Gioielli Rubati 61: Dario Bertini – Marco G. Maggi – The Lonely Author – Luca Yok Parenti – Franz – Valeria Rocco – Tramedipensieri (Marta) – Irene Sabetta.

L’hanno beccato che sbirciava il culo ai manichini,
fra la stazione e il centro, ma cosa vuoi che trovi sotto,
una mattina irraggiungibile e bellissima
come una scure di luce,
vuoi mettere una sciura, una figliola, una puella
già quasi domina, che va: una donna dall’abito freschissimo,
più chiaro, immacolato nella stagione nuova, una risorsa
da riconsiderare: la decapitazione: così da perderci la testa
con lingua, occhi, più esattamente le pupille
grandi più del solito, dilatate da appena un po’ di vento:
chi ha detto una voragine era male informato, piuttosto
un boomerang incagliato tra le foglie, in fondo una boscaglia,
comunque sotto, giù, come una scure di luce,
ma più perfetta come un’ esecuzione capitale, da rimanere immobili,
impietriti, prima di andare: un passo doppio, svelto,
quasi uno scatto sulla linea di fascia, una coscia
(qualcuno non so dove intona cori): ma oh, è solo una ragazza
questo universo che gira all’ incontrario: se mi aprirà
le gambe può capitare allora che non mi tiri indietro

di Dario Bertini, qui:

Poesia | Dario Bertini

*

La soglia minima

Ho il sospetto
che di tanti guaiti non rimarrà niente
soccomberanno dopo pochi giorni
lasciando ampio spazio
alla parola detta sottovoce
senza raggiungere fino in fondo
la soglia minima del dolore.

Anche le onde del mare
si scatenano con il Maestrale
ma poi si acquietano e,
dopo tanto frangersi e ribollire,
restano solo le acque placate
di un orizzonte soporifero
come un anestetico.

di Marco G. Maggi, qui:
https://mandolinom.wordpress.com/2019/10/08/la-soglia-minima/

*

LA TEORIA DI TE E ME

mai compresa la teoria del tutto
eppure sono abbastanza intelligente
da teorizzare che il mio vino sarebbe più dolce
se venisse dalle tue labbra
le stelle più brillanti
sono nella galassia dei tuoi occhi
non c’è bisogno di ipotizzare
non sempre capire
cosa mi stai facendo
poiché sono vergine innamorata
poiché tutto è così nuovo
oggi ho finalmente capito:
non sono nato fino al momento
in cui ti ho scoperto

di The Lonely Author, qui:
the theory of you and me

*

ASSECONDATEMI

se mi private del mondo
fatelo con moderazione.
ancora non potrei vivere
senza delle rondini la traettoria
il garrito decrescente
nell`aria pesante e persa
autunnale. il gorgo della pazienza
l`intenebrarsi nella sera.
i matti si costringono alla felicità.
assecondatemi.

di Luca Yok Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2019/10/10/assecondatemi/

*

Comme fa strano.

Comme fa strano a te pensà luntano
sarrà sta mania e’ te tenè poesia,
carne putente pe’ na’ parola vivente.
Comme fa strano…
Io scrivo comme si te tenesse ‘a mano
e mme fa strano dicere ca è invano.
Quanne fa notte, po’, ‘a cosa è cchiu’ dolente
pecché ‘o scuro assumiglia tanto a stu niente.

di Franz, qui:
https://infinitis8.wordpress.com/2019/10/10/comme-fa-strano/

*

Famiglia

I miei compagni come un grande castello
si tengono le mani per il bene di tutti
come i vecchi tempi.
Io faccio finta di avere le mani
e sono maniche
di vera erba
e quindi quando mi toccate
io non so se mi toccate
per adottarmi semmai
per estirparmi.

di Valeria Rocco, qui:
Valeria Rocco – Inediti

*

Trecento parole

Ho scritto trecento parole
molte sono evaporate

.volate sopra foglie
spigolate da bruchi

Ho scritto trecento parole
di cui la metà
ho dimenticato

.bugie senza senso
illusorie follie

.storie senza fine
lasciate a metà
in salita

.imbottigliate in ceste
piene di cimici
immuni di verità

Ho scritto trecento parole
venti vere
.importanti
.pilastri di me
Le ho curate
difese e amate

così continuano
a fare guida
sostegno di voci
.fidate

di Tramedipensieri (Marta), qui:
https://tramedipensieri.wordpress.com/2019/10/11/trecento-parole/

*

Miami

Dove nord e sud
si incontrano
e fanno figli.
Lungo una frontiera d’acqua dolce,
i colori prevalgono sui valori.
Ed i valori si sciolgono
nel pentolone
al centro delle paludi
dove danzano gli indiani
all’incrocio delle acque.
Giungla di mangrovie
in città.
Non è un parco addomesticato
dalle aiuole.
Non è cosa aspettata
sotto i balconi vetrati
di 48 piani edificati.
Città parvenza.
Miami non esiste.

di Irene Sabetta, qui:
Irene Sabetta, Tre testi inediti

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Gioielli Rubati 60: Loredana Semantica – Simonetta “Met” Sambiase – Mariella Tafuto – Leopoldo Attolico – Annalisa Rodeghiero – Gaia Rossella Sain – Luciana Riommi – Maria Allo.

Tutto si ripete
con una regolarità circolare
sempre gli stessi poeti sull’altare
la Pozzi deliziosa grandioso è Montale.

Riconosci i testi sin dai primi
versi mentre lo scirocco sferza
il viso avanza il fortunale
la pioggia torrenziale si fa strada
tra le crepe allaga i campi invade
i sottoscala non è il ristoro
che apre alla vita
ma un modo metaforico
di perdere il respiro.

Tutto si ripete
le offerte ai cellulari i nomi
le proposte allettanti
le figure retoriche dei componimenti
i commenti le delusioni
le fughe dal lavoro
gli annegamenti.

di Loredana Semantica, qui:
https://www.facebook.com/loredanasemantica?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARAawDOlDwEW7UoIIMhVvlqEemG8ufDkyrhip4oSjPPqqvH9zq8tRN9t19Z9YeefCUE-k4NF1QSMKSVG&hc_ref=ARSB5ha3uhSqpWvA3Y38PKMCmcYpCPdlw3IK_CQsCCgFxgJb4oCkDNZgqDEafX4H4hk&fref=nf

*

Il perdono espia le pareti
scioglie i passi, nei battiti,
uno dietro all’altro il percorso delle cose
ci riconosciamo
forma
stato
instabili, circondati
come una fiamma insondabile,
non si sa spiegare
eppure si desidera
portarsi in dote a qualcun altro
raccontarsi, seconda età
terzo stato, nomi di miele nella bocca.

di Simonetta Sambiase, qui:
https://wordpress.com/read/blogs/25962530/posts/3897

*

TRENI

I treni si fermano nelle stazioni
perché qualcuno vi salga e vada
dove deve andare, o dove vuole.
I treni ripartono perché qualcuno
resti a guardarli andare, perché
qualcuno li perda per un pelo.

E spesso partono un minuto prima
del tempo speso a trascinar bagagli
o a liberare gambe prigioniere
di un ristorante in centro.

Rothenburg, 2005
di Mariella Tafuto, qui:
https://mariellatafuto.wordpress.com/2019/08/09/treni/

*

UNGARETTIANA

Una intera giornata
con l’assenza di carta e matita penetrata nell’ossa
buttato su una panchina dei giardinetti pubblici
a guardia dei nipotini che si mangiano la ghiaia
ho pianto lacrime amare da taglio di cipolla

Ma crepuscolosa
annunciata in lontananza
dal verde esclamativo di un semaforo
e dalla marcia trionfale dell’Aida
una figura in nero di straordinaria ineleganza
colmava di futuro la mia disperata inanità :
– Leopoldo , sarai ampiamente risarcito
da trent’anni di poesia à la carte

di Leopoldo Attolico, qui:
https://www.facebook.com/leopoldo.attolico1?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARBvYQH7CUWpvTnJcskBAD8gSyKdbWxK2HKo8VoebG1UjdvDmam_VGQr3bfOpSuUH8425fEzcNeaLhHh&hc_ref=ARSGF_oYGc12uO-BO6JtKVoNLhLwpxrq4HgFhtF-TcQePS04fmgUPSZndXJ0mHXfLyU&fref=nf

*

Tuttavia ci vedevano vivi e non sapevano
né mai sapranno l’afasìa di certe notti
senza dorsi di luce sulla nuca
né tu mi dirai domani al risveglio
il nome, il nome io non ti dirò- non lo sentiranno
le madri e i figli dormiranno un sonno rispettato.
Come fossero, dei semi, l’ultimo.
E mai si arrende in noi questo volare inquieto.

di Annalisa Rodeghiero, qui:
https://www.facebook.com/annalisa.rodeghiero?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDmKaLAKmGriINEqycO3G8GioyEQlUtyJE0CBs4L0E7ieNdbuwU61_s9CBLmizhcvr3vppVVrhP7f9d&hc_ref=ARSuTDsZcD0VnoZoddLNoISeb6Ok5s96ILnFUWpbait6WPZrvFHXNeu8QgLvqQxmWKo&fref=nf

*

Rientrando,
pioggia rimanente.
In basso a sinistra,
sotto il finestrino
a macchina ferma
una rana
sbatte la schiena
su un cerchio d’asfalto –
quasi i pesci a bassa marea.
È un po’ come quando io
(o io e le mie birre)
devo dire qualcosa –
poi come sempre
non so dirti proprio niente.

di Gaia Rossella Sain, qui:
https://perigeion.wordpress.com/2019/01/28/nove-poesie-di-gaia-rossella-sain/

*

spiccioli fuori corso

questo silenzio a spiccioli non basta
dove il deserto è polvere
e non fondo del mare

°

non basta per giocare
a chi arriva per primo a ricordare
com’era la stazione di partenza

°

all’inizio della fine
già era, ancora è
la casa di un’ospite straniera.

di Luciana Riommi, qui:
https://lallaerre.wordpress.com/2019/10/06/spiccioli-fuori-corso/

*

C’è una tristezza antica

C’è una tristezza antica nelle ossa.
Attraversa i corpi e le giunture
gli intonaci delle case nei luoghi a noi noti
sfavilla in lievi cerchi tra le travi
in ogni androne nelle sale d’aspetto
sugli scaffali nei carteggi impolverati.
Ci prende tutti nella luce e nell’ombra.
Si libra nel cielo e cade con la pioggia
sulla terra bagnata senza rumore
ai bordi delle cose sulla radura tra i vicoli
dentro il presente che ci divora.
C’è una tristezza antica in questa fine estate.
Ecco, vedi, si cercano risposte oltre la pelle
fino il cielo a metà tra due roghi
mentre le sterpaglie balbettano e dal ventre
dell’Etna in rivolta un bagliore corale sale.

© Maria Allo, qui:
https://nugae11.wordpress.com/2019/09/05/ce-una-tristezza-antica/

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Gioielli Rubati 59: Anna Leone – Daniela Cerrato – Vicente (Tin) Vives – Erospea – Gabriela M. – Beatrice Orsini – Alexandra Bastari – Francesco Giovanni Bissoli.

Presagi.

Sbava la costa,
un vento umido muove il canneto,
sale la querula nenia dei gatti,
trema il glicine sul muro

Conversano le case,
con le poche luci della notte,
rotolano passi sconosciuti sulla strada,
s’aprono lunghe forre
di lugubri parvenze.

Il passo lontano è un agguato,
un indugio, una fuga…

Si torce l’anima
da dietro i vetri,
come nei giorni d’assedio,
vilmente attorta a un filo di speranza.

Se ne dirà domani,
ne leggeranno gli scampati.

Che non è neppure detto;
si muore anche così,
poco a poco,
nel presagio d’altre morti

E non è neppure così scontato,
un nuovo cielo di sole, domani

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2019/09/30/presagi-2/

*

un buon inizio

Apri la finestra e inspiri del mondo
un microscopico soffio, indaghi la porzione
di cielo, lo spazio al di sotto, la luce
accecante esplode nel suo ruolo d’impatto,
maniacale quest’abitudine di tastare
temperatura di primo mattino, tanto cambierà
C’è già un gran da fare tra i colombi
che non tacciono nemmeno col fracasso
di una moto che smarmitta prima di partire,
ancora i panni stesi da levare, posticipo
l’evento, ora mi accontento con un caffè
e qualche meliga al cioccolato, almeno
la domenica mi prendo un po’ di fiato
e non programmo, strada facendo si vedrà,
il settimo giorno non va calcolato.

di Daniela Cerrato, qui:
https://ilmondodibabajaga.wordpress.com/2019/09/29/un-buon-inizio/

*

L’anima mi si spezza

Anche il tuo nome cade a pezzi
la voce, il tempo, io stesso, ciò che voglio,
e con il tuo nome uccelli e cielo,
e terra della mia terra, e acqua e aria.

Attraverso i tuoi occhi una preghiera, un sogno
perché vivo per te e lo sai.
E per amarti così tanto, e per amarti,
Tutto ciò che non voglio e ciò che voglio.

Niente sembra sufficiente e tutto è così piccolo
Se non ti avessi vicino e senza il tuo nome
Non c’è niente e nulla rimane.

E mi svuoti così tanto che non c’è più uomo
così povero, così traballante e talmente solo
che l’anima mi si spezza.

di Vicente Vives, qui:
https://poesiainstante.wordpress.com/2019/09/28/el-alma-se-me-quiebra/

*

27/9/2019.

Mentre dimentico verranno a prendermi. e porteranno via la pace dell’oblio. [Se
non scrivi storie la fine è lontana; la parola a tacerla si fa più ostile.] Mentre
dimentichi verranno a prendermi, la parola tacendola d’ostinazione. Intanto non
tornano, loro e la pace, d’ostinare il vento in segni senza simboli, incrociando le ali a
una distesa d’orizzonti; ed io restando, muta, e la parola […] Fa un bel vento oggi,
colmo di luce: certe frasi, comprensibili a tutti, e il mistero che fa.

di Erospea, qui:
https://erospea.wordpress.com/2019/09/27/27-9-2019/

*

Fantasia d’autunno

Indugio nei tuoi sogni
come autunno tra gli alberi
sospiro di foglie sui fianchi
un grillo piange disperato
pianoforti tossiscono vecchie rapsodie
i tuoi occhi vedono un altro me
persuasione
fantasia

di Gabriela M., qui:

autumn fantasy #poem #poetry

*

Non sono mai stata certa del mio essere donna.
Né i segni prestabiliti dall’anatomia,
né mia madre sono stati in grado
di garantire il vero verso della corrente.
Scrutavo tra le mie gambe, aspettando
che dal clitoride spuntasse un sesso nuovo.
Soltanto dalle bambole
nascevano bambole ancora
senza parto e senza dolore.
Una vite nella pancia, un segreto in prestito
coincidere con la domanda mai con la risposta.

Troppo presto qualcosa
si è rotto nello specchio.

di Beatrice Orsini, qui:
https://www.facebook.com/beatrice.orsini.1848?fref=gs&__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARCxO3gHkO8UDlG1ucJ0JzCn6hPbNSmgLGLnHH17BWn1QqFCJK6D5PlXbAQPbev-H-bUyKSjfzBufbNT&hc_ref=ARRla_RV3mUjoNlKo2GU64nf8pmNQ4rmxEbe6tjLcpcs0kIWrSjxu20Yok_qrdrCBcc&dti=631075036909087&hc_location=group_dialog

*

FAME

Io non so perché i gatti miagolino alle porte chiuse
perché proprio alle porte chiuse
senza sciocchi decori – quella è fame
riempirsi è estrema cura
con dolcezza cullarsi il graffio
delle gole secche.
Io mi vergogno di aver avuto fame
di fame aver pianto
io mi vergogno delle porte;
che mi bruci in bocca solo una fiammella di vita appresa
anche oggi ho un giorno in più
da gatto sazio,
tornami al presidio con una bella coda
farmi da guardia
leccarmi il pelo
proteggermi – a poco a poco
pure perdonarmi.

di Alexandra Bastari, qui:
https://alexandrabastariscrive.wordpress.com/2019/10/02/fame/

*

Nel tuo nome

Ricordi? Su quegli scaloni antichi del liceo
Tu davanti al quadro di Renoir
Le mie mani fra i tuoi capelli
E le sere nella città antica.
Poi il viale della stazione
Fumoso di lacrime.
Oh! Il tuo profumo
Ancora a frangere il cuore.

A Denise A R.

di Francesco Giovanni Bissoli, qui:
https://fr180.wordpress.com/2019/09/26/nel-tuo-nome/

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Gioielli Rubati 58: Scott Rainer – Aurelia Tieghi – Luca “Yok” Parenti – Bruno Navoni – Emilio Capaccio – Manuel “macalder02” – Paolo Caianiello – Antonio “the Barman” Bianchetti.

L’opera d’arte strappata

Un’opera d’arte strappata fatta di fili e dolore,
è sdraiata al fianco di Dio.
Nudo, sporco, corpo d’acciaio
e freddo come il ghiaccio,
accanto alla finestra del sentimento,
sensazione di freddo, senza cuore, depressa,
come i giorni della peste,
la gente sta piangendo,
con una vita semicoperta,
e i dietisti di dio,
Con il santo segno al polso.

Un’opera d’arte lacerata è fatta di bugie e perline,
le perline fanno pensieri
e i pensieri fanno l’amore.
le persone in attesa iniziano a pensare,
un giorno affronteremo la stessa sorte?
Anche se commettiamo un solo errore ogni giorno?
O è questa l’opera di Dio,
guardandoci soffrire qui,
Con un cuore raccapricciante e freddo.
Che si interrompe ogni volta che un viaggio porta via, la
gravità è la sua migliore amica?

di Scott Rainer, qui:
The torn artwork

*

CHIEDO

chiedo un ponte
per innocenti
nella giusta posizione
un ponte dei miracoli
per non spiegare le ali
un dio dell’assistenza
una mano grata
uno stabile cavalcavia
dove scivoli la via
della sicurezza umana

(E’ CHIEDERE TROPPO?)

Chiedo una via vera
una giustizia
una preghiera
per non inciampare
nel dolore…
(non ho più parole)

di Aurelia Tieghi, qui:
https://cantierepoesia.wordpress.com/2019/09/19/chiedo/

*

raccolto

non conoscerai tutto tutto
alla fine, ma potrai domenica
per esempio diradarti.
e conoscendo i limiti
sfumarti. e decidendo
chiederai un cesto in più
veleggiare e rincuorarti
il raccolto nuovo.

di Luca Parenti, qui:
https://yoklux.wordpress.com/2019/09/08/raccolto/

*

INSISTI A FAR VIVERE LA BELLEZZA

Avere un po’ di quella cosa “che confonde pure
il Sole”, diceva Pasolini. Quella cosa chiamata stile.
Averne in abbondanza, anche se scritto così non sta
bene. Ah, averne.
Niente. Lo stile è cosa tua e io posso solo guardarlo vivere.
Non mi abbandonare, qualunque cosa accada,
non lo fare: non so se sei più vera o necessaria
non lo so davvero: so per certo che senza la tua presenza
non so più cosa sia vero e cosa necessario.
Forse sei frutto di una lotta, e quindi sei sacra.
Forse sei un caso mondano, frutto di chissà quale tenacia.
Forse ti ho solo trovata. Altro non saprei dire.
Mi rimane un vocativo: “Femmina, insisti a far vivere la bellezza!”

di Bruno Navoni, qui:
https://brunonavoni.wordpress.com/2018/12/12/insisti-a-far-vivere-la-bellezza/

*

Dar alle fiamme la foresta amazzonica
la follia è una tanica di benzina
è questo sciame di cervelli di gallina
che vola a una fine catastrofica

Trivellare l’intero pianeta dai lati
oliare la teglia del capitalismo
portare l’immondizia nel cosmo
un iceberg dall’Antartide agli Emirati

Comprare tutta la Groenlandia
gettare plastica nei fiumi dell’India
Perdonate la mia crudeltà:

prego lo schianto di un meteorite
un batterio che ci uccida di bronchite
una fine che ci allevi dall’umanità

di Emilio Capaccio, qui:
Emilio Capaccio: Tre sonetti per l’Amazzonia

*

Incontro casuale

In una sottomissione obbediente
lo sguardo lascivo dei suoi occhi scuri
erano il preludio di un incontro casuale
La mia mente era torrente di sensazioni elettrizzanti
cercando di accendere il mio feroce desiderio posposto
L’ho mondata del suo vestito che le nascondeva la pelle
I nostri odori sono stati uno shock di emergenza
perdersi in carne morbida, calda e fragile
vulnerabile a dimensione d’erotismo
Le carezze hanno aumentato la frenesia scioccante
come se un’esplosione rimbombasse nel tuo corpo
che si è trasformato in seta trasparente
Una scarica di adrenalina mi fece vibrare le mani
accarezzando febbrilmente il suo seno caldo e bruciante
Le mie labbra scorrevano dal suo collo
nella parte più profonda del suo essere
Ora si sentiva ipnotizzata di piacere
Come se un’onda la sollevasse verso il cielo
lasciandolo sciogliere al calore del sole
Sudore misto a lussuria
Il sangue traboccava nelle vene
quando un debole gemito invase dentro
Eravamo due metà uniti dal sesso
Assaporando un orgasmo incredibile e duraturo
Due navi che attraversavano il mare aperto
risorte di passione perduta
nella marea della notte

di macalder02, qui:
https://macalderblog.wordpress.com/2017/02/03/encuentro-casual/

*

Immobili passaggi

Tutto va bene e tutto no
nelle mezze ore delle campane.
L’edera cresce sui muretti,
qualcuno prega poco più in là
io ci abbracciavo gli alberi.

Il cane perimetrale abbaia,
le bollette del postino sono già in buca, le raffiche di vento altrove.

Vorrei che mi cercassero come fanno coi bambini quando è l’ora della cena, farmi trovare qui, sopra questa panchina di via Torriani, ma tutto va bene e tutto no.

Si stacca una foglia dall’autunno,
mi ricorda l’allunaggio del 69,
mio padre non aveva la tv, io sulla luna ci dormivo già.

di Paolo Caianiello, qui:
https://www.facebook.com/paolo.caianiello?__tn__=%2CdC-R-R&eid=ARDVZrg0W7ppw1jUG-gVhLPePHgG0EqGBlcWU0DxixXGws6l9D-K0DS_CP_MZrEYgSD8mRVSfDaS-K1G&hc_ref=ARSMWCs0LEUcnItKaDWJGawhcZwzKQyIjGy9bfTqG8VxMBEMTJ5iAAi9mC5FBLQRPGE&fref=nf

*
il mondo si lascia andare

Il mondo si lascia andare
sopra città illuminate
da schermi piatti
da scambi di plasma
collegati a finestre aperte

sulla civiltà degli insulti
il mondo si lascia andare
sul lessico riportato
di chi sarà ventriloquo
e poi attore

officiante l’omicidio
come da copione
il mondo si lascia andare
sulle bocche aperte
su tette di Barbie e lingue

ritagliate appositamente
per i primi piani
solitamente a colori stremati
il mondo si lascia andare
e non sopporta l’illusione

di chi è capace a parlare
e tutto tace
quasi a scandire l’eternità
di un minuto da ascoltare
il mondo si lascia andare

sugli infiniti deserti di un pixel
in cerca d’intimità
e non puoi leccare
dove la bava è selezionata
in annate

crudeli diranno
e ottime al palato
per la solitudine umana
solitamente quotidiana
l’ultima perturbazione

il mondo si lascia andare
sopra città devastate
in un silenzio che piace
da scambi di vergogna
solitamente per vivere

o per morire
a colori unificati
i festival delle televisioni
riprendono in diretta
la sua interminabile pisciata

e non è mai abbastanza
tutti aspettano
la seconda puntata

di Antonio Bianchetti, qui:
https://antoniobianchetti.wordpress.com/2019/09/26/il-mondo-si-lascia-andare/

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Gioielli Rubati 57: Luisa Zambrotta – Giuseppe La Mura – Anna Leone – Augusto Roa Bastos – Nadia Alberici – Giancarlo Locarno – Anna Maria Ricci – Maurizio Manzo.

Il profumo dell’acqua

L’ho incontrato ancora,
il profumo dell’acqua.
Mi ha riempito i polmoni,
è arrivato dritto al cuore
portando a galla il ricordo
di una gioia lontana,

Un profumo raro, umido e dolce,
vago e indescrivibile.
Poi si è rintanato in fondo all’anima
nell’attesa del prossimo incontro…

THE SCENT OF WATER

I met it again,
the scent of water.
It filled my lungs
and plunged into my heart
bringing back memories
of a distant bliss.

A vague scent, humid and sweet,
beyond the grasp of words.
Then it hid again in the depths of my soul
just waiting
for our next encounter.

di Luisa Zambrotta, qui:
https://wordsmusicandstories.wordpress.com/2019/09/11/il-profumo-dellacqua/

*

Dalla notte non si scappa mai
Viene a prenderti anche nel sonno
Per farti guardare coi tuoi occhi pieni di sogni
Chi sei
E chi sarai,
E io mi guardo allo specchio buio
E vedo Te
Lontana
Riflessa nella luna.

di Giuseppe la Mura, qui:
https://giuseppelamura.wordpress.com/2019/09/13/21019/

*

Sugli obliqui accadimenti

Assiepati dentro le nostre rassicuranti notti; ogni alba ci coglie impreparati.

la chiamano paura,
ma è solo stare
nel desiderio vivo delle cose,
che ancora devono cominciare.

E chissà se oggi avrò mani da porgere, oppure resteranno lungo i fianchi.

Avrò cura di questo nuovo giorno: sugli obliqui accadimenti
intersecherò uno sguardo buono.

Ad intercettare vite,
delineare cunei di incontri, nicchie di cuori pulsanti, in cui esaurire
quel senso nudo del mio re- stare.

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2019/09/13/sugli-obliqui-accadimenti/

*

FUGA

Sopra il ferro dimenticato sfioriscono le viole.
E sopra il ferro crescono sospiri e addii,
le orme musicali del cuore del vento
che cerca lontananze per scordare i suoi boschi.

Un cervo trasparente sogna squarci di fuga.
Ma il sogno s’infrange contro sentori di morte.
Non basta il profumo del nardo a placare
la fronte dove gemono smeraldi e addii.

Dove ha sepolto il sole il suo cerchio splendente,
la sua corolla ardente, in quale sabbia, in quale notte,
se tutto rimane in silenzio: vento, fiore e battito,
se tutto è ormai immobile tra le alte torri?

Il cervo trasparente giace sotto la nebbia.
Gli occhi morenti nell’umidità salmastra
guardano tra le ombre del fumo e della lama
il suo sangue che si rapprende nella notte.

Versione libera da “Huida” di Augusto Roa Bastos, 1947 (Francesco Marotta) qui:
https://rebstein.wordpress.com/2019/09/15/fuga/

*

IL CORRIDOIO

Faceva tanto caldo, un panno di lana
Nessun risuono ambrato, nessun rintocco d’albe

Lo strato di banalità allestito, un palco di teatro
Beveva come spugna la consuetudine degli applausi

Tu ed io aprimmo un corridoio di corrispondenza
A comprenderci e non capire: perché mai fino in fondo

Lisciavamo le nostre radici di percorrenze astratte
Verso ogni insoluto, verso l’incompreso

Ciò che cerchiamo, pungendo ostinatamente la carta
E ogni enunciato, con la punta e la sfera

Ciò che ostinatamente dall’altra parte
Qualcosa ci chiama a fare

È quell’ignoto che abbiamo fra le tempie
E davanti alle feritoie delle nostre mura.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2019/09/16/il-corridoio/

*

Cigni a Varallo

Fossero tutti come questa brughiera
dietro l’aeroporto e pronti a spiccare il volo
al primo agguato della città.

Ma rampolla la mala striscia del bianco nebbia
fra i lentischi alla salita dei gradini invernali.
In albis, davanti a una platea di cellule vecchie
si ridicolizzano i miei umbratili presagi
in cavatine per fanelli.

Nelle case, schiodata l’asse sulla porta
i poveri ungheresi a caccia di siluri
per le mense dell’est
non trovano nessun pane nella madia.
La pertica affonda alla rada dei cigni
nella piccola baia dell’approdo.

I cigni a Varallo sono cattivi
uccidono per un pane sbriciolato nel verde
possono inseguire un gatto o un bambino
poi si alzano in volo col collo teso
dentro la macchina del rallentatore
e vengono lasciati così, obliqui, a trapassare gli strati
che allungano i cieli degli antichi
in un pensiero malinconico
che non s’incarnerà.

di Giancarlo Locarno, qui:
Giancarlo Locarno: Tre poesie

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So che i nostri belli sguardi

Quando ammiro
tramonti
so che i nostri
belli sguardi si incontrano,
e mi perdo.

di Anna Maria Ricci, qui:
So che i nostri belli sguardi

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ZOMBIE

signore perdona i morti
perché non sanno più cosa dicono
e non sanno che sono muti
non più preda di mutui a vita
concedi più luce anche di notte
attenua le correnti dei fondali marini
insegnagli a camminare sull’acqua
come gli zombie di Romero
così che ci sembri che non anneghi
nessuno che non fosse già morto
e che non muoia nessuno
che sembri ancora vivo

di Maurizio Manzo, qui:
https://ilcollomozzo.wordpress.com/2019/07/13/zombie/

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Gioielli Rubati 56: Rosario Bocchino – Simone Cattaneo – Daniele Corbo – Anna Leone – mimi – Cosimo Ortesta – Cristina Alziati – Lucio Data.

ho scelto il vento

Ho scelto il vento
per rubare immagini alle vetrine,
oltre l’usura degli autobus
un ultimo viaggio di grandezza.

Per chiusure e lampioni
la ruvida grazia della vita,
quando distrae
e si abbandona ad ogni inchiostro.

Ora che il cielo è una pioggia strana
i passi capitano rari
e una piccola, goffa, discesa d’estasi
esiste senza strada.

Dentro un singolo ricordo di vastità
e in nessun luogo,
dentro gli occhi per muovere cammino,
in odore alla notte e per lune di rado avvistate.

Al silenzio confesso la mia voce,
al mare l’affanno delle onde.
E senza esperienza di pronuncia
questa stanca poesia.

di Rosario Bocchino, qui:
https://rosariobocchino.wordpress.com/2017/09/19/ho-scelto-il-vento/

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Ho incontrato un mio vecchio compagno di calcio
alcuni mesi fa in un ristorante di Torino, abbiamo giocato insieme
per circa dieci anni, da altrettanti non ci si vedeva
ci siamo abbracciati e abbiamo ordinato da bere. Vive lì adesso, almeno
così mi ha detto, genitori e fratelli morti, una zia a Garbagnate e
qualche cugino vicino a Napoli, gli unici suoi gioielli.
Era già ubriaco. Nessuna donna, lavoro interinale e monolocale.
Poi mi ha domandato come me la passavo. A quel punto è caduto
dallo sgabello del bancone e si è fratturato femore e umore.
Ho pagato il conto, chiamato una autoambulanza e me ne sono andato
sapendo che non avrei potuto fare niente di più
quella notte, né per lui né per me. Quando giocavamo
insieme, entrambi difensori, non provavamo pietà per nessuno.

di Simone Cattaneo, qui:
https://vertigine.wordpress.com/2013/06/24/simone-cattaneo-lultimo-maledetto-poeta-italiano-poesie-tratta-da-peace-love-il-ponte-del-sale-2012/

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Fragile presenza

Fantasma del quartiere
vago chiedendo una cortesia
una moneta che mi possa far volare via,
nessun Caronte a cui dare un obolo
ma denaro per paradiso endovena
veleno per sparire di scena
abbandonare una vita che non mi piace
sfuggire nell’oblio di una realtà fallace,
scarno in viso e passo incerto
avanzo come in un deserto,
e la desolazione è nell’anima mia
fiore delicato mai curato
annego nel mio inferno privato.

di Daniele Corbo, qui:
Fragile presenza

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Diaspora d’ombre controvento.

Profanare il silenzio equivale, anche, a scrivere; ci stiamo abituando a gridare
maiuscole ostinate, a sboccare spettacoli inediti senza meraviglia.

Pagine deturpate da fonemi dimessi a segni accesi d’interpunzioni e suoni
rimarcati in spettanza di as-senso.

Proprio come , appena, sopra, a spillare con-senso, ecco: ancora!

C’è chi ha imparato la parte, il dentrofuori vita e la ripete ad astanti muti,
disposti a lasciare in pegno gli occhi, in cambio, anche solo, di un e-statico clik
in finitudine di dita.

Oh, qualche emblema ancora resiste, ma non si orienta a suoi richiami.

L’intimo del dramma è diaspora di ombre controvento: nonostante, si allungano
frastagliando in finte movenze.

L`unica indulgenza, per chi, per nulla, davvero resta, è che le ombre non seducono, non
più di tanto, almeno.

Credo.

di Anna Leone, qui:
https://vocisottili.wordpress.com/2019/09/11/diaspora-dombre-controvento/

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Ci fosse ancora un nascondiglio.2

Il nascondiglio é liscio
il nascondiglio é fresco

il nascondiglio é nei prima
e ancora prima
è nei dopo
negli altrove
negli sguardi altri
di altre stagioni

quando gli spazi vuoti
diventeranno solo spazio
ed i silenzi
racconteranno altro.

di mimi, qui:
Ci fosse ancora un nascondiglio.2

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Nel progetto di un freddo perenne
lenimento si sveglia inerme
a severa distanza un lamento all’orecchio.
Tra le crepe nel suo stesso odore
ancora cresce illusione non desiderata
dentro un cerchio antico di due forme una forma
che accresciuta non grida non vuole
venire fuori
lì per un accesso di dolore
inosservata chiedendo più attenzione
a eccesso di colore.

Cosimo Ortesta da “Nel progetto di un freddo perenne” (1985-1988), qui:
http://poesiamondiale.blogspot.com/2015/08/cosimo-ortesta.html

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Ora tu credi che basterebbe un niente,
sedere ad un tavolo sgombro
in un’ora propizia, e lavorare ai versi
lavorare ai frammenti. Io sono fatta invece
di questo non scrivere giorno per giorno;
dentro il sedimentarsi delle piccole
cose, e delle grandi, sono
l’anima ingombra del loro farsi mute.

di Cristina Alziati, qui:

Appunti di poesia: Cristina Alziati | L'Altrove

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Carta da fumo.

Fumo di carta sulle labbra xx +
dire boschi / in modo silenzioso …
Accarezzato dalla punta della lingua
il suo bordo di colla.

Uva nera / -be scuro …- silenzio,
latte di fico nel sangue /
Uno è …
e poi
ciò che evoca lo annulla.

di Lucio Data, qui:
Papel de fumar

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Gioielli Rubati 55: Chiara – Bianca Bi – Flavia Tomassini – macalder02 – Giorgio Blu – Filippo Fenara – Lucia Piombo – Maria Petrungaro.

Lontano

Mischi il vento alle parole
e gli occhi piangono
il mare in cui ti bagni.
È una clessidra questa sabbia,
ma dimmi quanto manca
alla fine della festa?
Quanto manca alla fine della storia?
Ti ascoltavo nel mare che si muove,
e nella roccia che fa ombra
nascondevo ogni paura.
I tramonti raccontavano le storie
di giovani sirene e amici marinai,
di pesci senza scampo
anche se non sanno della terra.
Nuotano lontano insieme a noi
che siamo lì lungo la strada
a ricucire la distanza.

di Chiara, qui
https://viaggiraccontiscrittura.wordpress.com/2019/08/19/lontano/

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Tocca il foglio, sfiora.

tocca il foglio, sfiora.
accarezza la carta, passa
con il dito sopra la parola fine
e sosta.
guarda i punti, gli spazi accantonati
su cui anche una sbavatura d’inchiostro ha parola.
aggràppati ai tratti più sbiaditi
alle lettere inusuali
all’angolo del foglio che a volte quando s’alza
crea gratuita un’ombra.
contempla lo sporco, il pasticcio
l’imperfezione delle cose chiuse.
ripassa con il dito sopra la parola fine
e sosta.
in ultimo, dovunque
fa’ uno scarabocchio una malformazione,
poi credici col corpo
che quella è la Poesia
il grande mistero l’enigma
svelato rinchiuso
in tutto il nulla di cui è fatta
una macchia.

di Bianca Bi, qui:
https://biancabiblog.wordpress.com/2019/08/30/tocca-il-foglio-sfiora/

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Dopo un anno

Siamo andati in giro
mio fratello ed io,
la notte, l’ultima
del mese,
compagni nella vita di un giorno
e dei giorni a venire,
problemi e prospettiva.
Con quale spirito rientri,
mi chiede.
Trovare un posto nel mondo,
rispondo,
serena.

di Flavia Tomassini, qui:
https://flaviatomassini.wordpress.com/2019/09/01/dopo-un-anno/

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IO SONO MIGRANTE

Il tempo consuma pazienza soffocando
e la penna si bloccò su carta sfilacciata
cancellando le tracce di un’esistenza
intrappolata in una terra nobile
Le speranze si restringono e si contorcono
sotto un mare di confusione ideologica
Quando il fumo raggiunge i polmoni
non puoi respirare la libertà
Quando rimangono solo pietre scheggiate per camminare
non c’è altra scelta che migrare
Se il mondo sta morendo
Voglio continuare a scrivere poesie
prima che uccidano la lingua.

di Macalder02, qui:
https://macalderblog.wordpress.com/2019/08/29/soy-migrante/

*

questo amore ci raccatta dalle ore usate
buttati su due righe storte
non puoi chiamarlo cielo
questo soffitto di cose brulle
non passa pioggia sulle cinque colline
senza il rumore che fa la goccia
portami fuori da questo buco di condominio
togli il tappo al collo stretto
di questo pomeriggio
corriamo a fare la gimkana tra le facce varie
sui marciapiedi pieni come coni gelato
guardiamoci di rimbalzo
sulle vetrine
sguainiamo i denti con un sorriso
a chi li ha più bianchi
come fanno le mareggiate ai sassi

di Giorgio Blu, qui:
https://www.facebook.com/jonny.poesia?__tn__=%2Cd-%5D-h-R&eid=ARB5x4IeUaLlSQw3dwDnhAmDOiaWk1jxNO7oqmVdGxjDAzAcrqC4c8KJH0xv5MK2s1WOUop2HAVqdvl2

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ZERO VIRGOLA ZERO

Sono zero virgola zero periodico,
lacuna in costante ampliarsi…
…sono decrescita, vuoto d’aria,
silenzio digitale, sprofondo;
sono ardire a ritroso,
abbraccio involuto,
soffio aspirato
e sole astutato in cenere.
Sono imploso
in tempo antiorario,
resa incondizionata
di un martire immaginario.
Sono sempre meno,
per fare posto
alla luce che colma
sfiorando i miei pensieri.

di Filippo Fenara, qui:

Zero Virgola Zero

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Guardavo il cielo, al solito, sette di mattina…

Guardavo il cielo, al solito, sette di mattina

[anche tu, forse?no dico, a quell’ora, anche tu?
Lo so che lo fai. Ma…in quel preciso momento?]

Guardavo il cielo, al solito, stamattina.
Quella sensazione di spaesamento, di leggerezza. Di, come dice Musil?
– Sensazione di sconfinamento e sconfinatezza propria delle estasi mistiche e dell’amore.-

Ecco.

Guardavo il cielo, oltre il tramestio
il brontolio
l’indaffarato trafficare
il laborioso formicolio delle faccende

S’apparecchiava il mercato giornaliero
del darsi e prendersi, dello svendersi
e del vendersi a caro prezzo.
Del regalarsi.

Guardavo il cielo, risucchio per l’anima
sfiato dei pensieri che entravano tra le nubi
entravano e si spandevano e trovavano posto
Una scolaresca a teatro, muta. In attesa.

Guardavo il cielo e, improvvisamente
indovina un po’?
m’è venuto in mente il tuo viso, i tuoi occhi
e la Bellezza.

Allora ho detto (m’avrà sentito qualcuno?)
sì, insomma, m’è sfuggito un

Ah, Dio! Oddio! Forse s’è fermato il cuore. Solo un attimo.

di Lucia Piombo, qui:
https://poetella.wordpress.com/2019/09/04/guardavo-il-cielo-al-solito-sette-di-mattina-3/

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Sorsi di vita

Odo bacco,
letizie
e suon di gran festa,
una cantina in musica
nella valle di una stagione in fermento.
Spezie di opere d’arte,
coppe magiche nei giardini dell’uva in fiore,
nell’aria tintinnii di calici freschi.
Svetta il sole sugli sguardi,
un meraviglioso bouquet di profumi
inonda finestre di mille colori.
Sorsi di vite,
di mille euforie,
brindisi a nuovi orizzonti,
un raggio di primavera perenne.

di Maria Petrungaro, qui:
https://jadorelemots.wordpress.com/2019/06/08/sorsi-di-vita/

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