Ascolta & Leggi: Ricordo di Giorgio Caproni

Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990) poeta, critico letterario e traduttore, nel trentennale della scomparsa celebrato poche settimane fa.

Il cercatore

Aveva posato
la sua lanterna sul prato.
Aveva allargato
le braccia. Tutto
quel sole. Tutto
quel verde scintillio d’erba
per tutto il vallone.
Era scoraggiato.
«Come
può farmi lume,»
pensava. «Come
può forare la tenebra,
in tanta inondazione
di luce?»
Piangeva,
quasi. S’era
coperta la faccia.
Si premeva gli occhi.
Aveva
perso completamente,
con la speranza, ogni traccia.

*

Determinazione

Non è arrivato nessuno.
Tutti sono scesi.
Uno
(l’ultimo) s’è soffermato
un attimo, il volto nel lampo
dell’accendino, poi
ha preso anche lui – deciso –
la sua via.

Ci siamo
guardati.

Lo avremmo
pugnalato, lui
(l’ultimo!) che pur poteva,
doveva necessariamente
esser lui, se lui
non era giunto.

Lo abbiamo
lasciato passare diritto
davanti a noi.

E solo
quand’è scomparso, il deserto
ci è apparso chiaro.

Che fare.

Inutile aspettare,
certo, un altro treno.
Il testo
era esplicito.
O qui,
e ora,
o…
nulla.

Siamo
venuti via.

Abbiamo
voltato le spalle al vuoto
e al fumo.

Abbiamo
scosso le spalle.

Faremo,
ci siamo detti, senza
di lui.

Saremo,
magari, anche più forti
e liberi.

Come i morti.

*

Ultima preghiera

Anima mia, fa’ in fretta.
Ti presto la bicicletta,
ma corri. E con la gente
(ti prego, sii prudente)
non ti fermare a parlare
smettendo di pedalare.

Arriverai a Livorno
vedrai, prima di giorno.
Non ci sarà nessuno
ancora, ma uno
per uno guarda chi esce
da ogni portone, e aspetta
(mentre odora di pesce
e di notte il selciato)
la figurina netta,
nel buio, volta al mercato.

Io so che non potrà tardare
oltre quel primo albeggiare.
Pedala, vola. E bada
(un nulla potrebbe bastare)
di non lasciarti sviare
da un’altra, sulla stessa strada.

Livorno, come aggiorna,
col vento una torma
popola di ragazze
aperte come le sue piazze.
Ragazze grandi e vive
ma, attenta!, così sensitive
di reni (ragazze che hanno,
si dice, una dolcezza
tale nel petto, e tale
energia nella stretta)
che, se dovessi arrivare
col bianco vento che fanno,
so bene che andrebbe a finire
che ti lasceresti rapire.

Mia anima, non aspettare,
no, il loro apparire.
Faresti così fallire
con dolore il mio piano,
e io un’altra volta Annina,
di tutte la più mattutina,
vedrei anche a te sfuggita,
ahimè, come già alla vita.

Ricordati perché ti mando;
altro non ti raccomando.
Ricordati che ti dovrà apparire
prima di giorno, e spia
(giacché, non so più come,
ho scordato il portone)
da un capo all’altro la via,
da Cors’Amedeo al Cisternone.

Porterà uno scialletto
nero, e una gonna verde.
Terrà stretto sul petto
il borsellino, e d’erbe
già sapendo e di mare
rinfrescato il mattino,
non ti potrai sbagliare
vedendola attraversare.

Seguila prudentemente,
allora, e con la mente
all’erta. E, circospetta,
buttata la sigaretta,
accòstati a lei soltanto,
anima, quando il mio pianto
sentirai che di piombo
è diventato in fondo
al mio cuore lontano.

Anche se io, così vecchio,
non potrò darti mano,
tu mórmorale all’orecchio
(più lieve del mio sospiro,
messole un braccio in giro
alla vita) in un soffio
ciò ch’io e il mio rimorso,
pur parlassimo piano,
non le potremmo mai dire
senza vederla arrossire.

Dille chi ti ha mandato:
suo figlio, il suo fidanzato.
D’altro non ti richiedo.
Poi, và pure in congedo.

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Ascolta & Leggi: The Celebration of the lizard di Jim Morrison (& The Doors) – 1970

Il brano non fu mai pubblicato in versione studio se non nel 2003, oltre trent’anni dopo la morte di Morrison, ma uscì nel live dei Doors “Absolutely Live” del 1970: c’è molto del modo di intendere e proporre la poesia dei poeti della beat generation, ma con la visionarietà estrema di un Blake e dei primi poeti romantici inglesi. Esperimento, questo, di poesia oltre la forma canzone. Cose analoghe sta facendo anche Emidio Clementi in Italia coi suoi Massimo Volume.

Lions in the street and roaming / Leoni vagano in strada
Dogs in heat, rabid, foaming / Cani in calore, rabbiosi, con la schiuma in bocca
A beast caged in the heart of a city / Una bestia rinchiusa nel cuore della città
The body of his mother / Il corpo di sua madre
Rotting in the summer ground. / Marcisce nella terra estiva
He fled the town. / Lui scappa dalla città
He went down South and crossed the border / E’andato nel profondo sud e ha attraversato i confini
Left the chaos and disorder / ha lasciato caos e disordine
Back there over his shoulder. / alle sue spalle

One morning he awoke in a green hotel / Una mattina si è svegliato in un verde hotel
With a strange creature groaning beside him. / Con una strana creatura gemente al suo fianco
Sweat oozed from its shiny skin. / Sudore gocciolava dalla sua pelle splendente

Is everybody in? / C’é qualcuno?
The ceremony is about to begin. / la cerimonia sta per iniziare

Wake up! / Svegliati!
You can’t remember where it was. / non riesci a ricordare dov’era
Had this dream stopped? / Era finito il sogno?

The snake was pale gold / Il serpente era di un oro pallido
Glazed & shrunken. / Smaltato e lucente
We were afraid to touch it. / Avevamo paura di toccarlo
The sheets were hot dead prisons. / Le lenzuola erano calde prigioni di morte

Now, run to the mirror in the bathroom, / Ora, corri verso lo specchio in bagno
Look! / guarda!
I can’t live thru each slow century of her moving. / Non riesco a vivere quei suoi lenti movimenti
I let my cheek slide down / Perdo il controllo
The cool smooth tile / Le fresche e lisce piastrelle
Feel the good cold stinging blood / Sentono il buon sangue fresco e pungente
The smooth hissing snakes of rain… / I calmi sibilanti serpenti di pioggia..

Once I had a little game / Una volta facevo un piccolo gioco
I liked to crawl back into my brain / Mi piaceva strisciare indietro nel mio cervello
I think you know the game I mean / Penso che sai di che gioco sto parlando
I mean the game called ‘go insane’ / Intendo il gioco chiamato “impazzire”

Now you should try this little game / Ora devi provare questo piccolo gioco
Just close your eyes forget your name / Chiudi gli occhi e dimentica il tuo nome
Forget the world, forget the people / Dimentica il mondo, dimentica la gente
And we’ll erect a different steeple. / E costruiremo un campanile differente

This little game is fun to do. / Questo giochetto è divertente da fare
Just close your eyes, no way to lose. / Chiudi gli occhi, non puoi perdere
And I’m right there, I’m going too. / Io sono qui, lo faccio anch’io
Release control, we’re breaking through. / Lasciati andare, stiamo entrando dentro

Way back deep into the brain / La strada del ritorno nel profondo dei ricordi
Back where there’s never any pain. / Indietro dove non ci sarà mai sofferenza
And the rain falls gently on the town. / e la pioggia scende gentile sulla città
And in the labyrinth of streams / nel labirinto delle correnti
Beneath, the quiet unearthly presence of / Al di sotto, la presenza quieta e soprannaturale
Nervous hill dwellers in the gentle hill around, / di nervosi paesani nelle calme colline circostanti
Reptiles abounding / Abbondante di rettili
Fossils, caves, cool air heights. / Fossili, cave, fresche alture

Each house repeats a mold / Ogni casa della stessa forma
Windows rolled / finestre aperte
Beast car locked in against morning. / Auto bestiali chiuse fino al mattino
All now sleeping / Tutti dormono ora
Rugs silent, mirrors vacant, / Coperte silenti, specchi assenti
Dust blind under the beds of lawful couples / Polvere cieca sotto i letti di coppie oneste
Wound in sheets. / Ferita nelle lenzuola
And daughters, smug / e figlie soddisfatte
With semen eyes in their nipples / con occhi di sperma nei capezzoli

Wait / Aspetta
There’s been a slaughter here. / C’è stato un massacro qui
(Don’t stop to speak or look around / (non smettere di parlare o di guardare in giro
Your gloves & fan are on the ground / I tuoi guanti & i fan sono a terra
We’re getting out of town / Stiamo scappando dalla città
We’re going on the run / Stiamo scappando di corsa
And you’re the one I want to come) / E tu sei quello che voglio arrivi)

Not to touch the earth / Non toccare la terra
Not to see the sun / Non guardare il sole
Nothing left to do, but / non si può fare nient’altro che
Run, run, run / correre, correre, correre
Let’s run / corriamo

House upon the hill / La casa sulla collina
Moon is lying still / La luna scende lentamente
Shadows of the trees / Ombre degli alberi
Witnessing the wild breeze / testimoniando la brezza selvaggia
C’mon baby run with me / Vieni baby corri con me
Let’s run / corriamo

Run with me / corri con me
Run with me / corri con me
Run with me / corri con me
Let’s run / corriamo

The mansion is warm, at the top of the hill / La villa è calda, in cima alla collina
Rich are the rooms and the comforts there / Camere eleganti e confortevoli
Red are the arms of luxuriant chairs / Braccioli rossi di lussuose poltrone
And you won’t know a thing till you get inside / e tu non saprai niente finché non entri dentro

Dead president’s corpse in the driver’s car / Il corpo del presidente morto nella sua auto
The engine runs on glue and tar / Il motore gira su colla e catrame
C’mon along, we’re not going very far / Vieni, non andiamo molto lontano
To the East to meet the Czar. / Verso est per incontrare lo Zar

Some outlaws lived by the side of a lake / Alcuni fuorilegge abitano sulle rive del lago
The minister’s daughter’s in love with the snake / La figlia del ministro innamorata del serpente
Who lives in a well by the side of the road / Che abita nel pozzo al bordo della strada
Wake up, girl! We’re almost home / Svegliati, ragazza! Siamo quasi a casa

Sun, sun, sun / Sole, sole, sole
Burn, burn, burn / Brucia, brucia, brucia
Soon, soon, soon / Presto, presto, presto
Moon, moon, moon, / Luna, luna, luna
I will get you / voglio averti
Soon! / presto!
Soon! / presto!
Soon! / presto!

Let the carnival bells ring / Lascia suonare le campane del luna-park
Let the serpent sing / Lascia cantare il serpente
Let everything / Lascia ogni cosa

e came down / Arrivammo laggiù
The rivers & highways / I fiumi e le autostrade
We came down from / arriviamo laggiù dalle
Forests & falls / Foreste e dalle cascate

We came down from / Arrivammo da
Carson & Springfield / Carson e Springfield
We came down from / Arrivammo da
Phoenix enthralled / Phoenix affascinati
& I can tell you / e posso dirti
The names of the Kindom / I nomi del regno
I can tell you / Posso dirti
The things that you know / Le cose che sai
Listening for a fistful of silence / Ascoltando per un minuto di silenzio
Climbing valleys into the shade / Scalando vallate nell’ombra

‘I am the Lizard King / Sono il re Lucertola
I can do anything / posso fare tutto ciò che voglio
I can make the earth stop in its tracks / Posso fermare la terra nel suo cammino
I made the blue cars go away / Ho fatto in modo che le macchine blu se ne andassero

For seven years I dwelt / Per sette anni ho vissuto
In the loose palace of exile, / nel palazzo perduto dell’esilio
Playing strange games / giocando strani giochi
With the girls of the island. / Con le ragazze dell’isola

Now I have come again / Ora sono tornato
To the land of the fair, & the strong, & the wise. / Nella terra del giusto, del forte e del saggio
Brothers & sisters of the pale forest / Fratelli e sorelle della pallida foresta
O children of Night / o bambini della notte
Who among you will run with the hunt? / Chi tra voi vuole correre con la caccia?

Now Night arrives with her purple legion. / Ora la notte arriva con la sua legione viola
Retire now to your tents & to your dreams. / Ritirati ora nelle tue tende e nei tuoi sogni
Tomorrow we enter the town of my birth. / Domani entriamo nella mia città natale
I want to be ready.’ / voglio essere pronto
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Due miei pezzi sulla Memoria (Eccoli! e 27 Gennaio 1945)

Dopo Dachau la mia cognizione del dolore è cambiata in modo irreversibile. Nella foto sotto la sedicente sala doccia di Dachau, in realtà camera a gas dove sono morte migliaia e migliaia di persone. Uscendo, ero talmente stravolto che senza pensare mi accesi una sigaretta. Al tedesco che mi rimarcava il divieto di fumo, per tutta risposta, rivolsi frasi irripetibili.

Eccoli!

Eccoli! Tra qualche giorno
e per poche ore
ricorderanno Hitler, Mussolini,
le loro vittime, il che
non migliorerà la qualità dell’aria
non farà piovere sull’onta,
nemmeno ammorbidirà le bollette
o la necessità di ridurre il debito.
Gli occasionali della storia
riempiranno pance di dolore.
I tempi sono gli stessi, illudono
sia cambiato qualcosa,
la democrazia costa, la plastica ovunque
soffoca ogni anelito di libertà.
I superstiti, i pochi malfermi
risparmiati dal tempo,
sapranno ricordare qualcosa rimasto
fra montagne di capelli,
cenere, canaletti rossi
di un sangue che non si spegne?
Poi, come nulla sia stato,
finito il Ventisette,
torneranno i cuochi, i paraocchi.
L’indignazione replicherà l’anno prossimo,
stesso giorno, stessa ora.

*

Ventisette Gennaio 1945,

una sopra l’altra, anime ossute protese verso un dio qualsiasi, siamo
più innocenti del latte nell’effimera planimetria del cielo. Fotografie da
un’interminata tregua. Liquidata la buna, i camini non fumano più.
La sirena suonava alle cinque, finito il lavoro c’incontravamo ai cancelli.
Dalla mia cuccia vedo strati di cenere grassa addosso ai volti di
un tempo, e sugli amori consumati dietro un portone. Vedo la notte
scendere su ogni possibile presente. Il campo evacua come i miei visceri.
O le silfidi in menopausa alla divisione della gioia. Fosse ancora
ieri mi mangerei le labbra, i denti, per sedare un po’ di male. Mangerei
le strisce del mio carcere che indosso insieme al sangue secco, ma non
la fame. Rimane poco di me oltre la febbre, orgoglioso souvenir di chi
ero. Visto dalla tua parte del foglio, sono poco più di carta sporca, ma
senza odore né prurito. Sid Vicious rifarà My way, i cinesi rifaranno Sid
Vicious. Non ho più dolore adesso. Sono l’altare gonfio di luce a cui
non chiedere memoria.

(da “durante il dopocristo” Tempo al libro Faenza, 2007)

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Menorah

La Menorah è uno dei simboli più antichi della religione ebraica. Secondo alcune tradizioni simboleggia il rovo ardente in cui si manifestò a Mosè la voce di Dio sul monte Horeb. Secondo altre rappresenta i sei giorni della creazione e il sabato al centro.

Eccone una sul davanzale della finestra con sullo sfondo una bandiera nazista.
La foto fu scattata nel 1932 da Rachel Posner, moglie del rabbino Akiva Posner, nel 1932 a Kiel, sul davanzale della loro casa, appena un mese prima dell’avvento di Hitler.
Sul retro della foto la signora Posner scrisse in tedesco:

“Morte a Yehudà”
così dice la bandiera;
“Yehudà vivrà per sempre”,
rispondono le luci.

Pescatore di perle

Mio padre fu il più grande pescatore di perle,
dirne è auto assolvere fin qui la mia biografia.

Tutto quanto tirava su dal fondo,
dopo leggendarie apnee, lo lasciava incerto.

Batteva ogni perla col martello perché non fosse falsa,
ne mangiava le polveri per cancellare ogni indizio.

Morì più del necessario, chi non l’amò l’odiava.
Questa è vera posizione in vita.

Suo figlio ha recitato il finto perbenista,
finché ha potuto.

Non lo ha mai amato
più di lui la sua assenza.

Basta poco

Basta poco. Formare il numero, parlare del tempo.
Bene o male, tempo talmente ampio
da incollare dolore e rabbia col cemento della nostalgia.

La parte migliore è mancarsi.

Smettere l’oceano di sputi, le sentenze a dozzine,
il furore iconoclasta pronto ad annichilire tutto quanto sfiora.
Facile dir male dei poeti per entrare nel novero.

Parlano di morte, ungono menzogna.
Il loro amore è odio senza scrupoli. Divora con finta indifferenza.
Basterebbe poco, solo tu esistessi.

Ascolta & Leggi: Faust’O Buon Anno; Antonio Gramsci – Odio il capodanno

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.
Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.
E sono diventati cosí invadenti e cosí fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Cosí la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.
Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca. Antonio Gramsci