Ascolta & Leggi: Ennio Morricone con poesie di Grace Paley.

Grazie a Dio non c’è nessun Dio

Grazie a Dio non c’è nessun Dio
o saremmo tutti perduti

se fosse Lui che ci fa gridare
di angoscia feroce di fronte alla tortura
all’odio tre o quattro volte per generazione
non ci sarebbe speranza e seppure Lui permettesse
alla pace di apparire allora un giorno grandi lastre
di pietra sotto i frutteti e il mare potrebbero
muoversi piano una contro l’altra terremoto

se fosse stato Lui a costruire così stretto il ponte
su cui siamo esortati a passare
senza paura mentre intorno a noi
i vecchi gli zoppi i maldestri i
bambini scalpitanti ruzzolano giù
e a volte vengono spinti nell’orrido
precipizio se fosse Lui certo saremmo perduti

se fosse Lui a offrire il libero arbitrio ma
solo ogni tanto strano dono
per un popolo che abbia appena distinto
la mano destra dalla sinistra
ma se siamo noi i responsabili
consideriamo il nostro assiduo amore uno per l’altro
perché questo è il giorno d’oggi ora possiamo
guardarci negli occhi
a grande distanza questo è il tele-
fonico elettronico digitale giorno d’oggi
celebre per il denaro e la solitudine ma noi

abbiamo sconfitto Babele accettando parole
straniere in gloriose traduzioni se

sappiamo essere responsabili se siamo
diventati responsabili

*

Alternativa episodica del poeta

Stavo per scrivere una poesia
invece ho fatto una torta ci è voluto
più o meno lo stesso tempo
chiaro la torta era una stesura
definitiva una poesia avrebbe avuto
un po’ di strada da fare giorni e settimane e
parecchi fogli stropicciati

la torta aveva già una sua piccola
platea ciarlante che ruzzolava tra
camioncini e un’autopompa sul
pavimento della cucina

questa torta piacerà a tutti
avrà dentro mele e mirtilli rossi
albicocche secche tanti amici
diranno ma perché diavolo
ne hai fatta una sola

questo non succede con le poesie

a causa di una inesprimibile
tristezza ho deciso di
dedicare la mattinata a un pubblico
ricettivo non voglio
aspettare una settimana un anno una
generazione che si presenti il
consumatore giusto

*

Avevo bisogno di parlare con mia sorella

Avevo bisogno di parlare con mia sorella
parlarle al telefono intendo
come facevo ogni mattina
e anche la sera quando i
nipotini dicevano qualcosa che
ci stringeva il cuore

Ho chiamato il suo telefono ha squillato quattro volte
potete immaginarmi trattenere il respiro poi
c’è stato un terribile rumore telefonico
una voce ha detto questo numero non è
più attivo che meraviglia ho
pensato posso
ancora chiamare non hanno assegnato
il suo numero a un’altra persona malgrado
due anni di assenza per morte.

*

Certe volte adesso quando dormo sola

Certe volte adesso quando dormo sola
mi do un’annusata
e mi chiedo in tutti questi anni è questo
l’odore che ti è stato familiare
e se è così ti piaceva davvero non
sembra gradevole tu stranamente
sudi poco per un uomo tanto attivo ma sai
di dolce quando ti abbraccio di questi tempi
(o tu abbracci me) o appoggio la testa sul tuo
cuscino nel letto so che sei tu
un delicato odore di camino e ti
respiro un po’ non sono sorpresa
ti ricordo sempre delizioso

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La nostra idea era che i bambini, scrivendo, buttando giù parole, leggendo, iniziando ad amare la letteratura, con l’inventiva di ascoltarsi a vicenda, potessero iniziare a capire meglio il mondo e a crearne uno migliore per sé. Mi è sempre sembrata un’idea così naturale che non ho mai capito perché sono state necessarie così tanta aggressività e tempo per avviarla!

Grace Paley, nata Grace Goodside (New York, 11 dicembre 1922 – Thetford, 22 agosto 2007), è stata scrittrice, poetessa e attivista statunitense. Nata da una famiglia ebrea di origine ucraina, Grace Paley è considerata una maestra delle short stories, dimostrando grande talento con la sua scarna carriera di scrittrice, 45 racconti in 40 anni per un totale di 370 pagine. Autori del calibro di Philip Roth e Saul Bellow lodarono la singolarità della sua voce nella narrativa americana.

Risi

Fini
Lisci
Perfettamente affinati da carezze
di correnti violente
Chicchi di riso gli Ebrei
nella risiera
dimenticati i fiori del sole,
attendono avidi le risurrezione
dentro odori privi
dell’Umano Necessario,
senza che i primi pallori di settembre
possano scalfirne
il disperato amore alla vita

Gli slavi da oriente
premono per liberare altri slavi

Dentro salotti bene
un’aristocrazia nero frecciata attende
il compiersi: fascisti,
semplice minuteria siderurgica,
non furono mai vittime
ma idioti ritorni di fiamma

coccodrillo

insistentemente, così fan tutti,
bussò a ogni porta
non soltanto con le nocche
alcune le suonò a testate
per diffondere il suo verbo
ispirato e rampante

chi se ne frega dei versi
o dei valori,
importante è attirare la claque,
tanto, smetto quando voglio

arruolò il fotografo ufficiale
da sembrarlo giove fra tutta nuvolaglia,
implorò, si gonfiò e poi ancora, ancora,
da scoppiare fuori programma
e senza messa in onda

fu lunga notte di coccodrilli,
tra pianti d’occasione,
poverino,
chissà che poeta poteva diventare.

quale tempesta dentro l’ha mosso
e quanto erano stretti i suoi vestiti,
ma la claque
del poeta, come del maiale,
non butta via niente

(dedicata)

Ascolta & Leggi: Christian Contreas Trio con poesie di Simone Cattaneo

Chiudi i tuoi due bambini nella loro stanza.
Legagli polso e piedi al letto, poi imbavagliali.
Ho voglia di divertirmi con te niente scocciatori che piangono e ridono
a stare al mondo si impara anche così.
Se non ti garba l’idea di immobilizzarli potrei sempre infilare
nelle tisane insapore che gli dai qualche pastiglia di Stilnox,
benzodiazepina quasi pura, dormirebbero un bel po’ e
sognerebbero il paese delle meraviglie. Anzi te lo garantisco faranno
sogni bellissimi. Ti prego, togliamoci di torno questi due mostri
e divertiamoci sul serio, non ho voglia di perdere tempo con te
non è il momento delle congratulazioni
dobbiamo darci dentro.

*

Vorrei avere la stessa maestrìa
dei grandi giocatori di biliardo,
quando dopo aver colpito la palla
chiudono gli occhi
come se avessero gustato
il primo sorso di un vino pregiato
e non sentono il bisogno d’abbandonarsi
a nessun solstizio o equinozio strano
anche se dubito che
i princìpi ispirati della termodinamica
siano racchiusi nell’aria
della loro mano.

*

Non aveva lavoro e non aveva una moglie,
così i ragazzi delle giostre gli hanno infilato
una pistola nel culo e l’hanno costretto a
raccogliere tanti mozziconi da fare almeno cinque sigarette.
Una per ognuno e tutti per nessuno.
I ragazzi che confidano nel mondo hanno tramutato
quelle fini ossa da ricchione in un paracadute di cartone
e alla sera sono tornati senza farsi male nelle loro case.

*

Appesa per le caviglie ad un albero del viale
ho incontrato per la prima volta l’unica donna che ho mai amato,
avrei voluto proseguire ma mi ha chiesto uno sguardo
mi ha domandato di guadare un fiume inesistente fra le stelle,
quindi mi sono arrampicato fino all’orlo del suo viso ma
non si è scomposto, nulla del mio corpo mi ha nascosto.
Immersa nel suo odore mi ha aperto il petto così che
potessi sentire il suono del colore,
colmo di paura ho promesso che avrei imparato ad aspettare,
ho fatto un giro intorno all’albero e
la mia donna era svanita, rapita dalla frutta candita di
un’isola caraibica. Mi sono legato per le caviglie ad un lampione
per capire la sua prospettiva e riallineare la mira,
ammassati intono a me sbavavano dei cani, con le mascelle di vetro
in fiamme ma la terra si è asciugata e la festa è finita.
Non ho più incontrato una donna così bella, forse sì,
è la carne che tutte le notti mi dorme accanto
persuasiva nelle cosce, elegante nelle mani, luce morale nei fianchi
ripiegata e indistinta come uno scheletro di pesce.
Sono certo, siamo l’uno la proposta dell’altra.

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Simone Cattaneo è nato a Saronno nel 1974. Ha pubblicato Nome e soprannome (Atelier 2001) e Made in Italy (ivi 2008). Sue poesie sono apparse su numerose riviste, tra cui “Atelier”, “Poesia” e “Il primo amore”. È stato incluso nelle antologie L’opera comune. Antologia di poeti nati negli anni settanta (Atelier 1999), Dieci poeti italiani (Pendragon 2002), Lavori di scavo. Antologia dei poeti nati negli anni ‘70 (Railibro 2004), 100 Poesie di odio e di invettiva (Coniglio 2007) e La stella polare. Poeti italiani dei tempi “ultimi” (Città Nuova 2008). È venuto a mancare il 10 settembre 2009. Peace & Love (Il ponte del sale 2012) è una raccolta postuma che raccoglie tutte le sue poesie.

ce la siamo fatta 68

Mentre l’Orbettino sta leggendo, a sua detta, una biografia ragionata di Silvio Berlusconi, tutti con apprensione ci chiediamo quali siano le reali condizioni di salute dell’ex Cavaliere. Le pravde nostrane, note per il loro cucinare le notizie, non sono molto chiare sull’argomento. Qualcuna dice che è caduto sul Monte Grappa (nel senso che non ha visto una trincea appena restaurata), altre dicono che è vivo e lotta con la sgnacchera, altre ancora non dicono una beata minchia. C’é tanta fibrillazione sulla prognosi: è positivo al vairus o alla prostatite? Ah, i bei tempi in cui bastava un duomo da lancio per metterlo fuori combattimento per qualche giorno! Proprio adesso che stava portando il Monza in serie A! I suoi soci sarvi/melon stanno bene? Insomma, sono tanti gli interrogativi in questa giornata così buia per nani e ballerine, da far pensare che a volte … Dio c’é! Un po’ meno a Castello, dove nel giro di poche settimane siamo passati dai soliti 24 a ben 36 contagi.

la lunetta

riposano tra rocce e faggi,
il sentiero va oltre la fine del mondo,
le nubi non domandano
ma vorrebbero sapere di tante croci:
perché la vaia sia stata dolce con alcuni
così tremenda con altri

chiedono quanto metallo sia rimasto,
quanto ne resti tra le ossa
di tanta roccia interrotta.
ancora si specchiano,
anche chi, caro a Dio, non ha nome
sopra questo altipiano di buche

Ascolta & Leggi: Maurice Ravel e Cesare Pavese

Terra rossa terra nera

Terra rossa terra nera,
tu vieni dal mare,
dal verde riarso,
dove sono parole
antiche e fatica sanguigna
e gerani tra i sassi,
non sai quanto porti
di mare parole e fatica,
tu ricca come un ricordo,
come la brulla campagna,
tu dura e dolcissima
parola, antica per sangue
raccolto negli occhi;
giovane, come un frutto
che è ricordo e stagione,
il tuo fiato riposa
sotto il cielo d’agosto,
le olive del tuo sguardo
addolciscono il mare,
e tu vivi rivivi
senza stupire, certa
come la terra, buia
come la terra, frantoio
di stagioni e di sogni
che alla luna si scopre
antichissimo, come
le mani di tua madre,
la conca del braciere.

*

Hai un sangue, un respiro

Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano;
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano;
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte;
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.

Hai un sangue, un respiro.
Vivi su questa terra.
Ne conosci i sapori
le stagioni i risvegli,
hai giocato nel sole,
hai parlato con noi.
Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra,
germogliante silenzio,
tu hai giocato bambina
sotto un cielo diverso,
ne hai negli occhi il silenzio,
una nube, che sgorga
come polla dal fondo.
Ora ridi e sussulti
sopra questo silenzio.
Dolce frutto che vivi
sotto il cielo chiaro,
che respiri e vivi
questa nostra stagione,
nel tuo chiuso silenzio
è la tua forza. Come
erba viva nell’aria
rabbrividisci e ridi,
ma tu, tu sei terra.
Sei radice feroce.
Sei la terra che aspetta.

*

The night you slept

Anche la notte ti somiglia,
la notte remota che piange
muta, dentro il cuore profondo,
e le stelle passano stanche.
Una guancia tocca una guancia;
è un brivido freddo, qualcuno
si dibatte e t’implora, solo,
sperduto in te, nella tua febbre.

La notte soffre e anela l’alba,
povero cuore che sussulti.
O viso chiuso, buia angoscia,
febbre che rattristi le stelle,
c’è chi come te attende l’alba
scrutando il tuo viso in silenzio.
Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Povero cuore che sussulti,
un giorno lontano eri l’alba.

*

The cats will know

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole;
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffieremo nell’alba,
viso di primavera.

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A Cesare Pavese nell’anniversario della scomparsa.

Stazzema 12 Agosto: 76 anni e un giorno dopo.

Stazzema 12 Agosto

Pardini Anna giorni venti,
settanta anniversari,
niente compleanni
nemmeno uno vissuto
in questo cazzo d’infinito,

gettata in strada, la stessa
ripristinata alla vigilia del freddo.
Durante i lavori di sterro
se ritrovavano ossa e carcasse
le interravano di nuovo
in fretta e per paura
che uno zelota fermasse i lavori,

dopo l’oscurità nuova oscurità
accumularsi senza respiro.

L’armadio ha le ante
girate verso il muro,
sì che il vento non risollevi
le cartacce di Stazzema,
dormano pure tranquille
sul finire di questo dopoguerra

con tutte le sorelle in attesa
che quelle incinte
partoriscano solitudini bastarde
da mettere subito a dormire
appese al soffitto,
giusto angeli in cielo,
e fine di ogni formalità civile.

Un barlume,
appena appena ritrovato,
sta sul ciglio della strada riaperta,
come il paese tutto intento
a esportare democrazia.

(2014)

Un ricordo di Alfredo De Palchi (1926 – 2020)

Apprendo stamani della morte di Alfredo De Palchi, avvenuta un paio di giorni fa, uomo anzitutto e poi poeta. Debbo ringraziare Lui se il mio libro Procellaria fu tradotto e pubblicato negli Stati Uniti per le edizioni Xenos Books di Los Angeles e di questo suo avermi notato e trattato affabilmente gli sarò sempre grato. La sua vita è stata lunga, aspra, difficile, e già da alcuni anni era ammalato. Ecco, della sua morte mi dispiace enormemente. La sua vita e le sue opere rimarranno nella mia memoria.

Polvere dovunque su tutto polvere su ciascuno
su me un cadere continuo di polvere dal soffitto
sul letto tappeti bottiglie dalle pareti
che mi serrano nella morsa del mio futuro cadavere
già sepolto sotto il cumulo di polvere di questa
polvere che rassodata nello spazio gira su se stessa
e intorno il sistema termonucleare come me cadavere
che rigiro su me stesso e spostato di quel tanto
dal mio centro intorno me stesso:
costellazione anonima.

(Alfredo De Palchi, 1926 – 2020)

per saperne di più:

http://www.alfredodepalchi.com/

https://en.wikipedia.org/wiki/Alfredo_de_Palchi

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Lettera da un paese diviso

Io non ho la vostra luce, né voi la mia,
ho qualche pietra arrotata e un po’ d’acqua,
mentre gli alberi si sbracciano, sfiorano
giorni perduti o rubati.

Enrico rivide tutto poco dopo che a Giovanna
si spensero gli occhi. Raccontava
di una guerra mai vista, dove chi scampava
la mitraglia lo ammazzavano i carabinieri.

Ubriachi di dolore si torna un po’ bambini:
la verità non basta, né il vuoto può riempire
certe notti di pioggia dove i piccoli dormono
e le madri non vegliano.