Ti guardo e il sole cresce di Paul Éluard

Paul Éluard, (1895 – 1952) è stato un poeta francese,
tra i maggiori esponenti del movimento surrealista.

Ti guardo e il sole cresce
Presto ricoprirà la nostra giornata
Svegliati cuore e colori in mente
Per dissipare le pene della notte
Ti guardo tutto è spoglio
Fuori le barche hanno poca acqua
Bisogna dire tutto con poche parole
Il mare è freddo senza amore
È l’inizio del mondo
Le onde culleranno il cielo
E tu vieni cullata dalle tue lenzuola
Tiri il sonno verso di te
Svegliati che io segua le tue tracce
Ho un corpo per attenderti per seguirti
Dalle porte dell’alba alle porte dell’ombra
Un corpo per passare la mia vita ad amarti
Un corpo per sognare al di fuori del tuo sonno.

Ad alcuni piace la poesia di Maria Wisława Anna Szymborska

Photo by Chris Czermak

Ad alcuni piace la poesia
Ad alcuni –
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.
Piace –
ma piace anche la pasta in brodo;
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.
La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.

Bruno Bavota con poesie di Raimondo Iemma

Quando cade un governo
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Quando cade un governo
nessuno scrive una poesia.
Stanno tutti di fronte alla televisione
a sentire a che ora il Presidente
ha rassegnato le dimissioni.
È stato all’incirca alle Otto di sera
una sera di pioggia romana.
Le sirene delle auto blu giravano mute
sui ciottoli umidi dei piazzale
di fronte al Quirinale. Aspettavano.
Nella sala stampa allo stesso modo si aspettava.
Quando cade un governo
una formula politica perché,
a livello puramente amministrativo,
rimane in carica per sbrigare gli affari correnti.
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*
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Presa di servizio
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Arrivo all’ora in cui si cena nel paese.
Per raggiungere la stanza di questi giorni
è necessario attraversare il grande atrio
vuoto di poche persone, attardarsi forse
a considerare strade e passaggi
che di fronte al noleggio convergono
nell’unica piazza, come dita in un palmo
e camminare circa la metà di un’ora
piuttosto soli nella notte scura
lasciato il mondo immobile alle spalle
in attesa di niente, scena muta.
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*
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Interprentando Mirko Vucinic
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Il cielo di San Siro brulicava
di nuvoloni neri e azzurri che
formavano i colori di una squadra
detta Internazionale Football Club.
Quell’anno attaccante titolare
stentava a ritrovare la sua vena
e la difesa aveva il suo da fare
ed il portiere, poi, faceva pena.
Quest’inter la mia frangia regolò
con segnature di ottima fattura
e il pubblico di casa s’inchinò
al mio cospetto e alla mia testa dura.
Io ribadendo in rete quel pallone
la porta del futuro spalancai
nel cuore fu la gioia, l’emozione
quel campionato non perdemmo mai.
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Raimondo Iemma è nato a Torino nel 1982.
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Stick in the wheel e una poesia di Emmy Hennings

L’altro fondatore del Cabaret Voltaire, Emmy Hennings, rappresenta uno dei pochi nomi femminili salvati nella storia del dadaismo.
Compagna di vita e lavoro di Hugo Ball, la Hennings è stata determinante nello sviluppo degli spettacoli e dei drammi rappresentati nel Cabaret. Si è distinta come cantante, ballerina, attrice e poetessa.

Dopo il cabaret

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Vado a casa presto la mattina.
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L’orologio mostra cinque, è giorno,
ma la luce è ancora accesa nell’hotel.
Il cabaret è finalmente chiuso.
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In un angolo i bambini si accoccolano,
i lavoratori sono già sul mercato
la chiesa diventa silenziosa e antica.
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Le campane suonano dalla torre,
e una puttana con riccioli selvaggi
Vaga ancora, tardi e freddo.
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Amami in modo puro per tutti i miei peccati.
Guarda, sono stato sveglio più di una notte.
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Vela di Dora Gabe

Dora Petrova Gabe (1888 – 1983) è stata una scrittrice e poetessa bulgara.
… la cacciò la fame.
Oggi è il terzo giorno
che non tocca cibo.
La pioggia era cessata;
splendevan gli abeti al sole
e le rocce e i sentieri,
come lavati dallo scroscio.
Uscì, si guardò intorno.
S’avviò verso la fonte, ma scorse
una traccia. Un uomo
era passato accanto alla sorgente,
era andato di là.
La scosse un brivido di gelo.
Doveva fuggire: dove?
In su, la neve aveva
coperto e spianato tutto;
giù vegliava il nemico.
Strinse nella mano la pistola
e s’avviò. Dove? Non sapeva.
Così tentava. Poteva
incontrare un compagno,
un amico, un parente, forse.
E s’avviò inseguita dalla fame.
E marciando scorse su un colle
un gregge: no, i pastori
non l’avrebbero tradita.
Affrettò il passo e corse;
ma quattro cani da pastore
le s’avventarono incontro, sì feroci
ch’essa riuscì appena,
tremante e spaurita
a strappar dalle fauci la gonna
e a riprender la fuga.
E correndo, incontrò due bimbi
venuti nel bosco a cercar legna.
La riconobbero subito,
e s’arrestarono, come intimiditi.
Ma dopo un istante
corsero incontro a lei:
— O Vela, zia Vela,
nasconditi; la polizia
ti dà la caccia! Prendi
questo pane e scappa!
Le fu caro quell’incontro;
da tanto non vedeva più
una creatura umana. Li fissò
a fondo, negli occhi; e sorrisero
i bimbi. Fu come un bagno
per il suo cuore. Si congedò.
« Voi non direte nulla nevvero?
Non avete paura? » « O, no! »
E tacquero davvero.
Ma un altro non tacque:
la guardia forestale. La scorse
nel bosco, tornando. L’era parente,
un brav’uomo, così lo conoscevano,
non poteva tradire! Da lontano
egli la vide e la seguì
per sette giorni.
Da quel momento
non chiuse occhio per intere notti.
Ma non osava confidarsi a nessuno;
lottava entro di se, finché una volta
si confidò al suo compagno;
e insieme decisero la sorte
dell’indifesa fanciulla…
Li vinsero centomila leva…
Quando mai videro
queste montane vette
una tale fila di soldati?
Giù ai piedi del colle compare,
sale strisciando e scende
attraverso la strada
e si allunga come un arco
abbracciando i due versanti
delle montagne,
e striscia in su, verso il nemico.
Il nemico?
E’ un uccello addormentato nel nido.
Perché temete tanto?…
Entra la testa della serpe
su, nella pineta,
e la coda ancora si torce
laggiù in basso. O Arapcal,
incoronato dal fulgor del sole,
le sue vette son d’oro,
risplendono le rocce.
Perché taci? Non avvamperà
qui la battaglia
fra i soldati e la fanciulla?
Tra il drago e la samodiva?
Un canto canterà la partigiana,
Vela; un canto di popolo.
E il nostro giorno turbinoso
lo tramanderà
al secolo avvenire:
e sotto sarà inciso
con lettere di fuoco,
L’UOMO…..
 
 

Jamie Branch con poesie di Nichita Stanescu

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ALTRA MATEMATICA

Sappiamo che uno per uno fa uno
ma un unicorno per una pera
non sappiamo quanto fa.
Sappiamo che cinque meno quattro fa uno
ma una nube meno un vascello
non sappiamo quanto fa.
Sappiamo, noi sappiamo, che otto
diviso otto fa uno
ma un monte diviso una capra
non sappiamo quanto fa.
Sappiamo che uno più uno fanno due
ma io e te non sappiamo,
ahimé, non sappiamo quanto facciamo.

Ah, ma una coltre
per una lepre
fa una rossa, certo,
una verza divisa una bandiera
fa un maiale,
un cavallo meno un tranvai
fa un angelo,
un cavolo più un uovo
fa un astragalo…

Solo tu ed io
moltiplicati, divisi
sommati e sottratti
restiamo uguali…

Muori nella mia mente!
Tornami nel cuore!

*

Segno 12

Lei era divenuta pian piano parola,
fili di anima nel vento,
delfino negli artigli delle mie ciglia,
pietra che disegna anelli nell’acqua,
stella dentro il mio ginocchio,
cielo dentro la mia spalla,
io dentro il mio io.

*

STORIA SENTIMENTALE 
Poi ci vedevamo sempre più spesso.
Io stavo su un margine dell’ora,
tu – sull’altro,
come due manici d’anfora.
Solo le parole volavano tra noi,
avanti e indietro.
Il loro volteggio si vedeva appena,
e di colpo
piegavo un ginocchio
e conficcavo il gomito nella terra,
solo per vedere l’erba inclinata
dalla caduta d’una parola,
come sotto la zampa d’un leone in corsa.
Le parole ruotavano, ruotavano tra noi,
avanti e indietro,
e più t’amavo più
ripetevano, in un volteggio appena visibile,
la struttura della materia, da capo.
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Nichita Stănescu (1933 – 1983) è stato un poesta e saggista rumeno, tra i premiati del Festival della Poesia di Struga, del quale sono stati insigniti anche i Premi Nobel Pablo Neruda e Eugenio Montale. Dopo la caduta di Ceausescu, fu eletto membro permanente dell’Accademia di Romania..

Tema di Ada – Ennio Morricone

Fa parte della colonna sonora del film Novecento Atto I di Bernardo Bertolucci (1976) un dramma storico ambientato in Emilia, regione natale del regista, che assembla un cast internazionale, raccontando le vite e l’amicizia di due uomini, il possidente terriero Alfredo Berlinghieri e il contadino Olmo Dalcò, sullo sfondo dei conflitti sociali e politici che ebbero luogo in Italia nella prima metà del Novecento.

Ripartenza 05: Il Cattivo Poeta

Ieri pomeriggio mi son visto il Cattivo Poeta, un film di Gianluca Jodice incentrato sugli ultimi due anni di vita di Gabriele D’annunzio. “Un dente marcio si estirpa o si copre d’oro”, è la battuta chiave del film. Il D’annunzio degli ultimi anni era un uomo stanco, disilluso un vero e proprio dissidente durante gli anni del “consenso” più ampio verso il fascismo in Italia. Il poeta era estremamente contrario all’alleanza dell’Italia con Hitler. La storia si basa su fatti realmente accaduti: nel 1936 il giovane federale bresciano Giovanni Comini viene incaricato da Starace in persona di entrare nella cerchia di D’annunzio, per sorvegliarlo e inviare rapporti.  Il poeta è oramai insofferente da tempo al fascismo, e poiché una nuova guerra è ormai considerata alle porte, Starace teme che se una persona di tale popolarità si esprimesse a sfavore dell’alleanza fra Mussolini e Hitler la fiducia popolare sarebbe messa a repentaglio.,,

… non spoilero oltre, vi consiglio invece la visione di questo buon film marcato dall’ottima interpretazione sfoderata da Sergio Castellitto nei panni del Vate.

David Gilmour (Mihalis) con poesie di Lorenzo Calogero.

RIMANE FRA ME E TE

Rimane fra me e te questa sera
un dialogo come questo angelo
a volte bruno in dormiveglia
sul fianco. Non ti domando
né questo o quello, né come
da materne lacrime si risveglia
di notte il tuo pianto.

Se i tormenti sono tristi,
l’edera non è mattina o si colora.
Si vela o duole una viola
e dondola nube odorosa
su l’orizzonte lucida di brina.
Ecco quanto di tanta vana speranza resta
o fugge rapida o semplicemente,
silentemente accade.
I carnosi veli, i velli di bruma,
le origini stellate assalgono l’aria,
le tumide vene delle vie le ore.

Non l’eco rimbalza
due volte sulle rocce, su questo
prato, ove sono rosse, e, di rosso
in rosso, è vano il pallido velluto
ora rosa ora smosso.

Non si parla né triste né lieto;
e presto o tardi, perché a fior di labbro
gentilmente nel filo tenue dell’erba
tristemente lacerando si risveglia
la tua sera accanto, dolcemente
io ti domando.

*

IO VEDO L’IMMAGINE

Io vedo l’immagine e l’intento
assiduo. Non so se dentro
era una sfera o il vento. Da queste parti
perde coi suoi blu occhi finti
ai piedi il monte un fiotto
che tu calpesti. Lacera
una voragine un messaggio era di sangue,
una pietra era di estinti. Lo stradale
era incline al margine. Era arduo
un ordine e, sebbene le pendici
appartenevano ad una chiostra uguale,
lo scoppio di una stella era maggiore.
Di seta finta la terra saliva
erma a una festa aerea di baci
in un lume di opaco desiderio
cinta. Dentro un alone
spirava il calore.

*

ESSENZA DEL POETA

Sono il solitario origliare
di ciò che dorme.
Perciò scrivo
Colla tacita mano,
l’occhio rivolto ai sonni.

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Lorenzo Calogero