La fantasia del destino

La morte del fratello
è un lago non riportato dalle carte.
la sua vita, decifrabile ogni passo,
l’orografia incerta, come tutte.
la fantasia del destino è leggenda,
scrive spartiti monotoni per attori
sempre sul punto di abbandonare,
fermati all’ultimo istante che non
si sa mai perché si blocchino,
Nostra Signora miete ancora.
specie in tempi senza avvertenze,
più bui, quando abdicare
sarebbe alibi per poter dormire,
allungare la mano e accorgersi
del fratello vicino, addormentato,
fuori tempo, mai visto:
anch’io ho lasciato il cuore
dentro un porto mai vissuto:
tre ore e siamo morti tutti.

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disfattista

Tieni lontana gemella morte.
Accarezza il primo culo di crocerossina
a portata di mano. Forse sarà l’ultimo.
Adeguati, bestemmia, ogni guerra è così;
a meno che quando la dichiarino
nessuno ci vada:
dovrai ogni volta rispondere alla cartolina,
catapultarti da un treno all’altro
verso luoghi se no sconosciuti,
lontano da mamma, sorella, morosa.
Provare a sopravvivere
nella babele di dialetti e sconfitte
continue, disperate. Scava disfattista,
tieni ben ferma la pagnotta prima di sparare
altrimenti si vedrà la bruciatura;
non è il popolo a trarre sangue
dalle guerre di popoli.
Altrimenti i generali liberano carabinieri
per obbligarti a correre contro la mitraglia,
senza eccessivi fronzoli patriottici,
dietro fucili spianati
col colpo già in canna.

siamo segni opposti

Affacciata al mondo,
affaticata ogni momento,
questa mattina di sole
ha scoperchiato nuvole:
delle rondini scomparse
non ci siamo accorti.

Conway canta ancora,
magnifico perdente,
sa regalare tutto quanto
ha smarrito ogni giorno.
Bevuto alla sorgente,
ritrovato alla foce.

Nemmeno sappiamo
dove siano stati i sognatori,
quando il vento o un affetto
li riportano a riva.
Sorrisi cadenzati,
ma basterebbe un seno.

La vita è malessere aguzzo,
siamo segni opposti.
Un palazzo di giustizia
caduto sapendo di cadere:
Conway è mancato,
ed è rimasto là sotto.

ascolti amArgine: Autumn Leaves – Eva Cassidy

Eva Marie Cassidy (Washington, 2 febbraio 1963 – Bowie, 2 novembre 1996) ricevette la prima educazione musicale dal padre da cui imparò a suonare la chitarra.
Nel 1986 fu scoperta dal produttore Chris Biondo, che la introdusse nel mondo musicale e la spinse a formare un suo gruppo, la Eva Cassidy Band. Nel 1991 iniziò con Chuck Brown una collaborazione artistica che si concretizzò in diversi concerti, compreso uno al Blues Alley di Washington, nel 1996, da cui è tratto l’album dal vivo Live at Blues Alley, uscito postumo nel 1997. Morì a causa di un melanoma nel 1996.
Eva non ricevette grandi riconoscimenti in vita: rimase una cantante limitata all’area di Washington e non trovò una grande casa discografica che si interessasse a lei. Fu soltanto dopo la sua morte che, grazie alla trasmissione di alcune sue canzoni da parte della BBC Radio Two in Gran Bretagna, i suoi album divennero conosciuti e richiesti.
Le sue registrazioni pubblicate postume hanno venduto più di quattro milioni di copie e, all’inizio del 2001, la sua raccolta Songbird ha raggiunto prima la posizione nella classifica inglese.

Foglie d’Autunno

Le foglie che cadono ammucchiate
alla mia finestra
Le foglie cadenti, di rosso e d’oro
Vedo le tue labbra, i baci estivi
Le mani abbronzate, che io conoscevo.

Da quando sei andato
via i giorni si sono allungati
E presto sento la canzone del vecchio vento
Ma mi manchi soprattutto, mio tesoro
quando le foglie d’autunno iniziano a cadere

Da quando sei andato
via i giorni si sono allungati
E ascolto la canzone del vecchio vento
Ma mi manchi soprattutto, mio tesoro
quando le foglie d’autunno iniziano a cadere
Mi manchi soprattutto, amore mio
quando le foglie d’autunno iniziano a cadere

TESTO ORIGINALE

The falling leaves drift
by my window
The falling leaves of red and gold
I see your lips the summer kisses
The sunburned hands I used to hold

Since you went away
the days grow long
And soon I’ll hear old winter’s song
But I miss you most of all my darling
When autumn leaves start to fall

Since you went away
the days grow long
And soon I’ll hear old winter’s song
But I miss you most of all my darling
When autumn leaves start to fall
I miss you most of all my darling
When autumn leaves start to fall

ascolti amArgine: Enzo Jannacci, quello che…

Di Enzo Jannacci si dice sempre questa cosa, che lui in realtà sia stato molto serio, e si cita la sua stimata professione di cardiochirurgo a contrasto con la sua attività musicale, che è durata più di mezzo secolo. Attività che ha svolto con uguale perizia e uno spirito geniale senza uguali fino a che non sono arrivati Elio e le storie tese. Però con le canzoni di Elio e le storie tese non si è mai commosso nessuno. Enzo Jannacci, è stato autore di cose bellissime nella canzone italiana che sono diventate parte della storia quotidiana di tutti, dei nostri linguaggi e dei nostri modi di capire e vedere le cose. Morì venerdì 29 marzo 2013 a Milano. Era nato il 3 giugno 1935.

L’Armando

Tatta tira tira tira tatta tera tera ta
Era quasi verso sera
se ero dietro, stavo andando
che si è aperta la portiera è caduto giù l’Armando.
Commissario, sa l’Armando era proprio il mio gemello,
però ci volevo bene come fosse mio fratello.
Stessa strada, stessa osteria,
stessa donna, una sola, la mia.
Macché delitto di gelosia,
io c’ho l’alibi a quell’ora sono sempre all’osteria.
Era quasi verso sera, se ero dietro stavo andando
che si è aperta la portiera è caduto giù l’Armando.
Tira ta tira…
Commissario, sa l’Armando mi picchiava col martello,
mi picchiava qui sugli occhi per sembrare lui il più bello.
Per far ridere gli amici, mi buttava giù dal ponte
ma per non bagnarmi tutto
mi buttava dov’è asciutto.
Ma che dice, che l’han trovato
senza scarpe, denudato, già sbarbato?
Ma che dice, che gli han trovato
un coltello con la lama di sei dita nel costato?
Commissario, ‘sto coltello non lo nego, è roba mia,
ma ci ho l’alibi a quell’ora sono sempre all’osteria.
Tira ta tira…
Era quasi verso sera
se ero dietro, stavo andando
che si è aperta la portiera
ho cacciato giù… pardon… è caduto giù l’Armando.
Tira ta tira…

*

Vincenzina e la fabbrica

Vincenzina davanti alla fabbrica,
Vincenzina il foulard non si mette più..
una faccia davanti al cancello che si apre già..

Vincenzina hai guardato la fabbrica
come se non c’è altro che fabbrica
E hai sentito anche odor di pulito
e la fatica è dentro là…

«Zero a zero anche ieri: ‘sto Milan qui,
‘sto Rivera che ormai non mi segna più,
che tristezza, il padrone non c’ha neanche ‘sti problemi qua..»

Vincenzina davanti alla fabbrica,
Vincenzina vuol bene alla fabbrica,
e non sa che la vita giù in fabbrica
non c’è,
se c’è
com’è ?

*

QUELLI CHE…

Testo Quelli Che…
Quelli che cantano dentro nei dischi perché ci hanno i figli da mantenere, oh yeh!
Quelli che da tre anni fanno un lavoro d’equipe convinti d’essere stati assunti da un’altra ditta, oh yeh!
Quelli che fanno un mestiere come un altro.
Quelli che accendono un cero alla Madonna perché hanno il nipote che sta morendo, oh yeh!
Quelli che di mestiere ti spengono il cero, oh yeh no!
Quelli che Mussolini è dentro di noi, oh yeh!
Quelli che votano a destra perché Almirante sparla bene, oh yeh!
Quelli che votano a destra perché hanno paura dei ladri, oh yeh!
Quelli che votano scheda bianca per non sporcare, oh yeh!
Quelli che non si sono mai occupati di politica, oh yeh!
Quelli che vomitano, oh yeh no no ne yeh!
Quelli che tengono al re!
Quelli che tengono al Milan, oh yeh!
Quelli che non tengono il vino, oh yeh!
Quelli che non ci risultano, oh yeh no yeh!
Quelli che credono che Gesù Bambino sia Babbo Natale da giovane, oh yeh!
Quelli che la notte di Natale scappano con l’amante dopo aver rubato il panettone ai bambini, oh yeh! … Intesi come figli, oh yeh!
Quelli che fanno l’amore in piedi convinti di essere in un pied-à-terre, oh yeh!
Quelli… quelli che… quelli che son dentro nella merda fin qui, oh yeh no yeh!
Quelli che con una bella dormita passa tutto, anche il cancro, oh yeh!
Quelli che… quelli che non possono crederci ancora adesso che la terra è rotonda, oh yeh no yeh!
Quelli che non vogliono tornare dalla Russia e continuano a fingersi dispersi, oh yeh!
Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale, oh yeh!
Quelli che vogliono arruolarsi nelle SS.
Quelli che ti spiegano le tue idee senza fartele capire, oh yeh! Quelli che dicono “la mia serva”, oh yeh no yeh!
Quelli che organizzano la marcia per la guerra, oh yeh!
Quelli che organizzano tutto, oh yeh!
Quelli che perdono la guerra… per un pelo, oh yeh no yeh!
Quelli che ti vogliono portare a mangiare le rane, oh yeh!
Quelli che sono soltanto le due di notte, oh yeh!
Quelli che hanno un sistema per perdere alla roulette, oh yeh!
Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale, oh yeh!
Quelli… che non ci sentivamo, oh yeh!
Quelli diversi dagli altri, oh yeh!
Quelli che puttana miseria, oh yeh!
Quelli che quando perde l’Inter o il Milan dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli, oh yeh!
Quelli che dicono che i soldi non sono tutto nella vita, oh yeh!
Quelli che qui è tutto un casino, oh yeh!
Quelli che per principio non per i soldi, oh yeh oh yeh!
Quelli che l’ha detto il telegiornale, oh yeh!
Quelli che lo status quo, che nella misura in cui, che nell’ottica, oh yeh!
Quelli che hanno una missione da compiere, oh yeh nobody else!
Quelli che sono onesti fino a un certo punto, oh yeh!
Quelli che fanno un mestiere come un altro.
Quelli che aspettando il tram né ridendo né schersando, oh yeh no no no yeh!
Quelli che aspettano la fidanzata per darsi un contegno, oh yeh!
Quelli che la mafia “non ci risulta”, oh yeh!
Quelli che ci hanno paura delle cambiali, oh yeh!
Quelli che lavoriamo tutti per Agnelli, oh yeh!
Quelli che tirano la prima pietra, ma che anche la seconda e la terza e la quarta e dopô? E dopô se sa no…
Quelli che alla mattina alle sei, freschi come una rosa no, si svegliano per vedere l’alba che è già passata…
Quelli che assomigliano a mio figlio, oh yeh!
Quelli che non si divertono mai, neanche quando ridono, oh yeh!
Quelli che a teatro vanno nelle ultime file per non disturbare, oh yeh!
Quelli… quelli di Roma.
Quelli… che non c’erano.
Quelli che hanno cominciato a lavorare da piccoli, non hanno ancora finito… e non sanno… che cavolo fanno, oh yeh nobody else!
Quelli lì…

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ascolti amArgine: Paranoid – Black Sabbath (1970)

Il pezzo è originariamente del 1970, i Black Sabbath inventarono il genere dark heavy metal e sono tuttora sulla breccia. Nel 2004, la rivista statunitense Rolling Stone ha posizionato Paranoid alla posizione numero 253 nella lista delle migliori 500 canzoni di sempre. Basata su un semplice riff di chitarra in Mi-Re con una chiusura in Sol-Re-Mi, la canzone, una travolgente e andrenalinica cavalcata dalle sonorità hard rock/metal, ha un testo dove affiorano i temi della sociopatia e della devianza mentale che resero l’immagine della band oscura e minacciosa insieme ad altri brani classici iniziali come Black Sabbath, N.I.B. e War Pigs. La canzone venne registrata negli Island Studios di Londra, come ultimo brano per l’album in uscita Paranoid, che si intitolò così proprio in virtù della composizione del brano in questione, mentre in precedenza doveva intitolarsi War Pigs come infatti la copertina del disco lascerebbe intendere.
A proposito della stesura di Paranoid, il cui titolo originario di lavorazione era The Paranoid, Tony Iommi, chitarrista della band, affermò:
L’ho composta quando tutti erano fuori in pausa pranzo. Mi sono seduto da solo in studio e quest’idea è semplicemente venuta fuori.

PARANOICO

Ho rotto con la mia donna
perché non poteva aiutarmi la testa
La gente pensa che sia pazzo
perché me ne rimango imbronciato tutto il tempo

Tutto il giorno mi lambicco il cervello
Ma niente sembra soddisfarmi
Penso che perderò la testa
Se non trovo qualcosa per calmarmi

Puoi aiutarmi
Occupando la mia mente?

Ho bisogno di qualcuno che mi mostri
Le cose della vita che non riesco a trovare
Non riesco a vedere le cose che portano la vera felicità
Devo essere cieco

Fai una battuta e sospirerò
Tu riderai e io piangerò
Non riesco a sentire la felicità
E l’amore per me è così irreale

Mentre ascolti queste parole
Che ti dicono il mio stato
Ti dico di goderti la vita
Vorrei poterlo fare, ma è troppo tardi

TESTO ORIGINALE

Finished with my woman
‘Cause she couldn’t help me with my mind
People think I’m insane
Because I am frowning all the time

All day long, I think of things
But nothing seems to satisfy
Think I’ll lose my mind
If I don’t find something to pacify

Can you help me
Occupy my brain?
Oh, yeah!

I need someone to show me
The things in life that I can’t find
I can’t see the things that make true happiness
I must be blind

Make a joke and I will sigh
And you will laugh and I will cry
Happiness, I cannot feel
And love, to me, is so unreal

And so, as you hear these words
Telling you, now, of my state
I tell you to enjoy life
I wish I could, but it’s too late

Domeniche amArgine: cento anni dopo, la finta pace e Sympathy For The Devil

ASCOLTA, LEGGI, FATTENE UN’IDEA

Dopo aver ucciso 16 milioni di persone e averne invalidate altri 20, la Prima guerra mondiale liquida i tre imperi e le aristocrazie che strutturavano l’Europa. Alle popolazioni sottoposte a questa “tabula rasa”, sospinte dalla collera o dalla speranza, nuovi profeti hanno promesso la costruzione di una società più giusta, che avrebbe fatto parte del loro avvenire. Mentre Woodrow Wilson annuncia al mondo l’instaurazione della pace e della prosperità attraverso la democrazia ed il libero mercato, nello stesso tempo Lenin promette ai proletari una società egualitaria, liberata dal bisogno e dallo sfruttamento. Mussolini sta progettando di rispondere alla crisi dello stato moderno forgiando una nazione unita e forte, una nazione di produttori e di soldati, mentre Hitler sta invece pensando a fondare un potente ed invincibile Reich dei Tedeschi, assicurandogli il suo spazio vitale (lebensraum). Nel corso dei decenni seguenti, quattro ideologie rivali, la democrazia liberale, il comunismo, il fascismo ed il nazionalsocialismo (queste ultime due sempre più conniventi), si daranno da fare per mobilitare le masse. Tutte e quattro portano in sé la convinzione e la certezza di poter rifondare la società su delle nuove basi che consideravano provate dalla ragione e dalla storia.

I discepoli di Wilson che avevano dei sostenitori anche in Europa, devono molto rapidamente rinunciare ad estendere la loro utopia. Dopo aver imposto la democrazia parlamentare in quasi tutta Europa, la stessa entra in crisi negli anni ‘30 di fronte alla creazione di poteri autoritari, che si riallacciavano più o meno con la tradizione politica anteriore al 1918. Alla fine degli anni ‘30 l’utopia della Società delle Nazioni è ormai morta. Il Reich hitleriano registra vittorie spettacolari all’interno ed all’estero, ma l’ebbrezza del successo provocherà anche la sua rovina. Avendo raggiunto il suo apogeo fra il 1940 ed il 1941, nonostante prodigi di tenacia che non fanno certo dimenticare tutti gli orribili eccessi di ferocia, lo stato hitleriano affonderà in seguito in una sconfitta assoluta che trascinerà con sé anche quella del fascismo.

Dopo il 1945, essendo state vinte le più dinamiche delle quattro ideologie attraverso la forza delle armi, le due restanti rimangono in competizione per circa mezzo secolo di guerra fredda, il cui esito è stato incerto per lungo tempo. Ma questa lotta è avvenuta senza una vera partecipazione delle popolazioni europee. Dissanguate, spossate, distrutte dagli sforzi titanici esercitati nelle due guerre mondiali, esse entrano in letargo, ad eccezione di minoranze sempre più deboli. L’onda possente delle passioni collettive è di nuovo caduta. I vecchi credenti si trasformano in nostalgici impotenti o in cinici apatici e rassegnati. E si scoprono la seduzione del ripiegamento sugli egoismi e le smorte ambizioni della sfera privata. E’ in tal modo che dopo il 1945, portata dalla vittoria americana, la democrazia liberale o sociale si installa in Europa, drogata spesso da metodi presi in “prestito” dal fascismo che sono appunto la personalizzazione del potere, il senso dello spettacolo, lo stile sportivo dei dirigenti, l’efficacia tecnocratica.

La lotta continua fra le due ideologie vittoriose della Seconda Guerra Mondiale si conclude nel 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, evento che precede l’implosione dell’URSS nel 1991. La vittoria assoluta della democrazia americana sul comunismo non è stata una vittoria scontata. Sessant’anni prima non era assolutamente certo che la democrazia americana avrebbe trionfato sul nazionalsocialismo e sul fascismo. Questo è stato il risultato della sua alleanza con l’URSS e l’effetto di una serie di concatenamenti imprevisti. Quella che è potuta sembrare a posteriori una necessità hegeliana non è stato altro che il frutto del caso. E tutto è oggi dimostrato dal fatto che l’iperpotenza americana e la sua ideologia messianica hanno incontrato rapidamente degli ostacoli che nessuno aveva previsto: sconfitte militari, risveglio di antiche civiltà, rancori islamici, affermazione di nuove potenze – a cominciare dalla più recente, quella della nuova Russia nazionale – ed infine le fragilità interne di una economia finanziaria fondata sull’artificio, senza parlare dei cambiamenti demografici interni. Ancora una volta, l’avvenire non è scritto da nessuna parte.

estratto dal sito:
http://www.storiain.net/storia/1918-la-grande-illusione/