ascolti amArgine: 19 di Paul Hardcastle

Il titolo del brano (datato 1985) si riferisce all’età media dei soldati americani che combatterono la guerra del Vietnam. Io, domani 21, ne faccio 59, giusto 40 in più.

In 1965, Vietnam seemed like
Just another foreign war
But it wasn’t, it was
Different in many ways

As so were those
Who did the fighting
In World War II
The average age of the
Combat soldier was twenty-six

In Vietnam, he was nineteen
In Vietnam, he was nineteen
In Vietnam, he was nineteen
In Vietnam, he was nineteen
N-n-n-n-nineteen

The heaviest fighting
Of the past two weeks
Continued today twenty-five
Miles northwest of Saigon

I wasn’t really sure
What was going on

N-n-n-n-nineteen, nineteen
N-nineteen, nineteen

In Vietnam, the combat soldier
Typically served a twelve month tour of duty
But was exposed to hostile fire almost everyday

N-n-n-n-nineteen
N-n-n-n-nineteen

In Saigon, a US miltary spokesman
Said today, more than 720 troops
Were killed last week in
That sensitive border area
In all of South Vietnam
The enemy lost a total of
2,689 soldiers

All those who remember the war
They won’t forget what they’ve seen
Destruction of men in their prime
Whose average age was nineteen

D-d-d-d-d-destruction
D-d-d-d-d-destruction

According to a Veteran’s Administration study
Half of the Vietnam combat veterans suffer
From what psychiatrists call
Post-traumatic stress disorder
Many vets complain of alienation, rage, or guilt
Some succumb to suicidal thoughts
Eight to ten years after coming home
Almost eight-hundred-thousand men
Are still fighting the Vietnam War

None of them received
A hero’s welcome

S-s-s-s-s-Saigon
Nineteen, s-s-s-s-Saigon
N-n-n-n-n-nineteen

*

19

Nel 1965 il Vietnam sembrava solo un’altra guerra all’estero,
ma non lo era.
Fu diversa in molti modi, così come lo erano quelli che combattevano.
Nella Seconda Guerra Mondiale l’età media dei soldati era di 26 anni…
In Vietnam era di 19 anni.

(annunciatore televisivo)
Le sparatorie e i combattimenti delle scorse 2 settimane continuano ad oggi
25 miglia a ovest di Saigon
Non ero molto sicuro di ciò che stava accadendo (Voce di un veterano)

In Vietnam i soldati erano in servizio di leva per 12 mesi ma
erano esposti al fuoco ostile quasi ogni giorno

Centinaia di migliaia di veterani dei pesanti combattimenti in Vietnam furono arrestati
sin dal congedo
Non ci sono cifre precise riguardo a quanti di questi uomini siano stati incarcerati.
Ma uno studio della Veterans Administration conclude che più un Veterano
è stato esposti ai combattimenti più aumenterebbe la sua possibilità di essere arrestato
o condannato.

Questa è un’eredità della Guerra in Vietnam

(Ragazze che cantano)
Tutti quelli che ricordano la guerra
Non dimenticheranno ciò che hanno visto.
La strage di uomini nel fiore degli anni
la cui età media era di 19 anni
Strage
Strage
Guerra, guerra
Strage, strage, guerra, guerra
Strage, strage
Guerra guerra

Dopo la Seconda Guerra Mondiale gli uomini tornarono a casa su navi per il trasporto delle truppe, ma
i Veterani del Vietnam tornavano a casa entro 48 dai combattimenti nella giungla
Forse la più drammatica differenza tra la Seconda Guerra Mondiale e il Vietnam
fu il ritorno a casa….nessuno di loro ricevette un benvenuto da eroe
Nessuno di loro ricevette un benevenuto da eroe, nessuno di loro, nessuno di loro
Nessuno di loro, nessuno di loro, nessuno di loro

Secondo uno studio della Veteran Administration
La metà dei veterani che hanno combattuto in Vietnam hanno sofferto di quello che gli Psichiatri chiamano
Disturbo da Stress Post Traumatico
Molti veterani lamentano alienazione, rabbia o colpa
Alcuni soccombono a intenzioni suicide
Dagli 8 ai 10 anni dopo il ritorno a casa quasi 800.000 uomini stanno ancora combattendo la guerra in Vietnam.

(Voce di un soldato)
Quando ritornammo tutto era diverso. Tutti volevano sapere
“Cosa è successo a quei ragazzi laggiù?
Deve esserci qualcosa di sbagliato da qualche parte
Abbiamo fatto quello che dovevamo fare
Deve esserci qualcosa di sbagliato da qualche parte
La gente voleva che ci vergognassimo di ciò che ci aveva fatto diventare
Papà non aveva idea di ciò per cuì era andato a combattere e di ciò per cui combatte tuttora
Tutto ciò che vogliamo è tornare a casa
Per cosa lo abbiamo fatto?
Tutto ciò che vogliamo è tornare a casa
Ne valeva la pena?

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ascolti amArgine: Genesis di Jorma Kaukonen

Ex e fondatore di Jefferson Airplane e Hot Tuna, Jorma kaukonen conobbe il suo più grande successo con questa canzone d’amore uscita su Quah!, il suo album solista del 1973. E’ una delle mie canzoni della vita.

GENESIS

Time has come for us to pause
And think of livin’ as it was
Into the future we must cross, must cross
I’d like to go with you
I’d like to go with you

You say I’m harder than a wall
A marble shaft about to fall
I love you dearer than them all
Them all, so let me stay with you
So let me stay with you

And as we walked into the day
Skies of blue had turned to gray
I might have not been clear to say, to say
I never looked away
I never looked away

And though I’m feelin’ you inside
My life is rollin’ with the tide
I’d like to see it be an open ride
Along with you, goin’ along with you

The time we borrowed from ourselves
Can’t stay within a vaulted well
And livin’ turns into a lender’s will
So let me come with you
And let me come with you

And when we came out into view
And there I found myself with you
When breathin’ felt like somethin’ new, new
Along with you, goin’ along with you

*
GENESI

E’ venuto il momento di fare una sosta
e pensare alla vita come era un tempo,
dobbiamo attraversare il futuro
e io vorrei andarci assieme a te

che dici che sono duro come la pietra
un obelisco di marmo pronto a cadere:
io ti amo più sinceramente di tutti quanti
e quindi lasciami restare con te.

E non appena siamo entrati nel giorno
i cieli da blu sono diventati grigi
forse non ho parlato chiaro
ma non ho mai distolto lo sguardo.

E sebbene ti senta dentro me
la mia vita è portata via dalla marea
vorrei vederla come una libera cavalcata
in sintonia con te.

Il tempo che abbiamo preso in prestito
non può star chiuso dentro un pozzo,
la vita diventa un desiderio in affitto
quindi lasciami venire via con te.

E quando uscimmo alla vista
e laggiù mi ritrovai con te
sentiI il respiro come qualcosa di nuovo
in sintonia con te.

ascolti amArgine: Paolo Conte – Boogie

“Era un mondo adulto/si sbagliava da professionisti.” A song to remember.

Due note e il ritornello era gia’ nella pelle di quei due
Il corpo di lei mandava vampate africane, lui sembrava un coccodrillo
I saxes spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga
E la canzone andava avanti sempre piu’ affondata nell’aria

Quei due continuavano, da lei saliva afrore di coloniali
Che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta
Che tenevano la porta aperta davanti alla primavera

Qualcuno nei paraggi incominciava a starnutire
Il ventilatore ronzava immenso dal soffitto esausto
I saxes, ipnotizzati dai movimenti di lei si spandevano
Rumori di gomma e di vernice, da lui di cuoio

Le luci saettavano sul volto pechinese della cassiera
Che fumava al mentolo, altri starnutivano senza malizia
E la canzone andave elegante, l’orchestra era partita, decollava
I musicisti, un tutt’uno col soffitto e il pavimento

Solo il batterista nell’ombra guardava con sguardi cattivi
Quei due danzavano bravi, una nuova cassiera sostituiva la prima
Questa qui aveva occhi da lupa e masticava caramelle alescane
Quella musica continuava, era una canzone che diceva e non diceva

L’orchestra si dondolava come un palmizio davanti a un mare venerato
Quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare
Un quinto personaggio esito’ prima di sternutire
Poi si rifugio’ nel nulla, era un mondo adulto
Si sbagliava da professionisti

Written by Paolo Conte •

ascolti amArgine: Yassassin, lunga vita a David Bowie

David Bowie, il 10 gennaio è l’anniversario della sua morte, è stata la rock star più scaltra del pianeta. Gli scaltri non seguono mode o tendenze. Le creano deliberatamente. Per questo motivo l’ho amato e odiato per tutta la vita. L’ho amato da ragazzino ai tempi di Life on Mars? Un po’ meno nel periodo “disco”, anche se Young Americans e Golden Years (i due singoli) fanno venire ancora oggi voglia di muovere i piedi. L’ho adorato ai tempi della trilogia e anche dopo, Cenere alla Cenere. Poi l’ho di nuovo odiato per anni, Let’s dance mi deve ancora andare giù. Progressivamente, mi sono riavvicinato una ventina di anni fa.
La notizia della sua morte mi ha dato dispiacere: una star e la sua musica sanno portarsi via anche un po’ della tua vita.
Questo singolo del 1979, all’epilogo della trilogia berlinese, è semplicemente strepitoso. Tra l’altro parla di lavoratori costretti a emigrare all’estero, … dice niente? Il titolo bene augurante è in lingua turca, e significa “Lunga vita” (Flavio Almerighi)

Yassassin

Yassassin – I’m not a moody guy
Yassassin – I walk without a sound
Yassassin –
Just a working man, no judge of men
Yassassin –
But such a life I’ve never known

We came from the farmlands
To live in this city
We walked proud and lustful
In this resonant world
You want to fight
But I don’t want to leave
Or drift away

CHORUS

Look at this – no second glances
Look at this – no value of love
Look at this – just sun and steel
Look at this – then look at us

If there’s someone in charge
Then listen to me
Don’t say nothing’s wrong
‘Cause I’ve got a love
And she’s afeared
You want to fight
But I don’t want to leave
Or drift away

CHORUS

Yassassin, Yassassin, Yassassin

LUNGA VITA

Yassassin – non sono un tipo lunatico
Yassassin – cammino in silenzio
Yassassin – solo un lavoratore, non giudico gli uomini
Yassassin – ma una vita così non l’ho mai conosciuta

Siamo venuti dalla campagna
A vivere in questa citta’
Abbiamo camminato fieri e desiderosi
In questo mondo rumoroso
Tu vuoi la lotta
Ma io non voglio andar via
O sparire

Guarda qui – nessun’altra occhiata
Guarda qui – nessun valore all’amore
Guarda qui – solo sole e acciaio
Guarda qui – poi guarda noi

Se c’è qualcuno disposto a farlo
Allora mi ascolti
Non dire che è tutto a posto
Perché io ho un amore
Ed è spaventata
Tu vuoi la lotta
Ma io non voglio andar via
O scomparire

Yassassin, Yassassin, Yassassin

ascolti am(A)rgine: The Paris Match – Style Council

Quando nel lontano 1983, estate per uomini veri, comprai dal mio pusher di vinile prediletto questa padella a 45 giri scritta da un Paul Weller appena uscito dai Jam, compresi pienamente cos’è un lento strappa mutanda: consapevolezza fondamentale per la crescita di un gentiluomo. Estate indimenticabile, calda quasi come quella del 2017 ma piena di gnocca. (Flavio Almerighi)

Empty hours
Spent combing the street
In daytime showers
They’ve become my beat;
As I walk from cafe to bar
I wish I knew where you are;
Because you’ve clouded my mind
And now I’m all out of time
Empty skies say try to forget
Better advice is to have no regrets;
As I tread the boulevard floor
Will I see you once more;
Because you’ve clouded my mind
‘Till then I’m biding my time

I’m only sad in a natural way
And I enjoy sometimes feeling this way
The gift you gave is desire
The match that started my fire

Empty nights with nothing to do
I sit and think, every thought is for you;
I get so restless and bored
So I go out once more;
I hate to feel so confined
I feel like I’m wasting my time

I’m only sad in a natural way
And I enjoy sometimes feeling this way
The gift you gave is desire
The match that started my fire
The match that started my fire
The match that started my fire
The match that started my fire
The match that started my fire

Ore vuote
Trascorse a bighellonare per strada
Nelle docce diurne
Sono diventate il ​​mio battito;
Mentre cammino da un caffè all’altro
Vorrei sapere dove sei;
Perché mi hai offuscato la mente
E sono fuori tempo
Cieli vuoti dicono di provare a dimenticare
Un consiglio migliore è quello di non avere rimpianti;
Mentre percorro il viale del boulevard
Ti vedrò ancora una volta;
Perché mi hai offuscato la mente
‘Fino ad allora sto aspettando il momento”

Sono solo e naturalmente triste
Mi diverte talvolta sentirmi così
Il tuo dono è il desiderio
Il fiammifero che ha dato il via al mio fuoco

Notti vuote con niente da fare
Mi siedo e penso, ogni pensiero è per te;
Sono così irrequieto e annoiato
Così esco ancora una volta;
Odio sentirmi confinato
Mi sento come se stessi perdendo il mio tempo

Sono triste naturalmente
E a volte mi diverte sentirmi così
Il regalo che mi hai dato è il desiderio
La scintilla che ha acceso il mio fuoco

(trad. Flavio Almerighi)

ascolti amArgine: la poesia cavalca i media con Dario Zumkeller

Ho sognato che io e Dario Zumkeller vincevamo XFactor 2017 in barba a (grif)Fedez, (irri)Levante, Manuel Aniello, e Mara Maionki. Poi per sopravvenuti impegni non sono andato ai provini, Dario sì, e ha vinto. Poeta scorreggiato dai puristi per il suo linguaggio figlio dei social e dei media, quest’uomo ha saputo cavalcarli, ha preso per il culo tutti, trasformandosi in un Battiato/clone che l’ha fatta in barba a tutti. Ha vinto Strafactor e questa sera si è esibito davanti a 10.000 persone al Forum di Assago. Antonio Sagredo, assieme a tutte le cariatidi di Milano, ai poetini esangui e anemici della nouvelle vague, e ai fumati della noe, invece se ne sta per sempre chiuso nel suo trullo. Un altro Flavio Oreglio? Forse, ma meno cretino.
Il suo libro “La calce di Ulkron” con postfazione di Eugenio Lucrezi è scaricabile qui

https://eulalia.nazioneindiana.it/uploads/default/original/2X/3/340fad877956e9147422e835169651f3d552750a.pdf

ascolti amArgine: John Barleycorn, Traffic (1971)

Ballata le cui parole risalgono al XVII secolo, riprese dai Traffic nel loro album del 1971 John Barleycorn Must Die

There were three men came out of the West, their fortunes for to try
And these three men made a solemn vow
John Barleycorn must die
They’ve plowed, they’ve sown, they’ve harrowed him in
Threw clods upon his head
And these three men made a solemn vow
John Barleycorn was dead
They’ve let him lie for a very long time, ‘til the rains from heaven did fall
And little Sir John sprung up his head and so amazed them all
They’ve let him stand ‘til Midsummer’s Day ‘til he looked both pale and wan
And little Sir John’s grown a long long beard and so become a man
They’ve hired men with their scythes so sharp to cut him off at the knee
They’ve rolled him and tied him by the way, serving him most barbarously
They’ve hired men with their sharp pitchforks who’ve gripped him to the heart
And the loader he has served him worse than that
For he’s bound him to the cart
They’ve wheeled him around and around a field ‘til they came onto a barn
And there they made a solemn oath on poor John Barleycorn
They’ve hired men with their crabtree sticks to cut him skin from bone
And the miller he has served him worse than that
For he’s ground him between two stones
And little Sir John and the nut brown bowl and his brandy in the glass
And little Sir John and the nut brown bowl proved the strongest man at last
The huntsman he can’t hunt the fox nor so loudly to blow his horn
And the tinker he can’t mend kettle or pots without a little barleycorn

C’erano tre uomini che venivano da occidente, per tentare la fortuna
e questi tre uomini fecero un solenne voto
John Barleycorn (1) deve morire
loro avevano arato, avevano seminato, loro avevano dissodato
e avevano gettato zolle di terra sulla sua testa
e questi tre uomini fecero un solenne voto
John Barleycorn era morto
lo lasciarono giacere per un tempo molto lungo, fino a che scese la pioggia dal cielo
e il piccolo sir John tirò fuori la sua testa e lasciò tutti di stucco
loro l’avevano lasciato steso fino al giorno di mezza estate (2) e fino ad allora lui era sembrato pallido e smorto
e al piccolo Sir John crebbe una lunga lunga barba e così divenne un uomo
loro avevano assoldato uomini con falci veramente affilate per tagliargli via le gambe
l’avevano avvolto e legato tutto attorno, trattandolo nel modo più brutale
avevano assoldato uomini con i loro forconi affilati che avevano conficcato nel (suo) cuore
e il carrettiere lo trattò peggio di così
perché lo legò al carro
e andarono con il carro tutto intorno al campo finché arrivarono al granaio
e fecero un solenne giuramento sul povero John Barleycorn
assoldarono uomini con bastoni uncinati per strappargli via la pelle dalle ossa
e il mugnaio lo trattò peggio di così
perché lo pressò tra due pietre
e il piccolo Sir John con la sua botte di noce (3) e la sua acquavite nel bicchiere
e il piccolo sir John con la sua botte di noce dimostrò che era l’uomo più forte dopo tutto
il cacciatore non può suonare il suo corno così forte per cacciare la volpe
e lo stagnaio non può riparare un bricco o una pentola senza un piccolo (sorso) di grano d’orzo.
*

Note

Il testo originale è tratto dalla raccolta di H. Gorson (1600).
(1) Letteralmente John Grano d’Orzo, personificazione del whisky e della birra.
(2) Il giorno del solstizio d’estate, il giorno delle fate e degli incantesimi (vedi la commedia di Shakespeare “Sogno di una notte di mezza estate”, “A midsummer’s night dream”).
(3) La botte di legno di noce o di rovere usata tutt’oggi per invecchiare il whisky.