sorprende (trad. inglese di Adeodato Piazza Nicolai)

all’incirca un tempo, parcheggi su di giri
qualche lacrima compassionevole
non è chiaro mai il motivo dell’incontro
cui fa seguito un distacco, e costa
tanti stracci quanto muri e rossetti
dentro città abbandonate alla storia:
ci giochiamo le stelle tra pochi fastidi,
le attese valgono bene un sipario
specialmente prima dello spettacolo,
quando ripetere la parte ridà memoria.
Molti adottano dinamiche più semplici,
il modo con cui si riempie una borsa
senza debito, senza obbligo di riscatto.
I loro sorrisi non conoscono evoluzione,
scattano, occorrono, muoiono.
Solo mare, e tutta quell’acqua nera
lasciata sola finito settembre
fa desiderare di prendere moglie.
Il tempo successivo sorprende,
manciate di vento dimenticate,
mai viste con occhi così pieni di polvere.

SURPRISING

All at one time, you park all wound-up
with some compassionte tear
the reason for meeting is never clear
followed by a departure, costing
many tears as well as walls and lipsticks
inside cities abandoned by history:
we play out our stars among few irritations,
the waitings are well worth a courtain drop
especially prior to the show,
when playing back the part restores memory.
Many adopt simpler dynamics,
the way one fills up a shopping bag
with no debit, without needing to bargain.
Their smiles do not recognize evolution,
which pop, happen, die.
Only the sea and all the black water
left alone until September
makes one wish to take a wife.
The time that follows surprises,
handfuls of breezes forgotten,
never seen by eyes full of dust.

© 2017 American translation by A. P. Nicolai of the poem sorprende by Flavio Almerighi.
All Rights Reserved.

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Lucio non ha più pretese

a Lucio piace fumare,
andare al mare, ritrovarsi perso
dentro pleiadi infinite di gabbiani,
ritornare precipitando
dalla tromba delle scale
nel dislivello tra quanto vorrebbe
e il tant’è.

Sognatore fragile
dopo quarant’anni difficili
torna apprendista
ama il mare derubato di conchiglie,
odia tutti i giorni morti
accorciati di maltempo
risolti ad ascoltare casa.

Finite le lotte,
sacrificato alla governabilità,
i figli grandi, Lucio
non ha più pretese.

Cozzolino Benedetto (1914 – 1989)

Cozzolino Benedetto faceva il muratore
in gessato grigio e un foularino alla Battisti,
tanto bastava per i colpi d’aria
inservibile contro una lupara bianca,
dolce con la zazzera da drudo.

A sera, bello in faccia
e con le mani rotte, volava risoluto
sul ventre della fidanzata
un po’ aspro, dolcemente più boscoso a sud.

Lei, un poco rigida, si chiedeva
di chi fosse il sangue
poi, fingendo di godere, colpiva Benedetto
di nomignoli preziosi.

Infine si rendeva conto, tutto il sangue era suo.

Oggi non è un altro giorno

C’è un listino per ogni uniforme,
i dispersi non ricevono onori
potrebbero essere ancora vivi
spassarsela da qualche parte.
Il caldo maledetto è finito,
liberi tutti di tornare agli acciacchi
a imprecazioni e bestemmie
da incidere con le unghie
sul fango ancora vivo.

Oggi non è un altro giorno,
presentimenti e preghiere
sempre in agguato, circostanze
imprevisti ancora in allenamento,
un’indossatrice truccata da capotreno
il seno minuto ma non troppo.
La rivoluzione non scoppierà,
a sessant’anni si gioca a carte.
Le grida assenti, qualche tonfo
la cui origine non è certa.

Credo a volte di sognare
volti buoni in ripiegamento
poi nel pieno del sole che piove
non vedo più,
dice il coreano
o è possibile che adori il bowling,
prosegue
ho sentito dire che mentre ti tuffi
Dio sta giocando a bowling.
E sa giocare, lo so.

La rabbia dentro va compressa
diretta nella giusta direzione.
Quando cambierà,
cambierà davvero.

Nidia, la ragazza cieca


e tutti dentro un buco
tutti giù per terra
a guarire a cambiare,
colpevoli di ogni sconfitta,
innocenti per un pari e patta

sarà Dio, incoscienza
non spetta a noi sapere,
che della bocca
rimarranno denti e mare,
dove non si tocca

delle restanti abrasioni
nemmeno due lavori salveranno,
davanti nessuno
e la luce nei miei occhi
altrettanto vuota.

A tutti, tolta qualche maschera
e nessuno più a casa,
spetterà un buon silenzio

il Palazzo d’Inverno

L’umanità si divide per tre,
uomini, donne, esuberi.
Agli uomini spettano
i propri Diritti Universali.
Alle donne più o meno lo stesso
ma facciamo un po’ meno.

Agli esuberi spettano ovunque
parcheggi, niente ombrelloni,
legati agli umori e alle briciole
che cadono dall’altrui privilegio.
Sono inutili a parte quando
servono a dilatare il profitto.

Maggioranza in aumento,
il solito caffè alle Tre
ci si intrattiene ancora un po’.
Maledizione, penso sempre
a quando decideranno di assalire
il Palazzo d’Inverno.

il senza tetto

ho appoggiato lo stiletto al muro,
separato il cuore dal suo amore,
osservato una straniera grassa osservarmi
come non avesse mai visto un alieno,
abbandonato ogni velleità bellica
da corteccia a sughero

me ne sto sul ciglio
dentro una maglietta nera ad aspettare,
il caldo secca i limoni,
molti vorrebbero chiedere una sigaretta
un tizio ce la fa
perché uscito da una novella di Camus,

nasconde una pistola dentro casa
il senza tetto, tornerà soltanto
chi non ha più gambe