sono così (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

sono così, amo le ossa le scale
causa/effetto, sono contento
molti si addossano alle pareti
per osservare principio e fine
o un mio sputo in traiettoria
ai loro occhi vuoti,
taluni vorrebbero riempirli
come il bulimico lo stomaco
per poi vuotarlo e tenerlo così
com’è con le pietre antiche

non c’è dignità
in tutto questo,
qualche brutta figura
goffa di chi cammina
con le scarpe strette,
prova improbabili accoppiamenti
con la costellazione di orione,
prima di finire al buio
come tutti, anche i finanzieri

e gettano con gioia
i loro ditali vuoti nel fuoco,
orgogliosi di un’acquavite
pessima come l’oscurità
e la mancanza di fama,
la conversazione prosegue
senza voglie poi sparisce,
l’acqua intorno a Ustica
li accoglie tutti senza amore

I AM THUS

I am thus, I love bones, stairways
cause/effect, I am happy
many stay glued to the walls
to watch beginning and end
or my spit in a trajectory
towards their empty eyes,
others would like to fill them up
like a bulimic his belly
then throwing up and keep it thus
as it is like ancient stones

there is no dignity
in all of this,
some crooked figure
of someone walking
with tight shoes,
trying an improbable match
with the Orion constellation,
before ending in the dark
like all, money-makers included

happily throwing
their empty thimbles in the flames,
proud of worthless
fire water like darkness
or the absence of fame,
the conversation goes on
without will then disappears,
the waves oround Ustica
enfold them all without love.

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem of
Flavio Almerighi, SONO COSI’. All Rights Reserved.

un tè con Hirohito

Oh, se Hitler avesse espugnato Mosca
aveva già progetti pronti
per India e Afghanistan, magari a Tokio
si sarebbe fermato per un po’ di relax,
e a prendere un tè con Hirohito.
Avrebbe scavallato, pattinando
lo stretto di Bering e giù di là
tutta l’America in un sol boccone
e poi centro e sud fino ai pinguini
che, a seconda della livrea
si sarebbero distinti in ebrei e ariani
in musulmani ed ebrei, in ebrei
e pinguini.
Hitler non sarebbe stato soddisfatto,
mancava l’Africa e per curarsi il male
avrebbe fatto tappa a Capetown
e di là su, su
per due sabbiature nel deserto, e
dimentico la Cina, conquistata
prima di fermarsi a Tokio.
Il mare Nostrum, che non era suo,
lo sarebbe diventato, e che ci vuole
basta far guerra anche ai satelliti,
quindi alla luna, poi alle stelle.
Sbarcato a Lampedusa, fosse vero
si sarebbe riscoperto acquarellista,
e a sua volta conquistato dal Sud
non sarebbe andato oltre,
fosse stato inverno non si sa.

Cane pazzo (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

Questa, è una scena che, sì,
è.

Potrebbe proseguire oltre,
essere qualsiasi altrove,
ma non prosegue.
Adesso il bagno è occupato,
un Belgio, un bello scambio.
Infatti al cane è necessario
un nome banale da affibbiare.
A chi scrive, un pedigree.

Cane pazzo
con la strada sulla faccia
e la bisaccia sfatta
è tutta un’altra scena.
L’oricalco riflette,
ci scusiamo per il disagio.

Non dissi mai “Parigi brucia”
perché non bruciò,
l’ordine non giunse in tempo
e grigliata non fu.
Turbano i primi bianco latte
delle signore,
sette giorni passato maggio.
Incendiano il tramonto,
il pomeriggio è un ricordo.

CRAZY DOG

This is a scene that, yes,
happened.

It could go beyond,
almost be elsewhere,
but it doesn’t go farther.
Now the bathroon si occupied,
a Belgian, a good exchange.
Indeed it is needed for the dog
a banal name to carry.
A pedigree for the one who writes.

Crazy dog
with the road on its face
and the whiskey flask a wreck
is another scene.
the brass is shining
forgive us the restlessness.
I never said “Paris is burning”
since it didn’t burn,
the order didn’t come on time
and there was no barbeque.
The first milk whites
of the ladies perturb,
seven days past may.
Let’s set the sunshine on fire,
afternoon just a memory.

©2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem
CANE PAZZO by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

un disco per l’estate

Betta, caotica serie di chiazze
sull’abbronzatura perfetta,
ridacchia al telefono,
ha un’agenzia di traslochi
un marito, ma il treno è in ritardo
poi è piccola, ha un bel corpo
ma la pelle screziata
autorizza a pensar male.

Domani è sabato
a Riccione parte un disco per l’estate,
le acque asfaltabili,
sudamericane e spagnole mimetiche,
portaerei al largo.

Roversi le riteneva dune,
rifugi antiaerei
l’Adriatico è bello.
Poco più giù gli arabi, uno sull’altro
pronti a conquistare l’Impero,
noi al solito impegnatissimi
a invecchiare.

L’estinzione dei cavallucci marini
è stata in nome di dio e del progresso,
penso ai pantaloni corti, ma no
non penso che a te.

Portatori sani (con traduzione di Adeodato Piazza Nicolai)

Clelia ha ancora
bellissime gambe d’amore,
lavandaia diligente
le tiene ripiegate nelle grucce.

Alessio ha genitori ultracattolici
ma si sente donna.
Iris poteva essere sua madre,
ma morì a cinque anni.

Féfè guida la pattuglia,
ma è sempre molto esaurito.
Gino mette incinte le slave,
ma piuttosto paga un avvocato.

Gennaro è un voltagabbana,
viene dal popolo che non lo vota
e pesca la verità
da un fiume di scolorina.

Alessia adesso è donna
però vorrebbe fare il militare.
Iris non ha avuto figli,
chiacchiera spesso con Adelina
e se ne assume la paternità

il condominio è complemento oggetto.
La guardia smonta
dopo essersi commossa
al levar splendente del sole
dietro il Vesuvio.
*
SANE CARRIERS

Clelia still has her lovely
legs for love-making,
a diligent clothes-washer
she folds them in the crutches.

Alex has radical catholic parents
yet thinks she’s a woman.
Iris could have been her mother,
but she died at fifty.

Fefè leads the squadroon
but is always exhausted.
Gino impregnates Slaves,
preferring to hire a lawyer.

Gennaro changes parties, he comes
from the working class who don’t
vote for him and he grabs the truth
from a dissolving river.

Alessia now is a woman
but would like to be a soldier.
Iris has no children,
she often talks with Adeline
assuming her fatherhood

the condo is the sole subject.
The guard goes away
after being touched
by the fabulous sunrise
behind the Vesuvius.

©2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poem
PORTATORI SANI by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.

sul declinare

Deliziosi silenzi carichi
di voci in lontananza
non capire una parola,
trovo fascinosi certi intrecci
di attempate signorine
con giovanotti in disarmo.

Alcuni sono poeti, altri
viaggiatori difficili da riconoscere
specialmente al mattino,

non sanno più tenere un’arma in mano,
ma sono pronti a declinare senza sosta
ogni piega del tramonto.

Lasciano impronte lievi sul talco
usciti dopo un bagno
coi loro bagagli e i trucchi
dimenticati sul letto

non lo so

Liberazione è un pacchetto a metà
di sigarette spente
dal fumo dannatamente erogeno,
schiuma di mare niente suoni,
sorpresa ai cancelli della scuola.

Dopo l’ultima ora
qualcuno viene a prenderti
senza parlare, come le rose
ma oggi è sabato,
chiude le finestre ti fa l’amore.

Le riapre per ricordare
dov’era rimasto.

Stillante e nuda
la regina di casa dorme ancora,
vigilia che al risveglio
si sfila la pelliccia
e dice, non lo so