la mia anima conosce
E il mio cuore alimenta.
Allo specchio, li osservo tacita
Con la triste consapevolezza
Che il mio tempo va.

di Biagina Danieli, qui:
https://biadoit.wordpress.com/2020/05/20/tacita/

*

[contrappasso]

L’attimo è vendetta
sul tempo, la tetra
non può spostarsi

un uomo non ricorda più
il suo nome

in un angolo un bacio
sorprende una bocca

dall’altra parte del mondo
una piantina ha smesso
di crescere

le mie ciglia si abbracciano:

sono solo
quando vedo queste cose.

© Jonathan Varani 21.05.2020

[cose che non avrei dovuto scrivere]

qui:
https://tremoridinchiostro.wordpress.com/2020/05/21/contrappasso/

*

Lo strappo

Io sono dodici
la bambina senza prodigio
il combattimento muto.
Fammi luce nel libro,
piccola lanterna degli anni:
fammi luce pulita.
-Chi ti manda?-
Il prodigio.
Nelle scatole allineate
che non contengono nulla.

di Greta Rosso, qui:
https://strepitio.wordpress.com/2020/05/14/lo-strappo-22/

*

I suoi occhi

ora sei dinanzi a me,
finalmente i miei occhi
incontrano la tua luce
perchè ti sei nascosta?
desideravo i tuoi raggi
non coprirti
certi umani
ti hanno raggiunto
mentre io
mi limito a osservarti
cosí luminosa
quasi dimenticavo
quanto sei bianca
piena e colma
riempi il buio
ti farei uno scatto
per farti durare
vivere per sempre
silenziosa
se parlassi
mi avresti promesso
il suo riflesso
ma dove sta?

di Alice Salvo, qui:
https://lafigliadipascoli.wordpress.com/2020/05/06/i-suoi-occhi-2/

*

Notte dell’Ascensione

Ecco che nella notte dell’Ascesa
mia madre mette i petali di rosa
in acqua nel catino sul balcone
sì che domani se ne lavi gli occhi
per devozione e per riconoscenza.
Io che non ho più rose a benedire
Metto a macerare solo le spine.

di Anna Maria Bonfiglio, qui:
https://www.facebook.com/anna.m.bonfiglio?__tn__=%2CdCH-R-R&eid=ARBsLyi2q9xiact90Wg92teSaj8eFaQnJeo_WRRArT9cdUgoFnVxDYJXJERH9qwJRakM6pV61ca-q2Lt&hc_ref=ART07Ev8eBiSq8kV6Fi-Kjam0yHIUTghkdyBoZ6oGfhNzP_QLDlZtMFbtWw9GlNzXbE&fref=nf&hc_location=group

*

PIENA DI COMPLETEZZA

Di ligustro sanno le stanze
La meraviglia doppia i pensieri
l’immersione
il profumo bianco
punge anche le api

piena di completezza
come fossi stagione
mi mancava
dalle narici al cervello
la voluttà dei fiori

la pregnanza
è facoltà del caso
ti sboccia diafano
un nutrimento.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/05/24/piena-di-completezza/

*

Lutto

Trascinate dal vento,
gelide correnti invernali
mi sbattono a terra.
Alberi spogli empatizzano coi sospiri.
Calano, i becchini, le parole morenti.
Lascio. Poche righe.
Lieve sorriso accennato
in punta di piedi.

di Alessandro Chiesurin, qui:
https://sporepoetiche.wordpress.com/2020/05/27/lutto/

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Gioielli Rubati 92: Laura Lomù – Felice Serino – Silvia De Angelis – Leopoldo Attolico – Massimo Sannelli – Frankie Fancello – Gisella Canzian – Marcello Comitini.

– Hai un bel sorriso
(Mi guardava le tette)
– E tu grandi occhi cadenti.
(Piccole vendette)
– Davvero, dicevo…
(Non guardava più e arrossiva)
– Poco male. Cadranno anche le tette, ma intanto vado.
(Il mio seno partiva)
– Sei una donna piena d’ironia.
(Sorrideva)
– E’ per gravità che siamo in sintonia.
(Il treno fischiava)

Milano centrale 2015

di Laura Lomù, qui:
https://www.facebook.com/laura.lomuscio.5?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDmtK427TUc24uiVj97ikAVxSQn8a7dGN7g1ln1_0eCzYsjEREEa0W2qLLbh9L-IH1I6DByKl_aNSvv&hc_ref=ARSz0OfzEoD1rDKFWodjNRYYTGN5sz3tjAE3tpTZoa0gg9MWjRnfZliEce0n2E67sCo&fref=nf

*

La casa delle nuvole

cieli d’acqua e cavalli
d’aria

lì custodisco ore
sfilacciate e segrete pene
-oh giovinezza di deliri e
notti illuni

lì dove il turbinio
degli anni
è rappreso in un palpito
che nell’aria trema

di Felice Serino, qui:
https://questallumaredanima.wordpress.com/2020/05/14/la-casa-delle-nuvole/

*

ASSIDUITA’ DEL BUIO

Violenze alla ribalta
smorzano
vivide tessiture del profondo
stemperato da insidiose identità
Si fa lesto il battito di ciglia
alla ricerca di spiragli
oltre l’assiduità del buio
caduto in un antro senza fine
ove vicoli ciechi dell’attesa
sbriciolino
a malapena
un forse di luce

@Silvia De Angelis, qui:
https://quandolamentesisveste.wordpress.com/2020/05/14/assiduita-del-buio-2/

*

VERSI PER MIA MADRE – in ricordo

Tu soltanto puoi venirmi nel cuore quando vuoi
senza chiamarmi per nome ;
digressione bambina
che parla con la luce di una stanza
specchiata di ragioni e di attese
come una pagina bianca

Vi scrivi poche note
senza far rumore
lasciandomi padrone di una nave
cui hai cucito le vele e il firmamento
senza chiedere nulla :
appena il breve incanto di una parola
che si volta e ti guarda esistere
nel tono di sillaba sospinta ai vertici del cielo
come grido dell’anima
che cerca il suo rimario

di Leopoldo Attolico, qui:
https://www.facebook.com/leopoldo.attolico1?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDBUNBEvwIowjYIMolIz9_kfN6RSVhnC4pAn591TiiWJD2DLdj7r2a74umICsL6EdyVQyOPRNQMbwS2&hc_ref=ARS5Vn-KbtPpbjO2m_vtBm7w8njG3szSVpJ8Yk7IFx40LTTpdCl0Whc0vIcr7kWnFFA&fref=nf

*

deve venire qui la noncuranza, per ora
soltanto l’ora calma della cena,
per altri una ginnastica da fare
dopo la scuola. penso che io vivrò

meglio dopo. la forza è quella piena
del corpo pieno, bello, il mangiatore
è feroce, la bulimia mortale
sta sotto il sole e lo soffre. ho sedici anni.
_

ogni giorno comincia la rincorsa
e slancia tutti i nervi. questa ora
vuole dire. e devi avere pietà,
pietà umana di te, e il muro duro

e puro non è l’uomo, la carne nuda
e cruda non è viva, nella macchina
del mondo sai che piaci. ma qui vive
il rumore di fondo, dietro il vetro.
_

ecco il nudo com’è, è nudo e il pudore
difende il nudo, e le forbici tagliano
carta e l’alcool è rum e il rumore
non sembra più un rumore, è una maglia

caduta, è lana… è leggerezza calma,
perché ricade piano, tocca terra,
dove il nudo è già niente e si rivolge
piano al livello basso e pensa all’alto.

di Massimo Sannelli, qui:
https://www.facebook.com/matteo.baapici?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDMWSaNyZBkLtuKBMN484m3_kKRnlVsqnbQgzkEksUJT3a0gdhLYKWOJdfkvM-kAlrqvsDKUjUjlLZ0&hc_ref=ARTp6KzzCaXYoBnLaAwFTDyKdthhvsb_WMar5eQKqLnM4U0XEKdv5dP2Oh8nO5_UWtg&fref=nf

*

Città bruciata

Venivi parlando una prosa già decifrata
recitando un triste manuale
con tutte le risposte precise per il giusto vivere
ma le giornate trascorrono con chili di cemento
dentro la bocca
come cortili di garofano o mandorli
in case bruciate;
noi che per amore abbiamo inteso
orge implose
siamo dissimili
eppure portiamo le stesse sembianze:
palazzi malati
scuri di tempesta
vecchi impulsi elettrici e segreti
che vengono
sparandoci in faccia
nell’unico mondo possibile.

di Frankie Fancello, qui:
https://fancello.wordpress.com/?fbclid=IwAR3VR1to3B076Iu3t-i7rlqWgFmOyX02UCOBU2wwDX6Lbgho4XFGPe5CtoE

*

Salutare a senso unico irrita – stecca stomaco e latte.
Troppo duro il dolore – coagulo che nel ventre scalcia.
Sotto i piedi
straccia radici a sostenere un tronco – stelo senza corteccia – figlio di zucchero che di sale freme.
E preme.

di Gisella Canzian, qui:
https://www.facebook.com/gisella.canzian.75

*

Scandire il tempo

Oscilla da sinistra verso destra
come una lama
dai bagliori opachi sul collo del condannato.
Spinto da un forza opposta torna indietro
apparentemente pentito e viceversa.
Le mie pupille attratte
dal suo oscillare
ne seguono il movimento
incantate dall’illusione
dell’assoluzione finale,
cercano il meccanismo infinitesimale dell’arresto
prima che la forza lo spinga indietro.
Le lancette prigioniere del tempo
si muovono dolcemente
avanzano attimo dopo attimo
senza pietà né amore.
Come rematori sordi al canto delle sirene
immergono le loro pagaie
nelle acque immemori del mondo
che inesauribilmente annega
nel suo lento invecchiare.

di Marcello Comitini, qui:
https://marcellocomitini.wordpress.com/2020/05/18/scandire-il-tempo/

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Gioielli Rubati 91: Daniela Cerrato – Abner Rossi – Muneera Bind Abdul Gafoor – Ivanna Pedretti – Rafael Lopez Vilas – Irene Rapelli – Carmine Mangone – Roberta Lipparini.

Istanti Restanti

“Abbiamo camminato senza cercarci, ma sapendo che abbiamo camminato per ritrovarci” (Julio Cortàzar)
————————————
E ora la tua orma
misuri il mio passo
una spanna più breve,
carezze speculari
proseguano lievi
per assaporare terra
e istanti. Ogni bellezza
governi la direzione
degli occhi, innamorati
del verbo transitivo
sottinteso a questo andare.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/05/09/istanti-restanti/

*

Lo Inferno

Per me si va solo girando intorno,
fingendo di saper qual è la strada
per questo inferno senza soluzioni.

Qui le carogne sono capi branco,
il resto è gente priva d’importanza
che del color di pelle vive o muore.

Per me si va dove il rispetto è niente,
dove l’amor sincero è sempre farsa
che molto spesso scivola in tragedia.

Per me si va restando ciechi e sordi,
usando la ragione come straccio,
togliendo al dire nostro tutto il senso.

Per me si va feriti fino al fondo…
quanto più fondo è, più ci rallegra.

Nebbie costanti coprono lo sole
che qui all’inferno non arriva mai.

di Abner Rossi, qui:
https://rossiabner46.wordpress.com/2020/05/09/lo-inferno-2/

*

Nettare

Abbiamo parlato in bellezza e sognato il futuro,
Là ho trovato tutto il meglio del buio e dei tuoi occhi luminosi!
Là ti ho trovato, incantato dall’amore così profondo e potente,
Così segreto e insoddisfatto!

Ehi, tu … mi stai seducendo,
Mi sta seducendo scrivere …
Nell’età dell’amore, nell’era della lussuria.
Nella profondità di immaginazioni insensate …
Conducimi agli orgasmi delle mie poesie!

Vieni qui, più vicino a me ..
Qui ho il piacere immortale in grembo, il nettare che ho salvato solo per te.
In quella massima felicità _
Non faremo l’amore; l’amore ci farà!

di Muneera Bind Abdul Gafoor, qui:
https://muneeragafoor.wordpress.com/2019/12/31/177/

*

Se capissi

Se capissi il dono
del tuo mancare,
non alzerei
polveri inutili
né strida di corvi.
Nemmeno ti sottoporrei
all’incessante gocciolio
del mio peso.
Mi dileguerei per le stanze
ingombrandole
di baci e carezze
che non sempre so dare.

di Ivanna Pedretti, qui:
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2020/05/07/se-capissi/

*

CANZONE PER LA MIA MORTE

Mentre ascolto
i tacchi delle tue scarpe
tintinnare dietro la porta
il loro ultimo addio
So che ti chiedi
perché vivo
abbracciato a questo marasma
di silenzio
e lenzuola fredde
che opprimono
ogni sera
della mia esistenza

Questo è
quel che ho
forse
quello che sono
Questa è
la mia macchina da scrivere
Eccola qua
affamata e polverosa
alla tua scrivania
e più disposta di me
a scalpellare i versi
da quella mia anima
impossibile a scriverne

E questo è il mio mondo
Il mio proscenio
di diserzione vitale
senza movente
nessuna finzione
per rimuovere lo stomaco
della tua coscienza
mentre mi siedo
a fumare la tristezza di una sigaretta
e aspettare la morte
ai primi chiarori di un”alba
dalle finestre che demolisca
l’oscurità
dalle mattine passate

Senza dubbio
crederai
che sono
piuttosto decadente
per vivere come vivo
ed essere
come fingo essere
e non capisci
come posso
passare la giornata
sdraiato nel letto
ascoltando il vuoto
che si nasconde nella solitudine
dietro il muro
Non fare niente
Senza scrivere una parola
che mi giustifichi
nell’interpretazione
di questo stupido essere
poetastro maledetto
e pensare
che il mio tempo
di essere libero e bello
sia svanito
annegato nel detersivo
di una bolla di sapone

E adesso
che non me ne sono andato
non ho un soldo in tasca
e hai bevuto la mia birra
Disprezzi il buio
che mi oscura la strada
e abbandoni la nave
Senza nemmeno una nota
di separazione
né il conforto
di una parola
per alleviare i postumi di una sbornia
e follia di dolore
ciò che sento dentro
questa assenza
Senza saperlo forse
la migliore che potrei darti
è stata questa poesia
che mai arriverai a leggere

di Rafael Lopez Vilas, Elloboestaaqui:
https://elloboestaaqui.wordpress.com/2020/05/10/cancion-para-mi-muerte-el-lobo-esta-aqui-trademark/

*

Epifania di cielo

La pelle brucia, il buio
cede al bagliore, mi colma
le vene. Presto, c’è
oro nel sangue. La mia fioritura
s’avvia lenta a compimento. La bocca
lieve s’arrampica
sullo scheletro, cattura il vento, cova
brividi fiammanti. Il cuore trema, i polmoni
scoppiano. L’azzurro mi tortura
alla gola, m’assedia
al bivio della morte. L’incubo sta
sotto le stelle, nel ventre, sulla terra
dal gelido respiro cammina l’anima
sfatta d’immenso.

di Irene Rapelli, qui:

Epifania di cielo

*

Dove sono incastonati gli occhi dell’albero?
In quale pietra si nasconde il sorriso della terra?
Che cosa sognano i semi portati dal vento?
Sulle ali della poiana, monta l’ambizione dell’aria.
Fra le tue mani, abita la primavera delle carezze.
È forse tardi per andare col mondo?
Ogni giorno, il desiderio costruisce una tana in cui morire,
mentre una giovane volpe mi urla dai quattro cantoni della bellezza.

di Carmine Mangone, qui:
https://www.facebook.com/carmine.mangone?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARD4Qto5t5PtFfbYjWzHtlX73sSiJKYLwLHU5bvF3RXrm_-kWNcXIbLpwpWcCCG5ptRFWNK2AOMavzYU&hc_ref=ARTemzBgxZql_hfVDfbdKHISZ_NmU3fGr5MWkuiCSF6o12K6ov7OBc_LOeCdBpeiLh4&fref=nf

*

Una casa per il mio amore
con una pianta, i libri, un divano
e le tue cose sparse attorno
Una casa piccola dove aspettare il giorno
che la notte ha paura e sembra tremare
il mio amore che non sa dove andare
Lo custodisco io, stretto nella mano
ma vorrebbe una casa
me lo sussurra piano

di Roberta Lipparini, qui:
https://www.facebook.com/roberta.lipparini.9?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARCOnoG-7ceb6aBpeFpSqsSvL24KyQXghCIy-5_18AMpqyB74m6nidnqQuBe9InWWcVfCuQuCZ5XSJhQ&hc_ref=ARSwnlWMnZ_ucXBNCrvlka1iExdXx6IFAe121GXSBuJJ095aprDJR-1GW1Fm6pOzrpQ&fref=nf

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Gioielli Rubati 90: Jonathan Varani – Bruno Di Pietro – Angela Greco – Maurizio Manzo – Matteo “Rosko” Rusconi – Anna Maria Bonfiglio – Annalisa Rodeghiero – Enrico Marià.

[morte in prestito]

Così dipaniamo
sussulti e accadimenti
nell’ossessiva separazione
del buono dal cattivo

recitiamo
cieli lattiginosi
per non ferire gli occhi
e placare il tarlo dal
costato

la fede di una morte
in prestito, eco devoto
di vecchie messe

verghe e catechismo.

di Jonathan Varani, qui:
https://tremoridinchiostro.wordpress.com/2020/04/29/morte-in-prestito/

*

VI

se valga la pena tradurre i sospiri
il gemito in amore i desideri
il grido lanciato nel litigio
l’incontro le carezze i pensieri

ma cosa si può dire a occhi stranieri
per non ripetere il dettato usuale
dell’uguale a se stesso sempre uguale

di Bruno Di Pietro, qui:
Bruno Di Pietro – Poesie da “Baie”

*

Di questo tempo

Di questo tempo rimarranno le mura,
le ripetizioni che zittiscono i sogni e
una grafia minuta, di chi resta chiuso
in un se stesso sempre poco conosciuto.
Domando che giorno è, il mese lo ricordo,
e un accenno alla notte appena trascorsa;
un cambio d’ora che porta ancora più silenzio,
nella strada inattiva e persino sul campanile
in ritiro dalla sua domenica. Il silenzio, persino lui,
lo stesso che fino a ieri bussava timido alle tempie,
oggi guarda con occhio differente questo momento.

Di questo tempo rimarrà un ricordo
dai contorni poco noti, ansiolitico, che
annebbia lo sguardo e finanche la penna;
una fotografia sfuocata di volti tutti uguali,
senza volto, la piazza vuota e la torre dell’orologio
stupita. «Manca la bellezza» hai detto, e tutte le scene
aspettano i loro attori, fermi, dietro quinte di paure.
Questo momento ha scoperchiato nuovi vasi di Pandora,
in un occidente di fiato che credeva invincibile. Eppure,
tutti i mali del mondo non sono serviti; questo silenzio
porta con sé tutti i silenzi precedenti e tutto quello che verrà.

di Angela Greco, marzo 2020 – inedito, qui:
https://ilsassonellostagno.wordpress.com/2020/05/01/di-questo-tempo/

*

PIAZZA

alla fine non ricordi il sogno
che animale ha attraversato
la piazza e la rincorsa verso
il colore che non conosci
però pensi: riaffiorerà
il particolare che rivela l’incubo
che sigilla le narici

di Maurizio Manzo, qui:
https://ilcollomozzo.wordpress.com/2020/04/30/piazza/

*

Ad Alta Voce

Il pub in fondo a viale Indipendenza
riaprirà tra pochi giorni.
Non vedo l’ora di farmi qualche birretta scura
guardare il culetto sodo delle cameriere
pensare al bicchiere
come a un’arma di distruzione di massa.
Ci andrò con il cane
al guinzaglio – come i miei commenti
su calcio e politica
oppure
con un libro di Cinaski
e salito in piedi sul bancone
ne leggerò qualche riga ad alta voce.
Ci andrò anche con il compagno Peppino
che si sa, in due si beve meglio
anche se nuotare nella solitudine di una pinta
può essere un buon modo
per sentire bene l’ebbrezza della poesia.

di Matteo “Roskaccio” Rusconi, qui:
Ad Alta Voce

*

ASSENZA

Forse è naturale consegna
quest’assenza che nessuno reclama,
l’ombra solo a me visibile
negli occhi di chi mi parla.

L’azzurro è svolato
verso cieli che ignoro,
la notte è segreto
che taglia il respiro.

Ovunque, la pena.

Attendere lune chiare
fra i rami secchi del platano
mentre tu navighi altre barche
e tendi a svalutare
l’oro del mio cuscino.

Svegliarsi e sentire
la vita che torna,
un grembo profondo
per nascere ancora.

di Anna Maria Bonfiglio, qui:
https://annamariabonfiglio.jimdofree.com/poesia/

*

Sì, Torneranno – A Ermanno Olmi

Si spegne ancora il cielo sopra i prati
dell’Altopiano, quando si fa voce
l’eco di un ramo che secco si spezza
nel bosco che trasuda primavera.

E allora il vento odora di vermiglio,
trema di angoscia, di febbre e di gelo,
e spande fango su barbe ventenni
folte di vita e avide di sogni.

Sogni di un figlio da stringere al petto,
di un seno morbido da accarezzare
in sguardi colmi d’idee di futuro,
dove non era prevista la morte.

Nell’avanzare dei giorni d’autunno
li vedi ancora quei grandi occhi chiari
scrutar la notte temendo il silenzio
tra i fitti abeti e il larice dorato.

Gambe tremanti su impervi terreni,
trincee allagate di lacrime e pioggia,
fosse sepolte da metri di manto,
dossi di Asiago coperti di pianto.

Di labbra schiuse sull’ultimo nome
la verde conca conserva i segreti
e in grembo culla, nell’unico abbraccio,
triste il lamento che chiude la vita.

Asiago, 10 gennaio 2015

di Annalisa Rodeghiero,qui:
https://www.facebook.com/annalisa.rodeghiero?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAdTCTqGmYg5dGydqyF3riW8t3ri5qFKbmNuI9KQhjy5wh-Unqv8CLI0NMJecn2898zNK7QBOe5etPt&hc_ref=ARRGIrHjvqQbn_VWE2KCA3KDspeCNHafQdnZeNo7sBof2mb_gWpkB6sCgNIzprrXZW0&fref=nf

*

La bellezza è il terminal di Vado;
i container colorati
le gru azzurre dei cinesi,
che per Mario
da che ha perso la moglie
la giornata termina
dopo il pranzo a casa della figlia:
è l’inferno di sapersi,
io che aspetto quella giusta –
la prima luce del letto
il lenzuolo rosario,
impiccarmi alla ringhiera
dove inizia lo strapiombo
che sfonda lo sguardo.

di Enrico Marià, qui:
https://perigeion.wordpress.com/2020/04/25/i-figli-dei-cani-di-enrico-mari/

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