Ascolta & Leggi: Mary Lattimore e quattro poesie di Sibilla Aleramo

Son tanto brava

Son tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver orgoglio quasi fossi un uomo.
Ma, al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: «Sera, sera dolce e mia!»
Sembrami d’aver fra le dita la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, sguardo sperduto, e vene.

*

Nuda nel sole

Nuda nel sole
per te che dipingi sto immobile,
il seno soltanto ritmando
la vita gagliarda del cuore.
Come un cielo soave d’aurora
è per te questa mia forma lucente,
un prato un’acqua una solitaria fiorita di petali,
tralci di vigna in festività.
E adori, e fervente le dolci dita
su la tela conduci.
Nuda nel sole ed immobile,
frammento di natura,
ti miro orante ed oprante.
Da te invasa da te riassorbita,
sei tu che mi divinizzi
o la mia divinità è che ti crea,
artista, arte, spirito?
Tacitamente il seno respira.

*

Fumo di sigarette

Fumo di sigarette.
Accenno di sorriso.
E di nuovo fumo,
spire leggere,
dalle mie labbra,
tutte le sere
qualche minuto,
dal suo balcone,
dalla mia finestra,
spire leggere,
sbocciar di sorriso,
e non sa la mia voce
e non so la sua,
solo,
traverso le spire di fumo
i suoi occhi mi piacciono,
gli piacciono i miei occhi,
tutte le sere
qualche minuto,
un saluto
di spire di fumo,
lievità graziosa di gesto,
silenzioso punto di fuoco
alto su l’addormentato cortile,
e niente più,
così,
mentre presso la lampada
il lavoro attende,
qualche minuto
tutte le sere
per qualche sera,
spire leggere
spire leggere.

*

Ancora ascolto una rosa

Ancora ascolto una rosa
per me sola nella notte.
Quante m’hanno parlato
con lor grazia sovrana
in stanze e giardini
sotto le più varie luci!
E questa è bianca e grande,
è tutta aperta, respira
l’ora sua miracolosa,
ma l’amato non è qui,
lui volevo ne gioisse…
Domani sarà tanto men bella.
Rosa alta su lo stelo!
La colsi al rorido fascio
che andava ad una sposa.
Nuovamente destinata all’amore,
all’amore nuovamente mancata.
Sola nella notte, le mie labbra
sconsolate la sfiorano.

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Pseudonimo di Rina Faccio, Sibilla Aleramo nasce ad Alessandria il 14 agosto 1876. Presto si stabilisce con la famiglia a Civitanova Marche dove, con matrimonio riparatore, sposa a quindici anni un giovane del luogo.
Nel 1901 abbandona marito e figli iniziando, come lei stessa amava dire, la sua “seconda vita”. Conclusa una relazione sentimentale con il poeta Damiani, si lega a G. Cena ma, dopo la crisi con quest’ultimo, inizia una vita errabonda che la avvicina a Milano e al movimento Futurista, a Parigi e ai poeti Apollinaire e Verhaeren, infine a Roma e a tutto l’ambiente intellettuale ed artistico di quegli anni (qui conosce Grazia Deledda).
Durante la prima guerra mondiale incontra Dino Campana e con lui inizia una relazione complessa e tormentata.
Nel 1936 conosce il giovane Matacotta, a cui resta legata per 10 anni e di questo periodo — la sua “quarta esistenza” — lascia testimonianza nel diario che l’accompagnerà fino alla morte.
Al termine della seconda guerra mondiale si iscrive al P.C.I. e si impegna intensamente in campo politico e sociale. Collabora, tra l’altro, all’«Unità» e alla rivista «Noi donne».
Muore a Roma nel 1960, dopo una lunga malattia.

LE OPERE

Una donna (1906),
Il passaggio (1919),
Momenti (1920)
Andando e stando (1920),
Amo, dunque sono (1927),
Gioie d’occasione (1930)
Il frustino (1932)
Orsa minore (1938)
Dal mio diario (1945)
Selva d’amore (1947)
Il mondo è adolescente (1949)
Aiutatemi a dire (1951)
Luci della mia sera (1956)

13 pensieri su “Ascolta & Leggi: Mary Lattimore e quattro poesie di Sibilla Aleramo

  1. Una donna anticonformista, che decide come calpestare, giorno per giorno, i passi della sua vita, ribellandosi a qualsiasi forma di dominio intellettuale.
    Un lieve sottofondo musicale accompagna, queste preziose liriche, che lasciano trapelare,fra i loro versi, la preziosità, di questa splendida autrice.

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