ascolti amArgine: Green is the colour – Pink Floyd (1968)

Musicalmente parlando, CR7 alla jummerda è come se Jimmy Page andasse a suonare coi Cugini di Campagna, ma torniamo alla musica seria. L’album Soundtrack from the Film More è del 1968, terzo album dei Pink Floyd, il primo dopo l’abbandono definitivo del migliore di loro. E’ la colonna sonora di un film che porta il titolo omonimo (in italiano More – Di più, ancora di più) ed è stato diretto da Barbet Schroeder. Chi ha visto questo film per favore alzi la mano, che gliela stringo.

Verde è il Colore

La pesante volta celeste restava sospesa
proteggo i miei occhi dalla luce e posso vederti
bianca è la luce che risplende
attraverso la veste che indossi

Lei giaceva nell’ombra di un’onda
indistinte erano le visioni sovrapposte
la luce del sole nei suoi occhi
ma il chiaro di luna la accecava
ogni volta

Verde è il colore di quelli come lei
la velocità dell’occhio inganna la mente
l’invidia è il legame tra quelli che sperano
e quelli che sono dannati.

Green is the Colour, testo originale

Heavy hung the canopy of blue
shade my eyes and I can see you
white is the light that shines
through the dress that you wore

She lay in the shadow of a wave
hazy were the visions overplayed
sunlight in her eyes
but moonshine made her blind
every time

Green is the colour of her kind
quickness of the eye deceives the mind
envy is the bond between the hopeful
and the damned

per testo e traduzione si ringrazia:

https://www.fabiosroom.eu/it/canzoni/green-is-the-colour/

Annunci

ascolti amArgine: Glory Box (1994) Portishead

Nel 1994 il Brasile vinse la Coppa del Mondo , Kurt Cobain si suicidò con un colpo di fucile e venne aperto il Tunnel della Manica. Era il 1994 e in Inghilterra predominava l’esuberanza del Brit-pop che aveva puntato i riflettori sui popolarissimi Blur e Oasis. Era il 1994 e dai sobborghi di Bristol nasceva un nuovo movimento, una sorta di antidoto all’euforia di quel genere che iniziava a stancare. Era il 1994 e incominciarono a formarsi i primi gruppi Trip-Pop. Un genere figlio di molti generi. Musiche che spaziavano dal Soul all’HipHop, dal Jazz al Rock Psichedelico, dalla musica elettronica al Dub, dal Funk all’House inglese.
Tutto confluiva a creare un’atmosfera cupa. Perfetta colonna sonora a quelle grandi e ormai decadenti città post industriali. Era il 1994 e nella classifica dei migliori album di tutti i tempi al 419° posto spunta “DUMMY” dei Portishead col suo singolo apripista Glory Box.

Sono così stanca di giocare
Con questo arco e freccia
Devo dare il mio cuore
Lascia giocare le altre ragazze
Perché sono stata una tentatrice troppo a lungo

Dammi una ragione per amarti
Dammi una ragione per essere una donna
Voglio solo essere una donna
Da questo momento, senza catene
Stiamo tutti guardando un’immagine diversa
Attraverso questo nuovo stato d’animo
Potrebbero sbocciare un migliaio di fiori
Spostati e fai un po ‘di spazio
Dammi una ragione per amarti
Dammi una ragione per essere una donna
Voglio solo essere una donna

Quindi non fermarti, sii un uomo
Basta dare un’occhiata da parte tua quando puoi
Semina un po ‘di tenerezza
Non importa se piangi
Dammi una ragione per amarti
Dammi una ragione per essere una donna
È tutto ciò che voglio esserti donna
Per questo è l’inizio dei secoli dei secoli
È ora di andare oltre

Dammi una ragione per amarti
Dammi una ragione per essere

Testo originale

I’m so tired, of playing
Playing with this bow and arrow
Gonna give my heart away
Leave it to the other girls to play
For I’ve been a temptress too long
Just
Give me a reason to love you
Give me a reason to be, a woman
I just want to be a woman
From this time, unchained
We’re all looking at a different picture
Through this new frame of mind
A thousand flowers could bloom
Move over, and give us some room
Give me a reason to love you
Give me a reason to be, a woman
I just want to be a woman
So don’t you stop, being a man
Just take a little look from our side when you can
Sow a little tenderness
No matter if you cry
Give me a reason to love you
Give me a reason to be, a woman
It’s all I want to be is all woman
For this is the beginning of forever and ever
It’s time to move over
I’m so tired, of playing
Playing with this bow and arrow
Gonna give my heart away
Leave it to the other girls to play
For I’ve been a temptress too long
Just
Give me a reason to love you
Give me a reason to be

letture amArgine: alcuni inediti di Salvatore Leone

Ricevo e diffondo con piacere questi inediti di Salvatore Leone, che ringrazio con stima. C’è un soffrire lento, paziente, a volte insofferente (mi si perdoni l’ossimoro, ma è così) che rende queste poesie davvero interessanti e degne di più letture. Non è facile per nessuno portare sulle spalle la propria umanità, pesante e fiera come Anchise sulle spalle di Enea. Salvatore riesce nell’esplicitarla tutta, umanità e fatica, condividerla con il lettore, attraverso una scrittura densa, mai autocompiaciuta, che ne fa uno degli autori migliori letti in quest’ultimo periodo. Aria buona, scostante, lunatica, difficile da chiudere in mano. Insomma Questo ragazzo è davvero una bella penna.

Acque nere

Condannato a un rivolo d’acqua
ritiro quello che ho detto, l’inferno, una felce stretta
coi denti, neanche il sole mi bagna col fuoco,
dove a pregare facce consumate
non si hanno colpe originali, vizi rosa di pesco
ma sputi simili a fiori, o fiori larghi come gridi
piantati alla schiena, mentre tu scuoi il mio deserto,
e dalla bocca fuggo a una simile
pioggia?

Stringo al petto nere petunie,
figli con sguardi d’argento che non sanno
piangere, chiamare.

sl2018

Danza per Erode

Dalle tue ossa d’avorio scolpite
danza per Erode il loto e le gemme
sporche di luna, ad impreziosire il dolore
quel ventre poggiato a un guaito d’uomo.
Dal ritrarsi di scapola e dal pomo
sfoggia antichi languori,
danza negli ori degli specchi
poi, onora la sete, il vizio di questo re
nel suo incarnato decadente
che diede un nome a mille figli
d’occhi cerulei, nella ballata dei martiri.
Dal gemito e dal collo, danza
nel sonno di chi ha perduto la tempia
in lenzuola d’argento. E poi danza
al tremore del rubino al capezzolo
negli spasmi di effimere contrazioni
arresi alla bellezza del sangue.

sl2018

Odissea

Amo le gambe
degli uomini distesi al sole
la invidia per chi si innalza
brancolando nella sabbia.
I padroni di questo inferno
dagli inguini possenti.
Loro, che non sanno più nulla del mare,
si bagnano la fronte per difendersi dal sole
e avanzano solenni nella pietra,
un cielo duro finito sotto i piedi.
Non sanno nulla dell’acqua
la guardano che è bello l’azzurro
ignorando l’abisso di cui sono fatti.
L’alba mi aggrappa allo scoglio
sfinisce la gola.
Amo le camminate decise
rigonfie ai polpacci
la gelosia per chi ha avuto oriente.
Le schiene dritte che non sentono
ragioni.
Canto, ed io canto
le inutili squame d’argento,
una lastima antica
che infrange ogni barriera del suono.
Amo quegli uomini ad ampio torace
che respirano
lontano dalle battigie.
La mia rabbia di sale rinnegato.

Ed io canto,
giunto fin qui a malocchio
fino a spaccarvi i timpani
le braccia, le rose.

sl2018

Kasba

Da queste parti
il bianco m’annorba
e il cielo lamenta preghiere
di zucchero a velo
per le vie di cani ispidi con i denti,
grandi pozzanghere a specchio
dove pettinarsi e gioire

A Kasba
il sangue delle carni
si accorge dei muri pallidi,
e i ventri delle donne
sudano sempre, hanno ombelichi
che gridano, smorfie coperte d’argento,
mentre gli uomini che abitano i tetti
nelle pose di serpi in amore
imbrattano la notte
con l’acqua sacra dei gelsomini

Ci sono sguardi
che aspettano di consumarti, lentamente
com’è lenta la luna che mi cambia.
Dietro le persiane ingraziosite di lumini
si muore adagio, col pudore
dei rumori

***
Salvatore Leone è nato in Sicilia nel 1971. Dal 2012 raccoglie i suoi testi inediti
nel blog Il vizio dell’aria. Poesie a ritroso. Qui il suo blog che invito a visitare:

https://ssalvatoreleone.wordpress.com/

letture amArgine: Raffaella Lanzetta il rosso diventa Poesia

Raffaella Lanzetta è imprescindibile dalla sua poesia, cui dedica vita, anima e cuore. Un esempio di coerenza nella proposta continua della propria sintesi di raffinatezza e capacità comunicativa. La sua raccolta di esordio porta il titolo Fammi Diventare Poesia per i tipi di Chillemi Books con prefazione di Vincenzo Mollica.
Ne scrive Pier Paolo Segneri:
Al di là delle apparenze, la poesia di Raffaella Lanzetta è una poesia molto carnale, sanguigna, palpabile. È una poesia che sprigiona l’essenza, che respira, guarda, agisce e seduce il lettore. I suoi versi, non a caso, sono fatti di corpo, di mani, dita, carezze, pelle, amplessi, capelli, bocca, labbra, ventre… Sempre alla ricerca di un abbraccio fisico, ma che sa bene dove inserire l’elemento simbolico, il senso “altro” delle cose, quello allegorico e spingere il lettore verso la metafora.
Insomma, le parole di Raffaella sono fatte innanzitutto di carne. Forse è anche per tale ragione che si sente un’enorme passione nella scrittura della Lanzetta, con il rosso – infatti – a giocare un forte ruolo come presenza che ritorna frequentemente: rosso o scarlatto. Potremmo dire che, anche per via del suo approccio appassionato alla poesia e alla vita, è il rosso il colore dominante della lirica di Raffaella.
Eppure, questo sinuoso sfiorare e toccare il petto, il saziare un desiderio o i ben disseminati rimandi al piacere, ai sensi ardenti, al ritorno di parti del corpo, quasi a segnare il verso di riferimenti veri, visibili, palpabili, eppure… malgrado questo continuo dare sostanza e offrire una materia concreta alla forma del verso, ecco esplicitarsi il desiderio di andare oltre i piedi, oltre i pugni, oltre la carne, al di là delle gambe e del grembo. Ma alla ricerca di cosa?
Qualcosa capace di tenere insieme il tutto: l’amore, la famiglia, Dio.
Insomma, una tale carnalità resterebbe intrecciata, imbrigliata o impigliata nella vita terrena o negli abissi se non vi fosse la capacità della poetessa di andare fino in fondo, di scendere in profondità, di entrare nell’anima, di svelare il cuore e ricreare una forte senso di spiritualità nel lettore che si lascia accompagnare dentro i sogni, nel mare, addirittura nella preghiera. Ed ecco, allora, che i versi si liberano da quella concretezza viscerale e, anzi, si elevano dal rischio di soffocamento andando verso il cielo, alla ricerca di aria, eternità, infinito.
Di più: per trovare l’essenza della vita, i suoi versi ricercano il vento come farebbe un aquilone, con gioia e allegria, per trasformare le tante emozioni in un volo, in un gabbiano, in un batticuore. Qui comincia la danza, il volteggiare di un ballo tra le nuvole, le costellazioni e le galassie… A mio parere, è la poetessa stessa la danzatrice. Non la poesia. Ovvero, le due cose qui coincidono, sono unite dall’elemento del fuoco.
L’altro elemento sempre presente è l’acqua, in tutte le sue forme: mare, fiume, corrente, sorgente, rivoli, flusso. Direi che il mare è una presenza irrinunciabile della poesia espressa nel libro “Fammi diventare poesia”. Forse, è il mare il vero destinatario di una tale preghiera.
Infatti, davanti al mare o sulla sabbia o tra i granelli si percepisce il filo rosso della malinconia che percorre tutta l’opera e trasmette un senso di solitudine, una solitudine che resta e che soffoca, che sembra scandire un tempo senza fine, come se potesse subentrare l’indifferenza a rendere vuoto ogni verso scritto, ogni amore vissuto, ogni respiro di vita.
Ma se il lettore coglierà i suoi versi, allora Raffaella Lanzetta potrà dirsi salva. È soltanto il lettore che può farla diventare poesia.

Entriamo quindi con la lettura nel mondo di Raffaella Lanzetta.

LA RAGAZZA DALLA VALIGIA ROSSA

Nella valigia rossa ho
messo la mia casa, in fretta
ho nascosto tra i vestiti
gli abbracci dei miei cari
ad ogni partenza,
ognuno una data, un’ora.
Con la valigia rossa
verso il freddo e il caldo,
tristezza e felicità,
compagnia e solitudine.
Ho corso sui treni della speranza
con il mio solo nome,
ripetuto a me stessa
ed ho inventato il volto dell’anima
in cerca di futuro.

TACCHI NEI BAGLIORI

Tac..tac..
nel buio i tacchi si
si inseguono alla ricerca di
speranze nascoste.
Le ombre nascondono i
dolori della luce dell’alba.
Luci riflesse sul Tevere
falsano realtà nascoste da
menti molli,
perse nelle acque melmose
di vizi scoperti alla
complicità del silenzio,
le anime si aprono alla
sinuosa musica di un
giovane straniero.
Guarda.
I tacchi si seguono
frettolosi, la carne è in
tensione.
Mistico il bagliore sul suo
pallore,
mistico il sospiro per un
bacio negato nelle ombre
della notte.

ROSSO D’AUTUNNO

Nuda.
Vento vestimi di foglie d’autunno,
di rosso vestita adorna i capelli in splendidi intrecci.
Bella.
Luna stregata miscela ardori,
sussurra pozioni,
svela i segreti di una notte d’amore assassina.
Stanca.
Il mio ventre giace appassito in un sonno d’autunno,
di vin rosso intriso,
lasciando il tuo nome su una piccola mela scarlatta,
inciso.

****

Raffaella Lanzetta, nata a Palazzolo sull’Oglio provincia di Brescia, cresciuta ad Aversa nel casertano, ora vive al centro dello Stivale, Roma.
Laureata in Lettere Classiche all’Università “Federico II” di Napoli, per amore della poesia ha cercato di trasmettere la sua passione per le lettere ad alunni della scuola secondaria di primo e secondo grado per due anni. Un Master in Risorse Umane l’ha portata a Roma, dove dal 2001 lavora in Rai prima in programmi come Porta a Porta, Vita in Diretta, Tg1, attualmente presso la Direzione Digital.

letture amArgine: poesie da L’Inganno della Rosa di Guido Caserza

Un tempo si sarebbe detto comunque vada, sarà un successo. E’ quello stesso successo che auguro a un poeta da poco conosciuto in rete, Guido Caserza, quei suoi versi particolarmente onesti hanno risvegliato la mia attenzione. Se poi andiamo a rileggere ci accorgiamo che oltre l’onestà nella capacità di scrittura, c’è una buona penna che sa dare, oltre a ottimi versi, suggestioni la cui eco restano dentro, e almeno per un po’risuonano. Non ci vogliono certo doti medianiche per comprendere l’attenta, tormentata, osservazione e l’ammirazione dell’autore per l’universo femminile, la rosa altro non è che questo. Almeno per i tre brani qui proposti da Caserza.
Le poesie sotto costituiscono l’anteprima di un volume ancora in fase di realizzazione: L’Inganno della Rosa per la Casa Editrice Dei Merangoli. Buona lettura.

1.

Come le rose a noi giungono i giorni
quando il respiro dimora fra labbra
prescelte e un petalo che si distacca
è la seta di un sogno che affiora.
Lo sguardo che questo comprende
sa che nulla succede tra un fiore
e l’altro: al terzo petalo
è già un sogno la vita
come le tue dita capricciose
che interrogavano la corolla,
fra un sì e un no
schernendo due petali alle labbra.

Un velo contro vento sono ora
i miei petali sulla tua bocca,
ma profondo come una rosa
è il cuore che ti cade innanzi
nel segreto viavai dei giorni.

Come le rose a noi giungono giorni
dai minimi battiti e alle feste di maggio
andiamo a piedi incauti sulla via del ritorno:
il volto che questo comprende sa
che più dolce metro non esiste
se nel tuo appassire un’altra rosa vive.
Nulla succede tra un petalo e l’altro,
ma soave nel sole va colui che ti ama
se verso di lui tu sola
tessi i tuoi raggi segugi.

L’ultimo dei giorni che muove muti sospiri
è il più bugiardo dei giorni, il grigiovestito
con le sue pasticche di sonno
e cento petali sull’ombra più densa.

Come le rose a noi giungono giorni
dalle cui guance nulla compiange
il distacco di un petalo,
affinché un solo petalo sveli
l’inganno della rosa.
Più soave mi sarà allora baciarti
nel fatale dei giorni quando,
tornati alla tua bocca, i petali
come lustri moscerini
danzeranno la loro marcetta,
ma più dolce ancora mi sarà perdere i tuoi baci
se la morte, più ricca di me,
non smetterà di baciarti,
mentre le rose, staranno le rose
aggrappate ai tralci.

2.

Rosa delle rose tu sei:
in te è il terrore dei petali
se così tu vieni, coi piccoli
fianchi in fiore, nuda
oltre ogni barriera, con un bacio
maschio che rosseggia sul viso,
che mi rende così folle.
In te è il terrore dei petali
se di tutte le rose ne fai una
e ti mostri, perfetta e breve,
in una taglia da sedicenne.
Mia piccola rosa, la ciocca
che ti fa così bella in fronte
innalza il tuo ventre a Dio,
ma in te è il terrore dei petali
se con un solo bacio mi mostri
la via della paura.

3.

Rosa di rose, per te, lunatica,
invento un quadrante di soli: lì
non è luogo, né tempo, in cui
tu possa dir
sì amore e poi no amore. Tutto
vi è assenza e parole fuori posto
ma tu sei la rosa per cui il mondo
spaccia taciturno le sue vanità.
Rossa rosa lunatica, per te invento
luce di canneti e niente notte: lì
non è spazio, né ora, in cui
tu possa far battello e poi molo. Tutto
vi è assenza e pensieri fuori sesto
ma tu sei la rosa per cui il mondo
spaccia le sue ragazze insolenti.
Ma quale rosa tu sei! La più lunatica
che spegne le ore, la bocca
di petali che inghiotte la luna.

***

Guido Caserza. (Genova 1960).
I suoi libri in prosa sono In un cielo d’amore (Zona, 2003), Vera vita di Gesù (Oèdipus, 2005), Fiabe a serramanico (d’if, 2007), Apocalissi tascabile (Oèdipus, 2012), Storia della mia infanzia ai tempi di Silvio Berlusconi (Zona, 2012), Primo romanzo morto (ad est dell’equatore, 2013), I 20 di Auschwitz (Oèdipus, 2017).
In versi ha pubblicato Allegoriche (Oèdipus, 2001), Malebolge (Oèdipus, 2006), Priscilla (Oèdipus, 2008), Flatus vocis (Puntoacapo editrice, 2014), Opus papai (Zona, 2016), Resto due (Zona, 2018)

ascolti amArgine: Mad World – Tears For Fears

Il brano è del 1983, terzo singolo tratto dal loro album d’esordio The Hurting. Molto nota è la cover realizzata da Gary Jules per la colonna sonora del film Donnie Darko.

Ai pischelli che vogliano sapere di più su questo duo:
https://it.wikipedia.org/wiki/Tears_for_Fears

Tutto intorno a me sono volti familiari
Luoghi logori, facce consumate
Lustre e pronte alle loro corse quotidiane
per andare da nessuna parte
Le loro lacrime stanno riempiendo occhiali
senza espressione
Nascondimi la testa voglio affogare il mio dolore
Nessun domani
E trovo che sia triste e divertente
I sogni in cui muoio sono i migliori che abbia mai fatto
Trovo difficile dirti perché sia così duro da affrontare
quando le persone corrono in circolo è tutto
un mondo pazzo
I bambini aspettano il giorno in cui si sentiranno bene
Buon compleanno
Fatto per far sentire loro
il modo in cui ogni bambino dovrebbe stare
Siediti e ascolta
Sono andato a scuola e sono stato molto nervoso
Nessuno mi conosceva
Ciao insegnante dimmi qual è la mia lezione
Guardami attraverso, guarda dritto attraverso di me
Lo trovo triste e divertente
E’ un mondo pazzo
Ingrandisci il tuo mondo
E’ un mondo pazzo

All around me are familiar faces
Worn out places, worn out faces
Bright and early for their daily races
Going nowhere, going nowhere
Their tears are filling up their glasses
No expression, no expression
Hide my head I want to drown my sorrow
No tomorrow, no tomorrow
And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you ‘cause I find it hard to take
When people run in circles it’s a very, very
Mad world
Mad world
Mad world
Mad world
Children waiting for the day they feel good
Happy birthday, happy birthday
Made to feel the way that every child should
Sit and listen, sit and listen
Went to school and I was very nervous
No one knew me, no one knew me
Hello teacher tell me what’s my lesson
Look right through me, look right through me
And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you ‘cause I find it hard to take
When people run in circles it’s a very, very
Mad world
Mad world
Mad world
Mad world
And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you ‘cause I find it hard to take
When people run in circles it’s a very, very
Mad world
Mad world
Enlarging your world
Mad world

letture amArgine: Tre estratti da Correnti contrarie (Ensemble Ed.) di Angela Greco

Ecco la poesia come dovrebbe essere ogni giorno! Parole sempre pronte ad assumere significati nuovi, spogliate di ogni orpello, del culto della personalità e di tutto quanto non sia connesso alla Poesia nel senso più stretto del termine. Angela Greco sa raccontare attraverso la sua poesia, sa creare descrivendo. Ne vengono versi densi, che nulla concedono alla pesantezza o al tentativo di stupire: versi suoi, un lettore normodotato giunge in fretta, leggendoli, a riconoscere la mano e il talento di questa autrice. Un altro contributo della poesia del Sud, trascurata un po’ troppo da critici e media, forse troppo concentrati sui fenomeni, da non accorgersi che la Poesia c’è o non c’è. E qui ce n’è tanta, buona lettura.

#
La meridiana segna un’ora nuova
sulla parte bassa del vestito di Clara.
Il fiore dall’ombra sanguigna
dice che è il momento.

Clara guarda nello specchio
e sente premere alle spalle.
La mano dalle unghie corte racconta
l’ultimo lavoro e l’immaginazione è
il miglior salario garantito.

L’armadio nasconde parole.
Si è persa la chiave.
Clara racconta di sé ridendo.

La voce fuori campo scrive
sola sul foglio bianco.

#
Clara resuscita dopo dodici giorni
dalle costrizioni del grande freddo.
Rinasce nuda primavera
in una mattina insolitamente calda,
in una foto sfuocata dalla fretta.

Desiderio feroce di appartenersi.
La strada, una lastra di ghiaccio,
tende l’agguato, minando la traversata.
Hopper guarda seduto alla scrivania
i fianchi larghi che ripongono fascicoli.
Appena sotto l’oscurità di ripiano e ventre
preme un’altra stagione.

#
The Man With The Child In His Eyes
sorride quando si sente al sicuro.
Clara sa aspettare la sua ricompensa.
Poi accende una sigaretta e pensa.
Clara sa ascoltare il fumo dalle sue labbra.
Adesso il bagliore di un ricordo futuro
dà parole per una nuova poesia.
Clara sa già di cosa parleranno domani
e disegna cerchi dorati su un foglio nero.

L’uomo conosce il controluce del volto di Clara
e lei gli svela una spalla e un neo.
Si conoscono per successione di promesse.
Sanno dell’usignolo e dell’allodola, il nome e la guerra.

il libro è acquistabile qui:
https://www.edizioniensemble.it/prodotto/correnti-contrarie/

Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la famiglia. Ha pubblicato in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, 2008) e in poesia: A sensi congiunti (2012); Arabeschi incisi dal sole (2013); Personale Eden (2015); Attraversandomi (2015); Anamòrfosi (2017); Correnti contrarie (2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (formato elettronico, Quaderni di RebStein LXVII. Settembre 2017). È ideatrice e curatrice de Il sasso nello stagno di AnGre (http://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Commenti e note critiche all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.