Ripartenza 116

Ecco, se questa regione anziché chiamarsi Emilia Romagna si fosse chiamata Carmela, sarebbe stato tutto più semplice. Ma cosa diavolo stiamo qui a speculare su dove inizia l’Emilia e termina la Romagna? Tanto, non riusciremmo mai a tracciare la linea giusta di demarcazione, e poi a che serve? A niente, solo a speculazioni sempre più complesse e del tutto inutili! Ci ritroviamo sempre allo stesso punto, l’Emilia non è altro che una Romagna più grande e un tantino più noiosa: ed è proprio nel tentativo di rimediare a quel gran tedio, che sono nati i motori, nuove religioni atee, il rosso, il postomoderno e il rock demenziale. I dialetti, quasi tutti dimenticati, sono da una parte più aperti e dell’altra più chiusi e gutturali; il vairus invece è uguale, se ne impippa se sia Emilia o Romagna, a lui piace colpire democraticamente e combinar casini. Dunque è deciso, da oggi due gennaio, questa regione non si chiama più Emilia Romagna, ma semplicemente Carmela.

Statale Nove

Dorme la Via Emilia illesa sulla Pianura,
taglia e l’attraversa in sogno
tra soffi di nebbia, rami appena disegnati
e qualche radio libera sopravvissuta,
dall’est al mare corre stretta
come le nostre ragazze quando erano vergini,
portavano gonne lunghe da chiesa,
ballavano la domenica pomeriggio
col cuore in gola e voglia di sudare,
buona parte della generazione
disse basta poi rimangiò la parola,
solo poeti veri, certi scrittori, artisti
e pochi musicisti cavalcarono la Statale
senza lasciarsi fare a pezzi
dal primo Tir di passaggio.

*

Acqua e tempo

Scorre da far invidia all’acqua
ma il gatto non s’accorge,
e nemmeno un cane
quando fiuta l’alba,
che per lui è semplice chiarore,
attendere la mano del padrone
pronta a nutrire o menare
a seconda della rabbia
o della voglia di buone maniere,
so come batte il cuore
e quanto spesso faccia rima
con dolore, pensa;
Cristo illumina tutti,
anche il mondo, lembo irritato
di una ferita contusa,
tutto passa in un giorno:
le luci si spengono
da occidente verso il mare, dove
acqua e tempo si specchiano.

*

Alberi e stelle

Se gli alberi si vestissero
per andare a passeggio,
e l’aria non sapesse
di metalli e rifiuti umidi,
troveremmo dio
attraverso i loro occhi?
.
Forse soltanto quella parte 
mai nata o morta anzitempo
gettata a lato
di cammini mai percorsi.
.
Se le stelle fossero occhi
sapremmo ancora arrossire?
Dov’è quel mondo in cui
abbiamo continuato l’amore?
.

Posti in piedi

Molto prima di sera riappare primavera,
qualcuno lascia al caso
uccellacci sempre pronti a immolarsi
sulla polizza cristalli da prosciugare,
così com’è venuta schianta e cede
all’autunno d’armata nazista
sul fronte orientale;
tra sangue e sue ferite
qualcuno pigiato sul treno, posti in piedi,
già sogna cena e dopocena
con capelli storditi e inchieste inutili
su motori di telefoni rigati,
ognuno crederà unica la serata:
unione e coesione fra poveracci
non c’è mai stata, soltanto ruggine nera
mentre le rotaie cambiano prima di Castello
altri in piedi si abbracciano senza cuore
e prosegue la vita nella futilità
di tanta sorte.

L’Incidente

Al solito i mandanti tacciono,
fa caldo ancor più
dove non c’è villeggiatura,
si respira male
e un senso d’aratura sfonda
ogni limite, ogni scrupolo,
in nome di un salvadanaio
mai troppo pago,
tutto scoppia senza pietà
le vittime tacciono come i mandanti,
si sa e non si sa chi siano,
ma vorremmo trovare
in fondo all’ultima pagina
un senso a tanta desolazione,
un minimo riscatto, un trafiletto
non soltanto per i ladri di polli
che si son lasciati prendere;
per strada:
fu un grosso incidente,
ancora ne parlano.

Sulla strada

Ottobre strada pronta
a riempirsi mano a mano
che la luce sale:
una foglia già verde
è senza più proprietario,
un colombo addormentato
ha smarrita l’arte di volare,
un cane lasciato là
da abbaglianti di passaggio.
.
Quanta luce fresca
pronta a bagnare ossa
e vecchie foto acriliche.
.
Ditemi, voi verseggiatori
sempre a tavola
per condire portate
di sentenze,
come sia possibile
crocifiggere così la vita,
ognuno è stato gesto d’amore
che le parole non sanno
riportare al sole.
*

Umori

Alzato il drappo.
Copriva teste incompiute
ancora umide.
.
Ci spostammo
verso il primo qualcosa
dimenticato da un custode distratto
tutto intento a compiacersi
per la lucidità dei bagni.
 
Il paradosso elenca cespiti,
il minimo vitale pronto
a prendere polvere con classe
nel superfluo essenziale
per cui sopravvivere.
Umori e foglie secche
risuonano, tracciano mulinelli
che feriscono la strada.
In questo tempo
ha molta più fortuna Marte.

Ripartenza 07: Il sentiero del Vecchio Trenino di Asiago

Venerdì 27 agosto l’ultima escursione prima far ritorno, la mattina seguente, in pianura. Un percorso turistico adatto a tutti, anche ai principianti e ai bambini, seguendo la ex ferrovia Schio-Rocchette-Asiago, a scartamento ridotto e a cremagliera per il tratto che affrontava l’impegnativa salita del ‘Costo’.
Fu opera di ingegneria notevolissima, ideata con lungimiranza già a metà ottocento, ma realizzata nei primi anni del novecento, e rimasta in esercizio fino al 1958.

Il percorso segue quello ferroviario, gallerie comprese, questa è la prima galleria appena usciti dall’abitato di Trechè Conca, luogo di silenzio e suggestione, sulla parete si nota ancora la fuliggine lasciata dalla locomotiva.

I binari ovviamente sono stati rimossi, ma si nota ancora la massicciata ferroviaria. L’intero percorso è poco più di una ventina di chilometri, e si può fare anche in bicicletta. Ci siamo limitati a farne circa quattro, giusto per passeggiare un po’. L’Altopiano è una cosa meravigliosa e c’è sempre qualcosa da scoprire.