Gioielli Rubati 134: Ginevra DellaNotte – Silvia De Angelis – Mariangela Ruggiu – Maria Natalia Iiriti – Roberto Ingle – Andrea Magno – Elvio Cipollone – Franz Poeta.

Questo numero della rubrica è visibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/
ringrazio Daniela Cerrato per la gentile, amichevole, collaborazione.

sorreggimi
prima che l’albume della memoria precipiti
nelle fogne
fa che dorma quel sonno promesso sull’orlo
della mano
accarezza ginocchia dalla testa china
che aprono la volta al cielo
espirando rosari gaudiosi
chi ricorda che una donna è nata bambina?
suturAmi l’aria che non respiro
suturAmi bocca al reato
suturAmi l’ala caduta di fianco
sutura – rami – ami
voglio addormentarmi
con il cuore imbastito

di Ginevra DellaNotte, qui:
https://www.facebook.com/ginevra.dellanotte.1

*

Tocco di fioretto

Su un’iperbole di nubi assorte
si muovono
in una realtà quasi sconcertante
le parole.
Assemblaggio di sillabe
forse
scontate
ma in grado di decodificare
impatti essenziale.
S’adagiano sul castello della mente
attenta al taglio colloquiale
e al suono allusivo
ma pronta al fine
a gestire un tocco di fioretto.

di Silvia De Angelis, qui:
http://silviadeangelis.scrivere.info/index.php?poesia=498057&fbclid=IwAR1VVtbxujht-aQxXZ6ML9O4cviPZlMfaFxWXFM23NNql3duIDcO1ZNn4-g

*

sono straniero in questo mondo
dove tutti parlano una lingua diversa

come se fossi fuori posto mi guardano
mi controllano sotto i vestiti
il colore del sesso le iniziali incise

io non li conosco eppure hanno la mia stessa forma

chi mi ha fatto in questa colpa
chi mi ha chiuso in questa gabbia
chi scrive la legge sa dell’inganno

ho un corpo perfetto
ho un cuore perfetto
un desiderio d’amore

chi scrive la legge ha fatto l’inganno
così mi inchioda al suo errore
io che dell’amore non conosco la forma
non conosco la legge

io che rispondo al progetto
del pensiero perfetto di dio

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu

*

Il mare che dovrai attraversare

Ho tre poesie da leggerti stasera
la prima è nella menta
che rinfresca il tuo ricordo.
La seconda nel mare
che dovrai attraversare.
Conserva tra le labbra il ruvido ricordo del miele:
ti aiuterà a proteggere dal sale le tue parole
e a rimuovere la rabbia
che colpirà gli scogli.
Diventeranno livide le tue labbra
come i petali di una rosa rara.
E sulla tua fronte
chicchi acerbi di sudore,
lacrime che non vogliono scendere,
ma salgono per ricordare le ragioni del viaggio.
Questa poesia, amore, profuma di mare.
quello che abbiamo conosciuto da piccoli
sulle barche di legno disposte in processione.
La verità non è nel mare
ma nel sale, che trasforma i pensieri
nelle decisioni di partire.
Lacrime e sudore si contendono il sale,
il viaggio
la fatica,
l’amore.
Immagina, fra le tue labbra,
il timido sapore dei miei baci,
forti, come il morso dell’onda.
Ti aiuterà a sopportare il mal di mare
che procura la nostalgia e il dubbio di restare.
E quando sarai esausto
di lottare coi fantasmi della ragione
e contro i mulini a vento della sopportazione
imparerai a memoria i racconti dei compagni di sventura.
Il mare, di notte, incontrerà la costa,
nella cronaca di un destino anteriore.
Non confondere le luci della piccola città
con le stelle che guidano i tuoi passi verso il tuo cammino.
Fa che il viaggio sia forte,
conservane la speranza e la memoria,
in attesa di altri mari da attraversare,
altro sale da inghiottire.
Ho tre poesie
da leggerti stasera.
La prima sa di menta.
La seconda di mare.
La terza di te.

di Maria Natalia Iiriti, qui:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100006446444907

*

IL CAMALEONTE

Dopo la tempesta torna sempre il sereno.
Il camaleonte
s’imbarazza e confonde quando si posa sull’arcobaleno.
Siamo mutevoli.
Sognatori seriali.
Esploriamo abissi
penetriamo anime e fondali.
Cambiamo pelle e voce
poi alla fine
si muore tutti in croce.

di Roberto Ingle, qui:
https://www.facebook.com/roberto.ingle

*

UNA GABBIA

Accompagnando memoria
lungo questa strada
nessuna nostalgia di me,
sono onda
che il vento sospinge
nel reticolo relazionale
del paradosso del tempo,
una convenzione,
dove ho nascosto
– tra una lacrima e un sorriso –
parole su parole,
al sole che non riscalda,
non ho pace
per il tempo che non vedo
dal mio angolo cieco,
una dissonanza,
avevo scritto il futuro,
ma
non so più dove andare.

Di Andrea Magno, qui:
https://www.facebook.com/andrea.magno.7587

*

Scarpe di tela

Nel vento secco di polvere e fieno
l’ombra indecisa d’un salice nano
le palizzate di filo spinato
e l’implacabile sole montano.

Una ragazza distesa sull’erba
attende l’uomo che le dorma al fianco
non ha regali se non un sorriso
donato con grazia e senza imbarazzo.

Avevo un’amica sull’alto piano
andavamo in giro coi piedi scalzi
ed era bello sbucar tra le canne,

ora che il tempo l’ha tutte piegate
vorrei coricarmi infine sull’erba
solo – al ricordo d’una notte acerba.

di Elvio Cipollone, qui:
https://wordpress.com/read/feeds/1124318/posts/2631810393

*

Où la neige devient feu?

Le note dolcemente inconsuete
portano via gli ultimi demoni.

In un oceano di stelle
salpano mesti gli argonauti
nelle scialuppe di legno e spago.
In una movenza di onde
cola a picco il gran veliero,
si inabissa l’isola del tesoro,
urtando in un frastuno d’ali
le labili speranze dei sognatori.

Siamo in credibili coincidenze.

Il sole sorge fra le valli e le vette,
attraversando i boschi e le radure
sui sottili fili d’erba della pianura
e fin dentro le grotte d’oro e diamanti.

Siamo sempre motivo e mai causa.

Viviamo fra le pieghe d’un incanto,
uno stato d’animo immaginario,
un riflesso su uno specchio d’acqua,
l’artificioso lamento creato dal vento,
come giocolieri su trapezi d’argento,
fino alle ultime carezze dell’alba.

(Portiamo sprovveduti schiocchi di risa, sugli istanti lievi, e, sui grevi.)

di Franz Poeta, qui:
https://franzpoeta.wordpress.com/2020/10/18/ou-la-neige-devient-feu/

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Gioielli Rubati 133: Luisa Zambrotta – Francesco Marotta – Marco G. Maggi – Renata Agazzi – Gionata Indaco – Gil Ferando – Antonio Bianchetti – Luca Gamberini.

Questo numero della rubrica è visibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/
ringrazio Daniela Cerrato per la gentile, amichevole, collaborazione.

Ricordi

una foto
ingiallita
una lettera
sgualcita
un fiore
secco
tra le pagine di un libro
una canzone
ascoltata
e ascoltata
e ascoltata
il sapore
di un bacio
e i nostri abiti
sul pavimento

di Luisa Zambrotta, qui:
https://wordsmusicandstories.wordpress.com/2021/02/14/san-valentino%f0%9f%92%95/

*

Il silenzio dei morti

è la mente che
numera il silenzio
dei morti, e la conta
è un dolore che vive e
ramifica in chiazze di
nuvole sulla pelle, a volte
è sabbia, un tramonto
un fiore di neve
a distendersi fino al
le pupille, a
riempire la bocca
con la sua lingua colma
di ricordi, con i resti
vaganti di un
incendio, con la sua
veste di orme, di voci
di capelli, con la
rappresa, impura
verità del gelo

di Francesco Marotta, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2021/02/08/il-silenzio-dei-morti/

*

Corpi

Discutendo, amico mio, sulla fine
vorrei la tua stessa serenità
nel dirottare la parola
su profumi e silenzi
ma in mente io ho solo
la truculenta transustanziazione
che trasforma le membra
in scorie di viscere e sangue.

Da quando mi brucia nelle nari
il puzzo di vomito
che m’intrise le mani
mentre pulivo i bordi della turca
o il lezzo dolciastro dei cadaveri
non posso ricucire speranze
propinare alcun alibi
che non mi riporti alla cenere

Quanto può ripugnare un corpo?

di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2021/02/07/corpi/

*

Non ci sono limiti…

se non crediamo ci siano
Avrei voluto
fosse per l’eternità
ma ora mi accontento
di un solo attimo di umanità
Amare
per non morire dentro
Per tutta la speranza
che ci dà la verità
convinti di esser
prima d’ ogni cosa
sicuri
della nostra onestà
ormai rara
ma pur sempre preziosa qualità

Sempre
per sempre
umani
Nient’altro

di Renata Agazzi, qui:
https://www.facebook.com/renata.agazzi.3

*

Il lichene era pietra sulla pietra.
I raggi di sole tra i rami.
La fila di formiche sul tronco dell’albero.
Tutto era lì.
Un dove esatto.
Un dove le cose devono essere.
Un dove vi è gratitudine e umiltà.
Il bimbo era a guardare i petali di un fiore che annuncia la primavera nascitura.
Il cuore del bimbo era dove sgorga luce di eterna dimora.

di Gionata Indaco, qui:
https://www.facebook.com/gionatadicicco

*

Avrei fatto il prostituto volentieri,
mi sarei guardato alle spalle
per vedere venir meno la notte,
avrei avuto il giusto tatto, la giusta presa
che guadagna sconfitte al destino. Non avrei
avuto l’indugio della prudenza, il calcolo
ragionevole, la giusta concezione, l’apparie
nascosto di un furore racchiuso tra le ore
di un orologio sempre puntuale. Io ho amato
i pontili, le passerelle verso il mare, l’impudenza
venuta al calore d’un disperato esistere; ma in fondo
c’è sempre il resto del cucinato nella padella
e qualcosa nell’acquaio che rammenta alla luce
le infinite solitudini di chi rimane ancora vivo.

di Gil Ferando, qui:
https://www.facebook.com/gil.ferando.7

*

NELLA MORSA DELLA PITONESSA

Stringimi
non importa se il segno
di un abbraccio sarà
come quel tatuaggio
che ripercorre anni
descritti
sopra i territori della pelle
e delle nuove stagioni

Il richiamo della foresta
è come il mistero di un amore
che ci consuma
e ci misura i confini
quando una libertà cade
sulla trappola del bracconiere
Estasi e tormento
fra le piste del contrabbando

Solo una donna ride
ascoltando il respiro della preda
Serpente che non molla niente
intorno alla misura degli amanti

Stringimi
io sono duro a morire
chiudimi ancora
dentro ai passi
di questa muraglia spessa
pronto a resistere
nella morsa di una pitonessa

di Antonio Bianchetti, qui:
Nella morsa della pitonessa

*

STABILITÀ PROVVISORIE

Mi sento vivo
quando faccio il morto
in acqua, lontano dai rumori
ignoranti del mondo
occupato dagli esistenti.
La terra ed il cielo vivono
come noi, d’amore promesso,
toccandosi solo attraverso
Il respiro, se mi guardi sono
come l’albero vestito di foglie.
Quando penso alla morte
mi immagino l’inferno, ma
il paradiso è una beneficenza
agli infelici, l’inferno sarà abitudine
come un cenare da soli la sera.
Se non mi guardi mi sento
come una malattia, insediandomi
nei luoghi privi di resistenza, come
quegli spazi della casa in cui si vive
che non con cosceremo mai.
Dire ora quanto sei bella sarebbe
come volere spiegare il significato
di una poesia, così come l’albero
-che sa di non poter arrivare al cielo-
sviluppo apparati radicali, guardandoti

di Luca Gamberini, qui:
https://www.facebook.com/luca.gamberini.7/

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Gioielli Rubati 132: Gary J. – Ettore Massarese – Eliane Michaud – Giovanni Luca Asmundo – Nicola Grato – David La Mantia – Carlo Molinari – Benito Ciarlo.

Questo numero della rubrica è visibile anche qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/
ringrazio Daniela Cerrato per la gentile, amichevole, collaborazione.

Syzygy

Questo momento, questo secondo
era considerato un’eternità minore,
volo di passeri, giovani in collisione,
una farfalla,
non riuscivi a cogliere quel sorriso
che ancora non è niente.

Di Gary J., qui:
https://steele646.wordpress.com/2021/02/09/syzygy-5/

*

Cataclisma astrale

E vennero a dirmi di vivere sereno
quieto in me stesso…
nel mio ultimo tempo appieno.
S’io ne scrivo è perché a ciò mi ribello
questo tramonto
mi chiama altre albe in un tempo bello.
Oh, struggente curva del desiderio
inesausta sostanza di inappagata devianza.
Questo planare senza curve a velocità costante
rallenta il ritmo del mio cuore amante…
Sii tu dannata teoria dell’Universo…
quante porte…
nella curvatura dello spazio/tempo mi son perso?
Dov’è quel combaciare, in piega, di bordi distanti?
Mi dirai tu:
esiste solo ai margini di un cataclisma astrale
Dunque è mio destino e destrezza
vagare nel cosmo
per sfuggire alla banalità di questo male.

di Ettore Massarese, qui:
https://infinitis8.wordpress.com/2021/02/08/cataclisma-astrale/

*

Un tipo di quelli tirati su dalla mamma
perché possano guardarsi allo specchio ogni
mattina per odiare ciò che vedono.
Vuole scoparmi.
Vuole scoparmi coi suoi dannati alessandrini.
Vuole scoparmi anche in culo.
Vuole scoparmi con tutta quella sua filosofia che sa di merda.
Per questo, ho risputato tutta lo sperma ingoiato,
l’ho risputato contro la poesia zoppicante.
Non sono la sua musa.
La vita mi sorride.
Non sono la musa di nessuno.

di Eliane Michaud (trad. Carmine Mangone) qui:
Éliane Michaud, “C’è una verità che muore a ogni pompino”, 6 poesie

*

Tra quattro canti e cunti
la brezza della cala
le dita sulla sua poesia carezze
come la luce è miele ai fichidindia.
Teatro che ruotava
volteggi gialli e azzurri
tra bronzi floreali
notti splendenti, zise.
E la città restituita
si addobbava a festa
donava pace agli anni
e il cielo navigava nei suoi occhi.

di Giovanni Luca Asmundo, qui:
https://ilsassonellostagno.wordpress.com/2021/02/13/giorno-x-giorno-amore-giovanni-luca-asmundo/

*

La cornacchia vola bassa sul campo
ghiacciato nel primo mattino: grigio
di nubi vaporose l’orizzonte.
La vecchia è morta sola, ha lasciato
una figlia che sente troppo il tempo
che però in quella casa pare fermo.
La casa del cantoniere è piena di foto,
fiori finti, cartigli, buste aperte
e lui prega sul calendario vuoto
di giorni e di mesi perché sbiadito
come il muro della chiesa abbattuta
fatto d’azolo e pietre che dicevano
le storie alle donne, tanti anni fa…
Poi il mulino e il fiume interrato,
il tempo passato, le ore sole:
anche se il fiume è un ruscello che sta
sottoterra fa danno, come tarma
rosica case, pietre, assi, travi:
risalirà in superficie e sarà
finimondo nel mondo.

di Nicola Grato, qui:
https://www.labellapoesia.info/2020/12/nicola-grato.html

*

Son stati anni belli, anni e vento,
verdi di spigoli adorati, versi.
Siamo stati bene abbracciati
a quegli anni immensi, bravi a perdere
promesse ed ombrelli nei bar,
a premere campanelli, donarci
nomi ogni volta diversi,
sacrificare urla, raccogliere
in volo randagi, perle, gli zuccheri.
Poi, quegli anni sono cessati,
con vergogna, senza baci
alla stazione dei bus, accecati
all’ombra della cattedra, nel plexiglass
stanco. Ora restano giorni microbi,
acidi al palato, da condividere
con poche altre formiche, ancora
qui con la nostra fatica opaca,
con l’ingiustizia sacra ai deboli
nei secoli dei secoli

di David La Mantia, qui:
https://www.facebook.com/david.lamantia.71

*

Ancor si trasuda agonia
Ancora piove.
Queste gocce, come creta
in mano al vasaio, mi forgiano
l’anima indolente, incalzante,
che ha sete d’onde di mare
e vacilla al suon del tormento,
e trasuda d’amor e di pianto muto!
Quanto si squassano le vene
e il cuore, le tempie rantolanti
e le rughe di pelle, indugiando
che generosi venti spazzino via
nubi e penurie di stelle, amene,
e che s’apra il tendaggio d’aurora
sul giorno che cauto vagheggia!
Niente ormai danza in cerchio
da troppo tempo, lugubre e cieco,
se non l’agonia di vittoria, superba,
e la pietà innata d’averti tra le mani
e far di te una corteccia di pesco,
pronta a sputar fuori incanti di fiori
ed effluvi, che gridino anche per me.

di Carlo Molinari,qui:
https://www.facebook.com/carlo.molinari.37

*

Tu,vita mia ritrovati

Spore e micelio sfuggono, è normale,
e le certezze uccidono le attese
Tu, vita mia, ritrovati frenando,
lungo le strade gialle del tormento
gonfie d’assurde polveri e ventose.

Un puledrino asmatico nitrisce
vicino al bosco che ti vide allegra:
fuoriesce un brivido dalle mie vene
rosso come era rossa la memoria
al tempo desolato dell’ingiuria.

Tu, vita mia, ritrovati correndo
lungo le strade rosse dell’ingiuria,
pregne di solitudini e rimorsi.
Spiega le ali e vola un’altra volta
lasciando qui le tue fatiche e il pianto.

di Benito Ciarlo, qui:
https://wordpress.com/read/blogs/188256142/posts/199

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Gioielli Rubati 131: Anna Maria Scopa – Franco Antonio Canavesio – Gianfranco Isetta – Sara Capoccioni – Felice Serino – Giovanni Sepe – Nicolò Luccardi – Massimo Botturi.

Questa rubrica è reperibile anche qui, ringrazio Daniela Cerrato per la collaborazione:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

Pensarti al mattino
dentro querce di nuvole
mentre ancora ripongo
un altra vita dentro
un vecchio cappello divelto
Più spesso
da quale parte restiamo?
Nel vento forse
Amore
In radici di colza
Perchè maturino gli occhi o i semi
nella sassaia dei giorni
che non abbiamo pianto
Dicono
che so amare
prima ancora d’essere felice
Oggi eri nel mio
stomaco
Amore
e crescevi forte.

di Anna Maria Scopa, qui:
https://www.facebook.com/annawrite79

*

La serrò tra le braccia, il blu

La serrò tra le braccia, il blu
e l’amò nel giardino della settima vita
ancora su, per le scale
sul pianerottolo tra i quinto e il sesto
alla luce delle finestre
una volta ancora
oltre la porta dell’ultimo piano

Salì al terrazzo portandola a braccia
la luna, più in alto
capogiro d’amore
e lo stupore del volo, un fiato di stelle
dispari
il brillio dell’orsa maggiore

l’amò, fino a vederla svanire
nel bianco colore.

di Franco Antonio Canavesio, qui:
https://francocanavesio.wordpress.com/2014/12/15/la-serro-tra-le-braccia-il-blu/

*

SEPARAZIONE

In quel profumo buio che ora aleggia
nei dintorni e si abbrevia l’orizzonte
sto esalando il respiro non sapendo
bene quel che m’attende e non m’importa
forse perché il corpo ha il suo destino.

Le nostre strade stanno per dividersi
auguro un buon viaggio ad ogni tua parte
per i nuovi percorsi che le attendono.
Ora mi sto chiudendo come a riccio
e una luce si spegne nella bocca.

Di un silenzio divino ora ho bisogno
un pensiero nascosto che protegga
quella operosa fucina di notti
sospirose per scelte non concluse.

E mentre si avvicina non prevalgono
né ansie né rimpianti e si rimane
in attesa che giunga tempestiva
come nel sogno una definizione.

di Gianfranco Isetta, qui:

*

Dev’esserci una poesiola
piccola spicciola
da qualche parte
tanto per sostenersi
ad andare avanti
quando non c’è motivo
per star male
ma neanche tanto
per star bene
perché il silenzio di certi giorni assorti
non ha neanche
la forma della croce
eppure va portato
come fosse lieve vivere

di Sara Capoccioni, qui:
https://www.facebook.com/sara.capoccioni

*

L’albero di Giuda

tagliando per la pianura
non trovavi più il cuore
sulle punte delle stelle ti volevi
trafitto
e il sangue quasi ricamasse
una scritta ingloriosa
ma il tuo albero
ecco venirti incontro
e già il cappio
vederlo
-sinistro

Di Felice Serino, qui:
https://www.facebook.com/felice.serino

*

Ho chiesto amore a un albero
ho giunto i piedi in terra
per chiedere parola alla radice
Ho chiesto di morire al cielo
di questa morte passeggera
con dentro il mio labiale miracoli
da tramandare al cuore.
Ho chiesto a un albero l’amore
ho avuto indietro il suo dolore

di Giovanni Sepe, qui:
https://www.facebook.com/giovanni.sepe3

*

MEMORIE

Ho bisogno di tempo
ho bisogno d’amore
per seppellire nel regno del pianto
la tristezza di un morire innocente.
Un silenzio attraversa il mio sguardo
è il dolore che in noi alberga
qui la morte è ladra di tutti i sogni
nei campi aperti della felicità .
Bagnati dalle lacrime in separate colonne
i nostri sguardi smarriti nella paura
s’incamminavano verso la morte
minacciati da urla disumane senza pietà
i carnefici ubriachi di odio
frustavano l’aria e le nostre anime
mentre nel cielo annerito dal fumo dei camini
saliva al cielo la mia solitudine
nel debole respiro della carne.
Siamo Memorie di numeri impressi sulla pelle e nel cuore
di un paio di scarpe e una ciocca di capelli
siamo la vita di chi
era luce in uno sguardo d’amore
e ora è solo una stella da cercare nel cielo.

di Nicolò Luccardi
https://www.facebook.com/luccardin

*

TIRO SU I MIEI QUATTRO STRACCI

A volte tiro su di gran lena i quattro stracci
perché le mani fredde ricordano la morte.
E io voglio scaldarmi con gli anni che ho davanti
con le giornate lunghe di luce. Allora sputo
mi grido dentro i pugni come di gran segreto
le affido a te in un ansimo estremo. Te che, bianca
cammini come neve sui prati senza piedi.
A volte tra i ginocchi le tengo come un tempo
la notte dei bambini che temono il Signore
le malattie e i più bui abbandoni. A volte tocco
di me quell’allegria che mi credevo morta,
immagino sia tu liberata dalle pene
la voglia che hai di ridermi in faccia mentre sali
a prenderti l’amore come diritto e pane.

di Massimo Botturi, qui:
https://massimobotturi.wordpress.com/2021/01/10/tiro-su-i-miei-quattro-stracci/

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Gioielli Rubati 130: Annalisa Rodeghiero – Enrico Toso – Domenico Carrara – Erospea – Luca Oggero – Vincenzo Ditoma – Luciano Orlandini – Carla Viganò.

Ringrazio Daniela Cerrato per la gentile collaborazione. Questo numero della rubrica è reperibile anche qui:

https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/

XI.

A oriente di qualsiasi origine
si vestiranno d’alba. Ne coglieranno
l’essenzialità oltre ragione.
La promessa prima, verrà conservata.
A tutto ciò che deve ancora essere
la sposa innalzerà altari, occhi.
A tutto ciò mai torri né ombre.
Nel bianco- in quella precisa tonalità di bianco,
tutto il valore indiviso della verità.

Il verso in chiusa è di Massimo Scrignoli in Lupa a gennaio, Book Editore, 2019

di Annalisa Rodeghiero, qui:
https://alfredorienzi.wordpress.com/2021/01/27/inediti-da-ad-oriente-di-qualsiasi-origine-di-annalisa-rodeghiero/?fbclid=IwAR0WXlzNJrtnN4sTpBJxuh2blNrs0xcl7qLhJu9hJ_428jOn3z0kkIaxUOI

*

Ti chiamerò
un giorno qualunque
di un anno qualunque
quando sentirò mancarmi il fiato
inseguendo farfalle e aquiloni
Solo allora potrò guardare
il frangersi dell’onda
senza più annegare
E il tempo non strapperà più
la pelle dell’assenza
scorticando la carne viva del dolore
Così la foglia si poserà leggera
ai piedi dell’albero che fruttificò il seme
e potrò vedere ciò che resta delle mani
del sospiro tra le labbra
della parola che contiene un nome

di Enrico Toso, qui:
https://incipit2016.wordpress.com/2020/12/20/224/

*

Adesso che tutto sta per esplodere
oppure potrebbe non esplodere,
che c’è il cielo a muoversi piano,
a succedere o non succedere;
adesso che ogni cosa accade
e resta a mezz’aria, immobile,
sentiamo gli scoppi impercettibili
e un singulto diventa un tremito.
È il momento per dubbi e spine,
ora il calore pare immaginario
come la pelle amata o odiata,
come lo scroscio d’una risata;
sa di nuovo inizio o di fine,
è collettivo e pure personale
questo trovarsi in fondo fragili,
il lento riprendere del respirare.

di Domenico Carrara, qui:
https://www.homoscrivens.it/post/anteprima-poetica-domenico-carrara

*

30/1/2021
la compagnia dei soli spegne la notte. stellando i graffi simboleggiano nulla, prese d’affetto felino: eccostellando. sfido i traduttori a trasferire nuovi linguaggi rinunciando ad alte definizioni, ai macro e ai micro. di tutti i segni la muta cambia pelle agli onesti fuori legge. Dormendo il sax fra le braccia la mia vita riposa, e un po’ di ventre, finalmente. Il tempo è finito, la durata è tornassero i poeti. la compagnia dei soli. ]Metteranno a nuovo edifici che mai avessero costruiti.[ ‘Nserra ‘o purtone, libera i cani di cancello e mordi la luna per i mesi a venire dopo il pianto alle risa. Dormendo fra le braccia riposa: sembra bella la vita mentre dorme. Le medagliette proteggono, oltre il bene oltre il male. Quasi vera la madonna, sembra, che ride tutti i figli non suoi. […] Raccoglimenti di quartiere omaggiano le ultime del governo. “Possiamo fare una città senza governo?” come risolvono i problemi i piccoli. […] Assafà ha creato le stelle, le bretelle a chi non regge più. Il tempo è finito, la durata un suono, messo a […]

di Erospea, qui:
https://erospea.wordpress.com/2021/01/30/30-1-2021/

*

Ho frammentato la mia realtà in pensiero
e resa agibile dai sensi miei al cranio.
Ho fratturato poi il mio pensiero in verbo,
virato immagini, rumori, melodie,
lampi di odori e sensazioni sulla pelle
in esoscheletro di parole all’osso.
Ora lo indosso come s’indossa un canto,
come si porta a passeggio un’astrazione,
come superbamente definiamo sintesi
l’imperfezione intrinseca nell’arte.
S’asciuga il mondo tuo mentre lo scrivi
come l’inchiostro asciuga sulla carta.

Di Luca Oggero, qui:
https://www.facebook.com/ellucho.balboa

*

Centomila e nessuno

se solo avesse scienza il nostro volto
in quell’agrodolce anarchia di rughe
ch’è la nostra storia; se solo fosse
possibile non metterci in parentesi
scolpendo attorno al vento quel che siamo.
ma non ci coincide che la beffa
che fa di noi l’ennesima pretesa
di aver eliminato quella folla
di voci che hanno tutte il nostro accento…

di Vincenzo Ditoma, qui:
https://www.facebook.com/vincenzoditomapoesia/

*

Il tempo perduto

Il tempo perduto sono attimi di ricchezza.
Le grida di terrore sono bimbi innocenti
che piangono nei millenni della storia.
Non esiste rancore, né odio.
Sbocciano fiori sui cuori di chi uccise
e non pianse o non poté farlo.
Voglio credere che l’amore sia in noi
e che un giorno fioriranno rose nei deserti.
Voglio credere che un attimo di speranza
serva almeno a illuderci di essere vivi.

Di Luxor Luciano Orlandini, qui:
https://compensazioniequoree.wordpress.com/2019/09/29/il-tempo-perduto/

*

è il blu un colore freddo?
eppure se stessi annegando
lo vorrei nell’oceano
e se stessi volando
avrei mio il cielo
non vi elenco tutti i fiori
la vecchia tuta del meccanico
la carta dello zucchero
la tinta antica dei greci
i jeans lavati e candeggiati
le iridi sui cartelloni quando piove
il tratto della Bic
il velluto al cinema nel buio
le vene dirette al cuore
il vestito di mia madre, l’ultimo
tutto andrà scolorando
mai niente appartiene –
resta un senso cromatico –

di Carla Viganò, qui:
https://www.facebook.com/carla.vigano.391

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Gioielli Rubati 129: Elisa Falciori – Yves Bergeret – Franco Bonvini – Chiara Marinoni – Daniela Cerrato – Fleurose – Daniele Barbieri – Ferdinando Giordano.

COMUNICO CHE DAL PROSSIMO NUMERO DELLA RUBRICA RIPRENDERA’ LA COLLABORAZIONE CON DANIELA CERRATO

Pietre Cave

Ho sognato la guerra.
Invece di combattere
mi nascondevo in pietre cave.
Da lì, immobile come un dente
appena spuntato
ascoltando la voce degli spari
spiavo il nemico

che alla fine se ne andava
col fucile in mano
e un mezzo sorriso
incredulo per la mia scomparsa

Io, mentre il verde si allargava
ero solo una pietra grigia, fredda
una donna con un bambino
stavano come me, con me
accucciati e zitti.

di Elisa Falciori, qui:
https://elisafalciori.wordpress.com/2020/09/12/pietre-cave/

*

La nuvola e l’alba

Ho posato la testa sulle tue ginocchia
e la tua veste è andata a fuoco.
E ti ho presa
per mano come le fiamme
che afferravano il mare e i suoi scogli
e li tiravano verso l’alto in montagne celesti
di cui noi scalavamo gli strati.

Ho posato la testa sulle tue ginocchia,
tu eri seduta sull’unico vento.
_

Tu eri seduta sull’unico vento
che ti trasportava dalla marea oscura dei soldati
alla marea chiara dei bambini più piccoli.
Ho posato la testa sul vento sibilante.
Dei cani sono accorsi e tu non c’eri più.

Ho posato la testa sulle fiamme
e mentre i miei capelli bruciavano
le ho ingoiate una ad una.
_

Esse mi hanno sollevata fino alla testa
e deposta, ebbra di gioia, nella tua ombra
che ha fatto rotolare la mia memoria
fino all’istmo di sabbia tra gli scogli:
era la frase che cantavo.
_

E’ la frase che canto.

di Yves Bergeret (trad. Francesco Marotta), qui:
https://rebstein.wordpress.com/2021/01/03/la-nuvola-e-lalba/

*

Hands

Sono io queste strade disegnate sulle mani
tendini a vista e vene gonfie.
Stanno sparendo anche i calli sulla punta delle dita
ma con le zeronove non è un gran problema.
E poi ancora tengo sogni nel palmo.
D’altronde che noia un corpo che non cambia mai.
Come un cielo immutevole senza stelle cadenti.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2021/01/19/hands/

*

Se fossi un foglio

Se mai ci fossero parole
vorrei catturarle
non per me, carne
per il mio animo
che di sete vive
e si alimenta.
Bere di quel nettare
scorrevole
impressionante, che scalfisce
rimanendo puro agli occhi
in rughe di gioia e pazzia
…se ci fossero
avrei millenni in più da vivere
beata tra le nuvole e sassi
in un mare di tormenti
sostare tra i grandi
in terzine mai perse
e vivere armonicamente
in un prato di solitudine
con la gente che passa
cercando.

di Chiara Marinoni, qui:
https://chiaramarinoni.wordpress.com/2021/01/20/se-fossi-un-foglio/

*

Mi chiedi come sto

vedi come si sta? Ogni due passi
un pensiero solleva dal suolo,
a piedi scalzi su nuvole in terra
che piangono solo per gioia.

Nessuna noia riempie i silenzi,
fertili gemme di fine inverno
nascondono segreti di vita.
Si sta con anima pulsante,
l’origine di Courbet allo specchio
riflette il senso di ali aperte
spalancate al volo di meraviglia.

[…] sorridono iridi color rumenite […]

e poi dai, sai bene come si sta, poco fa
una foglia m’ha detto che le hai sorriso.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2021/01/26/se-mi-chiedi-come-sto/

*

Volo Number One

Un nido le parole
intrecciate tra paglia,
ossa mute, battiti perduti.
Tepore, ogni parola avvolge,
consola, nutre, lenisce.
Fino al prossimo volo.
Il primo.
Le ali forti, il cuore impavido.
Intorno il cielo, spaventa ombre.
In alto fino alla prima corrente,
vento che accarezza sogni
e infiniti frammenti di realtà.

di Fleurose, qui:
https://fleurerose.wordpress.com/2021/01/27/volo-number-one/

*

Vento che muove

vento che muove le falde dell’ombrellone da spiaggia
mentre sul fuoco la carne sfrigola e il fumo si sparge
attorno e l’odore chiede di essere un po’ immaginato

perché siamo controvento lontani ma il quadro è semplice
bambini giocano sulla spiaggia ed è semplice il quadro
dopo ci sarà il banchetto ed è semplice tutto questo

vento che muove le falde mentre la carne sul fuoco
promette un altro piacere il sole è ancora incerto ancora
un po’ indietro la stagione quasi al suo punto la carne

chiede il sapore di essere un po’ immaginato la spiaggia
è una realtà compressa

di Daniele Barbieri, qui:
https://ancoraunaltrome.wordpress.com/2021/01/29/vento-che-muove/?fbclid=IwAR3O9U005042ReRWbXolrmYVcm8it-92jXzyEu-hG18gD18LFV5bdZADuKg

*

Ti vedo incurata

In una casa sola, ho una stanza sola.
Tra una parete e l’altra c’è abbastanza spazio
per il corpo non per la mente
malamente
corre dove il corpo non reggerebbe.
La finestra si rivolge a nord-est denigrando
il mezzogiorno appena adesso.
Il mezzogiorno è per ora
solo un punto del panorama. Qui
la punta della pena
scrive la sua pagina di conseguenza.
La posizione ingombrante vizia
il fabbricato e lo lega alla sua età
come dovrebbe
un uomo maturo ai suoi piedi.
La loro vita si regge sulle pietre
alla faccia del sole quando vi pioggia a sbafo.

Da bambino credevo di udirle gemere
nelle mura a mezzogiorno.
È una debolezza che ritrovo
in ogni solitudine. La stanza nella casa
nel condominio nel quartiere dove la luna
si mostra a pezzi e talvolta neppure, si lamenta.
I mobili vibrano
se in soprassalto indovino la porta
ed esco in pensiero: siamo uomini, accidenti,
non solo spiritosi ma corpulenti.
Ti vedo incurata, cittadina
che non sei di aiuto ai ruderi
rimasti, e qui, a cadere.

di Ferdinando Giordano, qui:
https://ferdigiordano.blogspot.com/2021/01/ti-vedo-incurata.html?fbclid=IwAR2fz3mZWQbJXl0tG0i46sy4zVgJy-gKOL8QGW1S0Ct-7W4nB_yqXua_jO8

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Gioielli Rubati 128: Joseph Purple – Giovanni Baldaccini – Rosario “sarino” Bocchino – Valeria Bianchi Mian – Lucia Triolo – Giorgio Stella – Lucia Piombo – Andrea Mercurio.

Fusioni industriali

Da una parte il presepe
dall’altra le troie, la coca e il malaffare
industriale
un bacio ai figlioli
il colloquio a scuola
un sorriso che cola
con milioni di denti bianchi
no negri
coi maestri contenti
il dirigente scolastico di più
come siete belli
come candidi agnelli
che poi muori a pasqua
come gesù
e magari che muori
ma vedi tu……..

di Joseph Purple, qui:
Fusioni industriali

*

Un pomeriggio

Il pomeriggio procedeva lungo
le cassapanche chiuse. E le mosche.
C’era una nostalgia che non ricordo
e una sciarpa di lana
ma non so chi la avesse preceduta.
Tutto stava in quell’attimo
quando la posta arriva e non la apri
per non contaminarti
con la busta, le righe, (le parole non hanno più potere).
Scende (ma ce ne vuole tempo):
mi riferivo al sole.
L’acqua che non ha nome che non sia
un qualcosa che scorre
si porta via le forme non apparse
e ciò che rimaneva dentro i piatti
o un animale fuori dal giardino.
Tempo, non ancora di stelle.
La città non scompare e gira il vento
come le intuizioni
che durano un istante e se ne vanno
se non prendi un appunto.
Tutto stava nell’attimo
la posta non organizzata, lo sfarfallio, la sparizione:
dopo.
Se fosse estate ci sarebbero ancora le cicale.
Magari finisse così.

di Giovanni Baldaccini, qui:
https://scrivereperimmagini.wordpress.com/2021/01/11/un-pomeriggio/

*

con la pioggia fuori posto

resteremo ai piedi di ogni grido
come mille uccelli scomposti,
trasparenze discrete di un cielo
che più non varcheremo
amando parole che non ritroveremo

è chissà se basterà il mare
quando l’esilio verrà a toglierci il vento
perché dentro un solo spazio
conclusi in un viaggio senza parole
saremo come l’alba soffusa di un lampo

attimi di un’estate ruvida e affamata
e radici alla nebbia dei campi
e non potremo farci niente,
come l’acqua sorpresa
non ci accorgeremo della sete

saremo rarità di flussi distratti
per strade all’improvviso non all’altezza
con la pioggia fuori posto
e come il filo di un sarto svaniti

di Rosario Bocchino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2021/01/12/con-la-pioggia-fuori-posto/

*

LA MATEMATICA

Non è facile avere
25 anni da 25 anni.
Mi guardo allo specchio
senza trucchi.
Mi riconosco
in perfetta sincronia
sintonia d’intenti
regia organizzazione
gemellaggio
di libertà follia.
Prezioso è il tempo
gioiello lo spazio
non c’è colpa né scusa
nell’essere se stessi.
Non c’è sconto
di grazia o di pena.
Nessun altro
per rendere il conto.
Centro.

E buon compleanno.

di Valeria Bianchi Mian, qui:
https://www.facebook.com/valeria.b.mian

*

Una cosa seria?

il mio sguardo su R. Magritte “gli amanti “

non mi accorsi
di lui: era lì
uomo e istante

ritto accanto a me
spaccava la mappa della mia solitudine
tra le dita una goccia di sangue
la roteava ne baciava la profondità
non la pesava

non mi accorsi
di lui: era lì
uomo e delirio

ritto accanto a me
agghindava di parole la piccola
goccia
dai volteggi irrequieti
in fuga nei baci

non mi accorsi
di lui: era lì
uomo e impronta

ritto accanto a me
a sciorinare al sole dilemmi e
baruffe aguzze
a trasformarli in lievito
per paesaggi costruiti nella carne

non mi accorsi
di lui: era lì
uomo e dentro

non avverti il mio peso?
tu mi sei storia
preambolo di deserto a
una cosa seria d’amore
in ascolto

di Lucia Triolo, qui:
UNA COSA SERIA?

*

Non si sveglia chi muore

Non si sveglia chi muore
Non si deve svegliarlo
La palude è attesa con le ali –

Mi sono fatto i tarocchi da solo
Una miriade di bicchieri
E bottiglie
Ridotti a vetri rotti –
E poi ridotti
Ad essere ricomprati
Da chi non li ha mai avuti –

L’asso di gesso
Pietra mi passa –
Sono nubi
Nere sui palazzi bianchi.

[Roma, notte di Natale 2020]
di Giorgio Stella, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2020/12/27/non-si-sveglia-chi-muore/

*

Tu mi concedi sempre

Tu mi concedi sempre una possibilità
d’estensione di possibilità
d’estensione di probabilità
una possibilità di cancellazione di certezze
di propensione ai chissà
ai ma sì
ai va bene, dai…
Mi insegni sempre l’accettazione, amato mio!
l’apertura all’infinita varietà del futuro
dove s’indirizzano i giorni.
Dai giorni facciamoci prendere per mano. Andiamo.
I tuoi occhi una fiaccola nel cammino.

di Lucia Piombo, qui:
https://poetella.wordpress.com/2021/01/17/tu-mi-concedi-sempre/

*

Cantami, O Diva

Musa ispiratrice
alla poesia hai donato gloria
ed ogni poeta ti benedice,
regala a me un po’ di memoria
non per forza di qualcosa che mi si addice,
Memoria di fatti avvenuti,
vicini o lontani
regalati o combattuti
sicuramente umani, forse vani.

di Andrea Mercurio, qui:
https://raccontipoesieeriflessioni.wordpress.com/2021/01/18/cantami-o-diva/

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Gioielli Rubati 127: Cipriano Gentilino – Manuela Di Dalmazi – Antonella Sbuelz – Biagina Danieli – Federica Simionato – Antonio Del Camino – Maurizio Manzo – Gianfranco Isetta.

isola

La sabbia svola
dalle mani
epifania di rigagnoli
in secca
isola di vento
e latrato di cani
figli disfatti
di padroni e santi
né lacrime
né riflesso di madre

©️ Cipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2021/01/07/isola-2/

*

Proiezioni fredde

In quest’inverno malato
come me,
donna, sola.
L’altro
uomo, solo
malato in questo inverno,
solo, come lui.

Il freddo comune si accorcia.

di Manuela Di Dalmazi, qui:
https://manueladidalmazi.wordpress.com/2021/01/07/proiezioni-fredde/

*

Dell’infanzia

Dell’infanzia
salvare qualche luce.
Un dolce di attese e ciliegie.
Qualche nome. Una forza
di radici.
L’assoluto dell’età che non ha età.
E assolvere il buio che va e viene.
Così forse
riusciremo a perdonare
l’infezione di ogni incanto:
la realtà

di Antonella Sbuelz, qui:

“CHIEDI A OGNI GOCCIA IL MARE”: i versi di Antonella Sbuelz

*

Zucchero Grezzo

di zucchero grezzo
scuro, come la notte
granuloso, come sabbia
che si scioglie per sottrazione
di granello in granello
è il mio corpo tra le tue mani
ed è fatica e sacrificio
il lento movimento
che lo dirige
e mentre si compie l’oggi
muore il passato
nell’attimo eterno
del piacere raggiunto

di Biagina Danieli, qui:
https://biadoit.wordpress.com/2021/01/08/zucchero-grezzo/

*

ISOLAMENTO

Sono una nave
in bottiglia

Fuori soffia il vento
dentro sogno il mare

di Federica Simionato, qui:
https://www.facebook.com/Pensieri-di-carta-115650036728174/

*

PASSAGGI

Sento, dietro i miei passi,
passi da chi prima ero
e mi accompagna e conosce
come sono arrivato qui;
passi da chi, essendo un altro
allo stesso tempo me,
ha condiviso il cammino
con vento, acqua, neve e sole.

Davanti a me, più passi
affrontati a caso
e alla ricerca di un territorio
dove non finisce il mare.
Mentre respira la vita
siamo passi che ci portano via
da ieri che oggi abbiamo sognato
a un domani che ci sogna.

di Antonio Del Camino, qui:
https://www.facebook.com/antonio.delcaminogil

*

Hai voluto dire di
aderire alla soluzione
del sole in semplici asserzioni
tra l’asse e le sciolte
lezioni offuscate –
chiedi acqua che evapora
tra e per le labbra
e la spora che annega
in questo anello
poco prima di un bacio.

di Maurizio Manzo, qui:
https://www.facebook.com/maurizio61manzo

*

AL TOCCO DI UNA SOGLIA

Mi segnala novità
in arrivo dal fiume
l’alba che aggiunge un’ora
al mio destino atteso.

Aspiro luce accesa
illuso dall’idea
che io la possa vivere
in tutti i suoi colori.

Mi sporgerò pian piano
con la quieta speranza
che s’aggrappa alle mani

distese tra quei rami
decisi a non piegarsi
al tempo che rimane.

di Gianfranco Isetta, qui:

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Gioielli Rubati 126 : Daniela Cerrato – Stefanie Golisch – Agostino Resta – Leda Palma – Bianca Bi – Maria Allo – Carmine Mangone – Federico Cinti.

così sia nel guscio

L’abbraccio che fa il sole
al grano nei giorni di giugno
quando l’oro penetra nell’anima
e la bacia. Così sia nel guscio
delle tue braccia l’esser mio noce
intristita di solitudine e buio.
Abbracciami chè io t’abbracci
nel tuo profumo di legno grezzo
di vertigine di terra e muschio
a perdermi nell’intreccio nodoso
e piccante color di zenzero.

di Daniela Cerrato, qui
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/12/30/cosi-sia-nel-guscio/

*

Limite nivale

Dove finisce la neve possiamo noi
cominciare come se fosse necessario
un confine, ma forse siamo noi stessi
la neve che si attende, la mia è la storia
di tutti, sono la bocca che dice sì e no,
il cuore che si dona al primo che passa,
ansioso di commettere errori, sono il
ricordo che si vergogna, la parola
scordata appena venuta al mondo,
sono la neve, l’attesa, le ore, l’ora,
ora.

di Stefanie Golisch, qui:
https://marcellocomitini.wordpress.com/2020/12/28/stefanie-golisch-limite-nivale/

*

luna rossa

naviga veloce
nelle onde oceaniche
leggera
come la coscienza covid,
luna rossa
voluta e concepita
nella zona rossa
mai veramente attuata,
adesso
i cimiteri son pieni come il mare
di fiori secchi
e tombe precoci.

di Agostino Resta, qui:
luna rossa

*

Alle spalle del giorno

Non aprire

non ancora
il buio è tanto da smaltire
ogni io cucito minuto su minuto
incustodito

mai pronto alle domande
guarda dagli occhi della paura
ha un labiale che miete soli
corpo di clessidra

dirupi fra le ciglia
ha perduti sentieri intorno

di Leda Palma, da “DOVE SI INCONTRANO RISPOSTE” Campanotto Editore,
https://www.facebook.com/leda.palma

*

si rannicchia dietro le palpebre
un segreto
terrifica l’aria nelle stanze.
le orme aggrappate ai fianchi
sono salde
scuciono il crepuscolo
pronte a urtare le cime
innevate.
le cose che da sempre scorrono
stanno in ascolto:
un antico suono sordo
agita i giacigli,
di che si lamenta?
non è poi impossibile
avere la postura di un burrone
della solitudine che spalanca all’onda
le gambe.
ma poi chi sarà con noi?
di chi sarò l’amore nella mia
vecchiaia
quando muore il mare?
non resteranno che cuscini
salati
su cui qualcuno metterà dei fiori.

di Bianca Bi, qui:
https://biancabiblog.wordpress.com/2020/12/29/1338/

*

Memoria

Vie di fuga tracciano parole.
Da che strano disegno da che lontananza
si sfalda una meta e dentro ogni parola
ne trattiene quel fuoco
che era splendido in dono.
Il mare non è di aiuto ora
uncina increspando le ali
tra nuvole basse mute imperfette.
Nel bianco silenzio di un ospedale
trova spazio un cerotto una benda
e in veglia forse una memoria.
Poi cala un silenzio senza volto
e questo libro si legge solo al buio.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2020/12/15/memoria-3/

*

Avete fatto dei vostri figli un’umanità degenere.
Avete addestrato il pensiero alla malattia e
alla morte.
Avete dato la mano e le spalle ai padroni.
Avete allargato la ferita del
desiderio credendovi liberi dalla cicatrice.
Avete disertato la poesia limitandovi a
regalare fiori alla vostra mediocrità.
Siete la feccia della materia,
lo scolo della filosofia,
la perversione di Dio.

di Carmine Mangone, qui:
https://www.facebook.com/carmine.mangone

*

Un pensiero a un amico

Mi rivedo così, com’ero allora,
ancora tra le carte di quei giorni.
Ricordi polverosi, libri aperti
chissà dove e perché sul mio scrittoio

e mai richiusi. Decifravo appena
tra le parole il senso che smarrivo
un po’ perplesso. Eppure, il senso c’era,
lo so. Soltanto il tempo rassicura

l’inquieta solitudine. Era breve
il brivido dell’attimo. Lo cerco,
cerco ancora quel gusto d’assoluto
in cui volevo perdermi. Risuona

chiaro il tuo nome. Una parola amica,
ecco tu che cos’eri. E ora che resti?
Ricordo vano tra le antiche carte,
oggi, che cerco ancora l’assoluto.

di Federico Cinti, qui:
Un pensiero a un amico

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Gioielli Rubati 125: Lucia Triolo – Daniela Cerrato – Giovanni Frau – Anna Maria Bonfiglio – Lucia Lascialfari – Marco Valentini – Nadia Alberici – Solene Vosse.

Il Grande Vetro

omaggio a Marcel Duchamp

nel Grande Vetro
stavamo là come sempre
una rete
agguerrita di noi che forse c’eravamo
forse no
ma che importava! era la commozione
una rifrazione

forse il nostro campo era solo un
piccolo punto
un guardarsi guardare

vastità che non si può
apprezzare
offerto per essere aspettato
sposato
fatto per essere svestito
defraudato

cambiava colore con le stagioni
le ore
le stagioni le ore del nostro
pudore

faceva dimenticare ogni presenza
-aveva una forbice speciale per tagliare
faceva assaporare ogni assenza
-aveva una colla speciale per attirare

dimmi di te amico
non ciò che sei:
il suono di quella campana è già passato
-dimmi
i palpiti raggirati di ciò che non sei

Tu hai l’ardore di un bene speciale
grande
non morale

di Lucia Triolo, qui:
Il Grande Vetro

*

Un volto, un nome

Bracciante ausiliario, merce mercato,
cucciolo d’uomo ginocchia piegate
su una cassetta di frutta rovesciata,
gli occhi a un fianco di speranza
ricolmi del grigio sfumato di nulla.
Non c’è casa nè stanza che lo accolga
non ha mani che assecondino bisogni
non sa il dorato dei sogni, la cura
di quattro mura focolari. Ha chiari
ristagni di tristezza, vorrei vederlo
alzarsi per dare calci a un pallone,
mostrare denti nel sorriso spalancato
di chi come lui non conosce peccato.
Cristo come tanti, già nato, rinascerà
ogni venticinque dicembre, età e nome
sconosciuti, io lo chiamerei Natale.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/12/25/un-volto-un-nome/

*

Mi sono accorto che non sono più solo

Segreti che mutano
da foglie a carbone
con uno schiocco di parola,
con uno scintillio –
la fame di cadere –
Non sono più io.
Ciao, vi dico
Rivolto allo specchio
Vieni, mi dite.
I vostri occhi,
Rivolti nella mia penombra
Scrutano l’eternità,
per me invisibile,
al centro del mulinello.
Non ho più nome
Solo foglie nere
Non sono unico,
ma una fronda nera.
Ti amo, mi sussurrate
guardando alle mie spalle.
Quanto ci ha messo
il mio carbone
a diventare segreto?
Chiudo l’acqua
Spengo la luce
Buonanotte.

di Giovanni Frau, qui:
Mi sono accorto che non sono più solo

*

LA PIOGGIA SULLE TEGOLE DI CRETA

Mi vivi dentro –
curva di giorni solitari
cava di sospiri
che scioglie i nodi dell’attesa

La notte rotola insonnia
sul corpo inquieto –
farfalla che piega le ali
in cerca di riposo

Sempre mi insegui
e incroci il desiderio
quando pare che più
ti sia lontana

resti con me
oltre le stazioni del silenzio
a ricordarmi la pioggia
sulle tegole di creta
quando suonava l’ora
del commiato

(a.m.b.) di Anna Maria Bonfiglio, qui:
https://www.facebook.com/anna.m.bonfiglio

*

Fuori il temporale:
di quanta pioggia ho scritto
senza mai esserne sazia.
È per la malinconia che scroscia forte
per i cieli scuri e gonfi
per le gocce ai fili del bucato
per le strade lucide e i lampioni
per i rivoli che vanno nella fogna.

Una magia costante che mi porta a casa.
Io che ho casa.
Una spinta leggera che mi solleva le coltri.
Io che ho il letto.
Io che ho. Ho il bene e l’essere.
Poco mi fa male un rovescio schiantato
di vento
quasi mai mi sfiora il freddo e la pena
se non per un animo malinconico
che il destino mi ha regalato.
Ma esserci esserci forte dentro la tempesta
è cosa eccessiva
tenersi strette le scarpe
rovistare tra le buste per i guanti o il cappello
e un cane vicino che si stenda con te
è vera pioggia sferzante.

di Lucia Lascialfari, qui:
https://www.facebook.com/groups/148742045294230/user/100000166383194

*

Nel blu

Sospeso
come un fazzoletto
che sembrava volasse
ti portava
il tuo respiro ventilato
senza che cadessi

Nero
un vento di tempesta
ti accompagnava,
bianco
quel polmone stanco
si sgonfiava

Ora viaggi
dentro un orizzonte
pieno di blu
dove gli occhiali
sulla punta del naso
non ti servono più

di Marco Valentini, qui:

Nel blu

*

L’INCONSISTENZA

La Luisa ha dimenticato il cancello aperto
monconi di poesia s’infilano dentro al suo cortile
come un treno, girano intorno casa
*
L’inconsistenza dei versi non ha direzione
e s’accoda al primo sbuffo d’aria
*
cercano la luce
uno smeriglio alle parole
gesti utili
da abbinare ai fiori.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/12/28/linconsistenza/

*

La quiete prima della tempesta

Il mare è bellissimo stasera
e il sole splende mentre tramonta
non riflette nulla di ciò che sento
Seduto lì su una roccia di fronte al faro alla fine del mondo
dove le onde si scontrano e si infrangono
dove il vento soffia più forte
Ti amo tanto quanto ti odio
Ti amo perché è più forte di me
Ti odio per il male che mi fai
con il tuo da « ti amo » che torna a me
così, casualmente, nello spruzzo
sa di sale come le mie lacrime
Via nel vento, non mi dispiace
Ma questo non significa che prendiamo seriamente la nostra storia

Il mare è bellissimo stasera
e il suono del vento che passa non dice altro
che queste storie sono banali e vecchie come il mondo
L’amore probabilmente non era così profondo come abbiamo creduto
A volte più belle sono le parole, più false sono
Quindi forse è meglio che tu sia deluso
Cosa continuare a sperare nella sfocatura

Il mare è bellissimo stasera
All’orizzonte c’è una calma morta
La quiete prima della tempesta
La grande tempesta dentro

di Solene Vosse, qui:
https://solenev63.wordpress.com/2020/06/22/le-calme-avant-la-tempete-suivi-par-comment-est-ta-peine/

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