neanche i gatti lo sanno

cosa sia, dove termini
tutto il sangue perduto
in mille rivoli rossi,
quale sia il viaggio
e quante asperità lungo il cammino,
le bottiglie di lacrime
distese ad asciugare,
quante siano le dita impiegate
a contare il tempo
da intaccare i muri

una linea sghemba
ogni sette aste a coprirle

quale mistero avvolga
lo sporco orgoglio speso
per immagini
da camminatori senza meta,
e perché debbano essere
conseguenza di amori non cercati
non voluti, se non
dalla casualità del tempo,
a loro volta pronti come insetti
a impollinare altri amori
senza pensiero, tristi
e stretti dentro una voluttà
senza domani

neanche i gatti lo sanno

Ascolta & Leggi: Esistono i poeti? (feat. Steps Ahead)

Forse esistono, ma ne conosco pochissimi. Vanno distinti dai mestieranti, dai facitori di opinioni un tanto al chilo. In genere i poeti sono più morti che vivi. L’Italia poi è il paese più strano che ci sia sotto questo punto di vista. C’è un sottobosco fittissimo, che ogni tanto prende fuoco e servono tutti i Canadair disponibili anche solo per circoscrivere le fiamme. Troppi cespugli invadono i sentieri, ed è tutto un gran casino. Quindi cosa fanno? Si mettono assieme, più sono mediocri e più lo fanno. Hanno un gran bisogno di affetto e rassicurazione, soprattutto che si parli di loro. Perché i poeti italiani di oggi sono questo, se non li noti non esistono. Dunque, se uno se ne sta nell’ombra, può essere anche il nuovo Dante Alighieri ma non esiste e non ce la può fare.
Eppure la solitudine scelta è la condizione migliore per poter riflettere e soprattutto creare, non creare per chi, ma semplicemente per delineare quel parto che porterà a un nuovo gesto creativo. Sono, siamo, del tutto incoerenti come persone, a volte anche esseri abbietti. Il poeta non è bello, ma è gobbo ed erudito, se la cava sempre, specie se sa crearsi un seguito.
Perché poi ne ho scritto di nuovo?
Voglio forse mettermi a fare l’opinionista anch’io?

Nuovi cavalieri

Nuovi cavalieri già armati,
pronti a sanguinar di spada.
Oggi, al buio, serviamo
il corpo di Cristo sanificato
leccornia di tutti i più buoni.
Impudenti quando son certi
che Dio non li veda.

Avanti, voi che recitate a memoria
vite da santi,
ma seguite esempi incoerenti
di bancari in vendita per lo struscio
o un impiego statale.

Già da tempo diffidenti
verso una vita, che porta la gonna
ma sotto ha i coglioni,
è tutto qui il trasloco
da mani pulite
a mani lavate.

Fiume plastico

Passo la vita
coltivando questa pianura immonda,
per accumulare derrate deperibili,
con pause la domenica mattina
per la Chiesa e il Partito,
che tanto non conta
la plastica fluviale gettata ai pesci.

Più facile non dire, denunciare altri
in nome del progresso, per il profitto,
inodore e incolore.

Sono l’approssimare di Modena
e superarla sparato,
veloce, insaziabile.

Lavoro dalle cinque del mattino,
m’indurisco alla luce del giorno,
e di notte non dormo.

ce la siamo fatta 4

Premetto doverosamente che, durante l’estensione di questa pagina, nessun animale è stato maltrattato o ucciso, nemmeno Giorgia Meloni, nemmeno “Luisina e le sue amiche” la turba di una tremenda mutazione di zanzara tigre che infesta l’edicola di Agone. E’ terribile! Dopo la riapertura di barbieri ed estetiste non c’è più pilu in giro. E’ plausibile che qualche mente fragile possa insidiare la virtute di qualche povero animale. Penso per esempio alla povera Giorgia Meloni che, travestita da cane, è protagonista di un bio pic dal titolo Torna a casa Pound. Poverina! Anche qualcuno dichiaratamente di sinistra ha tentato di ingropparsela con tutto quel pilu. Capisco un po’ meno chi tenta strani approcci con animali al di sopra di ogni sospetto. Per esempio il castoro… quale mente malata può basare una sua fantasia erotica su un castoro, una medusa, o un polipo? Eppure qualcuno lo ha fatto con un polipo! Il polipo non ha pilu! Scherzi del vairus e del lungo periodo di quarantena, vissuto a cantare sui terrazzi, tirare colpi di fionda, fare defilé di mascherine. Signori, come sempre la situazione è grave, ma non seria.

(con un po’ di culo) ce la faremo 10

La domanda è un assillo; oramai è certo che il prossimo 18 maggio quasi tutte le attività economiche riapriranno i battenti. Ci sono però alcune di queste che sono particolarmente a rischio ripresa contagio, come si potrà prevenire per curare?
1) Le macellerie al dettaglio di pipistrelli: ecco! Come fare? Semplice, basterà mettere una bella blindatura in plexiglas tra un pipistrello e l’altro e, per la vendita, fare una bella confezione in amianto, e … buon appetito.
2) Le massaggiatrici cinesi: anche qui il problema è spinoso, ma risolvibile con un po’ di creatività italiana. Basterà limitare l’attività all’asporto. Tu telefoni, vai sotto le finestre del centro massaggi e la tipetta con gli occhi a mandorla ti verrà paracadutata direttamente sul tettuccio della macchina. Per l’happy ending non c’è problema: guanti e mascherina.
3) Asia Argento: la poverina è ancora incredula: “Ho mostrato il mio cul* su Instagram e ho perso 3 mila follower”. Cara Asia, il problema è che ormai il tuo lato B ha perso la battaglia con la forza di gravità. Se prima di pubblicare il selfie avessi applicato la mascherina (anche per le pericolose flatulenze) non sarebbe successo nulla.
Insomma, people! Io risolvo problemi e faccio girare l’economia!

ce la far’emo 3

Lassù nel ciel c’è sempre la Stazione Esorbitante Internazionale, che orbita, orbita, gira, gira, come certi testicoli alla maggioranza silenziosa. Ma cosa faranno gli astronauti bloccati nella Stazione? Sesso tutto il giorno in assenza di gravità’? Non è dato sapere, ma di sicuro compongono nature morte (vedi illustrazione). Oltretutto rappresentano l’unico frammento di umanità che il vairus non può raggiungere e infettare. Questi privilegiati non hanno mai iniziato la fase uno, mentre noi siamo già alla fase due. A volte arrivano sulla terra appelli radio del tipo “dateci una donnaaaaa”ohè vi siete dimenticati di noi?” “tirateci giù cornutacci meledetti!”non sanno, ahimè, che al centro di controllo sono tutti in quarantena e dunque a casa. Pensiamoli, poveretti/e a fluttuare in gravità rarefatta e nei miasmi delle loro flatulenze, e con certi arretrati che, poveri/e astronauti/e sono tornati/e, di ritorno, vergini. Hanno precorso i tempi della nostra quarantena con presunta ripartenza, con l’aggravante di non avere ancora conosciuto il vairus. Una prece.

Quarantena 45

I contagiati a Castello sono diventati 22, ma stamani ero in tutt’altre faccende affaccendato. Ho affrontato Agone, e ne è scaturita un rissa che rimarrà negli annali del paese. Alla fine però ho ottenuto quello che volevo, mentre mi era sopra e mi trasformava la faccia in una pizza margherita, ho sfilato ad Agone la copia di Corna Vissute che mi nega da molti giorni e che custodiva nella tasca dietro. Poi ho fatto finta di resuscitare e me ne sono andato. Ora sto leggendo il bellissimo articolo “di sfondo” che apre il numero della rivista: Ritrovarsi per incularsi. Molto formativo ed educativo, fa previsioni in merito a quanto potrebbe accadere dal prossimo 4 maggio in poi: sarà così la Fase Due?
Un tempo “farsi un culo così” significava lavorare sodo, sodomia, adesso a furia dé magnà… , dice Er Monnezza, too fai, too fai! Cosa rimarrà di questa fase uno, se mai usciremo? Lievito, balconi, fionde, e un girovita improponibile a futura memoria. Poi c’è la questione “congiunti”, ma rischiamo di incasinarci troppo.

Quarantena 44

E’ un dato di fatto, oramai sono più gli esperti che i contagiati dal vairus. Gli esperti sono immuni a qualsiasi tipo di verità. Vuoi fare il pugile? Chiama l’esperto. Vuoi saperne di più sul vairus? Chiama l’esperto e capirai sempre meno. E’ questa situazione di alla Soldati di ungarettiana memoria a renderci ancora più grassi e infelici. Allora è molto meglio, visto che sono un esperto, che vi dia anch’io la mia ricetta. Occorrente: un pentolino, tre patate, un fiammifero e acqua a volontà. Dopo esservi procurati il pentolino non dimenticate di riempirlo d’acqua, va bene qualsiasi acqua purché sia bagnata. Premuratevi anzitutto di accendere il gas col fiammifero, mettete il pentolino sulla fiamma e, quando l’acqua inizierà ad andare in ebollizione, aggiungete le patate (anche non sbucciate). Il tempo di cottura delle patate solitamente varia a seconda della grandezza dei tuberi, dunque prima di scolarle, assicuratevi che siano cotte infilzandole con una forchetta. Solitamente per le patate più piccole ci vogliono solo 15 minuti, mentre quelle grosse ne richiedono almeno 30. Una volta cotte, le pigliate e ve le magnate. Non subito per via delle ustioni di terzo grado che potreste procurarvi. Continuate a seguirmi per nuove mirabolanti ricette …