Stanze di artisti

Stanze di artisti,
non uffici di rappresentanza,
scarabocchi sulle pareti
portacenere e lune
abbandonate in religioso silenzio

commuove l’idea stessa
di portare il cane in strada
o in stazione a mostrare gli occhi,
colpire al cuore passanti
e viaggiatori distratti
con l’arte del turbamento,
unica, che comprende l’obolo.

Potrete soltanto immaginare
la pace del termine,
quando mani e mente
si sentono scavate, finite
di ogni residuo
e la ruggine è scesa,
mentre il cuore caldo
si riempie di affetto!

Lettera di ringraziamento a un piccolo etrusco

Sei la bella quando la vita non pareggia,
l’abbraccio a una sconosciuta
dentro un albergo dopo il terzo goal,
il Presidente esultante in tribuna d’onore
tra un re stranito e un cancelliere dimenticato:
non ci prendono più,
anguille, lepri abituate alla paura
di non saper correre,
di essere e non essere, sei acqua
rimediata mentre gridavo pieno di gioia
sporgendomi da un finestrino,
gli sberleffi ai tedeschi sulle spiagge di Marina
fino all’autunno.
L’estremo, inevitabile, imbecille autunno,
dopo ogni estate quando tutto si allontana
per diventare irripetibile.

lettere su foglie

sembravano parlare, a tutti gli effetti
sceneggiature venute bene
dopo cena a luci spente
quando il muschio inonda la coscienza
e prende spazio un’Ade di uccelli notturni
per un sonno aggressivo,
niente è per caso
crudele voler fare quadrare a ogni costo
le misure siderali di una piramide
con la teoria del nulla:
siano le alture modeste di San Marino
o i soggetti lasciati in acqua
da un finto Modì,
gli autunni si inseguono
rendono scivolosi i sentieri,
non c’é molto dentro le acquasantiere
del periodo attuale,
tuffano dita devote
dentro un fondo di polvere e sale

Louise Brooks

Perché non posso
fare il drago questa volta,
e tu il vaso di Pandora?

Non so quali ombre
nutrano
certe attrazioni notturne,
il pianto dei salici,
o il sorriso alle iene.

Quante anime s’incontrano
nei frattempo dell’attesa.
Tutte uguali
spalancata la chiusa,
bianche e lisce non le distingui.

La fine del mondo
non credo sarà di notte,
ma poi farà buio.

voci dal vivo

autori non autori
dinoccolati aurei deserti
battibecchi di uccelli
su rami insabbiati
ovunque un vento fastidioso

un letto assai in piena
niente quiete dopo la tempesta
sulla base di nuovi orientamenti
e smarrimenti, voci dal vivo
dietro l’umanità,
evocazione stessa di qualcosa

anonimi il cercatore, il suonatore
e la sua lira dai margini onerosi,
la liquirizia in bocca
tutta nera notte
e nessun verbo

sembra idiota

sembra idiota,
risuonano sul selciato
bellissimi passi di sole
nel momento in cui
l’odiato autunno consuma abusi
su tutto quanto è stata luce

poeti giornali radio,
meteopatici talmente ovvi
da costruire l’estate
a metà giugno, rimpiangerla
ai primi di ottobre,
farle il funerale
malgrado le caldane
a suon di schiocchi d’ego
e conchiglie sul comodino

lo splendore messo a dormire
nei sottoscala a fianco,
assieme a vecchi album
e testi di amanti non morte
di cui nemmeno gli spiriti,
poveri idioti, hanno sentore

Altrove

con tante stelle che ancheggiano
non ha voglia di uscire,
proibito andare per qualcosa
con tutto il caldo che salta addosso
ammalato di ottusità

dentro, così lontano,
spaccherebbe un po’ d’ossa
malgrado non desideri accecare la luce,
gli elaborati pretesti
rimangano altrove

nel mondo del chi l’avrebbe detto
qualche cantante ignoto
ruba un po’ di ritmo,
qualche parola
da abbellirsi e spacciare

poter dire, invocare,
portami via, rosa di violoncello,
portami via

neanche i gatti lo sanno

cosa sia, dove termini
tutto il sangue perduto
in mille rivoli rossi,
quale sia il viaggio
e quante asperità lungo il cammino,
le bottiglie di lacrime
distese ad asciugare,
quante siano le dita impiegate
a contare il tempo
da intaccare i muri

una linea sghemba
ogni sette aste a coprirle

quale mistero avvolga
lo sporco orgoglio speso
per immagini
da camminatori senza meta,
e perché debbano essere
conseguenza di amori non cercati
non voluti, se non
dalla casualità del tempo,
a loro volta pronti come insetti
a impollinare altri amori
senza pensiero, tristi
e stretti dentro una voluttà
senza domani

neanche i gatti lo sanno

a pioggia

un girino
attraversa a nuoto pozze e condotte.
cresce, irrobustisce spalle da nuotatore
non parla se non l’indispensabile.
a ridere a far star bene:
tutto si spegne terminata l’eco.
domani, crede di non avere futuro,
mentre cammina sull’erba,
innocente e ignaro al pericolo del falco
che l’afferri verso l’alto per lasciarlo andare.
tutto si getta ad appesantire il gorgo.
sulla strada quando piove