Ascolta & Leggi: Beck e poesie di Percy Bysshe Shelley

Frammento: Anime gemelle

Sono come uno spirito
che nell’intimo del suo cuore ha dimorato,
e le sue sensazioni ha percepito, e i suoi pensieri
ha avuto, e conosciuto il più profondo impulso
del suo animo: quel flusso silenzioso che al sangue solo
è noto, quando tutte le emozioni
in moltitudine descrivono la quiete di mari estivi.
Io ho liberato le melodie preziose
del suo profondo cuore: i battenti
ho spalancato, e in esse mi sono rimescolato.
Proprio come un’aquila nella pioggia del tuono,
quando veste di lampi le ali.

*

LA NASCITA DEL PIACERE

Alla creazione della terra
il Piacere, la nascita più divina,
si levò dal suolo del Paradiso,
avvolta in dolci e selvagge melodie,
come un’esalazione che sale in spire
al suono dell’aria che soffia lieve
attraverso i pini eolii, che sono
ombra e riparo per il lago
donde si alza tenera e lenta;
le sue membra con il respiro della vita
fluivano nell’armonia divina
di una linea sempre continua
che avvolgeva la sua forma perfetta
di una bellezza calda e luminosa.

*

MUTEVOLEZZA

Il fiore che oggi sorride
domani morirà
ciò che desideriamo
durevole ci tenta e va
via. Che cosa è la gioia
del mondo? Un lampo che irride
alla notte, breve come la propria
luce.

La virtù come e’ fragile
l’amicizia come e’ rara
l’amore ci da’ una povera
felicità in cambio di orgoglio
e pena. Ma noi, benché cadano
subito, alla loro gioia sopravviviamo
e a tutto quello che diciamo
nostro.

Mentre i cieli sono azzurri e
di luce, mentre i fiori sono lieti
mentre gli occhi che prima
di sera cambieranno fanno sereno
il giorno, mentre ancora camminano
calme le ore, sogna tu, e dal tuo
sonno svegliati poi, per
piangere.

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Percy Bysshe Shelley (Horsham, 4 agosto 1792 – Viareggio, 8 luglio 1822) è stato un poeta britannico, uno dei più celebri lirici romantici.

Beck, pseudonimo di Beck Hansen, nato Beck David Campbell (Los Angeles, 8 luglio 1970), è un cantautore e musicista statunitense, tra i principali esponenti dell’indie rock e in particolare del lo-fi.

Noccioline & Banane: Lacrime delle Dolomiti di Sesto (2014)

Film bellissimo, toccante, racconta storie d’amore sia di parte italiana che austriaca nel mosaico dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Rientrando da una missione, una squadra di soccorso alpino si imbatte in un corpo mummificato sotto uno strato di ghiaccio in fase di disgelo: il corpo veste uno spesso abito e un diario viene recuperato da una sacca.
Una voce femminile annuncia che verranno narrati gli eventi della primavera del 1915, anno dell’inizio delle ostilità tra il Regno d’Italia e l’impero austro-ungarico. In un paesino delle Dolomiti di Sesto, la notizia della dichiarazione di guerra dell’Italia mette discordia anche tra i ragazzi e Franz Anderlacher viene sbeffeggiato come traditore in quanto figlio di madre italiana.
Nello stesso periodo, le truppe italiane si dirigono al nord Italia e il tenente Giorgio si rende conto che non si tratta di un’esercitazione, ma di una vera spedizione al fronte. Passando per Chioggia saluta la fidanzata Giulia e chiede al padre il permesso di sposarla, ma ottiene un netto rifiuto.

Nelle piccole comunità austriache i ragazzi vengono arruolati nelle milizie Schützen, prestano giuramento e vengono raggruppati dal tenente Fiedler. Mentre la compagnia di Giorgio si avvicina agli scontri, quella di Franz ha il battesimo del fuoco e in un’infermeria trova la compaesana Anna che aiuta il padre medico. Nelle montagne innevate, il corpo degli Alpini tenta un attacco e nonostante la superiorità numerica viene respinto; in questa operazione sia Giorgio che Franz vengono feriti e sono costretti a spostarsi per ricevere medicazioni. Franz si dichiara ad Anna e nonostante potrebbe restare lontano dalla guerra, decide di rientrare al fronte per solidarietà verso i compagni. In seguito, evita la fucilazione per diserzione, impegnandosi nella ricerca di compagni sepolti da una valanga e recupera Peter, suo amico, ma rivale in amore.

Nel giorno della vigilia di Natale, Franz fa la conoscenza di Giorgio durante un pattugliamento: il numero limitato di soldati e la giornata religiosa portano alla condivisione di un piccolo pasto (oggi non si spara!), poco dopo interrotto dagli echi dei cannoni. Nel frattempo in Italia, il padre di Giulia distrugge la maggior parte delle lettere che arrivano dal fronte, ma viene scoperto. Il suo tentativo di creare una relazione tra la figlia e un soldato delle retrovie indigna la ragazza, che decide di scappare di casa e raggiungere il fidanzato.

Sul versante austriaco, Peter e Franz decidono di staccarsi dal gruppo a causa delle vertigini di quest’ultimo e Peter scopre della relazione tra Anna e il suo amico. Vengono entrambi catturati dagli italiani, ma Peter continuerà ad aiutarlo mentre tentano una fuga: nasce una sparatoria e Franz scoprirà di aver ucciso lo zio materno. Rientrati al comando, entrambi vengono premiati con una medaglia e festeggiano la fine del periodo di leva a causa della sostituzione di tutti i minorenni con soldati più esperti.

Nell’infermeria italiana Giulia ritrova Giorgio, al quale dichiara fedeltà nonostante l’amputazione del braccio e il termine della sua carriera militare. Sulle montagne i ragazzi della milizia austriaca si incamminano verso casa, ma la tranquillità del gruppo svanisce sotto i bombardamenti italiani. Nel presente, il corpo mummificato viene identificato come un giovane soldato austriaco medagliato e frasi del suo diario, tra cui “Mai più guerre”, vengono lette durante il suo funerale religioso. I pochi sopravvissuti al bombardamento fanno rientro nei luoghi d’origine e tra questi, Anna ritrova Franz che riaccompagnerà in paese.

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Yahya Hassan

Non è concerto di cuori e fiori
o florilegio di busti femminili,
qualcosa non ha verso, il verbo
stona indecifrabile sirena
per marinai dispersi.

Non è tramonto novembrino, dove
è prassi l’abito scuro tempesta
da confondere coi capelli
dell’età perduta:
bastavano una canzone,
un cavallo di frisia,
niente era incurabile
con un buon digestivo.

E’ obbligo star seduto, svestito,
attendere il turno (serve più poesia)
dentro sale d’attesa
la cui la luce è fredda,
le vecchie riviste patinate.

Messo al mondo, legato, in prova.

(dedicata a YAHYA HASSAN, un poeta nato nel 1995 e morto nel 2020, che aveva i miei stessi capelli come li ho avuto anch’io tanti anni fa)

Per saperne di più:
https://it.wikipedia.org/wiki/Yahya_Hassan

Prove

le rinunce di oggi
saranno gioie domani,
ma si va di perdita in perdita
senza riconoscenza, perdono
nell’ovatta dei giorni
sgranati in misteri dolorosi
di un rosario stretto:
non c’é vita sulla Terra

lo dico
ma non ho le prove,
resta da fare meglio
finché vivi

(dedicata a entrambi)

mancano baci

Linea Gotica, fiume di sassi,
carcassa trapassata
smarrita alla memoria,
in tempo di guerra
fu casa dei miei

mancano baci, calore, abbracci,
sarebbe prematura un’altra primavera

gli angeli sembravano vivi
e visibili nell’aria di profumi armonici,
pensando non vi fosse più lotta
con denti, unghie e coltelli,
per alimentare la sopravvivenza

primavera, maggio convivio,
splendente interludio
tra sangue e altro sangue

ottobre feroce snebbia sulle moschee
non da quartiere alle chiese,
pettine di nodi inestricabili

manca tutto, parole escono
distinte le une dalle altre
cadendo a terra senza ascolto

miti e uniti

flutti essenziali
su ricordi ricoperti
di licheni, o alla peggio
sulla dimenticanza sporca
a strati del qualsiasi
poco alla volta

miti e feriti vagano
tra il buio nelle profondità
per ritrovarsi senza trovarsi
negli oggetti cui mai
hanno rinunciato,
miti e uniti
nella nuda proprietà

del mutismo figlio di
silenzi incolti
perché è facile capire
se il canto degli uccelli
sia migliore del nostro

oh quanto non sappiamo!
Non so mai cosa sia
questo andare avanti
per tornare indietro

Louise Brooks

Perché non posso
fare il drago questa volta,
e tu il vaso di Pandora?

Non so quali ombre
nutrano
certe attrazioni notturne,
il pianto dei salici,
o il sorriso alle iene.

Quante anime s’incontrano
nei frattempo dell’attesa.
Tutte uguali
spalancata la chiusa,
bianche e lisce non le distingui.

La fine del mondo
non credo sarà di notte,
ma poi farà buio.

Disneyland

terminato l’inventario degli attori,
non una spolveratina di sale
secondo l’uso in casa,

minestra di maschere da sbollentare
quasi pensando all’artefice della razza,
regge in mano una rosa
stringendone lo stelo intinto nel sangue

nessuna lettera fu scritta quel giorno

prosegue il ghigno dei petali
mentre arrossiscono,
l’attesa è in altri oggetti
affidati al mare, affilati a estremi mali
presi in prestito e mai restituiti

memorabili momenti di gioia

è fatica immonda essere,
insistere, mai diventare.
qualcuno vive nell’incerto
di gas o sapone,
treno, autostrade in ora di punta,
memorabili momenti di gioia

qualcuna sceglie l’amore
con cui andare a dormire
imbarazzata dalla scoperta del sonno

una cagna ha subito il rito
del sacrificio sull’Emilia,
urtata da un pirata sul rettilineo
e, tanto è stato violento,
ha espulso il feto.
inspiegabile è il cancro
di tante ninne nanne mancate

Ascolta & Leggi: Ennio Morricone con poesie di Grace Paley.

Grazie a Dio non c’è nessun Dio

Grazie a Dio non c’è nessun Dio
o saremmo tutti perduti

se fosse Lui che ci fa gridare
di angoscia feroce di fronte alla tortura
all’odio tre o quattro volte per generazione
non ci sarebbe speranza e seppure Lui permettesse
alla pace di apparire allora un giorno grandi lastre
di pietra sotto i frutteti e il mare potrebbero
muoversi piano una contro l’altra terremoto

se fosse stato Lui a costruire così stretto il ponte
su cui siamo esortati a passare
senza paura mentre intorno a noi
i vecchi gli zoppi i maldestri i
bambini scalpitanti ruzzolano giù
e a volte vengono spinti nell’orrido
precipizio se fosse Lui certo saremmo perduti

se fosse Lui a offrire il libero arbitrio ma
solo ogni tanto strano dono
per un popolo che abbia appena distinto
la mano destra dalla sinistra
ma se siamo noi i responsabili
consideriamo il nostro assiduo amore uno per l’altro
perché questo è il giorno d’oggi ora possiamo
guardarci negli occhi
a grande distanza questo è il tele-
fonico elettronico digitale giorno d’oggi
celebre per il denaro e la solitudine ma noi

abbiamo sconfitto Babele accettando parole
straniere in gloriose traduzioni se

sappiamo essere responsabili se siamo
diventati responsabili

*

Alternativa episodica del poeta

Stavo per scrivere una poesia
invece ho fatto una torta ci è voluto
più o meno lo stesso tempo
chiaro la torta era una stesura
definitiva una poesia avrebbe avuto
un po’ di strada da fare giorni e settimane e
parecchi fogli stropicciati

la torta aveva già una sua piccola
platea ciarlante che ruzzolava tra
camioncini e un’autopompa sul
pavimento della cucina

questa torta piacerà a tutti
avrà dentro mele e mirtilli rossi
albicocche secche tanti amici
diranno ma perché diavolo
ne hai fatta una sola

questo non succede con le poesie

a causa di una inesprimibile
tristezza ho deciso di
dedicare la mattinata a un pubblico
ricettivo non voglio
aspettare una settimana un anno una
generazione che si presenti il
consumatore giusto

*

Avevo bisogno di parlare con mia sorella

Avevo bisogno di parlare con mia sorella
parlarle al telefono intendo
come facevo ogni mattina
e anche la sera quando i
nipotini dicevano qualcosa che
ci stringeva il cuore

Ho chiamato il suo telefono ha squillato quattro volte
potete immaginarmi trattenere il respiro poi
c’è stato un terribile rumore telefonico
una voce ha detto questo numero non è
più attivo che meraviglia ho
pensato posso
ancora chiamare non hanno assegnato
il suo numero a un’altra persona malgrado
due anni di assenza per morte.

*

Certe volte adesso quando dormo sola

Certe volte adesso quando dormo sola
mi do un’annusata
e mi chiedo in tutti questi anni è questo
l’odore che ti è stato familiare
e se è così ti piaceva davvero non
sembra gradevole tu stranamente
sudi poco per un uomo tanto attivo ma sai
di dolce quando ti abbraccio di questi tempi
(o tu abbracci me) o appoggio la testa sul tuo
cuscino nel letto so che sei tu
un delicato odore di camino e ti
respiro un po’ non sono sorpresa
ti ricordo sempre delizioso

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La nostra idea era che i bambini, scrivendo, buttando giù parole, leggendo, iniziando ad amare la letteratura, con l’inventiva di ascoltarsi a vicenda, potessero iniziare a capire meglio il mondo e a crearne uno migliore per sé. Mi è sempre sembrata un’idea così naturale che non ho mai capito perché sono state necessarie così tanta aggressività e tempo per avviarla!

Grace Paley, nata Grace Goodside (New York, 11 dicembre 1922 – Thetford, 22 agosto 2007), è stata scrittrice, poetessa e attivista statunitense. Nata da una famiglia ebrea di origine ucraina, Grace Paley è considerata una maestra delle short stories, dimostrando grande talento con la sua scarna carriera di scrittrice, 45 racconti in 40 anni per un totale di 370 pagine. Autori del calibro di Philip Roth e Saul Bellow lodarono la singolarità della sua voce nella narrativa americana.