Tormento

Tormento non ha genitori,
vive facendosi il caffè
ogni risveglio che il calendario
manda a infastidirlo.
I fondi sono apocrifi, illeggibili
forse non si scrive su fondi di caffè.
La radio lo fagocita ogni giorno
la canzone è sempre quella.
Tormento ha opinioni precise
su ogni scibile della vicenda umana
sa commentare e fare spallucce,
dimenticare alla svelta
i piccoli bastardi al piano superiore.
La sua casa ha pavimenti in capelli,
il frigo da sbrinare
amanti sciolte da dimenticare
chili da perdere, imbecilli da sfuggire.
Tutti rivorrebbero il latte materno.
Ogni mattina punta la sveglia poco prima
per un bagno rinviato al giorno dopo,
coerenza è star fuori fino a tarda sera.

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Non t’innamorare.

Come fan presto a sfiorire le viole
quando allontanare diventa sparire.
L’orizzonte contuso non si avvicina
per paura di ferirsi, ferire
dove il sangue è luna piena
scontenta e senza fine.
L’uomo delle scope uccide
lanciandone ovunque,
anche in mezzo al mare.
Non t’innamorare.
Le ragazze, zanzare ancheggiano,
tabernacoli possibili
ingombrati da un’estrema unzione.
Ogni anno cambia spine,
nuove cose, il padre va via ogni giorno
dall’ultimo piano più vicino al cielo,
le zanzare mangiano
con più amor proprio,
a nulla valgono le voci.

foglio assenze

Com’è bello questo rosso acceso!
Noti il tremolio della sinistra?
Ogni domenica si spezza come l’ostia
finché non torna foglio assenze.

Il tempo liquiderà in abbracci.
Durante ogni temporale si sa,
i primi a cedere sono i bracci alle croci.
Furtivamente, dopo tanti stenti
il braccio di un giradischi attacca,
piove anche sui bambini.

Troppo presto per il Muppet’s Show
guerriglieri andalusi attraverso lo stretto,
attaccheranno all’alba,
l’aria ferma nel tempo di eclissarsi.
da tutti i dove la stessa voce.

La sera resoconti, quanto bruciato
quanto da bruciare, esortazioni.
Devi trovarla ancora la tua fortuna.
Cambio la mia
con tantissime finestre aperte.

Opportunities

quasi sull’orlo

le stelle brillano per assenteismo,
ogni pausa è conquista, finisce che
Igor si compra tre chitarre
per esercitare pubbliche virtù
suona di tutto non canta
per la gioia di cameriere
sempre pronte a tirare dritto,
larghe di fianchi
seguono la musica
quasi senza accorgersene,
le madri fingono di tutto
con mariti e figlio
quando non hanno cani siberiani,
i più giovani annusano l’aria
sempre pronti a seguire
parole mai dette dalle loro ragazze
bionde e angolose,
mangiano pizze
attizzatoi per la sete,
qualcuno ogni tanto si alza, sparisce
riappare
per la gioia di una sedia vuota,
finisce come nel pallone
il Maribor pareggia con l’Hapoel,
Igor suona come nemmeno Steve Howe,
finisce che Nagatomo è in panchina,
siede quasi sull’orlo,
ma poi scende sempre in campo

nettare e rancore

sono un’ape, ti amo
mi spoglio, vago mille fiori
anche il girasole dietro un guard rail
luci a caso

tanto che al risveglio,
immobile come il mio letto,
non se miele sia stato sogno
o momento leggero d’amore

nessun uomo scopre due volte
la stessa donna,
ma ogni perdita lascia in dono
nettare e rancore

il senza tetto

ho appoggiato lo stiletto al muro,
separato il cuore dal suo amore,
osservato una straniera grassa osservarmi
come non avesse mai visto un alieno,
abbandonato ogni velleità bellica
da corteccia a sughero

me ne sto sul ciglio
dentro una maglietta nera ad aspettare,
il caldo secca i limoni,
molti vorrebbero chiedere una sigaretta
un tizio ce la fa
perché uscito da una novella di Camus,

nasconde una pistola dentro casa
il senza tetto, tornerà soltanto
chi non ha più gambe

di tante altre parentesi


Ridemmo, sapevamo bene
oltre le risate, di pagine e nulla
complicati da percorrere:
scoprimmo comete in ogni canto,

(situazione inesistente,
telefonata anonima
con addebito al destinatario,
questa parentesi è fatta
di donne sorridenti e caparbie
con le loro pettinature
tramandate ai posteri
da spruzzate generose di lacca,
di uomini il cui cuore
si butta a indovinare,
e buttandosi cade in un roseto
luogo coltivato a spine,
di tante altre parentesi
dimenticate da dio e dagli uomini,
cerini accesi il cui ultimo anelito
rimane in mano alla recluta
vittima di un cecchino
e non c’è musica che possa
commuovere più di quella
ancora da ascoltare)

ridemmo della sigaretta accesa
che, ruotando nel buio,
descriveva un circolo perfetto
prima di morire tra due dita.