Il Cucchiaio di Legno (2006) da Coscienze di Mulini a Vento

Hai mai sentito parlare di brani
che ispirano poesie – e altro ancora,
di catene ben peggiori di quella alimentare
quando prestare alimenti è obbligo,
non più piacere?

Oppure di quegli epiloghi settimanali,
quando la luce amplifica talmente tanto
da rivelare ovunque tracce d’Io – vidi
un carretto fantasma sparire e l’orizzonte
esprimere benissimo le rotondità della terra

Avendola conosciuta si deve sospettare
della morte, eterna transazione a scacchi,
eppure al buio l’ascolto. Parla di anziane
che stanno come foglie, e non fa mai tempo
a conoscerle meglio, causa intenso turn over.

È così che abbiamo dormito stanotte,
con l’idea del rimpasto di noi stessi
e non per chi, senza coperta,
ha preso il volo in corridoi di sola andata
e su tutti, un cucchiaio di legno.

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letture amArgine: Tre inediti di Angela Greco

συμβάλλω (*)
(settembre 2018)

La pioggia ha benedetto il nodo cruciale della notte;
il vento ha beatificato questo inizio. Nella penombra
un cavallo azzurro scende in direzione del muro opposto.
La curva del suo dire ha la rotondità del risveglio invaso
dalla luce benefica del primo vagito e dell’ultimo ricordo.
I bottoni segnano la nera; bisogna prestare molta attenzione
per non schiantarsi nel fuoripista. I negozi sono ormai chiusi
e l’ultima croce brilla verde e intermittente all’angolo.
Si confondono la vegetazione alle spalle ed i rumori.
[…]
Nella savana metropolitana fiere vanno a fare la spesa
senza nemmeno scomodare artigli e denti; all’ombra
si addomesticano principi e battaglie. Tu, dove abiti?
[…]
Prima della cacciata avevamo piume a sufficienza per
ogni cielo; sapevamo bene la direzione e dove sorgeva.
I tuoi capelli ricci hanno qualcosa di familiare, ma non
ricordo bene il motivo che mi ha condotto fino a te.
Squilla improvviso il telefono tra le mani e scorre
una luce votiva a cui affidare silenzio e attesa. La penna
tace nella tasca, mentre si ricompone senza fretta
il prossimo inverno. Mi stringerai a te sulla soglia bianca,
tra due porte opposte e vetri appannati, appena prima
dell’apocalisse e dei suoi animali al galoppo. Aspetto.
[…]
L’affanno del corso principale intasa l’ingresso alle Poste.
Difetti di comunicazione emergono senza preavviso.
Pagare l’ultima bolletta rende asmatici. Eppure si insiste.
[…]
Questo oggetto spezzato ci avvicina; una metà per uno,
ci inizia. Settembre sembra davvero essere arrivato.
Un dislivello della strada ci riporta occhi negli occhi, ma
preferisco scendere per ascoltare il tuo petto ininterrotto.
Si sciolgono così le braccia e, conserti, rimandiamo tutto
ad un desiderio a data da destinarsi. Il buio vela il gesto e
appari per quello che realmente sei fin da novembre.
Una macchia verde invade la fuga e penso che non sia mai
accaduto un ricordo simile a questo, un ritrovo, una croce
di luce nella macchia scura di un universo in divenire. Accadi.
[…]
Franz Marc aspetta sul tavolo, qui accanto; io, seduta
al mio tavolo e alla mia scrittura, che tu scorra tutti i luoghi
di lavoro. Il rivenditore automatico ci offre una bevanda.
[…]
Sul mare corriamo contro le onde su uno scafo di fortuna,
che ha conservato il motore dopo la tempesta. Ci assomiglia
questa radura d’acqua lasciata al caso e senza ripensamenti
sbarchiamo sull’isola opposta alla piazza. Qui c’è ancora una
forma di peste che ci separa dal resto dell’umanità. Portiamo
addosso i segni di quell’incomprensione senza soffrirne; gli
esiti si attardano in cicatrici cartacee e in questo abbraccio.

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(*) METTERE INSIEME, FAR COINCIDERE

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Un brano questo a seguire, che accosta tempo e profondità, partendo da un episodio accaduto nella vita dell’autrice proprio nei giorni in cui è nata questa composizione, circa un mese fa. E’ proprio questo attrito tra le ovvie stanchezze di ogni giorno (in cui la vita sembra girare sempre allo stesso modo) e un evento importante legato a una persona venuta a mancare, che crea di nuovo il desiderio mai sopito per la comunicazione persa con chi si è conosciuto nei primi anni di vita, e col quale si sarebbe voluto interloquire molto di più. Il finale è struggente, il bisogno umano che lo crea altrettanto. Signori, questa è Poesia. Questo brano è già stato incluso nella rubrica domenicale “Gioielli Rubati”.

OLTRE IL BIANCO

Voglio avere ogni giorno l’età esatta
corrispondente a giorno mese anno
senza altro sforzo, senza aggiungere
null’altro e nemmeno senza togliere
persone fatti ricordi in quest’ordine.
Voglio abbracciare i tuoi occhi verdi,
le tue mani creatrici e anche la pietra
senza altro sforzo, senza aggiungere
null’altro, nemmeno una parola di meno
rispetto al tuo silenzio e alla mia logorrea.

Continuo a chiedere scusa per questo cuore,
affaccendato a vivere, stanco di ragionare.
Adesso che metterò da parte anche i segni
sei sicuro che riuscirai a comprendermi?
Appartengo ad una clessidra che fatica
granello dopo granello, perché non si perda
il rimpiantissimo momento fuggente. E, tu?
Il prezzo dei loculi e tutto il bianco del cimitero
nuovo, non corrispondono al rispetto dovuto;
diventammo civili con il culto dei morti, ma oggi?

Ti direi «abbracciami», ma non ti corrisponde
e hai sempre troppe domande in agguato.
Un altro anno sta passando e «se proprio devo
innamorarmi di qualcuno» sicuramente sarà di te.
Scrivimi, quando arrivi a destinazione.
Scrivimi la destinazione.
Scrivimi.

******

Cambia il colore alla foglia, dalle il rame
per fondere luoghi antichi dove ritrovarsi.

Strade e pietre raccolte all’ombra d’autunno;
la terra ci abita dal principio. Oggi mancano
sfumature d’acqua, volute di conchiglia e tu.
Dimmi, di che colore diventa quel che ci guarda,
quando ti sfioro? La mano non dimentica la carezza,
né l’assolo di silenzio, l’ago e la stella. Dopo, dici?

L’attesa cade dai rami incontro ai tuoi piedi,
stringati nel giorno delle carte, delle bollette
e del viaggio tanto atteso. Arriveremo a Capo Horn
con le rondini in tasca e i piedi nudi; allora dirai
del trascorso e dell’a venire, confluenze oceaniche
e risate, germogli nell’emisfero opposto.
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Angela Greco (AnGre) è nata il primo maggio 1976 a Massafra (TA), dove vive. Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, 2008); in poesia: A sensi congiunti (2012); Arabeschi incisi dal sole (2013); Personale Eden (2015); Attraversandomi (2015); Anamòrfosi (2017); Correnti contrarie (2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (Quaderni di RebStein LXVII, 2017); Ancora Barabba (Youcanprint, 2018). È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Commenti e note critiche sono reperibili all’indirizzo

https://angelagreco76.wordpress.com/

ascolti amArgine: Sur Ma Vie di Charles Aznavour (1955)

Un uomo senza tempo, una certezza d’arte e voce. Canzoni della vita, canzoni che rimangono.

SULLA MIA VITA

Sulla mia vita …
Ti ho giurato un giorno
Di amarti fino all’ultimo
E ugualmente
Sarebbe molto presto
Ci uniremo davanti a Dio e agli uomini

Sulla mia vita ti ho fatto il giuramento
Che questo amore sarebbe rimasto fino alla fine dei tempi
Quindi abbiamo vissuto
Passione ubriaca
E il mio cuore voleva offrirti il ​​mio nome

Vicino agli organi di canto
Di fronte a Dio che ha pregato
Felice ti stavo aspettando
Ma gli organi rimasero silenziosi
E Dio è andato
Perché non sei venuta

Sulla mia vita …
Ho giurato che il mio cuore
Non avrebbe battuto per nessun altro cuore
E tutto è perduto
Perché non batte più
Ma piange il mio amore deluso

Sulla mia vita …
Ti ho giurato un giorno
Di amarti fino all’ultimo
E anche adesso
Farò un giuramento
Nonostante tutto il male
Sulla mia vita
Cara …
Ti amerei

TESTO ORIGINALE

Sur ma vie…
Je t’ai juré un jour
De t’aimer jusqu’au dernier jour de mes jours
Et le même mot
Devait très bientôt
Nous unir devant Dieu et les hommes

Sur ma vie je t’ai fait le serment
Que ce lien tiendrait jusqu’à la fin des temps
Ainsi nous vivions
Ivres de passion
Et mon cœur voulait t’offrir mon nom

Près des orgues qui chantaient
Face à Dieu qui priait
Heureux je t’attendais
Mais les orgues qui se sont tues
Et Dieu a disparu
Car tu n’es pas venue

Su ma vie…
J’ai juré que mon cœur
Ne battrait jamais pour aucun autre cœur
Et tout est perdu
Car il ne bat plus
Mais il pleure mon amour déçu

Sur ma vie…
Je t’ai juré un jour
De t’aimer jusqu’au dernier jour de mes jours
Et même à présent
Je tiendrai serment
Malgré tout le mal que tu m’as fait
Sur ma vie
Chérie…
Je t’aimerais

In memoria di Charles Aznavour

1642745 French Singer Charles Aznavour at Moulin Rouge in Paris, on May 1st 1955; (add.info.: Charles Aznavour au Moulin Rouge a Paris le 1er mai 1955 neg:A7042— French singer Charles Aznavour at Moulin Rouge in Paris on May 1st 1955 ); Photo © AGIP; RESTRICTIONS MAY APPLY FOR COMMERCIAL USE – PLEASE CONTACT US; out of copyright.

è con vivo dolore che apprendo della morte di Charles Aznavour: la terra gli sia lieve

Ay mourir pour toi
A l’instant où ta main me frôle
Laisser ma vie sur ton épaule
Bercé par le son de ta voix

Ay mourir d’amour
T’offrir ma dernière seconde
Et sans regret quitter le monde
En emportant mon plus beau jour

Pour garder notre bonheur
Comme il est là
Ne pas connaître la douleur
Par toi
Et la terrible certitude
De la solitude

Ay mourir pour toi
Prendre le meilleur de nous-mêmes
Dans le souffle de ton je t’aime
Et m’emdormir avec mes joies

Parle-moi
Console-moi
J’ai peur du jour qui va naître
Il sera le dernier peut-être
Que notre bonheur va connaître
Serre-moi
Apaise-moi

Quand j’ai l’angoisse du pire
Ne ris pas quand tu m’entends dire
Qu’au fond mourir
Pour mourir

Ay mourir pour toi
A l’instant où ta main me frôle
Laisser ma vie sur ton épaule
Bercé par le son de ta voix

Ay mourir d’amour
T’offrir ma dernière seconde
Et sans regret quitter le monde
En emportant mon plus beau jour

Pour garder notre bonheur
Comme il est là
Ne pas connaître la douleur
Par toi
Et la terrible certitude
De la solitude

Ay mourir pour toi
Prendre le meilleur de nous-mêmes
Dans le souffle de ton je t’aime
Et m’emdormir avec mes joies
Mourir pour toi .

per saperne di più:
https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Aznavour

ascolti amArgine: in Giustizie (Nomadi e Piero Ciampi)

MAMMA GIUSTIZIA (NOMADI) 1973

Con grandi occhi vede per te
con forte voce parla per te
con larghe braccia lei ti proteggerà
Mamma Giustizia sa quello che fa
se vedi uno che mangia per tre
e un altro che non ha niente per sé
non ci pensare non sono affari tuoi
Mamma Giustizia ci pensa per te.

Sei nei guai
ricorri a lei
vedrai vedrai
non sbaglia mai
spina del delinquente
rosa per l’innocente
tu abbi fiducia perché
c’è Mamma Giustizia per te.

Pietosa eppure senza pietà
nel dubbio assolve ma spezzerà
chiunque osi colpire i figli suoi
Mamma Giustizia provvede per noi
chi ruba poco la pagherà
chi ruba molto sta in libertà
tu vai tranquillo non chiederti perché
Mamma Giustizia ci pensa da sé.

Sei nei guai
ricorri a lei
vedrai vedrai
non sbaglia mai
spina del delinquente
rosa per l’innocente
tu abbi fiducia perché
c’è Mamma Giustizia per te

*

IN UN PALAZZO DI GIUSTIZIA (PIERO CIAMPI) 1973

Siamo seduti in una stanza
Di un Palazzo di giustizia,
Ci guardiamo di sfuggita.
Io ti sparo, tu mi spari,
Io ti sparo, tu mi spari.
Tu ti alzi all’improvviso,
Non sei più quella di prima.
Un usciere indisponente
Ti sospinge tra la gente,
Ti sospinge tra la gente,
Ti sospinge tra la gente.
Tu mi provochi di nuovo,
Tu mi guardi spaventata,
Mi coinvolgi un’altra volta.
La tua astuzia è misteriosa.
Forse tu non ne sai niente,
Forse tu non ne sai niente,
Forse tu non ne sai niente.
Ho chiamato una carrozza
Che si porti via il passato,
Sei salita con rancore,
Uno sguardo e tu sei scesa,
Uno sguardo e tu sei scesa,
Dopo un attimo sei scesa.
Qui ci prende la paura,
Ci sembrava tutto strano.
È tra ben diverse mura
Che cercavi la mia mano,
Che cercavi la mia mano,
Che cercavo la tua mano.
Siamo seduti in una stanza
Di un Palazzo di giustizia.
Tu sei pazza, vuoi spiegare
Una vita con due frasi.

le mosse dei vicini

bel recupero fai,
incartata dentro un tulle
assassino d’immaginazioni:
ermafrodita l’impaginazione
e rimani, incerta specialmente
quando spesso manca l’acqua
per ragioni d’aridità contabili,
allora i fiori
assumono aspetti catatonici e melò
non parlano, guardano dabbasso,
spiando le mosse dei vicini
lasciano pezzi tutti intorno,
per altro siamo noi, perduti,
cercando orme d’impronte
intuendo non ci sia altro
da fare che il morto
e qualche decesso c’è davvero.
fino all’ultimo lamento
vanno a ruba le inserzioni
senza dar nulla ai vivi intorno,
svogliati come siamo
sappiamo il vero nome
della gallina beniamina dell’imperatore,
ma tu insisti: siamo lontani
da noi ben più di Roma,
il tempo è una freccia,
dici,
la distanza impedirà,
l’abbandono sarà prima dell’amore
.
confidi nella mancanza di un tempo
mentre il batterista suda,
perde ritmo e ogni sala
senza fumo né liquori resta vuota.
il tulle si fa nero,
invece albeggia

ascolti amArgine: Il Gabbianone e Bell’addio inediti di Battisti/Panella

Può un capolavoro assoluto della musica italiana rimanere non pubblicato? Ebbene si: “Gabbianone” o “Il Gabbiamone”, che dir si voglia, è un capolavoro di Battisti mai uscito su disco. Fu scartato dall’album Don Giovanni. Bell’addio, invece, molto probabilmente non fu inserito nell’album successivo, L’Apparenza.

Gabbianone (Pasquale Panella – Lucio Battisti)

Scassinarmi da me
per entrarmi di giorno in sogno
e vedere com’è che mi muovo che cuocio un uovo
e svogliare cari orari miei
non toccare lei
Corro solo e oserei defluire a segreti greti
e irretirmi curioso nel buon uso del sosia iosa
e goloso di dolcezza mia
derubarmi
La lacrima sta come arancia nell’aranceto
delle guance sfila si snoda da indossatrice
dentro l’abito da sera della mia cera.
Con marina ironia paturnie notturne e ormeggi
sogno un mio volteggio umano da gabbianone.

*

Bell’Addio (Pasquale Panella – Lucio Battisti)

Tutto è pronto
tutto sta al posto suo.
Tu qui entri e chiedi che giorno è.
Dico il 10 agosto e che ora fai? Le sei.
Siamo sul velluto, su due vassoi
siamo in una botte a orologeria.
Il calore stringe, si fa scorsoio
c’è una luce obliqua che ci rasoia.
Questo se è un addio come dico io.
Guarda , amarsi è niente se poi cos’è
cos’è lasciarsi darsi allo sciupio.
E’ tutto pronto al posto suo.
Piange amaramente allo specchio tuo,
mentre mi smarrisco un poco io,
senza capo e senza scodinzolio mentre mi cucino nel brodo mio.
Alle otto in punto tu prendi e te ne vai.
Ci lasci il cuore, ma te ne vai.
Ma il cuore non è un foulare e ritornerai.
Tutti ai nostri posti che si rifà
siamo al trionfo questo è un bis
la sera è estiva, fresca , è viva in platea.
Non toccare basso un’odissea.
Adesso è un gran lasciarsi, è un bell’addio.
Fa’ tre o quattro numeri d’isteri
da’ la testa al muro, se vuoi,
lunga è la pianura , il corridoio
sfuria la nervosa cavalleria,
sfrena la tua fusa tifoseria.
Apoteosi insonne dell’addio
dagli occhi spampanati, fiore mio,
t’ho stretto il cuore, c’è l’ho io.
Ferito a sangue langue l’albeggio.
Begli occhi spampanati da sciupio
nel gran lasciarsi del più bell’addio
T’ho stretto il cuore c’è l’ho io.
Nel gran lasciarsi del più bell’addio.