vivi netto ragazzuolo (2)

pubblico qui gli screen shot della conversazione avuta con il futuro premio Pulitzer per la Poesia domenica scorsa. Giusto per vedere chi ha offeso chi. Mi limito a questi, non certo a quelli delle decinaia di offese ed epiteti che la stessa ha procurato sulla sua pagina e diretti alla mia persona. Preghi il futuro premio Pulitzer che nessuno mi venga più ad offendere o a insultare.





vivi netto ragazzuolo!

Penso che oggi si sia passato il segno. Il mondo della poesia italiana ha davvero svelato il suo valore, inferiore a quello di un buon piatto di caponata. Dunque le cose sono andate così. Incuriosito dal fenomeno Vivinetto, la scorsa settimana sono andato a documentarmi. Ho letto su vari siti letterari poesie appena passabili e questa continua insistita, ossessiva definizione di “poetessa trans”. Ho provato a capire, chiedendomi tra l’altro, ma se le stesse poesie fossero state scritte da un ragioniere sessantenne e con un principio di prostata avrebbero avuto lo stesso codazzo, si sarebbe gridato al fenomeno? Francamente mi è sembrata una domanda retorica. Ho contattato l’autrice stessa girandole la domanda e cercando di attenzionarla sull’effetto baraccone che si sta montando attorno alla sua persona. La poesia è troppo importante per strumentalizzarla a fini che con la Poesia non hanno niente a che fare. Per tutta risposta la signora ha pensato bene di rivolgermi un insulto chiamandomi transfobico (o giù di lì, scusate ma nemmeno conoscevo un simile termine). A questo punto ho preferito non insistere cancellando la persona in questione dai miei contatti: ho anche saputo di un attacco da lei subito da parte di un gruppo di sedicenti pro life, non conosco i termini dell’accaduto, ma certi talebani andrebbero posti nelle condizioni di non nuocere. Ho poi pubblicato un post in cui esprimevo il mio punto di vista sull’accaduto. La signora, oltre a farmi sapere per vie traverse che attenzionerà la polizia postale su quanto ho scritto, lo ha poi diffuso tra i suoi contatti, facendo schizzare gli accessi al blog alle stelle e procurandomi una bella serie di insulti da parte dei suoi fans, che a questo punto non esito ad accostare ai talebani del ProLife o chiunque essi siano. Questo per amor di verità, aggiungendo che da oggi, stanti le pressioni e gli insulti subiti, il sottoscritto è libero da ogni vincolo associativo e/o clientelare con chiunque, sempre ammesso che ne abbia mai avuti.

perché insisti? Permani uno stronzo

Carissima Franca,
penso che potrei mentire su tutto
su tutto ma non in poesia.
Scusami,ma in poesia non mi riesce proprio di non dire la verità.
Sono talmente falsi, ‘sti sedicenti poeti del cazzo, da farmi tornare vergine.
Tempo addietro ne ho letto uno da manuale dal testo pomposo ma scarso, naturalmente mi sono premurato di farglielo sapere.
Lui si è vendicato, come chi non potendo picchiare un padre più vigoroso e grosso ne attende il figlio per affibbiargli, non visto, uno scappellotto.
Scelse un mio testo a caso e ci sputò sopra.
Per un po’ finsi di ignorarlo, infine presi due suoi testi a caso e scrissi “mi piace”.
Da allora ho un nuovo amico cui i miei testi piacciono moltissimo. Il coglione è pure distratto.

Sinceramente non tuo.
Flavio Almerighi

aforismi peripatetici

nei 5 anni di governi targati pd la questione del Mezzogiorno è stata sempre e soltanto l’ora del pranzo

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Macron è un impiegatuccio di banca manovrato da una babbiona, che è salito troppo in alto per demeriti altrui, quindi soffre visibilmente di vertigini e di un notevole complesso di Edipo.

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Jovanotti cita Terenzio? Rimane comunque un impedito, mi preoccuperei molto di più se qualcun altro citasse lui.

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Conosco donne, visibilmente scadute, che si credono ancora in garanzia.

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adoro il termine “mona” perché definisce due categorie di opposti che si attraggono

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Signor Catone

Irrilevante come tu solo sai essere,
dopo la svendita dell’ultima idea
all’incanto di pochi paraculi senza dote
per questo disposti a seguirti,
a farsi prendere il polso e la manina
per scrivere come vuoi tu,
che non guardi in faccia a nessuno
e smussi gli angoli alle piramidi
per dimostrare di avere ragione,
(dica caro Pasolini, come fu davvero
la seduta spiritica, cosa le fecero dire?)

pur di cavalcare giganti per te
sconosciuti, ma che assicuri
di avere conosciuto, e le prove
del movimento date in pasto
ai creduloni sembrano vangelo
non so secondo chi, ma secondo te
che sei nessuno per i pochi in buona fede,
quando porti a spasso l’ostensorio
con la mummia rinsecchita
di chi serve alla bisogna
per mostrare i tuoi bei bargigli
ohitè mai stati rossi
a buffoni che t’ignorano e continuano;
racconta, l’incidente come avvenne?
Senza parlare di uova con due tuorli
o tre, di quel riflusso gastrico
che seguiti a spacciare assoluta novità,
sintesi estrema di sei sette donne
che te la diedero per fare opera buona:
ipercritico nell’iper strazio
mettesti il posteriore all’asta
senza trovare straccio d’acquirente.

dedicata

Quello che Elsa non dice

La previdenza pubblica fa affondare quella privata. Sembra questo il risultato della fusione dell’Inpdap, l’ente previdenziale dei dipendenti pubblici, con l’Inps, avvenuta con la manovra salva-Italia, e successiva legge fornero del 2011.
L’ente dei lavoratori privati ha ereditato dalla gestione pubblica un buco da paura, dovuto al fatto che lo Stato non ha pagato i contributi previdenziali per i suoi dipendenti. Come il titolare di un’impresa familiare qualunque (con tutto il rispetto per le imprese familiari che i contributi li versano regolarmente). Lo stesso stato che esige dai privati il Durc, documento unico di regolarità contributiva dai suoi fornitori privati, altrimenti non li paga.
Ma un altro motivo – il più paradossale – è l’inadempimento di molte amministrazioni pubbliche che negli ultimi anni non hanno pagato i contributi previdenziali per il loro dipendenti. Con l’accorpamento avvenuto nel 2012, l’Inps ha ereditato dall’Inpdap un buco di bilancio spaventoso: 23,7 miliardi di euro di disavanzo.
Una bomba a orologeria attaccata alla pelle di esodati e lavoratori dipendenti dai signori monti e fornero, che, solo per questo meritano di essere messi sotto processo.

Perché ti dici poeta? Sei solo uno stronzo

se per fare il poeta devi essere belloccio, assomigliare vagamente a Cristo, fare i bisogni nella cassettina come i gatti ben educati, frequentare giri giusti, pagare per far libri che nessuno leggerà, frequentare giri e accademie altrettanto giuste, dar via il culo (spero solo in senso lato), scrivere robe inodori, insapori innocue e più brevi di un sms, pompare like e dare buone recensioni in cambio di buone recensioni, iscriverti a una confraternita, insultare il sano lettore che te lo sottolinea, beh, allora ringraziando la Divinità, io non sono un poeta: la Poesia non ha bisogno di me e di nessuno di noi, sa Lei cosa le serve

poetically correct

Grazie a Dio non frequento accademie, corsi di scrittura creativa, non pago per pubblicare libri, sto prendendo strade nuove e del tutto afferenti la mia volontà, non frequento conventicole e, se e come, quando posso cerco di dar voce a chi mi piace, nella più totale libertà e gratuità. In poesia non ho debiti con nessuno, se non con Giusi Verbaro e Mariella Bettarini che, oltre un ventennio fa, mi indicarono una via che ho seguito. Ho creato assieme a due ragazze in gamba un evento quasi unico in Italia per far fruire la poesia a chi, ringraziando la divinità, non scrive ma intende leggere e intende ascoltare. Chiunque voi siate, se volete farvi conoscere, entrate in un bar o in un parco, e iniziate a leggere i vostri pezzi, non mandate più scritti ad altri poeti. Non ne avete bisogno.
Voialtri invece che state uccidendo la poesia, facendone questione di marketing e marchette, dove gli “amici” sono più importanti della libertà, della libera cultura e del libero talento, fondanti in questo mondo, dovete sparire dalle vite di tutti. Il bello, biondo e con gli occhi azzurri esiste solo nei romanzi di Liala, o ha già aperto la partita iva. Quando l’ho avvicinato, non pensavo certo che fosse il cosidetto “mondo poetico” a macchiarsi di un tale delitto e ne sono scandalizzato. Ovviamente dovete sparire tutti dalle nostre vite, critico per critico, marionetta per marionetta, potente per potente: state creando una generazione che “crede” di saper scrivere, dopo averle inculcato deliri di onnipotenza e pensiero fragile, mode inodori e insapori, spacciandole per apprendistato di buona poesia, e dalle vostre madrasse ancora fate credere che sia letteratura. Intanto vi perpetuate, volete apparire grandi e indispensabili, in realtà state facendo terra bruciata per sembrare gli unici veri punti di riferimento in una landa che avete desolato. Andatevene tutti quanti a quel paese branco di paraculi opportunisti. Buona Domenica delle Salme a tutti gli altri. Io scendo qui e me ne vado per i fatti miei.

Guglielmo Ferrero La Democrazia in Italia


Cari signori, care signore, mai come in queste ultime settimane ho letto e sentito le parole “fascismo” “fascista”, sembra quasi di essere tornato alla prima metà degli anni ’70 quando iniziai le superiori. Dopo il 4 marzo, sono certo, si tornerà a parlare di gattini, poeti con le tette e altre amenità da salotto virtuale. La Democrazia è un sistema che si nutre di persone che partecipano, il sistema della delega funziona solo se le persone ci stanno dentro, partecipano alla cosa pubblica, altrimenti i signori delegati/eletti ce la sfileranno da sotto il culo, come hanno fatto, senza che nessuno se ne accorga. Mummie e cazzari come i vari Berlusca, Napolitano, Renzi e compagnia bella si sentiranno in diritto di fare esercizio di potere e mostrare ancora la faccia. Insomma, le istituzioni, malgrado le leggi migliori, possono funzionare bene e per tutti soltanto se la democrazia è partecipata- A ogni buon conto leggetevi questo librino del 1925: La Democrazia in Italia di Guglielmo Ferrero. Formatevi opinioni che non siano derivate delle solite banalità gossippare che girano attualmente. Sì, c’è molta mala stampa in giro, che riesce a fare gossipp pure sul fascismo.

Link utile: http://www.rivista.ssef.it/www.rivista.ssef.it/file/public/Dottrina/56/L1.A1001001A08F04B14517H20682.V1.pdf

”La democrazia in Italia” scritto nel 1925 da Guglielmo Ferrero (e subito sequestrato dal regime fascista) e ripubblicato dalla casa editrice calabrese Rubbettino con un’introduzione di Carlo Mongardini.

Chi è : https://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Ferrero