L’impossibile in borsa

L’impossibile è in borsa,
anche il libro di Armitage
scomposto, scollato, evidente,
giusto per distendere l’anima.

Umore coerente
a tutto quanto piantato
sotto il vestito, in lei ritrovo
unghie, segretamente in agguato.

Da tempo,
seguendo l’opulento corso,
passano fiumi e affluenti
mai pronti alla prossima pioggia.

Alle Sette del mattino
tra le reti di Grado, verso sera
nell’umido scurito
com’è soltanto Imola.

Pare sia incurabile il suo vagare
in cerca di un ombroso capolinea.
L’accompagni sempre
il desiderio in chi sa leggerla.

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Perfect Day e Domenica, dialogo poetico con Stefanie Golisch.

Perfect day

Ti scrivo in questa domenica pomeriggio di fine
agosto perché non so come riempire le ore, ho
già riempito tutte le ore dei giorni e delle stagioni,
conosco i loro sapori, colori, so che passano e
ritornano, so che io stessa passo e ritorno, conosco
i miei sapori, colori, so come la penso, come faccio
quando sto bene e quando sto male e quando sto
così così, il mio viso allo specchio dice eccoti e la
stessa cosa potrei dire anche io, ma preferisco lasciar
perdere e dedicarmi a quello che si è soliti fare davanti
allo specchio, cioè lavarsi i denti, truccarsi, struccarsi,
l’altro giorno, dopo molto tempo, ho dato un passaggio
a una ragazza e un ragazzo che stavano facendo
autostop, lei di ventun anni e lui di ventidue, ho
chiesto della loro età, ma non dei loro nomi, quindi,
purtroppo, non so come si chiamavano, il passaggio
non è durato molto, avrei voluto portarli a destinazione,
ma loro andavano in un’altra direzione, in montagna,
dove intendevano trascorrere le vacanze. I loro zaini
erano molto pesanti e loro piuttosto esili di statura,
erano belli senza saperlo e ho pensato che avrei
dovuto scrivere qualcosa per fissare la loro presenza
in quel giorno preciso che probabilmente loro
dimenticheranno, ma che non dovrebbe essere
dimenticato perché per tutti noi c’è stato quel
giorno e poi molti altri che hanno cancellato le
sue tracce e quando, per esempio, in una domenica
pomeriggio di fine agosto, si avrebbe davvero
bisogno di ritrovarlo, semplicemente non c’è più,
immagino che potrebbe essere di aiuto, non sono
sicura, comunque grazie per avermi ascoltata

Stefanie Golisch

*

Domenica

Vivere è mestiere usurante,
non voglio farti filosofia spicciola
da incarto di bonbon,
ma un fondo di verità deve pur essere.
La sveglia, anche in vacanza,
continua a echeggiare dentro
almeno la prima settimana, poi
bisogna scegliere dove andare.
In questo non sono stato mai
capacissimo, non ho desiderio
proprio di muovermi, ma
sono capace di attaccarmi a un luogo
da inventarmi legione di molluschi
saldata al primo scoglio di passaggio.
Un giorno, percorrendo insignificante
una discesa, mentre cercavo pietre,
ho incontrato Edith Stein:
non ti ho mai detto
quanto le voglia bene.
Non hai torto, arriviamo, passiamo,
pensiamo credendo di possedere
capacità infinite di controllo e recupero,
il mio vantaggio sta nel non truccarmi
e ho una barba ancora rada
da adolescente, sarà per questo
il deciso mio passare dall’acerbo
a una stordita saggezza da campanaro.
Finisce di dover fare i conti, capita
anche a me, con una domenica troppa,
ampia, calda, silenziosa, l’intera
buona volontà, il talento, non riescono
a contenerla, nemmeno in parte.
Ci si perde, ma ho sempre trovato
splendida l’assenza del navigatore.
Infine, vedi, è così anche per me
che poeta non sono mai stato.

(a Stefanie Golisch, Perfect Day)

Non c’è speranza diversa

Non c’è speranza diversa
nell’aria fresca del mattino,
la stessa, nuova.
Durante la conta di carne e ossa
qualcosa s’impadronisce,
qualcuno, quanto più
simile a Dio: dura poco,
risuona alla cieca
quasi a farsi donna.

Segue tutto l’agitarsi
di parti e controparti.

Tutto quanto utile a respirare,
costa.
Tutto quanto inutile
diventa importante.
Gli uomini parlano da uomini,
i loro figli, ugualmente stupidi.
Infine è sera, nuova conta,
poi dormire.
Chi può.

a presto (ci rileggiamo il 23 agosto)

qualcuno è già in strada,
qualche canzone, buon lavoro
che oggi non si vorrebbe fare

meglio stare a casa,
meglio andare al mare
o una musica lontana
da una radio troppo alta;
due campane sfidano il silenzio

piccoli voli romantici
solcano il cielo,
non già più delle rondini
ma lasciato a melodie vaghe
e sentori di settembre

a presto, dicono
non è mai tardi
fino all’ultimo dei giorni

al più recente mal di mare

Oggi
i treni vanno in fretta,
sembrano aver persa
l’indolenza felina
dentro domeniche
molto più grandi.

Tutti hanno una casa,
una sposa, qualcuno.
Tutti hanno fretta,
è pietra il solito malgrado
che porta e ridere,
una tantum, del destino.

Nessun temporale,
torna un sole più malato
ad alimentare l’usura
in canti di cicale.

Impossibile ricordare
dove sia il cuore,
forse dentro il cassetto
di chiavi e ombrelli persi,
assieme
al più recente mal di mare.

Odio quel Due Agosto

Tua figlia s’imbarcherà per l’oceano.
Dice -“Posso remare, ho forti le braccia!”
(Antonio Pibiri)

Odio quel Due Agosto sempre più lontano.
Odio il polverone, l’odore intriso di calore
sempre sospeso e mai posato a terra.
Odio chi non sa o finge di non sapere.
Odio i quartieri residenziali invasi d’erbacce,
le case vuote arrangiate ad ambulatori,
il continuo via vai
e la paura di fermarsi là di notte.
Odio i quarant’anni trascorsi
in cerca di verità risapute.
Certe, ma non ho le prove.
Odio pregare per chi ci governa,
i governanti sono pseudonimi.
E le fughe verso l’estremo:
odio l’estremo lembo occidentale:
tanti chilometri di costa senza entroterra.
Odio Bologna, non è più la stessa,
i suoi reduci drogati, rievocatori
dei bei tempi andati che, alla fine,
non erano così belli.
Tutto si allontana, il rimanente è duro,
immangiabile. Il Due Agosto
è ogni giorno, brutto giorno,
e l’odio, unica fabbrica
impossibile a delocalizzare,
tu vai, vai, hai braccia forti,
puoi remare.

Si ringrazia per la gentile concessione dell’immagine qui sotto, l’artista Lori Milos- Ivanski

https://lorimilosivanskistudio.wordpress.com/

La strada

La strada è tagliata in due da una riga
e bimbi nel giardino degli angeli.
Questo paese non ha più focolari.

Anne Sexton, sigaretta accesa,
sorriso accattivante, chiusa a doppia mandata
tra cosce imbavagliate, sembrava dire:
ho qualche libro, compratelo,
se non comprate, lo regalo.

L’autoassoluzione è roba da ricchi,
con tutte leggi che solo un poeta o un idiota
potevano scrivere su misura e così bene.
Verrà tempo, altro, compromessi da dimenticare,
qualche binario. Verranno nausee e maree.

Oggi i figli non sanno, hanno padri e madri
che si struggono d’essere sedotti ancora.
Ogni domenica la pioggia ciondola dal sole,
a dire il vero s’impiccano pure gli acrobati,
i camerieri sbagliano svogliatamente.

Il treno è un’altra opzione, chi si getta sotto
ferma tutto, meno le maledizioni di chi
vorrebbe riportarlo in vita.
Resta l’amore perfetto.
Segmento che corre dal primo all’ultimo giorno.