letture amArgine: Lugano, addio!

Ogni tanto mi sono chiesto in questi mesi come mai non leggessi più Bruno Lugano. Scopro che è morto il 14 dicembre scorso. Un ricordo.

il suo sito internet:
http://www.brunolugano.art/

*

Quando non ce la fai più devi imparare ad essere malato
Aggiungere altra calma altra piccola nobità di silenzi alle nobili intenzioni
Stare in piedi da soli vuol.dire andare,a letto in piedi o sdraiarsi dove capita
Tira sempre un.aria che ispira e si respira
Come una conoscenza
Le delusioni come le illusioni le ho sempre interpretate come mezze delusioni
Tutto vuole fare I conti sulle nostre spalle
Quando sei maturo ti accontenti della maturità del frutto
E un velo di tristezza non si nega a nessuna gioia

Lugano Bruno

22/09/04

E schieri il tuo palazzo intorno a me con le colline
e provochi i tuoi castelli a rotolarsi per terra.
La notte inizia quando il silenzio ha finito di leccarsi le ferite
così compatto che senti il suo fervore
E improvvisamente capisci che stai pensando chiaramente
e pezzi di cristallo sono figli della notte
Ormai seguo solo gli sbocciamenti continui del fiore notturno
che un tempo mi parvero ambizione dolce del terrore
Tutto il senso più disperso sorge dalla pace
tutte le parole diventano nazioni nella pace

Lugano Bruno

Da giovani si legge tutto anche se si capisce poco tutto
Ma quell’entusiamo vale piu di ogni comprensione di qualcosa
E la fa comprendere per altri versi che poi diventeranno comprensione poi
Io dopo poche pagine di filosofia ero gia troppo pieno di filosofia nascente
Così vivo di salti che dovevo andare subito a giocare la mia esagerazione
Penso che per forza almeno le arie di quei luoghi e quei tempi si ricordino di me
Ero champagne disciolto nell’aria di brividi trasparenti e travolgenti
Porto a sciogliere nei bisogni di tutti le mie commozioni volenterose
O dovrei dire la prima cosa in cui le mie cellule non hanno piu bisogno di nulla
Anche oggi riesco a stare sulla punta di ogni erba della primavera
A litigare con le immaginazioni rocambolesche che allora erano ancora entusiamo
E se mi lasciassi andare potrei sbucare dove le contrazioni della passione ritornano corrente

Lugano Bruno

Molto abbiamo preso
Qualcosa abbiamo dato
Si è fatto il meglio possibile
E anche un po del peggio possibile
Siamo all amarezza dei saluti
Quelli che non vorrebbero finire mai
Ci aspetta l ultimo​ viale che avrà foglie d oro o foglie morte
Io dico che I sogni belli faranno da pietre preziose tra le foglie

Bruno Lugano

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letture amArgine: Antonio Spagnuolo “Non Ritorni” (2016)

Un’antica leggenda oceanica narra di una donna che, perduto il proprio uomo, partito per un lungo viaggio, ricostruì col tempo il volto del proprio amato. Non avendo tele e colori, utilizzò conchiglie e pietruzze in modo da poterlo rivedere. Antonio Spagnuolo fa la stessa cosa: ci ricorda come l’amore possa essere, non un bene di consumo come tanti, ma la scelta di una e per una vita. Ricostruisce così l’immagine dell’amata moglie perduta, minuziosamente, coi ricordi e la scrittura. E come sia riuscito a trarre questa musica, questa poesia armoniosa, da un dolore così straziante, lo sa soltanto lui. Questo è un uomo, prima che un poeta, che ha dato onestamente tanto, nel corso della vita alla nostra poesia. Ammirato gli rendo l’onore che merita, e porgo alcuni versi da questo suo bel libro, che tanto dovrebbe insegnare prima che ai poeti, agli uomini. (Flavio Almerighi)

Il libro, per chi lo volesse, è reperibile qui:

https://www.ibs.it/non-ritorni-libro-antonio-spagnuolo/e/9788867408061

Pioggia

Sei tu che rincorri le piogge di autunno
per recitare bugie, a me che sono incerto
e non parlo più dei giorni incandescenti.
Metto a nudo il grigio del cielo per bruciare
tra i rami spogli, lettera dopo lettera,
sillaba dopo sillaba, balbettando a ritroso,
l’ingenuo sopracciglio del tuo sguardo .
Ancora fulgida, tra cristalli d’argento,
cerchi di moltiplicare le mie attese,
quasi sciocco invasato incredulo della tua dipartita.

Riscatto

Ho atteso il tuo profilo tra le pieghe
nel taglio di speranze, confuso tra la folla,
fragile per quell’ultimo sorriso che lasciasti
guardandomi impaurita.
Ormai non conto più le notti
non aspetto le ore
perché manca il segreto che ci unisce,
il dono del riscatto e del racconto,
e custodisco le pagine tra le soglie di pietra.

Voci

Scomparsa tra le voci sei anche musica.
La tua vivacità tenta risposte
che l’imprudenza cuce alleoccasioni:
sembra appena ieri che ti inseguivo
dai coturni madreperla, che rincorrevo
i volteggi d’amore,
ed ora le candele sono spente
nell’inutile attesa.
Quando sarai sparita io sulle labbra
sigillerò l’estrema tentazione.

Spazi

Erano allegri cancelli di innocenza
la tua gola, il tuo scialle, il tuo settembre,
e la mano sottile alla carezza,
e le parole incerte tra le foglie sospese fra le ombre.
Ora trovo i silenzi, trasognato,
nello stupore di timidi sospetti,
per un tramonto che ripete promesse e rimpianti
protagonista di un incubo di spazi.
Per confondere il sudore inchiodato ad un sogno
il tuo profilo si stacca al singhiozzo.
Nella misura sbagliata di lusinghe.

Se amore

Se l’amore resiste oltre la morte tu lo sai.
Sai che non riesco a chiudere le labbra
senza il tuo nome, ancora inciso a fuoco,
e che il respiro avvolge pareti e libri nel silenzio
per non cedere al tempo.
La campana ha un suono ottuso, immobile,
e mi rimbalza alle tempie nel falso richiamo,
per tradire illusioni e candide parabole.
Non hai più le stagioni per tessere sinuose moine,
per rincorrere i miei versi nell’eterno sospiro,
mentre la nebbia oscura le incostanti dell’anima.

*
Antonio Spagnuolo è nato nel 1931 a Napoli, dove vive. Poeta e saggista. Redattore negli anni 1957-1959 della rivista “Realtà”, diretta da Lionello Fiumi e Aldo Capasso, ha fondato e diretto negli anni 1959-1961 il mensile di lettere e arti “Prospettive letterarie”. Condirettore della rivista “Iride”, fondatore e condirettore della rassegna “Prospettive Culturali”, ha fatto parte della redazione del periodico “Oltranza”. Molte raccolte poetiche al suo attivo, una lunghissima militanza che gli hanno conferito autorevolezza e stima.Della sua poesia hanno scritto numerosi autori fra i quali Alberto. Asor Rosa nel suo “Dizionario della letteratura italiana del novecento” e nella “Letteratura italiana” (Einaudi).

Di tanti viaggi leggendari (vi prego non dimenticate)

Incolparono una caldaia,
ditelo a quelli della Linea Trenta
non sorrideranno,
tutti sanno chi è stato
nessuno lo sa.

Sabato è sempre ieri,
qualcuno si è perduto subito
e non è mai stato ritrovato,
qualcuno maledice,
ricordare diventa un lusso.

La stazione riprese il traffico
già la mattina dopo,
il tempo necessario
per dare ordine alle macerie
per tenere a bada il dolore.

Quando torno in stazione,
cerco quel profumo al papavero
che ti piace tanto,
poi rivedo lo spacco
vicino alla stanza delle coccole.

Di tanti viaggi leggendari
ricordo soltanto questo,
mai partito. Irredento.

Bologna Centrale 3 agosto 1980

Ma la strage non è avvenuta il Due Agosto alle 10 e 25?
– Sì, e fui fortunato, perché dovevo passare di là il Due Agosto, ma mi negarono le ferie.
– Cosa ricordi?
– La notizia data alla radio dopo una canzone di Bennato, ricordo un sentirmi perso.
– E del giorno dopo?
– La mattina del Tre Agosto la stazione aveva già ripreso a funzionare, dovevo andare a Trento col mio amico Pier Paolo, passammo zitti il varco tra le macerie del sottopassaggio. Ricordo un silenzio pesante, ricordo l’odore. E ancora oggi mi viene da piangere, perché quella “cosa” maledetta è rimasta irredenta.

ascolti amArgine: Comfortably Numb – Pink Floyd (1979)

Un brano e un disco (il doppio The Wall) che non hanno bisogno di presentazioni. Solo due piccoli aneddoti. Terminai il servizio militare il 5 dicembre 1979, due giorni dopo passai per Faenza e vidi il disco in vetrina, entrai e me lo comprai. Era la prima copia arrivata, ce l’ho ancora. Il secondo, a maggio di quest’anno ho assistito a un concerto dei Wit Matrix, una tribute band veneta dei Pink Floyd. La loro cover di Comfortably Numb, con proiezione del video ufficiale che vedrete qui sotto, è stata così bella che una lacrimuccia nostalgica è venuta giù: eh… a gennaio saranno sessanta.

Piacevolmente Insensibile

Ehi,
c’è qualcuno là dentro?
Fai un cenno se riesci a sentirmi.
C’è nessuno in casa?

Coraggio,
lo so che ti senti triste.
Posso alleviare il tuo dolore
e rimetterti di nuovo in piedi.

Rilassati.
Prima di tutto ho bisogno di sapere
senza troppi dettagli
dove ti fa male.

Il dolore è sparito, stai guarendo
Il fumo di una nave lontana all’orizzonte
stai risalendo onda dopo onda.
Le tue labbra si muovono,
ma io non riesco a sentire quello che stai dicendo.
Da bambino ho avuto la febbre,
le mie mani erano gonfie come palloni.
Adesso avverto di nuovo quella senzazione,
non riesco a spiegartelo,
non riusciresti a capire.
Questo non sono io.
Sto diventando piacevolmente insensibile.

Va bene,
solo una punturina,
e non piangerai più.
Ma può darsi che avrai un po’ di nausea,
Ce la fai a stare in piedi?
Penso che stia funzionando, bene.
Questo ti terrà in piedi per tutto lo spettacolo.
Dai, è ora di andare.

Il dolore è sparito, si sta allontanando.
Il fumo di una nave lontana all’orizzonte
Stai risalendo onda dopo onda.
Le tue labbra si muovono,
ma io non riesco a sentire quello che stai dicendo.
Da bambino
colsi con la coda dell’occhio
un rapido movimento.
Mi girai a guardare, ma era sparito,
non riescii a capire cosa fosse,
adesso il bambino è cresciuto,
il sogno è finito.
e io sono diventato
piacevolmente insensibile.

TESTO ORIGINALE

Hello,
Is there anybody in there?
Just nod if you can hear me
Is there anyone at home?

Come on now
I hear you’re feeling down
I can ease your pain
And get you on your feet again

Relax
I’ll need some information first
Just the basic facts
Can you show me where it hurts

There is no pain, you are receding
A distant ship smoke on the horizon
You are coming through in waves
Your lips move but
I can’t hear what you’re saying
When I was a child I had a fever
My hands felt just like two balloons
Now I’ve got that feeling once again
I can’t explain,
you would not understand
This is now how I am
I have become comfortably numb

O.K.
Just a little pin prick
There’ll be no more aaaaaaaah!
But you may feel a little sick
Can you stand up?
I do belive it’s working, good
That’ll keep you going through the show
Come on it’s time to go.

There is no pain you are receding
A distant ship smoke on the horizon
You are only coming through in waves
Your lips move
but I can’t hear what you’re saying
When I was a child
I caught a fleeting glimpse
Out of the corner of my eye
I turned to look but it was gone
I cannot put my finger on it now
The child is grown
The dream is gone
And I have become
Comfortably numb.

letture amArgine: frammenti di Ana Cristina Cesar (1952 – 1983)

Una perdente magnifica ed esemplare, Ana Cristina Cesar, poeta e traduttrice, nacque in Brasile nel 1952. È riconosciuta come uno dei principali poeti sperimentali (i cosidetti Marginali) nel corso degli anni Settanta del secolo scorso. Il suo lavoro principale, A Teus Pés, (At Your Feet), è un testo ibrido che presenta versi e prose. E’ saltata da una finestra nel 1983. Sconosciuta ai più in Italia, presento qui tre pezzi tradotti in inglese da Brenda e Helen Hillman, entrambe poeti e traduttrici americane. Le faticose traduzioni in italiano sono mie. Sono lieto di contribuire a far conoscere, questa singolare autrice brasiliana che si autodefiniva la donna più discreta del mondo: una che non ha segreti.

RIO Night

Dialog of the deaf, no: friendly in the cold. Sudden brakes
on the wrong side of the street. Sighing in the intersection. I introduce
you to the most discrete woman in the world: one who has no
secrets.

RIO Night

Dialogo di sordi, no: amichevole e al freddo. Freni improvvisi
dal lato sbagliato della strada. Sospirando all’incrocio. Ti presento
la donna più discreta del mondo: colei che non ha
segreti.

*

EXTERIOR. DAY. Exchanging my pure indiscretion for your dated story. My breaking in to your conjunction. SEA, BLUE, CAVERNS, CAMPS & THUNDERS. I lean against the walls of the little streetcar and cry. I catch a cab that travels various tunnels of the city. I corner the driver. I dribble my faith. The newspapers don’t call for war. Twist, son, twist, even far away in the distance of the one who loves and knows he’s a traitor. Drink a bitters in the old corner pub, but think of me between flashes of happiness. I love you strangely, slyly, with other scenes mixed with the flavor of your love.

ESTERNO. GIORNO. Scambiando pura indiscrezione con la tua vecchia storia. La mia irruzione nella tua congiunzione. MARE, BLU, CAVERNE, CAMPI E TUONO. Mi appoggio contro le pareti del piccolo tram e piango. Prendo un taxi che percorre vari tunnel della città. Metto in angolo l’autista. Dribblò la mia fede. I giornali non invocano la guerra. Torciti, figlio, tormentati, come chi ama e sa di essere un traditore. Bevi un amaro nel vecchio pub d’angolo, ma pensa a me tra sprazzi di felicità. Ti amo stranamente, astutamente, con altre scene mescolate con il sapore del tuo amore.

*

independent youth

For the first time I broke the golden rule and i flew away and didn’t even
measure the consequences. Why do we refuse to be prophetic? And
what dialect is this for a small evening audience? I flew up and now, heart, in a car on fire through the air, with no grace, crossing the state of São Paulo, at dawn, for you, and furious: and now, against the traffic.

gioventù indipendente

Per la prima volta ho infranto la regola d’oro e sono volata via e non ne ho nemmeno valutate le conseguenze.
Perché rifiutiamo di essere profetici? E
che gergo è questo per un piccolo pubblico serale? Ho volato su e ora, cuore, in una macchina rovente attraverso l’aria, senza grazia, attraversando lo stato di San Paolo, all’alba, per te, e furiosa: e ora, contro il traffico.

Una esauriente antologia di suoi brani, magistralmente curata da Massimiliano Damaggio con traduzioni di Luca Elli, è consultabile e scaricabile, a cura della Biblioteca Perigeion (tutti i diritti riservati), a questo link:

https://perigeion.files.wordpress.com/2015/09/ana-cristina-cesar_una-lettera-damore_30_settembre_20151.pdf

ascolti amArgine: Vincent – Don Mc Lean (1971)

Nei miei ricordi di adolescente di terza media c’è un vecchio sceneggiato Rai dal titolo “Lungo il fiume e sull’acqua”, la bellissima attrice Laura Belli, e soprattutto il brano che accompagnava titoli di testa e di coda di ogni puntata. Era Vincent di Don Mc Lean, uscito nel 1971 divenne un successo nella Hit Parade di Lelio Luttazzi esattamente due anni dopo. In Italia le cose arrivavano con molto ritardo, oppure ce ne accorgevamo con anni di ritardo grazie ai due canali Rai. Le radio FM erano ancora lontane a venire. Però potessi tornare ad avere 14 anni… Mi sembra quasi inutile aggiungere che il brano è stato scritto per Vincent Van Gogh.

Notte stellata
Dipingi la tua tavolozza blu e grigio
Guarda fuori in un giorno d’estate
Con gli occhi che conoscono
L’Oscurità nella mia anima.
Ombre sulle colline
Disegna gli alberi e i narcisi
Cattura la brezza e i brividi invernali
A colori sulla terra di lino innevata.
E ora capisco cosa hai provato a dirmi
Come hai sofferto per la tua salute mentale
Come hai provato a liberarli.

Non avrebbero ascoltato
Non sapevano come
Forse ascolteranno ora.
Notte stellata
Galleggiano stelle che brillano vivacemente
Le nuvole vorticose nella foschia viola riflettono dentro
Gli occhi di Vincent del blu della Cina.

Colori che cambiano tonalità
Campi del mattino di grano ambrato
Volti stagionati foderati di dolore
Sono cullati da quelli dell’artista
Mano amorevole
E ora capisco cosa hai provato a dirmi
Come hai sofferto per la tua salute mentale
Come hai provato a liberarti.

Forse ascolteranno ora.
Perché non potevano amarti
Ma il tuo amore era ancora vero
E quando nessuna speranza fu lasciata in vista
Di quella notte stellata
Hai preso la tua vita
Come fanno spesso gli amanti;
Ma avrei potuto dirtelo
Vincent
Questo mondo non è mai stato
Inteso per uno
Bello come te.

Notte stellata
I ritratti erano appesi in corridoi vuoti
Teste senza telaio su muri senza nome
Con gli occhi
Che guardi il mondo e non posso dimenticare.
Come lo sconosciuto che hai incontrato
Gli uomini cenciosi in abiti logori
La spina d’argento della rosa insanguinata
Menti schiacciate e rotte
Sulla neve vergine.

E ora penso di sapere cosa hai provato a dirmi
Come hai sofferto per la tua salute mentale
Come hai provato a liberarti.
Non avrebbero ascoltato
Loro non sono
(Sei ancora in lista)
Forse non lo faranno mai.

Testo originale

Starry
Starry night
Paint your palette blue and grey
Look out on a summer’s day
With eyes that know the
Darkness in my soul.
Shadows on the hills
Sketch the trees and the daffodils
Catch the breeze and the winter chills
In colors on the snowy linen land.
And now I understand what you tried to say to me
How you suffered for your sanity
How you tried to set them free.
They would not listen
They did not know how
Perhaps they’ll listen now.
Starry
Starry night
Flaming flo’rs that brightly blaze
Swirling clouds in violet haze reflect in
Vincent’s eyes of China blue.
Colors changing hue
Morning fields of amber grain
Weathered faces lined in pain
Are soothed beneath the artist’s
Loving hand.
And now I understand what you tried to say to me
How you suffered for your sanity
How you tried to set them free.
Perhaps they’ll listen now.
For they could not love you
But still your love was true
And when no hope was left in sight on that starry
Starry night.
You took your life
As lovers often do;
But I could have told you
Vincent
This world was never
Meant for one
As beautiful as you.
Starry
Starry night
Portraits hung in empty halls
Frameless heads on nameless walls
With eyes
That watch the world and can’t forget.
Like the stranger that you’ve met
The ragged men in ragged clothes
The silver thorn of bloody rose
Lie crushed and broken
On the virgin snow.
And now I think I know what you tried to say to me
How you suffered for your sanity
How you tried to set them free.
They would not listen
They’re not
List’ning still
Perhaps they never will.