il senza tetto

ho appoggiato lo stiletto al muro,
separato il cuore dal suo amore,
osservato una straniera grassa osservarmi
come non avesse mai visto un alieno,
abbandonato ogni velleità bellica
da corteccia a sughero

me ne sto sul ciglio
dentro una maglietta nera ad aspettare,
il caldo secca i limoni,
molti vorrebbero chiedere una sigaretta
un tizio ce la fa
perché uscito da una novella di Camus,

nasconde una pistola dentro casa
il senza tetto, tornerà soltanto
chi non ha più gambe

di tante altre parentesi


Ridemmo, sapevamo bene
oltre le risate, di pagine e nulla
complicati da percorrere:
scoprimmo comete in ogni canto,

(situazione inesistente,
telefonata anonima
con addebito al destinatario,
questa parentesi è fatta
di donne sorridenti e caparbie
con le loro pettinature
tramandate ai posteri
da spruzzate generose di lacca,
di uomini il cui cuore
si butta a indovinare,
e buttandosi cade in un roseto
luogo coltivato a spine,
di tante altre parentesi
dimenticate da dio e dagli uomini,
cerini accesi il cui ultimo anelito
rimane in mano alla recluta
vittima di un cecchino
e non c’è musica che possa
commuovere più di quella
ancora da ascoltare)

ridemmo della sigaretta accesa
che, ruotando nel buio,
descriveva un circolo perfetto
prima di morire tra due dita.

scritto

non che vadano bene
un intreccio eccessivo
di sentimento e risentimento,
i colori siano troppo accesi
la musica sbiadita, autunnale
piena di malinconia
carente di abbracci,
oppure troppe rivendicazioni
annegate in fiumi di amicizie
da bar,
un rivedersi lento
dopo l’incendio del bosco
lasciato andare in mezzo
a nuovi incontri;
non trascurare mai il romanzetto
con una signorina
incontrata per caso in tribunale,
stessi ingredienti di un sogno,
le strade mai pronte
a fornire indicazioni.
Finirà che l’uxoricida
indicherà agli sbirri il luogo
dove ha occultato
il cadavere della moglie
dopo averle aperto la testa
come una noce,
è bastato un momento
per distruggere l’onestà intera
di tutta una vita,
mentre padre e figlio
riconciliati da un brutto male,
queste cose succedono
solo per pietà,
usciranno in macchina
verso una passeggiata
non si sa dove

letture amArgine: omaggio a LIU XIAOBO in memoria


Tranquilli, un iceberg vasto quanto la Liguria non innalzerà il livello dei mari, così come la morte di un poeta cinese, dissidente e per giunta sfortunato, non innalzerà il livello delle coscienze.
Professore, politico e poeta, Xiaobo (nato nel 1955) ha inteso l’impegno con l’umiltà e l’amore per il suo Paese, propria degli orientali, senza clamori o vanità. Quando nel 1989 ci furono le mobilitazioni che portarono agli scontri di Piazza Tienanmen, Xiaobo era in Occidente per alcune conferenze: le interruppe per tornare in Cina a dare il suo aiuto a quella lotta per un Paese più libero e giusto. La dura repressione, il sangue di quei morti non potranno cadere nell’oblio del silenzio. Scrive nella poesia Le anime dei morti in primavera: «Quella primavera, un’illusione divenne per le madri eterna pena».

È quella pena che ha spronato gli intellettuali cinesi, tra cui Liu, a redigere Charta 08. Sono gli artisti e i pensatori cinesi che hanno pagato e pagano il prezzo più alto, per aver espresso pubblicamente il loro dissenso ad un governo corrotto e oligarchico. La poesia e l’arte tutta non sono più semplice gusto per il bello, ma diventano uno strumento di lotta per una società più giusta e onesta.

Xiaobo è stato condannato da un processo farsa ad undici anni di reclusione, costretto all’isolamento e trattato peggio di un delinquente pericoloso.

A nulla è valso il premio Nobel per la Pace attribuitogli l’8 ottobre 2010, se non ad inasprire gli animi tra il governo cinese e quello danese. Inasprimento che sono costati alla moglie di Xiaobo e ai suoi familiari gli arresti domiciliari e la perdita di ogni forma di sostentamento.

Liu Xiaobo se ne è andato oggi, 13 luglio 2017.

Quella primavera, si gettò sotto i cingoli dei carri armati
Pur donando ogni saggezza pur offrendo la mia nuda anima
non sono assurto alle altezze della tomba

Quella primavera, un illusione divenne per le madri eterna pena
da allora ogni primavera
è legata con ceppi e catena

Ma io so
essa è prova e lascito delle anime dei defunti

Quella primavera, il crollo delle mie speranze
Il mio esile corpo la mia debole anima
se ne andarono prima del primo fascio di luce
Temo ogni prodezza da eroe
e non ho la forza d’infierire su me stesso
Una vita rinchiusa
lotta nel vuoto
Posso solo accendere una sigaretta
afferrare saldamente ogni attimo della caduta
sopravvivere è una prova
nessuno sa
se crollerò in meno di un’ora
Ho verniciato di nero uno specchio
lo lecco finché sia lucido da riflettere di nuovo
[…]

Una lettera mi basta

per Xia

una lettera mi basta
per andare oltre e
trovarmi a parlare con te

proprio come il vento che attraversa
la notte
e usa il suo sangue
per scrivere un verso segreto
che mi ricorda che ogni parola
è l’ultima

il ghiaccio che hai nel corpo
si scioglie in una leggenda di fuoco
negli occhi del carnefice
l’ira diventa pietra

due file di sbarre di ferro
inaspettatamente si sovrappongono
falene sbattono forte le ali verso
la luce della lampada, segno incessante
che disegna la tua ombra

8. 1. 2000
Traduzione in italiano: Maria Cristina Donda

sono così (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

sono così, amo le ossa le scale
causa/effetto, sono contento
molti si addossano alle pareti
per osservare principio e fine
o un mio sputo in traiettoria
ai loro occhi vuoti,
taluni vorrebbero riempirli
come il bulimico lo stomaco
per poi vuotarlo e tenerlo così
com’è con le pietre antiche

non c’è dignità
in tutto questo,
qualche brutta figura
goffa di chi cammina
con le scarpe strette,
prova improbabili accoppiamenti
con la costellazione di orione,
prima di finire al buio
come tutti, anche i finanzieri

e gettano con gioia
i loro ditali vuoti nel fuoco,
orgogliosi di un’acquavite
pessima come l’oscurità
e la mancanza di fama,
la conversazione prosegue
senza voglie poi sparisce,
l’acqua intorno a Ustica
li accoglie tutti senza amore

I AM THUS

I am thus, I love bones, stairways
cause/effect, I am happy
many stay glued to the walls
to watch beginning and end
or my spit in a trajectory
towards their empty eyes,
others would like to fill them up
like a bulimic his belly
then throwing up and keep it thus
as it is like ancient stones

there is no dignity
in all of this,
some crooked figure
of someone walking
with tight shoes,
trying an improbable match
with the Orion constellation,
before ending in the dark
like all, money-makers included

happily throwing
their empty thimbles in the flames,
proud of worthless
fire water like darkness
or the absence of fame,
the conversation goes on
without will then disappears,
the waves oround Ustica
enfold them all without love.

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem of
Flavio Almerighi, SONO COSI’. All Rights Reserved.

un tè con Hirohito

Oh, se Hitler avesse espugnato Mosca
aveva già progetti pronti
per India e Afghanistan, magari a Tokio
si sarebbe fermato per un po’ di relax,
e a prendere un tè con Hirohito.
Avrebbe scavallato, pattinando
lo stretto di Bering e giù di là
tutta l’America in un sol boccone
e poi centro e sud fino ai pinguini
che, a seconda della livrea
si sarebbero distinti in ebrei e ariani
in musulmani ed ebrei, in ebrei
e pinguini.
Hitler non sarebbe stato soddisfatto,
mancava l’Africa e per curarsi il male
avrebbe fatto tappa a Capetown
e di là su, su
per due sabbiature nel deserto, e
dimentico la Cina, conquistata
prima di fermarsi a Tokio.
Il mare Nostrum, che non era suo,
lo sarebbe diventato, e che ci vuole
basta far guerra anche ai satelliti,
quindi alla luna, poi alle stelle.
Sbarcato a Lampedusa, fosse vero
si sarebbe riscoperto acquarellista,
e a sua volta conquistato dal Sud
non sarebbe andato oltre,
fosse stato inverno non si sa.

Cane pazzo (trad. di Adeodato Piazza Nicolai)

Questa, è una scena che, sì,
è.

Potrebbe proseguire oltre,
essere qualsiasi altrove,
ma non prosegue.
Adesso il bagno è occupato,
un Belgio, un bello scambio.
Infatti al cane è necessario
un nome banale da affibbiare.
A chi scrive, un pedigree.

Cane pazzo
con la strada sulla faccia
e la bisaccia sfatta
è tutta un’altra scena.
L’oricalco riflette,
ci scusiamo per il disagio.

Non dissi mai “Parigi brucia”
perché non bruciò,
l’ordine non giunse in tempo
e grigliata non fu.
Turbano i primi bianco latte
delle signore,
sette giorni passato maggio.
Incendiano il tramonto,
il pomeriggio è un ricordo.

CRAZY DOG

This is a scene that, yes,
happened.

It could go beyond,
almost be elsewhere,
but it doesn’t go farther.
Now the bathroon si occupied,
a Belgian, a good exchange.
Indeed it is needed for the dog
a banal name to carry.
A pedigree for the one who writes.

Crazy dog
with the road on its face
and the whiskey flask a wreck
is another scene.
the brass is shining
forgive us the restlessness.
I never said “Paris is burning”
since it didn’t burn,
the order didn’t come on time
and there was no barbeque.
The first milk whites
of the ladies perturb,
seven days past may.
Let’s set the sunshine on fire,
afternoon just a memory.

©2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem
CANE PAZZO by Flavio Almerighi. All Rights Reserved.