Non è umano (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

Non è umano
ammazzarsi a cercare,
conosco gli scossoni
inaspettati ogni volta
rinnovato furore stesso spavento.
Segnalate, ma non esistono
vie di fuga.

Omuncoli a gambe levate,
donnine senza curve
per via dell’incerto destino,
bambini scalcianti
inadatti e lenti, abbiamo già deciso
non ne nascano altri.
Conosco gli scossoni.

Non è umano il silenzio feroce di poi,
portate via belle persone,
ammazzato l’amore,
scelto il minore dei mali
inospitale a qualsiasi memoria.

****

IT IS NOT HUMAN

It is not human
killing oneself to search,
I know the shocks
unexpected every time
rewnewed fury, the same fear.
Traced but nonexistent
the ways to run away.

Homunculi with raised legs,
minuscule women without curves
because destiny is unsure,
kids who kick,
unadapted and slow, we decided
not to birth others.
I know the shocks.

The silence that follows more rabid than before,
remove the lovely people,
love is undone,
chosen the lesser evil, not
hospitable to whatever memory.

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem
NON E’ UMANO by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

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tutta una vita

E’ il momento del santino
non trovato tra pagine
di risate lievi e parole
senza lineamenti,
volute come baci d’uomo
in dialogo col loro sesso
perché, forse,
ha nostalgia della madre,
e le ha tradite ogni istante
ogni giorno, tutta una vita
per non tradire lei.

E’ attesa

lotto, tabaccheria
la fermata annessa
fissa la voglia di baciarti in bocca
ogni volta l’ultima.

Limpida sera sfiorata appena
dentro un cortile assonnato
e un battente,
da cui soltanto le rose
fanno rumore.

E’ attesa
col suo formato in spigoli
si trasforma si sveste,
fa del sillabario muto
una stazione affollata.

La strada sola si accorcia,
mistero di seni e gelosie
appena rinnovate.
Il cuore, la piazza,
i dubbi della vita:

eccola. Cade
la freccia che mi ha trafitto,
lì per lì sorride
sanguina dopo.

Tormento

Tormento non ha genitori,
vive facendosi il caffè
ogni risveglio che il calendario
manda a infastidirlo.
I fondi sono apocrifi, illeggibili
forse non si scrive su fondi di caffè.
La radio lo fagocita ogni giorno
la canzone è sempre quella.
Tormento ha opinioni precise
su ogni scibile della vicenda umana
sa commentare e fare spallucce,
dimenticare alla svelta
i piccoli bastardi al piano superiore.
La sua casa ha pavimenti in capelli,
il frigo da sbrinare
amanti sciolte da dimenticare
chili da perdere, imbecilli da sfuggire.
Tutti rivorrebbero il latte materno.
Ogni mattina punta la sveglia poco prima
per un bagno rinviato al giorno dopo,
coerenza è star fuori fino a tarda sera.

a fare il timorato, vinci sempre

salvi specie e patrimonio
i piedi al buio non tradiscono
cuore e indirizzo

come fosse necessario
indicare strade nuove
a chi verrà dopo, basta così

sarà per scaramanzia
stamattina ho raddoppiato
il piatto a un mendicante
accantonato in un portico, lo stesso

perché tutto andasse bene
non potevo osare di più.
a fare il timorato,
vinci sempre

nettare e rancore

sono un’ape, ti amo
mi spoglio, vago mille fiori
anche il girasole dietro un guard rail
luci a caso

tanto che al risveglio,
immobile come il mio letto,
non se miele sia stato sogno
o momento leggero d’amore

nessun uomo scopre due volte
la stessa donna,
ma ogni perdita lascia in dono
nettare e rancore

buona fortuna

attraccherà forse a Udine
l’ennesimo barcone, il peschereccio
del pescatore d’anime
sempre pronto in piscina,
la democrazia sfilata di mano
che invochiamo dai giovani,
talmente indignati
da non interrogarci più,
dove accadrà che Lisa
mostri di nuovo le sue grazie
senza attendere un’altra vita,
ripensare il bimbo coi pantaloni corti
è il posto che cercavo,
siamo la prima cosa
passata in mente al primo incrocio,
fai il disinvolto
guarda chi hai intorno,
scegli qualcuno
col suo bel vestitino rosa
agitabile prima dell’uso,
quando sarà tornare qui
candido gentile
dove il mare non si sposta
e non è giudizio,
se ami il mare
ti verrà a cercare,
buona fortuna,
il tempo il luogo
la carezza giusta