Gioielli Rubati 25: Mariangela Ruggiu – Annalisa Rodeghiero – Alfonsina Caterino – Marcello Comitini – Mario Benedetti – Franco Bonvini – Fernando Della Posta – Irene Rapelli.

tu, stai bene

guarda com’è luminoso il giorno

ci sono cose sospese
in questo attimo che scivola
e lascia aspettative inconsuete

che sia tutto meglio
che non sia un peccato, l’amore,
di uomo, di donna, carezze
che non uccidano

è pensiero sacro
vedere oltre il gesto
l’Amore e l’Errore

sapere che ognuno impara
perché c’è un tempo
che i veli cadono dagli occhi

a volte è un salto
a volte è questo andare sicuri

tu, stai bene,
usa il potere che hai
cambia il mondo

ama

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAVqKn1yKBvYCwKUNT-84fT7dXq2gC01y_zGiNONNW9m1ZQtxzee7fE-P259FWBFQ6NWVItbzEg-X2R&hc_ref=ARRGeKy46C_RWeYNFDScmnA85cRaaqVJ3iHlIBekHsp3DBBqDQgpfHOnDEIdG6H6ziI&fref=nf

*

L’UNICO BATTITO

Apparteniamo,
me l’ha detto stasera il suo pianto
disperato
come un bambino che si perde.
Si era persa infatti
seppure stretta nella presa dolce
del mio abbraccio inutile.
Lei cercava la sua casa piccola
l’aria di latte, i suoni noti
nelle stanze. L’unico battito
che era il suo, dentro la bolla.

Ho seguito lo scorrere lento
della mancanza, goccia dopo goccia
sotto le tempie
fino ai bordi piegati delle labbra,
verso sentieri di solitudine.
Conosco l’aridità del paesaggio
attorno -anche se in fiore-
se una soltanto
è la voce che cerchiamo.

Apparteniamo
forse per nascita, predestinazione o scelta
a un genitore a un figlio a un uomo,
ognuno a modo nostro.

È il nostro modo di vivere il mondo
in fondo
– quasi sempre o quasi mai –
soli.

di Annalisa Rodeghiero, qui:
https://www.facebook.com/annalisa.rodeghiero?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBB-6S6Gs5TANC4x0kt8fSlyJ381XjiIuKBESN8nmzTptG7RBZs3fUmneIXNWfnwAC4o3LfEwYS3t-t&hc_ref=ARQFR7bzeXoOF0f9UMiqR8omOK-bRmOpTendmZ6UaOnlS_Loku7TbvaGscsj70zCIUk&fref=nf

*

…FITTIZIA LA PELLE

sopravvive ai pesi delle convalescenze
lunghe funestate dai giocattoli vedovi
delle primavere
sbattute tenere tombe
nel grembo della terra

Smarrita pelle fittizia
tra il disgusto e il senso vedovo
sopravvive male giorno
nel contenitore
mai prosciugato seme
interrato nella pausa dei fiori

E tu Angelo
postato nella rete
spinata dei luoghi in Croce
nel tentativo di bilanciare gli equilibri
con le ali
non obliare le spalle impassibili
accoppiate sotto ai cuori degli uomini
infelici che mutano e saltano
nel vuoto
dei loro scavi

di Alfonsina Caterino, qui:
https://www.facebook.com/titti.barbato.3?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAsDVRmifPtP7NItvTt3SEDvQoT3cBPzTLRGWwZzgxrFZgX60w0Arfd_4HKdUDJPmTqY3wkukhzPmz9&hc_ref=ARQTGgKK-z_NbrP07iGozKaIh6-MEQLA_SgdfjQdzfPTSsBYxvXBvihmfA7Mt5TwwZk&fref=nf

*

Tra le stelle

Sono in piedi e avanzo lentamente
i piedi sepolti dalla sabbia.

Guardo in alto. Vedo nello spazio immenso
tra una stella e l’altra
l’oscuro nulla della notte immobile.

Temo che il buio ostacoli i miei passi
che un po’ di vento freddo mi rovisti il cuore,
che un soffio più deciso lo disperda
come polline sul mare.

Temo.

Ma nell’oscuro nulla il vento mi spingerà
più in alto.
Io ancora esisterò.

di Marcello Comitini, qui:
https://marcellocomitini.wordpress.com/2019/01/09/tra-le-stelle-parmi-les-etoiles-among-the-stars/

*

Il fegato di Dio

Venne scomunicato per aver difeso
il fegato di Dio
Roque Dalton

Dio padre / gioviale
nello stile di Giovanni ventitré
disse / lasciate che gli scomunicati
vengano a me / lasciateli

abortisti / eretici
adulteri o gay
marxisti / sacerdoti sposati
guerriglieri
venite a me / liberissimi
che è vostro il regno
dei miei cieli

in certo modo devo compensarvi
per i soprusi innumerevoli
per le offese con enciclica
che i miei vicari
vi infliggono

fin dall’Inquisizione
ho il fegato dolente

venite da me scomunicati
figli miei

di Mario Benedetti, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/02/02/il-fegato-di-dio/

*

Multietnica

Guarda!
Irina ha un accento russo
suona sous le ciel de paris alla fisarmonica
nel sottopasso de cavalleggeri al Vaticano
ti sorride, al passaggio
e ti chiede una monetina.

Intanto Guendaliña sta senza denaro e senza passaporto
passati di mano sul metrò
ma ha gli occhi che brillano mentre lo racconta
perchè intanto ti racconta tutto il suo paese.

Carmelo non lo conosco
ma non è qui
e non ci dev’ essere neanche nella vita di Cettina
che l’ ha tatuato sul braccio
e tira il riso ai piccioni
da una panchina della grande piazza.

Se ti volti,
il tevere, più in là, scorre come sempre
tranquillo
e se non ne sai il nome
somiglia tanto al tuo fiume.
Vedi amore?
C’è bellezza da vedere dappertutto.

Solo al rientro, in albergo,
mi son accorto che non c’eri.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/03/multietnica/

*

Szymborskiana

La verità è che passa il tempo
e abbiamo sempre meno da scambiare
con le strade, con le case, con gli uomini
con gli odori, con i colori, con tutti i nostri noi
che vivono rinchiusi
lontano dallo sguardo del mondo.

Scrivere è prima di tutto stupirsi
tenere il capo della miccia
che s’infila sotto tutte le montagne
e che raggiunge tutte le vallate.
Il fuoco che sfida il nero del sogno
l’oro del lustro, il ghigno del giorno.

Scrivere è ritrovarsi in una casa altra
votarsi naturalmente ad essa
rassettare tutte le sue stanze
con l’ottimismo della tigre:
l’inconsapevolezza che tratta incautamente
tutte le consapevolezze.

Ma il gesto si fa sempre più controllato
e l’edificio necessita d’interventi
sempre più particolareggiati,
o forse le crepe danno troppa luce.

di Fernando Della Posta da Gli anelli di Saturno, Edizioni Ensemble srls – Roma, 2018: qui
https://unpostodivacanzasite.wordpress.com/2019/01/15/fernando-della-posta-gli-anelli-di-saturno/

*

La montagna

Le fragranze dei pini martellano la casa
portandovi clangore d’inerte solitudine
esistente e l’ebbrezza d’ogni morte e travasa
dall’alta recinzione l’inconscia moltitudine

ed è quasi picchiare con un’aguzza incudine
sulla testa di cielo la prigioniera evasa
oscillando pian piano nella similitudine
di labirinti al freddo di luna che si sfasa

nell’argento fremente sciolto in cima all’abisso
degli aghi conficcati dentro un sangue rovente
di vette abbandonate nel buio ove l’amore

dello sguardo ghiacciato come la neve e fisso
al centro del nonsenso profumava di niente
ogni luna ubriaca di quel suo alieno cuore.

di Irene Rapelli, qui:
https://ilcielostellatodentrodime.blog/la-montagna/

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Gioielli Rubati 24: Maria Allo – Mimi – Chiara Marinoni – Chiara – Marco G. Maggi – Antonio Bianchetti – Felice Serino – Anna Leone.

NON CERCATEMI, POETI

“muori allora e fallo piano/ piano e soavemente”, perché “ogni istante possiede dolci abissi
Ingeborg Bachmann

Non cercatemi, poeti.
Un fardello sventra le vertebre del mondo
le metafore a brandelli ne strozzano i suoni
giorno dopo giorno il ritmo
in fondo al buio diviene meno reale
della luce di chi vince.
E dunque il disincanto dischiude parole
di una lingua che muore
di ciò che pesa troppo
di chi baratta il dolore nel tuo nome.
Non c’è parola pari al tempo umano
là dove è sepolta la memoria.
Così lontani non saremo liberi.
Un fardello spiuma le vertebre come l’ oblio
sul rovo pungente del passato
L’aria sovverte il respiro nel suo vorticare e squarcia
nel trambusto anche questo mare.
Ma tu non abituarti mai.

©Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2019/01/25/non-cercatemi-poeti/

*

Una carezza sull’ala .2

Sono piccola adesso:
caduta sulla ghiaia
le ginocchia sbucciate.

Sono piccola, non so
se ho le ali spezzate.

(il cortile, il sangue, il pianto, la finestra chiusa)

di mimi, qui:
https://ricominciodallafine.wordpress.com/2019/01/26/una-carezza-sullala-2/

*

E POI

…e poi viene il canto
e poi il sorriso
gira la giostra
sui gradini in discesa
la paura attanaglia
e poi viene il sospiro
e poi viene il pianto
gocce di interminabili minuti
mani fredde, umide
paura.
Canzoni stonate
mentre guardo il flusso dei ricordi
abbaia il mio cane
sente la tristezza
e poi tutto si spezza
tutto ricomincia
e poi un’altra scala
salite discese
e poi un altro sorriso
un altro canto
una risata
e poi?
Silenzio.

di Chiara Marinoni, qui:
https://chiaramarinoni.wordpress.com/2019/01/29/e-poi/

*

SCRIVIMI

Ho cercato nelle parole
l’ordine che non ho,
come se i panni sulla sedia
magicamente si piegassero
o coprissero quel nudo
di cui non si è capaci.
Ho cercato dentro ai suoni,
alle sillabe, alle frasi
i luoghi della gioia
che io ancora non capivo.
Ma adesso che il silenzio
mi scoppia nelle orecchie
e l’aria è appesantita
da un respiro senza vita,
vieni a scrivermi sui fianchi
sulla bocca e sui capelli
le lettere che mancano
all’omega del tempo.

di Chiara, qui:
https://viaggiraccontiscrittura.wordpress.com/2019/01/22/scrivimi/

*

Forse a Natale …

Forse non hai mai provato
certe sere di Natale
il freddo cattivo sopra il treno
mentre la neve cadeva copiosa
tra i monti sopra il Brennero

In quelle sere di Natale
tu eri ancora lontana nel tempo
e io sentendo la morte dentro
non trovando più alcun senso

ho scritto lettere d’amore.

di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2018/12/26/forse-a-natale/

*

IL NERO

Sarà per un’altra volta
forse domani
o forse ieri

e intanto aspetto
leggo un giornale
indifferente
alla data di pubblicazione
senza capire
se la polvere ha un odore
se la ruggine ha un sapore
se qualcuno da lontano
lascia un debolissimo richiamo
Voglio gustare
questo fortissimo caffè
e non importa
se non siamo stati seri
se non saremo veri
perché sarà per un’altra volta
forse domani
o forse
ieri

di Antonio Bìanchetti, qui:
https://antoniobianchetti.wordpress.com/2015/12/16/il-nero/

*

E oggi che mi ritrovi uomo fatto

E oggi che mi ritrovi uomo fatto

padre che sei rimasto di me più giovane
consumato anzitempo
una vita sul mare e le brevi
soste col mal di terra

avevi la salsedine nel sangue

così presenti
mi restano le rare passeggiate
mattutine e mai che mi avessi preso
per la strada in discesa
a cavalcioni sulle spalle

di carezze non eri capace

e oggi che mi ritrovi
uomo fatto
sai: mi fa male quel distacco

di Felice Serino, qui:
https://sestosensopoesia.wordpress.com/2019/01/30/e-oggi-che-mi-ritrovi-uomo-fatto/

*

Un croco nella neve.

Ventriloqua, lei, si slabbra, tiene un libro di poesie fra
le gambe e il medio non sa voltare pagina.

Orfana del tempo condiviso nel dopo cena inoltrato,
consola voglie sole.

Domani farà un viaggio su lo stesso binario, verso
destinazione mai sognata, neppure immaginata.

Un croco nella neve, inaspettato disdice il gelo;
le cicale, da mesi, han fatto il loro tempo,
ma farà primavera di febbraio, quest’anno.

Vieni amore, noi, intanto, prepariamo il nido
per le rondini; di tutto quanto il freddo ne è valsa la pena,
se ora siamo, qui, coi polsi accesi a farci bella la
notte.

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2019/01/30/un-croco-nella-neve/

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Gioielli Rubati 23: Gabriele Romano – Irene Rapelli – Daniela Cerrato – Annalisa Rodeghiero – Roberta Lipparini – Felice Serino – Gary J – Anna Maria Curci.

la mia agenda

La mia agenda
è verde
è azzurra
è come il mare
viola i colori
l’accento del dubbio
non è l’apice
. . .

di Gabriele Romano, qui:
la mia agenda

*

So destare gioielli melodiosi
dalle nebbie in cui in vita trascoloro
e da lune di miele i cieli ansiosi
e far tuonare corde d’arpe d’oro,

bisbigliare oceani tempestosi
salpando dalle labbra, da ogni poro
d’una cornice storta sotto ipnosi
colma di ragnatele, ne divoro

la luce, dentro l’ombra non più verde
svesto rugosa pelle di farfalla
perché torni polvere luminosa

ogni grammo che, forse, si disperde
nel perfetto silenzio, là si balla
al gioco d’una morte che riposa

ed io divengo sposa
di bandiere fiammanti, nella notte
che mi tracima, dentro le sue lotte.

di Irene Rapelli, qui:
https://ilcielostellatodentrodime.blog/dormiveglia/

*

oasi benigna di intimo deserto

Gaglioffe anche le previsioni del cuore
per l’improvvisa eclissi totale di luce,
rabbuia e si contrae il muscolo schiacciando
le più alate tenerezze che si disintegrano
nell’aria pestilenziale di idiozie contorte,
della frangibilità dello spirito pari al cristallo
si raccolgono le polveri, ci si rigenera con uno sballo,
un oblio da Nulla, oasi benigna di intimo deserto.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/01/24/oasi-benigna-di-intimo-deserto/

*

Tutto è già compreso
nella curva della stanza
tutto traspare dietro il vetro.
Tinta spatolata il cielo
rosso come sangue rosso quando pulsa.
L’olio guarda e benedice. Invita.
Afferrare,
cogliere ancora e di nuovo strappare.
Tempo non limite all’apertura.
Note – d’acqua azzurra e chiara – nella secca
forbice ora stretta taglia ombre di giganti.
Noi mai più distanti.

di Annalisa Rodeghiero, qui:
https://www.facebook.com/annalisa.rodeghiero?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDwdO6WSEPdgT0z85k6SA_y5wPRz_wMziHfCIUU-9zN2n-bNfbpdKH0xKj35Alh-hNk4vhF_VhiOl9P&hc_ref=ARR-rX0JZm43DBY-CLp5h8M-YwnnciHREBiRTPdhtQChNYmRjdtlomvoB6UqbFw8ga8&fref=nf

*

Mi sembrava di star bene mentre ti dimenticavo
Mi rasserenavo
Tornava una quiete preziosa
Finito l’amore, come termina ogni cosa
mi pareva di star bene finalmente
Te n’eri andato via dalla mia mente
lasciandomi un vuoto di riposo
mio sposo del cuore, mio legame così stretto
“Benvenuto gelo” mi risuonava in petto
“Benvenuto gelo”, stanchissima, affermavo
mentre chiudevo gli occhi e ti dimenticavo

di Roberta Lipparini, qui:
https://www.facebook.com/roberta.lipparini.9?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARCfuZM5-Oeh-ZTtv72RuidElJcT6WTKmxu07LUnz3KwLYgbk5VTXU5DFVoRmcdrFjkMic-sA697I5St&hc_ref=ARQouGZrG-Zq5kADwmGbkY6DoNg6_7FQ7kPp_75FlhaJgVNHi2b2WdI41pru4UsP9ws&fref=nf

*

Sapremo

sapremo – io di te tu di me dei nostri
scheletri nell’armadio
di ciò che non ci siamo detti
delle ammutolite coscienze nell’ora
alta delle scelte
dove si curva l’orizzonte dei pensieri

sapremo – non per speculum
in aenigmate: trasparenti saremo

di Felice Serino, qui:
https://sestosensopoesia.wordpress.com/2019/01/27/sapremo/

*

my private suicide #369

questo canto è variabile in altezza, come foglie sugli alberi

l’effetto Doppler delle pale dell’elicottero
è cantato ai bambini affamati e nascosto ai padri sconfitti
per favore non dire ai miei figli che desidero tanto

per semplicità non viene mai esaudita la ricchezza del paradiso
per quelli di noi che ascoltano la campana di dio
non per amore né denaro ci sforziamo di dare amore

come pesate queste anime di imperfezione …

di Gary J, qui:
https://steele646.wordpress.com/2019/01/27/my-private-suicide-369/

*

Di grida omesse e canti gregoriani

Solo chi grida per gli oppressi intoni
il gregoriano canto d’armonia.

Trapassò l’assassino quella voce.

Oltre l’ombra è saltata tuttavia.
Mitezza senza posa è la sua forza.

Dice oggi: che cosa vuoi intonare?
Lo spurgo di coscienza del rigetto?

Scandisci cifre invece, smaschera menzogna.
Sia umano il canto, voce dei sommersi.

di Anna Maria Curci (27 gennaio 2019), qui:
https://ws081amcu.wordpress.com/2019/01/27/di-grida-omesse-e-canti-gregoriani/

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Gioielli Rubati 22: Cipriano Gentilino – Mauro Contini – Erospea – maxcalasi – Rosario “sarino” Bocchino – Giuseppe La Mura – Lorenzo – Massimo Botturi.

questo numero e’ dedicato a tutti quanti sanno fare poesia su un cellulare, un margine di giornale, un biglietto ferroviario, un palmo della mano, un niente che poi si dimentica. Perché la poesia non ha bisogno d’altro: e all’affettuosa memoria di Costanza Pocechini

encantado

sogno il ragno rosso
baciare l’ape
nei fili esili,
la formica distratta
che porta molliche
ai passeri
arrossire pudica
per un pettirosso,
sogno vertigine
di pesci rossi
abbracciare
a palpebre umide
le mie anime folli
sempre evase,
e sogno ancora,
encantado.

Ⓒ Cipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2019/01/15/encantado/

*

UN APPUNTAMENTO DI MEMORIA

Nella strada che si celava
dietro i suoi tornanti,
nella meta diffusa nell’immaginazione
ti incontrai un giorno,
fu un appuntamento di memoria
e non lo sapevamo,
la luce che ambiva
alla coincidenza con lo sguardo
nel folto dell’oscuro interrotto
da venti sfuggiti alla bufera,

-viandanti affini non ci sono più,
né le loro ore resistenti al tempo,
le loro tracce nella dissolvenza
ai confini del rimpianto-

gli alberi che accoglievano
l’insinuarsi della pioggia,
tracce di gentilezza
nella deriva di una sera,
una voce antica che sussurrava
la discrezione degli angeli,
l’ansia di adesione ad una storia,
la scorciatoia più tortuosa del percorso
che si pensò maestro,
l’orizzonte in cui si negò alla vista
la devozione, dispersi gli allievi
nella dismisura della meraviglia,

“è unico il velo che ricopre
la gioia e la sua ombra”,

nel chiaroscuro dell’assenza
l’argomentare di un Dio
intrappolato nell’attesa,
la nostalgia che progredisce
in ogni fedeltà,
lo sguardo destinato
alla suggestione di un faro,
il desiderio che nella babele
si riveli un alfabeto di rinascita.

di MAURO CONTINI, qui:
https://www.facebook.com/mauro.contini1

*

15/01/2019.
………………………………………………………………….

in quell’angolo, isolati, di buon mattino

li vedi salvare il mondo. la bellezza è

senza intenzioni

di Erospea, qui:
https://erospea.wordpress.com/2019/01/15/15-01-2019/

*
che non ti ho detto neanche addio *

dove hai imparato a curare
le ferite col sale?
forse, qualcuno potrebbe
pure darti ragione
ma al posto del cuore
hai un microchip emozionale
sperare in una vita normale
un’ipocrisia a cui potersi aggrappare
le borse firmate
il té alle cinque
e il mignolo d’alzare
sai solo fingere di amare
però, ti riesce bene

(*) Amanda Lear – Baustelle

Autore maxcalasi, qui:
https://doppiodizero.wordpress.com/2019/01/01/che-non-ti-ho-detto-neanche-addio/

*

una lenta variazione di nuvole

mentre la pioggia stana anche gli ultimi
le auto sanno di mestiere
e i parcheggi di copertone

solo un cane chiede un passaggio al vento,
sui muri il cielo triste di un film
e la gente affollata di marciapiedi

stasera la strada è senza peso,
una lenta impressione di lampioni
che risolve la sera con due mattoni

i passi si contano densi
con la sigaretta che reclama perdono,
gli alberi spiegati
e un sogno inchiodato sui rami

più in là le bancarelle vendono souvenir
e un po’ di solitudine, azzardano un sorriso
come il mare appena dopo la marea

di fronte un numero racimola tutto il tempo del viale
e un altro giorno un tetto con le ali

/gli occhi sono una lenta variazione di nuvole

di sarino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2019/01/07/una-lenta-variazione-di-nuvole/

*

Quando parti

Lasciami un pò di vuoti

Lasciami qualche assenza

Lasciami le labbra bagnate di mare

di Giuseppe La Mura, qui:
https://giuseppelamura.wordpress.com/2019/01/18/7431/

*

Fratelli nella notte

Fili invisibili
dorati
vincoli
di anime nel dormiveglia
della grande notte.
Assetate,
come cuccioli ciechi
avvinti
al profumo delle mammelle
di una Segreta Madre.
Naufraghi dispersi
nelle tenebre
di un mare indomito.
Uniti
da un miraggio d’Amore:
tenue e potente speranza.
In attesa,
con cuore d’infanzia,
dei primi raggi del giorno.

di Lorenzo, dal blog di Roberto Nicolini, qui:
Fratelli nella notte

*

L’IMPERFEZIONE TUTTA TERRENA DELL’AMANTE

Mi è caro il meccanismo delle lancette azzurre.
Quel timido rumore nel misurare il tempo
senza mai farne un ché di artificio, una proiezione
sul muro ancora memore di mosche e di stagioni.
Mi è caro il sovrapporre di seta alle tue gambe
l’orgoglio maltrattato con cui ti rechi in bagno
per educare il corpo a non fare scherzi; e il sonno
posato alla bilancia di ferro con le mele.
Il sonno che fatichi a trovare e allora meni
come una volpe nella campagna, rossa e furba.
Le mani ora occupate a far altro, e non è gioia
non è la spartizione del corpo nel venire.
Ma il disegnare al buio di carta una balena
il ventre di una madre d’oceano, ed in esso
vagare infine senza dimora, figlia solo
del tutto che si beffa di storia, di confini
del limite qui imposto al respiro. Amo questo
e il latte che hai versato toccandomi la vita
l’imperfezione tutta terrena dell’amante;
la somiglianza al fitto di un parco che hai negli occhi
quanto tenerli ben chiusi non è cosa.
La smisurata donna che mostri a farti nuda
di verità e qualcosa nel pugno
fiori, biglie
un lascito di infanzia felice, un giorno al mare.

di Massimo Botturi, qui:
https://massimobotturi.wordpress.com/2018/12/23/limperfezione-tutta-terrena-dellamante/

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Gioielli Rubati 21: Nadia Alberici – Giovanna Sicari – Italo Bonassi – the50yearoldpoet – Gjoko Zdraveski – Vicente Vives – Luca “Yok” Parenti – Loredana Semantica.

SCARPE SPAIATE

Alberi davanti alla finestra
Madison Ave 96
portata qui, proprio qui
mi chiedo
mi chiedo io che …
refrattaria eppure
Il portinaio cappotto lungo e cappello
tettoia verde all’ingresso
come nei film
e una punta d’imbarazzo
l’assenza del me che sono
invisibile fenditura
nella mia piazza i comizi le bandiere
l’Unità
Di rosso qui i fanali prima dell’alba
api operaie immagino
faticoso stare a galla qui
mi chiedo io che … il lusso
tradisco? Scivolo attraverso
non è di me
che ti devo dire papà?
Ho le scarpe spaiate.

(3-1-19) di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2019/01/09/scarpe-spaiate/

*

(Gesù proteggimi dalla distrazione)

Gesù proteggimi dalla distrazione
dagli occhi ormai tracciati col piccone
dai corpi picconati
dai corpi scavati nella roccia
e la figura cade gonfia nella materia grezza.
Proteggimi dal nero metallico
dei rami e delle trame
proteggimi, come oggi
che la Tiburtina non ha macchie
e risplende di rari colori
questa è la tua periferia
questa è la periferia degli umani.

di Giovanna Sicari, qui:
https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/12/19/due-limpide-voci-femminili-della-poesia-italiana-contemporanea-giovanna-sicari-e-gabriela-fantato/

*

LA SEDIA ANNA

Ho appoggiato la testa allo schienale
di una sedia, e t’ho pensata,
immagine dell’Assenza. Sai che gioia,
abbracciato seduto sulla sedia
ti chiamavo per nome, e non sapevo
ch’era il nome della sedia che chiamavo.
Eri come una cosa fatta in legno,
con quattro gambe dritte e uno schienale,
eri la luce che riverberava
dalla finestra, erano le stelle,
era la luna o Dio solo sa che cosa
sopra la sedia, e anche tu eri bianca
come la luce, e pallida sedevi
e ti cercavo dove tu iniziavi,
ma ti trovavo dove tu finivi.
Eri di carne, ed ora sei di legno.

Questa sera ci sta con me una sedia,
ma è come fosse Anna. Sì, è una sedia,
ma è come se parlasse e mi dicesse
che anche una sedia può chiamarsi Anna,
Anna, posta in mezzo alla mia camera,
s’una morbida parquet, ed io, seduto
sopra di lei, abbracciato, e a dirle: Oh Anna…

Sì, c’è una sedia in ogni desiderio.
C’è un desiderio in cerca di una sedia.

di Italo Bonassi, qui:
https://italobonassi.wordpress.com/2019/01/10/la-sedia-anna/

*

ALCOOL A BUON PREZZO (mia libera traduzione)

Un frigo vuoto ti guarda,
non è rimasta birra per consolarti.

Il letto ti sta chiamando
ma non puoi sentire,
ne hai bisogno ancora
per alleviare la paura.

Una bottiglia di whisky
attira la tua attenzione,
forse questo può offriti sollievo.

L’apri, ne versi una misura,
offri un brindisi
alla vita di cui non fai tesoro.

Hai perso il conto
delle possibilità che hai sprecato
insieme a tutto l’alcool a buon prezzo
che hai assaggiato.

Hai paura di pensare
cosa può portare il domani,
non sei nemmeno sicuro
se è estate o primavera.

La vita ti ha superato
in un batter d’occhio
e tu sei stato lasciato solo
qui, a morire.

di the50yearoldpoet, qui:
Cheap Alcohol

*

è tranquillo anche quando non ci sei

stamattina una gazza
è arrivata in volo sul grande terrazzo
e si è posata accanto al vaso di gerani
rimasti sin dalla mia nonna

non ho dormito di nuovo

vorrei che mi insegnassi
come si entra nel sogno di qualcuno
e come vi si sta lì seduti e svegli

laggiù è già estate

terzo giro per l’acquisitore ambulante di cose vecchie
la sua lingua è fittizia
non ci capisco nulla

la mia barba e le mie dita odorano
di garofano marocchino

la mia anima di tè nero e miele di acacia

tu sogna serene le colline
le città e le vite passate

è tranquillo anche quando non ci sei

di Gjoko Zdraveski, qui:
Gjoko Zdraveski, Inediti

*

Rinascita (Alumbramiento)

Accendi la luce, colma i tuoi abissi,
illumina il giaciglio delle tue paure
e sento che spuntano tra le mie dita
le carezze timide dei bambini.

Accendi la luce, non abbiamo tempo
e non possiamo essere chi non siamo stati.
Riesco a vederti a malapena e non capisco,
ti trovo tra la notte dei miei sogni.

Accendi la tua luce, ho bisogno
di tornare da te per poter rimanere,
continuare con te ogni mattina.

Accendi la luce, senza il tuo chiarore non vivo,
senza non esisto e sono nulla.
Apri alla luce e lascia che ti accenda.

di Vicente Vives, qui:
https://poesiainstante.wordpress.com/2019/01/12/alumbramiento/

*

ricorda di tirare la corda

tenta l`azzardo
affonda lento e profondo
scala la montagna
sperimenta la purezza del cielo
non invaghirti di fighette chic
(anche se la palestra crea sculture
anche dei cuori più aridi)
ricorda che ogni bella donna è sopravvalutata
che le donne brutte possono anche essere sciocche
che le poetesse al reading
fanno vedere le belle cosce e i seni colti
che i poeti saranno quasi tutti di sinistra
anche se votano o non votano
la parte detta avversa
avranno una tessera
per aprire
tutte le serrature
vorranno tutti la consacrazione
vendendo tante copie
e la targa del presidente demerito
imbalsamato sul comodino
avranno tutti una teoria
naturalmente errata
ricorda che poetesse e poeti
in fondo pensano solo a chiavare
(non necessariamente tra loro)
e vorrebbero tanto bestemmiare
abbracciare lieti la volgarità unica santità
crederanno nel libero mercato
e saranno pieni di parole
per volarsene in paradiso
ridendo e bevendo con gli dei
o con le sole nuvole piangenti
le scie chimiche, o il becchino disoccupato.

di Luca Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2019/01/15/ricorda-di-tirare-la-corda/

*

Resistenti irriverenti ma
prostrati restiamo
in questo stadio pavone
pendulo renitente recessivo
falso più che malvagio
al quale siamo ancorati
come il tendone al carrozzone
la gabbia al leone le maschere
di Brighella e Arlecchino
al Carnevale.

Vedo le serrande calare
sulle giare e salvagenti
i sacchi di carbone gli ortaggi
le pietanze appetitose
della tavola calda
chiude il supermercato
la cartoleria il salone da
parrucchiere il gioielliere.

Abbiate la compiacenza
di tacere l’arretramento
la risacca dello smarrimento
quanto meno di non scrivere
d’amore.

di Loredana Semantica, qui:
https://www.facebook.com/loredanasemantica?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARCm4LmJi-iUwKIHwky7EYb72E9z3_mDuHrheqt_RHEsQhQewBFs9wXX7V5clKe3yrm7aFb6G7dW00v7&hc_ref=ARRUlAxQy72OoIalSvwbfehgesRtZFYqRwG5zHfbELJNIjzYHoOQ6ai9R_z4kkmYnnw&fref=nf

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Gioielli Rubati 20: Mariangela Ruggiu – Dario Bertini – Maurizio Manzo – Marina Marchesiello – Alessandro Ansuini – Yves Bergeret – Fabrizio Pittalis – Silvia Molesini.

ALLA MEMORIA DI FABRIZIO PITTALIS CHE, OGNI TANTO, MI RITORNA IN MENTE

se ancora fioriscono le rose
in questo inverno mai passato

se mancano le parole come il sole
e scivolo nella pioggia, nei torrenti
che scorrono ai bordi delle strade

perdonami se mi trattiene la bellezza del petalo
che resiste al vento, e trattiene l’ultima goccia
nell’unghia, e vado dritta incurante delle voci
che ci uccidono acute e ci dicono che il futuro
non basterà a pagare il debito, e non c’è più
un motivo per ridere, una giustificazione per
la ribellione, e dicono che la poesia non serve

e noi siamo già pronti all’estinzione, non c’è
motivo per la rivolta di un verso, e apriamo
la mano come i bambini a scuola ai colpi di
bacchetta, noi, che venga un dio padrone
con un’idea di paradiso, e sottomessi
pagheremo il peccato con l’espiazione

ma fioriscono le mie rose ancora e adesso
la bellezza osa sempre la ribellione

di Mariangela Ruggiu, qui:

*

scrivo una poesia su una bellissima ragazza nuda,
così quando la leggerai alle prime luci
tu possa incominciare la giornata col sorriso
(puoi uscire per strada a cercarla,
salendo sul primo taxi)

se una ragazza leggerà questi versi
sarebbe bello diventassero amiche
e passassero ore a fare shopping
o a parlare al telefono;

mettiamo allora che cominci
a piovere, una leggera pioggia dei primi di settembre,
gli occhi del lettore
cercheranno rifugio dentro un bar
o semplicemente apriranno gli ombrelli,
osservando l’acqua che scivola accanto ai marciapiedi?

Ancora non lo so;
quello che so è che presto inizieranno
le raffiche di mitra di decine di critici
che insisteranno a dire che in realtà
la ragazza del primo verso è brutta
e la pioggia è solamente una perdita di tempo

allora tutti i versi fuggiranno via dal foglio
attraversando i campi e le città,
saliranno sul primo treno –
senza preoccuparsi del biglietto –
molto felici di essere diretti
in un posto chiamato

vaffanculo

di Dario Bertini, qui:
Una poesia di Dario Bertini (di Flavio Almerighi)

*

L’annuncio è di quelli che fa
paura e lascia inermi
non riesci a distogliere la mente
non ne parlano ma ti passano
accanto ti sfiorano
e rivelano che l’apparenza
non sempre inganna.

di Maurizio Manzo, qui:
Maurizio Manzo: L’eccedenza appesa

*

Sono sopravvissuta per la bellezza.
Nata in un giorno di carta stagnola
che ci avvolgevano i doni di fine dicembre,
quando così eleganti e lunghi
erano anche i gambi dei fiori
nel superare l’incauto inverno.
Ho preso un certo fiocco da mia madre.
Lo tengo in vista quando alzo il naso
e dal cascare in terra
mi salvo con un nastro di seta verde.
Ho preso una certa mano grossa
da mio padre.
La tengo in basso,
per raccogliere gli ultimi arrivati
che mi strofinano i loro bisogni sulle ossa.
E che coraggio hanno i denti
quando mostrano che sono liberi
di non dire niente.
Sono sopravvissuta per la bellezza
di essere rimasta sempre un corpo
con una fantasia a parte.
E se mi appendete come un vestito
sopra un filo di cielo di buon tempo,
sarò sopravvissuta
anche al mio primo brutto giorno.

di Marina Marchesiello, qui:
https://www.facebook.com/groups/507585066065935/?multi_permalinks=1236430959848005%2C1236428026514965%2C1236160773208357%2C1236147543209680%2C1236086266549141&notif_id=1546681593562939&notif_t=group_activity

*

Lettura di poesia: un poeta con un foglietto
In mano. Davanti a lui altri dieci poeti.
Seduti, con le gambe accavallate.
Il poeta legge con voce tremante,
con mani tremanti. Che sia maschio
o femmina non importa. Le mani
tremano a tutti.

I poeti che gli sono davanti hanno
Lo sguardo fisso in terra
Verso destra
O verso sinistra.

Alcuni s’accorgono dei tetti, sembra
Li scoprano per la prima volta
Alzando gli occhi al cielo
Trovandoli interessantissimi. Il poeta finisce di leggere.
Gli altri poeti battono le mani.
Uno di loro si alza, ora tocca a lui.
Il poeta che ha letto si mette seduto.

Si può riconoscere il prossimo che leggerà
Perché durante la lettura
Non guarda in basso a destra
Né a sinistra, né in alto.

Ha un libro aperto in grembo e ripassa.

di Alessandro Ansuini, qui:
https://www.argonline.it/alessandro-ansuini-poesie-2010/?print=print

*

2
Fragore della pietra

La pietra si frantuma
sotto i colpi di un vecchio dio cieco
che crede di esistere.

La pietra si frantuma
e cade a pezzi lungo i due fianchi della vita.

La pietra si frantuma
e cadendo raschia il senso della domanda
che avresti tanto voluto porre
se avessi avuto libere le mani.

(seconda di un poemetto in nove parti) di Yves Bergeret (trad. Francesco Marotta) qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/01/05/poema-delletna-1-9/#more-93209

*

Dura Jole

Se in ogni modo tieni duro le parole
e dappertutto cadono i capelli

la punta della lancia te la tieni in tasca
e accechi l’angolo dell’occhio

accechi delicata la mancanza d’alleati
triangoli schiacciati senza voglia

sui tuoi cigli ( così diresti, forse in modo
involontario) strade impraticate

per sorprenderti legarti in basso
per risucchiati a strozzo dentro al tubo dello scolo

Jole – sudandoti ti chiamano le pile
i prati da lavare ad aspettar distesi

il sole lì tutte le sere tutte che s’assolve
l’orizzonte divorando e l’imbrunire pure.

Sai bene ( e ciò ti scuoce ) che si va
per tutto il mondo spettinando un po’.

(09 / 01 / 07)

di Fabrizio Pittalis, qui:
http://golfedombre.blogspot.com/2013/09/fabrizio-pittalis.html

*

Una mattina non si alza
le percussioni del peso curano una particina senza parole
succede niente a dirla guarita sembrano
pose della mattina stessa che butta sole
dalla stanza lunga dalla chiocciola
tutte le porte del vetro cancellate di pacca.
Mi manderai a morire tu vecchio capomondo
paralizzata qui di sotto
nella baretta in fila di gomma precisi i pensieri
e nella pancia fino al respiro un rospo
bello grosso
con i due occhi allineati all’Alba cucita.

di Silvia Molesini, qui:
https://poesiadelnostrotempo.it/poesie-inedite-silvia-molesini/

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Gioielli Rubati 19: Luigi Di Ruscio – Daniela Cerrato – Salvatore Leone – Amilga Quasino – Paolo Beretta – Gino Scartaghiande – Anna Leone – Pino Corbo.

RACCOLGONO LA NEVE

Raccolgono la neve
con le mani coperte di sangue guasto
la mettono sulla bocca
per tutti i gelati
che quest’estate non hanno avuto
montano su pezzi di legno
e scivolano per tutti i sogni che non hanno fatto
e sarà giorno di festa anche per loro
fuori dalle case
con le vesti bucate
le scarpe sfondate
mentre la neve fascia di gelo le case
in questa vostra terra
dove dio ci ha fatti bastardi

di Luigi Di Ruscio (da Non Possiamo Abituarci a Morire, 1953) qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/01/01/raccolgono-la-neve/

*

FOTOGRAFAI UNO SCONOSCIUTO

M’incuriosì nel suo completo bianco integrale,
dalla barca altri guardavano le rive del lago
lui osservava l’orizzonte dei suoi pensieri
vestito di neve asciutta sotto il sole di luglio.
In terre d’oriente il bianco è voce di lutto
e anche le sue scarpe piangevano una perdita,
osservavo la sua tristezza decorosa e profonda
immaginando un nome, un’età, una storia dal volto.
Gli idiomi sono distanti ma il dolore accomuna,
è lingua universale, comunica a chi è in ascolto,
in silenzio le tristezze si scambiano impressioni
coglierle è sintomatico di chi percepisce l’oltre.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/01/01/fotografai-uno-sconosciuto/

*

Nella freddura ionica 2

C’è un paese dove i pazzi
occhi verdi come gatti
nelle strade a pietra nera
e l’odore di lenzuola immacolate
e nocciole zuccherate addolciscono fogne
che ti trascinano al mare
vecchie discese
con risate e sottane
e la campana a rintocco di morto.
E non m’insultare,
è terra di saluti e pizzicotti
che ti crescono,
vetrate a orecchio di coniglio
in terrazze martoriate dal sole.
C’è un paese che giocavo pirata
nei ritorni di muffa e oleandro
il verde manicomio abbandonato
o in acque gelide
tre meduse mi hanno baciato.
C’è un paese che non si dice a nessuno
dove ho truccato bambole e soldati
e mia madre è senza giovinezze
tra ventagli di antiche tragedie
e gli stucchi bianchi alle facce
di paese che nessuno dovrebbe
andarci o crepare
nelle ultime cene apparecchiate
di rosso e screanzati.

di Salvatore Leone, qui:
https://ssalvatoreleone.wordpress.com/2018/12/22/4676/

*

Amore e Psiche

Amore è dietro
e Psiche è davanti
(l’ha cinta)
insieme davanti allo schermo
dove compare sul divanetto
un barboncino bianco
con l’occhi neri neri.

Psiche è contenta
e curiosa attende le prossime Azione!
Vede il profilo di Amore
i suoi biondi capelli raccolti in coda
la cura nel respiro sulla sua guancia.

È sempre contenta anche se non sa lui chi è
quanti anni ha
pensa un giovane
un po’ più giovane
un bel po’ più giovane.
È Amore
e Psiche è bambina.

Nel secondo tempo:
È ancora forte l’amore di Amore
e Psiche lo sente / lo sente nel cuore
ma ancora non vede il suo volto lì dietro
e sente le spalle sue cinte / il tepore
la nuca e poi il collo / il lobo d’orecchio / le labbra protende al calore
e incontra la bocca che parla di Amore di quanto ell’è bella
la copre e divora.

di Amilga Quasino, qui:
https://amilgaquasino.wordpress.com/2018/08/14/25468572/

*

CERTEZZE

poche sono le vere certezze
il distributore automatico di sigarette
ad esempio, è una di quelle.
o il supermercato
gli scaffali pieni di roba
la gente che ti ronza intorno.
lo è un piatto caldo da tua madre
– santa donna.
il traffico
le donne attraenti
il desiderio
il baccano
la solitudine.

poi può accadere che tu e lei vi amiate
che decidiate di metter su casa
cucina, letto, scrivania
tende alle finestre
e libri sugli scaffali.
finché un giorno, però
– non saprai mai perché
andrà tutto a puttane.
allora, puoi star certo
riprenderai a fumare
a detestare il chiasso e la folla
tornerai a bere birra
e a pisciare in piedi.

di Paolo Beretta, qui:
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2018/12/23/certezze/

*

Ho distrutto. Sperando
d’incontrare un corpo
che m’appartenesse.
È da tutto l’inverno
che non mi masturbo:
condensare dal fantasma
che siamo una mano propria
è il più folle degli amori.
Ma ciò dico: stanno carezze
nella saliva inerte del sole
dove, senza volerlo,
è possibile un ascolto.

di Gino Scartaghiande, da Sonetti d’amore per King Kong, qui:
http://www.niederngasse.it/rubriche/recensioni/gino-scartaghiande-da-sonetti-d%E2%80%99amore-king-kong

*

I POETI

Nel muto carnevale notturno
si cambiano le vesti, si dipingono visi;
qualcosa di vero lasciano,
forse una lacrima
o l’inimitabile solitudine.

Il buio si illumina di ariose stelle,
splendori fragili e lontani.

Sulla via dell’alba una brezza
sparge parole.

Hanno occhi appiccicosi di sogni,
al mattino, sono stanchi di poesia i poeti.

Soli se ne vanno, col passo incerto,
crescendo di cruda verità,
man mano.

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2019/01/03/i-poeti/

*

La logica delle falene

I fari accecano,
attraggono nella scia luminosa –
è nella logica delle falene
confondere la luce con la notte.

di Pino Corbo, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/01/03/la-logica-delle-falene/

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