Bruno Bavota con poesie di Raimondo Iemma

Quando cade un governo
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Quando cade un governo
nessuno scrive una poesia.
Stanno tutti di fronte alla televisione
a sentire a che ora il Presidente
ha rassegnato le dimissioni.
È stato all’incirca alle Otto di sera
una sera di pioggia romana.
Le sirene delle auto blu giravano mute
sui ciottoli umidi dei piazzale
di fronte al Quirinale. Aspettavano.
Nella sala stampa allo stesso modo si aspettava.
Quando cade un governo
una formula politica perché,
a livello puramente amministrativo,
rimane in carica per sbrigare gli affari correnti.
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*
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Presa di servizio
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Arrivo all’ora in cui si cena nel paese.
Per raggiungere la stanza di questi giorni
è necessario attraversare il grande atrio
vuoto di poche persone, attardarsi forse
a considerare strade e passaggi
che di fronte al noleggio convergono
nell’unica piazza, come dita in un palmo
e camminare circa la metà di un’ora
piuttosto soli nella notte scura
lasciato il mondo immobile alle spalle
in attesa di niente, scena muta.
.
*
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Interprentando Mirko Vucinic
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Il cielo di San Siro brulicava
di nuvoloni neri e azzurri che
formavano i colori di una squadra
detta Internazionale Football Club.
Quell’anno attaccante titolare
stentava a ritrovare la sua vena
e la difesa aveva il suo da fare
ed il portiere, poi, faceva pena.
Quest’inter la mia frangia regolò
con segnature di ottima fattura
e il pubblico di casa s’inchinò
al mio cospetto e alla mia testa dura.
Io ribadendo in rete quel pallone
la porta del futuro spalancai
nel cuore fu la gioia, l’emozione
quel campionato non perdemmo mai.
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*****
Raimondo Iemma è nato a Torino nel 1982.
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Ryuichi Sakamoto con poesie di Akiko Yosano

Senza chiederci
se sia giusto o sbagliato
se la vita futura
se la fama… Tu e io
ci amiamo e ci guardiamo.

*

Se qui adesso
ripenso al percorso
della mia passione,
somigliavo a un cieco
senza paura del buio.

*

Sebbene così fragile
e così breve l´amore,
ha sangue troppo giovane
questa ragazza, per bruciare
poesie di primavera.

*

Amore o sangue?
tutta la primavera
è in questa peonia che mi ossessiona,
scende la notte, sono sola,
sola senza una poesia.

*************

Akiko Yosano (1878 – 1942) è stata una scrittrice e poetessa giapponese, ritenuta una delle prime femministe pacifiste del Giappone. Il suo nome di battesimo, modificato a seguito delle nozze, è Shō Hō.

Fabrizio De André con Edgar Lee Masters a proposito dei giudici

Il Giudice Selah Lively
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Immagina di essere alto un metro e cinquantotto
e di avere iniziato a lavorare come garzone in una drogheria
studiando legge a lume di candela
finchè non sei diventato avvocato.
E poi immagina che, grazie alla tua diligenza
e alla frequentazione regolare della chiesa,
tu sia diventato il legale di Thomas Rhodes,
che collezionava cambiali e ipoteche,
e rappresentava tutte le vedove
davanti alla Corte. E che in tutto questo
ti canzonassero per la tua statura e ridessero dei tuoi vestiti
e dei tuoi stivali lucidi. E poi immagina
di essere diventato Giudice di Contea.
E che Jefferson Howard e Kinsey Keene,
e Harmon Whitney, e tutti i giganti
che ti avevano schernito, fossero obbligati a stare in piedi
davanti al banco e a dire “Vostro Onore” –
Beh, non pensi che sarebbe naturale
che io rendessi loro la vita difficile?

Pat Metheny con poesie di Wendell Berry

STATE A CASA
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io voglio aspettare qui nei campi
per vedere quanto bene la pioggia
fa all’erba
nel lavoro dei campi
lontano dalla vita degli uomini
io sono a casa. Non venite con me
state a casa!
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Io voglio stare nei boschi
dove gli alberi antichi
si muovono solo col vento
e quindi con la gravità.
Nell’immobilità degli alberi
sono a casa. Non venite con me
state a casa!
*
Manifesto del contadino impazzito
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Se amate il guadagno facile,
l’aumento annuale di stipendio,
le ferie pagate.
Se desiderate sempre più cose prefabbricate,
se avete paura di conoscere i vostri vicini di casa,
se avete paura di morire
allora nemmeno il vostro futuro
sarà più un mistero per il potere,
la vostra mente sarà perforata in una scheda
e messa via in un cassettino.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa
vi chiameranno,
quando vi vorranno far morire per il profitto
ve lo faranno sapere.
Ma tu, amico, ogni giorno,
fai qualcosa che non possa entrare nei loro calcoli.
Ama la Vita. Ama la Terra.
Ama qualcuno che non se lo merita.
Conta su quello che sei e riduci i tuoi bisogni.
Fai qualche piccolo lavoro gratuitamente.
Non ti fidare del governo, di nessun governo,
e abbraccia gli esseri umani,
nel tuo rapporto con ciascuno di loro
riponi la tua speranza politica.
Approva nella natura quello che non capisci
e loda questa ignoranza,
perché ciò che l’uomo non ha razionalizzato
non ha distrutto.
Fai le domande che non hanno risposta.
Investi nel millennio.
Pianta sequoie.
Sostieni che il tuo raccolto principale
è la foresta che non hai piantato
e che non vivrai per sfruttare.
Afferma che le foglie quando si decompongono
diventano fertilità:
Chiama questo “profitto”.
Una profezia così si avvera sempre.
Poni la tua fiducia
nei cinque centimetri di humus
che si formeranno sotto gli alberi
ogni mille anni.
Metti l’orecchio vicino e ascolta
i bisbigli delle canzoni a venire.
Sii pieno di gioia,
nonostante tutto,
e sorridi,
il sorriso è incalcolabile.
Finché la donna non si svilisce nella corsa al potere,
ascolta la donna più dell’uomo.
Domandati:
questo potrà dar gioia alla donna
che è contenta di aspettare un bambino?
Quest’altro disturberà il sonno della donna
vicina a partorire?
Vai col tuo amore nei campi.
Stendetevi tranquilli all’ombra.
Posa il capo sul suo grembo
e vota fedeltà alle cose più vicine al tuo cuore.
Appena vedi che i generali e i politicanti
riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero,
abbandonalo.
Lascialo come un segnale per indicare
la falsa traccia,
la via che non hai preso.
Sii come la volpe che lascia molte più tracce del necessario,
alcune nella direzione sbagliata.
Pratica la meditazione.
*
I GIORNI CHIARI
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I cani dell’indecisione
Attraversano e attraversano il campo della visione
Una nuvola, una mosca che ronza
Distraggono l’occhio dell’amante.
Finché il cuore non ha trovato
Il suo pezzo di terra nativo
Il giorno nega la sua luce
L’occhio deve vagare spento.
Il terreno è la sposa del corpo
Chi vorrebbe negarlo
Quando tutto è dato
Viene il pensiero del paradiso
Quando la mente è una stanza vuota
I giorni chiari giungono
*
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Gli scritti di Wendell Berry (1934) pongono in risalto le questioni che maggiormente gli stanno a cuore: l’ambiente, l’agricoltura, la famiglia, le comunità tradizionali, le responsabilità dell’individuo e la coesistenza armoniosa fra l’uomo e la natura. Profondamente etiche, spirituali, intime e pratiche, le sue opere vertono essenzialmente sulla salute del mondo.
*

Stick in the wheel e una poesia di Emmy Hennings

L’altro fondatore del Cabaret Voltaire, Emmy Hennings, rappresenta uno dei pochi nomi femminili salvati nella storia del dadaismo.
Compagna di vita e lavoro di Hugo Ball, la Hennings è stata determinante nello sviluppo degli spettacoli e dei drammi rappresentati nel Cabaret. Si è distinta come cantante, ballerina, attrice e poetessa.

Dopo il cabaret

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Vado a casa presto la mattina.
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L’orologio mostra cinque, è giorno,
ma la luce è ancora accesa nell’hotel.
Il cabaret è finalmente chiuso.
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In un angolo i bambini si accoccolano,
i lavoratori sono già sul mercato
la chiesa diventa silenziosa e antica.
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Le campane suonano dalla torre,
e una puttana con riccioli selvaggi
Vaga ancora, tardi e freddo.
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Amami in modo puro per tutti i miei peccati.
Guarda, sono stato sveglio più di una notte.
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Aleksandr Nikolaevič Skrjabin con brevi poesie di Zaher Rezai

Il 10 dicembre del 2008 un ragazzino di 13 anni viene schiacciato a Mestre dalle ruote di un Tir. È l’fghano Zaher Rezai, dai suoi documenti s’intuisce che forse aveva mentito sull’età, doveva avere 18 anni. Non importa. Viene infilato in un sacco di plastica e in una cella frigorifera. Aveva i capelli rossi e gli occhi verdi a mandorla, come piace dire a noi occidentali. Portava con sé un taccuino ricco di note, pensieri, poesie.

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Se un giorno in esilio la morte deciderà di prendersi il mio corpo
Chi si occuperà della mia sepoltura, chi cucirà il mio sudario?
In un luogo alto sia deposta la mia bara
Così che il vento restituisca alla mia Patria il mio profumo
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Foglio 8
e anche quando mi togli la parola
il tuo pentirti è bello
Tu sei un amico incantevole
sei una seta di passione e bellezza
Ora vediamo fino a quando
t’accorderai col cuore mio
Foglio 11
Questo corpo così assetato e stanco
forse non arriverà fino all’acqua del mare.
Non so ancora quale sogno mi riserverà il destino,
ma promettimi, Dio,
che non lascerai finisca la primavera.
Oh mio caro, che dolore riserva l’attimo dell’attesa
ma promettimi, Dio, che non lascerai finisca la primavera.
Foglio 13
Tanto ho navigato, notte e giorno, sulla barca del tuo amore
che o riuscirò infine ad amarti o morirò annegato.
Giardiniere, apri la porta del giardino; io non sono un ladro di fiori,
io stesso mi son fatto rosa, non vado in cerca di un fiore qualsiasi..
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Traduzione a cura di Hamed Mohamad Karim e Francesca Grisot.

Pink Floyd con Carcere della terrestrità di Francesca Fiorentin (Macabor Editore)

In questa raccolta di Francesca Fiorentin, Carcere della terrestrità (Macabor Editore, 2021) tutto è calibrato: nessun eccesso creativo, nessuna esibizione, nessun trascinamento lirico. Eccola l’esistenza e il mondo che irrompono in una quotidianità per certi aspetti furiosa e l’unica arma per l’autrice è affidarsi in qualche modo alla parola che accoglie inesorabilmente ciò che è, senza sconti, senza illusioni curative (Scrivo i cocci dell’esistenza/ nessuna idea traina le altre/ si muovono urtando come onde.).

Ciò che viene fuori da queste pagine di “emotività sconnessa”  alla fine è un ritratto “non meno folle della reatà” e la sofferenza che “inquina” la scrittura non placa l’inquietudine ma l’accentua. Ci si sente perseguitati, e forse lo si è; il dilemma è se in ogni caso non si faccia il gioco dei persecutori considerando la scelta di partecipare volontariamente a questo gioco da cui non si ha il coraggio di sottrarsi.

Bonifacio Vincenzi

 

Umano è conservare pietre radioattive
presso il giardino dei cipressi
terrapieno del mio argine di socialità
e le virtù della comprensione
che un dio muto
insegnò di fronte agli orrori.

*

Il concerto dei pesci (H. Laxness)

Per lungo tempo il silenzio
fu un colpo nelle reni quotidiano
serali manie di fantasmi
tramortivano la mente
uno stato di perduta lucidità
trent’anni di follia.

Lessi dei pesci, del loro concerto
non solo abboccare, risi
e lessi di più, di tutto, da zero,
forsennatamente.
Una nuova vita, un angelo
dalla remota Islanda.

*

Corpo carta che assorbe
macchie di petrolio della cultura
la pompa carica di benzina nell’orecchio:
ascolta, non parlare
se parli, se scrivi la prima persona singolare
tagli il vento
e il turbine di voci come un fischio infligge
nel suo gorgo vorace di voler dire tutto
il dire niente.

*

Oggetto sterminato
furiosamente mondo
in ogni angolo uguale
ti chiudo dietro la mia porta
il paese dell’anima è qui con me
unica opposizione possibile.

*

Si dilapidino le energie della tua furbizia
per perdita di memoria
ideatore di malintesi.
Per metà vivi come racconti
per metà sei tu mezzo e sei tu fine
di una grande bolla in corsa casuale e impazzita
che imprigiona noi, per essere tu – mai.

da Carcere della terrestrità, Macabor Editore, 2021

Il libro è reperibile qui:

https://www.macaboreditore.it/home/libri/hikashop-menu-for-categories-listing/product/160-carcere-della-terrestrit%C3%A0.html

Francesca Fiorentin si è laureata in Filosofia all’Università Statale di Milano e ha conseguito un master di “Perfezionamento in discipline filosofiche” presso l’Università Bocconi. Una sua silloge poetica è apparsa su Nazione Indiana. Nel 2017 è uscito il suo libro di poesie Gli alfabeti intatti edito da Arcipelagoitaca. finalista al premio Tirinnanzi della città di Legnano nel giugno 2018. Nel gennaio 2020 esce il volume di poesia Legami cedenti ossigeno per Oedipus. E nel 2021, Carcere della terrestrità (Macabor Editore).

 

 

 

 

Jamie Branch con poesie di Nichita Stanescu

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ALTRA MATEMATICA

Sappiamo che uno per uno fa uno
ma un unicorno per una pera
non sappiamo quanto fa.
Sappiamo che cinque meno quattro fa uno
ma una nube meno un vascello
non sappiamo quanto fa.
Sappiamo, noi sappiamo, che otto
diviso otto fa uno
ma un monte diviso una capra
non sappiamo quanto fa.
Sappiamo che uno più uno fanno due
ma io e te non sappiamo,
ahimé, non sappiamo quanto facciamo.

Ah, ma una coltre
per una lepre
fa una rossa, certo,
una verza divisa una bandiera
fa un maiale,
un cavallo meno un tranvai
fa un angelo,
un cavolo più un uovo
fa un astragalo…

Solo tu ed io
moltiplicati, divisi
sommati e sottratti
restiamo uguali…

Muori nella mia mente!
Tornami nel cuore!

*

Segno 12

Lei era divenuta pian piano parola,
fili di anima nel vento,
delfino negli artigli delle mie ciglia,
pietra che disegna anelli nell’acqua,
stella dentro il mio ginocchio,
cielo dentro la mia spalla,
io dentro il mio io.

*

STORIA SENTIMENTALE 
Poi ci vedevamo sempre più spesso.
Io stavo su un margine dell’ora,
tu – sull’altro,
come due manici d’anfora.
Solo le parole volavano tra noi,
avanti e indietro.
Il loro volteggio si vedeva appena,
e di colpo
piegavo un ginocchio
e conficcavo il gomito nella terra,
solo per vedere l’erba inclinata
dalla caduta d’una parola,
come sotto la zampa d’un leone in corsa.
Le parole ruotavano, ruotavano tra noi,
avanti e indietro,
e più t’amavo più
ripetevano, in un volteggio appena visibile,
la struttura della materia, da capo.
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Nichita Stănescu (1933 – 1983) è stato un poesta e saggista rumeno, tra i premiati del Festival della Poesia di Struga, del quale sono stati insigniti anche i Premi Nobel Pablo Neruda e Eugenio Montale. Dopo la caduta di Ceausescu, fu eletto membro permanente dell’Accademia di Romania..

David Gilmour (Mihalis) con poesie di Lorenzo Calogero.

RIMANE FRA ME E TE

Rimane fra me e te questa sera
un dialogo come questo angelo
a volte bruno in dormiveglia
sul fianco. Non ti domando
né questo o quello, né come
da materne lacrime si risveglia
di notte il tuo pianto.

Se i tormenti sono tristi,
l’edera non è mattina o si colora.
Si vela o duole una viola
e dondola nube odorosa
su l’orizzonte lucida di brina.
Ecco quanto di tanta vana speranza resta
o fugge rapida o semplicemente,
silentemente accade.
I carnosi veli, i velli di bruma,
le origini stellate assalgono l’aria,
le tumide vene delle vie le ore.

Non l’eco rimbalza
due volte sulle rocce, su questo
prato, ove sono rosse, e, di rosso
in rosso, è vano il pallido velluto
ora rosa ora smosso.

Non si parla né triste né lieto;
e presto o tardi, perché a fior di labbro
gentilmente nel filo tenue dell’erba
tristemente lacerando si risveglia
la tua sera accanto, dolcemente
io ti domando.

*

IO VEDO L’IMMAGINE

Io vedo l’immagine e l’intento
assiduo. Non so se dentro
era una sfera o il vento. Da queste parti
perde coi suoi blu occhi finti
ai piedi il monte un fiotto
che tu calpesti. Lacera
una voragine un messaggio era di sangue,
una pietra era di estinti. Lo stradale
era incline al margine. Era arduo
un ordine e, sebbene le pendici
appartenevano ad una chiostra uguale,
lo scoppio di una stella era maggiore.
Di seta finta la terra saliva
erma a una festa aerea di baci
in un lume di opaco desiderio
cinta. Dentro un alone
spirava il calore.

*

ESSENZA DEL POETA

Sono il solitario origliare
di ciò che dorme.
Perciò scrivo
Colla tacita mano,
l’occhio rivolto ai sonni.

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per saperne di più visita il sito

Lorenzo Calogero

Daniel Herskedal con la mia postfazione ad AMAR-SI di Paolo Beretta e Ivanna Pedretti.

Qui sotto la mia postfazione ad AMAR-SI poesie d’amore di Paolo Beretta e Ivanna Pedretti uscito quest’anno per Terra D’ulivi Edizioni. Seguiranno quattro estratti dalla raccolta scelti dagli autori. Il libro è reperebile qui:

http://www.edizioniterradulivi.it/amar-si/279

Le risa esplose
con fragore nel petto
ne lambiscono i margini.

Se siete arrivati in fondo, ora vi tocca leggere anche questa pagina, e in genere qualcosa la lettura lascia. In questo caso consiglio una rilettura, perché questo libro la merita, soprattutto per l’amore con cui è stato tessuto, composto e poi colorato. Avete letto una silloge di poesie d’amore scritta a quattro mani da un uomo e da una donna che, come in ogni amore che si rispetti, non hanno più una linea di demarcazione che definisce separatamente i soggetti, diventano in poesia due di uno. Quel che mi piace e mi colpisce già da subito, epidermicamente di questo libro, è stata la volontà dei due autori di non separare le proprie poesie per mettersi in luce, uno a discapito dell’altro, quanto quella di metterle assieme. Uno dei primissimi assiomi in amore è proprio questo: due, ma uno. Spero abbiate apprezzato la dolcezza lirica di questi pezzetti di poesia che formano un singolo canto armonioso, efficace, lieve, come può esserlo soltanto la volontà di prendersi cura e rispettare la poesia, così come il valore dell’amore che qui è stato cantato. Io mi auguro che non l’abbiate letto come si può leggere un articolo di giornale o un romanzo. La poesia si legge diversamente, saltando pagine, tornando indietro, rileggendo e portando via, per tenere nel cuore i momenti che più hanno colpito e sono penetrati. Se non lo avete fatto, ricominciate da capo, rileggete, partecipate, perché amore è soprattutto prendersi cura, e ci si può prendere cura anche di un libro, amarlo, per il gesto d’amore che rappresenta. Il resto non conta, quel che importa è una cosa sola, e rimane dentro, la si pone dentro l’anima. E infine mi rivolgo agli autori. Siete stati bravi, siete riusciti a livello poetico nel formare di due corpi un’anima e questo non è poco.

*

Se capissi

Se capissi il dono
del tuo mancare
non alzerei polveri inutili
né strida di corvi.
Nemmeno ti sottoporrei
all’incessante gocciolio
del mio peso.
Mi dileguerei per le stanze
ingombrandole
di baci e carezze
che non sempre so dare.
 
 
Senza anestesia

Mi appello inutilmente
ad un passato che ancora scava lacrime.
Farei fuori conti in sospeso
che passeggiano sulle mie notti insonni.
Ma freddi e amari i sogni
si presentano al mio capezzale.
Succulenti alla mia insufficienza.
È un azzardo
una partita persa in partenza.
Un due di picche.
I giorni che stanno dopo
sono l’eco di un lagnoso rimpianto.
Ci vorrebbe un punto di sutura
uno di quelli senza anestesia.
Sostituirei il dolore vecchio
con uno nuovo.
 
 
Next stop Kagran
 
La ruota disarmata
sta ferma. Negli occhi
cristalli di fiume
lacrime d’amorino
ghiacciate nella sabbia
mentre colonne di fumo
sorreggono il cielo.
Next stop Kagran.
I panni asciugano
tu dormi rannicchiata.
La tua pelle sulla tela del letto
ispira l’immortalità di una caduta.
Noi non siamo
ma rimarremo.
 
 
Somewhere
Sei come la sabbia
sotto le ciglia austere dei palazzi.
Capita spesso a Parigi
per questo la amo.
E amo te
la tua assenza
le mie origini contadine.
So di poter tornare a casa, se voglio.
Fai in modo che questo non avvenga.
 
 
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