Archivio mensile:gennaio 2026
Boomers, ricordate questa serie TV?
La Nausea 987

Le nuove paure collettive fanno breccia in chiunque e la propaganda più bieca le alimenta. L’informazione, buona e oggettiva, è il sale della democrazia, ma oggi ce n’è poca e quasi mai ci si può fidare. C’è un forte timore di guerra, che esca dalla televisione e ci venga a prendere. In effetti mai come in questo periodo il timore è fondato, pace e democrazia sono fortemente a rischio e un pugno di oligarchi, teste di cazzo, rischia di allontanarci da quelle sicurezze che sembravano capisaldi del nostro vivere civile. La sinistra fa un’opposizione da cagare. La destra non è mai stata così muscolare e, soprattutto, smaccatamente fascista. Per rassicurarci ci dicono che il fascismo è finito nel 1945. Col cavolo che è finito nel Quarantacinque, dapprima si è nascosto nelle fogne, poi con la grazia concessa da Togliatti, ha rimesso fuori la testa e ora è forza maggioritaria di governo. Quel che colpisce in tutto questo è nei loro motti: Dio, Patria, Famiglia e, soprattutto Ordine e legalità. Tutte frottole, questi sono religiosi da presepio, hanno svenduto la Patria al primo donaldo di passaggio, nessuno ha una famiglia secondo i canoni e, soprattutto, non c’è ordine pubblico, anzi è peggiorato. Gli accoltellatori sono in perenne agguato. E non venitemi a dire che è perché il 30% dei crimini è commesso da immigrati… chi commette il restante 70%? Le uniche cose, inutili, che sanno fare è inasprire le pene e inventare nuovi reati. Finirà che se un figlio minorenne accoltella il padre, il poveretto se sopravvive riceverà pure una bel multone di mille euro.
Essi diranno di Carl Sandburg

Di te, mia città, il peggio che gli uomini diranno
è che i bimbi hai strappato al sole, alla fresca
rugiada, alla luce che scherzava sull’erba
sotto l’aperto cielo, alla pioggia monotona,
e li hai chiusi tra fredde mura, li hai costretti
al lavoro, snervati e stanchi, per un poco
di pane e di salario, a inghiottire la polvere
e a morire così, con il cuore sfibrato,
per una manciata di spiccioli, in poche notti di sabato.
*
Nell’incessante via vai
If You Could Read My Mind – Gordon Lightfoot (1970)
Se Tu Potessi Leggere La Mia Mente
Se tu potessi leggere la mia mente, amore
Che storia i miei pensieri potrebbero raccontare
Come un film dei vecchi tempi
Su un fantasma da un pozzo dei desideri
In un oscuro castello o in una possente fortezza
Con le catene ai piedi
Sai che quel fantasma sono io
E non sarò mai liberato
Finché resterò un fantasma che non puoi vedere.
Se tu potessi leggere la mia mente, amore
Che storia i miei pensieri potrebbero raccontare
Come un film dei vecchi tempi
Su un fantasma nel pozzo dei desideri
In un oscuro castello o in una possente fortezza
Con le catene ai piedi
Ma le storie finiscono sempre
E se leggi fra le righe
Saprai che sto solo cercando di capire
i sentimenti che ti mancano
io non avrei mai pensato di potermi sentire in questa maniera
e devo dire che proprio non lo capisco
non so dove abbiamo sbagliato
ma il sentimento è passato
e non posso farlo tornare!
*
Mah!
I neonati di Auschwitz

Vi siete mai chiesti quanti bambini nacquero ad Auschwitz? Un numero preciso è sconosciuto, ma grazie ie alla testimonianza di Stanisława Leszczyńska, furono circa 3000 i nati vivi a cui ella prestò personalmente assistenza. Di questi circa la metà furono soppressi immediatamente dopo il parto dal personale del campo, annegati in un barile. Un altro migliaio circa morirono di fame freddo e malattie. Era una pratica diffusa bendare il seno alle puerpere proprio per impedire loro l’allattamento, in questo modo era possibile testare la resistenza dei bambini prima di morire di fame. Un’altra pratica adottata ad Auschwitz, ad esempio da Irma Grese, era quella di legare le gambe alle donne durante il travaglio, per assistere alla loro sofferenza e alla morte lenta di mamma e bambino. Alcuni più fortunati, grazie alle loro caratteristiche somatiche, furono destinati all’adozione di coppie tedesche aderenti al Progetto Lebensborn. Di quelli che purtroppo rimasero al campo, solo una trentina riuscirono a sopravvivere, insieme alle madri fino a che non arrivarono le truppe russe. Una volta iniziata la liquidazione del campo, si cercò di uccidere tutti i bambini nati ad Auschwitz. Solo in rare eccezioni riuscirono a salvarsi. Testimonianza del sopravvissuto Roberto Riccardi: “Un giorno io e un altro prigioniero ci trovavamo vicini ai carretti per il trasporto dei bambini. Dovevamo farne salire a bordo alcuni, fino a completare un carico. Una SS si avvicinò, indicò con il dito un bimbo di un paio di mesi e disse al mio compagno di lanciarlo sul carretto. Per rendere l’ordine più chiaro, mimò il gesto con le braccia, disegnando un volo molto ampio. Lanciarlo? chiese il mio compagno, sbigottito. Il tedesco insisté. Gli puntò contro il fucile, urlò, e a lui non rimase che eseguire. In un istante che durò un’eternità, la SS sollevò la sua arma, prese la mira e sparò al piccolo mentre era in aria, come fosse al poligono di tiro. Lo centrò in pieno. Un suo collega, che osservava la scena da vicino, imprecò. Meno male, pensai, c’è ancora qualcuno che ha nel cuore un po’ di umanità. Ma presto quello che aveva brontolato si calmò, si mise una mano in tasca e prese dei marchi. Accennò a un sorriso sforzato, strinse la mano all’altro e gli consegnò il denaro. Impiegai un po’ per capire. Su quel tiro avevano scommesso, ecco spiegata la delusione del perdente.Lo vidi fare più volte. Ogni volta eravamo noi a dover portare i bambini ai loro carnefici. Noi a lanciarli in aria, sotto la minaccia delle armi, con le SS che si esercitavano a colpirli mentre erano in volo.”
*
La Tregua di Primo Levi

Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finché suonava breve sommesso
Il comando dell’alba:
«Wstawać»;
E si spezzava in petto il cuore.
Ora abbiamo ritrovato la casa,
Il nostro ventre è sazio,
Abbiamo finito di raccontare.
È tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
«Wstawać».
11 gennaio 1946.
27 Gennaio 1945

una sopra l’altra, anime ossute protese verso un dio qualsiasi, siamo
più innocenti del latte nell’effimera planimetria del cielo. Fotografie da
un’interminata tregua. Liquidata la buna, i camini non fumano più.
La sirena suonava alle cinque, finito il lavoro c’incontravamo ai cancelli.
Dalla mia cuccia vedo strati di cenere grassa addosso ai volti di
un tempo, e sugli amori consumati dietro un portone. Vedo la notte
scendere su ogni possibile presente. Il campo evacua come i miei visceri.
O le silfidi in menopausa alla divisione della gioia. Fosse ancora
ieri mi mangerei le labbra, i denti, per sedare un po’ di male. Mangerei
le strisce del mio carcere che indosso insieme al sangue secco, ma non
la fame. Rimane poco di me oltre la febbre, orgoglioso souvenir di chi
ero. Visto dalla tua parte del foglio, sono poco più di carta sporca, ma
senza odore né prurito. Sid Vicious rifarà My way, i cinesi rifaranno Sid
Vicious. Non ho più dolore adesso. Sono l’altare gonfio di luce a cui
non chiedere memoria.
(da “durante il dopocristo” Tempo al libro Faenza, 2007)

