stravaganza

pensavo fosse la corriera di Riolo
invece è un’ambulanza
ho alzato il dito
e ho finito per grattarmi,
cupa l’Ardeatina figuriamoci l’Emilia
ci confondono, ci confondiamo
sarà la nebbia forse il vino
le puttane che non fanno più la vita
limitandola al servizio
di chi le ha fatte schiave,
pensavo fosse strada
invece è un debito a portare lontano
senza dire dove, perché è segreto.
Talvolta mi venderei per un bacio
altre volte no, è solo un morso

armi segrete

sorrisi cicatrici astiose
armi segrete ingombrano
l’ultimo giorno d’estate.
Colette ai primi d’autunno
forse è stata
ben più di un uomo,
virtù e castità
chiuse a due mandate
e un solo servizio
rimasto in penombra
Voglio una calza
che tratteggi circi
e altri ospiti, sotto
una veranda di alberi alti
per oscurare il tempo
e una lama vigliacca.
La sigaretta accesa
a ingannare allarmi
dove l’ho messa?
Chi ha già vissuto
per piacere si allontani

una domenica così

tredici giornate alla fine.
La campagna è secca
l’Adige in sonno il Po non di meno
abbracciati a una discreta foschia
che non si sa mai se sia vera
o semplice stanchezza degli occhi.

Intorno nemmeno un’anima,
sacro diritto al riposo
negozi sfitti, tutto chiuso
in amore nessuno pensa, tu sei.
Il cielo non decide
posti auto esauriti

difese sempre molto alte.villa-palladiana

mentre riprendo a navigare

williamsnon è che un banco di nebbia
non cancellerà la Via Emilia,
Timavo pronto a ricomparire
non appena usciremo di Scozia.
Non è buon segno sentirmi dare
del Lei da casuali passanti
mentre riprendo a navigare.
Sono un aggregato di matite,
mi piace rubarne, averne tante
le punte intonse in bella vista.
Lume a marzo inizia
con un viaggio in occhiali neri
a notte fonda.
Anna non ha fatto alcun tipo
di prelievo, ha detto.
Tutto il resto da cancellare.

nota amArgine: tardivo omaggio a Giovanni Nadiani

Piangere un poeta perduto è facile a botta calda. Poi tutto va nel dimenticatoio, i poeti, strane creature, tendenzialmente sono sempre sull’uscio a lucidarsi l’ego. Ecco il senso di questo tardivo omaggio, perché non manchi mai la memoria di un poeta importante.

” Il 27 luglio 2016 è morto Giovanni Nadiani, docente universitario di tedesco alla Scuola Superiore di Interpreti e Traduttori di Forlì. Nadiani aveva 62 anni ed è morto a Faenza dopo una lunga malattia. Era poeta, scrittore, germanista, intellettuale eclettico e poliedrico, grande conoscitore e studioso del dialetto romagnolo. “

Viaz

U n’gn’è gnît

al do e mez dla dmenga dochmezdè

gnît in sta stazion fura mân

u n’s mov gnît gnânch un pasarot…

(a pasaràl a n’pasaràl brisa

u n’gn’è étar vers che stê d’astê…)

j ufezi j è srê par sempar

i vidar dla sela d’atesa i t’taia

l’altoparlante cun i fil stech

l’è un pez ch’u n’dà la vos a la zent

i bigliet u i fa un automat

senza scorar cun incion

basta che t’epa di schembi

e s’t’si furtunê ch’u n’t’scapa brisa

d’pisê a no’ fêla tra l’asfelt carpê

d’un marciapì ormai privatizê…

u s’sent sól e’ tosaerba d’un pinsiunê

a mnunzêt nench j ultum pinsir

a ingavagnês ’t la litaneia

d’mer d’autostrê a vaion

tra nuval biânchi impiêdi…

sota a ste mel d’sól senza rimision

u n’gn’è gnît u n’smov gnît

gnânch ch’i fil d’erba seca inriznida

parchè chijcvel e’ chembia

u n’basta brisa e sunê impasì

d’una campanëla senza direzion

e’ ciöch ch’u t’ciapa a la mota

de’ scâmbi int un bineri

che va in dó’ ch’u j pêr a lò…

(da Eternità)

VIAGGIO – Non c’è nulla alle due e mezzo della domenica pomeriggio nulla in questa stazione fuori mano non si muove nemmeno un passero (passerà non passerà non c’è altra soluzione che stare ad aspettare…) gli uffici sono chiusi per sempre i vetri della sala d’attesa ti tagliano l’altoparlante coi fili staccati è da molto tempo che non parla alla gente i biglietti li fa un automat senza parlare con nessuno l’importante è che tu abbia degli spicci e sei fortunato che non ti scappa di pisciare a non farla tra l’asfalto crepato di un marciapiede ormai privatizzato… si sente solo il tosaerba di un pensionato a tagliarti finemente anche gli ultimi pensieri ad attorcigliarsi nella litania di mare d’autostrada a spasso tra nuvole bianche rapprese… sotto questo male di sole senza pietà non c’è nulla non si muove nulla neppure quei fili d’erba secca arrugginiti perché qualcosa cambi non basta il risuonare appassito di una campanella senza direzione il colpo secco che ti coglie di sorpresa dello scambio su un binario che va dove pare a lui…

nadiani

John Sturges

Oltre il tempo delle mele
il confine ipnotico del sax
lambisce John Sturges,
indomito guerriero immortalato
nell’atto di sedurre una cassiera,

trofeo da esibire
a ragazzine dai denti a sciabola
su uno slargo parigino
imbevuto di nebbia,
nemmeno fosse Londra
ristrutturata a colpi di V2

satura di polvere da muratore,
mentre il genere umano
fotte il suo tempo
tra venti di guerra
e ventuno grammi di spirito,

roba molto forte
se non bevuto on the rocks
prima che i poli
si sciolgano d’amore
e un pezzo di pack
affondi il Titanic
sturges