Mai na gioia 161

Giggino, è stato esempio di ascensore sociale da bibbitaro si è trovato parlamentare, poi vicepresidente del consiglio, poi ministro del lavoro (sic!) e ministro degli esteri. Purtroppo per lui (e bene per noi) all’ultimo giro elettorale è stato trombato, voi che già lo vedete in fila alle mense della Caritas a chiedere il sussidio di disoccupazione o il reddito di cittadinanza: poveri illusi! In primis è stato nove anni in Parlamento e ha tirato circa due milioncini di euro, poi ha maturato il vitalizio chessò sordi. Insomma per baby face, uomo senza qualità, si prospetta un avvenire mica male, potrà campare con circa 3500 euro al mese, somma che non permetterà chissà quali lussi, ma con la quale si può vivere bene, eh camperà di rendita e non gli toccherà tornare a vendere brustolini e pop corn allo stadio di Napoli. Aveva proclamato dal balcone l’abolizione della povertà, eccerto la sua! E indovinate un po’ chi pagherà tutti questi soldi?

Diecimila Civili di Maria Grazia Calandrone, per non dimenticare MAI

I
Sant’Anna, 12 agosto 1944
Conoscemmo il ragazzo
dal ciondolo con la croce
e la figura del santo
era messa di fronte
alla luce come prima di chiudere gli occhi dopo la discesa
del sole che lascia il suolo con l’erba e la carne
friggenti e le bestie ovunque
divise
da mani ancora sbarrate a proteggere
il volto dalla mitraglia e la persona si storceva
per tutti i sensi dell’eccidio.
Rastrellavano bambini come grani di sabbia e come sabbia che ubbidisce al vento erano muti. Nessuno
si difendeva: componevano dune inanimate, componevano cose
piegate al vento
sul sagrato, solo stringevano le foto addosso perché dopo
qualcuno desse il giusto nome
al corpo che ciascuno aveva usato da vivo. Seppellimmo Maria
dentro la scatola della sua bambola.
Alcuni tra quelli che davano ordini
parlavano il dialetto delle nostre parti e infatti
portavano bende colorate
sul volto per la vergogna
che il loro volto rimanesse visibile nello stupore dei morti.
Altra cosa è il feto posato
sul tavolo sotto gli occhi
della madre seduta
che diffonde un silenzio finale
dal ventre aperto,
fissa nello stupore
la traiettoria minuscola del piombo
da parte a parte tra le tempie minuscole.
II
Marzabotto, 29 settembre 1944
Uscimmo dopo che fu silenzio
dal bosco sotto il picco di Monte Sole e conoscemmo
che i maiali mangiano la nostra carne: mio nipote
era sotto il pergolato e mio padre
una povera cosa messa male su altri
posati in due
lati a cavalcioni
di un davanzale, neri
delfini arenati
su una scogliera e dell’ultimo
rimaneva la cuffia sotto la bocca, da fuoco.
Alla prima esplosione conoscemmo ancora
che quelli avevano minato i corpi
così che i morti uccidessero i vivi
che uscivano dai boschi a ricomporli, a sciogliere
mani aggrappate
una all’altra come piccoli ormeggi nella buia insenatura della morte
perché ognuno fra i morti ritornasse solo
e ognuno dei vivi
potesse nominare quella solitudine
come la solitudine di un parente lontano,
potesse premere su quella lontananza la sua bocca, su quelle mani
di polvere e corallo protese
come nei giorni di sole
quando tutto era prossimo alla somiglianza.
Così tutti si sono inchinati, hanno tenuto
bassa la testa
su un numero più grande di ogni corpo.

Mai na gioia 70

Quarto giorno di quarantena, attendo mercoledì prossimo come il tutto il nord la pioggia. Continuo a coltivare amorevolmente la speranza di non ammalarmi, per ora sintomi non ne ho, con lo stesso amore di un coltivatore clandestino di canapa indiana. Oggi vorrei dedicare la pagina a un grandissimo attore francese Jean Louis Trintignant che ieri, venerdì 17, ci ha lasciati. Ha recitato con Gassman in un film che tutti ricordano e che è passato di generazione in generazione, Il Sorpasso. Sono tantissimi i film che lo hanno visto protagonista, Z l’orgia del potere, Il conformista, Finalmente domenica!, fino al crepuscolare Amour. Eh va beh, oggi cercherò qualche film con Trintignant e la terra gli sia lieve.

Le ceneri di Amleto

Le ceneri di Amleto
giacciono sotto archivi assai lontani
un tempo ebbri di luce
dove i surrealisti trascinarono nubi
appese a un filo d’aquilone,
rivorrebbero gioia
e il recesso dall’infelicità, i vecchi seccano
per disamore non fanno altro;
anche questa mattina tutto è dimenticato
dell’oscurità vagina avvolgente,
la lontananza dal sole
rende tutto più chiaro alle lucertole:
basta loro un raggio e si trasformano
in agili saltatrici di tombe.

*

Caro Boris Pahor che hai portato il XX secolo dentro il XXI

Il grande scrittore e intellettuale di lingua slovena di Trieste, Boris Pahor, è morto all’età di 108 anni. Ne dà notizia l’agenzia di stampa slovena Sta. Nato a Trieste nel 1913, Pahor è considerato il più importante scrittore sloveno con cittadinanza italiana e una delle voci più significative della tragedia della deportazione nei lager nazisti, raccontata in Necropoli, ma anche delle discriminazioni contro la minoranza slovena a Trieste durante il regime fascista, L’intellettuale, testimone in prima persona delle tragedie del Novecento, ha scritto una trentina di libri tradotti in decine di lingue, tra cui Qui è proibito parlare, Il rogo nel porto, La villa sul lago, La città nel golfo.