Ascolta & Leggi: Una canzone e alcune poesie ritrovate di Piero Ciampi

Poeta e cantautore sono diversi. Il cantautore ha una musica sotto, il poeta non la vuole. Perché il poeta sa cantare senza accompagnamento musicale, la melodia è nelle sue parole. Forse l’unico a uscirne indenne fu Piero Ciampi.

Poesia manoscritta

Ti aspetto
da quattro ore
in una buca
è pronta
tutta la terra
che ci serve.
Che storie
sono le cose
della vita,
io canto
per dire bene della morte

*

Dario di Livorno

In un triste giorno Dario di Livorno
prese una pistola e sparò.
Era carnevale ma la polizia
ugualmente lo arresto’
e fu cosi’ che un triste giorno
Dario fini’ in manicomio
dove imparo’ che tutti i matti non vivono in libertà.
Ma Dario di Livorno, che non era matto,
stando in mezzo ai matti impazzi’.
Dopo aver scontato tutta la sua pena
salutò gli amici e parti’
e fu cosi’ che un triste giorno
Dario sparo’ a un commissario
e lo ammazzo’
e poi, felice, tra gli amici matti
egli torno’.

*

Lettera a Gianni Marchetti

Quanta gente
d’intorno
che non ci ama.
Gianni
quanta gente
che ci ama
e non può raggiungerci.

*

Alla mia principessa

Altezza
principessa
mia regina
volevo vederti
rivederti
salutarti
tu capisci
ma ti stupisci
e così
è il solito
arrivederci.
Da sempre
dividiamo
due pensieri
che vanno
in direzione
opposta.
Tu ti sazi
del tuo corpo
io
che cerco un Cristo
tra la folla.
Ci amavamo troppo
e l’ultima volta
abbiamo deciso
di dirci
addio.
Ma
come un fantasma
a qualsiasi ora
tu torni nella notte
aggredisci
i miei sogni e,
sovente, puntuali,
risvegli
i miei sonni.
Durante il giorno
nel cerchio quadrato
della mia vita
tu cerchi spazio
giudice spietato
della mia coscienza
e delle mie scelte.
Ti amo
ma è solo perché
anche tu
mi hai amato
che ti perdono.
Altezza
principessa
mia regina non mi odiare
se non dormo
più
con te.

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per saperne di più:

https://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Ciampi

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Hi John!

Poco fa ho appreso la notizia della scomparsa di John Giorno, avvenuta venerdì scorso, poeta che ho amato e che amo.

https://ilmanifesto.it/john-giorno-lartista-che-regalava-poesie-al-telefono/

Un giorno che
stai camminando
per strada
e vedi
un carro funebre
con una bara,
seguita da un’ auto
piena di fiori
e da limousines;
sai che il giorno
è di buon auspicio
e che i tuoi piani avranno
successo;
ma il giorno che
vedi una sposa e uno sposo,
e una festa di nozze,
fa’ attenzione;
guardati bene,
potrebbe essere un cattivo segno.
Dì solo No
ai valori della famiglia,
e non lasciare
il tuo lavoro quotidiano.
Le droghe
sono sostanze
sacre,
e alcune droghe
sono sostanze molto sacre,
per favore lodale
come qualcosa che
ti libera la mente.
Il tabacco
e’ una sostanza sacra
per qualcuno,
e per quanto tu abbia smesso
di fumare,
mostra un po’ di rispetto
L’alcol
è divinamente grande,
celebriamo
le qualità gloriose
dell’alcol
perché io sono stato
bene con te.
Fallo,
fallo,
non non farlo,
fallo.
I fondamentalisti
cattolici,
e i fondamentalisti
in generale,
sono virus,
e ci stanno uccidendo,
moltiplicandosi
e mutando,
ci stanno distruggendo;
ora, sai bene,
che devi usare
medicine forti
per combattere
un virus.
Chi vuole comprare
buon acido,
sto volando,
scivolando,
scorrendo,
sbavando
e sbattendo,
sto calando
e colando,
spruzzandoti dentro;
mai
andare avanti veloce
un ‘immagine di sborra;
latte, latte,
limonata,
all’ angolo
dove fanno la cioccolata;
amo guardati
in faccia
quando soffri.
Fallo
con chiunque
vuoi,
qualunque
cosa vuoi,
finché vuoi,
in ogni momento,
in ogni luogo
quando è possibile,
e cerca
di proteggerti,
in una situazione in cui
devi abbandonarti
completamente
oltre
ogni idea.
Fica gola
e rugiada di sigarette,
quel pavimento
distruggerebbe
uno spazzolone di spugna,
lei è la regina
della grande beatitudine,
un lume
di carne,
una luce
che ti sorge
nel cuore,
che scorre
in un canale di cristallo
dentro agli occhi,
e fuori
agganciando
il mondo
con compassione.
Di Solo
No
ai valori
della famiglia.
Non abbiamo bisogno di dire No
ai valori della famiglia,
perché noi
non ci pensiamo mai;
semplicemente
fallo,
fai l’amore
e pratica la compassione.

(1995)
Traduzione: Raffaella Marzano

Ascolta & Leggi: Poesie di Laura Pugno e una canzone dei Mazzy Star

dov’era il il bianco sulle dita,
o tra le clavicole
la pelle più chiara. Andranno avanti,
si farà sera
una volta e un’altra, le notti in cucina
e tutto quello che è animale è
vivo, è vivo

*

tutto si ferma, poi di nuovo
a strappi del mondo
è inizio,

tu in questa intermittenza,
ogni volta
ferita, corteccia

dicono che ne uscirebbe un latte bianco
e dolce, dolcissimo

tu ogni volta che appari,
in una forma
più consumata, meno mobile, perfetta

*

la pianta secca, morta
dentro, albero
hanno detto

o le piante grasse nei tuoi vasi,
sul balcone
curate con le dita, col calore
del fiato

le parole che dici sortilegio,
lo scendere della notte
lo sai che viene

*

il potere è questo
il suo, il nostro dici, noi
argento con argento,
il silenzio che cade improvviso nel giorno

e stella con la stella della luce,
della giornata che inizia

*

la ragazza attraversata dalla luce –
ombra
in forma di fulmine –
e tu faggio,
betulla nera,

la luce ti cola dalle mani

in forma di parole con metallo,
brunito ai bordi,
portato a incandescenza,

a oscurità: dirai e diranno,
ripetendo,
(mercurio vivo)

non avrai casa, è ora di andare,

sarà sempre,
la stessa ora fino all’ultima,

la casa –
comune ora – completamente aperta. Noi saremo
coperti dalle voci che ora parlano
di te, contro una porta

da dove s’intravede la distanza, un sì
di cielo o fiume, azzurro, verde-oscuro,
portando la corrente: lascia andare,
anche questa parola, brucerà con le altre

*

Laura Pugno ha pubblicato i romanzi La metà di bosco (Marsilio 2018), La ragazza selvaggia (Marsilio 2016), Sirene (Einaudi 2007, Marsilio 2017), Quando verrai, Antartide (minimum fax 2009 e 2011), La caccia (Ponte alle Grazie 2012) e il saggio In territorio selvaggio (Nottetempo).

In poesia: I legni (Pordenonelegge/Lietocolle, 2018), Bianco (Nottetempo 2016), I diecimila giorni: Poesie scelte 1991-2016 (Feltrinelli Zoom 2016), La mente paesaggio (Perrone 2010, in spagnolo Nácar, Huerga y Fierro 2016), DNAct (Zona 2008), Il colore oro (Le Lettere 2007). È in Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi 2012).

Ha vinto il Premio Campiello Selezione Letterati, il Dedalus, il Frignano per la Narrativa e il Libro del Mare. Co-cura la collana di poesia I domani (Aragno). Dal 2015 dirige l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid.

il suo sito:

http://www.laurapugno.it

*****************

Ascolta & Leggi: Freur e Tre Poeti britannici contemporanei

CAROLINE CLARK

Translation Query

No word for resent in Russian,
you must take another route –
indignant, offended, hurt.
Inflated, shrinking, shrunk.
Resent – a tent built right up
out from you. Inside, cathedral,
firmament, night. Camera obscura,
pinhole of the mind. Never said,
never did, should have known. Memory
winds its way until the meaning’s all
your own. Twisted root. An inward
growing rose that blooms for you alone.
Speak now or forever hold its thorn.

*

Quesito di traduzione

Non esiste parola per risentirsi in russo,
si deve prendere un’altra strada-
indignato, offeso, addolorato.
Sgonfio, in calo, contratto.
Risentirsirsi –una tenda costruita proprio
fuori di te. Dentro, cattedrale,
firmamento, notte. Camera oscura,
foro della mente. Mai detto,
mai fatto, avresti dovuto saperlo. La memoria
si snoda fino a quando il significato
è tutto tuo. Radice attorcigliata. Una rosa
che cresce all’interno e che sboccia per te solo.
Parla ora o tieni per sempre la sua spina.

Traduzione italiana di Laura Corraducci

***

PJ HARVEY

La mano

La gente oltrepassa la mano.
Ci sono suoni di clacson e musica.
La gente oltrepassa la mano che mendica.

Tre ragazzi incappucciati incrociano le braccia
e schivano la mano,
la mano che mendica sotto la pioggia.

La donna vestita di blu non guarderà
la mano che mendica,
distesa sotto la pioggia.

La gente va e viene, gli occhi sui cellulari.
Nessuno prende la mano
distesa, luccicante sotto la pioggia.

Nel cavo della mano
c’è un quadrato di carta
ripiegata,

ma nessuno si sofferma sulla carta bianca
che riluce nella mano che mendica,
distesa e luccicante sotto la pioggia.

Traduzione italiana di Matteo Campagnoli

***

ZOE SKOULDING

Inventory

tape recorder

reel to reel beginning with
your own voice returning un-
like itself heavier and
thicker in rustles and clicks
of words outside the head where
a life may be erased with
its own sound replaying in
another room relatives
freeze up in the occasion
addressing a future that
doesn’t know them or a child
close to mic go on it’s like
a telephone but it won’t
say anything back hello

*

Inventario

registratore

bobina a bobina si inizia con
la tua stessa voce che ritorna di-
versa da sè più pesante e
più spessa in fruscii e scatti
di parole fuori dalla testa dove
una vita può cancellarsi col
proprio suono che si ripete in
un’altra stanza i parenti
si bloccano per l’occasione
rivolgendosi a un futuro che
non li conosce o a un bambino
vicino al microfono vai è come
un telefono solo che non
risponde pronto

Traduzione italiana di Marco Simonelli

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Ascolta & Leggi: “Cemetry Gates” degli Smiths e “Salti su, Dennis” di Simon Armitage

Salti su, Dennis

Un uomo faceva autostop sulla rampa dell’A 16
appena fuori Calais. Malgrado i lineamenti affilati
al cesello, e una disperazione nel linguaggio corporeo, mi
sentii in dovere di caricarlo, quindi alt la macchina e giù il
finestrino. Infilò dentro la testa e disse: “Sono
Dennis Bergkamp, giocatore di football dell’Arsenal. Stasera
c’è partita in Lussemburgo, ma siccome ho paura di
volare, viaggio via terra. Poi ho litigato con l’autista
e lui mi ha lasciato qui. Può aiutare?” Risposi: “Salti su
Dennis”. Buttò la sua roba nel baule e si allaccio la cintura
al mio fianco. “Come mai avete litigato?” Gli chiesi.
Dennis sospirò e scosse la sua testa di forma classica.
“Lui era ignorante. Lui disprezzava grande maestro
olandese Vermeer e ha detto che Rembrandt era omosessuale.”
“Beh” l’ho rassicurato “io questa grane non gliele darò.”
Abbiamo proseguito e il paesaggio filava via di lato.
E benché a fine carriera tradisse pecche nel gioco e isterismi,
Dennis fu un perfetto gentiluomo,
il perfetto compagno di viaggio.
Esempio, non pescò più
di quattro gelatine dal sacchetto aperto in mezzo a noi,
fu spiritoso e chiarificatore senza mai
abbassarsi al nome buttato lì o ai pettegolezzi da spogliatoio.

Verso il confine belga sentii nella voce
di Dennis una nota stanca, così per conciliargli il sonno
passai dai classici del Rock a easy listening. Solo vicino
alla periferia della città si riscosse
e guardo il suo rolex “Arriveremo proprio un pelo” disse.
“Perché non si cambia in macchina, ché la lascio
giù al campo?” gli proposi. “Buon piano” rispose, e
sgattaiolò dietro. In coda al mio occhio fu
un contorsionismo biancorosso, come Babbo Natale in una
trappola per tassi, anche se è chiaro che gli lasciai una
totale privacy, perché da buon autista di professione uso
solo gli specchietti laterali, mai il retrovisore. Un due tre
e si calò sul sedile al mio fianco, attento a non
graffiarmi la plancia coi tacchetti. “Ecco lo stadio”
dissi, svoltando in una viale affollato tutto pieno di sciarpe
e bandiere. Dennis corricchiò via verso il tornello,
oltre il quale i riflettori brillavano come la luce
di una galassia lontana.

E adesso debbo confessare che il signor Bergkamp fu
solo uno delle decine di Dennis approdatimi
a fianco sulla mia berlina media. Dennis
Healey, Dennis Hopper, Dennis Potter, Dennis Lillie,
il sottovalutato produttore discografico Dennis Bowell,
e tanti, tanti altri. Una volta portai Dennis Tatcher
dal distributore di Leicester Forest Est all’ippodromo
di Ludlow, e fu uno spasso dall’inizio alla fine, anche se
dovetti chiedergli di non fumare, e, chiaramente, di non
nominare mai la donna che ha introdotto la rabbia
nel Sud Yorkshire.

******************

Simon Armitage è nato nel 1963 ed è una delle figure di punta della nuova poesia europea. Seguito con incondizionati consensi della critica fin dal suo esordio avvenuto nel 1989 con la raccolta Zoom!, ha pubblicato a soli trentotto anni una raccolta di Selected Poems, appena tradotte in Italia da Luca Guerrieri per Mondadori. Ha pubblicato nove volumi di poesia e scrive anche per la radio, la televisione e per il cinema. Attualmente insegna alla Manchester Metropolitan University e ha pubblicato con Robert Crawford la Penguin Anthology of Poetry from Britain and Ireland since 1945. Stanno per uscire per la Faber & Faber due suoe nuove raccolte di poesie. E’ stato premiato al London’s Royal Festival Hall nel 1993. La poesia di Armitage si afferma per la forte aderenza al reale, che si realizza sia sul piano del linguaggio – prevalentemente di registro basso, parlato -, sia su quello dei contenuti – nei quali il poeta privilegia situazioni quotidiane, di nitida concretezza, segnate dall’epoca. Il suo procedere è spesso narrativo – con felicissimi passaggi da brevi flash a vere e proprie soluzioni poematiche – e il suo campo d’azione è vastissimo, poiché sa catturare con inesausta energia personaggi, luoghi ed eventi che si accavallano sulla pagina, e incalzano nel dettato con singolare efficacia e ricchezza di suggestioni. Ma non di meno il suo stile è raffinato, il suo controllo stilistico impeccabile. Un grande merito di Armitage, che è anche una indicazione precisa per la poesia d’oggi, è dunque nella sua capacità di coniugare un elevato livello di leggibilità con l’esattezza della parola e della forma. E tutto questo mentre ci racconta, con l’acutezza e il sentimento del poeta che osserva e partecipa, con disincanto e a volte con violenza, la nostra storia, il mondo in cui siamo immersi

Ascolta e Leggi: The Carousel Waltz e decennale di Simone Cattaneo

Tu sei un poeta. Ma chi lo vuole un poeta? A chi serve un poeta? (Flavio Santi)

I tuoi libri, uno solo forse, li trovi sottoprezzo in rete, come il tuo ricordo. (Flavio Almerighi)

*

Altro che mobilità sociale
vorrei venire su quel seno al silicone che una ragazzina
mostra ballando in mezzo al locale, mi pare di avere una
collana di orecchie umane, vorrei fare il kamikaze per mettermi
in evidenza, dimostrare quanto valgo, e già la vedo dileguarsi
nei bagni a spompinare a più non posso dei suoi bastardi coetanei,
sono troppo vecchio anche per questo. Esco dal locale, compro in un
supermercato una scatola di tonno e creo una sicura lama affilata.
Aspetto il primo maiale che passa.

*

Appesa per le caviglie ad un albero del viale
ho incontrato per la prima volta l’unica donna che ho mai amato,
avrei voluto proseguire ma mi ha chiesto uno sguardo
mi ha domandato di guardare un fiume inesistente fra le stelle,
quindi mi sono arrampicato fino all’orlo del suo viso ma
non si è scomposto, nulla del mio corpo mi ha nascosto.
Immersa nel suo odore mi ha aperto il petto così che
potessi sentire il suono del colore,
colmo di paura ho promesso che avrei imparato ad aspettare,
ho fatto un giro intorno all’albero e
la mia donna era svanita, rapita dalla frutta candita di
un’isola caraibica. Mi sono legato per le caviglie ad un lampione
per capire la sua prospettiva e riallineare la mira,
ammassati intorno a me sbavavano dei cani, con le mascelle di vetro
in fiamme ma la terra si è asciugata e la festa è finita.
Non ho più incontrato una donna così bella, forse sì,
è la carne che tutte le notti mi dorme accanto
persuasiva nelle cosce, elegante nelle mani, luce morale nei fianchi
ripiegata e indistinta come uno scheletro di pesce.
Sono certo, siamo l’uno la proposta dell’altra.

*

Aveva un piede valgo e studiava diteggiatura
mentre tramutava Ketamina liquida in cristalli per poi sniffarla
e mi chiese ad un tratto facendosi serio cosa ne pensassi
della situazione mediorientale e delle scarse risorse energetiche planetarie.
Mi sono tuffato sulla poltrona di pelle marrone del salotto e
ho chiesto un po’ di vino. Inizia la partita dell’Italia fra poco,
tutti in piedi a cantare qualcosa di diverso mangiandosi solfeggi e
salame: è solamente un’altra serata di calcio contaminato,
in attesa di una nuova leucemia.

*

La mia donna crea dipinti con i suoi capelli castani
sul mio petto scuro,
aspetta sulla soglia della mia carne ogni suo errore,
mi conforta dicendomi che soffrirò da solo,
cadrò e non mi solleverò,
ucciderò sette persone e avrò tanti giorni di carità
quanti un cane in un canile, rimarrò solo senza più denti,
farmaci né sentimenti
finirò come quello straniero incontrato un lunedì pomeriggio
in un caffè di Milano centrale.
Più o meno la sua vita era andata così – I had a woman,
she left me –. Nulla più di questo.

***********************************

SIMONE CATTANEO (Saronno, 1974-2009) ha pubblicato due libri: Nome e soprannome (Atelier, 2001) e Made in Italy (Atelier 2008). I libri editi sono stati riproposti insieme all’inedito, ultimo libro: Peace & Love (Il Ponte del Sale, 2012).

Ascolta & Leggi: A gift – Lou Reed, Undici Dicembre – Anne Sexton

December 11th

Then I think of you in bed,
your tongue half chocolate, half ocean,
of the houses that you swing into,
of the steel wool hair on your head,
of your persistent hands and then
how we gnaw at the barrier because we are two.

How you come and take my blood cup
and link me together and take my brine.
We are bare. We are stripped to the bone
and we swim in tandem and go up and up
the river, the identical river called Mine
and we enter together. No one’s alone.

Undici dicembre

Ed è a te che penso, a letto,
alla tua lingua d’oceano e cioccolato,
alle case in cui svicoli via,
a quei capelli che hai di lana d’acciaio,
così alle tue mani onnipresenti, e poi
a come in due erodiamo la barriera di essere due.

A come vieni e impugni la mia coppa di sangue,
riunendomi a me, bevendo il mio mare.
Nudi. Siamo nudi fino all’osso
e nuotiamo insieme, su sempre più
su per il fiume, per l’identico fiume di me stessa
in cui insieme ci inoltriamo. Nessuno da sé.

(trad. Chiara Serani)
*

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per saperne di più:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lou_Reed

https://it.wikipedia.org/wiki/Anne_Sexton