Grassi d’inedia

La casa dell’immaginazione sfrattata con disonestà
cacciò lo spirito dai muri, infestò varchi e strade.
Vuoto a partire da marzo con l’intervento della polizia;
i giornali riportavano numeri, davano i numeri
nessuno di questi attendibile.

Pertanto, travestiti da Nestore,
e col valore di alcuni eroi omerici, qualcuno si dimise,
qualcun altro si lasciò conquistare,
a maggioranza si chiamarono grassi d’inedia
con rinuncia a ogni forma di libero pensiero.

I tigli risalivano fiumi da cui scendevano gli impiccati.
Molte le rappresaglie: tu sei morto, ancora parli?
La civiltà divenne una torcia elettrica data alle correnti.

Accadde tutto ufficialmente da marzo e aprile:
distanziati da ogni senso critico,
pronti a cavalcare l’inerzia intellettuale successiva e precedente.

Milli Graffi (1940-2020)

Un ricordo di Milli Graffi su La Dimora del Tempo Sospeso

La dimora del tempo sospeso

Milli Graffi

(da Embargoed Voice, 2002)

……………resta un segno
…………………..che la movente pluviale vita
………………..tiene ben raccolto e fermo

……………………………………..era….. cosa
l’urlo del tronco aggrappato al braccio
nel balzo alla certezza dell’
essere inseguite

……………………………………..era….. cosa
il sasso rifugio nello schianto del sole
o il sasso pioggia come aperto mantello
o il sasso ombra mugugno di canzone

…….e le grandi foglie figure perdute insegna
…………… globale di tutta la ramificazione

…….cosa? chiama
……………….a raccogliersi
……………………..questa sparuta minoranza

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Milli Graffi, un semplice saluto.

Milli Graffi (1940-2020): grande poeta italiano, editor, traduttrice.

nella mente dello spazio ci entro a sbattere il carrello con forza
a sinistra a soddisfazione a spazzare via con un colpo anatra meccanica
dolce abisso la memoria

tutto dritto è raramente possibile e le svolte a destra o a sinistra
sono sempre tendenziose l’angolo non è mai di 90 gradi non c’è altro da fare
che girare l’angolo dove te lo trovi imperfetto

ma diversamente da Venezia dove il tutto dritto comprende anche angoli
perfetti a 90 gradi e il pedone comprende e tira
dritto nella curva se poi quel dritto l’ha sbagliato torna indietro e tira dritto svoltando dall’altra parte e la
bellissima risorsa della città è che non ti perdi mai veramente te lo senti nella
periferia della mente il disegno del dolce dondolio che non sbaglia nel portarti
là dove condividi il sapere obiettivo del suo andare e ci vai dolcemente svelto

ma a Milano ti perdi implacabilmente il disegno occulto è inaccessibile
non sai mai dove una strada ti può portare sia a piedi che in macchina e alla
fine te lo spieghi e lo capisci
è una città stellare e la direzione è un bivio dove l’ultima destinazione alla fine
configura chiaro il tuo destino quello che è scritto nelle stelle fatalismo che è
una sconfitta perché le stelle non te l’hanno scritto in mente per questo è una
città dove si combatte
torna comodo agli architetti di Milano presumere di essere nella mente delle
stelle e si arrogano il diritto di essere loro il destino la Stazione Centrale di
Milano è sempre stata brutta non ci si può fare niente ma era comoda sincera
ci entravi e vedevi subito la stecca della biglietteria salivi le ampie scale che
vedevi lì immediate e sicure ci hanno infilato le scale mobili a scalini e le
vedevi
immediate e sicure e ci arrivavi ai treni che te li vedevi lì davanti con la forma
di treno tutto era solido lineare immediato il disegno della stazione era vai
avanti
dritto e il treno lo trovi sempre dritto anche se ti alzavi in verticale il
dislivello tra il piano della città e il piano del treno
neanche lo sentivi era un tutto dritto elementare era la rassicurazione che
anche il treno sarebbe filato via tutto dritto la stazione non era costruita nel
disegno della città ma nel disegno del treno
ora l’hanno rovinata entri e non c’è più niente niente biglietti niente edicole
non c’è la gente i treni sono soltanto un cartello piccolo dove c’è scritto
TRENI e ci devi credere come se Magritte non avesse mai fatto i suoi scherzi e
ti devi imbucare in un tunnel basso e uscire nel bagliore lucido stessa intensità di
luce stessi colori svolti a sinistra 90 gradi precisi passerella mobile in salita
liscia senza gradini la valigia ti sbatte sugli stinchi e poi giravolta a 180 gradi
come se volessi tornare indietro altra passerella mobile in salita liscia senza
gradini la valigia sempre sugli stinchi lo capisci il grande disegno occulto per
andare dritto devi fare zig zag due volte
il dietro che stai lasciando e il davanti del tuo futuro si rimpallano a zig zag fra i
due tre quanti
livelli di negozi che ti sparano negli occhi i loro spazi al neon

scrivo poesie per poter dire quello che se comincio a dirlo a voce non mi
ascolta nessuno
quando io è anche tu e mi ti piace ascoltarmi

relitto

oggi ho ricordato un sorriso assente
da ogni immagine ovunque stampata

ho pensato di aprire tutti i cassetti,
cercare, nella speranza che ognuno fosse l’ultimo

ho negato, spergiurato, strillato, rivendicato,
ma ogni cosa si è rivelata velo e vanità

il quadro di Steve è appeso, andrebbe spolverato
ogni tanto per dare posto a nuova polvere

il tempo fa il suo mestiere,
ma in bassa marea tutto quanto riaffiora

europa

barba e capelli di tagliati di fresco,
facciamo musica all’intorno di sedie vuote,
accatastate su nomi
di chi non è più tornato.
lo stesso suono canta ancora
sotto le mani, quelle di un tempo.
il nemico vive, ha cambiato tempi e modi
lo sappiamo bene:
questa europa non lascerà eredi,
poche mazzette di banconote
rimarranno sulle strade a macerare,
sciogliere nella pioggia di marzo,
a volare sulle ali di venti estivi,
a tremare nelle tempeste invernali

mi sfugge

dimentico subito, mi sfugge
il nome di quel poeta scordato da tutti,
nessuno lo ricorda più se non per fare l’erudito:
sì… quel poeta triste,
fece vita da agente di commercio.
mangiava solo in trattorie economiche,
prendeva treni in ritardo,
a casa nessuno lo aspettava,
e non si sentì mai chiedere
com’è andata oggi?
fortunato figlio di puttana, mai ebbe bisogno
di mentire, da una anno all’altro poteva contare
la stagnazione del proprio fatturato,
le spese di trasporto e soggiorno, le provvigioni
di una vita appena, appena dignitosa.
le camicie dal colletto rivoltato, bianche
da far luce,
la radio per poche notizie, le stesse.
mi sfugge quel nome, quando ogni giorno
penso a oggi, un anno fa

Letture amArgine: alcune poesie di Gregorio Scalise

E’ morto a Bologna il poeta Gregorio Scalise. Calabrese d’origine, aveva 81 anni ed era malato da tempo.

Passaggio

Le case che verdi hanno confini,
come il segno continua
la linea sopraffatta dal tempo
o l’occhio che coglie immagini vive.

*

Incontri

L’altro si configura come alleanza
e sorpresa, tiene a bada il destino
ma è impossibile prevedere i suoi occhi.

*

La follia che non si può
vedere
(le donne forse la conoscono
perché sono donne dell’estate)

occhi occidentali
ciò che consegue
il fallimento dell’immagine (il suo orlo
spezzato)
trappole vaganti di io e di mondo

le vogliono vedere
fra tenui tendaggi

romantici e surrealisti di tutto
il mondo che forse non
sapevano che esiste l’ospedale.

*

Lo spazio, il tuo corpo,
la diagonale; l’asimmetria
del percorso, l’ingegno.
O la matrice (il soldato).
Lo scoglio, le mura abitate:
sorvolato da sassi
il consumo di un giorno.
L’ostacolo, la fretta, le unghie
la proporzione: l’eroe
in equilibrio sull’acqua.

*

Cieli straordinari vivono
di visioni brillanti, il linguaggio
guarda per caso le stelle,
o i luoghi deserti che dovrebbe nominare

segue il passo di una donna in una stanza:
in un giorno qualunque
con tanta gente che passa,
l’espressione di quegli uomini
chiede al cielo protezione;

oltre la fessura di quella porta
tradisce se stesso per l’uso di troppe parole,
quegli eventi frequentano un frutto
che si mangia, come quell’albero deserto
che appartiene alla vedova del vento.

*

Poems

Che il mondo segua una linea verticale
lo si comprende dalle nuvole,
perché le cose più belle
ci visitano fra tagli ventosi:
se la sua mente potesse slegarsi
ma l’evocazione è una zona secca
dove si estingue il linguaggio,
se per cento anni
sono sempre gli uomini a decidere:
l’acqua colpisce in mille lingue
una spiaggia erbosa
e gli oggetti, riuniti alla cosa,
sanno che non bastano gli occhi
per conservare un segreto.

*

uomini che sono anche poeti
possiedono
un insondabile segreto

tutto il fuoco come i vulcani
è racchiuso nelle viscere

aria più dolce dell’aria
solitudine come i fiori e i castelli.
(dalla raccolta in preparazione “Barriere”)

come si toglie una serranda
o il muro di Berlino

il tempo di far scorrere
le ferite

con la pioggia che sfinisce
le edere
convenzionalmente pigre

mentre la città si divide
e il mondo pensa
ad altre incredibili barriere.

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Per saperne di più:
https://it.wikipedia.org/wiki/Gregorio_Scalise