Livorno – Piero Ciampi (1971)

Un pianto che si scioglie,
La statua nella piazza,
La vita che si sceglie,
è il sogno di una pazza.
.
La sera è già calata,
Comincio a camminare
Sperando di incontrare
Qualcuna come te.
Triste triste
.
Troppo triste è questa sera,
Questa sera, lunga sera.
Ho trovato
Una nave che salpava
Ed ho chiesto dove andava.
Nel porto delle illusioni,
Mi disse quel capitano.
Terra terra
Forse cerco una chimera,
Questa sera, eterna sera.

Una giornata al mare

Una giornata al mare
Solo e con mille lire
Sono venuto a vedere
Quest’acqua e la gente che c’è
Il sole che splende più forte
Il frastuono del mondo cos’è
Cerco ragioni e motivi di questa vita
Ma l’epoca mia sembra fatta di poche ore
Cadono sulla mia testa le risate delle signore

Guardo ma cameriera
Non parla è straniera
Dico due balle ad un tizio
Seduto su un’auto più in là
Un’auto che sa di vernice
Di donne, di velocità
Più in là sento tuffi nel mare
Nel sole o nel tempo chissà
Bambini gridare
Palloni danzare

Tu sei rimasta sola
Dolce madonna sola
Nelle ombre di un sogno
O forse di una fotografia lontani dal mare
Con solo un geranio e un balcone

Ti splende negli occhi la notte
Di tutta una vita passata a guardare
Le stelle lontano dal mare
E l’epoca mia è la tua
E quella dei nonni dei nonni
Vissuta negli anni a pensare

Una giornata al mare
Tanto per non morire
Nelle ombre di un sogno
O forse in una fotografia lontani dal mare
Con solo un geranio e un balcone

Ascolti amArgine: Humdrum – Peter Gabriel (1977)

 
Questo bellissimo brano è tratto dalla Prima pubblicazione da solista di Gabriel dopo l’uscita dai Genesis. 
.
Monotonia
.
L’ho visto al J.F.K.
Ha preso il tuo biglietto ieri
Nella monotonia
 
Guido il tandem con una sconosciuta
Le cose non vanno come le avevo programmate
Nella monotonia
 
Hey Valentina, vuoi costringermi a implorare?
Mi hai cotto a puntino, sono un uovo sodo
Nella monotonia
 
Vuota la mia mente – trovo difficile sopportare
Ascolta il mio cuore – non ho bisogno di alcuno stetoscopio
 
Mi sembra che quel televisore
Arrivi a incidermi un profondo taglio
Nella monotonia
 
Vuota la mia mente – trovo difficile sopportare
Ascolta il mio cuore – non ho bisogno di alcuno stetoscopio
 
Dalla donna viene fuori l’uomo
Spende il resto della sua vita recuperando dove può
Come un arco, così una colomba
Come sotto, così sopra
Dal buco nero
Venga il girino
Con la sua oscura anima
Nel carbone lei bruci, lei bruci!
 
Mentre guidavo sotto il sole
Non osavo guardare dove avevo iniziato
Perso tra gli echi delle cose assenti
Guardando il suono che plasmava forme nell’aria
Dalla stella bianca
Venne la cicatrice chiara
La nostra ameba
Mio bell’amore 
 
 
 

Perlimpinpin di Barbara

Per chi, come quando e perché?
Contro chi? Come? Contro cosa?
Basta con la tua violenza.
Da dove vieni?
Dove stai andando
Chi sei
A chi stai pregando?
Ti prego di tacere.
Per chi, come, quando e perché?
Se dobbiamo assolutamente essere
contro qualcuno o qualcosa,
sono per il sole al tramonto
sulle colline deserte.
Sono per le foreste profonde,
perché un bambino che piange, che
provenga da qualsiasi luogo,
è un bambino che piange,
perché un bambino che muore
alla fine delle tue pistole
è un bambino che muore.
Com’è abominevole dover scegliere
tra due innocenze!
Com’è abominevole avere
la risata dell’infanzia da nemici !
Per chi, come, quando e quanto?
Contro chi? Come e quanto?
Per perdere il gusto della vita,
Il sapore dell’acqua, il sapore del pane
E quello del Perlimpinpin
In piazza des Batignolles!
Ma per niente, ma per quasi nulla,
essere con te e va bene!
E per una rosa semiaperta,
E per un respiro,
E per un respiro di abbandono,
E per questo giardino tremante!
Non avere nulla, ma appassionatamente, Non
dire nulla freneticamente,
Ma dare tutto con intossicazione
E ricco di espropriazione, Avere
solo la sua verità,
Avere tutte le ricchezze,
Non parlare di poesia,
Non parlare di poesia
Frantumando fiori selvatici
E giocando con trasparenza
Sul fondo di un cortile con pareti grigie
Dove l’alba non ha mai possibilità.
Contro chi, come, contro cosa?
Per chi, come, quando e perché?
Per riscoprire il gusto della vita,
il sapore dell’acqua, il sapore del pane
E quello del Perlimpinpin
nella piazza dei Batignolles.
Contro nessuno e contro nulla,
Contro nessuno e contro nulla,
Ma per tutti i fiori aperti,
Ma per un respiro,
Ma per un soffio di abbandono
E per questo giardino tremante!
E vivi appassionatamente,
e combatti solo
con i fuochi della tenerezza
E, ricco di espropriazione
,
Avere solo la sua verità, Possedere tutta la ricchezza,
Non parlare più di poesia,
Non parlare più di poesia
Ma lasciare vivere fiori selvatici
e fai trasparire la trasparenza
In fondo a un cortile con pareti grigie
dove l’alba avrebbe finalmente avuto la sua possibilità,
vivere,
vivere
con tenerezza,
vivere
e donare
con ubriachezza!

*

Perlimpinpin è una canzone di Barbara, pubblicata nel suo album Amours Incestueuses del 1972. La canzone evoca la guerra: è stata scritta al tempo della guerra del Vietnam. Si riferisce alla Square des Batignolles, situata a pochi metri dalla casa natale di Barbara (6 rue Brochant), nel 17° arrondissement di Parigi. Il 27 novembre 2015, durante la cerimonia a Les Invalides presieduta dal Presidente della Repubblica François Hollande in omaggio alle vittime degli attentati del 13 novembre, la canzone è stata eseguita da Natalie Dessay accompagnata al pianoforte da Alexandre Tharaud.

Ascolti amArgine: Green is the colour – Pink Floyd (1969)

 

Verde è il Colore

La pesante volta celeste restava sospesa
proteggo i miei occhi dalla luce e posso vederti
bianca è la luce che risplende
attraverso la veste che indossi

Lei giaceva nell’ombra di un’onda
indistinte erano le visioni sovrapposte
la luce del sole nei suoi occhi
ma il chiaro di luna la accecava
ogni volta

Verde è il colore di quelli come lei
la velocità dell’occhio inganna la mente
l’invidia è il legame tra quelli che sperano
e quelli che sono dannati.
 
*
 
Green is the Colour (testo originale)
 
Heavy hung the canopy of blue
shade my eyes and I can see you
white is the light that shines
through the dress that you wore

She lay in the shadow of a wave
hazy were the visions overplayed
sunlight in her eyes
but moonshine made her blind
every time

Green is the colour of her kind
quickness of the eye deceives the mind
envy is the bond between the hopeful
and the damned

Ascolti amArgine: The Fog – Kate Bush (1989)

... da ragazza dov’ero un Fior di montagna sì quando mi misi la rosa nei capelli /come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco /e io pensavo beh lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio sì. (da il Monologo Interiore di Molly Bloom, di James Joyce)

*

La Nebbia

“Vedete, sono tutti cresciuti fino adesso”.

Disse:
“Basta mettere i piedi giù bambino,
Perche ‘siete tutti cresciuti ora. ”

Proprio come una fotografia,
ti prendo.
Proprio come una stazione sulla radio,
ti prendo.
Proprio come un volto nella folla,
ti prendo.
Proprio come la sensazione che si sta inviando,
ti prendo.
Ma non posso lasciarti andare.
Se ti lascio andare,
scivolerai nella nebbia …

Questo amore era abbastanza grande per noi due.
Questo amore tuo era abbastanza grande per spaventarsi.
E’ profondo e scuro, come acqua era,
Il giorno in cui ho imparato a nuotare.

Disse:
“Basta mettere i piedi giù, bambino.

È questo amore abbastanza grande per vegliare su di me?
Abbastanza grande da lasciarmi andare
senza farmi male,
Come il giorno in cui ho imparato a nuotare?

Perchè siete tutti cresciuti ora.

Basta mettere i piedi giù, bambino,
L’acqua alta  è solo vita.
ti lascerò andare dolcemente,
Poi potrai nuotare a me

Testamento – Franco Battiato

Lascio agli eredi l’imparzialità, la volontà di crescere e capire,
uno sguardo feroce e indulgente, per non offendere inutilmente.
Lascio i miei esercizi sulla respirazione,
Cristo nei Vangeli parla di reincarnazione.
Lascio agli amici gli anni felici, delle più audaci riflessioni,
la libertà reciproca di non avere legami
… e mi piaceva tutto della mia vita mortale,
anche l’odore che davano gli asparagi all’urina.

We never die,
we were never borne!
Il tempo perduto chissà perchè, non si fa mai riprendere
i linguaggi urbani si intrecciano e si confondono nel quotidiano.
“Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtude e conoscenza”…
l’idea del visibile alletta, la mia speranza aspetta.
Appese a rami spogli, gocce di pioggia si staccano con lentezza, mentre una gazza, in cima ad un cipresso, guarda.
Peccato che io non sappia volare, ma le oscure cadute nel buio
mi hanno insegnato a risalire.
E mi piaceva tutto della mia vita mortale, noi non siamo mai morti, e non siamo mai nati.

We never die,
we were never borne!

Paesaggio dopo la battaglia – Vasco Brondi (2021)

Italia in tangenziale, le sette di mattina
Verso l’America su una barca alla deriva
Lì che aspetta appena fuori dalla chiesa
Italia in fila indiana a fare la spesa
Scende dalla montagna senza divisa
Corre tra gli spari, in bicicletta tra le macchine
In missione per una multinazionale
Italia in rianimazione, non riesce a respirare sotto la neve
Per chi suonano le campane sotto le macerie
Si sente ancora chiamare un nome

Italia maledetta
Italia benedetta
Italia solitaria
Nel paesaggio dopo la battaglia
Nel paesaggio dopo la battaglia

Italia senza bandiera e porti chiusi in mezzo al mare
Dietro un masso sempre pronta a resuscitare
Perché non riesce a dormire
Italia, mille governi, mille profeti
Figli con i nomi di santi
Morti di fame tutti i poeti
E quelli che non si sono mai inginocchiati
Italia sotto cieli struggenti
Tra ristoranti e cuori sempre aperti
Italia, carceri affollati, scavi interrotti
Concesse le visite ai parenti

Italia benedetta
Italia maledetta
Italia solitaria
Nel paesaggio dopo la battaglia
Nel paesaggio dopo la battaglia

Hanno trovato dei reperti
Non volevo svegliarti
Dove vedi ipermercati
Ci saranno deserti
Rose dei venti
Noi sconfitti e contenti
Lunghi silenzi fino alle Alpi
Terremoti, mare calmo e tormenti
Poi sorriderti in mezzo ai templi
Sulla porta d’Europa rovinata
Dai decreti, dai venti
Finalmente rivederti

Italia maledetta
Italia benedetta
Italia solitaria
Nel paesaggio dopo la battaglia
Nel paesaggio dopo la battaglia
Nel paesaggio dopo la battaglia