il suo domani è oggi

grande poeta
dodici anni vissuti solo per amore

dorme spesso
si allena al miglior cibo
s’innamora ogni giorno

canta agli uccelli
ma non fa una piega
porta doni inaspettati e
fosse anche uno degli achei penso
non mi darei meraviglia

spesso sono il suo divano letto
una mammella e la mano sua madre
ma sa stare solo meglio di una donna
e sa fare con grande dignità
il suo domani è oggi

unisce e impera
e quando c’è sole brilla
ne è capace

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ancora mare

Avrò tempo di riflettere
sull’infinita concia del pensiero,
che la mia vita non vale l’altra

sibila ogni steccato,
il passato emozionato dimentica
ossida ogni argento

sul mio bagaglio di fragori vuoti
differenza con quel che sono,
avrò tempo di riflettere

ancora mare, il mare
indimenticato rigurgito di spine
mi dà il braccio.

Valerio

La verità è tutta in quel portare
con dignità il tuo pezzo di carne
in Croazia, sono certo non ti deluderà.
Leggere, scrivere, far di conto.
Disperati come pochi non sappiamo
se riusciremo a lasciarci dietro
un simulacro o una stele.

Tra poco, superato il disgusto
per tutto questo inutile far di conto,
non ci vedremo più: per te
un altro impiego, per me un’altra vita.
Stona l’orchestrina sul Titanic,
sembravano luci, erano soltanto stelle.
E non conosciamo la musica.

La costa di fronte è frastagliata,
l’acqua più pulita, arieggiata
senza una traccia di sabbia.
Qui siamo più opachi, sporchi,
delicatezza è un verbo sconosciuto.
Com’è difficile salvarsi, se tutto
è pronto a sommergere l’Atlantide.

Verità è sapersi voler bene.

letture amArgine: Giorgio Montanari da Finzioni di Poesia (Bertoni Editore 2018)

I poeti vogliono celebrarsi, parlare di loro stessi ma solo a pochi intimi. Credono di arrivare quando il super critico, il cattedratico di potere, il blogger con un po’ di audience, dopo tanto bussare invano, si accorgono delle loro nocche sfatte. Questo non è darsi in ascolto, quindi in pasto, è voler evitare a ogni costo quel “tanto non capirebbero” da utilizzare come alibi. Fintanto che i poeti non spacchetteranno davvero la propria poesia e quella altrui a un pubblico di non addetti ai lavori, continueranno a celebrare nelle loro chiese vuote.
Perciò spacchettiamola la poesia di Giorgio Montanari. Sono testi comprensibili, pensieri più che altro, possono piacere e non piacere. Ogni lettore che capiti su questa pagina, può farsene un’idea.
Personalmente questa poesia mi convince solo a tratti. La diffondo perché vale la pena che altri la leggano e magari mi dicano “Ti sei sbagliato”, la rete dovrebbe, potrebbe, ancora essere democratica. E il sottoscritto non è depositario di alcun dogma.

Te lo immagini, se i panettieri volessero vendere e dare a mangiare il loro pane soltanto ad altri panettieri? Sarebbero grassi da far schifo e il resto dell’umanità morto di fame. Ognuno si viva l’ars poetica come meglio crede, è così almeno fin dai tempi di Orazio, ma non in mio nome.

(cliccando sull’immagine la vedrete ingrandita con foto e note bio sull’autore)

Il libro Finzioni di poesia è reperibile qui:

http://www.giorgiomontanari.it/poesia/

Flusso Istintivo

Scongiuro la morte millantando di avere ancora vita breve. Lo
ripeto perché, se esiste la pena del contrappasso, so di avere
vissuto un’esistenza serena; immagino dunque che questa mia
enorme fortuna possa mio malgrado essere bilanciata da
situazioni infelici – forse solo una, talmente clamorosa da
pesare quanto cento altre.
Improvvise quanto rare “ispirazioni” portano a fissare la mia
“arte” in qualche forma nota ai più: musica, fotografia, pittura,
poesia.
Riprogetto la mia anima affinché possa esprimersi di colpo
come meglio preferisce, esplodendo l’input che solo talvolta il
cervello percepisce, e risputa sotto forma di idea. Ora, ad
esempio, sto scrivendo. Senza educazione letteraria questa
pagina è solo carta straccia degna del macero. Ma è mia.
Questo pensiero, se non fosse immortalato dalla penna blu,
sarebbe destinato all’oblio. Conscio di essere fatuo come un
bacio. Ma un bacio è eterno se viene offerto a chi lo desidera.
Resettare il mio ego: il fuco che corteggia l’ape regina; un
bianco puro in attesa di sporcarsi; il tempo scorre nella stanza
vuota; il fumo di una candela spenta, la cui cera sta per
raffreddarsi; la fiamma è svanita, senza un aiuto, non ha
potuto prevalere sull’ossigeno che prima la alimentava.
Un’altra notte breve, e poi domani nella mischia – solo, in
trincea, in attesa che la guerra finisca. La guerra del XXI
secolo.

*

Giornalismo

Una bolla mi conduce
verso una passione piena di Grazia.
Benedetti e Amati furono quei tentativi
da quando tutto nacque per caso.

L’abbonamento a una rivista che nessuno leggerà.

Un dono che ricambia un favore.
Continuare a giocare sperando
che agli altri piaccia.
Con i miei ritmi.

*

Fingendo La Poesia

Ti ho autorizzato
a sbirciare
fra gli scritti di una vita.

Mi rincuora l’idea
di offrirti un’emozione.
Mi inquieta
avere esposto
a sconosciuti
pagine salvate negli anni,
figlie di pensieri fragili,
frutto di istanti di ispirazione.

Non è facile dipingere
per chi, a fatica, distingue i colori.
È molto arduo cantare
per chi non riconosce le note.

Da bambino
mi è stato insegnato che
i libri non si buttano mai via.
Se anche tu
avessi ricevuto questa indicazione
ti avrei donato l’eternità.

*

Acqua

Galleggiare.
Solcare da soli
distese increspate
d’azzurro e di vento.
La mente ed il cuore
che, a pelo d’acqua,
discordi oscillano.

Soffocare.
Vacilla l’immenso
oceano dei sensi:
sprofondano, alcuni,
travolti da onde;
emergono, altri,
tenaci acrobati.

Annegare.
Il corpo impazzito
arranca, non smette:
la forza del mare
annulla ogni mossa.
Urlare, d’istinto,
poi il sorso finale.

gli spazi tra le virgole

Bob Altman coi suoi film
ha descritto molto bene
gli spazi tra le virgole,
la vita ha bisogno di commedia.
Dopo la fine, calato il sipario,
il pubblico scorre
verso le uscite, alcuni
spalancano le porte di sicurezza
dopo aver imitato
tre, quattro volte almeno,
i vent’anni;
in strada accendono fumi
mancati per tutto lo spettacolo,
non sappiamo sia stato l’ultimo,
a casa il silenzio è paziente.

mettere ordine

quando riportarono il mio amico
dall’India, anni a distinguerci
a passarli insieme per riuscire
a perderci di vista,
dissero “dentro non c’è lui”,
magari sta da qualche parte,
se la ride, tutto in ordine:
ma mettere ordine costa,
ci vuole buona memoria
e classe nel colare a picco,
specie quando schifosissimi ratti
si incollano ai piedi
prima di mettersi al sicuro,
poi è fatica
immaginarsi invecchiare,
l’Alzheimer, quindici denti
e un raro abbraccio,
ogni volta l’ultimo,
specie quando il pavimento ondeggia,
il braccio sinistro
fa i cazzi suoi
e il petto rimane un’isola
che non c’è;
nessuna carta lo riporta più.
intanto fuori tirano su case,
fanno soldi macinando ossa,
come se non ci fosse domani,
infatti non c’è