e ogni altra cosa impossibile.

Attorno solo aria
non si parla senza luce.
Il nero penombra
vale un amplesso,
le voci di fuori aumentano
in solitudine ogni desiderio:
il colore assente spunta
il seno indimenticato,
ogni singola profondità
di pensiero e il tuo sesso
in fantasia controluce
che non c’è, solo la voglia
avvicina, attorno le cose
si abituano alla rinfusa, insolita
anche per un uomo,
mi sento portare di nascosto
verso amore che non sono io,
che non sia il male minore
ma amore, prato straziato
d’immutabile primavera
e ogni altra cosa impossibile.
Il mio pensiero, il tuo
l’inimmaginabile piacere
giunto alle stesse conclusioni

un giorno più o meno

Tre anni forse,
un giorno più o meno,
foto bianco e nere del Settantuno

in senso laico fanno molto male,
il resto fa bene.
Annuisce la salute,

ammicca all’alcolista e dice:
smetti che torno.
Vedrai, sarà domenica tutti i giorni

i suonatori scenderanno in strada,
ritroveranno lo smalto perduto
da unghie di ragazza, e al tempo

i loro orecchini
in mezzo sorriso crudele.
In piedi su una finestra

o su una cassetta di legno
poco importa,
purché sia libertà.

L’abito buono

L’abito buono non coincide con la festa.
Le feste sono in genere una noia mortale.
La morte accampata in cimitero è serena.
Quel suo silenzio è un abbraccio materno.
Mia madre non mi parla già da molti anni.
Non serve altro tempo, di più per liberarla.
La persona è ingente come vasi di gerani?
Nessun cuore esce vivo da una pianta.
Ritratti d’amore come alberi in gestazione.
Fuori piove, tu fai una doccia, sei vuota.
La dance hall deserta è pensiero d’amore.
L’amore è più importante di un geranio.
Il vostro amore mi ha tolto tutto il tempo.
Moriremo tranquilli su quei gerani secchi?
Sceglierò l’abito buono, il migliore.
Il più bello per te, così sarai nuova.

Tu che fai per vivere? (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

E’ disgustoso osservare come i nostri parenti serpenti europei affrontino la questione legata a un movimento di popoli da fare impallidire quelli di Goti e Unni 1600 anni fa. Ci pensino Italia e Grecia! Belle parole, compiti a casa, gli iberici che non vogliono assolutamente sbarchi nei loro bei porti, i francesi per bocca del loro impiegatuccio presidente hanno già detto “mais non”, i crucchi d’austria sono pronti a schierare l’esercito alle frontiere (un bel centenario di Caporetto col botto!), gli altri qualche altra bella parola di circostanza e forse anche una mancetta. Si fottano, che ci stiamo a fare in un’europa del genere, quando siamo già africa? “Caleranno i Vandali/gli Unni sono già qui”

Sembra ci siano vampiri
sotto questo sole.
Un bel mare tonalità salvia
t’assale a perdita d’occhio.

Un’ora, Khalid prenditi un’ora.

C’è movimento per aria.
Ti farai vivo, guardia
dentro un palazzo di giustizia
quando l’amore è tormenta
ma ha paura a scoprirsi.

Sposato, diviso, risposato
su altari da campo,
morto e sopravvissuto.
La memoria è una finestra alta
senza grondaia.

Tu che fai per vivere?
Sventro ritornelli, tu?
Io li immagino

WHAT DO YOU DO FOR A LIVING?

There seem to be vampires
under this sun.
A lovely sea with sage tints
as far as the eye can see.

One hour, Khalid, take one hour.

There is movement in the air.
You will show up, a guard
inside a palace of justice
when love is tormented
but afraid to be revealed.

Married, divorced, married again
in open-field camps,
dead and survived.
Memory is a high window
with no gutter.

What do you do for a living?
I cut up refrains, and you?
I imagine them

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem
“Tu che fai per vivere?” by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

letture amArgine: Raffaele Delle Femine, ferroviere mancato poeta riuscito

Ecco un Autore che non si complica la vita e non la complica agli altri, non si allinea, sente e scrive. E poi chi ha detto che l’umiltà non sia una grande dote? Raffaele conosce molto bene il mestiere di logorarsi ma vivere, la nicchia, la sua storia e quelle di chi gli sta intorno. Un incontro fortuito sul web che si trasforma in ottime letture. (Flavio Almerighi)

L’amaro supplizio del fiore di maria

Nascondi le mani
maria
hai largo il grembiule
non affidare il fiore
al prete che confessa i mali
la margherita è un gioco
da sfogliare al cielo
che dell’amore conosce il vero
non il verde amaro
che ti resta tra le dita
quando sulle tue ginocchia
supplichi perdono
per un petalo che è rimasto
in dubbio tra due baci

il tuo senso dell’amore
resterà un peccato
che gesù non ha portato in croce

Morire a maggio

In questo mese di donne
e di fiori offerti a maria
lascio nel mio libro dei giorni
una pagina di solitudine bianca
dove ogni colore è ancora possibile

metto a memoria un segno
perché mia cara vita
in fondo morire a maggio
è un lusso di amori e di eroi
che non è scritto nella mia storia

Volevo fare il ferroviere

Ai quattordici ponti lemme lemme
passavano solo littorine
quei treni un po’ da femmine
del progresso finto dell’italia democrista
che io passavo a stagionare
nelle feste comandate
tra palette di fichi d’india
e qualche lucertola tra i sassi
per qualche fischio da raccontare
alla maestra come tema

se non era per le vipere
un po’ donne e un po’ animali
sarei stato ferroviere
oggi capotreno già in pensione

ma per uno sguardo che mi sporcò di sesso
mentre bagnavo di gusto le graminacee gialle
io scappai di piscio con le brache in mano

Ricordo di un venditore gay di fumo

Molle
molle larghe per le mutande
urlava don antonio
al mercato del giovedì
giorno di bugia
a noi che della trigonometria
interessava solo il seno
di una gran donna da baracca
fruttaiola di pompelmi
dalla misura quarta

che c’avete nelle mutande
spille e fil di ferro
sbottava don antonio
al quinto giro della piazza
col braccio a ombrello
e pettole bianche di mercanzia
appese come reliquie
per noi che di mano svelta
avevamo i francesini
pronti all’uso delle donne

uagliune
e’ vulite o no cheste mutand
ci sfotteva don antonio
occhiolino a destra
e un sorriso da venditore
di ben altra merce
quel fumo al prezzo giusto
a volte anche a piacere
se con lui eravamo bravi
noi studenti in prova

Poesia delle memorie differenti

Mettere chiodi sul pioppo
come una ferrea elica genetica
per me era ancora da scoprire
ma mio zio tante ne sapeva già allora
era il suo calendario delle vacche
la conta del tempo veterinario
su una agenda con copertina di legno
rimasto da un’ultima monta
con qualche giorno ancora infisso
ad attendere invano
forse l’ultimo martello

tullia nascerà a settembre
si schernisce la maria
è vecchia regola di mammana
il primo di casa è sempre femmina
il diario però è azzurro
regalo di un marito ignorante
poi ci sarà la foto
uno scatto in bianco e nero
in prospettiva di bambina
per mancanza di indizi certi
a dare il via al countdown

il nome è ancora un dubbio
solo una sigla di approvazione
così è se vi piace
l’analisi virtuale dell’urina
il risultato dell’iter contrattuale
un codice a barre da copiare
scontrino per un pacco dalla russia
forse con amore
day by day post it desktop
a ricordare il senso
di un transeunte sesso

NOTA AUTOBIOGRAFICA

Raffaele delle Femine, assicuratore per caso, ferroviere mancato, poeta e scrittore per chi mi legge, l’essere, il non essere e l’apparire che mi disegna ma non mi limita, chi mi conosce fuori mi evita come l’aids, chi mi conosce dentro mi cerca come l’aria, sono monogamo nella vita personale, fin troppo aziendale nel lavoro, la penna invece è plurima e sincera, tanto che definirmi in un modo o un altro neppure ci provo, scrivo da sempre, prima solo per me, poi sul web, iniziai su Scrivi.com, mi preferisco in prosa, ma piaccio di più in poesia, ho scritto anche come femmina e come bambino,
ho raccolto ultimamente dal web un po’ di scritti in prosa e poesia in quattro libri sul ilmiolibro.it, appena libererò il mio tempo dal lavoro, spero a breve, tirerò fuori dal cassetto virtuale racconti ed altro per condividerlo su carta, senza alcuna velleità artistica, ma per il piacere grande di leggermi.

ho un brutto grafoma (testo inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

Scusandomi per il ritardo
proverò a rigettare un grafema,
ho un brutto grafoma
mi tormenta fin dal mattino
quando non so che fare
delle cose che vorrei fare,
le altre scadano pure
non m’importa come e quando,
scadano, sono scadenti
e non mi va oltre
di parlarne, innamorati di che?
Metrica o centimetrica
non fa molta differenza,
com’è noto l’isteria liscia l’arte
anche contropelo
e non va oltre il baricentro
della democrazia dei soldi
della ragioneria in versi.
L’ufficio chiude alle Cinque.

I HAVE AN UGLY GRAPHOMA

Fogive my delay
I’II try to reject a grapheme,
I’ve had an ugly graphoma
pestering me since this morning
when I didn’t know what to do
of the things I would like to do
the others can stay not payed
it won’matter when or how,
let them be late, they are scarce
and I wish not to talk about them
anymore, In love with what?
Metrics or centimetrics
matter so little,
it is known that hysteria smoothes
out art even against the grain
and won’t go beyond the baricenter
of the democracy of money
of accounting in verses.
The office closes at Five.

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
HO UN BRUTTO GRAFOMA, by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

sul declinare

Deliziosi silenzi carichi
di voci in lontananza
non capire una parola,
trovo fascinosi certi intrecci
di attempate signorine
con giovanotti in disarmo.

Alcuni sono poeti, altri
viaggiatori difficili da riconoscere
specialmente al mattino,

non sanno più tenere un’arma in mano,
ma sono pronti a declinare senza sosta
ogni piega del tramonto.

Lasciano impronte lievi sul talco
usciti dopo un bagno
coi loro bagagli e i trucchi
dimenticati sul letto