Gioielli Rubati 75: Leopoldo Attolico – Villa Dominica Balbinot – Maria Allo – Massimo Belfiori – Marcello Comitini – Chiara Marinoni – Alexandra Bastari – Patrizia Schettini Natrella.

Capo Passero

Sarà un bellissimo settembre; la vita è gratis!
-mi diceva il lapis
che proprio perché accecato dalla luce
cominciava a nutrire qualcuno di quei santi dubbi
che guidano all’illuminazione.
Per fortuna le premesse c’erano tutte :
bevevo a sorsi una giornata tiepida, incantevole
e dal mare veniva un’aria come di serpentello sul viso.
Ci mancava soltanto il respiro degli dei sulla nuca
e sarei stato a bomba ! Magnifico magnifico -pensavo
e non si paga una lira ! che forza ! adesso mi scateno !
Fui così sopra al mare con piglio di libellula
veloce , radente , imbavagliato dal vento
respiravo a fatica, quasi quasi illuminandomi d’immenso
col Giuseppe ammiccante in gamma fulgida …

Fui , nondimeno , uno spettacolo -triste- di luce
perché l’occasione era la stessa
che fa l’uomo ladro di un po’ di musica celeste
quando lo strumento si richiude :
non mi smentivo mai;
avevo perso per strada il lapis

di Leopoldo Attolico, qui:
https://www.facebook.com/leopoldo.attolico1?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARD-419-Qw0jYY1Oqh8jetHZuF4fw88vD62S9VPKT_dRiIeg6F-BCpQ5VfQu61WXYnru19-iW-Z1xLyt&hc_ref=ARSVrnhKcrHD1_y3GSs4vK-wfDYI1hOeiBRwU9kkhyHzzITYSRchKF16sf2yhWzrEe0&fref=nf

*

GIACULATORIA

Smagliata
da tempo ciclico.
soggetta
a lunghe stasi,
di manierismi compassionevoli
mi armo,
e scantono
– quietista –
lo scialo di morte.
Guscio di lamiera
imbraco,
al protrarsi dello stridente
scasso del crucifige.
Al dunque
– in immemore immobilità –
ai vani conciliaboli
incalzata
dal tracimante
panico scorrevole
affronto infine scarna
l’ossatura ontologica
del puro niente,
io al niente adusa.

di Villa Dominica Balbinot, qui:
https://lostrettospeco.wordpress.com/2007/11/15/giaculatoria/

*

Tienimi

Questo è il mare oggi.
Penetra il futuro che ci aspetta
in bianchi flutti mentre la terra
risuona con la sua ombra
nel rogo di un’assenza.
Tienimi con te come un fruscio
di palpebre socchiuse
pulsa nel tuo respiro
finché il vapore dei fuochi
nei vortici del gelo
si offra a qualsiasi dolore
per una volontà più forte
in pieno volo meglio dell’amore
come darsi ancora seminudi
a tutti i venti dell’abisso.
Più reale di una voglia improvvisa
è questo mio vuoto tra le mani.
curvo a ogni tua luce nello sguardo.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2020/01/19/tienimi/

*

Priceless

Nella nebbia

Da solo
Guidare
Senza direzione
Divorato dai parassiti
Che mi crescono dentro.
C’è sempre una strada inesplorata
Nella pianura Padana.
È così
Che ho trovato
Quella vecchia bottega
Piena
Di ricordi
Che non mi appartengono.
Sul bancone
In bella vista
C’è una cosa soltanto
Priva di prezzo:
Il tuo sorriso.

di Massimo Belfiori, qui:
PRICELESS

*

Ignota notte

Tra mura erbose
nel vicolo stretto
da case grigie e anni
splendono luci gialle.

Nella sottile striscia di cielo
ignota notte ride
alle sue stelle.

Ai vetri ombre di volti.
I loro corpi dormono
sogni silenziosi.

Così nel cuore.

Un canto in amorosa eco
chiama
da un portone schiuso.

di Marcello Comitini, qui:
https://marcellocomitini.wordpress.com/2020/01/22/ignota-notte/

*

Grumi di assenze

Mancano i fiati
si adagia il silenzio
muto il passo, all’alba
si crede e poi, si cammina.
Scrivo e l’inchiostro macchia,
il calamaio non ha colpe
soltanto che col tempo secca
si accumulano le parole
illusione di passi nel vento.
Si diluisce con l’acqua?

di Chiara Marinoni, qui:
https://chiaramarinoni.wordpress.com/2020/01/21/grumi-di-assenze/

*

ACCADEVA DI DIMENTICARMENE

Accadeva di dimenticarmene
come una spugna accanto al lavello.
Ebbi solo un sussulto: non ti vedevo da mille pianti.
Lurido cane – ci ricorderemo mai
di stendere la biancheria al rovescio?

Siedo sola al tavolo – picchia soffocata
una forchetta in più al nostro pranzo.
È così:
notte umida, confesso una presenza dal fondo.
E il vento che soffia mi chiedo da dove parta.

(Bologna, 23 gennaio 2020)

di Alexandra Bastari, qui:
https://alexandrabastariscrive.wordpress.com/2020/01/23/accadeva-di-dimenticarmene/

*

Fare poesia

In fondo è facile
fare poesia:
due parole in croce
impastate
d’anima e lacrime.
Lasciate lievitare
ma non appassire
e condite copiosamente
di aggettivi leggeri,
la lievità s’addice al gusto.

di Patrizia Schettini Natrella, qui:
https://formefree.wordpress.com/2020/01/24/fare-poesia/

*******************************************************

Gioielli Rubati 74: Nadia Alberici – Massimo Sannelli – Amina Narimi – Manuel Calderon (macalder02) – Ivanna Pedretti – Alessandro Ricci – Lucia Piombo – Daniela Cerrato.

Poesia

Di lei un riflesso
e sembianze rifratte
il collo appena si tinge
le tempie allungate sui bordi
Cos’è che mi dice?
Cosa mi dico?
La mente schiuma
Una riva s‘accosta
Sfiora
Un salire di suoni
E una vela di nave.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/01/10/poesia/

*

la regina (io sono) posa nuda. nuda si espone alla macchina.
nuda la macchina fotografa. anche il re posa nudo: io sono.
«e ‘n garbuggio de lélloa»; e si chiama frequenza questa cosa
che mormora, non materia. ma si chiama
amore tutta l’onda della mente, la sua
indisciplina senza ore, la sua lama convolta; e tutta la parte destra
che è vicina all’orecchio ride:
è un gusto, è nuovo; ma si chiama frequenza, si chiama
potenza questa linea: cioè la nerità, fatta con suono e suono.

Di Massimo Sannelli da UNA MATTINA MI SON SVEGLIATA, qui:
https://lottadiclassico.files.wordpress.com/2020/…/ummss.pdf

*

Il confine è sempre la tua mano

Il confine è sempre la tua mano,
basta un’eco, il tempo di passare,
e un occhio solo già distingue il nido-
non le cime azzurre o le apicali-

è dove passa l’alburno con la sete,

che trema, nel minuscolo, qualcosa;
al concerto di tre angeli, io credo,
se vanno insieme a una giumella sola.

di Amina Narimi, qui:
https://aminanarimidotcom.wordpress.com/2020/01/11/il-confine-e-sempre-la-tua-mano/

*

INCERTEZZA

Viaggio nel ventre della pioggia incessante
nel mezzo della notte invecchiata
saltando le pozzanghere che sembrano oceani
Vado sulle orme dell’anima con il mio cappello
mentre il mondo dorme tra parentesi
Gocce d’acqua acide galleggiano su di me
avvolte in lenzuola di incertezza
Sono solo una frase sciolta in un verso
di un poema annegato sotto il diluvio
Sono prigioniera di me stessa
in una prigione di raggi di dubbio
È così che mi sento addormentarsi
Quando l’alba si sbriciola la notte in silenzio
Ora parlo con il tempo nudo dei silenzi alla
ricerca della luce per illuminare la mia ombra bianca
Sarà la guida dei miei percorsi incerti
Nel deserto della mia sottile immaginazione
Le onde della mia mente levitano con calma
rifiutando i desideri della mia inesistenza La
mia coscienza si è reinventata
E sento il ritmo del mio respiro

di macalder02 (Manuel Calderon), qui:
https://macalderblog.wordpress.com/2020/01/11/incertidumbre/

*

Caro corpo

un giorno mi aspettasti invano
poi capii che non venni.
a quell’appuntamento
ero mancata a me stessa.
caro corpo.
ma quanto puoi dire in mia assenza.
lo puoi fare sempre, indipendentemente
da me.
cara esperienza,
cara possibilità.

di Ivanna Pedretti, qui:
https://uncielovispodistelle.wordpress.com/2020/01/11/caro-corpo/

*

Oggi ho portato il mio amore sul ciglio

Oggi ho portato il mio amore sul ciglio
di un baratro; più tardi, su una scala
d’oro: assedio al desiderio, aumento
di pugnali e tenerezze sono ogni ascolto,
ogni sguardo passati.
————————– Tutto avvenne fra prima
e poi, in quell’attimo immobile, atteso
e temerario che chiamiamo presente ma è
un auspicio, una puntura fulminea
e indelebile che separa la ragione
dal sogno, l’una condannata al tempo
che va, l’altro fermo per sempre
nell’esultanza.

Poi succede delle cose dette solo
una parte, perché dell’altra è più breve
e leggera, sottilissimi aghi
ridotti a vuoti d’aria non appena
confitti alle panchine dell’incantesimo,
quattro o cinque di una città altrimenti
non esistita, sulle quali foglie e nebbie
si poseranno, commozioni di nuovi innamorati
o di relitti umani che non dimenticano
o non lo sanno, amore
e morte di avi e discendenti, per anni
e anni, fino alla quota estrema delle memorie
di tutti.

di Alessandro Ricci, qui:
https://poesiainrete.com/tag/ricci-alessandro/

*

certo, senza paragone …

Un po’ come quando mi guardi dal basso
dal fondo del mare
le tue mani che mi scorrono addosso
ecco le spalle e giù fino alle mani e poi
la vita (le tue dita che quasi si toccano dietro) e poi i fianchi
e ancora su, una fascia di seta che m’avvolge
. .e nei tuoi occhi quel sorriso e io, come fossi l’oceano

di Lucia Piombo, qui:
https://poetella.wordpress.com/2020/01/16/certo-senza-paragone/

*

Premi fedeltà

Dati personali, prego inserire
nome cognome indirizzo
telefono anche cellulare,
giusto per tartassare
il cliente fidelizzato.
No senta, ho già dato
pure il codice fiscale
è dato noto, voglio acquistare
dove mi pare e quando mi serve
non inviate mail di offerte,
da quel lato non ci sento
neppure se urlate forte.
Ho un budget un po’ ristretto
molto vicino a una caporetto.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2020/01/17/premi-fedelta/

*****************************************************************

Gioielli Rubati 73: Maria Allo – Luca Parenti – Davide Nota – Stefanie Golisch – Matt Taggart – Luca Benassi – Antonella Sbuelz – Jana Putrle Srdic.

Mentre scrivo

In corsa una nube chiara splende.
Quanto si disperde nel fondo delle acque
traspare e per quanta vita resta nel tempo
e nello spazio non c’è ritorno.
Eppure tra me e te un’eco rimbalza
nel profondo e il vento nel suo volo
mentre scrivo mi sfiora dentro un raggio.
Ulula il vento al bordo di ogni vita
ma il silenzio non tace e illumina la via
come nebbia di attesa invece dell’oblio.
Ecco la pagina vuota davanti alla visione

filtra un suono bianco come un’orchidea.

di Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2020/01/06/mentre-scrivo/

*

stralunato

ti riconosco tra mille
lungo via Indipendenza
sabato pomeriggio
sole pieno e giornata lucida.
ci sono i cani e i palloncini
colorati. ma io non li vedo
faccio finta d’essere distinto-
alcuni mi guardano il viso
come fossi un divo.
hanno sbagliato persona
non sono una persona che conta
ma che spesso è contato.
e pensare che io vorrei
solo sparire eppoi
raggiungerti
prenderti la mano
cingerti con l’altra.

di Luca “Yok” Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2020/01/06/stralunato/

*

VII.

Due laghi nella notte marchigiana.
“Ti aspetto nel giardino. Ho una gonna
bianca. Mi vedi subito”.
La ragazza ha sognato
una stanza (uno spazio) da attraversare (su cui affacciarsi)
(dopo un breve corridoio) (ad angolo).
Dunque s’affaccia e vede.
[…]

L’uovo […].

di Davide Nota, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2020/01/07/lilith/

*

Breve romanzo russo

Tutti i protagonisti sono infelici: c’è chi trasforma la
propria infelicità in febbrile allegria e c’è chi tace per
il resto del romanzo davanti a una tazza di tè che non
si svuota mai, intanto succede la nostra vita in lettere
cirilliche, impossibile ricordare tutti gli intrecci, ma la
pioggia che penetra attraverso le fessure del tetto
difettoso di una vecchia dacia cade dritto nella mia
stanza, distratta sento lo strisciare di una sottoveste
di pizzo pallido sul pavimento ancora bagnato

di Stefanie Golisch, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2020/01/06/maldestro-vivere/

*

Passeggiata dentro casa

È diventato spiacevole nella mia testa. Quindi ho fatto una passeggiata. Stesso circolo in diversi modi.
C’era un albero di Natale all’angolo,
tre di loro in realtà, ognuno in stanze diverse.
Solo uno di loro era reale. L’avevo spostato prima di Natale
e trapiantato qui nell’angolo. Riesco ancora ad sentirlo anche se non c’è più.
L’ho portato nella discarica e poi ci ho fatto un sogno.
L’albero è stato acceso, insieme ad altri alberi di Natale. Ma questo albero
è caduto dalla pila, verso di me.
Immagino sia questo che succede quando passeggi dentro casa,
lo stesso cerchio in diversi modi.

di Matt Taggart, qui:
https://mtaggartwriter.wordpress.com/2020/01/07/poem-indoor-walk-pros/

*

Finalmente può essere tempo di regali

E poi arriva una farfalla gialla
sulle tegole della mansarda
e sembra porti un messaggio
di sabbia e azzurro
– le ali come vele, un abbraccio di onde
e le antenne tese alla mia voglia
di mare, a una risposta
che non sia parola, né silenzio

di Luca Benassi, qui:
Finalmente può essere tempo di regali

*

Casa, casi
(Ciò che resta di)

Resta il tuo gatto, e vive in questa casa
come il suo più legittimo inquilino:
abita gli interstizi del giardino, le crepe
della storia e dello spazio, le ombre
dove non si spinge il sole: sdegnoso
di carezze e di parole
ci interroga con sguardi indecifrati
su cui calano palpebre ormai stanche
– o eredità di istinti ormai remoti – se scorro
con la mano sui suoi fianchi.

Certo gli manchi. Certo anche a lui manchi.

Solo un roseto ha capitolato: resistono
eriche e forsizie, il vecchio caco sempre generoso,
il gelsomino troppo profumato.

Per ridare a muri e tetto nuova forza
è servita la forza condivisa di uomini
con storie separate: friulani e albanesi e croati
e un turco che ha impresso al comignolo
la forma di babbuccia da sultano.
Tu li avresti accolti tutti col sorriso
di chi si sa occupare del pudore
ricomponendo in cerchio le distanze.
Io gli ho soltanto offerto del caffè.

Nel primo temporale di stagione
oggi la tua magnolia scuote rami
che cercano un approdo controvento.

Io entro a capo chino in questo aprile.
Attonita, la casa pensa a te.

di Antonella Sbuelz, qui:
http://www.raffaellieditore.com/terza_pagina/poesia_italiana_antonella_sbuelz

*

LE PAROLE

le parole sono costrizione sono sollievo
intercettarle dolci dal vuoto viscoso
fermare l’assorbimento il contrabbando la sparizione
vomitare Senza nome
e ricomporre i pezzetti in
una assorta immagine
una immagine chiassosa
una dolente Supernova

di Jana Putrle Srdic, qui:
https://ilsassonellostagno.wordpress.com/2020/01/09/jana-putrle-srdic-cinque-poesie-2/

**************************************************************************************

Gioielli Rubati 72: Raffaele Delle Femine – Fabrizio Bianchi – Franco Bonvini – Loredana Semantica – Rita Pacilio – Massimo Caccia – Nadia Alberici – Gian Ruggero Manzoni.

a rileggerci presto, un caro saluto

UN ANNO E MAI PIU’ UN ANNO

Così è
amore mio
quest’anno che viene

un quadro di cielo e mare
senza orizzonte
a dividere notti e giorni

i sogni del tempo
non saranno a colori
forse

avremo mani tremanti
certo
ma li dipingeremo noi

se mai sarà
un anno e mai più un anno
lentamente t’amerò
fino all’ultima poesia

di Raffaele Delle Femine, qui:
https://www.facebook.com/raffaele.dellefemine?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARA7v4X8lOhSS4v7tLOzgg_H_UhQPs8xldPOPlsi3uVDj4JjF1ftIwkGuIL0jrQrt4molhujqDn7TkPZ&hc_ref=ARRIwD7crZ2wiCtjn8t4ItVDDNsrfKjw8sfRQE-KC7OU8wtFkxKpBQur18ilaGnkozc&fref=nf

*

Bad boy.

Mi piacciono le coccinelle.
perché sono bambinesche, tonde
un fumetto vivente
Anche per i colori vivaci [rosse o gialle]
e i pois così netti, neri, disegnati a china
E ti salgono volentieri sul dito
sulla mano. E sono resistenti.
non si schiacciano subito. Sembrano di plastica.
Dio le ha fatte resistenti
per i bambini. Anche quelli /cattivi
/sadici
/cresciuti.

[Come me.]

di Fabrizio Bianchi, qui:
https://perigeion.wordpress.com/2018/05/01/fabrizio-bianchi-poesie/

*

Danza di un aeroplanino di legno alla luna

Era diventato troppo impegnativo e dispendioso
altri avevano bisogno del mio tempo.
Appenderlo al chiodo sarebbe servito solo ai ricordi.
Così ho fatto il pieno
50 ml di alcool al 20 per cento di olio di ricino
tanti bastano a portarlo in spirali sempre più strette verso il cielo.
Lassù 10 cc di muscoli d’ acciaio bastano a puntare il muso alla luna
ed eccolo lì
davanti alla faccia della luna, in verticale con le ali aperte
a danzare al ritmo del timone.
50 ml non durano molto
e la gravità riporta il muso a terra
in picchiata
a motore spento
sempre più veloce.
Ho spento la radio
e le luci
per non vedere lo schianto.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/12/28/danza-di-un-aeroplanino-di-legno-alla-luna/

*

Mi è stata tolta la parola
mi è stato chiesto di sedermi
non avendo più diritto di parlare
era l’ora di tornare nell’ombra
nell’ombra dalla quale vengo
dove sono nata e vissuta
nell’ombra dove covo una parola
altrettanto muta.

di Loredana Semantica, qui:
https://www.facebook.com/loredanasemantica?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARCPgeRHHnkGOpVRK_C0KYTe7OAxZs2Wgt3Sytg8nRXmJdWYkXeMgA8VnHEhMQhA90ejh2ROk-tRlEHW&hc_ref=ARSH80hPVNb6zd-89sKWm9q3CcNe_Jf-Sz3symov3t5EzlH1ZFsx7H5ztfknQF9O2ts&fref=nf

*

C’è un uccello frale sul terrazzo

spalanca la gola per esercitarsi
a ricordare la fine dell’autunno.
È un filo o una fune che fluisce
da un capo all’altro della loggia
dove stendevi il vestito buono
e le spiegazioni esatte dell’insonnia.

di Rita Pacilio, qui:
Rita Pacilio, La venatura della viola

*

Quello che resta…

Quello che resta
– l’inverno è ormai spoglio,
i rami scheletri ossuti di gelo –
è il diario smunto con vergati semplici
esercizi di Verbo.
E’ sempre duro
percorrere il sentiero, decifrare
la traccia investigando l’accaduto:
questi anni sono ormai andati, mi dico
fisso sull’attenzione dell’ archetipo .
La mia convalescenza è un infinito
atto sconvolto da ossessivo intralcio
inflitto acuto dal lasciarsi andare.

di Massimo Caccia, qui:
https://massimocaccia.blogspot.com/2019/12/quello-che-resta.html?spref=fb&fbclid=IwAR10vug39xqmaA8oOz0uVRH1Y2V3A3Wsxu4p8VIJtCp4CmaeHCcKNhvDW6E

*

ACCAREZZA LE SPONDE

Lei non sa dire cosa sia il suo sogno
È distinto e indistinto tra vita e crinale

Lei accarezza le sponde e prende nelle mani le terre
E se le mette sul petto come aromi diurni

Dice che la sua vita ogni tanto scorre come una slitta
E non riesce. Di lontano l’aspetta

Poi piove e la raccoglie come un piccolo animale bagnato
Il sole. e si parte insieme

Non sa nemmeno cosa voglia dire “lontano”
Perché si muove così di frequente la parola che sembra un tango

Argentino fatto di slanci e arresti. La sabbia sotto ai piedi
La stringe a sé e allora quel lontano diventa un puntino

da lei che sale sul crinale e sta come stare aggrappata
ferma, un’alpina stella raggomitolata

e il vento fresco che assottiglia e spolvera
Sotto e infinito sembra un mare. Non vuole perdersi.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/01/01/3059/

*

Dicono
che lo spazio più freddo
non sia nel cosmo
tra stella e stella
ma in noi
in quel vuoto interiore
che, con gli altri,
negli anni
abbiamo scavato.
Sì, l’inferno è gelido,
ma con la cortesia
ogni ghiaccio
sempre più si assottiglia.
Accogli la carezza
quale scintilla
e dai fuoco anche tu
alla delicata pelle
che ricopre
ciò che ancora vibra
dell’universo e della vita.

di Gian Ruggero Manzoni, qui:
https://www.facebook.com/gianruggeromanzoni?sk=wall

***************************************************

Gioielli Rubati 71: Silvia Bre – Marco G. Maggi – Gisella Canzian – Marina Marchesiello – Iria S. Gorran – Iole Toini – Chiara Marinoni – Andrea Ponso.

Io vado destinata a un sentimento
che ha la forma del parco che ora vedo,
e ciò che vedo è il viale in cui l’inverno
è rami, pietra, acque, tramontana,
e passi di una donna che cammina.
Ma per come procede e come leva
lo sguardo secolare sulle foglie,
lei è la specie, a lei torna la rima
nella quale riposa il mondo intero –
così la qualità del giorno vaga
continuamente tra le parole e il cielo.

di Silvia Bre, qui:
http://www.neldeliriononeromaisola.it/2016/04/197285/

*

Quasi Natale

Quasi Natale,
scade la rata del mutuo, la cartella
per il ritardo dell’IRPEF, l’IVA
e l’assicurazione sulla vita
il bollo e l’RC auto

Sento parole d’augurio,
canzoni ricche di dolcezza,
serenità e amore, mentre sto
come un Babbo Natale ubriaco:
non sono stato buono quest’anno
ho solo preoccupazioni e carbone

Qualcuno fuori balla la samba
e io bevo gli ultimi sorsi dell’anno
tra ricchi premi e cotillons
sparando le ultime cartucce
di una festa diventata dolore.

di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2019/12/15/quasi-natale/

*

Vivo di luce –
Io sono nebbia e brina
tra cielo e campi.

di Gisella Canzian, qui:
https://www.facebook.com/gisella.canzian.75?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARD81VaUnsG9n727BOlwMfIyYOGheTjBF6Qja6AkgafbXT1mUPcM5h_HZrJYPhSPi6ijlSZCmFuz2ulR&hc_ref=ARSVR4VlAA-AmaLkuQKXQ0a_rkWKw3ftmaCqwEF5d_sVS8OywPehIR8r-PkkDy04Brw&fref=nf

*

Io sono quella che si prende cura
delle luci nei silenzi.
Quelle che con lame acuminate
indicano il punto esatto
dove la felicità ha già parlato.
Ho fatto tutto da sola mentre non c’eri:
ho riappaiato calzini, tolto chiodi ai piedi
e camminato ai bordi delle croci del buio
per dare io vita alle ombre.
Ho chiesto di commuovermi
ai cuscini che sanno stare da soli,
e alle finestre aperte sulla bella stagione.
A volte non c’è aria
che mi ritorna intera
come l’avevo ricordata.
È per questo che io sono condannata
e benedetta
a rimanere sempre la stessa
quando vanno via anche gli addii.

di Marina Marchesiello, qui:
https://www.facebook.com/marina.marchesiello?sk=wall&fref=gs&dti=148742045294230&hc_location=group_dialog

*

Non ho

non ho
che variazioni di luce
cambiare colore al tuo vestito
la tua andatura è un verso tronco
in fondo alla sterrata l’aria si fa di pioggia
sotto un resto di volta
sto qui s’addensano le nuvole
Acqua celeste
oscillerà sul sipario del vento
un temporale
chiude i nostri segni
squarcia il velo fino dei capelli

di Iria S. Gorran, qui:
https://egilllarosabianca.wordpress.com/2019/12/20/non-ho/

da Corpo di guerra (Anterem Edizioni)

*

La pura forma del cuore affonda e rilancia un altro cuore.
E’ reale. Vera apertura alare.
A troppi mattini veniamo a noia.
Un solo corpo. Uno e semplice. Vero.
Le braccia si perdono; si perde l’occhio e il racconto di sé.
Qui e ora. Il bianco e l’aria del bianco.
Corpo che cade e sente. Corpo fendente.
Il bianco batte in petto. E’ tutto.

di Iole Toini: Campelli, Val di Scalve – 30/11/2019, qui:
https://www.facebook.com/lorenza.toini?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARCzG8R7yrfYVg5IAFiONZ7bZ9SXNoYpvQgs-Jb2jY_mphf4V_vTqoAnsAAPhrMcDpI-d0YSAxJ1oHKt&hc_ref=ARTmeoU1WkpWavz-gqTDLiaWZ_oG3DXYqI80CN4bj3ZMNnohDalMqp7EJy_eRE_cQ_4&fref=nf

*

Ci rimane l’attesa?

Come in ogni attimo
si attende il dopo
e si perde il presente.
Mi auguro di prendere
ciò che arriva oggi
ogni sorriso è gradito
un struscio di carezza
un tocco vellutato di un bacio
tu che ascolti i miei silenzi
io la pazienza di accettare
ogni tramonto senza sole.
Oggi comincia
ed è già una mattina di sole.

di Chiara Marinoni, qui:
https://chiaramarinoni.wordpress.com/2019/12/27/ci-rimane-lattesa/

*

Dai bombardamenti: orbato; ecco,
catrame, anche sui rottami: uno sfrigolio
dal frigo svuotato, non c’è più pane, qui;
l’acqua lentamente commenta: chiazze,
sbriciolamenti, muffa … non è un affanno:
è ferraglia coperta di ruggine ma –
disumanamente resistente: come il tetano,
se tocchi questi ferri intrecciati forse
ti uccidi; ne ho alcuni, grigi o rossastri,
conficcati nel costato: è una pentecoste
per niente, a caro prezzo; una mano mozzata;
un deserto in cui, come uno spillo, ritrovare
l’avanzata folle dell’esodo o la morte per sete.

di Andrea Ponso, qui:
https://www.facebook.com/andrea.ponso.9

****************************************************************

Gioielli Rubati 70: Anna Maria Curci – Daniela Cerrato – Carlo Selan – Bianca Bi – Rosario (Sarino) Bocchino – Bruno Navoni – Annalisa Rodeghiero – Eva Terzoni.

Dodici dicembre

Alba tesa di ricordo e sgomento
ora grave delle storie scavate
di voci che si affollano chiedendo:
perché quel giorno, perché noi, perché loro?

Ogni giorno, e oggi, a cinquant’anni,
compone la memoria con l’affanno
il terrore lo strazio l’esplosione.
Trema barcolla rimembrando prosegue.

12 dicembre 1969 – 12 dicembre 2019

di Anna Maria Curci, qui:
https://www.facebook.com/anna.curci.37?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBvj863CBFYwROypIjWSjQnmw8PxXjbX76DCyq8zQCQ2oa_0aPEjP4MaPzK-mJ0ajqHfWI_kb3Nbqdl&hc_ref=ARRe2YGNfJvo8VLcJFNvm-EELUqXdvvVb_rAZoU01yJ6KbxfdV7tMSesyB6CjFMSUho&fref=nf

*

Visionando pensieri

La condensa opacizza
rende il vetro smerigliato.
Un vedo e non vedo
abbozzo di sagome in sequenza
tra luci che fiondano il buio
e il voler essere dissolvenza.
Torna il verde al semaforo.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/12/11/visionando-pensieri/

*

« […]
Il cielo gira verso Cividale, gira la bella luce
sulle manine che avevamo, che è stata la vita essere vivi
[così.»*

* Mi sei sembrata stanca, non so come dirti,
sfioravi soltanto e qui che si vive
mi sedevo un po’a lato nei marciapiedi
il cappotto usato, gli occhiali sporchi,

mi sei sembrata quando svegliarsi ancora
per il caldo a novembre, ancora soli, ancora ieri
e poi come guardarsi, il mio sguardo nel tuo,
e non volere partire. Non c’era un bisogno di pensare
queste poche cose e gli anni trascorsi,
capitava la casa nuova, l’appartamento,
non si sapeva spiegare.

Si stava come poco difesi
si diceva come quasi per scherzo
«è bello qui», «mi sembri invecchiato»
«forse dovrei bere di meno», «ricordati domani
di non fare troppo forte, ricordati,
se puoi prova a non svegliarmi».

di Carlo Selan, qui:

Carlo Selan. In fianco una vita

*

Non so come scrivere

non so come scrivere
questo dolore che mi stanca il corpo
giovane
non guardano più dintorno
gli occhi
non sono catturati da voi
e dalle cose nemmeno l’albero
con le sue lente foglie cadenti
li incanta
mi sembra un muschio lo strato
che chiude le mie labbra un freddore
vivifica i seni e i fili d’erba scricchiola
qualcosa oltre le palpebre
ma tutto è fremito immobile
attonita postura
delle ombre nell’eclissi
una notte in pieno giorno
orrore di chi si guarda morto

di Bianca Bi, qui:
https://biancabiblog.wordpress.com/2019/12/14/non-so-come-scrivere/

*

dove il tempo è tremore

e resto solo
con le mie parole senza posto
a graffiarmi invano
come un dubbio sparso tra le mani

parole con la voglia di essere il vento
che capita sulle rose,
spesso in tristezza
quando si fissa in poesia

parole che amano il buio
e qualche assenza da barattare in frase,
piccole promesse dagli occhi bagnati
che piangono la strada

perfino tra i dintorni candidi di un cane
dove il tempo è tremore
nonostante una piccola carezza
e ogni solitudine un veloce passo di luna

alla fine sono la voce
che s’impara in silenzio,
il viaggio di un’altra cosa,
uccelli a svanire come il passato

di Sarino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2019/12/13/dove-il-tempo-e-tremore/

*

AFFRETTATI, AFFRETTATI …

Agli altri resterà l’invidia, e a noi la malizia
Di averla suscitata, ma affrettati tesoro
È arrivata ancora primavera,
quella che sa di cedere all’inverno:
insomma, l’ultima.

Affrettati, affrettati così che la deriva porti
con sé quel che rimane di noi
Che nulla cada nel desiderio inappagato
E che la dea della Tristezza nulla possa rapire
Rinchiudere, conservare, nascondere
E tutto senza dolore
Affrettati, affrettati prima che il desiderio ci strazi e la
Fame ritorni senza il vino e il pane dei sogni
Senza il vino e il pane dei corpi

di Bruno Navoni, qui:
https://brunonavoni.wordpress.com/2019/12/06/affrettati-affrettati-poesia-con-autoironia/

*

Questi silenzi che portiamo velati
dopo tanto clangore d’imperturbate ore accese
-dove si confondevano origine e destinazione –
questi silenzi che sbrecciano da fuori
e a poco a poco irrompono nel tempo dei bilanci,
siano per l’anima questi silenzi di solstizio-
aurea Luna della Quercia
nella notte più lunga- squarcio, lanterna.

Tessera inedita numero 19

di Annalisa Rodeghiero, qui:
https://www.facebook.com/annalisa.rodeghiero?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDLAkLx6v_4YYjjAggCJI5ICUgUwRqvTqpOXIG8w3a-syAvGX1cQ1atLzGK7ZT9vy99d2MnXwHWuvnV&hc_ref=ARREP4YLxJE2pgnfhaV6v1iVem5q0eKzBPFRiMuXHd-RzqOMXmOvXN4QraJSp10i_Yo&fref=nf

*

LA PRIMA DONNA

Chi di voi e’ mio figlio? Chi di voi
ha il mio naso, il viso, gli occhi,
la mia pelle, il ritmo feroce
del mio cuore in corsa?
Ai primordi la mia anima fu
un granello di sabbia
divenne roccia e montagna infinita
allattata dai respiri perenni
dei miei innumerevoli figli.
Chi di voi quindi e’ mio figlio? Tutti voi
lo siete, figli e madri e padri
di quel granello pulsante che riposa
nel mio intimo ultimo sacro mistero.
Grazie per avermi creato.

di Eva Terzoni, qui:
https://www.facebook.com/groups/503082109797438/

***********************************************

Gioielli Rubati 69: Giorgio Blu – Pier Maria Galli – Antonio Bianchetti – Emilia Barbato – Daniela Liviello – Maria Allo – Loredana Semantica -The 50 Years Old Poet.

la guardo
e in un baleno
mi fa il pieno
poggia la schiena sul mio petto
come un quadro appeso
dentro la cornice
della grande porta aperta del salotto
a strapiombo sul silenzio azzurro
il mare è un mimo
sulla riva
fa linguacce

di Giorgio Blu, qui:
https://www.facebook.com/jonny.poesia?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDmkKl_B913V8VXSdraSHZe1zcCrQTI51-WLIgrUatdaQ4E71xH5FhmdYBLs67EaZaEbShW3Aum39XH&hc_ref=ARS9sBWQeuqpqZEPKIHVw2tsctkiplGV3DwpD6Qg434M_WGpdCvOSKh8cih-4Tj9mGQ&fref=nf

*

camera d’albergo #2

per breve che sia, non abbiamo
ancora terminato di vestirci.
il movimento di vicoli francesi
più gli ospiti dell’albergo spariti
dopo averli incrociati sulle scale
più parte del tuo collo.
come quando la luce filtra
tra le persiane rigando gli abiti
sullo sfondo del letto più quelli sorretti
dalla regione per nulla chiara delle sedie.
poi, quasi trasparente, dev’essere il vento
che odora ogni termine materiale vicino al libro

(appunto, questa mattina)

di Pier Maria Galli, qui:
https://piermariagalli.wordpress.com/2008/01/26/camera-dalbergo-2/

*

LAST MINUTE

Per noi che abbiamo a lungo cercato
un’idea un’identità
una sincera lealtà una coerenza
un delirio di onnipotenza
una rabbia vera
e una facile innocenza
un suono di chitarre elettriche
distorte
come le nostre urla
come la nostra vita
scivolata
dentro ai solchi di un vinile
e libera
come una canzone una poesia
il credere a un’utopia
che superava i muri i mari
di parole nostre
e amori solari

Per noi che abbiamo amato
ucciso distrutto ricostruito
macerie su macerie
uomini sopra uomini
sogni drogati
spezzati da noi stessi
perché abbiamo creduto
alla fantasia
a quelle lunghe giornate
come i nostri capelli
che non finivano mai
di mutarsi in radici
e crescere ancora
più fieri di prima

Per noi che volevamo tutto
e abbiamo ottenuto di più
e bruciato ancora
perché ci sembrava inutile
vincere così in fretta
vivere così velocemente
volare senza una paura
ballare contenti
intorno a quel falò
mentre una chitarra ci ubriacava
senza la parola “fine”
di chi diceva io sarò… sarò!?

Per noi e solamente per noi
lasciateci ancora
quel ritmo quella danza
quel cielo
quel vento oltre le mura
di questa buia stanza
Lasciateci uscire dalle nostre prigioni
perché non abbiamo colpe
Esiste l’ultima occasione
l’ultima possibilità
perché si possa dare
ma è sempre così
sempre tutto uguale
tutto

Per noi e solamente per noi
perché qualcun’altro
possa ricominciare

di Antonio Bianchetti, qui:
https://antoniobianchetti.wordpress.com/2019/12/04/last-minute/

*

tutto scorre, il mio osservare
un sistema che perturbo, la vita
come una donna che si copre
di un drappo bruno, foglia
dopo foglia la resa dell’autunno.
Nel “crac” degli stecchi la natura
nuda di Cracovia, la bruma
dei tuoi ricordi, disperso
nei corpi, io pulviscolare
mentre dal sole colgo brevi
salti di delfini sui filari
metallici delle vigne.

di Emilia Barbato, qui:
https://emiliabarbato.wordpress.com/2019/12/08/3517/

*

Raccontare di quante lune è fatta l’ora
di come nasce il giorno e si consuma
di dove viene il canto dell’attesa
se l’attesa canta
se dice di qualcosa
o di qualcuno mentre va
o pensa di tornare.

Dire che oggi piove
la terra si distende
le pietre si lavano la faccia
tornano bambine con la veste sporca
di giochi e giro in tondo tondo.

di Daniela Liviello, qui:

La sposa secca del muretto | Daniela Liviello

*

Per una voce umana

Accompagni i gesti quotidiani
di un corpo senza la sua specie.
Ti tramuti in pietra con un gergo
che si ostina a respirare nel suo credo
la luce abituale o ascoltare Schubert
Bach Chopin nel brusio della risacca.
Penso a come dire questa fragilità
con lo sguardo di chi è senza nome
di chi fa che io rimanga recisa
oltre la pelle negli umori aspri del mare.
Penso a te che mi tieni in vita
e sento un canto scivolarmi addosso
con il carico di cenere e il sale negli occhi
mentre la lava uccide il suono
che tengo tra le mani.
Al tramonto le mie ossa roventi
tra cellule impazzite traducono
la notte per una voce umana.

di Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2019/12/08/per-una-voce-umana/

*

Piove intensamente da qualche ora
le previsioni invece dicevano
che modeste sarebbero state
le precipitazioni di stasera.

L’acqua che scorre nelle grondaie
produce un suono fragrante
incerto tra l’umido e il lavacro
il cane ha il muso tra le zampe
sembra imbronciato lo è sempre
quando piove io penso
dipenda dagli odori che l’acqua
spazza via togliendo al suo tartufo
tutto il divertimento del vedere
col naso un mondo d’effluvi
danzanti in sinestesia.

Vi racconto l’oggi bagnato di fresco
tanto per dare segni di vita
non so il domani cosa mi riservi
se altra collera comprata
un tanto al chilo altra delusione
un successo un inciampo
la festa patronale infatti
s’approssima il giorno di santa Lucia
potesse la santa darmi nuovi occhi
per vedere dov’è il cristallo
del potere rompere a mazzate
teste e pietre generare una catarsi
universale.

Intanto vivo
e questo è quanto.

di Loredana Semantica, qui:
https://www.facebook.com/loredanasemantica?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDq6U7FeGj8XlHDvZplV-TMvhbN0lCKoyIL4L3RwGZMRYpG0uD_ayHoY0syfX-VrKqeQk7360ZEZV5s&hc_ref=ARSUXfcWRuqVf2UUve5FPLlsBlUzIXo2bBnc9guhwHZoKUBRh7KL7xIf_Ycshrm-b28&fref=nf

*

PONTI IN FIAMME

Sei stato lasciato
in balia dei tuoi mezzi,
ora i consigli di qualcuno
non bastano più.

Hanno alzato le mani
in segno di resa,
stanchi di camminare su gusci d’uovo
per paura di offendere.

Hai rinunciato ad ascoltare
tanto tempo fa,
perché hai pensato che la tua vita
si muoveva troppo lentamente.

Hai creduto di avere in mano tutte le risposte
o almeno così hai pensato,
fino a quando non hai capito
che tutte sommavano nulla.

Ora devi affrontare
il futuro da solo,
hai bruciato tutti i tuoi ponti
rimanendo solo.

Quel buon consiglio,
che eri felice di ignorare,
conteneva tutte le risposte
al destino che hai in serbo.

di The 50 Years Old Poet, qui:
Burning Bridges

********************************************************