Gioielli Rubati 51: Biagina Danieli – Silvia Cavalieri – Malcom Guite – Bozhidar Pangelov – Franco Bonvini – Doris Emilia Bragagnini – Franz Krauspenhaar – Raffaele Delle Femine.

TORNERO’ A RUBARE GIOIELLI A FINE AGOSTO, GRAZIE

Ho cura

Ho cura delle mie mani
perché toccano

dei miei piedi
perché mi portano

dei miei occhi
che osservano

delle mie orecchie
che ascoltano

della mia mente
che immagina

del mio cuore
che batte.

Perché la vita
si dispiega
inesorabilmente
e da me si sprigiona
e a me ritorna.

di Biagina Danieli, qui:
https://biadoit.wordpress.com/2019/07/23/ho-cura/

*

Vacanze

Nessuna idea
sul tempo che mancava
alla fine dell’estate.
Godevo di quei giorni
verdi e d’oro
e del sonno nel silenzio
della notte montana.
Ero bambina,
erano le vacanze.
Ah, cosa darei
per quella sospensione
così simile all’eterno
adesso che son grande!

di Silvia cavalieri, qui:

Vacanze

*

Maria Maddalena: un sonetto (traduzione libera)

Gli uomini ti hanno detta meretrice
per caricarti e caricarti del loro stesso di peccato,
donna costretta a coprire e contenere
quei sette diavoli inviati da OgniUomo.
Ma un uomo ti ha liberata e ha preso le tue parti.
Un uomo ti ha conosciuta e amata fino in fondo
L’alabastro spezzato del tuo cuore ha
rivelato a Lui la sola porta nascosta,
in un giardino dove la fontana era sigillata,
poteva finalmente fluire per lui in salutari lacrime,
finché, in un altro giardino, ha rivelato
l’amore perfetto che scaccia tutte le paure,
e ti cambiò con l’influenza vibrante dell’amore,
bello come luce e buona novella.

di Malcom Guite, qui:
https://malcolmguite.wordpress.com/2019/07/21/mary-magdalene-a-sonnet-7/

*

La vita è bella

Da questa parola nacque il
tempo: arcobaleni di nuvole
o di felce.
E risate o tristezza risuonano:
splendenti mattinate o crepuscoli
dalle cime così alte.
La vita si ripete
inevitabile e come una morte, –
dopo la pira – polvere,
e poi fiore.
E quanti altri
parleranno alle stelle,
con le mani ardenti cercheranno
segni. E noi, cari,
saremo spuma
di quel mare sconfinato,
che
ama sempre .

La vita è splendida!

di Bozhidar Pangelov, qui:
https://bogpan.wordpress.com/2019/07/22/la-vita-e-bella-2/

*

Da te si viene senza ritorno.
E non posso non tornare.
Si viene per piccole grandi e continue morti.
E non posso morire.
Così sogno di venire, e sognando muoio un po’.
E in fondo è quello che vuoi, e che puoi, solo un sogno.
Devo veder crescere i nipotini,
devo vederli staccarsi un po’,
da me,
per una caccia al tesoro,
per un amico o un amore.
Poi spero di diventare il tesoro.
Allora verrò, e non ricorderò perché.
Verrò ad affondare il viso nelle pieghe tra i seni.

di Franco Bonvini, qui:
https://wordpress.com/read/blogs/142476360/posts/3437

*

Dell’indocilità delle rose per esempio

oggi è stato un giorno cardinale
ho fotografato i gatti ho scritto cose che dovevo
per giustezza ho scampato il tempo della fuga
nel salire una sedia a sei metri dal cielo

si allungano le ombre sotto la porta ora
sono cunei d’eterno come certi pomeriggi parrocchiali
della processione e dei petali nei cesti

di Doris Emilia Bragagnini, qui:

Claustrofonia sfarfallii – armati – sottoluce | Poesie di Doris Emilia Bragagnini

*

Tu mi farai dannare! tu sarai il poeta

Tu mi farai dannare! tu sarai il poeta
del danno, dell’esercizio di morte
lenta; e dire che eri un fascino puro,
un gesto al cielo, corroboravi meglio
le vittime del mondo, eri l’angelo
che appianava la sorte, la pace nella gola.
Poi sei saltato sul fuoco, e non hai
più speranza che ti netti il volto.
O forse stai solo in ascolto, aspettando
l’ultimo rombo del furore, per dichiararti
finalmente vinto, e ripetere a caso
tutta la strada, fino a perdere
l’aria, anch’essa, come tutto,
inconsistente, e senza via di fuga.

di Franz Krauspenhaar, qui:
https://perigeion.wordpress.com/2019/04/15/franz-krauspenhaar-inediti/

*

ANNA SULLA STRADA DEI CAMPI ( dedicata a tutte le Anna )

E’ l’attesa
ancora
la più bella delle mie donne
mi sta nell’aria intorno
e nei sensi
come il profumo rosso nei ricordi
caldo
impossibilmente sesso

mi assale
riporta il mio tempo
alla poesia dei sogni
quando di baci
mi arrossiva la guancia
lei
anna sulla strada dei campi
non per mille lire
per simpatia
perché nessun prezzo
aveva il mio amore

di Raffaele Delle Femine, qui:
https://www.facebook.com/raffaele.dellefemine?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARB3u6dOIUMtwWzaUqbf5Obyfmj6K8OkSv_U6OKZCEKyv2JvZzxtOYKIXJ3RmXxszfRPzHUb6nbjpdUK&hc_ref=ARQGsSlGDP798XFXGUkfNgUE_5Br2iSpJ98TFmx19y6j1Q7wCwO5uFjEahFYTiwb09E&fref=nf

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Gioielli Rubati 50: Luca Ariano – Irene Rapelli – Maria Allo – Luciana Riommi – Amleta Bloom – Francesco Marotta – Corrado Bagnoli – Daniela Cerrato.

Questa notte si balla a ritmo di tango
per dimenticare il nebbiume
di quella città senza neppure un santo,
solo un beato per caso capitato.
«Siamo già maturi!
L’anno prossimo dobbiamo rinnovare
la patente: cosa abbiamo fatto
in questi dieci anni?»
Lo biascica stanco come un vecchio
di trent’anni alla curva del ponte.
In piazza si mormora che la Paola
se la faccia col figlio del notaio,
orgasmo d’un portafoglio gonfio fra le tasche.
Al bar all’angolo l’Andrea ti racconta
di quando si allenava con Baggio e Del Piero
poi … oggi scarica mobili tra scale e ponteggi.
In quella cittadella dello shopping
non ti rimane che bere per non vedere sguardi
assatanati di vetrine, di plastica, tinture
e pelli tirate senza il placido invecchiare
d’un volto grinzoso.

di Luca Ariano, qui:
http://www.lamacchinasognante.com/5-poesie-da-contratto-a-termine-di-luca-ariano-con-nota-introduttiva-di-luca-mozzachiodi/

*

A volo d’uccello

All’ombra corre l’erba sotto al vento
e con fradice ciglia soporose
il merlo canta grave del momento
in cui cocci di stelle tra le rose

al cielo danno indietro le sue cose
rigettando le spine senz’accento
che l’anno dona loro melodiose
ma l’estiva prateria non d’argento

si rannuvola stretta ai propri campi
e girando lo sguardo alla mia terra
mi dirigo a viuzze tenebrose

e mi pare di scorgere più lampi
nel fango dove l’essere dà guerra
che in collassi di vacue nebulose.

di Irene Rapelli, qui:

A volo d’uccello

*

C’è chi

Risuonano cocci di mattini infranti
dopo impreviste veglie.
C’è chi impara a morire
per un colore e un significato.
Abbiamo conti ancora aperti e spietate
parole da combattimento .

C’è chi impara a morire
per consacrare sogni alla quercia secolare.
Ma c’ è un paese disteso
in fondo al mare dove il sangue
in mille flutti difende il pane
a denti stretti e dall’alto
un pugno arcigno di silenzio
si schianta ai piedi dell’indifferenza.
Accovacciato il mare si regge
come foglia che il vento
deliberatamente scansa in silenzio.

C’è chi oppone la ragione
nel covo della volpe infreddolita
e traina giorni come i nostri.
A concludere la resa,
passi cadenzano ipocrisie
su viali di rasura e nel turbine
lento di ossa bisbiglia ogni vena
prima del commiato.
Il tempo può pretendere
nutrimento nel suo crescere?

© di Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2019/07/17/ce-chi/

*

nel limbo

nel limbo, come nell’incubo d’infanzia,
non luogo dei non nati e dei non morti
senza volto, senza identità.
non fa bene quest’aria rarefatta
che odora di mistero,
qui non c’è materia per riempire il calco
di una cosa vera.

di Luciana Riommi, qui:
https://lallaerre.wordpress.com/2019/07/01/nel-limbo/

*

LA LUCE BUIA DEL Tè

Girando cucchiaini acquatici si disegnano discorsi da pomeriggio ombroso.
Menta piperita:
con le sue foglie guasta il riflesso del sole nella tazza.
Occhi bassi e batticuore estivo.
Diversivo, liquido.
Un giorno di riflessi sentimentali e parole verdi.
Seduti.
Occhi bassi.
La vita riserva tantissimi piaceri:
piedi incrociati sotto al tavolo.
Dichiarazioni alla teina ambrata.
Via libera al taglio brillante del cucchiaino sospeso.
Un fiato di vento e tutte le foglie cadono sul tavolo e ricoprono le mani ardenti.
Sulle labbra rimane una parola sussurrata.
Perle di gocce ricoprono le tazze svuotate dall’amore assetato.

di Amleta Bloom, qui:
https://itesoridiamleta.wordpress.com/2019/07/20/la-luce-buia-del-te/

*

fossero simili a foglie
che si combinano in fuochi
di caduta le vigili inudibili parole
cresciute tra labbra e desiderio
oppure grida che colmano
tutta la distanza di un ricordo
e poi acqua che fascia il viso
dei morti quando fa buio
anche la pelle e l’occhio
soffoca di essere visione
solo una maglia slabbrata
uno squarcio nella rete del tempo
incurabile misura del guardare

di Francesco Marotta, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/07/12/imbrunire/

*

Ci si apre soltanto una scia
dentro la deriva del bianco,
dentro il disfarsi fluttuante,
il rumore secco della frattura,
degli scontri, dei baci, dell’urto.
Si richiude dietro di noi,
tutt’intorno, si stende ancora
davanti questo foglio spezzato,
parole, voci che si disperdono,
tremano, pungono e chissà
se invece potrebbero dircelo
il cielo, intero. O se invece
non è proprio così, solo così,
che adesso lo possono fare;
che adesso, anche noi, ci parliamo.
Con niente che si scrive davvero
negli occhi, che lasci nella carne
una strada, una mappa, una roba
che resta per dire casa, oltre l’acqua.

Golfo di McMurdo
di Corrado Bagnoli, qui:
https://perigeion.wordpress.com/2019/07/15/il-cielo-di-qua-di-corrado-bagnoli/

*

Quando mancherò al risveglio

Quando mancherò al risveglio
il mio sogno proseguirà
per chissà dove, non riuscirò
più a fissarlo nei ricordi a parole,
sarà estensione o tassello d’unione
ai passati, ma tenace, scampato
a una sveglia, a un buongiorno,
a una voglia di caffè zuccherato.
Sarà sogno smisurato, ininterrotto
tra luce ed ombra, tra sinusoidi liquide,
spirali di fumo e vortici d’aria,
e la voce del silenzio di una bellezza
rivoluzionaria. Continueranno
imperterriti crimini, ingiustizie e guerre,
cicli di vita all’apparenza normali,
gioviali ogni tanto, per bilanciare,
per smorzare i toni cupi esistenziali.
Il mondo continuerà la sua corsa
fertile, tra saggezza e ignoranza,
con nuove paure e nuovi orizzonti,
sarà quel che avverrà a futura umanità
in marcia a favore o in retromarcia,
sotto ogni scorza sarà sempre il cuore
che pulserà tra delusioni e gioie, ma i miei occhi
spenti seguiranno il loro sogno perenne,
e scansata l’immortalità per umana fortuna
da altre sofferenze fuggirò libera e indenne.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/07/23/quando-manchero-al-risveglio/

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Gioielli Rubati 49: Idoia Arbillaga – Davide Castiglione – Matteo Rusconi – Alexandra Bastari – Emilia Barbato – Klaus Miser – Mariella Tafuto – Jonathan Varani.

ODE A EROS

Se si trattasse solo del battito,
membranoso e fugace, della carne e delle ossa,
o della rischiosa chimica
che si scatena a causa di incerti referenti
(ricordi, chissà, di un padre o di una madre,
ricordi puerili di un bambino dell’infanzia).
Se tu fossi l’istinto che portai da una grotta,
dono di femmine inquiete in cerca di un marito,
o fossi il residuo della natura che cerca di procreare;
se fossi solo, Amore,
un regalo senza magia che cerca i nostri amplessi
per forgiare futuri,
se solo fossi questo e non lo sciroppo bianco
che si accende nelle mie vene ogni volta che lo guardo.
Anche se solo questo fossi, Eros,
e non le cento api che brulicano nella mia anima
ogni volta che lui mi bacia,
io continuerei nel mondo a percorrere le sue strade
con la speranza cucita nelle pieghe della mia gonna
io continuerei a bere l’acqua dalle mani
che fecero di questo corpo una donna innamorata.

di Idoia Arbillaga (trad. Emilio Coco), qui:
https://perigeion.wordpress.com/2019/06/15/idoia-arbillaga-poesie/

*

Quello che non c’è

Ho deciso per me un segnale, un camion
svoltare dove c’è l’insegna gialla.
Di scatto, quindi, la mente – fermarla.
Ma non su noi che ci sopravviviamo
intuendo il fiorire da lontano,
solo e caparbio, dell’uno e dell’altra.
Scusate, ma in autunno ci si ammala
d’intimismo, si indugia nel malanno
del verso che si appoggia con dolcezza
al verso precedente. Uno il bene
che viene dalla lama, dall’accetta,
la forza che ne brilla, lo risente.
Uno il bene, due diviso, poi brezza
che non c’è. Svolta il camion, banalmente.

di Davide Castiglione, qui:
https://perigeion.wordpress.com/2019/06/10/castiglione-fortuna/

*

Le Cento Città

Il mare non bagna i tuoi piedi
li lambisce, si insinua
tra le loro pieghe, sotto pelle.
Le nuvole e le stelle non ti guardano le spalle,
restano distratte
da un jet che passa
dal blues in un locale in cui si suona
da una busta di plastica bianca
in un angolo, lasciata sola.
I gatti non si strusciano sulle tue caviglie
si inseguono tra i bidoni fuori dai ristoranti
e mi dici che sono falsi
e si lasciano accarezzare solo per riempirti di peli.
È la città che mi esplode nello sterno
con il suo cemento liquido
a guardarti e toccarti
a lambirti e spettinarti,
è una città
con il deserto di Gobi e i parchi di Londra
con le sete di Damasco e le nubi dell’isola di Terranova
e con tutti i sali e scendi di San Francisco.
Il mare non bagna i tuoi piedi
li lambisce, si insinua
tra le loro pieghe, sotto pelle.
Le nuvole e le stelle non ti guardano le spalle,
restano distratte.
Ma sui muri di questa metropoli
ci sono occhi e orecchie, bocche e marmi
ci sono le mie mani che scrivono
che sei città dentro la mia città,
che sei città fatta di altre cento città.
Ogni senso ha come direzione il tuo centro
quando distratto
mi perdo con incedere lento, incerto
tra mostre di manichini spenti e portici dormienti
prima di salire sul quattordici, a mezzanotte.

di Matteo Rusconi, qui:
Le Cento Città

*

IL VESTITO VERDE

Ho rimesso nell’armadio
il vestito verde con cui
ti sono venuta a trovare
appeso in piedi, disteso
non piegato
assediato ancora dalle tue forme.

È un geroglifico che dovrò
invitare ad uscire altre volte
forzarlo, magari
un cane che si tira per il guinzaglio
per macchiarsi la reputazione
e l’immagine e l’incarnato
d’infanzia.

L’irriverente verità
sta nella preziosità con cui mi curo
per disobbedire alle regole
della vecchia donna esangue
e bianca
accasata nel mio usuale riserbo
che per te, oggi
ha messo un vestito verde.

di Alexandra Bastari, qui:
https://alexandrabastariscrive.wordpress.com/2019/07/12/il-vestito-verde/

*

LEOPOLI

Leggo andare a Leopoli, poesia
miraggio, sento la città farsi
irraggiungibile, mutevole
nel clangore delle forbici,
delle cesoie, come di spade
un esercito raschia il troppo
ingovernabile, di certo
inguaribile e inspiegabile
la donna regge un hula-hoop
con il cappello trovato
sulle orme di Leopoli, poesia
lunghissima, per certi versi
rovinosa, fiume, con suoni
acque e versi canne, pericolosa
dicevo, dove nuotano pesci
verde opaco dai dentini
aguzzi, pensieri e qualche
cattivo maestro a cui chiedere
corruzione per una scrittura
pacata che vuole molestie
da una certa isteria, che si dice
sia mia! Ragione, la bocca
disseccata, gli occhi
dilavati nell’esitazione del sole,
avanza nel vuoto, un disastro!

di Emilia Barbato, qui:
https://emiliabarbato.wordpress.com/2019/07/11/leopoli/

*

l’amore finisce
dentro il suo spazzolino quasi nuovo
una domenica fredda
un biglietto con scritto novembre

l’amore si scioglie
dentro un nevischio di parole
sporche come la neve per strada
dieci giorni dopo

correva in quei mesi una ballata struggente
ora che la morte ci ha vinto

non ti rimborsano nè il biglietto, né la neve
ma ho riavuto un bagaglio smarrito
pieno di nuvole guardate in volo
pieno di neve come quando ho suonato il tuo campanello
pieno di brace, la vostra, che scalda i miei denti neri

l’amore ricomincia tutte le volte
che infilo le mani nel tuo maglione
tutte le volte che mi dite
non usare quello spazzolino
per ricordarti il sapore di un bacio

di Klaus Miser, qui:
Klaus Miser: la poesia (post di natàlia castaldi)

*

Notturno

Voglio pensare che invento uno sbadiglio

Finché non smetto di scompaginare i sogni
posso guardare il letto e dirgli di aspettare.
Tanto sta sempre fisso alla parete – il letto
– indifferente a tutto. Finché non finisco
le sigarette, posso sempre fumare, e voglio.
Posso annodare gli occhi a questo buio
che non conosce l’alba. Finché immobile
aspetto, posso fasciare il pianto col silenzio.

serro questo dolore nel dolore

di Mariella Tafuto, qui:
https://mariellatafuto.wordpress.com/2010/11/03/notturno/

*

[l’ultima cena]

All’ultima cena, -mio signore
ho portato tredici pensieri
tutti intinti nel vino buono.
Ho apparecchiato la tavola
per ogni peccato che non abbiamo
commesso e disposto lame e candele
per ogni notte invocata
sulla pelle lontana.
All’ultima cena -mio signore
ho offerto ciò che non potevo e in quell’atmosfera ho designato
la tua fine:
il mio boccone avvelenato
tra le cosce che osannavi,
il mio dolore che sormontava
la verga della tua potenza, il mio unico e fedele bacio
sulla tua ultima parola.

E così è stato.

Così sono stata il fato che hai
costruito tra una fuga e l’altra,
al riparo da occhi indiscreti,
nel rifugio che pensiamo invincibile
e che di colpo si rovescia quando il tempo singhiozza e confonde il sangue col tramonto,
quando l’amore si confida e noi seguiamo sordamente
il labile volo di farfalle
senz’ ali.

di Jonathan Varani, qui:
https://tremoridinchiostro.wordpress.com/2019/07/16/lultima-cena-2/

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Gioielli Rubati 48: Giuseppe La Mura – Giulia del Vecchio – Italo Bonassi – Flavia Tomassini – Alessandro Capelletti – Erospea – Mariagiorgia Ulbar – Giorgia Stecher.

E al tramonto
La natura rimette ordine al caos
E ogni cosa,
Ogni Donna e ogni Uomo,
Così come anche l’Amore,
Torna al proprio posto.
Nei sogni
Nei desideri
Nelle mani
Ognuno terrà strette le proprie speranze
Che possano avverarsi domani.

di Giuseppe La Mura, qui:
https://giuseppelamura.wordpress.com/2019/06/24/20174/

*

La mia adorata non ha corpo.
Mi scrive lettere che mancano
di carta ruvida, e non si sentono
al tatto.
Ogni tanto, mi dona un tratto di parole
che ha una durata eterna
nella voce – fatta di accenti sporchi,
di sonore che afferrano, liquide,
e di labiali che fanno l’amore.

La mia creatura non ha tempo.
Si spiccia dove la porta il senso
di nausea.
Oggi non c’è, per esempio –
e sta parlando con qualche discorsivo
affetto, gonfiato tutto dalla sua indomabile
vitalità.

La mia bella è senza concetto.
Non riusciresti a derivarla nemmeno
dal più perfetto degli argomenti.
Lei sta divisa laggiù, dove stanno
tutte le eccezioni,
i sistemi sono ridotti a ruderi
e si sfaldano in roboanti
scherzi.

Non c’è nulla che io possa chiederle,
e niente che io riesca a darle.

L’amore mio è un sentimento
che potrei passare tutta la vita
a spiegarmi.

di Giulia Del Vecchio, qui:

Giulia Del Vecchio

*

MEZZOGIORNO ALLA MOIA DELL’ADIGE

Simula l’estate, ma è autunno,
un ottobre inconsueto più che tiepido,
e verdissimo è ancora il fogliame
ultrafrondoso, ed ora, mezzogiorno,
l’acqua dell’Adige divalla
la sua tranquilla acquosità di fiume
ambrato tra le rive. Io sono qui,
alla Moia, e tutt’intorno è zitto,
col cielo, lassù, alto, ch’è un cristallo
azzurro trasparente, e tutto pare
splendere in un unico lucore
di terra, fiume e cielo. Benedici,
sì, benedici, Dio, ti prego,
questo giorno che s’approssima alla sera
tra giubilo e mitezza, e che il silenzio
alto del mezzogiorno qui, alla Moia
dell’Adige, sovrasti ogni rumore
del giorno che si approssima al tramonto.
Ti prego che sia sempre
un mezzogiorno
di sole e di tranquilla azzurrità
di cielo e di accese fioriture
di tardi settembrini.
O quantomeno,
benedici almeno me, Dio, ti prego.

di Italo Bonassi, qui:
https://italobonassi.wordpress.com/2019/06/22/anche-dio-si-adegua/

*

Stella Lucente

La notte è al termine
che niente annuncia,
una sorta di chiarore, attorno
indistinte stelle. Nomi e posizioni
sono perdute informazioni
al tempo del caso, disorientato.
Non è un quesito, non è una risposta.
I ritornelli suonano in testa senza Parola.
Stella lucente, non vivrò così perennemente.
Inquieta per l’eterno che non ho.

di Flavia Tomassini, qui:
https://flaviatomassini.wordpress.com/2019/07/04/stella-lucente/

*

Corridoi

Quando le fiamme delle candele / verranno lasciate in pace ? / Quando assetati berremo
pioggia ? / Quando smetteremo di svendere il / destino a biechi maneggioni camuffati ? / Ah
si, / forse domani sull’ orlo / del vuoto figlio del Cyclon B / o / fra gli escrementi liquidi / che
vomitano livide nuvolette / tra pavimento e materassi. / Magari / nei frangenti finali di un
suicidio / tra pseudomedici in stellette. / Oh si, /devo formulare pensieri prudenti, / del
resto chi / vuole credere se ciò comporta / cenere sul capo ? / Intrecci scorticanti- labirinti a
6 zeri / Niente di tutto ciò / potrà mai cadere giù giù giù / senza una personale
testimonianza.

di Alessandro Capelletti, qui:
https://antoniobianchetti.wordpress.com/2009/03/09/112007-fino-alla-fine/

*

9/7/2019.

l’alba con “Non esisti”; d’ossessivo canto uccelli uccelli […]. poi l’esistenza. l’acqua è una
pelle doppia che non protegge. porta il notturno a giorno. ]Poi vanno al mare, loro.[ Di
mare sto, consistendo le impossibili solitudini. Uccellini uccellini. ]Poi vanno al mare,
loro.[ Sorgo il notturno, insorta pelle. La pietra rossa appassiona il nero d’eternità.
Torneranno, neri di sale, asciugando a ridosso unguento di ginestre. Sono sempre i
cormorani, la pietra nera, la lungimiranza dei fuochi antichi lavati di polline.

di Erospea, qui:
https://wordpress.com/read/blogs/93688923/posts/74369

*

Sarai anche tu un invitato
al funeral blues che non ti aspetti
per le volte, tutte, in cui hai scosso
la testa per non essere coinvolto.
Verranno a battere i gabbiani lunghi
le loro ali anche lontano
dai luoghi di mare che sappiamo,
sulle paludi batteranno, sulle foreste
su ogni città cadente che hai tracciato
con una mano sbagliata su una carta.
Tutti presenti, tu, io e chi ha visto
e non parlato. Un suono cadenzato,
una strada bianca, neri vestiti
un bruciare, chissà se di fuoco o di sole.
Il giorno successivo sarà questo
che della morte piccola sapremo.

di Mariagiorgia Ulbar, qui:

Gli eroi sono gli eroi

*

Se un giorno mi diranno che lassù

Se un giorno mi diranno che lassù
nel paese dove ti sei rintanato
tra grovigli di case e andirivieni
di barche ci hai lasciato le penne
in tardivo trapasso
sarà forse uno spasso
guardare la mia faccia indifferente.
Questo succede quando ci sono assenze
che non lasciano vuoti perché
non alternate da presenze. Della
presenza tua (si fa per dire)
si accorse solo mia madre e qualche
fantasma ormai fuori servizio. Se
una scintilla di noi sopravvivesse
a te stesso soltanto mancheresti
assente come sempre ad ogni appello.

di Giorgia Stecher (1929-1996), qui:
https://www.poesie.reportonline.it/poesie-festa-del-papa/se-un-giorno-mi-diranno-che-lassu-di-giorgia-stecher.html

************************************

Gioielli Rubati 47: Gary J. – Maria – Luca Parenti (Yok) – Ivanna (I.P.) – Maria Allo – Chiara Marinoni – Franco Bonvini – Franz.

ALLA DOLCE MEMORIA DI JOAO GILBERTO, MUSICISTA E POETA, INVENTORE DELLA BOSSANOVA

tagli di carta

Come i neutrini diventano un campo di Higgs per l’espressione dell’amore astratto

Ombre ci nascondiamo dal sorriso di dio in quest’aria rarefatta

Gli angeli ci colorano con le matite mentre giriamo e giriamo

quindi siamo costretti a decadere con il tempo sulla dignità

cadendo attraverso la vita senza una rete di sicurezza

esposti dall’esistenza dell’amore
(trad. mia)

come neutrini in materia di Higgs espressione di un amore astratto.

Ombre ci nascondiamo dal sorriso di Dio in quest’aria rarefatta.

Angeli ci colorano con matite, mentre ci torciamo e rigiriamo.

tanto che siamo costretti con il tempo a cadere per dignita’.

nella vita senza rete di protezione

Attestati dall’esistenza dell’amore.
(trad. non letterale di Anna Leone)

di Gary J., qui:
https://steele646.wordpress.com/2019/06/25/paper-cuts/

*

Come nulla fosse – malinconia d’estate

Nelle notti d’estate
l’aria fresca mi commuove:
se solo fosse gioia,
e non dolore!
Trovarsi il blu del cielo
sulla fronte.
Nessuna buona stella
ho dentro al cuore,
eppure, implodo:
un essere muore.

di Maria, qui:
https://brezzadessenza.wordpress.com/2019/06/08/come-nulla-fosse/

*

è sempre il cuore
in tutte le storie
affidiamo a lui
il fardello dell`umanità
già sfilacciata e petrosa.
e tra il cuore e le mani?
tutto un cingersi e aggrovigliarsi
si tessono lì -tessuti stopposi-
non solo i capillari
ma anche tutti i diradati
respiri di primavera.

di Luca Parenti (Yoklux), qui:
https://yoklux.wordpress.com/2019/06/27/13156/

*

Una prostituta

Dovettero rinunciare
all’imperioso avvenire.

Dimentichi d’acque
presenti e passate.

S’abbuffarono al vento
depositando saliva sulla bocca.

Dormirono ebbri
nonostante ali guaste.

Morirono per l’infamia
dei loro corpi distesi.

di Ivanna (I.P.), qui
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2019/05/06/una-prostituta/

*

Amo i colori.
Ogni nuovo mattino, se ci pensi,
ogni corpo da una stagione all’altra
è uno stormire di luci
come rami
che crescono dal silenzio
su alberi che si irradiano
in segreta intesa sulle ciglia.
Ma tu lo vedi
I colori non sono colori
E non sempre le luci tornano luce
mentre l’Etna spalanca
le sue molte bocche nel cielo
rosso della sera e il dolore esplode
mentre brucia il mondo mutilato.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2019/06/15/7762/

*

È quanto sono io
che non si affaccia
alla finestra
resta dietro
allungando l’anima
ad un sorriso silente.
Potrei spingermi oltre
ma il vento nasconde
ogni fiato
ogni attimo
come lunghezza
di una goccia che cade
e il suono rimbomba
tra la bocca e il cuore.
Potrei
ma non sarei io

di Chiara Marinoni, qui:
https://chiaramarinoni.wordpress.com/2019/06/25/4653/

*

Non per forza angeli

Perché per forza angeli?
Fossero anche due lupe
a venirmi a cercare un giorno,
due lupe Selvatiche
a pelo nero come i Merlo
le seguirei.
Oltre le margherite,
e i ciclamini
fino alla cima,
alla radura oltre il bosco,
la radura dove nascono i narcisi.
Allora sarò un narciso,
non dovessi farcela sarò un ciclamino.
Anche una margherita andrebbe bene.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/06/27/non-per-forza-angeli/

*

Schhhhhh….

St’onda sonora che m’esce p”a vocca
tene ‘a brillantezza d’a risacca
comme fosse
nu struscio e’ silenzio ncoppe ‘a rena.
Fa schhhhh…schhh…. schhhh…
assumiglia ‘o respiro d”e branchie
chello ca cacciano de notte li pisce nnammurate.
Nuie tutte d”o mare, ‘o ssapite, simme nate.
Schhhh…schhhh…schhhh…. schhhh…….

di Franz, qui:
https://infinitis8.wordpress.com/2019/06/28/schhhhhh/

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Gioielli Rubati 46: Yves Bergeret – Bruno Navoni – Giovanni Baldaccini – Anna Leone – Stefanie Golisch – Lapoetessarossa – Mariangela Ruggiu – Roberta Panizza.

CANTO DI BANCHISA

Gelide sono le acque.
Un uomo, solo nel suo kayak,
a caccia di foche, a pesca
pagaia tra muraglie di ghiaccio galleggianti.
Una parete incolore è l’omicidio,
un’altra il razzismo, un’altra l’odio,
un’altra è il moncone residuo
della lingua strappata dalla bocca
di un qualche eroe fondatore
diventato un incomprensibile balbuziente.

Il solitario in kayak deve vogare con grande fermezza.
Venti e correnti spingono gli uni contro gli altri
gli iceberg. Tutto ciò che naviga tra di loro
può essere annientato.
Dieci anni fa, l’uomo solo nel suo kayak
ha perso una gamba, maciullata,
divorata dai narvali.

No, non è lui, il solitario nel suo kayak,
ad aver perso la lingua.
Sì, è un uomo con una gamba sola.
Sì, nel vento che lo sovrasta
galleggia la sua testa, faro nell’imprevedibile,
tiepida nella tormenta di neve.

Egli vede la sua testa fluttuare lassù,
tendere gonfia ancora più in alto,
elevarsi là dove l’aria non gelida
è l’audacia di lontani mondi umani,
quelli dove si parla senza gridare,
quelli dove si ascolta senza sbraitare.

La sua testa là in alto si gonfia, calda,
trascinando con forza il suo kayak,
spingendolo alla velocità della vita,
la sua testa, emisfero libero dai tenui colori
che disegna mentre sale,
che dà forma salendo
al lungo filo flessibile o ruvido
creato dal canto della
voce profonda della donna coreana.

Anche noi potremmo seguire il filo scuro
di quel canto, dimenticare per sempre
quello delle sirene, seguire il filo,
poi srotolare il filo.

di Yves Bergeret, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/06/20/canto-di-banchisa/

*

NON GUARDI MAI

Non guardi mai quando mi vesto
non guardi nemmeno quando mi spoglio
non guardi…

hai detto poi: ma mi ami?

sì…non guardo perché ti amo
non guardo perché potrei morire
e se proprio lo vuoi sapere

sapere cosa?

sapere, eh, che cazzo…sapere…
questa sera non smetterei di telefonarti
questa sera non smetterei di leccartela
questa sera non smetterei di venderti

…beh, ti va bene, perché mi ci vorrebbero troppe sere

di Bruno Navoni, qui:
https://brunonavoni.wordpress.com/2019/02/12/non-guardi-mai/

*

LA CASA TRA I BINARI

Caterina sognava di partire.
Io non l’ho conosciuta ma ne parlo
come se avessi visto la sua vita
quando prendeva il treno che restava
ma muoveva le ciglia
ed io vedevo l’oro e campi gialli
e l’aria che sentiva
vuota di cose e densa di calore
gli uccelli che calavano dal sole
il falco in alto
mosso dal suo vento
e muoveva i capelli Caterina
che non aveva un fazzoletto in testa
raccolta dietro un finestrino chiuso
e il paese
quando scendeva senza andare via
e case grigie viottoli di sassi
passi
le strade che saliva
e scendeva la madre
e le parole i nomi
Caterina odorava di qualcosa
che non conosco e i fiori sul balcone
dentro vasi di latta e paglia a terra
forse sentivo il peso della terra
quando lei ritornava sul sedile
da cui non s’era mossa e non guardava
oltre di là distante…

di Giovanni Baldaccini, qui:
https://scrivereperimmagini.wordpress.com/2019/06/01/la-casa-tra-i-binari/

*

Radici (a Michele)

Tutte le parole che hai imparato,
ora, non le riconosci,
se ti parlo e non rispondi,
se ti chiamo in sogno e non vieni

Muove silenzio lo sperpero, ma, ancora, l’orecchio
non è allenato agli immani alfabeti dei morti.

Vienimi, se puoi,
dimmelo, come sai,
che hai spalancato radici all’unico Cielo possibile,
ma una, per attestata osmosi,
ti travasa ancora.

Come quando, a fianco,
una inconsapevole
consapevolezza.

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2019/06/23/radici-a-michele/

*

PETITESSE

Nel paese delle pere mature gli uomini
si chiamavano Fritz e Heini, le donne tutte
Elsie. I cani li chiamavano gatto e i gatti
cane, non si sapeva perché, ma era sempre
stato così. Quando bevevano, facevano bere
gli animali insieme a loro e alla fine, nessuno
si ricordava più nulla. Si moriva piuttosto
giovani, ma sereni. La vita era stata tanto
leggera, perché la morte avrebbe dovuto
essere diversamente?

di Stefanie Golisch, inedita su web.
Ringrazio l’autrice per il suo saluto estivo.

*

POESIA PER CHI NON CAPISCE LA POESIA

Metto in fila parole in modo irresponsabile
come una lista della spesa per non dimenticare
la pasta i biscotti il sapone un etto di prosciutto.
Tu le leggi mentre guidi contro mano
sgranocchiando i biscotti a forma di cuore.
La poesia percorre il senso vietato della vita.
All’inizio trovi un cartello: io non posso entrare
e sorridi perché non conosci un cane che legge le poesie.
Mi impari a memoria per non sbagliare strada.
Ci sono i lavori in corso
spezzano l’ultima rima e ti perdi
nel dedalo delle allitterazioni.
Ti ritrovi all’angolo di via Tasso con via Leopardi
e ti domandi come mai gli animali abbondino tra i poeti.
Il verso del tasso ti ha sempre incuriosito.
Il finale del componimento ti lascia perplesso:
è una strada senza uscita.

di lapoetessarossa, qui:

POESIA PER CHI NON CAPISCE LA POESIA

*

io danzerò come la polvere

quando incontra un raggio di luce

danzerò con me sul filo del tempo
e porterò sorridendo
questo corpo stanco tra le mani

danzerò
dentro gli occhi come la pioggia
scorrerò danzando come le lacrime

tu non dirmi che ho gli occhi ciechi
che non vedo il brutto del mondo, il suo male
danzerò anche sul fuoco della guerra
sul filo delle lame
sullo scintillio del sangue

danzerò sul tuo pianto

nella cenere che resta, danzerò
sopra il fumo, con piedi di paura danzerò

e invocherò, madre del dolore,
apri le tue mani, lascia libere le parole
dimmi che mi ami

ed io danzerò per te
sulle tue parole d’amore

danzerò con te

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://giardinodeipoeti.wordpress.com/2019/06/23/mariangela-ruggiu/

*

Per sempre

In soliloquio d’orbite
ci cattura il nostro sole
e vaghiamo
nella profonda quiete del noi.

Altri pianeti percorrono
il grande cielo mascherato d’eterno
e silenzioso
ma noi disconosciamo il tempo
intrecciando nel rotondo danzare
le nostre aritmiche melodie.

Pulviscoli di solitudine
– orfani di proprie gravità –
superano accanto bisbigliando
le loro scandalose profezie.

di Roberta Panizza, qui:
http://www.partecipiamo.it/Poesie/ischia_poesia_cultura/golfo_prima_serie/2011_07_21_antonio_mencarini_traduce_per_sempre_di_roberta_panizza.pdf

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Gioielli Rubati 45: Gentilino Cipriano – Alessandra Solina – Matt Taggart – Rosario “Sarino” Bocchino – Cristina Bove – Roberto Nicolini – Marco G. Maggi – Pier Maria Galli.

LUCIANA

Nel nome del tuo dio consueto
e dei tuoi figli non contemplati
degli spiriti furtivi nel grembo,
con mani arrugginite tenti specchi
frastagliati dei tuoi volti e denti
vuoti sorridono ebeti alle scarpe
rattoppate, ai libri lisi al testardo
orgoglio tarlato dei padri futili, e
mi allucini ad ogni Natale per un
figlio già nato e non lo sapevamo.
E così sia.

ⒸCipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2019/06/05/luciana/

*

Potere femminile

Siamo donne dell’attimo.
Ci inchiniamo al sole del mattino,
alla luna che sorge.
Lo sguardo indietro
solo
per non dimenticare.
La nostra energia è al domani,
al vento
che odora di cambiamento.
Non siamo ferme al crocevia,
ma protese
al divenire,
allo scorrere rapido del torrente
che con pazienza e determinazione
si disperde
nelle turbolenze marine.
Siamo onde noi,
così vicine da
abbracciare
l’energia che fa palpitare
l’universo.
Siamo forza che crea,
che disvela l’arcano.
Non calpestare
quel minuscolo fiore di donna.
Racchiuso in lui
l’amore che muove il mondo.

di Alessandra Solina, qui:
https://alessandrasolina.wordpress.com/2019/06/05/potere-femminile/

*

REGOLARE

Sono stato inadeguato con Gavin questa mattina.
Stavo pensando a ciò che dovevo
realizzare durante il giorno
invece del suo miglior interesse.
Quando me ne resi conto, mi voltai
verso Gavin e dissi: “Gavin,
sei arrabbiato con me?”
Gavin annuì, sì.
Poi ho chiesto: “Sei arrabbiato con me?”
Lui scosse la testa, sì.
Gli ho detto che ho capito perché.
Poi ho detto che mi stavo
calmando, parlando più dolcemente
e che mi dispiaceva.
Ho chiesto se gli piacerebbe sedersi sul
divano con me per qualche minuto.
Gli piace sedersi accanto a me e posare
la testa sulla mia spalla mentre bevo il
caffè. È la prima cosa che facciamo ogni mattina.
Mi resi conto che avevo bisogno di resettare la mattina,
mettere a margine ciò di cui avevo bisogno e concentrarmi su Gavin.
Credo che il modo migliore per migliorare la
nostra vita sia riconoscere quando è il momento di
guardarci allo specchio e adattarci.

di Matt Taggart, qui:
https://mtaggartwriter.wordpress.com/2019/05/29/adjust/

*

Si potrebbe stare in un momento

si potrebbe stare in un momento
senza nemmeno il tempo tra le mani
con qualche splendore in terra
e probabilmente lasciando tutto

come promesse di rose stanche
o per la luna sofferta in luce,
ancora nel dipinto di una sera
a tratteggiare il giallo senza meta

e solo per essere lì,
con tutto il mondo indietro
di traverso alla notte
magari in ogni frase sul mare in odore

ma le parole sono qualcosa senza più usanza,
leggende di un’alba insonne
per questo viaggio che teme la scadenza
e la fotografia fatta di silenzio

forse con qualche eternità al vento
si potrebbero difendere le porte,
più o meno in discesa gettando altrove
gli anni che non danno tregua

e anche se nati in solitudine
dentro tutti i passi salvati alle ruote,
di ogni verso almeno il barlume nella voce
e della vita un frastuono di radici

di Rosario Bocchino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2019/06/04/si-potrebbe-stare-in-un-momento/

*

Alter ego dell’alter ego

Venire ai versi corti
con me che mi tampino
in terza persona
_mi faccia i complimenti il revisore_
lei è una bozza di poesia incompiuta
direi malriuscita
lei si defila
sostiene il rogo senza fumo
la fossa del cestino

a me non resta che una via di fuga
assenteismo da mancata voce
un foglio vuoto

lei finge di collaborare
chiude persiane e porte
_guarda i miei piedi andare via da soli_
le strofe non asfaltano la strada
fosse per loro andremmo a farci vivi
da un’altra parte
lei annuisce
io per addormentarmi prendo un libro
e mi faccio sparire tra le pagine

di Cristina Bove, qui:
Alter ego dell’alter ego

*

INIZIO

Nell’ora della nascita
freddo
sulla pelle calda
contrasto con la vita,
già lotta inquieta
contro il tramonto del senso.
L’inizio c’è mai stato?
Si appare e scompare,
si viaggia,
si costruisce nel senso
un percorso che cammina
nel nulla
e la meta… fine sospesa
nel vuoto del reale\irreale
eppure…
chiudo gli occhi
e non c’è più il buio
del divenire incessante,
chiudo gli occhi e vedo,
vedo me stesso pulsare nel tutto
un enorme cuore
che scandisce la vita
e si stringe
e freme
e piange
e ride d’amore.

di Roberto Nicolini, qui:
Inizio

*

Porto Maurizio

Siamo scesi dai colori tenui
oltre la morbidezza degli angoli
a questo bar di Borgo Foce
col suo poggiolo sul mare
-la pretenziosa “terrazza”-
nel lancinante riverbero
il primo sole di giugno
dischiude nuovi orizzonti.

Ricorderai questo giorno
lo sfavillio sulle onde
quando sarò tra le ombre?

Oggi, Alberto, quasi mi manchi
come se io già fossi nell’oltre
ma se, per un fato improbabile,
potessi donarti l’immortalità
non rinuncerei a rincontrarti

di questo egoismo io mi cruccio
e di non avere molto da darti.

Porto Maurizio (Imperia) 1 giugno 2019
di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2019/06/06/porto-maurizio/

*

questa mattina di pioggia il giardino è un tremato di seni,
foglia a foglia, o se preferisci magre spogliarelliste in bilico
che somigliano a qualcosa di bach che ora non ricordo.

(solo per dirti che
artisticamente è il cielo fuori luogo, quel cielo che corre incontro alle cose
quando tu smetti la mattina e ti rivesti senza scrivermi perché)

di Pier Maria Galli, qui:
https://piermariagalli.wordpress.com/2017/05/10/702/

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