Centro città (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

vidi un cavallo bianco
fuggire dal centro città
la nebbia, colpita
da fervida illuminazione,
virava tra viola e blu

vuote le strade
pieni di feste tutti i saloni:
le donne bianche erano belle,
con quell’aria ossigenata
da monumenti ai caduti
tornavano tutte le sere

gli specchi in frantumi
volarono via tagliando l’aria
assieme alle voci
allo spavento di Clara,
le grida mostrarono i denti
non una radio dette la notizia.

Centro città non c’è più:
si è salvato
solo quel cavallo bianco
*
CITY CENTER

you see a white horse
run from the center of the city
the fog, wounded
by bright illumination,
changed from violet to blu

empty the streets
the bars full of parties:
white women were lovely,
with their oxigenated air
of monuments to the fallen
returning each evening

mirrors flying in pieces
cutting the air besides the voice,
frightening Clara,
the screams showed their teeth
no radio giving the news.

the city center lives no more:
only that white horse
was spared

© 2018 Translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem Centro città, by Flavio Almertighi.
All Rights Reserved.

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Caro Roberto,

per estensione, il dodici febbraio
qualche decennio fa, cominciò
uno dei tanti amori seri
pronti a naufragare poco dopo.
Felicità è vertice raro
come una sottana non va oltre
qualche giro d’orologio.

E’ noto, ai goliardi
sempre pronti allo sberleffo,
seguono tossici, nocivi, dannosi.
Gaudenti rimasti senza tetto
parodie di tutto quanto
non sia più lecito scrivere.
Caro Roberto, oggi pioverà
anche sui tetti della stazione,
l’ultima di ogni via crucis.

Roberto Roversi, anche lui,
si è fermato al solito posto,
nessun altro lo musicherà.
Ho imparato come tanti a odiare
le ossa grasse di Bologna
il resto è niente più da raccontare
a pochi amici di chance.

Dodici Febbraio dicevo, si
e anzitutto, realizzando,
mi è sfuggito un volgarissimo strillo:
(…) sono passati già quattro anni.

Poveri ma belli?

Non si sa chi siano i primi
tutti ultimi: una lunga teoria
dall’alba fino a mezzanotte, fioriture
di calicanto e minestra antica.

Passeggeri del tormento ondeggiano
pendoli nel pozzo, gambe di piombo
illuni all’economia di mercato,
crediti inesigibili fuori per sempre.
Gente che non ha scritto palinsesti.

Una coda instabile di agnelli e lupi.
Essere è a suo modo ringraziare Dio,

diceva, liberata la sua vita
non come adesso saldata a un carrello,
abbaiando a Proxima Centauri
una morte senza mistero.

Non c’è donna dietro la porta.
Gli alberi stanno su da soli,
è tornato il Ventinove.

Intanto i ponti cadono (trad. Adeodato Piazza Nicolai)

Ci si rivede in treno
per commentare la giornata
uguale a ieri:
noi non combattiamo guerre
siamo il Popolo Eletto.

Ti alleni sicuro ai discorsi.
Balbetti un difetto di pronuncia,
indaffarato come sei a pensare
ai prossimi vent’anni
ai figli ancora piccoli.

Dio chiederà conto
di ogni amore diviso a morsi
fino all’ultimo battito di ciglia,
al prossimo raffreddore,
per l’ultima rata in scadenza.

Intanto i ponti cadono.

***

Meanwhile the bridges fall

We see each other on the train
to talk of the day
the same as yesterday
we don’t fight wars
we are the Chosen Ones.

Sure, you practice your speech.
with a physical flaw, you stuttle
busy as you are to think
about the next twenty years,
about your small children.

God will ask explanations
of every love shared in bits
up to the last beat of the eyebrows
and the next suffered cold
plus the last mortgae due.
.

Meanwhile the bridges fall.

© 2018 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
Intanto i ponti cadono by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

*

speranza senza pensiero

L’aspetto delle foglie è inesistente.
Passò.

Tutto quanto poteva essere
è rami spogli pronti al potatore
e a suo figlio il fuoco.
Foglietti lasciati al destino
bruceranno qui.

Ovunque non è mondo
domeniche pomeriggio piene di noia,
pronostici sulla noia,
mai una pentecoste.
Desideri derisi talvolta si sporgono.

Chi è vivo ami il suo tempo lineare
di maniglie antipanico.

Poi una polvere di risatine
attorno a gemme ora addormentate
preparerà alle foglie.

*

Nessuno guarda

Era un mondo adulto
si sbagliava da professionisti.
Paolo Conte

Ripeti e passeggiano,
mentre il polistirolo grandina
specie dai negozi più piccoli.
Amami, lei dice,
sono la tua nuvola,
mostrando smaliziati nastrini
che le pendono dalle cosce.

Non sono il tuo specchio,
replica pensoso e già si trova
dentro l’occasione successiva
pronta a iniziare
entro pochi minuti.

Nessuno guarda,
sono tutti presi da offerte uniche.
Niente li tiene insieme
oltre il limite di un ragionevole dubbio.
I due tranquilli
proseguono verso l’uscita.

Un tempo era l’entrata.
Senza dirsi altro
tentano in breve di trovare il posto auto.
I cuori sono già disposti
verso direzioni opposte.

**********

invocazione a Gagarin

Jurij spara alle stelle
ti prego, dei da ravvivare
e marinai col sestante
non ce ne sono più.

Vengano giù a scaldarmi
qui fa freddo.
Sono manovale,
faccio il muratore in case d’altri
per me non ne ho mai tirate su.

Oggi c’era tutto quel cemento
da gettare e le ore
non si sono contate,
nemmeno segnate.

Le ho perdute assieme al mio tempo,
assieme alla corriera delle Undici:
alla fermata ora fa freddo,
scambio due parole
con lo sconosciuto

e diventano tutte bianche.
Come eri tu, Jurij
mandami Dio, t’invoco
manda mia figlia che non sa.

Ora è buio,
ma la gettata era perfetta
in squadra, bella
e sta asciugando bene.

******