ascolti amArgine: My Wild Love – The Doors (1968)

Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all’uomo com’è: infinita (William Blake). Jim Morrison è stato un poeta posseduto, poi il cantante dei Doors, una rockstar delle prime, infine un mito. Questo pezzo si avvicina molto alla poesia. Jim capiva che sotto la realtà apparente, quella percepibile con i sensi, ce n’è un’altra più profonda e misteriosa, a cui si può giungere solo per mezzo dell’intuizione poetica. Purtroppo cercò nei modi più empirici e sbagliati, finì distrutto. Qualcuno dice che è ancora vivo, scrive poesie e se la ride. Sicuramente è nei suoi testi, il resto è a Père Lachaise.

IL MIO AMORE SELVAGGIO

Il mio amore selvaggio se ne andò al galoppo
Cavalcò tutto il giorno
Le scrisse il diavolo
e chiese di pagare
Il diavolo era più saggio
È tempo di pentirsi
Le chiese di restituire
i soldi che aveva speso

Il mio amore selvaggio se ne andò al galoppo
Cavalcò fino al mare
Le raccolse
alcune conchiglie per la sua testa
Cavalcò e poi cavalcò ancora
Cavalcò per un po’
Poi si fermò per una sera
e appoggiò la testa

Cavalcò fino a Natale
Cavalcò verso la fattoria
Cavalcò fino in Giappone
e entrò in una città
Ma questa volta la temperatura
era cambiata di un grado
Lei chiese alla gente
di lasciarla andare libera

Il mio amore selvaggio è pazzo
Grida come un uccello
Fa le fusa come un gatto
quando vuole essere ascoltata
Il mio amore selvaggio se ne andò al galoppo
Cavalcò per un’ora
Cavalcò e poi si riposò
E poi continuò a cavalcare
Cavalca, andiamo

TESTO ORIGINALE

My wild love went ridin’
She rode all the day
She wrote to the devil
And asked him to pay
The devil was wiser
It’s time to repent
He asked her to give back
The money she spent

My wild love went ridin’
She rode to the sea
She gathered together
Some shells for her head
She rode and she rode on
She rode for a while
Then stopped for an evenin’
And lay her head down

She rode on to Christmas
She rode to the farm
She rode to Japan
And we entered a town
By this time the weather
Had changed one degree
She asked for the people
To let her go free

My wild love is crazy
She screams like a bird
She moans like a cat
When she wants to be heard
My wild love went ridin’
She rode for an hour
She rode and she rested
And then she rode on
Ride, c’mon

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Ascolta & Leggi: Toto & Roberta Dapunt

Non è vero che nessuno ne parla, in web ci sono pagine su pagine che parlano di questa autrice. Rifiutando comunque di essere preda di facili entusiasmi… leggiamo ascoltando

A chi pensa che io non sia di oggi,
io dico che il mio stare ad ascoltarlo è oggi.
Non è ieri, non sarà domani la mia attenzione,
bensí oggi. Oggi sono e sto qui davanti al foglio di carta,
sente forte il graffio di ogni mia parola.
Che da esse parte l’intimità quotidiana del mio corpo,
il suo nudo guardarmi è aderenza indubitabile alla realtà.
Da lui soltanto la mia vista, da lui il mio udito,
nelle sue mani l’umido nero degli orti in questo luogo
e sotto i piedi il fruscio verde e nel dicembre
il freddo a mostrare chiare le stelle.

Dunque, so di non errare. Non mi perdo,
finché posso tenermi forte a questo.

Le beatitudini della malattia (Einaudi, 2013)

*

Poesia dolce

Due volte in vita mia
ebbi l’amore dentro il corpo,
viscerale più di qualunque altro sentimento.
L’utero accoglieva per tempo e desiderio,
ciò che più avrei curato dopo.
So per certo, non vi è quiete più giusta
di un ventre materno,
dentro, infatti, vi cresce il paradiso in carne e ossa.
Ogni volta lo chiamai per nome
dopo averlo partorito
e per questo, mi era dato piangere di contento.

Questo scrivo ed è uguale il sentimento ora
per le figlie che a lungo mi abitarono dentro.
Come un tabernacolo le ho conservate,
talmente sacra per me è la loro vita,
che non esse sono mie,23
ma io appartengo a loro,
che sono il seme e il germoglio,
la gettata e la primavera
di ogni volta che mi rivolgono in viso
il loro sguardo per incontrare il mio.

*

Delle solitudini I

Eppure lo vedo, resisitente rimanermi accanto,
il delirio di personalità è una catena di montaggio
tra la condizione di chi è solo e il bisogno di comunicazione.
è voce persa la mia, che si trasforma in emozione
anche quando non è richiesta.

Curato ciò che appare e lì dietro le incisioni nel volto,
nell’universo dei discorsi e delle parole scritte
la solitudine non è isolamento, non è isolamento la solitudine,
che potrà essere espansione del verso
ma rimane capitolazione dello spirito,

Sincope I

lì in fondo ad ogni ultimo verso
improvvisa è la perdita di coscienza.
Lettore, io emetto suoni su tempi deboli,
così l’alcol, così l’amore e la morte.
Sono queste le mie verità,
lasciano le visioni accese persino al gelo notturno.
Che nella notte, io le rumino,
ma nel giorno, io di loro mi alimento.

(da Sincope, Einaudi 2018)

***

Roberta Dapunt è nata in Val Badia nel 1970. Ha pubblicato le raccolte di poesia OscuraMente (1993), La carezzata mela (1999), La terra più del paradiso (Einaudi, 2008) e Le beatitudini della malattia (Einaudi, 2013). Presso l’editore Folio (Vienna-Bolzano) è uscito un altro suo libro di poesie con traduzione tedesca a fronte dal titolo Nauz, in ladino con traduzione in tedesco a fronte (2012), ora ripubblicata anche con traduzione in italiano (Il ponte del Sale, 2017). Sempre per Einaudi, nel 2018, ha pubbilcato la raccolta di poesie Sincope.

I Toto sono un gruppo musicale rock statunitense formatosi a Los Angeles nel 1976, famosi per uno stile musicale che combina elementi provenienti dalla musica rock, in particolare progressive rock, hard rock, con pop, soul, funk, R&B e jazz, che li ha fatti apprezzare da un pubblico molto variegato. In più di 35 anni di carriera hanno pubblicato 28 album e venduto complessivamente più di 40 milioni di copie.

letture amArgine: due inediti di Cristina Annino

Se ne incontrassero più spesso di persone così integre nonostante il mondo poetico italiano! Cristina Annino è da considerare una delle voci più autorevoli della Poesia nostrana. Questi inediti, in anteprima nazionale, faranno parte di una raccolta prevista in uscita per il prossimo anno. Poesie che, per stessa ammissione dell’Autrice: Beh, sì, fanno parte della seconda sezione del libro che comprende poesie erotiche o di amore. Si cambia nella vita e nella scrittura! Prima disdegnavo poesie appena sentimentali ora ne faccio molte, attualmente non scrivo, poi ricomincerò. La vita va da sé con una nuova materia che rimane dentro il corpo, non ne esce come in una specie di soffocamento e crea una sonorità apparentemente più schiacciata. Poi esplode fuori. Siano dedicate o inventate o ricordate, è stato aggiungere un tasto a quella musica di cui ti parlavo. E che poi, cara Cristina, cos’è la poesia se non questo?

Per approfondire e/o contattare l’autrice (la nostra conoscenza iniziò così una decina d’anni fa, credo):
https://www.anninocristina.it/

Bernini impura beatitudine

Quell’anima che sta sopra e rapina
di brutto, quel sasso caduto in corpo
più della neve che inclina
velocemente la schiena, tutto asfalto
insieme, poi
ponte di godimento. Quel solitario
atto, quell’abside di traverso sopra
tele di marmo, ovunque sia
il desiderio. E’ cieco
piacere misericordioso fraterno,
non odora di niente, di vene forse
immense come una pala di chiese
con rapimenti unici e anche
preghiere nelle dita scosse per
conto loro.

*

Incontro al buio

Non sono nato ieri, perdio! Lei
si sbuccia cadendo
sull’impiantito. Lei rossastra
cambia odore; gira
qualcosa di sinistro, destro,
ondoso, di sudaticcio. Farò
sul divano un
capolavoro, lo sento, persino
il legno si spezza; e mi stendo
com’ un bucato di lino. Il lavoro
è in corso; capirai!
“Che è
il NON vero?”
le grido; ma
la fabbrica s’apre e infilo
il corpo sedendomi
sulla brace, poi l’insetto
divora l’orto.
Io faccio
l’amore da cieco, io spengo
la lampadina e cammino, ho
marciato fin qui. Col tatto
solo. Il mondo atroce girando
l’onnivoro
collo nostro. Ecco, con
stupore lei sta per
essere quel che è, la pelle non
ubbidisce alle mani, le va
di traverso il pollo di Freud. DIO!!!
grazie
per tutto quello che non ci dai.

Cristina Annino vive e lavora a Ostia. A Firenze ha studiato Lettere Moderne e si è laureata con una tesi sulle prose del poeta César Vallejo. Dopo la laurea, sempre a Firenze frequenta il Caffè Paszkowski, ed entra in contatto con il Gruppo ’70, fondato nel 1963 da Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti e partecipa agli incontri della neoavanguardia che si svolgono al Caffè San Marco senza, peraltro, lasciarsi troppo coinvolgere dalla poetica del gruppo. Nel 1969, con le edizioni Téchne di Firenze, pubblica Non me lo dire, non posso crederci. Nel 1977 pubblica Ritratto di un amico paziente presso l’editore Gabrieli di Roma. Nel 1979 per Forum/Quinta generazione esce il suo primo romanzo Boiter. Nel 1980 vince la prima edizione del premio della casa editrice Bastogi che pubblica Il cane dei miracoli. Nel 1984 Walter Siti la inserisce nell’antologia Nuovi poeti italiani, n.3 (Einaudi 1984). Nel 1987 pubblica per Corpo 10 di Michelangelo Coviello Madrid, volume con cui vince, ex aequo, nel 1988 il Premio Pozzale Luigi Russo. Nel 1989 si trasferisce a Roma e inizia a dipingere: ha all’attivo mostre collettive e personali in Italia e all’estero. Nel 2002 esce Gemello carnivoro (Quaderni del circolo degli artisti, Faenza). La collaborazione con poesie al lavoro pittorico di Ronaldo Fiesoli produce, sempre nel 2002, Macrolotto, libro d’arte edito dalle Edizioni Canopo di Prato. Successivamente pubblica Casa d’aquila (Levante, Bari 2008) e Magnificat (Puntoacapo, Novi Ligure 2010), un libro antologico che raccoglie testi dal 1969 al 2009 e che ottiene il Premio di poesia Lorenzo Montano. Nel 2012 viene dato alle stampe Chanson turca (LietoColle, Faloppio). Nel 2013 sue poesie sono inserite nel primo numero dell’almanacco di poesia internazionale “Quadernario. Ventisette poeti d’oggi” edito da LietoColle e diretto da Maurizio Cucchi. Per l’editore ‘Stampa 2009’ esce, nel 2013, la ristampa di Madrid. Suoi testi sono stati tradotti e pubblicati in InVerse 2006. Italian Poets in Traslation (John Cabot University Press, Roma 2007) e in «Italian Poetry Review» (Società Editrice Fiorentina e Columbia University, 2011). Tra il 2015 e il 2018 vive e lavora a Milano. Del 2016 è la raccolta Anatomie in fuga (Donzelli Edizioni, Roma). Nel 2017 esce il romanzo Connivenza amorosa (Greco & Greco, Milano).

Domeniche amArgine: Florbela Espanca & Jimmy Fontana

ASCOLTA & LEGGI

Essere poeta

Essere poeta è essere più alto, è essere più grande
degli uomini. Mordere come si bacia!
È essere mendìco e dare come si fosse
re del regno, di qua e oltre il dolore!

È avere di mille desideri lo splendore
e non sapere nemmeno che si desidera!
È avere qua dentro un astro che fiammeggia,
è aver artigli e ali di condor!

È avere fame, è avere sete di Infinito!
Per elmo, mattine d’oro e di seta…
È condensare il mondo in un solo grido!

Ed è amarti così perdutamente…
È che tu sia anima e sangue e vita in me
e dirlo cantando a tutti!
*
Troppo tardi

Quando infine arrivasti, per vederti
Si aprì la notte in magico chiaro di luna
E per riconoscere il suono dei tuoi passi
Si pose il silenzio, intorno, ad ascoltare…

Arrivasti, infine! Miracolo da far perdere la ragione!
Si vide in quell’ora ciò che non può essere:
In piena notte, la notte illuminarsi
E fiorire le pietre del sentiero!

Baciando la sabbia d’oro dei deserti
Ti avevo cercato invano! Braccia aperte,
Piedi nudi, occhi ridenti, la bocca in fiore!

E son cent’anni che ero fresca e bella!…
E la mia bocca morta grida ancora:
Perché arrivasti tardi, o mio Amore?
*
Anima persa

Per tutta la notte l’usignolo ha pianto,
s’è lamentato, ha pregato, gridò perdutamente.
Anima dell’usignolo, anima della gente,
tu sei forse qualcuno che s’è spento.

Tu sei forse un sogno che è passato
che s’è fuso nel dolor soavemente,
forse sei l’anima, anima dolente
di chi volle amare e mai ha amato.

Tutta la notte hai pianto…io ho pianto,
forse perché a udirti indovinai
che nessuno è più triste di noi.

Tante cose alla notte calma hai narrato
che ho pensato tu fossi l’anima mia
che piangesse perduta nella voce tua.
****
Florbela Espanca, pseudonimo di Flor Bela de Alma da Conceição (Vila Viçosa, 8 dicembre 1894 – Matosinhos, 8 dicembre 1930), è stata una scrittrice e poetessa portoghese.
La sua vita, che durò solamente trentasei anni, fu tumultuosa, inquieta e ricolma di sofferenze intime che l’autrice ha saputo trasformare in poesia di alta qualità, carica di erotismo, femminilità e panteismo. In vita pubblicò il Livro de Mágoas (Libro dei dispiaceri) nel 1919 e Livro de Sóror Saudade (Sorella Nostalgia) nel 1923. Personalità irrequieta e anticipatrice del femminismo, morì suicida il giorno del suo compleanno ossia l’8 dicembre 1930, a Matosinhos, in Portogallo, dove oggi si trova una biblioteca a lei intitolata.
****
Jimmy Fontana, pseudonimo di Enrico Sbriccoli (Camerino, 13 novembre 1934 – Roma, 11 settembre 2013), è stato un cantante, compositore e attore italiano. Ebbe il suo momento di massimo successo negli anni sessanta, soprattutto con la canzone Il mondo; è stato inoltre coautore di Che sarà, lanciata da José Feliciano e i Ricchi e Poveri.
****

ascolti amArgine: Wyndham Hill – Paul Roland (1987)

Tratto da A Cabinet of Curiosities del 1987, uno dei tanti testi teneramente esoterici e british di Paul Roland.

Paul Roland (Kent, 6 settembre 1959) è un cantautore, giornalista e scrittore.
La sua carriera inizia nel 1979, nel momento più acuto della transizione fra punk e new wave. Pur rimanendo una figura complessivamente periferica della neopsichedelia inglese, Roland si è guadagnato negli anni un appassionato seguito di pubblico – specialmente in Germania e in Italia – che ne ha riconosciuto il talento poliedrico e la capacità di rielaborare, nelle sue canzoni, un immaginario tutto personale a metà fra gotico e fiabesco. Negli anni, Paul Roland ha realizzato ben diciassette album in studio, uno dal vivo e svariati singoli, fra cui il più celebre è probabilmente Gabrielle, del 1987. Ai suoi lavori come musicista ha affiancato un’intensa attività editoriale, pubblicando, oltre a due biografie di Bolan, volumi su delitti irrisolti e fenomeni paranormali. Dopo aver vissuto a lungo in Germania, al momento risiede nel Cambridgeshire con la sua famiglia.

Wyndham Hill

Si radunarono attorno alla macchina per la festa
del comune Alato con la pergamena tesa su una cornice di legno

e tutti giudicarono l’avventura folle.

 ° … Dimmi ‘ha chiesto al Reporter, sei davvero sul serio? ”
 ° … E quali sono le possibilità che cada dal cielo.”
“E se lo facessi, saresti sicuro di morire?”

E navigheremo nel vasto azzurro che cede, mentre molto più in basso ci allontaniamo da
Wyndam Hill e tutto ciò che sapevamo.

Una guancia dell’ultimo minuto sulla struttura ed eravamo pronti,
legato nella mia sedia ho agitato la mano verso mia moglie molto più in basso.
Poi gradualmente rilasciamo i controlli

e navighiamo nell’ampio azzurro cedevole, mentre molto più in basso ci allontaniamo da
Wyndam Hill e da tutto ciò che sapevamo.

TESTO ORIGINALE

They gathered around the machine at the fete on the common Winged with vellum stretched taut on a wood frame and all judged the venture insane. °…Tell me’ enquired the Reporter, are yon really in earnest ? ” °…And what are the chances of it falling out of the sky .”‘ “And if it did would you be certain to die ?” And we’ll sail into the wide yielding blue, while far below receding from wiew Wyndam Hill and all that we knew. A last minute cheek on the structure and we were ready, Strapped in my chair I waved to my wife far below. Then gradually released the controls And we sailed into the wide yielding blue, while far below receding from wiew Wyndam Hill and all that we knew.

ascolti amArgine: Enzo Jannacci, quello che…

Di Enzo Jannacci si dice sempre questa cosa, che lui in realtà sia stato molto serio, e si cita la sua stimata professione di cardiochirurgo a contrasto con la sua attività musicale, che è durata più di mezzo secolo. Attività che ha svolto con uguale perizia e uno spirito geniale senza uguali fino a che non sono arrivati Elio e le storie tese. Però con le canzoni di Elio e le storie tese non si è mai commosso nessuno. Enzo Jannacci, è stato autore di cose bellissime nella canzone italiana che sono diventate parte della storia quotidiana di tutti, dei nostri linguaggi e dei nostri modi di capire e vedere le cose. Morì venerdì 29 marzo 2013 a Milano. Era nato il 3 giugno 1935.

L’Armando

Tatta tira tira tira tatta tera tera ta
Era quasi verso sera
se ero dietro, stavo andando
che si è aperta la portiera è caduto giù l’Armando.
Commissario, sa l’Armando era proprio il mio gemello,
però ci volevo bene come fosse mio fratello.
Stessa strada, stessa osteria,
stessa donna, una sola, la mia.
Macché delitto di gelosia,
io c’ho l’alibi a quell’ora sono sempre all’osteria.
Era quasi verso sera, se ero dietro stavo andando
che si è aperta la portiera è caduto giù l’Armando.
Tira ta tira…
Commissario, sa l’Armando mi picchiava col martello,
mi picchiava qui sugli occhi per sembrare lui il più bello.
Per far ridere gli amici, mi buttava giù dal ponte
ma per non bagnarmi tutto
mi buttava dov’è asciutto.
Ma che dice, che l’han trovato
senza scarpe, denudato, già sbarbato?
Ma che dice, che gli han trovato
un coltello con la lama di sei dita nel costato?
Commissario, ‘sto coltello non lo nego, è roba mia,
ma ci ho l’alibi a quell’ora sono sempre all’osteria.
Tira ta tira…
Era quasi verso sera
se ero dietro, stavo andando
che si è aperta la portiera
ho cacciato giù… pardon… è caduto giù l’Armando.
Tira ta tira…

*

Vincenzina e la fabbrica

Vincenzina davanti alla fabbrica,
Vincenzina il foulard non si mette più..
una faccia davanti al cancello che si apre già..

Vincenzina hai guardato la fabbrica
come se non c’è altro che fabbrica
E hai sentito anche odor di pulito
e la fatica è dentro là…

«Zero a zero anche ieri: ‘sto Milan qui,
‘sto Rivera che ormai non mi segna più,
che tristezza, il padrone non c’ha neanche ‘sti problemi qua..»

Vincenzina davanti alla fabbrica,
Vincenzina vuol bene alla fabbrica,
e non sa che la vita giù in fabbrica
non c’è,
se c’è
com’è ?

*

QUELLI CHE…

Testo Quelli Che…
Quelli che cantano dentro nei dischi perché ci hanno i figli da mantenere, oh yeh!
Quelli che da tre anni fanno un lavoro d’equipe convinti d’essere stati assunti da un’altra ditta, oh yeh!
Quelli che fanno un mestiere come un altro.
Quelli che accendono un cero alla Madonna perché hanno il nipote che sta morendo, oh yeh!
Quelli che di mestiere ti spengono il cero, oh yeh no!
Quelli che Mussolini è dentro di noi, oh yeh!
Quelli che votano a destra perché Almirante sparla bene, oh yeh!
Quelli che votano a destra perché hanno paura dei ladri, oh yeh!
Quelli che votano scheda bianca per non sporcare, oh yeh!
Quelli che non si sono mai occupati di politica, oh yeh!
Quelli che vomitano, oh yeh no no ne yeh!
Quelli che tengono al re!
Quelli che tengono al Milan, oh yeh!
Quelli che non tengono il vino, oh yeh!
Quelli che non ci risultano, oh yeh no yeh!
Quelli che credono che Gesù Bambino sia Babbo Natale da giovane, oh yeh!
Quelli che la notte di Natale scappano con l’amante dopo aver rubato il panettone ai bambini, oh yeh! … Intesi come figli, oh yeh!
Quelli che fanno l’amore in piedi convinti di essere in un pied-à-terre, oh yeh!
Quelli… quelli che… quelli che son dentro nella merda fin qui, oh yeh no yeh!
Quelli che con una bella dormita passa tutto, anche il cancro, oh yeh!
Quelli che… quelli che non possono crederci ancora adesso che la terra è rotonda, oh yeh no yeh!
Quelli che non vogliono tornare dalla Russia e continuano a fingersi dispersi, oh yeh!
Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale, oh yeh!
Quelli che vogliono arruolarsi nelle SS.
Quelli che ti spiegano le tue idee senza fartele capire, oh yeh! Quelli che dicono “la mia serva”, oh yeh no yeh!
Quelli che organizzano la marcia per la guerra, oh yeh!
Quelli che organizzano tutto, oh yeh!
Quelli che perdono la guerra… per un pelo, oh yeh no yeh!
Quelli che ti vogliono portare a mangiare le rane, oh yeh!
Quelli che sono soltanto le due di notte, oh yeh!
Quelli che hanno un sistema per perdere alla roulette, oh yeh!
Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale, oh yeh!
Quelli… che non ci sentivamo, oh yeh!
Quelli diversi dagli altri, oh yeh!
Quelli che puttana miseria, oh yeh!
Quelli che quando perde l’Inter o il Milan dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli, oh yeh!
Quelli che dicono che i soldi non sono tutto nella vita, oh yeh!
Quelli che qui è tutto un casino, oh yeh!
Quelli che per principio non per i soldi, oh yeh oh yeh!
Quelli che l’ha detto il telegiornale, oh yeh!
Quelli che lo status quo, che nella misura in cui, che nell’ottica, oh yeh!
Quelli che hanno una missione da compiere, oh yeh nobody else!
Quelli che sono onesti fino a un certo punto, oh yeh!
Quelli che fanno un mestiere come un altro.
Quelli che aspettando il tram né ridendo né schersando, oh yeh no no no yeh!
Quelli che aspettano la fidanzata per darsi un contegno, oh yeh!
Quelli che la mafia “non ci risulta”, oh yeh!
Quelli che ci hanno paura delle cambiali, oh yeh!
Quelli che lavoriamo tutti per Agnelli, oh yeh!
Quelli che tirano la prima pietra, ma che anche la seconda e la terza e la quarta e dopô? E dopô se sa no…
Quelli che alla mattina alle sei, freschi come una rosa no, si svegliano per vedere l’alba che è già passata…
Quelli che assomigliano a mio figlio, oh yeh!
Quelli che non si divertono mai, neanche quando ridono, oh yeh!
Quelli che a teatro vanno nelle ultime file per non disturbare, oh yeh!
Quelli… quelli di Roma.
Quelli… che non c’erano.
Quelli che hanno cominciato a lavorare da piccoli, non hanno ancora finito… e non sanno… che cavolo fanno, oh yeh nobody else!
Quelli lì…

***********************************

Gioielli Rubati 10: Marina Pizzi – Italo Bonassi – Franco Bonvini – Nadia Alberici – Emilia Barbato – Daniele Barbieri – Psicomarcoal – Marilena Monti

QUESTO POST E’ DEDICATO A EMILIA BARBATO: GLI AMICI IN QUESTO FRANGENTE LOTTANO CON TE!

Vero davvero il crepacuore
Che penetra la ruggine
Le inginocchiate stanze.
Velata tattica la resistenza
Museale, grammaticale.
Qui le resine bambine
Giocano a velarsi
Per scampare le scalee
Principesche, folli.
Nascere d’unguento è morire
Con la scialba balìa
Del cherosene infrenabile addosso.
Anarchia di rantoli il fato
Fatuo di sé intonato e vero.

di Marina Pizzi, qui:
https://www.facebook.com/groups/frequenzepoetiche.altervista.org/?multi_permalinks=260040251351134&notif_id=1541070571750068&notif_t=group_activity

*

UN GIRO DI VALZER

Siamo estranei, e non è per noi,
viandanti senza patria, questa strada
dove si va,
non è la nostra terra
che giorno dopo giorno si calpesta,
e nessun posto qui è meglio degli altri,
nessuno alloggio o letto per dormire
qui è fatto per concederci riposo,
noi non si è di qui,
siamo stranieri,
esuli transitori di passaggio.
Tremante vorrei offrirti le mie gambe
per camminare fino alla mia terra,
vorrei poter portarti sulle spalle,
madre, e aver la gioia di danzare
con te, almeno
un solo giro di valzer,
con te che avevi amore e fantasia
e leggerezza di gambe per danzare.
Oh, lo faremo, madre mia, un giro,
lassù, di valzer, dove arriverò un giorno,
dove mi porteranno le mie gambe
– o le ali – lungo una via in salita,
dove si va, e indietro non si torna
– o forse, chissà, sì. –
E tu sai, madre,
porto dentro di me il mio destino,
sono il veliero
e il grido del corsaro,
e gioca e gonfia il vento il mio velame
tra misteriose nebbie e un’agitata
brezza di mare.
E ancora e ancora
tengo il timone fermo mentre avanzo
tra eteree trasparenze di cristalli
e luccicori d’ombre e cieli azzurri
con un corteo
di maschere grottesche
e risa di fantasmi, nell’incanto
di una vita che lievita silenzi
di passi di perduti pellegrini
ormai senza più età, eterni.
Lassù è la vita, lassù c’è la locanda
che ci concede alfine del riposo,
lassù c’è il posto
meglio di altri posti
per noi, camminatori senza patria.
Lassù è l’eternità di cui si parla:
godiamocela, dunque, madre.
È meritata.

di Italo Bonassi, qui:
https://luigimariacorsanico.com/2018/11/01/italo-bonassi-un-giro-di-valzer/ (con un grazie sentitissimo a Luigi Maria Corsanico)

*

Comunicazione improbabile

Ti lascio i caloriferi accesi stanotte,
non farà freddo,
e il latte in caldo nel bollitore.
Ci sono due madeleinette sul tavolo
ma in frigo trovi la bologna
e il pane sta al solito posto.
So che la preferisci da intingere nel latte.

di Franco Bonvini, qui:
https://bonvinifranco.wordpress.com/2018/11/01/comunicazione-improbabile/

*

AMO LE COSE CHE MI FLUISCONO DENTRO

l freddo della casa ama le mie ossa
Le ha formate similmente a rami d’albero e zampe di gallina

Io amo della casa la sua ferma compostezza
e il suo giardino che rincorre le stagioni

autunno e primavera le migliori, ma anche
l’inverno colmo di neve e l’estate colma d’insetti

e amo i gatti non miei, che passano le notti
sui cuscini sotto la veranda

amo gli occhi svelati degli animali
e qualche volta anche quelli degli umani (capita)

amo i tuoi occhi che cerco nel retrovisore
perché una volta erano uguali ai fari di un’auto

amo il Po che ho salutato oggi pieno in piena
e tutte le sue schiume nel grigiore dell’acqua

amo le cose che mi fluiscono dentro
e che interrompono i pensieri. Discorrono solo con i sensi

amo le vite che fluiscono a fianco strofinandomi
tu non lo sai ma ci attraversano sempre

amo questa poesia cresciuta in gola
nel viaggio di ritorno da Viadana di circa un’ora.

1-11-18

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2018/11/02/amo-le-cose-che-mi-fluiscono-dentro/

*

siedo raccolta, la luce
è una squama di salmone
e tasselli di ali la libellula
bordata di rame,
qualche rubino sulla giovane
donna, i seni scolpiti, la cavità
dell’ascella, forse l’impronta
e il calore di un bacio, certe
parole impossibili come
passi delle dita sulla polvere
o l’odore e il frutto carnoso
di un ananas, vorrei avere
la pazienza della pietra,
la fede nel mondo, solo
perché è giorno e apri
gli occhi dando notizie

di Emilia Barbato, qui:
https://emiliabarbato.wordpress.com/2018/10/26/lince/

*

siamo noi banali non le cose

siamo noi banali non le cose, siamo noi che non
siamo mai capaci, un lunedì mattina qualsiasi

di prendere il mondo per il collo e così ricondurlo
a noi, siamo noi, siamo mai, le parole medesime

sono cose e portano sapori inconsueti, ritornano
quando le spingiamo alle altre cose di carne e di pietra,

sono sabbia e mare le parole, siamo noi, non siamo
mai così lontani dallo strusciarsi secco dei sassi
sotto i nostri piedi, noi siamo sassi, siamo parole
che strusciano secche sotto le nostre dita, banali

saranno le nostre parole se non saranno più
cose, siamo noi che non siamo mai capaci di prendere

dentro di noi tutte le parole di carne e di pietra

di Daniele Barbieri, qui:
https://ancoraunaltrome.wordpress.com/2018/11/02/siamo-noi-banali-non-le-cose/

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Quando (bambina mia)

Quando Zefiro verrà
per farti volar via

Agli occhi miei
ancor vivi
lieve ti sfiorerà

Come te, bambina
che nelle stanze mi cercavi

E poi
con la mano
mi baciavi

(dedicato a S.)
di “psicomarcoal”, qui:
http://www.domenicapoetica.it/poesia/quando-bambina-mia/

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L’addio

E insiste, lancinante,
un grillo.
Non è più canto, il suo,
nella notte d’ottobre che accatasta
ricordi dell’ estate. È pianto.
E sembra identica la luna
a quelle già passate,
zuccherine di fichi,
pomelie bianche e sale.
Le nubi avvolgono memorie,
le portano lontano
mentre il grillo dispera
le sue ultime note
dell’addio.

©marilena monti – 5/10/17, qui:
https://marilenamonti.wordpress.com/2018/11/02/laddio/

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