dopo la Liberazione

Questo brano fa parte della raccolta Isole (2018 – Ensemble Editore)
https://www.edizioniensemble.it/prodotto/isole/

Non ho di che vivere,
cosa sperare,
nell’unica certezza
del peggio a venire.

Il profitto ha ucciso il lavoro
e non fa prigionieri,
miete pollici
brucia i libri,
Pound non ha mai
ripreso conoscenza

per ogni vittima rimasta sola
sarà ghiaccio e silenzio,
ogni politica di riequilibrio
dichiarerà fallimento.

Oggi è ancora inverno
i corpi tragicamente nudi.
Pensavo non accadesse più
dopo la Liberazione

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L’arto fantasma

quale senso avrà chiunque
non vada oltre il disgusto
non diventi tutti noi
con parole per tutti,
se i suoi occhi
non saranno due gocce
in un immenso oceano di sguardi
e singoli punti di vista
che diventino uno?
sarebbe l’arto fantasma

quel poeta che non dice
sono la ragazza
puntata oltre vetro
verso chi ho lasciato
prima di partire;
sono terra, il suo cielo
l’acqua nelle sue vene

e democrazia
voce per ogni opinione
pur tenendomi la mia,
soggetto e complemento oggetto
io di te: essere tre.

Verrà il giorno in cui
avremo assessori efficienti,
veri paracadutisti israeliani.
Inventeranno una lingua
dove io
sarà declinato al plurale,
è la lingua
a formare il pensiero.

Il poeta che non dice,
straparla e divide.
Farebbe bene
a legarsi una macina al collo
per lasciarsi andare in fondo
al corso d’acqua più vicino

atto liquido di non ritorno

Nessuno potrà ricordare
le nostre intemperie:
il tempo si contrae
nel buio sottostante
dov’è affondato in silenzio.

Poesia è atto liquido
di non ritorno, l’acqua
fluido eccellente
non risale la sorgente
dalla foce.

Lo sanno bene i salmoni
prima di amare e poi morire
consumato il cuore.
Che ovunque fa rima
con amore, niente
è più perfetto. Inarrestabile.

Al centro di ogni occhio
sosta un novero di ricordi.
Nessuno è fuori luogo.
Colano a picco i predoni
nel momento del benvenuto.

*

invocazione a Gagarin

Jurij spara alle stelle
ti prego, dei da ravvivare
e marinai col sestante
non ce ne sono più.

Vengano giù a scaldarmi
qui fa freddo.
Sono manovale,
faccio il muratore in case d’altri
per me non ne ho mai tirate su.

Oggi c’era tutto quel cemento
da gettare e le ore
non si sono contate,
nemmeno segnate.

Le ho perdute assieme al mio tempo,
assieme alla corriera delle Undici:
alla fermata ora fa freddo,
scambio due parole
con lo sconosciuto

e diventano tutte bianche.
Come eri tu, Jurij
mandami Dio, t’invoco
manda mia figlia che non sa.

Ora è buio,
ma la gettata era perfetta
in squadra, bella
e sta asciugando bene.

******

sorprende (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

all’incirca un tempo, parcheggi su di giri
qualche lacrima compassionevole
non è chiaro mai il motivo dell’incontro
cui fa seguito un distacco, e costa
tanti stracci quanto muri e rossetti
dentro città abbandonate alla storia:
ci giochiamo le stelle tra pochi fastidi,
le attese valgono bene un sipario
specialmente prima dello spettacolo,
quando ripetere la parte ridà memoria.
Molti adottano dinamiche più semplici,
il modo con cui si riempie una borsa
senza debito, senza obbligo di riscatto.
I loro sorrisi non conoscono evoluzione,
scattano, occorrono, muoiono.
Solo mare, e tutta quell’acqua nera
lasciata sola finito settembre
fa desiderare di prendere moglie.
Il tempo successivo sorprende,
manciate di vento dimenticate,
mai viste con occhi così pieni di polvere.

SURPRISING

All at one time, you park all wound-up
with some compassionte tear
the reason for meeting is never clear
followed by a departure, costing
many tears as well as walls and lipsticks
inside cities abandoned by history:
we play out our stars among few irritations,
the waitings are well worth a courtain drop
especially prior to the show,
when playing back the part restores memory.
Many adopt simpler dynamics,
the way one fills up a shopping bag
with no debit, without needing to bargain.
Their smiles do not recognize evolution,
which pop, happen, die.
Only the sea and all the black water
left alone until September
makes one wish to take a wife.
The time that follows surprises,
handfuls of breezes forgotten,
never seen by eyes full of dust.

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem sorprende by Flavio Almerighi.
All Rights Reserved.

Lucio non ha più pretese

a Lucio piace fumare,
andare al mare, ritrovarsi perso
dentro pleiadi infinite di gabbiani,
ritornare precipitando
dalla tromba delle scale
nel dislivello tra quanto vorrebbe
e il tant’è.

Sognatore fragile
dopo quarant’anni difficili
torna apprendista
ama il mare derubato di conchiglie,
odia tutti i giorni morti
accorciati di maltempo
risolti ad ascoltare casa.

Finite le lotte,
sacrificato alla governabilità,
i figli grandi, Lucio
non ha più pretese.

Cozzolino Benedetto (1914 – 1989)

Cozzolino Benedetto faceva il muratore
in gessato grigio e un foularino alla Battisti,
tanto bastava per i colpi d’aria
inservibile contro una lupara bianca,
dolce con la zazzera da drudo.

A sera, bello in faccia
e con le mani rotte, volava risoluto
sul ventre della fidanzata
un po’ aspro, dolcemente più boscoso a sud.

Lei, un poco rigida, si chiedeva
di chi fosse il sangue
poi, fingendo di godere, colpiva Benedetto
di nomignoli preziosi.

Infine si rendeva conto, tutto il sangue era suo.