Nidia, la ragazza cieca


e tutti dentro un buco
tutti giù per terra
a guarire a cambiare,
colpevoli di ogni sconfitta,
innocenti per un pari e patta

sarà Dio, incoscienza
non spetta a noi sapere,
che della bocca
rimarranno denti e mare,
dove non si tocca

delle restanti abrasioni
nemmeno due lavori salveranno,
davanti nessuno
e la luce nei miei occhi
altrettanto vuota.

A tutti, tolta qualche maschera
e nessuno più a casa,
spetterà un buon silenzio

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Sticazzi 3.0

Dunque, ricevo un sms con un punto di vista o una citazione sul vero valore dei poeti. Dice, “chi sa fare poesia può avere eventualmente maestri, ma guai a seguire qualcuno. Il vero poeta è in testa, mai gregario”, e penso di essere stato d’accordo fin da quando ho iniziato a leggerlo. In effetti un mix tra parola dell’ennesimo dio minore, ipersalivazione e continui rapporti semi incestuosi tra contigui, provoca un profondo abbattimento della specie, soggetti deboli, scritti grigini poco belli e tutti dello stesso colore. Il sistema che si auto genera e rigenera è perverso e apparentemente indistruttibile. Mediocri, direbbe il Professor Jim Bennett, il cui talento inutile fa male alle lettere: sopravvivono scrivendo buone recensioni in cambio di buone recensioni. E’ ovvio che un sistema che si gonfia e si basta, può produrre letteratura del déjà vu, niente altro. Oltretutto “letteratura” è tutto quanto già stato, quando sei letteratura come minimo sei morto. Un poeta non è un accademico, un critico, un cantautore, può essere un prete o un fabbro: denti aguzzi e mani sode. Voglio leggere da ora in poi solo Poeti, gli altri li lascerò intonsi dentro le loro madrasse a farsi un altro po’ di selfie prima di sparire.
In quanto alla posizione del “fottiti”, sarebbe altro argomento di possibile conversazione, magari ne riparliamo.

eh, sticazzi 2.0

ho avuto modo di sperimentare che basta poco, veramente poco, perché la vecchia puttana smetta di sputare denti e si rianimi, e torni in forma smagliante: basta darle un po’ attenzione, lisciarle il pelo, soprattutto rispettarla, e torna rispettabile. In caso di mia prematura e repentina dipartita (per le vacanze, e dove cazzo credete che vada!) lascio questa raccomandazione scritta, rispettate la poesia e vi spalancherà le cosce! Finitela con gli atti di presenza e le minchiate del tipo “io c’ero”/”uhhh quanto mi piace!”, quando invece eravate in tutt’altro luogo, specialmente con un paio di organi interni, cuore e cervello, fondamentali per la poesia. Finitela di creare poesia e poeti a vostro uso e consumo, i rami secchi vanno gettati nel cassonetto. Conosco un sacco ‘ggente che ha il pane ma non i denti, e viceversa. La poesia non ha bisogno di elucubratori del nulla (ci mancavano anche ‘sti coglioni) ha bisogno di qualcuno che l’accarezzi e la spogli, insomma di qualcuno che scopra quanto è bella la Poesia e abbia voglia di darle qualcosa.

Bologna, 2 agosto 1980 MAI dimenticare

Angela Fresu anni Tre

ci mancammo di un giorno

faccio progetti, ricognizioni
cerco un posto a buon mercato
per mangiare, brutto anno
per sorrisi, fragoline e gambe magre
in posa davanti al rosso parete
di ruggine e materiali rotabili
l’odore, campassi mille anni

dov’è la stanza delle coccole

sull’estate rimangono stelle cadute,
frutta a chilometri zero
la bomba in stazione
di non si sa chi
l’inizio è onda, una fase

di noi butteranno via tutto
sta serena, unico vizio è ricordare
gli uomini preferiscono le bionde
*

il tempo non esiste

Petroliere puniche al largo della Sirte
trascinano natanti sfondi che
solo un miraggio terrebbe sull’acqua,
all’altro capo del disinganno
bambini giocano sulla spiaggia
persi in tripudi di altoparlanti,
poche le bionde utilizzabili
dall’agenzia delle sembianze.
Eri bambina nell’epoca
della mia felicità più vera.

Pronti i menu, pronti i commensali
al gran banchetto del delitto,
pronto un altro Due Agosto
così, tanto per ricordare
il miracolo di vacanze negate,
la vita salva per un no.
Dovevi nascere, tu
col cuore pieno d’ombra
sulla mia paternità dolente
è stato un tempo, il tempo non esiste.

Onorio

Io non so
di cosa siano ammalati
fiumi e stelle, fiumi di stelle
la terra umiliata dal secco,
con tutta l’acqua sciolta in aria
si diventa appiccicosi
fin dentro il carattere,

le cicale insolenti
con quei loro fonemi arabi
sempre in sottofondo, condanne
migrazioni che lasciano di stucco
i nostri bei dialetti,
unico sopravvissuto
di quattro aborti

sul Po asfaltabile.
Onorio disse ai romani di fidarsi
del suo eunuco,
noi terragnoli seguimmo Onorio,
lo raggiungemmo
scagliammo pietre per lapidarlo.

scritto

non che vadano bene
un intreccio eccessivo
di sentimento e risentimento,
i colori siano troppo accesi
la musica sbiadita, autunnale
piena di malinconia
carente di abbracci,
oppure troppe rivendicazioni
annegate in fiumi di amicizie
da bar,
un rivedersi lento
dopo l’incendio del bosco
lasciato andare in mezzo
a nuovi incontri;
non trascurare mai il romanzetto
con una signorina
incontrata per caso in tribunale,
stessi ingredienti di un sogno,
le strade mai pronte
a fornire indicazioni.
Finirà che l’uxoricida
indicherà agli sbirri il luogo
dove ha occultato
il cadavere della moglie
dopo averle aperto la testa
come una noce,
è bastato un momento
per distruggere l’onestà intera
di tutta una vita,
mentre padre e figlio
riconciliati da un brutto male,
queste cose succedono
solo per pietà,
usciranno in macchina
verso una passeggiata
non si sa dove

letture amArgine: omaggio a LIU XIAOBO in memoria


Tranquilli, un iceberg vasto quanto la Liguria non innalzerà il livello dei mari, così come la morte di un poeta cinese, dissidente e per giunta sfortunato, non innalzerà il livello delle coscienze.
Professore, politico e poeta, Xiaobo (nato nel 1955) ha inteso l’impegno con l’umiltà e l’amore per il suo Paese, propria degli orientali, senza clamori o vanità. Quando nel 1989 ci furono le mobilitazioni che portarono agli scontri di Piazza Tienanmen, Xiaobo era in Occidente per alcune conferenze: le interruppe per tornare in Cina a dare il suo aiuto a quella lotta per un Paese più libero e giusto. La dura repressione, il sangue di quei morti non potranno cadere nell’oblio del silenzio. Scrive nella poesia Le anime dei morti in primavera: «Quella primavera, un’illusione divenne per le madri eterna pena».

È quella pena che ha spronato gli intellettuali cinesi, tra cui Liu, a redigere Charta 08. Sono gli artisti e i pensatori cinesi che hanno pagato e pagano il prezzo più alto, per aver espresso pubblicamente il loro dissenso ad un governo corrotto e oligarchico. La poesia e l’arte tutta non sono più semplice gusto per il bello, ma diventano uno strumento di lotta per una società più giusta e onesta.

Xiaobo è stato condannato da un processo farsa ad undici anni di reclusione, costretto all’isolamento e trattato peggio di un delinquente pericoloso.

A nulla è valso il premio Nobel per la Pace attribuitogli l’8 ottobre 2010, se non ad inasprire gli animi tra il governo cinese e quello danese. Inasprimento che sono costati alla moglie di Xiaobo e ai suoi familiari gli arresti domiciliari e la perdita di ogni forma di sostentamento.

Liu Xiaobo se ne è andato oggi, 13 luglio 2017.

Quella primavera, si gettò sotto i cingoli dei carri armati
Pur donando ogni saggezza pur offrendo la mia nuda anima
non sono assurto alle altezze della tomba

Quella primavera, un illusione divenne per le madri eterna pena
da allora ogni primavera
è legata con ceppi e catena

Ma io so
essa è prova e lascito delle anime dei defunti

Quella primavera, il crollo delle mie speranze
Il mio esile corpo la mia debole anima
se ne andarono prima del primo fascio di luce
Temo ogni prodezza da eroe
e non ho la forza d’infierire su me stesso
Una vita rinchiusa
lotta nel vuoto
Posso solo accendere una sigaretta
afferrare saldamente ogni attimo della caduta
sopravvivere è una prova
nessuno sa
se crollerò in meno di un’ora
Ho verniciato di nero uno specchio
lo lecco finché sia lucido da riflettere di nuovo
[…]

Una lettera mi basta

per Xia

una lettera mi basta
per andare oltre e
trovarmi a parlare con te

proprio come il vento che attraversa
la notte
e usa il suo sangue
per scrivere un verso segreto
che mi ricorda che ogni parola
è l’ultima

il ghiaccio che hai nel corpo
si scioglie in una leggenda di fuoco
negli occhi del carnefice
l’ira diventa pietra

due file di sbarre di ferro
inaspettatamente si sovrappongono
falene sbattono forte le ali verso
la luce della lampada, segno incessante
che disegna la tua ombra

8. 1. 2000
Traduzione in italiano: Maria Cristina Donda