Gioielli Rubati 45: Gentilino Cipriano – Alessandra Solina – Matt Taggart – Rosario “Sarino” Bocchino – Cristina Bove – Roberto Nicolini – Marco G. Maggi – Pier Maria Galli.

LUCIANA

Nel nome del tuo dio consueto
e dei tuoi figli non contemplati
degli spiriti furtivi nel grembo,
con mani arrugginite tenti specchi
frastagliati dei tuoi volti e denti
vuoti sorridono ebeti alle scarpe
rattoppate, ai libri lisi al testardo
orgoglio tarlato dei padri futili, e
mi allucini ad ogni Natale per un
figlio già nato e non lo sapevamo.
E così sia.

ⒸCipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2019/06/05/luciana/

*

Potere femminile

Siamo donne dell’attimo.
Ci inchiniamo al sole del mattino,
alla luna che sorge.
Lo sguardo indietro
solo
per non dimenticare.
La nostra energia è al domani,
al vento
che odora di cambiamento.
Non siamo ferme al crocevia,
ma protese
al divenire,
allo scorrere rapido del torrente
che con pazienza e determinazione
si disperde
nelle turbolenze marine.
Siamo onde noi,
così vicine da
abbracciare
l’energia che fa palpitare
l’universo.
Siamo forza che crea,
che disvela l’arcano.
Non calpestare
quel minuscolo fiore di donna.
Racchiuso in lui
l’amore che muove il mondo.

di Alessandra Solina, qui:
https://alessandrasolina.wordpress.com/2019/06/05/potere-femminile/

*

REGOLARE

Sono stato inadeguato con Gavin questa mattina.
Stavo pensando a ciò che dovevo
realizzare durante il giorno
invece del suo miglior interesse.
Quando me ne resi conto, mi voltai
verso Gavin e dissi: “Gavin,
sei arrabbiato con me?”
Gavin annuì, sì.
Poi ho chiesto: “Sei arrabbiato con me?”
Lui scosse la testa, sì.
Gli ho detto che ho capito perché.
Poi ho detto che mi stavo
calmando, parlando più dolcemente
e che mi dispiaceva.
Ho chiesto se gli piacerebbe sedersi sul
divano con me per qualche minuto.
Gli piace sedersi accanto a me e posare
la testa sulla mia spalla mentre bevo il
caffè. È la prima cosa che facciamo ogni mattina.
Mi resi conto che avevo bisogno di resettare la mattina,
mettere a margine ciò di cui avevo bisogno e concentrarmi su Gavin.
Credo che il modo migliore per migliorare la
nostra vita sia riconoscere quando è il momento di
guardarci allo specchio e adattarci.

di Matt Taggart, qui:
https://mtaggartwriter.wordpress.com/2019/05/29/adjust/

*

Si potrebbe stare in un momento

si potrebbe stare in un momento
senza nemmeno il tempo tra le mani
con qualche splendore in terra
e probabilmente lasciando tutto

come promesse di rose stanche
o per la luna sofferta in luce,
ancora nel dipinto di una sera
a tratteggiare il giallo senza meta

e solo per essere lì,
con tutto il mondo indietro
di traverso alla notte
magari in ogni frase sul mare in odore

ma le parole sono qualcosa senza più usanza,
leggende di un’alba insonne
per questo viaggio che teme la scadenza
e la fotografia fatta di silenzio

forse con qualche eternità al vento
si potrebbero difendere le porte,
più o meno in discesa gettando altrove
gli anni che non danno tregua

e anche se nati in solitudine
dentro tutti i passi salvati alle ruote,
di ogni verso almeno il barlume nella voce
e della vita un frastuono di radici

di Rosario Bocchino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2019/06/04/si-potrebbe-stare-in-un-momento/

*

Alter ego dell’alter ego

Venire ai versi corti
con me che mi tampino
in terza persona
_mi faccia i complimenti il revisore_
lei è una bozza di poesia incompiuta
direi malriuscita
lei si defila
sostiene il rogo senza fumo
la fossa del cestino

a me non resta che una via di fuga
assenteismo da mancata voce
un foglio vuoto

lei finge di collaborare
chiude persiane e porte
_guarda i miei piedi andare via da soli_
le strofe non asfaltano la strada
fosse per loro andremmo a farci vivi
da un’altra parte
lei annuisce
io per addormentarmi prendo un libro
e mi faccio sparire tra le pagine

di Cristina Bove, qui:
Alter ego dell’alter ego

*

INIZIO

Nell’ora della nascita
freddo
sulla pelle calda
contrasto con la vita,
già lotta inquieta
contro il tramonto del senso.
L’inizio c’è mai stato?
Si appare e scompare,
si viaggia,
si costruisce nel senso
un percorso che cammina
nel nulla
e la meta… fine sospesa
nel vuoto del reale\irreale
eppure…
chiudo gli occhi
e non c’è più il buio
del divenire incessante,
chiudo gli occhi e vedo,
vedo me stesso pulsare nel tutto
un enorme cuore
che scandisce la vita
e si stringe
e freme
e piange
e ride d’amore.

di Roberto Nicolini, qui:
Inizio

*

Porto Maurizio

Siamo scesi dai colori tenui
oltre la morbidezza degli angoli
a questo bar di Borgo Foce
col suo poggiolo sul mare
-la pretenziosa “terrazza”-
nel lancinante riverbero
il primo sole di giugno
dischiude nuovi orizzonti.

Ricorderai questo giorno
lo sfavillio sulle onde
quando sarò tra le ombre?

Oggi, Alberto, quasi mi manchi
come se io già fossi nell’oltre
ma se, per un fato improbabile,
potessi donarti l’immortalità
non rinuncerei a rincontrarti

di questo egoismo io mi cruccio
e di non avere molto da darti.

Porto Maurizio (Imperia) 1 giugno 2019
di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2019/06/06/porto-maurizio/

*

questa mattina di pioggia il giardino è un tremato di seni,
foglia a foglia, o se preferisci magre spogliarelliste in bilico
che somigliano a qualcosa di bach che ora non ricordo.

(solo per dirti che
artisticamente è il cielo fuori luogo, quel cielo che corre incontro alle cose
quando tu smetti la mattina e ti rivesti senza scrivermi perché)

di Pier Maria Galli, qui:
https://piermariagalli.wordpress.com/2017/05/10/702/

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Gioielli Rubati 44: Mauro Roversi Monaco – Giuditta Michelangeli – Tone Škrjanec – Gabriella Leto – Jonathan Varani – Bruno Lugano – Giorgio Blu – Anna Leone.

IN MEMORIA DI GABRIELLA LETO E BRUNO LUGANO

Sovrastandole la mole di non so che
– palazzo, montagna – e lei pareva piccola.
Ma quasi sparivo, io,
nella bifida omertà del luïo.
S’andava verso il buio, il freddo scuro
li accartocciava, ci rintuzzava
a cerchio: serpente telescopico,
toroide sbobinato
di cinque filamenti-persone.
È l’unica maniera
per inalare tenebre;
per espirare luce, forse, domani;
caricati dall’angoscia dolce
di una menzogna antica.

di Mauro Roversi Monaco, qui:
https://www.facebook.com/mauro.roversi1?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARApcJnPPbTWXGxsvm3MXQTSIxhr1IWNAdxNtlQ4Lg4CjzEH6jkv4A-ZyEcF5OdsiDLB_MK3n6edWcYG&hc_ref=ARTu2r6E21se6guGXkN5WaGxIBI9HVORKEeEEScFe_Dk84JeqOC5PdVUmx4B5812kr8&fref=nf

*

PURCHE’ SI ASPETTI

Omnia licet
purché si aspetti
e aspettando sono morta
nelle parole che allora rifiutavi.
Ero assai misericordiosa
e alcun segno imprescindibile per te
piaga contro il Faraone d’Egitto;
non ho lasciato sangue alla tua porta
ma una qualche riga sottolineata
in un brogliaccio ammuffito all’angolo.

Ero assai misericordiosa
ma ci sarà un tempo
in cui un paragrafo si ridesterà
dietro la tua cortina
e incosciente accoglierai
il flagello di sterminio ad entrare
e tutte le mie deità nel loro livore
godranno della visita tardiva
del criminale sul luogo del delitto.

di Giuditta Michelangeli, qui:
https://giudittamichelangeli.wordpress.com/2019/05/30/purche-si-aspetti/

*

Una storia da Ljubljana Vecchia (Von Hinten)

i volti si somigliano come le giornate.
il terzo occhio è nascosto in uno strappo nei pantaloni.
la via lastricata scende indolente
e noi con essa.
non mano nella mano
o con la testa sulla spalla,
ma in un tale silenzio,
che le finestre si aprono senza fretta.
la notte è una morbida coltre,
un silenzio stropicciato tirato
su capelli di paglia.
il discorrere cupo di un lento fiume verde.

di Tone Škrjanec, trad. Amalia Stulin, qui:
Ostri Ritmi #23: Tone Škrjanec

*

Io so che cosa è il male
il suo affondo spietato
il calcolo venale
di violenza e di frode
e il suo perversare.
Ma il peccato – che muta
nei tempi e nelle mode
le sue passioni amare
non so che sia – lo ignoro
certo è vita vissuta
forse senza decoro.

di Gabriella Leto, qui:
I poeti della domenica #359: Gabriella Leto, Io so che cosa è il male

*

[ due sogni ]

Due sogni scuotono
la veste del tempo

si guardano da un grembo
sospeso, petto di fuoco
e poesie della bocca

la luce tace la danza
dei corpi

c’è solo il respiro,
la disfatta cardiaca
e le mura che restano.

All’alba si svuotano gli occhi
All’alba si giustiziano i sogni.

di Jonathan Varani, qui:
https://tremoridinchiostro.wordpress.com/2019/05/31/due-sogni/

*

Mi sono venute indifferenti le lontananze della sera
La culla planetaria dei tramonti
e la radiosità indispensabile delle colline
Reagisco alle stregonerie delle sofferenze nervose
in questa virilità soffro a tutta luce
a pieni cristalli di adolescenza smisurata.

di Bruno Lugano, qui:
https://www.facebook.com/BrunoLuganoPoesia/

*

poi venne un’altra alba
rosalba si guardò attorno
raccolse nella tovaglia di uno sguardo
quello che aveva da portare via
delle altre cose era finito il tempo dell’allattamento
s’afferrò forte a quella maniglia di un futuro
salì leggera sul treno
in un’ampolla il santino di una religione
nessuna valigia
la collana della prima comunione
si sedette nella poltrona a guardare avanti
quello che veniva
alberi soffitte margherite fili nuvole
ai passaggi a livello
chiudeva col cemento le porte agli addii
apriva libri delle prossime fermate
terminò
quando ormai era giunta
in centro
del primo domani
erano capitoli tinti freschi
non c’erano mobili, ancora,
i fiori erano smilzi
le pareti sapevano di bucato
nell’aria canti di foglie
cicale in bicicletta

di Giorgio Blu, qui:
https://www.facebook.com/jonny.poesia?__tn__=%2Cd-%5D-h-R&eid=ARDFhguOhSJw3ZmHH5OYp9SMIOVuA8WoSLc9wWUjEJdICz3RSGZI3yvkxS8KVci0L2XX-lrtmPhcKpyV

*

Nel buio di silenzi

Gli scricchiolii che sento
sono del legno che respira,
per gli spazi che concede.

Ora so, per somiglianza,
che non sono assoluta,
ma un reticolo dentro cui avvengo.

Se smaglio la rete,
risalendo dal petto fino alla gola,
nel vocio del mondo straripo: Indifferenziata voce, cròtalo senza canto.

Ricongiungere vorrei, anello su anello, il tronco,
per sentirlo respirare
oltre le fronde

Chè il crepitio del legno
è la riottosa voce dell’abero
sacrificato al taglio,
orfano di radici.

La mia voce inconfondibile
è il prana del mio intimo giardino,
acqua del midollo
della mia appartenenza.

In questa notte che sfronda e svela,
in questo buio di silenzio e radici
che mi invadono e risalgono fino alla bocca…

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2019/05/31/nel-buio-di-silenzi/

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Gioielli Rubati 43: Franco Bonvini – Marilina Manzo – Collettivo L’Imbranauta – Roberta Lipparini – Davide Castiglione – Luca Parenti (Yok) – Mariangela Ruggiu – Annalisa Rodeghiero.

Meraviglia

Nuda,
oltre i vetri chiusi, l’ abito bianco alla finestra, ad asciugare.
Le segrete stanze piene di sospiri.
Ma non è il vento che le accarezza i seni
o il sesso velato di nero.
Col viso in ombra, le mani scostano i veli.
Si inarca altissima verso un duro sogno,
ancheggiando a un misterioso visitatore
poi supina, affonda le dita nel mistero del mondo.
Il visitatore è steso, accanto a lei,
la guarda godere
ha lo stesso sesso, e le dita nello stesso mistero.
Nello specchio, sul muro, solo lei, e una gioia antica.
Ma ha un abito bianco da indossare
che steso al sole attende
e bianche lenzuola vuote.
Sulle mammelle spavalde
antiche e solitarie battaglie.
E Lui è solo uno scrittore che ne inventa i contorni,
steso accanto a un mistero.

Di là dell’ angolo,
il lago brilla.
Lui guarda il lago.
E l’ aria odora di calda meraviglia.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/05/24/meraviglia-2/

*

‘Round Midnight

Buio sulla pelle
luce dietro gli occhi
sabbie mobili di ricordi
affondo
non cerco una mano

Voluttà del dolore
avvolge caldo
fino al gelo finale

Si ferma in un’ immagine
riemerge il rosso
le labbra della ferita

Ora però
non le riconosco
diverse appaiono

Una smorfia
quasi un sorriso
illumina la notte.

di Marilina Manzo, qui:
https://pinosoprano.wordpress.com/2011/01/07/round-midnight/

*

Vuoi una poesia

Non poesie
Equivalenti alle foto dei tramonti
Roba facile da digerire
Non laccate frasi scontate
Fast food emozionale
Per chi sui sentimenti
Chiede sconti
Parole al cioccolato
Per palati anodizzati
Per chi ha tempo limitato
Frasi al caramello
Per chi non ha cervello
Immagini indecenti
Per branchi di dementi
Ma morsi allo stomaco, schiaffi
Violente carezze, epitaffi
Non il noioso malinconico vuoto
Ma carne su carta
E visioni potenti
Scrivete di questo
E morite contenti.

(D+G)di Collettivo L’Imbranauta, qui:
https://limbranauta.wordpress.com/2019/02/23/vuoi-una-poesia/

*

Non riesco a proteggerti
amore di vetro e sale
Ti vedo stanca
allungata nell’inquietudine
turbata dall’ombra
Hai occhi velati
e bellezza che la pietà ignora
mia dolcezza
mio dolore
bambina mia notturna
senza abbracci né giusta pace

di Roberta Lipparini, qui:
https://www.facebook.com/roberta.lipparini.9?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARD1YBtUxkqWAw8K_wiU3TDM4-RTsDhNjGLysdp-beFq6TGSrtCPFJ7QDwiCbVPWrh6sEN1jFxg4cElS&hc_ref=ARRn89O7kZyrdwFSPYJmHrsLxnJ5It__IRLIxwRO_rk_paIVZuOqnbcZwqwvFKFhAww&fref=nf

*

Retrospettiva

Aspirapolveri in saldo suona vecchio
suona vecchio anche discount – lo denuncia
il colore primario sul cartellone.
Non ora, ma verrà presto una nostalgia
per quella semplicità asfittica e squillante
per quello squallore dal passato recente
tollerato come un profugo in un tempo
che sfoggia desolazioni più eleganti
e simpatia da vendere.

di Davide Castiglione, qui:
Davide Castiglione, poesie da “Non di fortuna”

*

luce invernale

c’è luce anche in inverno
quando il freddo assale
la carne, penetrando sino
al midollo, attorno non c’è
nessuno, le parole son poche
i significati sempre quelli
quelli radi che non hai incrociato.
i pianerottoli son deserti
le vie testimoni del gelo
tutto sotto un velo
che raramente svela
un sotterfugio, spesso
un’assenza, un refuso.

di Luca Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2019/05/27/luce-invernale/

*

forse piove, anche oggi

quest’anno ha saltato maggio
bisogna dirlo alle rose

poesia banale, se non fosse
così banale il pane quotidiano
anche quando manca

se non fosse così banale
la voce rabbiosa di chi invoca
i tempi della Poesia

se non fosse tutto questo dire
e questo vivere così vecchio
così piegato ad un disegno
così palese, la libertà condizionata

come può esserci altra poesia
se non c’è un’altra vita

se oggi non piovesse
se maggio avesse sole per le rose
se ci fosse amore come polline nell’aria

se ogni televisore fosse spento
e ogni pensiero acceso

senza condizionale

di Mariangela Ruggiu, qui:
https://www.facebook.com/mariangela.ruggiu?__tn__=%2CdlC-R-R&eid=ARDARAeplhyS9cG7F27U0kebaC1p5N-v1jrZdv6JbY7dZjM0g48wJHfUyOdgxcMRj_2d1zfgBKFZIl6_&hc_ref=ARS_aSEvOmQPPxnP76XwZKd1Ig-ylVPlH0drauN70m9WOdGBiatsuq0UfIVMJvmeLW4

*

Primavera così fuori stagione
ingrossava nuvole e fiumi e miele
ed io pensavo quanto è sacro e contagioso
il verde rubato ai prati di tarassaco –
lo portavo come recessivo dentro gli occhi,
presente dunque in doppia dose – Mendel non mente –
Oggi – mi dirai domani – questa manna ci appartiene,
era la fiamma a dirci verità
nel crepitare della legna come sale,
realtà lustra dopo lustri d’ombre.

di Annalisa Rodeghiero, qui:
https://www.facebook.com/annalisa.rodeghiero?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARD9FqvB1E4o_hFqZ8di8SprGtZYNGhCb8apk_7t52pvgcmw6cimruFXkPMo6qep3H8MBJq2YbHNROKb&hc_ref=ARSFvvTP1VeFwMKIduRxqIGwOCOtwikPB0aJeF-ah_i2B1RzejCtsp-QiT0to6Js4w0&fref=nf

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Gioielli Rubati 42: Bianca Bi – Vicente Vives (TIN) – Chiara – Manuel Calderon (Macalder02) – Antonella Iacoli – The 50 year old poet – Bruno Navoni – Flavia Tomassini.

Presagio

cos’è questa atmosfera che scuce
gli oggetti
e li inarca in pose spietate?
questo dislessico ammutinamento?
incombe una nuova parola.
tutto sosta silenzioso
nell’imminenza
in un centimetro del tempo
tremolante e teso.
a qualche secondo
dal fragore
netto
che farà il presagio
quando suolo toccherà
nel mio
s’finito corpo.
sopra ronza un insetto, quello di prima.
come se niente fosse
ronza.

di Bianca Bi, qui:
https://biancabiblog.wordpress.com/2019/05/21/presagio/

*

Perché siamo nati e perché moriamo?

Sono dalla morte il rifugio più profondo
e la parte che aspetta e si dispera.
E dalla vita sono ciò che vuole,
perché ho imparato a vivere per questo mondo.

Quanto costa morire e come fa male
la vita, e come grida dall’interno
E anche ciò che non fa male, fino al suo centro
non c’è morte che non arrivi o non consoli.

Tutti corriamo lo stesso rischio
essere proprio ciò che soffriamo
Quando il tempo è dimenticato, noi esistiamo.

E noi siamo di vita o di morte
il dubbio di sapere perché siamo nati
e perché moriamo.

di Vicente Vives (Tin), qui:
https://poesiainstante.wordpress.com/2019/05/21/porque-nacemos-y-por-que-morimos/

*

Credimi.

Mi credi se ti dico che non credo agli errori?
Quelli che, dicono, insegnano.
Quelli che, dicono, se io e te ci amiamo
il male che ci faremo non sarà mai un vero sbaglio.
Mi dici che è normale per una che non crede ai santi,
né tantomeno alla giustizia di Dio
che, dicono, superi di molto quella di chi scelse la mela
e pose i serpenti dentro i letti
e scoprì il peccato fra le sue gambe.
Una stronza (comun)ista, dice, qualche frigido (qualunqui)sta.
Non credo neppure ai fatti che se non seguono le parole,
allora le parole devono inchinarsi all’evidenza.
Provate solo ad immaginare
a quante volte i poeti avrebbero ucciso,
a quanti amori in più li avrebbero logorati,
a quante vene tagliate avrebbero affidato il loro tormento,
se la letteratura permettesse il trionfo del vero sopra al bello.
Forse non sarò mai tua per sempre,
né faremo mai due o tre bambini,
ma avremo sempre una porta aperta,
quella che spaventa gli amori incerti.
Però una cosa te la voglio dire:
non voglio credere a domani se è oggi che sei qua,
permettimi solo di volare sulle tue… parole.

di Chiara, qui:
https://viaggiraccontiscrittura.wordpress.com/2019/05/20/credimi/

*

LE MIE POESIE

La notte addormentata tra le nuvole
apre la porta dei sogni
Sto fluttuando sopra le parole
perse nella nebbia dell’immaginazione
La mente viaggia verso il nulla alla
ricerca di luce negli abissi dell’inconscio
Faccio scivolare la matita senza fare rumore
per non svegliarmi, righe sul foglio
versi affondano nella pelle dello spirito
in attesa di veder fiorire una poesia
mentre illusione nuda sulla mia fronte
scritta a caso, con estrema ingenuità,
la parola ispirata
dal linguaggio frammentato lascia sentire la sua voce
e diventa visibile nel silenzio dell’anima
I miei pensieri diventano carne
sentono dolore, risate e tristezza
Il caffè calma i nervi
Il vino risveglia i sensi
Se non sei triste
non puoi parlare alla luna
Se non hai un po’ di follia
non puoi scrivere al cuore

di Manuel Calderon, qui:
https://macalderblog.wordpress.com/2019/05/22/mis-poemas/

*

Determinare la posizione

Determinare la posizione
del ricevente e del trasmettitore
secondo l’arco centrato
sull’isolamento dei corpi
la stazione sommersa di neve
traboccante di passi
con il cuore sottobraccio
prima della virata delle labbra
miglia fuggite via nella veglia
mantenere la prua
neve alta fin dal mattino
l’ampiezza del compito
mancato avvicinamento
al raggio corto della morte
irrilevanza dell’ago
in caduta libera.
Risponde sempre da terra
una fede luttuosa.

di Antonella Jacoli da Radiofaro – ed. Ladolfi 2016, qui:
http://lasantafuriosa.blogspot.com/2017/02/la-poesia-antonella-jacoli-e-savina.html

*

Migliori amici

Giocavamo insieme
quando eravamo bambini
scarabocchiavamo
i nostri nomi sui muri.
Ci promettemmo che saremmo stati
migliori amici per la vita
ma sono successe cose
non potevamo prevedere.
Una ragazza si è messa tra noi
ha infranto uno dei nostri cuori
mentre l’altro è fuggito
con lei per ricominciare.
Quando sei tornato
non hai mai mostrato rimpianti,
invece hai sorriso
e mi ha detto di dimenticare.
Una volta avrei voluto
avvisarti del pericolo
Ora t’incrocio per strada
come un estraneo.

di The 50 year old poet, qui:
Best Friends

*

NON CI SI METTE CON UOMO COMUNE

No, non ci si mette con uno che ha letto tutta quella roba
con uno che ha avuto tutte quelle donne.
Non ci si mette con un miliardario che non vuole
cambiarsi i denti perché ha paura di perdere il morso.
Non ci si mette con uno inaffidabile, perverso, romantico che…
che se poi salti le virgole viene fuori l’uomo comune.
Non ci si mette e basta.
Ormai sa del pudore e della sconcezza
sa della legge e degli artefici
sa persino aprire una scatola di acciughe
(e meglio di Bukowski)
sa di una scarpa persa per strada
sa, e con precisione, dei centimetri di quel tacco…
sa dei propri tiramenti erotici dimenticati o allontanati
come fossero nemici
come se fossero la scadenza di un cibo da leggere sull’etichetta
Non ci si mette con uno che crede di vivere di poesie
(e sa che sta vivendo sui sogni di chi le legge…
insomma non ci si mette con una puttana…
passa uno che gli offre di più e tu sei nella merda).

Non ci si mette con uno che ha avuto anche il tempo di sposarsi
(oh, mica una volta sola)
con uno che entra in una stanza, sente il profumo di garofano
e crede di essere Jorge Amado e corre alla tastiera
(come fa un Sepulveda qualsiasi)
con uno che sa di essere una pianta e…
…e pensa di fare ombra come un bosco
con uno che ama la matematica mentre ti sfili le calze
e è lì che pensa, e lo vedi che è lì che pensa,
“…quanti secondi ancora, prima di impazzire?”
E non ci si mette con uno che lascia alle cose il diritto
di decidere chi siamo…il solito inchino alla narrazione…
E non ci si mette con uno che crede ancora alla bellezza
E, insomma, non ci si mette con uno con tutti questi no,
ammenoché non vieni tu a salvarlo dalla sua poesia, dalla sua
voglia del nero sul bianco, dall’astinenza di una feroce
intimità

di Bruno Navoni, qui:
https://brunonavoni.wordpress.com/2019/02/12/non-ci-si-mette-con-un-uomo-comune/

*

Safe Place

Non mi sorprenderai nei viali
a rincorrere fantasmi,
mi troverai adulta
ascoltare una canzone.
Una giornata particolare,
non mi sorprenderai ai cortei
o nel contro corteo.
Sarò a casa, assediata dalla pace.
Sentirò le urla salire, le ombre venire,
serena, conscia
dell’ignoranza che non arretra
e ci lascia sperare.

di Flavia Tomassini, qui:
https://flaviatomassini.wordpress.com/2019/05/19/safe-place/

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Gioielli Rubati 41: Sara Provasi – Jen – Manuela Maroli – Marco G. Maggi – Alfonsina Caterino – Anna Leone – Luca Crastolla – Italo Bonassi.

Un fiore sotto terra è cieco
prima di nascere
e torna cieco
e sotto terra
quando muore
appassito o calpestato.
Mentre era vivo, vedeva?
Cosa vedeva?
È rilevante?

di Sara provasi, qui:
https://attieffimeri.wordpress.com/2019/04/23/un-fiore/

*

Le mani mi sono grigio argento
rivestite di polvere lunare
pronte per la guerra
per combattere le mie paure
Lume di luna scorre dalle mie dita
ruscelli di luce antica
correndo di nuovo verso di te
sono io
tirata per le mani del tempo
di nuovo tra le tue braccia stanotte
venuta ad accettare
il tranquillo invito dei tuoi occhi …

di Jen, qui:
https://wired4more.wordpress.com/2019/05/13/25368/

*

LA CHIAVE DI VOLTA

Sposto i quaderni neri dalla polvere
Erro, erravi, erratum
accartoccio le pagine
poi le lancio all’inferno,
sfinimento dei giorni.
Nessuna ferita brucia più dell’assenza
avrei voluto omaggiarti con dei versi
ma non sono parole d’amore.
Tutto filerà liscio.
Aggiungo la chiave di volta, è definitiva.

di Manuela Maroli, Poesie impossibili, qui:
https://poesieimpossibili.wordpress.com/2019/04/23/la-chiave-di-volta-poesie-impossibili-di-manuela-maroli/

*

Corporeo

Cuspidi di pelle e di ossa
sono ormai acqua passata
su scheletri cresciuti in fretta
con la spocchia adolescente
di chi vuole arrivare lontano
senza mai pensare al dopo.

Quanti acquazzoni sulle parole
e sotto il cielo di quei giorni
restano gli sguardi reduci
nel setaccio dello specchio
ad affrontare quel peso
lasciato loro dal destino:
quanto faticoso è stato crescere!

Poi quello scatto delle membra
un luccicore da fuoco fatuo
che come la scia di una lumaca
svanisce alla prima pioggia

così la nostra luce franta, alle
prime avvisaglie della vecchiaia.

di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2019/05/12/corporeo/

*
…LUNGO IL FIUME AVOR

ho camminato l’imponderabile. D’altra
parte l’incontro che unisce le rive
sono estraneità congiunte
in forza dell’incanto
inverso destino
dell’universo
smontato in mano ai giochi
Refuso abusivo tra langhe
il latte infesta lagune
d’occhi e semina
ingrigita carne
di poesia
negli interrogativi
E non smette istante assoluto
la croce. Riverbera quarzi
di prodigi e primizie
assetate d’assenzio
tra colpi al vento
biondi che stende sull’Avor un
gomitolo di stelle appeso
ai fili
fuori dalla visione
di Angeli
e demoni…
… LUNGO IL FIUME AVOR

di Alfonsina Caterino, qui:
https://www.facebook.com/titti.barbato.3?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDVXaEBSHdYXrps7h8Uhf5d_9HzMUGqFowKGX_JnIgUsV05RdUIn4L-6VkMDl8Yg46WwKVADoyc7a3p&hc_ref=ARQ6Z3o6EvWC_pUduOuN0fKE8tc37868KfTJfHhKO4xAWRSIwQyk1DHl1C4MZeIA2no&fref=nf

*
Dissolvenze

Il tutto lì composto,
il tutto coincidente;
linea fedele all’orizzonte.

Poi l’occhio crea dissolvenze
spogliando atomi di verità.

E così nei tramonti si intravedono aurore,
nidi rassicuranti di luminose albe.

La pioggia nella pozza si svapora e, già,
l`iride si volge verso il sole.

La chiave ruota nella toppa ed è già casa,
già il dentro le consuetudini che rassicurano.

Posticcia funzione nell’esiguo spazio,
gesto minimo che s’apre
su rispondenze che verranno.

Di giorno in giorno,
contro venti o bonacce talvolta disperate.

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2019/05/19/dissolvenze-2/

*

riguarda la carne la solitudine

Per esempio anche nelle belle sere
bagnate da versi tra amici
bicchieri lunghi di vino buono, e nulla morde
Ma consumata l’estrosa moltiplicazione
dei pesci e della cipria
quando si chiude il cerchio d’erba
dei baci sulle guance, le mani fra i capelli
Si frana verso i dormitori
attraversati dai fantasmi
dei mezzi pubblici e privati
dai cani al neon e dai loro pallidi padroni
E lei, riaccompagnandoti
si limita forse a ricopiare il passo?

di Luca Crastolla, qui:
https://www.facebook.com/Verso-in-parole-poesie-di-Luca-Crastolla-365954130570557/?__tn__=%2CdkCH-R-R&eid=ARDeffQwhNoCp_vR371kRcHw3KPFmhOQrLtrWX6El83iIXDMtVBYoG_dch6vLLKuxP1pMoENSOqyZQjL&hc_ref=ARSPR3DLRgmzCe-5mL_T_2cvnJ7MwJ3Rkv04C8wMDKoUdX96oNcmAjEPDzl1u3gP7dI&hc_location=group

*

IL DIO DEI PESCI

Quando suonano le campane della sera,
esci di casa e va fino giù, al lago,
a Torbole del Garda. E là vedrai
che anche i pesci si recano a pregare
il loro Dio, il Dio dei pesci. Pregano
in una piccola cala fuor di mano
tra Torbole e Tempesta il Dio dei pesci
che li tenga a una debita distanza
dal pericolo famelico degli ami
che gli squarciano la gola e le budella.

Ma non sono che dei poveri pesci,
che non contano né possono sperare
d’aver lo stesso Dio che hanno gli uomini,
il loro è un piccolo dio da niente,
e ci ha la d minuscola, mentre
il Dio di chi gli strappa le budella
è un Dio che la D ce l’ha maiuscola,
grandiosa. E’ inutile pregare,
meglio stare alla larga ed invitare
il loro piccolo dio senza pretese
che non gli salti in testa di abboccare.

di Italo Bonassi, qui:
https://italobonassi.wordpress.com/2019/05/08/la-banalita-del-sublime/

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Gioielli Rubati 40: Giuditta Michelangeli – Filippo Fenara – Cipriano Gentilino – Chiara – Matteo Rusconi (roskaccio) – Daniela Cerrato – Riccardo Mattii (Sin apsi) – Bozhidar Pangelov.

RETROUVAILLES

Il saluto è il rito iniziatico
soffiato sulle bocche degli infanti;
l’insipida e allentata abitudine
delle otto negli uffici.
Ma talvolta dal saluto
si srotola il testimone peggiore
di certe mancanze
che si ornano di un cenno
in fondo all’asse delle strade.

È lì che ti raggiungo
dove si condensa tutto
dentro un unico centro
come un punto di fuga
come il fondo denso
d’una tisana all’arance,
dove si ricuce la pelle
attorno a steli d’ossa
e si rimpolpano pure i melograni.

E della tempesta sul Tamigi
il mio sole più grande.

di Giuditta Michelangeli, qui:
https://giudittamichelangeli.wordpress.com/2019/05/01/retrouvailles/

*

Questa Giornata Qui

Battiti fino allo spasmo più recondito
per inspirare l’essenza di questa giornata
trapunta dei luccichii di occhi riflessi
su verdi mantelli e celesti soffitti.

Dondolati nel rollio di tiepidi aliti d’angelo,
crogiolati in gorghi e spirali liquide
e non crucciarti se i baci donati ai rospi
non li faranno principi,
principessa sei tu,
oltre ogni mio sospetto.

Arrenditi alla rigogliosa rivolta del creato,
al pacato insurrezionalismo della primavera,
posto che lo stagno,
pur non scorrendo,
palpiti di vita infusa.
Libra i tuoi sguardi oltre l’orizzonte,
migra i tuoi sensi in cima ad uno stelo,
fiorisciti di generoso sole
e circondati di terra
che premurosa accarezzi
le tue salde radici.

Cuciti ai sorrisi di bambini centrifugati,
aspettano i tuoi sguardi per diventare grandi.
Fai di tutto per conquistarti una giornata così,
sì,
proprio questa giornata qui.

di Filippo Fenara, qui:

Questa Giornata Qui

*

meteore

Odori anche tu di erba tagliata
vieni siediti vicino a me.
Aspettavi anche tu le stelle ?

Sono già cadute
abbiamo perso il tempo
le masche* ci hanno ingannato.

Che speravi ?
– ritrovarmi folle e tu ?
Folle lo sono già
volevo un nome.

Ora vicini odoriamo di cielo
spegni questa luna indecente
siano noi perseidi stanotte.

*La masca è una strega del folclore piemontese.

di Cipriano Gentilino, qui:
https://ciprianogentilinonuccio.wordpress.com/2019/04/30/meteore/

*

Silenzio

Poi un giorno
ho iniziato ad ascoltare i silenzi.
Avevano la tua bocca affamata
il tuo respiro caldo,
avevano persino la tua voce calma.
Ho capito di averti raggiunto
nel punto più profondo della comprensione
dove si dice parlino gli occhi
o le mani che si cercano
e si ritrovano annodate.
In silenzio ti ho detto
le parole che non so
in silenzio mi hai detto
il futuro che non sai.

di Chiara, qui:
https://viaggiraccontiscrittura.wordpress.com/2019/05/02/silenzio/

*

Le luci del mattino non sono fatte di alba
sono led fluorescenti che investono la via
e la fanno sembrare viva.
La produzione già mi aspetta con i suoi cancelli aperti
e con le finestre degli edifici che sembrano sguardi assatanati.
Le ante dei portoni mi ricordano fauci spalancate.
Le macchine all’interno sono diavoli che non dormono
attendono la mia carne per pungerla e squamarla
sotto vivide luci da sala operatoria.
La fabbrica è una bestia che nera non riposa,
ha denti d’acciaio cariati di polietilene
con cui mi morde polpastrelli e palpebre
e la strada tortuosa è la sua lingua che viscida mi cattura.
La fabbrica è una bestia che mi insegue giorno e sera
reclamando la mia schiena
perché mi vuole possedere con i suoi meccanismi
mentre le luci del mattino
rimangono tremori di stanchezza che non passa
e io sono stanco, tanto stanco di scappare.

di Matteo Rusconi, qui:
https://roskaccio.com/2019/04/29/1429/

*

il gatto la bimba e una mosca

Immobile come una statua di Bastet
scolpita nello scuro basalto,
orecchie ritte e coda raccolta,
naso appeso in aria, occhi
di giada in overdose di luce,
seduto sui giocosi e fieri artigli
affianca in posa una bimba.
Gli sguardi sembrano convergere
verso un punto ad altri sconosciuto
ma fra un istante un balzo felino
mostrerà un istinto assai diverso
nel contemplare dettagli d’universo.
Lei osserva una mosca senza malizia,
lui sta calcolando tempo e distanza
chè non impiega energia in eccedenza,
è moschicida dotato di divina grazia.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/05/05/il-gatto-la-bimba-e-una-mosca/

*

QUANDO I POETI SOGNAVANO DEGLI ANGELI

Lei s’alza presto dal letto
corre allo specchio
i lividi causati in attimi di rabbia.
Lui le s’inginocchia accanto ancora una volta
sussurra una promessa
“La prossima volta ti spezzerò le ossa”.

E chi fa buoni propositi lascia entrare il diavolo
e se il fiume si prosciugasse direbbero che non è vero.

Mentre i giocatori pescano le loro carte
dal fondo del mazzo,
vicolo dopo vicolo
le dimore feudali volano via.
Rimedio al malcontento del popolo.

Quando i poeti sognavano degli angeli
che cosa vedevano?
La storia allineata in un lampo alle loro spalle.

Quando i poeti sognavano degli angeli
che cosa vedevano?
I vescovi ed i cavalieri pronti ad attaccare.

da When the Poets dreamed of Angels di David Sylvian, traduzione e adattamento di Riccardo Mattii (sinapsi), qui:
https://mariannapuntog.wordpress.com/2018/04/10/sinapsi-14/

*

Per mia madre

„L’arte crea il sogno della vita“

È la stagione?
Le foglie colpiscono le finestre silenziose
e alcune radici degli alberi urlano,
ma io sono un sogno.
Non riconosco i colori,
quando il sole di quella città
senza tempo mi ripara come mamma.
Che fiori ti darò?
Non sono un santo – non posso farti rivivere.
Non riesco nemmeno a piangere.

Il regalo per te – un ultimo fiore.

di Bozhidar Pangelov, qui:
https://bogpan.wordpress.com/2019/05/05/my-mothers/#more-2174

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ВАШИЯТ КОМЕНТАР

Gioielli Rubati 39: Alberto Rizzi – Rubens Baserra – Nadia Alberici – Flavia Tomassini – Yelling Rosa – Lucia Tosi – Elettra Verganti – Marina Pizzi.

RIFLESSIONE SU UNA CONCLUSIONE COME TANTE

Sa di vetro consumato
questo nostro amore

un vetro che riflette solo parte dei tuoi occhi
_______che traspare solo un oltre indistinto

Giorno dopo giorno
il sole tramonta sulla mia anima

e le ombre mi osservano
dalla loro medesima lunghezza

di Alberto Rizzi (inedita e irreperibile su web)

*

MARE

Pioggia nel mare,
Una giornata fredda, un giorno qualunque della mia vita,
La pioggia lava via le mie lacrime, le lacrime nel mare,
Un giorno buio in cui sono solo come sono sempre stato,
Non voglio piangere perché sono stanco di piangere,
Stanco di respirare, di sentire il cuore che mi batte forte nel petto.
Voglio morire in mare.
Ogni giorno siamo gli ultimi a fare ciò che vogliamo fare,
Vivere è soddisfare il desiderio, non desidero altro,
Solo riposare e dimenticare che sono ancora vivo,
Vivere è il suicidio più doloroso
Perché è lento e distrugge poco a poco,
Una ghigliottina è più misericordiosa della vita,
Solo un secondo e non c’è più dolore,
Né tormenti, afflizioni e angosce,
Solo il silenzio dell’eternità.
Voglio morire in mare.
Amo la morte perché so che esiste,
La mia fede non è invano,
Chiudere gli occhi e dormire per sempre
Con la certezza che non ci sarà un domani per me,
La fine è triste e bella come il crepuscolo,
Se piango è perché sono ancora vivo,
Ma tutto sarà diverso quando smetterò di respirare
Con i polmoni pieni d’acqua,
Non ci saranno più problemi senza soluzione,
Solo il vuoto della non esistenza,
Un macabro paradiso.
Voglio morire in mare.

di Rubens Baserra, qui:
https://rubensbeserra.wordpress.com/category/italiano/

*

FINE FINE

E stai attenta, fai la cucitura a zero
fine fine
Perché non si capisca dal diritto la cucitura
di quel buco largo che si era fatto nell’usura
e nella mancata cura
Lì ci poteva entrare una mano e anche
perdersi un’anima con tutte le sue parole
Chi le avrebbe mai ritrovate in quella profondità
che arrivava all’infanzia
Dove i bottoni delle peonie dovevano ancora aprirsi
E gli accenti del selciato che risuonavano
aperti e a volte schiusi appena
come in una covata di pulcini
e ogni sasso tirava fuori dei gong e degli acuti
che si poteva fare una canzone!
Fine fine mi raccomando
Che recuperiamo pantaloni
e il fiorire delle peonie.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2019/04/29/fine-fine/

*

Verso il promontorio

Nella casa oltre la brughiera
vivo sola sulla spiaggia
ho un portico che guarda ad ovest,
il sole nasce dietro la rimessa,
lo vedo morire ogni giorno
verso il promontorio inventato.
*
Sei rimasta indietro
ti ho seppellita tra le more,
in una notte di luna cercavo le tue braccia
e ho trovato il tuo volto, con orrore
non eri neppure tu tra i rovi.

di Flavia Tomassini, qui:
https://flaviatomassini.wordpress.com/category/poesia/

*

AMORE

Sei la mia perla brillante
che alleggerisce l’energia oscura
e irrompe nella materia nera.
“Non c’è nessuno che esiste”,
hai chiesto e sto rispondendo,
“No, altri stanno penzolando tra
le superfici e spiegando
piccole cose minuscole nella speranza che
diventino significative
invece di abbracciare
l’
Entità universale .”

© Yelling Rosa, qui:
https://yellingrosa.wordpress.com/2019/03/07/love/

*

Mostratevi entusiasti di avermi conosciuto

La vita si fa poco per volta:
coi sensi di oggi non riconosco
quello che allora, e più indietro,
devo aver per certo provato:
per il sangue le morti
– da spiaccicamento autostradale o da malanno –
i suicidi.
Ogni volta una diga che tracima
un vajont di disperazione.
Come l’acqua che si ritira
non si sa dove – di tanta
che n’è scesa – anche il dolore
lo risucchiano il da fare
del giorno e l’invocata tenebra.
A guardare indietro
parmi d’esser stata di pietra:
neanche il tempo per graffiarmi il volto
e buttarmi a terra, nel buio,
a brancolare.

di Lucia Tosi, qui:
Lucia Tosi, Metafore del freddo. Sei poesie

*

RESTITUZIONE

Alla fine
si dirà con garbo
qualcosa di sensato

Intanto faremo a mezzo
del pasto e dei minuti
ché al volo ciascuno
ha già mangiato

Ecco, questo è tuo.
Nel porgere il dovuto
fai caso a non scordare
la fotografia di me bambina
con gli occhi e il braccio oltre la

ringhiera

Chissà cosa avrò visto lontano sulla strada

di Elettra Verganti, qui:
https://www.facebook.com/Elettra.Verganti/?__tn__=kCH-R&eid=ARAZ6GSUtzG8QKGHkdzKHFrA56T8cSB177yB6Sb0NXv_3amGrmInYetZmFHdSHsbw6mdc6Hy8UN4Domb&hc_ref=ARRH-4NdqeD60tiGBxLA4U6WbILlej-CBHJQuKBnsOkd3Rg85uhDuo9FcZdSz6V_ySM&fref=nf&__xts__%5B0%5D=68.ARAvMTG2YZ1i3TpPn9orjy02pidP2vuVCCvkfNphqSACYG1f6MkgXDMhGxqMZFuHJze5CRDRste-ZYQwThuV01rEC1XBEkjjhsXN7mx9Np9D1v_O-zaWHCTI6B7eWzXIWKt90Q0_nTqJ-ydlCVQzSdz462pl9YkqhMUlhXX8y2NprVeCLopJ_sYxITfiVC2Lk0pHmDGzJWFGTogerwAHoYrtiyigGk5WSuVTrja81akHaT8-sLcqygh1iEww9F9InZaCJ5TBq2Ry_rPgnEZ6qZg9-_N828Xaij4kAJsAFZS_HcTL626yFOB8VzhbH69ljOMas-C07kKoUiZgSA_SRvs

*

Horror vacui la botola costante
La stazza vuota di forzar lucchetto
Transito del fantasma finalmente.
La stanza estiva di un albergo di lusso
Ha per sovrano il peso del seno
Straziato dalla falla di capire
Ossuta la pirofila misterica.
Ora è sicuro andrai a far morire
Tutte le cure di un nirvana falso
Bruciacchiato dall’origine di stallo.
Questa strada conduce al camposanto
Nel calice di ruggine la ginnica frontiera.
Lotta magna cavalcar le stelle.

di Marina Pizzi, qui:
https://www.facebook.com/marina.pizzi.18?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDgz2uidImAhFsTkLcBoyk3D7bj_QL71HD470zn_3mQbTdH8WL1ZTCCQjfF0sT2qQs7zxMaqdMiu_JV&hc_ref=ARSi5GdLb4CWXKx_JqyDWXZBl1NH2ZxCVb_VHSxDox2avUbI7HTUpzKaP22VA_P5bjk&fref=nf

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