Morlacco

Un tempo al bar o dal prete
si parlava volentieri di fica,
si parlava molto, ma non si praticava.
Qualche volta erano calci al pallone
in sfide epiche con gambette
rosse di freddo e botte fresche.

C’era chi esagerava, finiva dritto
nel mastello dell’acqua piovana
già piena di bucato.
Durante i lunghi silenzi in chiesa,
meditabondo e inginocchiato
tra severe navate oscure e sante,
il pensiero scivolava da biscia
dentro il solito buco.

Oggi si parla solo di pensioni,
quando andare, come andare,
a quale biglietteria rivolgersi.
Qualche ardito ha pensieri di rivolta.
Tutti lo amano, nessuno lo segue.

Resta poco, anche le scritte
tra non molto saranno bilingui,
ma non farà male. Resta poco.
Il tempo accelera doppio, e noi giovani,
malgrado tutto resta poco.

Qualche tributo a Pindaro,
il sonno con le serie preferite.
Senza Poesia non avrei mai
incontrato il Morlacco:
dei vecchi castellani
si è persa pure l’ombra.

Spesso ci si conosce poco,
e non basta trattenere uno sputo
la mattina davanti allo specchio,
basta così.

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ascolti amArgine: The Cure – Killing An Arab (1978)

Chi abbia letto Lo Straniero di Albert Camus, o visto il film di Visconti, sa bene di cosa stiamo parlando. Robert Smith raccontò di aver scritto il pezzo quando ancora frequentava le scuole superiori. Un piccolo tentativo poetico di condensare le sue impressioni circa i momenti chiave del romanzo breve Lo Straniero. Il testo del brano descrive una sparatoria sulla spiaggia, nella quale un arabo viene ucciso; come nella storia di Camus, dove il protagonista Meursault, spara a un arabo sulla spiaggia. Meursault viene condannato per la sua onestà. Viene definito un outsider (o uno “straniero”, appunto) proprio perché “si rifiuta di mentire” e “non vuole stare al gioco”. Piero Scaruffi ha definito Killing an Arab “una melodia dalle tinte esotiche e trascendenti, immersa in una sinistra atmosfera da film noir”.

STO UCCIDENDO UN ARABO

In piedi sulla spiaggia
Con una pistola in pugno
Fissando il mare
Fissando la sabbia
Puntando la pistola
All’arabo sdraiato
Posso vedere la sua bocca aperta
Ma non sento alcun suono

Sono vivo
Sono morto
Sono lo Straniero
Sto uccidendo un arabo

Potrei girarmi
E andar via
O fare fuoco
Fissando il cielo
Fissando il sole
Qualunque sia la mia scelta
Fa lo stesso
Assolutamente niente

Sento scattare il grilletto
Dolcemente, in mano
Fissando il mare
Fissando la sabbia
Fissando me stesso
Riflesso negli occhi
Dell’uomo morto sulla spiaggia
Il morto sulla spiaggia

TESTO ORIGINALE

Standing on the beach
With a gun in my hand
Staring at the sea
Staring at the sand
Staring down the barrel
At the Arab on the ground
I can see his open mouth
But I hear no sound

I’m alive
I’m dead
I’m the stranger
Killing an Arab

I can turn
And walk away
Or I can fire the gun
Staring at the sky
Staring at the sun
Whichever I chose
It amounts to the same
Absolutely nothing

I’m alive
I’m dead
I’m the stranger
Killing an Arab

I feel the steel butt jump
Smooth in my hand
Staring at the sea
Staring at the sand
Staring at myself
Reflected in the eyes
Of the dead man on the beach
The dead man on the beach

I’m alive
I’m dead
I’m the stranger
Killing an Arab

Speranze malconce

Sacramento violento
raccontare ogni giorno,
inevitabile sprofondo
di pavimenti in argilla
al minimo rialzarsi le falde.
Ceneri e fuochi
non nell’ordine:
raccontare, quante parole
dentro!
Strette desiderose
d’abbraccio,
presenti, sentirle arrivare
con udito
da cane.
Speranze malconce
mai domi portarle
pur di non veder morire
giardini da cui
non si può uscire vivi.
Sarebbe rimanere
a Valsanzibio,
possedere l’impossibile,
tornare
al nuovo già stato.

il Non è

Forse a casa c’è la vasca riempita,
ma nessuno ha fatto il bagno:
sarai felice e pulito fuori.

Mosche. Non meno di tante mosche
ad ampliare i colori stanchi
in domeniche cattive. Le troverai
tra l’erba, nelle necessità,
ritmate a un silenzio interminabile.
La carne dei rovi è fredda,
mosche ovunque, sgarbate
scadono dal sudiciume alle labbra
fin dentro il naso
in sponde mai scavate.

Dammi una mano.
La mozzò, gettandola
sopra il manto unto di neve
nello sprofondo lasciò
una striscia dello stesso colore
di buon vino rosé dannato.

Goditi la crisi.
Disse l’ancella ritenuta più fedele,
Nutrice in pasto a desideri
troppo terreni, dove ogni io è sepolto
da lanci violenti di cordoli,
capolavori di ingegneria,
gli stessi allenati al declino
sempre pronti a indicare il Non è.

Stefano, ascolta tuo padre

Stefano, benedetto ragazzo,
ascolta tuo padre ogni tanto:
se continui a seguire le teorie
di quel vagabondo scimunito,
finirà che chi è senza peccato
ti farà fare la sua stessa fine,
diverrai pendaglio da croce.
Ama il tuo nemico? Maddai,
trovati una moglie passabile,
e non ti porti reliquie in dote.
beati i poveri e gli affamati?
Chi erediterà mai la Terra
senza tassa di successione?
Stefano, ascolta tuo padre,
riconoscilo e non andartene
verso un ignoto di promesse;
cos’è questa Vita Eterna, noi
moriamo e da là non si torna.
Romani sono i veri Eterni
non ce ne liberemo mai
tanto vale tenerli buoni.
Stefano, benedetto ragazzo,
smetti con queste scemenze,
pensa a te, non predicare,
sei costato solo io so quanto:
preferisco avere tanti nipoti
e non te morto ammazzato.

Aquileia nel tempo degli Unni

Ninna, oggi sei in antenna?
Storie sì, ma provvisorie,
i dubbi invece, sintomi di progresso:
rovistare una trappola per topi
non fa bene alle dita.

Sai, potresti provare
una di quelle pettinature cotonate
molto in voga nei primi Ottanta;
coprivano bene il pensare,
specie a chi teneva in borsa
un cuore di amante.

Aquileia fu un assedio bellissimo,
venne un terremoto lo stesso giorno
della partenza degli Unni:
e vivaddio! Non ripartirono più,
trapassarono tutti i cristiani,
praticando il ben noto adagio.
Ai tuoi fedeli, signore
la vita non è tolta, ma stiracchiata.
Piero, ritrova tu il fervore.

Non cambiano nemmeno oggi
le circostanziate domande, le risposte;
se hai bisogno di un leguleio
troverai sterco in abiti costosi.
L’oceano è attraversabile
a nuoto con una mano sola,
l’erotismo cede confuso,
niente t’aspetta oltre.

ascolti amArgine: Emilia Paranoica – CCCP Fedeli Alla Linea.

Siamo stati la regione dell’Impero Americano più filo sovietica di tutte ai tempi della guerra fredda. Il Cardinal Biffi, utilizzando la metafora di Bologna, utilizzò due aggettivi “sazia e disperata”, oggi siamo rimasti un luogo sedotto, abbandonato, privo di ogni speranza, siamo tutti vecchi. La rinascita non sta più qui, con le percentuali pro quota di malattia per cancro più alte al mondo, il clima peggiore d’Europa, le fabbriche dismesse, l’ambiente a pezzi. Le sirene leghiste con percentuali oramai a due cifre la dicono lunga dello schifo che ci avvolge. Giovanni Lindo Ferretti (oggi conservatore ultracattolico) fondò con Massimo Zamboni il sedicente gruppo punk filosovietico CCCP Fedeli Alla Linea; questo pezzo è l’eredità più lucida di come eravamo e di cosa siamo diventati. Soluzione del problema oltre a questionarlo? Una sola, ritrovare dirittura morale e pensare meno ai soldi.

Posso essere uno stupido felice
Un prepolitico, un tossicomane
Un posto dove andare alla moda, quello che si dà nelle storie d’amore

EMILIA PARANOICA

Il freddo più pungente, accordi secchi e tesi
Segnalano il tuo ingresso nella mia memoria
Emilia paranoica

Il freddo più pungente, accordi secchi e tesi
Segnalano il tuo ingresso nella mia memoria
Consumami distruggimi è un po’ che non mi annoio
Oh oh oh oh
Aspetto un’emozione sempre più indefinibile, sempre più indefinibile
Teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi
Se tu, se tu ti proponessi di recitare te
Emilia paranoica, paranoica, paranoica

Brucia Tiro e Sidone, il Roipnol fa un casino
Il Roipnol fa un casino se mescolato all’alcol
Bombardieri su Beirut
Bombardieri su Beirut
Bombardieri su Beirut
Due tre quattro plegine
Due tre quattro plegine
Chiedi a settantasette se non sai come si fa
Chiedi a settantasette se non sai come si fa
E mi lia pa ra noica

Posso essere uno stupido felice
Un prepolitico, un tossicomane
Un posto dove andare alla moda, quello che si dà nelle storie d’amore
Quello che si dà perché si ha paura
Camminare leggero, soddisfatto di me
Camminare leggero, soddisfatto di me
Da Reggio a Parma, da Parma a Reggio
Da Modena a Carpi, da Carpi al Tuwat, da Carpi al Tuwat, da Carpi al Tuwat

Emilia di notti, dissolversi stupide sparire una ad una
Impotenti in un posto nuovo dell’ARCI
Emilia di notti agitate per riempire la vita
Emilia di notti tranquille in cui seduzione è dormire
Emilia di notti ricordo senza che torni la felicità
Emilia di notti d’attesa di non so più quale amor mio che non muore
E non sei tu, e non sei tu, e non sei tu

Emilia paranoica
Pa ra noi ca pa ra noi ca
Aspetto un’emozione sempre più indefinibile
Indefinibile
Indefinibile