Letture amArgine: INCIPIT di Annalisa Rodeghiero (Stravagario, 2019)

la conta in genere si fa toccando le teste/una a una

Noi uomini non abbiamo il privilegio di “sentire” una vita che ci sboccia dentro. Invece sta a noi proteggerla, dare sicurezze a chi la porta.
Ogni vita, dunque, è, dovrebbe sempre essere, un gesto d’amore: un investire sul futuro.
Incipit significa inizio. Questo libro è in buona parte dedicato alla nascita e al primo anno di vita di Isabel, figlia del figlio di Annalisa Rodeghiero, l’autrice. Ne interpreta la contemplazione dell’inizio vita: tutta la bellezza che è stata ed è in quell’incipit.
Sono certo che, un giorno, quando Isabel potrà leggere questo libro, sorta di capsula del tempo, capirà da quale e quanto amore proviene.
Incipit dell’incipit è il tratteggio dell’ambiente e del tempo da cui proviene, con tutte le sue tragedie e il continuo ringhiare.

Questo è un buon libro di poesia, oltretutto ottima la prefazione di Giacomo Vit, per niente invasiva, ma tutta protesa a tratteggiare una poesia sincera, soprattutto onesta, calata nell’ambiente e nella natura. La scrittura di Annalisa, rispetto alle precedenti prove, si conferma così nella sincera verità del suo sentire, sapendolo ben scrivere.

Disordine verticale

Quanti girotondi d’abeti mancheranno
ai boschi del Kranz o verso il Gruppach.
Uno due tre
la conta in genere si fa toccando le teste
una ad una
in fila con la mano,
ma ora lassù sull’Altopiano
dentro un silenzio che sembra innaturale
tronchi dormono sui tronchi
disordinatamente
corpi ammassati nelle fosse.
Forse allora io non so contare
fino a mille duemila tremila,
una alla volta la nostra distrazione.
Uomo contemporaneo che inciampi e cadi
sopra i tuoi stessi errori, uomo sguardo orizzontale
che vedi a senso unico le cose
ascolta la radice che ti parla, colma l’incolmabile distanza
tra te e il suo grido verticale.
Poi aiutami a finire quella conta.

Trecentomila possono bastare.

Altopiano di Asiago, 29 ottobre 2018: migliaia di alberi testimoni della storia millenaria del luogo vengono falciati da raffiche di vento e dalla furia della pioggia.

*

Dopo che mi hai detto di Julia

Vederti rifiorire per un pensiero in germe,
un seme poi radice che trova la sua zolla,
stagione che ritorna a pura essenza.

Accarezzarti intatto
nel dettaglio che conta e chiedermi
da quale lontananza arrivi
la dolcezza che adesso t’appartiene.

Ha avuto bocca di madre il destino
quando nel dubbio
hai girato il capo all’ansa sua nel fianco.

E allora vai senza paura,
senza paura corri incontro al sogno
come vanno gli uccelli al cielo.

Figlio amato sopra ogni bellezza al mondo
ritrovata gemma che s’apre tra le ciglia.
Figlio-pazienza, inesauribile speranza.

Figlio stupore
figlio quasi padre
amore

*

Ciliegi in boccio

Sembra un’ala d’angelo la mano
palmo aperto sulla fronte
al richiamo concavo del cielo
mentre dormi e tace
l’inquieto vivere del mondo
nell’area gioco dei ciliegi in boccio.
Dalla terra salgono
e in te si coniugano i verbi buoni,
cerchi si fanno le parole
nei suoni nuovi del silenzio.
Arrivi e già sei soglia
che in là confonde il tempo.
Nel confine azzurro dei tuoi occhi
voli e gridi si danno appuntamento.
-Di troppa luce- respira ignara
intanto.
Resta al riparo
nella culla come fino a ieri in grembo.

*

San Lorenzo, le stelle

È che proprio non mi riesce
di affidare a una presunta stella
che cade, il nucleo pulsante di me stessa.
Un desiderio
e ne avrei cento se ti guardo
e penso e conto gli anni
che riuscirò a contarti sulle dita.
Un desiderio e cento ne avrei
se mi chiedessi, quali selezioni naturali
agiranno su di te, ibrido lussureggiante
dentro il nido d’oriente
sradicato dalle gronde ramate.
Affido allora i sogni nati in nuova terra
-tua solo a metà- ad una stella
che nasce.
Fornace di parole per poeti.

Che tu lo sia, piccola mia.

*

La bambina del treno

“Ho bisogno di vedere il mare”
dice a sua madre la bambina.
Necessità dirompente nello sguardo pulito
a catturare vastità d’azzurre gocce
senza contarle, senza sabbia a finire
dentro il vetro del tempo
che si restringe a strangolare i giorni
ma non i sogni dei bambini
che ancora sanno accorgersi del mare
e delle piane di girasoli
dal treno che corre
sopra le parole inutili degli adulti
ciechi che sbraitano.
“Ho bisogno di vedere il mare”
dice a sua madre la bambina.

*

Ereditarietà (Annalisa & Isabel)

Scrivere di te
che agganci il tempo al mio
moltiplicandolo senza scadenza
in doppia tripla plurima esistenza.
Grandezza inversa la mia fine
ora non fa più paura.

Morte quasi tersa.

Mio termine, mio prolungamento
mio frammento d’elica nei geni.
Quando tremi pensa quanto anch’io ho tremato
quando piangi guarda dove ho pianto
quando ami leggi come ho amato.

È tutto scritto là
dove finisce il nome mio
per cominciare il tuo.

***********************************************

Annalisa Rodeghiero è nata ad Asiago e vive a Padova dove si è laureata in Scienze Biologiche.
Ha pubblicato i volumi di poesia: Percorrimi tutta (Art&print 2013), Di spalle al tempo (Venilia Editrice di Natale Luzzagni, 2015 con prefazione di Stefano Valentini, Versodove (Ed. Blu di Prussia, 2015 con prefazione di Nazario Pardini) Incipit (Ed. Stravagario 2019 con prefazione di Giacomo Vit), tutti premiati in prestigiosi concorsi nazionali e internazionali.
Ha ottenuto numerosissimi riconoscimenti anche con l’inedito rientrando spesso tra i vincitori.
È presente con altri autori in Antologie di prestigio: Leucade Antologia poetica a tema IL PADRE di Nazario Pardini, Il segreto delle fragole 2018 Agenda Poetica (LietoColle), Lunario in versi (11 poeti italiani) iPoet 2018 di LietoColle, Antologia proustiana Una notte magica, magie e cunicoli spaziotemporale di La Recherche curata da Giuliano Brenna e Roberto Maggiani. Sue poesie e note critiche di testi sono contenute nel IV volume “Lettura di testi di autori contemporanei” curato da Nazario Pardini.
Collabora con riviste letterarie nazionali cartacee e on line (Versante Ripido, La Recherche.it, Alla volta di Leucade) con note critiche e testi poetici.

15 pensieri su “Letture amArgine: INCIPIT di Annalisa Rodeghiero (Stravagario, 2019)

  1. Il titolo è l’alba e il cuore del libro. Grazie Flavio per l’attenzione al libro, per averne colto il senso pieno. La scelta delle poesie mi ha emozionato, rileggersi attraverso altri occhi, è come ridare forma alla stessa poesia.

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