segni

segni, sulla pelle,
sulle spalle, segni dentro,
sono infiniti:
morto illogico
il destino va, e viene

copre in verde
i cavi delle centrali elettriche
durante tutto
lo straordinario piattume
di verità e rigetto

il rigore viene battuto
in area di calcolo,
l’area piccola è stretta
là non si respira,
non si parla più

ho un sacco di problemi,
tu sei la mia transenna.

il treno, boccone bloccato,
voleva lasciare i deportati
in partenza

7 pensieri su “segni

  1. – I SEGNI – non sanno nulla dei deportati che pure, accompagnano ovunque! Nasce nell’illogicità la parola dei -segni- che Almerighi calibra e nel verso spezza, come fa il treno quando deraglia…”Segni”, da pronunciarsi anche, “i treni sanno! Complimenti Flavio!

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