scritto

non che vadano bene
un intreccio eccessivo
di sentimento e risentimento,
i colori siano troppo accesi
la musica sbiadita, autunnale
piena di malinconia
carente di abbracci,
oppure troppe rivendicazioni
annegate in fiumi di amicizie
da bar,
un rivedersi lento
dopo l’incendio del bosco
lasciato andare in mezzo
a nuovi incontri;
non trascurare mai il romanzetto
con una signorina
incontrata per caso in tribunale,
stessi ingredienti di un sogno,
le strade mai pronte
a fornire indicazioni.
Finirà che l’uxoricida
indicherà agli sbirri il luogo
dove ha occultato
il cadavere della moglie
dopo averle aperto la testa
come una noce,
è bastato un momento
per distruggere l’onestà intera
di tutta una vita,
mentre padre e figlio
riconciliati da un brutto male,
queste cose succedono
solo per pietà,
usciranno in macchina
verso una passeggiata
non si sa dove

letture amArgine: omaggio a LIU XIAOBO in memoria


Tranquilli, un iceberg vasto quanto la Liguria non innalzerà il livello dei mari, così come la morte di un poeta cinese, dissidente e per giunta sfortunato, non innalzerà il livello delle coscienze.
Professore, politico e poeta, Xiaobo (nato nel 1955) ha inteso l’impegno con l’umiltà e l’amore per il suo Paese, propria degli orientali, senza clamori o vanità. Quando nel 1989 ci furono le mobilitazioni che portarono agli scontri di Piazza Tienanmen, Xiaobo era in Occidente per alcune conferenze: le interruppe per tornare in Cina a dare il suo aiuto a quella lotta per un Paese più libero e giusto. La dura repressione, il sangue di quei morti non potranno cadere nell’oblio del silenzio. Scrive nella poesia Le anime dei morti in primavera: «Quella primavera, un’illusione divenne per le madri eterna pena».

È quella pena che ha spronato gli intellettuali cinesi, tra cui Liu, a redigere Charta 08. Sono gli artisti e i pensatori cinesi che hanno pagato e pagano il prezzo più alto, per aver espresso pubblicamente il loro dissenso ad un governo corrotto e oligarchico. La poesia e l’arte tutta non sono più semplice gusto per il bello, ma diventano uno strumento di lotta per una società più giusta e onesta.

Xiaobo è stato condannato da un processo farsa ad undici anni di reclusione, costretto all’isolamento e trattato peggio di un delinquente pericoloso.

A nulla è valso il premio Nobel per la Pace attribuitogli l’8 ottobre 2010, se non ad inasprire gli animi tra il governo cinese e quello danese. Inasprimento che sono costati alla moglie di Xiaobo e ai suoi familiari gli arresti domiciliari e la perdita di ogni forma di sostentamento.

Liu Xiaobo se ne è andato oggi, 13 luglio 2017.

Quella primavera, si gettò sotto i cingoli dei carri armati
Pur donando ogni saggezza pur offrendo la mia nuda anima
non sono assurto alle altezze della tomba

Quella primavera, un illusione divenne per le madri eterna pena
da allora ogni primavera
è legata con ceppi e catena

Ma io so
essa è prova e lascito delle anime dei defunti

Quella primavera, il crollo delle mie speranze
Il mio esile corpo la mia debole anima
se ne andarono prima del primo fascio di luce
Temo ogni prodezza da eroe
e non ho la forza d’infierire su me stesso
Una vita rinchiusa
lotta nel vuoto
Posso solo accendere una sigaretta
afferrare saldamente ogni attimo della caduta
sopravvivere è una prova
nessuno sa
se crollerò in meno di un’ora
Ho verniciato di nero uno specchio
lo lecco finché sia lucido da riflettere di nuovo
[…]

Una lettera mi basta

per Xia

una lettera mi basta
per andare oltre e
trovarmi a parlare con te

proprio come il vento che attraversa
la notte
e usa il suo sangue
per scrivere un verso segreto
che mi ricorda che ogni parola
è l’ultima

il ghiaccio che hai nel corpo
si scioglie in una leggenda di fuoco
negli occhi del carnefice
l’ira diventa pietra

due file di sbarre di ferro
inaspettatamente si sovrappongono
falene sbattono forte le ali verso
la luce della lampada, segno incessante
che disegna la tua ombra

8. 1. 2000
Traduzione in italiano: Maria Cristina Donda

letture amArgine: Simone Weil e il cristianesimo


Le mogli dei pescatori cantavano canti senza dubbio molto antichi, di una tristezza straziante. Nulla può darne un’idea. Là, improvvisamente, ebbi la certezza che il cristianesimo è per eccellenza la religione degli schiavi, che gli schiavi non possono non aderirvi, ed io con loro.

da I Quaderni (Adelphi)

Entrò nella mia camera e disse:
“Miserabile, che non comprendi nulla, che non sai nulla. Vieni con me e t’insegnerò cose che neppure sospetti”.
Lo seguii. Mi portò in una chiesa. Era nuova e brutta.
Mi condusse di fronte all’altare e mi disse:
“Inginocchiati”.
Io gli dissi: “Non sono stato battezzato”.
Disse: “Cadi in ginocchio davanti a questo luogo con amore come davanti al luogo in cui esiste la verità”.
Obbedii.
Mi fece uscire e salire fino a una mansarda da dove si vedeva attraverso la finestra aperta tutta la città, qualche impalcatura in legno, il fiume dove alcune imbarcazioni venivano scaricate.
Nella stanza c’erano solo un tavolo e due sedie.
Mi fece sedere.
Eravamo soli. Parlò.
Talvolta qualcuno entrava, si univa alla conversazione, poi se ne andava.
Non era più inverno. Non era ancora primavera.
I rami degli alberi erano nudi, senza gemme, in un’aria fredda e piena di sole.
La luce sorgeva, splendeva, diminuiva, poi le stelle e la luna entravano dalla finestra.
Poi di nuovo sorgeva l’aurora.
Talvolta taceva, prendeva da un armadio un pane e lo dividevamo.
Quel pane aveva davvero il gusto del pane.
Non ho mai ritrovato quel gusto.
Mi versava e si versava del vino che aveva il gusto del sole e della terra dove era costruita quella città.
Talvolta ci stendevamo sul pavimento della mansarda, e la dolcezza del sonno scendeva su di me.
Poi mi svegliavo e bevevo la luce del sole.
Mi aveva promesso un insegnamento, ma non m’insegnò nulla. Discutevamo di tutto, senza ordine alcuno, come vecchi amici.
Un giorno mi disse: “Ora vattene”.
Caddi in ginocchio, abbracciai le sue gambe, lo supplicai di non scacciarmi.
Ma lui mi gettò per le scale.
Le discesi senza rendermi conto di nulla, il cuore come in pezzi. Camminai per le strade.
Poi mi accorsi che non avevo affatto idea di dove si trovasse quella casa.
Non ho mai tentato di ritrovarla.
Capii che era venuto a cercarmi per errore.
Il mio posto non è in quella mansarda.
Esso è dovunque, nella segreta di una prigione, in uno di quei salotti borghesi pieni di ninnoli e di felpa rossa, in una sala d’attesa della stazione.
Ovunque, ma non in quella mansarda.
Qualche volta non posso impedirmi, con timore e rimorso, di ripetermi un po’ di ciò che egli mi ha detto.
Come sapere se mi ricordo esattamente?
Egli non è qui per dirmelo.
So bene che non mi ama.
Come potrebbe amarmi?
E tuttavia in fondo a me qualcosa, un punto di me, non può impedirsi di pensare tremando di paura che forse, malgrado tutto, mi ama.


Simone Adolphine Weil
(Parigi, 3 febbraio 1909 – Ashford, 24 agosto 1943) è stata una filosofa, mistica e scrittrice francese, la cui fama è legata, oltre che alla vasta produzione saggistico-letteraria, alle drammatiche vicende esistenziali che ella attraversò, dalla scelta di lasciare l’insegnamento per sperimentare la condizione operaia, fino all’impegno come attivista partigiana, nonostante i persistenti problemi di salute.

Sorella del matematico André Weil, fu vicina al pensiero anarchico e all’eterodossia marxista. Ebbe un contatto diretto, sebbene conflittuale, con Lev Trotsky, e fu in rapporto con varie figure di rilievo della cultura francese dell’epoca. Nel corso del tempo, legò se stessa all’esperienza della sequela cristiana, pur nel volontario distacco dalle forme istituzionali della religione, per fedeltà alla propria vocazione morale di presenziare fra gli esclusi. La strenua accettazione della sventura, tema centrale della sua riflessione matura, ebbe ad essere, di pari passo con l’attivismo politico e sociale, una costante delle sue scelte di vita, mosse da una vivace dedizione solidaristica, spinta fino al sacrificio di sé.

La sua complessa figura, accostata in seguito a quelle dei santi, è divenuta celebre anche grazie allo zelo editoriale di Albert Camus, che dopo la morte di lei, a soli 34 anni, ne ha divulgato e promosso le opere, i cui argomenti spaziano dall’etica alla filosofia politica, dalla metafisica all’estetica, comprendendo alcuni testi poetici. (fonte Wikipedia)

un tè con Hirohito

Oh, se Hitler avesse espugnato Mosca
aveva già progetti pronti
per India e Afghanistan, magari a Tokio
si sarebbe fermato per un po’ di relax,
e a prendere un tè con Hirohito.
Avrebbe scavallato, pattinando
lo stretto di Bering e giù di là
tutta l’America in un sol boccone
e poi centro e sud fino ai pinguini
che, a seconda della livrea
si sarebbero distinti in ebrei e ariani
in musulmani ed ebrei, in ebrei
e pinguini.
Hitler non sarebbe stato soddisfatto,
mancava l’Africa e per curarsi il male
avrebbe fatto tappa a Capetown
e di là su, su
per due sabbiature nel deserto, e
dimentico la Cina, conquistata
prima di fermarsi a Tokio.
Il mare Nostrum, che non era suo,
lo sarebbe diventato, e che ci vuole
basta far guerra anche ai satelliti,
quindi alla luna, poi alle stelle.
Sbarcato a Lampedusa, fosse vero
si sarebbe riscoperto acquarellista,
e a sua volta conquistato dal Sud
non sarebbe andato oltre,
fosse stato inverno non si sa.

Un’idea di Edie S (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

sorriso mezzo crudo,
color mimetico si allena
a guardare in basso,
dove di solito nessuno vede
il silenzio di una vita.
Coglie fiori in mazzi
sul punto in cui l’argine
si getta nel fiume
e li riporta indietro.
Essere felici, parole grosse
abbandonate a margine
di un film d’amore,
la sciarpa gira attorno al collo
gira allacciata con cura
su quel sorriso al sangue.

AN IDEA OF EDIE S.

Smile half raw
mimetic color in training
to look down, where
usually nobody sees
the silence of a lifetime
better picking a bunch of flowers
at the point where the argin
flows into the river
and brings it back.
To be happy,
big words spent at the margin
of a love movie,
scarf around the neck
tied at best with care
over a bloody smile.

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem UN’IDEA
DI EDIE S. by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

ascolti amArgine: 18 maggio Ian Curtis

Lascereste seppellire i morti dai morti?

Disorder

I’ve been waiting for a guide to come and take me by the hand,
Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?
These sensations barely interest me for another day,
I’ve got the spirit, lose the feeling, take the shock away.

It’s getting faster, moving faster now, it’s getting out of hand,
On the tenth floor, down the back stairs, it’s a no man’s land,
Lights are flashing, cars are crashing, getting frequent now,
I’ve got the spirit, lose the feeling, let it out somehow.

What means to you, what means to me, and we will meet again,
I’m watching you, I’m watching her, I’ll take no pity from you friends,
Who is right, who can tell, and who gives a damn right now,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know,
I’ve got the spirit, but lose the feeling,
I’ve got the spirit, but lose the feeling,
Feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling.

Ho aspettato che arrivasse una guida e che mi prendesse per mano
queste sensazioni potrebbero farmi sentire i piaceri di un uomo normale?
queste sensazioni a malapena mi interesseranno un altro giorno
io ho lo spirito, ho perso l’emozione, porto via lo shock

tutto sta diventando più veloce, si sta muovendo più veloce adesso, sta sfuggendo di mano
sul decimo piano, giù per le scale sul retro, è una terra di nessuno
le luci stanno splendendo, le auto si stanno scontrando, sta diventando frequente adesso
io ho lo spirito, ho perso l’emozione,lo lascio uscire in qualche modo

quel che significa per te, quel che significa per me e ci incontreremo ancora
ti sto guardando, la sto guardando, non avrò pietà dai tuoi amici
chi ha ragione, chi può dirlo, e chi se ne frega di questo adesso
finchè lo spirito stringerà nuove sensazioni allora lo saprai,
finchè lo spirito stringerà nuove sensazioni allora lo saprai,
finchè lo spirito stringerà nuove sensazioni allora lo saprai
io ho lo spirito, ho perso l’emozione
io ho lo spirito, ho perso l’emozione
emozione, emozione, emozione…

trilobiti

Comparvero prima i trilobiti,
nacquero si moltiplicarono
sparirono per trasformarsi
in tanti pavimenti lucidi.
Non lasciarono biglietti di scuse.

Ognuno di noi ha sempre negato
di averli calpestati durante visite
a luoghi di rispetto,
meta di maestrine innamorate
ancora prima di frequentarli,
respirata l’ombra necessaria
a domandarsi
quali siano stati i loro dei.

Incesto tra crostacei e cellule morte,
noi non veneriamo eroi omerici
ma i risvolti impeccabili
dentro un paio di pantaloni.