Gli Inizi

Forse non mi rintraccerei
nemmeno rientrando nell’utero,
veramente non ricordo,
ma è stato il periodo migliore nella vita
cinto com’ero d’azzurro santo
bellissimo.
.
Il restante 
è stato rincorrere sempre in ritardo,
malgrado l’orologio puntato avanti.
Sintesi di fatture, provvidenza, poche idee:
questi sono stati gli inizi.

Quasi un consuntivo di Remo Pagnanelli.

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Quasi un consuntivo


Mai stato in nessun posto
che riservasse qualche sorpresa.
Mai stato con donne
che non la sapessero lunga e pronte,
prontissime alla simulazione.
Mai stato con Dio o con mezze
divinità, data la loro ormai clamorosa
inesistenza.
Mai stato un giorno senza paura,
senza la luminosa paura
di essere dimenticati.
Perciò ora che è l’alba
me ne rimango nell’attesa,
sapendo già che tutto è scontato,
ma confidando ma fiducioso
nelle forze dell’abitudine, più forti
di ogni pessimismo e quasi necessitato
a riprendere lo spettacolo.
Una volta,
(forse due o tre volte, non di più) pensai
alla possibilità di stare insieme a moglie
e figli, ma raggiunto il vertice
di socializzazione, scivolai
nella solitudine più consapevole. Non smisi
di fornicare ogni tanto, di passaggio
e stando attentissimo, poi stanco,
anche in questo settore propagai
l’autogestione. Così si vuole che
il mio genio fosse incompreso
perché la ragione è chiara e lo vedono
tutti che non andavo d’accordo con la Storia e
così il mio biografo si lamenta
della mancanza di fatti notevoli
e prepara la tesi dell’opposto, il grosso
avvenimento sarebbe la mancanza di questi.
In questo modo va completando il
mio coccodrillo ed io lo lascio fare,
sperando nella beffa di un’atomica
che spazzi la biblioteca.
Ma non credo nemmeno alla manfrina
che mi vado preparando, del distacco
e della saggezza, in effetti ogni tanto mi
prende una rabbia cieca per le disgrazie,
mie e di altri, in quel caso fo
buon uso e dose di comuni tranquillanti.
Meno che mai propenso ad ogni forma
di riscatto, a tutt’oggi prèdico arcaismi
e cattiva letteratura.


Da Le poesie, il lavoro editoriale, Ancona 2000 , p. 83-84

Senza contesto

Come fate a non vergognarvi?
testicoli e ovaie senza contesto
cuori senz’anima, vi chiamate poeti
nei foto gruppi alle sagre della porchetta,
ai festival di parole senza leggio
scambiarvi mediocri cinque dita
da calciatori di quarta serie
.
pallori, rotolini di grasso,
la lacrimuccia al momento giusto,
baci e abbracci, e tutti gli attributi necessari 
alla calvizie dello spirito
.
fatevi coraggio manica di coglioni,
carni da cannone,
anche dopo morti
sarete dimenticati

La iena assidua

È così bello non averne voglia,
vagare tra lenzuola in cerca di morti
quasi fossero le Alture di Seelow;
chi può obbligare a iniziare un giorno
senza soggetto e con le amnesie
tutte sull’attenti.
 
La iena assidua bivacca sotto le finestre,
vende capi da due soldi a buon prezzo
nemmeno un furtarello la distrae.
 
Il vento è bipolare, cambia umore,
il cielo risponde con un solo desiderio:
liberarsi del chiodo cui è appeso.

Prima di dormire

Si vive d’arte, si muore d’arte,
il resto è commercio, scampoli, saldi
se la stagione finisce troppo presto:
i camerieri dal mare finiscono in montagna
per fare le stesse cose, giocare a scacchi
con appetiti sempre uguali, gli stessi cavalli
scommesse perse al primo sparo,
nessun arrivo e una sigaretta
prima di dormire.

L’aria è felice

Sarà la Stella di Urano
un legno rimasto tra le braccia
a rassicurare i piedi
che non toccano terra,
ma l’aria è felice
.
nei sottointesi più bui
si avvertono interiorità
impossibili in pieno giorno
tra odori acri, rumori
e al continuo sapore d’attese
.
in realtà non so quali,
quanti passi siano immaginabili
a percorrere una notte sola
per scoprire l’altro me
e imbrogliar le stelle.

Stanze di artisti

Stanze di artisti,
non uffici di rappresentanza,
scarabocchi sulle pareti
portacenere e lune
abbandonate in religioso silenzio

commuove l’idea stessa
di portare il cane in strada
o in stazione a mostrare gli occhi,
colpire al cuore passanti
e viaggiatori distratti
con l’arte del turbamento,
unica, che comprende l’obolo.

Potrete soltanto immaginare
la pace del termine,
quando mani e mente
si sentono scavate, finite
di ogni residuo
e la ruggine è scesa,
mentre il cuore caldo
si riempie di affetto!

Lettera di ringraziamento a un piccolo etrusco

Sei la bella quando la vita non pareggia,
l’abbraccio a una sconosciuta
dentro un albergo dopo il terzo goal,
il Presidente esultante in tribuna d’onore
tra un re stranito e un cancelliere dimenticato:
non ci prendono più,
anguille, lepri abituate alla paura
di non saper correre,
di essere e non essere, sei acqua
rimediata mentre gridavo pieno di gioia
sporgendomi da un finestrino,
gli sberleffi ai tedeschi sulle spiagge di Marina
fino all’autunno.
L’estremo, inevitabile, imbecille autunno,
dopo ogni estate quando tutto si allontana
per diventare irripetibile.

lettere su foglie

sembravano parlare, a tutti gli effetti
sceneggiature venute bene
dopo cena a luci spente
quando il muschio inonda la coscienza
e prende spazio un’Ade di uccelli notturni
per un sonno aggressivo,
niente è per caso
crudele voler fare quadrare a ogni costo
le misure siderali di una piramide
con la teoria del nulla:
siano le alture modeste di San Marino
o i soggetti lasciati in acqua
da un finto Modì,
gli autunni si inseguono
rendono scivolosi i sentieri,
non c’é molto dentro le acquasantiere
del periodo attuale,
tuffano dita devote
dentro un fondo di polvere e sale