Reading and listening to Bukowski

Amore
amore, disse, gas
dammi un bacio d’addio
baciami le labbra
baciami i capelli
le dita
gli occhi il cervello
fammi dimenticare

amore, disse, gas
aveva una stanza al secondo piano
respinto da una dozzina di donne
35 editori
e una mezza dozzina di agenzie di collocamento,
ora non voglio dire che valesse
qualcosa

aprì tutti i beccucci
senza accenderli
e andò a letto

qualche ora dopo un tizio diretto
alla stanza 309
accese un sigaro
nella hall
e un sofà volò fuori dalla finestra
un muro venne giù come sabbia bagnata
una fiamma purpurea divampò fino a 12 metri d’altezza

il tizio a letto
nulla seppe e di nulla si curò
ma oserei dire
che quel giorno
si mostrò piuttosto in gamba.
 
(traduzione Vincenzo Mantovani)

Women in love – Keith Beckingham con tre poesie di Mary Oliver

Un visitatore
.

Mio padre, per esempio,
che una volta era giovane
e con gli occhi blu,
ritorna
nelle notte più buie
in veranda e bussa
selvaggiamente alla porta,
e se io rispondo
devo essere preparata
al suo volto di cera,
al suo labbro inferiore
gonfio di amarezza.
E così, per lungo tempo,
non ho risposto,
ma ho dormito a tratti,
tra le ore del suo bussare.
Ma alla fine venne la notte
in cui sgusciai fuori dalle lenzuola
e con passo incerto scesi nell’ingresso.
La porta si aprì
ed io seppi d’essere salva
e che potevo sopportarlo,
patetico e vuoto,
con persino il minore dei suoi sogni
congelato dentro se,
senza più meschinità.
E lo accolsi e lo interrogai
dentro casa,
e accesi la lampada,
e lo guardai nei suoi occhi assenti,
nei quali vidi finalmente ciò che un bambino deve amare,
vidi ciò che l’amore avrebbe potuto fare
ci fossimo amati in tempo.

*

Giorno d’estate

.

Chi ha fatto il mondo?
Chi ha fatto il cigno e l’orso bruno?
Chi ha fatto la cavalletta?
Questa cavalletta, intendo, quella che è saltata fuori
dall’erba,
che sta mangiandomi lo zucchero in mano,
che muove le mandibole avanti e indietro invece che in su e in giù
e si guarda attorno con i suoi occhi enormi e complicati.
Ora solleva le zampine chiare e si pulisce il muso, con cura.
Ora apre le ali di scatto e vola via.
Non so esattamente che cosa sia una preghiera;
so prestare attenzione, so cadere nell’erba,
inginocchiarmi nell’erba,
so starmene beatamente in ozio, so andare a zonzo nei prati,
è quel che oggi ho fatto tutto il giorno.
Dimmi, che altro avrei dovuto fare?
Non è vero che tutto muore prima o poi, fin troppo presto?
Dimmi, che cosa pensi di fare
della tua unica vita, selvaggia e preziosa?

*

L’utilità della sofferenza

.

(Mentre dormivo ho sognato questi versi)
Una persona che amavo mi ha dato una volta
una scatola piena di buio.

Ci sono voluti anni perché capissi
che anche quello era un dono.

****
.
Mary Oliver (1935 – 2019) è stata una poetessa americana. Ha vinto il National Book Award e il Premio Pulitzer. Il New York Times l’ha descritta come “Di gran lunga, la poetessa di questo paese che ha venduto di più”.

Benjamin Clementine con poesie di René Char

A occhi chiusi e nello sforzo di prendere sonno,
vedo brillare, sul fondo delle mie palpebre,
una brace: è l’anima ostinata,
il relitto lampeggiante
del naufragio glorioso del mio giorno.

*

Il banco d’ocra
.
Tornavamo alle strade
per terre d’ombra e rampe di sangue.
Il timone dell’amore non ci sorpassava,
non ci precedeva più.
Aperta la tua mano,
me ne hai mostrato le linee:
vi sorgeva la notte.
Vi ho deposto una minuscola lucciola
affinché brillasse sul solco della vita:
anni di rinunce s’illuminarono di colpo
sotto quella lampada vivente
infatuata di noi.

*

La carta della sera
.
Una volta ancora l’anno nuovo ci confonde gli occhi.
La veglia è di alte erbe che non hanno amore
se non col fuoco e la prigione che mordono.
Poi saranno le ceneri del vincitore
e il racconto del male.
Saranno le ceneri dell’amore.
La rosa selvatica
che sopravvive a presagi di morte.
Saranno le ceneri, immaginarie,
di te, della tua vita immobile
sul suo cono d’ombra.

****

per saperne di più:

https://it.wikipedia.org/wiki/Ren%C3%A9_Char

Piero Piccioni con poesie di Puskin

Ti amai

Ti amai, anche se forse
ancora non è spento del
tutto l’amore.
Ma se per te non è più tormento
voglio che nulla ti addolori.
Senza speranza, geloso,
ti ho amata nel silenzio e soffrivo,
teneramente ti ho amata come
– Dio voglia – un altro possa amarti

 

Timido inizio

Un voi vuoto con un tu caloroso
scambiava lei nel parlarmi
e suscitava nel cuore innamorato
i più bei sogni di felicità.
Davanti a lei sto in silenzio
di distogliere gli occhi non ho forza
e le dico: – come siete cara –
e penso – come ti amo – 

 

Ricordo il magico istante

Ricordo il magico istante:
Davanti m’eri apparsa tu,
Come fuggevole visione,
Genio di limpida beltà.
Nei disperati miei tormenti,
Nel chiasso delle vanità,
Tenera udivo la tua voce,
Sognavo i cari lineamenti.
Anni trascorsero. Bufere
Gli antichi sogni poi travolsero,
Scordai la tenera tua voce,
I tuoi sublimi lineamenti.

E in silenzio passavo i giorni
Recluso nel vuoto grigiore.

Aleksandr Sergeevič Puškin (1799 – 1837) è stato un poeta, saggista, scrittore e drammaturgo russo. In filologia è considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea.

Joel Ross e tre poesie di Geo Milev

Georgi Kasabov Milev, in bulgaro: detto Geo Milev, è stato un poeta (1985 – 1925) , critico letterario, pittore e redattore bulgaro.
Diario
.

ORMAI E’ TROPPO TARDI. ADDIO.
(Perché ti amo troppo io!)
Ma non ti adornerò con la passione.
(Sono sbiadito. Troppo. Troppo.)
Ormai è troppo tardi. Tutto tarda.
Il giorno. La notte. Io. Tu.
Tarda anche il sorriso
versato con dolore dai vasi
del tuo sguardo…

Che sterile notte!
Il mio cuore non attende nessun segreto.
(io o questa sera pallida –
ma il pallore è infinito!)
Intendo. So. Non c’è nessun segreto.
Ormai è troppo tardi. Già.

.
*
.
Gennaio
.

In questo giorno sono nato io.
In questo giorno, tra i denti gelidi del freddo, si smorza trattenuto
l’ultimo urlo delle bufere di neve. L’Orsa Maggiore rabbrividisce
irrigidita, bianca, di ghiaccio; tra i suoi denti sfavillanti trovo il
disco spezzato della Stella Polare.
Silenzio e immobilità sul ghiaccio azzurro; sotto le albe impassibili
dell’Aurora Boreale.
Sulla soglia del mio destino sta il vecchio Acquario: il flusso
ininterrotto del mio destino che egli fa sgorgare – si è agghiacciato –
il destino mio.
In questo giorno sono nato io e il mio cuore neonato, ad un tratto, si è
raggelato: un pezzo di ghiaccio, enorme e lucido.
Io credevo che un angelo soave e trasparente avesse portato con le sue dita
delicate il mio cuore – lontano dai beati orizzonti. Egli non è giunto: è
morto il mio tenero cuore tra gli artigli gelidi del ghiaccio.
In questo giorno sono nato io. Il mio cuore si è raggelato: un pezzo di
ghiaccio, enorme e lucido.
Non amo io. Il mio cuore è di ghiaccio – una pietra – spietato – come il
ferro. Non amo niente e nessuno. Non amo!
Oh, libro delle inimicizie!
Io strappo e prendo in mano il mio cuore – una pietra enorme e gelida – in
attesa – pronto a combattere!
Guai alle fronti fragili!

.
*
.
Il Gemito
.

D’inverno la fredda foresta
mi apre dinanzi tristi sentieri
si spegne profondo tra le nere fronde
l’alba – precoce – una piaga.

Mi porta il mondo in posti tremendi
me – ansiosa e fumida, in paludi deserte
– oh foresta mia nera sorella!
Il tuo nero fogliame,
le mie lacrime piangon – ripetono, con lentezza, con amarezza
la preghiera, il gemito, il mio richiamo:
Ohimè, dov’è lui!

(Laggiù – mi chiama forse la tomba del mio amor dolente.)
Giorno e notte
senza requie
dappertutto io lo cerco
e nel mondo
avanzo
coi piedi lacerati, senza vigore
– in fondo alla notte è il cuore –
notte e giorno
senza requie
mille anni
mille secoli:
ohimè, dov’è lui?

E lancia il vento invernale
un grido gelido e affliggente
– un gemito pietrificato –
nel buio del dolore senza sofferenze
svanisce – la terra – allontanata.

Oh foresta mia nera sorella!

Il sole in caverne mute lo ammazza:
in notti orrende senza luce, senza stelle
egli risorge e nel sangue sguazza
agli incroci intrecciati nelle basse valli.
Il mio dolore lo raggiunge
– un incorporeo fantasma.
Rosso dagli omicidi, nero dalla nebbia morta,
egli entra nel mio sogno

(mentre dormono le icone)

sul far dell’alba – uno straniero atroce

(mentre dormono le icone)

e getta ai miei piedi
camicie insanguinate, teste nere

(mentre dormono le icone).

Non ho più viso – non ho più occhi
– oh sorella mia nera foresta!
Dinanzi a me il sentiero si torce
in una spirale amara, sotto l’alba funesta.

.
****

Howard Shore con poesie di Dario Jaramillo Agudelo

Dario Jaramillo Agudelo, poeta colombiano, 1947

Nessuno tocchi questo amore.
Ignorino tutti la cautela del nostro cielo notturno
e che il segreto sia l’aria gioiosa dei nostri placidi sospiri.
Nessun estraneo venga a contaminare
il tuo e il mio sonno:qualsiasi visitatore
viene a invadere il tiepido ambito da noi abitato;
qui il tempo è acqua fresca in movimento,
quasi sottile volo,e tutte le persone vivono
molto lontano dal nostro giardino allucinato,
fuori dal nostro paradiso segreto.

*

Elogio della mia notte bianca,
soppressione degli abissi del mio cuore,
annientatrice dei miei momenti atroci.
Benedette la tua carezza e la tua parola, Signora della Placida Ronda,
ragazza mia che detesta piangere al mattino,
ragazza che parla da sola nella casa e ride.
Onda fragile, sotto il mio corpo ardente il tuo corpo mio si calcina in un delirio di luce
e allora siamo una sola sostanza.
Fiore del mio ansimare e della mia estasi, tu, l’ammutolita,
con la tua mano sul mio petto dicendomi la luminosità con il silenzio,
permettendo che il tempo scorra su di noi senza sfiorarci,

*

Potrei perfettamente cancellarti dalla mia vita,
non rispondere alle tue telefonate,
non aprirti la porta di casa,
non pensarti, non desiderarti,
non cercarti nei posti comuni e non rivederti più,
girare per le strade dove so che tu non passi,
eliminare dalla mia memoria ogni istante condiviso con te,
ogni ricordo del tuo ricordo,
dimenticare il tuo viso fino al punto di non riconoscerti,
rispondere evasivamente quando mi domanderanno di te
e fare come se tu non fossi mai esistita.
Però ti amo.

***

Edward Grieg con poesie di Dunya Mikhail

La partita
.

È soltanto una regina
mossa da un re sventato
che conta i quadrati ogni giorno
sostenendo che sono di meno
e prepara torri e cavalli
sognando un accanito rivale
È soltanto un re
mosso da un abile giocatore
che si rompe la testa
e perde il suo tempo in una partita infinita
È soltanto un giocatore
mosso da una vita vuota
in bianco e nero
È soltanto una vita
mossa da un dio confuso
che un giorno ha provato a giocare con l’argilla
È soltanto un dio
che non sa come uscire dal guaio in cui si è cacciato.

.
*
.
L’ombra di una lacrima
.

Al tempo dei saluti affrettati
e della luce artificiale
l’ombra di una lacrima cala
sul cielo
né ruote che accelerano
né strade
né gomma
la possono cancellare

Sui rami spezzati
si librano uccelli indifferenti
uno di loro resta indietro
niente paura
li raggiungerà tra poco
è solo toccato dall’ombra della lacrima
spezzata sui rami.

.
*
.
La tazza
.

La donna capovolge la tazza tra le lettere
spegne le luci a parte una candela
poggia il dito sulla tazza
ripete parole come formula magica
Spirito… se ci sei rispondi sì
La tazza si sposta verso destra per dire – sì –
– sei veramente lo spirito di mio marito che è stato ucciso?
la tazza si sposta verso destra per dire – sì –
– perché mi hai lasciato così presto?
la tazza indica le lettere: n o n d i p e n d e d a m e
– perché non sei scappato?
la tazza indica le lettere: s o n o s c a p p a t o
– e come ti hanno ucciso allora?
la tazza indica le lettere: a l l e s p a l l e
– che faccio di tutta la mia solitudine?
la tazza non si muove
– mi manchi
la tazza non si muove
– mi ami?
la tazza si sposta verso destra per dire – sì –
– posso farti restare qui?
la tazza si sposta verso sinistra per dire – no –
– vengo con te?
la tazza si sposta verso sinistra
– ci saranno cambiamenti nella nostra vita?
la tazza si sposta verso destra
– quando?
la tazza indica 1996
– stai bene?
la tazza – dopo un attimo di esitazione – si sposta verso destra
– che mi consigli di fare?
s c a p p a
– per andare dove?
la tazza non si muove
– ci sarà un’altra disgrazia?
la tazza non si muove
– che raccomandazione mi lasci?
la tazza indica una successione di lettere senza senso
– ti sei stancato di rispondere?
la tazza si sposta verso sinistra
– posso farti ancora domande?
la tazza non si muove
dopo un attimo di silenzio – la donna balbetta:
Spirito… vai in pace
poi chiama il figlio che è in giardino
a catturare insetti con un elmetto forato.

.
*

Dunya Mikhail (1965) è una poetessa irachena residente negli Stati Uniti d’America. Lavorava presso il giornale iracheno The Baghdad Observer, ma di fronte alle crescenti minacce e vessazioni da parte delle autorità irachene per i suoi scritti, nel 1990 fu costretta a fuggire all’estero.

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Die Dinge des Lebens – to rococo rot (con poesie di Monica Rinck)

Cooperazioni
.
lui cooperava con navi, con temperature,
con sirene e con il vicinato, e moltiplicava
le ore della mia veglia per l’abbandono.
il sonno, leggero e tormentato, mi lasciava sempre
troppo presto, in ore verticali, mezz’illuminata
me ne stavo in piedi nel cinguettio come acciaio
o alga. l’amante era oceano. io non arrugginivo.
al mio posto arrugginiva l’acqua salata.
così forse dev’essere. nella cabina iperrealismo.
ma io scivolavo. facevo cose mattutine
di prima mattina. e osservavo, osservavo lui,
come se stessi su piani inclinati, su onde,
sulla luce o su forze. sul vento. solo allora
si faceva terra e le campane suonavano,
ma ormai era già da tempo giorno.
.
*
.
Drifting accumulation
.
rimanere sempre alle sillabe. ora lo so con precisione:
qualcosa si è impossessato di me per spegnermi.
è un animale. forse una medusa o un branco di meduse.
una cosa enorme. molto pesante e sempre dentro.
ha delle aspettative. no, mi sbaglio, non è un animale.
la depressione non ha polmoni. nemmeno la medusa li ha.
la depressione ha solo peso. penso: lampade lava. non era
meraviglioso quando bevevamo lampade lava? c’era già?
c’era già all’epoca, l’animale che non è animale, solo peso?
tentammo di tutto per tenere il ritmo. per non mollare.
finché non ci raggiunse, noi collassati e sconfitti.
non ha senso pensarci, ormai è qui. finché non se ne sarà andata.
.
*
.
Protocolli di miele
.
Lo sentite lo scherno dei protocolli di miele, tu traducevi te stesso –
non era vero? – in ogni cosa. Traducevi le tue camiciole,
le tue briciole dentro al grande splendore, dove svanivano,
invece di aiutare, invece di intralciare. Fissavi lassù nello splendore,
ti lanciavi in alto verso di lui, ma la forza del tuo salto
era troppo modesta per il tuo peso. Maledizione. Lo splendore
è raggiungibile in metro in dieci secondi, ma non da te. Tutti sanno
che hai preso un abbaglio. C’era scritto muso dell’elefante, tu hai tradotto
coda scodinzolante. Se venivano offerti datteri all’ospite gradito,
tu che cosa hai scritto? Per piacere, cancellate il rendezvous.
Eri pronto, non andavi bene, ne eri a conoscenza, eri confuso.
Perdite grandi come nubi, quindi non gravi, trasposte in lontananza
e sempre più lievi: moltitudine compresa solo quando sta per svanire.
.
*
.

Monika Rinck (Zweibrücken, 1969) è autrice di opere di saggistica, poesia e prosa. Tra le raccolte di poesia ricordiamo qui le più note: Verzückte Distanzen (zu Klampen! Verlag 2004), zum fernbleiben der umarmung (kookbooks 2007), Helle Verwirrung / Rincks Ding- und Tierleben (kookbooks 2009); Honigprotokolle (kookbooks 2012); Alle Türe (kookbooks 2019); per la saggistica: Ah, das Love-Ding (kookbooks 2006) e Risiko und Idiotie (kookbooks 2015). Recentissima è la pubblicazione dell’antologia poetica, narrativa e saggistica Champagner für Pferde. Ein Lesebuch (Fischer 2019).

****************

 

 

Gustav Holst e tre poesie sui gatti

A un gatto di Jorge Luis Borges
.

Non sono più silenziosi gli specchi
né più furtiva l’alba avventuriera ;
sei, sotto la luna, quella pantera
che a noi ci è dato percepire da lontano.
Per opera indecifrabile di un decreto
divino ti cerchiamo invano;
più remoto del Gange e del Ponente
tua è la solitudine, tuo il segreto.
La tua schiena accondiscende la carezza
lenta della mia mano. Hai accolto,
da quella eternità che è già oblio,
l’amore di una mano timorosa.
Sei in un altro tempo. Sei il padrone
di un abito chiuso come un sogno.

*

Gatto che giochi per via di Fernando Pessoa
.

Gatto che giochi per via
come se fosse il tuo letto,
invidio la sorte che è tua,
ché neppur sorte si chiama.
Buon servo di leggi fatali
che reggono i sassi e le genti,
hai istinti generali,
senti solo quel che senti;
sei felice perché sei come sei,
il tuo nulla è tutto tuo.
Io mi vedo e non mi ho,
mi conosco, e non sono io.

*

Il giornale dei gatti di Gianni Rodari
.

I gatti hanno un giornale
con tutte le novità
e sull’ultima pagina
la ‘Piccola Pubblicità’.
‘Cercasi casa comoda
con poltrone fuori moda:
non si accettano bambini
perchè tirano la coda’.
‘Cerco vecchia signora
a scopo compagnia.
Precisare referenze
e conto in macelleria’.
‘Premiato cacciatore
cerca impiego in granaio.’
‘Vegetariano, scapolo,
cerca ricco lattaio’.
I gatti senza casa
la domenica dopo pranzo
leggono questi avvisi
più belli di un romanzo:
per un’oretta o due
sognano ad occhi aperti,
poi vanno a prepararsi
per i loro concerti.

***

 

 

Genesis con poesie di Philip Morre

Una sacerdotessa
alla maniera di Callimaco

Era stata, come diceva lei, una “sacerdotessa”
– sugli altari dell’amore! Prima il Cairo,
poi Klagenfurt: “un periodo deprimente”,
ultimamente Peckham: “meglio di quanto ti aspetteresti”.
“Sono sopravvissuta a tutti quei ragazzi timorosi”.
Qualche lavoretto lo faceva ancora: “istruisco,
– non si dice così?” le casalinghe intraprendenti
a integrare il bilancio familiare; “scelta loro!”.
Due figli suoi, incautamente avuti,
fin troppo perbene, come spesso succede:
“Con le loro pensioni potranno mantenere
la mia vecchiaia” (era sull’ottantina allora).
“Non vedono l’ora di seppellire la mamma tremenda”.

Beh, adesso l’hanno fatto. Se n’è andata di colpo
– dopo un attacco di starnuti, ho sentito dire. Mi mancherà:
un’ottima compagnia, coraggiosa come poche,
e più saggia dei filosofi.

*

Grey Blues

Il colore della tua assenza è piuttosto
un’assenza di colore, il non-colore
del tirare avanti, del far passare
– domani e dopodomani – del far bastare.

Chiamalo grigio se vuoi, lo schwa
dei colori, chiamalo grisaglia sbiadita –
o cinereo – e non pretendiamo nemmeno
che dopo la pioggia venga sempre il sereno.

Ti vedevo come la più sgargiante rifinitura
nel bleu-de-travail della mia vita,
non tanto ragione-di-vita quanto ricompensa;
le scuse degli dei per lo scherzo che tirano!

Sono ancora lassù, loro, in quel villaggio olimpico,
a mescolare le carte, a bisticciare – a chi toccherà
rimorchiare in costume da cigno stasera?
– mentre infilano i fanti nelle maniche …

E tu? Non so neanche dire per certo
in che paese ti trovi: ma giusto ieri ho visto
la tua giacca blu attraverso una cortina di pioggia
scarpinare sul promontorio, non in questa direzione.

***

Esistono solo due raccolte di poesie di Philippe Morre: la prima solo in inglese, The Sadness of Animals (San Marco Press, 2012), la seconda invece in italiano e inglese Istantanea di ippopotamo con banane (Interno Poesia, 2019). Good luck!