ascolti amArgine: Girl – Beatles (1965)

Rubber Soul del 1965 è l’album dei Beatles che segna il passaggio dal genere “musica da ballo rituale per adolescenti” a un genere musicale di ben diverso spessore. Comunque senza Rubber Solu non ci sarebbero stati Sgt. Pepper e L’Album Bianco. Goal a porta vuota.

RAGAZZA

C’è qualcuno che ascolterà la mia storia
Tutto sulla ragazza venuta per restare?
È il genere di ragazza che vuoi così tanto da soffrire
Eppure non ti penti nemmeno per un giorno

Ah, ragazza, ragazza

Quando penso alle volte in cui ho fatto di tutto per lasciarla
Lei si girava verso di me e iniziava a piangere
Mi prometteva il mondo e io le credevo
Dopo tutto questo tempo non so perché

Ah, ragazza, ragazza

È il tipo di ragazza che ti fa stare zitto
Quando ci sono amici
Ti senti un pazzo.
Quando dici che è bella
Si comporta come se fosse scontato
E’ proprio forte, oh

Ah, ragazza, ragazza

Le hanno detto quando era piccola che il dolore conduce al piacere
Lo capiva davvero quando le dicevano
Che un uomo deve spaccarsi la schiena per guadagnarsi il giorno di riposo?
Lo crederà ancora quando lui sarà morto?

Ah, ragazza, ragazza

TESTO ORIGINALE

s there anybody going to listen to my story
All about the girl who came to stay?
She’s the kind of girl
You want so much it make you sorry
Still you don’t regret a single day
Ah, girl, girl, girl

When I think of all the times
I tried so hard to leave her
She will turn to me and start to cry
And she promises the earth to me
And I believe her
After all this time I don’t know why
Ah, girl, girl, girl

She’s the kind of girl who puts you down
When friends are there
You feel a fool
When you say she’s looking good
She acts as if it’s understood
She’s cool, ooh, oo, oo, oo
Girl, girl, girl

Was she told when she was young
That pain would lead to pleasure
Did she understand it when they said
That a man must break his back
To earn his day of leisure?
Will she still believe it when he’s dead
Ah, girl, girl, girl
Girl

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ascolti amArgine: Holes – Mercury Rev (1998)

ALLA CARA MEMORIA DI FERNANDA SAGRINI (8-2-1931 / 26-3-1999)

FORI

Tempo, tutte le lunghe linee rosse, che prendono il controllo
Di tutti i flussi di fumo che fluiscono nei tuoi sogni
Quel grande blu mare aperto che non può essere attraversato
che non può essere scalato, appena nato tra
due linee bianche, dei lontani e sbiaditi segni
di tutte quelle luci lampeggianti, dovevi scegliere buchi di una tonnellata

fori, scavati da piccole talpe furiose, spie gelose,
i telefoni per gli occhi, vengono come amici
tutti quegli infiniti scopi, che non possono essere imbrigliati
Oh, mi fanno ridere, e mi fanno sempre piangere
Fino a quando cadono come mosche, e affondano come pietre levigate
di tutte le pietre che butto. Come fa quella vecchia canzone?
Come fa quella vecchia canzone?

Tutti quei banali progetti, che non funzionano mai

Testo originale

Time, all the long red lines, that take
Control, of all the smoke like streams that flow into your
Dreams, that big blue open sea, that can’t be
Crossed, that can’t be climbed, just born
Between, oh the two white lines, distant gods an’ faded
Signs, of all those blinking lights, you had t’ pick the one tonight

Holes, dug by little moles, angry jealous
Spies, got telephones for eyes, come to you as
Friends, all those endless ends, that can’t be
Tied, oh they make me laugh, an’ always make me
Cry, til they drop like flies, an’ sink like polished
Stones, of all the stones i throw, how does that old song go
how does that old song go.

Bands, those funny little plans, that never work quite right.

ascolti amArgine: Baba O’Riley – The Who (1971)

Cheppalle i soliti strofa/ritornello/strofa e via ripetendo. In Baba O’Riley, brano del 1971 incluso in Who’s Next, il concetto è un po’ più farragginoso e geniale. Pete Townshend la scrisse come parte di un’opera rock intitolata Lifehouse che non ha mai completato. Si ispira alle figure del guru spirituale indiano Meher Baba e a quella del compositore minimalista Terry Riley.
Il testo, forse tra i primi del periodo a trattare problematiche giovanili, parla di un ragazzo che si è “dovuto fare da sé”, che ha dovuto lavorare per vivere e che “non ha bisogno di lottare per provare che ha ragione, né di essere perdonato”. Alla fine questo ragazzo, insieme a Sally (che probabilmente è la sua ragazza) viaggerà per raggiungere “quelli che sono felici”. La traduzione è mia.

Baba O’Riley

Qui fuori, nei campi
Lotto per mangiare
Mi rompo la schiena per tirare avanti
Non avrei bisogno di lottare
Per dimostrare che ho ragione
Non ho bisogno di essere perdonato

Non piangere
Non alzare lo sguardo
È solo una terra che rovina i giovani

Sally, prendimi la mano
Viaggeremo verso la zona sud del paese
Spegni il fuoco
Non guardare indietro
L’esodo è qui
Sono vicini quelli che sono felici
Mettiamoci insieme
Prima di diventare troppo vecchi

E’ un mondo che fa fuori i giovani
È solo un luogo arido che ci fa fuori
Una terra che distrugge i giovani
Sono tutti perduti!

TESTO ORIGINALE

Out here in the fields
I fight for my meals
I get my back into my living
I don’t need to fight
To prove I’m right
I don’t need to be forgiven

Don’t cry
Don’t raise your eye
It’s only teenage wasteland

Sally ,take my hand
Travel south crossland
Put out the fire
Don’t look past my shoulder
The exodus is here
The happy ones are near
Let’s get together
Before we get much older

Teenage wasteland
It’s only teenage wasteland
Teenage wasteland
Oh, oh
Teenage wasteland
They’re all wasted!

TOWNSHEND, PETE
Lyrics © Universal Music Publishing Group

ascolti amArgine: The Clash – This Is Radio Clash (1981)


“Penso che la gente dovrebbe sapere che noi dei Clash siamo anti-fascisti, contro la violenza, siamo anti-razzisti e per la creatività. Noi siamo contro l’ignoranza”. Joe Strummer (1976).
Poi nel 1981 questi ragazzi bianchi scoprirono qualcosa di molto simile al rap. Per saperne di più su quei figaccioni dei Clash, vi rinvio a questo bellissimo sito, autentica miniera di testi e curiosità per gli amanti della Band. E’ un po’ fermo, ma molto valido:
http://www.radioclash.it/testi/oldin.htm

Questa è Radio Clash

Interrompiamo tutti i programmi

Questa è Radio Clash dal satellite pirata

In orbita nel tuo soggiorno
Salda il conto dei diritti
Soprannumero di esercito cubano
O scartando tutte le terze luci
Questa è Radio Clash dal satellite pirata

Questo suono non spalleggia la politica internazionale
Nell’ombra psicotica della destra bianca
Quelli che considerano la ghettologia un Vietnam urbano
Offrendo mortali dimostrazioni di omicidio al napalm

Questa è Radio Clash
Che strappa i sette veli
Questa è Radio Clash
Vi prego salvate noi, non le balene
Questa è Radio Clash
Sotto una nube a forma di fungo
Questa è Radio Clash
Non ti serve quel sudario

Hanno saccheggiato brutalmente
La mia umanità
Coi coprifuochi hanno mascherato
La fine della libertà

Le mani della legge hanno classificato
La mia identità
Ma ora questo suono è fiero
E vuole essere libero
Libero a qualsiasi costo

Questa è Radio Clash dal satellite pirata

Questa non è Free Europe
Né una rete delle forze armate
Questa è Radio Clash
Che usa munizioni audio
Questa è Radio Clash
Possiamo farci ascoltare da quel mondo?
Questa è Radio Clash dal satellite pirata
In orbita nel tuo soggiorno
Salda il conto dei diritti
Questa è Radio Clash dal satellite pirata
Questa è Radio Clash
Tenetevi tutti forte

A-riggy diggy dig dang dang (intraducibile)
Dietro front verso il Vietnam urbano

TESTO ORIGINALE

Interrupting all programs

This is radio clash from pirate satellite

Orbiting your living room,
Cashing in the bill of rights
Cuban army surplus or refusing all third lights
This is radio clash on pirate satellite

This sound does not subscribe
To the international plan
In the psycho shadow of the white right hand
Then that see ghettology as an urban Vietnam
Giving deadly exhibitions of murder by napalm

This is radio clash tearing up the seven veils
This is radio clash please save us, not the whales
This is radio clash underneath a mushroom cloud
This is radio clash
You don’t need that funeral shroud

Forces have been looting
My humanity
Curfews have been curbing
The end of liberty

Hands of law have sorted through
My identity
But now this sound is brave
And wants to be free – anyway to be free

This is Radio clash on pirate satellite
This is not free Europe
Not an armed force network
This is Radio Clash using audio ammunition
This is Radio Clash can we get that world to listen?
This is Radio Clash using aural ammunition
This is Radio Clash can we get that world to listen?
This is Radio Clash on pirate satellite
Orbiting your living room,
Cashing in the bill of rights
This is radio Clash on pirate satellite
This is radio Clash everybody hold on tight

A-riggy diggy dig dang dang

Go back to urban ‘nam

ascolti amArgine: Paranoid Android – Radiohead (1997)

Paranoid Android è il primo singolo estratto dal terzo album dei Radiohead, OK Computer del 1997. È al 256º posto nella lista delle 500 migliori canzoni secondo la rivista Rolling Stone (il che non significa praticamente nulla). Il titolo della canzone si riferisce a Marvin l’androide paranoico (in inglese appunto Marvin the Paranoid Android), un personaggio della serie Guida galattica per gli autostoppisti dello scrittore inglese Douglas Adams

Androide paranoico

Per favore, potresti fare meno casino
Sto cercando di riposare
Da tutte le voci di polli non ancora nati
Che ho in testa

Cos’è?
(Potrei essere paranoico, ma non un androide)

Quando sarò re
Sarai prima contro il muro
Con la tua opinione
Che non ha alcuna rilevanza

L’ambizione ti fa sembrare piuttosto brutto
Calci, strilli, Gucci porcellino
Non ricordi
Non ti ricordi
Perché non ricordi il mio nome?
Spento con la testa, uomo
spento con la testa, amico
Perché non ricordi il mio nome?
Credo che lo faccia

Piove, piove giù
Vieni, piove su di me
Da una grande altezza
Da una grande altezza, altezza
Pioggia, pioggia giù
Dai, piovi su di me
Ecco, signore, te ne vai (piove giù)
il crepitio della pelle di cinghiale (piove giù)
la polvere e le urla (vieni, piove giù)
il network degli yuppies (su di me)
il panico, il vomito (da una grande altezza)

Dio ama i suoi figli, sì

TESTO ORIGINALE “Paranoid Android”

Please could you stop the noise, I’m trying to get some rest
From all the unborn chicken voices in my head
What’s that…? (I may be paranoid, but not an android)
What’s that…? (I may be paranoid, but not an android)

When I am king, you will be first against the wall
With your opinion which is of no consequence at all
What’s that…? (I may be paranoid, but no android)
What’s that…? (I may be paranoid, but no android)

Ambition makes you look pretty ugly
Kicking and squealing gucci little piggy
You don’t remember
You don’t remember
Why don’t you remember my name?
Off with his head, man
Off with his head, man
Why don’t you remember my name?
I guess he does….

Rain down, rain down
Come on rain down on me
From a great height
From a great height… height…
Rain down, rain down
Come on rain down on me
From a great height
From a great height… height…
Rain down, rain down
Come on rain down on me

That’s it, sir
You’re leaving
The crackle of pigskin
The dust and the screaming
The yuppies networking
The panic, the vomit
The panic, the vomit
God loves his children, God loves his children, yeah!

ascolti amArgine: The Cure – Killing An Arab (1978)

Chi abbia letto Lo Straniero di Albert Camus, o visto il film di Visconti, sa bene di cosa stiamo parlando. Robert Smith raccontò di aver scritto il pezzo quando ancora frequentava le scuole superiori. Un piccolo tentativo poetico di condensare le sue impressioni circa i momenti chiave del romanzo breve Lo Straniero. Il testo del brano descrive una sparatoria sulla spiaggia, nella quale un arabo viene ucciso; come nella storia di Camus, dove il protagonista Meursault, spara a un arabo sulla spiaggia. Meursault viene condannato per la sua onestà. Viene definito un outsider (o uno “straniero”, appunto) proprio perché “si rifiuta di mentire” e “non vuole stare al gioco”. Piero Scaruffi ha definito Killing an Arab “una melodia dalle tinte esotiche e trascendenti, immersa in una sinistra atmosfera da film noir”.

STO UCCIDENDO UN ARABO

In piedi sulla spiaggia
Con una pistola in pugno
Fissando il mare
Fissando la sabbia
Puntando la pistola
All’arabo sdraiato
Posso vedere la sua bocca aperta
Ma non sento alcun suono

Sono vivo
Sono morto
Sono lo Straniero
Sto uccidendo un arabo

Potrei girarmi
E andar via
O fare fuoco
Fissando il cielo
Fissando il sole
Qualunque sia la mia scelta
Fa lo stesso
Assolutamente niente

Sento scattare il grilletto
Dolcemente, in mano
Fissando il mare
Fissando la sabbia
Fissando me stesso
Riflesso negli occhi
Dell’uomo morto sulla spiaggia
Il morto sulla spiaggia

TESTO ORIGINALE

Standing on the beach
With a gun in my hand
Staring at the sea
Staring at the sand
Staring down the barrel
At the Arab on the ground
I can see his open mouth
But I hear no sound

I’m alive
I’m dead
I’m the stranger
Killing an Arab

I can turn
And walk away
Or I can fire the gun
Staring at the sky
Staring at the sun
Whichever I chose
It amounts to the same
Absolutely nothing

I’m alive
I’m dead
I’m the stranger
Killing an Arab

I feel the steel butt jump
Smooth in my hand
Staring at the sea
Staring at the sand
Staring at myself
Reflected in the eyes
Of the dead man on the beach
The dead man on the beach

I’m alive
I’m dead
I’m the stranger
Killing an Arab

amArgine ringrazia

Poco fa ho dato una scorsa alle statistiche del blog, non mi metto a fare ohhhh bim bum bam, ma ho notato con piacere che in trenta giorni abbiamo fatto gli stessi ascolti dell’intero 2015 (circa 6800 accessi ma molti più visitatori nel 2019 e da tutti i continenti rispetto all’anno in questione), vi ringrazio tutti, di cuore. amArgine sei tu che leggi e ascolti, quindi buon ascolto con questo pezzo del 2003, reso famoso da una serie televisiva.

Lontano da qualunque strada

Dal polveroso altopiano
Cresce la sua ombra incombente
Nascosta tra i rami velenosi del creosoto
Si allaccia le spine lentamente
Verso il sole bollente
E quando ho toccato la sua pelle
Le mie dita scorrevano con il sangue

Nel crepuscolo il silenzio sotto una gonfia luna d’argento
Sono venuto con il vento per vedere il fiore di cactus
E mani strane mi fermarono, le ombre incombenti danzavano
Sono caduto sulle spine tremando

Quando l’ultima luce riscalda le rocce
E i serpenti a sonagli dispiegano
Gatti selvatici verranno a trascinarti via le ossa

E sali con me per sempre
Attraverso la sabbia silenziosa
Le stelle saranno i tuoi occhi
E il vento sarà le mie mani

Far From Any Road – The Handsome Family, TESTO ORIGINALE

From the dusty mesa her looming shadow grows
Hidden in the branches of the poison creosote

She twines her spines up slowly towards the boiling sun,
And when I touched her skin, my fingers ran with blood.

In the hushing dusk, under a swollen silver moon,
I came walking with the wind to watch the cactus bloom.

A strange hunger haunted me; the looming shadows danced.
I fell down to the thorny brush and felt a trembling hand.

When the last light warms the rocks and the rattlesnakes unfold,
Mountain cats will come to drag away your bones.

And rise with me forever across the silent sand,
And the stars will be your eyes and the wind will be my hands.