Quarantena 14

guarda, è sabato
disse Venerdì,
lucertola coesa al proprio
divano occidentale

siamo all’età della pietra
sentenziai.
lanciato il primo sasso
tutto un fiorire
di vetri e cuori infranti

le faccende gemevano
in fondo a lavandini di passaggio
con uno spreco immondo
di sabbia da clessidra

inconcludenti!
ognuno rinchiuso
nelle agorafobie del proprio deserto
a sputare, deliberare, respirare,
diffondere

il mio avversario,
appeso allo specchio in bagno,
guardia alta
sguardo rigido e bellicoso:
ti voglio così,
maledetto!

Videoti

Vietnam, Yom Kippur, delitto Moro, mondiali di calcio, caduta del Muro, Aids, Ebola, guerra civile in Jugoslavia, guerre del Golfo e in Afghanistan, Torri Gemelle… fino a oggi, da bravi videoti quali siamo, abbiamo tenuto saldo uno schermo televisivo tra noi e quanto ci succedeva attorno. Oh, quanto abbiamo pontificato su tutto e su tutti. Le uniche cose che ci hanno toccato un po’, specie nel portafogli, sono state le manovre finanziarie lacrime e sangue che si succedono da decenni. Oggi no, l’epidemia spettacolo è diventata epidemia realtà e ci sta raggiungendo. Quindi tutti a casa ad abbaiare opinioni inutili e non richieste.
Avrei una sola domanda da fare, chi ha diffuso sabato scorso, con anticipo rispetto alla sua entrata in vigore il decreto governativo che ordinava la chiusura della Lombardia e diverse altre province in Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Marche, provocando un fuggi fuggi generale che ha diffuso virus in tutta Italia????
Vorrei tanto saperlo, e vederlo a testa in giù dalle parti di Piazzale Loreto.

Le bianche

“Quando voi vivevate ancora sugli alberi
e vi dipingevate la faccia, noi eravamo già froci”.
Luciano De Crescenzo

Le bianche hanno giuste intenzioni.
Una ruga le attraversa dalle sopracciglia
in giù, fino a spezzarle in due,
malgrado restauri delicatamente complicati.

Le bianche smanettano, aggiornano curricula
ma non mettono date di nascita,
rivendicano, poi fanno la partita iva.
Le bianche sono toste e resilienti,
stupide come i bianchi.

Le bianche sono autunni già in primavera.
Le riconosci dai rami senza foglie.
Le nere, zitte zitte, fanno figli,
le gialle happy ending,
le rosse provengono da regni alternativi.

E ne ho abbastanza.

centomila anni

trascorsi centomila anni,
i legionari delle merci
ancora si azzannano tra loro
dapprima per monili e pietre
oggi per liquidi oleosi,
domani sarà per l’acqua

ricorderemo, spero,
il collo di bottiglia
della nostra rara umanità,
i cercatori di silenzio
brindano e ruminano rinchiusi
dai loro stessi disegni

e, attenuato il tratto burbero,
fuggiranno di paura verso
universi paralleli, ucronie

non necessita tecnologia,
dover cambiare il cuore invece

Chiedo

un sasso su cui appoggiare la testa,
un torrente che ricopra
e voglia portarmi dove le gambe non sanno

una linea gotica da sfondare senza strategia,
muoiano tutti i filistei, tutti quanti
fissano il prezzo da mettere addosso

il sangue allegro dentro le vene, finché
deciderà il tempo della propria resa, ma
fino a quel giorno nessun armistizio

un’anima pudica, che non si spogli
e non esponga l’inguine all’inutile cicaleccio;
un altare per veder le stelle

un sorriso per ristabilire grazia e colore,
la felicità dei figli, un mondo più bello
un altro sasso, che infranga questi vetri

chiedo

amnesia

è tutto lieve
nel momento precedente il sonno,
nemmeno è chiaro il tempo di domani
i cui notiziari
porteranno storie, nessuna nuova

troppe, imprecisate volte
torna la parola fine
da non saperla più pronunciare.
in fondo è amnesia
successiva alle tante promesse

Odierna

Coperti di maniche per non sorridere,
non confessare anzitempo, che poi
ogni crimine cade in prescrizione.
Pochi conoscono il norvegese, tardano
in qualsiasi versione i condoni.
I cordoni stringono borse.
I fianchi, delizia e croce,
tutti acquattati dietro un cespuglio,
ma nessuno sta dalla stessa parte.
L’indovino sempre pronto a cogliere
le fate, gli umori, il nero delizia
dato in pasto ai verri.