Gioielli Rubati 34: Flavia Tomassini – Savina Dolores Massa – Milli Graffi – Daniela Cerrato – Bozhidar Pangelov (bogpan) – mimi – Franz – Matt Taggart.

Pimiento

Esemplarmente
soffriggo in tegame peperoni capperi e cipolla,
indecisa se aggiungere due foglie di basilico;
sono già molto profumati.
Vi rovescio un tanto d’acqua.
I peperoni di solito ne rilasciano, ma questi no.
Si vede che sono freschi.
Al Sud o in Spagna la stagione potrebbe essere
avanti. Forse sono di serra. Acqua non ne fanno.
Si vede che sono sodi.
Non esemplarmente
sto sul discrimine invisibile
che separa senso e non – senso, così come
sul fuoco ci stanno i peperoni,
Umberto Bindi canta nelle orecchie
una prosa monotona e sentimentale.

di Flavia Tomassini, qui:
https://flaviatomassini.wordpress.com/2019/03/07/pimiento/

*

Capirsi così

Macerare nel vino e nell’insonnia
capirsi mosto velenoso
e andare avanti
spaventati di sé quanto ammaliati
frugare con le unghie il proprio sangue
per berlo dai polsi un poco aperti
immaginarsi corvo su una lapide
fuggire dal pensiero
in riso roco, poco.
Capirsi così, indisponenti e odiosi
godere dell’allontanarsi dei sobri
dei maestri equilibristi
sulla corda dell’esistenza,
le corde sono cappi
per altri che domandano perdono
della loro ebbrezza malcelata
patetico urlo strozzato nella pancia
gonfia per avvoltoi incalliti
pronti nelle zanne.

Divorate pure gli epitaffi
stampati sulle fronti disperatamente vive:
facile nutrirsi della debolezza degli inferni.

di Savina.Dolores.Massa.,qui:
https://www.facebook.com/savina.massa

*

Per alzarsi.
Kreuza non sollevò le coperte.
Non si appoggiò sul gomito.
Non si drizzò sulla schiena.
Non allungò le gambe fuori dal letto verso il pavimento
sul tappeto i piedi
e prima aperti gli occhi per alzarsi.

Per alzarsi.
Kreuza cambiò in definizione della posizione orizzontale.

Una mente che demenzialmente mente.
Mentire per carenza di virtù tutte riconducibili alla mente.
Una mente mentisce.
Mentiscente. Demenza mentiscente.
Mentisce chi è sano di mente. Robusto. Corazzato.
Il mentiscente corazzato mente per eccesso di vizi tutti riconducibili
alla mente.

E chi è così debole da non saper mentire?

di Milli Graffi, qui:
http://www.archiviomauriziospatola.com/prod/pdf_archivio/A00213.pdf

*

binario precario

Fabbricati dismessi di rimpianta produzione
fantasmi di salari e casse integrazione
l’operaio dilsocato, l’indotto s’è impiccato,
in periferia imperano sale giochi dove impegnano
anche il quinto di padre o nonno pensionato,
dignità suicida, lavoro contingentato
appeso a un filo interdentale usato,
oscillante da sincope come vuole il mercato.
Regna l’impero di capitali digitali
s’investono a moscacieca bitcoin, moneta fittizia,
mentre qualcuno ravana nei bidoni d’immondizia
in cerca di scarti per poter sopravvivere,
è un mondo involuto con nostalgia del passato
all’epoca del dopoguerra dove i padri han sudato
per costruire un benessere che ben poco è durato.
Recessione, si o no? al posto giusto va la crocetta
se non hai l’occhio ricoperto di suina fetta
il lavoro l’han ridotto come il pane a borsa nera,
al Grande Tavolo non se ne parla da anni
twittano e presenziano sul corriere della sera
con l’ultimo selfie in posa ghignante e idiota
indegni d’esser chiamati alla guida italiota,
e mentre i colossi finanziari ingrassano in giornata
ascolto con nostalgia la gucciniana avvelenata.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/03/31/binario-precario/

*
CON UN SOFFIO DI LORCA

Quando tornerò, Belen,
la luna sarà piena.

Salterò oltre il recinto,
di fronte alla porta,
con il cuore in mano.
Cuore pazzo, cuore pazzo
di notte per aver bruciato.
Uscirai, Belen, uscirai,
la
mia pelle è bianca,
gli occhi sono neri.
Il mio cavallo batte gli zoccoli
sul selciato. Lasciali battere.
Un’onda batte sulla riva.
Lasciala battere.
Trecento persone stanno piangendo.
Trecento persone piangeranno
per il mio sangue rosso.
Cuore pazzo, cuore
bruciato di notte bruciato.

Torno, Belen.
E nessuno mi riconosca!

di bogpan, qui:
https://bogpan.wordpress.com/2019/03/29/with-a-waft-of-lorka/

*

Nell’ora della terra

mi ritroverai:
quando tutto nella notte sembrerà tacere.

Sarà nel soffio che spegnerà il fiammifero
nel sospiro che muoverà la fiamma
nella brezza che arriverà dal mare
fino a fluttuare la tua tenda

il mio pensiero.

di mimi, qui:
https://lepaginestrappateadisegnare.home.blog/

*

Canto dell’amore perduto Blues

I’ vaco sbarianno,
‘o ssaje ca vaco sbarianno
e so anne, assaje anne ca me danno
(lamento in sax)
N’ata notte senz’ammore
senza nu ciato de calore
comm’è fredda chesta stanza
e ‘a cervella fora danza
(Sax in ottave a salire)
Senza ‘o schiocco e’ nu vaso
è na schiumma stu travaso
nu sudore senz’ammore
friddo e scuro dinto ‘o core
(lamento in sax)
N’ata notte senz’ammore
senza nu ciato de calore
dinto’a stanza grigia e scura
pure’a speranza mme fa’ paura.
(chiusa in cascata di note dolorose ad libitum)

di Franz, qui:
https://infinitis8.wordpress.com/2019/04/03/canto-dellamore-perduto-blues/

*

Fa male provare ad aprirlo.
Così, ho fatto come sempre,
sono andato al pub a leggere un libro.
Questa volta ero nel libro.
Il bar era pieno, così sono rimasto in piedi nell’angolo
e ho preso una birra scura.
Il rumore delle molte conversazioni
sbiadì, come succede sempre quando leggo,
ma quando ho toccato il libro sembrava elettrico.
“Eccomi,” pensai. ”
Sto per leggere la mia storia”.
Ma non potevo farlo. Ho aperto il libro a pagina 62.
Diavolo, ho persino fatto una foto.
Ma non ho potuto leggere la mia breve storia.
Non potevo nemmeno andare oltre la seconda riga.
Non sono sicuro del perché. Non so cosa sia successo.
Molto probabilmente leggerò tutti gli altri e non leggerò mai il mio.

di Matt Taggart, qui:
https://mtaggartwriter.wordpress.com/2018/08/13/poem-78/

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Gioielli Rubati 33: Franco Bonvini – Matteo Rusconi (rsk) – Gary J – Massimo Sannelli – Carmine Mangone – Carlo Bordini – Luciana Riommi – Cristina Annino.

«Sono sogni che la lingua non può dire,
la somma di tutti i libri che leggeva,
a filo di una luce morbida, l’altezza
reale, lo dicono tante foto, una in interno,
ma rivolto al cielo, alla solennità dello
sguardo, a combattere le tentazioni dell’accidia,
già giovane e così dolorosa da vincere quasi
lo slancio naturale. Ma tante vite splendide
e i tanti che ancora sono. Magari immagini.»

ALLA CARA MEMORIA DI ALBERTO TONI

SOGNI DA BAMBINO

Le vernici invisibili!
Chi non ha sognato di trovarsi nello spogliatoio delle ragazze
magari con gli occhiali a raggi x, per vederle meglio.
E poi le radio allo strombolio di fragolosio
quelle che creano interferenze che bloccano le onde bugiardiche
e ti fanno dire la verità così ti sgamano sempre.

Ma sono così tanti e veloci questi sogni
che all’ ultimo non ricordo il primo.
E ho pensato..
sono grande,
da grande non servono tutte quelle cose,
basta premere sugli occhi e appaiono volti e paesaggi e corpi prima invisibili,
basta premerli un pò di più coi pollici e si mischiano con le nuvole
e poi le oltrepassi fino ad arrivare alle stelle
e ai pianeti coi loro anelli
e soli gialli girano tutto intorno con contorni sfavillanti
e poi la solita scritta,
bianca e sfolgorante su sfondo rosso.

Quando apri gli occhi la trovi ancora lì,
proiettata sul muro bianco,
e ti accorgi che, in negativo,
è un enorme fungo atomico in un cielo in fiamme.

“ma come fanno gli angeli a volare in un cielo rosso rosso”

E lo stai a guardare.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/26/sogni-da-bambino/

*

Vacche da macello

Verranno a prenderci nelle fabbriche,
a strapparci dalle pareti
come fossimo peli di vacche da macello.
Verranno con gli idranti mentre manifestiamo
per un salario più alto,
per un padre licenziato
per un buono pasto che ci riempie di cibo.
Verranno a prenderci a calci
nei loro maglioni di cachemire
e porteranno con sé i muscoli forti per recidere la catena
che ci lega alla protesta e che fomenta la sommossa.
E l’amianto che da anni respiriamo
si confiderà con lacrime e fumogeni e botte in mezzo agli occhi.
Verranno a prenderci nelle piazze,
a strapparci dai nostri figli
come fossimo peli di vacche da macello.
Verranno con i manganelli mentre manifestiamo
contro le leggi bavaglio,
contro i segreti di stato
contro fascismo violenza e ogni forma di ignoranza.
Chiuderanno i cancelli e resteremo senza dialogo
transenneranno le strade e resteremo senza ascolto
ma faremo in tempo a ringraziare i fornai per il pane quotidiano
perché Cristo sarà impegnato a non ripetere il miracolo
e sembrerà essere in esilio, fuggito.
Siamo articoli scomodi, riusciti male
e verranno a prenderci per questo, lo sappiamo…
Ma io e te resteremo a terra placidi
e scivoleremo in un nodo di lingue
per staccarci al tramonto,
per dimenticare la siepe di ciò che siamo
per diventare onda che ribalta l’odio.
Verranno a prenderci, un giorno, lo sappiamo
ma non ci troveranno
non ci troveranno perché saremo
su tutte le labbra che baciano la libertà del sogno.

di Matteo Rusconi, qui:
Vacche Da Macello

*

dove altro tra nuvola e onda

qualcosa potrebbe dipingere

a somiglianza d’amore allo specchio

perché è tra cuore e battito

che balliamo la danza della vita

di Gary J., qui:
https://steele646.wordpress.com/2019/03/26/syzygy-77-2/

*

Io ti offro un esilio luminoso
oggi: una litania di undici colpi,
precisa, non la morte, e una sequenza
delicata, nessuna distruzione.
Questo è un esilio dolce, come il seno:
nella rete sei tu; sei prete e re,
e veramente hai lo scudo, hai lo stile,
hai Dio, non il suicidio, veramente.

di Massimo Sannelli, qui:
https://lottadiclassico.files.wordpress.com/2019/03/me.pdf

*

Le mie labbra ti cercano fra i
rimasugli del cielo.
La morte demorde,
la lirica inciampa,
e non posso far altro che urlare tutta la poesia inevasa,
tutta questa cazzo di poesia giunta fino a noi
senza uno straccio di redenzione.

di Carmine Mangone, da portare Acqua al tuo sesso, qui:
Portare acqua al tuo sesso

*

Pernod

In una cupola di Pernod,
che è il colore del tuo cielo,
una città affogata in un grande bicchiere di Pernod,
passi l’inverno.
E forse la tua tranquilla ebbrezza
di paese padano
che nuota in un bicchiere
di acqua minerale
ti cosparge di pesciolini
in un bianco frizzante,
e come è opaco il cielo così è limpido
il colore dei tuoi aperitivi
assonnati
sotto la cupola bianca
del tuo cielo bavoso:
come l’asfalto della tua
autostrada

di Carlo Bordini, qui:
http://www.carlobordini.com/poesie.html

*

quanto al mio nome

ho assunto una posizione di ripiego
per riascoltare ancora le domande
non archiviate
ma ignorate a caldo
e sento scricchiolare alle giunture
voci d’anonimo
senza destinatario
tra fogli malamente accartocciati.
quanto al mio nome,
so che è ancora qui, tra ortica e vento.

di Luciana Riommi, qui:
https://lallaerre.wordpress.com/2019/03/27/quanto-al-mio-nome/

*

L’UDITO CRONICO

Le poesie d’amore le do
In appalto ai droghieri. Io
Inseguo pensieri su cui
casco, è vero, in rime toniche.
Anche a me succede, ma in genere,
è un fatto, sto in piedi. Ed ho
un bell’udito cronico
per la vita, o meglio
per la testa impazzita
dell’uomo che ragiona, e gli sale
accanto in due, divisa
fino all’occhio glaciale.

di Cristina Annino, qui:
https://cartesensibili.wordpress.com/2019/03/28/t9-le-parole-incomplete-paolo-polvani-e-paolo-gera-rileggono-le-poesie-di-cristina-annino/?fbclid=IwAR2o5mXjdXs85-t0LI9ih96Z0J4CveJxneb_R

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Gioielli Rubati 32: Fabia Grenzovich – Pasquale Vitagliano – Gabriela M. – Antonella Marinetti – Macalder02 – Maria Allo – Marcello Comitini – Luisa Zambrotta.

DEDICO QUESTA PUNTATA AL VENEZUELA E AL SUO POPOLO TORMENTATO NELLA TIRANNIA, ATTANAGLIATO DALLA PRIVAZIONE.

La Catanegài

’na zatarìna, ’na candela
impissàda per ogni morto
negà, per ogni putèlo
desmentegà drento el pantàn
del fondo, tra le rive

del sile, la restìa, la catanegài
i la ciama, i vivi e i morti smarìi
soto aqua, dove la zàtara
la se ferma, de novo catài
dal scuro fin a la luse

de un nome pronunzià – la luse
la tanta luse dei oci
de le mame.

[La Catanegài
una zatterina, una candela / accesa per ogni morto / annegato, per ogni bambino / dimenticato nel pantano / del fondo, tra le rive // del sile, la schiva, la catanegài / la chiamano, i vivi e i morti smarriti / sotto acqua, dove la zattera / sosta, di nuovo portati / dal buio fino alla luce // di un nome pronunciato – la luce / la tanta luce degli occhi / delle madri.]

di Fabia Grenzovich, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/03/23/se-la-guardi-controluce/

*

DEL FARE SPIETATO

Scrivo sempre la stessa poesia
Passo sempre dagli stessi luoghi
So contare fino a tre
Riesco quasi sempre a fermarmi in tempo
Cerco sempre le stesse persone
Dopo averle perse
Sarà il mio modo di indagare
Sulla legge segreta del tempo
La forma per adeguarmi al suo moto pendolare
Mi rassicura questo ticchettio
Che ti dice dove stai e con chi
Che è impossibile restare a lungo nel quadrante
Che ti ritrovi di nuovo ai margini
Consolato dal fatto che da soli
Si scrive e si muore

di Pasquale Vitagliano, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/03/23/del-fare-spietato/

*

amor, amore, mon amour

amore colpisce come il maestrale
nei venti di Saint-Tropez, allucinazioni di pianoforti
decidono di ululare in re,
enigmi maggiori muovono dentro l’intimo:
mormorio, incubazioni sotto le fasi della luna
stregate allegorie d’amore sollevano ondine a nudi esasperati
un profeta guarda una vergine sibilla
i cui occhi liquidi predissero il nostro amore
nei riflessi dorati, lava delle nostre anime,
uno specchio appeso al muro nella stanza rossa
una fenice solleva
i nostri corpi affogati
nel tempo liquido del mediterraneo
amor, amore, mon amour
la splendida carne di un poema in gestazione
lava le nostre anime singolari e frenetiche

di Gabriela M., qui:
https://shortprose.blog/2019/03/24/amor-amore-mon-amour-mediterranean-poem-poetry/

*

Figlio, vorrei…

Figlio, vorrei,
mentre ritorni con fiducia ad appoggiarti a me,
dolcemente vorrei dirti il mio bene per te,
vorrei raccontarti le tue notti ad aspettarti,
le tue stelle cadenti per i tuoi desideri,
le tue albe e i tuoi tramonti a pensarti,
e i miei occhi spalancati al buio con il tuo cuore dentro al mio,
Figlio, vorrei dirti quanto ti amo
ma poi resto in silenzio a guardarti,
senza osare accarezzare quei tuoi ricci ribelli,
e le parole che vorrei dirti sono inutili e lontane;
vorrei chiamarti con i miei segreti nomignoli d’affetto, cucciolo, tesoro, amore,
e dirti fai la nanna dolce e non aver paura,
ma poi pronuncio il tuo nome
e so che racchiude tutto il tuo essere così unico e speciale;
Figlio, vorrei stringerti più forte
ma poi mi trattengo per pudore e timore di offenderti e
ti abbraccio delicatamente nei miei pensieri, come nuvole blu all’alba.
Figlio, vorrei cullarti ancora
ma ora è la tua Vita a condurti per mano
ed io resto a sognarti e tu sei già grande…

di Antonella Marinetti:
https://ioinviaggio.wordpress.com/2016/08/11/figliovorrei/

*

LA CITTA’ SENZA LUCE

A volte smetto di esistere
alla fine del cielo
contemplandone i bordi presagire
uno sciame di nuvole nere.
Le ore sono inclinate
per oscurare l’orizzonte,
lasciando battere gli orologi
nel profondo pozzo dei miei incubi.
Bevo la nuda solitudine
che avvolge i miei sensi
se cammino attraverso le ferite
di antiche stelle bruciate.
A completare vuoto deforme
incatenato ai miei pensieri
mentre proseguo
la ricerca di una lacrima per piangere
nella luce pallida del pomeriggio.
Il soffio del respiro della morte
non mi raggiunge ancora in faccia,
quindi arriva travestito da sospiro.
La mia anima piena di angoscia
intimidita dalla rabbia sfrenata
impotente per non essere in grado di reagire
vaga per il deserto
dei sogni abbandonati
perduti per le strade in ombra
al buio della mezzanotte
sepolto nella mia testa
viene la domanda:
Perché vivere?

di macalder 02, qui:
https://macalderblog.wordpress.com/2019/03/22/la-ciudad-sin-luz/

*

nel feroce azzurro

La magnolia si è impigliata nei rami secchi.
Eppure non cede al dolore delle schegge
diviene fede di resistenza
alle intemperie dell’oblio o attesa
senza nido da portare alla luce.
Ora ha ripreso a soffiare nel vento
che si condensa nel feroce azzurro
per vivere in un tempo che non c’è.
C’è sempre tanta parte di magnolia
in quegli spazi che non si piegano
alla morte e su questa sponda
al centro delle cose stiamo noi
a grandi passi fino a terra.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2019/03/15/nel-feroce-azzurro/

*

LA SEDIA VUOTA

Lo so. L’ho vista altre volte seduta a quel tavolo lontano
nell’ora deserta di questo bar.
Beve il suo caffè con le braccia poggiate sulla distesa
rotonda del ripiano di marmo. Il viso rivolto
alla sedia vuota dall’altra parte del tavolo.
Il cameriere dietro il bancone lungo e dritto come una lama
si guarda le mani doloranti rose dall’acqua.
Non le parla, non la vede neppure.
Lei non attende più nessuno, lo so.
Una voce sussurra dal fondo del cuore
ragazza e all’improvviso un lampo degli anni verdi e turchesi.
Chiusa nei suoi pensieri sente
le radici del suo silenzio crescere nel ricordo
di coloro che l’amavano alla follia.
Fra pochi istanti si alzerà scomparendo
oltre i vetri del bar.

Lo sa. L’attende il lungofiume buio.

di Marcello Comitini, qui:
https://marcellocomitini.wordpress.com/2019/03/25/la-sedia-vuota-ita-fr-eng/

*

LE ETA’ DELL’AMORE

Rosso è l’amore, quel vortice di emozioni
che infiamma le viscere
e rende ognuno di noi rare eccezioni,
in tutto simili al resto del mondo

Bianco è di un figlio l’amore incondizionato
quando ci prende la mano
e sicuro si consegna a noi
con affidamento illimitato.

D’ argento è l’amore diventato maturo
una tranquilla consuetudine
un grumo di luce che avanza
stagliandosi contro il grigio dell’altrui solitudine.

Blu è l’amore quando è solo un dolceamaro rimpianto
la nostalgia di un momento che fu,
un piacere deteriorato velocemente,
un’offerta la cui scadenza era troppo imminente.

Ma un mostro dagli occhi verdi, una parola senza alcun significato
non più passione ma violento possesso
è il folle gesto destinato
a bloccare chi non vuole più essere sottomesso.

di Luisa Zambrotta, qui:
https://wordsmusicandstories.wordpress.com/2018/12/17/le-eta-dellamore/

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Gioielli Rubati 31: Giuseppe La Mura – Cipriano Gentilino – Frabrizio Centofanti – Felice Serino – Paolo Beretta – Maria Allo – Marco G. Maggi – Anna Leone.

I miei risvegli
Sono intinti nell’indaco
Oltre me
Si svegliano anche i ricordi
E dunque sprofondo nel mare
Che mi porto dentro.

di Giuseppe La Mura, qui:
https://giuseppelamura.wordpress.com/2019/03/14/15620/

*

a domani

sto dormendo, chi siete ?

siamo te

e che fate ?

cerchiamo il tempo, lo abbiamo perso al luna park

e quelle ombre ?

umani come noi fuggiti dal giostraio

oh !

dormiamo insieme e un tempo forse ci troverà

e per loro

facciamo spazio nel letto ora.

A domani.

di Cipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2019/03/14/a-domani/

*

Tornare a casa

Avevo fame, e mi avete respinto,
ma avete fatto la fila per ricevermi nell’ostia.
Avevo sete, ma mi avete lasciato
in balia delle onde, dell’acqua che dà morte,
anziché dissetare.

Ero malato, ma vi siete rifatti il viso un’altra volta,
piuttosto che occuparvi del mio volto sfigurato.
Ero straniero, ma mi avete bollato
come nemico della pace, pur di serbare
la pace della morte, quella dei vostri interessi.

Ero nudo, ma avete dilapidato patrimoni
in abiti griffati, pur di ignorare il comando
sulla tunica di troppo.

Ero in carcere, e mi avete raddoppiato le sbarre,
pur di cancellare ogni rischio
di quella che un tempo
si chiamava libertà.

Ero un uomo, una donna,
ma avete preferito comprare il cibo di lusso
ai vostri cani,
rendendoli complici
di un cinismo disumano.

Vi siete sciolti in elogi infiniti
per un’auto, una villa, una vacanza,
mentre moriva una bambina,
appena superato lo steccato.

Lasciate l’altare, venite quaggiù
a comunicarvi, scendete nella tomba
dei morti viventi,
e solo allora dirò quella parola

che rende degni
di tornare a Casa.

di Fabrizio Centofanti, qui:
https://artamia.wordpress.com/2019/03/12/degni-di-tornare-a-casa/

*

Anche per voi

salgo sulla croce anche per voi disse con gli occhi
rivolto a quelli che lo inchioderanno
anche per voi che ancora nei secoli
mi schiaffeggiate sputate
negando la vita buttandola tra i rifiuti
aizzando popolo contro popolo
sotto tutte le latitudini
salgo sulla croce anche per voi
che mi sprecate nelle icone
per voi nuovi erodi/eredi della svastica
che insanguinate la luce delle stelle
oscurando la Notte della mia nascita
anche per voi potenti della terra
razza di serpenti
che non sopportate di sentirmi nominare
dal mio costato squarciato fiumi di sangue
tracciano il cammino della storia
la mia Passione è un solo grande urlo muto
di milioni di bocche imploranti
dinanzi al vostro immenso Spreco
con cui avete eretto babeli
di lussuria come cultura di morte

di Felice Serino, qui:
https://sestosensopoesia.wordpress.com/2019/03/18/anche-per-voi-2/

*

Resistenza

Sta
nel profondo
anche quando di te
vogliono
membra discinte
slabbrate
capitozzate
legna da ardere
cenere
nullità.
Risorge
nell’intimo
ogni volta che alzi lo sguardo
ogni singolo giorno
nel sogno
desiderio
virgulto
la tua dignità.

di Paolo Beretta, qui:
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2019/03/16/resistenza/

*

La fine di un inverno

Oggi l’ inverno replica come un demone feroce.
Cosparse di brine le foglie
ululano nel vento
per una ferita senza tempo.
Il rumore dell’acqua a pezzi sulle ciglia
come questa terra che denuda suoni
coi graffi di nodi sull’area battuta
in un ruscello muto.
Così atavico l’inverno corre sulla lava
con la sua porzione di libertà
attraverso una fessura e questo amore
che trema nel coraggio di un glicine sommerso.
La fine di un inverno inizia qui.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2019/02/24/la-fine-di-un-inverno/

*

Leggende?

Quasi fossero leggende
gocce di sangue indurite
cadono sul foglio di brutta
di un’estate senz’aria.

Luci al neon computano
i silenzi fino all’ora quarta
le funi seguono un taglio netto
gli algoritmi sono lame
che inghiottiscono l’aula.

Così tutto si compie
sull’abbecedario dei corpi
la commissione d’esame
suddivide i destini
e qualche atroce brandello
di un futuro di rabbia.

di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2019/03/14/leggende/

*

Gerla d’ortiche

Nel sobbalzo epocale
spersero lo sfalcio della stagione buona;portatrici carniche
fino in prima linea.
Poi fiori da deporre,
medaglie da appuntare .

Ma intanto dimmi:
come sono morta ancora?
Lungo un canale, nuda,
fra mura domestiche
divenute arsenali di vendetta
o forse franando
nello strazio del restare,
comunque restare?

Dammi un sillabario vergine
su cui riscrivere don- na
libera dalla genia della colpa,
dai chiodi di dovere.

Sono Ishshah derivata dal fianco che mi volle
schiava, condannata a nascondere desideri in seno.

Invano sollevo il velo del rito che ci unì;
ho una gerla d’ortiche sulla schiena,
ma nelle mani, per te, Ish,
uomo mio, ho sempre un fiore.

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2018/12/04/gerla-dortiche/

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Gioielli Rubati 30: Watt (Savyasachi Singh) – Patrizia Schettini Natrella – Matteo Cazzaniga – Giovanni Baldaccini – Tramedipensieri – Marcello Comitini – Maria Marchesi – Emme_Vi.

Cognac di Kerouac

Delitti estatici e la nostra condizione eterna
Rallegraci, rallegraci!
Sai come l’aria fischia “Kathleen”
Più tardi è più grande che mai
Non accendi il fornello della cucina?
E vedi il blu fiammeggiante attraverso il metallo perforato.
Ya, ya, yay
Vanno il Neppytune e il bambino terrestre
Oltre il sistema spaziale
E le strade di Parigi rivendicano il passato
Oltre il punto morto Oh, Oh! Del vicino di estate.
Mi mancherà l’apertura dell’Alaska, mi mancherà per sempre.
Dovrei correre dalla grande vendetta delle droghe
degli uccelli del canyon,
delle loro penne di calcio,
di un uomo,
di una risata,
di un paradiso.
Muore come un milione di gare di montagna.
Nessuno è paragonabile a te, un grande ficcanaso
e non al tuo suono sibilante quando schiacci
la riva.
Ascoltami ascoltati!
Piccolo kip-up-up-Oh, niente silenzio ora.
Sembra tutto decente per i segni spezzati del mio dolore.
Dovrò sfondare la linea del domani.
Ti ricordi cosa prendi in prestito.
Di conseguenza non dovrò seguirti
attraverso la
caverna nebbiosa e vuota che chiami casa.

LO STATICO NON HA RISPONDENTE,
ora che l’acqua mi ha lasciato.
NON ERO NULLA,
Dammi una ricerca o una domanda,
DAMMI QUALCOSA o ANCHE TUTTO
Lascia che le esplosioni nelle mani abbandonate
si plachino o sia LA FINE

di Watt, qui:
Kerouac’s Cognac

*

PRUNUS

Domani, dicono, sarà tempesta.
Ma oggi,
lasciatemi godere
della magia del fiorire.
Lenta. Inevitabile. Invincibile.

Domani,
forse,
il Vento strapperà foglie e petali.

E il pruno si piegherà.
È inevitabile che accada.
Ma,
dopo,
tornerà a fiorire.

Testardo.
Tenace.
Seguendo la sua natura.

ⒸPATRIZIA SCHETTINI-NATRELLA (HALIA), qui:
https://vagheria.wordpress.com/2019/03/11/prunus/

*

INCONTRI – SGUARDI

Un posto a sedere.
Un pendolare che si trasforma in viaggiatore.
Una scoperta magnifica…
Sguardi e sorrisi così spontanei, semplici, quasi infantili e velati…ma così pieni di significato, con una potenza travolgente.
Perdersi in una splendida, enigmatica figura.
Un mondo, anzi un universo da scoprire sotto quelle due lenti.
Due binocoli per l’anima…
Perderdersi ancora, in quegli occhi così pieni di vita e di curiosità.
Un calore improvviso ad ogni incontro fugace tra due realtà cosi vicine, ma al tempo stesso così distanti…
Chi sei?
Come un velo di seta che ti accarezza il volto, un rosso che dona calore, passione.
Secondi che sembrano ore…
E poi un suono bellissimo, le parole passano sullo sfondo, qualsiasi frase assume significato solo perché pronunciata e scandita da una voce che nasconde una grande moltitudine di esperienze e nello stesso momento racconta tutto.
Perdersi ancora in tutta questa meraviglia.
Chi Sei?

di Matteo Cazzaniga, qui:
https://matteocazzaniga.wordpress.com/2019/03/11/incontri-sguardi/

*

Penso piuttosto alla malinconia

E poi siamo fuggiti, come succede ai carcerati
senza scappare mai e nei musei
ci trovi i sorpassati,
quelli che sono scappati prima
e non possono più.
Parigi è morta nel ’43
Berlino due anni dopo
Londra, secondo me, non è neppure nata.
Di Roma non parlo: è da lì che fuggo.
Nei musei i sorpassati ti aspettano
(ti stanno davvero aspettando)
perché la tua fuga è la loro
unica opportunità di farlo ancora.
Fuggono nei pensieri, nei cataloghi,
nei ricordi che ti porti dietro.
Quando ti fermi almeno per dormire
(c’è sempre una stanza dove ci si ferma a dormire)
si accorgono di stare ancora nei musei.
Non ti amano più.
Quanto a me
penso piuttosto alla malinconia
alle stazioni ai treni alla valigia:
un viaggio inesistente.

di Giovanni Baldaccini, qui:
https://scrivereperimmagini.wordpress.com/2019/03/10/penso-piuttosto-alla-malinconia/

*

.ciò che desidero

Tutto ciò che desidero
è stare qui

su questa distesa
di sabbia e posidonia

.pensieri
.piedi scalzi
_che si nascondono_

.onde
cantilenanti
la stessa nota

.vento
rufolo avanza
.confuso

.tutto ciò che desidero
è stare

di tramedipensieri, qui:
https://tramedipensieri.wordpress.com/2019/03/06/cio-che-desidero/

*

Piume

Nuvole fuggono negli occhi vuoti della finestra.
Sopra i rami spogli dell’albero un pettirosso
terge
le piume macchiate di sangue.
Spalanca il becco in un grido e
trema
al più lieve soffio del vento.
Il mio sguardo insegue le nuvole
in quella piccola tela lucida
riquadrata nel telaio del tempo.
L’ombra dei corpi nascosti
tra le lenzuola bianche
della malinconia. Sono ricordi
che fuggono
e la finestra si colma
dell’azzurro del cielo. Un corvo in volo
lo taglia col nero delle sue ali.

di Marcello Comitini, qui:
https://marcellocomitini.wordpress.com/2019/02/11/piume-plumes-feathers/

*

Il prato è stato falciato. Domani
ci faranno giocare a girotondo.
Io mi nascondo nel braccio, nel naso,
nella mia camicetta ricamata. Così la luna
potrà calpestare gli indugi
funesti delle cariatidi. C’è uno stellato
stasera in cui si può nuotare facendo il morto.
La giostra ha il cuore grande dei bambini.

di Maria Marchesi, qui:
http://golfedombre.blogspot.com/2008/10/maria-marchesi.html

*

Stavolta Piano

Piano,
stavolta piano,
perché il gemito
non diventi affanno,
perché la salita
diventi piano,
per tornare ancora da te.

Piano,
stavolta piano,
cercando il tempo
per sfiorarci,
cercando la bocca
per baciarci,
cercando i nostri corpi stesi

Piano,
stavolta piano,
perché l’onda
ci sorprenda,
e di brividi attraversi
i nostri cuori affranti,
in cerca di un riparo.

Piano,
ma ora non più piano,
quando arriva il vento
che travolge i sensi,
valanga dalla cima
che cerca il porto,
per venire assieme a te.

di Emme_Vi, qui:
http://www.domenicapoetica.it/poesia/stavolta-piano/

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Gioielli Rubati 29: Giuditta Michelangeli – Maria Grazia Duval – Mariangela Ruggiu – Anna Maria Curci – Mauro Ferrari – Alessandro Ansuini – Massimo Botturi – Rosario “sarino” Bocchino.

COME IL MARE, ALLORA TU

Come il mare leviga le sue pietre
e poi le abbandona sulla sabbia
così tu mi hai sputato
fuori dal tuo ventre.

Galleggiavo dentro di te
e non vedevo che incombeva
sopra la superficie
l’ombra cupa del tuono:
ero cieca e sorda,
e tu sapevi già che avresti espulso
questa tua figlia devota
fuori dal tuo grembo vitale.

Ora cuocio sotto il crudissimo sole
inchiodata lì,
sasso che scava la duna:
non mi riesuma nessuna tempesta.

Eppure talvolta torni ad accarezzarmi
con la tua lingua spumosa:
parole incerte tra i tumulti notturni.
Vuoi recuperarmi ora sulla riva?

Ma sono già lontana,
gettata in un altro oceano.

di Giuditta Michelangeli, qui
https://giudittamichelangeli.wordpress.com/2019/02/13/come-il-mare-allora-tu/

*
Cremazione

Ecco che m’accingo a incenerire
L’anno morto e mi restringo e fingo
un’infilata in vene di dimenticanza.
Facile compitino, ad occhi chiusi
come a tentoni girar per la stanza
e non trovare al risveglio il mattino.

Risalgo la corrente, cieco il salmone
con l’istanza del tutto niente –
ritrovo il granito dell’infanzia,
verde sbrecciato gradino ove inizia la pira –
legno e legno – catasta di anelli e sa ira
brace che scaldi chi poi verrà.

di Maria Grazia Duval, qui:
https://antoniobianchetti.wordpress.com/2019/02/28/maria-grazia-duval-unala-interminabile/#more-14647

*

che tu sia felice

che ci sia luce quando ti svegli
una mano lieve posata
un desiderio tra le ciglia

e voci intorno come un richiamo
profumi consueti come acqua che viene
libri con parole tue, e parole nuove

che tu rida come respirando
che l’aria si posi su di te con un abbraccio

che il sonno sia porta aperta

e noi andare e tornare

di Mariangela Ruggiu, qui:

*

kit di sopravvivenza

dosi massicce di sopportazione
sordina a false rivendicazioni
sguardo rivolto al cielo o a un filo d’erba
un libro spalancato o uno spartito

di Anna Maria Curci, qui:
https://ws081amcu.wordpress.com/2019/02/05/kit-di-sopravvivenza/

*

È nelle cicatrici che è graffiato il tempo,
nei segni che restano, gli oggetti dispersi
nei cassetti e le scritte sui muri
che non svaniscono. Ma quanto
brucia a toccarlo, e quanto avvampa
a ricordare cosa siamo stati,
noi che pensavamo
ancora possibile l’irrealizzabile
e i miraggi a portata di mano –
un’utopia di bello buono e giusto –
mentre il mare si ritirava preparando
l’onda dello tsunami.

di Mauro Ferrari, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/03/05/la-spira/

*

CORSO DI SCRITTURA CREATIVA IN DIECI PUNTI

1 Se hai qualsiasi cosa da fare piuttosto che scrivere,
falla. Non hai la casa in disordine? Non devi mettere le
ruote invernali alla macchina? Ecco.
2 Fra una donna e la descrizione poetica di una donna
non c’è mai stato paragone. Quindi renditi conto che
invece di stare lì a scrivere ti conviene alzarti che tanto
è una battaglia persa.
3 La scrittura non è arte, è una nefrite del cervello.
4 Tutto ciò che si vende non è arte.
5 Quando si scrive bisogna vergognarsi perché non si
è trovato niente di meglio da fare.
6 Il talento non si coltiva, meglio passare direttamente
ai fiori.
7 Scrivere è cancellare. Quindi la pagina bianca è la
pagina perfetta.
8 Nessuna cosa ti allontana maggiormente dalla scrittura
che le parole.
9 La scrittura non ha bisogno di te, è il contrario.
10 50,00 euro grazie.

di Alessandro Ansuini, qui:
https://perigeion.wordpress.com/2015/05/05/alessandro-ansuini/

*

LIZARD

Quando è vicino il riarmo del ciliegio
nell’aria è il primo giorno di nozze
e risuoniamo
come le canne a un metro di lago, le novelle.
Poco ci importa dell’ombra sugli anelli
delle lucertole ceduta mezza coda;
poco ci importa dell’ostrica socchiusa
la perla rotolata sul fondo chissà dove.
La gemma scrive in noi le otto rime
e come a Cuba, sei nuda e liscia
come Neruda, come il giorno
che aperto il tuo grembiule davanti, fosti gambe
e cavalletta sulla ringhiera, Senza foglie
soltanto un ramo vergine profumo di violetta.
Il giorno che farà il suo ventaglio, là saremo
a prenderci sul capo la pioggia del cotone
la metrica mai scritta migliore, il suo portento
per noi, piccole scorze di nulla
ma felici.

di Massimo Botturi, qui:
https://massimobotturi.wordpress.com/2019/03/03/lizard/

*

un passo imperfetto

sul mare di fronte c’è un volo
che scende in preghiera,
cerca nell’aria un po’ di silenzio
e quella gravità indefinita
che spesso si ferma al sogno

intorno le auto
vivono una lentezza smisurata,
non basta nessuna forma da dare in pegno
il vuoto dentro si appende
come un peso in agenda

fuori è sempre notte, due luci a margine
e qualche parola ogni tanto,
solo la luna non sa niente
rimane in doppia fila, senza tempo

mentre il fiato si getta in ogni metro
come l’ala che non teme la pioggia,
per rincorrere la strada
e la solita distesa fatta di memoria

ma a volte capita di sentirsi vento,
anche in questo cielo simile alla terra
dove l’unico talento
è un passo imperfetto

di Rosario “sarino” Bocchino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2019/03/10/un-passo-imperfetto/

**********************************

Gioielli Rubati 28: Brigida Liparoti – Italo Bonassi – Malvina Massaro – Daniela Cerrato – Matteo Rusconi (Roskaccio) – Joyce Mansour – José Emilio Pacheco – mimi.

NEL TEMPO DI UNA GOCCIA

non si attende mai
da soli
Tanti pensieri
riscaldano nel petto

sabbia a scorrere
colorata e non
porta via
orme di corse di un fiume

parti della mente
nel loro dolore lavano
come figli che
lasciano orfani

nell’acqua silenziosa
portano via
futuri
sempre più raggiungibili

di Brigida Liparoti, qui:
*nel tempo di una goccia

*

LA BEAT GENERATION

A volte, se mi capita di andare
turistegggiando per città lontane
da quella in cui abito, straniere,
e guardo i palazzotti e i monumenti,
vestigia di non sai quale passato,
provo la felicità di non sapermi
fortuito ed arbitrario, ma di essere
anch’io come un erede di un qualcosa,
una parte, non so quale, della Storia.
E allora mi scuso e mi giustifico
per questa mia non nobile esistenza
di uomo senza infamia e senza lode,
da farne un monumento e d’ammirare,
un miracolo del Nulla, un Giulio Cesare
di una beat-generation senza gloria.

di Italo Bonassi, qui:
https://italobonassi.wordpress.com/2019/02/09/dimenticavo-di-dirvi-che-son-morto/

*

Λάβα, ovvero Versi #16 e una canzone greca

Nei falò d’inverno è un’ombra d’estate,
d’estate, che si festeggiano i santi e si balla che le giornate si accorciano
incendiario
l’inverno
con la sua luce avanza ed entra
nel cerchio
e danza
ανατολικό
come un diavolo nascosto
nel buio stellato e caldo
di un ventre vulcanico di una bottiglia
che è canto di quattro sorelle.
Legni da ubriacarsi e pelli che ancora conservano il respiro
come il vulcano
la sua peristalsi.
Lo senti? È la vita che frigge.

Tutto attorno a noi sboccia ed esplode.

di Malvina Massaro, qui:
Λάβα, ovvero Versi #16 e una canzone greca

*

piume blu (ecfrasis)

Tra iris protèsi al sole di Creta
immortalato nell’intonaco del tempo
spalanchi il tuo occhio all’eterno immenso
e ancora voli, volteggi sulle alture di Kefala
nel tuo piumaggio di seta turchina.
Il corso del tempo si sospende e l’emozione
punge, conficcandosi nella pelle come spina,
ci separa un oceano d’immortalità e riconosco
d’essere un nulla al cospetto di un affresco.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/02/25/piume-blu-ecfrasis/

*

Il Giorno In Cui Mi Hanno Detto

Il giorno in cui mi hanno detto
che eri bella nel vestito tuo più bello
ho fatto le scale di corsa
e sono sceso giù, sul dorso della folla
per cercarti con tutta la mia eleganza,
con tutta la mia forza.
Avevo nelle braccia l’intera potenza
di milioni di ponti levatoi,
e i miei muscoli erano pistoni potenti
e i nervi cavi d’acciaio di un altro pianeta.
Come un squalo che sente il sangue
scansavo le genti e ribaltavo le loro macchine.
Il giorno in cui mi hanno detto
che eri sola nel buio più lontano
ho fatto le scale di fretta
e sono salito su qualsiasi pineta,
mi sono arrampicato in cima a ogni cosa
e sui lampioni ho sradicato nidi di uccelli e di ragni
per rubare idee e kilowattora.
Allora le mie mani si sono fatte fornace
e dagli occhi mi uscivano fiamme roventi
e qualsiasi oggetto si incendiava al mio sguardo,
tutto intorno era un grande incendio
e bruciava quel nero attorno al vestito tuo più bello
e bruciavano e si incenerivano tutte le distanze.
Il giorno in cui mi hanno detto
che eri bella lì al mio fianco
mi sono sorpreso a mezz’aria, sdraiato su un lato
sulla linea di confine tra la melma e il sogno
dove tu mi hai portato
dove noi tuttora ci teniamo sottobraccio.

di Matteo Rusconi, qui:
Il Giorno In Cui Mi Hanno Detto

*

Nuoterò verso te
Attraverso lo spazio profondo
Sconfinato
Acida come un bocciolo di rosa
Ti troverò uomo senza freno
Magro sommerso dal fango
Santo dell’ultima ora
E tu farai di me il tuo letto e il tuo pane
La tua Gerusalemme

da ‘Rapaces’, traduzione di trad. Rita R. Florit
di Joyce Mansour, qui:
http://www.lideale.info/doAnteprimaConfTot.php?ArticleAn=535#.XHUBYaJKiJA

*

PRESENZA (trad. mia)

Cosa rimarrà di me quando morirò
oltre questa chiave intatta di sofferenza,
queste poche parole confuse col giorno:
ha lasciato le ceneri della sua ombra infuocata?
Cosa rimarrà di me quando mi farà male
quel pugnale finale? Forse il mio
sarà il funerale e la notte vuota.
Improvvisamente sarà di nuovo primavera.
Non ci sarà lavoro, nessun dolore
credere e amare il tempo aperto,
simile ai mari e al deserto,
deve cancellare dalla sabbia confusa
tutto ciò che mi salva o mi incatena.
Di più se qualcuno vive, sarò sveglio.

di José Emilio Pacheco (1939-2014), qui:
https://shirashaman.wordpress.com/2014/01/27/en-memoria-a-la-presencia-de-un-poeta/

*

Non puoi tagliare

Non puoi tagliare
il mio filo intessuto
sulla federa oltremare.

Le fondamenta erose
e il mio respiro, strappato
aggrappato

a questa grande luna.

di mimi, qui:
Non puoi tagliare

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