ascolti amArgine: I Ritorni – Lucio Battisti e Pasquale Panella (1990)

La Sposa Occidentale fa parte dei cosidetti “dischi bianchi” di Battisti con le parole di Pasquale Panella. Li ho consumati quei cinque dischi, otto canzoni ogni due anni, da Don Giovanni a Hegel. Dischi in cui Battisti, superstar del popo anni Settanta, si mise volutamente a margine. Canzoni geniali, ancora modernissime. Il genio di Battisti fu tutto nel musicare e interpretare parole apparentemente stralunate, la grande poesia di Panella. E poi ho una predilezione per le canzoni senza ritornello. Gustatevi appieno la bellezza di questo testo, grandissima canzone d’amore che avrei voluto scrivere io.

I RITORNI

E da quel punto in poi
sentimmo sotto di noi
svolgersi il sentimento,
largo e intento
ad una tutta sua meditazione,
non curante
che sopra la sua pelle si ballasse.
Le foglie coi barattoli, le casse
con i tronchi senza cuore.
E lo scandaglio calava dalle prore,
poi ritornava su
chiedendosi “Perché, perché il ritorno?”.
È sempre per prova che
sulle labbra torna
la parola “amore”,
per prove d’esercizio
perché si sa che poi non si sa mai
che potrebbe tornare utile.
Tornare, per raccontare
il furore e il gelo
delle notti aurore.
Bianca e assai provata,
scampata per un pelo per poter ritornare,
come dalle crociate, a un futile
sopravvissuto a tutto,
che ritorna più utile che vivo,
quindi innamorato ancora.
E torna, torna, lei gli ha detto torna
ed era una bambina, finalmente,
e gli diceva torna.
Abbiamo un solo limite:
l’amore che ci divide.
Come la ragione,
perché con la ragione
si sopravvive a tutto,
si distrugge il distrutto,
ricostruendo a intarsi la copia fedele
dell’innamorarsi,
e un tassello alla fine
o è dell’uno o è dell’altro.
E i sogni si allontanano
come i cavalli scossi,
caduti i sognatori;
bocconi tra le fragole, ma
più dolci e più rossi,
ridotti a dolenti spifferi.
E docili incompetenti
nella lotta incerta
tra il ridire e il fare
l’amore colloquiale.
E lei continua a dirsi:
“Si sopravvive a tutto per innamorarsi”.
Amarsi è questo: escludere
d’essere i soli al mondo,
i soli ad esser soli amando,
sterminandola l’invincibile armata.

Annunci

Canzoni con nomi di uomo

Edoardo Bennato, Franz è il mio nome – 1976

Franco Califano, Pierpaolo – 2005

Guesch Patti, Etienne – 1987

Francesco De Gregori, Pablo – 1975

Sapete che ce ne sono poche? Voi ne conoscete qualche altra?

ascolti amArgine: Palabras di Silvio Rodriguez (1970)

Artista notissimo a Cuba e nel mondo latino americano, quasi sconosciuto in Italia. Un pezzo del 1970, non esplicitamente dedicato a Ernesto Che Guevara, pubblicato solo nel 2006. Un pezzo che anche i poeti, specialmente chi pensa di esserlo, dovrebbero ben tenere a mente. Buon ascolto.

PAROLE

Quando cammino scalzo passo passo nel vento
quando vago tra le rovine e la polvere,
che si canti una strofa per le mani di un morto
che si reciti un verso al suo spazio di vita

Accadrà che i suoi resti non si vedranno nella città
la perfezione della pietra non splenderà
Forse è vero che il suo sangue non muoverà un’astronave
forse con le sue ossa non si erigerà una torre
forse più che il suo canto, la stella brillerà

Perché è successo che il pianto si trasforma in parole
è successo che il sangue si trasforma in parole
è successo che un uomo si trasforma in parole
parole, parole, parole da sgranare

Quando la morte sembra lontanissima e strana
quando il giovane schiavo camperà tra i ricordi
che si dia ad ogni figlio un proiettile in mano
si fecondi la terra con semenze di vita

Si saprà che il divenire della pietra non ci sarà
che fu pioggia lontana bagnò la città
Chiuderemo con chiodi le finestre ed i sogni,
grumi e zolle di terra, la purezza e il fango
la tranquilla chitarra, la pietra e l’amore

Perché è successo che il pianto si trasforma in parole
è successo che il sangue si trasforma in parole
è successo che l’uomo si trasforma in parole
e che anche la storia si trasforma in parole
è successo che il mondo si trasforma in parole
è successo che tutto si trasforma in parole
parole, parole, parole da sgranare.

testo originale

Cuando se ande descalzo, paso a paso de viento
cuando venga del polvo la ciudad destruida
que alguien cante una estrofa a las manos de un muerto
que alguien diga algún verso a su espacio de vida.

Puede ser que sus restos no se distingan en la ciudad
que la perfección de la piedra no luzca piel.
Puede ser que su sangre no mueva una astronave
puede ser que sus huesos no sirvan para torres
puede ser que una estrella brille más que su voz.

Ha pasado que el llanto se convierte en palabras
ha pasado que un hombre se convierte en palabras
palabras, palabras, palabras a granel.

Cuando la muerte sea inalcanzable y rara
cuando un mohoso grillete repose en la vitrina
que se dé a cada hijo una flor y una bala
que se sepa que el mundo va sembrado de vidas.

Se sabrá que este ir y venir de piedras no se quedó
que una lluvia lejana fue a mojar la ciudad.
Fijaremos con clavos las ventanas, los sueños
los pedazos de tierra, la limpieza y el lodo
las guitarras, las sillas, las piedras y el amor.

Porque ha pasado que historia se convierte en palabras
ha pasado que el mundo se convierte en palabras
ha pasado que todo se convierte en palabras
palabras, palabras, palabras a granel.

Ha pasado que historia se convierte en palabras
ha pasado que un hombre se convierte en palabras
ha pasado que todo se convierte en palabras
palabras, palabras, palabras a granel.

ascolti amArgine: Ghosts of Berlin – Andrea Schroeder (2014)

Andrea Schroeder è una delle più interessanti cantautrici europee degli ultimi anni. Il suo canzoniere ha raccolto l’eredità di autori decadenti quali Leonard Cohen, Nico e Nick Cave, filtrata attraverso la sua sensibilità di poetessa affascinata dalle atmosfere noir e dalle tinte teatrali da cabaret brechtiano. Protagonista di questo brano (due i video, quello ufficiale con il montaggio di sequenze di una Berlino che non c’è più, l’altro in dimensione live) è la città di Berlino, emblema e città martire del Secolo Breve. Buon ascolto.

FANTASMI DI BERLINO

Ci sono fantasmi a Berlino
Corpi sepolti nel terreno
Stanno camminando per le strade
Senza suono

Ci sono fantasmi per le strade di Berlino
I fantasmi di Berlino
Die Geister von Berlin
I fantasmi di Berlino
Die Geister von Berlin

Piccolo fantasma
Perché non riesci a dormire?
Ci sono margherite coltivate
Sulla tua tomba

Ti porta fiori
Ogni giorno
Non riesci a vederli
Sono di colore grigio

Ci sono fantasmi per le strade di Berlino
Ci sono fantasmi nelle strade di Berlino
I fantasmi di Berlino
Die Geister von Berlin
I fantasmi di Berlino
Die Geister von Berlin

TESTO ORIGINALE

There’re ghosts in Berlin
Bodies buried in the ground
They’re walking in the streets
Without a sound

There are ghosts in the streets of Berlin
There are ghosts in Berlins streets
The ghosts of Berlin
Die Geister von Berlin
The ghosts of Berlin
Die Geister von Berlin

Little ghost
Why can’t you sleep
There are daisies grown
Upon your grave

There are ghosts in the streets of Berlin
There are ghosts in Berlins streets

She brings you flowers
Everyday
Can’t you see them
They’re tinted grey

There are ghosts in the streets of Berlin
There are ghosts in Berlins streets
The ghosts of Berlin
Die Geister von Berlin
The ghosts of Berlin
Die Geister von Berlin

ascolti amArgine: Mongoloid – Devo (1977)

Canzone politicamente scorretta verso il politicamente corretto come poche. Mongoloid, come molte delle prime canzoni dei Devo, è costruita su un freddo beat in stile krautrock. La traccia si apre con una linea di basso in 4/4, al quale si aggiunge la batteria, e la chitarra elettrica. Sopra questo, domina una linea di sintetizzatore suonata al Minimoog con vari effetti. Il sintetizzatore non è impiegato come strumento principale nella canzone, ma solo all’inizio e in chiusura. La linea vocale raddoppiata è cantata in simultanea da Gerald Casale e Robert “Bob 1” Mothersbaugh. Sul singolo originale, il cantato è volutamente nasale. Il testo del brano descrive il perfetto uomo medio paragonandolo a un uomo affetto dalla sindrome di Down, collegandosi al titolo dell’album in cui ci si chiede “siamo uomini? no, siamo involuti!”.

MONGOLOIDE

Mongoloide era un mongoloide
Più felice di te e me
Mongoloide era un mongoloide
E ha determinato ciò che poteva vedere
Mongoloide era un mongoloide
Un cromosoma di troppo
Mongoloide era un mongoloide
E ha determinato ciò che poteva vedere
E indossava un cappello
E aveva un lavoro
E ha portato a casa la pancetta
In modo che nessuno lo sapesse
Mongoloide era un mongoloide
I suoi amici non ne erano a conoscenza
Mongoloide era un mongoloide
E nemmeno importava a nessuno

TESTO ORIGINALE

Mongoloid he was a mongoloid
Happier than you and me
Mongoloid he was a mongoloid
And it determined what he could see
Mongoloid he was a mongoloid
One chromosome too many
Mongoloid he was a mongoloid
And it determined what he could see
And he wore a hat
And he had a job
And he brought home the bacon
So that no one knew
Mongoloid he was a mongoloid
His friends were unaware
Mongoloid he was a mongoloid
Nobody even cared

ascolti amArgine: Wow – Kate Bush (1978)

Ho sempre avuto una passionaccia adolescenziale per Kate Bush. Questo brano parla dell’industria musicale e dello show business in generale. Nel 2012 il Guardian ha definito “Wow” il momento culminante dell’album Lionheart.

Wow!

Emily…

Siamo tutti soli sul palco stasera.
Ci è stato detto di non avere paura di voi.
Sappiamo tutte le nostre parti così bene.
Le abbiamo recitate così volte:
Di volta in volta,
La parte e la parte di nuovo.

Oh, sì, sei incredibile!
Pensiamo che sei incredibile.
Dici che siamo fantastici,
Ma ancora non siamo entrati nella parte.

Wow! incredibile!

Quando l’attore trova la morte
Sai che non è reale. Ha solo cambiato il respiro.
Ma si butta sempre troppo presto, troppo veloce per salvarsi.

Non farà mai cinema.
Non farò mai lo ‘sweeney’,
Non sarà mai il mattatore del film.
E’ troppo occupato a coprirsi di vaselina.

Oh, sì, sei incredibile!
Pensiamo che sei davvero cool.
Noi ti diamo una parte, il nostro amore,
Ma si dovrebbe giocare il Jolly.

Wow! incredibile!

Siamo tutti soli sul palco stasera.
Siamo tutti soli,
Sul palco,
Stasera.

TESTO ORIGINALE

Emily…

We’re all alone on the stage tonight.
We’ve been told we’re not afraid of you.
We know all our lines so well, uh-huh.
We’ve said them so many times:
Time and time again,
Line and line again.

Ooh, yeah, you’re amazing!
We think you’re incredible.
You say we’re fantastic,
But still we don’t head the bill.

Wow! wow! wow! wow! wow! wow! unbelievable!
Wow! wow! wow! wow! wow! wow! unbelievable!

When the actor reaches his death,
You know it’s not for real. he just holds his breath.
But he always dives too soon, too fast to save himself.

He’ll never make the screen.
He’ll never make the ’sweeney’,
Be that movie queen.
He’s too busy hitting the vaseline.

Ooh, yeah, you’re amazing!
We think you are really cool.
We’d give you a part, my love,
But you’d have to play the fool.

Wow! wow! wow! wow! wow! wow! unbelievable!
Wow! wow! wow! wow! wow! wow! unbelievable!

We’re all alone on the stage tonight.
We’re all alone,
On the stage,
Tonight.

ascolti amArgine: C.F.F. e il Nomade Venerabile (2005)

Ho scoperto questa band per puro caso, eppure c’è da almeno oltre vent’anni. Essere già in pensione e sentirmi un pivello, ma ora ho tempo per ricercare. Condivido questa scoperta con voi: soprattutto i testi, bellissimi, del loro album 2005 “Ghiaccio”.

1-FIUMANI

Vi ha mai sorpreso la secca compagnia scolpita
dal suono dello sfregare delle vostre suole
sull’asfalto di strade notturne?
Di frequente mi ridesto da dinamiche in pensiero,
nel desolante strapiombo reale.
Attorniato dall’apnea di sorrisi sociali e feste edulcorate
scuoto
polveri residui del viaggio.
O, trasandato, le rigetto a ritmi industriali.
Nello specchio opaco di un cesso pubblico
cerco un gesto d’istinto, smorfie epidermiche, il crimine, la malattia.
Strizzo da me liquami emozionali
e, storpio nei modi e nella bocca, studio da murena.
Ho le vene ingarbugliate, la testa rasa al suolo
e un umore come diciannove punk nei conventi di febbraio.
Mentre scarnifico i momenti
offendi
il mio decoro spalmato sotto quintali di treni in collisione.
Ci incastriamo alla meno peggio.
Il meno è combustione.

2-SATORI

Vieni a rompere il silenzio
vieni a fendere lo spazio
vieni ed aprimi una breccia
da cui sgorga una parola
che rinfresca
che risana
e che salva…
Silenti barbagli di luce
mi trafiggono gli occhi
spietato come cristallo
mi lasci in terra accecato
Come un’ombra in una casa deserta…
See the frost around the clothes
leave your picture by the wall
like a shadow in a desert home
if I dream I’ll walk
Mi aiuti il bardo a ricordare
che siamo della sostanza
di cui sono fatti i sogni
e la nostra piccola vita
è cinta di sonno
Nel solco dei lustri miei
scorgo gli strappi e cadute che
restano a dirmi che
fertile schianto è l’incedere
come se polvere
fosse l’essenza d’esistere
See the frost around the clothes
leave your picture by the wall
like a shadow in a desert home
if I dream I’ll walk
Sperando di destarci dal torpore che sovente ci assale…
dal mediocre che ci scorre nelle vene…

3-ROVISTO NEI TEMPI SGRETOLATI

Mi faccio equilibrista, Salomone mascherato
uso l’occorrenza, ho la pancia dei silenzi
voglio la pensione cromata bricolage,
nel letto la carogna di un uomo saccheggiato.
D’idiozie, fuori c’è la guerra
per un posto nel mercato intellettuale
per nascondersi l’inetto che macera
fuori c’è una guerra accomodata
Lo schiaffo che dà l’onda alla battigia
spezza la cornice di dense passeggiate
seduce, annienta, sublima
la scelta impopolare
ma non ci bado perché il popolo si omette da sé.
Mentre riscaldo brodino vegetale
inghiottisco i profumi dell’aria piovosa
ingaggio coraggio, fiero m’equipaggio
ortica fra le cosce di sguatteri blindati:
solo lo sono fra molti se sono isolato da quello che sono.
Dentro c’è una guerra a quella guerra
pace in all’erta…
Al guado d’amate correnti alternate
odio la pensione e quel fottuto bricolage.

4-DEL DECORO

Come quando resto
mani nelle mani
come quando sciolgo
neve e sette nani
Come quando sfrego
ruggine fra i denti
come quando cadi
curvo e sedimenti
Come quando lavo
gli occhi con il vento
come quando sogno
di chi non ha volto
Come quando cerco
ghiaccio che ribolle
come quando strazio
la mia muta pelle
C’est alors que je mets mes habits de fête
que j’arrache des secrets et mon coeur s’arrête
Come quando vesto
l’anima di incanto
come quando svendo
il mio sonno al pianto
Come quando m’armo
di curve apparenze
come quando brindo
alle mie tre mancanze
Come quando lecco
al midollo i miei dissesti
Nietzsche intese il sesso
assecondo iconoclasti
Come quando presto
ascolto alla mia amica
non con le parole
abbracci in fondo al cuore.

5-SUL SE

Il punto è al principio di frase.
Meglio per me.
Oltre mani tese
oltre i bisogni impastati d’ordinario
tentativi rinnovati finchè fiacchi.
Finchè la materia.
Nulla di più spirituale
se è dove conservo manciate d’iridio
se è tinta di gioie
per cui ancora ricerco parole
cerco invano gli agguati e catture in ampolle.
La verità frana
se ammessa.
Sa di pane troppo cotto
di lenzuola stropicciate.
Nella custodia degli attimi
divampa la vita
nelle attese frementi.
In perfetto fuori tempo.
Se il profilo schiacciato sotto lastre in una stanza
tossisse vetro
scivolando via tra le architetture berlinesi…
…potessi rinascere stella cadente
esalerei nel desiderio suadente
di un desiderio svelato…
…talora mi pressa un pensiero di morte
spirare tra spettri più forti di me
in questi anni di ghiaccio.
****************************

per saperne di più:
https://www.rockit.it/cffeilnomadevenerabile/biografia