Ascolta e Leggi: Mercury Rev e Blaga Dimitrova

Blaga Nikolova Dimitrova (Bjala Slatina, 2 gennaio 1922 – Sofia, 2 maggio 2003) poetessa bulgara e vicepresidente della Bulgaria dal 1992 al 1993.

FERRO DI CAVALLO

Un ferro di cavallo, perduto da tempo,
superstiziosa, comincia a mancarmi.
Lo prenderei in mano come diapason
che misurò il suono esatto
di ogni sasso,
di ogni incavo sul terreno,
di ogni orma che svanisce.
Lo alzerei al mio orecchio
col fiato sospeso, per sentire
l’eterno echeggiare delle strade
perdute per sempre,
e l’eco di una voce, sincera e spenta.
Potessi ritrovarlo,
prendere il la sulla mia fronte
e il tono mio misurare.

*

ARS POETICA

Ogni tua poesia
crea come fosse l’ultima.
In questo secolo in volo
supersonico e saturo di stronzio,
carico di terrorismo,
sempre più improvvisa arriva la morte.
Ogni tua parola invia
come l’ultima prima della fucilazione,
un grido impresso nel muro di prigione.
Non hai diritto ad una menzogna,
neanche fosse un piccolo bel gioco.
Semplicemente non avrai il tempo
di correggere da solo il tuo errore.
Laconicamente e senza pietà
ogni tua poesia scrivi col sangue
come fosse un addio.

*

ERBA

Nessuna paura
che mi calpestino.
Calpestata, l’erba
diventa un sentiero.

*

DONNA SOLA IN CAMMINO

Scomodo rischio è questo
in un mondo ancora tutto al maschile.
Dietro a ogni angolo ti aspettano
in agguato incontri vuoti.
E percorri vie che ti trafiggono
con sguardi curiosi.
Donna sola in cammino.
Essere inerme
è la tua unica arma.

Tu non hai mutato alcun uomo
in protesi per sostenerti,
in tronco d’albero per appoggiarti,
in parete – per rannicchiarti al riparo.
Non hai messo il piede su alcuno
come su un ponte o un trampolino.
Da sola hai iniziato il cammino,
per incontrarlo come un tuo pari
e per amarlo sinceramente.

Se arriverai lontano,
o infangata cadrai,
o diventerai cieca per l’immensità
non sai, ma sei tenace.
Se anche ti annientassero per strada,
il tuo stesso partire
è già un punto d’arrivo.
Donna sola in cammino.
Eppure vai avanti.
Eppure non ti fermi.
Nessun uomo può
essere così solo
come una donna sola.
Il buio davanti a te cala
una porta chiusa a chiave.
E non parte mai, di notte
la donna sola in cammino.
Ma il sole come un fabbro
schiude i tuoi spazi all’alba.

Tu cammini però anche nell’oscurità
e non ti guardi intorno con timore.
E ogni tuo passo
è un pegno di fiducia
verso l’uomo nero
col quale a lungo ti hanno impaurita.
Risuonano i passi sulla pietra.
Donna sola in cammino.
I passi più silenziosi e arditi
sulla terra umiliata,
anche lei
donna sola in cammino.

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Ascolta & Leggi: Boston e tre poesie di Angeles Mora

Notte e giorno

Il giorno è finito quando viene la notte
lenta da cui non voglio
partire. Estenderlo
fino a quando chiudo gli occhi
è un ordine irresistibile
del mio essere tranquilla.
Forse rifiuto di lasciar passare la vita
o arriva la mattina e i suoi mandanti.

La casa è un disastro,
in cucina
i piatti dormono, pentole sfuse.
invece i libri da leggere mi chiamano
vivi dal tavolo,
pagine vuote.
Voglio solo che l’orologio dimentichi.
Ricordo le pagine in
cui mio padre scriveva lettere
di notte, anche mia madre le
firmava, lasciando per
un momento i pulsanti e il rammendo
o l’uncinetto delle serate muffe.

Non ho mai voluto lavorare all’uncinetto, ho
preferito leggere il giornale
o scrivere scarabocchi alla luce della lampada.
Ho imparato ad amare ancora, a possedere le mie notti.
I genitori non hanno spazzato la casa,
mio fratello è entrato in cucina da poco,
ho fatto la maionese
pulito la polvere per aiutare: durante il
giorno.

*

IN MORTE

Sono nata una vecchia notte
dal freddo di dicembre.
Nervi, corse a casa,
vapore caldo
fretta, lacrime, urla,
Sussurri e pannolini.
Le luci di quella stanza
sono andate via con le mie lacrime
durante la crescita
tra il ruggito della gente nelle strade.
Si calma dentro e fuori l’eccitazione,
ho ricordato mia madre come in sogno.

In quella discrepanza
-Tutto un presagio-
Ho vissuto per sempre.
Fuori dal mondo io,
quella stanza, quelle braccia,
quella culla

Sono arrivata molto tardi l’anno che stavo per partire
e quello che è arrivato mi ha trovato addormentata.

*

IERI

Ieri mi ha fatto questo.
Non so dove sia
colui che mi ha sciolta, sì:
è qui con me
Presente ogni giorno.

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Ángeles Mora (Córdoba, 1952) si è laureata in Filologia ispanica presso l’Università di Granada, città in cui risiede dai primi anni 80. Nel 1982 ha pubblicato il suo primo libro di poesie: Pensando che la strada stia andando dritta . Nel 1985, La canzone dell’oblio. Nel 89 ha vinto il “Premio Rafael Alberti” per la poesia col suo libro: The Thirty Years ‘War (1990 e 2005). Del 1990 è anche La signora errante. Altri suoi libri: Poetic Anthology (1995, a cura di Luis Muñoz); Camera soggettiva (1996); Calligrafia di ieri (2000); Le donne sono magiche? (2000). Con contraddizioni, uccelli(Visor, 2001) ha vinto il “Premio internazionale di poesia Ciudad de Melilla”, libro che è stato tradotto in italiano (Torino, Edizioni dell’Orso, 2005). Sempre nel 2005 una sua antologia poetica appare nella Biblioteca Virtuale Miguel de Cervantes. Ultimo libro pubblicato: Under the carpet , Visor, 2008. Attualmente collabora come editorialista d’opinione sul quotidiano Granada Hoy e con poesie e recensioni critiche in varie riviste letterarie.

Ascolta & Leggi: Lucio Dalla – La casa in riva al mare / Percorro questo fuoco – Maria Allo.

Una poesia, quella di Maria Allo, rimarchevole e degna della massima attenzione. La sua bibliografia è ricca di volumi spessi e significativi, ultimo ma non ultimo LA TERRA CHE RIMANE a mio avviso una delle migliori uscite editoriali di poesia degli ultimi anni in questo paese. Leggerla qui, in questo poemetto di frammenti e tormenti è realmente un’esperienza notevole. Visitate il suo blog, qui:

https://nugae11.wordpress.com/

PERCORRO QUESTO FUOCO

Percorro questo fuoco
Con le gote al centro della resa
Esplosa in tutte le sfumature
Ondeggiare cadere
Afferrare in volo e mai cosa mortale
Resterà mortale.
***
Un raggio riveste di bagliore
Questa notte trascorsa sul fiume
Dei respiri
Traversate con strafori di semi
Su ogni rovo
Incagli eruttivi in lontananza
Squarci su schegge trasparenti
***
Non ditemi che il lercio non feconda
L’acqua
Talora una caduta lenta di gocce
Genera incesti con le foglie ovunque
Con tanti sogni che slacciano
Vagiti nel gelo della notte
Su arenili andando a fondo
Il cielo mostra tepori
Nel suo lasciarsi andare
***
Epinici di libertà
Come sempre invocano
Il risveglio
***
(Appunto versi in giorni così)
Al limite tra paradiso e inferno
Con il vento tra i capelli
Imperlo di voce la mia nudità
(Appunto versi tra le pietre)
Nel deserto sumerico
Con il compito di amare
Al rendiconto di ogni tramonto
***
Faccio di una sera arsenale di follia
Di un silenzio baraonda di coscienza
Ordito di terra che il vento muoverà
***
Coraggio da brughiera fino a stordirmi
***
Mi fiorisci dentro il costato
Libellula slabbrata
Che bruchi improvviso tepore
Di canto sulla polvere
Semina non misurabile
Da levare al cielo con piena forza
***
Crepe roventi si inerpicano
Su anfratti lividi ma tu
non mi abbandoni
***
Lembi di coraggio più fragili
Di passi nella notte
Percorrono il viale di ogni creatura
Siamo soli nell’enigma
Che sostiene sulle spalle il peso
Di un cerchio di luce
Siamo soli
Tagliati fuori da protervie inaudite
In piena bufera sradichiamo ritorni
Nel cadere
Siamo sussurri
Scrutiamo il mare nel fragore
Di chi ascolta fino in fondo
***
Nel dormiveglia un sms
Registrerà forse di noi
un lampo d’ombra.

© Maria Allo

Ascolta & Leggi: Dik Dik – Il primo giorno di primavera e Nadia Alberici – Dal mio giardino


In tanto cattivo tempo non dimentichiamo che, oggi, è anche il primo giorno di primavera. Lo voglio ricordare attraverso questa ottima poesia di Nadia Alberici, e un vecchio brano dei Dik Dik. Mi si perdoni l’irriverente accostamento.

sibillla5

0 (3).jpgSi.

Ho trovato mattoni

L’erba alta al polpaccio

Mattoni e intonaco azzurro

Nel giardino

Il cielo, i miei castelli

Ora piano e diverse mani

A mio gusto e speranza

Uno sopra l’altro o di fianco

O a scala

Poi toccherà al cielo.

Ahh si e poi

Le parole

Quelle, dimenticavo

con l’erba intrecciata e niente plastica

prometto!

19-3-20

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Quarantena 5

Potrei citare orgoglioso il fatto che la Carolina si è ricordata della Festa del Papà! (wooww!) e poco altro. Oggi è un giorno più sospeso degli altri, e mi sa che presto dovrò finirla anche con la breve pedalata mattutina e col mio amatissimo cappuccino tiepido al ginseng in stazione.
Oggi ho visto Fontana in televisione, sì, quello che poco più di tre settimane fa diceva che trattavasi di una semplice forma influenzale. Poi ha iniziato ad apparire con tanto di mascherina, e oggi, confortato dal parere di due cinesi, chiede a gran voce provvedimenti ancora più restrittivi da parte del governo centrale, perché non riesce proprio a tenere a casa i milanesi. Come hanno fatto i lombardi a eleggere loro presidente questa scialba controfigura del Dottor Van Helsing? Lui e il suo amico Zaia, quello dei topi vivi all you can it, formano una coppia comica degna di Gianni e Pinotto.
Oggi ho trovato questo bellissimo corto del 1984 “Sulla Poesia”. Un un omaggio a due grandissimi del Novecento italiano, Amelia Rosselli e Dario Bellezza, che compaiono e, con le loro stesse voci, recitano alcuni brani tratti da loro componimenti. Mella prima parte del lavoro la Rosselli e nella seconda Bellezza; questo è Sulla poesia, cortometraggio di neppure tredici minuti firmato da Franco Brocani. Cosa aspettate a guardarlo? (non toccatevi i maroni nel leggere il nome della casa produttrice del corto, è solo un caso)

Letture amArgine: Inediti di Yuleisy Cruz Lezcano (con una nota dell’autrice)

In questi giorni mi è accaduto, spesso, di occuparmi a lungo della contemplazione, di meravigliarmi della creazione di ogni forma di vita che racconta l’esistenza, in quell’energia invisibile, impercettibile agli occhi. Contemplando, ho sentito penetrare il mio mondo dalla natura e ho capito che la nascita, la morte e la resurrezione del sole vogliono mostrarci, a noi esseri umani, la possibilità di vita e di rinascita.
Ogni giorno è un ciclo del ciclo. Ogni luna e ogni sole ci ricollegano all’acqua, al mondo vegetale, alla fecondità e alla nascita.
Nascendo, siamo inizialmente nudi nel vento, potremo tremare con la pioggia, scioglierci nel sole, possiamo urlare contro la vita e alla vita, sognando di diventare la vita stessa. (Yuleisy Cruz Lezcano)

*

Una poetica viva, spirituale, lirica, che sa amplificare con forza tutto quanto potrebbe passare inosservato anche a poeti conclamati. Nello spazio di pochi versi, la sintesi di un mondo anche arcaico, anzitutto vissuto e portato in dono alla disponibilità del lettore. D’altra parte essere ancora vivi in tanta morte è la capacità di saper interpretare i segni, il respirare di un mondo dove siamo immersi, che ci da vita, ma che siamo bravissimi a ignorare. In tempi bui come questi una poesia che dunque rianima con la magia della visione, la capacità della Visione. Buona lettura.

*

Lasciar andare

Per lasciar andare le cose
bisogna soffrirle fino in fondo
finché il dolore non fa più male,
bisogna camminare
per pozzanghere perse,
attraverso il paludismo pastoso
di tutti gli sfratti di profumi erranti,
fra le vecchie piaghe
con le ossa marce,
camminare e camminare
su vulcani incatenati,
e urlare e gridare:
“in tutta questa morte,
sono ancora viva!”

*

Breve sogno

Per il regno della rugiada
vive il mio sangue la sua morte,
la mia sete vorrei offrirti,
darti il mio respiro,
la stella che da me esce,
le parole sommerse,
le ombre dal cuore emerse,
nascondendo le ferite.
Vorrei darti
la mia migliore parte,
un bacio che non si dimentica,
una promessa che dura tutta la vita.

*

Fotogrammi

Nello spazio di infinite lune
si apre l’evocazione della profezia
di parole che illuminano la poesia
con la cecità della nebbia,
errante sul firmamento.
La mano segue l’intento
di disegnare specchi di brezza
per giocare con la carezza
delle stelle senza regno.
Si colgono nello sfocato disegno
orizzonti senza anima
dell’orbita più lontana,
riflessa sulla terra che frana.

*

Visioni

Con labbra piene di fantasmi
e palpebre rubate alla nebbia,
le foglie suicide
si riempiono di pagine morte.
La natura respira storie di oblio,
aperte in un mondo di fiori grigi
che cadono senza memoria.
Nessuno capisce l’entità delle spine
quando non ci sono più le rose.
La morte, a migliaia, confonde
le urla dei fusti
di olmi sfocati, di erbette sfiorite
trasudanti linfa su prati cupi.
Si tuffano sui rami i venti,
accompagnano i rintocchi dei tempi lenti
e spingono acque su fiumi ingialliti,
dove si riuniscono scorie.
Sotto la melma che unge memorie,
gli umidi boschi galleggianti
si avvolgono nella nebbia
per esaltare le angosce
di tutti i naufragi.
Le migrazioni e gli ultimi viaggi
si spengono lentamente,
dinanzi alla distesa si avverte il niente.
Il silenzio risuona nella muta allegoria,
per immaginare la vita,
ci vuole fantasia.

**************************************************************

Yuleisy Cruz Lezcano, poetessa e scrittrice di origine cubana, nata a Cuba il 13 marzo 1973, è emigrata in Italia dal 1992, in specifico a Bologna dove consegue le lauree in Scienze Biologiche e Laurea Magistrale in scienze infermieristiche e ostetricia. Lavora nella sanità pubblica. Dal 2013, partecipa a vari premi letterari, ottenendo ottimi risultati.
Ha pubblicato diversi libri ed è presente in diverse antologie italiane e internazionali.
E’ stata eletta membro onorario del Festival Internazionale di Tozeur, Tunisia.
Nel 2018 è stata giurato di diversi premi letterari e organizzatrice del Mini festival della poesia al femminile nel Comune di Signa (Fi). E’ collaboratrice dei blog Alessandria Today (https://alessandria.today/) e Il Giornale
Letterario (https://www.ilgiornaleletterario.it/).

Pubblicazioni
Demamah il signore del deserto – 2019 – Monetti Editore
Inventario delle cose perdute – 2018 – Leonida Edizioni
Tristano e Isotta. La storia si ripete – 2018 – SwanBook Edizioni
Fotogrammi di confine – 2017 – Casa editrice Laura Capone
Soffio di anime erranti – 2017 – Prospettiva Editrice
Frammenti di sole e nebbia sull’Appennino 2016 – Leonida Edizioni
Credibili incertezze – 2016 – Leonida Edizioni
Due amanti noi – 2015 – FusibiliaLibri
Piccoli fermioni d’amore 2015 – Libreria Editrice Urso
Sensi da sfogliare 2014 – Leonida Edizioni
Tracce di semi sonori con i colori della vita 2014 – Centro Studi Tindari Patti
Cuori Attorno a una favola 2014 – Apollo Edizioni
Vita su un ponte di legno 2014 – Edizioni Montag
Diario di una ipocrita – 2014 – Libreria Editrice Urso
Fra distruzione e rinascita: la vita – 2014 – Leonida Editore
Pensieri trasognati per un sogno – 2013 – Centro Studi Tindari Patti

Ascolta & Leggi: Le strade si svuotano


Una splendida poesia di Maria Allo, una canzone di Neneh Cherry

SOLCHI

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Le strade si svuotano sotto la sfuriata
minacciosa
che non ha contorni umani
come il cielo di noi perduti.
Leggiamo i segni di un amaro calice
con la tensione tra due valori
da conciliare
per imparare il dolore.
Così si vive dovunque a metà
per tenere assieme le cose
dando forma alle mancanze per esistere.
Ecco, il cielo sopra di noi imbianca
mentre il silenzio fatto carne
scatena nebbia sulle cose…
Io trattengo l’incendio nella bocca
come una sorsata di cognac.

© Maria Allo

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