letture amArgine: Nicanor Parra (1914/2018) testi originali con traduzione

TEST

Qué es un antipoeta:
Un comerciante en urnas y atáudes?
Un sacerdote que no cree en nada?
Un general que duda de sí mismo?
Un vagabundo que se ríe de todo
Hasta de la vejez y de la muerte?
Un interlocutor de mal carácter?
Un bailarín al borde del abismo?
Un narciso que ama a todo el mundo?
Un bromista sangriento
Deliberadamente miserable?
Un poeta que duerme en una silla?
Un alquimista de los tiempos modernos?
Un revolucionario de bolsillo?
Un pequeño burgués?
Un charlatán?
un dios?
un inocente?
Un aldeano de Santiago de Chile?
Subraye la frase que considere correcta.

Qué es la antipoesía:
Un temporal en una taza de té?
Una mancha de nieve en una roca?
Un azafate lleno de excrementos humanos
Como lo cree el padre Salvatierra?
Un espejo que dice la verdad?
Un bofetón al rostro
Del Presidente de la Sociedad de Escritores?
(Dios lo tenga en su santo reino)
Una advertencia a los poetas jóvenes?
Un ataúd a chorro?
Un ataúd a fuerza centrífuga?
Un ataúd a gas de parafina?
Una capilla ardiente sin difunto?

Marque con una cruz
La definición que considere correcta.

La camisa de fuerza, 1968

Test

Cos’è un antipoeta:
Un commerciante di urne e bare?
Un sacerdote che non crede in niente?
Un generale insicuro?
Un vagabondo che ride di tutto
Anche della vecchiaia e della morte?
Un interlocutore irascibile?
Un ballerino sull’orlo dell’abisso?
Un narcisista che ama tutti?
Un burlone sanguinario
Deliberatamente miserabile
Un poeta che dorme su una sedia?
Un alchimista dei tempi moderni?
Un rivoluzionario tascabile?
Un piccolo borghese?
Un ciarlatano?
Un dio?
Un innocente?
Un paesano di Santiago del Cile?
Sottolinei la frase che considera corretta.

Cos’è l’antipoesia:
Una tempesta in un bicchier d’acqua?
Una macchia di neve su una roccia?
Un vassoio pieno di escrementi umani
come crede padre Salvatierra?
Uno specchio che dice la verità?
Uno schiaffo al Presidente
della Società degli Scrittori?
(che Dio l’abbia in gloria)
Un avvertimento ai giovani poeti?
Una bara a reazione?
Una bara a forza centrifuga?
Una bara a gas di paraffina?
Una camera ardente senza defunto?

Barri con una croce
La definizione che considera corretta.

traduzione di Manuela Vittorelli

LA POESÍA TERMINÓ CONMIGO

Yo no digo que pongo fin a nada
No me hago ilusiones al respecto
Yo quería seguir poetizando
Pero se terminó la inspiración.
La poesía se ha portado bien
Yo me he portado horriblemente mal.

Qué gano con decir
Yo me he portado bien
La poesía se ha portado mal
Cuando saben que yo soy el culpable.
Está bien que me pase por imbécil!

La poesía se ha portado bien
Yo me he portado horriblemente mal
La poesía terminó conmigo.

Versos de salón (1962)

LA POESIA CON ME HA CHIUSO

Io non dico che metto fine a nulla
Al riguardo non mi faccio illusioni
Io vorrei fare ancora poesia
Ma l’ispirazione si è esaurita.
La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male.

Che ci guadagno nel dire
Io mi sono comportato bene
La poesia si è comportata male
Quando sanno che la colpa è mia.
E’ giusto: sono proprio un imbecille!

La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male
La poesia con me ha chiuso.

Traduzione di Marco Ottaiano

Cartas a una desconocida

Cuando pasen los años, cuando pasen
los años y el aire haya cavado un foso
entre tu alma y la mía; cuando pasen los años
y yo sólo sea un hombre que amó,
un ser que se detuvo un instante frente a tus labios,
un pobre hombre cansado de andar por los jardines,
¿dónde estarás tú? ¡Dónde
estarás, oh hija de mis besos!

Lettere ad una sconosciuta

Quando passeranno gli anni, quando passeranno
gli anni e l´aria avrà scavato un fosso
fra la tua anima e la mia; quando passeranno gli anni
e sarò soltanto un uomo che amasti
un essere che restò un istante di fronte alle tue labbra,
un pover´uomo stanco di camminare per i giardini,
dove sarai tu ? Dove
sarai, oh figlia dei miei baci !

(fonte: supereva)

TRES POESÍAS

1

Ya no me queda nada por decir
Todo lo que tenía que decir
Ha sido dicho no sé cuántas veces.

2

He preguntado no sé cuántas veces
pero nadie contesta mis preguntas.
Es absolutamente necesario
Que el abismo responda de una vez
Porque ya va quedando poco tiempo.

3

Sólo una cosa es clara:
Que la carne se llena de gusanos.

Versos de salón (1962)

TRE POESIE

1

Ormai non mi rimane niente da dire
Tutto quello che dovevo dire
E’ stato detto non so quante volte

2

Ho domandato non so quante volte
ma nessuno risponde alle mie domande
E’ assolutamente necessario
Che l’abisso risponda subito
Perchè ormai sta restando poco tempo

3

Solo una cosa è chiara:
Che la carne si riempie di vermi

trad. Carmelo Pinto

CAMBIOS DE NOMBRE

A los amantes de las bellas letras
Hago llegar mis mejores deseos
Voy a cambiar de nombre a algunas cosas.

Mi posición es ésta:
El poeta no cumple su palabra
Si no cambia los nombres de las cosas.

¿Con qué razón el sol
Ha de seguir llamándose sol?
¡Pido que se llame Micifuz
El de las botas de cuarenta leguas!

¿Mis zapatos parecen ataúdes?
Sepan que desde hoy en adelante
Los zapatos se llaman ataúdes.
Comuníquese, anótese y publíquese
Que los zapatos han cambiado de nombre:
Desde ahora se llaman ataúdes.

Bueno, la noche es larga
Todo poeta que se estime a sí mismo
Debe tener su propio diccionario
Y antes que se me olvide
Al propio dios hay que cambiarle nombre
Que cada cual lo llame como quiera:
Ese es un problema personal.

La cueca larga (1958)

CAMBI DI NOME

Agli amanti delle belle lettere
Faccio arrivare i miei migliori desideri
Cambierò il nome ad alcune cose.

la mia posizione è questa:
Il poeta non rispetta la sua parola
Se non cambia i nomi alle cose.

Per quale ragione il sole
deve continuare a chiamarsi sole?
Chiedo che si chiami Micifuz
Quello degli stivali delle sette leghe !

Le mie scarpe sembrano bare?
Sappiano che d’ora in avanti
Le scarpe si chiamano bare.
Si comunichi, si annoti, e si pubblichi
Che le scarpe hanno cambiato nome:
Da questo momento si chiamano bare

Bene, la notte è lunga
Ogni poeta che ha stima di se stesso
deve avere il suo proprio dizionario
E prima che mi dimentico
Allo stesso dio bisogna cambiargli nome
Che ognuno lo chiami come voglia:
Questo è un problema personale

trad. Carmelo Pinto

Nicanor Parra nacque nella provincia cilena di Chillán nel 1914. Sua sorella è la famosa Violeta Parra. Esordì nel 1937 con Cancionero sin nombre, con un linguaggio colloquiale e prevalenza di temi popolari. Parra si situa in una posizione antitetica rispetto alla consolidata tradizione poetica cilena, quella di Pablo Neruda, Vicente Huidobro e Gabriela Mistral. Con il termine antipoesia, da lui coniato, respinge ogni registro alto e situa la poesia nel quotidiano, inserendovi il lessico dei mass media, facendo uso dell’ironia e della parodia, e aprendo così una strada nuova, che si diffonde ampiamente nei decenni successivi, trovando seguaci come Ernesto Cardenal e Roque Dalton. Sono stati in molti a considerarlo in vita il più importante poeta vivente di lingua ispanica. E’ deceduto il 23 gennaio scorso.

Annunci

letture amArgine: Idea Vilarino, una poesia

poteva essere, invece non è andata così: molta vita è fatta anche di nomi dimenticati. La vita sarebbe stata diversa senza quei nomi. I figli avrebbero avuto altri nomi, altri caratteri, anche in viso. Non sarebbe stata la stessa cosa (Flavio Almerighi)


YA NO
(da Poemas de amor / Poesie d’amore, 1957-1965)

Ya no será
ya no
no viviremos juntos
no criaré a tu hijo
no coseré tu ropa
no te tendré de noche
no te besaré al irme.
Nunca sabrás quién fui
por qué me amaron otros.
No llegaré a saber
por qué ni cómo nunca
ni si era verdad
lo que dijiste que era
ni quién fuiste
ni qué fui para ti
ni cómo hubiera sido
vivir juntos
querernos
esperarnos
estar.
Ya no soy más que yo
para siempre y tú ya
no serás para mí
más que tú. Ya no estás
en un día futuro
no sabré dónde vives
con quién
ni si te acuerdas.
No me abrazarás nunca
como esa noche
nunca.
No volveré a tocarte.
No te veré morir.
*
NON PIÙ

Non sarà più
non più
non vivremo insieme
non crescerò tuo figlio
non cucirò i tuoi panni
non ti avrò la notte
non ti saluterò col bacio.
Mai saprai chi sono stata
perché altri mi amarono.
Non riuscirò a sapere
perché né come mai
né se era vero
quel che hai detto che era
né chi sei stato
né cosa sono stata per te
né come sarebbe stato
vivere insieme
amarci
aspettarci
stare.
Ormai non sono altro che io
per sempre e tu ormai
non sarai per me
altro che te. Non sei più
in un giorno futuro
non saprò dove abiti
né con chi
né se ricordi.
Non mi abbraccerai più
come quella notte
mai.
Non ti toccherò più.
Non ti vedrò morire.

notizia:
https://es.wikipedia.org/wiki/Idea_Vilari%C3%B1o

letture amArgine: Enrico Marià cinque inediti

Questi brani sono tagliati col coltello, coi calci e con gli sputi. Nulla a che vedere con le scuole e le ontologie vecchie e nuove, ma tutto debbono alla vita che passa attraverso il poeta, e lo scava, lo costringe. E’ bello scoprire un autore che tenta oltre le profondità di ego e situazioni molto complesse e scabre, e non si fa remore di essere crudo quando il canto lo pretende. Questo è Enrico Marià, mi ci sono ritrovato come in un me stesso più giovane e a volte più provato. Ne propongo e ne consiglio vivamente la lettura. (Flavio Almerighi)

A dieci anni siamo già uomini
a contarci i peli sul cuore
che ha gli occhi d’animale
che gli piace il mio cazzo bambino-
è la saliva dei rotti respiri,
la feroce gentilezza
di imparare a dimenticare.

*
Crollare morto incolume
qualunque cosa mi succeda
tu il solo angolo di mondo
che esista per davvero.

*
La dura preghiera
in ginocchio succhiartelo-
le macerie lacrime
il digiuno amore.

*
Eroina provvista di carezze
la casa tagliata fuori
la forma della voce;
di ogni tuo respiro
la pronuncia
dimmi di me l’errore-vita,
io che a niente
ti sono mai servito.

*
Fammi profonda
cruda confessione
la sacra saliva
del bacio più violento.

****

Enrico Marià nasce nel 1977 a Novi Ligure (AL) dove risiede.
Ha pubblicato le raccolte: Enrico Marià (Annexia 2004), Rivendicando disperatamente la vita (Annexia 2006), Precipita con me (Editrice Zona 2007), Fino a qui (puntoacapo Editrice 2010 con prefazione di Luca Ariano) e Cosa resta (puntoacapo Editrice 2015 con prefazione di Mauro Ferrari).
È presente in diverse antologie, su alcuni blog letterari e suoi testi compaiono su riviste e web alla stregua delle recensioni delle sue opere.
Nel 2013 è stato inserito nel censimento della giovane poesia italiana dai 20 ai 40 anni compilato da pordenonelegge.
Nel 2016 è stato selezionato per Il Fiore della Poesia Italiana, opera in due tomi che scansiona la poesia italiana dalle origini a oggi.
É tradotto in lingua inglese.

ascolti amArgine: Into White Cat Stevens

Ho amato la delicatezza e la semplictà delle canzoni e dei testi di Cat Stevens, una figura dimenticatissima per quanto amata da quelli della mia generazione. Semplicità e melodie non banali in tempi di glam, prog e hard rock, un’isola vera e propria. I testi apparentemente filastrocche per bambini, ma anche no. Poi si è convertito all’Islam, ha cambiato nome ed è diventato un altro. Il brano è del 1970 dal LP Tea for the tillerman uno dei migliori.

Into white

I built my house from barley rice
Green pepper walls and water ice
Tables of paper wood, windows of light
And everything emptying into White.

A simple garden, with acres of sky
A Brown-haired dogmouse
If one dropped by
Yellow Delanie would sleep well at night
With everything emptying into White.

A sad Blue eyed drummer rehearses outside
A Black spider dancing on top of his eye
Red legged chicken stands ready to strike
And everything emptying into White.

I built my house from barley rice
Green pepper walls and water ice…
And everything emptying into Whïte

In bianco

Ho costruito la mia casa con il riso d’orzo
Pareti di peperoni verdi e acqua ghiacciata
Tavoli di legno di carta, finestre di luce
E tutto svuotato in bianco.

Un giardino semplice, con acri di cielo
Un cagnaccio dai capelli castani
Se uno fosse passato da Yellow Delanie
avrebbe dormito bene la notte
Con tutto svuotato in bianco.

Un triste batterista dagli occhi blu prova fuori
Un ragno nero danza in cima ai suoi occhi
Un pollo dalle zampe rosse pronto a colpire
E tutto svuotato in bianco.

ascolti amArgine: Modugno canta Pasolini – Avion Travel interpretano Modugno

Cosa Sono Le Nuvole

Che io possa esser dannato
Se non ti amo
E se così non fosse
Non capirei più niente
Tutto il mio folle amore
Lo soffia il cielo
Lo soffia il cielo
Così

Ahh ma l’erba soavemente delicata
Di un profumo che da gli spasimi
Ahh tu non fossi mai nata
Tutto il mio folle amore
Lo soffia il cielo
Lo soffia il cielo
Così

Il derubato che sorride
Ruba qualcosa al ladro
Ma il derubato che piange
Ruba qualcosa a se stesso
Perciò io vi dico
Finché sorriderò
Tu non sarai perduta

Ma queste son parole
E non ho mai sentito
Che un cuore, un cuore affranto
Si cura
L’unico e tutto il mio folle amore
Lo soffia il cielo
Lo soffia il cielo
Così

letture amArgine: Pasquale Panella POEMA BIANCO frammenti

« Pasquale Panella è uno degli dei principali nel mio pantheon. » (Flavio Almerighi, da sempre)

« Mi dicono che sono orfico, ermetico, dadaista, ma storicamente non posso esserlo, se lo volessi dovrei andare a cena con Tzara. Mi chiamano così perché non hanno una parola di nuovo conio. »

(Pasquale Panella, settembre 1994)


*
La verità per te:
“Come mi sento?”
Dovrei rispondere
Ma aspetto
Anzi non voglio sapere
come mi sento
Anzi, sentirmi
è per dispetto
fatto a me, passando per te,
o, passando per me, fatto a te
E, tra l’uno e l’altro
attraversamento,
l’impatto è con me stessa
È in me che sbatto

Quindi non mi sento,
non mi vorrei sentire
*

Devo dirlo a chi legge
E non sto parlando di te
Tu sei ‘a chi scrivo’
Scrivo? Che complicazione
Che rischio di poemetto
Ma sai cosa si scrive veramente?
L’interpunzione, ecco:
questi due punti precedenti,
le virgole,
l’interrogativo poco fa
Il punto fermo, no
Quello, alla fine
Sai, sono segni
Ecco, appunto, devo confessare,
devo togliermi il peso
di un apostrofo (anzi due)
che lasciai nell’edizione precedente
Sì, hai ragione (tu, chi?):
è imperdonabile parlare
di parola scritta, qui
Perché virai la voce dal maschile
al femminile (come adesso)
e rimase un apostrofo
dopo l’indeterminativo
(l’indeterminativo!) davanti
alla parola che non sei:
tu non sei un altro
E lo lasciai, l’apostrofo
(anzi due)
Capisci? Ricordai la scuola
elementare: l’elisione ossia
che cade la vocale femminile
e resta la lacrima
per la vocale persa
(la spiegavano così,
con cognizione latina:
che fosse una ferita, l’elisione)
Capisci a cosa arriva
la sperimentazione?
*

Fa’ finta ossia fammi il poeta
(fallo tu)
Diventa marinista
(sennò che poeta sei):
“Orrore non è il timore che le cose
si possano animare come mostri,
orrore è il timore
che una tua cosa senza te
(rossetto, fermacapelli,
occhiali da sole),
muovendo da essa stessa,
partendo da un capello o da un’impronta,
non possa dimostrarti,
– come si dimostra un teorema –
tutta intera e animata,
anche, se vuoi, mostruosa,
mostruosamente amata”
Ecco fatto, fatta,
la rima sciagurata
*

Piangendo (con le lacrime da sole)
ti dissi che avevo temuto tutto il peggio
Io ero la tua vita nella mia vita
che era la tua vita
Ero quella parola che ti volevo dire
Ero il mio amore
E tu eri l’amore mio
Insomma tu eri io
(la confusione del soggetto)
nella tua segreteria

***
(frammenti tratti da Poema Bianco di Pasquale Panella – SPedizioni)

PASQUALE PANELLA è nato a Roma nel 1950, iniziò nel teatro per poi legarsi professionalmente a Enzo Carella per le canzoni dei cui primi album scrisse i testi, come Fosse vero, Malamore, Sfinge e soprattutto Barbara, che giunse seconda al Festival di Sanremo 1979.

Nel 1983, con lo pseudonimo di Vanera, iniziò il sodalizio artistico con Lucio Battisti con cui produsse l’album di Adriano Pappalardo Oh! Era ora; tre anni dopo, nel 1986, scrisse i testi del primo degli ultimi cinque album dell’artista reatino, Don Giovanni, visto come lavoro di rottura di Battisti con il suo passato mogoliano degli anni settanta che lo aveva consacrato come uno dei massimi artisti italiani; i successivi due album, L’apparenza (1988) e La sposa occidentale (1990), furono visti come la prosecuzione naturale dell’opera del duo Battisti-Panella, iniziata con Don Giovanni, di voler dare un taglio netto con gli stilemi del passato e ridefinire un nuovo linguaggio della musica italiana. Parimenti destrutturante del pregresso musicale nazionale fu giudicato Cosa succederà alla ragazza (1992), con costruzioni lessicali mai tentate in precedenza in quanto ritenute inadatte alla metrica e al respiro di una canzone; l’ultimo lavoro insieme prima della morte di Battisti, Hegel (1994), causò un dibattito a latere tra gli intellettuali circa il significato della figura del filosofo tedesco nella società attuale e circa la sua pertinenza nel richiamo in un album di canzoni commerciali; Lucio Colletti sottolineò l’oscurità del richiamo a Hegel, poco noto ai giovani, Stefano Zecchi inferì che il nome Hegel fosse stato utilizzato per richiamare concetti esotici a chi lo conosceva poco, mentre Tullio Gregory ipotizzò al contrario che Panella e Battisti avessero voluto filtrare la loro narrazione attraverso una figura nota. Più drastico Antimo Negri che lesse altresì l’operazione discografica come un ennesimo «maltrattamento della cultura».

Battisti a parte, è autore dei testi di numerosi altri artisti: Amedeo Minghi, tra i quali il celeberrimo Vattene amore («trottolino amoroso, dududù dadada») in coppia con Mietta; la stessa Mietta per Canzoni, Dubbi No, Fare l’amore, e Baciami adesso, le ultime due presentate a Sanremo rispettivamente nel 2000 e 2008; ancora, Mango, Zucchero, Anna Oxa (Processo a me stessa, Sanremo 2006), Mina (Amornero in Ti conosco mascherina, 1990), Marcella Bella, Angelo Branduardi (Fou de Love, 1994), Marco Armani, Sergio Cammariere, Grazia Di Michele (Tutto passa in Naturale, 2001), Mino Reitano (La mia canzone), Valeria Rossi e, di nuovo, Enzo Carella (Se non cantassi sarei Nessuno, 1995, Odissea e Ah! Oh! Ye! Na na!, 2007).

Performer oltre che autore, da anni propone spettacoli-recital in cui legge (e interpreta) scritti di Raymond Carver, Chet Baker, Louis-Ferdinand Céline. Per “minimum fax” ha pubblicato il romanzo La corazzata (1997) e la raccolta di microracconti Oggetto d’amore (1998). “Coniglio editore” ha inoltre pubblicato 88 “lanci poetici” per la trasmissione televisiva Tg2-Mistrà (2005) realizzata da Michele Bovi. Nel 1999 e nel 2011 ha collaborato con il regista teatrale Claudio Jankowski scrivendo i testi “Tragico amoroso” e la ouverture “Don Giovanni, uno e tanti”.

Tra i lavori più importanti di Pasquale Panella spicca nell’anno 2001 la versione italiana del libretto dello spettacolo di Riccardo Cocciante Notre Dame de Paris, (una “riscrittura” vera e propria più che una traduzione dall’originale francese). A tal proposito dichiara: “Per me il romanzesco è reale e le musiche di Cocciante che ho ascoltato sono partiture di un musicista scatenato nei sensi, nei gesti e nell’ispirazione che travalica i territori delle canzoni e diventa romanzesco”. Una nuova collaborazione con Riccardo Cocciante è nel 2007 con Giulietta e Romeo, opera popolare musicata da Cocciante con i testi tesi tra momenti profondamente metafisici, assonanze e martellanti ripetizioni.

Panella vive dividendosi tra Roma e il beneventano, conducendo esistenza riservata.

letture amArgine: un inedito di Anna Maria Spalloni

Le linee bianche che segnavano gli out
erano asserragliate da ciuffi d’erba e il cemento verde esplodeva qua e là, sputando e ammonticchiando cumuli di terra che le formiche segavano con le loro zampette alacri.
Scendemmo veloci io e mia sorella.
Avremmo stanato il posto in cui fummo nate,
In cui fummo concepite.
Il sole s’incuneava preciso tra i tentativi di gemme e i gialli ammutoliti dall’inverno che festeggiava la sua cresta.
Trovai il posto all’improvviso
Con un dito che fu liberato dai miei capelli
C’era una discesa e la terra era molle sotto i nostri piedi. Arrivai alla rete incurvata e sbieca e mi ci aggrappai con le mani. Dietro il campo da tennis il tentativo di una casa, di cui rimaneva poco. Fu una visione veloce: l’attraversamento di un campo di maggese con zoccoli di legno, tuteri di grano turco che mia nonna buttava nel fuoco, odore di pipì durante le veglie attorno ai nostri morti. I chiodi arrugginiti per le gabbie dei conigli, che costruiva suo marito. Le racchette da tennis di mio padre, di legno, storte e secche, appoggiate a fine partita, erano lì, insieme a le che sorrideva, oramai da 50 anni.
“Ripartiremo da qui vedrai”
Ci voltammo indietro
Con il sole che faceva da sfondo,
stupido
come un colore a cera dell’asilo
smunto,smangiucchiato a fine giornata da scolari cinquenni.
Risalivamo con la terra che franava
niente nelle tasche
All’improvviso un beccheggiare di pipistrelli
Come locomotive in volo
ci infliggeva un piccolo tormento alle nostre teste.
Facevamo qua e là per proteggerci
Infatti, -dissi- sui nostri capelli scivolano tutti i loro tormenti
Sono soltanto troppi pensieri sorella
Soltanto troppi spiriti che punzecchiano
Per il loro pasto di fine giornata.

*
Quando la parole bussa dentro e chiede di uscire, il suo scaturire dipende dalla resistenza che gli è stata opposta. A volte la pressione è talmente alta da andarsi a stampare in forma di emozione in chi la legge. Ecco, questa nuova creatura di Anna Maria Spalloni mi ha regalato una forte emozione, non so se corrisponda alla sua e a quello che ha sentito dentro e che le ha dettato la necessità di scrivere. Eppure, ognuno a suo misterioso modo, l’emozione che è partita è arrivata e condivido con voi questa bellezza. (Flavio Almerighi)
*