centomila anni

trascorsi centomila anni,
i legionari delle merci
ancora si azzannano tra loro
dapprima per monili e pietre
oggi per liquidi oleosi,
domani sarà per l’acqua

ricorderemo, spero,
il collo di bottiglia
della nostra rara umanità,
i cercatori di silenzio
brindano e ruminano rinchiusi
dai loro stessi disegni

e, attenuato il tratto burbero,
fuggiranno di paura verso
universi paralleli, ucronie

non necessita tecnologia,
dover cambiare il cuore invece

Chiedo

un sasso su cui appoggiare la testa,
un torrente che ricopra
e voglia portarmi dove le gambe non sanno

una linea gotica da sfondare senza strategia,
muoiano tutti i filistei, tutti quanti
fissano il prezzo da mettere addosso

il sangue allegro dentro le vene, finché
deciderà il tempo della propria resa, ma
fino a quel giorno nessun armistizio

un’anima pudica, che non si spogli
e non esponga l’inguine all’inutile cicaleccio;
un altare per veder le stelle

un sorriso per ristabilire grazia e colore,
la felicità dei figli, un mondo più bello
un altro sasso, che infranga questi vetri

chiedo

amnesia

è tutto lieve
nel momento precedente il sonno,
nemmeno è chiaro il tempo di domani
i cui notiziari
porteranno storie, nessuna nuova

troppe, imprecisate volte
torna la parola fine
da non saperla più pronunciare.
in fondo è amnesia
successiva alle tante promesse

Odierna

Coperti di maniche per non sorridere,
non confessare anzitempo, che poi
ogni crimine cade in prescrizione.
Pochi conoscono il norvegese, tardano
in qualsiasi versione i condoni.
I cordoni stringono borse.
I fianchi, delizia e croce,
tutti acquattati dietro un cespuglio,
ma nessuno sta dalla stessa parte.
L’indovino sempre pronto a cogliere
le fate, gli umori, il nero delizia
dato in pasto ai verri.

negli occhi di Natale

tutta una dioteca d’imbecilli
sempre pronti a non fare caso
al loro peggiore aspetto,
che non sanno nemmeno
quando una sigaretta tira l’altra,
ed è pulita,
non fa peggio di un conto in rosso
un lavoro nero
la verde età

tutti in paese
hanno perduto qualcuno in guerra,
durante la pace i più,
il buon cinema non li seppellirà,
o un mandare a memoria
tutti i numeri di scontrino
per la lotteria prossima ventura,
scarnirsi il petto
per le ossa prima del cuore

e gli assassini, perfetti
nei loro completi blu avveniristico,
unici dotati di buona memoria
seguitano a suicidare artisti,
perché il profitto
passa per le banane
e mai, giammai!, per il talento
e meglio passarci sopra, investire,
col risultato che cambia ancora

le luci brillano
negli occhi di Natale

le cose proseguono

misericordia è carota
da rincorrere sulle montagne russe
per riguadagnare la stima
dell’intero essere in corpo

per esempio, tornerà Natale
potremo sciare sulle ferite bianche,
subite o inflitte
non ne vediamo le profondità,
che non si sa mai
quale acqua prediliga il nuotatore

le cose proseguono
sui soliti due filari, cortesia
e finzione che
i più applaudono convinti.
cada la carne, peggiori la vista,
muoiano i denti durante bei discorsi

ognuno fatica la sua dote in silenzi,
non c’è scelta, i bar chiudono presto,
abbassano serrande deluse per gli incassi.
tutti a casa
anche i baristi hanno una vita

Grazia

bellissima, mandava a memoria
un frutto raccolto da stagioni
e mai gustato

la vita rimane tra i denti,
comunque sia, vendica ogni passo
e non servirà avere amato

sfogliò a lungo un settimanale,
parlava per lei il suo volto,
c’era fretta sul suo sguardo assorto
ovunque si posasse

i quarti d’ora in amore sono brevi,
lunghi in attese, infine

sciupato il tempo debito,
ha ricevuto un altro appuntamento
per non lasciare il prossimo