Gioielli Rubati 66: Alfonsina Caterino – Maria Allo – Vernalda Di Tanna – Matteo “Rosko” Rusconi – Luigi Besana – Doris Emilia Bragagnini – Gary J. – Maria Giovanna Assumma.

… VITA NON VITA

oltre il sonno profondo
illustri superfici
fresche icone di sudore
mai dimentiche di riparare nei
respiri
corrucci senza tempo

Ultimo stadio della purificazione
dopo il piacere della morte
sarà vendetta ritrovare la vita
ignara e grossa
sulla riva preistorica carezza
notturna risalita contromano
a rischiarare il barlume
incagliato
nell’era banale

Barlume sarà crocevia
memorabile
un uomo straniero
sui vetri che indugia
le proprie unghie
riflesse…

di Alfonsina Caterino, qui:
https://www.facebook.com/titti.barbato.3?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBV18lwS4dQHizc9hOqMPmY2KusIElNLUnRMVi2-cpR4f-hpKKfVwNy4VE7DMSddNj5i6G7MMRjazir&hc_ref=ARSKBAgSu0S8l_vRqeBPa6er_QOKFgKuKRNXHL2xDlL6wrQbn18s0qc2sl7JSDLEAj0&fref=nf

*

DOPO OGNI COSA VIVENTE

I nostri corpi sono spade lancinanti nel silenzio.
Abbiamo attraversato tempeste
con le braccia nel vento e le tempie
gonfie di pioggia nel deserto
ma non è tempo per i rimpianti.
Meglio vivere e reinventarci
prima che la memoria cancelli
anche la forma dei visi come il fuoco
che avvolge le nostre vite con queste mani
oltre la cenere e la vita di quaggiù.
Nel moto vuoto tra i nomi confusi
del nostro perdurare saremo
nei linguaggi del mondo come nel colmo
di una luce che l’inverno
rende lontana e le nostre esistenze
dentro i segni di un intero.
Amore, la nostra luce in cenere
continuerà a sfiorarsi dopo di noi
come dopo ogni cosa vivente.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2019/11/12/dopo-ogni-cosa-vivente/

*

Nutrimento disumano

La distanza allatta ogni domanda,
spettina la pelle. E la tua lingua,
stiracchiata, sussurra una voce
disumana. Resta a galla una rete
spoglia d’acqua. Se ami il giorno,
rischi di fraintendere le stelle: il callo
della malinconia è la doppia
vita che sa fingere la nostalgia.

Inedito di Vernalda Di Tanna, qui:

Vernalda Di Tanna

*

Mekkanika (ovvero La Ballata Delle Macchine Veloci)

Macchine
macchine veloci, voraci.
Macchine per costruire
bulloni di altre macchine
braccia meccaniche, schemi di cervelli
rotule e tibie in lega pesante.
Macchine
macchine rapaci, fallaci.
Macchine per costruire
pensieri cromati
e schemi logici su scala industriale,
brevetti e progetti fonte di guadagni.
Mi sono rotto un polso
e non ho quello di scorta
mi sono rotto la vita
e ho soltanto la firma
di un dottore – quaranta giorni di riposo
per chiamarmi fortunato
se più avanti ritrovo
il mio posto al banco di lavoro.

di Matteo Roskaccio Rusconi, qui:
Mekkanika ( ovvero La Ballata Delle Macchine Veloci)

*

Fermata

Non so dirti l’età di questo treno
la sua velocità inafferrabile
nel giorni che diventano anni.

Per ogni linea d’arrivo
c’è una linea di partenza.

Ti guardo, appoggiato al finestrino
con lo sguardo che sogna nel buio.

Non ti dirò l’ora della mia fermata
dove scenderò come uno qualunque
camminando svelto sul lastricato.

Mi volterò a cercarti
attraverso i vetri del treno che fugge.

Starai di nessun colore vestita
oltre la parte visibile, oltre me
nel profondo, come una carezza lontana.

di Luigi Besana, qui:
https://antoniobianchetti.wordpress.com/2019/11/15/luigi-besana-lerba-sogna-il-cielo/

*

La Stazione

mi decretai la morte il giorno di grano perpetuo
splendeva una stele sotterranea e
fu talpa farsi sorda di clausura
tremando poi – tellurica – nel raggio d’oltremondo
così tenero e malsano da penetrarvi il cuore
senza respirare trattenendo il cosmo esplodendo di piacere

di Doris Emilia Bragagnini, qui:
https://inapparentecremisi.wordpress.com/2019/11/15/la-stazione/

*

maestri occulti

come nascere angelo che cadendo dà gli occhi
amore e dolore per garantire la messa a terra
aver viaggiato attraverso le nuvole

ora il cielo fugge

di queste cose che afferriamo
che lasciamo andare
percorsi che seguiamo

di Gary J., qui:
https://steele646.wordpress.com/2019/11/19/hidden-masters/

*

Vorrei
raccontare Venezia come un affresco
senza graffi o crepe
o come una via d’acqua
a colori su cui scivola un sogno.
Vorrei
raccogliere tutti gli angoli della laguna
in un puzzle in cui volteggiano
le tessere nel bel mare della forma.
C’è sempre il rischio
che qualcosa o qualcuno
scombini i piani e faccia scivolare
il tutto nell’angolo buio
ma l’utopia è alta
così come forte è la speranza.

di Maria Giovanna Assumma, qui:
https://www.facebook.com/mariagiovanna.assumma?__tn__=%2Cd-%5D-h-R&eid=ARDDNMGUaMIUspNGL1b-W1HsYNtgaQiSeKDn2cW8vO-GNFljvte9AAo3CVHx1XcODmRqOWhL7x5MThA7

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Gioielli Rubati 65: Flavia Tomassini – Micol Bez – Anna Maria Curci – Chiaradelmare – Urszula Koziol – Manuel Calderon (macalder02) – Matteo Rusconi – Paolo Caianiello.

Le sconosciute

Ho incrociato tre donne,
avevano età diverse,
una per vetrina
sedute all’ingresso
avevano un cartello,
non si conoscevano,
si somigliavano:
Sono italiana,
ho perso il lavoro, o anche, non ho lavoro,
devo pagare l’affitto, non ho una casa.
Sembravano distaccate,
non apparivano fragili,
erano bianche, non fa differenza,
persone per strada
entravano nei negozi,
io passeggiavo, era sera
e ho pianto.

di Flavia Tomassini, qui:
https://flaviatomassini.wordpress.com/2019/11/04/le-sconosciute/

*

Alcuni silenzi sono lettere d’amore
tentativi di tenere il mondo con le dita,
per il bavero salvarlo dal bordo della vita
perché tu non ne perda mai il calore.

Mi chiedo, mio amore, se saprai
leggere la dedica del mio silenzio
capire che si deve a volte scegliere
tra il diritto alla verità e quello alla vita.

di Micol Bez, qui:
Cinque inediti di Micol Bez

*

CLXXIII

Man mano che s’accende lume a lume
sostiamo nel silenzio che rapprende
lo squarcio all’improvviso rivelato.
Noi che veniamo al mondo lacerando.

di Anna Maria Curci, qui:
Anteprima: Anna Maria Curci, Nei giorni per versi

*

Una Poesia per accettare un addio

mai e poi mai
dimenticherò
perchè per mia natura
non son capace
ma soprattutto
perchè non voglio
ho bisogno di sapere
che tu ci sarai
fin quando
improvvisamente
alzandomi un mattino
smetterò di dire addio
alla tua assenza

e forse non sarà bello
ma guarderò di nuovo
a fondo
negli occhi
le persone
e mi farò di nuovo male
di quel dolore
che non sa di te

di Chiaradelmare, qui:
https://chiaradelmare.wordpress.com/2019/11/06/una-poesia-per-accettare-un-addio/

*

Sul punto di partire

“Canto e alle Muse…” J.K.

Credo nelle cose invisibili
nella musica non udibile
credo nelle parole non pronunciate
che restano solo presupposte
e in quelle impensabili
benché da qualche parte esistano
Credo nel grido del silenzio
credo nella capacità di superare il limite
del tempo e del territorio
tramite un verso
che sa elevarsi
da questa a un’altra lingua
leggermente spostarsi “coi piedi di piombo”
Credo che l’inesistente
mi trasformerà e illuminerà
perché io possa più quietamente
scomparire da questo mondo
senza spaventare una farfalla
assorta su un fiore
(perché presto forse proprio lei
diventerà me stessa)

di Urszula Koziol (trad. di Paolo Statuti), qui:
https://musashop.wordpress.com/2019/08/23/nuove-poesie-di-urszula-koziol/

*

Spirito assopito

La voce di un silenzio disturbato
copri il mio spirito assopito
La notte bagnata si innamora della solitudine
Cadere con precisione in un angolo del mio sogno
La pioggia, con le sue forti gocce, frantuma la luce
permettendo al fumo di cedere all’insonnia
che il disordine della mia anima è ubriaco
Le ceneri della mia canzone mi si sono spente in gola
suoni dell’ombra
parto puntuale per morire nell’aria che respiro
Il tempo si esaurisce sotto il mio cuscino
Il respiro freddo della notte abbandonata
Rompi il tuo silenzio cercando l’ombra della mia coscienza
Chiederò protezione alle mie palpebre
Quindi evito di vedere la luna vagarmi nella mente
quando il cielo scompare
Non voglio vedere ballare cocci della mia vita
nelle mie fredde ossa esposte al sole
Devo chiudere il vuoto e gettare la chiave
Questa angoscia prende il sopravvento sulla mia ispirazione
nel generare versi
da cui nasce la mia poesia

di Manuel Calderon, qui:
https://macalderblog.wordpress.com/2019/11/04/espiritu-dormido/

*

Lo sappiamo entrambi
che l’essenza del viaggio sta nel primo passo,
staccarsi dal nido, oscillare sul dirupo.
Lo vediamo bene
il nostro stare sospesi in alto
mentre il treno di sotto taglia la campagna
e ricuce luoghi con una linea retta, una sigaretta
che si assottiglia nella sala d’attesa,
il circuito della lancetta.
Solo chi sta al nostro fianco
sa che dall’ala di qualunque aereo
tutti i balconi di Lisbona sono uguali
e non c’è rampicante che tenga
nemmeno un vestito fiorito steso al tepore,
un fremito un battito un lirico alito
che stringa la distanza.
Ma dammi ancora la mano ora che precipitiamo
su poli commerciali pressati di negozi
su file di cartelloni con scritto saldi
e sulle offerte take away di cibo giapponese.
Prendimi entrambe le mani, ti prego
prendi la cloche di comando,
voglio tappare ciascuno dei tuoi singhiozzi
frattanto che scendiamo giù negli inferi
imprecando contro una qualsiasi divinità uccello
per trovarci un mantello di piume mai usato.

di Matteo “Roskaccio” Rusconi, qui:
https://roskaccio.com/2019/11/06/senzatitolo43/

*

ASSENZA DI GRAVITA’

L’assenza di te
s’aggira tra le stanze nude.
Si stende sul divano del creato
soffiando bolle di universi paralleli.

E’ un richiamo di lucciole
nello spazio interstellare,
una giostra di cavalli
dispersa tra le onde gravitazionali
che socchiude gli occhi e s’abbandona.

L’assenza di te
è tra questi fogli di inutili parole
che ti cercano ovunque tra le righe
pur sapendo dove sei.

E allora in un giorno di coraggio
spoglierò un albero di sughero per
costruirci un astronave,
attraverserò le nebbie cosmiche
e millemiliardi d’anni luce
per dirti t’amo ancora.

Ma oggi no.
Oggi sono stanco
e fuori piove.

di Paolo Caianiello, qui:
https://www.facebook.com/paolo.caianiello?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARCfdDICnNWnCNnMavWfqsXusTWMwImpw5uoiRuwny697H46URap6QpXprsh69QN9-rfVxv-db9sZ1Ng&hc_ref=ARQVixwREw0DduNH45vE0Pra7AILn5j16jOAjvpQMAV6KsmCdNhh0Sz9BnfsiUIPLn8&fref=nf

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Gioielli Rubati 64: Nadia Alberici – Massimo Sannelli – Salvatore Leone – Mauro Contini – Marina Pizzi – Emilio Piccolo – Cristina Bove – Matteo Rusconi.

UN IMBRUNIRE SCOSCESO

Non ti accorgi come lentamente scorre
L’aria fredda
Prendendoti
Prendendoti capelli e sorrisi

Un imbrunire scosceso
Ti metti di lana
E di dolci e di fiori
Ho comprato fiori bianchi
un mazzo e verdi foglie

Estrai dalla saggezza antica
I gesti di madre
Farina zero per il pane
E lievitare al caldo

Il sapore si sbriciola nelle notti
E l’inverno sarà chiaro sulla neve
Le ragazze avranno il riso sui denti
La mia sarà una saggezza scoscesa
Domani mi offrirò una fetta di vita.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2019/11/01/un-imbrunire-scosceso/

*

è un ramo di corallo o un amore cortese:
non abbaglia e non ringhia, e non fa il male
mai. è Patty Waters nell’orecchio interno.
Ed ecco la caduta, il pavimento
lucido e le luci nella casa

di me qui. Ora sentite una cosa bella: voglio chi
voglio, prendo chi prendo, lascio chi lascio, rubo
a chi rubo. In questo stato una mimica
diversa nasce: imiterà le onde e l’aria fredda, e
un libro nasce come nasce l’alito.

di Massimo Sannelli, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2018/09/19/neuromelo/#more-91327

*

Confessioni di un Narciso

Dicono che mi specchiavo nelle acque fredde di Sant’Agata
per superbia tra i fiori e vedovanza di fiume
che mi ha cresciuto le gambe nei fanghi rosa e adolescenti
nell’argento di anguilla che risale il canto e la schiena.
Hanno pure detto che mi sono spezzato nell’acqua
per un solo fiore, bianco e giallo, arancio e bianco, un po’ rosso
sulle dita. Ce n’è uno tutto azzurro, a cielo ribaltato in fronte
che ha il tuo grembo e la portata,
dicono che mi sono fatto a pezzi nel torrente Inganno, per vanto
e che al collo indosso dolori come gioielli.
Ve la raccontano così i padroni che non dormono
al mio petto, hanno scritto sulle pietre
di un ragazzo coi riccioli e viziato. Di me hanno detto
che mi credevo bello, che il mare mi ha preso
dalle scapole e squassato. Nessuno riporta fedelmente
sui papiri e le cortecce d’ulivo il bruciore delle ciglia, di te
che sopravvivi nel bianco girato degli occhi.

di Salvatore Leone, qui:
https://www.facebook.com/salvatore.leone.1612?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAZZnQfrLU-MsOUqTy4AAAZchKFzDqLnqmzcdJA-L2JQ19gp0NTOI0KiVeLHkEuL6pnKtYEAUJ4UiVk&hc_ref=ARQVLKeZvr5en7GUlwVAciSH43dAt5wUd67XcY5Ok17-KHUAeA2bmMWG2dOepoLDj5s&fref=nf

*

LA PRONUNCIA DEL TUO NOME

Fosti tu a scostarti
oltre il limite dello sguardo
o una nuvola ignara
del tempo e degli affetti
oscurò il cielo dell’appartenenza,
non dirime il dubbio
un passo di rimpianto,
l’appello all’anima
creata prima della nascita,
scivolano le foglie
dentro un turbine d’autunno,

appartiene al puro sentire
la pronuncia del tuo nome.

di MAURO CONTINI, qui:
https://www.facebook.com/mauro.contini1?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDaj2SP4eqQ7HU2YC0IPWbZD3HPpDD3dPD_swNLpiWl2cmRb4qtpEF3W0C0wbloBKYPYvmJ-QuD1Q91&hc_ref=ARR2QbIu24iBwrZm8tPZn_P8qmyeu167fCdioOvXHNr9ItBIMfhrEuT2XIQqHw6z5nk&fref=nf

*

Ho perso la poesia in un singulto di fato
In un’imboscata di tempo
In una cascata di parole straniere.
Ora che il tempo diventa breve
Svendo le stelle in coriandoli cattivi
Trito la svendita del mio petto solo.
Quaggiù rammento chi non sono,
veglio la salma che mi attende
secondo l’ultima moda.

di Marina Pizzi, qui:
https://www.facebook.com/marina.pizzi.18?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARCNoTR4Xj_LQ26CTJChugsn7e9v6ij5R08uRZEZt1mSfczjw_DL-biNsWWCW5R6crM5TVs0nn7bnoGW&hc_ref=ARSFvKmc6iBzbsBqhDG5dr6uU5Ln9yp4qD9pGK7ER7NqL-A5LwkNvc–a64J98CO2-Q&fref=nf

*

Prima o poi

Tanto ti avrei comunque incontrata
forse al metrò
forse nell’androne di un palazzo
forse t’avrei soltanto definita
per approssimazioni e deliri
e sogni leggeri come l’andamento
svagato e lento di una piuma
tanto t’avrei sicuramente perduta
prima o poi
per colpa tua o mia
o anche del vento di settembre
che asciuga grappoli e desideri
tanto t’avrei ripresa
prima o poi
un giorno o l’altro
con il sapore che c’è nelle cose
nel cuore che pulsa, per esempio,
e negli occhi che incontrano gli occhi
t’avrei presa, lo giuro,
in uno sbadiglio
per un battito di ciglia.

di Emilio Piccolo, qui:
https://vivodipoesia.wordpress.com/2017/04/27/prima-o-poi/

*
Quei momenti

che ci s’incontra sconosciuti in viso
come se si vivesse d’altro nome
_liftati a scanso di ricordi_
ci s’allontana e ci si riavvicina
in un continuo smarrimento dati

si finisce
trascritti sulla carta
un rigo dopo l’altro in sinfonie
copiate dagli uccelli appollaiati
sui fili della luce

voi sapete
la cesura improvvisa
la parola mancante sulla lingua
l’avevamo da fare quella cosa
_quale cosa?_
quella fuggita via
sparita come i sogni all’alba
senza scusanti oniriche

quei momenti
che si subisce il furto dei pensieri
e ci si arrende
al viversi d’inverno senza foglie

di Cristina Bove, qui:
https://www.facebook.com/cristina.bove.73?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARCWNCzmMG1159ROgxSzzqM5D84t1FtNJOXYHzUx5RoQvi0-fhaklwI5fbmDtruacpI2Dj7lpSg2nCJg&hc_ref=ARTjsShRVHhgvXQnHug59H-cYh3XlNTwRwfRZ8GkwotHCPVv71KF2ynInNu6Mcmoi0A&fref=nf

*

È una giornata calda
di fine ottobre.
La porta dell’officina è aperta,
qualche rondine ritardataria
mi passa sopra la testa.
Vorrei neve sporca
su queste piastrelle:
che mi sia lieve
oggi che non ho
nessuna cosa da dire.

di Matteo “Roskaccio” Rusconi, qui:
https://roskaccio.com/2019/10/29/1680/

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Gioielli Rubati 63: Mariangela Ruggiu – Stefanie Golisch – Matt Taggart – Giovanna Ristori – Salvatore David La Mendola – La Mela sBacata – Patrizia Schettini Natrella – Biagina Danieli.

come si aggrappa la carne alla carne
come si oppone allo strappo e trattiene
parti usurate senza ricambio

come radici di grande albero
fin dentro ogni cellula
rimbalza il segnale della resa

più s’avvicina, più dura è la lotta

senza metafora, così nuda
la vita si spoglia della vita

di Maringela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdlC-R-R&eid=ARAH3ZnLTc2bzKI6qMgxTiA2tvZR5MI_rLhu9l9TQnruqJQIlr5O9sRjdXzsDjPP17DYcNZP6xhz5SEn&hc_ref=ARSeNjQd-xGRQPN6OE4Y8bYmNrZg3nD6rEIcs4n47DoePGjFapJ0vmIvNKOqgXWb15I

*

La badante

Ha dormito in tutti i modi. Sul divano.
Nel letto matrimoniale. Al posto di lui
o di lei. Ha dormito bene. Ha dormito
male. Non ha dormito per niente. Una
volta ha dormito molto bene e quando
si è svegliata, il nonno non respirava
più. Non doveva nemmeno chiudergli
gli occhi. Prima di chiamare la figlia,
si era lavata i denti per bene. Alla fine
del mese mancavano due settimane di
marzo piovoso. Nel cuore della vita
abitava la morte, da subito, non c’era da
spaventarsi. Solo i corvi vivevano cento
anni, si diceva nel suo paese, ma lei non
sapeva se era vero

di Stefanie Golisch, qui:
https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2019/03/31/la-badante/

*

Di nuovo a casa

Tutto cambia, una volta ogni tanto.
Non sono un fan della parola (ogni volta).
Non tutto è ogni cosa.
È un po come quando qualcuno mi dice che “io sempre …”
quando in realtà non sempre è niente.

Ho guidato su un piccolo sentiero sterrato, coperto di foglie,
a questo vecchio mulino fatiscente e l’ho lasciato alle spalle. Ad un certo
punto, non andrà in pezzi. Andrà via; in viaggio con
la corrente del lago verso il piccolo ruscello che porta
nella foresta e di nuovo a casa.

È possibile che torniamo tutti a casa.

di Matt Taggart, qui:
https://mtaggartwriter.wordpress.com/2019/10/27/home-again/

*

Agosto
segna il passaggio fra cielo e mare
Quella mia tipica espressione interdetta
perché tutto sempre rimane uguale
Le persone le cose vanno e vengono
in un moto regolare
verso un porto sconosciuto inesorabile meta
di un io, muto

di Giovanna Ristori, qui:
https://www.facebook.com/giovanna.ristori.3

*

Nodi

Tante cose da ricordare
E la corda non fa male
Un nodo per la carne
Uno per il vino
Uno per la cioccolata
Un nodo all’intestino
Due nodi sulle dita
Intrecciati alla matita
Il doppio sotto ai piedi
Così credi in ciò che vedi
Dodici più uno nodi al portafogli
Per citarne uno fra tanti
Volli fortissimamente volli
Due o tre nodi sulla lingua
finché la pace non si estingua
Un solo nodo alla cintura
Per guarire la sutura
Un nodo attorno al collo
Così ciondolo e barcollo
Poi si sciolgono le ore
Come il rosario delle suore
L’ultimo nodo ai troppi sogni
Che stringo mentre dormi

di Salvatore David La Mendola, qui:
https://quasiquasimifaccio.wordpress.com/2019/10/29/nodi/

*

Cardiopoiesis

Mi si è spezzato il cuore.
Lo stavo sfilando dal petto
– come ogni giorno –
per appoggiarlo sul cristallo
tra inutili ninnoli
– che non so buttare –
e fiocchi di polvere
regalo dei giorni.
È caduto di testa
– ha davvero una testa il cuore? –
con un tonfo crudele e
si è aperta una crepa sottile.
– guscio d’uovo cascato dal nido –
Ne goccia fuori un rivolo
– non albume né sangue –
di parole trasparenti
tutte le ho perdute, tutte.
– sono state mai davvero mie? –
Ho sparso segatura a manciate
– quanto aiuta il giusto emostatico –
ed ora la pira collosa
– parole coagulate in fretta –
inzacchera il pavimento.
Ogni sinonimo è fuso al suo contrario
– non è possibile rimediare –
soltanto una parola si è salvata
– la mia preferita –
impigliata all’orlo della ferita.
Vischiosa, lucente e orfana
– goccia di miele su fico maturo –
è restata appesa un istante
– un battito, una sistole –
prima di tuffarsi sul cumulo
delle sorelle perdute.
L’ho guardata liquefarsi
in una chiazza opaca
– sacrificio senza rimpianti –
di lei non riverbera che il ritmo del silenzio.
– e ora? –
I cocci del cuore sono nell’umido
– sembrano bucce di mela –
il pavimento non conserva
memorie appiccicate
– tracce invisibili al luminol –
il buco in petto è colmo di ovatta.
– passa ancora vento freddo –
Allo sterno ho appeso l’orologio del nonno
– l’ho caricato con l’osso della fortuna –
la cassa ammaccata scandisce
il silenzio – fragoroso – delle ore
e la musica – muta – dei giorni.
– È ora? –

di La Mela sBacata, qui:
https://lamelasbacata.wordpress.com/2019/10/30/cardiopoiesis/

*

Radici

Per molto
sei stato al centro dei miei pensieri.
Poi la lontananza ti ha reso sbiadito.
Ci sei, indistinto.
E già so che svanirai.
E, per certi versi, non mi sorprende.
Tutto passa con le stagioni.
Anch’io torno a fiorire,
ho radici forti.

di Patrizia Schettini Natrella, qui:
https://vagheria.wordpress.com/2019/10/31/radici-2/

*

La forza di gravità

esisto
in questo tempo esatto
in questo spazio determinato

vivo
nel flusso di coscienza
nella corporeità

sopravvivo
nella mia carne e nelle mie ossa
nel dormire nel bere nel mangiare

l’universo e
la sua infinita espansione
sono una rappresentazione

del mio essere presente
della mia interpretazione e
della mia manifestazione

stringo sabbia tra le mani
che inesorabilmente cade
verso terra

richiamata
dalla madre indifferente
di ogni presenza

la forza di gravità

che comanda
invoca
e tutto trattiene

di Biagina Danieli, qui:
https://biadoit.wordpress.com/2019/10/28/la-forza-di-gravita/

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Gioielli Rubati 62: Chiara – Alessandra Solina – Franco Bonvini – Shira Shaman – Paolo Beretta – Charles Reznikoff – LaPoetessaRossa – Maria Allo.

ATOMOI

Ho letto Kant
“il cielo stellato sopra di me
la legge morale
dentro di”…te
e poi c’era Hegel,
causa finale
ma non efficiente,
perché è diverso, diceva,
e per capire bisogna sapere
cosa accade dopo
di me che divento
altro da (te)
e che ritorno dentro di me
e poi…? E poi vaffanculo,
infatti non era nemmeno così.
Abbiamo solo mescolato i semi
delle anime, anime nostre
e non siamo lo Sfero
e nemmeno il Nous.
Siamo solo a-tomoi,
indivisibilmente democritei
in un mondo chiamato
Iperuranio.

di Chiara, qui:
https://viaggiraccontiscrittura.wordpress.com/2019/10/15/atomoi/

*

La vida es sueño

Rotolo tra le stoffe d’Oriente
per un filo d’oro che sa di lontananza.
Il mercante fiuta le donne
e vende loro damascati e sogni.
Mi stufo facilmente delle sue ciarle,
voglio conoscere le sete col mero tatto.
La mano mi svelerà il loro viaggio:
onde delicate e marosi turbolenti,
spose lasciate sull’altare
e uomini che guardano l’orizzonte
per spirare insieme al sole che muore.
Mi sussurreranno di enigmi insoluti
nella stanza dei bottoni,
di decisioni prese in fretta
con strascichi di rimorsi.
E ancora bambole meste color ciclamino
celate in antichi bauli
che vorrebbero fare la loro comparsa
affianco a marionette con la faccia
dipinta di gioia
e nel confronto vincere la sfida.
E mille altre stoffe che mi assillano
e stordiscono con i loro rammarichi.
Nel mare di colori ho smarrito
il filo dorato
che avrebbe dovuto portarmi in salvo…
Il filo che lega tutte le vite
in un ordito infinito di
un’unica illusione.

di Alessandra Solina, qui:
https://alessandrasolina.wordpress.com/2019/10/16/la-vida-es-sueno/

*

Quando mezzo sarà vuoto

E’ inevitabile. Accadrà
e chissà quale sarà la parte vuota.
Se sarà più dolore non sentire calore
allungando i piedi
o una mano
o vederla allungare i piedi
o una mano.
E non sentire calore.
E non poterci fare nulla.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/10/17/quando-mezzo-sara-vuoto/

*

Non sei sola

Non sei sola, qualcuno ti ama in città
Non temere che arrivi l’alba
La notte è così
Non dimenticare di sorridere
Che domani inizi a vivere.

di Shira Shaman, qui:
https://shirashaman.wordpress.com/2017/04/05/no-estas-sola/

*

Effimere verità

fra amici al commiato
ci si carezza il culo.
un ultimo sorso
alla memoria
scartando quelli più amari
gli iesimi inciampi
degli anta inoltrati.
la camminata sghemba
scarpe bucate, piedi bagnati
si declamano effimere verità
agli uccelli notturni
privilegiati uditori
di sentenze, assoluzioni
oliate teorie altisonanti
di cui domani non si saprà nulla

di Paolo Beretta, qui:
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2019/10/10/effimere-verita/

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Scene domestiche

Era quasi l’alba quando diede alla luce il bambino,
sdraiata sulla trapunta
che lui aveva ripiegato per lei.
Lui si sistemò il bambino sul braccio sinistro
e lo portò nell’altra stanza,
e lei poté sentire lo schizzare dell’acqua.
Quando rientrò
lei gli chiese dove fosse il bambino.
Lui rispose: “Là fuori – nell’acqua”.

Attizzò il fuoco
e tornò con una bracciata di legna
e il bambino,
e mise il bambino morto nel fuoco.
Lei disse: “Oh John, non farlo!”.
Lui non rispose
ma si voltò verso di lei e sorrise.

di Charles Reznikoff, trad. Giuseppe Nava, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/10/16/scene-domestiche/

*

ALLA RICERCA DEL TEMPO

è strano
non riesco a spiegare
quello che mi passa per la testa
il senso
il nucleo
l’immagine di un gatto
un libro sul cuscino
tutto si attacca
con la colla dell’ostinazione
le parole buone per tutti
gli abissi temporanei dove annegarsi
-una tavoletta di cioccolata fa la differenza-
ieri scrivevo dell’attesa
di comete precipitate a caso
su un pianeta senza stagioni
di storie quasi felici
ma sempre senza finale
il futuro è una data di scadenza
dove i pensieri si accumulano invisibili
nella frenesia di fare scorta di possibilità
uguali e contrarie

oggi accadrà – accadde? –
a due stranieri di parlare la stessa lingua

de La PoetessaRossa, qui:

ALLA RICERCA DEL TEMPO

*

EPILOGHI

Il cielo diventa sempre più fragile
nel pulsare morente della terra.
Il futuro ha l’amaro del sangue versato
per la violenza della bestia
su ogni bimbo squartato
su ogni donna esplosa tra le braccia
dell’universo fottuto.
Abbiamo perduto di vista la compassione
la fede la fiducia ogni voce umana
mentre tanta morte mutila
il secolo presente in ogni nave affondata.
Intanto il sole tramonta come sempre
e un grande silenzio scoppia sull’onda.
Indifferente.

di Maria Allo,qui:
https://nugae11.wordpress.com/2019/10/17/epiloghi/

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Gioielli Rubati 61: Dario Bertini – Marco G. Maggi – The Lonely Author – Luca Yok Parenti – Franz – Valeria Rocco – Tramedipensieri (Marta) – Irene Sabetta.

L’hanno beccato che sbirciava il culo ai manichini,
fra la stazione e il centro, ma cosa vuoi che trovi sotto,
una mattina irraggiungibile e bellissima
come una scure di luce,
vuoi mettere una sciura, una figliola, una puella
già quasi domina, che va: una donna dall’abito freschissimo,
più chiaro, immacolato nella stagione nuova, una risorsa
da riconsiderare: la decapitazione: così da perderci la testa
con lingua, occhi, più esattamente le pupille
grandi più del solito, dilatate da appena un po’ di vento:
chi ha detto una voragine era male informato, piuttosto
un boomerang incagliato tra le foglie, in fondo una boscaglia,
comunque sotto, giù, come una scure di luce,
ma più perfetta come un’ esecuzione capitale, da rimanere immobili,
impietriti, prima di andare: un passo doppio, svelto,
quasi uno scatto sulla linea di fascia, una coscia
(qualcuno non so dove intona cori): ma oh, è solo una ragazza
questo universo che gira all’ incontrario: se mi aprirà
le gambe può capitare allora che non mi tiri indietro

di Dario Bertini, qui:

Poesia | Dario Bertini

*

La soglia minima

Ho il sospetto
che di tanti guaiti non rimarrà niente
soccomberanno dopo pochi giorni
lasciando ampio spazio
alla parola detta sottovoce
senza raggiungere fino in fondo
la soglia minima del dolore.

Anche le onde del mare
si scatenano con il Maestrale
ma poi si acquietano e,
dopo tanto frangersi e ribollire,
restano solo le acque placate
di un orizzonte soporifero
come un anestetico.

di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2019/10/08/la-soglia-minima/

*

LA TEORIA DI TE E ME

mai compresa la teoria del tutto
eppure sono abbastanza intelligente
da teorizzare che il mio vino sarebbe più dolce
se venisse dalle tue labbra
le stelle più brillanti
sono nella galassia dei tuoi occhi
non c’è bisogno di ipotizzare
non sempre capire
cosa mi stai facendo
poiché sono vergine innamorata
poiché tutto è così nuovo
oggi ho finalmente capito:
non sono nato fino al momento
in cui ti ho scoperto

di The Lonely Author, qui:
the theory of you and me

*

ASSECONDATEMI

se mi private del mondo
fatelo con moderazione.
ancora non potrei vivere
senza delle rondini la traettoria
il garrito decrescente
nell`aria pesante e persa
autunnale. il gorgo della pazienza
l`intenebrarsi nella sera.
i matti si costringono alla felicità.
assecondatemi.

di Luca Yok Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2019/10/10/assecondatemi/

*

Comme fa strano.

Comme fa strano a te pensà luntano
sarrà sta mania e’ te tenè poesia,
carne putente pe’ na’ parola vivente.
Comme fa strano…
Io scrivo comme si te tenesse ‘a mano
e mme fa strano dicere ca è invano.
Quanne fa notte, po’, ‘a cosa è cchiu’ dolente
pecché ‘o scuro assumiglia tanto a stu niente.

di Franz, qui:
https://infinitis8.wordpress.com/2019/10/10/comme-fa-strano/

*

Famiglia

I miei compagni come un grande castello
si tengono le mani per il bene di tutti
come i vecchi tempi.
Io faccio finta di avere le mani
e sono maniche
di vera erba
e quindi quando mi toccate
io non so se mi toccate
per adottarmi semmai
per estirparmi.

di Valeria Rocco, qui:
Valeria Rocco – Inediti

*

Trecento parole

Ho scritto trecento parole
molte sono evaporate

.volate sopra foglie
spigolate da bruchi

Ho scritto trecento parole
di cui la metà
ho dimenticato

.bugie senza senso
illusorie follie

.storie senza fine
lasciate a metà
in salita

.imbottigliate in ceste
piene di cimici
immuni di verità

Ho scritto trecento parole
venti vere
.importanti
.pilastri di me
Le ho curate
difese e amate

così continuano
a fare guida
sostegno di voci
.fidate

di Tramedipensieri (Marta), qui:
https://tramedipensieri.wordpress.com/2019/10/11/trecento-parole/

*

Miami

Dove nord e sud
si incontrano
e fanno figli.
Lungo una frontiera d’acqua dolce,
i colori prevalgono sui valori.
Ed i valori si sciolgono
nel pentolone
al centro delle paludi
dove danzano gli indiani
all’incrocio delle acque.
Giungla di mangrovie
in città.
Non è un parco addomesticato
dalle aiuole.
Non è cosa aspettata
sotto i balconi vetrati
di 48 piani edificati.
Città parvenza.
Miami non esiste.

di Irene Sabetta, qui:
Irene Sabetta, Tre testi inediti

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Gioielli Rubati 60: Loredana Semantica – Simonetta “Met” Sambiase – Mariella Tafuto – Leopoldo Attolico – Annalisa Rodeghiero – Gaia Rossella Sain – Luciana Riommi – Maria Allo.

Tutto si ripete
con una regolarità circolare
sempre gli stessi poeti sull’altare
la Pozzi deliziosa grandioso è Montale.

Riconosci i testi sin dai primi
versi mentre lo scirocco sferza
il viso avanza il fortunale
la pioggia torrenziale si fa strada
tra le crepe allaga i campi invade
i sottoscala non è il ristoro
che apre alla vita
ma un modo metaforico
di perdere il respiro.

Tutto si ripete
le offerte ai cellulari i nomi
le proposte allettanti
le figure retoriche dei componimenti
i commenti le delusioni
le fughe dal lavoro
gli annegamenti.

di Loredana Semantica, qui:
https://www.facebook.com/loredanasemantica?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAawDOlDwEW7UoIIMhVvlqEemG8ufDkyrhip4oSjPPqqvH9zq8tRN9t19Z9YeefCUE-k4NF1QSMKSVG&hc_ref=ARSB5ha3uhSqpWvA3Y38PKMCmcYpCPdlw3IK_CQsCCgFxgJb4oCkDNZgqDEafX4H4hk&fref=nf

*

Il perdono espia le pareti
scioglie i passi, nei battiti,
uno dietro all’altro il percorso delle cose
ci riconosciamo
forma
stato
instabili, circondati
come una fiamma insondabile,
non si sa spiegare
eppure si desidera
portarsi in dote a qualcun altro
raccontarsi, seconda età
terzo stato, nomi di miele nella bocca.

di Simonetta Sambiase, qui:
https://wordpress.com/read/blogs/25962530/posts/3897

*

TRENI

I treni si fermano nelle stazioni
perché qualcuno vi salga e vada
dove deve andare, o dove vuole.
I treni ripartono perché qualcuno
resti a guardarli andare, perché
qualcuno li perda per un pelo.

E spesso partono un minuto prima
del tempo speso a trascinar bagagli
o a liberare gambe prigioniere
di un ristorante in centro.

Rothenburg, 2005
di Mariella Tafuto, qui:
https://mariellatafuto.wordpress.com/2019/08/09/treni/

*

UNGARETTIANA

Una intera giornata
con l’assenza di carta e matita penetrata nell’ossa
buttato su una panchina dei giardinetti pubblici
a guardia dei nipotini che si mangiano la ghiaia
ho pianto lacrime amare da taglio di cipolla

Ma crepuscolosa
annunciata in lontananza
dal verde esclamativo di un semaforo
e dalla marcia trionfale dell’Aida
una figura in nero di straordinaria ineleganza
colmava di futuro la mia disperata inanità :
– Leopoldo , sarai ampiamente risarcito
da trent’anni di poesia à la carte

di Leopoldo Attolico, qui:
https://www.facebook.com/leopoldo.attolico1?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBvYQH7CUWpvTnJcskBAD8gSyKdbWxK2HKo8VoebG1UjdvDmam_VGQr3bfOpSuUH8425fEzcNeaLhHh&hc_ref=ARSGF_oYGc12uO-BO6JtKVoNLhLwpxrq4HgFhtF-TcQePS04fmgUPSZndXJ0mHXfLyU&fref=nf

*

Tuttavia ci vedevano vivi e non sapevano
né mai sapranno l’afasìa di certe notti
senza dorsi di luce sulla nuca
né tu mi dirai domani al risveglio
il nome, il nome io non ti dirò- non lo sentiranno
le madri e i figli dormiranno un sonno rispettato.
Come fossero, dei semi, l’ultimo.
E mai si arrende in noi questo volare inquieto.

di Annalisa Rodeghiero, qui:
https://www.facebook.com/annalisa.rodeghiero?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDmKaLAKmGriINEqycO3G8GioyEQlUtyJE0CBs4L0E7ieNdbuwU61_s9CBLmizhcvr3vppVVrhP7f9d&hc_ref=ARSuTDsZcD0VnoZoddLNoISeb6Ok5s96ILnFUWpbait6WPZrvFHXNeu8QgLvqQxmWKo&fref=nf

*

Rientrando,
pioggia rimanente.
In basso a sinistra,
sotto il finestrino
a macchina ferma
una rana
sbatte la schiena
su un cerchio d’asfalto –
quasi i pesci a bassa marea.
È un po’ come quando io
(o io e le mie birre)
devo dire qualcosa –
poi come sempre
non so dirti proprio niente.

di Gaia Rossella Sain, qui:
https://perigeion.wordpress.com/2019/01/28/nove-poesie-di-gaia-rossella-sain/

*

spiccioli fuori corso

questo silenzio a spiccioli non basta
dove il deserto è polvere
e non fondo del mare

°

non basta per giocare
a chi arriva per primo a ricordare
com’era la stazione di partenza

°

all’inizio della fine
già era, ancora è
la casa di un’ospite straniera.

di Luciana Riommi, qui:
https://lallaerre.wordpress.com/2019/10/06/spiccioli-fuori-corso/

*

C’è una tristezza antica

C’è una tristezza antica nelle ossa.
Attraversa i corpi e le giunture
gli intonaci delle case nei luoghi a noi noti
sfavilla in lievi cerchi tra le travi
in ogni androne nelle sale d’aspetto
sugli scaffali nei carteggi impolverati.
Ci prende tutti nella luce e nell’ombra.
Si libra nel cielo e cade con la pioggia
sulla terra bagnata senza rumore
ai bordi delle cose sulla radura tra i vicoli
dentro il presente che ci divora.
C’è una tristezza antica in questa fine estate.
Ecco, vedi, si cercano risposte oltre la pelle
fino il cielo a metà tra due roghi
mentre le sterpaglie balbettano e dal ventre
dell’Etna in rivolta un bagliore corale sale.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2019/09/05/ce-una-tristezza-antica/

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