L’Incidente

Al solito i mandanti tacciono,
fa caldo ancor più
dove non c’è villeggiatura,
si respira male
e un senso d’aratura sfonda
ogni limite, ogni scrupolo,
in nome di un salvadanaio
mai troppo pago,
tutto scoppia senza pietà
le vittime tacciono come i mandanti,
si sa e non si sa chi siano,
ma vorremmo trovare
in fondo all’ultima pagina
un senso a tanta desolazione,
un minimo riscatto, un trafiletto
non soltanto per i ladri di polli
che si son lasciati prendere;
per strada:
fu un grosso incidente,
ancora ne parlano.

Sulla strada

Ottobre strada pronta
a riempirsi mano a mano
che la luce sale:
una foglia già verde
è senza più proprietario,
un colombo addormentato
ha smarrita l’arte di volare,
un cane lasciato là
da abbaglianti di passaggio.
.
Quanta luce fresca
pronta a bagnare ossa
e vecchie foto acriliche.
.
Ditemi, voi verseggiatori
sempre a tavola
per condire portate
di sentenze,
come sia possibile
crocifiggere così la vita,
ognuno è stato gesto d’amore
che le parole non sanno
riportare al sole.
*

Umori

Alzato il drappo.
Copriva teste incompiute
ancora umide.
.
Ci spostammo
verso il primo qualcosa
dimenticato da un custode distratto
tutto intento a compiacersi
per la lucidità dei bagni.
 
Il paradosso elenca cespiti,
il minimo vitale pronto
a prendere polvere con classe
nel superfluo essenziale
per cui sopravvivere.
Umori e foglie secche
risuonano, tracciano mulinelli
che feriscono la strada.
In questo tempo
ha molta più fortuna Marte.

Ripartenza 07: Il sentiero del Vecchio Trenino di Asiago

Venerdì 27 agosto l’ultima escursione prima far ritorno, la mattina seguente, in pianura. Un percorso turistico adatto a tutti, anche ai principianti e ai bambini, seguendo la ex ferrovia Schio-Rocchette-Asiago, a scartamento ridotto e a cremagliera per il tratto che affrontava l’impegnativa salita del ‘Costo’.
Fu opera di ingegneria notevolissima, ideata con lungimiranza già a metà ottocento, ma realizzata nei primi anni del novecento, e rimasta in esercizio fino al 1958.

Il percorso segue quello ferroviario, gallerie comprese, questa è la prima galleria appena usciti dall’abitato di Trechè Conca, luogo di silenzio e suggestione, sulla parete si nota ancora la fuliggine lasciata dalla locomotiva.

I binari ovviamente sono stati rimossi, ma si nota ancora la massicciata ferroviaria. L’intero percorso è poco più di una ventina di chilometri, e si può fare anche in bicicletta. Ci siamo limitati a farne circa quattro, giusto per passeggiare un po’. L’Altopiano è una cosa meravigliosa e c’è sempre qualcosa da scoprire.

Ripartenza 03

Il Ventisei Agosto è stato memorabile per l’escursione sul Monte Cengio, spettacolare, per ripartire bisogna arrivare.

Tutta la zona è stata teatro di tristi avvenimenti e battaglie nel corso della Grande Guerra, avvenimenti che si possono ancora sentire e vivere qui sul Monte Cengio, dove una mulattiera di arroccamento consentiva di raggiungere la parte più alta della montagna attraverso una strada al sicuro dall’artiglieria austriaca, composta da gallerie, camminamenti e trincee della lunghezza di circa 4 km.

 

La cima del Monte Cengio, dal 1967 è stata dichiarata Zona Sacra, a ricordo dei circa 10.000 soldati che persero la vita su questo fronte. Dalla vetta si apre un bellissimo panorama sulla pianura di Vicenza, sul Monte Cimone di Tonezza e sulla vicina Val d’Astico.

25 Agosto: La Madonna del Buso

La passeggiata dal Santuario della Madonna del Buso al canyon di Gallio è senz’altro una delle più brevi, ma suggestive escursioni da fare sull’Altopiano dei Sette Comuni. A pochi passi dalla Madonna del Buso, si nasconde un canyon naturale di una bellezza straordinaria. Nel corso dei millenni, le acque del torrente Frenzela hanno scavato queste rocce dando vita ad un incredibile spettacolo della natura, chiamato anche il canyon del Buso Vecio.

 

Lasciate l’auto di fronte alla chiesetta. Per raggiungere il canyon, basta scendere dalla scalinata a destra del santuario. Ci impiegherete circa 15 minuti.

Potrete camminare dapprima sul letto asciutto del torrente ed ammirare sopra di voi, a più di 70 metri di altezza, il ponte che collega le frazioni di Ronchi e Stoccareddo di Gallio. Gli ometti di sassi vi indicheranno la strada da seguire sulla sinistra.  

Una volta giunti tra le alte pareti di pietra, sarete avvolti da un’atmosfera surreale: un gioco di luci ed ombre, di licheni verdi e roccia dai colori più disparati. Sembra di essere catapultati in una location di un film fantasy. Incredibile pensare a come questo luogo umido e silenzioso, sia in realtà il frutto del lavoro incessante dell’acqua durante i secoli.

Siate sempre come l’acqua che, malgrado le difficoltà, trova la pazienza e la forza di scavare le montagne. E non fate come me, si vede che son boomer, che prima di andarmene sono scivolato sui sassi e ho dato un bel cristone per terra.

Abbiamo rubato sabbia ai nuotatori

Il limite tracciato
va attraversato con la moneta in bocca.
Sappiamo bene, anzi meglio,
che i clandestini vengono gettati a mare
ai pesci, alle ortiche pensandoli concimi
di natura chimica e intellettuale.
.
Abbiamo rubato sabbia ai nuotatori,
come si fa con le caramelle dei bambini,
integri nella più arcigna pena
che si svolge ogni giorno, libro aperto
con cui venti del tutto ignari giocano.
Mai pagine girarono più splendidamente.
.
Spero che queste poche righe
t’abbiano attraversato, come il treno
quando sfoggia durezza forzando un igloo:
che poi fermano traffico e viaggiatori
in attesa del magistrato stordito
che ordini la rimozione della salma.

*

Musica Proibita

“Questo ricordo che non ricorda nulla
è così forte in me!” Dino Campana.
.
Non ci sono ami per abboccare
un mattino assorto e silenzioso
dentro una pioggia fine,
pronta a snellire echi
tra realtà e percezione.
.
Un gatto rosso
controlla il suo perimetro:
per taluni l’America non c’è,
le loro vite valgono meno
di una moneta da banco.
.
Inutile piangere
il sangue già versato
su terre carsiche,
sparito per recapiti sconosciuti.
Ha lasciato silenzi pronti a confondere
il suono della montagna,
musica proibita
impercettibile a tutti.
.
Rivedo qui
i prodromi dell’esistenza
dentro un mare chiuso,
silenzioso e assorto come il mattino
che ci sta lasciando.
.
 
 

Zone Bianche 52

Ricevo e pubblico, nella speranza che qualcuno di voi possa rispondere.

Caro Almerighi, scrivo dall’Afghanistan, preferirei rimanere anonima, puoi chiamarmi Mohametta, già eravamo in ginocchio a causa del covid, senza vaccinoni sufficienti e con gli ospedali pieni, ma purtroppo ieri mattina abbiamo sentito una gran botta: è caduta Kabul. Sono entrati in città tanti talebani felici e sparacchianti, gli occidentali se la sono data a gambe lesti come lepri, e il mio amico parrucchiere gay Salah è sparito. Già ho i capelli in disordine, ma il mio problema è un altro. Gestivo un bordello vicino all’ambasciata italiana il Figa’s e facevo la ragazza butta dentro. Per invogliare i clienti mi ero fatta tatuare in italiano sopra il di dietro “lasciate ogni speranza voi che entrate” e sul davanti “insert coin”. Sono disperata, se mi beccano i talebani, cosa mi faranno? Aiutatemi, Mohametta.

La bella vita

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Niente è piu’ serio
di un pronostico sulla giornata
svegliata appena,
temporali timidi si affacciano
senza lasciare traccia.
.
La vera devastazione
è un ramo creduto secco
tagliato prima che rinvigorisse,
non ha avuto tempo
non gliene abbiamo dato.
.
Un venditore ambulante
di pattumiere e scope
con perfetto accento locale
distribuisce sorrisi
e parole buone
anche a chi non compra.
.